martedì 15 settembre 2015

IL PROBLEMA FORSE E' LA GENTE?

Voglio aprire questo post con la foto del padre e del figlio siriani sgambettati al confine ungherese la scorsa settimana dall'ex giornalista Petra Lázló,ormai ex collaboratrice dell'emittente magiara nazionalista N1tv emanazione del partito neonazista Jobbik.
La foto dello sgambetto e del relativo video che hanno fatto il giro del mondo e che in una persona con un minimo di decenza umanitaria e di cervello riterrebbe ripugnanti si possono vedere qui(http://contropiano.org/internazionale/item/32751-ungheria-il-giornalismo-dello-sgambetto ),e mentre il signor Osama Abdul Mohsen e suo figlio Zaid proseguono il loro viaggio della speranza in tutta Europa pseudo giornalisti come quella dello sgambetto continuano il loro sporco lavoro.
Che non è quello di far cadere le persone ma quello di dare informazioni corrette senza far pesare la loro ideologia,dare cronaca come il reporter che ha filmato la disgustosa scena:in Italia almeno un quarto dei giornalisti secondo me dovrebbero essere radiati dall'albo professionale in quanto semplicemente incapaci di svolgere il proprio mestiere.
Le televisioni ed i programmi dell'odio,solo per citare qualcuno Rete 4 ed emittenti private del nord Italia,fanno dello sciacallaggio mediatico il lor punto di forza e d'ignoranza allo stesso tempo,basandosi sul livello medio di comprensione e d'intelligenza di chi c'è al di la dello schermo.

Ungheria.Il giornalismo dello sgambetto.

Coerente al suo credo politico che la faceva lavorare per una tivù nazionalista ungherese – N1tv – fiancheggiatrice del partito di estrema destra Jobbik, la videomaker Petra Lázló i profughi non li ama. Però le serve filmarli, il lavoro è lavoro, il salario pure (quando nel mestiere c’è). E seppure non ci fosse lei sta accorpata con la fitta schiera di cameramen e giornalisti che tramite immagini e parole testimoniano l’ingresso in terra ungherese di decine di famiglie di rifugiati, pressati dagli agenti. Si spinge, si dribbla, seppure il terreno sia accidentato e non si tratti per nulla d’un match sportivo. Impari la situazione fra gli ipotetici ospiti e i padroni di casa in uniforme, manganello, spry urticante. Nella ressa si spinge, ma Petra, che deve osservare e mostrare, freme. Vuol dire e fare la sua, probabilmente vorrebbe impugnare non la videocamera ma un bastone. Così inizia a scalciare, un uomo, una ragazzina, finché non gli passa sotto gli occhi un adulto, un padre, oberato dal peso dello zaino, del figlioletto al collo, con accanto un poliziotto che sta per fermarlo e che lui scarta.
Allora ci pensa lei, la camerawoman calciatrice che guarda e non filma. E negli attimi in cui il profugo s’appressa ha già deciso cosa fare: sgambettarlo, farlo cadere, faccia a terra, provocarne il fermo o l’interruzione della fuga. Insomma fargliela pagare all’invasore. Lázló, immortalata nelle sue gesta da un reporter tedesco e per questa prova allontanata dal direttore dell’emittente che almeno tiene fede alla deontologìa professionale, ha messo in atto ciò che tanti giornalisti-picchiatori praticano quotidianamente: lo sgambetto vigliacco, l’infamia comportamentale. Nei confronti di chi? della notizia prima che del pubblico. Alla faccia d’ogni deontologia il loro scopo non è informare e neppure comunicare, seppure secondo il proprio punto di vista. Peggio d’ogni opinionismo profuso a piene mani dal mainstream, costoro puntano solo a provocare, intralciare, scalciare, manipolare con parole e concetti e quando possono addirittura con le immagini. Fortunatamente c’è chi crede nel ruolo e usa l’obiettivo con quell’obiettività che ha evidenziato la vile canagliata.  
da http://enricocampofreda.blogspot.it

lunedì 14 settembre 2015

L'INVASIONE VIA TERRA DELLO YEMEN

Come riposta Contropiano in un articolo di qualche giorno fa(http://contropiano.org/internazionale/item/32721-le-petromonarchie-invadono-lo-yemen-diecimila-soldati-verso-sana-a )nel silenzio pressoché assoluto lo Yemen è teatro di una guerra che si protrae ormai da mesi,con una coalizione saudita che col beneplacito degli Usa sta invadendo lo staro della penisola arabica da sempre ritenuto fucina di terroristi internazionali.
Le vittime,che sono quasi sempre di miliziani partigiani yemeniti e civili,stanno diventando numericamente sempre più elevate,si pensa fin'ora 4500,e la rilevanza che suscita questo conflitto come detto prima è praticamente nulla.
In questi giorni è cominciata la seconda fase del conflitto con una vera e propria invasione via terra dopo mesi di bombardamenti sia presso i porti sul mare che all'interno dello Stato in cui Arabia Saudita,Eau,Qatar e Bahrein(le petrolmonarchie della regione saudita)hanno fatto grossi investimenti in questo senso per distruggere una nazione da sempre nemica dei loro interessi economici.

Le petromonarchie invadono lo Yemen: diecimila soldati verso Sana’a.

La già martoriata capitale dello Yemen Sana’a si è svegliata questa mattina sotto un fitto bombardamento da parte dei caccia della cosiddetta ‘coalizione araba’ a guida saudita che ormai da mesi martella le città del paese nel tentativo di cacciare i ribelli houthi e di rimettere in sella il governo fantoccio guidato dal presidente Abdel Rabbo Mansour Hadi, riparato proprio a Riad dopo che le milizie sciite e i reparti militari fedeli all’ex presidente Abdullah Saleh si erano impossessati l’anno scorso di gran parte del paese. Secondo fonti locali le bombe sganciate dai caccia hanno colpito tra gli altri obiettivi anche la sede dei servizi di Sicurezza e l’Accademia di polizia, utilizzata dagli insorti come quartier generale.Ma quasi sei mesi di bombardamenti spesso indiscriminati, dalle navi al largo delle coste yemenite e soprattutto dal cielo non hanno ridotto la resistenza delle milizie ribelli causando invece un numero molto alto di morti tra i civili – il conteggio ufficiale parla di 4500 vittime - e milioni di profughi interni. E così ieri l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Bahrein ed il Qatar (con la tolleranza dell’Onu e il sostegno politico e logistico degli Stati Uniti) hanno deciso di dare avvio alla seconda fase del loro piano, l’invasione da parte delle truppe di terra rimandata a lungo perché assai più impegnativa e compromettente della campagna aerea.
Da ieri un migliaio di militari del Qatar hanno cominciato a penetrare in territorio yemenita attestandosi nella provincia di Jawf, accompagnati da circa 200 tra carri armati e veicoli blindati e da 30 elicotteri da guerra Apache, dopo che nei giorni scorsi nel paese era penetrato un primo gruppo di soldati dei paesi del golfo inviati per creare una testa di ponte necessaria all’invasione vera e propria.
Secondo il quotidiano panarabo Al Sharq al Awsat il governo saudita ha schierato a Marib - provincia situata nella parte centro-occidentale dello Yemen - un massiccio contingente di truppe scelte, anche in questo caso dotato di carri armati e armi pesanti. Sarebbe ormai di circa 10 mila soldati il contingente formato dalle truppe inviate dalle petromonarchie del Golfo per piegare la resistenza dei ribelli sciiti, dell’esercito rimasto fedele all’ex presidente e di altre forze locali indisponibili ad accettare il governo di un Hadi chiaramente al servizio della sola comunità sunnita e degli interessi politici, economici e militari dei sauditi.
La scelta di intervenire proprio a Marib e Jawf non sembra per niente casuale, considerato che si tratta di due delle province in cui si concentra buona parte della produzione petrolifera yemenita.
L’aumento del numero di truppe inviate nel paese sarebbe propedeutico al lancio di una massiccia offensiva destinata alla riconquista della capitale Sana’a, che potrebbe costare un enorme bagno di sangue e la distruzione di uno dei centri antichi più importanti di tutta la regione. L’accelerazione dei piani di invasione sarebbe la conseguenza diretta, affermano alcune fonti, dell’uccisione venerdì scorso di 60 soldati – 45 degli Emirati, 10 sauditi e 5 del Bahrein – nel corso di un attacco missilistico messo a segno dai miliziani Houthi. Il 4 settembre i missili Tochka lanciati dai ribelli avevano centrato un deposito di armi innescando esplosioni a catena.
Già domenica una prima rappresaglia ha provocato decine di morti tra i combattenti sciiti, colpiti nei dintorni del complesso presidenziale ma anche nelle basi di Nahdain, di Faji Attan e nelle caserme della capitale. Secondo vari testimoni però le bombe saudite hanno centrato anche una scuola e alcuni ristoranti, uccidendo una ventina di persone tra le quali alcuni studenti. Altri morti la coalizione sunnita li ha fatti domenica al Al Jawf – una ventina – e nella provincia di Baida – ventisette – mentre il giorno precedente due intere famiglie erano state massacrate nella capitale: altre 27 vittime.

