mercoledì 15 febbraio 2012

GHISA VITTIME E CARNEFICI

I fatti delittuosi che hanno insanguinato Milano e che hanno avuto come protagonisti negli ultimi giorni nel bene e nel male due agenti della polizia municipale hanno fatto discutere molto a livello mediatico con tante voci,tante opinioni e spesso tante cazzate.
Partiamo con l'uccisione del vigile Nicolò Savarino caduto sul lavoro durante un controllo di routine trasformatosi in tragedia in seguito alla fuga di un veicolo che stava tentando la fuga e che lo ha investito a bordo della sua bicicletta:dopo alcuni giorni sono stati identificati e catturati due giovani nomadi arrestati dagli inquirenti in attesa del processo.
L'uccisione del ragazzo cileno Marcello Valentino Gomez Cortes sembra quasi un regolamento di conti da parte di un giustiziere dei vigili famoso nel suo ambito per essere un esaltato patito di armi e arti marziali che a quanto le ultime notizie sostengono abbia sparato alla schiena ad un uomo disarmato:ora al posto d'essere in carcere attendendo il processo percepisce ancora uno stipendio pubblico.
Grandi differenze di trattamento verso due assassini che hanno visto i ghisa protagonisti su due fronti,nel primo caso vittima e nel secondo carnefice:articolo del Corriere della Sera preso da Indymedia Lombardia.
Cercano di sfuggire ai vigili, spari in strada: ucciso un 29enne cileno.
 
dal corriere
Uno dei due fuggitivi ha puntato l'arma contro l'agente. La vittima, disarmata, è stata colpita al petto dal colpo di pistola di un vigile, 36enne, indagato per eccesso colposo di legittima difesa in via orbetello
MILANO - Un pregiudicato clandestino cileno di 29 anni, Marcello Valentino Gomez Cortes, è morto a Milano dopo essere stato raggiunto da un colpo di pistola esploso da Alessandro A. agente 36enne della polizia locale. Secondo una prima ricostruzione, quattro agenti, impegnati in un servizio anticontraffazione e antiabusivismo in corso Buenos Aires, in borghese a bordo di una vettura della polizia locale sono intervenuti in zona Crescenzago dove era stata segnalata una rissa. Ma quando sono giunti sul posto hanno visto una Seat Cordoba blu, con targa spagnola, fuggire contromano in via Orbetello. Non avendo rispettato l’alt intimato, i vigili urbani l'hanno inseguita in via Crescenzago. L'auto avrebbe compiuto pericolose gimkane, tentando anche di speronare la macchina degli agenti. Giunta all'altezza del civico 100 (palo luce 43) nei pressi del parco pubblico Lambro, i due fuggiaschi hanno abbandonato la vettura per dileguarsi nei giardinetti dove, uno dei due, si sarebbe girato e avrebbe puntato una pistola contro il vigile che lo inseguiva.
IL COLPO DI PISTOLA - A quel punto, l'agente ha esploso un colpo di pistola che però non ha colpito il ragazzo armato, ma il suo complice che stava scappando. Il ferito è stato lungamente rianimato sul posto dai soccorritori del 118 e poi trasportato a bordo di un'automedica in codice rosso all'ospedale San Raffaele, dove è deceduto. È caccia al complice che è fuggito brandendo una pistola. Non sono state trovate armi sul posto. Non ci sono tracce di altri colpi di pistola sparati dal bandito. Tutto è accaduto a pochi metri di distanza. In un primo momento, invece, la polizia, arrivata sul luogo della sparatoria, aveva interrogato quattro uomini nordafricani che si trovavano sul posto, ma completamente estranei ai fatti. L'agente della polizia municipale e il collega che era con lui a bordo di un'auto con i colori d'istituto, vengono ascoltati in Questura dagli agenti della Squadra mobile. Secondo il comandante della polizia locale, Tullio Mastrangelo, intervenuto sul posto, la vittima si sarebbe «inserita nella traiettoria del proiettile» esploso dall'agente il quale in realtà puntava l'uomo che lo minacciava con la pistola.
I PRIMI ACCERTAMENTI - Le prime analisi medico-legali condotte sul cadavere confermerebbero la versione del vigile che ha sostenuto di aver esploso un solo colpo con la sua pistola d'ordinanza. Sul corpo della vittima sarebbero infatti stati trovati due fori causati dal proiettile, uno di entrata e l'altro di uscita. Bisognerà ora stabilire quale sia quello d'entrata e quale di uscita. Uno dei fori sarebbe sul torace. Il vigile che ucciso Valentino Gomez Cortes è indagato per eccesso colposo di legittima difesa A. A. L'uomo sarebbe interrogato dal pm Roberto Pellicano, il magistrato che sul caso ha aperto un fascicolo.
I COMMENTI - «I fatti sono ancora in corso di accertamento - premette l'ex vicesindaco, Riccardo De Corato, - ma quello che appare chiaro è che uno dei due sudamericani ha puntato un'arma contro i due vigili che li inseguivano, i quali da regolamento, quando la vita viene messa in pericolo, possono usare l'arma di ordinanza». Il deputato Pdl, ora vicepresidente del Consiglio comunale, attacca invece la politica del sindaco Giuliano Pisapia sulla sicurezza ricordando l'uccisione del vigile Nicolò Savarino, travolto mentre cercava di fermare un suv, e le 250 aggressioni subite dalla polizia locale l'anno scorso. «Queste aggressioni - secondo De Corato - sono possibili perché Pisapia e l'assessore alla Sicurezza Marco Granelli hanno disattivato quella rete di sicurezza composta da militari, polizia e carabinieri, dai volontari della sicurezza, tutti smantellati dall'attuale giunta».

martedì 14 febbraio 2012

GRECIA IN FIAMME

Ho preso a caso da Indymedia un articolo con un breve commento sui fatti che stanno lacerando il popolo Greco all'indomani della sofferta e chissà quanto inevitabile decisione di approvare dietro il consiglio dei partners europei una serie di decisioni drastiche e tragiche riguardanti la base della gente,poichè i quadri,i borghesi ed i padroni diventano sempre più tronfi di ricchezza.
Passando a tagli pressochè su tutto,dai lavoratori ai contributi arrivando ai rincari anche qui su tantissime voci sociali ed economiche,la Grecia si avvia sempre più pesantemente al default già pronosticato da economisti ed altri esperti del settore.
Dando contro i politicanti di tutte le ideologie,la cancelliera Merkel rappresentata sempre più con uniformi naziste,gli speculatori che vogliono la crisi greca e spesso mettendosi contro gli uni con gli altri(le tanto declamate guerre tra poveri auspicate da parte dei padroni),i manifestanti hanno messo a ferro e fuoco Atene e molte altre città della Grecia più o meno popolate.
Sempre solidali con il popolo greco,sempre solidiali con gli ultimi.

ATENE BRUCIA

12 febbraio 2012
Mastrogiacomo: ''Atene, sarà battaglia ad oltranza''
La polizia ha risposto molto duramente ad un provocatorio lancio di
mandarini da parte della folla. Cariche, lacrimogeni e sassaiole davanti al
Parlamento. Nella piazza, ora sgomberata, erano arrivate 200mila persone.
La cronaca dell'inviato Daniele Mastrogiacomo

