giovedì 22 gennaio 2015

ELEZIONI IN GRECIA:CI SIAMO

Juncker e Lagarde minacciano i greci. I comunisti: “mai con Syriza, fuori dall'Ue”
Siamo quasi alla vigilia delle elezioni politiche della Grecia e l'attesa non solo del paese ellenico ma di tutta Europa sta salendo la febbre per il risultato finale,se vedrà Tsipras ottenere la maggioranza assoluta oppure ci sarà una maggioranza che non permetterebbe la guida alla sola coalizione di Syriza o addirittura si assisterà ad un ribaltamento con la vittoria di Nuova Democrazia dell'ex premier Samaras.
è che pochi altri partiti raggiungeranno la soglia per poter entrar a far parte del governo e forse solo il Pasok potrebbe dare una mano a Syriza mentre il partito comunista Kke ha già detto un"no,grazie"in quanto ritiene che anche se dovesse vincere la coalizione di Tsipras comunque qualcosa del debito si dovrà comunque pagare e che soprattutto la Grecia rimarrebbe in Ue ed avrebbe ancora l'Euro come moneta corrente.
Il Kke è più per aspettare i benefici di un'ipotetica fuoriuscita da Euro ed Europa che porterebbero benefici a lungo termine,una scommessa che molti non vogliono fare in quanto questi benefici si potrebbero avere a breve con la vittoria di Syriza.
A mio modo di vedere la visione del partito comunista greco guidato da Koutsoumpas è troppo intransigente verso la politica dei comunisti "riformisti" (nulla a che vedere con l'Italia per fortuna)che sta lottando con la trojka su più livelli costringendola a fare passi indietro rispetto alle sue richieste d'austerità.
E' comunque grave il fatto che nel paese dove la democrazia è nata vedere ancora Alba Dorata presentarsi ai nastri di partenza nonostante le batoste non solo politico-giudiziarie che ultimamente ha preso.


Juncker e Lagarde minacciano i greci. I comunisti: “mai con Syriza, fuori dall'Ue”.


Mancano pochi giorni al voto che sta tenendo tutta l’Unione Europea col fiato sospeso su opposti fronti. E, come era avvenuto in occasione dello scioglimento del parlamento di Atene dopo il flop del governo sull’elezione del presidente della Repubblica, ieri due pezzi da novanta dell’establishment continentale sono di nuovo intervenuti per bacchettare la Grecia all’insegna del refrain: chiunque governi dovrà rispettare le regole o ne subirà le conseguenze.

Dopo la fuga di capitali dalle banche elleniche delle ultime settimane, conseguenza del panico di alcuni cittadini ma anche strumento di formidabile intimidazione da parte dei mercati finanziari continentali, ieri è toccato a Jean-Claude Junc­ker e a Chri­stine Lagarde intervenire nella campagna elettorale greca.
Il presidente della Commissione Europea lo ha fatto ricordando che «Il governo che uscirà dalle urne dovrà rispet­tare gli impe­gni assunti coi part­ner e pro­se­guire nelle riforme e nella respon­sa­bi­lità finan­zia­ria». E poi, ancora: "L'Europa sosterrà la Grecia. Ma l'Europa attende dalla Grecia che rispetti gli impegni assunti coi partner". Insomma, anche ammesso che vinca Syriza, dovrà continuare a gestire l’austerity e a pagare il debito perché “un contratto è un contratto e va rispettato”.
Da parte sua la leader del Fondo Mone­ta­rio Inter­na­zio­nale, approfittando di un’intervista concessa al quotidiano Irish Times – anche in Irlanda i sondaggi danno lo Sinn Fein, critico con l’austerity, in prima posizione - ha esplicitamente minac­ciato Atene che, nel caso in cui il prossimo esecutivo dovesse procedere a una ristrutturazione del suo debito, verrà sanzionata. «Default, ristrut­tu­ra­zione, modi­fi­che nei ter­mini hanno conse­guenze sulla firma e sulla fidu­cia nella firma» ha detto perentoria la Lagarde.
Intanto i sondaggi continuano a prevedere tutti un sostanziale vantaggio della sinistra sugli attuali partiti governativi. Il quotidiano Kathimerini ha pubblicato quello che potremmo definire il “sondaggio dei sondaggi”, cioè la media di ben 13 rilevazioni effettuate dal 7 al 15 gennaio scorsi da istituti demoscopici diversi. Il risultato è che Syriza è dato addirittura al 34,7% dei voti mentre al centrodestra di Samaras – Nea Dimokratia – andrebbe solo il 30,2; molto dietro il centrosinistra di To Potami (Il Fiume) con il 7%, poi i ­na­zi­sti di Chrysi Avghi (Alba Dorata) con il 6,2%, i comunisti del Kke con il 5,6%, e i socia­li­sti del Pasok, fermi al 4,7%. Solo sette partiti entrerebbero in parlamento, mentre tre eventuali partner di governo di Syriza – la destra antiausterity dei Greci Indipendenti (Anel), il Movi­mento dei Socia­li­sti demo­cra­tici appena fondato dall’ex leader socialista Papandreou e i socialdemocratici di Dimar rimarrebbero tutti fuori, essendo tutti al di sotto del 3% dei consensi.
In base ai dati del maxisondaggio se Syriza aumenta il vantaggio non arriva comunque ad ottenere una percentuale sufficiente ad assicurargli la maggioranza assoluta dei seggi. Ne prenderebbe tra 140 e 145, qualcuno in meno rispetto ai 151 che gli permetterebbero di formare un governo monocolore. Forse potrebbero convincersi a permettere la nascita di un “governo Tsipras” – o, più probabilmente, con un premier diverso – quelli di To Potami. Non sicuramente la pattuglia del Partito Comunista il cui leader, Dimitris Koutsoumpas, ha ribadito la propria distanza siderale dalla sinistra riformista.
Il segretario generale del Comitato Centrale del KKE, in una dichiarazione alla stampa, ha spiegato l’impossibilità di ogni collaborazione con Syriza. "Tsipras rassicura Bruxelles, la 'Bilderberg italiana' di Como e la City di Londra. Collabora con la Confindustria e ha il sostegno delle grandi imprese. Una nostra partecipazione o anche una tolleranza ad un governo Syriza sarebbe un grosso errore, che danneggerebbe i lavoratori e il popolo" accusa Koutsoumpas.
D’altronde, spiega il leader comunista ellenico, i programmi dei due partiti sono assai diversi sia sul fronte interno che su quello internazionale: "Il KKE è a favore della cancellazione unilaterale del debito, del disimpegno dall'UE e dalla NATO (…). Inoltre crediamo che i lavoratori possano organizzare la produzione (…)". "I dati mostrano stagnazione o addirittura una nuova crisi nell'economia della zona euro - osserva Koutsoumpas - Su questo terreno aumentano i litigi per quale ricetta economica di gestione borghese sia migliore per assicurare la redditività dei monopoli, la loro posizione nella concorrenza mondiale, chi perderà e chi vincerà e il popoli saranno sempre quelli che pagano il conto. Per questo motivo si sviluppano persino tendenze centrifughe. La questione a nostro avviso non è di fallimento o successo dell'euro. Persino paesi che non appartengono alla zona euro affrontano gli stessi temi e prendono le stesse misure anti-popolari. Questo è il culmine dello stesso sistema capitalista, che a questo punto genera solo crisi, guerre, e miseria. In ogni caso, la questione è che i popoli non dovrebbero intrappolarsi e soffermarsi sulla concorrenza attorno alla moneta e alla gestione della crisi, e non dovrebbero dimenticare che lo sviluppo capitalistico, o la cosiddetta ripresa, quando, e se, avverrà, poggerà sui loro diritti azzerati".
Considerazioni condivise anche da una parte di coloro che voteranno Syriza, a partire da un’identità politica radicale, ma desiderosi di un miglioramento immediato di una situazione economica e sociale ormai insostenibile.
Con l’avvicinarsi del giorno delle elezioni i sondaggi – più o meno pilotati – potrebbero orientare la scelta degli indecisi o di coloro che voterebbero per i partiti minori ma che, in nome del “voto utile”, potrebbero spostare il loro consenso su uno dei due grandi blocchi politici che si sfidano per il governo del paese. Una logica che potrebbe premiare soprattutto la sinistra, visto che si presuppone che la maggioranza dell’elettorato di Anel, Dimar e Papandreou – in tutto un 7-8% almeno stando ai sondaggi – è abbastanza critico nei confronti delle politiche di austerity e potrebbe decidere di votare un partito che ha fortemente moderato programma politico, linguaggi ed identità. Ma il rafforzamento nei sondaggi di Tsipras potrebbe sortire anche un effetto opposto, mobilitando la base popolare reazionaria e conservatrice del paese a favore di Nea Dimokratia, considerata come argine all’avanzare delle sinistre vissute come “irresponsabili” e “avventuriste”, oltre che nemiche della tradizione ellenica. La Grecia, nonostante tutto, rimane un paese in buona parte conservatore e l’appello al voto di Samaras alla vigilia del 25 gennaio potrebbe sortire effetti consistenti, grazie anche al sostegno di settori della Chiesa Ortodossa e della burocrazia sempiterna. La sfida, è evidente, si gioca all’ultimo voto.

