giovedì 6 ottobre 2011

UN BAVAGLIO IDIOTA

Ormai da qualche giorno tutti i social networks più diffusi al mondo lanciano appelli di solidarietà con Wikipedia,l'enciclopedia on line più diffusa al mondo,e di sdegno nei confronti del regime italiano per le scelte in ambito politico volte a censurare e denunciare chiunque abbia da esprimere qualcosa di personale in rete.
Sotto vi è la prima pagina che si apre ai naviganti da un paio di giorni quando si utilizza Wikipedia,con evidenti riferimenti alla politica dittatoriale del regime e richiami alla dichiarazione universale dei diritti dell'uomo:l'intervento dell'ultim'ora sull'accordo per la legge bavaglio ha addolcito(si fa per dire)la posizione dei blog amatoriali mentre per le testate on line registrate dev'esserci l'obbligo di rettifica nel giro di 48 ore in caso di contestazioni.
Finisco l'interventio citando uno dei co-fondatori di Wikipedia,Jimmy Wales:"un disegno di legge idiota,un durissimo colpo alla libertà di stampa",ma ha aggiunto pure che nessuno potrà farli tacere.

Wikipedia:Comunicato 4 ottobre 2011

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Aggiornamento: l'oscuramento di Wikipedia ha suscitato una grande attenzione da parte di media, enti, associazioni e cittadini. Alcune personalità politiche hanno manifestato l'intenzione di presentare emendamenti che porrebbero Wikipedia al riparo dagli obblighi e modalità previsti dal comma 29 del decreto proposto. Il DDL in discussione si trova qui (approvato dalla Camera l'11 giugno 2009, modificato dal Senato il 10 giugno 2010).
Le voci rimarranno nascoste almeno fino alla discussione alla Camera dei Deputati, prevista per la mattinata del 6 ottobre 2011.
Il diritto di usare la Rete come fonte e luogo di conoscenza è e resta la nostra priorità.
ca - de - el - en - eo - es - fr - he - pt - ro
Cara lettrice, caro lettore,
in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando. La pagina che volevi leggere esiste ed è solo nascosta, ma c'è il rischio che fra poco si sia costretti a cancellarla davvero.
Negli ultimi 10 anni, Wikipedia è entrata a far parte delle abitudini di milioni di utenti della Rete in cerca di un sapere neutrale, gratuito e soprattutto libero. Una nuova e immensa enciclopedia multilingue e gratuita.
Oggi, purtroppo, i pilastri di questo progetto — neutralità, libertà e verificabilità dei suoi contenuti — rischiano di essere fortemente compromessi dal comma 29 del cosiddetto DDL intercettazioni.
Il Disegno di legge - Norme in materia di intercettazioni telefoniche etc., così modificato (vedi p. 24), alla lettera a) del comma 29 recita:
«Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono.»
Tale proposta di riforma legislativa, che il Parlamento italiano sta discutendo in questi giorni, prevede, tra le altre cose, anche l'obbligo per tutti i siti web di pubblicare, entro 48 ore dalla richiesta e senza alcun commento, una rettifica su qualsiasi contenuto che il richiedente giudichi lesivo della propria immagine.
Purtroppo, la valutazione della "lesività" di detti contenuti non viene rimessa a un Giudice terzo e imparziale, ma unicamente all'opinione del soggetto che si presume danneggiato.
Quindi, in base al comma 29, chiunque si sentirà offeso da un contenuto presente su un blog, su una testata giornalistica on-line e, molto probabilmente, anche qui su Wikipedia, potrà arrogarsi il diritto — indipendentemente dalla veridicità delle informazioni ritenute offensive — di chiedere l'introduzione di una "rettifica", volta a contraddire e smentire detti contenuti, anche a dispetto delle fonti presenti.
In questi anni, gli utenti di Wikipedia (ricordiamo ancora una volta che Wikipedia non ha una redazione) sono sempre stati disponibili a discutere e nel caso a correggere, ove verificato in base a fonti terze, ogni contenuto ritenuto lesivo del buon nome di chicchessia; tutto ciò senza che venissero mai meno le prerogative di neutralità e indipendenza del Progetto. Nei rarissimi casi in cui non è stato possibile trovare una soluzione, l'intera pagina è stata rimossa.
Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Articolo 27
«Ogni individuo ha diritto di prendere parte liberamente alla vita culturale della comunità, di godere delle arti e di partecipare al progresso scientifico e ai suoi benefici.
Ogni individuo ha diritto alla protezione degli interessi morali e materiali derivanti da ogni produzione scientifica, letteraria e artistica di cui egli sia autore.»
L'obbligo di pubblicare fra i nostri contenuti le smentite previste dal comma 29, senza poter addirittura entrare nel merito delle stesse e a prescindere da qualsiasi verifica, costituisce per Wikipedia una inaccettabile limitazione della propria libertà e indipendenza: tale limitazione snatura i principi alla base dell'Enciclopedia libera e ne paralizza la modalità orizzontale di accesso e contributo, ponendo di fatto fine alla sua esistenza come l'abbiamo conosciuta fino a oggi.
Sia ben chiaro: nessuno di noi vuole mettere in discussione le tutele poste a salvaguardia della reputazione, dell'onore e dell'immagine di ognuno. Si ricorda, tuttavia, che ogni cittadino italiano è già tutelato in tal senso dall'articolo 595 del codice penale, che punisce il reato di diffamazione.
Con questo comunicato, vogliamo mettere in guardia i lettori dai rischi che discendono dal lasciare all'arbitrio dei singoli la tutela della propria immagine e del proprio decoro invadendo la sfera di legittimi interessi altrui. In tali condizioni, gli utenti della Rete sarebbero indotti a smettere di occuparsi di determinati argomenti o personaggi, anche solo per "non avere problemi".
Vogliamo poter continuare a mantenere un'enciclopedia libera e aperta a tutti. La nostra voce è anche la tua voce: Wikipedia è già neutrale, perché neutralizzarla?
Gli utenti di Wikipedia

mercoledì 5 ottobre 2011

COLPEVOLE ASSENTEISMO

I dati riportati da uno studio dell'associazione Openpolis e riportati qui sotto da Senza Soste riprendendo un articolo de"Il fatto quotidiano"lascia allibiti di fronte all'autolesionismo che l'opposizione è riuscita a fare in questi anni in materia di assenteismo sia al Senato(dove alla testa di questa demeritevole classifica vi è la Bonino)che alla Camera dei deputati(con Bersani leader).
Si è calcolato che confrontando votazioni senza tener conto di eventuali franchi tiratori la maggioranza avrebbe perso ben 5098 volte tali suffragi,considerando pure il fatto che l'assenteismo colpisce pesantemente pure i rappresentanti della maggioranza.
Ciononostante il regime al potere è stato battuto decine di volte e guardando al recente passato,ovvero alla legislatura appena trascorsa dove erano bastate nemmeno una manciata di votazioni perse per mandare a casa il centrosinistra,l'attuale dvce al comando è sempre saldo sulla sua poltrona anche se gli scossoni continuino ad arrivare anche e soprattutto dagli alleati,pronti a sbranarsi per prenderne il posto.

Un rapporto rivela: “L’opposizione ha salvato 5098 volte la maggioranza”.
I dati vengono dall'analisi dell'associazione Openpolis. Tra i deputati della Camera, quello che ha favorito più volte il governo Berlusconi non presentandosi in aula, è il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani.

