martedì 17 febbraio 2015

LA CRISI EGITTO-LIBIA

Le notizie delle incursioni aeree dell'esercito egiziano nella vicina Libia,ormai alla mercé dei signori locali legati alle forze islamiche più radicali ed estremiste dell'Isis,fanno discutere su di un intervento internazionale con ovviamente l'Italia osservato speciale da tutto il mondo.
Dopo i disastri della guerra lampo del 2011 che ha fatto cadere Gheddafi con disastrose conseguenze ecco gli appelli pro e contro un eventuale intervento italiano in questa ennesima guerra,con un ministro incapace come Gentiloni che è pronto per il"all'armi"mentre Renzi fortunatamente e giustamente placa i toni.
Usa ed Unione Europea stanno cercando di tirare fuori qualche altro coniglio dal cilindro dopo aver appena fatto pena con la questione Donbass-Ucraina solo la scorsa settimana:vedremo nelle prossime ore la strada che intraprenderanno Onu & co. che piuttosto di essere un'organizzazione di pace negli ultimi tempi appoggia sovente soluzioni di guerra.
Articolo preso da Infoaut.

Venti di guerra in Libia.Raid egiziani contro l'Isis.

Venti di guerra in Libia dopo che 21 copti egiziani, catturati a Capodanno a Sirte, sono stati sgozzati dall'Isis. Immediata la risposta da parte de Il Cairo che ha iniziato già nella notte di ieri, ad effettuare una serie di azioni militari improntate a colpire la Libia. L'ultimo raid aereo nel pomeriggio di oggi, in un clima che sembrerebbe surriscaldarsi di ora in ora. Il presidente egiziano Al-Sisi, parla quindi apertamente di vendetta per l'uccisione dei 21 copti, mentre il bilancio sale ad almeno 64 morti dall'inizio dei raid aerei diretti lungo il confine tra Egitto e Libia, una zona che il Cairo aveva già bombardato lo scorso anno insieme agli Emirati Arabi.
Mentre in Libia continua ad esserci un clima di caos, con due governi paralleli e due eserciti che attualmente controllano rispettivamente alcune parti del paese, i poteri in campo sembrano contrapporsi e complicarsi in territorio libico: da una parte il governo nella capitale Tripoli dominato dalla coalizione Fajr Lybia e sostenuto da Qatar e Turchia che include moderati e fazioni islamiste più estremiste, insieme con milizie tribali e locali, dall'altra parte un esecutivo approvato internazionalmente ma dichiarato incostituzionale dalla Corte Suprema, ma appoggiato da alcune milizie che puntano all'indipendenza regionale e da coazioni legate in passato al colonnello Muammar Gheddafi, oltre a gruppi di islamisti. Il governo della coalizione si è spostato quindi a Tobruk quando Fair Lybia ha occupato la capitale lo scorso agosto.

Ma lo scenario geopolitico del territorio libico si complica ulteriormente con il ramo libico dell'Isis, che stando ad alcune fonti, avrebbe base nella città di Derna. La conquista di Tripoli da parte dell'Isis sembra essere diventata la nuova crociata, mentre le truppe islamiche sono riuscite a farsi strada fino a Sirte la scorsa settimana.

In questo contesto, il timore che l'Isis si diriga verso l'Italia viene promosso dal premier libico che chiede sostegno ai paesi occidentali, alimentando la paura di una supposta invasione e chiedendo esplicitamente un intervento militare aereo nel territorio libico. Da qui l'annuncio odierno del ministro degli esteri Gentiloni il quale avverte di predisposizioni militari per un'eventuale intervento in Libia. Tra le conseguenze che un eventuale intervento militare italiano in Libia porterà, è da considerare l'ulteriore sperpero di denaro pubblico che già si assesta ordinariamente su una spesa militare pari a 52 milioni di euro al giorno senza calcolare le spese indotte come gli F35 o le missioni militari all'estero, con le quali si arriva a 75 milioni di euro al giorno. Ancora una volta in un momento di completa crisi sociale e economica, il governo italiano potrebbe preferire un incremento delle spese militari che andranno ulteriormente ad aggravare le condizioni sociali di milioni di persone.

Il timore dell'avanzata dell'Isis potrebbe essere dall'altra parte, un buon pretesto per andare a rimettere le mani su un paese che la stessa banca mondiale classificava come il più avanzato dell'Africa, con un aumento del pil del 7,7% annuo. Lo scenario che si sta delineando accentuerà quindi molto probabilmente gli interessi da parte di alcune potenze occidentali, in primis gli Stati Uniti, laddove la convenienza di intraprendere una nuova guerra in Libia, risulterà essere ancora una volta in termini di potere economico e politico.

venerdì 13 febbraio 2015

IL CENTENARIO DEL LIVORNO CALCIO


locandina festa curva ss
Da domani e per tre giorni Livorno festeggerà il centenario della sua storia calcistica al Palamodì,ma quest'evento,che tra l'altro proporrà domani mostre,scambi di collezionisti,incontri di MMA con Igor Nencioni e di boxe con Lenny Bottai per finire con un concerto che si concluderà con l'esibizione della Banda Bassotti,va oltre la mera sfera calcistica.
Sarà indubbiamente molto più di calcio,con una curva che negli anni passati come le BAL ed oggi in minor misura(nel senso numerico ma non di impegno)si vede nella società con eventi benefici,solidarietà e tutto quello che spesso e volentieri i mass media scordano di dire quel che di buono fanno gli ultras,e questo non solo a Livorno ma anche a Bergamo,Genova,Terni,etc.
Perché è impossibile scindere la storia degli ultrà amaranto con quello che è accaduto a Livorno ed in Italia,non si possono dimenticare la cacciata di Porchezio,gli atleti proletari,le lotte sindacali,la campagna"No rigassificatore",la solidarietà alla Palestina ed ai compagni di tutto il mondo,Marcello Lonzi,la farsa della commemorazione di El.Alamein,il rogo di Pian di Rota,la Brigata di Solidarietà attiva,i cori per Tartaglia,"bandiere bombolotti e birre dev'essere una borgia"contro il Verona,la mattanza di Piazza Cavour seguita dall'assalto alla Prefettura ed il 21 Gennaio 1921.
Articolo preso da Senza Soste,calendario degli eventi qui:http://www.livornocalcio.it/it-IT/Pagina/Programma_Centenario .

