venerdì 11 dicembre 2009

QUARANT'ANNI SENZA GIUSTIZIA

Importante appuntamento quello di domani pomeriggio organizzato dai compagni del Csa Vittoria di Milano che hanno organizzato un presidio presso piazza Santo Stefano angolo Via Larga a Milano per le ore 15,cui invitano tutti coloro che vogliono tenere presente e viva la memoria sul tragico fatto avvenuto quarant'anni addietro e che conosciamo tutti come la strage fascista di Piazza Fontana.
Nonostante questo lasso di tempo enorme noi sappiamo benissimo chi è stato,anche se i parenti,gli amici e tutte le persone vicine ai morti ammazzati e le vittime stesse ancora non hanno ottenuto giustizia.
L'unico che l'ha avuta anche se è ben poca consolazione in confronto alla vita spezzata di un'innocente è stato Giuseppe Pinelli,la giustizia del popolo che allo stesso è dura ma onesta e necessaria.
Di seguito i comunicati del Vittoria che chiama all'appello i compagni per diffondere notizie ed idee tramite una piazza anticapitalista e per onorare i morti di quel pomeriggio di quarant'anni fa e chiederne la giustizia:lunedì scorso uno speciale de"La storia siamo noi"di Rai Due ha tracciato una linea coerente su quello che successe,altre notizie si possono trovare qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_fontana ed in parecchi siti su Internet.
Voglio concludere con una frase di Leonardo Sciascia su quella che fu il primo capitolo di una lunga serie di attentati criminosi che hanno visto la firma di neofascisti spalleggiati e coperti dallo Stato:"Ed è da allora che l'Italia è un paese senza verità.Ne è venuta fuori,anzi,una regola:nessuna verità si saprà mai riguardo ai fatti delittuosi che abbiano, anche minimamente, attinenza con la gestione del potere. Perché lo Stato non può processare se stesso".

PIAZZA ANTICAPITALISTA
giovedì 03 dicembre 2009
SABATO 12 DICEMBRE
ore 15 piazza S.Stefano angolo via Larga

Sabato 12 dicembre il Centro Sociale Vittoria insieme ai compagni dello Slai Cobas e ai lavoratori dell’Alfa Romeo di Arese hanno deciso di indire una piazza anticapitalista che dia voce alle molteplici realtà portatrici di dissenso e conflitto nell’area metropolitana milanese, una piazza gestita da ognuno con i propri contenuti e le proprie specificità.
Crediamo vada valorizzata la diversità politica che molte realtà oggi esprimono, perché questa scelta di non omologazione e accettazione di un unitarismo al ribasso possa permettere il rilancio di un protagonismo delle diverse forme che l’anticapitalismo assume nella nostra città.
Il praticare l’unità dal basso e la condivisione di una prospettiva coerente di trasformazione radicale dell’esistente implica anche scelte di rottura e di coraggio politico che oggi pensiamo siano necessarie.
Riteniamo di non poter sottoscrivere ed aderire agli appelli di una sinistra ex parlamentare che, come tradizione, si approccia alla data del 12 dicembre con trasformismo e ipocrisia provando a mischiare rapporti istituzionali e salvaguardia di prossime alleanze elettorali ad un possibile recupero di consenso all’interno della sinistra di base da sempre al di fuori dal teatrino della politica istituzionale.
Non possiamo che sentirci lontani da appelli che, da sinistra, mischiano stragismo, “terrorismo” e violenza, lanciati da forze che parlano, oggi, di libertà ed emancipazione del proletariato mentre, con il governo Prodi, hanno sottoscritto tutto quello che è servito alla destra per sfondare sul piano del neoliberismo più selvaggio con privatizzazioni e precarietà, e per fomentare nuove forme di razzismo istituzionale.
E questo in nome di un becero e fallimentare frontismo che, contro le destre e contro l’anomalia del potere economico/mediatico berlusconiano, ancora oggi provano a ripresentare.
Ancora una volta su una scadenza importante come il quarantennale della strage di piazza Fontana si giocano alchimie politiche che nulla hanno a che fare con il rilancio di una sinistra vera, radicalmente anticapitalista, fatta di lotte e capacità di reagire culturalmente, ideologicamente e con il conflitto, allo strapotere della destra al governo.
Un destra miscuglio di neoliberismo all’italiana, populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, una destra “istituzionale” serva degli interessi dello strapotere personale di Berlusconi, come baricentro in grado di tenere forze cosi diverse, ma anche in grado di rappresentare e mobilitare un blocco sociale fortemente caratterizzato in senso antidemocratico oltre che anticomunista.
Ma la strada che noi dobbiamo percorrere non è la speranza di un’alternanza di governo, l’unica strada da percorrere è quella del conflitto e del confronto politico quotidiano con le contraddizioni reali che i lavoratori vivono, soprattutto in questo momento di crisi, dandoci obbiettivi e praticandoli.
Così provando ad immaginare una trasformazione radicale e completa dell’esistente, l’abbattimento di un modello economico e sociale che sta distruggendo posti di lavoro e definendo la precarietà come orologio che scandisce le ore della nostra vita, demolendone la qualità e assoggettando anche le relazioni interpersonali alle regole del mercato.
Per questo il 12 dicembre non è, per noi, una ricorrenza, non è recupero memorialistico, ma al contrario memoria e storia di uno scontro tra le classi mai estinto, per un recupero della combattività di quell’autunno caldo che, nel 1969, piegò la rigidità padronale portandoli a giocarsi la sopravvivenza ricorrendo allo stragismo.

I compagni e le compagne del CSA Vittoria
12 DICEMBRE 1969 - 2009
Stragi, bombe manganelli gli assassini son sempre quelli !
12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2009
Contro sfruttamento e precarietà
generalizziamo il conflitto di classe!

12 dicembre 1969 una bomba fascista esplose nella banca nazionale dell’agricoltura di piazza Fontana causando 16 morti. I giornali della borghesia, con le veline della questura, cercarono di scaricarne la responsabilità sulla sinistra rivoluzionaria e questo portò all’arresto di Valpreda e di altri compagni anarchici fino all’assassinio in questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
La strage è di stato !
Questo hanno invece subito gridato le migliaia di lavoratori, di studenti, di donne e di giovani che sono scese in piazza per denunciare la strategia assassina del capitalismo italiano che utilizzava la manovalanza fascista per seminare terrore e morte, con la copertura dei servizi segreti italiani e U.S.A. Questa fu la prima di una purtroppo lunga serie di stragi criminali che provocarono decine di morti causate da attentati fascisti con bombe su treni e piazze.
Questa fu la "STRATEGIA DELLA TENSIONE" che ha rappresentato la criminale risposta del padronato italiano a quell’autunno caldo e alle lotte dei lavoratori e degli studenti per condizioni di vita, di lavoro e di studio radicalmente diverse, dando l’avvio ad una guerra di bassa intensità contro l’opposizione sociale e di classe.Le grandi lotte di massa che parlavano di uguaglianza e di libertà e mettevano in discussione lo stesso possesso dei mezzi di produzione, avevano spaventato il padronato italiano che usò il terrorismo, lo stragismo fascista e i tentativi di colpo di stato per ingabbiare questa fortissima volontà di cambiamento radicale.