mercoledì 21 gennaio 2015

IL PATTO TRA UN NON ELETTO E UN INCANDIDABILE

Quando il destino dell'immediato futuro in un paese democratico come l'Italia crede di essere è affidato agli intrecci personali di un-non eletto dal popolo-Presidente del Consiglio e un incandidabile alle funzioni pubbliche per legge,beh,c'è qualcosa che proprio non va.
Le ultime ore sono una successione di stravolgimenti politici con il noto e blasfemo patto del Nazareno che è sulla bocca di tutti con un rispristino dei senatori a vita ed un Italicum come nuova legge elettorale sempre più vicina,un emendamento canguro cassato che annulla di fatto il tentativo di opporsi a questo scempio e un futuro Parlamento di nominati.
L'arroganza di Renzi verso i propri deputati e senatori,e verso i propri elettori,checchè se ne dica almeno un terzo e tra breve anche più di chi ha votato il Pd non la pensa esattamente come lui,è smisurata come il suo ego,eredità del suo amico Berlusconi che nonostante ripeto l'incandidabilità è sempre dietro le quinte a tessere le fila della politica italiana.
L'articolo preso da"Il fatto quotidiano"da cui ho preso il contributo è in costante aggiornamento seguendo il lavoro del Senato(http://www.ilfattoquotidiano.it/2015/01/21/italicum-contropartite-cav-salva-b-prescrizione-colle-scontro-in-aula/1357491/ ).


Italicum, da Senato ok a emendamento Esposito: verso Parlamento di nominati.


Il testo, che è stato approvato con 175 si, 110 no e 2 astenuti, fa decadere circa 35.800 dei 48.000 emendamenti alla riforma elettorale. Per portare a casa la legge elettorale Renzi conta sull'alleato del Nazareno. In cambio è pronto a varare la norma salva-Berlusconi, a fermare la riforma della prescrizione e ad eleggere un capo dello Stato non ostile all'ex Cav.


Il Senato fa un passo avanti verso un Parlamento composto di nominati e blinda il patto del Nazareno. L’Aula di Palazzo Madama, dove questa mattina è cominciata la votazione degli emendamenti della legge elettorale, ha dato il via libera alla proposta di modifica presentata dal senatore Pd Stefano Esposito, il cosiddetto “super canguro” che di fatto taglia tutte le altre proposte di modifica contrarie e recepisce l’accordo tra la maggioranza e Forza Italia, con 175 si, 110 no e 2 astenuti. Il testo fa decadere circa 35.800 dei 48.000 emendamenti, ha spiegato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Il testo prevede di fissare al 40% la soglia per il premio di maggioranza alla lista (e non più alla coalizione) e al 3% lo sbarramento per i partiti per entrare alla Camera. Fissati in 100 i collegi plurinominali con relativi capilista bloccati. Prevista poi la possibilità di esprimere due preferenze con alternanza di genere. L’emendamento prevede inoltre che l’Italicum entri in vigore dal 1° luglio 2016, la cosiddetta “clausola di salvaguardia”. In seguito alla votazione dell’emendamento Esposito, la seduta è stata sospesa per permettere ai senatori di prendere visione dei circa 35mila emendamenti preclusi al ddl.


“Espositum”, 22 dem e 15 azzurri hanno votato contro
A quanto risulta dai tabulati, sono 22 i senatori del Pd che hanno votato contro l’emendamento Esposito o “Espositum” come è stato ribattezzato in ambienti parlamentari, mentre in 6 non hanno partecipato alla votazione. Il computo dei dissidenti tra le file azzurre lo tiene, invece, Cinzia Bonfrisco: “Oggi 15 senatori eletti di Forza Italia si sono espressi con forza contro il suicidio organizzato di Fi e del centrodestra contenuto nel tristemente famoso emendamento Esposito”.


Bocciati i due emendamenti Gotor sulle preferenze
In mattinata il Senato aveva bocciato con 170 voti contrari la modifica presentata dall’esponente della minoranza Miguel Gotor, che puntava a modificare la proporzione tra nominati ed eletti con il sistema delle preferenze a favore di questi ultimi: i sì sono stati 116, 5 le astensioni. L’emendamento, sottoscritto da 29 senatori dem, era stato al centro della spaccatura tra minoranza e la linea di Matteo Renzi. La proposta avrebbe legato l’entrata in vigore dell’Italicum all’approvazione della riforma costituzionale (attualmente in discussione alla Camera) che supera il bicameralismo perfetto. Oltre alla cancellazione dei capilista bloccati, l’emendamento avrebbe stabilito al 40% la soglia per il premio di maggioranza (in un testo 1 stabilita al 37%) da assegnare alla lista e lo sbarramento al 3% (mentre nella versione iniziale era fissato all’8%), come prevede l’accordo di maggioranza. Il Senato ha respinto anche il secondo emendamento Gotor: la proposta è stata bocciata con 168 no, 3 astensioni, mentre 108 senatori hanno votato a favore. Dei 29 firmatari del documento della minoranza sulla legge elettorale hanno votato a favore in 26. A fare i conti, tabulato alla mano, è lo stesso senatore bersaniano. Dei 29 firmatari, in due non hanno preso parte al voto: Felice Casson (che è in missione) e Rosaria Capacchione, mentre Josefa Idem si è astenuta. Ma si è aggiunto Roberto Ruta che non era tra i firmatari del documento.


Renzi: “Minoranza Pd? Neanche i militanti condividono”Quella di una parte della minoranza Pd sull’Italicum “è una posizione che non condivido e non credo la condividano neanche i militanti delle feste dell’Unità, anche quelli che non hanno votato per me” perché diranno “‘se uno ha vinto poi deve lavorare”, commenta Matteo Renzi dal Forum di Davos dopo il sì del Senato all’emendamento Esposito. A chi gli chiede se, dopo lo scontro sull’Italicum, tema effetti sul Colle, il premier risponde sicuro: “Ci sono le condizioni per eleggere al quarto tentativo il presidente della Repubblica, vedremo chi ci vorrà stare e chi no ma non c’è collegamento” tra Colle e Italicum. Per trovare una convergenza sul nome “dalla prossima settimana il Pd incontrerà gli altri partiti di tutto l’arco costituzionale”. “Bisogna trasformare i rischi in opportunità, è questa sfida della leadership – aveva detto in precedenza Renzi intervenendo al Forum e sottolineando come in Italia, oggi, “c’è una finestra e un periodo di opportunità eccezionale e il ruolo dei politici è cogliere il momento, carpe diem, quando possiamo scegliere il futuro”.


Calderoli: “Patto del Nazareno approvato per legge”
“Matteo Renzi ha pochi motivi per stare sereno e soprattutto ne hanno pochi gli italiani perché oggi, con una truffa, non è stato approvato un emendamento alla legge elettorale, ma è stato approvato per legge il patto del Nazareno“, è il commento di Roberto Calderoli, vice presidente del Senato.


Gasparri: “Nessuna uscita dal partito, in FI solo opinioni diverse”
“Da noi nessuno dice di voler uscire dal partito, ci sono opinioni diverse”, commenta il senatore di Forza Italia, Maurizio Gasparri, a chi gli chiede delle fibrillazioni interne al partito. “Che ci possa essere un’opinione diversa non mi meraviglia”, ha aggiunto Gasparri.


Camera, nella riforma costituzionale ripristinati i senatori a vita
Alla Camera, nel frattempo, prosegue l’esame del disegno di legge costituzionale sul superamento del bicameralismo paritario e sul Titolo V. L’aula di Montecitorio ha approvato un emendamento a firma di Ettore Rosato (Pd) che ripristina il testo varato in Senato: l’assemblea di Palazzo Madama sarà composta da “novantacinque senatori rappresentativi delle istituzioni territoriali e da cinque senatori che possono essere nominati dal Presidente della Repubblica”.