100 anni di Livorno, ma soprattutto appartenenza, radici e riconoscibilità.


Tra pochi giorni sarà il centenario del Livorno Calcio e sabato 14, domenica 15 e lunedì 16 febbraio ci sarà una festa lunga 3 giorni al Palamodì. Intanto c'è da premettere una cosa: per il livello di lontananza che c'è ora tra il mondo del calcio e chi lo segue, non è certo scontato che un centenario trovi persone che abbiano voglia, tempo e passione per trasformare un anniversario in qualcosa di concreto e emozionante. Il tifoso da divano e telecomando e il cittadino da tastiera e tg hanno già numericamente superato, anzi sovrastato, numericamente da anni i tifosi da stadio e gli attivisti/militanti. Nonostante questo, e parliamo della festa del sabato della Curva Nord, il centenario del Livorno verrà festeggiato degnamente. Grazie a qualche "vecchio" che non ha mai mollato e che c'ha sempre messo la faccia e grazie ai tanti giovanissimi che sabato si sobbarcheranno la trasferta a Varese e poi l'organizzazione della festa al loro ritorno.
Il programma della festa parla da solo: ci sarà tutto ciò e tutti coloro che hanno rappresentato gli anni più ruggenti del tifo livornese e della Curva Nord: Igor, Lenny, la Banda Bassotti, i giocatori simbolo del connubio squadra-curva, i compagni gemellati e quelli che da ogni parte d'Italia hanno sempre sostenuto la curva e il Livorno.
Ci sarà anche Senza Soste, che per l'occasione allestirà un proprio spazio in cui distribuirà il nuovo numero cartaceo dove troverete un'intervista con Lenny Bottai sul centenario, il suo incontro (guarda l'intervista video) e il mutamento delle curve in questi ultimi 10 anni.
Per questi motivi non possiamo che esserci tutti. Chi della curva ha fatto la propria seconda casa, la propria arena e la propria piazza non può mancare. Un tempo in tanti ci chiedevano continuamente cosa c'entrava la curva con la politica. Una curva è politica in sé in quanto ultimo luogo di aggregazione di massa e ultimo luogo dove si poteva esprimere un'appartenenza e una riconoscibilità. Tante relazioni, anche politiche o sindacali, sono nate lì. Ma anche solamente perché allo stadio ci si era visti e si aveva un riferimento. Quante volte è capitato di andare in aziende o ad assemblee sindacali ed avere il primo contatto e una riconoscibilità immediata con chi avevamo conosciuto allo stadio. Non bisogna dimenticare infatti che proprio da persone che hanno vissuto quella curva sono nate tante iniziative solidali, sono stati esposti tanti striscioni politici che hanno fatto notizia e sostenuto i più deboli o chi lottava e sono state fatte tante lotte in prima persona: dalla contestazione al Tim Tour sponsorizzato dalla banca che affondò il cantiere navale, all'occupazione della fabbrica di eliche ex Lips in opposizione alla speculazione della Porta a Mare fino alla vittoria legale sul call center Telegate, solo per citarne alcune. Tutte persone cresciute o conosciute in curva che anche fuori da quei cancelli blu hanno coerentemente agito in prima fila mettendoci la faccia.
Ma non è certo solo una questione politica, anzi. La curva ha rappresentato un riferimento aggregativo e sociale per migliaia di giovani che su quei gradoni hanno trovato anche senso di appartenenza, confronto, valori e radici. A Livorno sicuramente. Altrove è da vedere.
Poi c'è il fatto sportivo che tra successi, periodi bui e periodi grigi non ha mai scalfito l'amore di tutti per la maglia amaranto. Anzi, nelle difficoltà cresceva la passione, la presenza e la voglia di portare in alto il nome della città. Purtroppo il livornese è un soggetto facilmente condizionabile dalle mode, ma la festa di sabato dimostra che lo zoccolo duro c'è. C'era in eccellenza, c'è stato in serie A e c'è anche ora.
Sabato è la festa del centenario, ma è anche e soprattutto la festa della curva, di coloro che ci sono sempre stati, di quelli che sono venuti da poco, di quelli che non vengono più e di quelli che, purtroppo, ci hanno lasciato.
Per Senza Soste, Franco Marino
12 febbraio 2015

giovedì 12 febbraio 2015

IL GRANDE GESTO DEL CORRIDORE BASCO FERNANDEZ ANAYA


Preso dal sito Eticamente.net(http://www.eticamente.net/7742/il-gesto-sportivo-di-ivan-fernandez-anaya-commuove-il-web.html )la bella storia sportiva del corridore basco Ivàn Fernàndez Anaya che ha detto al suo collega keniota Abel Mutai ormai prossimo al traguardo,cui invece mancavano ancora una decina di metri per raggiungerlo e che già si era fermato credendo di essere già arrivato,di proseguire per poter vincere.
Sono venuto a conoscenza di questo bel gesto di onestà grazie a Contropiano(http://contropiano.org/cultura/item/29095-i-gesti-che-salvano-l-umanità )che ha proposto questa piccola e grande storia avvenuta a Burlata,proprio nella vicinissima periferia della città di Pamplona nei Paesi Baschi:anche se è datato più di due anni fa certo piacere vederlo o rivederlo.
Il video si può vedere anche qui(http://www.huffingtonpost.it/2013/01/21/fair-play-ivan-fernandez-anaya_n_2520188.html )se non dovesse aprirsi il file di You Tube a fine post.

Il gesto sportivo di Iván Fernández Anaya commuove il web.

