venerdì 10 giugno 2016

LIBERI GLI STUDENTI TORINESI



Una buona notizia arriva da Torino dove i sei studenti antifascisti che a più riprese avevano impedito assieme ad altri l'intrusione razzista e xenofoba nell'università di rappresentanti del Mup e del Fuan che volevano distribuire volantini dai toni di odio(vedi:studenti torino antifa ).
Naturalmente dopo aver tentato più volte l'ingresso nell'ateneo ci riuscirono grazie alla protezione di decine di celerini che picchiarono e fermarono gli studenti che ebbero gli arresti domiciliari senza la possibilità di poter frequentare amici e partecipare alle attività scolastiche.
Ora hanno l'obbligo di firma che è già un buon passo verso l'assoluzione completa visto che la loro azione non può essere considerata un reato ma anzi un atto dovuto verso questi fascistoidi accompagnati e protetti dai celerini.
L'articolo è preso da Infoaut:http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/17217-torino-escono-dai-domiciliari-i-6-studenti-antifascisti-arrestati-a-marzo .

Torino, escono dai domiciliari i 6 studenti antifascisti arrestati a marzo.

Nella giornata di ieri, 9 giugno, è finalmente arrivata una buona notizia per i 6 studenti universitari torinesi che dallo scorso 16 marzo si trovavano agli arresti domiciliari per aver preso parte a una serie di iniziative all'interno del proprio ateneo contro la presenza di gruppuscoli neofascisti e xenofobi. Ora Mattia, Silvestro, Diego, Umberto, Davide e Simone sono (quasi) liberi poiché le misure detentive sono state tramutate in obbligo di firma quotidiano. Resta invece il divieto di dimora a Torino per Eddi, studentessa coinvolta nella stessa operazione.
Dalla pagina del Cua di Torino:

Dopo tre mesi di arresti domiciliari preventivi con restrizioni Silvestro, Umberto, Mattia, Diego, Davide e Simone sono finalmente LIBERI!
Le accuse nei loro confronti riguardano l'opposizione ai volantinaggi razzisti e xenofobi dei gruppi di estrema destra all'interno della nostra Università, una forma di attivismo politico che lo scorso marzo era stata punita con una raffica di misure cautelari. Tutti loro in questi mesi non hanno potuto comunicare con l'esterno (a volte nemmeno con i parenti più stretti), nè frequentare l'università o sostenere esami. Per questo ci siamo mobilitati chiedendo ‪#‎LibertàDiDissenso‬ e ‪#‎LibertàDiStudiare‬ nei nostri atenei e nella nostra città.

Finalmente una piccola parte di questo folle attacco contro l'attivazione politica di tanti studenti e studentesse è finito, Silvestro, Umberto, Mattia, Diego, Davide e Simone saranno sottoposti all'obbligo di firma in questura sei giorni a settimana, ma liberi di uscire di casa e frequentare i luoghi di studio, di lavoro e di socialità.
Diversi studenti rimangono però sottoposti a gravi limitazioni della propria libertà, chi con l'obbligo di rientrare in casa alla sera, chi costretto a vivere fuori dal comune di Torino: per questo continueremo a mobilitarci per la liberazione di tutti e tutte!
Chi vuole aiutarci può firmare la nostra petizione Per la Libertà di Dissenso qui e seguire la mobilitazione permanente delle Mamme in piazza per la libertà di dissenso.
Grazie a tutt* per la solidarietà e la vicinanza di questi mesi, ora possiamo finalmente riabbracciare i nostri compagni!
LIBERI TUTTI, LIBERE TUTTE!

LA FESTA AL CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO DI ROVATO

CENTRO SOCIALE 28 MAGGIO
Da stasera fino a domenica al centro sociale 28 maggio di Rovato(Bs)ci sarà la festa che oltre ad essere un momento di svago con pranzi,cene e concerti,sarà anche un momento di riflessione con la proiezione del filmato "Piazza della Loggia" con l'evidente intento di ricordare la data che è anche quella simbolo del centro sociale stesso,quando avvenne la strage fascista durante un comizio sindacale(28 maggio 1974 ).
E in questo ricordo e di tutto quello che lo Stato svolse e sta compiendo ancora oggi praticamente assolvendo se stesso in processi che durano da quarant'anni,che si vivrà comunque una bella atmosfera tra tanti compagni bresciani e non,con il concerto della Banda Bassotti di domani sera che sarà l'evento clou della festa.
Vedi anche:http://28maggio.org/ .

NOI NON DIMENTICHIAMO UNA STRAGE FASCISTA E DI STATO”
CENA SOCIALE
VENERDI 27 MAGGIO ORE 20.00
C.S. 28 MAGGIO
viale europa 54 Rovato
menù anche vegetariano e vegano
prezzo 15 €
per adesioni prenotare entro mercoledì 25 maggio al numero 3283689637 ( Monica)
A SEGUIRE PROIEZIONE DEL FILMATO
“PIAZZA DELLA LOGGIA”

giovedì 9 giugno 2016

LE AFFINITA' SULLA MORTE DI CUCCHI E REGENI

In molti all'indomani della conferma della morte di Giulio Regeni per delle torture subite dai militari e polizia egiziani paragonarono la sua morte a quella di Stefano Cucchi,lasciato morire dopo essere stato pestato dopo il suo arresto ed in carcere e deceduto all'ospedale Pertini di Roma.
Ed infatti nel processo bis per la sua morte sono state chieste cinque condanne per i medici del nosocomio,compreso il primario,con pene tra tre anni e sei mesi e quattro anni con l'accusa di omicidio colposo.
Infatti Cucchi,trasferito dal carcere in ospedale in condizioni critiche ma si pensa comunque non letali,non venne curato in maniera adeguata dal personale medico presente e morì dopo cinque giorni di agonia.
Il procuratore generale Rubolino ha quindi fatto questa richiesta essendo sicuro che la morte del suo assistito tramite i familiari e soprattutto la sorella Ilaria,che la fine sia avvenuta per le torture subite e per la mancanza di cure,proprio come lo studente Regeni in Egitto.
Articolo di Contropiano:http://contropiano.org/news/malapolizia-news/2016/06/09/cucchi-torturato-chiesta-la-condanna-cinque-medici-080223 .

"Cucchi torturato",chiesta la condanna per cinque medici.

di Mario Di Vito.
«Stefano Cucchi è stato ucciso dai servitori dello Stato, si tratta soltanto di stabilire il colore delle divise».
La requisitoria del pg Eugenio Rubolino al culmine del processo-bis sulla morte di Stefano Cucchi, è la più dura mai pronunciata dalla procura durante l’intero caso giudiziario. «Non vorrei che Cucchi venga ucciso per la terza volta, la prima volta lo hanno ucciso dei servitori dello Stato in divisa, la seconda volta lo hanno ucciso dei servitori dello Stato in camice bianco», ha detto il pg.
Così, con l’accusa di omicidio colposo, Rubolino ha chiesto cinque condanne: quattro anni per il primario Aldo Fierro, tre anni e sei mesi per i medici Stefania Corbi, Flaminia Bruno, Silvia Di Carlo e Luigi De Marchis Preite.
Stefano è morto il 22 ottobre del 2009 all’ospedale Pertini, nel reparto di medicina protetta dove era stato ricoverato in seguito al suo arresto avvenuto una settimana prima. I cinque medici erano già finiti sotto processo: condannati in primo grado, assolti in secondo, giudizio che poi è stato annullato dalla Cassazione e allora ecco che si sta celebrando il nuovo giudizio d’Appello.
«Annullando l’assoluzione dei medici – ha detto ancora Rubolino – la Cassazione ha evitato che sulla vicenda calasse una pietra tombale. Già all’ingresso del Pertini sono state riportate circostanze false sulla cartella clinica di Cucchi: era un brachicardico patologico, eppure i medici non gli hanno mai preso il polso». E ancora: «Presentava una frattura alla vertebra sacrale per il pestaggio avvenuto nelle fasi successive all’arresto. Aveva un trauma sopraccigliare con scorrimento del sangue, per migrazione, sotto gli occhi, aveva un forte dolore fisico in conseguenza di quell’aggressione, eppure al Pertini gli è stato solo somministrato un antidolorifico che ha contribuito a rallentare il cuore, muscolo già indebolito perché non sufficientemente irrorato. L’apparato muscolare nel suo complesso, in quella cartella clinica fasulla, venne definito tonico e trofico ma il paziente non aveva neppure i glutei per poter ricevere una iniezione».
Poi, l’accusa: «Cucchi rifiutava le terapie e non mangiava perché nessuno lo metteva in contatto col suo avvocato. Nessuno si è preoccupato di riferire ad altri le sue esigenze. La sua morte è arrivata dopo cinque giorni di vera agonia». La conclusione di Rubolino: «Cucchi non doveva stare in quel reparto perché non era stabilizzato. Eppure si è fatto in modo che venisse ricoverato lì, in quella struttura protetta lontana da occhi e orecchi indiscreti».