Italicum, le tre contropartite del Cav
Matteo Renzi
 punta a chiudere il passaggio della legge elettorale in Senato entro la prossima settimana, prima che il Parlamento si riunisca in seduta comune a Montecitorio per eleggere il nuovo capo dello Stato. Così, per portare a casa l’Italicum, il premier si affida all’alleato del Nazareno. E’ bastata un’ora di colloquio, martedì, per trovare l’accordo: “Voteremo compatti per l’emendamento Esposito”, annunciava Silvio Berlusconi ai suoi al termine dell’incontro a Palazzo Chigi con il leader del Pd.
Cosa ha fatto cambiare idea all’ex Cav, che per mesi ha temporeggiato e fino a pochi giorni fa sembrava intenzionato a dare ancora battaglia? Tutti gli indizi portano in un’unica direzione. A Silvio Berlusconi Matteo Renzi ha fatto tre promesse: la cosiddetta norma salva-Berlusconi, l’impegno di non intervenire sulla prescrizione e un presidente della Repubblica non ostile. Il quotidiano La Stampa parla di “grandi vantaggi per tutto e in special modo per Berlusconi, al quale non potrà essere negata una prelazione sul prossimo Presidente, né una riabilitazione piena dalla condanna, magari attraverso la famosa norma ‘salva-Berlusconi‘ contenuta nel decreto fiscale”. Ovvero quell’articolo 19 bis al decreto attuativo della delega fiscale che consentirebbe all’ex Cav, condannato a 4 anni e 2 di interdizione dai pubblici uffici nel processo per i diritti tv Mediaset, di chiedere al giudice di far decadere la sentenza perché il reato si è estinto.
Un’ipotesi confermata da quanto confidato ieri da Denis Verdini, l’uomo cui Berlusconi ha affidato il dossier riforme, ai ribelli capitanati da Raffaele Fitto per convincerli a sotterrare l’ascia di guerra almeno sull’Italicum: “Non dimenticate che Renzi ha congelato l’articolo 19 bis”. Congelato perché quando bloccò la norma per mettere a tacere le polemiche, Renzi non annunciò che avrebbe riformato il testo ma si limitò a spiegare che “questa norma la rimanderemo in Parlamento soltanto dopo l’elezione del Quirinale”. E di fronte a ciò il Cavaliere è pronto anche a spaccare il partito, salendo sulla barca del premier e lasciando a terra il ras pugliese e tutti i suoi dissidenti.
Ma sul tavolo ci sarebbe dell’altro, ovvero la promessa incassata tempo fa da Matteo Renzi di non procedere ad una riforma della prescrizione. Uno dei fronti giudiziari con cui Berlusconi deve fare i conti è il processo sulla compravendita dei Senatori in corso a Napoli in primo grado: poiché nell’autunno di quest’anno la prescrizione interverrà ad annullare definitivamente il procedimento, l’alleato Silvio non vuole scherzi. Sul tema, scrive La Repubblica, “l’accordo con gli uomini dell’ex Cavaliere è di antica data”. Per questo “non sono ammessi giochi sottobanco o peggio sgambetti furbeschi. Come quelli che secondi FI, ma anche Ncd, sarebbero stati fatti a Montecitorio una settimana fa”. Quando si è ricominciato a parlare di una riforma “che blocca l’orologio dell’azione penale dopo la sentenza di primo grado e lo congela per due anni, per dare tempo ai giudici dell’appello di riesaminare il caso”. Un principio che, applicato al caso De Gregorio, potrebbe costare all’ex Cav una nuova condanna.
Il 29 gennaio, poi, il Parlamento si riunisce in seduta comune a Montecitorio per eleggere il successore di Giorgio Napolitano. Un successore che  – ed è la terza contropartita di B. – non dovrà essere ostile all’ex Cav. Tra i nomi che con maggiore insistenza si rincorrono da settimane sono quelli di Giuliano Amato, Anna Finocchiaro e Pier Ferdinando Casini, graditi a Berlusconi.

martedì 20 gennaio 2015

MARONI,INZOLI,FORMIGONI...

Se non fosse stato per la notizia del ferimento del compagno a Cremona questa sarebbe stata la notizia principale di un paio di giorni fa,ma rimaniamo in provincia ed in regione in quanto a Milano durante il convegno omofobo sulla famiglia che ha visto sul palco e nel pubblico reazionari,fascisti,ciellini e leghisti assieme,e da dove è spuntato il redivivo Mauro Inzoli.
Costui,condannato dalla chiesa a vita privata e obbligato a seguire sedute di terapia d'igiene mentale,a sorpresa era in seconda fila alle spalle di Maroni e di Formigoni,ed il primo addirittura,quand'è scoppiato il putiferio sulla presenza del prete pedofilo,ha negato di averlo mai conosciuto.
Preso da Cremaonline(http://www.cremaonline.it/cronaca/20-01-2015_Affaire+don+Inzoli.+%e2%80%9cNon+conoscevo+quella+persona%e2%80%9d.+La+cronaca+locale+smentisce+Maroni/ )ecco le notizie e le foto di un incontro avvenuto purtroppo a cento metri da casa mia della congrega"Fraternità"nel quale ci sono le prove di essersi conosciuti,e non credo proprio solo in quella occasione specifica.
L'ex prete cremasco(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/search?q=inzoli in un link a caso)è ancora indagato dalla giustizia non divina italiana sperando al più presto in una sua condanna per tutto lo schifo che ha fatto,con l'accusa comprovata di pedofilia che è solo la cima dell'iceberg dei reati di questo farabutto.

Affaire don Inzoli. “Non conoscevo quella persona”. La cronaca locale smentisce Maroni. L'allora ministro del Lavoro al convegno sui 20 anni della Fraternità.


La presenza di Mauro Inzoli al convegno Difendere la famiglia per difendere la comunità, già ampiamente criticato e accusato di tesi omofobe, ha messo in evidente difficoltà Roberto Maroni, costretto a prendere le distanze dall'ex parroco della Santissima Trinità di via XX Settembre, al quale ha stretto la mano al suo ingresso in sala, essendo seduto in seconda fila, proprio dietro di lui.
La rilevanza internazionale
Davanti alle televisioni ed ai cronisti che hanno sollevato il caso, di rilevanza internazionale, il presidente della Regione ha dichiarato: “Era un convegno aperto al pubblico, non conoscevo questa persona: l’unico rammarico è che il cerimoniale non mi abbia informato altrimenti quella persona sarebbe stata allontanata perché non era opportuno che stesse lì”.
Le nuove tecnologie
Riportata da decine di radio, quotidiani del peso del Corriere della Sera e laRepubblica, dai telegiornali di Rai3 (regionale e nazionale) e de La 7, la presa di distanze di Maroni ha fatto sobbalzare moltissimi cremaschi; va detto che le nuove tecnologie favoriscono le persone dotate di buona memoria, che in breve hanno postato su Facebook e Twitter immagini risalenti al 2004, che ritrae l'allora ministro del lavoro e delle politiche sociali alla palestra Toffetti di Ombriano, ospite del convegno per i 20 anni dell'associazione Fraternità.
Le autorità
Accanto a loro il cardinale Alfonso Lopez, Trujillo, presidente del Pontificio consiglio per la famiglia, il vescovo di Crema Angelo Paravisi, Livia Pomodoro, presidente del Tribunale dei minori di Milano, l'assessore regionale alla famiglia Gian Carlo Abelli, il prefetto di Cremona Oreste Jovino, il senatore Lamberto Grillotti, il deputato Andrea Gibelli, il vice sindaco Gianni Risari, il consigliere regionale Gianni Rossoni ed il direttore del Dipartimento Giancarlo Belluzzi.
“Il trionfo della Fraternità”
“Il trionfo della Fraternità”, è il titolo di un ampio servizio del 20 giugno del 2004 del quotidiano La Provincia ai 20 anni dell'associazione di Monte Cremasco “vicina a Cl” e “nata da un gruppo di famiglie” per “accogliere minori in difficoltà”. Chiaro il sommario: “Organizzazione perfetta dai cori iniziali agli applausi scanditi a ritmo. Tanti genitori presenti e nel parco della palestra animazione per i figli con giochi e spettacoli”. Nel pezzo firmato dal collega Luca Bettini e controfirmato da Gianni Bianchessi, l'evento viene definito “un piccolo miracolo”.
“Il gran cerimoniere”
“Don Mauro Inzoli, fondatore e presidente della Fraternità, è stato il grande cerimoniere. A lui l'onore ed il dovere di introdurre l'importante convegno, di presentare e sollecitare i relatori, di ricordare il grande insegnamento di don Luigi Giussani”. L'unica dichiarazione di Maroni, peraltro nemmeno virgolettata, riguarda l'aver dato atto alla Regione Lombardia “di avere costruito un modello di politica familiare anche per l'Europa, mentre alcune regione italiane 'resistono' coin dei pregiudizi culturali”.
L'importantissimo interlocutore
Bianchessi e Bettini citano anche Livia Pomodoro: “L'esperienza della Fraternità come servizio di accoglienza ha un interlocutore importantissimo nella presidente del Tribunale dei minori di Milano, Livia Pomodoro, che sa di poter contare su di essa, anche se non mancano problemi e difficoltà, soprattutto di tipo burocratico”.
L'apertura all'amore
Il servizio si chiude con queste parole: “Giorgio Vittadini – lo ha ricordato don Mauro – ha avuto tanta parte nell'istituzione dell'associazione impostata sull'accoglienza che nasce dal saper amare. Un bambino non è accolto se non c'è un'apertura all'amore”.

