sabato 19 giugno 2010

DE GENNARO BASTARDO CONDANNATO E IMPUNITO


Quanto mi ha fatto incazzare il fatto che l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro non sia stato licenziato e che anzi abbia ricevuto attestati di stima dai più altri gerarchi del regime come lo xenofobo Maroni ed il criminalmafioso Alfano nonostante la conferma della condanna per falsa testimonianza fatta per coprire gli esecutori degli ordini impartiti da lui,Scajola,Berlusconi e tutta la congrega di assassini dittatori per i fatti del G8 di Genova nel 2001.
Come si nota dal primo contributo de"La Repubblica"preso da Roma.Indymedia(come tutti gli articoli di oggi)uno dei funzionari-servi dello Stato che contano di più al contrario di tutti i condannati viene elogiato e confortato e soprattutto non rimosso dagli attuali incarichi(oggi mangia i soldi come Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza),questo pezzo di merda dovrebbe essere passato per le armi da un comitato di giustizia del popolo,altro che permettergli di avere la possibilità di rubare soldi ai contribuenti e assassinare,massacrare e torturare nuovamente.
Personaggi come De Gennaro e Mortola dovrebbero venire rinchiusi in un buco di fogna e poi dovrebbero sigillare il tombino per chiuderli per sempre per non fare danni alla società,ed a ruota tutti quelli che hanno contribuito alla loro impunità nonostante una condanna,vergogna allo Stato italiano che ha partorito un'altra ingiustizia enorme verso tutti i suoi cittadini.

De Gennaro condannato a un anno e 4 mesi Maroni: "Continuo ad avere fiducia in lui".

E' colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Ha convinto l'ex questore del capoluogo ligure ad "aggiustare" la sua testimonianza sul blitz nella scuola Diaz. Alfano: "Ha servito lo Stato".

GENOVA - Il prefetto Gianni De Gennaro è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione dalla corte d'appello del tribunale di Genova, che lo ritiene colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Secondo il tribunale De Gennaro convinse il vecchio questore del capoluogo ligure, Francesco Colucci, ad "aggiustare" la sua testimonianza durante il processo per il sanguinario blitz nella scuola Diaz, ultimo capitolo del G8 del 2001. Il governo, però, si schiera al suo fianco. "Ha la mia piena e totale fiducia: fino alla sentenza definitiva non cambia nulla, attendiamo fiduciosi nell'esito del ricorso in Cassazione. Per De Gennaro, come per tutti, vale la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva" dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "La sua innocenza, fino a condanna definitiva è sancita dalla Costituzione" aggiunge il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
De Gennaro, che nove anni fa era il capo della polizia ed oggi è al vertice del Dipartimento per le Informazioni e la Sicurezza, era stato assolto in primo grado perché le prove di colpevolezza nei suoi confronti non erano state ritenute sufficienti. Alle 14, dopo quattro ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Maria Rosaria D'Angelo (giudici a latere Paolo Gallizia e Raffaele Di Gennaro) ha ribaltato la decisione. Il prefetto è colpevole e con lui anche Spartaco Mortola, attuale questore vicario di Torino e durante il G8 numero uno della Digos genovese. Mortola è stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione per lo stesso motivo: pure lui avrebbe "suggerito" a Colucci la versione da fornire in aula, raccontando in una maniera diversa quello che era stato il coinvolgimento di De Gennaro nella discussa operazione. Per l'assalto ai 93 no-global della scuola, massacrati di botte ed arrestati illegalmente, Mortola è già stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione. In questo secondo processo invece De Gennaro non è mai stato nemmeno indagato. "Siamo sconcertati, esterrefatti. Andremo in Cassazione", è stato il primo commento di Piergiovanni Lunca, avvocato di uno degli imputati. "Finalmente è stato possibile dimostrare che siamo tutti uguali davanti alla legge", gli ha risposto la collega Laura Tartarini, parte civile in questo procedimento.
Vale la pena di ricordare che le sentenze di secondo grado per i maxi-processi del G8 si sono tutte chiuse con pesanti condanne nei confronti della polizia. Tutti colpevoli i 44 imputati (funzionari, agenti, ufficiali dell'Arma, generali e guardie carcerarie, militari, medici) per i soprusi e le torture nella caserma di Bolzaneto, dove transitarono almeno 252 no-global fermati durante gli scontri di piazza. Colpevoli anche i picchiatori e i mandanti del massacro nella scuola, a partire dai vertici del Ministero dell'Interno come Giovanni Luperi, attuale responsabile dell'Aisi, l'ex Sisde, condannato a quattro anni di reclusione e Francesco Gratteri, oggi capo dell'Antiterrorismo (stessa pena). Tre anni e otto mesi sono stati inflitti a Gilberto Caldarozzi, che catturò Bernardo Provenzano e ora dirige il Servizio centrale operativo, cinque anni a Vincenzo Canterini, allora numero uno di quella "Celere" romana.
La verità su Genova.

Lentamente, ma inesorabilmente, sta emergendo, anche a livello giudiziario, la verità su quelle giornate di «macelleria cilena» nelle quali sono stati massacrati, nel luglio 2001, non solo corpi, ma anche anime, speranze e utopie. Giornate che non si possono, e non si debbono dimenticare, finché, su quanto accaduto in quelle giornate buie per la nostra democrazia, non sarà fatta verità e giustizia. Quella verità che il centrodestra (e purtroppo non solo il centrodestra) ha voluto negare, anche impedendo quella Commissione Parlamentare d'inchiesta che avrebbe potuto accertare le responsabilità, anche politiche, di chi aveva dolosamente gestito l'ordine pubblico contro il movimento e contro chi manifestava per un mondo migliore, senza guerre, senza povertà, senza discriminazioni.La condanna dell'ex capo della Polizia per istigazione alla falsa testimonianza arriva dopo la condanna di agenti, funzionari, ufficiali e generali per le violenze e i trattamenti disumani e degradanti di cui sono state vittime oltre 250 pacifisti nella caserma di Bolzaneto: vere e proprie torture che non è stato possibile contestare agli imputati perché, malgrado le continue sollecitazioni dell'Unione Europea e le condanne della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, tale reato ancora non è previsto dal nostro codice penale. Certo, c'è ancora la Cassazione. Anche se, come si sa, la Cassazione è giudice di legittimità e non può, salvo veri e propri travisamenti dei fatti, entrare nel merito della sentenza di condanna.La Giustizia farà il suo corso. Il che, però, non significa - al di là delle responsabilità penali - che gli atti non diano elementi chiari.«Ho parlato con il capo: devo fare marcia indietro»: sono parole di Francesco Colucci, questore di Genova, poco prima di testimoniare. Il suo interlocutore è Spartaco Mortola, numero uno della Digos durante il G8. Il senso di impunità non li fa neppure sospettare di essere intercettati. Ma le telefonate sono più di una e non lasciano spazio ad equivoci: «Il capo dice che sarebbe meglio raccontare una storia diversa....devo modificare quello che avevo detto». Il «capo» altri non è che De Gennaro. La testimonianza di Colucci, che nel corso delle indagini era stata lineare e coerente, diventa, dopo quelle telefonate, e quell'incontro col «capo», ben diversa. L'ex questore si corregge, cambia versione, si adegua alla testimonianza del suo superiore. Falsa testimonianza per lui, istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro, il capo dei capi.La Giustizia proseguirà il suo corso. Ma, indipendentemente dall'esito giudiziario, oggi non è più possibile negare quello che da sempre chi era a Genova ha sempre urlato, con tutte le sue forze, compresa quella della disperazione. I vertici della polizia erano perfettamente consapevoli di quanto stava avvenendo alla Diaz e la gestione dell'ordine pubblico, aveva il preciso scopo di sospendere le libertà democratiche per cancellare un movimento che cresceva sempre di più. Gestione dell'ordine pubblico voluta, e poi avallata, da chi allora governava (e purtroppo governa) il Paese. Noi saremo colpevoli di sognare e di lottare: ma, da ieri, giustizia e verità sono più vicine.
De Gennaro è colpevole.

Un anno e quattro mesi per l'attuale capo del Dipartimento per le informazioni e la sicurezza: tentò di inquinare il processo per la mattanza alla scuola Diaz. Ribaltata la sentenza di primo grado. Il comitato Verità e giustizia: «Ora deve dimettersi». Ma i ministri Alfano e Maroni si precipitano a difenderlo: «Resta al suo posto fino alla sentenza di Cassazione»
Se in appello sono stati condannati gli esecutori materiali dell'assalto alla scuola Diaz, la sentenza della corte d'appello di ieri che ha condannato a un anno e quattro mesi l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e a un anno e due mesi l'allora capo della Digos Spartaco Mortola, in qualche modo risale al mandante di quella notte.Certo, il processo d'appello tecnicamente riguarda solo i tentativi di inquinamento fatti durante il processo della Diaz, quando «il capo» De Gennaro, oggi al vertice del Dipartimento per le informazioni e la sicurezza, riuscì a far ritoccare all'ex questore genovese Francesco Colucci alcuni aspetti delle testimonianze da lui rese in aula. Aspetti non secondari perché riguardavano chi dava ordini dietro le quinte dell'assalto alla scuola e del pestaggio di una sessantina dei 93 arrestati. In particolare chi aveva ordinato di mandare il responsabile della comunicazione del Viminale, Roberto Sgalla, alla scuola Diaz per fornire dettagli all'opinione pubblica sulla cosiddetta «perquisizione». Colucci in un primo tempo disse che l'ordine era arrivato dall'allora capo della polizia Gianni De Gennaro. Poi, in un'udienza successiva, il 3 maggio del 2007 corresse dicendo che era stata una sua iniziativa e addossò il comando dell'operazione al vicequestore aggiunto Lorenzo Murgolo e non al prefetto Arnaldo La Barbera, inviato da De Gennaro stesso il sabato del G8. In telefonate che non immaginava intercettate, parlando con Mortola (oggi vicequestore vicario a Torino) e altri poliziotti inquisiti per la Diaz, Colucci spiegava di dover «fare un po' marcia indietro sulla stampa», quindi su Sgalla, dopo l'udienza chiave, aggiungeva: «Ho vanificato il processo che sta facendo da sei anni Zucca sulle sue ipotesi del cazzo». Così finì che il 22 maggio del 2007 i protagonisti della messinscena erano tutti indagati.Ieri la lettura delle sentenza, avvenuta a porte chiuse perché gli imputati hanno scelto il rito abbreviato già in primo grado, è durata meno di cinque minuti. La stampa e il pubblico non hanno potuto assistere. Il presidente Maria Rosaria D'Angelo (che tra l'altro faceva parte della corte che ha condannato gli italiani accusati di devastazione e saccheggio) ha condannato l'allora capo della polizia per istigazione al falso e Mortola per concorso avvicinandosi alle richieste del pg Pio Macchiavello di 2 anni per l'allora capo della polizia e di 1 anno e 4 mesi per Mortola. La sentenza ha stupito tutti perché in primo grado entrambi erano stati assolti. Gli avvocati di De Gennaro, Franco Coppi e Carlo Biondi, si sono eclissati e hanno solo annunciato il ricorso in Cassazione. Uno dei legali di Mortola, Piergiovanni Iunca, ha commentato così: «È una sentenza sorprendente che non ci aspettavamo e avrà pesanti ricadute sulla vita professionale e sulla serenità d'animo del mio assistito».Soddisfazione ovviamente da parte dei legali dei quattro soggetti che hanno presentato ricorso: tre vittime dell'assalto alla scuola e l'associazione dei Giuristi democratici. «Siamo soddisfatti - ha detto l'avvocato Laura Tartarini - la sentenza dimostra che per una volta siamo tutti uguali davanti a un tribunale italiano e che ai margini del processo per la scuola Diaz c'è stata un'attività da parte di alcuni elementi della polizia, tra cui il capo di allora Gianni De Gennaro, volta ad evitare che nel processo si accertasse la verità e questa attività è stata accertata e sanzionata». L'avvocato Emilio Robotti dell'associazione Giuristi democratici ha ricordato che «nella stanza della Pascoli i Giuristi democratici facevano assistenza legale ed è l'unica stanza che fu devastata dalla polizia, furono sequestrati gli hard disk, le bozze di querele e le prime denunce delle violenze avvenute durante la manifestazioni del G8». Sibilline le parole del magistrato Enrico Zucca, pm nel processo di primo grado della Diaz, oggi procuratore generale: «Perché non pensare che le sentenze di primo grado non erano giuste? L'appello serve anche a questo». Eventuali risarcimenti alle vittime verranno decisi in separato giudizio e in sede civile.