mercoledì 8 giugno 2016

UN ARRESTO PILOTATO?

gregoire
Qualche organo d'informazione ne aveva parlato l'altro giorno dell'arresto di un neofascista francese in Ucraina con un vero e proprio arsenale di guerra e pronto per compiere attentati a moschee e sinagoghe durante gli europei di calcio che cominceranno questo venerdì.
Alcuni nemmeno hanno dato molto risalto alla notizia e altri niente,forse per loro un terrorista simpatico o non degno di nota visto che originario della regione della Lorena e di pelle chiara e non islamico.
Comunque l'articolo di Contrpiano(http://contropiano.org/news/internazionale-news/2016/06/08/fascista-francese-arrestato-kiev-vede-pista-russa-080148 )fornisce la versione ucraina dell'accaduto e della pista russa che vedrebbe il Cremlino promotore di questo tentativo eversivo bloccato sul nascere visto che l'intelligence di Kiev era da tempo sulle tracce di Grégoire M. che è il nome del ragazzo arrestato al confine con la Polonia come dimostra l'azione della cattura che è stata filmata.
Di seguito le dichiarazioni del capo dell'Sbu,il servizio di sicurezza ucraino,che delinea nei suoi vacillanti intenti l'intervento diretto di Mosca con una serie di accadimenti e di versione dei fatti da film di spionaggio di pochissime pretese.
Mentre il governo filonazista di Kiev continua a terrorizzare le popolazioni del Donbass con l'opinione pubblica che sembra aver dimenticato la questione l'intreccio di vendita di armi interna e forse verso ambienti neofascisti francesi ha visto in questo arresto(avvenuto il 21 maggio ma divulgato poco fa appena dopo le denunce Onu sulle torture praticate dagli agenti Sbu)un altro tassello del mosaico di una guerra che va avanti.

Fascista francese arrestato,Kiev vede una "pista russa".

di Fabrizio Poggi
Secondo le fonti ucraine, dietro l’arresto dell’estremista di destra francese Grégoire M. che, con un carico di armi ed esplosivi, stava tentando di attraversare la frontiera con la Polonia, ci sarebbe nientemeno che un piano del Cremlino per seminare caos e morte in Francia, in occasione di Uefa-Euro 2016.
In base alla versione ufficiale fornita da Vasilij Gritsak, capo del SBU (il Servizio di sicurezza ucraino) i suoi uomini avrebbero promesso “corridoio verde” al francese sul confine polacco e lo avrebbero rifornito di armi sufficienti a rovesciare l’intero vertice UE: 5 Kalashnikov con 1080 cartucce, 2 lanciagranate anticarro RPG- 7 e relativo munizionamento, 125 kg di tritolo e 100 detonatori, con cui Grégoire avrebbe dovuto far saltare in aria autostrade, moschee, sinagoghe, edifici pubblici, bar. Però alla fine “il terrorista è stato arrestato per tentativo di contrabbando”, scrive trionfalmente il sito del SBU, che mostra, prima, il francese mentre sta caricando le armi in auto e, poi, il suo arresto. Quindi la scena madre, con Gritsak che non esclude la “pista russa per gli attentati che si stavano preparando in Francia per Euro 2016”. “Nel dicembre 2015” ha raccontato Gritsak, “il SBU aveva saputo dell’arrivo in Ucraina di un francese che, sotto la copertura di attività di volontariato per il sostegno a esercito e rifugiati, un’attività comune in Ucraina, cui partecipano numerosi stranieri, aveva cominciato a stabilire contatti con unità militari nell’Ucraina orientale. Contatti andati avanti almeno sin dal dicembre scorso. Aveva poi manifestato interesse all’acquisto di armi, esplosivi e altri mezzi di distruzione e aveva iniziato a lasciare caparre in denaro … la pista russa è comparsa quasi alla fine, quando, nell’operazione organizzata dal SBU, ha offerto alcune migliaia di euro perché fosse un cittadino ucraino a scortare il carico in territorio europeo, in modo che, in caso di arresto, ciò avrebbe compromesso Kiev agli occhi dell’Europa. E’ questo il punto chiave per cui riteniamo verosimile la mano dei servizi speciali russi”, ha detto Gritsak.
Come dire che, se non si fosse presentata l’occasione della “pista russa”, Kiev avrebbe continuato tranquillamente a rifornire di armi ed esplosivi un raggruppamento le cui tendenze della destra nazionalista estrema e xenofoba erano state ben illustrate da Grégoire nei suoi ripetuti contatti col SBU.
I Servizi speciali ucraini vogliono sbeffeggiare l’Europa, scriveva ieri Komsomolskaja Pravda: hanno parlato dell’arresto di un terrorista che stava programmando attentati in Francia e della “pista russa”. Anche in epoca sovietica, scrive KP, succedeva che qualche poliziotto vendesse armi ai banditi, ma è la prima volta che ciò accade su scala internazionale e non stupisce che sia capitato in Ucraina. La versione di K rimanda con la mente alle numerose occasioni in cui, sin dall’inizio dell’aggressione ucraina al Donbass, reparti dell’esercito regolare o dei battaglioni neonazisti abbiano venduto finanche carri armati, addirittura alle milizie. Anche tralasciando per un  momento (pur senza dimenticarsene) dei legami tra le bande neofasciste di vari paesi europei e i battaglioni neonazisti che terrorizzano i civili nel Donbass; anche tralasciando il fatto che mercenari provenienti un po’ da tutti i paesi europei siano in guerra nel Donbass dalla parte di Kiev, è cosa nota come i “patrioti” ucraini vendano le armi di dotazione personale, le munizioni o anche armamento più pesante a chiunque sia in grado di pagare, salvo dichiarare a Kiev di aver perso in battaglia mezzi pesanti, armamento leggero ed esplosivi. E’ accaduto anche di recente e regolarmente ne hanno dato notizia non solo siti della Novorossija (Rusvesna.su o Novorosinform, ecc.) ma anche siti ucraini come nahnews.org, nikvesti.com o chesnavlada.org.
Nel caso specifico di Grégoire si sarebbe trattato di ben 250 mila euro di materiale da guerra, il che lascia supporre che, dietro al 25enne lorenese di Nant-le-Petit (nel dipartimento della Mosa), ci sia una organizzazione in grado di disporre di simili cifre: resta da chiarire se si tratti di “semplice” traffico di armi o se invece la faccenda abbia risvolti direttamente legati alle formazioni dell’estrema destra francese.
Secondo il sito “Vzgljad”, invece di una “pista russa” ce ne potrebbe essere una internazionale: il tentativo del SBU di presentarsi quale “salvatore del mondo”, per aver impedito la realizzazione di 15 attentati  – “e perché non 150 o 1.500?!” ironizza il politologo Vladimir Kornilov – in Francia e con ciò stesso riabilitarsi agli occhi della comunità internazionale per le recenti vicende delle torture nelle prigioni e nei centri di detenzione segreti ucraini, praticate proprio dagli agenti del SBU e denunciate dalla ‘Commissione ONU per i diritti dell’uomo’. In effetti, anche se l’arresto del lorenese è avvenuto lo scorso 21 maggio, Kiev ne ha dato notizia solo sabato scorso, proprio dopo la denuncia dell’ONU. E l’analista Anatolij Sharij ha ricordato a “Vzgljad” come, in occasione di un recente incontro di calcio in Ucraina, fossero picchiati e accoltellati tifosi di colore: anche in quell’occasione, il presidente Poroshenko in persona vi aveva ravvisato la “pista russa”, come pure negli scandali di corruzione ucraini. E ancora Kornilov ricorda come l’ex capo del SBU, Valentin Nalivajcenko, a suo tempo avesse attribuito ai Servizi ucraini il merito di aver sventato un attentato contro il premier olandese: “presto sarà la volta di Barack Obama a essere salvato dal SBU” prevede sarcasticamente Kornilov.
Ma l’arresto di Grégoire e la “pista russa” proclamata dal SBU (peraltro praticamente ignorata dai media francesi), hanno lasciato un po’ in ombra un fatto pressapoco contemporaneo che per alcuni, in Ucraina, rilancia quella stessa “pista” in funzione “nazionale”. Si tratta dell’intervista di Nadezhda Savchenko a “Radio-Era”, in cui l’ex Jeanne d’Arc ha invitato Kiev a confermare le sanzioni contro Mosca, ma a sedersi al tavolo delle trattative con le repubbliche del Donbass, avviando con esse un dialogo diretto, al di fuori degli accordi di Minsk. “Io, come deputato” ha detto Nadja, “sono pronta a parlare con loro. Terzo passo: proviamo a sorriderci reciprocamente e tutto si sistemerà”. Questa sarebbe la “prova provata” di quanto sostenuto dai suoi fans al momento dell’arrivo a Kiev, lo scorso 25 maggio: la vera Nadja sarebbe morta in prigione e Mosca avrebbe spedito in Ucraina un sosia quale agente provocatore. A parte la petizione lanciata sul sito presidenziale per nominare la Savchenko ambasciatore ucraino a Mosca (!), sembra che l’aviatrice condannata per l’assassinio dei giornalisti russi Igor Korneljuk e Anton Vološin e graziata da Vladimir Putin lo scorso 25 maggio abbia ricevuto non poche minacce in patria, tanto che, in sua difesa, è dovuta intervenire la sorella, ricordando pubblicamente “il vero ruolo di aggressore dei moskali”: i russi.
La proposta di Savchenko non ha sollevato alcuno scandalo proprio nel Donbass: il rappresentante della Repubblica popolare di Donetsk ai colloqui di Minsk, Denis Pushilin, ha dichiarato che la DNR è pronta ad avviare il dialogo, se Poroshenko fornirà a Savchenko tutti i pieni poteri necessari. E’ comunque “molto strano” ha detto Pushilin, “che tali idee, quali necessità del dialogo, inutilità della guerra e il resto, vengano proprio da Savchenko. Di fatto, vediamo che spesso manca a Kiev la semplice volontà politica. Se questa non mancherà a Savchenko, lei sarà dotata dei pieni poteri e tutti, a livello giuridico, potremo arrivare a qualche conclusione, sarà già un piccolo progresso”.