giovedì 10 settembre 2015

SE CASAMONICA ERA UN RE,VESPA-SIANO E' L'IMPERATORE

Ai tempi,ancora recenti e ancora carichi di proteste e d'indignazione relativi alla morte ed ai funerali di un noto delinquente di Roma tale autoproclamato re di Roma Vittorio Casamonica,non avevo ritenuto di scrivere e commentare nulla sulle sue esequie sfarzose ed indecenti,alla fine è stato un funerale,un poco più esagerato degli altri ma sempre una messa.
Ma ora che il fantoccio al servo del potente di turno con specifiche prelazioni verso i dittatori di destra e per l'appunto verso i mafiosi Bruno Vespa,stipendiato dal popolo italiano,ha dato spazio ai parenti del criminale nel suo salotto "buono" di Porta a porta,un programma dell'emittente nazionale che anch'esso è pagato dal contribuente.
Gran chiasso si è levato contro Vespa a ragione,ma se da un lato la società politica e civile ha fatto bene a dar contro a questo burattino,altri politici(Pd)hanno fatto una doppia figura di merda prima permettendo tale sfarzo funereo e poi dando contro agli stessi familiari e allo stesso loro servo ribelle che ha fatto imbufalire mezza Italia.
L'articolo preso da "Il fatto quotidiano" parla delle reazioni varie scatenate dal programma dell'altro ieri(è andata in onda una puntata riparatrice ieri sera con Alfonso Sabella assessore alla legalità di Roma)con un Vespa sempre più furbo e tendenzioso,che comunque in carriera ha avuto sempre ospiti fissi legati alla mafia,mi vengono in mente due nomi così sulla punta della lingua come Andreotti e Berlusconi,e già mi fa orrore la puntata con ospiti i due assassini vestiti da marinai,che spero possa esserci il più tardi possibile.
Sul personaggio della foto ecco presi a caso due post:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/02/vespa-merdoso-leccaculo.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/10/vespa-siano.html .

Casamonica a Porta a Porta, Vespa sotto accusa. Pd: “Chieda scusa alla capitale” Nipote del re di Roma: “Grazie Bruno”.

La partecipazione della figlia e del nipote del capostipite del clan sinti alla trasmissione di Rai Uno ha scatenato una polemica infuocata, nonostante fosse stata largamente anticipata. "Mi auguro che qualcuno abbia il buongusto di chiedere scusa alla città, ai romani e a tutti i cittadini", è il commento del vicesindaco della capitale, Marco Causi. Il conduttore convoca una conferenza stampa per replicare
Sgradevole, vergognoso ed offensivo. Di più: un’offesa a chi combatte le mafie. Sono solo alcuni degli aggettivi lanciati da esponenti del Pd contro l’ultima puntata di Porta a Porta, la trasmissione di Bruno Vespa che dopo il premier Matteo Renzi, è tornata in onda con due ospiti d’eccezione: VeraVittorino Casamonica, rispettivamente figlia e nipote di Vittorio, capostipite dell’omonimo clan, omaggiato dai funerali show con carrozze trainate da cavalli neri, musica del Padrino ed elicotteri che lanciavano rose. E dopo il fuoco incrociato di critiche piovuto sulla trasmissione della rete ammiraglia Rai, i due Casamonica ospiti di Porta a Porta hanno voluto ringraziare pubblicamente Vespa. Che alla fine è costretto a replicare tirando in ballo la famosa intervista di Enzo Biagi a Michele Sindona.

La polemica del giorno dopo: “Rai chieda scusa a Roma”La presenza dei due Casamonica in studio era stata largamente anticipata senza riscuotere particolari reazioni da alcun esponente politico. A trasmissione in corso però si è scatenata un’infuocata polemica in diretta, che oggi finirà probabilmente agli atti del cda Rai. I primi ad accendere la miccia sono i consiglieri comunali del Pd in Campidoglio. “E’ stato uno spettacolo vergognoso ed offensivo  quello al quale i cittadini e le cittadine romane in primis, ma anche tutti gli italiani, hanno dovuto assistere ieri sera durante la trasmissione Porta a porta di Bruno Vespa”, dicono dopo che ieri sera il web era già stato inondato di commenti. Solo la primissima reazione perché dopo poche ore gli strali lanciati sui social network sono aumentati in maniera esponenziale. E da facebook e twitter, la polemica ha assunto subito una dimensione nazionale. “La partecipazione a una delle trasmissioni di punta del servizio pubblico Rai della famiglia Casamonica è grave. Oltre che paradossale. Credo che tutto ciò non sia accettabile in un servizio pubblico”, ha commentato sindaco di Roma, Ignazio Marino. “Mi auguro che qualcuno alla Rai abbia il buongusto di chiedere scusa alla città di Roma, ai romani e a tutti i cittadini”, è il commento del vicesindaco della Capitale Marco Causi.  “Trovo davvero inaudito – continua i vice di Ignazio Marino – che il servizio pubblico, la Rai, ospiti componenti della famiglia Casamonica per fare intrattenimento mascherato da informazione. Quella andata in scena ieri sera sulla prima rete Rai è la più clamorosa dimostrazione di ciò che dico da tempo: la mafia a Roma è da molti sottovalutata e c’è ancora chi la ritiene alla stregua di un fenomeno folkloristico”.

L’autodifesa del conduttore: “Lasciateci fare il nostro mestiere”Quasi per replicare all’ondata di attacchi, il conduttore aquilano aveva annunciato che nella puntata di stasera avrebbe intervistato Alfonso Sabella, l’ex magistrato chiamato da Marino a fare da assessore alla legalità della capitale. E proprio durante l’intervista a Sabella (che viene registrata nel pomeriggio e messa in onda in seconda serata), Vespa ha replicato alle accuse raccolte da quasi tutti i partiti. “Lasciateci fare il nostro mestiere”, ha detto dopo Sabella gli ha chiesto che fossero presenti in studio le vittime del clan Casamonica. “Quando Biagi ha intervistato Sindona, c’erano forse le vittime? – ha chiesto Vespa a Sabella – e c’erano le vittime quando è stato intervistato Buscetta o quando Michele Santoro ha intervistato Ciancimino?”.  “Quello del funerale di Vittorio Casamonica- ha proseguito il conduttore – è un fatto di cronaca e ‘Porta a Portà deve occuparsi di fatti di cronaca. Noi che siamo molto attenti abbiamo invitato due persone incensurate e molto vicine al defunto”.   A questo punto Sabella ci ha tenuto a precisare che  “Vera Casamonica è la nuova regina del clan e vedendo la trasmissione non so dire se fosse più burina o coatta. Qui a Roma non ho ancora capito la differenza, me la devo far spiegare”.
Casamonica Jr: “Grazie Vespa”Mentre la trasmissione della rete ammiraglia è finita a fare da bersaglio a critiche di ogni colore politico, Vittorino Casamonica, nipote del capoclan, ci tiene ad inviare i suoi ringraziamenti a Vespa. “Voglio ringraziare la Rai e Bruno Vespa, che ci hanno dato la possibilità di smentire tutte le calunnie su di noi e dimostrare che siamo persone oneste. La redazione di Porta a Porta – spiega il giovane Casamonica all’agenzia Agi- ci ha invitato giorni fa per darci modo di dire le cose come stanno, e siamo andati volentieri. Su mio nonno hanno detto tante bugie, tante calunnie, ma non era un boss, era una persona normale”.