Un gesto sportivo che ha fatto il giro del mondo e che brinda al valore più sano e autentico dello sport. Il 2 dicembre 2012, il corridore basco Iván Fernández Anaya stava gareggiando in una corsa campestre a Burlada, Navarra, e si trovava in seconda posizione. Stava per vincere il leader della corsa Abel Mutai, già medaglia di bronzo nella 3000 metri siepi a Londra 2012. Ad un certo punto una svista da parte di Mutai: il keniano si ferma 10 metri prima del traguardo perché convinto di aver già attraversato la linea di fine corsa e quindi di essere arrivato per primo. Fernández Anaya allora, invece di sfruttare l’errore di Mutai e di “rubargli” il primo posto, si avvicina all’avversario e gli indica che mancano ancora pochi metri alla fine della corsa. Il keiniano così riesce a vincere.
Questa la dichiarazione del corridore basco: “Anche se mi avessero detto che la vittoria mi avrebbe garantito un posto nella squadra spagnola per i campionati europei, non l’avrei fatto. Perché oggi, con il modo in cui vanno le cose in tutti gli ambienti: nel calcio, nella società, nella politica, in cui sembra che tutto sia permesso, un gesto di onestà è anche più importante “.
Una vera lezione di onestà!



mercoledì 11 febbraio 2015

SEMPRE PIU' PRESSIONI PER ALLARGARE LA GUERRA

Le ennesime stragi che stanno avvenendo nei territori contesi tra Donbass ed Ucraina,per metterla terra a terra i filorussi compagni antifascisti contro i neonazisti appoggiati dall'Europa e dagli Usa,scuotono il mondo intero ora che non ci sono più Charlie Hebdo ad aprire i telegiornali e la neve pian piano si sta sciogliendo.
L'articolo qui sotto di Senza Soste ma preso da Contropiano cui pure aggiungo quest'altro(http://contropiano.org/internazionale/item/29091-nuove-stragi-in-donbass-i-morti-sarebbero-50-mila ),parlano dei morti,dei tanti,dei troppi morti che insanguinano le terre di confine con una differenza sostanziale tra le due forze in campo:mentre la prima,quella del Donbass colpisce(pur comunque facendo errori)obiettivi strategici come ferrovie,postazioni militari ed avamposti nemici,i neonazisti ucraini sterminano quasi sempre la popolazione presente in strada o in casa,lasciando poco spazio nel colpire direttamente i soldati filorussi.
I continui solleciti di Obama nell'intervenire a fianco dell'Ucraina sono uno strano caso nello scacchiere mondiale,ed anche se l'Europa non avrebbe tanto da discutere su chi vorrebbe armare,comunque è restia ad un ingresso diretto nella guerra.
Che Putin e lo spauracchio della Russia comunista faccia ancora proselitismo in Usa è vero e lampante,così come anche l'odio e la necessità di guerreggiare contro l'ex Urss visto che evidentemente i conti tra le due ex superpotenze mondiali non si sono affatto saldati con i decenni della guerra fredda.
La Russia fa ancora paura e le armi e le guerre arricchiscono,si sa.