Fabrizio Poggi

L'IPOCRISIA DI REGIME DI BENIGNI

E' successo qualche giorno fa ma le dichiarazioni di Benigni che avevano stralciato quelle di poche ore prima,forse su suggerimento piuttosto che un reale pentimento,sul suo voto futuro per il referendum costituzionale,sono state viste ai più come uno spot elettorale pro Renzi piuttosto che a favore di tutto il governo.
Questa lunga campagna elettorale che assieme al calcio mercato verrebbe da non accendere più computer e televisione,è già stata strumentalizzata da tutti,partendo dalle segreterie dei partiti politici arrivando al'Anpi,e ne vedremo ancora di cotte e di crude da qui ad ottobre.
Già nel dicembre del 2012 c'erano stati gravi indizi di pidizzazione guarda caso con lo spettacolo Rai proprio sulla Costituzione italiana(La più bella del mondo era proprio il titolo dello show)quando fece del parallelismo tra il nazifascismo ed il comunismo(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/cera-una-volta-benigni.html ).
Perché ci ricordiamo che il film con cui vinse l'Oscar "La vita è bella" terminò con una clamorosa balla storica con i carrarmati statunitensi che entrarono ad Auschwitz mentre la storia c'insegna che fu la gloriosa Armata Rossa che fece questo ingresso oltre che in molti campi di concentramento.
Articolo preso da Il fatto quotidiano:fatto quotidiano benigni cambia idea .

Referendum riforme, Benigni cambia verso: “Ho dato una risposta frettolosa. Con la mente scelgo il sì”.

Il premio Oscar ammette che la riforma è "pasticciata", ma sostiene che sia meglio di niente: "Ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni". Definisce Matteo Renzi "una persona che stimo" di Denis Verdini dice: "Forse hanno fatto le unioni civili apposta per regolarizzare il suo rapporto con il premier".

Roberto Benigni cambia verso. Fino a un mese fa, il comico si diceva orientato a votare no al referendum costituzionale, affermando l’importanza di “proteggere la nostra meravigliosa Costituzione”. Ora, in un’intervista a Repubblica, spiega di avere cambiato idea: “Ho dato una risposta frettolosa, dicendo che se c’è da difendere la Costituzione, col cuore mi viene da scegliere il no. Ma con la mente scelgo il sì. E anche se capisco profondamente e rispetto le ragioni di coloro che scelgono il no, voterò sì”. In realtà non è la prima giravolta del comico toscano: a gennaio, aveva annunciato che avrebbe votato sì. Poi no, e infine ancora sì.
Il premio Oscar ammette che la riforma è “pasticciata”, ma sostiene che sia meglio di niente. “Sono trent’anni che sento parlare della necessità di superare il bicameralismo perfetto: niente – afferma Benigni – Di creare un Senato delle Regioni: niente. Di avere un solo voto di fiducia al governo: niente. Pasticciata? Vero. Scritta male rispetto alla lingua meravigliosa della Costituzione? Sottoscrivo. Ma questa riforma ottiene gli obiettivi di cui parliamo da decenni. Sono meglio del nulla. E io tra i due scenari del giorno dopo, preferisco quello in cui ha vinto il sì, con l’altro scenario si avrebbe la prova definitiva che il Paese non è riformabile”.
Il comico definisce il premier Matteo Renzi “una persona che stimo” e ricorda la sua partecipazione ai propri spettacoli: “Quando recitavo Dante a Firenze veniva ogni sera, e ogni volta si sedeva più a destra. Prima due file più in là, come per provare, poi quattro, poi sei. Andava sempre a destra, io lo facevo notare al pubblico con una gag infantile, che creava un sacco di risate, segno di popolarità e di simpatia”. Benigni parla poi anche della sua idea su Denis Verdini: “Farebbe bene la Volpe in Pinocchio. Ma anche l’Omino di burro che raccoglie i ragazzi somarelli e li porta via nel Paese dei Balocchi promettendogli la settimana dei tre giovedì. Ma forse hanno fatto le unioni civili apposta per regolarizzare il suo rapporto con Renzi”.