Grillo: “Rai servizio pubblico paramafioso”

E se dentro al Pd le reazioni infuocate all’ospitata dei Casamonica si sprecano, non va meglio negli altri schieramenti politici.  “Rai, servizio pubblico paramafioso”, il titolo del post pubblicato dal blog di Beppe Grillo. “La famiglia Casamonica ospitata dalla Rai nel salotto buono di Bruno Vespa per esibirsi davanti a 1.340.000 di italiani (14,54% di share) nell’apologia di Vittorio Casamonica, il boss il cui funerale ha indignato Roma, è un oltraggio a tutti gli italiani onesti” è il commento, mentre il presidente della commissione Vigilanza Roberto A Porta a Porta ieri sera è stata scritta una delle pagine più vergognose per il servizio radiotelevisivo pubblico del nostro Paese”. Non usa mezzi termini il presidente della Commissione di Vigilanza, Roberto Fico, commentando su Facebook la puntata di ‘Porta a Portà che ieri sera ha visto ospiti di Bruno Vespa la figlia e il nipote di Vittorio Casamonica. Fico annuncia un’interrogazione ai vertici Rai “per pretendere immediati chiarimenti”.

Orfini: “E’ un errore grave”
Tra i primi a commentare la puntata di Vespa è il presidente e commissario romano del Pd Matteo Orfini:”Porta a Porta e Rai1 – scrive su twitter – riflettano: offrire un palcoscenico ai Casamonica è stato un errore grave che nulla c’entra con il servizio pubblico”.  “La presenza ripetuta in queste settimane dei Casamonica nei talk show televisivi non è giustificabile. Sono inaccettabili la spettacolarizzazione delle vicende criminali e la scelta di dare una tribuna a persone riconosciute come protagoniste di fenomeni di vera e propria occupazione con metodi mafiosi di interi territori. Il rischio è di trasformare tutto in una fiction, producendo assuefazione, e di considerare normale ciò che non lo è, trasmettendo il messaggio che le mafie sono un elemento del paesaggio e non un tumore da combattere. I Casamonica sono mafiosi, non star televisive“, è invece l’attacco del senatore Franco Mirabelli, capogruppo del Pd nella Commissione Antimafia. “Ha fatto bene Mirabelli a chiedere che la commissione senta i vertici Rai sulla presenza dei Casamonica nelle trasmissioni del servizio pubblico. Sarebbe l’occasione per chiedere spiegazioni sul perché i componenti del clan si siano presentati a Porta a porta insieme al loro avvocato, come se dovessero difendersi da procedimenti penali in corso”. E’ quanto dichiara il deputato del Partito democratico e componente della commissione Antimafia, Ernesto Magorno.  “Quella di essere accompagnati dal legale – aggiunge Magorno – è apparsa una scelta insolita. Da quali procedimenti giudiziari dovevano difendersi i componenti della famiglia Casamonica? E se era presente l’avvocato, avrebbero dovuto esserci anche eventuali magistrati di accusa? Tra l’altro la presenza dell’avvocato, informato ovviamente delle vicende personali del capo della famiglia, ha dato l’idea che si fosse di fronte ad un tentativo assolutorio della sua vicenda. E’ opportuno che venga fatta chiarezza”.

Guelfi: “In Rai tanto lavoro da fare”. Freccero: “Non spetta al cda decidere”E mentre tutti o quasi i principali esponenti dem si lanciano contro la trasmissione di Vespa, l’unico a non attaccare frontalmente il salotto di Rai Uno aperto al clan sinti è Guelfo Guelfi, consigliere d’amministrazione Rai. “Approfondimenti. Si chiamano così. Ripassano sul caso e lo espongono. Era così con i plastici, con i corpi, con le violenze sui corpi. D’altra parte Porta a Porta é normalmente in seconda serata. Le fasce protette dormono e le fasce morbose fanno l’indice d’ascolto. Ieri rientrando a casa saranno state le 11 e mezzo accendo la Tv e infatti c’é l’approfondimento sul caso. Meno male il morto era già morto e seppellito compresi i petali che cadevano dal cielo. In studio la figlia che sosteneva : embé noi facciamo sempre così, maronna mia quanto la fate lunga, e nemmeno di nascosto, esibendo pendagli, rideva, Vespa si fregava le mani. Ieri ho passato la giornata in Rai a Roma, ci sono così tante cose da fare“, scrive su facebook il consigliere di Renzi. Più decisa invece la difesa di Carlo Freccero, indicato dal M5S come componente del cda.”Non spetta al cda decidere se la decisione di Vespa sia opportuna o meno. E’ cura del conduttore redigere il programma, poi si valuta, ma niente censure preventive per favore. Certo, è un pò surreale che dopo Renzi siano stati ospitati i Casamonica, ma è il talk postmoderno che crea queste assonanze”.E se gli altri consiglieri d’amministrazione preferiscono non intervenire, è un fatto che oggi pomeriggio la trasmissione di Porta a Porta sarà oggetto di riflessioni da parte di alcuni consiglieri di Viale Mazzini, che discuteranno sull’eventuale atteggiamento o sulle iniziative da assumere.
Ncd e Leone difendono Vespa: “Esterrefatto dagli attacchi”
E nel fuoco incrociato degli attacchi a Vespa a difendere il conduttore abruzzese arrivano due parlamentari del Nuovo Centrodestra. è Fabrizio Cicchitto. “Francamente- dice il deputato del Nuovo Centrodestra – sono esterrefatto di fronte agli attacchi rivolti a Vespa per aver intervistato due esponenti della famiglia Casamonica. Credevo infatti che l’attività giornalistica fosse quella di far conoscere le molteplici facce della realtà e i protagonisti di essa, anche quelli più negativi e repellenti”, è la difesa di Fabrizio Cicchitto.”L’attacco a Bruno Vespa per aver invitato in trasmissione una rappresentante della famiglia Casamonica è surreale. Bruno Vespa ha semplicemente applicato, da professionista qual è, la vecchia regola del giornalismo: sentire tutte le campane. Quella stessa regola che vediamo spesso disattesa sui nostri media. E chi doveva chiamare per sapere come hanno vissuto quel funerale le centinaia di persone che vi hanno partecipato, diciamo così, dalla parte del morto”, dice invece Maurizio Lupi. In difesa di Vespa arriva anche  il direttore di Rai 1, Giancarlo Leone. “Porta a Porta – dice – ha trattato un argomento controverso con trasparenza e completezza d’informazione, senza fare sconti di alcun genere e con l’interesse di fornire ai telespettatori il più ampio quadro possibile di notizie”.

Codacons: “Casamonica sono stati pagati?”
E mentre il sito della trasmissione annuncia che “alle polemiche sulla partecipazione a Porta a porta della figlia e del nipote di Vittorio Casamonica, sarà dedicata stasera l’apertura della trasmissione di Bruno Vespa con un dialogo tra il conduttore e Alfonso Sabella, assessore alla legalità del comune di Roma.assessore alla legalità del comune di Roma.Sulla questione si è esperesso anche l’Usigrai, il sindacato dei dipendenti della televisione pubblica. “Chiediamo ai nuovi vertici quale Rai Servizio Pubblico vogliano? Quali messaggi il Servizio Pubblico deve dare ai cittadini? Qui la questione non è censurare, ma scegliere quale Paese raccontare e come. Quando si darà lo stesso spazio alle colleghe e i colleghi minacciati dai Casamonica? Alle colleghe e ai colleghi minacciati, o addirittura sotto scorta, per il loro impegno contro le mafie? La Rai servizio pubblico che noi vogliamo è quella che i riflettori li accende sul malaffare, sulle persone impegnate ogni giorno contro le mafie, a favore della legalità”. Dal Codacons arriva una fondamentale richiesta: “Vogliamo sapere se la famiglia Casamonica ha preso soldi per partecipare alla trasmissione e, in tal caso, a quanto ammonta la somma erogata. La Rai deve inoltre dirci se sono state sostenute spese di altra natura per la loro presenza in trasmissione, come taxi per raggiungere lo studio televisivo, pasti, o automobili di servizio Rai con autista che li abbiano prelevati e riaccompagnati dopo la puntata”.