E oggi ?
Oggi nulla è cambiato dei rapporti di produzione, la struttura economica e sociale della società italiana si è fortemente modificata dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro, ma certamente quello che è rimasto invariato è il modo di produzione basato sulla divisione in classi e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. In questo senso non è stato sicuramente abbattuto il mostro - il capitalismo - che ha generato quello stragismo criminale e la volontà di annientamento di ogni opposizione sociale, che poteva ieri e potrebbe oggi mettere in discussione il profitto ed il potere delle classi dominanti. Potere garantito da una tragica continuità nelle politiche economiche che hanno sempre contraddistinto le "diverse" coalizioni al governo (di centrodestra o di centrosinistra).
Lo stragismo e il golpismo fascista non sono certamente all'ordine del giorno, ma si sta, oggi, affermando una forma di "democrazia autoritaria" che usa il controllo sociale, nelle sue mille forme, per tentare di fagocitare e inglobare ogni spinta, anche culturale, di trasformazione dell'esistente in maniera tale che nessuno possa mai disturbare i grandi manovratori che gestiscono le leve dell'accumulazione del profitto. Una "democrazia autoritaria" che usa indifferentemente sospensione del diritto, concertazione, repressione poliziesca, manganello, informazione, servizi segreti e carcere.
Ma anche un sottile terrorismo mediatico, una politica di intenzionale abbassamento dei livelli culturali, con una proposta assordante di modelli comportamentali e di abbrutimento del senso comune che produce servi consenzienti, alienati e coscientemente proni al sistema dominante e che vuole omologare soggetti e classi a indistinti consumatori passivi, incapaci di scelte e progetti politici consapevoli e antagonisti.
Ed e' in questo quadro di "democrazia autoritaria" che riemergono i ripetuti e sfacciati tentativi di revisionismo storico, di giustificazione e glorificazione del regime fascista i cui epigoni politici siedono in parlamento, di un continuo processo di criminalizzazione della Resistenza, di un’apologia del colonialismo di allora e di un’ ondata di razzismo e xenofobia che, con il pacchetto sicurezza appena approvato, cerca di sfruttare vecchie e nuove paure causando una ripresa di aggressioni e intimidazioni neofasciste e xenofobe.
Nel clima della guerra infinita targata U.S.A tornano a farla da padroni il nazionalismo e il militarismo - alimentati dal mito degli italiani "brava gente" e delle missioni di guerra, contrabbandate come umanitarie - , l'incremento delle spese militari - sancito anche dal governo Prodi – ed ora portate alle stelle per sostenere un’accelerazione della guerra in Afghanistan appena decisa dall'amico americano.
Ma oggi c’è anche qualcosa in più con cui confrontarsi, siamo di fronte ad una crisi strutturale del modello economico/sociale capitalista, siamo di fronte ad un gigante che boccheggia cercando di sopravvivere scaricando i costi della sua crisi sulle classi subordinate, sui lavoratori, i precari, gli studenti e, naturalmente, sugli immigrati che rappresentano quasi un modello paradigmatico dello sfruttamento di classe.
Di fronte a questa crisi l’unica possibilità di resistenza è data dalla ricomposizione, sul terreno della materialità dei bisogni e della loro trasformazione in diritti, del più ampio fronte di classe.
Una ricomposizione di quello che, le ristrutturazioni economiche iniziate nella metà degli anni ’70 e l’odierna organizzazione capitalistica del lavoro basata sulla precarietà con le nuove forme contrattuali, ha scomposto, atomizzato, parcellizzato e individualizzato.
Una prospettiva di ricomposizione sociale che, con una vertenzialità sociale diffusa, sappia tenere insieme nelle lotte comuni e nella pratica del conflitto, l’operaio di fabbrica con tutte le nuove forme della precarietà prodotte nei mille rivoli della produzione postfordista.
Una nuova capacità di costruire, attorno alla centralità del conflitto capitale/lavoro, reti d’aggregazione politica sociale in grado di coordinare e imprimere accelerazioni al conflitto, unica arma nelle nostre mani per difenderci dalla crisi, far camminare e praticare un processo di trasformazione radicale del presente. Su questo percorso, come compagni e compagne del Csa Vittoria ci stiamo misurando, insieme ad altri compagni e compagne e realtà dell’autorganizzazione politica sociale e sindacale, abbinando autorganizzazione e conflitto come discriminanti per l’emersione di un punto di vista anticapitalista che costruisca punti di riferimento stabili e riconosciuti.
Ed è per questo che non possiamo sottoscrivere ed aderire agli appelli di una sinistra ex parlamentare che, come tradizione, si approccia alla data del 12 dicembre con trasformismo e ipocrisia provando a mischiare rapporti istituzionali e salvaguardia di prossime alleanze elettorali ad un possibile recupero di consenso all’interno della sinistra di base da sempre al di fuori dal teatrino della politica istituzionale.
Non possiamo che sentirci lontani da appelli che, da sinistra, mischiano stragismo, “terrorismo” e violenza, lanciati da forze che parlano, oggi, di libertà ed emancipazione del proletariato mentre, con il governo Prodi, hanno sottoscritto tutto quello che è servito alla destra per sfondare sul piano del neoliberismo più selvaggio con privatizzazioni e precarietà, e per fomentare nuove forme di razzismo istituzionale.
E questo in nome di un becero e fallimentare frontismo che, contro le destre e contro l’anomalia Berlusconi, ancora oggi provano a ripresentare.
Ancora una volta su una scadenza importante come il quarantennale della strage di piazza Fontana si giocano alchimie politiche che nulla hanno a che fare con il rilancio di una sinistra vera, radicalmente anticapitalista, fatta di lotte e capacità di reagire culturalmente, ideologicamente e con il conflitto, allo strapotere della destra al governo. Un destra miscuglio di neoliberismo all’italiana, populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, una destra “istituzionale” serva degli interessi dello strapotere Berlusconiano unico in grado di tenere forze cosi diverse, ma in grado di rappresentare e mobilitare un blocco sociale fortemente caratterizzato in senso antidemocratico oltre che anticomunista.
Ma la strada non è la speranza di un’alternanza di governo, l’unica strada da percorrere è quella del conflitto e del confronto politico quotidiano con le contraddizioni reali che i lavoratori vivono, soprattutto in questo momento di crisi, dandoci obbiettivi e praticandoli. Così provando ad immaginare una trasformazione radicale e completa dell’esistente, l’abbattimento di un modello economico e sociale che sta distruggendo posti di lavoro e definendo la precarietà come orologio che scandisce le ore della nostra vita, demolendone la qualità e assoggettando anche le relazioni interpersonali alle regole del mercato.
Per questo il 12 dicembre non è una ricorrenza, non è recupero memorialistico, ma al contrario memoria e storia di uno scontro tra le classi mai estinto, per un recupero della combattività di quell’autunno caldo che, nel 1969, piegò la rigidità padronale portandoli a giocarsi la sopravvivenza ricorrendo allo stragismo.
Nel 1980, dopo più di 10 anni da quella bomba, alla fine di un ciclo di lotte fortissime che, con mille contraddizioni avevano tentato un assalto al cielo, la fiat riuscì a piegare la resistenza operaia.
Ma oggi un nuova fase di lotte è ripartito, moltissime fabbriche sono in lotta e in mobilitazione permanente, la scuola pubblica, saccheggiata dalla ministra gelmini prova a rispondere alle decine di migliaia di licenziamenti, il mondo della precarietà strutturale cerca di uscire dalla ricattabilità costruendo nuove forme di ricomposizione.
Sono piccoli passi anche disomogenei che bisogna però saper cogliere, che bisogna valorizzare e con i quali bisogna solidarizzare, perché questa è l’unica strada per ricostruire un’identità, un’unica identità, di classe, tra chi si riconosce dalla stessa parte della barricata. E questo, ancor più, nel momento in cui forti ventate di autoritarismo emergono con sempre maggior forza.
Ed è per questo che noi siamo, ieri come oggi, contro il fascismo e qualsiasi identità possa esso assumere, ma anche contro ogni nuova forma di autoritarismo, militarismo, razzismo, sessismo in quanto strumenti di divisione e repressione di ogni lotta contro la precarietà e lo sfruttamento di classe.
Ed è per questo che a distanza di 40 anni da quella strage siamo oggi ancora in piazza per denunciare l'inizio di quella "strategia della tensione", ribadendo con forza che le cause che hanno determinato fascismo e terrorismo di stato non sono estinte e che senza memoria storica non si può pensare di costruire un proprio futuro, per una trasformazione radicale dell'esistente e per l'affermazione di una società di liberi e di eguali.
Per dare un segnale di discontinuità, per far emergere una posizione anticapitalista diamo appuntamento a tutti e tutte per una PIAZZA ANTICAPITALISTA
SABATO 12 DICEMBRE '09
ore 15 piazza S.Stefano angolo via Larga

BERLUSCONI E CORONA

Ieri è stato un pomeriggio ricco di notizie per quanto riguarda argomenti che hanno toccato la cronaca italiana di due personaggi che io trovo molto simili come indole e come pensiero:Fabrizio Corona e Silvio Berlusconi,entrambe fascistoidi che fanno della presenza e del potere mediatico la loro forza che definirei distruttiva e per niente istruttiva nel confronto delle persone e soprattutto dei più giovani.
Corona è stato condannato per la vicenda Vallettopoli a tre anni e otto mesi per i reati di estorsione e tentata estorsione,tralasciando i suoi precedenti di pusher di droghe e banconote,e miriadi di reati legati al codice stradale che se li avesse avuti un povero cristo starebbe in galera per parecchi anni.
Lo so che è una frase che quasi tutti abbiamo pensato,ma quando ha detto di vergognarsi di essere italiano è spuntata spontanea la risposta che dovremmo essere noi a vergognarci di avere come connazionale un parassita farabutto come quella merda che è Corona.
Ma d'altronde grazie all'avvento mediatico del gossip,del reality,di tutto ciò che la gente annoiata e senza avere una propria esistenza degna di nota allora voyeuristicamente in poche parole si interessa dei cazzi altrui,e qui approfittatori come Corona entrano in gioco con scoop più o meno veritieri.
Passando al premier dittatore quello che ha proclamato ieri durante il congresso europeo del Ppe non ha riscontri nella storia nè italiana nè europea:un vero e proprio diktat contro la magistratura italiana,il presidente della Repubblica e tutti coloro che non lo hanno votato(ma che comunque la merda d'uomo deve lo stesso rappresentare).
Parole al vetriolo contro tanta gente che deve incazzarsi e dargli contro in qualcunque occasione,con violenza e decisione affinchè la sua di violenza non riesca a farci cadere nuovamente nel giro di cento anni sotto un regime in cui l'avversario politico venga costretto alla clandestinità.
Contributi in successione da"Senza Soste","Repubblica"e"Corriere della sera"che trattano quello che ho riassunto in poche righe.
Ah,dimenticavo,geniale Vauro sulla copertina odierna del"Manifesto".

Sale la temperatura del conflitto istituzionale.

Non ha precendenti la dichiarazione di Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn. Mai era successo che un capo di governo, e tantomeno italiano, annunciasse riforme della costituzione in sede continentale. Tanto più l'annuncio è stato fatto in una sede così importante tanto più le affermazioni di Berslusconi rischiano di essere concretamente il programma politico del Pdl dei prossimi mesi.Lasciando perdere lo stile (l'autoattribuzione delle palle) Berlusconi è stato chiaro: vuol procedere alla riforma della costituzione in senso Mediaset. La prima costituzione ritagliata non solo sulle esigenze giudiziarie del presidente di un gruppo televisimo ma anche su quelle politiche dello sviluppo futuro di Mediaset, network della comunicazione. Il resto dei "padri" costituenti dovrebbe essere reclutato tra Calderoli, Bossi e Maroni. Insomma, una miscela degna di una costituzione che si candiderebbe ad accompagnare quella della RSI nella lista delle nefandezze prodotte dalla storia di questo paese. Nel frattempo Napolitano esprime preoccupazioni non rituali.
per senza Soste, Ian St. John
Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn: "Sovranità in Italia è passata alla magistratura.Contro il partito dei giudici e la Corte costituzionale cambierò la Carta"
Il premier attacca la Consulta"Sono stanco delle ipocrisie"
Fini gli risponde subito: "Parole non condivisibili. Genera confusione sull'Italia. Chiarisca"La controreplica del capo del governo. E poi il duro intervento di Napolitano.

Berlusconi al congresso del Ppe.
ROMA - Da Bonn, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, Berlusconi torna ad attaccare i magistrati e la Consulta con toni durissimi. E il rimbalzo in Italia è un nuovo, aspro scontro con Gianfranco Fini e con il presidente della Repubblica Napolitano. "In Italia - dice Berlusconi - succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo" e il Parlamento "fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale" e la Corte "abroga la legge". E' per questo, prosegue il presidente del Consiglio nel suo intervento al congresso del Ppe, che la maggioranza "sta lavorando per cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione". All'indomani del parere della sesta commissione del Csm che ha riscontrato "elementi di incostituzionalità" nel ddl sul processo breve, il premier tira di nuovo in ballo anche la Consulta, a suo avviso "non più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra", per via del fatto che ci sono stati tre presidenti della Repubblica di sinistra. L'analisi della situazione politica italiana che Berlusconi porta al congresso del Ppe parte dal presupposto che "la sinistra è allo sbando e cerca di avere ragione" di lui "attraverso i processi". Dall'altra parte, aggiunge, c'è "una maggioranza coesa e forte, con un premier super". "C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie - dice il Cavaliere - Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'".