Sentenza Diaz, giustizia è fatta. E ora dimissioni.

Giustizia è fatta! Sono stati necessari nove anni ma finalmente alcuni giudici coraggiosi hanno ricostruito la catena di comando della notte cilena alla Diaz.Perché la condanna a De Gennaro questo afferma: che fu lui quella notte ad allertare Sgalla, il capo ufficio stampa della polizia e mandarlo davanti alla Diaz. Quindi De Gennaro sapeva e, visto che era il capo supremo, è impossibile pensare che non abbia partecipato alla decisione.Ora vi sono tutti gli elementi per risalire alle responsabilità politiche di chi allora era presidente del consiglio, Berlusconi, ministro degli Interni, Scajola, o era nella sala operativa dei carabinieri, Fini. Questo dovrebbe essere l'obiettivo dell'opposizione, ma di certo non accadrà; tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, indipendentemente dal loro colore, hanno protetto (o temuto) e promosso De Gennaro e la sua squadra. Di questo dovrebbero rispondere i governi di destra ma anche Prodi, Amato (che lo volle con sé al ministero), Violante e Di Pietro che impedirono l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare.Oggi De Gennaro e tutti i condannati dovrebbero dimettersi o essere immediatamente rimossi dal governo. Mi auguro che almeno quest'obiettivo, che risulterebbe ovvio in tutto Europa, sia perseguito dall'opposizione.Ho scritto giudici «coraggiosi» non a caso: non è semplice condannare chi è ai vertici dei servizi segreti, lo è ancora meno in Italia, nel pieno di un attacco alla magistratura, con in carica il governo di allora.Con la sentenza di oggi più nessuno può nascondersi dietro la retorica delle mele marce, perché se esistono, sono ai vertici della polizia e dei servizi. Qualunque opera di bonifica deve iniziare da quel livello.Ricordo bene quella notte, quando giunsi alla Diaz chiamai Andreassi, l'allora numero due della polizia, chiedendogli di far cessare quella mattanza: lui rispose che non poteva farlo, facendomi intendere che non dipendeva da lui. È l'unico a non aver fatto carriera.Con la sentenza di ieri, che si aggiunge a quelle sulla Diaz e su Bolzaneto, la verità giudiziaria viene a coincidere con quello che subito dichiararono le vittime e il GSF. In molti casi le condanne sono state miti e probabilmente nessuno finirà in carcere, ma è anche vero che nel Paese delle stragi impunite questo è uno dei pochi casi dove si è giunti a una forte coincidenza tra la verità giudiziaria e quella storica.Resta un vulnus enorme: la verità sulla morte di Carlo Giuliani; non c'è nessuna certezza che il colpevole, assolto senza processo, sia davvero colui che ha sparato e ucciso.P.S. un'ultima annotazione personale: in questi anni ogni volta che denunciavo pubblicamente le responsabilità dei vertici della polizia si verificavano strane coincidenze: il cellulare diventava silente, due incursioni nel mio ufficio con furto dei soli pc, lettere minatorie, forzatura dell'auto, estranei che cercavano di entrare a casa mia: tutto denunciato e regolarmente archiviato. Oggi il mio telefono funziona normalmente. Anche questo è una buona notizia.

venerdì 18 giugno 2010

ANTIFASCISMO MILITANTE

Due brevi interventi di come la Resistenza che vivamo tutti i giorni,costantemente vigili affinchè i ratti se ne stiano nelle loro fogne puzzolenti,possa essere vissuta e paradossalmente condannata privilegiando e proteggendo il neofascismo.
Col contributo di Roma.Indymedia ecco che arrivano tre pesanti condanne(oltre a una trentina di denunce a piede libero per altri compagni)per aver cercato d'impedire a Rovereto(TN)una manifestazione dei fasci di Fiamma Tricolore venendo pure aggrediti dagli sbirri intervenuti in aiuto dei loro amici merdosi.
La seconda parte è il preludio al video di un piccolo gesto di vendetta di un compagno spagnolo che ha trattato come si deve un fascio amico dell'assassino di Carlos Palomino ammazzato in metropolitana a Madrid da neofascisti,tratto da Indy Liguria.

Rovereto - Condannati compagni per la resistenza al neofascismo.

Il 10 giugno il tribunale di Rovereto ha emesso la sentenza contro Poza, Ivan e Jeppo, i tre compagni arrestati il 13 febbraio scorso durante il blocco per impedire il corteo di Fiamma Tricolore a Rovereto in ricordo dei "martiri delle foibe". Polizia e carabinieri, quel giorno, dopo aver fatto cambiare percorso ai fascisti, avevano caricato pesantemente i compagni scesi in strada.Poza e Ivan sono stati condannati a 14 mesi senza la condizionale, Jeppo a 10 mesi con la condizionale. Superate persino le richieste del PM Merlo, che chiedeva 2 anni per i primi due e dieci mesi per Jeppo (il processo era con rito abbreviato, che prevede lo sconto di un terzo). Per la resistenza del 13 febbraio sono denunciati a piede libero un'altra trentina di compagni. Martedì 8 e poi giovedì 10 giugno presìdi e cortei spontanei di solidarietà si sono svolti in città.
Antifascismo militante: non c'è consiglio più efficace dell'esempio.

Agresión en el METRO de Madrid.
Il video è di qualche settimana fa. Un compagno spagnolo è salito in metropolitana a Madrid e, riconosciuto un nazista amico dell’assassino di Carlos Palomino, gli ha restituito una piccola parte di ciò che gli spetta. Si è fatto dieci giorni di prigione (il compagno) e poi è tornato libero.
In quella stessa metro, tre anni fa, moriva Carlos. Aveva 16 anni e il "difetto" di non abbassare la testa di fronte al fascismo.
CARLOS, NI OLVIDO NI PERDON.

giovedì 17 giugno 2010

COTA UOMO DI MERDA

Dopo qualche mese ecco che la categoria"neuro deliri"rivede ancora un altro pessimo elemento far parte di questa elite di personaggi degni di menzione in questo particolare gruppo che annovera gli uomini di merda più rappresentativi del paese.
Roberto Cota il neoeletto presidente della regione del Piemonte decisamente rientra tra questi aborti dell'umanità e questo articolo tratto da Indymedia.Piemonte ne è la conferma ed anzi non raccoglie nemmeno tutto il suo bestiario di dichiarazioni visto che questo articolo è stato scritto all'indomani delle ultime elezioni regionali.
Quindi dicharazioni come quelle che non tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti di essere curati alla pari delle altre persone(drogati,malati di mente,handicappati)non sono elencate,così come è accaduto nella regione gemellata di verde padano che è il Veneto.
Cota sei quello che di peggio che la razza umana possa generare,assieme ai tuoi fratelli Borghezio,Calderoni,Salvini e Prosperini,e tutta la gente che vi ha votato e che crede che la"razza Padana"sia superiore(!?)...merde siete e merde resterete!

Chi è Roberto Cota?