lunedì 19 gennaio 2015

IL CSA DORDONI,I FASCISTI E LA LORO CONNIVENZA CON LA POLIZIA

Alcuni aggiornamenti riguardo al post precedente sulle condizioni del compagno cremonese Emilio ferito gravemente ieri pomeriggio davanti al Csa Dordoni dopo essere stato preso a sprangate,calci e pugni in testa da un gruppo di fascisti di Cagapovnd.
Purtroppo le condizioni come da un primo momento si sono rivelate subito critiche tant'è che il compagno è in stato di coma farmacologico ed i medici stanno aspettando sviluppi speriamo positivi nelle prossime ore.
Fatto sta che notizie più aggiornate parlano di un'aggressione premeditata dapprima di una decina di fascisti,seguiti a ruota da altri cinquanta provenienti per la maggior parte da Cremona ma anche da Brescia e Parma:c'è anche la conferma dell'arrivo di compagni avvisati dell'accaduto e che sono stati caricati mentre alcuni degli aggressori venivano identificati dalla polizia che per il momento non ha arrestato nessuno.
Successivamente all'arrivo degli amici del Csa Dordoni questi sono stati caricati permettendo la fuga dei fascisti in una continuità di fratellanza tra forze armate e ratti di fogna che certamente non è la prima volta che accade.
Le notizie dei maggiori telegiornali nazionali e anche in rete parlano quasi di una"banale"rissa tra opposte fazioni non parlando di premeditazione e della volontà di uccidere o comunque fare molto male:d'altronde,e ci mancherebbe secondo il normale status dei canali d'informazione più noti,non è stata nemmeno denunciata l'ennesima connivenza della polizia che con il loro intervento hanno fatto dileguare gli aggressori.
Le sedi di Ca$$a Povnd e Fogna Uova vanno chiuse istituzionalmente in quanto il partito fascista per legge non può più essere ricostituito anche se le leggi in materia antifascista in Italia non trovano quasi mai la loro reale applicazione.
Il 24 è stato convocato un corteo nazionale antifascista a Cremona per il pomeriggio mentre in tutta Italia sono stati organizzati presìdi in solidarietà con Emilio ed i compagni cremonesi:seguiranno altre informazioni sulla giornata di sabato prossimo.
Articolo di Senza Soste,che parla del presidio livornese ma come detto precedentemente anche altre città come Bergamo,Brescia,Cosenza,Bologna,Roma,Torino e molte altre si sono allertate per denunciare il fatto gravissimo.

Attacco fascista al Csa Dordoni di Cremona: "Dolore e rabbia". Oggi ore 18 presidio a Livorno
È con dolore e rabbia che apprendiamo di un vero e proprio blitz fascista verificatosi nel pomeriggio di ieri a Cremona verso le 18:00, subito dopo il disputarsi del derby Mantova-Cremona.
Inizialmente una decina di fascisti armati di spranghe hanno marciato verso il C.S.A. Dordoni, vicino allo stadio e, arrivati, hanno ridotto in fin di vita Emilio, un militante storico,  colpendolo alla testa e al torace con le spranghe quando era già  a terra, prima che i pochi altri compagni presenti in quel momento al  centro riuscissero a  trarlo in salvo. Questo primo gruppetto infame è stato subito rinforzato da un’altra cinquantina di camerati, per lo più cremonesi con qualche rinforzo da Parma e Brescia, giunti in città in occasione della partita, che hanno circondato il centro sociale, dando vita ad un vero e proprio assedio.
La polizia al suo arrivo prosegue il loro sporco lavoro: garantisce una fuga tranquilla agli squadristi si limita ad identificare “il minimo indispensabile”, rilascia i più e per finire, carica i compagni, i pochi presenti e quelli che hanno fatto in tempo ad arrivare sul posto e dar vita ad un presidio, che si è sciolto, a quanto sappiamo nella nottata. Al momento sappiamo con certezza che solo uno degli infami vigliacchi che hanno quasi ammazzato un compagno è stato trattenuto e che sarà processato per direttissima, restiamo in attesa di aggiornamenti, che pubblicheremo quanto prima.
Le condizioni di Emilio, sono parse gravi fin da subito. Portato all’ospedale da un’autoambulanza è stato tenuto in coma farmacologico finora e adesso, mentre scriviamo, è in sala operatoria, per un’operazione delicata e dall’esito non sicuro.
A lui un enorme abbraccio solidale, che estendiamo a tutti i compagni cremonesi, che stanotte hanno deciso di convocare un corteo antifascista a Cremona per sabato 24, invito che non esitiamo a cogliere e a diffondere in tutta la nostra città. Per iniziare, stasera alle 18:00 ci troviamo tutti in piazza Cavour, per il presidio solidale convocato da Livorno Antifascista (vedi sotto).
Queste cose non devono accadere. A queste cose bisogna reagire.  Se toccano un*, toccano TUTT*.
FORZA EMILIO!
FORZA CREMONA ANTIFACISTA!
***
COMUNICATO DI LIVORNO ANTIFASCISTA
Questa sera ore 18.00 - Presidio in Piazza Cavour in solidarietà ai compagni del CSA Dordoni di Cremona. I fascisti attaccano, e noi rispondiamo : Sabato corteo nazionale antifascista a Cremona !
Nella giornata di ieri, dopo la partita Cremonese-Mantova, un gruppo di fascisti di Casapound ha attaccato il centro sociale Dordoni! In 60, venuti da fuori porta ( Parma, Brescia ) chiamati dai fascisti cremonesi, hanno aggredito 7 compagni che al momento erano fuori dal centro sociale. I compagni hanno resistito all'attacco difendendo lo spazio. Tra i sette, uno di questi, Emilio, è stato colpito innumerevoli volte con una spranga, ed ora si trova in coma, ricoverato d'urgenza. Un compagno che da sempre è stato attivo nelle lotte sociali, e nella costruzione di quello spazio che anche ieri ha difeso con i denti e la tenacia, contro chi, infamemente, vorrebbe attaccare e chiudere le esperienze di lotta e di auto-organizzazione sociale. Siamo vicini a Emilio, la sua famiglia e ai compagni del Dordoni, e lo facciamo accogliendo e rilanciando l'appuntamento che è uscito dal partecipatissimo presidio di solidarietà di ieri notte : un corteo nazionale antifascista per sabato 24 Gennaio a Cremona! La solidarietà è un arma, e iniziamo ad usarla fin da subito per mostrare la vicinanza del nostro territorio ai compagni e alle compagne di Cremona. Convochiamo per questa sera un presidio di solidarietà,in contemporanea con le altre città, alle ore 18.00 in piazza cavour Sabato 24 - Corteo Nazionale Antifascista @ Cremona. Al fianco dei compagni e le compagne del CSA DORDONI. #EmilioResisti.
Livorno Antifascista
Emilio non mollare

ASSALTO NAZIFASCISTA AL DORDONI CON UN FERITO GRAVE

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Oggi pomeriggio a Cremona grave episodio di violenza contro i compagni del Csa Dordoni quando una sessantina di nazifascisti di Ca$$a Povnd hanno aggredito il centro sociale ferendo in maniera grave un compagno cinquantenne che ora sta lottando in ospedale tra la vita e la morte,colpito da sprangate e calci e pugni alla testa.
Il tutto a margine del derby di calcio Cremonese-Mantova che sembrerebbe comunque non essere la causa del vile attacco ma una coincidenza vista la vicinanza del Dordoni con lo stadio Zini:il comunicato dei compagni cremonesi preso da Infoaut è per ora la prima fonte d'informazione sul grave fatto.