Mastrogiacomo: "Scontri ad oltranza"
Atene, violenti scontri con feriti
le masse ad atene, guidate dai giovani ribelli oppone una determinata
resistenza contro il governo della miseria e della trasformazione della
grecia in colonia
il parlamento assediato e difeso dagli sbirri fascisti a cui è lasciata mano
libera nella repressione continua a marciare verso l'approvazione..
che cosa sta approvando il parlamento greco ?
Ecco il piano dei padroni greci contro il popolo - presi dal blog operai
contro
- tagli alle spese farmaceutiche: 1 miliardo e 76 milioni nel 2012,
attraverso la
riduzione del margine di guadagno di farmacie, distribuzione e attraverso le
prescrizioni elettroniche.
- tagli alla retribuzione degli straordinari dei medici ospedalieri: 50
milioni.
- tagli alle spese di operative del governo ed elettorali: almeno 270
milioni.
- tagli ai vari sussidi dei residenti in aree remote: 190 milioni.
- tagli agli investimenti pubblici: 400 milioni.
- tagli alle pensioni, integrative e principali: 300 milioni e questo entro
settembre2012.
- sono da ricercare altri 325 milioni, d'accordo con FMI, Bce e Commissione.
Questa è condizione per il versamento del prestito.
- entro giugno, il Governo deve procedere alla riduzione del 10 per cento
delleindennità straordinarie del settore pubblico.
- privatizzazioni: 50 miliardi entro il 2015.
- incremento del 25 per cento sui biglietti dei trasporti pubblici (treni e
autobus).
- riforma fiscale e semplificazione entro giugno.
- misure per la lotta all'evasione fiscale.
- conferma della regola, una assunzione ogni cinque allontanamenti nel
settore pubblico.
- 150mila licenziamenti di statali (15mila entro il 2012, attraverso la
c.d.mobilità).
- prima dello versamento del prestito il Governo greco, d'accordo con la
troika,
dovrà attuare una riforma delle pensioni integrative volta a garantire la
sostenibilità del sistema.
- taglio del 10 per cento delle pensioni d'invalidità.
- le spese per la Salute non dovranno superare il 6 per cento del bilancio
per tutta la durata del programma.
- tagli alle spese funzionali degli ospedali dell'8 per cento entro il 2012.
- il salario minimo garantito dalla contrattazione nazionale sarà ridotto
del 22 percento e del 32 per cento per gli under 25.
- sono sospesi gli aumenti salariali automatici.
- entro luglio, ci dovrà essere una riforma dello statuto dei lavoratori,
per la
quale il salario minimo non sia più definito attraverso la contrattazione
nazionale
con i sindacati ma attraverso la legislazione.
- riduzione del 5 per cento dei contributi alle casse previdenza e salute.
- piena liberalizzazione delle professioni entro il 31 marzo.
- una serie di semplificazioni burocratiche, per ciò che riguarda le
imprese, la
valorizzazione di immobili, le politiche di protezione ambientale.
- aumenti delle bollette della luce, perché rispecchino il prezzo
all'ingrosso.
- implementazione della riforma scolastica e universitaria.
- riforma giudiziaria.
come possono proletari e masse accettare questa miseria scatenata su di loro
?
la ribellione dei giovani ha da sempre indicato la strada: rivolta,
ribellione, rivoluzione ma non ha fronteggiato solo lo stato, anche partiti,
sindacati anche di sinistra, che pensano che con pacifici assedi e scioperi
prolungati si possa fermare la mano della borghesia e del suo stato
oggi i giovani cosiddetti black block sono stati applauditi e non presi a
mazzate come avevano fatto in maniera squallida il KKE e il Pame in una
altra occasione invece che unire protesta operaia e violenza rivoluzionaria
organizzata
proletari comunisti è incondizionatamente dalla parte dei ribelli di atene -
essi sono il presente e il futuro dell'intero movimento operaio e delle
masse,
una lezione che anche in Italia non è stata compresa, basti pensare al 15
ottobre e allo squallido comportamento del cobas confederazione casarini
fiom,,
ma per tutti prima o poi la resa dei conti arriva
con il cuore e con la mente ad Atene
portiamo il messaggio di rivolta nelle file della classe operaia e del
movimento delle masse nel nostro paese !
proletari comunisti - PCm Italia
12 febbaio 2012

sabato 11 febbraio 2012

C.E.JUPITER:UN CLUB,UNA PASSIO'

Rientro nella storia del calcio quando alcune squadre erano state fondate con uno spirito rivoluzioario e romantico e pure i giocatori erano anarchici,operai e combattenti e non primedonne strapagate pronte a cambiare casacca da un giorno all'altro.
Il team in questione è il Club Sportivo Jupiter,di Barcelona,nato nel 1909 ed era la squadra operaia della capitale catalana e negli anni del prefranchismo ha avuto la possibilità di gareggiare contro la squadra della borghesia il F.C.Barcelona e l'Espanyol quella della burocrazia castigliana,riuscendo ad ottenere un titolo nazionale nel 1925.
Dalle sue fila,sia dei soci,dei tifosi che dei giocatori,uscirono parecchi rivoluzionari che si opposero al franchismo e molti di loro furono fucilati nello stesso stadio dove giocavano mentre altri furono esiliati o imprigionati.
L'articolo è tratto da Senza Soste e fornisco pure il link della squadra catalana che ora milita nel campionato regionale e che a modo suo ha fatto la storia sia del calcio che della rivoluzione spagnola:http://www.jupiterce.es/index.php?option=com_content&view=frontpage&Itemid=1 .

"El Jupiter", la squadra di calcio degli operai che fecero la rivoluzione.
‘Tout ce que je sais de plus sur à propos de la moralité et des obligatios des hommes, c’est au football que je le dois’. (Albert Camus)
La dittatura,la Guerra Civile, lo strapotere dei grandi club. Oggi del club sportivo Jupiter rimangono le memorie . Lo stadio fu demolito nel 1948 da Franco, al suo posto oggi sorgono locali alla moda, le discoteche , le boutique , che in pochi decenni hanno cancellato la faccia proletaria di Barcellona.Lo Jupiter continua però a resistere. Nacque al Poble Nou, il quartiere fitto di fabbriche,ma anche di sedi del sindacato anarchico,che dava rifugio a chi era in fuga dalla polizia. Oggi gioca a ‘La Vernera’, ‘Carrer Agricultura’ del ‘barrio’ di Sants Marti de Provencals, nella periferia nord,in un campo stretto tra casermoni di quattordici piani. Il ‘Club Sportivo Jupiter’ ha mutato posto ma non ha cessato di vivere. Era la ‘Selecion Obrera’ e il nome significava ribellione, anarchia e lotta di classe. Fondato il 12 maggio del 1909, lo stesso anno in cui le strade di Barcellona videro la ‘ Semana Tragica’, alla ‘Cerveceria Cebrian’, da due operai inglesi,per dargli il nome ci si affidò al caso. I soci andarono sulla spiaggia di Mar Bella, dove c’erano gare di palloni aerostatici. Quello che vinse, si chiamava‘Jupiter’. La prima partita l’ ‘equipo’ con la casacca a bande grigio e granata, in omaggio alla Catalogna, la disputò sul campo della ‘Bota’. Qui,a partire dall’ inverno del 1939, Franco fece fucilare gli anarchici che combattevano la sua dittatura. Ne furono sepolti in riva al mare così tanti che ancora negli anni ’50, il vento portava l’odore dolciastro dei corpi in putrefazione. Sulle tombe, vennero costruiti alberghi,il ‘Foro della Cultura’, un depuratore e una ‘Columna della Concordia’ che suggerisce una indecente simmetria tra vittime e carnefici. La prima sede del club fu sulla ‘rambla del Pueblo Nuevo’, dove vivevano i tanti anarchici che avevano fatto di Barcellona, la ‘Rosa de Foc’.La città che sempre insorgeva contro lo stato e i privilegi. I primi soci del club,quasi tutti anarchici , adottarono come stemma la cinque strisce sormontate da una stella azzurra a cinque punte.
‘ Ero bambino negli anni ’60’ dice Julio Nacarino, memoria storica del club ‘ la squadra era già in decadenza e Franco ci aveva tolto lo stemma e i colori sociali, però il mito resisteva e ci affascinava. Anche oggi che giochiamo nel campionato regionale e siamo dimenticati da tutti. Nel 1925 siamo stati campioni di Spagna, abbiamo fatto la rivoluzione, tanti dei nostri sono finiti in carcere. Tutto questo è stato il nostro Jupiter’.Storie di un calcio che predicava la giustizia sociale. Si perché, in ‘Barca’ era il club della borghesia , l’Espanyol’ era l’ ‘equipo’ della burocrazia castigliana ,lo Jupiter era invece la squadra degli ‘obreros coscientes’.‘ Con il passare degli anni , le connotazioni politiche del club si fecero più marcate-continua Nacarino- il club si affiliò al sindacato degli anarchici, la CNT, e più tardi al ‘Soccorso Rosso’. Aumentò anche il numero dei soci, agli inizi degli anni ’20, erano più di duemila. Ogni domenica , lo stadio di ‘via Lope de Vega’, si riempiva di pubblico. Il periodo che va dal 1917, quando il club, guarda caso lo stesso anno della Rivoluzione d’Ottobre, si proclamò campione di Barcellona e il 1925, quando si insignì del titolo di campione della Catalogna e di tutta la Spagna , fu definito del ‘pistolerismo’. Centinaia di anarchici furono‘sparati’ dagli uomini del ‘Barone’, un mercenario prezzolato pagato dai padroni o sottoposti alla ‘ley de fuga’dai poliziotti . Ma gli anarchici resistettero e tra quelli che tennero duro, c’erano i soci dello Jupiter.Nel 1923, Primo de Rivera , prende il potere e per lo ‘Jupiter’, è tempo di persecuzioni. Il club cambiò nome, si definì ‘Hercules’. Molti membri del club furono incarcerati ,altri costretti alla clandestinità, ci fu anche chi fuggì in Francia .Nel 1924, lo stemma del club fu vietato:‘Perché rappresenta una chiara ostentazione della bandiera separatista catalana’.Ma l’anno seguente, quando la banda militare suonò la marcia reale, tutto il pubblico si alzò in piedi a fischiare. Il governatore militare, scatenò allora un’ondata di arresti tra i soci . Sono tempi duri quelli, sia per gli operai che per il football proletario. Scioperi, attentati e scontri a fuoco lampeggiano per tutta la città: da Plaza de Catalunya alle Ramblas,alle viuzze del ‘Barrio Chino’ .Per lo ‘Jupiter’,nessuna stupida ipocrisia sullo ‘sport che deve situarsi al di sopra delle parti’, il club da quale parte stare se l’è scelta fin da subito.
‘ Il club dava al movimento gran parte dei suoi incassi’- spiega sempre Nacarino,senza nascondere un sorriso. I soldi servivano per pagare gli avvocati, aiutare le famiglie dei tanti rinchiusi al ‘Modelo’e comprare armi per gli anarchici che rispondono colpo su colpo .Lo stadio fu trasformato in arsenale. Le pistole erano smontate e nascoste nelle camere d’aria dei palloni, quando ‘el equipo’ andava in trasferta . In questo modo operai, giocatori e anarchici combattevano la loro battaglia. Solo l’avvento della Repubblica,pose fine al massacro .Il 25 settembre del 1931, per lo ‘Jupiter’ fu un giorno di festa. Il leader dell’indipendentismo catalano , Francisco Macià,ormai vecchio,con tutti i capelli e i baffi candidi, si recò allo stadio e consegnò alla squadra il vecchio stemma del club .Lo ‘Jupiter’ poté così ricominciare a giocare con i suoi colori. Ma tutto questo durò poco. Il 19 luglio del 1936 all’alba, tutto il Pueblo Nuevo si svegliò al lamento delle sirene delle fabbriche.
‘ I nostri vecchi si ricordano molto bene di quel giorno. La moltitudine si diresse al campo, erano tutti presenti, inclusi alcuni giocatori. Faceva caldo e il terreno da gioco nereggiava di uomini. Le armi scarseggiavano , però all’improvviso si cominciò a cantare. Era una vecchia melodia già cantata durante la rivolta delle Asturie. ‘A Las Barricadas’, alla fine , gli operai presero i fucili e si allinearono ordinatamente nello spazio compreso tra le due porte. Fu da lì , dal campo dello Jupiter , da dove uscirono per fare la rivoluzione’.
Uscirono dal campo da gioco su due camion che erano stati parcheggiati direttamente sul campo da calcio. Gli operai montarono sul tetto della cabina una mitragliatrice ‘Hotchkiss’, poi si diressero verso il centro della città, incontro ai soldati. Fino a pochi minuti prima erano stati all’interno dell’appartamento di Gregorio Jover che dà direttamente sullo stadio. E tutti loro, da Durruti ad Ascaso, da Ortiz a Garcia Oliver, a Ricardo Sanz, tutti gli anarchici più conosciuti insomma, abitano al massimo a poche centinaia di metri di distanza. Per molti,pochi mesi dopo, si aprivano le porte del carcere. Per altri ci fu un esilio che durò quasi quaranta anni. Altri, troppi, finirono davanti ai plotoni di esecuzione, o toccò loro ‘el vil garrote’.La vittoria del fascismo significò anche per lo Jupiter il principio della fine. Oggi la squadra si allena nella zona della Verneda. Per arrivarci, bisogna prendere la metropolitana e poi camminare a piedi fino alla scalinata che porta al ‘Barrio San Martin’. Lì fu esiliato il club in quella che allora era aperta campagna. Le autorità franchiste vollero sradicare la squadra di calcio dal Pueblo Nuevo, da quel quartiere da cui si erano levati i clamori della rivolta. Il 2 aprile del 1996 in una casa di riposo, proprio nei pressi de ‘La Verneda’,moriva a quasi novanta anni, Ricardo Ortiz Ramirez, uno dei ‘Nosotros’,che aveva sempre detto con orgoglio che lui era ‘ Figlio del Pueblo Nuevo’.Ed era anche stato uno dei due uomini che nella notte del 18 luglio del 1936 aveva montato una mitragliatrice sul tetto di uno dei due camion che erano usciti dal terreno di gioco dello ‘Jupiter’ per andare a combattere c i soldati. Sotto le tribune , lo ‘Jupiter’ ha oggi la sua casa, con le bacheche che mostrano decine di trofei. Fra i quadri, le foto che ritraggono Macià, in un angolo fa mostra di sé uno stendardo che trasmette una immortalità malinconica.
‘ Dobbiamo dare una sistemata’ dice un ragazzino . I suoi compagni terminano una partitella d’allenamento. Sono contenti perché questa domenica è passata bene. Hanno vinto 2-0 col Sitge , nel campionato regionale. Mentre vanno a farsi una doccia, lanciano uno sguardo alle vecchie medaglie. I più giovani sorridono, c’è chi sogna di battere il ‘Barca’ o il ‘Real’, anche loro in qualche modo sognano di cambiare il mondo.
Per ulteriori notizie su ‘El Jupiter’: Fundacion Andreu Nin, www.redlibertaria.com
Lorenzo Micheli
tratto da Senza Soste n.56