L'imbarazzo del Ppe. Le parole di Berlusconi prendono di sorpresa i popolari europei. Che sembrano volersi tenere lontani dalla polemica. No comment della cancelliera tedesca Angela Merkel, mentre il neopresidente del Ppe Wilfried Martens dice che il premier "è il primo presidente del Consiglio italiano, dopo la prima guerra mondiale, ad avere una maggioranza così forte". E alla domanda se ciò equivalga a un appoggio alle dichiarazioni di Berlusconi sui giudici, risponde: "Mi limito a quello che ho detto".
La risposta di Fini. Il presidente della Camera non fa attendere la sua replica. "E' certamente vero che la sovranità appartiene al popolo, ma il presidente del Consiglio non può dimenticare che esso 'la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione' (art. 1). Ed è altresì incontestabile che gli articoli 134 e 136 indicano chiaramente il ruolo di garanzia esercitato dalla Corte costituzionale". Ancora, Fini rileva: "E' la ragione per la quale le parole di Silvio Berlusconi, secondo cui la Consulta sarebbe un organo politico, non possono essere condivise; mi auguro che il premier trovi modo di precisare meglio il suo pensiero ai delegati del congresso del Ppe per non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo".
La contreplica del premier. Secca, e altrettanto dura, la risposta del Cavaliere al presidente delal Camera. "Non ho nulla da chiarire - dice - anzi, sono stanco delle ipocrisie".
L'Anm. "Per fortuna di tutti l'ordinamento italiano e la Costituzione vigente prevedono organi di garanzia e il controllo dell'operato di qualsiasi potere e ordine, magistratura compresa", scrivono in una nota il presidente, il vicepresidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara, Gioacchino Natoli e Giuseppe Cascini. "Ovviamente la Corte costituzionale - spiegano - come in ogni Paese del mondo che ne preveda l'esistenza, giudica le leggi approvate dalle maggioranze parlamentari, di qualsiasi colore e orientamento politico. E la Costituzione, come spiega qualsiasi manuale di Educazione civica, la colloca tra gli organi di garanzia e non tra le articolazioni della magistratura". L'opposizione in Italia. La prima reazione arriva da Antonio Di Pietro. Ed è durissima: "Berlusconi sta stracciando la Carta Costituzionale, prima riducendo il Parlamento a un servizio privato, ora volendo eliminare la Consulta, ultimo baluardo della Costituzione. Se non è fascismo questo, che cosa ci vuole? L'olio di ricino?". Poi parla il Pd, con la vicepresidente dei deputati Marina Sereni: "Un comizio indecente contro il presidente della Repubblica e i suoi predecessori, contro la Corte Costituzionale, contro i magistrati, contro l'opposizione democratica. Berlusconi è vittima di un'ossessione, i suoi processi gli impediscono di occuparsi dei problemi reali delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese italiane". A stretto giro interviene anche il segretario democratico, Pier Luigi Bersani. "I popolari europei - commenta - hanno avuto modo di constatare direttamente cos'è il rischio di populismo. Sono convinto che anche loro se ne preoccuperanno perché il centrodestra in Europa sa bene cos'è una Costituzione, cosa vuol dire picconare una Costituzione e a quali esiti può portare". Dopo l'intervento del Quirinale, e mentre dal suo partito sale la richiesta al premier di andare in Parlamento, il leader del Pd aggiunge: "Le parole di Napolitano sono ferme e sagge. Dal premier frasi violentissime e sconsiderate. Il Pd sarà in piazza anche per difendere l'impianto istituzionale". Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc presente alla riunione del Ppe, si dice preoccupato: "Non fa bene all'Italia - scrive in una nota - trasferire in ambito europeo le vicende della nostra politica e quelle personali del presidente del Consiglio. Conferma l'immagine dell'Italia come un paese di pulcinella". Dopo la nota del Quirinale parla anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Sono rimasto allucinato - dice nel corso della registrazione di Porta a Porta - Il primo errore è stato quello della sede. Non si va in una sede internazionale dando del paese un'immagine così disastrata. Il premier deve avere la consapevolezza democratica di capire che esiste un capo dello Stato, una Corte Costituzionale, un Parlamento". In un momento in cui, prosegue l'ex presidente della Camera, "si sta avviando un clima migliore sulle riforme, Berlusconi se ne esce con un discorso incendiario e pieno di contraddizioni. Lui ha un'allergia a chi la pensa diversamente da lui, chiunque lo contraddice diventa complice della sinistra. E' simpaticissimo, ma sappiamo che questo è un suo difettuccio". Mancino: "Nostro parere non vincolante". Sulla questione del parere della sesta commissione del Csm interviene anche il vice presidente dell'organo di autogoverno della magistratura Nicola Mancino, che replica alle critiche ricordando che "il parere non è vincolante". E annuncia che dopo la pausa natalizia il plenum del Csm si riunirà alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
La sentenza.
Processo Vallettopoli, Coronacondannato a tre anni e 8 mesi
Poi commenta: «Mi vergogno di essere italiano». Al collaboratore due anni e quattro mesi
MILANO - Il tribunale di Milano ha condannato Fabrizio Corona, accusato di estorsione e tentata estorsione, a tre anni e otto mesi ritenendolo colpevole per due degli episodi per i quali era finito a giudizio. Gli episodi si riferiscono alle foto del motociclista Marco Melandri e del calciatore Adriano. I giudici hanno anche condannato il collaboratore di Corona, Marco Bonato, a due anni e quattro mesi. Il pm per Corona aveva chiesto 7 anni e 2 mesi mentre aveva sollecitato l’assoluzione per Bonato.

«MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO» - Dopo la lettura della sentenza Corona, con i capelli rasati e visibilmente nervoso, ha subito parlato con i giornalisti presenti in aula: «Mi vergogno di essere italiano. Non so cosa farò, farò il carcere, non me ne frega un c...» ha aggiunto. Poi sui giudici: «Quello che c'è scritto sulle aule dei Tribunali 'La legge è uguale per tutti non è vero. Io non ho più fiducia nella legge». «Per me era una battaglia - ha aggiunto Corona - e l'ho persa». L'agente fotografico, prima di andarsene visibilmente adirato, ha detto ai cronisti: «è una vergogna. Allora devono condannare tutte le agenzie fotografiche d'Italia e quella del caso Marrazzo».
IL PM - È soddisfatto Frank Di Maio, pm del processo. «Questo è un processo in cui è passato un principio - ha detto Di Maio - e quindi d'ora in poi i ritiri delle foto saranno più problematici». Il riferimento del pm è alla prassi comune nell'ambito del gossip di proporre delle foto compromettenti ai diretti interessati prima che ai giornali in modo da ottenere del denaro dagli stessi vip, la cui immagine sarebbe danneggiata se le foto finissero sulle riviste. È la prima volta che in Italia viene celebrato un processo a questo modus operandi del mondo dello spettacolo. Il pm ha inoltre ricordato che «questo processo è stato sostenuto da sola dalla procura e senza neanche una parte civile».
BELEN - Belen Rodriguez, compagna di Corona, si è detta addolorata e incredula per una sentenza che le sarebbe apparsa «abnorme». Questo -secondo quanto apprende l'Adnkronos dall'entourage della showgirl-. D'altronde lei ha sempre detto che sarebbe rimasta vicina all'inseparabile Fabrizio, anche nel caso le sue vicende giudiziarie si fossero risolte nel peggiore dei modi. E sempre lei lo aveva accompagnato nelle settimane scorse ad alcune delle udienze in tribunale. Belen nelle moltissime interviste rilasciate da quando è legata a Corona (ovvero dal bacio tra i due paparazzato a Parigi all'inizio del gennaio scorso) aveva anche sempre benevolmente messo in guardia l'impulsivo compagno a stare lontano dai guai (l'ultima volta dopo che Corona in un solo giorno era stato multato due volte a bordo della sua fiammante Lamborghini, la mattina a Roma e il pomeriggio in Svizzera).
LE BANCONOTE - I guai con la giustizia per Corona non sono finiti. Infatti mercoledì scorso il Tribunale di Civitavecchia ha rinviato al 10 febbraio 2010 l'udienza preliminare nei confronti di Corona. A chiedere il rinvio al giudice dell'udienza preliminare, Francesco Filocamo, è stato il legale del fotografo, l'avvocato Nicola Saracco, in quanto la difesa intende ricorrere al patteggiamento. Il fotografodeve rispondere di detenzione e spendita di banconote false. Secondo l'accusa, nel marzo del 2008, aveva consumato e fatto acquisti in due bar dell'aereoporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino pagando con altrettante banconote false da 100 Euro. La richiesta del patteggiamento si spiega con le condanne inflitte a Corona per lo stesso reato nei procedimenti giudiziari che si sono già svolti a Milano, dove ha subito una sanzione di 4.560 Euro e ad Orvieto, dove ha patteggiato una pena di 18 mesi. In tutti i casi è risultato che le banconote false appartenevano ad uno stesso stock.

giovedì 10 dicembre 2009

PIU' PADELLE PER TUTTI

Lettura interessante scovata su"Senza Soste"riguardo a paragoni non del tutto campati in aria tra l'ex leader nazionalista serbo Slobodan Milosevic e l'attuale dittatorie italico Silvio Berlusconi,dove tra paralellismi storici e sociologici avvenuti grosso modo nello stesso periodo si evidenziano linee di congiunzione tra i due tiranni.
E come tali o vengono osannati oppure odiati,il tutto accomunati da un'entrata in politica nel caso del nostro Berluscojoni e una pressante campagna nazionalista da chi come Milosevic era già entrato da parecchio in politica,attraverso ampi poteri mediatici:hanno ben capito che detenendo il potere dell'informazione si possono plagiare molte più teste che con migliaia di comizi o di campagne politiche.
L'articolo comunque presenta se non delle pecche comunque alcuni commenti abbastanza buonisti nei confronti italiani(il giornalista dell'articolo è Tena Prelec,di origini slave)come nel caso della violenza della polizia o della libertà d'espressione,che ritengono in Italia problemi non gravi come da loro negli anni passati.
Curioso il metodo di protesta attuato per dar contro all'informazione del regime serbo durante la dittatura di Milosevic:quando andavano in onda i telegiornali si spegnava la tv e si spadellava allegramente per non far sentire le notizie a chi le voleva ascoltare,e da qui il titolo di questo post.

No B day: differenze e analogie fra il potere mediatico di Berlusconi e di Milosevic.