Obama dice "guerra", Merkel "diplomazia". Con Mosca è scontro duro

La tensione, potremmo banalizzare, si taglia con il coltello, ed è con il coltello tra i denti che l’amministrazione statunitense guidata dal Nobel per la Pace Obama sta affrontando una situazione che, a detta dell’inquilino dell’Eliseo, rischia di scatenare la guerra. Non la guerra per procura che si combatte da quasi un anno in Donbass, ma la Guerra con la g maiuscola, che investirebbe in pieno l’Unione Europea. Che all’interno della stanza dei bottoni europea l’escalation provocata da Washington abbia acceso tutte le sirene d’allarme lo dimostrano l’improvviso attivismo dei due boss dell’Unione, Hollande e Merkel, impegnati in questi giorni in un inedito giro di colloqui con il presidente statunitense e quello russo.
"La Russia ha violato ogni impegno sull'Ucraina" aveva detto Obama minacciando di nuovo un intervento diretto contro Mosca nonostante la posizione risolutamente contraria di Angela Merkel volata a Washington per perorare la causa della soluzione diplomatica nel conflitto con Mosca. Non che la Germania, insieme alla Francia, non siano della partita che mira a espandere ad est i confini geopolitici dell’occidente – e dell’Ue in particolare – utilizzando anche sanzioni ed altre forme di pressione violenta per rimettere a posto la Russia. Ma ormai i generali Usa parlano esplicitamente di guerra, una ‘evoluzione’ del contenzioso con Mosca che preoccupa non poco l’establishment continentale preoccupato delle conseguenze catastrofiche che il muro contro muro potrebbe generare. Dopo il colloquio con Merkel, accompagnato nello Studio Ovale dal vicepresidente Joe Biden, dal segretario di Stato John Kerry e dalla responsabile per la sicurezza nazionale Susan Rice, Obama ha utilizzato toni leggermente più concilianti rispetto alla vigilia dell’incontro con la premier tedesca, non fosse altro che per una questione di etichetta. Ribadendo in realtà che gli Stati Uniti non intendono rinunciare ad armare Kiev e a un intervento militare diretto in suolo ucraino, il che obbligherebbe Mosca ad una reazione altrettanto drastica, come già annunciato dal Cremlino. "Le sanzioni resteranno fino a quando la Russia non darà segni di cambiamento. Tuttavia vogliamo incoraggiare risoluzione diplomatica. [...] Dobbiamo proteggere confini d'Europa, aumenteremo nostra presenza in Europa orientale" ha affermato Barack Obama. "Non c'è una deadline, il discorso è cosa possiamo fare per dissuadere la Russia dallo sconfinare ancora nel territorio ucraino. Noi speriamo che la Russia sia un partner, non vogliamo che fallisca, ma purtroppo ha preso una decisione sbagliata per il mondo e noi dobbiamo far vedere che c'è un costo per questa aggressione" ha poi aggiunto Obama.
Agli aut aut dell’inquilino della Casa Bianca Frau Merkel ha risposto con un laconico "Continueremo a portare avanti la soluzione diplomatica, non vedo una soluzione militare a questo conflitto in Ucraina”. Con l'attuale conflitto in Ucraina è in gioco "la pace in Europa" ha avvertito senza mezzi termini la cancelliera tedesca.
"Una soluzione militare (…) è molto improbabile per l'Ucraina" aveva affermato Obama. Una formulazione ambigua che lascia aperta ogni soluzione, è evidente. Tant’è che lo stesso presidente Usa ha avvertito di non avere ancora preso una decisione definitiva sul possibile rifornimento di armi alle forze governative Ucraine, decisione che scatterà - ha minacciato Obama - se la Russia accetterà di sottostare ai diktat che i paesi occidentali nel corso di una riunione che domani a Minsk dovrebbe vedere confrontarsi i rappresentanti di Mosca, Berlino, Parigi e Kiev. Un tentativo di resuscitare la tregua già dichiarata a settembre e poi poche settimane fa dopo lunghe e difficili trattative ma che le forze estremiste ucraine, sobillate dall’amministrazione Obama, hanno fatto saltare sistematicamente, pensando di riuscire con dei blitz a risolvere militarmente il contenzioso con le forze ribelli del Donbass. Ma in cinque mesi – e ormai lo ammettono anche i media governativi ucraini – i ribelli hanno conquistato circa 500 chilometri quadrati.
Ora che l’esercito governativo di Kiev è in rotta di fronte alla controffensiva delle milizie della Nuova Russia i ribelli, sostenuti seppur tiepidamente dalla Russia, chiedono che la nuova potenziale tregua riconosca non solo un’ampia autonomia per le regioni insorte dopo il golpe di febbraio e dichiaratesi indipendenti, ma anche il riconoscimento della netta avanzata territoriale da parte degli eserciti delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk. Una condizione che le controparti europee potrebbero in qualche modo accettare pur di disinnescare il muro contro muro con Mosca, ma contro la quale Kiev e Washington stanno facendo le barricate. Le posizioni tra i contendenti sono così lontane che a un giorno di distanza non è ancora neanche sicuro che domani a Minsk i rappresentanti di Germania, Francia, Russia e Ucraina si incontreranno davvero, o che la riunione, se effettivamente ci sarà, sia in qualche modo fruttuosa e non serva a rinfocolare le tensioni.
Anche perché di fronte alla proposta russa – sulla quale Parigi e Berlino potrebbero essere possibiliste – di una forza internazionale di interposizione che divida fisicamente i due eserciti posizionandosi all’interno di una fascia di sicurezza larga alcune decine di chilometri a cavallo dell’attuale fronte nell’Ucraina orientale, il no del regime di Kiev e della Casa Bianca sembra irremovibile. Anche perché una parte delle truppe da schierare potrebbero venire proprio da Mosca, che ieri si è offerta di collaborare all’operazione.
Da parte sua anche l’atteggiamento dell’Unione Europea per ora non sembra deciso quanto la grave situazione richiederebbe, in conseguenza anche di una spaccatura rispetto all’atteggiamento da utilizzare nei confronti dell’escalation promosso da Washington. Alla proposta di armare l’esercito di Kiev e di inviare addirittura truppe Usa o Nato in territorio ucraino il no di Francia, Germania, Italia e altri paesi è stato netto, ma non altrettanto si può dire della risposta dei paesi della cosiddetta ‘Nuova Europa’, Lituania e Polonia in testa, che sono assai più possibilisti rispetto alle minacce di Washington e si propongono di fatto come prima linea di un’operazione di aggressione militare contro Mosca dalla conseguenze imprevedibili. E alla fine il nucleo dell’Ue è costretto a mediare, non solo mantenendo le sanzioni già comminate contro la Russia e che stanno generando un disastroso effetto boomerang sulle economie europee, ma addirittura varandone di nuove contro le istituzioni e alcuni personaggi in vista tra gli insorti del Donbass, anche se decidendo per ora di sospenderne la messa in pratica sulla base dei risultati delle conversazioni previste in Bielorussia.
Che, come detto, potrebbero anche non essere affatto risolutive. Secondo l'inviato all'ONU della Russia, Vitaly Churkin, ci sono "grandi speranze sulla prossima riunione di Minsk che si tiene mercoledì". Ma Churkin ha avvertito che "se l'incontro non riuscisse, il passo successivo potrebbe essere un'escalation del conflitto". Parlando al canale TV Russia 24 Churkin ha aggiunto che "l'escalation entrerà in tale fase irrazionale, quando non ci si potrà aspettare più nulla" di buono.
Nonostante gli obbligati richiami all’unità da parte dei rispettivi rappresentanti diplomatici, già nel corso del fine settimana la conferenza per la Sicurezza di Monaco ha mostrato al mondo quanto siano lontane le strategie e gli interessi delle due sponde dell’Atlantico, con i “falchi” di Washington e le “colombe” di Parigi e Berlino divisi praticamente su tutto. Non è passata inosservata, almeno all’estero, la dichiarazione del ministro della Difesa tedesco, Ursula von der Leyen, per la quale la Germania è finalmente pronta ad assumere la leadership nelle missioni militari internazionali superando la tradizionale subalternità nei confronti di Washington su questo fronte. D’altronde la vicenda delle intercettazioni e del sistematico spionaggio statunitensi ai danni dei leader europei e in particolar modo della classe dirigente politica, economica e militare tedesca continua a pesare come un macigno nei rapporti tra Berlino e Washington.
10 febbraio 2015
vedi anche

martedì 10 febbraio 2015

UNA VERGOGNOSA REALTA' ITALIANA

L'articolo proposto da ecn.org parla della contraddizione tutta italiana di avere chiarissimi riferimenti nella propria Costituzione di vietare la riorganizzazione del partito fascista mentre per la verità questo è non solo permesso ma spesso legittimato e difeso come un diritto acquisito.
La Repubblica nata dalla Resistenza non può e non deve accattare la sola presenza di organizzazioni come Ca$$a Pound o Fogna Nuova,anche se quest'ultima è in netto arretramento di adesioni,e poi ci sono altri movimenti come Militia e altri che sembrano un misto tra unioni di fascisti con integralisti cattolici che però hanno poca rilevanza sul panorama politico e sociale italiano.
Non è certo la prima volta che questo blog denuncia tali presenze che in altri paesi non verrebbero nemmeno tollerate,ed il contenuto del contributo qui sotto spiega la moralità ambigua di questi personaggi che navigano in molti casi al di fuori della legalità legandosi alla criminalità organizzata in fatti di rapine,omicidi,spaccio e sfruttamento delle persone.


Casa Pound è solo un'anomalia?


In Germania il nazismo non può esser riprodotto nemmeno per scherzo, infatti la procura tedesca ha aperto un'inchiesta solo per il fatto che il leader del movimento tedesco anti-Islam Pegida, Lutz Bachmann, ha posato "vestito" da Adolf Hitler. Un atto del genere per la magistratura tedesca rappresenta istigazione all'odio e Bachmann si è dimesso da leader del movimento. Loro sanno perfettamente cos'ha rappresentato il nazismo per la loro nazione.