venerdì 10 febbraio 2012

LESSO DI CARNE E VERDURE PER BRODO



Capita proprio a puntino questa ricetta"storica"perché il lesso fa parte della tradizione contadina tramandataci dai genitori e dai nonni,in quanto oltre ad essere buono si può ottenere pure il brodo che poi farà parte a sua volta di numerosi piatti.
Con questo freschino poi mangiare del lesso bello caldo o bere del brodo bollente è fantastico e molto salutare:in questo caso ho usato sia carne,di bovino,di suino e di pollo che verdure(carote,porri,sedano e cipolla)che renderanno il sapore del brodo di un equilibrio sopraffino.
Un buon lesso è facile da fare solo se si ha un bel pomeriggio libero in quanto la cottura è lenta e prolungata nel tempo,anche se comunque non necessita di particolari cure ed  accorgimenti durante la preparazione.
Ingredienti:
-biancostato
-lingua
-cosce di pollo
-sedano
-carote
-cipolla
-porro
-alloro
In un pentolone ben capiente si versa dell'acqua riempiendolo per circa i due terzi e si comincia a metterlo sul fuoco con una fiamma debole mettendo per primo il biancostato,che è la parte della carne che necessita di maggior cottura,ed una foglia di alloro.
Passata una mezz'oretta si pone la lingua di maiale(alcuni la lessano a parte per avere un brodo meno grasso,così come si può usare una lingua di manzo o di vitello che costano maggiormente)e si cominciano a mettere le carote ed il sedano,e sempre a fuoco bassissimo si va avanti nella preparazione fino ad aggiungere le cosce di pollo(per insaporire basterebbe anche il busto del pollo o della gallina ma io preferisco le cosce da mangiare)ed i gambi di sedano e le parti verdi e più dure del porro.
All'incirca la cottura dovrebbe oscillare tra le tre e le quattro ore,dipende dalla quantità di carne e di brodo che si volgiono ottenere:dopo aver tolto la carne e le verdure lessate con un mestolo forato sono d'obbligo come accompagnamento il purè e la salsa verde!


giovedì 9 febbraio 2012

SERVI DELLA GLEBA CHE SI RIBELLANO

Articolo che riprercorre indietro il tempo per esemplificare lo stato in cui ci troviamo ai nostri giorni paragonandolo al medioevo nel suo senso di gerarchia socio economica:io non considero quel periodo come tetro e selvaggio per molti altri motivi,ma veniamo alla comparazione.
Così come nel 1200 e giù di lì il potere era racchiuso nelle mani di pochi così come la ricchezza,ed i vassalli feudatari alias gli alti borghesi e politici di oggi tenevano in pugno la plebe con il terrore e con dazi esorbitanti da pagare,e quel che restava nelle mani del popolo rappresentante la base della piramide sociale era a malapena sufficiente per il mantenimento della propria famiglia.
Non è cambiato poi molto rispetto a quell'epoca e l'articolo proposto da Indymedia approfondisce questi temi che vedono contrapporsi i servi della gleba con i vassalli di oggi:banchieri,faccendieri e politici.
Ora la plebe non aspetta centinaia di anni come allora per ribellarsi e rovesciare il potente sullo scranno,ha più conoscenza e capacità di afferrare il coltello dalla parte del manico e di usarlo contro il padrone.
Tempi medievali.

Viviamo tempi medievali che ci riportano a quell’occidente europeo senza stati, popolati da signori feudali guerrafondai che difendevano i loro interessi territoriali, battagliando per annettere nuovi domini e occupando le terre dei più svantaggiati, senza progetto comune ne leadership politica, senza grandi mire per costruire nulla, senza un potere centrale agglutinante che imponesse un ordine stabile. Il feudalesimo era pura dispersione casistica, mancanza di unità, assenza di norme, arbitrarietà, particolarità e varietà di situazioni.
E se un giorno è stato possibile che nascesse l’industria in officine e case, il distacco dalle città e una crescita demografica sostenuta, è stato a partire dall’agricoltura intensiva e dagli eccedenti di tasse di un mondo contadino che aveva cominciato a scuotersi la dipendenza e gli abusi del potere esercitato dai signori feudali, e cominciò a contare poco a poco con un accumulo di reddito per consumare e commerciare, generando ricchezza. Ma oggi osserviamo il risorgere dell’economia della sussistenza, la suicida diminuzione dell’eccedente, la perdita del potere acquisitivo della classe media e bassa, trasformate al pauperismo vitale. Non c’è eccedente, non c’è consumo, non c’è risparmio. Si asfissia il circuito economico; si lavora solo per mangiare (se va bene, ndt). La povertà intrappola la classe media europea; il 23% della popolazione vive una situazione di rischio povertà e esclusione sociale, specialmente bambini, giovani e immigranti. Retrocedono dalla classe media e la mobilità interclassista e aumentano i lavoratori con stipendi da sopravvivenza, i servi del XXI secolo.
Proliferano allo stesso tempo i governi despotici, pseudo-democrazie, governi tecnocrati, tasse dei poteri economici, dove i dirigenti non servono al benessere della maggioranza ma all’interesse di pochi, dando rifugio alla diseguaglianza, e , quindi, profondamente illegittimi. Regnano l’arbitrarietà e l’ingiustizia sociale, predominano la paura paralizzante e la sfiducia non solo verso i governanti ma anche tra gli stessi cittadini, competitori quando non nemici disposti a vendere perfino l’anima per mantenere il posto di lavoro o lo status quo, vassalli artificialmente scontrati e disuniti; nazionali di fronte agli immigranti, attivi di fronte ai disoccupati, impiegati pubblici di fronte ai privati, precari di fronte ai posti fissi…..Viviamo sotto il despotismo e l’ambizione delle piranha finanziarie, transazionali e banche, che vogliono crescere a spese del settore pubblico smantellando lo stato del benessere, con la connivenza dei nostri politici e la nostra decerebrata apatia, e questo modo di vivere rassegnata e stupida che ci porta a sopravvivere afferrati alla nostra bolla di sicurezza instabile, individualisti, indifferenti all’interesse pubblico, ciechi di fronte alla disgrazie altrui, che consentono la degenerazione brutale delle istituzioni. Abbiamo consegnato la nostra libertà, la nostra carica solidale o la virtù civica secondo le parole di Montesquieu, e le abbiamo messe in mani di altri, snaturandole e deprezzandole. Ma la libertà non vale nulla quando solo la usiamo per scegliere tra una o un’altra marca commerciale, la libertà serve molto poco quando l’inaccettabile viene accettato e quando si permette di mettere in vendita il proprio futuro. Viviamo in tempi medievali che ci incitano all’introspezione timorosa e alla disunione servile, veri freni del progresso e della giustizia sociale.
Fonte
Traduzione: FreeYourMind!

