venerdì 18 agosto 2017

L'ASSE CHARLOTTESVILLE-BARCELLONA


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Ci risiamo con l'ennesimo attacco vile da parte di alcuni jihadisti che hanno colpito Barcellona nel pomeriggio di ieri nella zona delle ramblas al momento piena di persone,investendo senza pietà decine di persone provocando al momento tredici vittime e un centinaio di feriti alcuni dei quali in condizioni disperate.
Anche i dintorni sia della Costa brava che della Costa del sol da Tarragona a Cambrils sono state interessate con azioni della polizia volte a prevenire ulteriori attacchi simultanei con l'uccisione di cinque presunti terroristi e la morte di una persona dovuta ad un esplosione di decine di bombole di gas che sarebbero potute essere usate per altri attacchi.
La matrice del terrorismo estremista islamico sembra essere la più indicata anche se le rivendicazioni Daesh sono al vaglio:sicuro comunque che l'attacco è stato organizzato e pianificato nei minimi dettagli così come il piano di fuga anche se almeno due terroristi sono stati fermati.
Un terzo è in fuga,un diciottenne radicalizzato da poco e fratello del primo presunto sospettato:un'età così giovane sulla quale puntano gli indottrinatori islamici che così come quelli dell'estrema destra cercano menti malleabili per sviluppare ed inculcare in essi le teorie dell'odio e della violenza.
Così come a Charlottesville(madn le-rivendicazioni-del-popolo-di-trump )l'attacco di Barcellona di ieri che ha avuto danni in vite umane più rilevanti hanno la stessa matrice di odio e d'ignoranza proprie di ideologie che fanno della violenza,della cancellazione del passato e della creazione di un uomo nuovo e della sparizione di tutti gli altri i loro unici obiettivi.
Articolo di Contropiano:internazionale-news .

Barcellona, dove prosegue la caccia all’infedele.

di  Enrico Campofreda
Furgone, Tir o auto lanciati a falciare l’infedele occidentale, turista o residente che sia, ripete il copione già drammaticamente visto a Nizza, Berlino, Stoccolma, Londra. Colpisce a Barcellona e avrebbe potuto farlo ovunque, perché questa è la codificazione più semplice offerta al jihadismo ‘fai da te’ per seminare sangue e panico alla stregua dei miliziani addestrati che sanno usare tritolo e kalashnikov.

Lo si afferma da mesi: le sconfitte sul campo e gli spazi ristretti del Daesh mediorientale, restituiscono all’Europa un buon numero di foreign fighters, le Intelligence ne contano oltre tremila (un migliaio di Francia, settecento belgi e via andare anche per i duecento italiani e altrettanti spagnoli) che potrebbero tornare, o già sono rientrati, nelle città comunitarie. Costoro potranno proseguire la militanza jihadista colpendo il cuore dell’Europa, sebbene parecchi siano conosciuti, schedati, magari già osservati e intercettati. Ma per il genere d’attentato, simile a questo catalano (13 vittime che potrebbero aumentare per le condizioni disperate di alcuni degli 80 feriti) servono identificazione a una causa e sangue freddo, non necessariamente l’esperienza militare sui campi di battaglia siriano o afghano.

Fra l’altro, il reclutamento per azioni che diventano sanguinose come queste delle vetture lanciate sulla folla, non avviene in particolari luoghi d’incontro, né tantomeno in quelle moschee ostaggio di predicatori radicali. Abbiamo visto come sia la grande rete virtuale a dare corpo e vigore alle nuove leve jihadiste, in genere giovani, senza un passato né politico né di radicalismo religioso. Tutto è molto rapido, libero, diremmo facile, se non si trattasse di scegliere la via che semina morte nelle strade; seppure nella mente dei nuovi combattenti si tratta d’una scelta che vuol restituire, colpo su colpo, quella destabilizzazione che gli eserciti “infedeli” conducono altrove.

Eppure la casualità dell’obiettivo spagnolo è meno casuale di quel che sembrerebbe. E se Qaeda nel marzo 2004 colpiva la stazione madrilena di Atocha, causando 192 vittime, per punire l’impegno iberico nelle missioni Nato mediorientali a cominciare dall’Iraq, oggi il pensiero degli analisti corre al Sahel, alle sue contraddizioni, agli interessi europei in quelle aree, che sono francesi più che spagnoli e coinvolgono Paesi come le ex colonie di Mali e Mauritania.

Ma la Spagna, che pure addestra i peshmerga nemici dell’Isis, conta un numero non esiguo di immigrati marocchini, che assieme ai tunisini hanno in questi anni ingrossato le file jihadiste. Dati ufficiali raccontano di circa duecento sospettati fondamentalisti fermati dall’Intelligence di Madrid negli ultimi due anni, molti di loro erano appunto maghrebini, com’è marocchino uno degli attentatori di cui è stata diffusa l’identità. Giallo nel giallo, lui non sarebbe il vero Driss Oukabir, di cui sono stati ritrovati i documenti serviti per il noleggio del van stragista, bensì il fratello diciottenne Moussa. L’ha rivelato alla polizia il vero Driss, presentandosi in un commissariato dopo aver appreso la notizia della mattanza. I suoi documenti sarebbero stati sottratti e usati dal più giovane, che, però, avendo complici non sembrerebbe proprio un attentatore solitario.

Cosicché la filiera della vicenda è ancora al vaglio d’investigatori e osservatori geopolitici. Lo è anche la rivendicazione dell’Isis, giunta in serata. Vera? Falsa? Bisognerà studiarlo. Come sempre non manca di retorica e di finalità propagandistica quando, in riferimento al luogo dell’agguato, rievoca i fasti islamici dell’Andalusia. Se l’Isis, pur in crisi, sta cercando macabri rilanci in terra europea sembra non tralasciare mito ed enfasi che distolgono i seguaci dall’inevitabile nuova scia di sangue. Oppure li inebriano.

articolo pubblicato su http://enricocampofreda.blogspot.it

giovedì 17 agosto 2017

TRUMP PUNTA IL DITO CONTRO IL VENEZUELA


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Il guerrafondaio Trump,come molti dei suoi ultimi predecessori,alza il tiro in materia di aggressività e di strafottenza coinvolgendo il Venezuela e inserendolo nella sua lunga black list accusando direttamente Madura che non ha fatto un passo indietro nonostante il tentativo d'ingerenza che gli Usa stanno compiendo nello Stato sudamericano.
Sia la Cia che il Ned(che ha promosso le rivolte di questi mesi mascherata da organizzazione no profit)negli ultimi tempi non sono però riuscite nel loro intento di golpe cacciando Maduro che nel frattempo ha insediato la commissione per la nuova costituente(madn la-cia-caracas ).
L'articolo preso da Contropiano racconta le testimonianze di Chomsky e Pilger che esprimono la loro preoccupazione per la situazione venezuelana e le continue minacce statunitensi(venezuela-cade-lumanita-cade )mentre nel frattempo l'ambasciatore italiano ha accettato l'invito della presidente della costituente venezuelana nonostante sia Gentiloni che l'Ue non abbiano riconosciuto tale assemblea in maniera ufficiale(contropiano venezuela-lambasciatore-italiano-incontra-la-presidentessa-della-costituente ).

Noam Chomsky e John Pilger: «Se il Venezuela cade, l’umanità cade».

di  TeleSur
In un’intervista esclusiva per Telesur, il linguista statunitense Noam Chomksy e il giornalista John Pilger hanno definito il comportamento del Presidente Donald Trump verso il Venezuela come “irresponsabile” ma tutto sommato “prevedibile”, in linea cioè con il comportamento assunto dai precedenti presidenti degli Stati Uniti verso situazioni politiche analoghe.
 Chomsky ha definito le dichiarazioni di Trump come “scioccanti e pericolose” e ritiene che esse siano spiegabili più con il tono con cui Trump comunica abitualmente con la propria base elettorale e con la necessità di “stare sotto i riflettori” mentre i fatti di Caracas volgevano velocemente a favore di Maduro e della Rivoluzione Bolivariana, non preoccupandosi però delle conseguenze che le sue dichiarazioni avrebbero avuto nel mondo fuori dal suo entourage di rifermiemento (eccetto che per le sue tasche e per la sua immagine – ha aggiunto sibillino Chomsky).
“La nostra migliore speranza è che qualche generale negli Stati Uniti capisca le conseguenze nefaste di questo atteggiamento e prenda in mano la situazione”, ha aggiunto Chomsky.

