lunedì 16 luglio 2012

IL PICCOLO DI ALEMANNO

Ennesimo scandalo politico a Roma dove un altro elemento della cricca di Alemanno è stato arrestato,ovvero il vicepresidente del consiglio comunale,Samuele Piccolo,altro tassello del mosaico immenso di parentopoli e amicolpoli che il podestà della capitale ha assunto con incarichi pubblici(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/01/alemagno.html ).
Assieme a Piccolo manco a dirlo apposta sono stati arrestati pure il fratello,il padre(ai domiciliari)e indagata la madre...una famiglia di criminali che mi fa ricordare quella di Bossi:l'articolo preso da Repubblica on-line traccia il profilo di questo delinquente,votato da ben 12mila persone alle ultime elezioni grazie ad una campagna martellante in cui ha speso tanti soldi,troppi secondo la magistratura.
Un altro figlioccio di Alemanno è in carcere,e pian piano tra amici e parenti in Atac o in comune lo stillicidio continua,e piccoli e grandi criminali vengono allo scoperto anche se il fascio con la fascia tricolore si dice fiducioso nelle indagini degli inquirenti.


Comune, arrestato vicepresidente del consiglio
accusato di finanziamento illecito ai partiti

Samuele Piccolo ai domiciliari con il padre Raffaele. In carcere il fratello Massimiliano, considerato "capo, organizzatore e promotore" di una associazione a delinquere. Indagata la madre. L'inchiesta è coordinata dai pm Paolo Ielo, Mario Palazzi e Barbara Sargenti. Sospeso dal Pdl. Per la campagna elettorale del 2008 allestito un call center con 500mila contatti.
Il vice presidente del consiglio comunale di Roma, Samuele Piccolo (Pdl), è finito agli arresti domiciliari con le accuse di associazione a delinquere, finanziamento illecito ai partiti e appropriazione indebita. E' stato, dunque, sospeso "a scopo cautelare dal Popolo delle Libertà fino a che non sarà concluso l'iter giudiziario che lo riguarda", come confermato dal deputato e coordinatore Pdl del Lazio, Vincenzo Piso, e da Gianni Sammarco, deputato e coordinatore del Pdl di Roma.

Il ritratto di Samuele Piccolo / Mister preferenze e signore delle tessere

L'autista di Piccolo al servizio della famiglia. E Samuele "prendeva ordini da Massimiliano"

Ai domiciliari anche il padre, Raffaele, insieme ad altre quattro persone. Per la Procura il "capo, organizzatore e promotore" dell'associazione a delinquere è il fratello di Samuele Piccolo, Massimiliano,finito però in carcere. Si trovava in vacanza fuori Roma ed è rientrato nella capitale proprio per costituirsi a Rebibbia dopo aver saputo di essere il destinatario di un provvedimento cautelare emesso a suo carico del gip Filippo Steidl. Ad accompagnarlo nella struttura penitenziaria l'avvocato Luca Petrucci.

Le indagini sono partite da verifiche svolte dall'Agenzia delle Entrate e in particolare dall'ufficio centrale antifrode. Accertamenti poi sono stati condotti, su delega della Procura, dal nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza della capitale guidato dal generale Virgilio Pompon. L'inchiesta è coordinata dai pm Paolo Ielo, Barbara Sargenti e Mario Palazzi. In totale sono sette i provvedimenti di custodia cautelari firmati dal gip. In base all'impianto accusatorio, attraverso una serie di società sarebbero stati creati finti crediti Iva e dirottati i fondi drenati al fisco all'attività politica del vicepresidente del consiglio comunale. Questa mattina sono scattate le perquisizioni degli uomini del nucleo di polizia tributaria di Roma nell'ufficio del consigliere comunale romano del Pdl in Campidoglio. La Guardia di finanza avrebbe acquisito carte e documenti.

In particolare a Samuele Piccolo si contestano tre diversi episodi di finanziamento illecito con riferimento all'ultima campagna elettorale amministrativa. Si tratta di cene elettorali e anche dell'organizzazione dei call center per il cui allestimento sarebbero stati sottratti al fisco 122mila euro. A capo dell'organizzazione, secondo le conclusioni dei magistrati, Massimiliano Piccolo che ha avuto un ruolo di vertice insieme al padre Raffaele. Ai domiciliari anche quattro persone legate all'attività imprenditoriale dei Piccolo. Si tratta di Franco Cannone, Silvia Fortuna, Rosario Meglio e Riccardo Sorbara. Complessivamente sono 13 le persone coinvolte e indagate, tra queste anche Elena Ciaravolo, madre di Samuele Piccolo. Il giudice ha invece respinto la richiesta di arresto fatta per Ezio D'Angelo, assessore nel municipio VIII.

Dagli uomini della Gdf sono stati sequestrati 2 milioni di euro di Massimiliano Piccolo, fratello del vicepresidente del consiglio comunale. Per i pm della Procura di Roma il denaro sarebbe il frutto dei reati fiscali. Gli inquirenti hanno anche eseguito il sequestro del 50 per cento delle quote di una società immobiliare. I crediti fittizi dell'Iva venivano investiti dai Piccolo anche nell'acquisto di case.

Elezioni e call center. Nella tornata elettorale del 2008, quella che ha portato Gianni Alemanno a diventare sindaco della capitale, il giovanissimo consigliere (allora di An), Samuele Piccolo, classe 1981, fu quello più votato: entrò in Campidoglio con 12mila voti. La sua fu una campagna elettorale sul territorio, imponente ma anche porta a porta: fatta di maxi cartelloni e iniziative nei centri anziani, manifesti ovunque e incontri con i cittadini. Ma soprattutto coordinata da un call center efficentissimo che portò Piccolo a trionfare con un vero e proprio boom di preferenze elettorali.

"Ad inizio attività - scrivono i magistrati - sono state somministrate al call center una lista di circa 500mila anagrafiche di abitanti di Roma, da chiamare secondo esigenze, che fossero inviti a cena, ricerca rappresentati di lista, appuntamenti, avendo ben specificato di non utilizzare le stesse anagrafiche per più di un evento per non incorrere nell'incontrare sempre le stesse persone".

Dell'attività del call center, creato in via Casilina 1803d in un seminterrato dove era stata sistemata la segreteria politica di Piccolo nel 2010 quando era candidato per le elezioni regionali, il gruppo Piccolo, sarebbe rimasto "insoddisfatto, tanto da affidare ad un legale una valutazione circa le eventuali azioni da intraprendere". Ad ogni modo fu poi "fatto un piano di cene da rispettare, con indicato il numero di persone da invitare in base alla capienza del ristorante e di quante avevano necessità di incontrare per strategie politiche. Alcune cene si sono aggiunte in seguito in base a necessità e poteva capitare di informarli anche la mattina prima della cena, tenendo in considerazione che le postazioni da richieste erano ben 268, un numero altissimo di operatori che, chiamando contemporaneamente ad una media di 12 chiamate con risposta l'ora per otto ore al giorno avrebbero dovuto sviluppare un numero elevatissimo di inviti".

Alemanno.
Con poche parole il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha commentato: "Sulla vicenda di Piccolo abbiamo fiducia nel lavoro della magistratura e speriamo in un rapido chiarimento di questa vicenda sicuramente molto brutta". L'pposizione invece pretende chiarimenti. "La notizia sull'arresto di Samuele Piccolo, primo dei consiglieri eletti nel Pdl e vicepresidente dell'assemblea capitolina getta l'ennesima ombra inquietante sull'amministrazione Alemanno - hanno dichiarato Umberto Marroni, capogruppo Pd, e Gemma Azuni, capogruppo di Sel - Chiediamo che sia fatta piena luce sulla vicenda e di verificare se siano intercorsi rapporti tra le società della famiglia Piccolo e il Comune di Roma. Pur nella presunzione di innocenza appare opportuno che il consigliere Piccolo, in attesa del svolgimento del procedimento della magistratura, si dimetta immediatamente almeno dalla carica vicepresidente dell'assemblea capitolina al fine di tutelare l'istituzione".
(13 luglio 2012)

sabato 14 luglio 2012

CHI SACCHEGGIA E' LO STATO,CHI DEVASTA E' IL CAPITALE

Come anticipato giusto una settimana fà all'indomani della sentenza contro la sbirraglia rea della macelleria messicana avvenuta alla scuola Diaz,ieri a Genova la mano della magistratura è stata pesantissima contro le dieci persone accusate di devastazione e saccheggio per gli scontri del 2001.
Pur essendo giudicati per danni contro cose e non persone hanno avuto pene gravissime che arrivano fino a quindici anni,sanzione,per fare un esempio,data ultimamente ad un prede pedofilo che ha violentato sette bambini e per un uomo che ha sgozzato il padre anziano nel sonno.
Mentre gli sbirri esecutori materiali dei pestaggi se la sono cavata con una lavata di capo ed i loro superiori sono stati licenziati,questi compagni hanno avuto solo un lievissimo decurtamento della pena:ovvio che sono stati usati due pesi e due misure e che l'ingiustizia italiana ha fatto nuovamente il proprio sporco dovere.
L'articolo preso da Indymedia racconta la sentenza della Cassazione di Genova,ennesima vergognosa prova che di passi in avanti in materia di giustizia se ne devono fare,pur sempre tenendo conto che la faccenda di queste condanne non finisce qui e che si possono e si devono organizzare delle manifestazioni di protesta contro questa merda di verdetto.