In Italia abbiamo CasaPound e non è più un mistero a cosa si ispirino. Leader nazionali e locali vengono spesso intervistati in trasmissioni televisive: vengono riconosciuti come un movimento politico. In passato i loro esponenti si erano presentati con partiti quali Forza Italia, Partito delle Libertà, Alleanza Nazionale, insomma tutti di destra o estrema destra. Oggi, invece, sono in grado di presentarsi con una loro lista, di strada ne è stata fatta molta e senza particolari impedimenti, nonostante una serie di perplessità che sono state poste da associazioni, giornalisti, partiti.

Sono innumerevoli le interrogazioni parlamentari che sono state presentate per affrontare una questione fondamentale: CasaPound viola la XII disposizione transitoria e finale della Costituzione poiché si ispira al fascismo. Una delle risposte del sottosegretario Carlo De Stefano è disarmante poiché rimanda tutto alla magistratura, un metodo italiano per non prendere una posizione che in realtà viene indicata da una legge: nei casi straordinari di necessità e di urgenza, il Governo, sempre che ricorra taluna delle ipotesi previste nell'articolo 1 (ricostituzione del partito fascista), adotta il provvedimento di scioglimento e di confisca dei beni mediante decreto-legge ai sensi del secondo comma dell'articolo 77 della Costituzione. (3) Comma così sostituito dall'articolo 9, L. 22 maggio 1975, n. 152.

Gianluca Iannone, presidente di CasaPound Italia, Simone Di Stefano, vice presidente, quando vengono intervistati non smentiscono di prendere spunto da Mussolini, sottolineando che loro condividono la parte buona, definendosi: "fascisti del terzo millennio". Il fascismo rappresenta un periodo buio della storia del nostro paese, basta prendere un'enciclopedia per ripassare un po' il concetto, per la Treccani:

I fascisti disprezzavano il Parlamento, praticavano la violenza e la 'politica della piazza' per sostenere le rivendicazioni territoriali dell'Italia e combattere il bolscevismo. (...) Il fascismo rivendicava una diversità privilegiata dagli altri partiti, ponendosi al di sopra delle leggi in nome della pretesa superiorità della sua etica politica: chi si opponeva al fascismo era considerato un 'nemico della nazione', contro il quale era lecita qualsiasi forma di violenza

CasaPound è violenta? Loro dicono: "CasaPound fa politica, non teppismo. Non è interessata a mostrare i muscoli. Vuole la forza tranquilla. Ma allo stesso tempo non può permettere che chicchessia ne contesti la legittimità ad agire e a esistere. Noi vogliamo il confronto, ma non rifiutiamo lo scontro, se questo ci viene imposto e se ne va della nostra sopravvivenza politica e fisica". Di certo non ci troviamo di fronte ad un'affermazione gandhiana e chicchessia non sono i giornalisti, deputati, associazioni antifasciste che spesso vengono querelati, ma sono la Costituzione e la legge 645/1952 che vieta l'apologia di fascismo.

Sì perché il saluto romano, con il quale i camerati di CasaPound si salutano dagli studi Rai, ai loro incontri, è vietato ed è la Cassazione a stabilirlo, così come indossare magliette che ritraggono il duce. In molte locandine CasaPound utilizza l'immagine del Duce e del saluto romano, per pubblicizzare le colonie dell'associazione Isola delle Tartarughe, è stata utilizzata la foto di bambini, in epoca fascista, che fanno il saluto romano. A tal proposito bisogna aprire una parentesi. L'isola delle tartarughe è una cooperativa con codice fiscale 09301381001, quest'ultimo viene riportato nella campagna di donazione 5xmille di CasaPound. Due soggetti distinti, ma strettamente correlati, come mostrano le foto, viene da chiedersi se non c'è violazione del decreto legislativo 460 del 1997 che vieta donazioni per movimenti politici e sindacali.

Il fascismo era violenza, era intolleranza verso il diverso, se non si era omologati alla dittatura esisteva il tribunale speciale, Casa Pound insieme alla Lega sta portando avanti una campagna xenofoba e razzista. Dicono no all'immigrazione e si giustificano dicendo che è diverso dal dire no agli immigrati, ma questo tipo di politica genera un clima di odio in un paese che ha qualche problemino da sempre ad accettare il diverso.

Ammesso che sia vero che Gianluca Casseri non era esponente di CasaPound (ci sono foto e dichiarazioni che però testimoniano la sua vicinanza al movimento), ha ucciso a sangue freddo due senegalesi che stavano lavorando nel mercato di Firenze, questo gesto efferato ha fatto intervenire anche Mary de Rachewiltz, figlia di Ezra Pound, che ha avviato una pratica legale per far togliere il nome del padre al movimento dei fascisti del terzo millennio. Oppure chiamare Vendola "checcusistericus" come ha fatto Romano Amatiello, 43 anni, candidato nel consiglio del Municipio IV con Casa Pound, ha un chiaro significato discriminatorio e omofobo. A Napoli sono state indagate 10 persone per associazione sovversiva, banda armata, detenzione e porto illegale di armi e lesioni personali aggravate. In manette anche la figlia di un ex senatore di An candidata con CasaPound, dalle intercettazioni emerge che avevano in mente di stuprare una studentessa ebrea "Si ispiravano a MeinKampf di Hitler".

Sono alcuni dei fatti gravi in cui esponenti di CasaPound sono coinvolti, perché si continua a tollerare questo? Addirittura un esponente del Pdl Cristiano De Eccher aveva presentato un disegno costituzionale per l'abrogazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione. Le Monde ha dedicato un approfondimento su CasaPound, con tanto di disegni. Non fanno giri di parole: Casa Pound sotto la corazza del nuovo fascismo italiano (Casa Pound, sous la carapace du nouveau fascisme italien) definisce Gianluca Iannone il duce e fanno un'analisi su tutta la loro politica, anche rapporti con l'estero, il giornalista assiste ad una conferenza e riporta le parole che tuonano durante una conferenza: "Il faut soutenir la famille Assad en Syrie. Empêcher toute intervention occidentale venant en aide aux rebelles. Non à l'expansion du fondamentalisme islamique au Proche-Orient!". (Bisogna sostenere la famiglia Assad in Siria. Impedire tutti gli interventi occidentali che vengono in aiuto dei ribelli. Nel medio oriente si sta verificando l'espansione del fondamentalismo islamico!).