Dall’inizio della legislatura, il governo è stato battuto almeno un centinaio di volte. Ma se si contano le restanti, tutti i deputati e i senatori dell’opposizione hanno contribuito almeno una volta a salvare la maggioranza, non partecipando al voto. Una scelta che ha influito e consegnato la vittoria al governo per il 35% delle votazioni. In Senato al primo posto, proprio per avere favorito la maggioranza, c’è la radicale Emma Bonino (1.331 volte), seguita da Sergio Zavoli, Franco Marini con 890 voti e Felice Belisario dell’Italia dei Valori (872 votazioni).
I dati sulle assenze sono stati calcolati dall’associazione Openpolisnel rapporto “L’opposizione che salva la maggioranza”, che ha esaminato l’attività parlamentare dall’aprile 2008 a settembre 2011. Per 5.098 volte la maggioranza poteva essere battuta (scarica il pdf). Questo non significa ovviamente che il risultato avrebbe potuto essere automaticamente raggiunto, con la presenza dei membri dell’opposizione. Perché, di norma, quando tra i banchi della maggioranza si fa largo il timore di “andare sotto”, immediatamente vengono richiamati ministri, sottosegretari con doppio incarico e parlamentari “semplici”, per votare in soccorso della propria parte politica.
Alla Camera, il deputato che più ha aiutato Berlusconi è il segretario del Partito democratico Pierluigi Bersani (2306 volte), seguito da Antonio Gallione (che dal Pd è passato al gruppo misto) e Antonio Di Pietro (2019 voti). In realtà, più spesso di quanto si immagini, anche i parlamentari della maggioranza sono assenti, sia perché impegnati con gli incarichi di governo (54 componenti dell’esecutivo su 64 sono anche parlamentari), sia perché semplicemente assenti. In tutti questi casi si aprirebbe la possibilità per l’opposizione di “battere la maggioranza” e, di conseguenza, di bloccare una legge o di rinviare i tempi della sua approvazione. Provvedimenti come il salvataggio di Alitalia nel 2008 o la riforma Brunetta sulla Pubblica amministrazione del 2009 potevano andare diversamente. Eppure queste occasioni non vengono sfruttate, soprattutto a causa dell’assenteismo.
Leggi il rapporto
tratto da Il Fatto Quotidiano del 3 ottobre 2011

martedì 4 ottobre 2011

PRIME CONDANNE PER IL CASO BONSU

Dopo la vergogna che la vicenda di Emmanuel Bonsu,il giovane di origini ghanesi pestato a Parma dai vigili perché sospettato di essere uno spacciatore(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/search?q=bonsu),ha suscitato in tutto il paese,ecco a distanza di quasi tre anni le sentenze che hanno portato in tutto alla somma di 54 anni di reclusione per gli otto agenti indagati.
Fatto sta che ultimamente nella città emiliana i pubblici ufficiali assieme a sindaco e assessori non godano di una bella reputazione,con un'amminiostrazione comunale decimata da arresti e denunce oltre a questi"tutori dell'ordine"che nell'arco di questi anni hanno fatto solo una manciata di giorni di carcere e che in un modo o nell'altro hanno sempre lavorato e percepito uno stipendio pubblico.
L'articolo di Repubblica on-line"fornisce nuovamente l'elenco delle merde in divisa implicate nel sequestro e nel pestaggio di Bonsu con le rispettive condanne e i commenti di alcuni di loro ,degli avvocati dell'accusa e della difesa e oltre che dei familiari del giovane pestato a sangue.

Caso Bonsu, il giorno delle sentenze
Sette anni a Fratantuono e Fabbri

Si è concluso il primo grado del processo per il pestaggio del giovane ghanese. Pene severe per i vigili imputati. Risarcimento di 135mila euro, ma il Comune non è stato condannato a pagare
FOTO COMMENTO CI HANNO PERSO TUTTI TUTTE LE TAPPE
VIDEO Lettura della sentenza / Bonsu e avvocati commentano

di MARIA CHIARA PERRI
Meno di cinque ore in camera di consiglio. Poi, puntuale, alle 17.30 il giudice Paolo Scippa ha letto la sentenza di primo grado per gli otto vigili accusati del pestaggio e del sequestro del giovane ghanese Emmanuel Bonsu. Per la città di Parma, l'atto conclusivo di uno scandalo dai gravi risvolti razzisti. Ad ascoltare il verdetto, nell'aula affollata da toghe e telecamere ma non dal pubblico, c'erano solo due imputati. Curiosamente, quelli che hanno ricevuto la pena più alta e quella più lieve.

LE CONDANNE - Pasquale Fratantuono, l'agente che si è fatto immortalare col ragazzo e gli ha consegnato una busta con sopra scritto "Emanuel negro", è stato giudicato responsabile di tutti i reati e dell'aggravante di discriminazione razziale. La pena, 7 anni e 9 mesi di reclusione. Il pm Roberta Licci aveva chiesto 9 anni e tre mesi. "Ho scelto di non partecipare al processo perché non sarei stato in grado di sopportare la pressione psicologica - aveva dichiarato davanti al giudice con la voce rotta dal pianto - ho superato questa difficoltà perché volevo che lei sapesse che la violenza e il razzismo non appartengono alla mia cultura. Sono fermamente convinto di aver fatto il mio dovere nella prima operazione antidroga della mia vita. Mi è molto difficile parlare in questa aula e mi rammarica sapere che qualcuno ha sofferto come oggi soffro io nella convinzione che ho agito per fini diversi da quelli istituzionali".

L'altro agente in
aula, Graziano Cicinato, è stato assolto da tutti i capi di imputazione tranne che per il sequestro di persona, "limitatamente al trattenimento in cella di Bonsu e alla conseguente indebita costrizione". Concesse le attenuanti generiche, prevalenti sulle aggravanti, è stato condannato a due anni di reclusione, pena sospesa e non menzione della condanna sul casellario giudiziale. Per lui, quindi, nessuna ipotesi di reclusione. Ma l'aspettativa era l'assoluzione: anche Cicinato farà ricorso in appello.

Pena pesante per l'ex vicecomandante Simona Fabbri: ritenuta responsabile di tutti i reati e delle aggravanti, senza concessioni di attenuanti, è stata condannata a 7 anni e sei mesi di reclusione. Come Fratantuono, è stata interdetta in perpetuo dai pubblici uffici. "Anche se la ricostruzione dell'accusa fosse corrispondente alla realtà dei fatti, cosa che contestiamo, questa pena è eccessiva e non proporzionata" è stato il commento del difensore Noris Bucchi.

Mirko Cremonini, l'altro vigile che doveva rispondere dell'aggravante della discriminazione razziale, si è visto concedere le attenuanti: per lui, 3 anni e sei mesi di reclusione e l'interdizione di cinque anni dai pubblici uffici.

Nessuna concessione all'ispettore Stefania Spotti, condannata per tutti i reati a sei anni e 8 mesi di reclusione e interdetta in perpetuo dai pubblici uffici. Andrea Sinisi e Giorgio Albertini sono stati condannati rispettivamente a 4 anni e 9 mesi e a 4 anni e 7 mesi di detenzione. A entrambi sono state riconosciute le attenuanti equivalenti alle aggravanti. Anche per loro, l'interdizione di 5 anni dai pubblici uffici. Infine, Marco De Blasi è stato condannato a 3 anni e 4 mesi, con attenuanti prevalenti, e all'interdizione di 5 anni. I due imputati presenti hanno lasciato l'aula in silenzio, senza rilasciare dichiarazioni.

IL RISARCIMENTO: COMUNE ESCLUSO - Colpo di scena, poi, riguardo al risarcimento dei danni alla parte civile. Alla famiglia Bonsu è stata riconosciuta una provvisionale immediatamente esecutiva di 135mila euro (ne avevano chiesto 500mila), che gli imputati dovranno pagare in solido ma senza il responsabile civile, il Comune di Parma, giudicato estraneo ai fatti.

"Sarei soddisfatto se non si fossero verificati i fatti - il commento dell'avvocato dell'Amministrazione, Pierluigi Collura - quello che è successo quel maledetto giorno ha danneggiato tutti, la città, il Comune, il corpo dei vigili urbani. Nelle due condanne precedenti è già stato riconosciuto un risarcimento all'Amministrazione e in questo processo abbiamo mantenuto la stessa linea. Il giudice ci ha dato ragione. In ogni caso, è una sentenza che lascia l'amaro in bocca per quello che è successo". Oltre ai 135mila euro, gli imputati dovranno pagare 23mila euro di spese legali alla famiglia Bonsu.