Odg Lazio: “Vespa deferito al consiglio di disciplina”Il consiglio dell’ordine dei giornalisti del Lazio comunica che  “i colleghi protagonisti della vicenda saranno deferiti al consiglio territoriale di disciplina per le valutazioni del caso“. “Offrire nuovamente un palcoscenico alla famiglia Casamonica – spiegano dall’odg Lazio – nella Rai del servizio pubblico ad un mese dai funerali di Vittorio Casamonica è stato un errore grave che non assolve al diritto di cronaca ma aggiunge un nuovo capitolo alla facile spettacolarizzazione dell’informazione”.

mercoledì 9 settembre 2015

LA SOLITARIA RESISTENZA DI ASSAD CONTRO L'ISIS

Ritorno sul tema dell'assurda guerra che gli Usa e i suoi partner più vicini stanno compiendo contro la Siria,conflitto che da anni insanguina la popolazione siriana e che allo stesso tempo ha permesso ai membri dell'Isis si entrare sul suolo dello Stato mediorientale su di un tappeto rosso,sia di sangue che di favoritismo.
Mentre l'impero degli islamisti estremi sta facendo un macello di vittime e di monumenti patrimonio dell'umanità,gli Stati Uniti in primis e altre nazioni confinanti alle zone di guerra come la Turchia che sta bombardando le milizie curde,impediscono ai locali di proseguire la loro lotta di resistenza contro l'Isis,col risultato che fino ad ora in territori di confine tra Turchia,Iran e Siria la pressione daesh si fa sempre più pesante.
L'articolo di Reuters Italia parla a margine del conflitto di una dichiarazione di Putin,uno dei pochissimi alleati di Assad,che afferma che quest'ultimo è pronto a nuove elezioni e alla possibilità di governare assieme alle opposizioni(vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/05/le-petrolmonarchie-arabe-vogliono-la.html ).
 
Siria, per Putin Assad è pronto a elezioni e a nuovo governo con opposizione.
VLADIVOSTOK, Russia (Reuters) - Il presidente russo Vladimir Putin oggi ha detto che il presidente siriano Bashar al-Assad è pronto a tenere a breve elezioni parlamentari e potrebbe condividere il potere con l'opposizione "sana".
"Il presidente siriano è d'accordo sul tenere elezioni parlamentari presto, stabilendo contatti con l'opposizione cosiddetta sana, portandola nel governo", ha detto Putin a margine dell'Eastern Economic Forum a Vladivostok, aggiungendo di aver parlato dell'argomento con il presidente Usa Barack Obama.La Russia è assieme all'Iran un alleato chiave di Assad nell'ambito del conflitto che devasta la Siria da quattro anni e mezzo ed è costato la vita a circa 250.000 persone.Mosca ha detto chiaramente di essere contraria al rovesciamento di Assad, e ha fatto leva sulle conquista dell'Isis in Siria e Iraq per spingere Paesi come Stati Uniti e Arabia Saudita a lavorare con Damasco contro un nemico comune.
Sul sito www.reuters.it le altre notizie Reuters in italiano. Le top news anche su www.twitter.com/reuters_italia

martedì 8 settembre 2015

LA SANITA' ASSICURATA

Facendo riferimento ad un post dello scorso mese(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/08/i-costi-della-sanita.html )che raccoglieva un'intervista a Gino Strada sulla situazione dei tagli alla sanità pubblica,il quadro che emerge qui sotto nell'articolo preso da Senza Soste traccia la strada secondo la quale in pole position nell'affare privatizzazioni ci sarebbe l'Unipol che nel suo ramo sanitario delle assicurazioni già si sfrega le mani.
Infatti questa azienda legata a doppio filo con Il Pd al governo,ha già le idee ben chiare sul futuro prossimo della sanità italiana sempre più orientata al privato e quindi sempre più cara ed esclusiva,con sempre meno pazienti ma sempre più ricchi.
Ormai la sanità pubblica da decenni accompagna quella statale ormai quasi al collasso nonostante le molte realtà d'eccellenza in tutto il paese con personale altamente qualificato,ma i tagli imposti dai vari governi hanno allungato enormemente i tempi di attesa per esami e ricoveri.
Nonostante la spesa presso cliniche private sia negli ultimi tempi ridotta così come anche i ticket sanitari abbiano subìto una leggera flessione,la tendenza dell'esecutivo è quella di aprire ai privati in stile statunitense con polizze assicurative che accettano comunque solo pazienti in forma,perché nel gestire e rappresentare persone già malate o a rischio il gioco non vale più la candela.
 
Privatizzare la sanità. Il modello Unipol.
Claudio Conti - tratto da http://contropiano.org

Il piano è sempre lo stesso, qualsiasi sia il settore pubblico da smantellare. Tagli la spesa, restringi i servizi, aumenti le tariffe, fai incazzare gli utenti, muovi un po' di giornalisti prezzolati, alimenti una campagna contro “il pubblico” che incontra resistenze via via più febili (il servizio funziona sempre meno) e alla fine privatizzi tutto.
Abbiamo visto i “grandi successi” di Telecom e dell'Alitalia, per non dire dell'Italsider diventata Ilva. Lo stiamo vedendo con la scuola e l'università, fatte marcire tra taglio dei fondi, maltrattamento del personale e aumento delle rette, parallelo all'aumento dei fondi regalati alle scuole private.
La “fase finale” ora tocca alla sanità.
Come si privatizza la sanità pubblica? All'americana, naturalmente, dandola in mano alle assicurazioni e alle strutture private. C'è ancora un po' di timore a presentarla così, quindi si comincia con degli studi, in cui magari un centro di ricerca serio come il Censis si mette a duettare con un qualcosa che si chiama Unipol, si comincia a far circolare il mantra che “bisogna superare certi pregiudizi” (le assicurazioni, in Italia, non godono effettivamente di grandi simpatie nella popolazione...), ma si comincia anche a disegnare teoricamente il nuovo assetto possibile di una sanità completamente privatizzata. A cominciare dal nome, ovviamente in inglese: white economy.
Il rapporto Censis-Unipol prende atto con soddisfazione che la sanità pubblica è stata ormai “frollata” a sufficienza e quindi “Appare ormai maturo il tempo di una nuova integrazione tra pubblico e privato, capace non solo di garantire la tutela sanitaria e sociale delle persone, ma anche di favorire la crescita economica, a partire dai territori”.
In fondo gli utenti sono stati ormai abituati a pagarsi quasi tutte le prestazioni sanitarie, a cominciare dall'assistenza agli anziani. Dunque non ci sarebbero troppi ostacoli pratici. Anzi, bisogna anche sbrigarsi perché la crisi ha ristretto la capacità di spesa delle famiglie in questo settore. Al punto che ci si cura in generale di meno (nonostante l'aumento dei ticket, infatti, nel 2014 la spesa delle famiglie è scesa del 5,7%) e per la prima volta è in diminuzione anche il numero delle badanti assunte per assistere gli anziani.
Per il presidente di Unipol, Pierluigi Stefanini, “Se sapremo superare i pregiudizi consolidati, il pilastro socio-sanitario, inteso non più solo come un costo, può divenire una solida filiera economico-produttiva da aggiungere alle grandi direttrici politiche per il rilancio della crescita nel nostro Paese”. Et voilà, il gioco è fatto. La salute della popolazione smette di essere un diritto individuale garantito dallo Stato e diventa una merce “prodotta” da una “solida filiera economico-produttiva”, con aziende private (cliniche, laboratori di analisi e diagnostica, ecc) che sostituiscono quasi in tutto la rete sanitaria pubblica. Cui dovrebbero essere affidate, in misura assolutamente residuale, tutte quelle prestazioni da cui proprio è impossibile estrarre profitti privati: pronto soccorso, malattie gravi e/o invalidanti di persone con redditi troppo bassi, ecc.
Naturalmente bisogna “comunicare” qualcosa di più attraente e meno volgare. Quindi si argomenta in modo solidale alle famiglie italiane che “nei lunghi anni della recessione hanno supplito con le proprie risorse ai tagli del welfare pubblico”. E anzi ci si presenta come pronti a correre in loro soccorso, perché “oggi questo peso inizia a diventare insostenibile. Per questo è necessario far evolvere il mercato informale e spontaneo dei servizi alla persona in una moderna organizzazione che garantisca prezzi più bassi e migliori prestazioni utilizzando al meglio le risorse disponibili”.
Sembra la pubblicità di una catena di supermercati che garantisce “prezzi bassi e fissi”. E bisognerebbe chiedersi come sia possibile che una “moderna organizzazione” della sanità in mano ai privati riesca a garantire -in futuro - prezzi più bassi e migliori prestazioni. L'esperienza comune, infatti, registra l'esatto opposto: prezzi spaventosi (una clinica privata con una certa affidabilità può arrivare a chiedere 500 euro al giorno per il solo ricovero, senza ancora calcolare i costi di visite specialistiche e medicinali, per non dire delle operazioni chirurgiche), qualche problema con i casi clinicamente più complessi (specie nella neonatologia, dove non è infrequente che bambini nati in cliche private vengano trasferiti d'urgenza in ospedali pubblici specializzati, come il Bambin Gesù di Roma). Poi, certamente, in una clinica privata il “numero chiuso” - ristretto a chi si può permettere di pagare certe cifre o è coperto da un'assicurazione (appunto...) - garantisce un rapporto meno frettoloso con medici e infermieri, meno affollamento e nessun letto nei corridoi. Queste sono piacevolezze che vengono da sempre assegnate alla sanità pubblica che deve accogliere e assistere chiunque – meritoriamente – anche se non c'è posto.
Ma ci sono dettagli decisamente interessanti nel rapporto Censis-Unipol. Per esempio, lo scorso anno la spesa sanitaria privata è crollata del 5,7%. La riduzione generalizzata dei redditi, insomma, sta mettendo in crisi i profitti dei padroni delle cliniche e dei centri diagnostici privati (gli Angelucci e i Debenedetti, per esempio); quindi è decisamente il “momento” di garantir loro un solido aumento delle entrate.
L'idea è di copiare il modello anglosassone, soprattutto statunitense, con qualche mediazione: “un’integrazione tra offerta pubblica e strumenti assicurativi (che permettano di sottoscrivere polizze a costi accessibili per poter godere in futuro di servizi di assistenza, di cura e di long term care) e di intermediazione organizzata e professionale di servizi”.
Come farlo senza consegnare immediatamente e brutalmente la popolazione agli “intermediatori” sanitari privati? Con una attenta regolamentazione che serva a “stabilire le modalità precise per attivare tale percorso di integrazione, non tralasciando che molti fenomeni di cambiamento socio-demografico variano ed assumono sfumature differenti a seconda dei territori in cui si articola il Paese. Coinvolgere, pertanto, gli Enti territoriali nella definizione di processi di integrazione pubblico-privato, ma soprattutto coinvolgerli nella definizione di strumenti integrativi di welfare può essere una pista di lavoro per attivare servizi maggiormente rispondenti ad uno scenario in cambiamento. In questa prospettiva si pongono le proposte, di alcuni operatori privati, in primis Unipol, di attivare fondi sanitari integrativi di tipo territoriale, con una forte compartecipazione degli Enti locali”.
Decentramento, accordi con enti locali inchiodati dal “patto di stabilità” e dunque impossibilitati ad opporsi validamente alle pressioni dei “privati” in presenza di una riduzione generalizzata della spesa sanitaria pubblica e quindi alle montanti proteste della popolazione. La chiave per disarticolare le resistenze passa da qui.
Il tutto, ovviamente, per “stimolare la crescita del paese”, sviluppando “filiere”. Perché “è evidente che la modernizzazione e la crescita della white economy, non possono passare solo per un investimento pubblico ma, viceversa, dovrebbero passare attraverso l’attivazione di un’offerta privata di servizi e di strumenti assicurativi e finanziari privati, di tipo integrativo, coordinati con l’offerta pubblica e sottoposti, ovviamente, alla vigilanza di organismi indipendenti competenti per materia”.
Preparatevi a fare a schiaffi con le assicurazioni. Che, come in America, pretendono di coprire soltanto i clienti in perfetta salute, scartando tutti quelli che rischiano di costar loro più di quanto non versino di polizza.
8 settembre 2015