Genova G8: Cassazione, ingiustizia è fatta.

Ore 19.45, la sentenza viene letta in Cassazione. Ci vogliono alcuni minuti perché le posizioni sono diverse per i dieci manifestanti condannati per devastazione e saccheggio. Alla fine, queste le prime notizie, ci sono cinque manifestanti che si sono visti annullare la condanna con rinvio al processo di appello, tre ricalcoli di pena e due conferme della condanna ma il dato che non varia, al di là delle posizioni personali e soggettive – importantissime – è il dato politico. Come si fa ad arrivare undici anni dopo un terzo grado di giudizio per dieci manifestanti che sono accusati per azioni contro cose, mentre la sentenza per le sevizie e le torture nel caso Diaz ha visto condanne, ma senza carcere?
L’Avvocato Romeo a Radio Popolare: “Cinque persone da oggi entrano in carcere e altre cinque affronteranno un nuovo processo. La Cassazione ha confermato l’impianto della Coprte d’Appello. Per noi difensori ingiustizia è fatta. Il prezzo dei cittadini condannati è enorme, per azioni che sono state commesse su cose e non verso persone”.
Un verdetto che non modifica il primo e il secondo grado. Il reato fu inserito ai tempi dl fascismo, ma è quanto di più utile per la repressione contemporanea, che non riguarda solo i fatti di Genova undici anni fa, ma anche tutte le occasioni in cui si esprime il dissenso, anche in forma non pacifica, ma comunque contro cose e non persone.
Con la sentenza della Cassazione ci sono persone che sconteranno fino a quindici anni di carcere. Con buona pace per chi non solo se l’è cavata con una sospensione di qualche anno, grazie alle coperture guadagnate con la divisa. Il paragone con la sentenza per la Diaz è inevitabile. Quale devastazione e saccheggio si chiedeva ieri in una lettera appello Enrica Bartesaghi, presidentessa del Comitato Verità e Giustizia per Genova, che abbiamo pubblicato in questo stesso articolo.
Davanti alle immagini delle persone pestate, in ospedale, a Bolzaneto, dentro la scuola, vessate, torturate, oggi è svelato il grado di giustizia di cui si è capaci nelle aule di giustizia. Per non parlare della politica, che in undici anni non è stata solo assente, ma colpevolmente responsabile.
da eilmensile
http://www.eilmensile.it/

venerdì 13 luglio 2012

HOLLANDE E LA PATRIMONIALE

La notizia odierna presa dal blog"I segreti della casta"(http://isegretidellacasta.blogspot.it/ )raffronta due modi di agire politicamente ed economicamente alla recessione creata da chi ci governa,ed il paragone è tra la Francia di Hollande e l'Italia di Monti.
Mentre da noi sappiamo bene quali e quanti sacrifici ci stiano caricando sul groppone nel tentativo di salvare banche e gli interessi dei soliti noti,i nostri vicini abbassano la soglia dell'età pensionabile aumentando il salario minimo e soprattutto applicano una bella tassa patrimoniale ai contribuenti più ricchi,che poi sono anche quasi tutti gli sfruttatori del popolo intero.
Mentre in Italia la parola"patrimoniale"rimane tabù,in Francia le imposte verso chi guadagna più o meno meritatamente sono belle toste come giusto che sia:chi più riceve più deve dare e non il contrario!
Chi ha un reddito,cifre che metto assieme ora per fare un esempio,di oltre 50 mila Euro annui netti secondo me dovrebbe essere tassato molto più di chi fa fatica a prenderne 12mila,e più il reddito aumenta più la percentuale deve aumentare...chi prende 500mila Euro l'anno dovrebbe venire tassato pesantemente,alla faccia dei piagnistei dei padroni che pur di mantenere un tenore di vita elevato tagliano posti di lavoro fregandosene della gente.

La Francia tassa i ricchi, abbassa età pensionabile e aumenta i salari. Alla faccia della Fornero.

Ha aumentato il salario minimo del 2%. Ha abbassato la soglia per le pensioni di anzianità a 60 anni. Ha annunciato un’aliquota sui redditi dei ricchi al 75%, una tassa sui dividendi del 3% e sulle scorte petrolifere del 4%. Ha assicurato che aumenterà i contributi - già altissimi - e l’imposta di successione e che recupererà la vecchia patrimoniale. Infine, ha promesso 65mila assunzioni nel settore pubblico. Insomma, per i fautori del libero mercato e delle riforme strutturali, François Hollande è un incubo. Se Mario Monti avesse azzardato una sola di queste misure, il famigerato spread avrebbe toccato vette inarrivabili.
 
Eppure, tutto tace. Mentre sui quotidiani stranieri, in particolare su quelli anglosassoni, i titoli continuano a somigliarsi tutti (tra i più gettonati: «la luna di miele finirà presto» e «la vie en rose durerà poco»), sui mercati finanziari l’incantesimo regge. Anzi. Non più tardi di lunedì i rendimenti sui titoli di Stato francesi a tre e a sei mesi, per la prima volta nella storia, sono stati negativi. Segno che il mercato pensa che la Francia somigli molto più alla Germania che alle peccaminose Italia o Spagna. Segno che la “rossa” Parigi è diventato un porto sicuro, alla pari dei Paesi “falchi” guidati da austeri conservatori à la Merkel che anelano allo zero deficit come alla panacea di tutti i mali.
 
Certo, anche Hollande si è impegnato sul rigore. I numeri però sono numeri. Nel primo trimestre dell’anno il debito è salito all’89,3% del Pil e il deficit veleggia a fine anno verso il 4,5%. Il premier Jean-Marc Ayrault si è impegnato a ridurlo sotto il 3% l’anno prossimo e di azzerarlo quello dopo. Ma anche le stime sul Pil sono state riviste allo 0,4% quest’anno e all’1-1,3% per l’anno prossimo. E Hollande non ci pensa neanche, per dire, a rimandarsi le assunzioni nel pubblico o a toccare la legge sui licenziamenti come gli chiedono in molti.
Gli analisti, ovvio, avvertono che bisogna guardare ai rendimenti dei bond decennali e non a quelli a brevissimo termine. E che nei prossimi mesi sono destinati a risentire dell’«effetto Hollande», se non farà anche riforme strutturali. Però lo spread francese, intanto, è inchiodato a 110 punti, a distanze siderali dal nostro. Con tutto che in Francia, negli ultimi 5 anni sono spariti 400mila posti nel manufatturiero e il Pil pro capite è sceso negli ultimi 10 dal 95 al 90% di quello tedesco. E con tutto che una settimana fa i maggiori economisti e imprenditori hanno chiesto allarmati uno «shock per il rilancio della competitività», che è un noto punto debole dell’economia oltralpe. I mercati, per ora, se ne infischiano.

mercoledì 11 luglio 2012

LA MARCIA E' ARRIVATA A MADRID

Come previsto dalla tabella di marcia(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/07/la-marcia-verso-madrid.html )i minatori asturiani sono giunti a Madrid oggi accolti da migliaia di manifestanti solidali con loro ma anche da centinaia di agenti facenti parte della sbirraglia fascista spagnola armata fino ai denti e che con la violenza ha in tutti i modi ostacolato l'arrivo a destinazione della lunga marcia dei lavoratori in rivolta.
L'articolo preso da La Repubblica mostra foto degli scontri e una breve cronaca costellata da numerosi feriti ed arresti,con la polizia che ha sparato lacrimogeni e pallottole di gomma ad altezza uomo(si sono già dimenticati del decesso del tifoso dell'Athletic Bilbao qualche mese fà).
Madrid oggi sembrava una piccola Genova di undici anni addietro,dove gli schiavi in divisa hanno massacrato su ordine del governo di destra che oggi ha annunciato salassi per la popolazione iberica.

SPAGNA

La marcia dei minatori arriva a Madrid
violenti scontri in piazza con la polizia
Decine di feriti e cinque arresti dopo che i manifestanti hanno lanciato oggetti contro gli agenti che hanno reagito sparando proiettili di gomma.

MADRID - Tensione alle stelle a Madrid. I tagli ai sussidi hanno scatenato la protesta dei minatori, che hanno lanciato sassi, bottiglie e petardi contro la polizia in tenuta anti-sommossa, che ha reagito sparando proiettili di gomma. Il bilancio provvisorio degli scontri tra manifestanti e agenti è di 76 feriti (33 poliziotti) mentre sarebbero 5 le persone arrestate.