Aggressione fascista al Csa Dordoni di Cremona.


Pubblichiamo un primo breve aggiornamento dei compagni e delle compagne del Csa Dordoni in merito alla vigliacca aggressione squadrista messa in atto poche ore fa da una sessantina di fascisti di Casapound nei confronti del centro sociale.
Esprimiamo massima solidarietà ai compagni e alle compagne cremonesi, con l'augurio che il compagno gravemente ferito si riprenda al più presto, e ci uniamo all'appello a raggiungere il presidio antifascista all'esterno del Csa Dordoni.

Seguiranno aggiornamenti.

Poche ore fa sessanta fascisti di CasaPound cremonesi con il supporto di squadristi provenienti da fuori hanno assaltato il Centro Sociale Dordoni e durante gli scontri per difendere lo spazio un compagno è stato colpito a sprangate in testa e attualmente è in coma in gravissime condizioni.

Successivamente si è verificata anche una carica di alleggerimento della celere sui compagni in presidio fuori dal centro sociale per permettere ai fascisti di andaresene indisturbati.

Si invitano tutti gli antifascisti e le antifasciste a raggiungere il presidio fuori dal Centro Sociale Dordoni.

Il centro sociale è in via Mantova 7/A (ex foro boario), parcheggio dello stadio - Cremona


sabato 17 gennaio 2015

IL FURTO DEL CORRIERE DELLA SERA

La vignetta qui sopra è una di quelle disegnate da molti autori che si sono visti rubare i loro lavori dal Corriere della sera in un libro pubblicato in questi giorni per sostenere economicamente la redazione del giornale Charlie Hebdo colpito la scorsa settimana da dei terroristi.
Infatti senza dir niente a nessuno il quotidiano milanese ha raccolto molte opere di vignettisti per completare il libro in vendita a 5 Euro in puro stile sciacallaggio,e molti di questi hanno scritto sia al Corriere che su social networks il loro disappunto non tanto per la finalità del progetto ma per l'appunto per il furto di un lavoro nato l'indomani della strage per solidarietà.
La lettera qui sotto scritta da Giacomo Bevilacqua(A panda piace)è la sintesi e la perfetta sensazione di molti degli autori depredati,contributo di Infoaut.

Corriere della Sera: non c'è business senza sciacallaggio.


Il Corriere della Sera ha stampato un libro con i #JeSuisCharlie di vari vignettisti che è stato distribuito nelle edicole milanesi nella giornata di ieri e da domani nel resto d'Italia. Al suo interno, il quotidiano milanese ha inserito una serie di vignette disegnate in solidarietà con Charlie Hebdo e raccolte sui profili social o sui siti/blog di noti vignettisti senza informare gli autori delle stesse. Lo scopo da parte del Corriere della Sera è stato evidentemente un vero e proprio atto di lucro, un atteggiamento meschino, tipico di chi intende il lavoro svolto dai fumettisti come privo di riconoscimento e in quanto tale, utilizzabile in qualsiasi momento per garantirsi più profitto.
L'atto di sciacallaggio da parte del Corriere della Sera, è stato criticato da molti fumettisti implicati nel brutto affare (Roberto Recchioni, che ha già pubblicato una lettera aperta al Corriere, Leo Ortolani, Milo Manara, Giuseppe Palumbo, Paolo Bacilieri, Sio, Gipi, Manuele Fior, Don Alemanno, solo per citarne alcuni) e nella giornata di oggi hanno denunciato pubblicamente l'operato becero del quotidiano, attraverso diversi post sui social networks e alcuni articoli su quotidiani on-line.

Proponiamo qui sotto la risposta di uno degli autori danneggiati, Giacomo Bevilacqua di 'A panda piace'. Tra gli altri, anche Leo Ortolani conosciuto come l'autore di Ratman, ha reso pubblico oggi un post su fb che potete trovare qui.


Caro Corriere, mi è giunta voce che tu abbia preso la mia vignetta e quelle che altri autori di fumetti come me hanno realizzato nella tragica giornata dell’attentato a Charlie Hebdo, autori che si sono visti minacciare il diritto e la libertà di poter dire la propria su qualsivoglia argomento.

Ed è proprio con questa libertà che tanto cerchiamo di difendere che mi permetto di dirti che il tuo gesto di creare un libro con le opere d’altri, prese da internet, stampato in maniera becera e venderlo a 5 euro, per poi donare il ricavato alla redazione di Charlie Hebdo, tu puoi vederlo benissimo come un gesto nobile, e magari visto dall’esterno lo è pure. Ma lo sarebbe stato molto di più se avessi scritto a me e a molti altri autori come me, chiedendoci il permesso di pubblicare i nostri lavori, prima di farlo, perché a me non risulta essere arrivata alcuna richiesta formale, e in questo modo, caro Corriere, a me spiace dirtelo, ma la tua operazione risulta essere soltanto una versione ancora più becera del più becero sciacallaggio, oltre che il tentativo di farti nobile con la roba di altri.

Ci sarebbe da farti causa tutti assieme. Tutti gli autori presenti nel volume e di cui ti sei arrogato i diritti di pubblicazione, ci starebbe bene il fatto di venire risarciti e poi donare tutti soldi della causa alla redazione di Charlie Hebdo o alle famiglie delle vittime, cosa ne pensi, caro Corriere? Secondo te cosa sarebbero più contenti di ricevere, loro? I soldi ricavati da un libro fatto sulle spalle e sulle opere di persone di cui non avete rispettato i diritti, o gli eventuali soldi ricavati dal riconoscimento di questi ultimi? Spero di ricevere una risposta, o quantomeno una scusa formale sul giornale stesso, oltre alle prove relative ai guadagni del libro e alle cifre effettivamente versate a favore della redazione di Charlie Hebdo. Prego inoltre le persone, se possibile, di condividere questo stato, per fare in modo che, come la mia vignetta è arrivata a loro e non si sono fatti scrupoli a prenderla, gli arrivi anche questa lettera. Le illustrazioni mie e degli altri autori erano contro il terribile attacco alla libertà di stampa, non a favore della libertà di far stampare a voi il cazzo che vi pare.

venerdì 16 gennaio 2015

IL DEBITO GRECO E ITALIANO

L'articolo preso da Senza Soste è abbastanza tecnico e parla esclusivamente di materia economica con al centro il debito greco e le analogie con quello italiano con solo qualche accenno a quello che comporta sul piano sociale,anche perché ormai non c'è molto da aggiungere a quello che già è alla luce del sole.
Il nostro di debito,essenzialmente nelle mani di banche,fondi pensione e assicurazioni,deve essere modificato dal principio del problema,non deve essere risanato dal popolo che ha visto scivolare via i già pochi averi come sabbia tra le dita,ma devono essere i pochi ma sempre più arricchiti delle classi più agiate a pensarci pagando pegno con soluzioni fiscali come la patrimoniale che è ancora tabù per l'attuale classe dirigente.
La Grecia tra poco andrà al voto e anche come sottolineato qui sotto nel giro di pochi mesi sapremo realmente le decisioni che potremmo prendere sull'onda lunga delle scelte greche.