mercoledì 8 febbraio 2012

L'ESERCITO PER L'EMERGENZA NEVE?SOLO SE PAGHI

Questa notizia l'avevo sentita alla televisione in qualche telegiornale,e sono rimasto stupito ascoltando le dichiarazioni di qualche sindaco che affermava che l'esercito italiano facesse pagare i suoi servigi pubblici durante quest'ultima emergenza neve.
Da sempre contro gli eserciti ed i soldati dicevo che almeno potessero servire a qualcosa durante questi accadimenti di calamità naturale,come per l'appunto eccezionali nevicate,incendi,alluvioni e terremoti in quanto col loro equipaggiamento se la potessero sbrigare meglio rispetto alla popolazione civile.
Ed invece ho appreso che non è così e che da bravi mercenari come sono vogliono un pagamento(in anticipo)per il loro lavoro oltre alle spese di vitto e alloggio:evidentemente sono più necessari investimenti per gli interventi di guerra in tutto il mondo,più utili gli acquisti di caccia bombardieri e di armamenti rispetto al reale bisogno della gente in momenti di difficoltà.
L'articolo è preso da Senza Soste.

L’Esercito Spa ai comuni: volete aiuto? Pagate .

Quand’è che in questo paese le forze armate sono state privatizzate? Eppure sembra proprio che sia avvenuto, visto che ad alcuni comuni che in queste ore stanno chiedendo l’intervento dell’esercito contro l’emergenza maltempo i comandi rispondono inviando preventivi di spesa. Ad esempio il Comune di Urbino che aveva chiesto il sostegno dei militari per spalare i metri di neve che ricoprono letteralmente la cittadina e ne tengono ostaggio la popolazione, si è visto recapitare un preventivo di 700 euro al giorno per 10 spalatori in divisa. Più vitto e alloggio! Manco fossero dipendenti di una ditta privata. Ma l’esercito non viene pagato con le tasse dei contribuenti? E non ne è già previsto l’intervento in casi di emergenza come quello che stanno vivendo centinaia di comuni italiani isolati da giorni, senza elettricità, acqua e collegamenti telefonici? Eppure anche il Comune di Ancona, che ieri ha reclutato 14 spalatori del 28/o Reggimento di Pesaro e 17 militari (più sei mezzi spazzaneve) in arrivo da Piacenza, per liberare le frazioni rimaste isolate, ha dovuto presentare un conto salato. Una novità amara per le amministrazioni locali strozzate da anni di tagli ai trasferimenti da parte dello Stato e dal patto di stabilità.

C’è gente che muore – sono già decine le vittime della neve nel paese – eppure l’aiuto dell’esercito i Comuni se lo devono pagare. Perché il ministero della Difesa pretende che i propri militari impiegati vengano retribuiti, vista la ‘scarsità di risorse’ a disposizione. Eppure solo pochi giorni fa sia il Ministro-Ammiraglio Di Paola sia il Premier ci hanno spiegato che no, l’Italia proprio non può rinunciare all’acquisto di un megalotto di caccia bombardieri F 35, per una spesa di 16 miliardi di euro. Al Ministero della Difesa, dopo le proteste di alcuni primi cittadini, si giustificano: “Le Forze armate non avanzano richieste onerose alle amministrazioni locali per intervenire”. In alcuni casi, spiegano, hanno concesso addirittura uno sconto…
E nonostante il conto salato, non sempre i militari garantiscono il risultato del loro intervento, avendo a disposizione mezzi non adeguati. Come a Fabriano, dove il sindaco Roberto Sorci aveva chiesto sei pale meccaniche dell'esercito per rimuovere la neve che sta paralizzando le frazioni montane della città, ma i militari non possono intervenire perchè i mezzi sono privi di catene. «Mi sento preso in giro - sbotta Sorci -, anche perchè ieri ho sentito il ministro dire a 'Porta a Portà che l'Esercito è in campo per ogni necessità». «Forse per le dune del deserto, ma l'Italia è piena di montagne e di ghiaccio, e qui siamo in emergenza!». Sorci aveva prenotato («costi quello che costi, lo so che i sindaci devono pagare») tre pale piccole e tre grandi, gommate. Richiesta trasmessa attraverso la Prefettura dalla Sala operativa integrata provinciale. «Dopo 24 ore è arrivata la risposta: non ci sono attrezzature adeguate, cioè le catene. Le pale e gli uomini ci sarebbero». «Mi sembra tutto ridicolo - continua il sindaco -, qui stiamo andando avanti da giorni con una sola turbina dei vigili del fuoco di Bolzano, che da 'bravi fratelli', ci dividiamo con i Comuni di Genga e Sassoferrato, vale a dire il 70% del territorio della provincia di Ancona». «Vigili del fuoco straordinari, come del resto, l'ho sperimentato nel 2005, i genieri dell'Esercito». Che però, senza catene «dove vanno?».

tratto da www.contropiano.org
7 febbraio 2012

martedì 7 febbraio 2012

L'ACQUA IN SICILIA

E'ormai noto come la Sicilia da decenni abbia notevoli difficoltà di approvvigionamento dell'acqua in una regione in cui per la sua natura geologica si fa fatica a raggiungere le falde acquifere chi si trovano solo scavando molto in profondità,e la poca acqua che scende dai rubinetti in alcune zone è limitata nel tempo e nei giorni oltre ad essere impura.
E la poca acqua buona è quasi sempre sotto il dominio della mafia che la fa pagare cara nonostante i pozzi siano pubblici visto l'enorme dispendio che la costruzuione di quelli privati comporterebbe,e anche quando si è riusciti da qualche anno a trovare una falda di acqua purissima questa è stata svenduta alla multinazionale Nestlè che fa del profitto capitalista a scapito del sud del mondo un proprio credo,ottenendo il potere anche con minacce,omicidi e morti.
L'articolo preso da Senza Soste racconta come si è giunti a questo entrando nel merito del caso della fonte Margimuto(e commercializzata col nome di acqua Vera fonte Santa Rosalia)posta nel comune agrigentino di Santo Stefano Quisquina e di come gli abitanti delle zone limitrofe siano costretti a comprarsi tale acqua al posto di averla gratis come la legge garantirebbe.