LE FOTO DEGLI SCONTRI 1

Le forze dell'ordine si sono difese con i propri scudi dal lancio di oggetti e hanno sparato in aria i proiettili di gomma per disperdere la folla. "C'è stata una carica di fronte al ministero dell'Industria", ha affermato un portavoce della polizia di Madrid. Cinque persone sono state arrestate. A poche centinaia di metri di distanza, un altro gruppo di manifestanti, all'esterno dello stadio Santiago Bernabeu ha lanciato pietre e lattine contro gli agenti. "Via, via", hanno urlato i manifestanti. "Queste sono le nostre armi", hanno proseguito, alzando le mani.

Gli incidenti vanno a infiammare una situazione sociale già molto tesa dopo che il premier Mariano Rajoy ha varato ieri una manovra da 65 miliardi 2 che prevede tra le altre cose il taglio
delle tredicesime per gli impiegati statali.

I minatori, alcune centinaia arrivate nella capitale dopo una lunga marcia di oltre 400 chilometri partita dalle regioni settentrionali del Paese, si sono unite alla massa di lavoratori di altri settori, la maggior parte dei quali pacifici, che manifestavano contro le politiche economiche del governo.

LE FOTO DELLA MARCIA 3

Non sono i primi scontri tra minatori e polizia in oltre un mese di proteste nelle città minerarie del nord in seguito alla decisione di Madrid di tagliare i sussidi all'industria dai 301 milioni di euro dello scorso anno ai 111 attuali. I sindacati hanno denunciato che queste decisioni distruggeranno l'industria mineraria, che si fonda sui sussidi statali per reggere l'urto delle importazioni a prezzi più concorrenziali: a rischio ci sono 8mila posti di lavoro, 30mila considerando anche l'indotto.
(11 luglio 2012)

martedì 10 luglio 2012

SEDI DI CAGAPOUND DA INTERRARE!

Breve articolo preso da Indymedia che riprende un paio di articoli che riguardano le ben note amicizie che il gruppo nazifascista di Cagapound ha con la criminalità di tutta Italia ed in particolar modo si parla oggi della zona romana e campana.
Due nomi noti(veramente solo ai quattro ratti della congrega razzista)che sono messi accanto a quelli di pericolosi delinquenti che hanno nella camorra e nel narcotraffico le loro basi di sussistenza:è sempre bene ricordare che questi nuovi fasci del terzo millennio altro non sono che dei malavitosi che hanno fatto delle loro conoscenze un briciolo di notorietà politica soprattutto nella decina di metri al di fuori delle loro cloache di sedi(che naturalmente in una maniera o nell'altra andrebbero richiuse ed interrate perchè sempre fogna si parla).

Casapound: camorra e narcotraffico, indagini in corso.

Andrea Antonini, vicepresidente di Casapound, consigliere al XX Municipio di Roma, già gambizzato nel 2011.
Pietro Casasanta, responsabile del gruppo "La Salamandra", emanazione diretta di Casapound, inserito nel contesto delle associazioni di Protezione Civile.
I baldi fascisti del terzo millennio rischiano il rinvio a giudizio.
Pare abbiano aiutato il boss camorrista e narcotrafficante Mario Santafede a rendersi latitante testimoniando il falso per far rilasciare un documento di identità a suo favore (ovviamente intestato ad altra persona realmente esistente).
Correva il giorno 29 luglio 2008, il boss era latitante da 4 anni, Casasanta e Antonini all'ufficio anagrafe dissero che era proprio Filippo Lo Brutto quello che stava richiedendo la carta di identità. Invece era Mario Santafede, che burloni...
Gli articoli sono presi da "Il Fatto quotidiano" e "Paese Sera"
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/07/09/antonini-leader-di-casapound-...
http://www.paesesera.it/Cronaca/Aiuto-boss-per-un-documento-falso-Indagi...

lunedì 9 luglio 2012

CHE MONDIALI!

Sono terminati ieri pomeriggio i Mondiali Antirazzisti tenutesi a Castelfranco Emilia zona Bosco Albergati(Mo),(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/07/mondiali-antirazzisti.html )sotto un sole cocente ed un caldo allievato dalle bevande fresche.
Quest'anno siamo potuti andare solo per il weekend ma è stato pieno d'incontri vecchi e nuovi con compagni da tutta Italia ed Europa,con momenti di festa e di allegria che hanno coinvolto le tantissime persone che sono accorse verso sera per vedere il concerto della Banda Bassotti che ha chiuso l'evento.
L'articolo sotto riporta il comunicato dell'organizzazione scritto sabato sera mentre infine vi è l'elenco delle squadre vincitrici dei vari tornei:un saluto speciale ai ragazzi di Brescia,Bergamo,Genova,Parma,Bologna,Livorno,Modena e Reggio Emilia,quando ci s'incontra è sempre delirio e festa!

Comunicato serale del 7 luglio

Si chiude all’insegna della solidarietà ai terremotati
l’edizione numero 16 dei Mondiali Antirazzisti
Domattina parte il torneo “Giochiamocela” tra rappresentative “locali” e squadre dalle tendopoli
Questa sera le premiazioni e il concerto conclusivo, gratuito e per tutti, della Banda Bassotti

Castelfranco Emilia (Mo), 7 luglio – Si chiude all’insegna della rifles...sione sulle conseguenze del sisma emiliano questa sedicesima edizione dei Mondiali Antirazzisti, la festa Uisp contro tutte le discriminazioni ospitata fino a domani, 8 luglio, al parco di Bosco Albergati a Castelfranco Emilia, in provincia di Modena. Sui campi sono terminati i tornei sportivi: domani la diffusione dei risultati assieme ai vincitori delle coppe più prestigiose della festa, che saranno assegnate nel corso della cerimonia finale in programma questa sera. Dopo la consegna di trofei come la Coppa Km per la squadra che viene da più lontano, la Coppa Ultrà per la tifoseria più attaccata alla propria tradizione, la Coppa Mondiali Antirazzisti per chi si è maggiormente distinto nella lotta alle discriminazioni si passerà al concerto, gratuito e per tutti, della Banda Bassotti.

Mentre sui campi si giocava nella Piazza Antirazzista si discuteva nel dibattito “Il terremoto visto dal basso: dall’Abruzzo all’Emilia”. Ospiti erano Emanuele Sirolli, del comitato di cittadini aquilani 3e32; Stefano Vaccari, assessore a sport, ambiente e Protezione Civile della Provincia di Modena; Paolo Belluzzi, dirigente Uisp Modena; Maurizia Borghi e Bettina Barbieri, dell’associazione Mani Tese; Cécile Kyenge, portavoce della rete migranti Primo Marzo; Clelia Bartoli, autrice del volume “Razzisti per legge”; Francesco Bernardi, centro sociale Guernica; Donato Pivanti, segretario Cgil Modena. “Sono passati 47 giorni dal terremoto – ha sottolineato l’assessore Vaccari – e sono stati coinvolti 200 mila abitanti, 3500 imprese e abbiamo 26 mila lavoratori in cassa integrazione”. Nell’incontro si è discusso anche del ruolo che l’associazionismo può avere nella ricostruzione. “Credo che l’associazionismo – ha dichiarato Belluzzi – abbia commesso l’errore di puntare alla qualità dei servizi dimenticando la condivisione, che però dal disagio può nascere. Possiamo imparare da questo dramma a essere più attivi anche per il recupero della compattezza sociale”. L’evento sismico peggiora anche la condizione dei migranti “che è legata – ha evidenziato la Bartoli – a un permesso di soggiorno. Tutti ricordiamo il passaggio dall’infanzia all’età adulta come una conquista di indipendenza che ai migranti è negata. La loro vita è ridotta a dover sempre chiedere il permesso”.

La giornata di domani ripartirà proprio ribadendo lo stretto legame tra la festa dei Mondiali Antirazzisti e le popolazioni emiliane colpite dal sisma. Dalle 10 fino alle 14 si giocherà infatti il torneo di calcio e solidarietà “Giochiamocela”, che vedrà la partecipazione di squadre e società sportive delle zone terremotate con diverse rappresentative delle formazioni che hanno partecipato a questa sedicesima edizione dei Mondiali Antirazzisti.

Oltre al calcio saranno in programma nel corso della giornata le esibizioni delle palestre popolari e delle loro polisportive. Lezioni aperte e multidisciplinari, unite a dimostrazioni e workshop serviranno a far conoscere la proposta di attività motoria di questi gruppi di giovani che si distinguono nell’impegno per uno sport alla portata (anche economica) di tutti.
 
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Coppe Mondiali Antirazzisti.