L'avvocato di parte civile Lorenzo Trucco si è invece detto "perplesso" per questo inaspettato rigetto della richiesta "aspettiamo però di leggere la motivazione. In questo processo comunque l'impianto accusatorio ha tenuto". Il giudice depositerà le motivazioni della sentenza entro 45 giorni.

"MIO FIGLIO E' INNOCENTE" - Preso d'assalto dai taccuini e microfoni, il protagonista della vicenda, Emmanuel, è rimasto chiuso dietro a un muro di sorrisi cortesi, sguardi fuggenti e silenzio. Il papà Alex ha dichiarato che per lui è importante che si sia trovata la verità "soprattutto sul fatto che mio figlio è innocente, non c'entra niente con droga o altro. Si è chiarito chi è colpevole e chi no". Per la famiglia Bonsu è stato un processo lungo e pesante. Dopo tre anni, "non è cambiato niente". Emmanuel soffre ancora delle conseguenze di quelle botte e quelle umiliazioni. Studia a Milano Scienze politiche, "ma per lui è difficile - dice il padre - non so cosa farà in futuro".

LE CONSEGUENZE PER I VIGILI - Vista la gravità delle pene, tutti gli imputati faranno ricorso al Tribunale d'Appello e, se in secondo grado non ci saranno stravolgimenti assolutori, probabilmente il processo finirà in Cassazione. L'unico vigile che non rischia il carcere o altre misure detentive è Graziano Cicinato, a cui è stata concessa la sospensione della pena. Gli altri, invece, per ottenere l'affidamento in prova ai servizi sociali dovranno vedersi scontare la pena definitiva a un massimo di tre anni. Altrimenti, come è successo a Calisto Tanzi, per gli agenti del caso Bonsu fra qualche anno potrebbero spalancarsi le porte di una cella.

DIFESA "Nessun razzismo" / "Buona fede"
PM 54 anni in tutto per i vigili
AVVOCATI
"500mila euro a Bonsu"
(03 ottobre 2011)

sabato 1 ottobre 2011

PICCOLI BALILLA CRESCONO

Che ormai la Camera di deputati più che ricordare uno stanzone richiami più ad una immensa cloaca è un dato di fatto,e l'ultima nefasta e pure ridicola alleanza tra il leader dell'Msi Saya ed il"responsabile"
Scilipoti(in pochi mesi da Idv a Gruppo Misto a boss del Movimento di Responsabilità nazionale)da un lato fa veramente ghignare ed allo stesso modo indignare per via del marciume che essa rappresenta.
I due giovanotti che più crescono e più svarionano di pensieri vogliono unire le due creature semi abortite e praticamente già morte per acciuffare una minima percentuale di consensi e di voti nell'ottica di future elezioni.
Ricordiamoci che Saya è il creatore della Guardia Nazionale Italiana,un raggruppamento paramilitare cagato fuori nell'ottica dell'effetto ronde e come natura vuole lasciato per terra come la merda che è e mai uscita fuori per strada,se non nella sua mente malata(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/05/non-vediamo-lora.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/06/aaaronda-cercasi.html ),mentre Scilipoti assieme a personaggi di merda come Calearo e Cesario rappresentano la manciata di voti nati all'indomani della scissione tra i finiani e i berlusconiani nel dicembre dello scorso anno,diciamo un culo per tutti i cazzi.
Consapevole che questa altra immensa montagna di letame ricada implodendo assieme ai quattro gatti che aderiranno all'iniziativa che sembra più una gita scolastica che altro,rilevo solo la notizia per dire quanto schifo e degrado c'è tutt'ora nel regime italiano che vede costellato di razzisti e fascisti le proprie fila:articolo preso da Senza Soste.

Maggioranza e Nazi-Fascisti assieme, alla Camera dei Deputati.
L'Onorevole Domenico Scilipoti aveva da poco annunciato l'inizio di una discussione per la nascita di un nuovo progetto politico: "l'alleanza tra il Movimento di Responsabilità Nazionale e la formazione dell'MSI-Destra Nazionale".
Ed ecco la nota appena diramata dal leader MSI Gaetano Saya, ultranazionalista pluripregiudicato, cultore di milizie parallele, fornitore di divise simil-naziste, minacciatore seriale di giornalisti, omofobo, massone, istigatore all'odio razziale e personaggio moltopericoloso:
Camera dei Deputati
Giovedi 29 settembre 2011, ci sarà una conferenza stampa, tra il Capo del Movimento di Responsabilità Nazionale, L’On. D.Scilipoti e i Vertici, dei Nazionalisti del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale, lo storico partito voluto da G. Almirante, sciolto iniquamente da G. Fini, rifondato da G. Saya.
Ora non si scherza più. L'Onorevole Domenico Scilipoti è il leader dei Responsabili, il gruppo parlamentare che tiene in vita la maggioranza guidata da Silvio Berlusconi. Domani, quindi, maggioranza di Governo e nazi-fascisti terranno una conferenza stampa alla Camera dei Deputati, assieme. Ora aspettiamo di capire quale sarà la reazione dei vertici istituzionali del Paese, a partire dal Presidente del Consiglio, mentre i padri costituenti si rivoltano nella tomba.
tratto da http://nonleggerlo.blogspot.com - 28 settembre 2011

venerdì 30 settembre 2011

BLOCCO SOCIALE

Il sito di Senza Soste non è impazzito,non da i numeri e nemmeno ha preso una piega verso la numerologia anche se il titolo di un loro articolo odierno porta come titolo il numero 315,che in parole spicce sono la cifra della misera maggioranza dei parlamentari italiani che ancora tengono in piedi il regime dopo l'ultimo voto di sfiducia contro il ministro Romani e che è pure lo stesso numero che ha permesso ai colleghi politici tedeschi di non vedere sparire la moneta Euro e pure l'Europa dalla faccia della terra(almeno economicamente).
Che il voto sia stato contrario o a favore il numero non cambia e se nel caso italiano è l'ennesimo tentativo di portare avanti un governo in coma irreversibile quello tedesco è un minima boccata d'ossigeno in quanto permette all'Europa di poter elargire agli Stati membri in difficoltà degli aiuti per non fallire.
Da noi ormai pure chi ha votato per Berluscojoni(inteso le persone che contano in ambito decisionale)si sono pentiti e vogliono un cambiamento con elezioni anticipate,dai palazzinari a Confindustria fino ad arrivare a piccoli o grandi imprenditori.
La crisi galoppa ancora e se per persone come me(salariato e tassato dall'alto)il peggioramento è stato meno traumatico rispetto ad altri abituati al lusso o quasi,i milioni di precari,pensionati e disoccupati se la vedono molto male anche rispetto a chi la crisi l'ha subita e vissuta come un taglio di ferie o di comodità quotidiane.