martedì 7 giugno 2016

IL PRIMO ROUND DELLE AMMINISTRATIVE 2016

Sembrano le elezioni europee del 2009(sembra abbiano vinto tutti )o anche in epoche più recenti dove bene o male nessuno o quasi dei candidati sindaco per le amministrative di domenica e per loro i rappresentanti di partito si sia sbilanciato più di tanto sul dire che si abbia perso o vinto,si abbia guadagnato o lasciato per strada qualche voto.
A parte che i numeri ci sono e sono ufficiali,questo primo esito visto che in quasi tutte le più grandi città si tornerà a votare,ha visto un Pd in difficoltà,un centro destra allo sbando dove si è diviso ma che non ha fatto sfracelli altrove,un generale buon risultato del Movimento 5 stelle e la sinistra vera che arranca e che perde consenso laddove fino al giorno prima era attaccata alle vesti del Pd(vedi Milano).
Napoli è un risultato a parte così come Milano dove i due candidati fotocopia si sono visti alla pari per ora,mentre Roma c'è stato un voto di protesta che ha visto la candidata Raggi dei pentastellati staccare di tanto gli altri candidati,con la Meloni fuori dai giochi ma non per molto.
Gli articoli seguenti di Senza Soste(http://www.senzasoste.it/politica/elezioni-amministrative-qualcosa-si-e-rotto-picchiamo-li )e di Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/prima-pagina/item/17193-elezioni-amministrative-battuta-di-arresto-per-il-pd )aiutano ad analizzare meglio il risultato politico che deve anche marcare l'aumento del partito del non voto con percentuali di astensionismo sempre più elevate.


Nel caos post-primo turno, alcuni cose diventano chiarissime.
a) Renzi prende molte bastonate sui denti, ovunque;
b) Napoli diventa ufficialmente la prima “città derenzizzata”;
c) il Movimento Cinque Stelle sfonda a Roma e Torino;
d) esistono molte Italie, ma la differenza primaria è tra metropoli e provincia;
e) il sistema di potere allineato lungo la filiera Troika-Unione Europea-Renzi-clientele locali non riesce più a convogliare il consenso di una “maggioranza silenziosa”;
f) vere alternative di sistema per ora non ci sono, o possono trovare progressivamente forma solo a partire da quelle alleanze sociali, per quanto disomogenee e vaghe, che si sono chiaramente coagulate in un voto antigovernativo e antidestra.
Al vertice della banda renziana hanno decisamente ragione ad essere fortemente preoccupati. Si è rotto il presunto incantesimo che doveva elevare Matteo Renzi assolutamente al di sopra della scena politica nazionale. La forza del contafrottole di Rignano sull’Arno sta tutta nel monopolio dei media mainstream (la coalizione dei loro proprietari), schierati a suo sostegno dalla filiera di comando multinazionale. Ma non ha più presa efficace su una coalizione sociale interclassista, com’era stato solo due anni fa, in grado di sostenere credibilmente un rovesciamento costituente e reazionario condensato nelle “riforme” di questo governo.
Il contenimento dei danni non è riuscito. Il “patto del Nazareno 2.0”, a Roma, riuscirà a portare Giachetti al ballottaggio, ma il distacco dalla pentastellata Raggi è abissale. Berlusconi ha smontato consapevolmente il vecchio centrodestra, convogliando le sue clientele sul candidato Pd molto più che sul “palazzinaro di bella presenza” che ufficialmente sosteneva. L’obiettivo sembrava già da mesi chiarissimo: concentrare le forze malate del vecchio potere capitolino per provare a stoppare, al ballottaggio, l’ascesa della “forza antisistema”, pur priva di qualsiasi progetto che vada oltre il minimo sindacale dell’”onestà”, dopo l’abisso svelato da mafia capitale (curioso come, sui media di regime, l’espressione sia scomparsa a favore di una colpevolizzazione del solo Ignazio Marino).
Un disegno razionale, perché è certamente più facile dirottare sul candidato renziano i voti delle clientele di destra che non portare su una fascista come Meloni parti consistenti del residuo voto d’opinione che si considera “progressista” e moderato. Ma è un disegno paradossalmente indebolito proprio dalle politiche di taglio della spesa pubblica (lungo la filiera che si articola dalla Ue fino alle città), che riducono ai minimi termini i margini di bilancio con cui nutrire proprio le clientele, le “cooperative” e gli interessi da subappalto.
Napoli esibisce una coalizione sociale vera, opposta e vincente. Una vera e propria speranza di disarticolazione generale del sistema dominante, sul piano politico e sociale, perché riesce a precisare sempre meglio i contorni di una rivolta dal basso, dalle periferie metropolitane. Anche qui si dimostra come, interrotte le linee di finanziamento che nutrivano clientele e servilismi, diventa impossibile mantenere una consenso elettorale per quanto drogato – tuttora – da voti comprati (a basso prezzo), da minacce e veri e propri brogli, dal voto di scambio.
Torino e Bologna misurano la crisi del sistema di potere in due roccaforti che avrebbero dovuto garantire un rapido disbrigo della pratica elettorale.
L’eccezione italiana è dunque Milano, vera capitale del blocco dominante, con due competitor fotocopia e la sostanziale debolezza dei movimenti sociali (che spiega la debolezza locale delle proposte politiche “antisistema”, e non viceversa).
C’è comunque da tenere nel dovuto conto che le metropoli mostrano una dinamica sociale e politica in rapidissimo movimento, mentre i piccoli centri di provincia – che hanno certamente un peso sul piano nazionale, come massa di voti giostrabili nel referendum di ottobre – vivono logiche assai diverse, frutto di una struttura sociale meno polarizzata sul piano reddituale.
Ma il dato centrale è politico: qualcosa si è rotto nel rapporto tra potere e “popolo”. La presa che sembrava ferrea sull’immaginario e sulla rappresentanza politica si va sfaldando. E la velocità cresce col passare dei mesi. Il vecchio – non è affatto paradossale, Renzi rappresenta proprio questo, nonostante le chiacchiere – sta morendo, ma il nuovo ancora non è nato. Anche se Napoli fa sperare.
Attenzione, però. Nella Storia non si danno “vuoti di potere” che durino a lungo, specie se non ci sono poteri alternativi in grado di sostituire quello declinante. L’antagonismo può giocare la partita solo se smette di pensare nelle dimensioni del cortile e accetta di battersi nella società, in campo aperto, nelle condizioni date e non in quelle che ci piacerebbero. E proprio da Napoli, vogliamo ancora rammentarlo, arriva la lezione del migliore antagonismo oggi esistente. Quello che è in grado di innervare e organizzare settori sociali (non solo “soggettività antagoniste”), di presidiare spazi fisici e politici, di selezionare nuovi protagonisti della politica e di sorvegliare la regolarità del voto, sfruculiando poteri che oggi appaiono assai meno forti di prima.
5 giugno 2016

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Elezioni amministrative: battuta di arresto per il PD. 