Coppa Mondiali Antirazzisti Mediterraneo Antirazzista

Coppa Kilometri Autonomous FC San Paolo Brasile
Coppa Fairplay Halli Galli (Amburgo)
Coppa Piazza Antirazzista Lokomotiv Zapata (Genova)
Coppa Ultrà Hasta Siempre (BNA Atalanta)
Torneo di Softball Senators Italia
Torneo di Pallavolo Palestra Popolare Red Rose
Torneo di Basket Leoni nel Pozzo
Torneo femminile Peace
3° Torneo di Calcio Hic Sunt Leones TPO
2° Torneo di Calcio Liberi Nantes
1° Torneo di Calcio Balotta Continua
Kick Sexism Antje Hagel (Kerzebrozzer)
Coppa Matteo Bagnaresi Al Sirat
Coppa Invisibili Popolazioni terremotate

venerdì 6 luglio 2012

LA MARCIA VERSO MADRID

L'articolo preso da Infoaut è il proseguimento temporale al pezzo postato il mese scorso(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/06/lo-sciopero-dei-minatori-nelle-asturie.html )dove si annunciavano le prime avvisaglie degli scontri sempre più violenti tra i minatori asturiani e la polizia spagnola che impediva loro di manifestare.
E tali cortei si sono trasformati in vere e proprie battaglie ed i minatori hanno ragione a lottare tramite la guerriglia visto che,a differenza di molti altri movimenti,hanno capito che con le parole non si ottiene nulla e anzi finisce sempre peggio.
La lunga marcia che dovrebbe portare questi lavoratori a Madrid per settimana prossima è costellata di scontri con il braccio violento del governo ispanico,mentre ottengono sempre più solidarietà tra gli abitanti dei paesi attraversati e tra gli altri lavoratori del paese e non.

Voci dalla lotta: costruiamo la solidarietà con i minatori asturiani!

La lotta dei minatori asturiani va avanti da più di un mese. Cortei, presidi, occupazioni di miniere ed edifici comunali, blocchi stradali e ferroviari, sono tante le forme che la lotta sta utilizzando per cercare di costringere il governo spagnolo a fare un passo indietro e a ritirare i tagli dei fondi pubblici destinati al settore minerario.
Il governo finora è stato sordo a qualsiasi richiesta. Non basta che i minatori stiano semplicemente chiedendo il rispetto di un patto siglato nel 2006 e che formalmente sarebbe in vigore fino all'inizio del 2013. Il governo Rajoi, così come quelli di tutt'Europa, ci mostrano ogni giorno che gli accordi e le leggi durano il tempo che serve alle classi dirigenti. Quando diventano un peso troppo grande non hanno problemi a rompere qualsiasi legalità e a disfarsene.
Ma i minatori non demordono. Alcuni si sono spostati dalle località di origine per viaggiare in tutto lo stato spagnolo e in tutt'Europa per ottenere sostegno. Abbiamo incontrato uno di loro a Londra, in occasione di un incontro denominato “Unite the resistance”, che aveva lo scopo di gettare ponti tra le varie battaglie in corso. Non solo in Gran Bretagna, ma in tutto il mondo, in particolare nella UE.
Segundo ci ha parlato dei motivi della lotta, degli strumenti che i minatori stanno utilizzando, ma anche delle prospettive e del significato più profondo di questa battaglia. Abbiamo raccolto il tutto nel video che segue.
Spenta la camera, continuiamo a parlare con Segundo. Gli diciamo che in Italia si potrebbe fare un tentativo di raccogliere messaggi di solidarietà per i i minatori in lotta. Aggiungiamo che sappiamo che concretamente può non servire a molto, ma che... Segundo scuote la testa:
“Non pensare che non serva. Pensa ai minatori che, partiti dai centri di produzione, dopo 500km di marcia arriveranno a Madrid l'11 luglio. E poi pensa a quanto possa essere importante per loro e per tutti noi che stiamo lottando – sulle barricate, rinchiusi nelle miniere e negli uffici comunali. Non è inutile. Ci fa percepire che non siamo soli. E che quando il governo deve ascoltarci deve ascoltare una voce che è supportata da tanti. E questo, te lo assicuro, ci dà tanta forza per andare avanti.”
Anche per questo, per queste sue parole, abbiamo deciso di raccogliere messaggi di solidarietà per loro. Per i minatori asturiani che col loro esempio ci indicano la via da seguire.
Scrivi un messaggio, anche solo poche righe o poche parole, indicando nome, cognome, città e professione e invialo a cityworkers@gmail.com Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. . Lo invieremo ai compagni asturiani e successivamente pubblicheremo il tutto, compresa una loro eventuale risposta, su clashcityworkers.org.
Suerte y a vencer!
da Clash City Workers

LA SENTENZA SULLA MACELLERIA MESSICANA

Come non spendere un paio di parole per la sentenza definitiva sulla scandalosa e vergognosa vicenda del pestaggio avvenuto alla scuola Diaz da parte di reparti della polizia di Genova,altri reparti della stessa e dei carabinieri che fecero nel suddetto edificio la tragica"macelleria messicana"come nome riconosciuto in tutto il mondo.
Tutti gli imputati,tutti appartenenti alle forze del disordine con vari gradi di"merito"e di imputazione, sono stati condannati a vario titolo,e mentre i reati degli agenti responsabili del massacro di decine di giovani raggruppati per dormire sono caduti in prescrizione,gli alti ufficiali e i generali che hanno ordinato e poi insabbiato e depistato le indagini della magistratura perderanno il loro posto ben retribuito e per cinque anni saranno interdetti da pubblici impieghi.
Una sentenza che ben poche volte nella storia dell'Italia liberata si è vista,ed anche se nessuno si farà un giorno di galera(come nel caso Aldrovandi)la sentenza della Cassazione è stata chiara nonostante l'omertà mafiosa delle forze del disordine:qualcosa è cambiato e ora anche chi abusa del proprio potere può e deve essere punito.
L'articolo preso da Senza Soste elenca i fatti di cronaca e quello che è successo all'interno dell'aula in un atto aspettato da troppo tempo ma che ora vedrà risarciti i danni alle persone colpite quella maledetta sera di luglio di undici anni fà:ora staremo a vedere i risultati di un altro processo che vede imputati tanti compagni con i reati di devastazione e saccheggio(oltra a resistenza ed altri"minori")in cui di certo la mano della giustizia non sarà così leggera come accaduto ieri.
L'articolo fornisce i nomi dei condannati cui spero verranno aggiunti altri,partendo da Scajola e De Gennaro arrivando a Fini e Mortola.