In Italia come in Grecia si può ristrutturare il debito.
Marco Bertorello e Chiara Filoni ( tratto da Il Manifesto) - http://www.communianet.org
L'impressione è che la sinistra nostrana voglia cogliere la probabile vittoria di Syriza sul piano prettamente politico, piuttosto che su quello economico, cioè pensando a un progetto economico alternativo. Ma ciò che di buono potrebbe arrivare dalla Grecia è innanzitutto una rimessa in discussione del debito sovrano, del suo ruolo e della sua entità. Un problema specificatamente di un paese fallito nei fatti? Dal governo tecnico di Mario Monti, incaricato di risolvere la crisi del debito, l'Italia ha visto passare il suo debito da una percentuale intorno al 120% sul Pil a quasi il 137% (secondo una recente stima del Fondo Monetario Internazionale), un aumento di quasi 17 punti percentuali. In questi anni però non si sono attenuate le politiche di austerità; e neppure i recenti fattori che dovrebbero favorire una ripresa in Europa, quali l'euro più debole, il calo del greggio, persino l'annunciato bazooka del quantitative easing sembrano avere efficacia. É di questa settimana il suo ripiombare in deflazione. L'austerità, come sappiamo bene, deve concorrere direttamente al pagamento del debito, i cui soli interessi in Italia rappresentano il 75% del suo ammontare totale, nonché la terza voce di spesa nel 2013 dopo previdenza e sanità, ovverosia 82,04 miliardi (pari a 5,3% del Pil). Ecco allora sopraggiungere la trappola del debito, che per l'Italia ha significato anni di avanzo primario coniugati con un aumento del debito sovrano sia in termini percentuali sia assoluti.
L'economia a debito, innanzitutto privato, che ha preso campo in questi decenni è stata sotto il segno del rigore per le classi sociali più deboli e dell'espansione finanziaria per quelle dominanti. Tra queste ci sono anche grandi investitori e banche. Il debito italiano è per il 90% in mano a banche, assicurazioni e fondi pensione (italiani come esteri) e non si può pensare che non esista una soluzione alternativa a quella attualmente messa in opera, né che un parziale ripudio e una ristrutturazione del debito non allevierebbero la situazione come suggerito dall'articolo di Gabriele Pestrello pubblicato sul manifesto del 6 gennaio. La difesa delle banche nazionali non può diventare un alibi per ridurre la cerchia di quelli che dovrebbero pagare la ristrutturazione, dobbiamo anche noi uscire dalla logica del «troppo grandi per fallire». Difficile poi, dopo anni di prolungata crisi, ipotizzare strategie a costo zero. Certo il sistema bancario italiano non ha dato vita agli eccessi anglosassoni, ma non fa ugualmente parte del problema piuttosto che della soluzione?
Il debito non solo è insostenibile, ma è anche ragione delle controriforme che subiamo da anni. Riforme di cui hanno goduto tutti i principali attori del vigente sistema finanziario e produttivo. Da questo punto di vista il problema non è se ristrutturare e ripudiare una parte del debito, ma quando e come. Il problema che si pone, dunque, è politico ed economico insieme. La vittoria di una formazione che in Grecia contesta la legittimità del proprio debito sovrano deve diventare un'occasione per tutti i paesi che del proprio debito sono vittime. La speranza è che Syriza vada oltre la sua attuale proposta di ridurre del 50% il debito in accordo con i creditori e che ascolti la voce di quei movimenti sociali che reclamano a gran voce e da tempo un audit del debito greco, allo scopo di ripudiare la sua parte illegitima, alla stregua dell'esempio dell'Ecuador. Che non si replichi la falsa ristrutturazione del 2010 con la quale i creditori hanno scambiato vecchi bond greci con bond più sicuri. Approcciare la questione del debito in maniera radicale comporta la rimessa in discussione di decenni di economia dominante, così che si possa fare giustizia al popolo greco ed europeo.
* Comitato per l'annullamento del Debito del Terzo Mondo, Bruxelles (www.cadtm.org)
13 gennaio 2015

giovedì 15 gennaio 2015

IL SEMESTRUO EUROPEO DI RENZI


Quello del titolo del post non è un errore ortografico ma un neologismo voluto che sta ad indicare sei mesi in cui più che l'Italia è stato l'affabulatore Renzi ad avere la presidenza del semestre europeo con gli italiani che hanno continuato a sanguinare in materia sociale,politica ed economica.
Uno spot mal gestito dal contapalle fiorentino che al grido dell'Italia in ripresa ormai ha dimezzato il suo consenso popolare e sta spingendo la metà degli italiani a schifarsi della politica e quindi a farli decidere di non votare a future elezioni.
Ma l'articolo preso da Senza Soste va oltre parlando soprattutto in prospettiva economica che va più verso il fallimentare e un rincararsi di austerità piuttosto che ad una risalita e un alleviamento della pressione fiscale voluta come sempre dall'Ue nei soliti discorsi da scaricabarile.

E ora Renzi? Il vero semestre di un intrattenitore.

Non ci sono dubbi sul fatto che Matteo Renzi sia un intrattenitore. Battuta pronta anche quando completamente fuori contesto come quella sull’ininfluenza del punto di meno di pil che, invece, valeva diverse decine di miliardi di ricchezza in meno. L’attuale presidente del consiglio ha però talmente abituato il paese a battute noiose, tratte da un repertorio già consolidato da vent’anni, che l’indice personale di gradimento ne ha risentito. Tanto che Renzi è passato, dal 74% delle elezioni di maggio, al 37% delle ultime rilevazioni dimezzando i consensi in poco più di sei mesi. Del resto Renzi conosce una sola recitazione, quella dell’ “l’Italia che riparte” solo che l’esperienza quotidiana dice propriamente il contrario alla maggioranza del paese. Allo stesso tempo i sondaggi indicano un Pd al 37,2% con dietro, di quasi venti punti, il Movimento 5 Stelle. Effetto astensione, uno su due non voterebbe, ed effetto Pd partito unico riescono, per adesso, a tenere separate la caduta dei consensi di Renzi e la tenuta dei voti del Partito Democratico.
Tra futuro assetto istituzionale e crisi economico-finanziaria Renzi però è di fronte al vero semestre, altro che quello della presidenza italiana del consiglio d’Europa. E qui l’elezione del Presidente della Repubblica rappresenta un banco di prova, per la tenuta delle reti di relazioni di Renzi dove il potere c’è davvero. Ma ancor più il banco di prova si farà duro nel momento in cui si dovrà affrontare la situazione europea. Tra una dichiarazione di ottimismo e l’altra Renzi, infatti, si è lasciato sfuggire una frase: “In sei mesi l’Italia si gioca molto”. E si riferiva proprio alla situazione economico-finanziaria.
Il primo punto su cui Renzi si gioca molto è di nuovo la questione della flessibilità rispetto al patto di stabilità europeo. Il consigliere economico di Renzi, Gutgeld, ipotizza che l’Italia possa sforare i parametri del deficit al 4% rilanciando l’economia. Una mistura di ottimismo e di minimalismo economico, l’Italia avrebbe bisogno di molto di più che grattare qualche decimale di deficit per rilanciare il paese con investimenti pubblici, che potrebbe come non potrebbe incontrare sponda in Europa. Dipende tutto da un attore politico e da quattro fattori economico-finanziari. L’attore politico si chiama Germania, che ha sia l’egemonia economica che quella finanziaria in Europa per dettare la linea sia delle politiche che della governance, mentre i quattro fattori sono piuttosto variegati. Il primo si chiama fiscal compact. Un conto annuale, così come è stato calcolato fino a due anni fa, dai 30 ai 50 miliardi di euro per vent’anni presentato al paese per l’abbattimento del debito. Dall’esito di questo fiscal compact, che dovrebbe entrare in vigore quest’anno - dal suo congelamento, dalla sua eventuale riduzione o dallo storno del debito in una bad bank - dipende molto del destino di questo paese dei prossimi anni e del governo Renzi nell’immediato.
Poi c’è la questione greca che può essere una vera prova dell’ordalia del governo Renzi, altro che legge elettorale. Tutto dipende dall’effetto trascinamento che un’eventuale vittoria di Tsipras farà sul debito pubblico italiano. Sia verso una possibile moratoria, che avrebbe effetto anche sull’Italia, come da una possibile stretta sulla Grecia che si ripercuoterebbe sui desideri, di Renzi, di sforare il deficit. C’è anche la questione banche che non è secondaria. Se il quantitative easing di Draghi non rilancerà, in qualche modo, il sistema bancario che lavora in Italia Renzi è senza sistema del credito per l’economia. Le possibilità che il QE di Draghi riesca, in questo senso, non sono alte e anche questo è un problema serio.
Last but not least ci sono una serie di bolle finanziarie - cinesi, americane, legate al petrolio o ai fondi pensione di tutto il mondo - che potrebbero fare la loro parte ad esasperare la crisi del paese. Renzi ha quindi davanti a sé un semestre molto più impegnativo di quello europeo dove, nonostante i proclami, non ha spostato di un millimetro le posizioni tedesche sull’austerità. Chissà se la vittoria delle sinistre in Grecia, se accadrà, finirà per favorirlo, permettendo l’abbattimento di un po’ di debito in Europa per far tenere il quadro, oppure se lo trascinerà nel gorgo delle decisioni impossibili da prendere e degli eventi che prendono la mano.
Redazione - 14 gennaio 2015