Acqua pubblica: Nestlè e la vergognosa storia dell'acqua Vera S.Rosalia.
Era l'estate del 2007, quando la multinazionale svizzera Nestlè otteneva la concessione dalla regione Sicilia di prelevare per la prima volta dalle sorgenti di Santo Stefano Quisquina, dalla fonte Margimuto, in provincia di Agrigento, acqua oligominerale (scoperta almeno 10 anni prima dalla Montedison) con caratteristiche pressoché perfette: l'acqua "Vera Santa Rosalia". Per la precisione, il permesso consisteva nel permettere alla Nestlè di raggiungere, nell'arco di un quinquennio, la produzione di 250 milioni di litri.
In principio, alla popolazione locale sembrò una buona notizia che in una terra arida come la loro si fosse scoperto che dalle sue viscere potesse scorrere un'acqua gustosa, dissetante, gradevole e con un equilibrato contenuto di sali minerali. Perché finalmente, in tutta l'isola, i cittadini avrebbero potuto aprire i rubinetti anche per qualche ora ogni due giorni, a fronte di ciò che capitava in passato, quando quattro ore di acqua in diciotto giorni era il massimo consentito. E poi, non sarebbe stato più necessario bollirla per i consumi domestici e soprattutto sarebbe stata potabile.
La scelta di affidare la fornitura alla Nestlè, invece che agli enti pubblici, non è stata mai messa in discussione. L'unico timore delle istituzioni locali consisteva nella grande profondità degli scavi che le macchine della multinazionale avrebbero potuto effettuare, con il rischio di prosciugare troppo le vene sorgive. Una preoccupazione sollevata anche dall'allora deputato di Sinistra Democratica, Angelo Lomaglio, il quale denunciò al ministro dell'Ambiente la pericolosità dei prelevamenti acquiferi e le conseguenze che un'ulteriore diminuzione della riserva potesse portare alla popolazione locale, non più in grado di approvvigionarsi e quindi costretta ad acquistare l'acqua.
In sostanza: ad Agrigento l'acqua non c'era, ma a pochi chilometri di distanza sì, e chi la voleva doveva pagarla (33 centesimi a bottiglia) alla Nestlè, perché l'unica, al contrario degli enti pubblici, ad aver approfondito (e investito) i rilievi fatti dalla Montedison almeno dieci anni prima, che sostenevano la presenza dell'acqua. E tra gli investimenti che hanno reso possibile questa operazione c'è il rilevamento dello stabilimento della "Platani Rossino srl", fondamentale per la distribuzione del prodotto, dal quale partirebbero i tir diretti in tutte le zone dell'isola e del continente.
E infatti, nel frattempo, il margine di profitto aumenta, e nel 2009 la Nestlè avanza la richiesta alla Regione Sicilia di ottenere un'altra concessione per prelevare dalle stesse sorgenti altri 10 litri di acqua al secondo, in aggiunta ai 10 litri già acquisiti al momento della prima concessione nel 2007. Una richiesta che consentirebbe alla multinazionale di allargare la vendita su scala nazionale (e non solo nel meridione), ma che il Presidente della Regione Raffaele Lombardo decide di bloccare.
Immediatamente però, la Nestlè impugna la delibera regionale e nel 2011 il Tribunale Superiore delle Acque di Roma ne accoglie il ricorso, concedendo alla società di riaprire i termini della sua istanza presso l'Ente Minerario di Caltanissetta, da cui adesso si aspetta un parere definitivo sulla concessione dell'acqua. Un giudizio che il Sindaco di Santo Stefano Quisquina, Stefano Leto Barone, "teme positivo", nonostante i numerosi studi geologici (che però risalgono ancora agli anni 80) sulla possibile incidenza che il costante prelievo d'acqua possa avere sugli equilibri idrogeologici del bacino, di per sé precari in un territorio fra i più assetati della Sicilia e dell'Italia.
Oltre al pericolo della diminuzione della riserva - che per logica dovrebbe essere gestita da un ente pubblico e non da un soggetto privato – a incombere sulla cittadinanza agrigentina c'è il problema che in una buona parte delle case della provincia non sgorga quell'acqua purissima - che gli abitanti avrebbero tutto il diritto di usare - ma acqua imbevibile e inquinata che il gestore del servizio idrico della provincia di Agrigento (Girgenti Acque) spedisce nei rubinetti. Si tratterebbe – secondo l'agrigentino Salvatore Petrotto dal suo portale LinkSicilia - "di acqua dissalata da un'azienda che fa capo allo stesso amministratore delegato della Girgenti, Marco Campione, il quale utilizzando i suoi personali impianti di dissalazione di Porto Empedocle, la vende ad un prezzo tre volte superiore rispetto a quanto costerebbe la pregiata acqua purissima delle sorgenti di Santo Stefano di Quisquina cedute alla Nestlè". Un giro d'affari stellare che costringe i cittadini a usare l'acqua imbottigliata persino per cucinare. Spendendo, ovviamente, tre volte tanto. Quindi, oltre al danno anche la beffa.
Un'ingiustizia che ha fatto nascere un comitato di cittadini di Santo Stefano di Quisquina, il quale è fortemente intenzionato a difendere le sorgenti dall'ulteriore aggressione della multinazionale svizzera e dalla miopia dei governanti siciliani che l'hanno addirittura svenduta, accordando una concessione annua di alcune migliaia euro. Se si pensa che la Nestlè vende 380 milioni di bottiglie d'acqua Vera per un giro d'affari di svariate decine di milioni di euro, l'ingiustizia diventa automaticamente vergognosa.
Intanto la Procura della Repubblica sta completando le indagini sugli affari poco chiari della Girgenti Acque, ma nonostante questo, la privatizzazione selvaggia dell'acqua continua senza ostacoli, come conferma l'intesa tra Ato idrico di Agrigento e Girgenti Acque firmata qualche settimana fa dal presidente della Provincia regionale di Agrigento, Eugenio D'Orsi. Un accordo che garantirebbe centinaia di milioni di euro dei finanziamenti europei alla solita Girgenti.
I referendum abrogativi dello scorso giugno hanno palesato quale sia l'opinione dei cittadini italiani sulla questione dell'acqua e sulla sua gestione. Ora non resta che convincere con le buone (ma anche con le cattive) questa classe politica che l'acqua è un patrimonio di tutti e non un affare per pochi!
Tommaso Savina
tratto da you-ng.it

domenica 5 febbraio 2012

BASTA COMICI IN POLITICA

Per chi non l'avesse ancora capito fin dal suo primo ingresso in politica di Beppe Grillo non mi sono mai fidato e più passa il tempo e più mi convinco della mia posizione verso il maggior populista che la scena italiana abbia prodotto negli ultimi tempi.
Memore di altre sue perle(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/05/la-racconteranno-giusta.html e links contenuti)dove appoggia movimenti di ragazzacci tipo Caga Pound oppure attacca frontalmente i rom come un qualsiasi leghista,è dei giorni scorsi la sua fermezza contro il diritto alla cittadinanza italiana per i figli di immigrati nati(mi verrebbe da aggiungere ahiloro)in Italia,rasentando e superando le idee xenofobe della destra del"belpaese".
Il primo articolo tratto da"L'Unità",nonostante gli scheletri che trabordano dai loro armadi,è un pezzo buono che spiega il contrario di quello che accade nel partito del Pd,ovvero che il movimento 5 stelle ha un solo ed unico(e pericolosissimo visto la storia italiana che vuole affidata nelle mani di un unica persona-dittatore le sorti di una nazione)capo incontrastato che può elargire premi e scomuniche già all'interno del proprio gruppo politico.
E mentre il Pd non ha trovato ancora un proprio leader che non significa necessariamente una persona autoritaria come Grillo che con la sua tastiera decide quotidianamente le scelte del suo gregge che ben poco può fare per contrastare qualcosa che secondo loro non va pena l'eliminazione dei commenti,il comico genovese mascherandosi dietro alla sua ovvia demagogia che nel resto dell'Europa sta portando ad un innalzamento di gradimento verso partiti nazionalisti,è stato e rimane un reazionario pronto a cavalcare lo stato di disperazione della gente ignorante pronta a prostrarsi dietro al primo pirla che vuole rappresentare un minimo il loro volere,perché ormai è troppo difficile pensare con la propria testa.
A concludere un articolo preso dal sito"antifa.org"che parla di un nuovo appoggio del movimento 5 stelle verso i fascisti di Fogna Nuova nella città di Rimini,dove un ordine del giorno proposto dalla maggioranza del centrosinistra favorevole all'allontanamento delle merde dalla città visto gli ultimi episodi razzisti che hanno insanguinato l'Italia ha avuto voto favorevole da parte della maggioranza,la minoranza si è astenuta e solo un rappresentante Pdl e un grillino hanno votato contro...due conti e il gioco è fatto.