Scuola Diaz, la polizia paga .
La Cassazione conferma le condanne di appello contro i vertici della Polizia. "Non faranno un giorno di galera ma perderanno il posto" dicono gli avvocati di parte civile. Una vittoria del movimento e uno smacco per chi ha cercato di nascondere le responsabilità
Con una lentezza esasperante Giuliana Ferrua, presidente della quinta sezione, legge il dispositivo, sciorina articoli e nomi ma la parola più frequente è “rigetta". La sentenza della Diaz ha superato la prova della Cassazione, 25 tra funzionari e agenti che comandarono o presero parte alla mattanza nella scuola genovese sono colpevoli per gli abusi e le menzogne che si consumarono attorno al gigantesco pestaggio. In particolare quelli che furono condannati anche all'interdizione dai pubblici uffici dovranno smettere la divisa. «Non faranno un giorno di galera», dice Simonetta Crisci, una dei legali di parte civile, uscendo dall'aula magna del Palazzaccio, «ma perderanno il posto». Perché è vero che, seppure la sentenza abbia dovuto prendere atto delle prescrizioni e dell'indulto, solo un'acrobazia giuridica spregiudicata può salvare la poltrona di Francesco Gratteri (ora capo del dipartimento centrale anticrimine), di Giovanni Luperi (ora ai servizi segreti), del capo dello Sco, Gilberto Caldarozzi o anche di Vincenzo Canterini, capo della celere di Roma.
«Tutti generali scesi in campo con casco e manganello a fianco della truppa», come disse il pm Enrico Zucca aprendo la requisitoria quattro anni fa. La sua ostinazione e quella del suo collega Francesco Cardona Albini sono uno dei primi pensieri di Lorenzo Guadagnucci, giornalista, vittima di quella notte cilena. Certo, la differenza potrebbe farla la società civile ma mai una sentenza così importante fu pronunciata nel vuoto pneumatico dei movimenti. Solo a Trastevere, verso sera, si materializzeranno i promotori della campagna 10X100. Perché Genova non è finita, fra otto giorni, la Cassazione si pronuncerà sulla sorte dei dieci manifestanti condannati a cent'anni per un reato - devastazione e sacheggio - che era stato pensato per gli sciacalli che si aggirano sulle macerie delle città bombardate, non certo per chi contesta un vertice di capi di stato.
Dunque la sentenza della Cassazione, pronunciata alle 19 dopo ore di attesa, conferma l'esattezza del verdetto d'appello che aveva corretto le storture del primo grado - 13 condanne e 16 assoluzioni - quando i vertici erano stati assolti e i capi dei manganellatori condannati. L'unica notazione degna di merito è il ritocco, in basso, alla condanna dell'agente Nucera, quello che si dette la coltellata da solo. Ci sono volute sei udienze e un ulteriore «antipatico» rinvio di venti giorni che aveva alimentato timori e retropensieri. Vittorio Agnoletto è emozionatissimo, dopo la lettura del dispositivo indossa la maglietta con scritto “Genova, io non dimentico". Aspettava questo momento da 11 anni, allora era il portavoce del Genoa social forum. «Era giusto insistere. Questa è una domostrazione dell'autonomia della magistratura che non ha ceduto al ricatto sulla decapitazione dei vertici della polizia. Ora deve andarsene anche il capo di tutti loro, quel De Gennaro che ora è diventato segretario dopo essere stato capo dei servizi».
Il cronista cerca anche di capire cosa passi per la testa di vittime giovanissime di quella notte. «Non ti basta il sorriso?!», chiede Mina Zapatero, spagnola. Lei pensa subito ai dieci che rischiano cent'anni poi annuncia che stavolta, nell'anniversario delle giornate genovesi sarà in Val Susa, coi No Tav. Sara Bartezaghi, pestata alla Diaz e desaparecida a Bolzaneto prima di riemergere in un carcere a Voghera, da allora continua a manifestare, spiega che più che gioia è sollievo, «siamo stanchi e delusi dopo tutti questi anni».
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTIMolti anni dopo, dunque, a undici anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sul massacro di 92 cittadini europei inermi e incolpevoli dentro una scuola genovese dove trovarono rifugio alcuni manifestanti sfollati dalle tende dopo il nubifragio di due notti prima. Circa 70 i feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. 75 di loro, vengono portati alla caserma di Bolzaneto per un supplemento di orrore. Pochissimi riuscirono a fuggire.
La scuola Diaz era un dormitorio di fronte al media center del Genoa social forum, la vastissima coalizione che promosse tre giorni di dibattiti e manifestazioni contro il G8 del 2001. A prenderla d'assalto, l'ultimo di quei tre giorni, 400 poliziotti, con decine di carabinieri defilati per via dell'omicidio di Carlo Giuliani 29 ore prima da parte di uno di loro.
Il blue block fece irruzione in entrambe le strutture che era già notte. Nel dormitorio pestò a più non posso e solo per miracolo non ci scappò un altro morto, nel media center fu disturbato da una parlamentare di Rifondazione e l'opera risultò monca ma l'irruzione fruttò un discreto bottino di computer distrutti e trafugati. Quanto sia difficile un processo come questo lo spiegarono i due pm all'inizio della lunghissima requisitoria nel luglio di quattro anni fa: processare una divisa è più difficile di processare uno stupratore (perché si tende a colpevolizzare le vittime) e difficilissimo come un processo per mafia (perché scatta il meccanismo dell'omertà). Ecco perché di quei quattrocento “eroi" sono finiti alla sbarra solo in 25: i più alti in grado di quella notte e i capisquadra della celere, sorta di braccio violento della polizia.
Si tratta di uomini vicinissimi al capo della polizia di allora e oggi sottosegretario, come Francesco Gratteri (oggi capo della Direzione Centrale Anticrimine), dirigenti di primo piano come il capo degli analisti della polizia di prevenzione, Giovanni Luperi (coordinatore della task force europea che indaga sugli "anarcoinsurrezionalisti"), investigatori come Gilberto Calderozzi (oggi Direttore del Servizio Centrale Operativo - SCO), Filippo Ferri (allora capo della squadra mobile di La Spezia, poi promosso capo di quella di Firenze) e Fabio Ciccimarra (imputato anche a Napoli per le violenze sugli arrestati nella Caserma Raniero a maggio del 2001). Insieme agli altri firmatari dei verbali, Spartaco Mortola, oggi vice Questore di Torino, il vicequestore Massimiliano Di Bernardini (nucleo antirapine, Squadra Mobile di Roma), il vicequestore Pietro Troiani e l'agente Alberto Burgio accusato di calunnia in relazione al falso ritrovamento delle due bottiglie molotov, il caso più eclatante di fabbricazione di prove false a carico degli arrestati. Per il pestaggio all'interno della Diaz sono stati condannati Vincenzo Canterini (successivamente promosso Questore, Michelangelo Fournier, unico a non essere stato promosso, e gli otto capisquadra Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone.
L'operazione era stata stabilita dal Viminale, tanto che il portavoce di De Gennaro atterrò a Genova per sbarrare la strada ai legali delle vittime e ai parlamentari e spiegò che altro non era che una normale perquisizione e che tutto quel sangue era di ferite pregresse, maturate negli scontri di strada del pomeriggio. Il giorno appresso, ancora lui, orchestrò la conferenza stampa senza domande di giornalisti in cui furono mostrate le false prove: attrezzi rubati da un cantiere dai poliziotti, le due molotov fornite dalla questura, i coltellini svizzeri per aprire le scatolette di tonno, sequestrati alle vitime. I massacrati erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, in due parole: black bloc. L'operazione doveva fruttare una maxiretata dopo tre giorni segnati dalle scorribande di tutti i corpi armati dello stato ripresi in ogni foggia mentre si accanivano su persone inermi anche con armi improprie mentre pochi incappucciati - rispetto ai 300mila manifestanti - si iludevano che solo i loro cocci di vetri fossero il segno della rivolta e non il copione lugubre scritto da chi li pilotava.
A conti fatti si salvano i peones, mai sfiorati dalle accuse grazie alle omertà; i capisquadra che si beccano in pieno le prescrizioni e De Gennaro per cui la Cassazione ha cancellato l'accusa di aver fatto mentire il questore di allora per minimizzare la regia del Viminale nei fatti della Diaz. L'unico licenziato di allora, Ansoino Andreassi (era il n.ro 2 della polizia in dissenso con la gestione del G8), probabilmente non parlerà mai. Ora tutto ciò avrà un riverbero sulla corsa alla successione di Manganelli alla testa della polizia di stato più che mai travolta dagli scandali. E ci sarà una coda anche sulla vicenda di Aldrovandi: chi frequenta il Viminale giura che non hanno ancora licenziato i quattro colpevoli per non creare un precedente prima dell'ultima sentenza sulla Diaz.
Checchino Antonini
tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it - 5 luglio 2012
vedi anche
Video incastra i due puffi accusati del pestaggio di un 63enne a Milano
Migliaia di firme contro la "malapolizia"
Placanica a processo per violenza sessuale su minore

giovedì 5 luglio 2012

MONDIALI ANTIRAZZISTI

Sono cominciati ieri ufficialmente i mondiali antirazzisti che da quindici anni uniscono tifoserie,popoli e culture diverse in weekend lunghi dove ci si diverte,ci si confronta sportivamente ed umanamente,si mangia e si beve e si possono guardare concerti ed assistere a dibattiti.
Nata da un gruppo di ragazzi del Progetto Ultrà-UISP Emilia Romagna con la collaborazione dei reggiani dell'Istoreco(Istituto Storico per la Resistenza)questa manifestazione che si è sempre tenuta tra le province di Modena,Reggio Emilia e Bologna,è una grande festa dove puoi vedere seduti allo stesso tavolo bergamaschi e bresciani,doriani e genoani,greci e tedeschi,dove ho visto laziali antirazzisti e tante scene incredibili e tante bevute storiche e concerti strepitosi all'insegna della comune appartenenza d'area antifascista e antirazzista.
Quest'anno l'evento si terrà nei pressi di Castelfranco Emilia in località Bosco Albergati(Mo)e anche se è dai tempi di Montecchio sono sicuro di ritrovare amici al campeggio e soprattutto ai tavoli,che bene o male si vedono non molto spesso ma che quando ci s'incontra si scatenano fusioni nucleari!
Visto che quest'anno la zona è al confine con quella che ha subìto più danni dal terremoto ci saranno dibattiti,banchetti e raccolta di fondi proprio per i terremotati:inoltre l'intera organizzazione sta cercando di adottare quante più piccole società sportive dell'area colpita,visto che lo sport sarà parte importante ed integrante della rinascita di un territorio cui vanno tutti i miei auspici di una pronta ripresa.
Articoli presi dal sito ufficiale(http://www.mondialiantirazzisti.org/new/ )dove si possono prendere informazioni più dettagliate riguardo l'intera programmazione della bella iniziativa(e sabato suona la Banda Bassotti!).

Storia dei Mondiali.