lunedì 7 settembre 2015

I DATI ARPA SULL'AUMENTO DI MALATTIE LEGATE AGLI INCENERITORI

A distanza di quasi un anno dal decreto sblocca inceneritori,varato nell'autunno dello scorso anno dal governo Renzi(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/10/inceneritori-incentivati.html ),ecco un articolo preso da Senza Soste che richiama tutto quello detto nel corso degli anni unito ad un documento di Arpa sull'inceneritore di Vercelli e sull'aumento percentuale anche a tripla cifra di alcune tipologie di tumore nella popolazione abitanti nelle zone adiacenti.
Sono anni che dati scientifici confermano l'incremento di malattie nei luoghi dove sono insediati gli inceneritori,e si fa il punto sull'efficientamento degli stessi che però limitano solo le emissioni di poche sostanze ma alla fin fine non le annullano e gli effetti disastrosi sulla salute e sull'ambiente rimangono.
 
Inceneritori. Un NO scientificamente motivato.
 
Il mantra mediatico-governativo presenta gli inceneritori come una soluzione perfetta, salutistica, quasi, per lo smaltimento dei rifiuti urbani. Chi si oppone, inevitabilmente, viene additato come un "signor no", un Nimby, o più semplicemente un cretino contrario al progresso.
Poi un istituto pubblico fa il suo mestiere - nel caso dell'Arpa; rilevare gli effetti del funzionamento degli inceneritori già attivi . e scatta il silenzio totale sui dati statistici, ovvero scientifici perché "a consutivo", ex post, non "stime" o "previsioni". Fatti, non pugnette, diceva un comico del grido...
Sappiamo bene, naturalmente, che anche gli inceneritori sono "storicamente determinati", e quindi sottoposti all'evoluzione tecnologica; che, quindi, quelli di ultima generazione produrranno probabilmente emissioni percentualmente meno pesanti, per tonnellata di rifiuti bruciati. Ma, appunto, "meno" non significa "nulla". Anche perché, in genere, un impianto più efficiente può "lavorare" un tonnellaggio giornaliero superiore. Quindi il problema che si finge di buttar fuori dalla finestra rientra silenziosamente dalla porta.
Proponiamo il lavoro dell'Arpa Piemonte, pubblicato in giugno, ma di cui - anche noi - abbiamo appreso l'esistenza soltanto oggi. Da conservare come documentazione inoppugnabile, sbattendola in faccia ai "tranquillizzatori" professionali (perché stipendiati per farlo).
***
Concluso lo studio epidemiologico Arpa sull'inceneritore di Vercelli
30 giugno 2015
Sono stati presentati ieri, in una conferenza stampa al comune di Vercelli,  i  risultati dello studio epidemiologico Arpa sulla popolazione residente nei pressi dell’inceneritore di Vercelli.
L’inceneritore, attivo dall’inizio degli anni ’70 e chiuso nel 2014, era di proprietà della società ATENA Patrimonio Spa, mentre la gestione era affidata alla ditta Veolia.
L’impianto era costituito da tre linee, aventi ciascuna una potenzialità termica di 7.140.000 kcal/h (8302 kW), autorizzate per smaltire ciascuna:
  • 72.3 tonnellate al giorno di rifiuti solidi urbani (R.S.U.) e speciali assimilabili agli urbani
  • 2.7 tonnellate al giorno di rifiuti speciali ospedalieri (R.S.O).
Il calore sviluppato durante la combustione veniva utilizzato per generare vapore surriscaldato inviato successivamente a due turboalternatori per la produzione di energia elettrica.
Nel 2014 è iniziato uno studio epidemiologico sugli effetti sulla salute dell’inceneritore, reso possibile grazie ad un progetto CCM del Ministero della salute. Lo studio è stato coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia e Salute ambientale dell’Arpa Piemonte, in collaborazione con il Dipartimento Arpa di Vercelli, i Comuni di Vercelli ed Asigliano Vercellese e l’Asl di Vercelli (Servizio di Igiene e Sanità Pubblica).
Lo studio epidemiologico aveva l’obiettivo di studiare i possibili effetti sulla salute, con particolare riferimento ai dati di mortalità e morbilità (ricoveri ospedalieri) per alcune cause correlabili alla residenza in prossimità dell’impianto di incenerimento dei rifiuti, basato sulla storia residenziale della popolazione nei comuni di Vercelli e Asigliano con un follow-up di mortalità e morbilità dal 1.1.1997 fino al 31.12.2012 (15 anni). L’esposizione dei residenti nell’area interessata dalle emissioni dell’impianto è stata stimata attraverso modelli di dispersione, rafforzati da dati provenienti da campagne di campionamenti ad hoc.
La popolazione residente è stata divisa tra esposti (residenti nell’area di ricaduta delle emissioni dell’inceneritore) e non esposti (residenti nei due comuni fuori dall’area di ricaduta).
È stato misurato il rischio di contrarre una patologia dei residenti nell’area di ricaduta verso l’area di non esposizione.
I risultati della mortalità mostrano rischi significativamente più elevati nella popolazione esposta per la mortalità totale, escluse le cause accidentali (+20%). Anche per tutti i tumori maligni si evidenziano rischi più alti tra gli esposti rispetto ai non esposti (+60%), in particolare per il tumore del colon-retto (+400%) e del polmone (+180%). Altre cause di mortalità in eccesso riscontrate riguardano la depressione (rischio aumentato dell’80% e più), l'ipertensione (+190%), le malattie ischemiche del cuore (+90%) e le bronco pneumopatie cronico- ostruttive negli uomini (+ 50%)
I risultati dell’analisi dei ricoveri ospedalieri sono stati utilizzati per calcolare l'incidenza di patologie correlate considerando solo il primo ricovero. Dall’analisi emergono dei risultati che confermano molti dei rischi emersi dall’analisi dei dati di mortalità: rischi aumentati per il tumore del colon-retto (+35%), depressione (+10%), ipertensione arteriosa (+20%). Anche per le bronco pneumopatie cronico- ostruttive i rischi sono aumentati nello stesso modo (+12%).
Alcuni risultati sono significativamente aumentati solo nelle analisi di morbilità: rischio più alto di ricovero per diabete (+10%), per le malattie degenerative del sistema nervoso centrale (con il 10-20% di aumento del rischio). Rischi aumentati sono stati trovati anche per le patologie epatiche croniche e cirrosi (+30%).
I risultati ottenuti sono simili ai risultati di altri studi epidemiologici condotti in passato su inceneritori di vecchia generazione, che avevano evidenziato eccessi di rischio per tutti i tumori, per tumore del colon retto, per il tumore del polmone, per i linfomi, per le malattie ischemiche cardiache, per le malattie respiratorie.
L'area in studio è critica da un punto di vista ambientale; i risultati soffrono di una povera caratterizzazione dell’esposizione occupazionale e di informazioni sui fattori di rischio individuali dei soggetti della coorte. Alcune patologie, come la depressione e le malattie degenerative del sistema nervoso centrale, potrebbero essere spiegate con l’esposizione a pesticidi utilizzati in agricoltura, ampiamente utilizzati nella stessa area di ricadute delle emissioni dell’inceneritore.

