venerdì 18 dicembre 2009

RUBARE LA STORIA


Un insolito furto è stato compiuto durante la notte ad Oswiecim,l'attuale Auschwitz,dove è stata prelevata la storica scritta in ferro battuto posta all'ingresso del campo di concentramento e sterminio omonimo.
A tutti gli effetti è stato rubato un pezzo di storia e più il tempo passa e minori sono le possibilità di poter recuperare il maltolto nonostante la struttura,che ora è un museo della memoria,abbia comunque delle guardie a difesa della sicurezza del sito e dei sistemi di controllo(evidentemente non adeguati).
Il presidente del museo della Shoah di Gerusalemme,lo Yad Vashem,che ritiene il furto del cartello una vera e propria dichiarazione di guerra da parte dei nazifascisti:anche se i dubbi sono pochi sono al vaglio degli inquirenti le indagini sui possibili autori di questo gesto.
La scritta"Arbeit Macht Frei"è uno dei simboli più importanti della persecuzione ebraica e di tutto l'orrore che l'avvento del nazismo accompagnato a braccetto dai fascisti ha rappresentato in tutto il mondo.
Il campo di Auschwitz(assieme a quello ben più esteso di Birkenau posto a pochi chilometri)l'avevo visitato un paio di anni fa,e conoscendo bene la storia non ero rimasto troppo impressionato dal silenzio,dalle paure,dagli spiriti dei morti ammazzati poichè già mi ero preparato a cosa andavo incontro:comunque è un'esperienza che ognuno dovrebbe fare soprattutto chi simpatizza verso il regime di destra italiano e non solo(basta che non facciano scemate come i nazistelli beccati qualche tempo fa a fare saluti romani).
Si possono rubare dei pezzetti di storia come il furto di qualche ora addietro ma sappiamo bene che la memoria non è materia trafugabile dalla mente delle persone.
L'articolo sotto è tratto da Indymedia Emilia Romagna e uno spunto per una riflessione conclusiva mi è stata offerta da un commento preso dal sito,ovvero che la scritta"Il lavoro rende liberi"l'abbia rubata qualcuno vicino a Maroni per poterla mettere agli ingressi dei Cie italiani.
Furto-profanazione ad Auschwitz rubata l'insegna "Arbeit macht frei".
Nel campo di sterminio nazista furono uccise oltre un milione di personeIl portavoce del sito: "E' il primo furto così grave, e vergognoso, ai danni del sito".

VARSAVIA - Svitata da un lato e strappata dall'altro. Così è stato rubata l'insegna in ferro battuto, tragicamente celebre, che reca la scritta "Arbeit macht frei" ("Il lavoro rende liberi"), che campeggiava al di sopra del cancello di ingresso del campo di sterminio nazista di Auschwitz-Birkenau, nel sud della Polonia.
Il furto, compiuto - come riferisce la polizia polacca - fra le tre e le cinque della scorsa notte, non sembra essere una semplice bravata: i ladri hanno infatti reciso il filo spinato che costeggia la rete che delimita il campo, un'operazione quindi complessa che solo dei "professionisti" avrebbero potuto compiere. "Si tratta del primo caso così grave di furto in questo luogo - spiega un portavoce del museo di Auschwitz, Jeroslaw Mensfeld - è una profanazione vergognosa nel luogo in cui oltre un milione di persone sono state assassinate".
L'iscrizione in ferro battuto, costruita dagli stessi prigionieri e installata nel 1940, non era difficile da staccare, ha precisato Mensfeld, "ma bisognava saperlo". Di notte, il campo è chiuso e sorvegliato da vigilantes. Ora all'esame degli inquirenti ci sono anche i video ripresi dalle telecamere di sorveglianza poste intorno e dentro il sito.
Tra il 1940 e il 1945, nel campo di Auschwitz-Birchenau i nazisti sterminarono oltre un milione di persone, di cui un milione di ebrei. Fra le altre vittime, soprattutto polacchi non ebrei, rom e prigionieri di guerra sovietici. Le autorità del museo hanno già provveduto a installare all'ingresso del campo una copia della scritta, realizzata in occasione di un periodo di restauro dell'originale, divenuto in tutto il mondo il triste simbolo dell'Olocausto.
Proprio ieri il governo tedesco aveva annunciato di essere pronto a una donazione di 60 milioni di euro per la manutenzione dell'ex lager. Una cifra che rappresenta la metà del denaro necessario a preservare quel che resta delle baracche e delle camere a gas del più noto dei campi di concentramento nazista. Alla fine della guerra, oltre 200 ettari del campo furono trasformati in museo, visitato ogni anno da centinaia di migliaia di persone. Ma i proventi dei biglietti non sono sufficienti a mantenere il grande sito, con i suoi 155 edifici, le 300 strutture in rovina e centinaia di migliaia di reperti, in gran parte effetti personali dei prigionieri. Non mancano iniziative di sostegno che coinvolgono i visitatori, come la richiesta di un'offerta spontanea dal titolo "Compra un mattone".
Quanto alla donazione della Germania, Mensfelt l'ha definita "enorme", ed ha auspicato che anche altri paesi possano seguire l'esempio con altri contributi in risposta all'appello lanciato dal governo polacco. Il ministro degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, ha detto che la donazione di Berlino rispecchia la "responsabilità storica" dei tedeschi. Per il momento, anche la Gran Bretagna ha dato la sua disponibilità.