Grillo cuore di destra

Incontenibile slavina, alla caduta di Berlusconi è seguita la contestazione di Bossi. E dopo i fischi in piazza al leader leghista, è scoppiata la rivolta della rete contro le grossolane sparate di Grillo.
Non corrono più tempi tranquilli per i capi che riducono la politica, da grande vicenda collettiva, a meschina faccenda privata, spesso coincidente con il loro capriccio. Che il leader sia un rude capo territoriale o un comico che dimora nel virtuale spazio della rete, poco cambia: il re è ormai nudo e proprio dal suo pubblico di fedeli non trova più la scontata conferma della supremazia e quindi la reiterata disponibilità all'obbedienza. In nome della rete celebrata come un luogo di libertà assoluta, in omaggio della partecipazione diretta attuata con scambi di mail, Grillo ha definito un inquietante processo politico di concentrazione assoluta del potere. Nel suo movimento personale, la potestà suprema risiede nel suo computer. Grazie a un centralismo computerizzato, il comico può decidere quello che vuole, può lanciare sfide a piacimento, può scagliare invettive alla cieca, può comminare scomuniche. Al movimento non resta che approvare la sortita imprevista o lanciare in rete timidi mormorii di disapprovazione o segnali più espliciti di scontento quando il comico l'ha combinata grossa. L'essenza del fenomeno è che il capo comico gestisce sempre lui i tempi, progetta come meglio crede le provocazioni pronte a rimbalzare dalla rete ai vecchi media. Ammiccando il pubblico con una colorita fraseologia iperdemocratica, agitando un lessico infarcito di metafore orizzontali e spolverando i caldi miti di una costruzione sempre dal basso dell'agenda, Grillo ha in realtà allestito una macchina del tutto sregolata e leggera ma pur sempre impermeabile e poco trasparente. Con il miraggio della rete come veicolo della discussione infinita e della condivisione totale, il movimento si inaridisce nella vita quotidiana e approda nel meccanismo disarmante della assoluta delega in bianco alla persona. Il capo innalza così il proprio sbalzo d'umore a dottrina politica e chiude, nella sua imponderabile possibilità di deviare da un programma evanescente, una esperienza di politica che non garantisce apprendimento collettivo, che non dispone sanzioni verso scelte sbagliate, che non è in grado di imporre al capo sfuggente ed enigmatico degli impegni precisi, dei vincoli ravvicinati, degli atti politici gestiti con coerenza. Sono evidenti, nel modello verticale e unidirezionale di conduzione del movimento, i tratti di una cultura populistica a sfondo autoritario che inneggia alla solitudine di un capo refrattario a convivere con regole, organi, mediazioni. L'immediatezza del capo populista, che si rapporta con il suo semplice corpo con il pubblico irrelato e sguarnito della fisicità dei luoghi di incontro, ha condotto stavolta Grillo a gettare la maschera. Il verbo ultrademocratico della rivolta contro la casta si colora delle tinte più accese della cultura politica reazionaria. Le parole insulse contro il diritto di cittadinanza a favore dei figli degli immigrati si spingono persino oltre le posizioni di una destra decente. Nessun leader di destra in Europa si azzarderebbe a sostenere le ambizioni retrograde di Grillo. Il cancelliere Merkel ha sì annunciato il fallimento del multiculturalismo. Ma il suo governo non ha mai smesso di incoraggiare le politiche di integrazione e ha radunato in Parlamento 200 migranti per dire loro grazie in nome della Germania. Il presidente Sarkozy ha concesso ai migranti il diritto di voto amministrativo. Proprio su una materia che abbraccia i grandi principi etico-politici, Grillo assume invece le coordinate dei movimenti del populismo xenofobo (che esulta dinanzi alle cifre dei respingimenti e alle espulsioni collettive, agli accompagnamenti coattivi). Il ricco comico ha un arido cuore di destra che pulsa non solo nella radicale venatura antipolitica del suo messaggio indirizzato contro la rappresentanza, ma anche nella profonda insensibilità culturale ed etica verso un tema, come quello della cittadinanza ai figli dei migranti, che abbraccia la dignità della persona umana. La retorica della rete aperta si chiude così nella cupa nostalgia dei solidi confini. Per Grillo si può navigare solo nella rete, non nel mondo reale dove non c'è posto per uno ius migrandi e tanto meno possono spalancarsi le porte dello status activae civitatis per i figli dell'errore. Per fortuna nella rete c'è ancora chi si indigna dinanzi a questa follia.
Da Unita.it
 Rimini:Movimento 5 stelle non vota Odg contro Forza Nuova ·

Nella seduta di giovedì del Consiglio Comunale è stato approvato il seguente ordine del giorno, proposto dal consigliere della FDS, Savio Galvani, che ha partire dai gravi fatti accaduti in Italia a dicembre, accende i riflettori sulla presenza di Forza nuova a Rimini e il pericolo eversivo di questo gruppo che attraverso comunicati stampa paventa “che i ragazzi di Forza nuova non sono sprovveduti boy scout, ma legionari pronti a tutto, che sanno sfoderare la spada e combattere per la conquista delle proprie libertà e la difesa dei propri ideali” . Hanno votato a favore i consiglieri di maggioranza e il consigliere Giudici, astenuti il resto della minoranza con il voto contrario di Renzi (Pdl) e Franchini (M5S).
Stupisce il voto contrario della Franchini e in generale l’astenzione del M5S, ma dopo l’uscita di Beppe Grillo sul diritto di cittadinanza dei nativi, la deriva a destra non è più un tabù.

ORDINE DEL GIORNO
CONTRO LA VIOLENZA E IL RAZZISMO
Premesso che
i tragici fatti di Firenze, con l’assassinio di due senegalesi e il ferimento di altri tre, e pochi giorni prima quelli di Torino, dove un campo Rom è stato incendiato dalla folla, segnalano che la crisi italiana non é solo economica, ma più profonda. La tenuta stessa della nostra società è a rischio.
Anche nella nostra città abbiamo riscontrato molti episodi di intolleranza verso il “diverso” e la preoccupante crescita di attività propagandistica a sfondo razziale, oltre a episodi di violenza e terrorismo avvenuti negli anni scorsi e al dileggio dei nostri martiri antifascisti.
Ritenuto
urgente una riflessione sulla qualità del nostro tessuto sociale così come una reazione forte e condivisa a questa violenza assurda e razzista. Italiani, immigrati e Rom: siamo tutti nello stesso Paese e legati a un comune destino. Ogni spirito di cieco antagonismo è distruttivo e sterile e mina le basi stesse della comunità nazionale. Non si pensi che in questo momento difficile la ricerca del capro espiatorio possa essere una soluzione: ci si salva solo insieme. Razzismo e antigitanismo sono malattie che deturpano l’immagine dell’Italia e la rendono più brutta e più invivibile per tutti. L’immagine di una folla urlante e insensata che brucia un campo di Rom, fa tornare in mente tempi bui della nostra storia che portarono solo dolore e distruzione. Ciò di cui ha bisogno il nostro Paese è di una nuova cultura del dialogo, non del disprezzo. Nessuno deve cedere alla rabbia, allo spirito di vendetta o a ulteriore violenza. Troppo spesso in questi ultimi anni le parole hanno contribuito a creare quella cultura del disprezzo che ha prodotto l’attuale clima sociale contaminato e pesante. In questo momento di grave crisi del Paese la presenza dei cittadini stranieri in Italia è fondamentale: essi partecipano pienamente allo sviluppo economico e lo sostengono. Le comunità straniere in Italia sono laboriose e impegnate ad integrarsi nel tessuto sociale, non solo con il lavoro, ma con il loro contributo umano, culturale e di valori.
Il consiglio Comunale
oltre ad esprimere solidarietà e profondo cordoglio ai familiari delle vittime, impegna il Sindaco a promuovere iniziative orientate all’integrazione e alla coesione sociale, accelerando le azioni programmatiche contenute nelle linee di mandato.
Impegna, inoltre, l’A.C. A inibire l’utilizzo della Piazza Tre Martiri da parte di gruppi di estrema, come Forza Nuova, i cui militanti si sono resi protagonisti di volgari appellativi alla Piazza stessa offendendo i martiri della Resistenza a cui sono grati i cittadini della nostra città
Rimini -Savio Galvani FDS

Fonte: Federazione della sinistra

sabato 4 febbraio 2012

STRUPRATORI LIBERI

Una sentenza quella emanata dalla Cassazione in un caso avvenuto nel Lazio ai danni di una ragazza stuprata da due merde,incarcerate in attesa di giudizio e che ora sono libere grazie a tale verdetto che vuole che per chi sia indagato per uno stupro di gruppo non sia necessario subire una custodia cautelare in attesa del processo.
Reazioni indignate da tutti gli schieramenti politici,da associazioni e da tutte le donne che hanno visto nuovamente leso un punto di attaccamento alla difesa e alla giustizia di un fatto già orribile che è la violenza sessuale.
D'altronde in uno Stato dove persino le"divise"possono stuprare senza venire incriminate(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/06/benemeriti-stupratori.html )e che riescono ad imbastire un emendamento come il 1707(che prevede il reato di stupro di lieve entità costruito apposta per la Chiesa,vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/1707-volte-merde.html )questo non è altro che un passo avanti(indietro)per i diritti di tutte le donne degno dell'Italia sfregiata dall'avvento del berlusconismo e della relativa mercificazione di tutte le nostre madri,sorelle e figlie.

SENTENZA CASSAZIONE
Per lo stupro di gruppo misure cautelari alternative al carcere.
Così la Corte che estende alla violenza del branco i principi interpretativi applicati in altri casi.

MILANO - Nei procedimenti per violenza sessuale di gruppo, il giudice non è più obbligato a disporre o a mantenere la custodia in carcere dell'indagato, ma può applicare misure cautelari alternative. Lo ha stabilito la terza sezione penale Corte di Cassazione, dando un' interpretazione estensiva ad una sentenza della Corte Costituzionale del 2010.
IL CASO - In particolare, la Cassazione, occupandosi di una violenza di gruppo su una minorenne avvenuta a Cassino, ha accolto il ricorso di R.L. e di L.B. nei confronti dei quali il tribunale di Roma, il 5 agosto 2011, aveva confermato la custodia in carcere. Nel caso in questione i giudici spiegano che «l'unica interpretazione compatibile con i principi fissati dalla sentenza 265 del 2010 della Corte Costituzionale è quella che estende la possibilità per il giudice di applicare misure diverse dalla custodia in carcere anche agli indagati sottoposti a misura cautelare per il reato previsto all'art. 609 octies c.p.». In pratica, la Cassazione ha recepito il dettato della Corte Costituzionale come pure quello della Corte si Strasburgo che prevedono la custodia cautelare per gli indagati di criminalità organizzata e di reati di mafia.
Redazione Online

venerdì 3 febbraio 2012

COSTI E RICAVI PER L'ALTA VELOCITA'

L'articolo odierno non vuole essere nè una giustificazione aggiuntiva nè un avallo economico ulteriore per incrementare il fronte delle argomentazioni per far comprendere che il progetto dell'alta velocità che coinvolgerebbe la Val di Susa sia uno sbaglio totale.
Infatti basta solo l'impatto ambientale devastante a far sì che questa opera colossale sia da considerarsi inutile e ancor più dannosa,e a dar man forte a questa tesi ecco l'ennesimo studio sui costi e benefici che il progetto Tav non porterebbe a nessuno se non in pochi casi.
Se poi questa analisi è stata commissionata e pubblicata dal quotidiano della Marcegaglia(Sole 24 ore)si intuisce che quando si toccano i soldi anche i potenti possono tirare il freno a mano visto che poi di ricavi non ce ne sono,anzi le perdite sono una voce fondamentale in capitolo.
In Italia solo in pochi casi il numero stimato dei passeggeri e quello totale delle merci trasportabili renderebbe la costruzione di nuovi tratti di rotaie(più che altro il loro raddoppiamento)utile economicamente,e come sottolineato dall'articolo si parla di direttive in cui l'alta velocità non sarebbe una priorità quanto piuttosto una nuova logistica e una nuova redistribuzione di treni porterebbe ad un miglioramento di costi e di tempi.