I Mondiali Antirazzisti sono una manifestazione nata nel 1997 da Progetto Ultrà – UISP Emilia Romagna, in collaborazione con Istoreco (Istituto Storico per la Resistenza) di Reggio Emilia, da un’idea molto semplice, ma dimostratasi poi efficace e vincente: organizzare una vera e propria festa che vedesse il coinvolgimento diretto e la contaminazione fra realtà considerate normalmente contrastanti e contraddittorie, quella dei gruppi ultrà, spesso etichettati come razzisti, e quella delle comunità di immigrati. La formula che ha voluto coniugare calcio non competitivo, tifo e colore sugli spalti, concerti di band musicali eterogenei, in un’esperienza di vita comune in campeggio, è risultata di per sé vincente. Il successo di quest’evento deriva primariamente dato dal fatto che tutte le persone che sono capitate, per caso o per scelta, ai Mondiali, l’anno successivo sono tornate portando con sé amici e conoscenti, incuriositi e trascinati dall’entusiasmo dei racconti. Nel corso degli anni, comunque, i Mondiali sono andati via via configurandosi sempre più come un vero e proprio festival multiculturale ed esperienza concreta di lotta contro ogni forma di discriminazione. I numeri delle presenze anno per anno
  • 1997 (Montefiorino – MO): 8 squadre e circa 80 partecipanti, in rappresentanza di 4 nazioni
  • 1998 (Montefiorino – MO): 20 squadre e 200 partecipanti
  • 1999 (Montefiorino – MO): 36 squadre e 400 partecipanti
  • 2000 (Montecchio – RE): 70 squadre e 700 partecipanti
  • 2001 (Montecchio – RE): 100 squadre e oltre 1.000 partecipanti
  • 2002 (Montecchio – RE): 120 squadre e oltre 3.000 partecipanti, per la prima volta si arriva ad avere squadre da 15 nazioni
  • 2003 (Montecchio – RE): 168 squadre e oltre 5.000 persone presenti
  • 2004 (Montecchio – RE): 168 squadre, nasce un torneo di basket con 16 squadre e 6.000 partecipanti. Per la prima volta le squadre miste superano di molto quelle solo maschili: il 70%
  • 2005 (Montecchio – RE): 192 quadre di calcio e 32 di basket, in rappresentanza di 40 nazioni di tutto il mondo e oltre 6.000 partecipanti. Per la prima volta viene presentato il cricket, con un torneo esibizione giocato da indiani, pakistani e bengalesi
  • 2006 (Montecchio – RE): 204 squadre di calcio, 32 di basket e nasce anche il torneo di pallavolo con 16 squadre, circa 7.000 partecipanti. Per la prima volta arriva una squadra dagli Stati Uniti. Partecipa una squadra mista di ebrei e musulmani provenienti da Tel Aviv (Neve Shalom).
  • 2007 (Casalecchio di Reno – BO): 204 squadre di calcio, 32 di basket, 16 di pallavolo e oltre 8.000 persone: 27 nazioni partecipanti e una rappresentanza di 40 nazioni. Per la prima volta il 45% delle squadre è composto da persone di diverse nazionalità e culture. Partecipa per la prima volta una mista croati, bosniaci, serbi provenienti da Sarajevo.
  • 2008 (Casalecchio di Reno – BO): 204 squadre di calcio, 32 di basket, 16 di pallavolo, 4 di cricket e 4 di rugby. Oltre 8.000 persone: 27 nazioni partecipanti e una rappresentanza di 45 nazioni. Aumentano le squadre composte da comunità rom e quelle dei rifugiati politici.
  • 2009 (Casalecchio di Reno – BO): 204 squadre di calcio, 32 di basket, 16 di pallavolo, 4 di cricket e 4 di rugby. Oltre 7.000 persone: 30 nazioni partecipanti e una rappresentanza di 50 nazioni. Per la prima volta è presente una delegazione brasiliana proveniente da Belem accompagnati dal Ministro dello Sport del Governo del Parà. Tema focale è la lotta contro il sessismo e l’omofobia.
  • 2010 (Casalecchio di Reno – BO): 204 squadre di calcio, 32 di basket, 16 di pallavolo, 4 di rugby. Oltre 7.000 persone: 25 nazioni partecipanti e una rappresentanza di 50 nazioni. Per la prima volta è stato organizzato un vero e proprio torneo di cricket con 12 squadre, che ha visto coni volte diverse comunità asiatiche provenienti da tutta Italia e dall’Inghilterra. Andrea Zorzi e Cass Pennant sono stati gli ospiti d’eccezione di questa edizione.
  • 2011 (Bosco Albergati – MO): 196 squadre di calcio, 32 di basket, 20 di pallavolo, 4 di rugby, 12 di cricket. Oltre 6.000 persone. Per la prima volta una rappresentativa dall’Ucraina e un gruppo di bambini rom dalla Romania

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Abbracciamo l’Emilia.

Uno degli slogan dei Mondiali Antirazzisti è sempre stato “liberi di giocare”: perché per noi il diritto al gioco deve essere per tutti nessuno escluso.
Programmando quello che si può fare per aiutare le vittime del terremoto, abbiamo pensato che il popolo dei Mondiali si può attivare proprio per offrire questo diritto alle tante squadre di giovani/giovanissimi e di anziani che nei prossimi mesi rischiano di sparire e di perdere per sempre una gestione associativa e aggregativa del tempo libero, che lo sport e l’iscrizione al campionato locale gli garantiva.
Infatti, molti degli impianti sportivi sono stati seriamente danneggiati e quelli funzionanti sono stati messi a disposizione di quanti non possono rientrare a casa.
Per questo, assieme alla Uisp di Modena, lanciamo l’appello: “sosteniamo una squadra – senza campionato mai” ed invitiamo i gruppi, le associazioni che partecipano ai Mondiali Antirazzisti e i comitati/le Leghe Uisp di tutta Italia a farlo proprio.
Con pochi soldi si può fare qualcosa di concreto e immediatamente verificabile perché chi decide di sostenere una squadra porterà la propria donazione ai Mondiali ed entrerà direttamente relazione con la squadra che ha sostenuto.
Una relazione che, speriamo, possa approfondirsi e diventare un rapporto di lungo periodo (aldilà dei Mondiali) perché anche se il terremoto finisce e non se ne parla più gli effetti durano anni ed anni…. e la cosa più difficile da superare a livello psicologico è quello di sentirsi soli ed isolati.
Stiamo pensando a progetti di scambio fra i ragazzi e altre iniziative per creare un rapporto stretto di conoscenza, che va al di là del sostegno economico, ma che diventa vero e proprio rapporto di amicizia.
Fateci sapere via email (o facebook) cosa e chi volete sostenere. Ogni donatore avrà poi il nome della squadra che sostiene e la possibilità di incontrarla ai Mondiali.
Scrivete a Daniela: press@mondialiantirazzisti.org
Questo è il numero delle squadre individuate divise in diverse categorie
CALCIO ADULTI categoria amatori/ dilettanti (14 squadre colpite dal sisma)
800 € a squadra
SETTORE GIOVANILE (14 squadre colpite dal sisma)
500 € a squadra
SENIORES ECCELLENZA (24 squadre colpite dal sisma)
800 € a squadra
CALCIO A 7 (1 squadra colpita dal sisma)
600 € a squadra
PALLAVOLO (5 squadre colpite dal sisma)
300 € a squadra
con questi soldi il Comitato Uisp Modena potrà coprire buona parte delle spese di iscrizione al campionato, tesseramento e affiliazione della società che si sceglie sostenere.

mercoledì 4 luglio 2012

CAMERA D'INSICUREZZA

Tratto dal sito"Leggo.it"la breve cronaca dell'ennesimo decesso avvenuto in una camera di sicurezza dei carabinieri,e stavolta si parla del ventinovenne Michele Pavone morto per un presunto suicidio nella caserma napoletana di Sant'Anastasia.
Presunto perchè l'impiccagione sembrerebbe stata possibile tramite la maglietta del giovane,situazione difficile da attuare soprattutto in un luogo che dovrebbe essere guardato a vista dal personale in servizio:inoltre mai il ragazzo ha dato segno di depressione o di squilibrio mentale.
Agli arresti domiciliari ha voluto fare un bagno in una piscina poco distante da casa sua,e pizzicato dagli agenti è stato tradotto in caserma in buone condizioni per uscirne con i piedi in avanti:ennesimo caso in cui c'è più di un dubbio su di una morte molto sospetta avvenuta presso una caserma dei carabinieri in una camera che definirei d'insicurezza.
LEGGO Mobile - Ar
NAPOLI, 29ENNE SUICIDA IN CASERMA: ERA EVASO PER FARE UN BAGNO IN PISCINA.

NAPOLI - Un detenuto di 29 anni, Michele Pavone, si è suicidato nella caserma dei carabinieri di Sant'Anastasia, paese del vesuviano, impiccandosi con una maglietta. L'uomo era nella camera di sicurezza da ieri pomeriggio dopo l'arresto per evasione dai domiciliari, ed era in attesa di essere giudicato con rito direttissimo.
L'uomo aveva trascorso la nottata senza lasciar presagire il tragico gesto. Inutili i tentativi di rianimazione dei militari presenti nella caserma di Sant'Anastasia, che si sono accorti dell'accaduto durante i frequenti controlli periodici.
La morte di Michele Pavone è avvenuta per auto-soffocamento. Il ventinovenne ha utilizzato la sua t-shirt. Il decesso è stato constatato dal medico legale giunto sul posto insieme al pm della Procura di Nola.

EVASO PER UN TUFFO IN PISCINA Era evaso dai domiciliari per fare un tuffo nella piccola piscina gonfiabile nei pressi della propria abitazione. Il 29enne Michele Pavone, che si è ucciso per autosoffocamento nella caserma dei carabinieri di Sant'Anastasia (Napoli), era stato arrestato proprio perchè sorpreso dai militari nella piscina che si trova in via Romani Costanzi ai confini tra Sant'Anastasia e Pollena Trocchia.
I parenti sono stati chiamati dai carabinieri e si sono recati nella stazione di via Antonio D'Auria dove ancora c'è il corpo del giovane, nel posto dove era stato rinchiuso in attesa di essere giudicato. Pavone era agli arresti domiciliari per un furto in un supermercato di Casalnuovo, sempre nel Napoletano.