Chi è Roberto Cota? da un commento sullo stesso articolo : Curioso assai... mi risulta che Cota sia di origine pugliese, con un cognome che sembra dichiarare origini albanesi (ci sono molti Cota o Kota in Albania, pare che Kota in albanese significhi 'cosa da poco, inutile')... perché non regalargli lo splendido libro di Amin Malouf sull'identità?
Avvocato penalista, 42 anni, ha mosso i primi passi nella Lega Nord di Novara, dove è stato fra l'altro assessore alla Cultura. È stato segretario nazionale della Lega Nord Piemont, consigliere regionale, sottosegretario all'Attività produttive nei due governi Berlusconi, dal 2001 al 2006. Arrivato alla Camera per la prima volta nel 2006, nel 2008 è eletto capogruppo del suo partito.È candidato alla presidenza della Regione Piemonte.Da avvocato difende in tribunale i leghisti implicati nell'azioni più dure. Per esempio, le "camicie verdi" di Borghezio, che avevano dato fuoco ai materassi dove dormivano immigrati senza tetto a Torino, o i giovani che avevano bruciato il tricolore nella manifestazione di solidarietà al sindaco Monti. In quest'ultimo caso, Cota sostiene che bruciare una bandiera durante una manifestazione politica non sia un reato, ma "l'entrinsecazione di una libera manifestazione del pensiero", e nella situazione specifica soltanto "una protesta contro un provvedimento ritenuto ingiusto". (25 maggio 2001).
Raramente Roberto Cota si lascia andare a toni e gesti forti, ma questo non fa di lui, nell'ambito leghista, un moderato.Quando un consigliere comunale leghista invoca il "metodo delle SS" contro gli immigrati, lui si limita a dire: «Frasi forzate, bisogna però capire che dietro c'è una vera e propria esasperazione» (5 dicembre 2007, Corriere della Sera).
Fin dagli inizi della militanza verde è in prima fila in molte proteste sul tema dell'immigrazione.Manifesta contro il giorno di festa per il Ramadan concesso da una scuola di Ceva, in provincia di Cuneo e partecipa alla messa tradizionalista riparatrice, con predica "sull'invasione dei musulmani" (17 novembre 2001).
Intima il dietrofront al presidente della Regione Enzo Ghigo, di Forza Italia, quando quest'ultimo afferma che per far chiudere in tempo i cantieri delle Olimpiadi Invernali di Torino è necessario "importare" mano d'opera straniera (1 luglio 2003).
Così come per lui è una "provocazione" bella e buona l'idea, avanzata dalla provincia di Novara, che per un tratto la fiaccola olimpica sia portata anche da tedofoli "extracomunitari" (5 dicembre 2005).
Il futuro candidato presidente di una regione che conta circa 150 mila residenti originari di Paesi islamici è fermamente convinto che "l'integrazione dei musulmani rimane un'utopia" (11 agosto 2006).
Le religioni, peraltro, "non sono tutte uguali. Per esempio per quella cattolica la vita umana è un valore importante e nessuno riconosce un valore nel farsi saltare in aria per fare il kamikaze" (23 novembre 2006).
Di conseguenza "la legge sulla libertà religiosa è molto pericolosa: non si può concedere a qualcuno il diritto di non rispettare le nostre regole e di disintegrare il nostro sistema di valori" (10 gennaio 2007, su una legge proposta dal centrosinistra che non vedrà mai la luce).
Quanto alle moschee sono "potenziali bombe a orologeria" (21 luglio 2007), e stretto è il legame "tra l'immigrazione islamica e il pericolo di attentati terroristici" (8 ottobre 2007). La soluzione è "una moratoria a tempo indeterminato" della istituzione di nuovi luoghi di culto islamici (5 dicembre 2008).
Neppure le migrazioni sono tutte uguali. A differenza degli "extracomunitari" che si trovano oggi in Italia, secondo il capogruppo leghista gli emigranti italiani all'estero "furono sempre molto rispettosi" (14 novembre 2009), affermazione che, per esempio, la sezione antimafia dell' Fbi difficilmente si sentirebbe di sottoscrivere.
Nell'ottobre del 2008 Cota è il promotore di una mozione alla Camera in favore delle "classi d'inserimento" riservate ai bambini stranieri, che non conoscono ancora la lingua italiana.L'idea suona discriminatoria, molti vedono il rischio della nascita di "classi ghetto", e non se ne farà nulla. Sempre a proposito di scuola, è sua l'idea di inserire l'insegnamento dei dialetti locali nelle scuole della sua regione, annunciata da un editoriale in "piemontese" sul quotidiano leghista "La Padania" (13 agosto 2009).
Altra differenza che Cota non gradisce è quella relativa ai gusti sessuali: «Purtroppo Torino è ormai una città simbolo dell'immigrazione clandestina e degli omosessuali» sintetizza il 17 giugno 2006 in occasione della sfilata del Gay Pride, a cui partecipa la presidente della Regione Mercedes Bresso, sua avversaria all'elezioni del 2010 per la coalizione di centrosinistra guidata dal Pd.Da capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota si ritaglia un ruolo da pompiere di tutti i guai che coinvolgono Berlusconi, con l'obiettivo di convincere gli spettatori dei tiggi che "gossip" e processi non fermano l'indefessa attività del governo sui "problemi concreti".È un grande sostenitore, per esempio della norma sul "legittimo impedimento", che renderebbe più facile per Berlusconi far rinviare le udienze dei processi dove è imputato.«Il presidente del Consiglio è la mia alta istituzione eletta dal popolo» afferma impropriamente l'avvocato Cota. «Questa legge serve a garantire che il governo possa occuparsi dei problemi» (3 febbraio 2010).

* da "Il Partito dell'Amore" di Mario Portanova edizione Chiarelettere in libreria in questi giorni
Related Link: http://www.nuovasocieta.it/inchieste/5077-chi-e-roberto....html

mercoledì 16 giugno 2010

CREMA GOVERNATA DA FASCISTI

Breve aggiornamento sui fatti che hanno reso Crema,o almeno chi la governa precisiamolo,degna di vergognarsi dello status di cittò democratica di una nazione che si crede d'esserlo.
Ma intimamente non lo è visto che le cinque persone denunciate per i fatti del 25 aprile(vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/05/denunce-ad-antifascisti-crema.html e relativi links)potrebbero venire giudicate colpevoli per aver manifestato,con tutti i diritti e come sempre è stato fatto sia nei luoghi che negli orari,il ricordo della Liberazione italiana dal nazifascismo.
Articolo tratto interamente dal sito di"Crema On-line"(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=11244) scritto dalla redazione che racconta la manifestazione di protesta inscenata per le vie della città la scorsa domenica dai compagni antifascisti cremaschi.

Autonomi a Crema, tra afa e indifferenza generale.Cinque giovani denunciati per la manifestazione del 25 Aprile.

Crema - Una settantina di autonomi per le vie di Crema a gridare slogan. Nel mirino, tra gli altri, gli agenti della polizia di stato, soprattutto dopo la denuncia di cinque loro compagni per la manifestazione in piazza Duomo del 25 aprile scorso. Agli autonomi era stata proposto si spostare la loro manifestazione in piazza Garibaldi, oppure di attendere dopo le 12, anche a causa della concomitanza della diretta su Rai 1 della messa in Cattedrale.

Il corteo.
Volendo a tutti i costi manifestare dalle 10 alle 12 in piazza Duomo, proprio durante le riprese televisive, si sono presentati ai piedi della Cattedrale, trovandosi di fronte un nutrito schieramento di forze dell'ordine e soprattutto beccandosi la denuncia. Ecco, quindi, la protesta di ieri. Poco più di due ore di slogan, con un corteo partito dalla stazione e arrivato in centro città, in Duomo, con un passaggio davanti agli Stalloni, dov'era in corso di svolgimento la Fiera di San Pantalone, dedicata all'economia cremasca ed in particolare all'agricoltura, con gente che si alza all'alba per lavorare nei campi, quindi poco avvezza a cortei e a cori contro 'il sistema'.

La scorta.
Gli autonomi sono stati scortati da una trentina di uomini delle forze dell’ordine. Infine, a concludere la giornata di protesta, un mini comizio in piazza del Duomo. I cinque giovani denunciati dovranno presentarsi in tribunale.

martedì 15 giugno 2010

UN' IMPOSIZIONE PER SCHEDARE


A parte il fatto che ieri sera chissà che rabbia avranno provato Maroni e Manganelli al gol di De Rossi,oggi l'argomento calcio e soprattutto ultras è trattato grazie alla polemica infinita che l'introduzione della tessera del tifoso ha apportato al mondo sportivo italiano.
E sono solo problemi quello che la neonata tessera porta con se,evidenti violazioni della privacy essendo solo un metodo di schedatura poliziesca con l'aggiunta di spietate operazioni di marketing e di fidelizzazzione dell'utente,usato come cavia per test sugli acquisti in quel che sarà il futuro del calcio moderno:stadi inseriti in enormi zone commerciali e giri d'affari milionari dovuti ai proventi dei diritti televisivi e del merchandise.
Gli articoli tratti da"Senza Soste"(il primo a firma di Maurizio Martucci ed il secondo un'intervista all'avvocato Giuseppe Milli)trattano nello specifico il sistema del chip inserito in tali tessere che permette ai controllori del regime di sapere sempre dove uno sia e le grandi violazioni alla legge che l'adozione di tale provvedimento recano in barba ai diritti del singolo cittadino.

Tessera del tifoso ... sorvegliato!

Non è il copione de L'Isola dei Famosi. E nemmeno la sceneggiatura della prossima edizione del Grande Fratello. Ma una clausola tra le caratteristiche minime nel 'Modulo di adesione al programma 'Tessera del Tifoso', così deliberato dall'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive: “La Tessera del Tifoso che utilizza un microchip con tecnologia RFID è l’unico documento attestante il diritto di partecipazione al Programma”. Aiuto, cos'è quella strana sigla RFID? Sta per Radio Frequency Identification, più semplicemente 'identificazione a radio frequenza'. E' la tecnologia del micro-chip contenuta nella rivoluzionaria carta voluta dal Ministro Maroni per entrare negli stadi di calcio (settore ospiti).
Si tratta di un sistema mnemonico senza fili usato per identificare e registrare il profilo e la posizione di oggetti, animali e persone. E dal campionato 2010-2011 pure tutti i tifosi con fidelity card. . E il micro-chip in questione funziona esattamente così. Ma (starete dicendo) che c'entra col football? Niente, forse c'entra con la repressione della violenza degli ultrà. Ma non solo.
Poniamo, ad esempio, che un tifoso giallorosso sottoscriva il modulo di adesione e riceva la nuova A.S. Roma Club Privilege (per la Sensi obbligatoria anche per abbonarsi all'Olimpico). Bene, questo tifoso, ignaro delle potenzialità dell'RFID, ragiona con orgoglio oltranzista anche se non va in Curva Sud e si porta con sé nel portafogli la sua bella Tessera del Tifoso, ostentandola ai cugini laziali, fiero dell'indomita fede romanista.
Ma se la porta con se pure a Milano, dove guarda caso almeno una volta a settimana si concede una scappatella fulminea dall'amante segreta, garconniere tattica in Piazza Duomo. E poniamo pure il caso che quella poveretta di sua moglie, all'oscuro degli spostamenti dell'infedele, rivolgendosi ad un avvocato riesca ad ottenere il divorzio, stanando i viaggetti del marito fedifrago. Come? Accedendo al data base registrato dall'A.S. Roma Club Privilege, integrata dell'identificazione a radio frequenza, ovvero la famigerata sigla RFID!
PROBLEMA PRIVACY Così com'è, la Tessera del Tifoso sorveglia, traccia e registra gli spostamenti dei suoi possessori. L'Auto-ID Center era un consorzio internazionale nato nel 1999 intorno alla tecnologia RFID, con l'obiettivo di fare intelligence-marketing, marchiando con il micro-chip gli oggetti per monitorarne sul web il ciclo di vita e gli spostamenti nel mondo. Tutto questo sarebbe stato possibile se il consorzio non avesse trovato l'ostilità delle associazioni dei consumatori che, vincendo una battaglia legale negli Stati Uniti d'America, nel 2003 portarono allo scioglimento dell'Auto-ID Center, condannato per violazione della privacy e della riservatezza personale.
Al suo posto è però nato l'Auto-ID Labs, network indipendente di sette laboratori con ricercatori sparsi nei quattro continenti, dedito alla ricerca accademica e allo studio di nuove misure di sviluppo per l'ampliamento di business emergenti e per il commercio globale di merci con supporto tecnologico RFID.
Domanda: in un paese dichiaratamente garantista come l'Italia, supportato da norme comunitarie sulla privacy e dall'attività del Garante per la Protezione dei dati personali e che proprio in questi giorni discute animatamente in Parlamento il disegno di legge sulle intercettazioni (cercando di quadrare il cerchio tra privacy, diritto all'informazione e tutela dell'attività giudiziaria), come è possibile che si possa allegramente sorvolare sulla riservatezza degli intestatari della Tessera del Tifoso? Colpa del teppismo degli ultrà?
La torinese IRETH Security Sistems & Aerospace, titolare del Progetto IPAS in collaborazione con una società del Gruppo IBM, ha chiarito che la soluzione IPAS della Tessera del Tifoso “evolve l’idea di utilizzare le più moderne tecnologie per il controllo degli accessi, nell’anonimato e nel pieno rispetto della legge sulla privacy”. Telecom Italia, firmataria con la Lega Pro di un contratto in esclusiva per la fornitura del supporto tecnologico a tutte le 90 società affiliate, bonariamente afferma che“la nuova tessera nominale, basata su tecnologia RFID consentirà la gestione degli accessi agli stadi per una maggiore sicurezza a tutela dei tifosi e darà ai titolari la possibilità di seguire sempre la propria squadra del cuore, anche in presenza di limitazioni negli stadi da parte delle autorità competenti. L’intero processo è reso possibile grazie ad una piattaforma di rete realizzata da Telecom Italia ed ospitata presso uno dei Data Center del gruppo all’interno della quale vengono registrati automaticamente gli acquisti di titoli di ingresso effettuati dai titolari della Tessera del Tifoso, in modalità on line o attraverso la biglietteria. Il servizio realizzato da Telecom Italia consente a Lega Pro di accedere da remoto, attraverso il collegamento a banda larga con il Data Center del gruppo, alle applicazioni software per la gestione ed elaborazione dei dati relativi alla Tessera del Tifoso, senza dovere disporre al proprio interno di un’infrastruttura dedicata e di know-how specializzato”. Certo, capito.
Però ancora nessuno ha risposto alla vera domanda, nemmeno il Garante della privacy: siamo proprio sicuri che la Tessera del Tifoso non sia un Grande Fratello?
Diranno che la questione dipende dai protocolli usati per la crittografia dei dati, dai canali e dalla larghezza delle bande di frequenza utilizzate nei micro-chip. Nel 2006 Calciopoli montò dalla Procura di Napoli partendo dalla tracciabilità di comuni SIM card, insospettabili schede telefoniche di Moggi&Company.
Dal prossimo 29 Agosto (inizio Serie A) qualcuno provi a spiegarlo a quel povero tifoso della Roma che (Magica in tasca) si vuol concedere una scappatella extraconiugale a Milano. Ma gli dica pure che per le indagini investigative dell'avvocato matrimonialista ci sarà un software che lo monitorerà negli spostamenti. Alla faccia del calcio (e della moglie!)
Maurizio Martucci
tratto da http://www.rinascita.eu/
La tessera liberticida: intevista ad un avvocato penalista.