mercoledì 14 gennaio 2015

E CUCCHI,LONZI,BIANZINO,PERNA... SONO QUASI MORTI


In questi minuti il Presidente della Repubblica italiana Giorgio Napolitano sta rassegnando le dimissioni dopo essere stato l'unica più alta carica dello Stato ad essere eletto per due mandati consecutivi anche se quest'ultimo è stato onorato solo in parte come già premesso sin dall'inizio.
Non sto qua tanto a sindacare su quello di buono o di cattivo questo presidente ha svolto per l'Italia,che con il suo ordinamento vede nel capo dello Stato una figura comunque politicamente non di primo piano entrando nello specifico del suo potere decisionale.
Certamente sono stati commessi alcuni errori ma in questi anni tanti politici ne hanno fatti anche di peggio,Napolitano in quasi nove anni di mandato ha più che altro espresso cordogli e messaggi di solidarietà e vicinanza in occasioni di stragi,di eventi naturali catastrofici e di morti eccellenti,tutto qua o poco più.
La dichiarazione di ieri in cui definisce il Quirinale quasi una prigione però proprio non la mando giù in quanto in questi anni,il riferimento è del decennio 2002-2012(http://www.ilfattoquotidiano.it/mappa-morti-carcere-patrie-galere/ ),nelle carceri italiane si sono registrati ben 915 morti,in maggior parte suicidi,poi malattie,overdose,omicidi e ben 177 casi,il 19% del totale,che sono casi in cui è in corso un'indagine giudiziaria:e quindi oltre alle morti di Cucchi,Lonzi,Bianzino e Perna citate nel titolo del post,ve ne sono altre parecchie decine occultate e per ora sempre giustificate da qualche cosa.
Concludo il post comunque non condividendo tutti gli attacchi che varie forze politiche italiane,in primis Movimento 5 stelle e Lega Nord,hanno perennemente rivolto a Napolitano:articolo preso da La Stampa(http://www.lastampa.it/2015/01/13/italia/politica/napolitano-sono-contento-di-tornare-a-casa-TS1Qg1pwRNffd4AbI1RgrJ/pagina.html ).


Napolitano: sono contento di tornare a casa.


Il capo dello Stato oggi annuncerà le dimissioni. E risponde a una bambina: “Qui al Quirinale è tutto bello, ma è un po’ una prigione”.

«Certo che sono contento di tornare a casa!». C’è un che di liberatorio in questa ammissione che Giorgio Napolitano consegna con franchezza ad una bambina che a piazza del Quirinale con candore gli chiede se non gli dispiaccia un po’ lasciare un così bel palazzo. Il presidente della Repubblica uscente non ha mai nascosto il peso dell’età e le difficoltà crescenti a portare avanti i «gravosi» compiti richiesti dalla guida del Quirinale e spiega con semplicità che al palazzo dei papi «sì, si sta bene, è tutto molto bello ma si sta troppo chiusi, si esce poco». «Quasi una prigione», aggiunge forse pensando alla sua amatissima casa al rione Monti dove rientrerà finalmente oggi dopo quasi nove anni passati al Colle. E a Monti (pochi passi dal Quirinale) sarà festa per il rientro del vicino illustre. 

È stato il presidente delle riforme a tutti i costi, elegante e «pignolo», come egli stesso ha confermato. Attento a ogni dettaglio, lavoratore instancabile, profondo conoscitore della vita parlamentare e delle dinamiche politiche dell’intera storia repubblicana, Giorgio Napolitano oggi firmerà di suo pugno le dimissioni che poi viaggeranno, portate personalmente dal segretario generale Donato Marra (per nove anni l’ombra del presidente), tra il Senato, la Camera e palazzo Chigi. E il suo ultimo messaggio agli italiani non poteva che essere nel solco del suo granitico «credo»: unità del paese e riforme. Gli italiani, ha ripetuto ieri mattina, siano «sereni» per il futuro e soprattutto «molto consapevoli della necessità, pur nella libertà di discussione politica e di dialettica parlamentare, della necessità di un Paese che sappia ritrovare, di fronte alle questioni decisive e nei momenti più critici, la sua fondamentale unità».

E quale questione oggi all’esame delle forze politiche è più «decisiva» delle riforme costituzionali e del varo della nuova legge elettorale? Il presidente in questo percorso verso le dimissioni ha sempre fatto sapere che la sua «personalissima» decisione deve rimanere slegata dalle logiche parlamentari e che comunque le Camere rimangono attive anche con la supplenza di Pietro Grasso. Ma in attesa della formalizzazione della sua uscita le opposizioni già affilano le armi e si preparano a chiedere - un minuto dopo la firma presidenziale - una pausa dei lavori parlamentari in attesa che il quadro politico si chiarisca con l’elezione del nuovo inquilino del Colle.

Schermaglie legittime di «una robusta minoranza», si sottolinea nei palazzi delle istituzioni, ben sapendo che non ci sono appigli costituzionali per interrompere i lavori d’aula.


Ma per un giorno le tensioni parlamentari sono state lontane dalla mente del presidente che ieri ha dedicato la giornata a chiudere per bene la sua lunga amministrazione del Quirinale, salutando prima il corpo dei Corazzieri («che stile!») e poi i tanti dipendenti del Quirinale, divenuti dopo tanti anni quasi una famiglia. Ci sarà tempo - ma non troppo - per rientrare nell’agone politico da senatore a vita. Le battaglie non mancano di certo. Tanto che si segnala una curiosa coincidenza: già il giorno dopo la sua uscita, giovedì, si dovrebbe andare ai primi voti in Senato sull’Italicum e Napolitano - se deciderà di non concedersi neanche un giorno di riposo - potrebbe già schierarsi. Certamente lo farà più avanti quando si aprirà la corsa al Colle per la scelta del suo successore, come conferma lo stesso premier Matteo Renzi: «Napolitano continuerà a far sentire la sua voce» e «sarà un grande servitore come senatore a vita».

Oggi quindi l’uscita: niente di formale, solo una breve cerimonia nel cortile del Quirinale. Poi via, con la moglie Clio, a Monti, vicolo dei Serpenti, nel cuore di Roma antica. Non certo una «prigione».

martedì 13 gennaio 2015

I PROFESSIONISTI DELLA POLITICA(A VOLTE TROMBATI)


L'analisi presa dal sito Infoaut il giorno dopo le primarie Pd per decidere il candidato Presidente della regione Liguria alle prossime elezioni è un mix di Cronaca e di analisi politica,un editoriale infarcito di cifre che sviscera alcuni argomenti interessanti che fanno capire quanto questi metodi di scelta siano un vanto sventolato ai quattro venti dal Pd e allo stesso tempo ben vedendo anche il contrario,una scelta in cui può esprimere il proprio parere chiunque e a volte sviando l'esito finale.
Delle primarie serie dovrebbero vedere il voto solo degli iscritti di un partito,ma questo Cofferati,il trombato di turno,era consapevole già prima del voto che ha visto vincere la renziana Paita:se queste regole non andavano bene all'ex sindacalista cremonese poteva anche non presentarsi credo.
Cofferati,vero professionista della politica e della poltrona nato vicino a Cremona,ex presidente della Cgil ed ex sindaco di Bologna,probabilmente sentiva la mancanza di qualcosa di più di una poltrona al Parlamento europeo e quindi si è candidato come presidente della Liguria(Cremona-Cgil-Bologna-Strasburgo e quasi Genova mi sembra proprio una caccia allo scrannio).
Poi l'analisi spazia sul voto di gruppi di immigrati cinesi a quelli di forze politiche dell'opposizione,un po' quello che ha visto Renzi battere a suo tempo Bersani grazie all'apporto di numerosi elettori non Pd ma cui faceva comodo la vittoria dell'ex sindaco fiorentino,ma questa è un'altra storia.

Liguria. Primarie Pd col broglio, Cofferati denuncia .