Milena è serba, giovane, intelligente e da sempre abituata a prendere parte attiva negli sviluppi della società con un sorriso, prima ancora di venire a studiare all’estero. Per molti anni ha organizzato scambi nella sua città, Niš, accogliendo ragazzi stranieri nel suo paese e dando la possibilità a giovani serbi di partecipare a progetti oltreconfine. Fra qualche giorno in Serbia non ci sarà più bisogno di estenuanti e umilianti percorsi burocratici per ottenere la libertà di movimento (uno dei fondamentali diritti umani, o almeno così scrivono), ma in tutti questi anni sono state persone come Milena ad aprire barriere fisiche e mentali.
Nel corso del lungo viaggio parliamo di come ha vissuto gli anni delle proteste al governo Milošević lei, e di come ho percepito l’opposizione al berlusconismo io. Consapevoli di non poter fare di tutta l’erba un fascio, ci ritroviamo comunque a dover riscontrare diverse somiglianze come anche considerevoli divergenze. Le analogie ci fanno però pensare, sorridere, rabbrividire.
Il controllo dei mediaIl controllo dei sistemi di informazione è un grande denominatore comune, forse il più immediato. Le prime proteste contro Milošević risalgono a prima della guerra, quando ‘Sloba’ era asceso al potere da nemmeno un anno: Marzo 1991. Riguardano, per l’appunto, proprio la manipolazione dei media, ma man mano si trasformano in una protesta più generale contro il governo. Sono state anche queste proteste (e il timore che esse possano portare a un sovvertimento delle classi al potere) a portare, qualche mese dopo, al crescendo di ostilità sfociate nella guerra civile: si fece leva sul malcontento diffuso collegato al forte desiderio di cambiamento che aleggiava per tutta la Yugoslavia, facilmente incanalato verso il nazionalismo. In Italia, per fortuna, questi estremi non li abbiamo vissuti.
La TV di stato in Serbia è stata completamente controllata dal regime, per anni. In quanto a libertà di parola in Italia siamo comunque messi meglio, Milena nota all’andata: “almeno sul giornale che stiamo leggendo si fa ampiamente parola che ci sarà una protesta oggi”. Qui possiamo a cuor leggero dire che la situazione non è tanto tragica, concludiamo. Leggendo i giornali italiani di quest’oggi e quello che (non) scrivono, però, mi chiedo se non fossimo state troppo ottimiste.
La controinformazione.Come ci si difendeva da questo monopolio mediatico assoluto? Semplice, coi mezzi che si aveva. In questo caso: le padelle. Sì, proprio pentole e padelle.Milena racconta: “Quella era una delle cose più divertenti! Ogni sera quando iniziava il telegiornale si chiudevano tutti i televisori e si iniziava a fare più frastuono possibile!”In Serbia l’inventiva non manca di certo, le situazioni difficili ci sono sempre state e si trova sempre un modo creativo di fronteggiarle. Creatività che, siamo entrambe d’accordo al ritorno, fra il ‘popolo viola’ del No-B Day era ben presente.
In Serbia la televisione che si fece portavoce del diffuso punto di vista alternativo era la B-92, che a tutt’oggi prospera e dà voce ai giovani. Nel 1996-97, nel corso delle proteste per presunti brogli elettorali da parte di Milošević, che annullò risultati a lui sfavorevoli, B-92 fu chiusa, ma continuò a diffondere notizie tramite internet e soprattutto radio (anche se le frequenze furono spesso oscurate). La rete fu allora, seppur limitatamente, per la prima volta usata dai serbi come fonte di informazione libera.Si può dire che controllare la televisione, per tutto il corso degli anni novanta e pure per parte dei primi anni 2000, significasse controllare l’opinione pubblica. Oggi le cose stanno cambiando: la rete sta prendendo sempre più piede.
Così in Italia quella del 5 dicembre 2009 è stata la prima protesta vera e propria organizzata partendo dal basso, partita dalla rete e fortemente voluta dai cittadini, in maniera quasi dal tutto scollegata dall’appartenenza partitica. A questo fatto i canali di informazione italiani non hanno di certo dato il giusto risalto.C’è ancora da chiedersi se il potere della rete rimarrà in mano alle masse o se, come profetizzano alcuni, le élite ai posti di comando troveranno il modo di controllare anche questo mezzo mediatico.
Contro una persona e quello che rappresenta“Quali sono state le proteste più rilevanti a cui hai partecipato, quelle del 2000, che provocarono le dimissioni di Milošević?” – le chiedo. “Ma jok. (Sì, come no.) Le proteste contro Milošević ci sono sempre state, da quando ha memoria. Solo che la televisione di stato avrebbe fatto finta che non fosse successo niente. I numeri e la loro manipolazione, poi, non ne parliamo. Ma mi pare che nemmeno l’Italia sia estranea a quest’ultimo fenomeno.”
Una volta addentrateci nel gioco del paragone, a Milena saltano fuori molte altre idee. “C’è un’altra differenza importante fra Milošević e Berlusconi: le donne. Milošević di sicuro non ha mai tradito la sua. Lui adorava Mira, la quale lo manipolava come un giocattolo.” Alla faccia del machismo e della società patriarcale slava, in fondo sono le donne a comandare. Di certo non nella sfera pubblica, ma in quella privata molto spesso è così.E ancora, la polizia. Qui la differenza è considerevole, dice Milena. “La polizia e l’esercito erano sotto il netto controllo di Milošević. Alle manifestazioni i poliziotti erano sempre presenti, con il preciso obiettivo di sabotarle. Andarci era molto pericoloso, perché sapevi che se ci andavi dovevi letteralmente scontrarti con la polizia.”
Infine: “Però è veramente simile, sai. Molti odiavano e odiano Milošević; certi, a tutt’oggi, continuano ad idolatrarlo. Inoltre anche in questo caso la protesta non è indirizzata verso un partito, ma verso una sola persona.” – dice – “ E verso quello che rappresenta.” – si corregge subito.
Tena Prelec
tratto da http://bora.la/2009/12/07/no-b-day-differenze-e-analogie-fra-il-potere-mediatico-di-berlusconi-e-di-milosevic/

mercoledì 9 dicembre 2009

RATTI A VIENNA


E pensare che se non mi scappava l'occhio su questo articolo visto su Roma.Indymedia e tratto dal quotidiano"Liberazione"la notizia degli infami insulti nazifascisti dello scorso giovedì durante il match valido per l'Europa League tra Austria Vienna ed Athletic Bilbao con relativa incursione(invasione è un parolone per la decina ditestedicazzo scappate quando hanno visto il primo sbirro a sessanta metri di distanza)nel terreno di gioco per l'occasione trasformata in porzione di ratteria.
L'articolo riporta come il mondo mediatico italiano abbia taciuto sull'evento nonostante fossero implicati un manipolo di cojoni laziali reduci dalla sconfitta di Salisburgo:un silenzio complice su di un fatto che trattandosi comunque di calcio ovvero religione tacendo su queste gesta vigliacche di merde nazifasce.
Comunque per la cronaca come all'andata le viennette ne hanno palpate su tre e tutti a casa a pugnettarsi cameratisticamente nelle fogne di diverse proveniene(addirittura da Sofia,Barcellona e Madrid):fan proprio rabbia i baschi che con la loro lotta bagnano il naso a questi quattro sfigatelli in libera uscita dalle loro topaie che potevano benissimo annegarsi nel Danubio.
Contributi Youtube sia della partita che degli incidenti di queste merde fognose.

Gora Euskadi,Franco è morto come il Duce,viva la Resistenza!

Adunata di tifoserie “nere” a Vienna: c’erano italiani.

Tre a zero e tutti a casa. E' stata questa la risposta, sul campo, dei giocatori dell'Athletic Bilbao ai gruppi neofascisti e neonazisti che da tutta Europa sono accorsi sugli spalti del Franz Horr Stadion per "accogliere" i sostenitori baschi. E' accaduto mercoledì scorso, in occasione del match di Europa League, la ex Coppa Uefa, fra die veilchen, i "violetti", dell'Austria Vienna e i zurigorriak, i rosso bianchi, dell'Athletic Bilbao.Ma se, com'è giusto che sia, le immagini dell'invasione di campo che ha costretto a interrompere il match al 66' e per oltre venti minuti, i saluti romani nella curva austriaca, lo striscione "Viva Franco" e le croci celtiche e uncinate hanno occupato tutte le prime pagine dei quotidiani austriaci e spagnoli, desta preoccupazione la poca attenzione che i media italiani hanno dedicato all'accaduto. Perché, come ha spiegato in una conferenza stampa l'amministratore delegato dell'Austria Vienna, Marckus Kraetschmer, ai supporter dell'estrema destra locale si sono aggiunti quelli della Lazio reduci dalla partita (e dalla sconfitta, con conseguente eliminazione dalla competizione europea) mercoledì sera in casa del Salisburgo, nonché neofascisti e neonazisti provenienti da Madrid (sponda Real), da Barcellona (sponda Espanyol), da Sofia (sponda Levski) e da diverse città tedesche.Ovviamente, l'intento di queste "tifoserie" non era certo quello di sostenere l'Austria Vienna bensì quello di provocare i tantissimi tifosi baschi al seguito dell'Athletic. Veniamo alla cronaca. E' il 66' quando, per la terza volta, l'arbitro Moen è costretto a interrompere l'incontro. A scatenare le ire (da noi si direbbe il "rosicamento") dei camerati presenti nella curva austriaca è stato il gol dello 0-2 siglato da San Josè che ha ribadito in rete una conclusione di Javi Martinez respinta dal portiere austriaco. In quel momento, dal settore dove erano radunati i gruppi di Lazio, Real Madrid, Espanyol e Lavski Sofia, è iniziato un fitto lancio di oggetti mentre decine di "tifosi" hanno iniziato a invadere il campo. Per venti minuti la partita viene sospesa e la palla passa alle forze dell'ordine che, a fatica, riescono a riportare la calma al Franz Horr Stadion. E siccome "il calcio non perdona" ecco arrivare lo 0-3 segnato da Llorente. Per i tifosi del Bilbao è festa grande ma, al 90', a tener banco su tutti i media europei, tranne quelli italiani, è proprio questa nuova alleanza tra tifoserie di estrema destra.«Gli ultras della Lazio» ha spiegato l'amministratore delegato dell'Austria Vienna «erano i più numerosi e si trovavano nella tribuna est del nostro stadio, proprio il settore da cui è partita l'invasione». Come ha raccontato il portavoce del club, Christoph Pflug, «si sono visti da prima dell'inizio della partita cartelli con slogan contro il popolo basco e inneggianti a Franco firmati anche Espanyol e Real Madrid». Ma se «sono in corso le analisi dei filmati registrati per valutare, con la polizia, la presenza di tifosi provenienti dalla Spagna e da altre nazioni europee» quel che è certo «è la presenza di ultras italiani fra le fila di quelli dell'Austria».Intanto il club austriaco ha già inviato una lettera di scuse all'Athletic: «abbiamo completamente fallito nell'organizzazione di questa partita» ha scritto Kraetschemer «ma ora reagiremo rigorosamente contro chi ha usato lo stadio per proclami fascisti sugli spalti di un club che sa bene quale sia la sua responsabilità storica».Chiaro il riferimento alla fuga alla quale fu costretta la dirigenza e la squadra del club dopo l'annessione dell'Austria al Terzo Reich. Era il 1938. «Ora qualcuno vorrebbe farci tornare indietro di settanta anni» spiegano le tifoserie democratiche dell'Austria «ma noi ricordiamo quello che è stato e non permetteremo che gruppi di estrema destra dipingano la nostra squadra come filo-nazista o filo-fascista».Ma un campanello d'allarme dovrebbe suonare anche in Italia. Peccato che, ad oggi, l'unica preoccupazione delle nostre autorità sembra essere quella di limitare al massimo l'accesso degli spettatori agli stadi tramite provvedimenti quali la "tessera del tifoso" che ha come unico obiettivo quello di incentivare il "tifo da poltrona", fatto di Sky, Mediaset e spot pubblicitari. Ma così facendo le curve rischiano di rimanere, come hanno spiegato più volte punti di riferimento calcistici dell'estrema destra quali Paolo Di Canio, «il centro sociale più grande d'Italia» dove far attecchire, però, simboli e ideologie legate al ventennio. Simboli e ideologie che stiamo iniziando ad esportare anche all'estero e che, di certo, non fanno bene non solo al nostro calcio, ma al nostro paese. Ma fuori dagli italici confini qualcuno si è accorto di quanto sta accadendo nell'estrema destra: la dimostrazione viene dai 28 arresti di Madrid della settimana scorsa che dovrebbero destare attenzione anche in Italia. Mentre era in corso, in un albergo della capitale spagnola, un incontro di esponenti dell'estrema destra europea (fra i quali il "nostro" Roberto Fiore di Forza Nuova) organizzato da Manuel Canduela, leader di Democrazia Nazionale, un altro gruppo di estrema destra, il Movimento Patriottico Socialista, vicino alla "nostra" Casa Pound, ha tentato di introdursi nell'edificio per scontrarsi con i camerati rivali. Eccolo lo scenario, a livello europeo, in quell'antidemocratico universo chiamato estrema destra.Scontri intestini per la supremazia nel mondo della celtica ma alleanze strategiche contro comuni rivali, il popolo basco in questo caso, utilizzando gli stadi come terreno di battaglia e prendendo in ostaggio intere tifoserie che vorrebbero solo seguire la propria squadra.