315.
315 è la quota della maggioranza raggiunta alla Camera nel respingere la mozione di sfiducia contro il ministro dell'agricoltura Saverio Romano. Si tratta, voto più voto meno, della quota raggiunta con il voto di fiducia del 14 dicembre (314) e grazie alla quale il governo Berlusconi sopravvive oltre ogni evidenza politica. Mai nella storia di questo paese un governo è stato sfiduciato contemporaneamente dalle opposizioni (e fin qui..) dalla Cgil come da Confindustria, dai vescovi come dagli imprenditori. Dalle associazioni di categoria come dal mondo della cultura, della moda per non parlare di scuola e università.
Sarebbe sbagliato pensare di fare di tutto questo un blocco sociale, certo che il colpo d'occhio sull'assenza di base sociale del governo Berlusconi è impressionante. Persino gli imprenditori edili, con un governo notoriamente sensibile al mattone, si sono messi a contestare pubblicamente il ministro alle infrastrutture Matteoli. Ma il pacchetto di maggioranza alla camera, raggiunto nel dicembre 2010 con ogni mezzo necessario, il Pdl cioè Mediaset se lo tiene stretto. Perchè ad ogni momento grave di crisi del governo Berlusconi i titoli legati a Mediaset registrano cadute del valore azionario dei propri titoli anche del 5 per cento in una giornata. Questo arroccamento del Pdl e di Mediaset, entrambi senza idee sul futuro della politica e della comunicazione, ha però una data di scadenza. Un anno e mezzo, se la legislatura arriva alla sua fine (diciamo così) naturale, sei-sette mesi se nei rapporti tra gli schieramenti si imporrà l'emergenza delle elezioni anticipate per impedire il referendum elettorale a giugno.
Nel frattempo un intero paese crolla: infrastruttura, tecnologie, ricerca, occupazione, formazione, assistenza sociale, innovazione, welfare sono tutte parole morte e sono candidate a restarlo per un lungo periodo.
Intere fasce di popolazione sono senza prospettiva e assistenza, interi settori strategici sono lasciati marcire. Il fatto che l'opposizione si scaldi sulla legge elettorale, per quanto questa sia particolarmente demenziale, fa cascare le braccia di fronte alle priorità di un paese che rischia di entrare in un cono d'ombra per un ventennio.
E qui c'è un punto importante da aggiungere: la visione del declino di questo paese si accentua nitidamente se si guarda allo scenario continentale. Ce lo spiega lo stesso numero raggiunto dal centrodestra a Montecitorio. 315 è infatti la quota raggiunta dalla maggioranza di Angela Merkel al Bundestag, il parlamento tedesco, durante la votazione sull'adesione tedesca al fondo europeo di stabilità (i prestiti che, secondo la Ue, servirebbero ad aiutare gli stati in crisi nella zona euro). Nell'ordine delle priorità politiche nazionali, va sottolineato nazionali, l'agenda setting dell'informazione generalista, quella che connette un paese, va radicalmente cambiata. Questa quota 315 per l'Italia era molto più importante della stessa raggiunta dalla maggioranza di Berlusconi. Senza il 315 tedesco l'euro si sarebbe dissolto catastroficamente, e qui il problema non è tanto la fine di una moneta ma le sue modalità di esaurimento, nel giro di poche settimane. Come è molto più importante per l'Italia capire, dopo il voto al Bundestag, come effettivamente verrà definito questo fondo piuttosto che il dibattito su chi sarà il governatore della Banca d'Italia dopo la fine del governatorato Draghi. Così per interessi di rendita economica e di potere nell'occupazione di ruoli istituzionali, per provincialismo dei media, la cronaca parlamentare e quella sulle nomine occupano uno spazio spropositato nel mainstream della comunicazione italiana. Non c'è da stupirsene in un paese dove l'analfabetismo reale, che non è più il non saper leggere e scrivere ma il saper usare le piattaforme di comunicazione, è straordinariamente diffuso.
Ma senza la massa d'urto, comunicativa e politica, delle priorità in politica estera difficilmente questo paese esce dal declino in cui si trova. E non è questione, solo o tanto, di petrolio, di gasdotti, di energia. Senza una posizione chiara, forte e pubblica dell'Italia sul fondo di stabilità, sul futuro delle istitituzioni europee il commissariamento reale di questo paese durerà a lungo. Con il conseguente saccheggio delle risorse nazionali, offerto gentilmente sul piatto da Tremonti con il piano di dismissioni dei beni pubblici, da parte chi vorrà servirsene in Europa e nel mondo. Senza una politica internazionale pubblica e codificabile da tutto il mondo trovarsi in una nuova guerra, e finire di impantanarsi in Libia, sarà automatico come respirare.
E qui non si può solo accusare il berlusconismo, che del provincialismo ha fatto materia di consenso elettorale. I quattro principali leader delle opposizioni non dicono, da sempre, una parola in politica estera. Sono espressioni di maschere regionali della comunicazione. Delegando alla spettrale figura del presidente della repubblica la celebrazione dell'assenza di una visione in politica estera, e il commissariamento reale di questo paese, dietro la tetra formula degli "impegni assunti dall'Italia". Che variano dai tagli feroci alla spesa pubblica alle guerre in Afghanistan o in Libia.
Un paese senza una politica estera pubblica e chiara non è un paese. E infatti: mentre quota 315 serviva al ministro Romano per affermare che la sua famiglia è incensurata da sette generazioni (lo era anche quella Dillinger tra l'altro) la stessa quota serviva alla maggioranza moderata del Bundestag per definire un passo che, qualsiasi sia il futuro che ci aspetta, è decisivo per la forma dell'UE. Intanto in Italia si dibatteva sulla ventenne fidanzata di Berlusconi.
Davvero quando si guarda al ceto politico italiano, di qualsiasi schieramento, viene a mente la frase di Seneca che recita "la ricchezza non ha decretato la fine delle loro miserie ma solo un cambiamento". Il problema è che appaiono tutti ben decisi a ridurci noi in miseria, quella materiale.

per Senza Soste, nique la police
30 settembre 2011

mercoledì 28 settembre 2011

AMMAZZARE I BLOG

Altro affondo di stampo fascista e dittatoriale del neodvce Berluscojoni che con un"nuovo"decreto legislativo che praticamente ripropone la norma ammazza blog su cui il regime stavolta vuole porre la fiducia pur di farla passare ed imbavagliare il libero pensiero su Internet.
Ovviamente,al pari di due anni fa(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/07/scioperoparziale.html) quando il primo
decreto fu presentato da Alfano e ci fu una sorta di scipero da parte dei bloggers,l'indignazione e la voglia di lottare sono le due reazioni che vengono subito in mente,così in Italia ma anche in Europa,visto che questa sentenza creerebbe un pericoloso precedente contro la libertà di pensiero.
L'articolo è tratto da "Repubblica on-line"e si spiegano le sanzioni e la pericolosità di questa norma che pone l'Italia alle soglie del periodo medievale.
Bavaglio al web col ddl intercettazioni
ritorna la norma "ammazza blog".

Il governo ripresenterà lo stesso disegno di legge, inclusa la disposizione che obbliga i gestori di un sito a modificare i contenuti pubblicati se oggetto di richieste di rettifica. Nessuna possibilità di replica e multe salate. In Rete riparte la mobilitazione. Di Pietro sul web: "Non staremo con le mani in mano".

ROMA - Il governo torna alla carica sul ddl intercettazioni, fortemente voluto dal premier Silvio Berlusconi. Una questione su cui l'esecutivo è orientato a porre la fiducia, bloccando la via a ogni eventuale emendamento. Ma il disegno di legge attualmente allo studio contiene ancora la norma 1 cosiddetta "ammazza blog", una disposizione per cui, letteralmente, ogni gestore di "sito informatico" ha l'obbligo di rettificare ogni contenuto pubblicato sulla base di una semplice richiesta di soggetti che si ritengano lesi dal contenuto in questione. Non c'è possibilità di replica, chi non rettifica paga fino a 12mila euro di multa.
Una misura che metterebbe in ginocchio la libertà di espressione sulla Rete, e anche le finanze di chi rifiutasse di rettificare, senza possibilità di opposizione, ciò ha ritenuto di pubblicare. Senza contare l'accostamento di blog individuali a testate registrate, in un calderone di differenze sostanziali tra contenuti personali, opinioni ed editoria vera e propria.
Ai fini della pubblicazione della rettifica, non importa se il ricorso sia fondato: è sufficiente la richiesta perché il blog, sito, giornale online o quale che sia il soggetto "pubblicante" sia obbligato a rettificare. Ecco il testo: "Per i siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica, le dichiarazioni
o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono".
Al di là delle diffamazioni e degli insulti, ogni contenuto sul web diventerebbe potenzialmente censurabile, con l'invio di una semplice mail. E sul ddl intercettazioni, il governo ha particolarmente fretta: il documento potrebbe passare così com'è entro pochi giorni. Un caso unico in Europa che, come in passato 2, sta già allarmando il popolo del web e mobilitando i cittadini in favore della difesa della libertà di informazione, come già accaduto ai tempi della contestata delibera AgCom. 3
Sulla sua pagina di Facebook, il presidente dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, scrive che "Il governo prova ancora una volta a mettere il bavaglio al web. Il ddl intercettazioni, infatti, prevede anche che qualunque blog, sito, portale o social network riceva una richiesta da soggetti che si ritengano lesi da un contenuto pubblicato, sia obbligato a rettificare entro 48 ore. E' la solita norma 'ammazza blog'. La rete si sta già ribellando e state certi che anche noi dell'IdV non staremo con le mani in mano".

martedì 27 settembre 2011

KUKUTZA AURRERA!