Da parte sua, il giornalista John Pilger ha affermato che la linea di condotta di Trump con l’opzione di un’invasione è in continuità con la prassi degli Stati Uniti dell’ultimo secolo.
“La minaccia di un’invasione militare del Venezuela da parte degli Usa è  in linea con la politica estera statunitense degli ultimi 70 anni”, ha detto.
“Gli Stati Uniti hanno già invaso il Venezuela con i gruppi sovversivi come la NED, che supportano la cosiddetta ‘opposizione democratica’ che cerca in realtà il rovesciamento violento di un governo normalmente eletto: si tratta di un grave crimine del diritto internazionale, di un golpe”, ha detto Pilger.
“E ‘improbabile che gli Stati Uniti invadano il Venezuela. Washington può invadere solo Paesi indifesi, e il Venezuela non è indifeso. Però almeno il mondo civile dovrebbe sostenere il governo di Caracas, che è sottoposto ad una ‘guerra di propaganda’ virulenta attraverso i mezzi di comunicazione di massa. Se il Venezuela cade, cade l’intera umanità”, ha aggiunto Pilger.

(Traduzione dallo spagnolo per l’AntiDiplomatico di Giuseppe Dibello)

Questo articolo è publicato in contemporanea da Contropiano e L’Antiplomatico.

mercoledì 16 agosto 2017

AGGUATO FASCISTA A OMBRIANO


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Nella notte tra lunedì e martedì scorso a Ombriano(Crema)ennesimo vile atto di squadrismo fascista ai danni di un ragazzo che presta il suo impegno presso l'Arci come barista e che dopo la chiusura del locale attorno all'una e mezza è stato aggredito e picchiato da due fascisti che lo hanno anche insultato per le sue ideologie politiche.
L'articolo(www.ecn.org/antifa )parla del solito modus operandi di questi ratti di fogna che come sempre in maggioranza numerica prendono il malcapitato di turno da solo ed in zone isolate per poi darsi alla fuga come fanno i vigliacchi.
Un gesto come sottolineato dai compagni dell'Arci di Ombriano che viene in un periodo nel quale i partiti politici ed i movimenti soffiano vento sul fuoco dell'odio razziale ed ideologico di sinistra in maniera sempre più preoccupante.

Inseguito, picchiato e insultato volontario dell’Arci di Ombriano.

E' accaduto stanotte, intorno all'1.30 quando due individui hanno atteso l'orario di chiusura, inseguendo il barista, colpendolo più volte al volto e insultandolo per la sua militanza antifascista.

Volontario dell’Arci di Ombriano picchiato da due individui che hanno atteso che uscisse dal locale per aggredirlo e insultarlo. E’ il terribile episodio di violenza andato in scena stanotte, lunedì, tra l’una e mezza e le due nel quartiere di Ombriano, a Crema. A rendere noto l’accaduto è lo stesso Consiglio Direttivo dell’Arci di Ombriano, che si è mobilitato per un’assemblea pubblica.
 Inseguito e picchiato

“C’è stata un’aggresione fascista – hanno fatto sapere dal vertice del circolo cremasco – Stanotte due individui su una macchina grigia hanno atteso l’orario di chiusura e hanno aspettato che i soci lasciassero il circolo. A quel punto hanno inseguito il barista imboccando via Renzo da Ceri nel senso opposto e affiancando il volontario che rientrava verso casa. Uno dei due è sceso dall’auto e ha colpito più volte al volto il volontario dell’arci mentre lo insultava per la sua militanza antifascista. Il tutto si è svolto in pochi istanti. Poco dopo è salito in macchina e i due si sono dati alla fuga. L’aggressore è stato riconosciuto come fascista sia per la retorica che per l’abbigliamento. Il nostro compagno sta bene”

“Fatto che cerca di intimidire tutti i soci e simpatizzanti”

“Il fatto è grave per due motivi – continuano – l’aggressione era premeditata, mirata e codarda , in pieno stile fascista. Il compagno dell’arci è stato seguito e aggredito quando i due avevano la certezza di essere soli. L’aggressione non colpisce solo un socio del circolo, ma tenta di colpire e intimidire un punto di riferimento per i giovani, le organizzazioni di sinistra e gli antirazzisti di tutto il cremasco. L’aggressione è avvenuta il giorno dopo l’attentato nazista di Charlottesville e si inserisce in un clima in cui la Lega nord soffia sul fuoco del razzismo e si allea con organizzazione neonaziste e in cui il partito di governo stringe accordi col governo libico per internare i migranti ed impedirgli di raggiungere l’Europa”.
Mercoledì assemblea pubblica

“Un clima in cui idee e metodi del fascismo vengono tollerati come un opinione, quando in realtà sono uno strumento per reprimere chi si oppone alle politiche della classe dominante. Di certo non ci faremo intimidire – hanno concluso – Mercoledì 16 agosto ore 21.30 assemblea pubblica antifascista all’Arci ombriano. Noi non ci nascondiamo, ora e sempre resistenza”

http://giornaleditreviglio.it/notizie-cronaca-treviglio/17909/

martedì 15 agosto 2017

LA MORTE DI MAITE E RAFA TRENT'ANNI FA

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Giusto trent'anni fa persero la vita i due giovani militanti baschi dell'Eta Maite Pérez Sever e Rafa Etxebeste Garmendia mentre stavano armeggiando un ordigno esplosivo,e in quegli anni la commozione popolare fu tanta così come la repressione poliziesca che ne derivò nei giorni successivi.
Infatti nelle città di origine della venticinquenne Maite a Bilbo e del ventitreenne Rafa a Orereta sia l'ertzaintza e la policia nacinal cercarono d'impedire che i feretri venissero omaggiati per le strade con scarsi risultati se non quello di aver massacrato di botte decine di persone.
L'articolo preso da Infoaut(storia-di-classe/15-agosto-1987 )ci porta indietro al 1987 mentre propongo anche questo che temporalmente ricorda gli stessi giorni ma di due anni avanti quando ci furono scontri a Donostia per protesta contro una sfilata di autorità e personalità politiche(14-agosto-1989-gli-incidenti-di-la-salve-a-donostia ).

15 agosto 1987: la morte di Maite e Rafa, militanti dell'Eta.


15 agosto 1987, nelle strade di Donostia - Paesi Baschi - si sentì un boato: erano circa le 14 di un un sabato pomeriggio.

Il giorno seguente, a Bilbao, nel pieno della tradizionale "Semana Grande", venne deciso da parte dei collettivi partecipanti alla festa bilbaina, di interrompere momentaneamente i festeggiamenti per dare spazio alle varie iniziative in ricordo e riverenza che si sarebbero svolte durante tutta la giornata. Le bare dei due militanti vennero avvolte da una bandiera basca e da uno stendardo con il simbolo dell'ETA. Nelle rispettive città, migliaia di persone accolsero con commozione i due feretri, nonostante i tentativi della guardia civil di "scortare" il carro funebre di Maite così come di posizionare blocchi sulle strade d'accesso di Orereta, città natale di Rafa.

Completamente militarizzate dalle forze di polizia, le due città d'origine di Maite e Rafa, furono teatro di tensioni durante il giorno dei funerali e quelli successivi. Il tentativo da parte delle forze di polizia era chiaro: impedire qualsiasi iniziativa atta ad omaggiare i militanti dell'organizzazione armata basca. Ad Ororeta, l'atto politico in ricordo di Rafa fu impedito da parte della polizia che però non riuscì a fermare la protesta popolare. Furono circa duemila infatti, le persone che scesero in strada per il divieto imposto dalle autorità. La manifestazione venne duramente caricata poco dopo la partenza, dando il via così a violenti scontri che si protrassero per un'ora, fino a quando le forze di polizia abbandonarono il paese. Cariche indiscriminate vennero effettuate anche in altri momenti della giornata in più punti della città provocando numerosi feriti.
A Bilbao invece, con la stessa intenzione di impedire l'iniziativa in omaggio e ricordo a Maite Perez, il cui feretro venne costantemente vigilato da alcuni agenti, la polizia presidiò anche l'entrata del cimitero, bloccando così l'accesso al suo interno a numerose persone che volevano rendere l'ultimo saluto alla giovane. Nonostante ciò alcune persone, tra cui rappresentanti politici e alcuni amici, riuscirono ad arrivare prima degli agenti, mentre molte altre riuscirono a scavalcare e raggirare i poliziotti, permettendo così un omaggio dignitoso alla giovane.