martedì 8 dicembre 2009

IL MIO TESSSORRO

Manco Smeagol alias Gollum sarebbe stato così criptico e allo stesso modo ipocrita nel definire consistenza e destinazione del presunto tesoro più o meno sepolto e sparito e ritrovato di Calisto Tanzi riapparso alcuni giorno orsono in garage e soffitte di alcuni appartamenti emiliani abitati da persone più o meno consapevoli.
Dopo le prime stime attorno ai cento milioni di Euro dell'insieme dei quadri si è già scesi a picco verso i cinque,visto che numerosi critici e anche non addetti ai lavori hanno tacciato di falsità la maggior parte di questi.
Il buon Tanzi a sua volta gabbato?Non credo,questi se proprio sono falsi devono essere considerati copie e quelli presunti veri hanno già preso il volo da tempo,senza aspettare sibilline soffiate alla guardia di finanza che sembrava aver fatto bella figura tutto facile facile.
Appena sotto un articolo preso da"Repubblica"a firma del critico d'arte qui molto aspro e papale nei toni Paolo Cerati,e dopo la foto di un(forse)quadro di De Nittis sempre tratto dallo stesso quotidiano alcuni stralci dell'articolo di Ettore Livini dove si presume l'invischiamento del premier pusher e di Mediobanca.
In ultimo un contributo di Indymedia Liguria della prima ora quando non aleggiava lo spettro della falsità sul"tesoretto".
In fondo al post una breve dichiarazione di Vittorio Sgarbi sulla qualità delle opere ma appena qui a finco il link sulla paventata censura su"Report"che aveva iniziato ad indagare sulla fine dei soldi spariti a migliaia di italiani col crack Parmalat:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/altro-che-liberta-di-parola.html.

Il tesoro (mica tanto) di Tanzi.
di Paolo Cerati*

Dopo lunga ed estenuante ricerca, è stato trovata una parte del tesoro – o presunto tale – di Calisto Tanzi. A darne notizia, con toni trionfalistici, la stampa di ieri tutta. Ecco il tesoro: opere d’arte d’inestimabile valore. Monet, Picasso, Van Gogh, ancora Van Gogh, Gauguin, Cezanne, Degas, De Nittis, Ligabue, eccetera. Straordinario. Il tesoro, diviso, era contenuto, come nella migliore tradizione del romanzo d’appendice, in cantine buie, polverose, nascondiglio perfetto per scoprire poi cose di questo genere. Un bravo agli investigatori che hanno svolto il loro lavoro con dedizione. Poi, impietose – come per ricordarci che questo tipo di storie così torbide spesso sono sature di volgari malfattori – sono arrivate le prime immagini che ritraevano funzionari della Guardia di Finanza in posa giustamente soddisfatta mostrare il bottino.
“La scogliera di Pourville” di Monet, valutata 10 milioni di euro, e in procinto di essere venduta a un ignaro compratore russo a Forte dei Marmi, è in realtà una macchia di vomito, probabilmente dipinta da un parente di Monet, forse il cugino Franco.
“Il tronco” di Van Gogh si commenta da solo: anche un bambino delle elementari si renderebbe conto della ridicolaggine dell’opera.
Che dire poi del disegno di Degas, che senza volerle far torto, sembra mia zia Vilma che ha lavorato per trentacinque anni in fabbrica e non ha certamente la delicatezza dell’Etoile. E via di seguito.
Ligabue, dipinto da un suo vicino di casa, di sicuro carrozziere.
Picasso, no comment.Poi Gauguin, sicuramente il nome di un artista da leggere in dialetto parmigiano.
Troppo facile, come sparare sulla Croce Rossa. Questa storia, che non sembra mai finire, vive di bidonaggine continua, con risvolti tragici. Un Kip del Laos vale 0,0001 Euro. Se c’era qualcosa di buono da vendere è già stato venduto, nei modi e nei tempi corretti, senza – come sempre – nessun tipo di interferenza. Quindi il tesoro di Tanzi fin qui trovato vale sì 100 milioni, ma di Kip del Laos.* Paolo Cerati è considerato un esperto d’arte di livello nazionale, ricordiamo i suoi interventi sul ritrovamento di alcuni Correggio. Di certo sulla vicenda dei quadri di Tanzi, in poche ore, si è passati da un valore di 100milioni a … 5 milioni. Dopo il suo intervento, Radio Capital ha intervistato Vittorio Sgarbi che, visionate le foto, spiega: “Ci sono dei falsi” ASCOLTA L’AUDIO
Tanzi e il crac Parmalat Mediobanca sapeva tutto.

...Le banche. Gli istituti di credito hanno sempre saputo quale era il reale stato di salute di Parmalat. Le prove? «Vedevano i dati della centrale rischi e già dal 2002 tutti ci dicevano di non credere ai nostri bilanci, chiedendoci di rientrare dall' esposizione». A fine 2002 ha raccontato «abbiamo studiato un aumento da 500600 milioni con Mediobanca e Jp Morgan, che quindi conoscevano il nostro stato di salute»...
... I rapporti con Berlusconi. «Ho pagato anche Berlusconi», ha detto Tanzi in tribunale a Parma. «Sono andato ad Arcore con un gruppo di imprenditori in occasione del lancio di Forza Italia. Incontrai Berlusconi. Gli dissi che non intendevo schierarmi direttamente con lui ma che ero disposto a finanziare il suo movimento politico. Lui mi disse di fare pubblicità su Mediaset che era lo stesso». Tornato a Collecchio dal meeting, Tanzi convoca il suo dg Domenico Barili e gli ordina «di spostare gli spot da Rai a Mediaset». «Per garantire l' occultamento del finanziamento ha continuato abbiamo deciso di pagare il prezzo pieno dei nostri passaggi televisivi sulle reti del Biscione, rinunciando ai forti sconti cui avremmo avuto diritto in qualità di grandi inserzionisti». Tanzi ha ricordato pure di aver chiesto aiuto al premier anche all' epoca del crac: «Andai a Palazzo Grazioli con mio figlio pregandolo di far qualcosa per alleggerire la pressione della Consob e delle banche»...

Parmalat, trovato il tesoro che Tanzi ha negato di avere.

Aveva dichiarato neppure una settimana fa di non sapere nulla delle opere d'arte che un servizio di Report sosteneva fossero state occultate nell'imminenza del crac del 2003. La Guardia di Finanza ha trovato 19 tra dipinti e disegni dei più grandi artisti del XIX e XX secolo che Calisto Tanzi, patron della Parmalat inseguito dai creditori, aveva fatto nascondere nelle cantine e nelle soffitte di tre appartamenti, due a Parma e uno nella vicina Pontetaro.
Il ritratto di ballerina, matita su carta Degas, questa mattina si trova nell'ufficio del procuratore della Repubblica di Parma Gerardo Laguardia, accanto ad un autoritratto di Ligabue, alla scogliera di Pourville di Monet, ad una natura morta di Gauguin, ad un tronco d'albero di Van Gogh, ad una natura morta di Picasso datata 1944, ad un ritratto di signora, a grandezza naturale, di De Nittis.
Ancora imballati invece sono un olio di Manet raffigurante alberi, una natura morta di Van Gogh, un acquerello su carta di Cezanne, un pastello di Pizarro, un paesaggi di Severini, una illustrazione di Grosz e una matita di Bergerie di Modigliani, ed altro ancora.
È stata la Guardia di Finanza nucleo tributario di Bologna a risolvere in meno di una settimana il mistero della pinacoteca di Tanzi. Quattro giorni di intercettazioni telefoniche continuate (alcune durate trenta ore di seguito) hanno consentito agli uomini delle Fiamme Gialle di individuare i terminali di una trattativa che a breve avrebbe portato alla vendita in blocco di tutta la pinacoteca del Cavaliere.
Le trattative erano in stato avanzatissimo e la Procura ritiene che le opere sarebbero state acquistate da compratori provenienti dalla Russia. Il luogo in cui sarebbe dovuto avvenire il passaggio di mano, probabilmente, è Forte dei Marmi, località turistica dove si registra una forte presenza di miliardari provenienti dall'est Europa.
Grazie alle intercettazioni i finanzieri sono riusciti a dare un prezzo ad almeno una delle opere che avrebbero dovuto essere vendute: 10 milioni di euro per la scogliera di Monet. Custodi inconsapevoli del tesoro tre famiglie che abitano gli appartamenti dove i dipinti erano stati nascosti. Consapevole invece, Stefano Strini, genero di Tanzi perchè ne ha sposato la figlia Laura, a cui la cura dei quadri era stata affidata proprio dal Cavaliere. Strini è indagato per ricettazione e favoreggiamento assieme ad un altro soggetto sul nome del quale vige il segreto istruttorio. Secondo le dichiarazioni dello stesso Strini i dipinti sono stati occultati prima del crac.
L'indagine è stata condotta a ritmi serrati dai pm Lucia Russo e Vincenzo Picciotti. «Abbiamo recuperato i quadri del cavalier Tanzi - ha detto il procuratore Laguardia senza celare la legittima soddisfazione per il risultato raggiunto - l'indagine è partita dal servizio di Report. Avevamo dei sospetti su alcuni soggetti che sono stati confermati una volta che i loro telefoni sono stati messi sotto controllo».

lunedì 7 dicembre 2009

MATTEOLI,UN GENIO!


La voglia di introdurre il nuovo limite di velocità in autostrada a 150 km/h da parte del ministro Matteoli è un'idiozia enorme per limitare il numero di morti in incidenti stradali inItalia,e non solo.
Basterebbe vedere bene le immagini di questi due impiastri(e vi assicuro che nel web ce ne sono di molto peggio per non parlare delle foto delle vittime)per capire che la velocità stradale sia il vero motivo della quasi totalità delle morti che ogni anno insanguinano le nostre strade.
Se uno beve,si droga,si accende una sigaretta,cambia frequenza alla radio ma viaggia mantenendo le distanze di sicurezza e rispettando i limiti di velocità consentiti è dura che si ammazzi o che uccida qualcun'altro,vista la maggior sicurezza delle vetture partendo dai sistemi frenanti arrivando agli airbag.
Non sto dicendo che sia giusto farsi di tutto prima di mettersi alla guida perchè girano per le strade non solo autoveicoli ma pure pedoni e biciclette,ma l'infame propaganda dello Stato e dei massmedia contro le cazzo di stragi del sabato sera sono boiate belle e buone quando poi da sano vai a 180 km/h in giro per autostrade o altre arterie(infatti se già col limite attuale del 130 o del 90 si viaggia ben oltre questo livello figuriamoci alzandolo!).
A sua discolpa il ministro indagato a Livorno(per lui il Lodo Consolo gli ha evitato la galera per parecchi anni)dice che questo limite(del 150)già è previsto da anni dal codice della strada in alcuni tratti e in certe condizioni se voluto dai concessionari stradali:perchè allora nessuno di questi lo ha mai innalzato?
L'articolo tratto dal Corriere on line fornisce voce ad ambedue le parti,quella pro e contro,anche se la mia idea è che questa immane cagata sia creata apposta per aumentare le vittime piuttosto che diminuirle.