Il flop della Tav.
Uno studio pubblicato sul Sole 24 Ore (sì, il giornale di Confindustria) spiega la totale anti-economicità dell'Alta velocità. E sulla Torino-Lione: "Se il nostro vicino fosse la Gran Bretagna non sarebbe mai fatta"
A poco più di sei anni dall'inaugurazione della prima tratta ferroviaria ad alta velocità – la Roma-Napoli – arriva un primo tentativo di valutazione economica a posteriori del complesso di investimenti degli ultimi 20 anni sulle linee Av. Lo studio di Paolo Beria e Raffaele Grimaldi, del Politecnico di Milano («An early evaluation of italian high-speed projects») dà una prima valutazione ex post dei progetti realizzati, sottolineandone «i successi e le potenzialità ancora inespresse – dicono gli autori – ma anche le significative criticità». Un tentativo importante visto che «l'investimento nella rete Av, interamente a carico dello Stato, è stato affrontato sulla base di valutazioni estremamente deboli e senza stime pubbliche e dettagliate della domanda attesa».
Lo studio analizza in primo luogo offerta e domanda dei servizi Av: la prima è rappresentata dai servizi di Trenitalia (le varie Frecce); la domanda viene stimata sui dati disponibili forniti dalla stessa Trenitalia (su base aggregata), applicando poi a questi un modello "gravitazionale" (basato principalmente sulle popolazioni dei centri toccati) per ripartirli fra le varie tratte. Per un'analisi costi/benefici vengono poi esaminati i costi di costruzione e di gestione, meno il valore finale atteso dell'infrastruttura; i guadagni sono dati dai minori tempi di collegamento e dal risparmio sui costi operativi delle linee tradizionali. Tra i benefici indiretti (non considerati nella valutazione costi/benefici) gli autori citano il possibile spostamento di utenza da altri mezzi di trasporto al treno e la maggiore disponibilità di tracce per altri tipi di servizi sulle vecchie linee, anche se per questo ultimo aspetto «i maggiori problemi di capacità sono nei nodi urbani, e le linee Av non li hanno risolti».
Vediamo i saldi stimati tra costi e benefici: nel caso migliore – quello della Milano-Bologna – la domanda necessaria a giustificare l'investimento sarebbe di 8,9 milioni di passeggeri l'anno, contro una stima degli autori della domanda 2010 tra 5,9 e 7,2 milioni; nel caso peggiore, quello della Milano-Torino, per pareggiare i conti servirebbero 14,2 milioni di passeggeri a fronte degli 1,2-1,5 stimati per il 2010. 
La conclusione degli autori è che «i risparmi di costo e di tempi di trasporto non giustificano l'investimento per nessuna delle tratte considerate (Torino-Milano, Milano-Bologna, Bologna-Firenze e Roma-Napoli) tranne, nel caso più ottimistico, la Milano-Bologna». Questa tratta e la Bologna-Firenze, secondo gli autori, «potrebbero raggiungere un saldo positivo considerando i benefici economici indiretti». Di conseguenza – e tenendo conto anche della tratta preesistente Firenze-Roma – non è complessivamente negativo il giudizio sull'intera tratta Milano-Roma. Il saldo sembra invece «negativo» per la Roma-Napoli e «molto negativo» per la Milano-Torino.
Per quanto riguarda quest'ultima linea, gli autori ipotizzano che (costi di costruzione a parte) la linea avrebbe potuto essere più sfruttata se costruita con standard non-Av, ovvero quelli simili alla "vecchia" direttissima Roma-Firenze, permettendo anche un utilizzo per servizi intermedi fra le due città. Tra Roma e Napoli invece pesa secondo Beria e Grimaldi l'estensione delle due metropoli, che per le relazioni tra due punti qualsiasi delle due aree urbane vanifica in parte i guadagni di tempo ottenuti con l'Av. Il debutto dell'operatore privato Ntv, previsto per quest'anno, aumenterà l'offerta e potrebbe avere un effetto positivo anche sulla domanda.
Lo studio si conclude con una valutazione – con la stessa metodologia – delle future estensioni della rete Av.
Gli autori ricordano che il programma delle infrastrutture strategiche «non fa alcun riferimento alla domanda attuale o prevista e manca di considerazioni costi/benefici». 
Le linee considerate sono Treviglio-Padova (parte della Milano-Venezia), tunnel del Brennero, Torino-Lione, Terzo valico dei Giovi, Napoli-Bari e Venezia-Trieste. «Per tutte le linee – scrivono Beria e Grimaldi – sono previsti pesanti incrementi della domanda, spesso pari al raddoppio del traffico passeggeri e il quintuplicamento del traffico merci. Presi non loro complesso, questi trend appaiono molto ottimistici e in contrasto con la stabilità degli andamenti pre-crisi».
 La linea Napoli-Bari appare debole da ogni punto di vista: pochi passeggeri, poche merci, risparmi di tempo limitati; gli autori suggeriscono che un raddoppio e modernizzazione della linea attuale sia più appropriato. 
Il tunnel Torino-Lione è quello per cui le previsioni sono più ottimistiche: «Difficile da giustificare, dato il calo continuo dei traffici negli ultimi 10 anni».
«Se il nostro vicino fosse stata la Gran Bretagna e non la Francia – dice Beria – il nuovo tunnel non verrebbe mai fatto» poiché gli inglesi sono molto più attenti all'analisi dei costi e benefici dei progetti. La domanda attesa è «realisticamente elevata» per la Milano-Venezia, ma attenzione, ricordano gli autori: «Traendo lezione dagli errori commessi per la Milano-Torino, la Milano-Venezia dovrebbe essere costruita con maggiore attenzione ai collegamenti a medio raggio, con un modello tedesco o svizzero, senza necessariamente puntare alla massima velocità».
Andrea Malan
da Il Sole 24 Ore

giovedì 2 febbraio 2012

MANIPOLAZIONE MEDIATICA IN DIRETTA

E poi si dice che fino a quando non riesci a toccare con mano o vivere in prima situazione una certa situazione è davvero difficile riuscire a capire e a comprendere come un fatto possa ritenersi vero o al contrario falso e distorto.
Capita per esempio con i viaggi,intendo quelli a lunga distanza come per esempio(personale)nel lontano stato"canaglia"dell'Iran additato da mass media come fucina di malvagità abitata da tagliagole e che prontamente si è rivelato un paese magnifico sotto(quasi,non esiste la perfezione)tutti i punti di vista.
Il post di oggi parla sì di un viaggio ma a corto raggio visto che Bergamo è stata la meta di ieri sera per assistere in un giorno e ad un orario assurdo ad una partita di calcio dell'Atalanta che alla fine non si è giocata per incompetenze varie e che sono descritte nell'articolo de"L'eco di Bergamo"sottostante.
Fatto sta che arrivati fuori dallo stadio alle 17.40 non siamo riusciti ad entrare in quanto i cancelli erano chiusi mentre dei tifosi erano già presenti all'interno dello stesso,quindi opzione bocciofila che è accanto alla curva Nord per sapere qualcosa di più.
Sentendo la gente presente e vedendo le immagini trasmesse alla televisione ci si è resi conto che lo stadio era agibile e che anzi verso le 18(orario prestabilito)i cancelli erano stati riaperti e i giocatori erano in campo per il riscaldamento e che l'orario d'inizio partita era stato fatto scivolare alle 18.30.
Entrati in curva pochi minuti prima di quest'ultimo orario ecco l'annuncio ufficiale dello speaker del rinvio a data da destinarsi per motivi di ordine pubblico con incazzature varie non osando immaginare le reazioni del centinaio di genoani presenti dall'altra parte,e tutti alle auto in un intasamento di traffico sì deleterio per il quieto vivere.
Due considerazioni che mi hanno fatto davvero girare la palle in relazione a quanto premesso in questo post,ed il primo è un ricordo delle immagini viste in tv e che mostravano con una distorsione esagerata delle telecamere fiocchi di neve grandi come palloni in un contesto di bufera di neve che mi ha fatto pensare ad immagini di repertorio,in quanto ero lì ed uscivo in strada e più che altro erano piccole gocce di ghiaccio quelle che cadevano.
L'altro elemento di disgusto somatizzato ormai al caldo dell'auto era il commento dei giornalisti sulla diretta della radio della Rai che sfotteva apertamente il pubblico presente,secondo loro in qualche centinaio di unità(non c'era lo stadio pieno certamente ma solo in curva tremila persone tra quelle sotto e sopra gli spalti c'erano senza contare tribune e distinti e senza tener conto della gente che aveva già tirato i tacchi)e che pure si lamentava che la partita non si fosse stata giocata.
Certi giornalisti sono proprio dei pezzi di merda,e badate sempre bene a quello che i mass media propongono,ma questo è un discorso antico.