Molte parole di riverenza e stima vennero spese in quei giorni da parte della società civile basca, rappresentanti politici, amici e parenti dei due militanti morti. Particolarmente ricche di significato e commozione furono quelle dedicate a Maite, pronunciate da un rappresentante politico della Koordinadora Abertzale Sozialista, coordinamento che raggruppava differenti partiti politici, movimenti sociali, sindacati e organizzazioni armate:
"Tutta la tua vita è stata un esempio di dedizione alla lotta, ed è questa che ti obbligò ad andare via, a rifugiarti. Per questo oggi sei più unita che mai a noi. Tutti avremmo voluto abbracciarti nell'allegria della vittoria, e la cruda realtà di una lotta rivoluzionaria ci obbliga ad abbracciarti senza che tu possa sentire l'affetto e l'adesione senza limiti alla tua causa, che è la nostra."

Agur eta ohore gudariak.
Gogoan zaituztegu.

lunedì 14 agosto 2017

LE RIVENDICAZIONI DEL POPOLO DI TRUMP


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La follia di Charlottesville dove un suprematista bianco si è lanciato con la sua auto contro un corteo di antirazzisti e antifascisti statunitensi è un ulteriore segnale che i movimenti per la supremazia ariana,Ku Klux Klan in testa,rivendicano il loro voto a favore di Trump e paiono sempre più simili ai miliziani di Daesh(madn zero-differenze-tra-lisis-e-il-ku-klux.klan ).
Un presidente che non ha mai citato nella dichiarazione copia incolla di condanna l'origine dei fatti di sangue che hanno visto la morte di una manifestante e anche quella di due agenti di polizia caduti con il loro elicottero la matrice politica di estrema destra tantomeno i suprematisti bianchi del white power.
Il redazionale di Contropiano(charlottesville-nazisti )parla dei fatti di cronaca,e ne aggiungo uno più dettagliato(usa-terrorismo-supremazista-auto-si-lancia-su-un-corteo-antirazzista-un-morto-e-30-feriti-in-virginia ).

Charlottesville. I nazisti provocano morti e feriti.

di  Redazione Contropiano
E’ salito a 3 morti e 35 feriti il bilancio della giornata di iniziative ed odio razziale che ha coinvolto Charlottesville,  piccolo centro urbano della Virginia a 300 chilometri da Washington. Un auto guidata dal giovane ventenne originario di Maumee in Ohio, James Alex Fields successivamente arrestato con l’accusa di omicidio volontario – è piombata in velocità contro un corteo antirazzista che contestava la manifestazione convocata da diverse associazioni di razzisti e “suprematisti” bianchi fra cui il Ku Klus Khan. L’automobile ha investito i manifestanti antirazzisti uccidendo una donna di 35 anni e investendo diverse persone. Quattordici persone sono rimaste ferite negli scontri e altri 19 sono stati feriti dalla macchina che ha investito la manifestazione antirazzista.

Alla morte della donna si è poi aggiunta quella di due agenti di polizia precipitati con un elicottero in servizio di pattugliamento aereo della cittadina dove si sono verificati numerosi scontri fra manifestanti e le forze dell’ordine. L’Fbi ha avviato un’inchiesta per “attentato ai diritti civili”.

C’è molta rabbia su come la polizia ha gestito la situazione, una rabbia che si è intensificata dopo la morte della donna investita da un’auto. Gli esperti sentiti dal Washington Post hanno affermato che la polizia è apparsa numericamente numerosa, mal preparata e inesperta.
“La cosa peggiore è che la gente è stata ferita, e la polizia si è fermata e non gestito la situazione”, ha detto David Copper.

Cornel West, professore e scrittore di Princeton, ha dichiarato: “la polizia non ha fatto nulla in termini di protezione del popolo della comunità, ed ha aggiunto che “se non fosse stato per gli anti-fascisti che ci proteggono dai neofascisti, saremmo stati schiacciati come scarafaggi”.

Il governatore della Virginia Terry McAuliffe ha proclamato lo stato d’emergenza a Charlottesville, allertando la guardia nazionale per la possibile richiesta di intervento in città. Ed ha puntato il dito con parole dure la manifestazione dei razzisti bianchi alla base degli scontri. “Andatevene: nazisti e suprematisti bianchi non sono i benvenuti in Virginia. Vergognatevi. Non c’è posto per voi”, ha dichiarato il governatore McAuliffe. Il Sindaco della cittadina Michael Signer, nel dichiarare il lutto cittadino per le vittime, ha fatto appello a tutti i manifestanti a “tornare a casa”.

Molti dei manifestanti nazisti, scesi in piazza con il pretesto di impedire la rimozione di una statua al generale Lee (il comandante delle forze armate sudiste durante la guerra civile americana), hanno dichiarato di aver votato Trump e di voler dare concretezza alle aspettative maturate con l’elezione del nuovo presidente in materia di immigrazioni e relazioni con le minoranze.

sabato 12 agosto 2017

L'ANNIVERSARIO DI SANT'ANNA DI STAZZEMA


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Oggi ricorre l'anniversario dell'eccidio di Sant'Anna di Stazzema in provincia di Lucca dove l'orrore del nazifascismo provocò 560 morti in una zona bianca,che nell'estate del 1944 significava un territorio usato per l'accoglienza degli sfollati,motivo in più per condannare questo atto di sangue tra i più cruenti di tutta la seconda guerra mondiale e non solo in Italia.
Nell'articolo di Infoaut(storia-di-classe )la breve storia di quel tragico giorno e altri contributi ai vari link di questo articolo:madn nessun-miracolo-santanna e la poesia di Calamandrei(madn lapide-ad-ignominia ).

12 agosto 1944: l'eccidio di Sant'Anna di Stazzema.

Estate 1944, l'ultima estate di guerra. La zona della Versilia in questo momento costituisce il fronte occidentale dell Linea Gotica e

È così che un piccolo paesino di mezza montagna,raggiungibile solo attraverso le mulattiere, Sant'Anna di Stazzema, comincia ad accogliere molti rifugiati e vede di fatto quadruplicare la propria popolazione, che raggiunge i 1500 abitanti.

All'alba del 30 luglio i partigiani della X Brigata Garibaldi danno battaglia alle truppe tedesche sul monte Ornato, non distante da Sant'Anna di Stazzema, che il 5 agosto viene investita dal terribile ordine di sfollamento, che fortunatamente viene però ritirato alcuni giorni dopo, in quanto la zona viene qualificata come "zona bianca" cioè adatta ad accogliere sfollati, in quanti i partigiani hanno abbandonato la zona, attestatisi in una zona più interna, in direzione di Lucca.

L'operazione tedesca arriva perciò, improvvisa e del tutto inaspettata.
All'alba del 12 agosto tre reparti di SS (in tutto alcune centinaia di unità), accompagnati da fascisti collaborazionisti in funzione di guide della zona, salgono a Sant'Anna, mentre un quarto reparto si attesta più in basso, nel paese di Valdicastello, per chiudere qualsiasi via di fuga.
Alle sette il paese è completamente circondato: la popolazione, pensando ad un'operazione di rastrellamento, si divide; gli uomini scappano nei boschi, per evitare la deportazione in Germania, mentre donne e bambini restano rintanati nelle proprie case.

I nazisti inizialmente rastrellano circa centocinquanta persone, le conducono nel piazzale antistante la chiesa e aprono il fuoco. Terminate le raffiche dei mitragliatori, ammassano sul cumulo di corpi, tra cui vi erano ancora dei vivi, le panche e le suppellettili della chiesa, dandovi fuoco. Altre decine di persone, atterrite e sconvolte, quindi incapaci di opporre resistenza, vengono spinte vive nel rogo.
Nel frattempo altre SS entrano in ogni casa, rastrellano tutti i presenti e li rinchiudono nelle stalle e nelle cucine delle case, e poi provvedono, con feroce meticolosità, all'eccidio, con colpi di mitra, fuoco e bombe a mano.
Chiunque cerchi di fuggire verso il bosco viene raggiunto da raffiche di mitra, alcuni bambini vengono colpiti alla testa con calci di fucile e lanciati nel forno del pane.
A mezzogiorno tutte le piccole case di Sant'Anna bruciano.
I tedeschi, esaltati e brutali, scendono a valle per il sentiero, continuando ad ammazzare e bruciare qualsiasi cosa incontrino sulla propria strada: solo il calar delle tenebre pone finalmente fine all'eccidio.