Da mesi ormai è aperto il dibattito riguardo alla cosiddetta “Tessera del tifoso” fortemente voluta dall’attuale Ministro degli Interni Roberto Maroni. Tessera del tifoso che dovrebbe essere adottata dalle società a partire da quest’anno. La situazione però non è molto chiara e per questo abbiamo deciso di sentire l’avvocato Giuseppe Milli, avvocato penalista, esperto in diritto sulla legislazione inerente agli stadi.
Innanzitutto può spiegare per chi non lo sapesse cos’è la tessera del tifoso?La Tessera del Tifoso altro non è che uno strumento simile ad una carta di credito dotato di memoria (o altro?) (il famigerato chip con tecnologia RFID –Radio Frequenza a Identificazione a Distanza) imposto ai tifosi che vorranno andare in trasferta nel settore ospiti o fare l’abbonamento per la squadra del cuore. In realtà la Tessera servirà anche per avviare una gigantesca operazione di marketing attraverso un presunto sistema di fidelizzazione del tifoso che vede coinvolti istituti bancari e società per azioni.In tal modo il Viminale si sbarazzerebbe della minoranza chiassosa e, secondo gli ideatori della tessera, anche più oltranzista e dedita a delinquere, per far posto ai tifosi fidelizzati che si gioverebbero di avere percorsi differenziati e privilegiati nell’accesso allo stadio e sarebbero fruitori di operazioni simpatia attraverso servizi e utilità legati all’utilizzo della card tessera del tifoso.
Quali sono i punti più controversi di tale provvedimento?Ve ne sono molti e tutti evidentemente non risolti in quanto è assente una reale campagna di informazione al cittadino-tifoso.Quali trasmissione televisive vi stanno parlando della questione tessera? Quali organi di informazione stanno ospitando il pensiero di chi la pensa diversamente dal Ministro Maroni? Le uniche manifestazioni di dissenso sono frutto di iniziative autogestite dei gruppi ultras anche grazie all’ausilio della consulenza di un pool di avvocati che, evidentemente, presto hanno compreso quali e quanti limiti e perplessità incontra l’operazione tessera del tifoso così come promossa e pomposamente sbandierata in questi giorni.Il difetto di genuina informazione fa sì che la gente non possa interrogarsi e decidere con più serenità di giudizio se fare o meno la tessera del tifoso. Altro è invece quello che si vive all’interno del movimento ultras. Il fatto che un tifoso (quasi sempre quello curvaiolo) non possa recarsi in trasferta ed accedere liberamente nel settore ospiti (a suo tempo creato proprio per offrire maggiore sicurezza ai tifosi) se non attraverso quello che definisco “un odioso ricatto” (il possesso della tessera), ha da subito svegliato le coscienze più assopite e, pertanto, oggi la stragrande maggioranza dei gruppi ultras si oppone decisamente alla Tessera.I limiti più evidenti? Un provvedimento amministrativo mascherato a norma retroattivo , il controllo sociale ed il consumo di massa, la violazione di norme a presidio della libertà oltre che quelle di cui agli artt. 3 e 27 della Costituzione Italiana e delle prescrizione imposte dal Garante della Privacy sull’utilizzo di tecnologie RFID e tanto altro.Faccio un esempio. Una legge, che entra in vigore modificandone una precedente, deve seguire un iter di formazione previsto tassativamente dal Diritto Costituzionale (decreto legge o legislativo) e soprattutto l’attività di legiferazione parlamentare.Nel caso che ci occupa la Tessera del Tifoso è stata introdotta solo attraverso una circolare amministrativa con la quale il Ministro Maroni da disposizioni ai Prefetti e Questori affinché, a loro volta, “invitino” le Società di calcio ad adottare detto strumento. Le stesse Società calcistiche,ad esempio, “potranno accettare la sottoscrizione di un nuovo abbonamento solo da chi è in possesso della tessera del tifoso” (cit.).La differenza che passa tra “potranno” e “dovranno” fa capire al Lettore che il sostegno giuridico è costituito niente più che da un mero atto amministrativo che, come è noto, non ha forza cogente di legge e che non comporta sanzioni di alcun tipo in caso di trasgressione. (vedi in termini strettamente giuridici il valore di una circolare amministrativa.)Nessuno ha mai posto attenzione sul fatto che tale atto amministrativo sia addirittura imposto per fatti accaduti in passato creando una sorta di anomalia giuridica costituita dalla retroattività tipica di una norma di legge. Infatti per coloro che hanno subito un Daspo (che altro non è che una misura specialpreventiva e non una condanna passata in giudicato) o che sono stati condannati per reati da stadio negli ultimi 5 anni è precluso il rilascio della tessera.Un atto amministrativo di simile portata potrà impedire a chi ha ricevuto un Daspo dal 1987 ad oggi di ottenere la Tessera che invece regolarmente otterrà chi ad esempio negli ultimi 5 anni si è macchiato di crimini odiosi (perché diversi da quelli cd.”da stadio”) magari in attesa di esecuzione della pena una volta che detta sentenza penale diventi irrevocabile secondo il disposto di cui all’art 27 cost.Si giunge pertanto al paradosso giuridico secondo cui una misura preventiva potrà incidere in negativo e precludere il rilascio della tessera diversamente rispetto ad una condanna non da stadio ad esempio impugnata in fase di appello.Le società sono obbligate ad uniformarsi a tale disposizione? E se sì, nel caso non lo facessero a che cosa andrebbero incontro?Le Società non hanno l’obbligo di uniformarsi al suggerimento-invito ministeriale per il tramite dei Prefetti e Questori competenti e cosi facendo non incorrerebbero in alcuna sanzione ma c’è da giurarci tutte si adegueranno, volgendo le spalle ai propri tifosi più fedeli.Secondo lei la “lotta” contro la tessera del tifoso portata avanti da numerose tifoserie è una lotta che riguarda solo i cosiddetti ultras o dovrebbe riguardare tutti i tifosi?E’ una lotta che vede impegnati gli ultras per quanto è stato loro consentito di “capire” ma dovrebbe interessare chiunque abbia un minimo di orgoglio e dignità. Tuttavia temo che la stragrande maggioranza dei tifosi normali non abbia voglia di capire e interessarsi.Secondo gli ultras la tessera del tifoso è uno strumento inutile e che limita la libertà personale, lei cosa pensa?E’ uno strumento adottato con una procedura anomala intelligentemente applicata evidentemente per evitare ostacoli parlamentari bipartisan e soprattutto il vaglio della Commissione Affari Costituzionali. Se fosse proposto senza imposizione e lo si qualificasse come una semplice tessera promozione-premi per i tifosi doc sarebbe anche utile. Chi vorrà potrebbe utilizzarla per risparmiare ad esempio sul costo di gadgets e altro. Ma essendo limitativo della Libertà Personale ed inutile negli scopi sbandierati lo considero uno strumento oltremodo negativo. Inoltre pare che la tessera avrà un costo tra acquisto e transazioni bancarie varie. Meglio se tutto fosse gratuito.Inoltre questo provvedimento le sembra utile per eliminare la tanto citata violenza negli stadi?Non vedo quale sostanziale efficacia potrà avere. Piuttosto ho forte preoccupazione che tale strumento porti ad un pericoloso rimescolamento del tifo. Mi spiego meglio. Alcuni occuperanno il settore ospiti. Altri andranno in altri settori (è consentito fare il biglietto senza tessera). Altri resteranno fuori lo stadio. Questo per la tifoseria in trasferta. Per quella ospite ci si augura vivamente che quella consistente frangia che resterà all’esterno dell’impianto ( vi sono tifoserie che hanno deciso in tal senso) non costituiscano pericolo per la pubblica incolumità. Sono dell’avviso che la vecchia pratica dell’incanalamento collettivo della massa previ mirati e preventivi controlli di polizia costituisca la misura più idonea a prevenire e contenere l’endemico negativo fenomeno della violenza. Che purtroppo è presente anche nel nostro vivere quotidiano ma questo è tutto un altro discorso.Anche quella della domenica però ha motivazioni e radici che affondano nella crisi socio-economica che stiamo vivendo e che meriterebbe diversa attenzione e misure completamente diverse da quella adottate e da quelle che si stanno adottando.Visto che la tessera è sicuramente migliorabile, ci può fare alcune proposte di modifica dell’attuale “tessera del tifoso” oppure pensa che l’unica soluzione sia non farla entrare in vigore?La tessera del tifoso dovrebbe essere ad uso facoltativo e non costituire uno strumento liberticida. Poi si potrà fare qualsiasi uso di marketing a seconda del desiderio soggettivo di ciascuno di noi.Concludendo, se vuole aggiungere qualcosa che non è emerso nel corso dell’intervista ma che le sembra utile aggiungere…L’introduzione della Tessera segna il fallimento della teoria repressiva “Tolleranza Zero” e la fine del Tifo inteso nella sua massima e positiva accezione (colore e calore della collettività e fenomeno di massima aggregazione sociale ). In nome del “Divide et impera” si cercherà di destrutturare l’organizzazione della tifoseria frazionandola in vari sotto gruppi . La massa del tifo organizzato si dividerà in tre fazioni a seconda del predominare di un sentimento rispetto ad un altro. Per alcuni prevarrà la Passione e la Fedeltà ad ogni costo (mi faccio la tessera perché senza la mia squadra non so stare), per altri la Dignità e l’Orgoglio (soffrirò ma non cedo al ricatto e non mi tessero), per altri ancora l’interesse (mi tessero perché il tifo è anche altro).Concludo invitando tutti a pensare. Questa intervista non vuole indirizzare nessuno per questa o quella scelta. Io non vado più allo stadio da oltre un anno perché avevo da tempo capito tutto. Ho così superato il problema se tesserarmi o meno. E comunque Buona Tessera a tutti.
Fonte: http://ilsecoloxxi.wordpress.com

lunedì 14 giugno 2010

MA ESISTE UNA MASSONERIA BUONA?