I risultati delle elezioni amministrative sono una sconfitta per il Partito Democratico. Sconfitto a Roma e Napoli, crisi pesanti a Torino, Bologna e Milano. Ora dal PD si affrettano a dire che, rispetto a queste elezioni amministrative, saranno più importanti i risultati del referendum costituzionale in autunno (su cui, a quanto pare, si giocano le dimissioni). D'altronde è una compagine politica che si basa sulla gestione dell'immagine come tecnica di governo. Tuttavia questi risultati sono una pesante battuta di arresto al cammino, apparentemente trionfale, del progetto di partito della nazione immaginato dal PD renziano.
Nei mesi di campagna elettorale i media sono stati apertamente schierati a sostegno del partito di governo oscurando qualunque voce differente e attaccando sistematicamente chiunque riuscisse a fare trapelare contestazioni o critica. I contemporanei attacchi incrociati della magistratura (che persegue il proprio specifico interesse) sembravano poter far particolarmente male ad un M5s in loop sulla retorica dell'onestà. La disintegrazione della destra sembrava aver consegnato al PD l'egemonia come polo liberale e moderato. Nonostante questo, oggi, il progetto renziano si ritrova più debole. L'attacco al ceto medio con il Salva Banche ha pesato su una composizione sociale per lo più orientata verso una voto PD. Così come le situazioni diventate pubbliche in cui il PD ha funzionato da comitato di affari per imprenditori amici e faccendieri hanno contribuito ad offuscare l'immagine positiva ed efficiente voluta dal premier.
Le promesse del Jobs Act, della Garanzia giovani, dei grandi eventi, dello Sblocca Italia hanno prodotto effetti di ritorno di immagine (la speranza nell'uscita dalla crisi) per il governo solo sul brevissimo periodo (l'Italia riparte). Nella maggior parte dei casi si verifica che si è trattato di provvedimenti di facciata o di sostegno a grandi interessi economici.
Sul piano locale le amministrazioni PD si sono distinte per aver gestito le città nel nome "dell'ordine" e per l'incapacità di offrire risposte ai bisogni delle persone. La retorica del nuovo si è concretizzata in tagli, corruzione e manganelli. Anche qua difficile tirare per le lunghe l'illusione dei grandi eventi/grandi opere e delle smart city.
Il dato dell'astensione è in crescita di diversi punti percentuali rispetto alle tornate elettorali precedenti. Sempre più persone non vedono il senso del voto per la sfiducia e lo schifo crescenti nella politica istuzionale.
Napoli: Luigi De Magistris chiude il primo turno al 42,5%, mentre il candidato PD non arriva neanche al ballottaggio superato da quello della destra. Le comparsate (sempre contestate dalle piazze) di Renzi a Napoli a poco sono servite.
Roma: Grande, annunciato, fallimento per il PD. Virginia Raggi - m5s è in testa con un solido vantaggio -- 35,4% contro 24,8% del PD Giacchetti. Il M5S diventa il primo partito. Il Pd si è sudato fino all'ultimo voto la possibilità di arrivare al ballottagio, tallonato da Fratelli d'Italia con Giorgia Meloni. Mafia Capitale, l'affare Marino e le conseguenti scelte scomposte (o interessate, a seconda dei casi) dei partiti hanno sicuramente pesato su questo risultato.
Torino: insieme a Roma, l'altro grosso schiaffo in faccia al PD. Fassino-PD al 41,9%, Appendino M5S 30,9%. Nel capoluogo piemontese non si andava al ballottaggio per le elezioni amministrative da 15 anni (di incontrastato potere PD/ds). Nella città il cui il sistema politica-affari-magistratura ha trovato il massimo dell'integrazione intorno agli intrecci PD, Compagnia di San Paolo e ex-FIAT qualcosa scricchiola. Parliamo della città più impoverita del nord italia, dove il conflitto sociale è stato gestito esclusivamente con il manganello e con la pesante repressione giudiziaria degli oppositori politici. Questo ballottaggio ha il sapore del fallimento per il PD.
Bologna: un'altra città in cui il PD soffre e perde terreno (5 punti) rispetto al passato. Il 39,5% del candidato Merola è un altro fallimento. Il ballottaggio, come previsto, sarà con la destra guidata dalla candidata leghista. Mentre va a picco l''affluenza complessiva (-12% rispetto alla tornata precedente), soffrono anche i partiti che si sono erti come alternativi al potere Democratico, a partire dalla Lega che va al ballottaggio ma riscontra 2000 voti in meno rispetto al 2012, con il Movimento 5 Stelle che si attesta invece distante dalla coalizione guidata dalla Bergonzoni, al 16%, quando le aspettative per questa formaizione la vedevano come possibile concorrente per il ballottaggio. Dunque, se da una parte Merola e i suoi incassano una clamorosa perdita di consenso, gli altri principali partiti registrano ugualmente una evidente emorragia di voti: stessa sorte a sinistra (coalizione Civica e la lista civica guidata da Amelia Frascaroli, ex assessore al welfare) che perde complessivamente tremila voti rispetto al precedente risultato ottenuto da Sinistra Ecologia e Libertà. Per il ballottaggio si aprono le danze tra chi appoggerà l'attuale sindaco,e si fa strada una ipotesi di coalizione PD - Manes Bernardini (NCD, ex-Lega Nord, che ha ottenuto il 10% di preferenze).  nella città felsinea, a fronte di una campagna elettorale altamente sterile, all'indomamni del voto aleggia forte la sensazione di una incapacità di presa ormai cronica su una grossa fetta di potenziali elettori, che non vedono nelle opzioni partitiche soluzioni credibili per una amministrazione soddisfacente della città metropolitana.

Milano: altra delusione per il PD, dove la ricetta di destra con il candidato Sala (41,7%) non convince la borghesia milanese che di fronte alla copia sostiene ancora in larga parte l'originale: il condidato di destra Parisi (40,8%). I due uomini di Expo andranno al ballottaggio.

seguiranno maggiori aggiornamenti...

lunedì 6 giugno 2016

MEGLIO MISERABILE SCHIFOSO O UOMO DI MERDA?


Si può dire di tutto di Gianluca Buonanno,morto ieri in un incidente da lui provocato e che per fortuna non ha provocato altre vittime,che era un omofobo,un istigatore all'odio,un razzista,uno xenofobo che godeva della morte dei migranti in mare,uno che ha definito i rom"feccia dell'umanità",
uno che girava con la pistola in televisione senza nemmeno suicidarsi in diretta,ignorante e provocatore.
No,Buonanno era molto peggio di questo perché aveva un ruolo politico(doppio veramente perché percepiva assegni sia da europarlamentare che da sindaco)e ogni volta che faceva una sua azione di propaganda di odio razzista aveva una grande rilevanza mediatica che per fortuna da ieri non avrà mai più il modo di ottenere.
Anche perché grazie alle elezioni ci si è già dimenticati di questo bastardo in brevissimo tempo.
Il mondo da ieri pomeriggio è un posto migliore pensando che questo infame non ci ruberà mai più né soldi né ossigeno,uno che voleva recintare il suo comune contro gli immigrati col filo spinato elettrificato come si usa per i cinghiali non era degno di stare al mondo e spero che abbia sofferto la carogna.
E fanno schifo le dichiarazioni di cordoglio di tutti i politici da Maroni alla Boldrini che fanno rabbrividire e fanno provare un senso di vergogna e di disprezzo verso tutte le persone buone che muoiono ogni giorno sul lavoro,nel Mediterraneo e nelle guerre.
E se proprio Maroni dice che chi come me gioisce a questa notizia è un miserabile schifoso beh lo sono e ne vado fiero per esultare a questa dipartita di un vero uomo di merda:articolo preso da Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/17192-in-morte-di-uno-sceriffo ).
Vedi anche questo(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2016/04/buonanno-feccia-della-societa.html )e links allegati.


In morte di uno sceriffo.