In tutto le vittime saranno un numero imprecisato, sicuramente superiore alle 560 persone, per la maggior parte bambini, donne e anziani.

Le indagini sul massacro di Sant'Anna di Stazzema inizieranno immediatamente, inizialmente condotte da inglesi e americani, con lo scopo di identificare i responsabili: una verità giudiziaria definitiva non arriverà però per più di cinquant'anni. Si tratterà di una delle tante vergogne di cui si coprirà il sistema giudiziario italiano: nel 1960, infatti, verrà disposta l'archiviazione di circa 695 fascicoli riguardanti gli eccidi nazisti che in Italia hanno provocato più di quindicimila vittime.
I fascicoli verranno ritrovati nel 1994, durante il processo a Eric Priebke, in quello che verrà chiamato "l'armadio della vergogna". Infine, il 22 giugno 2005 il Tribunale Militare di La Spezia condannerà all'ergastolo tutte e dieci le SS imputate per il massacro di Sant'Anna: Sonner, Sontag, Schonemberg, Bruss, Rauch, Schendel, Concina, Gopler, Richter e Goring.

TAGLI SCOLASTICI DI SPESE E DI ANNI


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Dopo i tagli violenti alle spese pubbliche per l'istruzione(per gli istituti privati ovvio che sono aumentate)ecco in arrivo prossimamente,per ora solo sottoforma di esperimento per un centinaio di licei italiani ma solo in una classe a scelta,una nuova riforma scolastica aumentando le ore annuali e introducendo nuovi modelli d'istruzione(vedi per ulteriori dettagli:www.ilpost.it liceo-breve/ ).
La ministra Valeria Fedeli già passata nel tritacarne mediatico e non solo per alcune sue scelte e per quelle ereditate(madn ma-davvero-e-tutta-colpa-degli insegnanti )propone questo nuovo programma scolastico già sperimentato su poche classi e ormai diffuso in Europa(a parte in Scandinavia dove c'è il sistema europeo migliore e le superiori sono di cinque anni)che avrebbe vantaggi per tutti a parte che per gli studenti.
Nell'articolo preso da Left(il-liceo-breve )si spiegano semplicemente che tutte le innovazioni,la scuola non dev'essere ferma e statica soprattutto riguardo ai metodi d'insegnamento ma non ai contenuti studiati che sovente vengono cancellati o nascosti con programmi reazionari,che tale riforma apporterà.
Innanzitutto queste novità possono essere benissimo applicate ai licei e a tutti gli altri istituti con termine quinquennale,e poi accavallando ore e programmazioni didattiche si cade nella confusione,e nel volere velocizzare l'apprendimento si ha rischio elevato di non acculturare e preparare adeguatamente gli studenti.
Poi il governo ci guadagnerebbe creando subito personale sottopagato un anno in anticipo,sia che si proseguano gli studi universitari o meno,con un evidente riduzione dei costi legati all'istruzione,con meno professori stipendiati e classi sempre più numerose.

Il “liceo breve”? Così lo vuole il mercato. Ovvio.

di Giulio Cavalli
Capiamoci: dopo la laurea breve partorire l’idea di un “liceo breve” (soprattutto con le motivazioni addotte) è poco di più di una scoreggia estiva. Per due motivi: uno strettamente legato ai numeri e uno di quadro più generale e culturale.

I numeri, innanzitutto, ci dicono che già la laurea breve è stato un fallimento. Come ha scritto bene Marzio Bartoloni (qui) “la missione di quella riforma finora è fallita: le nuove matricole all’università non sono decollate come si sperava, anzi a conti fatti ne abbiamo perse 10mila per strada. E così restiamo fanalino di coda in Europa (peggio di noi solo la Romania) per numero di laureati. Anche l’obiettivo di aumentare le chance di trovare subito un posto di lavoro non è stato raggiunto: è vero che non si possono accostare percorsi universitari così differenti, ma se con il vecchio diploma di laurea trovavano lavoro, a un anno dalla tesi, circa 7 neo dottori su 10 i laureati triennali e magistrali di oggi possono vantare numeri praticamente sovrapponibili”. Rifarsi a un esperimento fallito per lanciare un’iniziative di governo ha lo stesso fascino del gridare al mondo di avere inventato una nuova abitazione a cui manca “solo” il tetto.

C’è poi la questione della pregiatissima “innovazione” che questo liceo porterebbe: “didattica innovativa”, “basta lezioni frontali” e l’insegnamento di alcune materie in lingua straniera. Perché tutto questo non si possa applicare agli attuali licei quinquennali rimane un mistero.

C’è poi la questione culturale e sociale: un’istruzione così fighissimamente smart rientra perfettamente nei canoni della superficialità culturale che fa il paio con il fastidio per i “professoroni” e la cultura in generale. L’idea che per raggiungere i propri obbiettivi conti più la furbizia o la velocità di esecuzione piuttosto della densità di pensiero è ormai un dogma di questo decennio e applicare questo (brutto) trend alla scuola non è proprio una grande idea. No.

E poi c’è la questione fondamentale: un mercato del lavoro che vuole lavoratori sottopagati (e sottoculturati), pronti per essere valutati “al chilo” come semplice costo, trova nel “liceo breve” la giusta rappresentazione. Un anno di scuola in meno significa avere prima carne da lavoro. E, se ci pensate bene, significa avere meno costi per l’istruzione. Sembra banale, in effetti, ma ci guadagnerebbero tutti. Tutti gli altri. Ovvio.

Buon mercoledì.

venerdì 11 agosto 2017

DOPO LA CALDA ESTATE CI SARA' IL CALDO AUTUNNO?


Immagine correlata
L'estate è il periodo preferito dalle forze del disordine su ordine di procure e di amministrazioni per eseguire con la forza sgomberi e sfratti,sia per un periodo nel quale le persone che occupano spazi in prima persona sono più facilmente fuori città che per il fatto che anche i solidali e complici verso centri sociali e famiglie occupanti lo sono.
Dopo i recenti casi di Bologna(madn bolognala-procura-ordinala-questura esegue )e quelli ormai annosi di Roma(madn che-succede-san-basilio )dove l'emergenza abitativa è più sentita che in altre città italiane,nelle ultime ore a Cinecittà ben 80 nuclei familiari sono stati sgomberati da uno palazzo abbandonato di proprietà di Mps(quelli dei miliardi di Euro di aiuto statale)con percosse anche a donne e bambini che si erano rifugiati sul tetto.
A Baggio invece,nell'area urbana di Milano,il centro sociale Soy Mendel ha subito l'ennesima cacciata dalle forze dell'ordine da un suolo che da anni è stato abbandonato col motivo di un possibile insediamento di una società sportiva.
Tutto questo è la politica del manganello di Gentiloni e di Minniti(madn la-politica-del-manganello-dopo-i.disastri di piazza s.carlo ),quella degli sgomberi e degli sfratti,dell'espulsione dalle città dei meno abbienti e di chi offende il decoro di queste in quanto senza casa e senza stipendio.
C'è da chiedersi se dopo questa deriva a destra del governo Gentiloni e Minniti con i loro decreti repressivi e violenti,incapaci di dare risposta alle emergenze abitative e ai giovani(di sinistra)e ai loro spazi,se ci sarà l'autunno caldo per questo esecutivo mai votato e che tanto odia la democrazia nonostante starnazzi a tutti il contrario.
Articolo di:contropiano roma-milano-bologna-estate .

Roma, Milano, Bologna. Una estate di sgomberi contro case e spazi occupati.

di  redazione
Decine di blindati e di reparti della celere ieri hanno sgomberato 80 nuclei familiari dell’occupazione abitativa di via Quintavalle (zona Cinecittà) a Roma. A Milano hanno sgomberato il centro sociale Soy Mendel. Ieri l’altro a Bologna era toccato agli spazi occupati “storici” Crash e Labal.

A Roma all’alba di ieri mattina sono iniziate le operazioni di sgombero dell’occupazione abitativa di un palazzo abbandonato ex Inps in via Umberto Quintavalle 88 a Cinecittà dove avevano trovato alloggio 80 nuclei familiari che hanno resistito per ore barricandosi sul tetto. Si tratta di uno stabile di proprietà della banca Monte dei Paschi di Siena e a luglio aveva già subito il distacco dell’acqua e dell’elettricità.

Alcuni occupanti sono saliti sul tetto barricando i piani dello stabile. Solo dopo 5 ore di resistenza sotto il sole le forze dell’ordine sono riuscite ad arrivare sul tetto ed eseguire lo sgombero.