Ok del ministro delle Infrastrutture e dei trasporti. Pd: «Paradossale»
Matteoli: sì a 150 km all'ora in autostrada.
Possibilità già demandata ai concessionari all'art. 142 del codice della strada. Ora la differenza è presenza del tutor.
MILANO - «Sono favorevole» alla proposta della Lega per innalzare il limite di velocità a 150 km orari nei tratti autostradali a tre corsie e dove c'è il tutor. Lo dice il ministro delle Infrastrutture e dei trasporti, Altero Matteoli, spiegando che «sono stato sempre favorevole ad aumentare la velocità in alcune autostrade che hanno le caratteristiche adatte come le tre corsie e il tutor, ma solo per quelle auto che per cilindrata e caratteristiche di sicurezza, possono viaggiare tranquillamente a 150 km orari. Certo non le piccole auto». Il testo del disegno di legge che azzera il livello di alcol nel sangue per i neopatentati, spiega Matteoli, «dovrà tornare alla Camera, perché sono state apportate alcune modifiche. Non mi scandalizza che alcuni non siano favorevoli a questa proposta, ma non mi sembra scandalosa la proposta della Lega».
GIÀ PREVISTO - L'innalzamento del limite a 150 km all'ora sulle autostrade a tre corsie più quella di emergenza (non si parla di presenza del tutor) in realtà è già previsto da anni nel codice della strada. Dice infatti l'articolo 142 comma 1: «Sulle autostrade a tre corsie più corsia di emergenza per ogni senso di marcia, gli enti proprietari o concessionari possono elevare il limite massimo di velocità fino a 150 km/h sulla base delle caratteristiche progettuali ed effettive del tracciato, previa installazione degli appositi segnali, sempreché lo consentano l'intensità del traffico, le condizioni atmosferiche prevalenti e i dati di incidentalità dell'ultimo quinquennio». Quindi è una decisione che il legislatore demandava ai concessionari autostradali, i quali però finora non hanno ritenuto opportuno elevare i limiti.
PD: «PARADOSSALE» - Contrario Roberto Della Seta, capogruppo del Pd in commissione Ambiente al Senato. «La proposta di alzare il limite di velocità è demagogica e paradossale. Nel Paese che vede ogni giorno una media di quasi 600 incidenti automobilistici, molti dei quali causati dall`alta velocità e con un alto tasso di mortalità, di tutto si sentiva il bisogno tranne che innalzare il limite». Contraria anche Silvia Velo, vice presidente del Pd della commissione Trasporti della Camera: «Matteoli dà un messaggio negativo in un Paese in cui non c'è cultura della sicurezza stradale».
AMICI POLIZIA STRADALE: NO - Giordano Biserni, presidente dell'Associazione sostenitori amici della Polizia Stradale, non è favorevole. «La proposta non va nella direzione della sicurezza stradale. Non mi sembra che ne valga la pena se la raportiamo all'aumento del rischio».
CONTROTENDENZA - Anche la Fondazione Ania per la sicurezza stradale solleva non pochi dubbi. Secondo il segretario generale, Umberto Guidoni, sarebbe come «introdutrrre una forma di deresponsabilizzazione nei confronti degli utenti. Il tutor ha abbassato la velocità media di percorrenza e ridotto del 50% i morti rispetto al 2000; esattamente l’obiettivo che l’Ue si è data per il 2010. Alzare i limiti di velocità è decisamente in controtendenza». La proposta Lega-Matteoli riceve il no anche dalle associazioni di consumatori Codacons e Adusbef.
«IN ALCUNI TRATTI GIÀ 130 È TROPPO» - Carmelo Lentino, portavoce di Bastaunattimo, campagna nazionale sulla sicurezza stradale e contro le stragi del sabato sera, non è contrario alla proposta, pur ponendo alcuni limiti. «Vi sono tratti dove il limite di 130 chilometri è già troppo alto, andrebbe abbassato oppure si dovrebbero adeguare le condizioni della strada ai requsiti di sicurezza necessari», ha detto Lentino. «Per alzare il limite di velocità è indispensabile che le auto abbiano un elevato standard di sicurezza e che le tratte abbiano tutte le caratterisiche necessarie: le tre corsie, il tutor ma anche un manto stradale adeguato e barriere efficaci. Questo comunque non può esimere dall'essere sempre attenti e vigili sul problema della sicurezza stradale in generale».

domenica 6 dicembre 2009

ALEXIS VIVE!

Oggi ricorre l'anniversario della morte di Alexandros Grigoropoulos,il quindicenne ammazzato dagli sbirri greci l'anno scorso e il cui assassinio ha portato la Grecia a settimane intere di scontri,scioperi e proteste da parte di molti giovani e non in molte città elleniche.
Questi conflitti che hanno fatto sfiorare la guerra civile sono sfociati nelle dimissioni del governo del centrodestra e alle successive elezioni ha trionfato la coalizione socialista del Pasok,guidata da George Papandreu,che rimane anche il presidente dell'Internazionale socialista(nipote e figlio del primo governante del dopoguerra greco e del fondatore del partito del Pasok).
Parecchi anarchici sono stati fermati ed arrestati tra le giornate di ieri ed oggi,e tra gli arresti figurano non solo greci ma pure 5 italiani,albanesi e spagnoli:gli scontri li possiamo vedere in queste ore su tutti i telegiornali e molte polemiche sono divampate dalla sinistra radicale che accusa il Pasok di una forte repressione poliziesca.
Il partito al governo da nemmeno due mesi ha proseguito la linea dura degli uscenti del centrodestra(un po come se andasse al governo il Pd da noi le cose sarebbero molto simili)schierando 1200o sbirri armati fino ai denti e pronti ad usare queste armi spaccando teste a più non posso:i ribelli greci devono proseguire su questa via per ottenere giustizia e verità visto che per la morte di Alexis nessuno ha pagato.
Anche noi dobbiamo prendere esempio dai compagni greci ed essere pronti a mettere a ferro e fuoco le nostre strade se le cose dovessero andare avanti come purtroppo stanno andando:le cose serie ultimamente le fanno al di fuori dei nostri confini,vuoi per tanti motivi in primis la repressione inaudita degli sbirri che al minimo pretesto ti entrano in casa,ti mandano tutto all'aria e ti menano(se ti va bene),oppure ti sbattono in carcere e poi son cazzi.
I contributi odierni sono tutti di Toscana Indymedia.
Alexis vive e lotta insieme a noi,le nostre idee non moriranno mai!
Per rinfrescare la memoria due post:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2008/12/non-cercate-la-grecia-su-liberazione.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/09/bombe-e-repressione.html

Atene: scontri con la polizia per l'anniversario dell'uccisione di Alexis.
A Exarchia manifestazioni e repressione per l'anniversario dell'omicidio del giovane Alexis.

Un anno fa prese il via la rivolta greca seguita all'omicidio ad Atene di Alexandros Grigoropoulos, 15enne colpito a morte dalla pallottola di un poliziotto.In occasione del primo anniversario dalla sua uccisione il movimento greco ha annunciato manifestazioni in tutto il paese e constestualmente è partita la macchina repressiva del governo greco. Da ieri oltre diecimila agenti di polizia sono schierati ad Atene, e ieri sera 163 persone sono state fermate in una serie di retate al centro e alla periferia di Atene alla vigilia delle grandi manifestazioni previste per oggi. 75 persone, tra le quali cinque italiani, sono state poste in stato di arresto. La retate sono avvenute dopo scontri con la polizia avvenuti nel quartiere di Exarchia, al centro di Atene, al termine di un presidio e dopo una irruzione in uno spazio occupato. Tre auto della polizia sono state date alle fiamme. Il movimento studentesco si è mobilitato da alcuni giorni all'insegna dello slogan "Un anno dopo non dimentichiamo". Da venerdì sono occupate centinaia di scuole e facoltà universitarie nella capitale, a Salonicco e in tutto il paese.

ATENE - Migliaia di giovani hanno manifestato oggi sotto gli occhi di 12.000 poliziotti al centro di Atene, per commemorare il primo anniversario dell'uccisione da parte del quindicenne Alexandros Grigoropoulos. Sporadici incidenti hanno turbato la marcia fino al parlamento, quello più grave ha coinvolto il rettore dell'Università di Atene che é stato picchiato e ferito alla testa da un gruppo di manifestanti che volevano entrare nella sede amministrativa dell'ateneo. La polizia ha compiuto alcune decine di fermi, all'Università e nel corso della marcia, svoltasi sotto il controllo di un efficace servizio d'ordine, soprattutto nei confronti di giovani mascherati che hanno cercato di vandalizzare negozi e istituti bancari, bruciando anche alcuni cassonetti dell'immondizia. Gli agenti hanno risposto lanciando gas lacrimogeni. Gruppi di giovani sono tuttavia ancora concentrati nel quartiere anarchico di Exarchia, completamente blindato dalla polizia, dove questa sera vi sarà un'altra commemorazione nell'ora esatta della morte di Grigoropoulos il 6 dicembre dello scorso anno.A Salonicco la polizia ha fatto irruzione stamane, con l'accordo del rettore, al Politecnico per arrestare otto giovani che avevano lanciato molotov contro gli agenti. Ad Atene la situazione appare esplosiva dopo le decine di arresti alla vigilia della manifestazione di oggi pomeriggio. Organizzazioni della sinistra radicale hanno denunciato la "violenta repressione" del "governo del Pasok" invitando "studenti e lavoratori" a dare "una risposta immediata" con le manifestazioni di oggi e domani.Gli agenti hanno fermato in tutto 162 persone di cui 75 rinviate davanti al giudice inclusi cinque italiani - quattro uomini e una donna -, albanesi e spagnoli. Una parte dei fermi sono avvenuti dopo un'irruzione in un centro sociale nel sobborgo ateniese di Keratsini, dove è stata occupata per protesta la sede del consiglio comunale, e sequestrato materiale per la costruzione di molotov, mazze, una granata luminosa, maschere e occhiali antigas.Altri incidenti sono avvenuti nel quartiere anarchico di Exarchia dove gruppi di giovani hanno attaccato la polizia, al termine di una commemorazione per Grigoropoulos. Mentre centinaia di scuole e facoltà universitarie sono occupate, il ministro dell'ordine pubblico, Michalis Chrisochoidis ha ribadito dopo le retate di ieri che la polizia continuerà a "compiere il suo dovere di proteggere i cittadini" e non consentirà che "i vandali mettano di nuovo a sacco Atene".

sabato 5 dicembre 2009

IN ITALIA NEMMENO PER SOGNO


Oppure dovrei precisare nel titolo del post che le leggi per punire reati legati al fascismo partendo da quello più diffuso ovvero l'apologia esistono ma non vengono applicate per la gioia dei fascistelli più o meno in erba.
Come si può vedere nell'articolo tratto da Indymedia Lombardia in Germania,per riprendere un filo logico al discorso,i neonazi locali o per lo meno i gruppi formati da tali menti merdose,ora nei processi a loro carico verranno considerati come organizzazioni criminali per poter aver vantaggi in termini di indagini e pene più severe qualora gli imputati vengano condannati.
In Italia questo nemmeno se lo sognano,anche se sperare in una legge che in pratica si ritorce contro il regime stesso sia impensabile,e per questo noi antifascisti dovremmo continuare a vigilare e a sedare questi ratti che talvolta emergono dalla melma fognaria cui sono avvezzi e che rimane il loro habitat territoriale.
La militanza ed il monitoraggio,l'attenzione ai cambiamenti seppur minimi in città,scuole e posti di lavoro devono sempre essere metodi per difendere e diffondere la memoria antifascista senza aspettare aiuti da parte dei governanti ed anzi attenderci il peggio da chi dagli scranni più alti del potere politico mina sempre maggiormente il movimento antifascista a favore dei movimenti più o meno mascherati di estrema destra.