Ho letto un articolo proposto dal sito di"Senza Soste"che mi ha lasciato molto perplesso in quanto si tratta del tema della massoneria e sul fatto che molti iscritti alle liste di queste congreghe siano di fatto appartenenti alla sinistra,annacquata come quella del Pd,ma pur sempre di quella parte che dovrebbe fare del"potere al popolo"e della"libertà"(non quella usata e sputtanata del Pdl)valori cardine del proprio pensiero:si paventa uno scenario in cui possano esserci una massoneria buona ed una cattiva.
Come per dire che esiste il fascismo buono e quello cattivo,eresie secondo il mio modesto parere dove chi governa e chi ha in mano l'amministrazione e la giustizia di una nazione non debba agire all'oscuro vestiti da pagliacci e preti in gruppi di ristretta(ed altolocata)appartenenza.
Il contributo del giornalista de"La Repubblica"Alberto Statera(un'intervista all'avvocato affiliato Gustavo Raffi)mette la pulce nell'orecchio facendo intendere che molti massoni iscritti alla varie logge siano delle persone per bene e che non vogliano più essere tenuti sotto quell'alone di mistero e di leggenda che sempre ha permeato l'aria attorno a queste che ritengo sette,alla stregua di cielle e di altri movimenti clericofascisti anche se tra le righe dell'intervento risultano esserci affiliati partigiani e firmatari della nostra Costituzione.
La massoneria rimane ancora una volta quello che l'ideale comunista aborrisce e combatte,ovvero il potere decisionale ed economico nelle mani di pochi,dei padroni,contro la classe operaia e lavoratrice che è la stragrande maggioranza e che detiene nelle proprie mani il minino delle ricchezze economiche del paese.
Propongo altri tre post in cui si è parlato di massoni in questo blog,sempre personcine"a modo"come Gelli,Cicchito,Berlusconi e Valori,che hanno mandato a culo il nome del nostro paese nel nome di intrallazzi tra Stato,fascismo e Opus Dei:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/05/le-grandi-operedel-male.html,
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/06/rizzovalori-e-diliberto.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/il-venerabile-stronzo.html.

I massoni di sinistra? Nelle logge sono 4mila. Toscana record di affiliati.

"Quando nel mondo la canaglia impera, la patria degli onesti è la galera", recita ironico il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Gustavo Raffi, avvocato ravennate dal profilo un po' risorgimentale, ex segretario locale del defunto Partito repubblicano di Ugo La Malfa, quando gli si chiede di commentare l'improvvisa fiammata antimassonica di parte del Partito Democratico. E l'Opus Dei? E Comunione e Liberazione? E tutti i mariuoli, clericali o non, ormai in circolazione per ogni dove? E tutti i seri problemi del paese che il Pd tende spesso a rimuovere imboccando improbabili vie di fuga? Il Gran Maestro se lo chiede, ma la delibera assunta lunedì dalla Commissione di Garanzia presieduta da Luigi Berlinguer, proveniente da una vecchia famiglia massonica il cui capostipite Mario, padre di Enrico e Giovanni, era Gran Maestro della Loggia di Sassari, in fondo non gli dispiace: "Al di là della temporanea sospensione dei fratelli pd iscritti - dice - c'è un percorso serio per capire la questione e non infliggere una censura dogmatica; è un percorso laborioso, ma simile a quello già tracciato saggiamente dal lodo di Valerio Zanone e Giovanni Bachelet". Ma non gli va giù che i problemi interni di un partito in cui si è rivelata difficile la convivenza tra l'anima cattolica ex democristiana con quella laica ex repubblicana, ex socialista ed ex comunista, tirino inopinatamente in ballo "una delle più importanti agenzie produttrici di etica che abbia creato dal suo seno la storia dell'occidente, come il professor Paolo Prodi ha efficacemente definito la massoneria".
Un fatto è certo, i massoni del Partito democratico, che dovranno ora rivelarsi, sono a bizzeffe, come garantisce l'ex sindaco comunista di Pistoia Renzo Baldelli. Col Gran Maestro recalcitrante, che giura di non aver mai chiesto di mostrare la tessera di partito ai suoi fratelli ("Se no verrei messo fuori dal consesso della massoneria mondiale") tentiamo un computo, che ci porta a un totale di oltre 4 mila su quasi 21 mila iscritti in 744 logge, il 50 per cento dei quali concentrati in Toscana, Calabria, Piemonte, Sicilia, Lazio e Lombardia, con la maggiore densità assoluta a Firenze e Livorno. Di questi almeno 4 mila diessini, molte centinaia ricoprono cariche politiche, amministrative o dirigenziali, come in passato il Gran Maestro aggiunto Massimo Bianchi, che è stato vicesindaco socialista di Livorno. Adesso dovranno rivelarsi ed è facile prevedere che non sarà un'operazione indolore.

Ma Gustavo Raffi pensa che potrebbe venirne persino un bene, cioè "la fine di questa leggenda della segretezza, frutto avvelenato delle gesta del materassaio di Arezzo, che non ha ragione di persistere. Ma come si fa - si accalora - a confondere il Grande Oriente, scuola di etica e di classe dirigente, con i mariuoli che infestano il paese anche in false massonerie? Il fascismo, perseguitandola, costrinse la massoneria al segreto, ma oggi siamo un'istituzione trasparente tornata nella storia. Lo dimostrano le decine di nostri convegni culturali con partecipanti del calibro di Margherita Hack, Rita Levi Montalcini, Umberto Galimberti, Giuseppe Mussari, Ignazio Marino, Paolo Prodi, Gian Mario Cazzaniga e tanti, filosofi, storici, accademici di reputazione e scienza preclare. Il Pd si accorge adesso che la sinistra è figlia anche della massoneria? Fanno fede i nomi dei fuorusciti a Parigi durante il fascismo, le Brigate partigiane in Spagna e la Costituente, dove su 75 membri 8 erano massoni, da Cipriano Facchinetti ad Arturo Labriola, Meuccio Ruini... ".

Gran Maestro - lo interrompiamo - per favore, non torniamo a Garibaldi e Bakunin e ai generi massoni di Marx, il fatto è che in un passato più recente le vicende della massoneria ufficiale non sempre sono apparse commendevoli. Tra l'altro, nel governo e nella attuale maggioranza di destra si dice ci sia la più alta concentrazione di massoni (e di Opus Dei) mai vista, come ha rilevato l'ex presidente Francesco Cossiga, che se ne intende. A parte Berlusconi, Cicchitto, che erano nella P2, e al consulente di Gianni Letta, quel Luigi Bisignani che ne era il reclutatore, ce ne sarebbero molti altri, a cominciare da Denis Verdini, che però ha smentito. Per non dire dei Lavori Pubblici, culla della Cricca degli appalti, considerato il ministero col maggior numero di dirigenti massoni. Il Gran Maestro non sfugge: "Io le posso dire in tutta coscienza che, tolti quelli che giocavano a nascondino col materassaio di Arezzo e che con noi non hanno nulla a che fare, abbiamo fatto un'attenta analisi dei nomi emersi come appartenenti alla Cricca e delle intercettazioni telefoniche pubblicate sui giornali. Abbiamo trovato solo un nome nelle nostre liste e l'abbiamo sospeso immediatamente. Se ne emergeranno altri, stia certo subiranno la stessa sorte". Inutile insistere per ottenere il nome, il Gran Maestro garantisce di non ricordarlo, ma promette di ricercarlo, perché dice di sognare una massoneria supertrasparente come quella americana, cui i fratelli sono fieri di appartenere, dove le logge sono indicate al centro delle città con grandi cartelli stradali, "come già abbiamo fatto a Ravenna mettendo la targa sulla nostra sede, perché se ti nascondi finisci alla gogna". Ma nulla autorizza la componente cattolica del Pd a confondere la massoneria storica con pseudomassonerie affaristiche, "se no è come se io dicessi non che un partito è degenerato, ma che tutti i partiti sono degenerati, mentre, pur se disastrati, continuano ad essere il cardine della democrazia. Mai dirò che i partiti inquinano la massoneria, ribaltando l'affermazione di quel parlamentare del Pd, il quale ha osato dire che la massoneria inquina il suo partito". Se la teoria del senatore di Magliano Sabina Lucio D'Ubaldo prendesse piede nel Pd, il Gran Maestro vi scorgerebbe un arretramento clericale e culturale quasi a due secoli fa, all'enciclica "Mirari Vos" di Gregorio XVI che condannò la separazione tra Stato e Chiesa e qualunque libertà di coscienza.

Chissà se la delibera dei garanti pd guidati da un Berlinguer frenerà ora le iscrizioni al partito, notoriamente non in splendida salute, o al Grande Oriente d'Italia, che conta 1600 "bussanti" all'anno, più di un terzo dei quali respinti in attesa di "passaggi all'Oriente Eterno" di anziani fratelli.

sabato 12 giugno 2010

I PROBLEMI DI BERLUSCONI CON LA COSTITUZIONE ITALIANA


Tripletta di articoli oggi,i primi due presi da Toscana.Indymedia ed il terzo da Roma.Indymedia e siccome c'è tanta carne puzzolente al fuoco visto che si tratta del premier neoduce Berluscojoni cominciamo subito con una breve introduzione alla lettura partendo dal capitolo conclusivo del post dove si evidenziano tratti comuni a tutti i contributi,ovvero quelli della demolizione democratica operata da questo buffone arrichitosi grazie alla criminalità organizzata.
Dopo la due giorni di interventi davanti agli albergatori ed agli artigiani Berlusconi afferma candidamente che per fare arricchire queste due categorie,perché il suo discorso punta sui soldi,la maggior parte della Costituzione è da abbattere al più presto e se lui avesse più potere nelle mani sarebbe tutto più facile(e deleterio di quanto non lo sia già).
Dell'articolo centrale a firma di Dario S. si pone la questione di come il premier incantatore sia riuscito ad ottenere proseliti da parte degli albergatori nonostante la nuova tassa di soggiorno che colpisce loro ed i turisti ma promettendo del fumo(mi sa in senso reale)riesce ad uscire tra gli applausi...soluzione basterebbe andare da qualche altra parte in ferie o utilizzare altri circuiti non convenzionali per inchiappettarli davvero fino in ultimo.
Nel primo articolo firmato da Rigitans e che segue quest'ultima considerazione Berlusconi prima caga,poi strapazza e brucia la Costituzione italiana scritta da quattro cattocomunisti,roba da incriminarlo e buttare via la chiave ma in una dittatura questo non si fà.