Le primarie, negli Stati Uniti, sono elezioni serie. Votano soltanto gli elettori che sono iscritti nelle liste elettorali come sostenitori del partito per cui le primarie si fanno. Ovvero: solo gli elettori che si sono dichiarati pubblicamente, registrandosi come tali, repubblicani possono votare per i cadidati repubblicani, e viceversa per i democratici. Recinti separati per opinioni politiche - teoricamente - contrapposte.
Tutto il contrario di quel rodeo per imbecilli che sono le primarie del Pd, qui in Italia. Un happening in cui vota chiunque, anche chi non ha neanche la cittadinanza e quindi non potrà votare alle elezioni vere e proprie; anche chi sostiene il partito opposto. E' un metodo che si è rivelato favoloso per "scalare" il Pd, portando Renzi con i voti berlusconiani alla segreteria del partito e poi a palazzo Chigi.
E' lo stesso metodo, ormai consolidato, con cui in Liguria la renziana Raffaella Paita ha "vinto" primarie per le regionali ampiamente compromesse, prima del rodeo, dall'endorsement a suo favore fatto dai maggiorenti di Forza Italia. Che naturalmente si sono poi anche recati "alle urne", mobilitando le proprie clientele.
Il candidato avversario, Sergio Cofferati, non proprio uno di primo pelo, aveva denunciato questo broglio preventivo prima ancora che si aprissero le "votazioni", domenica mattina. Poi, a voto in corso, aveva segnalato strane partecipazioni (in particolare di gruppi di immigrati di origine e cittadinanza cinese, molti a digiuno dei rudimenti della lingua italiana, al punto di rendere difficile per gli "scrutatori" la registrazione del nome).
Nella serata di ieri il risultato, scontato viste le premesse: Raffaella Paita, 40 anni, ha "vinto"con 28916 voti, Sergio Cofferati ne ha ottenuti 24827 e Massimiliano Tovo (Centro democratico) 687. Questi i voti. Da segnalare che Cofferati ha stravinto a Genova, dove alla fin fine c'è stato almeno un po' di "controllo" sulla regolarità del voto. Mentre la Paita ha fatto il pieno nei altre province.  
"Non riconosco questo risultato. Aspetto il pronunciamento del Comitato di garanzia sulle segnalazioni di irregolarità e poi commenterò". Sergio Cofferati, aspettando i risultati  nella sede del Pd, ha rivelato ance che "ci sono state moltissime segnalazioni di irregolarità. Ci sono elementi da procura".
Noi ci limitiamo a far osservare che è in questo groviglio di vipere e con queste pratiche da imbroglioni che si selezionano coloro che poi ci vengono a fare lezioni di "democrazia" mentre amministrano la cosa pubblica per conto e negli interessi della Troika.
12 gennaio 2014

lunedì 12 gennaio 2015

AVVOCATI BASCHI IN ARRESTO



E' notizia di stamattina che per l'ennesima volta a finire nelle reti della giustizia spagnola che risente ancora del franchismo siano andati avvocati che assistono persone legate alla sinistra indipendentista basca e che sono sotto processo per l'appunto per motivi politici con storie diverse ma che hanno il filo conduttore di essere ritenuti terroristi.
L'articolo di Infoaut parla di questi sedici arresti,tre dei quali legati a professionisti che dovevano difendere da oggi 35 militanti di Segi a giudizio a Madrid:tutto questo dopo la grande manifestazione di Bilbao dove sabato sono scese in strada ottantamila persone contro la dispersione dei prigionieri politici baschi.

Paesi Baschi, retata contro gli avvocati della sinistra indipendentista.

Verso le 7 di questa mattina la Guardia Civil ha arrestato dodici avvocati della sinistra indipendentista basca e altri quattro cittadini baschi in differenti località di Euskal Herria. Tra questi, tutti accusati di “appartenenza ad organizzazione terroristica”, anche il senatore della coalizione EH Bildu, Iñaki Goioaga, che non sarebbe però in stato di arresto grazie allo “status” di politico; una delle conseguenze più gravi dell’operazione, inoltre, risulta essere il fermo a Madrid di Amaia Izko, Haizea Ziluaga, Eukene Jauregi, tre avvocati che nella mattinata di oggi avrebbero dovuto difendere 35 militanti della sinistra indipendentista basca imputati nel processo contro l’organizzazione giovanile SEGI.
Nemmeno 48 ore dopo l’immenso corteo che nella serata di sabato ha illuminato le strade di Bilbao richiedendo a gran voce la fine delle persecuzioni nei confronti dei prigionieri politici baschi, la stretta repressiva dello Stato spagnolo si fa dunque sentire più insistente che mai. Vale la pena ricordare che esattamente un anno fa, a pochi giorni dalla scorsa edizione del corteo per i presos, l’operazione “Jaque” aveva coinvolto 8 avvocati appartenenti al gruppo di contatto con i prigionieri baschi e subito dopo la magistratura aveva tentato di vietare la manifestazione. La conseguenza fu una storica alleanza tra le diverse anime politiche dei Paesi Baschi, che collettivamente si assunsero la paternità dell’iniziativa contribuendo alla riuscita di un momento storico per il paese, con oltre 130mila persone in strada al fianco dei prigionieri e delle prigioniere politiche.
Nel corso dell’operazione di stamane, oltre agli uffici degli avvocati, sono state perquisite anche alcune Herriko Taberna e la sede del sindacato LAB a Bilbao. Immediata la risposta della popolazione, che non appena saputa la notizia si è riunita in presidio davanti alla sede della Delegación del Gobierno a Iruñea mentre numerosi striscioni di solidarietà sono comparsi in tutte le citta del Paese Basco e per questa sera sono stati indetti diversi presidi e cortei.
12 gennaio 2014

sabato 10 gennaio 2015

L'ULTIMO DELL'ANNO DI UN FASCISTA BIRBANTE

Articoletto leggero leggero dopo quelli di tono più internazionale e triste di quelli degli scorsi giorni,e la notizia in se rispetto a quello accaduto a Parigi non è nulla ma sempre comunque un fatto abbastanza vergognoso in quanto la notte dell'ultimo dell'anno Giuliano Castellino,noto fascio romano che ha avuto diversi trascorsi politici e di mattanze e criminalità alle spalle(come si evince dal sito ecn antifa.org)è stato arrestato essendo stato pizzicato con un etto di cocaina e trenta bombe carta.
Dopo una notte in cella il suo geniale avvocato(ma davvero)lo ha fatto rilasciare asserendo che l'etto di droga era per uso personale e i piccoli ordigni erano per festeggiare il nuovo anno anche se avrebbero potuto far saltare qualcosa di grosso,oltre al fatto di essere alla guida di un grosso scooter senza patente.
Insomma a questo coglione solo una pacca sulle spalle e niente più,d'altronde si sa che ultimamente i fascisti a Roma anche se beccati godono ancora di una certa immunità.
Curiosità,nell'immagine sopra il particolare di un manifesto elettorale di forze fasciste con la scritta in greco presa da una delle rivolte di Atene degli scorsi tempi che dice:"stasera muore il fascismo"...detto tutto.

Roma In scooter con un etto di cocaina «Era per uso personale». Assolto Castellino


Ex «Popolo di Roma», arrestato e rilasciato dopo il rito abbreviato. Resta la denuncia per il possesso di 30 bomboni. In passato il suo nome è apparso in alcune inchieste sull’estrema destra

ROMA - Ha trascorso Capodanno in camera di sicurezza in Questura. E due giorni più tardi è stato assolto dall’accusa di detenzione e spaccio di quasi un etto di cocaina, mentre il giudice lo ha denunciato per il possesso di 30 bomboni e per guida senza patente di uno scooterone. Protagonista della vicenda giudiziaria Giuliano Castellino, 38 anni, esponente di spicco dei movimenti di estrema destra, già dirigente nel 2013 della Destra di Francesco Storace e prima ancora segretario romano di Fiamma Tricolore, portavoce del Popolo di Roma, vicino a Gianni Alemanno, del Movimento sociale europeo e adesso di Contropotere. In passato il suo nome è comparso in alcune inchieste sull’ultradestra - dai ricatti al presidente della Roma Franco Sensi (con Daniele De Santis, accusato oggi dell’omicidio di Ciro Esposito a Tor di Quinto) all’attentato al cinema Nuovo Olimpia del ‘99 - e di recente in varie iniziative di piazza: le manifestazioni pro Priebke, le impiccagioni di manichini per i suicidi causati dalla crisi, le occupazioni abusive di edifici, la solidarietà ai Forconi . Semaforo rosso Il 31 dicembre scorso Castellino - da giugno sorvegliato speciale - è stato fermato dal commissariato Esposizione per essere passato con il rosso sulla Colombo. «Aveva una busta di cocaina in tasca», spiegano da San Vitale. A casa gli agenti della squadra di polizia giudiziaria gli hanno trovato anche i petardi. «Ma la droga era tutta insieme e con un basso principio attivo (pura al 55% , sufficiente per 300 dosi, per la polizia) - precisa l’avvocato Michele D’Urso, difensore di Castellino -. Il giudice ha riconosciuto che era per uso personale e l’ha assolto. Il mio assistito ha sempre lavorato, è un giornalista, non ha mai avuto precedenti per stupefacenti e ha una solida vita familiare». L’arresto è stato convalidato, la sentenza decisa con rito abbreviato. Ma ora i poliziotti indagano sui bomboni: «Dovevo festeggiarci il Capodanno», ha spiegato Castellino, prima di lasciare il tribunale.