I tempi non sono maturi per cancellare le garanzie per la democrazia presenti nella Costituzione, anzi, le giovani generazioni troppo spesso vengono lasciate nell'ignoranza, troppi revisionismi storici, il fascismo non può essere visto come un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto ed i padri costituenti lo sapevano molto bene.


http://www.huffingtonpost.it/samanta-di-persio/casa-pound-anomalia_b_6611030.html?utm_hp_ref=italy

lunedì 9 febbraio 2015

LA NUOVA ALLEANZA DEL PARTITO COMUNISTA D'ISRAELE

Nei scorsi giorni c'è stata un'importante novità politica in Israele nata per contrastare maggiormente l'estrema destra e cercare di affossarla in quanto le previsioni attuale di voto la vedono in calo soprattutto per i casi di corruzione dei suoi appartenenti.
Il partito comunista israeliano ha firmato un accordo con i partiti arabi per presentarsi in un'unica lista antisionista  accogliendo un appello delle persone che vengono messe sempre più ai margini della società israeliana.
E' una lista che vede assieme ebrei e arabi pronti non per combattere la società israeliana ma per battersi per salvarla e migliorarla,articolo preso dal sito Marx XXI(http://www.marx21.it/comunisti-oggi/nel-mondo/25090-fronte-elettorale-dei-comunisti-e-dei-partiti-arabi-in-israele.html# ).

Fronte elettorale dei comunisti e dei partiti arabi in Israele.

di AC | da www.solidarite-internationale-pcf.fr
Traduzione di Marx21.it
Il 22 gennaio, il Partito comunista di Israele, animatore del raggruppamento Hadash, e i partiti arabi hanno firmato un accordo storico: ci sarà una lista unitaria anti-sionista, che avrà come scopo ottenere un risultato elettorale significativo, in grado di frapporre ostacoli all'estrema destra israeliana.
Il momento è grave per i cittadini arabo-palestinesi in Israele. L'ala più dura del sionismo, accolta come baluardo dell'antiterrorismo a Parigi alcune settimane fa, tenta un colpo di forza per escluderli dalla vita politica.

Ciò passa simbolicamente attraverso la proclamazione ufficiale di Israele come “Stato ebraico” - attraverso una cittadinanza di secondo grado per i non ebrei -, ed anche elettoralmente con l'innalzamento della soglia per la rappresentanza dal 2 al 3,5%, per ottenere 4 seggi.

L'estrema destra israeliana guidata da Israel Beitenou e dal suo leader Avigdor Liberman, insieme al partito neo-liberale di Yair Lapid, spera così di escludere dal Parlamento i partiti arabi e il Partito comunista che, con liste separate, si troverebbero al limite della soglia richiesta.

Di fronte a questa situazione pericolosa, i due campi delle forze di progresso che si oppongono al sionismo hanno superato i loro disaccordi programmatici, le loro divergenze ideologiche e hanno deciso di formare una lista unica che si presenterà alle elezioni generali del 2015.

I partiti arabi Ta'al e Ra'am insieme al Partito comunista con il suo fronte unitario Hadash formeranno quindi una lista unitaria, e le trattative per la sua composizione si sono concluse in modo onorevole.

Aymen Odeh di Hadash, che sarà il capolista, precisa le intenzioni: “La destra si definisce “campo nazionale”, Herzog e Livni formano il campo “sionista” e noi abbiamo creato il campo “democratico”. Gli arabi rappresentano una grande parte della popolazione del paese e faremo valere tutto il nostro peso nelle prossime elezioni per assicurare che la destra non prenda il potere”.
Il capolista comunista precisa: “Ci opporremo all'intenzione di mettere gli arabi contro gli ebrei e gli ebrei contro gli arabi. La nostra lista, che è composta sia da ebrei che da arabi, non è contro la società israeliana, ma si batte per la società israeliana”.
E la lista unitaria ebreo-araba, comunista-nazionalista potrebbe seriamente rappresentare la sorpresa. Mentre il tasso di partecipazione degli arabo-palestinesi è stato del 56% nel 2013, questa volta potrebbe avvicinarsi al 70%.

Più concretamente, ci si aspetta la caduta dell'estrema destra razzista di Liberman – coinvolto in episodi di corruzione –, poiché i sondaggi le attribuiscono 6 seggi, la metà di quelli di cui dispone attualmente.

Al contrario, la lista comunista-araba otterrebbe tra 12 e 17 seggi, dal momento che oltrepassa il 10% delle intenzioni di voto. Sarebbe una novità storica.

Tutto il nostro sostegno e tutte le nostre speranze vanno evidentemente ai nostri compagni ebrei e arabi in Israele che conducono una lotta difficile in una società sempre più penetrata dallo spirito e dalle pratiche coloniali.
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sabato 7 febbraio 2015

CREMA ED IL LUOGO DI CULTO ISLAMICO

Ieri sera a Crema importante serata politica all'insegna di un consiglio comunale aperto riguardo all'edificazione di un luogo di culto islamico in città e di un comizio propagandistico razzista di Salvini,segretario della Lega Nord che come sappiamo ormai è legata ai partitelli e movimenti nazifascisti facendo proseliti soprattutto nella capitale.
Parlo solo del consiglio comunale in quanto ero presente e sinceramente della pochezza leghista non m'interesso molto,c'erano anche giovani e meno di varie realtà antifasciste e collettivi studenteschi presenti e separati in una Piazza Duomo blindatissima.
Propongo l'intervento iniziale del sindaco Stefania Bonaldi che ha tolto tutti i dubbi,se ce n'erano,della giusta decisione che l'amministrazione cremasca sta portando avanti non senza difficoltà visto il perpetrarsi di una campagna razzista ed islamofobica della minoranza escluso il Movimento 5 Stelle che però si è mantenuto in una posizione di galleggiamento tra le due parti in maniera ambigua.
Alla fine c'è pure il mio intervento letto,discusso e condiviso prima dai compagni della sezione di Crema del Partito della Rifondazione Comunista.
Un paio di appunti che riguardano la grande partecipazione del pubblico in fila sotto i portici o sotto le intemperie fin dalle sette di sera(apertura sala consiliare alle otto)con la sala stessa e quella dei ricevimenti riempite in pochi minuti e per cause di sicurezza molta gente non è riuscita ad entrare.
Gli interventi,le modalità ed i regolamenti del consiglio comunale aperto,decisi in anticipo dai capigruppo,hanno visto storcere il naso ai leaders territoriali di Forza Italia,Ncd e liste civiche a loro ascrivibili,con polemiche sterili in quanto gli interventi del pubblico sono stati in larga maggioranza a favore della moschea e non il contrario come anch'io avevo creduto.
Da notare il loro piagnisteo sfociato in commenti urlati anche quando non avevano il diritto di parola ma fine a se stesso,infatti senza argomenti hanno spostato il discorso politico sullo scontro verbale non facendo il mea culpa non riuscendo ad organizzare i loro sostenitori che evidentemente non hanno voluto stare in fila un'ora per motivi che nemmeno m'interessano.
Chiudo parlando della presenza di onorevoli e consiglieri regionali e tutta l'élite del panorama cremasco con la presenza in aula della Fontana,Santanchè,Bordo,Toninelli,Malvezzi e Alloni che hanno espresso il loro punto di vista sulla questione.
Articolo preso da Crema online:(http://www.cremaonline.it/politica/07-02-2015_Luogo+di+culto+islamico.+L'intervento+del+sindaco+Stefania+Bonaldi/ ),vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/10/la-lega-ed-il-centro-culturale-islamico.html .