Uno sgombero violento con schiaffi e manganellate anche nei confronti di donne e bambini presenti. Nel frattempo, una volta diffusa la notizia dello sgombero si è formato un folto presidio con circa 300 solidali all’esterno dell’edificio. Altri attivisti del diritto all’abitare hanno invece occupato la chiesa in piazza Don Bosco e sono stati sgomberati anche loro pochi istanti fa. La sola soluzione avanzata dall’amministrazione è lo smembramento dei nuclei familiari con l’alloggio per 30 persone su, come detto 80 nuclei familiari. Il bilancio dello sgombero e dell’operazione di polizia è di 37 denunce e 11 arresti

A Milano c’è stato il terzo sgombero in meno di tre anni per le compagne e i compagni di Soy Mendel, realtà autogestita milanese che nasce attorno all’esperienza di lotta “No Canal”.
Polizia, polizia municipale e carabinieri nella mattina del 10 agosto si sono presentati in via Fratelli Zoia e hanno sgomberato il campo sportivo liberato nell’ottobre del 2016.

La scusa alla base dello sgombero è l’assegnazione temporanea dell’area ad una società sportiva. Il campo da calcio era abbandonato da anni. Le richieste delle società sportive rimanevano in un cassetto: poi è arrivata l’occupazione e l’esigenza di dare una risposta legalitaria. Arrivata in una calda mattinata di agosto.

Per la seconda volta spazi pubblici occupati da Mendel diventano oggetto di bandi e assegnazioni di spazi lungamente dimenticati dalle amministrazioni pubbliche.

Prima la giunta Pisapia poi quella Sala hanno risposto alle questioni poste dal centro sociale con gli sgomberi ma non con la vitalizzazione del quartiere di Baggio, quartiere vivo e attivo grazie alle iniziative dal basso.

Tre giorni fa a Bologna abbiamo assistito allo sgombero violento di spazi sociali occupati e attivi da anni come il Labal e il Crash.

LA COREA DEL NORD PENSA A GUAM E TRUMP LE SPARA GROSSE


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Il cazzone Trump minaccia seriamente come mai lo è stato(o forse i media pompano la notizia in quanto non ci sono attentati Isis)la Corea del Nord di Kim Jong-un che ultimamente ha dichiarato che è pronta ad attaccare a distanza il protettorato Usa di Guam,a 3.500 km circa da Pyongyang.
Le borse asiatiche fremono ed è un segnale forte che qualcosa si sta muovendo nonostante gli incontri Asean di Manila della scorsa settimana dove la Russia più che la Cina tenta di fare da paciere(vedi:madn provocazioni-usa-in-corea ).
Perché quest'ultima stando alle ultime fonti nel caso di un eventuale conflitto sarebbe neutrale nonostante i legami con la Corea del Nord,mentre lo stato americano non ufficiale della Corea del Sud(alle prese con problemi interni d'ingovernabilità e di corruzione)per l'appunto pendono dalle labbra di Trump non accorgendosi che effettivamente sono solo appesi alle sue emorroidi.
Articolo preso da:contropiano.org/news/internazionale .

Trump minaccia “fuoco e furia” contro la Corea del Nord.

di  Fabrizio Poggi
“Il mio primo ordine in qualità di Presidente è stato quello di rinnovare e modernizzare il nostro arsenale atomico. Ora è di gran lunga più potente di quanto non sia mai stato. Spero che non dovremo mai usare questa forza, ma rimarremo sempre il paese più potente al mondo!” – parola di Donald Trump.

Secondo quanto scritto dalla KCNA, “Pyongyang sta attentamente studiando i piani per colpire il territorio americano, dopo che Donald Trump ha pronunciato la sua stizzosa tirata”, con l’ammonimento alla Corea del Nord a “non minacciare più gli USA. In caso contrario dovrà scontrarsi con tali “fuoco e furia” quali il mondo non ha ancora visto”. Il riferimento nordcoreano al territorio americano sarebbe rappresentato dall’isola di Guam (territorio USA nel Pacifico) e specificamente la base aerea di Anderson, in cui sono dislocati i bombardieri strategici B-52 e la KCNA precisa che potrebbero esser impiegati “missili balistici strategici a medio raggio Hwasong-12”, mentre il Washington Post scrive che la RDPC ha realizzato testate nucleari di dimensioni adatte ai propri missili balistici intercontinentali e disporrebbe tra le 30 3 le 60 testate atomiche.

Da parte statunitense, secondo la NBC, il Pentagono ha già messo a punto il piano d’attacco alle piattaforme di lancio nordcoreane con l’uso di bombardieri strategici supersonici Rockwell B-1 Lancer, ognuno in grado di portare fino a 56 tonnellate di bombe e razzi, 6 dei quali sono di base proprio a Guam, che dista oltre 12.000 km da Washington, ma appena 3.200 km da Pyongyang e che ospita anche quattro sommergibili atomici.

Che quelle di Trump siano solo sparate verbali o no, martedì sera, alla borsa di New York, l’indice S&P 500 è sceso del 0,3%; il Dow Jones del 0,15%, il Nasdaq 100 del 0,21%  e questo, nonostante continuasse la diminuzione dei prezzi di prodotti energetici, con il petrolio WTI arrivato a 49,10 $ il barile. Panico si è registrato anche nei mercati asiatici, con la vendita affrettata di azioni e un’impennata dell’oro del 0,3% (1.264,67 l’oncia); balzo in avanti dello yen (109,94 per dollaro) e caduta del 0,8% del won sudcoreano. Calato del 1% l’indice sudcoreano Kospi e del 1,4% il giapponese Nikkei.

Anche Pechino ha reagito alla nuova scalata della tensione succeduta alla risoluzione adottata sabato scorso dal Consiglio di sicurezza ONU sull’inasprimento delle sanzioni contro la RDPC; lo ha fatto, con l’avvio di esercitazioni navali su larga scala nel mar Giallo, a nord del mar Cinese Orientale e non lontano dalle coste nordcoreane. Secondo vari esperti internazionali, le decine di vascelli, di superficie e subacquei, velivoli dell’aviazione di marina e reparti di fanteria di marina che vi prendono parte, costituirebbero un chiaro segnale lanciato a più di un destinatario, il principale dei quali non è necessariamente Pyongyang.

D’altra parte, l’agenzia Kyodo scrive che il nuovo Ministro giapponese per Okinawa e i Territori del Nord (come Tokyo chiama le isole Kurili), Tetsuma Esaki, starebbe elaborando un piano per rivedere l’accordo sullo status delle truppe americane, venendo incontro alle richieste della popolazione residente nelle aree delle basi USA in territorio giapponese. Se in altre parte del mondo, infatti, i militari yankee possono sottrarsi con la fuga in America alle responsabilità giudiziarie, in Giappone, in base allo status in vigore dal 1960, non possono affatto essere chiamati a rispondere per violazioni della legge, anche se lo scorso gennaio Tokyo e Washington si sono accordate per una limitazione delle immunità giudiziarie dei militari USA. Al di là di questo, martedì l’aviazione giapponese ha condotto manovre congiunte con quelle americane nello spazio aereo giapponese, nell’area dell’isola di Kyūshū, la terza per estensione e la più meridionale tra le quattro maggiori isole dell’arcipelago giapponese, in prossimità della penisola coreana. Vi hanno preso parte due caccia giapponesi F-2 e due bombardieri strategici USA B-1B “Lancer”.

Pyongyang aveva qualificato la risoluzione ONU come “criminale e illegale”, con il Consiglio di sicurezza trasformatosi in uno “strumento del male, infetto di incredibili pregiudizi e di ingiustizia”. Secondo Vladimir Khrustalëv, intervistato da RT, le “azioni fisiche” annunciate da Pyongyang in risposta alla risoluzione ONU, potrebbero consistere in nuovi lanci missilistici sperimentali e non in azioni militari, anche perché “questo sarebbe un suicidio e inoltre gli USA, nella regione, non stanno agendo così aggressivamente da poter esser visti da Pyongyang come se stiano preparando un attacco”. Il Ministro degli esteri russo Sergej Lavrov, nell’incontro con l’omologo nordcoreano, Ri Yong Ho, domenica scorsa al vertice ASEAN a Manila, ha ribadito l’inammissibilità di scenari bellici nella penisola coreana  e ha invitato a ricercare una soluzione politico-diplomatica.