AVEVA FATTO COLAZIONE
È prevista per domani l'autopsia sul corpo di Michele Pavone, il 29enne che si è suicidato stamattina nella caserma dei carabinieri di Sant' Anastasia (Napoli). Il giovane, che aveva piccoli precedenti penali per furto, secondo quanto si è appreso, stamane aveva fatto colazione con caffè e biscotti, e poi era stato riportato nella camera di sicurezza, in attesa del rito direttissimo in programma per domani al Tribunale di Nola.
Ieri sera Pavone era stato anche raggiunto in caserma da una delle sorelle, che gli aveva portato una pizza, e sembra non avesse dato alcun segno di nervosismo. Ed in caserma sono giunte le due sorelle e la compagna, che hanno appreso la notizia una volta giunte davanti ai militari. Una famiglia sconvolta dal dolore, che ha cercato di capire tramite i militari il motivo del folle gesto.
Pare, infatti, che il 29enne non avesse problemi psichiatrici, nè avesse altri motivi per togliersi la vita. Il giovane era ai domiciliari per un furto trasformatosi in rapina in proprio, avvenuto lo scorso 2 giugno in un supermercato a Casalnuovo, dove aveva cercato di rubare alcune bottiglie di liquore.
Pavone era stato scoperto da una commessa, e per coprirsi la fuga le aveva rotto in testa una delle bottiglie. Arrestato dai militari, era finito agli arresti domiciliari, dai quali è evaso ieri per rinfrescarsi in una piccola piscina gonfiabile sistemata nei pressi della propria abitazione.

lunedì 2 luglio 2012

APOLOGIA DEL FASCISMO

Che la madre degli imbecilli sia sempre incinta è un detto che vale sempre in qualsiasi epoca e nazione,ma la nostra"madre"è davvero parecchio gravida visto che piccoli aborti mancati continuano ed essere presenti nella società soprattutto sottoforma di ratti neri ubicati prevalentemente in fogne e che talvolta mettono il loro muso al di fuori dei tombini.
Ne è esempio l'episodio accaduto a Roma dove un paio di questi roditori arrestati e subito rilasciati per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e soprattutto per apologia di reato,ed in questo caso per quello che riguarda il fascismo,dal fatto che in teoria vessilli ed ideologie appartenenti al nazifascismo non dovrebbero mai essere esibiti e propagandati.
Scenario che in Italia raramente viene sancito a termini di legge,e se a questo la giustizia ben poco se ne avvede e se ne cura,è lecito che ognuno possa agire personalmente,e prendendo il caso descritto nell'articolo preso da Repubblica avvenuto ieri a margine della finale degli europei di calcio,prendere bandiera e sventolatore della stessa e spezzarli e bruciare(sono il drappo naturalmente,già un fascio puzza di se stesso figuriamoci da abbrustolito).

Bandiera con svastica al Circo Massimo
arrestato e poi liberato giovane neofascista

Condannato a due mesi per resistenza a pubblico ufficiale. Il 23enne romano è stato identificato dalla Digos di Roma e fermato. Nella sua casa trovati altri materiali inneggianti al Duce. In manette anche un amico videoripreso a lanciare oggetti contro il maxischermo e il pubblico. Altri due denunciati
croce celtica, una bandiera con una svastica, indumenti raffiguranti frasi che inneggiano agli skinheads e infine una spada modello Katana.

ECCO IL GIOVANE NEOFASCISTA

Arrestato, sempre per resistenza, anche un altro romano, Ivan Simoncioni 19 anni, che era in compagnia di Zaccardi, e che è stato videoripreso mentre lanciava oggetti pericolosi verso il maxischermo e il pubblico. Identificati infine le altre due persone che facevano parte dello stesso gruppo di amici, tra cui una donna, che sono stati denunciati in stato di libertà perché trovati in possesso di materiale pirotecnico. I due, bloccati verso la fine del match, devono rispondere di resistenza a pubblico ufficiale e sono stati denunciati per aver violato la normativa relativa al divieto di accesso alle manifestazioni sportive e la legge Mancino, già violata in passato da Zaccardi: con un gruppo di Skinheads aveva sfilato in via del Corso indossando indumenti con sopra svastiche e scritte riconducibili all'ideologia di estrema destra. In tutto nel corso dei controlli al Circo Massimo sono state identificate 17 persone e sono state denunciate due persone.

Sul caso interviene Marco Miccoli, segretario del Pd Roma: "Da ieri sera aspettiamo una parola di condanna dal sindaco di Roma sulle vergognose bandiere naziste e inneggianti al Duce che hanno sventolato al Circo massimo, in presenza dello stesso Alemanno. Purtroppo, però, almeno per il momento il loquace Alemanno ha parlato di tutto ma non ha ancora preso le distanze da questa ennesima vergogna fascista che ha macchiato la nostra città. Ma Alemanno si è reso conto di quello che stava succedendo? E perché non ha detto nulla? La verità è che con un sindaco del genere i fascisti in città pensano di fare tutto quello che vogliono, anche andare al Circo massimo con i vessilli di Hitler e di Benito Mussolini". Replica Ester Mieli, portavoce del primo cittadino di Roma Gianni Alemanno: ''La richiesta da parte dell'onorevole Miccoli di una scontata condanna alle bandiere esposte ieri sera al Circo Massimo è offensiva nei confronti del sindaco. La risposta è nei fatti. Forse all'attento Miccoli sono sfuggiti i due arresti nei confronti dei responsabili. Questa è un'amministrazione che parla con i fatti e non con le chiacchiere. Miccoli dovrebbe ricordarsi i disastri che la precedente amministrazione ha lasciato alla città. Forse anche allora preferivano chiacchierare invece che fare''.

Il botta e risposta tra l'opposizione e la portavoce del sindaco non si placa. Anche il consigliere comunale del Pd Dario Nanni va all'attacco: "Il sindaco ha preferito tacere piuttosto che condannare apertamente questi gesti. Purtroppo in questi anni il sindaco non si è certo distinto per prese di posizioni chiare, nette e di condanna nei confronti di vicende come questa. L'atteggiamento tenuto dal primo cittadino è in linea e coerente con i rapporti che continua a mantenere con una certa destra e che maldestramente cerca di riequilibrare con 'alcune assunzioni' e con 'alcuni rapporti' con la Comunità ebraica. Invito pertanto Alemanno - conclude Nanni - a rinnegare pubblicamente quello che è stato il fascismo e la shoah e a condannare apertamente episodi come quello accaduto ieri". Anche in questo caso la risposta di Ester Mieli non si fa attendere: "Si è varcato il limite del buongusto. Per fare polemica contro il sindaco, si arriva a discriminare una giornalista professionista per la sua appartenenza alla comunità ebraica. Con il suo attacco personale basato su allusioni alla mia fede religiosa il consigliere del Pd, Dario Nanni, ha davvero toccato il fondo. Qualcuno del suo partito lo fermi - prosegue Mieli - Il dibattito sano e costruttivo, anche acceso, è il sale della politica, ma le offese personali, sterili e gratuite sono una caduta di stile inaccettabile. Dopo questa uscita infelice del suo collega, il consigliere Masini dovrebbe domandarsi come mai dopo essere stata 'entusiasta' alle primarie del Pd adesso, come molte altre persone, ho scelto di lavorare per un'amministrazione di segno opposto".
(02 luglio 2012)

domenica 1 luglio 2012

CI CREDONO ANCORA!

Ad Assago il congresso nazionale della sega nord,come già si sapeva,ha avuto il cambio del segretario in seno all'ammasso di quei razzisti dei leghisti da Bossi a Maroni,dopo che il primo è stato sommerso dalle polemiche sulle ladrate compiute da tutta la sua famiglia.
Prendendo spunto da un vecchio post(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/search?q=maroni )la figura di un Maroni che proclama nuovamente un distaccamento da Roma eccitando tutti i presenti e facendoli venire quando dice la parola"indipendenza",fino a qualche mese fà era ministro dell'interno del governo fascista di Berlusconi,e fin quando ha avuto in mano questo potere gli è piaciuto essere italiano anzichè padano.
L'articolo preso da Repubblica cita frasi e commenti su questi giorni di congressi dove il Forum di Assago per l'occasione è diventata un'immensa porcilaia,nel tentativo di innovare un movimento nato già cadavere.

Congresso federale Lega.

Maroni: "Segretario senza tutele e commissari"
Bossi: "Vedrò se mi imbrogliate". Poi piange

Nel giorno dell'elezione del suo successore, il Senatur attacca: "I ladri stanno a Roma". Ma partono i fischi. Poi a Zaia: "Vedremo se mi avete fatto imbrogli sullo statuto". L'ex ministro dell'Interno rivendica pieni poteri: "Non sarò commissariato". "Via dalle poltrone romane e dalla Rai". Infine il vecchio leader riprende la parola. Cita la parabola di Salomone. E consegna il "bambino" all'erede.