Oggi, 5 giugno 2016, è morto Gianluca Buonanno. Lungo l'autostrada Pedemontana Lombarda, nel varesotto. La sua macchina ha tamponato un'altra vettura ferma per un guasto e il “gladiatore leghista” è deceduto.
Il fascio-leghista Buonanno era oltre che sceriffo ops...sindaco di Borgosesia, anche europarlamentare della Lega.
Tutti lo ricordiamo per le sue frasi razziste e omofobe e le sue provocazioni fasciste. L'ultima quando apparì in televisione con una pistola.
A Varallo, comune della Valsesia dove è stato sindaco in passato, aveva fatto mettere dei cartelloni all'inizio del paese raffiguranti delle donne coperte dal velo con sovrapposta una "X" rossa. Sempre in Valsesia aveva poi sparso per le strade delle sue sagome di cartone vestito da vigile...
Insomma, sono innumerevoli gli episodi che ci restituiscono l'immagine di un personaggio di pessimo gusto, ricolmo di odio razziale, che negli anni si è costruito la sua immagine di politico su xenofobia, omofobia e fascismo.
E così lo ricorderemo, in queste ore in cui si consuma il disgustoso teatrino del cordoglio bipartisan e la sua scomparsa fa più notizia di quasi mille migranti affogati nel Mediterraneo in una settimana.

domenica 5 giugno 2016

L'ESECUZIONE DI MARA CAGOL

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Mara Cagol,giustiziata da un carabiniere dopo uno scontro a fuoco dovuto ad un'azione fatta per liberare l'imprenditore piemontese Gancia rapito dai militanti delle Brigate Rosse all'inizio di giugno del 1975.
Come riportato dall'articolo di Infoaut(Infoaut Mara Cagol )la fine di Mara diede adito a varie interpretazioni in quanto testimonianze confutarono l'ipotesi della legittima difesa in quanto la donna era già sotto custodia delle forze dell'ordine ed in pratica venne ammazzata mentre era stata disarmata e quindi resa inoffensiva per i carabinieri intervenuti.
 
5 giugno 1975: Mara Cagol muore in un conflitto a fuoco.
 
Il 5 giugno ricorre la morte della brigatista Margherita "Mara" Cagol, rimasta uccisa in uno scontro a fuoco coi carabinieri nel 1975.
Nata a Sardagna di Trento il 10 aprile del 1945, Mara Cagol comincia ad avvicinarsi ed appassionarsi all'impegno politico e militante con i primi fuochi di rivolta del '68.
Sempre in quegli anni conosce Renato Curcio, anch'egli tra i fondatori delle Brigate Rosse, che sposa nel '69 e con cui rimarrà fino alla precoce morte.
All'inizio degli anni '70 i due si trasferiscono a Milano, dove fondano il Collettivo politico metropolitano; di lì a pochi mesi, assieme ad altri compagni, costituiranno l'embrione delle BR.
Dopo l'evasione di Curcio, messa a colpo nel febbraio del 1975, in giugno il gruppo organizza il rapimento dell'industriale piemontese Vittorio Vallarino Gancia, che viene trasportato in una cascina di Arzello, nei pressi di Acqui Terme.
Qui rimangono a controllarlo Mara e un altro compagno, mai identificato ma di cui è stato successivamente ritrovato un diario che racconta dettagliatamente le ore trascorse nella cascina e la morte di Mara; qualcuno sostiene che si trattasse dello stesso Curcio ma tale ipotesi non è mai stata confermata.
Il rapimento si è svolto senza intoppi ma un terzo brigatista che partecipa all'azione, Massimo Maraschi, viene fermato e trattenuto dai carabinieri per un incidente d'auto, mettendo così in allarme le forze dell'ordine locali.
La mattina del 5, dunque, una pattuglia con quattro carabinieri giunge alla cascina.
La strategia decisa prima del rapimento prevedeva di fuggire in caso di avvistamento tempestivo di forze dell'ordine, in caso contrario l'ordine era di ingaggiare un conflitto a fuoco; in entrambi i casi la vita dell'ostaggio andava salvaguardata.
Tre dei carabinieri si avvicinano a piedi all'ingresso della cascina, mentre il terzo, Pietro Barberis, decide di rimanere sull'auto e di spostarla poco più in là, lontana dalla vista dei due brigatisti.
Mara e il compagno, colti alla sprovvista, escono sparando dalla cascina e riescono a raggiungere un'auto con cui fuggire ma la loro corsa dura poco: dopo pochi metri scoprono la presenza del quarto carabiniere e finiscono fuori strada.
I due si ritrovano sotto il tiro di Barberis, tentano una seconda fuga lanciando una bomba a mano ma il lancio fallisce; inizia la corsa per i prati, incalzata dagli spari del carabiniere, Mara viene fermata ma il compagno riesce a fuggire.
Dalle parole del suo diario si legge: "Mi affacciai dalla buca e vidi Mara seduta con le braccia alzate che imprecava contro il CC. Corsi giù per il pendio e quando stavo per arrivare dall'altra parte della collina ho sentito uno forse due colpi secchi, poi due raffiche di mitra. Per un attimo ho pensato che fosse stata la Mara ad adoperare il suo mitra, poi ebbi un brutto presentimento..."
La testimonianza del brigatista termina con queste parole ma il brutto presentimento trova conferma nei titoli dei giornali della mattina successiva: Mara Cagol è stata uccisa.
Da subito la versione ufficiale fornita da giornali e questura stride con quella del diario: anche nella ricostruzione definitiva dei fatti data al processo di Maraschi, la morte di Mara viene anticipata e collocata al momento in cui i due vengono fermati da Barberis, il quale sosterrà di aver intuito l'intenzione del brigatista di non essersi definitivamente arreso e quindi, una volta schivato l'ordigno, di aver sparato tre colpi, uno dei quali colpisce e uccide Mara Cagol.
Tale versione cercherebbe dunque di togliere ogni dubbio rispetto alla legittimità della morte della brigatista, per evitare che si facesse strada la versione di chi preferiva parlare di un'esecuzione più che di una legittima difesa da parte del CC.
Vale la pena di soffermarsi brevemente anche sul ritratto che i giornali si affannarono a dare di Mara, definendola una ragazza "normale", con una vita "tranquilla", che amava studiare, suonare, fare sport...e si chiedevano come fosse finita così, che cosa fosse successo, quale fosse stato l'evento che aveva segnato un "prima" ed un "dopo" nella sua vita.
A differenza di altri casi in cui, trattandosi di uomini, la stampa non esitava a sbattere il mostro in prima pagina e a darlo in pasto all'opinione pubblica, nel restituire il ritratto di Mara Cagol era palese la difficoltà nel parlare di una donna che aveva intrapreso scientemente la scelta della lotta armata.

sabato 4 giugno 2016

ADDIO CAMPIONE


Era nell'aria e si è spento nelle scorse ore il più grande pugile che abbia mai calcato un ring fino ad'ora,Cassius Clay-Mohamed Alì,all'età di settantaquattro anni e dopo una lunga malattia che lo aveva colpito da anni.
Il mondo del pugilato e dello sport in lutto per una persona,un campione dentro e fuori dal ring,con tanta rabbia più sociale piuttosto che quando indossava i guantoni,perché si sa che chi non combatte con la testa e lo fa con la rabbia e l'odio verso l'avversario non fa tanta strada,in uno sport dove ci si mena ma dove c'è molto rispetto per il rivale che non è il nemico.
Di lui si sa tutto,dalla medaglia olimpica di Roma nel'60 al passaggio al professionismo,dalla conversione all'Islam e all'obiezione di coscienza che fermò la sua carriera agli scontri con avversari del calibro di Liston,Patterson,Frazier e Foreman...molti vinti pochi persi.
Tre volte campione del mondo è stato capace di portare a livello mediatico planetario il problema del razzismo verso gli afroamericani in Usa,l'inutilità di andare a combattere contro chi non gli aveva mai fatto niente sempre con quella dose di arroganza di chi sapeva di essere il più forte di tutti.
Articolo di Contropiano:http://contropiano.org/altro/2016/06/04/ali-la-rivolta-fatta-arte-080011 .