sabato 5 settembre 2015

SETTEMBRE NERO?



Le notizie sul tentativo di Ca$$a Povnd di trovare spazio per tre giorni a Milano sta facendo discutere l'amministrazione come sempre,(ricordiamocelo che dovrebbe essere di sinistra)se sia lecito o meno dare spazio ai nazifascisti del terzo millennio,e sembrerebbe che ci sia un divieto o almeno un appello e/o suggerimento dell'assessore alla sicurezza e coesione sociale Marco Granelli lanciato a Questura e Prefettura.
Che sembra l'abbiano accolto in quanto Milano città medaglia d'oro per la Resistenza,ma il fatto che a Cantù,a qualche decina di chilometri di distanza,vi sia un altro raduno di Forza Nuova e questo sembra si faccia,ha messo in allerta sia i partiti politici che le varie associazioni contro questi ignobili personaggi.
Articolo di ecn.org.

Milano, CasaPound prepara il raduno: rivolta dei cittadini. Il Comune: no alla manifestazione. 

Il pressing su Palazzo Marino per bloccare il meeting. Coinvolti comitato per l'ordine e la sicurezza, Prefettura e Questura: "Città medaglia d'oro per la Resistenza, ferma la contrarietà all'evento"

La città dell'Expo, la città medaglia d'oro per la Resistenza dice no al raduno di CasaPound. Dopo l'annuncio dei "fascisti del terzo millennio" che hanno presentato la loro festa nazionale a Milano l'11-12-13 settembre interviene Palazzo Marino per bloccare una manifestazione a dir poco fuori luogo per i tanti che hanno scritto a Comune chiedendo una presa di posizione che condannasse l'iniziativa.

"Molti di voi ci stanno scrivendo in pubblico e in privato - si legge in un messaggio sulla pagina Facebook dell'amministrazione - per chiedere una presa di posizione sull'iniziativa che diverse organizzazioni di estrema destra hanno annunciato per i prossimi giorni a Milano. In merito, l’assessore alla Sicurezza e coesione sociale Marco Granelli fa sapere di avere già chiesto al Prefetto di discutere la questione alla prossima riunione del comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, ribadendo la ferma contrarietà del Comune di Milano, città Medaglia d'oro per la Resistenza, allo svolgimento, sul suo territorio, di manifestazioni con evidenti connotazioni fasciste".
La tre giorni delle "tartarughe" - dal simbolo del movimento CasaPound - doveva cadere nelle intenzioni degli organizzatori in contemporanea con un altro evento, ormai una specie di rituale, nel calendario del neofascismo militante: il meeting internazionale promosso per il terzo anno consecutivo da Forza nuova a Cantù. Stessa data (dall'11 al 13), solo 50 chilometri di distanza. Tanto da far parlare di "settembre nero". Contro il raduno, era partito l'appello unitario di Anpi, Pd, Sel, Altra Europa con Tsipras e Cgil. Poi si sono fatti avanti i cittadini. Contro l'appuntamento di Cantù si è formato un 'comitato per il no al Festival neonazista a Cantù' che, secondo il Pd locale, "ha raccolto da subito migliaia di adesioni da semplici cittadini e cittadine, canturini/e e non, e da una serie di sigle che vanno dal Partito democratico canturino all'Arci, dai sindacati unitari a Rifondazione, dall'Anpi provinciale agli studenti medi".

"Penso che questo tipo di raduni non si debbano fare nel comune di Milano, città con una profonda tradizione antifascista", ha spiegato Granelli - ho scritto al comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica e ho scritto una lettera a Prefettura e Questura esprimendo parere negativo. In questi raduni ci sono persone che si rifanno apertamente a ideali fascisti, Milano ha una profonda tradizione antifascista e riteniamo che eventi di questo tipo non debbano svolgersi qui". Parlando del rapporto tra la Lega Nord e CasaPound Granelli ha detto: "Ci preoccupa la legittimazione data da Matteo Salvini a movimenti di tipo neofascista, ci preoccupano i tentativi di approfittare del disagio delle persone, spesso in quartieri popolari con case Aler, quindi gestiti dalla Regione Lombardia, dove la Lega ha poteri decisionali". Il comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica si dovrebbe riunire giovedì prossimo: "auspico che si possa sapere quanto prima dove si terrà la manifestazione", ha concluso Granelli.

http://milano.repubblica.it/cronaca/2015/09/01/news/milano_raduno_casapound-122017934/

venerdì 4 settembre 2015

ORBAN IL NAZIONALPOPULISTA

Le dichiarazioni xenofobe del premier ungherese Orban di un evidente odio verso i musulmani tanto da chiedere all'Union Europea di non volerne sul proprio suolo in maniera esplicita,in una confederazione di Stati che hanno firmato una carta costituente contro ogni discriminazione di religione,e mi fermo solo a quella differenza,dovrebbe essere esautorato dal suo compito senza nemmeno essere giudicato.
Il dialogo freddo con il Presidente del Parlamento europeo Martin Schulz,che non vedevo incazzato in tale maniera dai tempi di Berlusconi,è il chiaro esempio di dove la maggioranza degli ungheresi vuole andare a parare,viste anche le ultime elezioni dell'aprile dell'anno scorso(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/04/voto-ungherese.html )dove tra il suo partito di destra Fidesz e quello neonazista di Jobbik hanno ottenuto oltre il 67%dei voti,ovvero la creazione di uno Stato al di fuori delle regole comuni e di chiaro stampo di estrema destra.
Questa bomba ad orologeria nel cuore dell'Europa è un pericolo grave a cui sembra che gli altri stati membri non facciano troppo caso,soprattutto la Germania che ha interessi enormi nel paese magiaro,con quest'ultimo che minaccia dall'insediamento di Orban di uscire dall'Ue se il costo dovrebbe essere troppo salato.
Articolo di Contropiano:http://contropiano.org/internazionale/item/32640-unione-europea-e-orban-show .

Unione Europea e Orban show.