Crema.Consiglio aperto sul luogo di culto islamico.
Stefania Bonaldi:"diritto di culto indisponibile alle goliardie legislative e ai referendum".


Il tema di questa sera in verità non dovrebbe essere materia di discussione,trattandosi di dare risposta a delle famiglie che chiedono di pregare il comune Dio all’interno di un luogo dignitoso e sacro. Centinaia di famiglie di religione islamica, fatte di genitori, nonni e bambini. Identiche alle nostre. A meno che qualcuno non sia in grado di dimostrare che questi cittadini sono parte di un’umanità minore, indegna di invocare ciò che pretendiamo per noi stessi”. Così il sindaco Stefania Bonaldi in apertura del Consiglio comunale dedicato all'ipotesi di realizzazione di un luogo di culto per la Comunità islamica della città.


Nuove leggi ed elezioni
“La nostra Amministrazione - ha proseguito - è lontanissima da idee del genere, dunque non ci si chieda di rinunciare, neppure cercando di metterci all’angolo con leggi che sembrano provenire da luoghi dove la Ragione pare essersi smarrita, sfregiando l’immagine di una Regione così evoluta, come la nostra Lombardia. E’ anche inutile agitare lo spauracchio delle prossime elezioni comunali, evocando sonore sconfitte nel caso portassimo fino in fondo il nostro intendimento. Non tutto si può misurare in termini di vittorie e di sconfitte. Ognuno è ricordato per il valore sociale delle proprie azioni, per questo non ci fa paura una sconfitta elettorale, mentre proveremmo orrore nelle nostre coscienze se arretrassimo di un solo centimetro sulla difesa di un diritto”.

La richiesta ufficiale
“Stasera a me spetta il compito di spiegare i passi previsti sul piano amministrativo, per garantire tale diritto. Partiamo dall’inizio. Nel luglio del 2012, due mesi dopo il mio insediamento, vengo interpellata dal signor Douadi Bouazine, responsabile della Comunità Islamica cremasca, che da 15 anni si ritrova a pregare in un appartamento di Via Mazzini: 15 anni all’interno di un condominio, senza che le voci oggi stentoree emettessero un solo pigolio, sebbene abbiano anche avuto in mano il governo della città. Già con le amministrazioni Ceravolo e Bruttomesso la comunità islamica aveva avuto altri luoghi pubblici per la preghiera, in particolari momenti dell’anno, quando l’appartamento di via Mazzini risultava troppo piccolo per accogliere i fedeli. La comunità, nel luglio 2012, chiedeva che il Comune l’aiutasse a individuare un’altra struttura, da acquistare o affittare, o un’area su cui realizzare a proprie spese una sala di 2-300 mq, in conformità alla norma urbanistica”.


La vicenda urbanistica
“Il punto è solo questo. Una vicenda urbanistica. Non spetta a noi sindacare sul credo dei cittadini. La Legge Regionale 12 del 2006, prevede che i luoghi destinati al culto nella nostra Regione debbano essere individuati nel Piano di Governo del Territorio, con una classificazione specifica. Non basta una generica destinazione "a servizi", occorre una destinazione a luogo di culto”.

Le tre aree
“Ebbene, il nostro PGT, approvato nel 2011, non da noi ma dall’amministrazione precedente, di centrodestra, individua come aree destinate al culto, oltre alle chiese cattoliche e alle loro pertinenze, esclusivamente tre aree. Una a Ombriano, di fianco alla sede dei Testimoni di Geova. Una attigua alla chiesa di Via Bramante, accanto all’area Ex Olivetti. Una adiacente al Seminario Vescovile di Vergonzana. Noi abbiamo ricevuto queste indicazioni, approvate da coloro che oggi gridano. Ripeto per chi non era attento. Le aree sono state individuate dalla precedente amministrazione, noi siamo partiti da quelle indicazioni, e abbiamo cercato di creare il massimo della compatibilità tra il territorio, i suoi abitanti e il nuovo insediamento. Per essere ancora più chiari, se non intervenissimo sul Piano, oggi potremmo già prevedere il luogo di culto fra le case di Ombriano o di fianco alla Chiesa di Via Bramante (l’area di Vergonzana è di un privato che è indisponibile). Si legga il PGT vigente per averne le prove”.

Propaganda politica
“Visto questo lascito maldestro, abbiamo dovuto mettere mano ad una variante urbanistica, cercando soluzioni che evitassero interferenza con le abitudini dei cremaschi, cosa che i nostri predecessori, ripeto coloro che oggi eccitano gli animi, avevano completamente trascurato. Questi sono i fatti, il resto è solo propaganda politica, e nemmeno di grande livello. A Crema non esiste un dibattito sul diritto di professare il culto islamico, non possiamo ridurre le religioni alle loro minoranze malate. Anche Totò Riina aveva gli altarini votivi in casa, ma lui non è il cattolicesimo. Potrei portare altri esempi, vicini a noi, ma li lascio alle consapevolezze di ciascuno”.