Dell'ennesima violenta repressione dello stato spagnolo contro i Paesi Baschi ci si era accorti già qualche giorno addietro con la severa ed illogica riconferma della condanna a dieci anni di reclusione per alcuni tra i più importanti leader della sinistra abertzale basca come Otegi e Usabiaga,e che ha visto da mercoledì la meno pesantissima dei soldatini massacratori col casco rosso schiantarsi contro il Kukutza,centro sociale faro culturale e di aggregazione del barrio di Errekalde,quartiere di Bilbao.
Dopo questa vera e propria azione militare non solo i frequentatori di questio gaztetxe ma pure gran parte della gente del barrio è scesa per strada sfidando camionette impazzite lanciate per strada e pallottole di gomma sparate ad altezza uomo per ribadire che il fiero popolo basco non ci sta a questi soprusi e che alza la testa contro questi interventi volti a spezzare la volontà di autodeterminazione di questi uomini.
L'articolo preso da Senza Soste racconta la cronaca di questi giorni che hanno fatto di Errekalde una polveriera e che nonostante la stoica difesa ha portato nel giro di pochi giorni allo sgombero ed all'abbattimento del Kukutza,con decine di feriti,una trentina di arrestati e lo sdegno non solo dei cittadini del barrio ma di tutti i baschi e della gente che anche da lontano simpatizza e solidarizza con questa splendida gente.

Bilbao: rivolta contro la polizia a difesa di un centro sociale.
La Polizia attacca un centro sociale. Cariche e barricate, 31 arresti, decine di feriti. Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza – così si chiamava il ‘gaztetxe’ (“casa dei giovani”) – era stato già sgomberato dai militari pochissimi giorni fa.
Vere e proprie scene di guerra, ieri, nella città basca governata con il bastone da una ristretta elìte al servizio dei palazzinari e delle banche che non vogliono che i loro progetti speculativi possano essere intralciati.
Ieri mattina centinaia di agenti della Polizia Autonoma Basca in assetto antisommossa hanno cominciato ad occupare militarmente un intero quartiere di Bilbao. Obiettivo: demolire un centro sociale attivo nel popolare quartiere di Errekalde da ormai 13 anni, dopo che il Kukutza – così si chiamava il ‘gaztetxe’ (“casa dei giovani”) – era stato già sgomberato dai militari pochissimi giorni fa.
Se fosse stato per il sindaco di Bilbao Inaki Azkuna (un liberista di ferro ras locale del PNV - Partito Nazionalista Basco) la demolizione avrebbe seguito a ruota lo sgombero, che gli occupanti avevano cercato di impedire e che mercoledì era costato ore di scontri e 25 fermati e denunciati. Ma poi gli abitanti del quartiere, riuniti nell'associazione Errekaldeberriz, con il sostegno di decine tra partiti politici della sinistra indipendentista, sindacati, associazioni, artisti e intellettuali, avevano fatto ricorso alla magistratura. Che, momentaneamente, aveva sospeso l'ordine di demolizione impartito dalla amministrazione comunale ma, dopo pochi giorni, ha naturalmente dato ragione al sindaco sceriffo che invocava la ‘difesa e il rispetto della proprietà privata’. Nel frattempo decine di vigilantes e poliziotti sono stati schierati 24 ore su 24 attorno all’edificio di 4 piani per impedire che fosse rioccupato.
Ieri l’ennesima azione di forza, appena arrivata l'autorizzazione del Tribunale: nel pomeriggio nel quartiere di Errekalde è arrivata un'enorme scavatrice, scortata e protetta da centinaia di Ertzainak (Polizia Autonoma agli ordini del socialista Patxi Lopez, governatore della regione) e di Vigili Urbani. Che hanno subito cominciato a manganellare tutti coloro che gli si paravano di fronte, comprese alcune anziane ma combattive signore del quartiere.
Occupato e militarizzato il quartiere, alle 18 in punto la scavatrice – guidata da operai incappucciati - è stata lanciata contro le mura di un palazzo che una associazione di architetti e urbanisti che si occupa della protezione del patrimonio industriale aveva dichiarato di 'interesse storico'. A centinaia - occupanti, militanti delle organizzazioni di sinistra, semplici cittadini del quartiere – si sono lanciati nelle strade fin dalle prime ore dell’alba per tentare di impedire fisicamente la demolizione. Ma gli ordini dei poliziotti erano chiari. E così per tutto il pomeriggio e la sera di ieri nelle vie di tutto il quartiere i cittadini sono diventati improvvisamente nemici da picchiare, da gettare a terra, da fermare e portare in commissariato: alla fine si contano 31 arrestati.
I feriti nelle continue e violentissime cariche non si contano, anche perché molti di loro hanno evitato di recarsi in ospedale per non farsi individuare e denunciare dagli scagnozzi di Azkuna sguinzagliati nei nosocomi della città. Alle manganellate i celerini hanno aggiunto un nutrito lancio di pallottole di gomma e di lacrimogeni, sparati non solo nelle strade ad altezza d'uomo ma anche all'interno dei negozi e dei bar del quartiere.
Mentre le mura del Kukutza andavano giù sotto i colpi della gru, centinaia di persone si sono radunate sotto la sede del Comune di Bilbao, proprio mentre da Irola Irratia, una radio comunitaria che stava fornendo fin dall’alba una cronaca in diretta degli eventi, arrivava la notizia che un gruppo di poliziotti era penetrata all’interno dei suoi studi ed aveva, senza troppi complimenti, sabotato le apparecchiature impedendo così che le sue trasmissioni potessero continuare. Ma le cariche e le intimidazioni non hanno convinto i manifestanti a desistere, anzi. Le strade del quartiere che ospitava il Kukutza e anche di quelli limitrofi si sono riempiti, col calar della sera, di migliaia di persone richiamate da un tam tam partito nel pomeriggio.
Man mano che aumentava la mobilitazione dei cittadini si è fatta più dura la repressione, anche con l'arrivo di alcuni reparti di Polizia Nazionale Spagnola a dar man forte all'Ertzaintza. Posti di blocco sono stati istituiti ieri nella prima serata per impedire che in città arrivassero manifestanti da altre località. Allo stesso tempo la Polizia ha iniziato a fare irruzione nei bar, nei negozi e addirittura in un supermercato, manganellando gli occupanti e sequestrando telecamere e telefoni cellulari, evidentemente per impedire che le immagini della violentissima repressione potessero essere diffuse in rete e sui media. Nel frattempo un gruppo di Ertzaina faceva irruzione in un ambulatorio del quartiere sequestrando cartelle cliniche - che evidentemente riportavano la gravità delle lesioni inferte dai 'tutori dell'ordine' su alcuni manifestanti.
Dopo le 20 la protesta si è spostata nella parte centrale di Bilbao, militarizzata da decine di furgoni e volanti della Polizia Autonoma. A centinaia hanno eretto barricate nelle strade del centro per rallentare gli Ertzaina che continuavano con le cariche, il lancio di lacrimogeni e di 'pelotazos' (pallottole di gomma). Alcune barricate sono state anche incendiate dai manifestanti, che in alcuni casi hanno respinto gli agenti in assetto antisommossa attraverso il lancio di pietre e razzi.
I violenti scontri sono proseguiti fino alle 5 di questa mattina, quando la Polizia è riuscita ad arrestare tre manifestanti nell'ultimo episodio di questa lunga giornata. Il 'giorno della vergogna', come l'ha ribattezzata l'associazione dei vecinos, il comitato di quartiere di Errekalde che ha denunciato la violenza indiscriminata delle forze di sicurezza contro gli abitanti del quartiere e l'istituzione di un vero e proprio stato d'assedio, inaccettabile in un paese che si fregia di essere 'democratico'.
25 settembre 2011