Gruppi neonazisti saranno considerati come delle organizzazioni criminali.

La Corte costituzionale tedesca ha stabilito che i gruppi di estrema destra spiccatamente razzisti o antisemiti possono essere classificati come organizzazioni criminali in modo da essere perseguiti più facilmente. La massima istanza giudiziaria tedesca, la cui sede è a Karlsruhe, ha così rovesciato una sentenza di un tribunale di Dresda che aveva negato lo status di organizzazione criminale al gruppo neonazista «Kameradschaft Sturm 34». Alcuni membri del gruppo neonazista avevano aggredito violentemente e ferito diverse persone nel Land orientale della Sassonia. Ora, dopo la decisione presa dalla Corte Costituzionale, i membri di gruppi nazisti avranno molti più problemi con la giustizia. Classificati infatti come organizzazioni criminali, d’ora in avanti rischieranno pene più severe facilitando il lavoro delle autorità giudiziarie che necessitano di meno prove per intentare processi a loro carico.

venerdì 4 dicembre 2009

LA FINE SI AVVICINA

E venne il giorno dell'udienza di Gaspare Spatuzza che in aula a Torino circondato da numerose persone della scorta ha cantato meglio di Apicella,un testo impegnato e profondo,una melodia che per chi già conosce la faccenda è un refrain dolce e allo stesso tempo vergognoso.
Spero che i quotidiani di tutto il mondo domani aprano con le parole che raccontano di come Berlusconi e Dell'Utri abbiano consegnato l'Italia in mano alla mafia come un dono natalizio,spero che questo processo giunga a conclusione e che i testimoni non abbiano incidenti di percorso durante e dopo le deposizioni.
Mi ricordo ai tempi delle medie che il periodico"Cuore"aveva indetto un sondaggio sulla cosa che avresti desiderato di più,e la vincente fu la fine di Andreotti stracolpevole di delitti mafiosi contro giudici,forze dell'ordine(quelle con i controcoglioni non le pappemolle opportuniste che ci circondano qua a Crema e in troppe zone italiane),giornalisti e chiunque denunciava malavitosi e non sottostava all'omertà:un ex premier che praticamente incarnava l'essenza mafiosa e scampato alla galera solo per la caduta in prescrizione di numerosi processi che lo vedevano come imputato(vi ricorda qualcuno?).
Beh,ora io voglio la fine di Berlusconi,che non è necessariamente la sua morte,io voglio che venga condannato e che finisca in galera per il resto della sua esistenza,voglio la sua sconfitta morale ed economica come si merita la sua persona di merda criminosa.
E con lui i suoi complici in primis Dell'Utri e Schifani,altri mafiosi che della scalata al potere del premier criminale hanno tratto beneficio sulle morti di tante persone,sulle disgrazie e le tragendie di troppa gente,sulla pelle di milioni di italiani che stanno subendo le nefandezze di questo regime che deve finire.
L'articolo odierno di"Repubblica on-line"fornisce il resoconto della giornata di interrogatori svoltasi aTorino,mentre il famoso lapsus freudiano di Dell'Utri è l'ultimo contributo di oggi:per rinfrescare la memoria su quest'ultimo uomo di merda ripropongo il post dedicatogli con disprezzo lo scorso
agosto.http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/08/dellutri-uomo-di-merda.html.
Il pentito testimonia nel processo d'appello al senatore del Pdl e cita anche il premier"Il boss disse: ci hanno messo il Paese in mano. Trattative Cosa nostra-Stato? Non so"
Mafia, Spatuzza conferma i rapporti con Dell'Utri"E Graviano mi fece il nome di Berlusconi".
Gaspare Spatuzza ha desposto protetto da un paravento e da una numerosa scorta.

TORINO - Conferma tutto Gaspare Spatuzza. Nell'aula bunker del Palazzo di giustizia di Torino il pentito ripete, parola per parola, le accuse al senatore Marcello Dell'Utri e tira in ballo Silvio Berlusconi: "Nel '94, al bar Doney di Via Veneto a Roma, incontrai il boss Giuseppe Graviano. Mi fece i nomi di Berlusconi... Disse: quello del Canale 5 e anche di Dell'Utri. E aggiunse: 'Grazie alla serietà di queste persone, ci avevano messo il Paese nelle mani'". Protetto da un nugolo di agenti e parlando da dietro un paravento, Gaspare Spatuzza - sei stragi, quaranta omicidi, coinvolto nell'omicidio del figlio dodicenne di un pentito sciolto nell'acido - giura di essersi convertito alla verità e a Dio. Fuori dall'aula, durissima, si alza la reazione del centrodestra. Silvio Berlusconi definisce la testimonianza una "follia", e Paolo Bonaiuti, suo portavoce e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, ripete che "la mafia attacca il premier perché il governo è duro contro la criminalità organizzata". Dell'Utri, che in primo grado fu condannato a 9 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, non rinuncia a seguire il dibattito in aula e liquida con una battuta le parole del pentito: "Spatuzza? E' lui a lavorare per la mafia". La prossima udienza sarà a Palermo, tra una settimana. La Corte d'appello tornerà in Sicilia dopo l'incursione nell'aula bunker di Torino scelta per motivi di sicurezza legati alla testimonianza di Spatuzza. Il suo verbale sarà confrontato con le parole di Giuseppe Graviano chiamato dai giudici a rispondere in videoconferenza dal supercarcere in cui è rinchiuso.
Gaspare Spatuzza non sa di trattative tra lo Stato e la mafia per fermare la stagione delle stragi. I difensori del senatore dell'Utri incalzano, ma lui ammette candido che di accordi tra Cosa nostra e il governo non ricorda nulla. Spiega invece che fino all'anno scorso non ha parlato di Dell'Utri e di Berlusconi perché aveva paura: "I timori di parlare del presidente del Consiglio erano e sono tanti". Ma l'ammissione al programma di protezione e "la conversione alla fede cristiana" lo hanno trasformato. Spatuzza chiede perdono per il male fatto: "Voglio restituire verità alla storia e non mi fermerò davanti a niente", giura ai magistrati. Parla come un torrente in piena Spatuzza, e ammette che "dopo il '92, ci siamo spinti un po' oltre, in un terreno che non ci appartiene: alludo alle stragi di Firenze, dove morì la piccola Nadia e all'attentato a Maurizio Costanzo. Dopo le stragi di Capaci e Via d'Amelio abbiamo gioito, perché Falcone e Borsellino erano nostri nemici; mentre i morti di Firenze e Milano non ci appartenevano. Ma Giuseppe Graviano mi disse: 'E' bene che ci portiamo un po' di morti dietro, così chi si deve muovere si darà una smossa'". Dell'Utri mostra disinteresse durante la deposizione; sbadiglia assonnato, poi lascia l'aula prima che il dibattimento riprenda nel pomeriggio: "Altro che bomba atomica, Spatuzza è solo un petardo. Quell'uomo ha interesse a buttare giù il governo che gli lotta contro. Non è un pentito dell'antimafia, ma della mafia". La deposizione di Spatuzza prosegue per cinque ore. Il pentito racconta di quella volta che un guasto al telecomando evitò una strage all'Olimpico di Roma. E aggiunge nuovi particolari: "A gennaio del '94 - racconta Spatuzza - incontrai Giuseppe Graviano a Roma. Mi disse che l'attentato allo stadio si doveva fare a tutti i costi, così gli davamo il colpo di grazia". Era il 23 gennaio e si giocava Roma-Udinese; i mafiosi progettavano di far saltare i pullman dei carabinieri. Sarebbe stata una strage: "Utilizzamo una tecnica - dice Spatuzza - che nemmeno i talebani hanno mai usato. Mettemmo del tondino di ferro per renderee più devastante l'effetto della deflagrazione". Ma l'attentato fallì perché l'ordigno non funzionò: "Io e Benigno (un picciotto di mafia; ndr) ci spostammo a Monte Mario. Benigno diede l'impulso al telecomando, ma grazie a Dio l'esplosione non avvenne".

giovedì 3 dicembre 2009

TAGLIATELLE ALLA CARBONARA E VONGOLE

Questa ricetta coniuga perfettamente un piatto tipicamente di terra con un frutto squisito del mare,la vongola,e la proporzione e la variabilità degli ingredienti fanno sì che il matrimonio dei sapori che si ritrovano nel piatto sia di quelli duraturi,che ti fanno stare volentieri a tavola facendo un bis molto volentieri.
Non ci vuole nemmeno troppo tempo per poterlo ottenere visto che la preparazione del sugo è leggermente superiore al tempo di bollitura dell'acqua e della cottura della pasta:direi che il piatto sia perfetto per tutte le stagioni e per occasioni di ogni tipo.
Ingredienti:
-vongole
-pancetta liscia a dadini
-cipolla
-olio
-burro
-vino bianco
-uova
-prezzemolo
-sale
-pepe bianco
-pepe nero
-parmigiano
Dopo aver fatto aprire le vongole in una padella larga(se si vuole si può aggiungere del vino bianco ed una foglia d'alloro)si può cominciare a mettere sul fuoco l'acqua da bollire per preparare le tagliatelle.
Successivamente si filtra il brodo delle vongole che può essere riutilizzato per altre ricette(ma si conserva solo per un paio di giorni al massimo)e alcuni molluschi si possono staccare dal guscio mentre altri si possono lasciare nella loro conchiglia.
Si affetta la cipolla in liste grandi e la si soffrigge in poco olio e burro,dopodichè si affetta della pancetta tagliata alta a dadini e la si fa colorire assieme alle cipolle e si sfuma col vino bianco e si lascia cuocere per pochi minuti.
Nel frattempo si sbattono in una scodella le uova(la quantità dipende dal numero di commensali)e dopo aver ottenuto un liquido omogeneo possiamo incorporare il parmigiano grattuggiato,il prezzemolo,il sale ed il pepe bianco e nero continuando ad amalgamare il tutto.
Quando le tagliatelle saranno quasi pronte possiamo unire le vongole al sugo e scaldarle per pochissimo,in modo che quando la pasta è al dente la si possa versare direttamente nella padella versando il composto con le uova appena dopo.
Si mescola tutto assieme e si servono le porzioni a tavola ben calde.