Penso che abbiamo diritto di decidere di non volere un bel numero di musulmani nel nostro Paese” ha sentenziato nella conferenza stampa di Bruxelles con la certezza che ne contraddistingue pensiero e azione il premier ungherese Orban, di fronte allo sguardo smarrito e imbarazzato del presidente della Parlamento Europeo Schultz. I cultori dell’Orban-idea sostengono che il leader nazionalista pensasse alla storia del suo Paese soggiogato dall’Impero Ottomano fra il 16° e 17° secolo, ma altre decriptazioni e soprattutto mesi di spasmi fascistoidi e atti razzisti, di cui il triste muro è solo l’ennesima infamia, mostrano l’anima reale d’un capopopolo diventato capo d’una nazione che guarda al suo passato più cupo, segnato dalle Croci Frecciate del paranazista Szálasi. Esageriamo? I fatti sembrano dimostrare il contrario. Come i populisti reazionari d’ogni epoca Orban semina a piene mani paura, disprezzo e odio: “Noi ungheresi abbiamo paura, perché i leader europei non sono in grado di controllare la situazione”. E mentre additava la Cancelliera Merkel quale responsabile del caos nei confini d’Europa dell’ultimo mese, andava in scena il concordato piano-beffa del viaggio nel vuoto vissuto da migliaia di profughi.
Le caotiche scene dell’assalto ai treni nella stazione di Budapest riaperta e lasciata senza controllo, le partenze verso una presunta destinazione tedesca, la sosta dopo pochi chilometri nella campagna in prossimità dell’ennesimo centro-prigione d’identificazione, che invece pullulava di poliziotti, hanno il sapore della crudele tortura psicologica di chi tuttora crede nei ghetti, e vorrebbe reintrodurli assieme a ogni forma di persecuzione verso altre popolazioni. Al cospetto dei gestacci di Orban anche la Merkel può apparire assennata e umanitaria quando, per tutta risposta all’accusa ungherese, ribatte: “La Germania fa quello che è moralmente e giuridicamente dovuto”. Ma si tratta d’un copione; ciascuno recita la sua parte. Con Hollande, Angela predispone un piano di accoglienza per i profughi (verrà discusso fra dieci giorni) e dovrà impegnare ciascuno dei 28 membri Ue, pena gravi sanzioni ovviamente economiche. Le tragiche ore e il contorno dietro accampamenti di fortuna e filo spinato, oltre a evidenziare le carenze e l’affanno dell’Unione Europea, la sua contraddittorietà, l’assenza d’una linea politica internazionale, il perenne ritardo su tutto ciò che concerne un mondo in trasformazione, mostra la sua lugubre anima nera, tollerata e conservata.
Mentre l’Europa s’abbandonava a far da stampella alla folle politica destabilizzante dell’imperialismo statunitense fra Eduring e Iraqi Freedom,  interventi in Libia e tacite accettazioni del mattatoio siriano, estremismi razzisti da curva calcistica montavano nel cuore dell’Europa, a est come a ovest. Dai gemelli polacchi Kaczynski e soggetti come Bachmann di Pegida, trattati come macchiette, scaturiscono rappresentanze politiche che s’impossessano delle Istituzioni o le insidiano, Maidàn che le sconvolgono introducendo una latente guerra civile. Le predicazioni xenofobe dei Farage, Le Pen, padre e figlia, Salvini continuano a inquinare il pensiero di comunità che cercano in sciagurate chiusure passatiste soluzioni a nuove emergenze. Certo, guerra e crisi economiche di nuovo hanno ben poco, ripropongono disperazioni antiche e deja vu distruttivi. A questo modelli “democratici” basati su para progressiste socialdemocrazie o liberalismi di mercato non sanno offrire soluzioni. Risucchiano le vite di giovani, adulti e anziani in un proprio ghetto (l’Unione) che non può reggere gli tsunami migratori scatenati dalle mancate soluzioni socio-politiche in troppi angoli del pianeta. Se gli Orban sono cresciuti è anche grazie alle Merkel, agli Hollande, ai Renzi che conserviamo, poiché costoro anziché risolvere aumentano i problemi. E non è una boutade. 

giovedì 3 settembre 2015

LE CURVE TEDESCHE SOLIDALI CON I RIFUGIATI

 
Nelle ultime partite giocate in molti stadi tedeschi e in varie categorie sono stati esposti degli striscioni e dei cartelli solidali al dramma dei rifugiati e che testimoniano la volontà di dare un benvenuto alle popolazioni che stanno scappando da situazioni tragiche e dalla morte anche se spesso la incontrano durante i drammatici viaggi della speranza.
In un periodo pieno di sbarchi trasformati in tragedie,gente marchiata come nei campi di concentramento,muri posti ai confini e manifestazioni fasciste e naziste contro i migranti ecco la risposta del mondo del calcio che stavolta include oltre che le tifoserie anche giocatori e società sportive.
Articolo preso da Infoaut.
 
Germania: “Refugees Welcome”, l’antirazzismo vince in curva
Le curve tedesche si schierano a favore dell’accoglienza, mentre in Austria si manifesta contro le politiche repressive adottate dagli Stati europei

Carlo Perigli - tratto da http://popoffquotidiano.it .
 
In Germania le curve si schierano con l’accoglienza, contro il razzismo e chi, a Berlino ma non solo, approfitta di crisi, guerre e migrazioni per soffiare sul fuoco della guerra tra poveri. Una scelta di campo, appunto, operata domenica scorsa dalle curve di Borussia Dortmund, Wolfsburg e Bayern Monaco, Hertha Berlino e St. Pauli che hanno esposto lo striscione “Refugees Welcome“, all’interno di una campagna comune volta all’accoglienza e all’integrazione.
Un’iniziativa che la società di Dortmund aveva già lanciato lo scorso giovedì, invitando 202 rifugiati siriani ad assistere alla partita di Europa League tra il Borussia e i norvegesi del Odds Ballklubb, parte di un progetto più ampio, “angekommen in Dortmund” (arrivati a Dortmund) volto a favorire l’integrazione dei rifugiati nel tessuto sociale. Così, società calcistiche e tifoserie hanno dato un forte segnale di contrasto alle manifestazioni naeonaziste andate di scena nelle ultime settimane, da Berlino a Dresda. A supporto dell’iniziativa si sono schierate importanti personalità dello sport, da Tony Kroos, centrocampista del Real Madrid, a Lukas Podolski, attaccante ex Inter, attualmente al Galatasaray. I due calciatori hanno aderito alla campagna “Noi aiutiamo” lanciata dalla Bild, sulle cui pagine è apparso un editoriale firmato  da Herta Mueller, scrittrice tedesca, ma nata in Romania da genitori fuggiti durate il nazismo, e Nobel per la letteratura nel 2009.
Refugees Welcome” è anche lo slogan con cui è stato convocato uno spezzone “Senza Frontiere” nella manifestazione in corso in queste ore per le strade di Vienna, per denunciare le politiche adottate da alcuni paesi europei, Austria Ungheria e Germania in primis, causa principale dei tragici eventi che stanno portando alla morte centinaia di migranti, costretti a dover sopportare condizioni inumane nel tentativo di aggirare le barriere erette a difesa della Fortezza Europa. Una roccaforte che capitalismo e imperialismo hanno costruito spargendo guerre e povertà, i cui confini si vorrebbero ora tutelare a discapito proprio di quelle persone che di questo sistema ne sono le vittime principali.
31 agosto 2015

mercoledì 2 settembre 2015

GILBERT FLORES

Ennesima morte ingiustificata partita da un colpo d'arma da fuoco della polizia stavolta nel Texas dove il quarantunenne Gilbert Flores di origine latina è stato freddato dalle forze del disordine a Bexar Country perché ha affrontato gli agenti dopo una segnalazione per una lite familiare agitando una pistola in mano.
Oppure no?Le immagini di un video amatoriale mostrano l'uomo con le mani alzate e la sua uccisione,non proprio come scritto nel rapporto della polizia e che senza il video non ci sarebbe stata nessun tipo d'indagine su questo decesso.
Ma le immagini riprese cambiano tutto:articolo preso da Infoaut dove c'è il link del video(http://www.infoaut.org/index.php/blog/varie/item/15337-texas-la-polizia-uccide-un-uomo-con-le-mani-alzate ).
 