sabato 24 settembre 2011

LE PENE DI PENATI E DEL PD

Evidentemente la questione morale politica nata dalla sponda Pd non tocca solamente le formazioni di centrodestra appartenenti al regime,ma c'è molto da guardare a casa propria visto che il caso Penati sta esplodendo con tutto lo sdegno del caso.
Autosospesosi dal partito per lo scandalo delle presunte tangenti della ex Falck e per l'affare autostrade è rimasto in consiglio regionale addirittura aumentandosi lo stipendio in questo modo:non facendo più parte del Pd si é creato un gruppo misto dove solo lui è l'unico rappresentante e solo a lui spettano le sovvenzioni del caso nella cifra di 215mila Euro.
Articolo preso da Senza Soste su un articolo de"Il Giorno".

L'autosospensione dal PD? Per Penati un guadagno netto di 215.000 euro.
La propaganda piddina insiste sull'importanza dell'autosospensione di Filippo Penati dal partito e sul senso di responsabilità mostrato da dirigente PD in questo caso.
Di sicuro questo senso di responsabilità per l'ex braccio destro di Bersani ha significato un realizzo pronta cassa. Penati non solo non ha minimamente pensato a dimettersi dal consiglio regionale lombardo, nè il PD glielo ha chiesto, ed ha aderito al gruppo misto della regione Lombardia. Siccome nel consiglio regionale lombardo non esisteva un gruppo misto se ne è dovuto creare uno nuovo. I cui fondi, che ammontano a 215.000 euro, sono finiti tutti a Penati, unico componente. Senza parole. (red) 22 settembre 2011
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Fare scandalo è diventato un affare per Penati: 215mila euro tutti per lui

Il tesoretto del Gruppo Misto è composto da 143 mila euro per i dirigenti, 46 mila euro per il personale e 26 mila euro per le spese di comunicazione e rappresentanza. Unico ad usarli, lui

Milano, 22 settembre 2011 - La fuoriuscita di Filippo Penati dal Pd, per effetto dell’autosospensione dell’ex braccio destro di Pierluigi Bersani poi avallata pure dai garanti romani del partito, costerà alle casse della Regione - soldi pubblici - 215 mila euro. Nonostante il commiato provvisorio dai democratici, un posto a Penati in Consiglio regionale va riconosciuto.

Lasciata la carica di vicepresidente dell’aula, l’indagato eccellente dell’inchiesta monzese sulle presunte tangenti ex Falck, resta infatti consigliere regionale. Allontanatosi e allontanato dal Pd, Penati ha dovuto riparare nel Gruppo Misto. Un gruppo che fino a ieri non esisteva in Consiglio regionale. Un gruppo di cui Penati è al tempo stesso il capo e l’unico componente. Un gruppo che - ecco il punto - come tutti gli altri gruppi consiliari ha diritto per legge a vedersi riconosciuto un proprio budget per le spese di funzionamento, rappresentanza e pubbliche relazioni.

A sollevare il caso è stata l’Italia dei Valori, che ora rilancia sull’entità di tale budget: non 189 mila euro, come indicato dagli uffici della Regione, ma piuttosto 215 mila euro. «Gli uffici — sottolineano i dipietristi — si sono dimenticati dei 26 mila euro che il Gruppo Misto ha a disposizione per le spese di comunicazione». Subito dopo ecco fornite le voci che compongono il tesoretto del nuovo gruppo: 143 mila euro per i dirigenti, 46 mila euro per il personale e, appunto, 26 mila euro per le spese di comunicazione e rappresentanza. In tutto fanno 215 mila euro. Denaro che dovrà gestire da solo l’unico componente del Gruppo Misto: Filippo Penati.

La scelta di lasciare la vicepresidenza del Consiglio regionale e il Partito democratico - atti dal valore «politico», apprezzati da più parti, visto che l’inchiesta che lo vede tra gli indagati è tutt’altro che conclusa - non si traduce in risparmi per le casse pubbliche. Se da vicepresidente del Consiglio, Penati poteva contare su una retribuzione di circa 12 mila euro al mese, da consigliere semplice e capogruppo guadagnerà, ogni mese, 10 mila euro. È la legge a fissare i compensi. L’indennità di funzione dei consiglieri regionali ammonta a 3.466,38 euro al mese, al netto delle ritenute fiscali (3.643 euro) e pensionistiche (2.369 euro). All’indennità si aggiunge la diaria: altri 2.602,08 euro mensili a titolo di rimborso spese per la presenza in Consiglio o nelle commissioni. Diciotto le sedute conteggiate nella diaria, in caso di assenza al consigliere vengono trattenuti 144,56 euro a seduta.

La legge regionale del luglio ’96 prevede poi «rimborsi per le missioni nel territorio regionale. Anche questo rimborso è mensile e ammonta a 3.525,12 euro, soldi che vengono liquidati anche se i consiglieri se ne stanno a casa. Non bastasse, il rimborso spese per «le missioni in Italia o presso l’Unione Europea»: in questo caso il risarcimento scatta dietro presentazione di documenti di viaggio e non può superare, per ogni anno, l’equivalente di 11 viaggi aerei andata e ritorno sulla tratta Milano-Roma alle tariffe della compagnia di bandiera. Circa 2.332 euro. Infine, il rimborso forfettario per raggiungere l’aula del Consiglio, calcolato su base chilometrica.

Penati, come tutti gli altri consiglieri regionali, potrà continuare a contare su benefit quali l’abbonamento gratuito ai treni LeNord. Ha perso però il bonus di 30 mila euro annui riconosciuto dalla Regione ai componenti l’ufficio di presidenza del Consiglio che rinuncino all’auto blu. E Penati, prima che lo travolgesse l’inchiesta giudiziaria con epicentro a Sesto San Giovanni, vi aveva rinunciato.
www.ilgiorno.it/milano/politica/2011/09/22/585846-fare_scandalo.shtml

venerdì 23 settembre 2011

I NO TAV E LA SCOSSA DI MERCALLI

Pur se la trasmissione non mi piaccia molto soprattutto per quell'odioso leccaculo di Fazio ecco che dal suo programma preserale su Rai 3 è saltata fuori un'altra polemica in quanto il meteorologo Luca Mercalli(abitante in Val di Susa)ha difeso le due ragazze arrestate il 9 settembre a Chiomonte durante le proteste dei valligiani(ora Nina e Marianna sono quasi libere).
L'accanimento bipartisan che ha colpito Mercalli è il rinnovo che questa opera costosa,pericolosa ed inutile come la Tav sia una faccenda economica di grandissimo livello che arricchirà politici ed affaristi legati all'arrivo di finanziamenti pubblici italiani ed europei che giungeranno direttamente nelle loro tasche ed in quelle dei mafiosi che stanno dietro ai lavori.
Quindi l'ennesima prova che dietro al progetto dell'alta velocità ci siano solo immensi traffici finanziari e non una minima utilità per lo spostamento di persone e beni si para davanti agli occhi di tutti nella figura della destra e della pseudosinistra che si stanno scannando negli ultimi tempi:ma se ci sono di mezzo i soldi i militanti no tav sono da far tacere ed eliminare a tutti i costi.
L'articolo di Senza Soste è la replica alle accuse dei rappresentanti del governo italiota da parte di Mercalli.