LA VIOLENZA VERBALE DEL REGIME BERLUSCONI


I siti Internet che si dichiarano di contestazione al regime Berlusconi offrono in questi giorni enormi quantità di materiale informativo sia di dichiarazioni che di video in risposta alle affemazioni che hanno tacciato di violenza tutta la controinformazione(di sinistra,dei comunisti!)che non sono sulla linea strategica della destra fascita governante.
Ancora"Senza Soste"offre una carrellata di frasi,pensieri e immagini su come i rappresentanti dell'attuale maggioranza facciano dell'ipocrisia uno dei fondamenti della loro campagna politica e soprattutto dello stile di vita quotidiano.
Prendendo in prestito un sondaggio dell'Espresso nella prima parte si vede un concorso cui si può votare cliccando il link del periodico dove c'è un elenco di frasi da cui eleggere quella peggiore del 2009 dette praticamente da una folta schiera di alti governanti italiani(io ho già una mia idea su chi votare ma il voto è segreto!).
Nella seconda parte del post invece vi sono dei rimandi a video di YouTube dove si evincono la democrazia e la voglia di amore del neoduce e dei suoi collaboratori più stretti:apre e chiude questo intervento il famoso intervento di Berlusconi quando fece il discorso d'insediamento del semestre di presidenza italiana a Strasburgo il 2 luglio 2003.
E'stata una delle più eclatanti testimonianze tra le molte in cui il premier puttaniere ci ha relegato come vergogna e barzelletta dell'intera Europa,col grande Schulz che non ha fatto una piega,il presidente del Parlamento Pat Cox indignato come mai lo era stato nella sua vita e gli altri italiani presenti a fianco del tiranno(vedi Buttiglione e Fini)che non sapevano dove nascondersi:da tenere in considerazione il minuto 5.36 del primo e il 2.07 e 5.27 del secondo filmato.

Ultima considerazione sul titolo del post dove ho evidenziato la violenza"verbale"del regime,perchè quella fisica è dimostrata già ampiamente nella maggior parte dei post presenti in questo blog.

Ecco chi quotidianamente aggredisce il popolo: pensieri e parole di un governo offensivo.

Non servono analisi storiche o politiche, non serve fare tante disquisizioni. Ecco in rassegna come si presenta quotidianamente al popolo italiano questo governo e la maggioranza che lo sostiene.

Link: “Coglioni, kapò e mentecatti”, l’amore secondo B.