La costituzione cattocomunista di Einaudi e De Gasperi secondo Berlusconi.

Berlusconi ha detto che la costituzione è un accordo cattocomunista. E' la seconda volta che lo dice, dopo una volta che disse che la costituzione italiana era in parte copiata da quella sovietica.

Chi ha creduto a queste parole alzi una mano che si merita una pernacchia!La costituzione italiana è stata fatta da tutte le forze politiche antifasciste e democratiche. Posso capire che ad alcuni non va giu l idea che anche i comunisti abbiano partecipato a creare la democrazia italiana, ma la storia non si può storpiare a piacimento di alcuni personaggi.Anche perché il signor Berlusconi, che in passato diceva di avere come riferimenti De Gasperi e Einaudi, quelli si grandi personaggi politici italiani, non può offendere sia i moderati che hanno creato la costituzione definendoli cattocomunisti, sia i liberali come Einaudi che da Presidente della Repubblica hanno vigilato la democrazia basata su quella costituzione tanto odiata da Berlusconi.Perché Silvietto nostro non può fare le leggi...ma non è il presidente del consiglio a dover fare le leggi (come già ora sta facendo imponendo al parlamento la sua agenda e bloccando qualsiasi dibattito in un parlamento sempre meno laborioso e utile.Chiedo agli elettori moderati e a quelli intelligenti di centrodestra, come facciano ancora a sopportare una clamorosa e colossale presa per il culo politica come quella creata da Silvio Berlusconi? Non sentite che l'aria puzza, che il pesce puzza dalla testa? Torniamo ad una democrazia seria, criticando le varie parti politiche ma unendoci nella difesa della democrazia, della costituzione, della legalità, della libertà.
Berlusconi inchiappetta gli albergatori e loro lo applaudono.

Dopo le elezioni regionali ci avevano promesso le famose riforme strutturali. Tutti ci aspettavamo qualche porcata strutturale che cambiasse drasticamente e in peggio la nostra vita, invece niente.

Tremonti ha dato l'altolà:"Non si fanno riforme strutturali in tempi di crisi". Che luminare!!! Dovrebbero candidarlo al premio Nobel per questa sua strepitosa teoria:"C'è una crisi economica, tutto va a rotoli, bruciamo milioni di euro al giorno ma non cambiamo una virgola del sistema che ci ha portato a questo punto perché.... beh perché c'è la crisi". E pensare che solo fino a qualche giorno fa in Italia la crisi non era nemmeno arrivata, infatti io ogni volta che sentivo Berlusconi dire "L'Italia è il paese che ha fronteggiato meglio la crisi e meglio degli altri l'ha superata" mi chiedevo di quale cavolo di crisi parlasse. Boh...Comunque visto che non si possono fare riforme Silvio I è tornato a fare quello che sa fare meglio. So cosa state pensando e sbagliate non parlo di evasione fiscale, riciclaggio di denaro sporco e assunzioni di stallieri mafiosi. No è tornato a fare quello che veramente sa fare: campagna elettorale. E' andato dagli albergatori a spiegargli che è la vittima dei processi, che i PM comandano in Italia, che quella merda di Parlamento gli cambia tutte le leggi che ha in mente e che la Protezione Civile non deve andare in Abruzzo altrimenti qualcuno gli spara. Beh evito di commentare queste stronzate populiste e irrispettose di chi ancora soffre per le perdite del terremoto, ma il genio dell'uomo è innegabile. Con questa finanziaria aumenta la pressione fiscale (aumentano le tasse) e viene introdotta la tassa di soggiorno che colpisce proprio tutti quegli albergatori riuniti in assise. Ed è qui che si nota il genio che citavo poc'anzi. E' andato li, davanti ad una folla inferocita che ha stimato un sacco di perdite a causa di questa tassa e il 30% di occupati nel settore, ha fatto cabaret, l'ha messo di dietro a turisti e albergatori e ha strappato applausi dalla platea. Tutti vissero felici e contenti.Ora, se questa tassa l'avesse messa il centrosinistra e su quel podio ci fosse stato Bersani i fischi e le pomodorate lo avrebbero travolto e semplicemente perché sarebbe andato li a spiegargli la difficoltà del momento e a chiedere ai presenti un legittimo sacrificio per salvare il Paese. Ecco che ci serva di lezione! Se dovessimo mai vincere qualora prendessimo provvedimenti che potrebbero fare del male (in senso figurato) a qualcuno, ricordiamoci di inchiappettarli col sorriso sulle labbra. Magari alla fine della prestazione ci applaudono pure.

Berlusconi dal delirio al fascismo in doppiopetto.

Abbiamo una sola parola da usare: Fascismo. Certo, adattato ai tempi moderni, non la marcia su Roma, non le baionette, gli assalti alle Camere del Lavoro, alle Case del popolo, la messa al bando dei partiti della sinistra, il carcere, l’esilio per chi al regime mussoliniano non si arrendeva. Al fascismo in doppio petto, abiti firmati da Ciro Paone, porta infatti la strada che il presidente del Consiglio sta percorrendo.
Non è un caso che il suo delirio, la sua fobia antidemocratica, venga proposto a categorie di un ceto medio impaurito dalla crisi, che vede nel grande imprenditore, “sono uno di voi” dice sempre, l’ancora di salvezza.
Le associazioni come la Confartigianato e quella degli albergatori che lo hanno “ospitato” in questi giorni hanno avallato la manovra del governo, non hanno battuto ciglio a fronte di un attacco alla democrazia di inaudita virulenza, il più grave nella storia della Repubblica che, pure, non è stata una strada in discesa.
Rivolgendosi ai “cari colleghi” artigiani ha detto, riferendosi al suo governo: “Non è che manchino le buone intenzioni o gli ottimi progetti, è che abbiamo un’architettura istituzionale che rende difficilissimo trasformare questi progetti in leggi compiute, concrete e operanti”. Poi ha aggiunto che la Costituzione “è datata” e risente della “matrice catto-comunista”.
Completa il quadro della messa in discussione della Carta, su cui come sottolinea il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, ha giurato di fronte al Presidente della Repubblica, l’annuncio che la legge bavaglio sulle intercettazioni non è che l’inizio. Intanto ha blindato il testo, Senato e Camera esautorate, è l’ufficio di presidenza del Pdl, lui cioè, mettendo a tacere come era prevedibile Gianfranco Fini e i finiani, che ha deciso come legare mani e piedi ai magistrati, impedire all’informazione di svolgere il ruolo di “controllore critico” del potere, come in tutte le democrazie liberali sostituendosi alle istituzioni. E’il Pdl, con il benevolo ok della Lega cui interessa solo il potere nelle regioni del Nord, che prende il posto del Parlamento, un “bivacco di manipoli” lo definì Mussolini. Non bastava: Già Berlusconi aveva fatto sapere che lui si era astenuto nella votazione (finta) della presidenza del Pdl, perché la legge che era stata definita, non rispondeva in pieno ai suo voleri.
E’ andato alla compiacente assemblea degli artigiani e ha dato l’annuncio: “Il disegno di legge è un primo passo, cercheremo di migliorarlo più avanti perché la privacy deve essere garantita in uno stato di diritto”. Dove per “privacy” si deve leggere sporchi affari, a partire da quelle della cricca.
Non è finita qui: manda i suoi peones all’assalto della Rai, il direttore generale Masi è sotto tiro perché ancora non ha cacciato Santoro. Glielo aveva promesso in una telefonata, di quelle che non potremo più pubblicare quando entrerà in vigore la legge. Ogni promessa è un debito e chi non mantiene paga. Non dimentichiamo che fu il Gran Consiglio di Mussolini ad accusare Galeazzo Ciano, suo genero, di alto tradimento ordinandone la fucilazione.

venerdì 11 giugno 2010

TRE COMPAGNI BASCHI ARRESTATI A ROMA

Che la repressione poliziesca congiunta tra gli sbirri spagnoli e francesi sia quotidiana da parecchi decenni in Euskal Herria non è certo una novità,e se per questo pure l'aiuto della polizia italiana non è cosa piovuta dal cielo per la prima volta,ma il susseguirsi in tempi sempre più serrati di azioni da parte delle forze del disordine nostrane contro compagni sia italiani che stranieri che lottano per l'autodeterminazione del popolo basco fanno parte sempre di più della cronaca.
Ne è esempio l'arresto di ieri di 3 ragazzi dei Paesi Baschi prelavati a Roma nei pressi di Montecitorio mentre ponevano all'attenzione delle persone e dei giornalisti lo stato soffocante con cui è oppresso chi vuole fare politica indipendentista in Euskadi,portati via dai carabinieri non si sa dove nè il perché di quello che appare più un sequestro di persona che un fermo:tutto ciò nell'ambito dell'incontro tra Zapatero e Berlusconi tenutosi nella capitale.
Il primo commento-denuncia è l'appello degli amici di Euskal Herria di Milano mentre il secondo è tratto da Roma.Indymedia a firma di Marco Santopadre per"Radio Città Aperta"di Roma dove si fa presente la latitanza dei tre,cosa secondo me da indagare visto che i ragazzi non si stavano nascondendo da nessuno ed anzi erano in prima linea nell'informare i cittadini italiani dello scempio che si compie tutti i giorni nel loro paese.