Niente condizioni di sicurezza,Atalanta-Genoa è stata rinviata.

È stata una telenovela al limite dell'incredibile, ma alla fine la decisione ufficiale è arrivata alle 18,30 ed è stata comunicata dall'altoparlante ai coraggiosi spettatori: Atalanta-Genoa, che era in programma alle 18 allo stadio Comunale, è stata rinviata a data da destinarsi. La causa: mancanza di condizioni di sicurezza per il pubblico.

Dopo il rinvio di Parma-Juventus martedì sera, e di Bologna-Fiorentina e Siena-Catania di mercoledì alle 20,45, è dunque saltata Atalanta-Genoa, mentre dovrebbe essere salva Inter-Palermo delle 20,45. A Bergamo è stato un continuo colpo di scena che raccontiamo.

Al Comunale non c'era nessuno problema per il manto erboso che è riscaldato e che era stato ripulito completamente dalla lieve coltre nevosa. Secondo quanto riferito da Sky, per l'arbitro Gava il terreno di gioco era ok, anche se naturalmente la neve stava continuando a scendere.

Qualche problema in più per gli spalti dove c'era più neve, che doveva essere sgombrata per garantire la sicurezza del pubblico. Verso le ore 17 era prevista una riunione che avrebbe dovuto dare l'ultima parola per il problema sicurezza. Sembrava fosse stato deciso per il no, anche se non c'era ancora la comunicazione ufficiale.

Su Bergamo stava e sta ancora nevicando, ma intanto molti spettatori erano già entrati nelle curve e in tribuna Giulio Cesare. C'è stata una vibrata protesta del pubblico quando è trapelata l'indiscrezione che non si sarebbe giocato. Poco dopo le 18, invece, c'è stato un nuovo cambiamento di programma. È arrivata la comunicazione che il match era stato spostato alle 18,30, Stendardo - intervistato da Sky mentre si riscaldava - aveva invece parlato delle 19.

Invece alle 18,30 la decisione definitiva del Gos (Gruppo operativo per la sicurezza): non si gioca per motivi di sicurezza. In base alla recente normativa, le società organizzatrici di competizioni riguardanti il gioco del calcio sono responsabili, tra l'altro, del controllo dei titoli di accesso, dell'instradamento degli spettatori e più in generale del rispetto del «Regolamento d'uso dell'impianto».

L'intera attività viene svolta sotto la vigilanza del Gos, il quale opera in permanenza in ogni impianto sportivo ed è presieduto da un funzionario di polizia nominato dal questore. Del Gos fanno parte funzionari dei vigili del fuoco, del servizio sanitario, della polizia municipale nonché il delegato per la sicurezza.

La questura ha comunicato che la partita è stata rinviata per mancanza di agibilità dello stadio e per garantire l'incolumità del pubblico. La situazione è stata valutata come pericolosa a causa della neve e del ghiaccio presenti sui gradoni dello stadio. Ci sono stati tre sopralluoghi dei vigili del fuoco. In un primo tempo era stato deciso di pulire le grandinate, poi però ha continuato a nevicare e la pulizia è stata interrotta. Infine si è optato per il rinvio dopo un nuovo tentativo di rendere possibile la partita. Non c'è stato nessun incidente, qualche disagio invece sul fronte del traffico.

Ecco i due schieramenti che erano attesi in campo
ATALANTA (4-4-2): 47 Consigli; 32 Ferri, 2 Stendardo, 3 Lucchini, 13 Peluso; 7 Schelotto, 21 Cigarini, 17 Carmona, 11 Moralez, 28 Gabbiadini, 90 Tiribocchi. In panchina: 16 Polito, 5 Manfredini, 33 Brighi, 79 Ferreira, Pinto, 18 Carrozza, 10 Bonaventura, 89 Marilungo. All. Colantuono.
GENOA (4-4-2): 1 Frey, 20 Mesto, 5 Granqvist, 13 Kaladze, 24 Moretti; 81 Sculli, 88 Biondini, 33 Kucka, 11 Jankovic; 8 Palacio, 82 Gilardino. In panchina: 22 Lupatelli, 31 Sampirisi, 36 Meucci, 27 Costant, 19 Jorquera, 10 Birsa, 2 Pratto. All. Marino.
Arbitro: Gava di Conegliano Veneto (Altomare-Carrier/Gallione).

martedì 31 gennaio 2012

L'APPOGGIO ALLA VAL DI SUSA

Come anticipato a poche ore dalla notizia degli arresti avvenuti su tutto il territorio nazionale contro i manifestanti No-Tav(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2012/01/repressione-sbirresca-per-i-no-tav.html )ecco un articolo che allo stesso modo sempre su scala nazionale raduna tutti gli attestati di stima e di solidarietà verso i ragazzi arrestati e verso tutto il movimento.
Il post di Infoaut che è stato ripreso da Senza Soste fornisce links per approfondire le notizie di questi ultimi giorni riguardo a chi è in ancora in carcere e accumula tutte le parole di affetto e di appoggio,da quelle racchiuse in poche righe fino alle più concrete opere di volantinaggio,che gli italiani hanno voluto dedicare al popolo della Val di Susa.
A fronte di una repressione che di civile non ha nulla le dimostrazioni di protesta devono essere sempre più insistenti,chiare e decise,perché chi è contro usa la violenza gratuita e qui nessuno è più disposto a porgere l'altra guancia,se lotta dev'essere lotta sarà.

La straripante solidarietà al movimento No Tav.
L'operazione del procuratore Giancarlo Caselli contro il movimento No Tav ha scatenato una straripante attivazione di solidarietà con la Val Susa; non che non si fosse certi del sostegno ai quattro angoli del vecchio stivale che è sempre perventuto nella battaglia contro l'alta velocità, soprattutto nei momenti di necessità quindi di attacco della controparte, però gli arresti del 26 gennaio 2012 hanno scritto un'altra bella pagina della traduzione di No Tav in ogni territorio...
Molteplici e incontrollabili le azioni di solidarietà che si sono svolte in questi giorni, dai blocchi alla stazione di Napoli al murales di Bergamo, dal corteo in centro a Bologna agli striscioni di Ostia, e tanti altri potrebbero essere gli esempi fattivi di un No che attraversa l'Italia, dello sdegno e della rabbia contro gli arresti che hanno colpito tanti e tante No Tav.
Un segno della mareggiata di solidarietà e partecipazione, appoggio e vicinanza, l'abbiamo riscontrato - in maniera esponenzialmente differente dal recente passato, in momenti particolari di attacco ad esperienze di lotta o fratture compiute dal conflitto - affrontando la mole impressionante di comunicati di solidarietà ricevuti o recuperati lungo le mille vie della rete.
Centinaia e centinaia di documenti e volantini come di poche ma importanti righe. Un mare eterogeneo, composto da tanti e diversi: centri sociali, collettivi cittadini o studenteschi, occupazioni metropolitane, sindacati, partiti, reti sociali e chissà quante altre forme di progettualità politica; impossibile elencarle tutte!
Ragione per la quale è infattibile riuscire qui a riordinare tutti i comunicati di solidarietà, ci sarebbe piaciuto ma siamo ben contenti di aver incontrato questa difficoltà eccedente...! Consigliamo di dare un'occhiata alla sezione comunicati, lì abbiamo caricato tutto, lì si conserva la potenza di una solidarietà attiva e genuina, non relegata all'abitudine della formalità; in momenti come questi riteniamo sia fondamentale porsi sempre la domanda non solo di che cos'è il No Tav, ma soprattutto di cosa questo irriducibile 'niet' nato in una meravigliosa valle del Piemonte sia diventato e possa essere per il nostro paese, per la sua trasformazione, per la costruzione di quell'alternativa indispensabile e necessaria ma incompatibile con un sistema che crolla.
Per vincere, l'Italia ha bisogno della Val Susa, la Val Susa ha bisogno dell'Italia. Il No Tav non è un processo immaginifico, ma reale, non è una formuletta magica, ma concreto. Il No Tav non ricompone meccanicamente tutto, ma la sfida che le soggettività hanno dinnanzi, nei territori, sopratuttto nella fase di crisi che il nostro paese sta attraversando, non può che essere quella dello scardinamento degli steccati della differenza intorno all'adesione ad un No Tav come bene comune e collettivo; come ci insegna il movimento della Val Susa, e sono oltre vent'anni di movimento a testimoniarlo, ' si parte e si ritorna tutti assieme'!
Grazie a tutti e tutte; ora e sempre No Tav.
La redazione di Infoaut
www.infoaut.org
Link: GLI ARRESTI NON TORNANO
Link: MARIO IL BARBE’ AI DOMICILIARI! ANCORA PEZZI CHE CADONO DEL TEOREMA CASELLI