La frase peggiore del 2009 (Sondaggio dell'Espresso)

Strategie militari: «Per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna». Silvio Berlusconi, 25 gennaio 2009

Fuori le cerbottane!: «A questo punto bisogna fare la guerra!». Umberto Bossi dopo la bocciatura del Lodo Alfano, 8 ottobre 2009

Il premier ginecologo: «Eluana Englaro potrebbe avere un figlio». Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2009

I ministri invece sì?: «Non si possono mandare in giro i poliziotti panzoni.» Renato Brunetta, 28 maggio 2009

Contatti istituzionali: «Posso palpare un po' la signora?» Silvio Berlusconi all'assessore Lia Beltrami , 25 aprile 2009

Principe dei fori: «Berlusconi non ha mai pagato le escort, lui era solo l'utilizzatore finale». Niccolo Ghedini, 17 giugno 2009

Aperture al dialogo: «In Italia la sinistra è un'élite di merda, che vada a morire ammazzata.» Renato Brunetta, 18 settembre 2009

Me l'ha assicurato Bondi: «Sono di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia». Silvio Berlusconi, 11 settembre 2009

Questa invece l'ho sentita al Bagaglino: «Mi pare che Rosy Bindi sia più bella che intelligente!». Silvio Berlusconi, 8 ottobre 2009

Master in storia delle religioni: «Maometto era un pedofilo». Daniela Santanchè, 9 novembre 2009

Viaggi avventura: «Prendetela come una vacanza!». Silvio Berlusconi ai terremotati dell'Abruzzo, 7 aprile 2009

Lo dicono i sondaggi: «E' stato un grande successo per il sistema Paese, ci sono 250 paesi collegati in diretta in tutto il mondo». Michela Brambilla alla prima della Scala, attribuendo al pianeta una quarantina di nazioni più di quelle esistenti, 7 dicembre 2009.

Black Bloc Pierferdy: «Il clima di odio suscitato da Bersani, Di Pietro e Casini ha determinato il gravissimo episodio di violenza contro il presidente Berlusconi. Essi ne sono pertanto, indubbiamente, i responsabili morali.» Filippo Berselli, presidente della commissione giustizia del Senato, 14 dicembre 2009.

La Birmania sì che sa accogliere i visitatori: «Subiamo un grave danno al turismo per manifestazioni come il No-B Day». Michela Brambilla, ministro del turismo, 8 dicembre 2009

Coppole viola: «Il No-B day? In piazza c'erano 200 mila amici di Spatuzza». Vittorio Feltri, Il Giornale, 6 dicembre 2009

Bicamerale Tartaglia: «L'aggressione a Berlusconi è il segno che è davvero il tempo di cambiare la Costituzione». (Don Luigi Verzè, 14 dicembre 2009)

I video

Costanzo Show: Totò Cuffaro aggredisce Giovanni Falcone http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y

Marcello Dell'Utri ammette di essere MAFIOSOhttp://www.youtube.com/watch?v=0k3q804-1RU

FEDE DOPO L'AGGRESSIONE: Colpa di DiPietro e di "AnnoMinchia"http://www.youtube.com/watch?v=bjiCBlX9TUI

Berlusconi : Lla costituzione si cambia. Senza dialogo"http://www.youtube.com/watch?v=41m7VTMNCLA

LA RUSSA DELIRA PER CROCIFISSO - POSSONO MORIRE! - LA VITA IN DIRETTAhttp://www.youtube.com/watch?v=kXPFM8t_wwU

Ignazio La Russa dà del pedofilo a chi lo contesta a New Yorkhttp://www.youtube.com/watch?v=ejVioXX839M

LA RUSSA INSULTA ODIFREDDI: "LEI FA SCHIFO" - PORTA A PORTA 1/ 10/ 09http://www.youtube.com/watch?v=s4j_xdNHQkQ

Bossi insulta l'inno di Mamelihttp://www.youtube.com/watch?v=iXYsOpcOqf8

Brunetta parla della sinistra "male", "elite di merda" e "vada a morire ammazzata"http://www.youtube.com/watch?v=5pgeriXxzuo

Lo show di Brunetta - Annozero - 24/09/2009http://www.youtube.com/watch?v=ShKLQ9Dbs-A

Maurizio Gasparri insulta il giornalista che gli fa domandehttp://www.youtube.com/watch?v=wg2IWuLCMmU

Maurizio Gasparri confessa: non capisco le leggi che voto (!!!)http://www.youtube.com/watch?v=Xt2nSsyV-70