Il solito falco John McCain, presidente della commissione senatoriale per le forze armate, ha dichiarato di esser preoccupato per le parole di Trump, ma a contrario: “se tu dichiari che hai intenzione di fare qualcosa, devi esser convinto di averne la capacità. I grandi leader minacciano soltanto se sono pronti ad agire e io non sono convinto che Trump sia pronto”. L’ex Segretario alla difesa William Perry ritiene che “le minacce a vuoto non facciano che danneggiare la nostra sicurezza nazionale”. Invece, il senatore Lindsey Graham ha rivelato al canale NBC che la settimana scorsa Trump gli aveva detto che “se la guerra sarà necessaria per fermare il leader della RDPC, sarà guerra. Se moriranno a migliaia, moriranno là e non qui”. L’attuale Segretario alla difesa, James Mattis, pur giudicando “non inevitabile” lo scontro armato, ha tenuto comunque a fare la voce grossa: “Anche se il Dipartimento di stato sta compiendo ogni sforzo per eliminare la minaccia per via diplomatica” ha detto, “le forze militari unite di USA e alleati dispongono oggi del potenziale più addestrato e affidabile, difensivo e offensivo, del mondo” e quindi “ogni azione nordcoreana sarà notevolmente superata dalle nostre e la RDPC sarà sconfitta in qualsiasi corsa agli armamenti o conflitto che essa inizi”. Kim Jong-un, ha detto ancora Mattis, “deve tener conto della posizione unanime del Consiglio di sicurezza ONU e delle dichiarazioni dei governi di tutto il mondo, secondo cui la RDPC rappresenta una minaccia per la sicurezza globale e la stabilità” e deve “fare la scelta di cessare l’autoisolamento e rinunciare a possedere l’arma nucleare. La RDPC deve smettere di parlare di azioni che possano portare alla fine del regime e alla distruzione del suo popolo”, ha tuonato “cane pazzo” Mattis.

Gli ha risposto senza sottintesi Pyongyang. Ieri, la KCNA ha diffuso un comunicato in cui si dice che negli ultimi giorni i burattini della Corea del Sud strombazzano sulla “crisi di agosto”, diffondono la versione secondo cui con il lancio sperimentale del “Hwasong-14” noi avremmo oltrepassato la “linea rossa” e con ciò stesso è ancor più accresciuta la possibilità di un attacco militare USA. Inoltre, di fronte alle manovre militari congiunte “Ulji Freedom Guardian”, che si terranno a fine agosto, noi potremmo adottare contromisure ancora più dure. Si tratta di uno sporco  tentativo di far ricadere su di noi la responsabilità per l’aggravamento delle tensioni nella penisola coreana, leccare le suole al padrone americano e allargare ulteriormente la campagna conflittuale contro la Corea. Solo i burattini sudcoreani cercano di negare il fatto che il principale colpevole siano gli USA, che inaspriscono continuamente la minaccia di guerra nucleare nella penisola coreana. Da più di mezzo secolo, lo stato aggressivo, lo stato della guerra, gli USA, ricorrendo alla politica ostile e al ricatto nucleare contro la Corea, minacciano seriamente la pace e la sicurezza nella penisola coreana e nella regione. Anche ora potenti mezzi nucleari strategici USA vagano attorno la penisola coreana, in attesa del momento opportuno per accendere la miccia dell’aggressione. Noi siamo andati avanti sulla via di rafforzamento delle armi nucleari, in modo che, in risposta alle macchinazioni USA di strangolare la Corea, possiamo difendere la sovranità del paese e il diritto di esistenza della nazione. Questa è la nostra scelta strategica. I nostri continui lanci sperimentali di missili balistici intercontinentali, sono un severo ammonimento agli USA che, anche in questi giorni, persa la ragione, lanciano furiose minacce di sanzioni estreme. Ora, quando abbiamo dimostrato chiaramente al mondo che possiamo lanciare all’improvviso missili balistici intercontinentali in ogni momento e su qualsiasi obiettivo, e tutta la parte continentale USA è raggiungibile, i leader sudcoreani dovrebbero comportarsi ragionevolmente come non mai, invece di adulare il loro padrone. Se essi continueranno a seguire la politica USA, allora la “versione della crisi d’agosto” può diventare realtà. Per affrancarsi da una calamità catastrofica, occorre comportarsi ragionevolmente.

Ha tagliato corto un rappresentante delle forze armate nordcoreane che, riferendosi direttamente a Trump, ha detto: “è impossibile un dialogo ragionevole con tale sconsiderato individuo; solo la forza assoluta può agire su di lui”.

giovedì 10 agosto 2017

PESTAGGIO NAZIFASCISTA A MANTOVA


Risultati immagini per mantova aggressione fascista
L'ennesimo attacco di un branco nazifascista ai danni di un'unica persona è avvenuto nella notte tra sabato e domenica scorsi a Mantova in un pub del centro dove il solito gruppo di merde ha picchiato selvaggiamente un trentenne mantovano mentre il resto del locale ha chiamato la polizia ma non ha mosso un dito in difesa del giovane.
Che come ammesso da lui stesso all'atto della denuncia presentata lunedì ha forti simpatie di sinistra tant'è che il motivo del pestaggio fin da subito per gli inquirenti non è stata come al solito la classica rissa tra balordi ma una spedizione punitiva di stampo politico.
Nei due articoli presi da ecn.org(antifa giovane-aggredito )ed Infoaut(aggressione-neonazista-a-mantova )gli sviluppi delle indagini in corso con le prime denunce verso un gruppo di fascistelli giunti da fuori regione e che farebbero parte del Veneto fronte skinhead,già noto per episodi simili di caccia ai compagni,ai rom e ai migranti.

Giovane aggredito in via Calvi Nei guai 7 neofascisti mantovani ·

Giovane aggredito in via Calvi, scattano le prime denunce. Polizia a caccia di un ottavo assalitore

MANTOVA. Scattano le prime denunce per il raid neofascista di sabato notte in città. Sette, e tutti mantovani, gli aggressori del giovane di sinistra assalito all’esterno di un locale di via Calvi. Ma l’indagine è appena all’inizio e potrebbe riservare sorprese nonché possibili collegamenti con gruppi fuori regione. La Digos ha già trasmesso gli atti in procura. Spetterà ora al magistrato decidere sulle sorti giudiziarie di ogni componente del gruppo. I primi risultati di un’inchiesta portata avanti con rapidità, come prospettato dal questore, sono dunque arrivati.

La vicenda continua a rivestire una connotazione politica ed è un segnale d’allarme di una tensione sociale che il capo della polizia è deciso a stroncare. E con lui tutte le forze dell’ordine e i rappresentanti dello Stato ai massimi livelli. Non è un caso che il prefetto di Mantova abbia convocato, per lunedì prossimo, una riunione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza. Nel corso dell’incontro, durante il quale sarà approfondita la vicenda e altri aspetti connessi all’ordine pubblico, sarà presente anche il sindaco Mattia Palazzi.

Sul pestaggio interviene anche il deputato Giovanni Paglia della segreteria nazionale di Sinistra Italiana che scrive: «È in grado il ministro dell’Interno, fortemente impegnato in questi giorni a controllare Ong e a sgomberare centri sociali e di aggregazione, di garantire la sicurezza e il rispetto dell’ordine costituzionale davanti a gentaglia ben nota, ma che viene lasciata libera di mettere la testa in giro e fare danni?».

Il gruppo di giovani di estrema destra, dopo l’aggressione, ha raggiunto piazza Virgiliana dove ha distribuito adesivi con la dicitura Veneto Front Skinhead / Progetto Nazionale e preso di mira una casa. Credevano si trattasse dell’abitazione del giovane appena aggredito: tolto un volantino della Tea, hanno inciso sulla porta una svastica. Ma la casa non era quella giusta, è quella di un giovane che sabato non era a Mantova, ma che ha lo stesso soprannome del giovane ferito. «L’episodio – ha commentato il questore Salvatore Pagliazzo Bonanno – è sicuramente assimilabile a contrasti di natura politica. Ma al di là della connotazione si tratta di un fatto estremamente grave che deve essere perseguito con decisione».

Nella giornata di lunedì la Digos ha sentito buona parte dei testimoni presenti al raid e i sospetti sui partecipanti al pestaggio hanno trovato conferma. Così com’è stata confermata la presenza di un giovane di San Benedetto Po riconosciuto da un ex compagno di scuola.

 Sono sicuramente servite le immagini fornite da alcune telecamere del centro storico che, con ogni probabilità, hanno ripreso sia l’arrivo che la fuga del commando.