ASSAGO (MILANO) - Lacrime, quelle di Umberto Bossi. Sorrisi, quelli di Roberto Maroni e dei suoi sostenitori. E applausi. La seconda e ultima giornata del Congresso federale della Lega Nord al Forum di Assago è stata segnata da un mix di emozioni che ha segnato il passaggio tra la vecchia e la nuova gestione del partito. Non sono mancate frasi polemiche e frecciate nei discorsi: con il nuovo segretario del Carroccio 1, eletto con voto palese per alzata di mano, che ha subito rivendicato la volontà di agire senza 'tutele e commissari' e il senatur, che ha voluto leggere il testo dello statuto appena approvato, temendo 'imbrogli'. Una giornata difficile per Bossi che, dopo la proclamazione di 'Bobo', riprendendo la parabola legata a Re Salomone, ha spiegato di aver agito per evitare la divisione della Lega: "Ho fatto come la donna di quella parabola che lascia il bambino alla rivale pur di non farlo tagliare in mezzo. Il bambino è tuo", ha detto l'ex leader del Carroccio. ''Umberto Bossi per me è mio fratello, lo porterò sempre nel cuore - ha commentato commosso Maroni - ma oggi inizia una fase nuova''.

L'intervento
di Maroni
. Poco prima l'ex ministro dell'Interno aveva preso la parola mettendo in chiaro la sua posizione e la volontà di lavorare senza tutele e commissariamenti: "Voglio dirlo subito: patti chiari, amicizia lunga. Non me l'ha ordinato il medico di fare il segretario federale. Il segretario federale lo voglio fare come deve essere fatto da statuto: senza tutele, senza commissariamenti, senza ombre e con il coinvolgimento di tutti. Lo farò con lo stesso impegno con cui negli ultimi anni ho combattuto contro la mafia, al 150%", ha detto Maroni, che, nel suo lungo intervento, ha anche ventilato l'ipotesi che la Lega lasci Roma: "Via da Roma può essere la strada" per far ripartire la Lega Nord, ha detto Maroni. "Via da Roma significa che del tema e del problema delle alleanze (in vista delle prossime elezioni politiche) chi se ne frega - ha aggiunto - e certamente non potranno esserci alleanze con i partiti che sostengono il governo Monti". "Via da Roma - ha proseguito - significa via dalle poltrone e dalla Rai. Non ci hanno portato a niente se non a difenderci dalle accuse di essere lì". "Via da Roma - ha concluso- significa via dai doppi incarichi, soprattutto all'interno della Lega". Poi sull'Europa: "Noi non siamo contro l'Europa e contro l'euro, a condizione che si possa creare una nuova Europa. Siamo pronti a contribuire alla nuova Europa, altrimenti è meglio uscire dall'euro e poi succederà quello che deve succcedere''. Poi l'attacco a Monti: "Il primo obiettivo è commissariare il governo Monti senza possibilità di reintegro".

Tutti insieme
. Un invito a ripartire tutti insieme. Così Maroni si è rivolto ai militanti: "Io vorrei che da domani si ricominciasse a lavorare tutti insieme: chi è qui per lavorare sarà benvenuto, chi è qui per chiacchierare a vanvera può andarsene domani mattina", ha detto, sottolineando che "il progetto dell'indipendenza della Padania non cambia e non cambierà. Ho sentito dire che con il mio arrivo l'articolo 1 dello statuto sarebbe cambiato - ha aggiunto -. Cazzate. Finché ci sono io l'articolo 1 non si tocca". Poi, l'ex ministro dell'Interno ha aggiunto: "Non sarà facile recuperare la fiducia di chi non ci vota più, ma io ci credo. Voglio che la Lega torni ad essere la Lega Nord 'la potentissima', come è stata negli ultimi decenni. Ci credo perché la Lega ha fatto sempre l'analisi giusta - ha proseguito -. È sempre stata lucida nel capire prima cosa sarebbe avvenuto. Noi siamo qui e ripartiamo con grande forza". Infine: "Questa è la Lega che io voglio. Garantisco il mio impegno totale: lavorerò per unire. Devo tutto alla Lega''.

Ancora pulizia. Polemizzando con quanto aveva dichiarato poco prima Bossi, Maroni ha escluso che ci sia un attacco studiato contro la Lega: "Basta beghe interne, basta piangerci addosso, non ne posso più. Io non credo ai complotti. Abbiamo fatto pulizia e continueremo a farla", ha dichiarato.

Bossi: "Tra noi non ladri, quelli stanno a Roma". ''Noi siamo qui a congresso per l'attacco della magistratura'': sono state queste le prime parole di Umberto Bossi, arrivato con due ore di ritardo al congresso, tanto da costringere gli organizzatori a invertire l'ordine degli interventi. E non sono mancate parole sprezzanti nei confronti del governo e del tricolore: "In Svizzera Monti sarebbe stato licenziato per incompatibilità con la democrazia", ha dichiarato Bossi che, rivolto a quelli che in sala avevano la bandiera, ha affermato: "Il sogno è una cosa sola. E lo dico per gli imbecilli che stanno nella Lega che girano col tricolore. Il sogno è la Padania libera. Quando vedevo avanzare una corrente nella Lega ero preoccupato non tanto per la Lega perché c'era il rischio che morisse il sogno nella testa di tanta gente". Il senatur ha poi attaccato Roma: "La Lega non ha rubato niente. I ladri sono a Roma, sono farabutti i romani non sono padani'', ha detto, ma questa affermazione è stata accompagnata da qualche fischio della platea. Le vicende giudiziarie che hanno toccato la Lega Nord negli ultimi mesi sono state, per Bossi, "tutte studiate al tavolino" perché "Berlusconi è stato fatto fuori e se ci sono elezioni i voti vanno alla Lega, che è molto peggio di Berlusconi".

"Attacco a tavolino". "È un attacco preparato al tavolino - ha aggiunto - un attacco della magistratura. Ma certo qualcuno ha aperto la fortezza della Lega dall'interno", riferendosi evidentemente al tesoriere Francesco Belsito. Dopo aver affermato che "abbiamo aspettato un centinaio di anni da schiavi, non si può cambiare di colpo, ma bisogna andare avanti sapendo che i nostri figli non saremo più schiavi di Roma, ma liberi in Padania. Questo riusciremo a farlo", ha concluso: "Certo se pensavano che la Lega morisse, si sbagliavano, perché la Lega si basa sulle idee e le idee camminano sulla gambe degli uomini. Se anche dovessi mancare io - ha aggiunto rivolto ai militanti - ci sarebbe sempre qualcuno di voi".

Lo statuto. Umberto Bossi non ha dimostrato di nutrire molta fiducia nei confronti dei nuovi dirigenti e ha chiesto di vedere il nuovo statuto approvato dal congresso federale stamane: ''Vado a vedere se mi avete fatto degli imbrogli'', ha affermato, chiamando sul palco di fianco a lui, il presidente dell'assise, Luca Zaia. Lo statuto ''è stato votato all'unanimità'', gli ha risposto stizzito il governatore del Veneto. ''Questo è preoccupante'', ha replicato Bossi. ''Oggi, secondo me, non è necessario fare lo statuto, avete votato lo statuto, spero che qualcosa non sia cambiato che io non sappia'', ha aggiunto.

Le scope
. Umberto Bossi ha attaccato "quelli che alzavano le scope", cioè i militanti leghisti, in grande maggioranza maroniani, che in occasione di una manifestazione a Bergamo 3 dopo l'avviso di garanzia al tesoriere Belsito chiedevano pulizia all'interno del movimento. "Quelli che alzavano le scope - ha detto Bossi parlando al Congresso della Lega ad Assago - non hanno capito che la cosa era organizzata. Di più. Spesso quelli che alzavano le scope - ha proseguito Bossi - se si andasse a fondo, farebbero meglio a non alzarle troppo. Perché c'è n'è uno poi, è ridicolo, alzava la scopa, gridava e poi il suo autista, invece di farlo pagare dal suo comune, lo faceva pagare alla Lega. Meglio essere tranquilli". Secondo alcuni fedelissimi bossiani il riferimento di Bossi è all'autista del sindaco di Verona Flavio Tosi.

Fischi per Napolitano. Fischi all'indirizzo del presidente della Repubblica sono stati rivolti da alcune centinaia di militanti della Lega. I fischi sono partiti quando dal palco il capo delegazione al Parlamento Ue, Francesco Speroni, ha criticato Giorgio Napolitano per il suo intervento in tema di riforme. Pur essendo prerogativa sua nominare il governo, ha detto, "come fa a criticare il Senato della Repubblica che ha deciso sul Senato federale con la maggioranza che ha vinto nel 2008?". Fischi anche quando il capogruppo alla Camera, Giianpaolo Dozzo, ha nominato Elsa Fornero, ricordando che il Carroccio ha presentato una mozione di sfiducia contro il ministro in Parlamento. "Al capo dello Stato non piace la democrazia, a noi sì", ha attaccato Speroni, tra gli applausi.