Alì,la rivolta fatta arte.

di Francesco Piccioni.
Davanti alla morte del più grande – per definizione – la prima tentazione è quella di tacere. Di non confondersi con la massa vociante dei laudatori post mortem, gli stessi che magari lo avevano massacrato in vita perché convertito all’Islam (a suo modo, certo, come rivolta politica contro il potere Wasp e razzista, non certo come afflato religioso), renitente alla leva per la guerra in Vietnam (che pagò con tre anni di squalifica nel momento più splendente della sua vitalità fisica), boccaccia politically uncorrect su molte questioni che il perbenismo imperante imponeva di nascondere sotto il tappeto.
Di tutto questo, in questo preciso momento, stanno parlando tutti. Come se il suo giganteggiare sul ring fosse un dettaglio, anziché la chiave di volta che lo impose al mondo e gli diede diritto di parola, al contrario di quel che era sempre avvenuto per “i negri”. Vero è, altri campionissimi neri non hanno avuto il suo stesso atteggiamento, né il suo impatto. Chi per una questione di tempi, chi per questioni di carattere, di opportunismo, di intelligenza. Pur riempiendo gli occhi con un talento purissimo, né Sugar Ray Robinson, nè poi Marvin Hagler o Ray Leonard hanno mai “fatto opinione”, dividendo ed entusiasmando in misura sempre eccedente.
Cassius-Muhammad sì. Voleva cambiare il mondo spezzando il razzismo, e c’è riuscito perché a una classe superiore univa un rigore morale notevole, al punto da pagare con una carriera spezzata nel suo momento migliore il rifiuto di comportarsi da “zio Tom”. Lui era un rivoltoso nato.
Ha cambiato la storia dello sport, anche. E in queste ore se ne parlerò poco e male. Prima di lui i pesi massimi, gli atleti alti e larghi, qualsiasi sport praticassero, erano visti e trattati come puri accumulatori di potenza e resistenza ai colpi. Dei carrarmati in sembianze umanoidi, secondo il più trito immaginario militarista e fascista, eredità di una mai sepolta stupidità condensata nella fisiognomica.
Clay-Alì aveva la velocità di un peso medio di grande livello, un’eleganza di movimenti da ballerino classico, un’intelligenza tattica pari solo a quella politico-civile che mostrava prima e dopo ogni incontro. Era il primo pugile che parlava e non si faceva parlare addosso, in tempi in cui – per atleti anche di altri sport meno devastanti – ancora imperava un frasario minimo da “ciao mamma, sono contento di essere arrivato primo” o “d’aver fatto gol”. Un artista nel corpo di un combattente indomabile.
Con lui sono saltati molti parametri considerati “naturali”. Per esempio un calciatore o un velocista che non poteva esser troppo alto, altrimenti sarebbe stato scoordinato e lento. Quel che in lui era talento puro divenne una qualità allenabile per tutti gli altri. Magari non sarebbero stati dei campionissimi, ma di certo sarebbero stati grandi atleti. Fece saltare d’un tratto criteri selettivi secolari. Prima di lui un Briegel non avrebbe mai corso con un pallone tra i piedi, un Pogba sarebbe stato scartato già a livello di giovanissimi, un Husain Bolt sarebbe stato avviato alla pallacanestro o alla pallavolo, ecc.
Difficile ignorare un tipo così, insomma. Difficile trovare oggi qualcuno che gli somigli almeno un po’…

venerdì 3 giugno 2016

CANNELLONI AL PESCE

La memoria stavolta non mi ha ingannato perché qualche anno fa misi una ricetta riguardante dei cannelloni ricotta e spinaci,un classico della cucina italiana(cannelloni ricotta e spinaci )e stavolta propongo una rivisitazione sempre sul tema mettendoci un po di pesce e di crostacei(se il surimi può considerarsi in una delle due famiglie perché non so e sinceramente non voglio sapere come si faccia e che cosa contenga di preciso).
Comunque un piatto un po lungo da preparare in quanto prima bisogna cucinare tutto il sugo che a madonne sarà messo con un cucchiaino entro ogni singolo cannellone di quelli già pronti,operazione che richiederebbe meno tempo se se ne avesse a disposizione tanto per preparare della pasta fresca.
Tutti gli ingredienti relativi al mare sono in scatola o surgelati,ovvio che freschi sarebbe meglio ma anche con questi e viste le finanze il piatto finale fa la sua porca figura.
Ingredienti:
-cannelloni all'uovo già preparati
-surimi
-gamberetti
-tonno
-sardine
-cipolla
-aglio
-vino bianco
-vino rosso
-besciamella
-olio extravergine di oliva
-burro
-sedano
-carota
-brodo granulare pesce
-parmigiano grattugiato
-doppio concentrato di pomodoro
-peperone verde
In un tegame bello capiente si mettono a rosolare nell'olio e nel burro il sedano e la carota a pezzettini e la cipolla e uno spicchio d'aglio sfumandoli con i due vini,mettendo poi il peperone verde(l'unico ingrediente di certa provenienza-dall'orto)e senza ordine di preferenza il tonno,il surimi,i gamberetti e le sardine.
Dopo nemmeno troppo tanto tempo regolare col brodo granulare per il pesce,che come il surimi meglio non indagare molto sulla sua provenienza effettiva prima di scoprire che magari è la stessa azienda che fa il mangime per le tartarughe.
Quindi siamo quasi alla fine,basta poco doppio concentrato di pomodoro e si spegne il fuoco e cominciano le ostie di cui sopra per riempire i cannelloni,che verranno coperti abbondantemente di besciamella e di una copiosa dose di parmigiano,il tutto ricoperto con un filo d'olio:è importante che il sugo sia abbastanza liquido in modo che non si abbiano cannelloni secchi,e dopo una mezz'oretta di forno è tutto pronto per essere mangiato non prima di aver fatto gratinare per qualche secondo.

giovedì 2 giugno 2016

ANCHE STAVOLTA IL MENO PEGGIO?

A pochi giorni delle elezioni amministrative di domenica 5 giugno una buona parte dell'elettorato che si appresta a scegliere il proprio sindaco anche in città molto importanti come Milano,Roma,Torino e Napoli,non ha ancora deciso chi o cosa votare e lo farà scegliendo ancora il meno peggio.
Che a questo punto è una cosa molto difficile in quanto è davvero un grandissimo rospo da ingoiare,e mi riferisco all'elettorato della sinistra,scegliere il Pd come il meno peggio in quanto a livello sia locale che nazionale hanno fatto più danni che Berlusconi & co.
L'articolo di Aldo Giannuli(http://www.aldogiannuli.it/nemico-da-battere-pd/ )è un'esortazione a votare la sinistra vera,anche se in diversi casi è già pronta ad allearsi poi in prospettiva ballottaggio proprio con il Pd,ma comunque scelta non obbligata e scontata,e soprattutto non votare il Pd.
A parte le simpatie del giornalista con il Movimento 5 Stelle mai nascoste,ha comunque colto nel segno affermando che ormai il partito della nazione di Renzi sostenuto da Alfano e Verdini,due nomi indegni per la politica italiana assieme a quello del giullare fiorentino,le opzioni differenti di scelta sono scarse,poco pubblicizzate e quindi quasi senza speranza di vincere subito o anche di passare per il ballottaggio,a parte De Magistris a Napoli.
Perché Airaudo a Torino,Rizzo a Milano e Fassina a Roma hanno avuto già troppo a che spartire col partito che sta attuando politiche di destra ormai da troppo tempo.
 
Amministrative: ancora una volta, il nemico da battere è il Pd.
 