No Tav: vietato parlarne. Intervista a Luca Mercalli.
Luca Mercalli replica alle accuse dei partiti ricevute dopo "Che Tempo che fa": «Vogliono ghettizzare i valsusini. Dietro l'opera ci sono interessi enormi, ci sono miliardi promessi a qualcuno e forse già spesi. Due ragazze "no tav" in carcere, i delinquenti liberi»
Luca Mercalli nelle ultime ore è stato bersaglio di pesanti critiche da parte di alcuni partiti politici (in testa il Pd) per aver espresso parere contrario alla Tav Torino-Lione durante il programma di Fabio Fazio "Che tempo che fa" (ecco il video). Un attacco sorprendete che, però, fa emergere come gli interessi affinché la Tav venga realizzata siano enormi. Cadoinpiedi ha intervistato Luca Mercalli.

Perché una reazione così esagerata e compatta della politica al tuo intervento?

Questo me lo sto domandando anche io. Sicuramente è il segno che dietro a questa opera ci sono sicuramente dei grandi interessi perché se si arriva a una reazione così spropositata rispetto a un minuto di considerazioni, peraltro credo legittimate dalla libertà di opinione e anzi dall'informare la popolazione che non ci sono tutti i dati chiari a supporto di questa opera, è il segno evidente che sotto c'è qualcosa, che non è una "normale" opera a favore dei cittadini.
Cosa c'è di innominabile sotto la sigla TAV?

Ma credo che di innominabile ci siano tanti bei miliardi di euro estratti dalle pubbliche finanze e che probabilmente sono già stati promessi a qualcuno, o forse addirittura sono stati anche già spesi. E allora, adesso, non si può più tollerare qualsiasi voce dissonante che possa mettere in crisi l'inizio del cantiere e l'erogazione dei primi fondi pubblici.
Intanto due donne incensurate sono state arrestate, e sono in carcere da giorni. Non è anche questo un eccesso in tutti i sensi?

Ma infatti io sono stato fortemente attaccato per le parole che ho speso su questo fatto. Non ho certo difeso le due donne che non conosco, e poi io non ero sul posto, quindi non dico che il loro fermo sia stato ingiustificato. Ho semplicemente rilevato la sproporzione del trattamento che è stato loro riservato, considerando che sono due donne incensurate e che hanno una posizione nella società di una studentessa e di una madre di famiglia, perfino volontaria del 118. Penso che magari degli arresti domiciliari fossero più appropriati visto che ogni giorno vediamo delinquenti ben peggiori che girano a piede libero per le nostre strade. E quindi credo che è dovere della magistratura dare delle motivazioni più opportune per non esasperare una situazione che in Val di Susa è veramente critica, perché le persone in Valle di Susa si sentono ormai completamente ghettizzate ed etichettate in blocco come delinquenti e nemici dello Stato. Io stesso sono stato accusato da alcuni politici di istigare all'illegalità e alle azioni contro lo Stato, che mi sembrano delle cose eccessive ma soprattutto mi sembrano delle situazioni molto imprudenti. È una situazione dove invece bisognerebbe fornire alle persone elementi critici di giudizio basati sui dati ed è quello che ho chiesto nella seconda breve parte del mio intervento. Si esca da questo vicolo cieco e della contrapposizione e dell'ordine pubblico per rientrare nel dibattito rigoroso e scientifico basato sui dati che supportano, o meno, questa opera. Sappiamo che per il momento non ne sono stati presentati di credibili, c'è una petizione di 135 docenti universitari italiani che chiede di ristabilire una questione di metodo sull'esame di necessità dell'opera, se si passasse a questa fase io credo che si spegnerebbe tutto il problema dei sassi, del fortino, delle reti, delle persone che urlano e cose di questo genere, per passare a un dibattito assolutamente rigoroso sul piano del metodo scientifico.
Questa vicenda delle due ragazze in carcere, una madre di tre figli, ricorda Fuga di mezzanotte. Nessun giornale ne parla. Perché questo silenzio tombale?

Ma penso che faccia proprio parte di questa logica del ghettizzare una intera popolazione, una intera comunità. Ormai è da anni che noi assistiamo, io lo posso confermare vivendo all'interno di questa comunità e essendone parte, proprio un gioco all'indifferenza totale, a neutralizzare ogni genere di richiesta di esame delle istanze legate proprio alla necessità di questa opera, ignorando che non solo c'è una popolazione che protesta ma ci sono delle istituzioni. A me sembra incredibile che venga ignorata una Comunità Montana con un rappresentante di un partito politico, lo stesso tra l'altro che mi accusa. E questo è inaccettabile, è un rappresentante politico, è un'istituzione dello Stato italiano e quindi dovrebbe assolutamente essere ascoltato. Assieme alla Comunità Montana ci sono svariate decine di sindaci che sono altri rappresentanti dello Stato che si oppongono fermamente all'opera e che chiedono chiarezza.
Quindi lasciamo perdere un attimo le proteste di piazza, andiamo sull'istituzionale e proprio dal piano istituzionale vediamo che anche queste istituzioni sono completamente ignorate.
tratto da http://www.cadoinpiedi.it
20 settembre 2011

giovedì 22 settembre 2011

APPELLO AI PADANI

Come solitamente fà,il sito di Don Zauker descrive con l'ironia al vetriolo ed in poche righe una questione che potrebbe richiedere l'utilizzo di molte e troppe parole,perché sprecarle parlando della Sega nord è un'ignominia degna di un giornalismo alla"Libero".
Praticamente è un piccolo e provocatorio appello agli ignorantoni padani che dopo una ventina di anni non hanno ancora capito di essere stati presi per il culo dalla dirigenza del carroccio(alla fine sono sempre quelli lì,da Bossi a Maroni passando per Porchezio e Calderoli)in quanto loro sì che si sono assicurati un bel posto a Romaladrona alla faccia degli elettori che sono stati sempre lobotomizzati con solfe tipo secessione,ronde,no tasse,via immigrati e non.
Qualche mente sembra sia stata deletargizzata da questo vapore alienante e comincia a spazientirsi dopo tutte queste"balle"come le direbbe il senatùr:a mio avviso l'appello più giusto è quello posto alla fine e che vuole un bell'arrivederci a mai più a questi luridi razzisti,ignoranti e fondamentalmente stupidi esemplari padani.

Rifondazione Leghista.

Cresce il malumore della base leghista nei confronti dei propri rappresentanti di governo.
L’accusa è quella di aver sempre preso per il culo gli elettori padani riempiendo i loro occhi con obbiettivi propagandistici (il sole delle alpi sui muri di una scuola, gli uffici vuoti di un ministero a Monza) solo per tenerli buoni e avere tempo e modo di ingrassare al governo, esattamente come quei ladroni di Roma, mafiosi, nepotisti e clientelari che si erano prefissi di combattere.
Poi, ogni volta che si vedono scoperti a votare qualsiasi porcata solo ed unicamente per proteggere colui che ha concesso loro di salire al governo e che, nonostante tutto, ce li mantiene, rilanciare sempre indicando un obbiettivo palesemente irraggiungibile o una frase d’effetto, tipo: Padania Libera; Immigrati fòra dai ball; Bluarrrghhhg; Brot.
Ecco, tanti elettori leghisti si stanno finalmente svegliando e si sono accorti di essere sempre stati presi per il culo.
Ma qui ci sentiamo di fare un paio di riflessioni:

1) Buongiorno, cari elettori leghisti! Finalmente, dopo 15 anni di vergogne e dopo l’elezione di un ebete ereditario in un collegio blindato vi accorgete che qualcosa non va. Complimenti per la perspicacia, davvero. Sì, vi hanno tradito. Vi hanno sempre preso per il culo e sfruttato i vostri rancori e i vostri voti per diventare esattamente come quelli che avevano giurato di combattere. E il bello è che era chiaro fin da subito ma a voi, quando la cosa diventava palese, bastavano un paio di rutti, un dito medio alzato, il pota pota e l’urlo Padania Libera, per farvi chiudere nuovamente gli occhi. Un elettorato davvero maturo, non c’è che dire.
2) Ma poi quali sono queste promesse che hanno tradito? Quella di non farvi pagare le tasse? Quella delle ronde in giro per le nostre città? Quella di tenere gli stranieri fuori dai nostri confini e di negare i diritti a quelli che ormai sono in Italia? Quella di separare il nord dal sud del Paese? Quella di discriminare in base alla religione e al colore della pelle? Quella di agevolare il lavoro in nero?
Bene, se gli ideali traditi sono questi, cari padani, potrete anche far cadere il governo, se volete.
Però, in tutta sincerità, in un futuro, ipotetico e lontano Paese migliore, non vorremmo mai e poi mai avere di nuovo a che fare con voi.
Anche se vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti.

mercoledì 21 settembre 2011

SEMPRE PIU' GIU'

Le due illuminanti vignette di Giannelli assieme al breve articolo tratto da Senza Soste e preso dal sito "contropiano.org"riassumono il degrado economico che sta colpendo l'Italia alla faccia di quello che i politicanti(tutti)del regime commentavano solo un anno e mezzo fa,ovvero che la crisi non c'era ed era un'invenzione mediatica.
Da quando questa involuzione economica sta colpendo pure la borghesia italiana anche i politici di riferimento si sono svegliati dal letargo sociale varando manovre economiche su altre,e pur facendo questo l'Italia non gode della fiducia degli altri stati europei e di una delle maggiori società di indagini finanziarie,la tanto citata e famigerata Standard & Poor's,che declassa il nostro paese come poco avvezzo a ricevere investimenti finanziari.
Oltre a questo il rating è stato tagliato per la fragilità e l'inefficienza del nostro governo,più impegnato a difendere il proprio dvce che a risolvere con scelte giuste il tracollo economico facendo pagare sempre più tasse alla povera gente piuttosto a chi gode di stipendi ben più panciuti.
Negli Usa il presidente Obama ha tassato pesantemente i redditi extralarge mentre qui da noi queste persone sono le meglio tutelate dal sistema finanziario,oltre ad essere quelle che evadono di più:ed in mezzo vi sono pure gli affari di banchieri e speculatori che si sfregano le mani attingendo denaro dai piccoli risparmiatori che a lungo andare non potranno più permettersi il lusso di tenere qualcosa da parte per i bisogni presenti e futuri.

Standard&Poor's declassa l'Italia.

Italia declassata e borse nella tempesta. Il nostro disgraziato paese è nfatti "troppo grande per essere salvato". Calcolando che non si è riusciti a salvare nemmeno la Grecia...
La scure di Standard and Poor's si abbatte sull'Italia. Mentre tutti gli occhi erano infatti puntati su Moody's - che giorni fa ha rinviato la sua decisione sul nostro paese - S&P ha deciso a sorpresa di tagliare il rating sulla capacità dello Stato di far fronte all'elevatissimo debito pubblico. Motivo: una crescita economica sempre più debole e una situazione di incertezza politica che ostacola la ripresa. Incertezza che - secondo gli analisti di S&P - rende molto difficile raggiungere gli obiettivi fissati nel programma di austerity. In particolare il rating di lungo termine viene abbassato da A+ ad A, ma con outlook negativo. Ciò significa che in futuro il rating potrà ulteriormente essere tagliato. Anche perchè le previsioni per il debito sono decisamente peggiorate: il picco - spiegano gli analisti dell'agenzia - è atteso più in là nel tempo e raggiungerà un livello ancor più elevato del previsto.
Nel rapporto di Standard and Poor's non si usano mezzi termini: «La fragilità della coalizione di governo in Italia - si legge - limita la capacità di risposta dello Stato» nell'affrontare una crisi economica e finanziaria che sta colpendo il nostro Paese come altri dell'Eurozona. E i vari tentativi che hanno caratterizzato la messa a punto da parte del governo Berlusconi della manovra 'lacrime e sanguè da 60 miliardi di euro lasciano intravedere come non sarà per nulla facile attuare in maniera efficace il programma di consolidamento di bilancio. Anche perchè - evidenzia Standard and Poor's - le autorità italiane appaiono «riluttanti» nell'affrontare quelle che vengono considerate le «questioni chiave» della crisi economica italiana: dagli ostacoli strutturali che da sempre rallentano la crescita al basso tasso di partecipazione al lavoro, alla eccessiva rigidità sia del mercato del lavoro sia di quello dei servizi. Il dito viene puntato non solo sul governo e sulle lotte intestine alla coalizione di maggioranza, ma anche sulle divisioni all'interno del Parlamento «che - sottolinea S&P - continueranno a limitare la capacità del governo di rispondere in maniera decisa alle sfide macroeconomiche interne ed esterne». Di qui l'outlook, con la possibilità di abbassare ulteriormente il rating dell'Italia nelle settimane a venire.
20 settembre 2011

venerdì 16 settembre 2011

TENTATO BARBECUE DI COMPAGNI

E'passata una settimana dall'episodio che ha scaldato gli animi presso il mercato di Crema dove durante un presidio dei componenti del"comitato casa e lavoro per tutti"tenuto vicino alla farmacia del sindaco Bruttomesso,un suo dipendente ha tentato d'incendiare il banchetto dei manifestanti con dell'alcol che ha poi acceso.
Dopo qualche momento di tensione la Digos,sempre presente in simili situazioni,ha portato via lo zelante commesso che ha sbroccato e che è stato denunciato:chissà se ha avuto la promozione dal suo padrone che purtoppo governa tutta la città ma ancora per poco tempo visto che le elezioni sono imminenti e credo proprio che non si ricandiderà causa la comprovata inettitudine.
E'proprio vero che i figliocci dei passati regimi nazifascisti vogliono risolvere i loro"problemi"bruciando cose(e persone).
Articolo preso da"Crema on-line".

Un dipendente della farmacia del sindaco, esasperato dal presidio pro Mihai, ha cercato di incendiare
il presidio. Denunciato. Il sindaco si dissocia ma comprende il suo dipendente
di Antonio Margheriti
Crema - Momenti di tensione sabato mattina di fronte alla farmacia del sindaco Bruno Bruttomesso. Durante il presidio del "comitato casa e lavoro per tutti", che sostiene la lotta per la casa del rumeno Claudiu Mihai, si è sfiorato l’incidente.

Gesto di esasperazione
Alle 10 circa un dipendente della farmacia, D.V. 34 anni, è uscito dall’esercizio commerciale e sotto gli occhi allibiti dei manifestanti e degli uomini della Digos ha sparso liquido infiammabile, si scoprirà poi alcool denaturato, davanti al banchetto e ha dato fuoco.

Una fiammata
Fiammata alta ma breve, per fortuna, e poi parapiglia. Immediata la reazione dei manifestanti che hanno iniziato ad insultare il sindaco invitandolo ad uscire. Qualcuno ha cercato di entrare in farmacia, fermato dagli uomini della Digos.

Parapiglia
L’uomo alla fine è stato scortato via dalla Polizia, portato in questura e denunciato per incendio aggravato. Nel pomeriggio il sindaco ha emesso un comunicato con cui si dissocia dal comportamento del suo dipendente, pur capendone l’esasperazione per una situazione non certo distesa. Il parapiglia è proseguito per tutta la mattina, con l’intervento anche del candidato sindaco Luigi Dossena che era nei pressi col suo banchetto elettorale.