La Carta Costituzionale
“Il diritto di libertà religiosa è sancito dalla Carta Costituzionale agli articoli 3, 8, 19, 20, 117, ed è un diritto indisponibile, soprattutto alle goliardie legislative e ai referendum. Non su può sottoporre a referendum un diritto! Finché sarò sindaco, non ci saranno violazioni di diritti e sfregi alla Costituzione. In questi giorni sono stata destinataria di lettere anonime provenienti dalle sentine dell’umanità, cui non posso rispondere perché la voce della civiltà non arriva in certi antri, certo mi preoccupa sapere che negli scantinati di Crema vivano alligatori di questa meschinità. Sono questi i nemici di tutti, non i cittadini che si vogliono riunire in pace a pregare”.

La sicurezza
“Sono cremasca, qui vivono la mia famiglia e tanti miei affetti, solo un pazzo potrebbe credere che farei qualcosa per metterne in discussione la sicurezza. Qui nessuno verrà a turbare la nostra convivenza, e se dovesse presentarsi gli opporremmo il primato della legge. Ma proprio in fatto di sicurezza sento la responsabilità di trovare soluzioni e punti di equilibrio, per questo sono certa che riconoscere un diritto e consentire il suo esercizio nella legalità e alla luce del sole, sia molto più sicuro e tutelante per tutti noi. Sono l’arbitrio e l’ottusità ad aprire le porte alla clandestinità e al conflitto sociale.

Il campo di motocross
“Con la stessa comunità islamica cremasca, dunque, individueremo un luogo lontano dall'abitato, proprio per non creare problemi di convivenza. Noi proporremo lo spazio accanto all’area Ex Voltana in Via Milano, una porzione di terreno comunale oggi ceduta come campo di motocross. Immaginiamo la possibile cessione di una porzione di area, utile a realizzare una sala di 2-300 mq ed un annesso parcheggio, in diritto di superficie, dietro pagamento di un canone al Comune. Questo ci consentirebbe di stipulare una convenzione con la comunità islamica, vincolandola ad una serie di impegni, a cominciare dal rispetto dei principi di eguaglianza, libertà e democrazia della nostra Costituzione, il cui dettato vale per tutti. Chiederemo garanzie di trasparenza, tracciabilità degli imam impegnati nella predicazione, impiego della lingua italiana, diffusione dei testi della predicazione, accessibilità, sicurezza ed ordine pubblico”.

Il rispetto del diritto
“Su questi temi e su queste garanzie siamo disponibili a parlare con tutti i cittadini di buona volontà, per trovare strade che consentano di coniugare il rispetto di un diritto e le legittime preoccupazioni di una comunità. Altre ipotesi non appartengono alla realtà, come non appartengono alla realtà quei discorsi pretestuosi che fantasticano di reciprocità. Non si può accusare le altre civiltà di essere arretrate e poi chiederci di comportarci secondo le loro regole”.

I timori
“Mi si permetta di ringraziare il vescovo Cantoni, il cui documento sulla questione come cremaschi ci rende orgogliosi. Mi si permetta altresì di rassicurare i cittadini timorosi, che ascolteremo escogitando soluzioni a salvaguardia anche i loro diritti. Ringrazio anche quegli amministratori che, pure dissentendo, lo fanno in modo civile e costruttivo, individuando eventuali criticità su cui potremo lavorare insieme. Non posso ringraziare invece chi, giocando sulle preoccupazioni di cittadini onesti, alza la voce e alimenta le paure, pensando di indurci ad arretrare. Fatica inutile, questa vicenda ci rende più forti e ci spinge a incrementare il nostro impegno a favore dei diritti dei cittadini. Grazie per la vostra attenzione”.


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Buonasera  al Sindaco, ai Consiglieri e ai cittadini intervenuti a questo incontro pubblico, promosso per approfondire le procedure ed il significato  della edificazione di un luogo di culto per i fedeli di religione islamica.


La nostra Costituzione riconosce la libertà di culto e, per volere dei nostri Padri Costituenti, questa libertà ha la stesso valore delle libertà di parola e di opinione.


Ciò nonostante la Regione Lombardia,con una legge incostituzionale,vuole impedire l’esercizio di questo elementare diritto.


L’amministrazione ha voluto  procedere all’aggiornamento del piano di gestione del territorio apportando le modifiche che successivamente passeranno al vaglio del Consiglio Comunale.


Sono scelte di carattere tecnico che hanno anche una valenza di carattere sociale.


La cittadinanza deve sapere che la variante al Pgt risponde alla domanda più volte avanzata dalla comunità islamica cremasca, domanda rimasta inascoltata dalla precedente amministrazione di centro destra.


Il merito del Sindaco e della Giunta è la volontà di dare una chiara risposta a tale richiesta, in ottemperanza della legge forte dell’esperienza di anni di pacifica convivenza fra le comunità religiose ed i cittadini di Crema e del cremasco.


Il processo d’integrazione incontra limiti dettati dalle differenze nel modo di vivere e dalle diverse culture, storie e tradizioni. Ma tali incomprensioni più che un vero muro contro muro si vanno stemperando con le nuove generazioni, con i giovani nati e cresciuti nella nostra comunità.


Stasera assistiamo ed assisteremo  in futuro,. al tentativo della minoranza consiliare e dei suoi simpatizzanti e rappresentanti politici di porre la questione della costruzione del luogo di culto in un ambito di contrapposizione, incutendo timori infondati, basati su speculazioni di fatti di inaudita violenza che accadono in Europa e nel mondo, ma che non derivano dal bagaglio culturale e sociale di una religione, sono bensì il frutto di odio e di intolleranza speculare a quella di personaggi molto vicini a noi e che si professano cattolici.


I cremaschi devono sapere che la comunità islamica desidera che  la Musalla sia un luogo aperto a tutte le religioni,  un punto di incontro  per tutti coloro che riconoscono i valori  del dialogo e dell’accoglienza, ai cittadini che pensano sia necessario abbattere muri e costruire ponti.


A volte ci viene chiesto perché il  Partito della Rifondazione Comunista si batte per una questione religiosa  dato che storicamente siamo ideologicamente tendenti all’ateismo più che ad un credo religioso..


La risposta che diamo è che siamo per i valori di vera uguaglianza tra i popoli e le religioni, senza distinguo per la provenienza di ogni uomo, senza discriminazioni di genere o per le sue preferenze sessuali, senza distinzioni per la sua estrazione sociale.


E’ vero che Marx ha scritto che la religione è l’oppio dei popoli, ma è altrettanto vero che l’ignoranza e il pregiudizio sono  all’origine di tanti mali.