Ciao a tutti,
questo pomeriggio a Roma l'arma dei Carabinieri ha arrestato 3 giovani indipendentisti baschi: Fermin Martinez, Zarine Gojenola, Artzai Santesteban.
L'arresto è avvenuto in prossimità di Piazza Montecitorio nei pressi della galleria che avvicina alla piazza mentre i compagni stavano distribuendo volantini sulla situazione di criminalizzazione del movimento giovanile di Euskal Herria e di denuncia contro il governo spagnolo per per la violenta repressione politico-militare che attua da decenni contro il popolo basco.
I 3 compagni arrestati sono ricercati dalle autorità spagnole dallo scorso 24 novembre giorno in cui c'è stata in Euskal Herria una maxi retata contro la gioventù indipendentista, a posteriori della quale il governo spagnolo segnalò queste persone come membri di ETA.
Il motivo per il quale erano a Roma era quello di fare una conferenza stampa davanti al Parlamento Italiano, (P.zza Montecitorio), in concomitanza della riunione che il primo ministro spagnolo Josè Luis Rodriguez Zapatero teneva con Berlusconi.
Nella giornata di ieri, i compagni baschi, hanno informato tutte le agenzie di stampa italiane e straniere di questa iniziativa, agenzie che si sono presentate puntualmente (alle ore 13) in piazza , compresi giornalisti di testate spagnole, senza trovare assolutamente nessuno. Solo verso le 13.30, alcuni giornalisti italiani, hanno avuto la notizia tramite l'AGI (Associazione Giornalisti Italiani) che i 3 compagni che avevano indetto la conferenza erano già stati arrestati dai Carabinieri che, in collegamento continuo con le autorità spagnole, avevano saputo della loro presenza a Roma.
I Carabinieri che hanno provveduto all'arresto dei 3 ragazzi non hanno ancora dato informazioni su di loro...dove sono, come stanno, il perchè dell'arresto....
Ad adesso non riusciamo ad avere informazioni più dettagliate nonostante ci siano già avvocati e giornalisti che stanno facendo pressione per avere informazioni sull'accaduto.
Come EHL Milano esprimiamo tutta la nostra solidarietà con i compagni arrestati richiedendone l'immediata scarcerazione.
Ancora una volta vediamo il vero volto del governo Spagnolo che di fronte a proposte democratiche per la soluzione del conflitto nel Paese Basco risponde con la repressione più selvaggia...con arresti selettivi, illegalizzazioni di partiti, illegalizzazione di rappresentaze sociali, di collettivi giovanili e di rappresentanza dei lavoratori, con la chiusura di organi di stampa, con la tortura (pratica ormai quotidiana ad opera dei vari corpi di Polizia presenti sul territorio Basco), utilizzando la dispersione contro i prigionieri politici, ecc.................
Come comitato di Solidarietà con Euskal Herria rivendichiamo con forza la nostra assoluta complicità nel lavoro costante che i compagni baschi fanno per una Euskal Herria indipendente e socialista oggi ancor più convinti che l'internazionalizzazione delle lotte è la strada per sconfiggere tutti i governi totalitari capitalisti ed imperialisti.
Gora Euskal Herria Askatuta!!
EHL Milano

Tre giovani baschi arrestati a Roma .

Ricercati dalla polizia spagnola, erano a Montecitorio per volantinare le ragioni della loro innocenza. Prelevati dalla Digos. Di loro non si è saputo nulla per ore
Dopo più di sei mesi di latitanza e ricercati dalla Polizia spagnola, 3 giovani indipendentisti baschi sono stati arrestati dalla Digos poco dopo le 13 davanti alla sede del Governo, proprio mentre stava iniziando la Conferenza Stampa che aveva per protagonisti il premier iberico Josè Luis Rodriguez Zapatero e quello italiano Silvio Berlusconi. Dalle pochissime informazioni a disposizione i tre avrebbero cominciato a volantinare sotto la Galleria Alberto Sordi, proprio a pochi passi da Palazzo Chigi, e quando hanno tentato di esporre uno striscione sono stati arrestati e portati via dagli agenti della sezione politica della Polizia di Stato mentre qualche giornalista e qualche curioso si avvicinava per capire cosa stava accadendo.Fino alle 20 nessuna informazione esatta è stata fornita dagli inquirenti sulle condizioni degli arrestati, sulle accuse loro rivolte e sul luogo di detenzione mentre per tutto il pomeriggio alcune associazioni basche per la difesa dei diritti umani e le omologhe associazioni italiane di giuristi e avvocati democratici erano mobilitate e anche alcune realtà politiche della capitale stanno riflettendo sull'opportunità di organizzare una assemblea pubblica su quanto accaduto. Secondo un comunicato emesso dalla Questura i tre ragazzi, dopo le identificazioni, sarebbero stati rinchiusi in uno dei due carceri romani, anche se non è dato sapere quale...
L'intenzione dei tre ragazzi - Fermin Martinez Lacunza, Artzai Santesteban Arizkuren e Zurine Gogenola Goitia - era di realizzare una sorta di improvvisata conferenza stampa in Piazza Montecitorio, approfittando dell'interesse suscitato dalla presenza del leader spagnolo Zapatero, per denunciare una condizione di persecuzione alla quale sono sottoposti i movimenti giovanili baschi di sinistra, per lo più posti fuori legge e colpiti in questi anni da numerose retate. Ma ad incontrare i numerosi giornalisti che li aspettavano davanti a Montecitorio i tre baschi non ci sono mai arrivati.
I tre erano riusciti a evitare l'arresto lo scorso 24 novembre, quando durante la notte centinaia di agenti dei vari corpi di sicurezza di Madrid avevano realizzato una delle più grandi retate di indipendentisti baschi degli ultimi decenni: in quella che molti media progressisti baschi hanno definito ‘notte dei lunghi coltelli' erano stati alla fine 34 i giovani arrestati nei loro domicili in varie località della geografia basca. Molti degli arrestati hanno denunciato intimidazioni nei loro confronti o dei loro familiari e amici, quando non direttamente quelle torture per le quali Madrid è stata più volte messa all'indice dalle istituzioni internazionali che si occupano di tutela dei diritti umani.
16 giovani erano invece riusciti a evitare la detenzione, e da quel momento contro tutti loro la magistratura europea ha spiccato un ‘euro-orden', un mandato d'arresto valido in tutti i paesi aderenti all'Unione. Già ieri, nella località basca di Senpere, la polizia francese aveva arrestato uno dei 16 scampati all'operazione del 24 novembre. Il giornalista Jon Telleria è stato prelevato intorno alle 11 del mattino nel suo domicilio della piccola località di Iparralde e arrestato. Stamattina, poi, è arrivata la notizia della sua messa in libertà condizionata su ordine del Tribunale di Pau, in attesa di una decisione definitiva. Telleria era uno degli speaker della radio vicina alla sinistra indipendentista basca "Info 7", e da mesi svolgeva una vita normale nonostante contro di lui pendesse l'ordine di arresto.
Anche i tre ragazzi arrestati oggi a Roma volevano realizzare un atto pubblico per denunciare la criminalizzazione che colpisce i movimenti giovanili baschi accusati di essere - è questa la tesi che ha contraddistinto negli ultimi anni tutte le retate e i successivi maxiprocessi - il vivaio dell'organizzazione armata ETA. Con la stessa accusa è stata messa fuori legge una organizzazione giovanile di massa come Segi, alla quale sono accusati di appartenere tutti gli arrestati di novembre e i tre di oggi. Hanno scritto Lacunza, Arizkuren e Gogenola nel comunicato inviato ai media: "(...) Nel Paese Basco le illegalizzazioni di partiti e organizzazioni politiche, le macro retate, la tortura sono all'ordine del giorno ed in questo contesto la gioventù indipendentista è nel mirino degli stati oppressori. Negli ultimi anni centinaia di giovani sono stati arrestati, torturati e incarcerati con la sola accusa di aderire a SEGI. Ma già in passato la Francia e la Spagna hanno usato le accuse più fantasiose e inverosimili per colpire la gioventù basca. (...) Riteniamo fondamentale, oltre alla nostra lotta, la collaborazione internazionale per esigere che Francia e Spagna mettano fine allo stato di oppressione di cui soffre il popolo basco. (...) Oltre a diffondere la nostra denuncia vogliamo raccogliere il numero maggiore di adesioni possibile ad un appello pubblicato sul sito www.basqueyouth.wordpress.com".
Già lo scorso 29 maggio centinaia di giovani baschi erano arrivati in pullman a Bruxelles, accompagnati da piccole delegazioni provenienti anche da altri paesi europei, Italia compresa, per manifestare davanti alle sede delle istituzioni comunitarie e investirle di quelle richieste che da anni contraddistinguono l'attività di forze sociali e politiche che, nonostante la criminalizzazione e la repressione, rimangono molto attive. Le stesse che i tre giovani avrebbero voluto riportare oggi ai giornalisti durante la conferenza stampa poi frustrata: la difesa del diritto dei giovani ad organizzarsi e partecipare alla vita politica senza essere repressi o minacciati; la fine alla tortura e all'impunità per i torturatori, l'avvio di un processo di pace giusto e realmente democratico.

giovedì 10 giugno 2010

COSA ACCADE IN MOLDAVIA?

Nonostante le democratiche elezioni dell'aprile del 2009 avessero visto vincente il Partito dei Comunisti della Repubblica Moldava lo stato ex sovietico nel giro di pochi mesi,esattamente nel luglio dello stesso anno causa la non elezione del successore del Presidente della Repubblica Voronin,altre"elezioni"hanno visto la coalizione di centrodestra passare al comando praticamente con un putsch in piena regola cui il mondo è stato zitto visto che l'attuale governo e l'attuale suo presidente(lo è anche della Repubblica!)Mihai Ghimpu hanno l'appoggio di Usa,Nato e Comunità Europea.
Sì perchè tale regime al potere è filo rumeno ed europeista mentre la maggioranza russofona è ancora legata alla madre patria Russia con una forte connotazione comunista nelle sue vene.
Ghimpu ed i suoi gerarghi,visto che la destra xenofoba è presente nella composizione del governo,a breve varerà diktat che prevedono la clandestinità del Pcrm ed il bando dei simboli del comunismo oltre che la criminalizzazione dei suoi appartenenti.
L'Europa intera deve solidalizzare con i compagni comunisti moldavi levando la voce verso questa dittatura liberticida che vuole mettere al bando la maggior coalizione politica del neonato stato al confine tra Romania e Ucraina,un ritorno al passato dei vecchi metodi nazifascisti che continuano ad insanguinare il nostro continente:nel mio piccolo cerco di farlo.
L'articolo è preso da Roma.Indymedia ed il link seguente analizza più profondamente la questione moldava:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/04/la-moldova-tra-bucarest-e-mosca.html.

In Moldavia il governo si appresta a mettere fuori legge il Partito Comunista.