Non è sui sindaci che stiamo votando, ma sul governo e sulla sua riforma istituzionale.
Il risultato avrà una influenza inevitabile sull’uno e sull’altra. Rispetto a questo i nomi dei candidati non hanno rilevanza.
Qui si tratta di individuare il nemico principale da battere e la risposta non può che essere una: il Pd che sta operando per mutare la forma di governo nel nostro paese ed instaurare un regime illiberale.
D’altro canto, la natura sociale del Pd (al di là della residua quota di iscritti illusi che vogliono credere ancora di stare nel Pci) è ormai più che chiara dopo “riforme” come il job act, il nuovo assetto di Bankitalia, l’ordinamento delle banche popolari o di credito cooperativo, la 2buona scuola”, eccetera eccetera.
E’ arrivato il momento di presentare il conto
Da un ventennio siamo afflitti da un eterno ricatto: votiamo la “sinistra” (cioè il Pds-Ds-Pd) perché altrimenti “vince la destra”. Ed abbiamo sempre ceduto votando così per “non far vincere la destra” con il risultato di far vincere la destra nel Pd che ormai è molto peggiore di Forza Italia. I voti, il Pd se li faccia dare dai verdiniani, dagli alfaniani, da piduisti, camorristi e uomini della Magliana. La sinistra non c’entra nulla con tutto questo.
Per una persona che si ritenga sinceramente di sinistra, il voto al Pd è un disonore di cui vergognarsi per il resto dei propri giorni. E questo vale anche per i ballottaggi. Invito a sostenere i candidati del M5s e quelli della vera sinistra (Airaudo, Rizzo, Fassina, De Magistris).
NON UN VOTO DI SINISTRA VADA AL PD.
Aldo Giannuli

mercoledì 1 giugno 2016

IL DECRETO RONCHI-BERLUSCONI NO MENTRE QUELLO MADIA-RENZI SI

L'approvazione in via preliminare del Testo Unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale,detto anche legge Madia e che altro non è che la definitiva spoliazione dei servizi e dei beni pubblici nelle mani dei privati(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2016/05/lo-stato-e-i-conti-pubblici-dei-comuni.html )è il passo ahimè decisivo e senza ritorno per il consenso definitivo entro la fine del mese.
Un decreto legge che porrà la pietra tombale in primis al referendum del 2011 sull'acqua dove nonostante il voto deciso della maggioranza degli italiani perché l'acqua debba rimanere un patrimonio pubblico,e poi agli altri servizi come la raccolta dei rifiuti ed il trasporto pubblico locale oltre che a beni come la distribuzione dell'energia,del gas e per l'appunto dell'acqua.
Ovvio laddove non si sia già fatto tutto ciò come per esempio a Crema con la scusa della crisi e del debito pubblico,del patto di stabilità e delle manovre del Pd per far arricchire i privati con servizi collaudati dove si sono investiti milioni di Euro pubblici nei decenni passati.
Articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/news/politica-news/2016/06/01/stop-alle-privatizzazioni-un-appello-fermare-decreto-madia-079869 ).

Stop alle privatizzazioni.Un appello per fermare il decreto Madia.

Di redazione Contropiano.
Difendere i beni comuni e i servizi pubblici locali! L’Italia non si vende. E’ stato approvato, in via preliminare, dal Consiglio dei Ministri il Testo unico sui servizi pubblici locali di interesse economico generale, decreto legislativo attuativo dell’art. 19 della L. 124/2015 (Legge Madia). Il decreto, ora all’esame del Consiglio di Stato e della Conferenza Unificata, verrà approvato in via definitiva entro la fine del mese di giugno.
Il Testo unico è un vero e proprio manifesto liberista, la cui finalità è quella di promuovere “la concorrenza, la libertà di stabilimento e la libertà di prestazione di servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione dei servizi pubblici locali di interesse economico generale”.
Si tratta di un provvedimento che, cinque anni dopo la straordinaria vittoria referendaria sull’acqua e i beni comuni, vuole imporre la privatizzazione di tutti i servizi a rete, dall’acqua all’energia, dai rifiuti al trasporto pubblico locale, espropriando gli enti locali e le comunità territoriali di ogni facoltà nel determinare l’articolazione territoriale dei servizi e le politiche tariffarie.
E perché sia chiaro a tutti come l’anomalia referendaria vada definitivamente consegnata agli archivi, il decreto reintroduce nella composizione della tariffa l’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”, ovvero i profitti garantiti, nell’esatta dicitura che 26 milioni di cittadini hanno democraticamente abrogato.
Obiettivi dichiarati di questa legge sono la riduzione allo stretto necessario del ruolo del pubblico nella gestione dei servizi e l’incentivazione dei ruolo del privato negli stessi. Invece di interpretare tutta la vasta area dei servizi collettivi come una occasione per lanciare un Piano straordinario per il lavoro, con il quale dare un colpo serio alla disoccupazione e rimettere in moto l’intero sistema economico, si procede con la riduzione progressiva dei servizi ed il passaggio alla logica del mercato.
Con l’alibi della crisi e la trappola artificialmente costruita del debito pubblico, si cerca di portare a termine la spoliazione delle comunità locali, mercificando i beni comuni, privatizzando i servizi pubblici e attaccando i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, con il corollario della perdita di migliaia di posti di lavoro.
Il decreto Madia prova a chiudere il cerchio aperto dalla straordinaria vittoria referendaria del giugno 2011, attaccando esplicitamente la stessa nozione di servizio pubblico locale e prefigurando l’intervento del pubblico come di supporto al mercato. Nella stessa direzione va l’azione parlamentare del PD e della maggioranza sulla legge d’iniziativa popolare promossa nel 2007 dal movimento per l’acqua, avendone stravolto l’impianto generale e i principi, a partire dalla soppressione dell’articolo 6 che disciplinava i processi di ripubblicizzazione.
Forte di quanto ottenuto con gli attacchi ai diritti del lavoro (Jobs Act), alla scuola pubblica (“Buona Scuola”), alla difesa dell’ambiente e dei territori (“Sblocca Italia”), il governo Renzi, rispondendo a precisi interessi delle grandi lobby finanziarie, tenta l’assalto ai servizi pubblici locali.
L’insieme dei provvedimenti che stiamo subendo corrisponde pertanto alla messa in vendita dell’intero Paese ed alla contemporanea riduzione dello spettro dei diritti civili e sociali. Fermare questo attacco non è una sfida che può raccogliere un solo movimento o una sola organizzazione.
L’ennesima drammatica partita è appena cominciata. A tutte le donne e gli uomini che da anni si battono per l’acqua, per i beni comuni, per i servizi pubblici e per un altro modello sociale il compito di giocarla fino in fondo.
Per questo proponiamo di avviare una grande campagna per il ritiro immediato del decreto Madia, promuovendo assemblee e iniziative in tutti i territori in difesa dei beni comuni, dei servizi pubblici e della gestione partecipativa delle comunità locali.
Non dobbiamo permettere a Madia/Renzi ciò che abbiamo impedito a Ronchi/Berlusconi.
Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua; USB; Campagna “Stop devastazioni”, per i diritti sociali ed ambientali; Comitato Sì Blocca Inceneritori; Movimento per la scuola pubblica; Osservatorio Popolare sull’Acqua e i Beni Comuni; ARCI; Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (FCEI); Centro Internazionale Crocevia; ONG Terra Nuova; Carovana delle Periferie (Roma); Laboratorio Off Topic – Milano; Massa Critica # Decidelacittà – Napoli; Rete Diritto alla Città – Roma; Cinecittà Bene Comune; Casa dei Circoli, Culture e Popoli di Ceriale (SV); Servizio Civile Internazionale; Associazione Rete per la Tutela della Valle del Sacco (RETUVASA); Coordinamento “Trivelle Zero – Marche”; Centri Sociali Marche; Ambasciata dei Diritti – Marche; Piattaforma Eurostop; Forum Diritti Lavoro; Acquavaltellina; Movimento No Tav; Act Milano – Agire, Costruire, Trasformare; Forum Rifiuti Zero Lazio;Comitato Territoriale per la Tutela dei Beni Comuni – Monti Prenestini; Reti di Pace – Laboratorio Monteverde Roma; Comitato Roma 12 per i Beni Comuni; Circolo Culturale Cerco… Piteco di Roma; Sempre Verde, Federata Pro Natura di Latina; Associazione Oltre il Mare Onlus; Centro Nuovo Modello di Sviluppo; Libera Piemonte; Pro NaturaTorino; Pro Natura Novara; Burchvif Borgolavezzaro (NO); Non Bruciamoci il Futuro di Rivarolo Canavese; Pron Natura del Vercellese; Arci Torino