Texas: la polizia uccide un uomo con le mani alzate
 
Un'altra morte di una lunghissima serie per mano poliziesca. Non si fermano le efferatezze delle forze dell' ordine negli Stati Uniti.
A essere caduto a causa di una vera e propria esecuzione è stato Gilbert Flores, di 41 anni, che nella località di Bexar County è stato circondato in seguito a una chiamata per uno screzio domestico tra l'uomo e la sua consorte.
Mentre la polizia ha dichiarato di essere stata costretta all'uccisione a causa del fatto che Flores stesse brandendo una pistola, un video diffuso da un' emittente locale smentisce il tutto e mostra come l'uomo sia chiaramente con le mani alzate.
Non è la prima volta che i report stilati dagli stessi poliziotti vengano smentiti allorquando incorrono prove video "esterne"; ed è altresì probabile che l'origine latina dell' uomo assassinato sia una delle cause principali della sua esecuzione, nonostante i tentativi del commissariato locale di glissare affermando che sarà solo il corso delle indagini a decretare le responsabilità.
Forse sfugge il fatto che inquinare i rapporti sul proprio operato non dovrebbe essere una attività così normale come invece traspare a sentire tali dichiarazioni...

martedì 1 settembre 2015

IL DIVULGATORE DI STRONZATE

 
E' stato denunciato dalla polizia postale tal Gianluca Lipani,ventenne siciliano gestore di un sito abbastanza famoso come visite,quello di senzacensura.ue,pagine di falsità tutte mostrate per incitare all'odio verso i migranti con bufale colossali e prontamente smentite,ma si sa che anche e soprattutto il falso in Italia accresce l'interesse e il potere.
Delitti manipolati,improvvise epidemie,richieste e ricatti da parte di stranieri venivano quotidianamente sventolati in rete tanto che il capo d'imputazione è quello di istigazione alla discriminazione razziale,in un periodo storico del nostro paese dove manca poco a far scoccare una scintilla di pura pazzia xenofoba collettiva.
Ma il problema non è tanto questo ragazzo quanto l'impero di pesci che abboccano alle esche gettate anche da professionisti della disinformazione che ad ogni ora gettano le reti e le lenze dell'odio e vengono ricompensati da una pesca di sempre più deficienti che unita alla cronica ignoranza del razzista formano truppe sempre più numerose.
Articolo preso da Infoaut.
 
Si inventava crimini degli immigrati per aumentare i click sul proprio sito.
 
I click sui siti sono soldi guadagnati in pubblicità. Notizie vere, presunte, inutili o decontestualizzate tutto fa brodo nel grande calderone dell'advertising. Ieri il gestore di senzacensura.eu (tale Gianluca Lipani di Caltanissetta nome d'arte "Il divulgatore") è stato denunciato dalla polizia postale.
Per acchiappare click il sito pubblicava "i crimini degli immigrati", poco importa che fossero inventati. Ed ecco allora migliaia di condivisioni per bufale come TUNISINI: STUPRANO LA MOGLIE E POI UCCIDONO IL MARITO A SPRANGATE, IMMIGRATI: EPIDEMIA IN VARI CENTRI PER PROFUGHI o IMMIGRATI: “DATECI 1500 EURO O SUCCEDE BORDELLO”. Sotto i post una profusione di commenti razzisti del tipo "andiamoli a prendere" e variazioni sul tema.
Insomma con una retorica complottarda in cui si pretende di svelare chissà quale mistero (come se l'immigrazione non fosse presentata come un problema 24 ore al giorno su tutti i media nazionali…), Lipani vendeva paura un tanto al chilo, raccontando favole per l'italico boccalone, sempre pronto a prendersela con chi sta più in basso di lui e mai contro chi sta in alto.
Al di là di questo caso totalmente surreale, la manipolazione di fatti di cronaca si autoalimenta in un circolo vizioso di bufale, notizie choc e titoloni che si perdono in un grande vortice di razzismo e rancore da social network. A nessuno verrebbe in mente di fare un sito del tipo tutticriminideglitaliani o tutticriminideibiondi. Anche quando le notizie sono vere è evidente che giustapponendo fatti di cronaca in sequenza s'ingigantiscono i fenomeni, si suggeriscono esplicazioni senza capo né coda e si alimentano discriminazioni. È poco interessante ripetere le arci-note evidenze statistiche - basta guardare i dati per sapere che gli "immigrati" delinquono ben meno degli italiani - che non rimettono in questione un concetto così problematico come quello di "legalità". Quello che ci preme è di sottolineare due cose. La prima è che "il business degli immigrati" è anche questo e, Mafia capitale docet, i grandi uomini di questi affari sono spesso proprio i fascisti. Chi partecipa al grande banchetto è gente come Matteo Salvini, il palazzinaro della xenofobia, che grazie alle speculazioni sui fatti di cronaca si paga un lauto stipendio e si costruisce la sua carriera di politicante. La seconda è che, oltre ad alimentare il razzismo, bisogna vedere queste non-notizie per quello che sono: delle armi di distrazione di massa che fanno guardare con sospetto il proprio vicino di casa mentre padroni, politici e banchieri continuano indisturbati a fare i propri comodi.

RILASCIATO L'ATTIVISTA ITALIANO ARRESTATO IN CISGIORDANIA

Breve articolo che testimonia un fatto accaduto negli scorsi giorni e che ha avuto protagonista suo malgrado l'attivista italiano dell'Ism(International Solidarity Movement)Vittorio Fera,"reo"di aver testimoniato con un video l'ennesimo attacco dei soldati israeliani contro un gruppo di ragazzini durante una manifestazione in Cisgiordania.
Dopo aver ripreso il tentativo di arresto di un dodicenne da parte di un militare e la reazione di altri ragazzi e di alcune donne per toglierlo dalle grinfie del soldato,Vittorio Fera è stato a sua volta arrestato per aver filmato il tutto(qui i video presi da Infaut:http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/15328-rilasciato-lattivista-italiano-che-ha-filmato-le-violenze-dei-soldati-israeliani ).

Rilasciato l'attivista italiano che ha filmato le violenze dei soldati israeliani.

Negli ultimi giorni hanno avuto grande diffusione le immagini di un militare israeliano che rincorre e immobilizza un ragazzino palestinese di 12 anni, con un braccio ingessato, scaraventandolo, strattonandolo e trattenendolo a terra con brutalità, tra le urla terrorizzate del bambino che rischia di essere soffocato dalla stretta attorno al collo del soldato. Solo grazie all'intervento di un gruppo di donne e di altri bambini il ragazzino viene infine liberato a fatica dalla presa e dalle violenze del militare.
La scena si è svolta lo scorso venerdì, 28 agosto, a Nabi Saleh, in Cisgiordania, durante una delle manifestazioni che si svolgono settimanalmente contro l’espansione delle colonie israeliane nella zona.
A riprendere la scena c'era Vittorio Fera, attivista italiano di 31 anni membro dell'International Solidarity Movement, che insieme ad altri stava prendendo parte alla manifestazione in Cisgiordania.
Quello che le sue riprese non mostrano, e che è emerso solo dopo qualche ora, è che dopo la liberazione del ragazzino palestinese i soldati israeliani si avventano sullo stesso Vittorio Fera che aveva ripreso quelle immagini. L'attivista viene immobilizzato e ammanettato per poi essere portato via in stato di arresto con l'accusa, infondata e pretestuosa, di aver lanciato pietre contro i militari.
Questa mattina, durante l'udienza di convalida del processo per direttissima, il Tribunale di Gerusalemme ha poi disposto il rilascio su cauzione di Vittorio Fera ma le indagini a suo carico proseguiranno fino all'8 di settembre.
Le immagini riprese dall'attivista in questi giorni hanno scatenato molta indignazione sul web, oltre che prevedibili polemiche, alimentate anche da qualche imbecille nostrano come Tommaso Giuntella, presidente del PD romano, che sul proprio account Twitter si mostra incapace di riconoscere il sopruso e lo squilibrio di potere che stanno nell'aggressione di un militare armato di tutto punto contro un bambino disarmato e per il quale il solo problema in quelle immagini sembra essere il fatto che il soldato israeliano fosse rimasto da solo. Il violento arresto a cui Fera è stato sottoposto con accuse inesistenti mostra tutta l'arroganza di Israele e la volontà di non far diffondere quelle immagini, che non rappresentano purtroppo un episodio isolato ma testimoniano di una realtà di violenze e soprusi che per la popolazione palestinese è quotidianità.