Già in precedenti occasioni, la redazione di l’Ernesto online ha segnalato numerosi episodi della preoccupante scalata della persecuzione anticomunista, avviata dalle forze di destra nazionalista filo-romena (fautrice della più odiosa discriminazione razziale nei confronti delle fortissime minoranze etniche e linguistiche, a cominciare da quella russa) attualmente al governo della repubblica ex sovietica della Moldavia. In questi mesi abbiamo addirittura assistito all’imprigionamento di militanti della gioventù comunista, alcuni dei quali sono stati sottoposti a sevizie durante gli interrogatori nelle stazioni di polizia.
In questi ultimi giorni dalla Moldavia giungono notizie allarmanti sugli sviluppi di una campagna che non solo si configura come una vera e propria caccia alle streghe anticomunista, ma che mette in discussione i più elementari valori della democrazia, fino a rappresentare il preludio all’instaurazione di un vero e proprio regime reazionario dalle caratteristiche dittatoriali, per il quale stanno lavorando – occorre che sia ben chiaro a tutti i democratici – forze di chiaro stampo fascista.
Il presidente del parlamento e attuale presidente provvisorio della Repubblica, Mihai Ghimpu, il 1 giugno ha apertamente dichiarato l’intenzione di mettere fuori legge il PCRM (che, ricordiamo, è la principale forza politica del paese, rappresentando quasi metà dell’elettorato), di proibire per decreto l’esposizione dei suoi simboli, come la falce e il martello, e di promuovere la criminalizzazione di migliaia di suoi militanti e sostenitori! Un fatto che, nella storia dell’intero continente europeo, trova i suoi più infausti precedenti negli anni più bui dell’avanzata del fascismo, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.
La decisione liberticida del governo moldavo ha suscitato l’immediata reazione dei comunisti e dei democratici, scesi in piazza a migliaia, ma nell’indifferenza di quei media occidentali che erano stati così solleciti, in tempi passati, a dare visibilità ai reiterati tentativi di “rivoluzione colorata”, messi in atto, con metodi teppistici, dai gruppi fascisti e ultra-nazionalisti, allo scopo di destabilizzare l’amministrazione comunista che, per molti anni, ha diretto democraticamente e legittimamente il paese.
Sappiamo bene che il sostegno aperto da parte della NATO, degli Stati Uniti e di circoli influenti dell’Unione Europea, di cui gode l’attuale governo moldavo, non lascia molte speranze sulla possibilità che esso possa recedere dalla sua volontà di mettere definitivamente fuori gioco la forza di opposizione più tenace, poiché ciò rappresenta la condizione indispensabile per legare il paese alle sorti del sistema di alleanze internazionali dell’imperialismo. E’ stato lo stesso Ghimpu che, senza il minimo senso del pudore, ha voluto rimarcare che “la presenza di un forte partito comunista è il principale ostacolo all’ingresso della Moldavia nell’Unione Europea” e alla delocalizzazione di installazioni militari della NATO, attualmente collocate sul territorio della confinante Romania, allo scopo di completare l’accerchiamento della Russia e delle altre repubbliche dell’ex URSS, che prosegue ininterrotto dall’inizio degli anni 90 dello scorso secolo.
Non stupisce certo che questa offensiva antidemocratica lasci indifferenti i governi europei, che non hanno manifestato una qualsiasi, seppur blanda, protesta, dal momento che sono impegnati ovunque a promuovere una deriva dai caratteri reazionari (ne sa qualcosa anche l’Italia). Quale altra risposta, del resto, ci si può aspettare dalle classi dominanti e dai governi che le rappresentano nei momenti di maggiore acutizzazione della crisi, come quella che sta vivendo il nostro continente?
E’ invece dai comunisti, dalle forze progressiste e democratiche che deve venire una risposta adeguata al grave pericolo che il precipitare della situazione in Moldavia e in altri paesi afflitti dall’isteria anticomunista rappresenta per le sorti della democrazia (e anche della pace) nell’intero continente.
I comunisti moldavi non devono essere lasciati soli ad affrontare l’attacco reazionario e le persecuzioni di stampo fascista.
Per quanto ci riguarda, cercheremo di fare dignitosamente la nostra parte, seguendo con attenzione l’evolversi della situazione in Moldavia e offrendo una sufficiente copertura informativa. Sarà il nostro modo di garantire ai compagni moldavi la solidarietà internazionalista e il sostegno di cui hanno bisogno in questo momento così duro della loro storia. Siamo convinti che anche altri, in Italia e in Europa, seguiranno il nostro esempio.

mercoledì 9 giugno 2010

LE ESTORSIONI E LA PARSIMONIA DI BERLUSCOJONI

Il ricatto,nell'immaginario televisivo e letterario 0ltre che in quello della cronaca quotidiana,è un metodo d'azione,una scelta che viene eseguita quando si ha l'acqua al collo,quando si vede che la situazione è disperata e l'unica possibile via di fuga verso la risoluzione di uno o più problemi è appunto l'estorsione.
Il neoduce Berluscojoni ha usato questa arma ieri contro guarda caso la magistratura,contro il consiglio d'amministrazione Rai e contro gli abitanti terremotati de L'Aquila in un intervento solo,un record perché le sue minacce solitamente avvengono nella misura di una al giorno.
E ciò è la premessa alla seconda parte del post più"istituzionale"presa da Toscana.Indymedia del blogger Cloro al clero,mentre la prima tranche appena seguente è più"gossippara"e traduce il senso di parsimonia e del basso profilo economico cui il dittatore ha fatto discorso agli italiani in questo momento di lunga e profonda crisi che ha la sua famiglia.
Articolo tratto da Indymedia Piemonte a firma di Mr.Bean...per un capitalismo sostenibile!

Il super yacht di Piersilvio.

Mentre suo padre chiede sacrifici agli italiani, il figlio del premier vara il suo nuovo panfilo.
37 metri, 18 milioni di euro. E' un 'Custom Line 124' commissionato da Piersilvio Berlusconi al Gruppo Ferretti di Ancona. Lo Yacht “Suegno” era diventato troppo stretto e Berlusconi junior vuole donare alla compagna Silvia Toffanin, ora in dolce attesa, una degna dimora galleggiante (non si sa mai poi magari mamma perde il latte).
Marina Berlusconi si sollazza su quella pochezza di barchetta che è il “Besame”, scafetto di 27 metri varato il 13 giugno 2008.
Il Premier invece ha un austero megayacht di 48 metri uscito dai cantieri Perini Navi di Viareggio e acquistato dal magnate Rupert Murdoch, il Berlusconi australiano dei media (forse sulla bagnarola gli ha lasciato anche il decorder Sky). In questa travagliata epoca di pesanti sacrifici il Cavaliere per il “Morning Glory” ha sborsato circa 13 milioni di euro (25 miliardi del vecchio conio). Fatto l'affare, Berlusconi ha svenduto il «Principessa Vai Via» (imponente e raffinato bialbero) all'amico e socio di Banca Mediolanum Ennio Doris (più di 9 milioni di euro).
E quando si incrociano tutti e tre le barchette nelle calde acque liguri?
E’ assai romantico affacciarsi dalla villa di Paraggi sul golfo di Portofino (una delle 22 ville del Presidente) ed ammirare i tre panfiletti ben allineati di Fam. Berlusconi.
In mattina il rinfresco sul ”Besame” di Marina (e prima di mezzodì battaglia di pistole ad acqua). A mezzogiorno breakfast sul “Suegno” di Piersilvio. Pomeriggio pausa thè sul “Morning Glory” di nonno Silvio. E a sera poi tutti a cena da Puny nella piazzetta di Portofino, dove la serata scivolerà via tra musiche, applausi, moscardini e gamberi fritti.
Alla faccia della follaglia di italiani coglioni - come tutti noi - che acclama (il Presidente “operaio”).
Il ricatto continuo di Berlusconi.

Il ricatto sembra essere divenuto lo strumento attuale della dialettica politica, particolarmente in Italia.

Che Berlusconi sia un uomo da 6000 miliardi di euri di patrimonio personale (escluso le aziende e i possedimenti a vario titolo lasciati a società e prestanome) spero sia almeno un po’ chiaro agli italiani. 6000 miliardi di euri equivalgono a 12 milioni di miliardi delle vecchie lire: lo ricordo spesso perchè è meglio non parlarne in astratto di queste ricchezze, ripeto, personali. Che meglio di qualunque ermeneutica spiegano fenomeni contemporanei come i conflitti di interessi (sul perchè sono stati agevolati anche da forze politiche di…ehm…opposizione) e il sex appeal irresistibile che Berlusca esercita sulle femmine italiane con cui interagisce, alla veneranda età di 73 anni.Berlusconi minaccia, in veste di ministro ad interim delle Telecomunicazioni (e proprietario di Mediaset) che non firmerà il contratto di servizio della RAI se la dirigenza non organizzerà personale e palinsesti secondo i suoi voleri. Transeat. La televisione si puo’ anche non accendere. Chi lo fa danneggia anche te, digli di smettere :-) ma poichè qui siamo sinceri democratici, evitiamo di accenderla noi e basta.Il minculpop c’è da tempo e non è che bastino un santoro o un floris ad arginare la mole di messaggi, diretti o traversi, subliminali o espliciti che “inducono le masse” a votare ed apprezzare questo governo. Ci vorrà la fame, ahimè. Ci vorranno i licenziamenti di massa, le bollette dell’acqua improponibili, gli stipendi bloccati a fronte di un carovita in crescita esponenziale per convincere la massa televisiva che la sta prendendo nel gnicco. Pazienza.Una cosa però mi ha particolarmente stimolato all’indignazione fuori dal consueto: il ricatto perpetrato sulla pelle degli aquilani (che già pagano salatissimo il malaffare del governo) . Berlusconi cioè ha espresso:“Ho detto alla Protezione Civile di non andare per ora in Abruzzo (…)perchè potrebbe avvenire che se uno ha qualche familiare che è morto sotto le macerie ed ha una mente fragile magari gli può venire in mente di sparare”La prima cosa che mi vien da pensare è “ma quanto ci hanno la coda di paglia questi qui?” Lo sanno bene che la loro “politica” provoca malcontento e non di rado disperazione. Per esempio sono bastate un paio di parole controcorrente rispetto al leccaculismo generalizzato degli intellettuali -quelle di Mario Monicelli che invitava le giovani generazioni alla ribellione- per far scattare la preoccupazione di Bondi che ha stigmatizzato le “parole gravissime” del 94enne Monicelli.E chissà perchè in un contesto autoritario, come l’Italia da gran tempo non era piu’, cio’ che è considerato “grave” (si presume moralmente) siano sempre le parole di quelli che “non sono loro” , quelli del circuito PdL e sodali -fissi e contingenti- che, con la lingua grondante merda, fanno dichiarazioni che non stanno nè in cielo nè in terra e quel che è peggio guidati dal ducetto-nababbo di arcore agiscono, spolpando l’italia strato dopo strato e il cittadino si è trasformato pian piano in suddito anzi in animale da consumo e da discarica.Berlusconi poi proprio Montesquieu non lo digerisce. E se un padre aquilano che a suo tempo lo appoggio’, ad un certo punto firma con altre persone una denuncia per strage colposa perchè ha perso due bambini sotto le macerie e la magistratura accoglie le richieste di indagine perchè in effetti l’unico provvedimento pronto del governo in presenza di un’area che da mesi “ballava” sotto le scosse sismiche via via crescenti erano le “new town” e non un “piano di evacuazione” per esempio, Berlusconi non ci sta. Grida all’ “autoritarismo dei PM”, lui che governa ormai da mesi quasi solo per decreto e con la fiducia e dice che, sisma o non sisma, pericolo o non pericolo, lui la protezione civile la, a L’Aquila (a pezzi, per la cronaca) non la manda piu’. Crepassero definitivamente, sti terremotati.Quelli che non sono già morti il 6 aprile, intendiamoci.