 Anche la vittima dell’aggressione, Lorenzo, un trentenne che non ha mai nascosto le sue simpatie per la sinistra, è riuscito a fornire dettagli importanti per l’individuazione degli assalitori.

 http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca/2017/08/08/news/nei-guai-7-neofascisti-mantovani-1.15710915


Mantova, giovane picchiato da naziskin: comune parte civile dopo aggressione. Il sindaco: “Contro ogni violenza”

Le parole del primo cittadino, Mattia Palazzi, seguono quanto successo sabato sera in un pub del centro cittadino, dove un ragazzo di 30 anni è stato aggredito e picchiato da un gruppo di naziskin per contrasti di natura politica. Sette i denunciati

“Se ci saranno gli estremi, a partire dalla denuncia del ragazzo che ha subito l’aggressione, il Comune di Mantova si costituirà parte civile nel giudizio che seguirà. Come sindaco di una città che condanna ogni forma di violenza sento il dovere che l’istituzione Comune, che rappresenta tutti i cittadini, dica chiaramente che Mantova non sarà mai la città dove violenza ed estremismi possono agire indisturbati”. Le parole del sindaco di Mantova, Mattia Palazzi, seguono quanto successo sabato sera in un pub del centro cittadino, dove un ragazzo di 30 anni è stato aggredito e picchiato da un gruppo di naziskin per contrasti di natura politica.

Lunedì 7 agosto il ragazzo aggredito ha sporto denuncia. Intanto le indagini da parte della Digos di Mantova stanno proseguendo a ritmo serrato per identificare gli autori del raid punitivo. Si tratta di militanti riconducibili agli ambienti di estrema destra di stampo neo fascista. In un primo momento sembrava che la maggior parte di loro provenisse da fuori provincia, soprattutto dal veronese, ma nella tarda serata di martedì 8 agosto l’Ansa ha riportato che sono sette, e tutti mantovani, i neofascisti denunciati dalla Digos per l’aggressione di sabato sera nel pub di Mantova. “L’indagine, però – specifica l’agenzia- è solo all’inizio e potrebbe riservare sviluppi mettendo a nudo collegamenti con altri gruppi fuori regione, in particolare veneti. Sabato sera, infatti, il gruppo che ha aggredito il giovane poco prima aveva distribuito adesivi del Veneto Fronte Skin-Progetto nazionale”.

L’episodio incriminato si è verificato intorno alle 23 di sabato 5 agosto in un pub molto frequentato del centro cittadino. Un gruppetto di ragazzi e ragazze con teste rasate e tutto l‘armamentario simbolico dei gruppi neofascisti – magliette con croci celtiche e altri segni riconducibili agli ambienti naziskin – entra nel locale: le ragazze si fermano al bancone del bar per una birra, mentre i ragazzi sembrano muoversi alla ricerca di qualcuno. Le loro attenzioni si fermano su un 30enne seduto a un tavolino con alcuni amici. Sta sorseggiando una birra, ma indossa una t-shirt del gruppo punk anni ’70 dei Cock Sparrer. Una t-shirt che ai neofascisti non va a genio perché troppo di sinistra. Iniziano a provocare il ragazzo, a insultarlo. In un attimo si passa dalle parole ai fatti, prima qualche spintone e poi un pugno dritto in faccia al 30enne che crolla a terra. I suoi amici intervengono, il gruppetto di naziskin si disperde per le vie del centro e quando arrivano le volanti di loro non c’è più traccia. Il ragazzo viene portato al Pronto soccorso dell’ospedale di Mantova, da dove viene dimesso con una prognosi di sette giorni. Nel frattempo i poliziotti raccolgono molte testimonianze e descrizioni, tanto che quasi tutti gli autori dell’aggressione starebbero per essere identificati. “Stiamo lavorando senza sosta e i risultati non mancheranno. Si tratta di violenze intollerabili”, ha dichiarato alla Gazzetta di Mantova il Questore Salvatore Pagliazzo Bonanno. Intanto per lunedì il Prefetto di Mantova, in seguito al questo grave episodio, ha convocato una riunione del Comitato Provinciale per l’Ordine e la Sicurezza al quale parteciperanno i rappresentanti delle forze dell’ordine e delle istituzioni.

L’associazione eQual, che si occupa di questioni sociali e di conservazione della memoria, da tempo denuncia crescenti provocazioni e vandalismi da parte dei nostalgici del fascismo sul territorio mantovano, anche se ancora non si era verificato un fatto di tale gravità: “Dopo questo fatto gravissimo – spiega il portavoce dell’associazione – ci appelliamo alla società civile perché sia attenta e si esprima nel rifiutare il ritorno del fascismo a tutti i livelli; alle istituzioni locali chiediamo, come già deliberato in altre città, di non permettere più la presenza su suolo pubblico di movimenti che propagandano idee contrarie ai valori della Costituzione e inneggianti all’odio e al fascismo”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2017/08/09/mantova-giovane-picchiato-da-naziskin-comune-parte-civile-dopo-aggressione-il-sindaco-contro-ogni-violenza/3783568/

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Aggressione neonazista a Mantova.

Nella notte tra sabato e domenica, a Mantova, è avvenuta l'ennesima aggressione fascista ai danni di un ragazzo che stava trascorrendo la serata in un locale del centro cittadino.

La colpa del giovane? Frequentare alcuni skinhead antirazzisti e quindi essere vicino ad un ambiente subculturale di sinistra.

I testimoni affermano di aver visto entrare nel bar del centro un gruppo di persone che, dopo essersi avvicinate al ragazzo in questione, avrebbero affermato “Ti abbiamo cercato e ora ti abbiamo trovato”. Una spedizione punitiva in piena regola, difficilmente derubricabile a “rissa tra balordi”; etichetta con cui stampa e media nazionali hanno spesso cercato di sminuire eventi di identica natura che si sono verificati negli ultimi anni in Italia.
E' inizialmente volato uno schiaffo a cui sono seguiti pugni, tavoli e sedie rovesciate. Il ragazzo aggredito ha provato a reagire, ma i fascisti erano in cinque e il numero soverchiante ha impedito che il giovane riuscisse a difendersi.
Nel mentre nessuno interviene, qualche avventore del locale chiama la polizia e il ragazzo viene lasciato in balia dei suoi aggressori.
Oggi pare che i fascisti siano stati identificati e siano quindi riconducibili ad alcuni militanti del Veneto Fronte Skinhead alcuni militanti del Veneto Fronte Skinhead della provincia di Verona, organizzazione non nuova a scorribande nella vicina provincia virgiliana.

Per ricordarci che il fascismo è merda, sia che si presenti sotto le vesti dell'aspirante squadrista (chiaramente quando la differenza numerica lo consente) o del politicante in doppio petto, ci ha pensato il consigliere comunale Luca de Marchi, con un contributo decisamente non richiesto. Persa una buona occasione per star zitto, costui si è espresso in merito alla vicenda con un commento Facebook postato sotto ad un articolo del quotidiano “La Gazzetta di Mantova”. Il politico leghista - con alle spalle un passato da militante del Movimento Sociale prima e di Alleanza Nazionale poi – ha scritto “I violenti dei centri sociali lanciano sassi contro la Polizia e poi tornano a casa. Gli Indipendentisti, senza aver fatto male a nessuno, sono in galera.
Stato ladro e amico dei delinquenti!”, salvo poi modificare il commento inserendo anche un'invettiva contro i migranti, tanto per aggiungere ulteriore merda al suo minestrone retorico. Qui il link per verificare la notizia.