mercoledì 2 dicembre 2009

FINI PREPARA LA SCALATA AL QUIRINALE

Fuorionda cercato o non voluto quello emerso ieri di Fini presente a Pescara il 6 novembre per il"Premio Borsellino"che ha mandato in crisi tutta la maggioranza e soprattutto il Pdl visto che muove aspre critiche al presidente del consiglio Berlusconi in merito al suo coinvolgimento in affari mafiosi.
Che voglia abbandonare la barca prima che questa affondi oppure Fini stringe i tempi verso quello cui sta lavorando da parecchi anni,ovvero diventare presidente della Repubblica?
Non dimentichiamoci che Fini è un figlio della lupa,fascistissmo delfino di Rauti,uno che ha sempre avuto relazioni con elementi della destra più estrema protagonista di numerosi stragi che hanno segnato l'Italia nel dopoguerra.
Che stia espiando le sue colpe,che voglia entrare in un più moderato schieramento come quello di Casini?
Solo il tempo e l'autorità del premier capo cosca ce lo sapranno dire,che Fini abbia già l'etichetta di infame da parte dei nerissimi fognanuovisti e casermapoundini è cosa risaputa da anni(la prima immagine è contributo di fogna nuova)e gli antifascisti hanno memoria lunga verso un personaggio che ha dato nome ad una delle leggi più bieche della legislatura italiana(assieme al mentecatto Bossi)per fare solo un esempio di tutto ciò che di male abbia fatto.
Il testo qua sotto che evidenzia i discorsi tra Fini e l'amico magistrato Trifuoggi sono tratti da"Senza Soste"con il determinante contributo di"La Repubblica"per l'articolo ed il video preso da You Tube":Fini,la prossima volta prima di sputtanare Berluscojoni sta zitto e ascolta chi sta parlando...questione di stile e di rispetto.

Fini, fuorionda su Berlusconi: "Ha il consenso per governare, ma non l'immunità assoluta"



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Durante un convegno a Pescara, il presidente della Camera non sa che i microfoni sono aperti e parla a ruota libera con un magistrato suo amico. E spiega le sue opinioni sul premier: "Lui confonde la leadership con la monarchia assoluta... il consenso popolare che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di qualsiasi altra autorità..."
ROMA - Il 6 novembre scorso il presidente della Camera Gianfranco Fini partecipa a Pescara alla giornata conclusiva del "Premio Borsellino". In quell'occasione discute con il procuratore della Repubblica Nicola Trifuoggi che è seduto accanto a lui. Tra i due c'è una conoscenza di antica data. Fini, convinto che la conversazione si svolga a microfoni spenti, parla delle vicende di stringente attualità, tra cui quelle che riguardano Silvio Berlusconi, le sue inchieste giudiziarie e le rivelazioni del pentito Spatuzza. Si tratta di una conversazione dai toni colloquiali nella quale, tuttavia, il presidente della Camera ribadisce alcuni concetti espressi più volte anche in sedi istituzionali.
Fini: "A Scampia c'è un altro sacerdote che si chiama Don Aniello e di cognome Mancaniello, ed è un personaggio come questo (ndr Don Luigi Merola). Una volta è venuto un guappo e lui gli ha detto 'Io non sono un prete, so un mancaniello!'"
Subito dopo il presidente della Camera indica a don Merola, che si lamentava del fatto di non essere ancora mai riuscito ad incontrare il ministro Gelmini, il suo segretario personale.
Fini: "Qualche giorno fa rileggevo un libro sull'Italia giolittiana e a Giolitti, che era considerato il ministro della malavita, un oppositore gli disse: 'Lei rappresenta lo stato... participio passato del verbo essere'. Efficace, no?"
Trifuoggi: "Potrebbe essere riesumata"
Fini: "Infatti non escludo di farlo, citando la fonte... prima o poi lo faccio"
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Fini (riferendosi ad Aldo Pecora): "Lui è un creativo nato, perché il movimento lo ha chiamato 'Ammazzateci tutti'... e sì... il talento è quello"
Pecora nell'ambito del suo discorso afferma: "Noi siamo di passaggio, qua nessuno è eterno, non si vive in eterno"
E allora Fini commenta: "... se ti sente il Presidente del Consiglio si incazza"
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Fini: "Sono un ragazzaccio io... come dicevano i greci... poco se mi giudico molto se mi confronto... è così, sembra una battuta invece è una massima di vita. E' l'umiltà e nello stesso tempo la consapevolezza di vivere"
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Fini: "Per i ragazzi come questi (riferendosi a Pecora) .. è chiaro che una delusione a 23 anni, non alla nostra età, ti toglie qualunque possibilità di credere nella vita"
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Fini, rivolgendosi a Pecora: "Con la giacca e la cravatta sei ancora più bravo"
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Fini: "E' che con i ragazzi non parli con le parole ma con gli esempi"
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Fini: "Il riscontro delle dichiarazioni di Spatuzza (ndr il pentito Gaspare Spatuzza)... speriamo che lo facciano con uno scrupolo tale da... perché è una bomba atomica"
Trifuoggi: "Assolutamente si... non ci si può permettere un errore neanche minimo"
Fini: "Si perché non sarebbe solo un errore giudiziario, è una tale bomba che... lei lo saprà .. Spatuzza parla apertamente di Mancino, che è stato ministro degli Interni, e di ... (ndr Berlusconi?)... uno è vice presidente del CSM e l'altro è il Presidente del Consiglio..."
Trifuoggi: "Pare che basti, no"
Fini: "Pare che basti"
Trifuoggi: "Però comunque si devono fare queste indagini"
Fini: "E ci mancherebbe altro"
Fini: "No ma lui, l'uomo confonde il consenso popolare che ovviamente ha e che lo legittima a governare, con una sorta di immunità nei confronti di... qualsiasi altra autorità di garanzia e di controllo... magistratura, Corte dei Conti, Cassazione, Capo dello Stato, Parlamento... siccome è eletto dal popolo...
Trifuoggi: "E' nato con qualche millennio di ritardo, voleva fare l'imperatore romano"
Fini: "Ma io gliel'ho detto... confonde la leadership con la monarchia assoluta.... poi in privato gli ho detto... ricordati che gli hanno tagliato la testa a... quindi statte quieto"
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Fini applaude Nino Di Matteo ed esclama "Bravo"
Nino Di Matteo, sostituto procuratore della Direzione Nazionale Antimafia di Palermo, con il collega Antonio Ingroia, sta raccogliendo le dichiarazioni di Massimo Ciancimino (ndr figlio di Vito) sulla trattativa avvenuta nel '92 fra Cosa nostra e pezzi dello Stato. E' inoltre PM del processo Mori.

martedì 1 dicembre 2009

GOVERNO E MAFIA

Verrebbe davvero la voglia di poter riascoltare il giudice Borsellino nella sua ultima intervista quando fece trapelare Berlusconi come uomo nuovo della rappresentanza mafiosa nella politica italiana dopo l'autoesilio di Andreotti ormai troppo sputtanato per potersi ritenere ancora veritiero nelle sue menzogne da azzeccagarbugli in un'autodifesa dalle accuse di essere un capo cosca.
Ma il giudice Borsellino è ormai deceduto da parecchi anni e le indagini da lui effettuate e sparite misteriosamente(mica tanto)grazie ad un carabiniere che fece volatilizzare la valigetta del pubblico ministero nei momenti seguenti l'attentato di Via D'Amelio.
L'articolo preso da Indymedia Napoli è un post del blog"Dariosblog"(il link è accorpato più avanti)ed è un insieme di dichiarazioni del premier mafioso e di considerazioni sul fatto che la mafia a braccetto con lo Stato abbia ancora i tentacoli ben sviluppati e non tarpati come vorrebbero farci credere.
Questo è veramente il miglior governo per lotta alla mafia.

http://www.dariosblog.com/2009/11/il-miglior-governo-per-la-lotta-alla.html
Questo è veramente il miglior governo per lotta alla mafia.
''Se trovo quelli che hanno scritto libri sulla Piovra, che ci hanno fatto conoscere nel mondo per la Mafia, giuro lo strozzo''.Questa la frase di Silvio che molti hanno trovato scandalosa.Intendiamoci, scandalosa è scandalosa ma non è mica la prima volta che questo governo invita all'omertà. Perché quando si invoca il silenzio sulla mafia è di omertà che stiamo parlando.Vi ricordate Totò Cuffaro che voleva una puntata riparatrice di Anno Zero perché aveva parlato della mafia in Sicilia?Vi ricordate l'ex ministro Lunardi e il suo appello "Con la mafia dobbiamo convivere"?Vi ricordate l'avvocato Taormina membro della Commissione Parlamentare Antimafia a Roma e avvocato dei boss della mafia a Palermo?
Parlare della mafia per il nostro governo è un problema di immagine. Proprio come quando si ha un amico imbarazzante e ci si vergogna di farsi vedere in giro con lui ma appena siamo soli è il primo che chiamiamo.
Dei rapporti più o meno oscuri del presidente del consiglio ne tratta in maniere egregia il libro Il Venditore di Giuseppe fiori, la cui lettura consiglio vivamente.Dalla Banca Rasini (banca mafiosa a detta di Sindona) dove aveva i primi conti correnti ai vari soci platealmente malavitosi.Dalla controversa vicenda di Mangano eroe-mafioso-stalliere ai ricatti e pressioni che subì da quegli ambienti mafiosi che lo costrinsero a spedire la sua famiglia in Svizzera per essere più tranquillo.
Oggi invece il nostro premier esordisce così:"Se c'è un partito che in questi anni più si è distinto nel contrastare la criminalità organizzata, questo partito è stato Forza Italia ed oggi è Il popolo della Libertà. Se c'è un governo che più di tutti ha fatto della lotta alla mafia uno dei suoi obiettivi più netti e coerenti, questo è il mio governo"
Quali sono le principali armi che ha usato il governo di centrodestra contro la mafia? Beh facile:
1)stop alle intercettazioni ambientali. Così i mafiosi non possono più intercettare liberi e innocenti cittadini.
2)processo breve: processi corti per liberare i giudici e dargli la possibilità di occuparsi dei processi di mafia
3)messa all'asta dei beni confiscati alle organizzazioni malavitose ( qui la battuta non viene, c'è solo da incazzarsi e basta)
4)diminuzione dei fondi per la sicurezza e le forze dell'ordine: così costringiamo a fare di necessità virtù a quei panzoni dei poliziotti e li facciamo correre, letteralmente e a piedi, dietro i mafiosi.
5)scudo fiscale: con il rientro dei capitali illeciti portati all'Estero tassiamo i soldi sporchi della mafia e ci guadagniamo un po' su (tanto pecunia non olent)
Questo è veramente il miglior governo per lotta alla mafia.