La redazione di Infoaut esprime solidarietà al ragazzo aggredito e ribadisce ancora una volta, semmai ce ne fosse bisogno, che i fascisti esistono, si organizzano e colpiscono ancora, a dispetto di quello che vorrebbe farci credere qualche anima bella del mondo politico, accademico e/o culturale. Il nostro compito resta quello di combatterli, qui ed ora.

mercoledì 9 agosto 2017

GIORNALISMO SEMPRE PIU' SCADENTE


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Più volte si è cercato di districarsi tra il lavoro giornalistico di una volta e quello odierno,e figure di un giornalismo d'altri tempi stanno scomparendo o vengono marginalizzate,il lavoro d'inchiesta non si fa più e si sta seduti alla scrivania.
Per non parlare delle ingerenze politiche che molti subiscono,piacenti o meno,i ricatti ed il lavoro sottopagato oppure le notizie urlate da quotidiani che ben sappiamo e che spesso non ci azzeccano proprio nulla con la verità.
Anche l'opinione personale che deve essere sempre messa al di la della notizia in se,del lavoro di cronaca e d'informazione che deve essere indipendente e non alterato,è sempre meno proposta e richiesta visto gli a volte strampalati pensieri di ognuno:ogni testa è un mondo a se ma leggere certi editoriali fanno cadere le palle.
L'articolo di Contropiano(giornalismo-non-pu-un-lavoro )parla di tutto questo,dei copia-incolla di troppi giornalisti,della sempre più caduta libera della vendita dei quotidiani e della qualità dell'informazione cartacea,televisiva ed on line.
Uno scenario dove la vocazione è poca e la voglia di mettersi in gioco ancor meno,un mestiere dove si ricerca più il volontariato e l'opinione di un personaggio famoso e pubblico già pagato magari anche dallo Stato,interventi per portare acqua al proprio mulino dove la verità è sempre più distante da ciò che si racconta(due esempi di suicidi giornalistici:madn primi-conti-in-rosso-per-i-guinzagliati del regime e madn sono-sempre-loroci-attaccanofeltri-co ).

Il giornalismo non è più un lavoro.

di  Dante Barontini - Alberto Negri
Qualche nostro lettore occasionale a volte ci rimprovera per la durezza con cui trattiamo i giornalisti dei media mainstream. Che ci appaiono in genere o corrotti (quelli pagati bene) o incompetenti (stagisti gettati allo sbaraglio, che fanno tutti lo stesso pezzo sulla base di quel che dice l’Ansa o i Tg tra le 19 e le 20).

Anche tra noi c’è chi ha consumato qualche decennio in redazioni non proprio sconosciute e dunque ha visto di persona l’irresistibile avanzata di “professionisti” dell’informazione che si riconoscevano tra loro come tali in base alla comune assenza di qualsiasi opinione propria, alla pervicace ansia di carriera individuale (a quel punto dipendente esclusivamente dai favori del direttore e/o della proprietà), all’odio viscerale per chiunque esprimesse un punto di vista coerente, rispettoso dei fatti, “onesto” per dirla semplice.

La polarizzazione tra “opinionisti” superpagati per esprimere esattamente – e in bella forma – quel che la proprietà dei giornali vuol sentir dire e una (piccola) massa di cronisti generici, “porgitori di microfono” sul portone di partiti e sedi parlamentari, copi-incollatori di lanci d’agenzia rigorosamente privi di qualsiasi connotazione originale (il “precotto”), ha generato un panorama informativo piatto, servile, propagandistico, inutile ad ogni scopo che non sia il rincoglionimento di massa. Naturalmente, come sempre, ha generato anche il suo negativo: se i giornali diventano indistinguibili l’uno dall’altro (titolacci strillati a parte), allora ci rivolge altrove; e i giornali vendono sempre meno. In Internet non che si trovi molto di meglio, ma non ci si può più affidare sempre agli stessi avvelenatori di pozzi.

In questi giorni, in molti hanno fatto notare che nel 1973, intorno al golpe militare che rovesciò Allende, tutti i media dell’epoca erano assolutamente contro la junta sostenuta dagli Stati Uniti; persino qualche giornale di centrodestra… Oggi, al contrario, neanche il manifesto riesce a spendere una parola obbiettiva sul Venezuela e Maduro. C’entrano – molto – i rapporti di forza generali tra reazione e progresso, certo. Ma un ruolo non secondario viene svolto dal deperire di una professione sotto la spinta – benedetta per quasi 40 anni – delle “forze di mercato”. Che non hanno evidentemente bisogno di alimentare un’informazione veritiera, dunque anche critica nei propri confronti.

Esageriamo?

E allora leggete l’opinione di un grande inviato come Alberto Negri, da quasi 40 anni in giro per il mondo (dal Medio Oriente all’Afghanistan, spesso pedibus calcantibus). Per conto de IlSole24Ore, quotidiano di Confindustria, mica della Pravda…

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Il giornalismo non è più un lavoro
Ogni giorno tutti si lamentano dei giornali e dell’informazione. La situazione appare quasi irrimediabile. I giovani e i meno giovani, anche se bravi, vengono pagati pochissimo e sono sempre precari, i vecchi, pure quelli buoni, vengono pre-pensionati e comunque messi ai margini.

La professione giornalistica, ma ovviamente non solo quella, è diventata sempre più “volontariato”. Possono fare questo lavoro coloro che non campano di giornalismo, come professori, esperti vari, già pagati dalle istituzioni, da società pubbliche o private, dal mondo del business, oppure figli di papà mantenuti dalla famiglia. Ma non è gente che va sul terreno e afferra la vita vera. Parlano a vanvera di popoli che non conoscono e posti che non hanno mai visto. Non viaggiano né consumano la suola delle scarpe. Tutto avviene alla scrivania.

Gli stessi giornalisti in attività vivono così di cattivi esempi producendo un’informazione pigra e sciatta. Nessun caporedattore osa più prendere i pezzi dei collaboratori, passarli, correggerli o anche cestinarli. Non c’è neppure il tempo di leggerli, gli articoli: pubblicati sul web o sul giornale così come arrivano, con errori di battuta e incongruenze che nessuno ha voglia di discutere. Basta avere un titolo da spendere.

I lettori, poi, sono abituati ad avere l’informazione gratis sul web: un prodotto che non ha un prezzo, non solo materiale ma anche morale, è un prodotto svilito, che non appare frutto del lavoro, della preparazione e del sacrificio, ma di una gratuita superficialità.

E forse è proprio così che stanno le cose. Niente oggi vale meno dell’informazione. Anche quella che state leggendo in questo preciso momento.

Ma i giornalisti ci sono ancora, credono o sperano che qualche cosa cambierà consolandosi che in fondo la verità non ha più un prezzo, ma di sicuro costa molto a chi la cerca.

Buona fortuna

martedì 8 agosto 2017

BOLOGNA:LA PROCURA ORDINA,LA QUESTURA ESEGUE


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Stamattina Bologna si è svegliata in maniera traumatica per lo sgombero di due spazi sociali apprezzati e usufruiti dai bolognesi e non,il Làbas ed il Laboratorio Crash,in due azioni distinte seguendo l'ordinanza che da giorni circolava in procura mentre la questura ha eseguito in maniera pratica e violenta tali atti.
Che nulla ha a che fare con situazioni di pericolo o di sicurezza ma che rispondono alle richieste di palazzinari(l'ex caserma Masini sede del Làbas fa gola per la costruzione di un hotel di lusso)e di speculatori amanti delle privatizzazioni e delle cementificazioni del territorio,con la complicità della giunta Merola e del Pd che attuano così le loro politiche repressive in materia sociale.
Articolo di Zero in Condotta(zic cariche-a-labas-e-sgombero ).

Cariche a Làbas e sgombero in corso anche a Crash.

Situazione molto tesa in via Orfeo, dove la polizia ha rimosso il presidio che si era formato davanti all’ex Masini. E il centro sociale di via della Cooperazione: “Gravissimo. La Procura ordina, la Questura esegue”.

Violente cariche per avere la meglio sulla resistenza di Làbas, sgombero in corso anche per il Laboratorio Crash. Stamattina Bologna si sveglia così: sindaco e politicanti vari in vacanza, città lasciata in mano alla polizia.

“Gravissimo: la Procura ordina, la Questura esegue. Stanno sgomberando ora il Lab Crash!”, è l’informazione diffusa tramite Facebook dal centro sociale di via della Cooperazione, anch’esso da tempo sotto minaccia.

In via Orfeo, nel frattempo, la situazione si è fatta molto tesa. Prima la polizia ha cercato di entrare all’interno di Làbas aprendosi un varco lungo il perimetro dell’ex caserma Masini: si è sentito lo scoppio di diversi petardi e si sono viste colonne di fumo alzarsi dalle barricate. In seguito l’azione della polizia si è concentrata sull’ingresso principale: prima di riuscire a superare il cancello, la celere ha caricato pesantemente il presidio che si era formato su via Orfeo, provocando diversi feriti. Poi polizia e Vigili del fuoco sono entrati nel cortile.

“Contro ogni sgombero. Solidarietà a Crash e Làbas”, è il messaggio diffuso tramite uno striscione dall’Xm24 di via Fioravanti, altro centro sociale della città che deve fare i conti con il rischio di uno sgombero.