Berlusconi sbrocca a Cinisello: 'Siete dei poveri comunisti" 19 Giugno 2009http://www.youtube.com/watch?v=9bKa_6oAqgQ

Berlusconi, insulti vari
http://www.youtube.com/watch?v=6mG6lo418o8&feature=PlayList&p=E4B84C1A639624BF&playnext=1&playnext_from=PL&index=5
Berlusconi e la Bindi
http://www.youtube.com/watch?v=E-VoSejRBgE

Brunetta super
http://www.youtube.com/watch?v=_DdNBqJiABk

I fucili di Bossi
http://www.youtube.com/watch?v=I3lYQ8j1h6U

La stagione dell'amore versione leghista
http://www.youtube.com/watch?v=apzSPfvIfCY

L'inno e Bossi
http://www.youtube.com/watch?v=DJSkXfxLx4w&feature=PlayList&p=FF74CC1403A488B6&index=18

Gentilini: senza parole
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E

Berlusconi contro i contestatori
http://www.youtube.com/watch?v=6B56nJa_a1Q

giovedì 17 dicembre 2009

IL PARTITO DELL'AMORE

Ennesimo post etichettato tra i neuro deliri per il nostro premier"bentornato a casa"per una sequela che rimane la punta dell'iceberg di alcune sue affermazioni,commenti e addirittura ragionamente di questi quindici anni passati in politica.
Raccolte da Travaglio e Gomez e pubblicata ieri sul"Il fatto quotidiano"l'elenco ripreso da Senza Soste potrebbe essere un best seller nella categoria comica,perchè su certe frasi si deve per forza riderci sopra sennò bisognerebbe prendere davvero in mano le armi(ah,già...questo è appannaggio esclusivo dei leghisti,sorry!).
Le miei preferite rimangono:"Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse"detta all'indomani delle elezioni poi perse spero tanto per questa frase,ma soprattutto questa anche per il luogo in cui è stata detta e per la smerdata ricevuta appena dopo:"Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò",dove Berlusconi a Totò gli fa una pippa colossale!
Qualche risata rinfranca lo spirito,e allora leggete le prossime righe con entusiasmo e senza ritegno e vergogna!

“Coglioni, kapò e mentecatti”, l’amore secondo B.

Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia "una campagna d’odio" contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall’ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che "l’amore vince sull’odio". Lo dimostrano, tra l’altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell’Amore.

Il bon ton con gli avversari.
"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile" (Berlusconi, 4/4/2000). "Giuliano Amato, l'utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d'accatto (Berlusconi, 22/2/95). "La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte" (Berlusconi, 29/9/96). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). "Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi". (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). “Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas” (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c’è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell’Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d’interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l’esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).

Il rispetto per gli elettori.
“Lei ha una bella faccia da stronza!” (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003).“Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D’Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot” (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). “Le nostre tre “I”: inglese, Internet, imprese. Quelle dell’Ulivo: insulto, insulto e insulto” (27/5/2004).

L'armonia con gli alleati Berlusconi.
“Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l’hai voluta abolire”. Follini: “Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo”. Berlusconi: “Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset”. Follini: “Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese”. Berlusconi: “Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai”. Follini: “Ci mancherebbe pure che mi attacchino”. Berlusconi: “Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv”. Follini: “Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato” (Discussione con l’Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell’11 luglio 2004).

La sacralità delle toghe.
“I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana... Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche” (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). “In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca” (Berlusconi, dopo l’arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l’hanno arrestato). “I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere” (Berlusconi, 1/12/99). “I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un’associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell’ordine democratico” (Vittorio Sgarbi, “Sgarbi quotidiani”, Canale5, 16/9/94).“Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte” (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). “Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali” (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09)

La fiducia nella democrazia.
"Si è messo mano all’arma dei processi politici per eliminare l’opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime" (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). “La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà” (Umberto Bossi al “parlamento padano”, presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). "Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l’aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia” (Berlusconi, 3/3/95). "In Italia c’è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c’è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato" (Berlusconi, 5/4/2005). "Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti".(Berlusconi, 21/5/2009)

Il galateo istituzionale.
“Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista” (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all’Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D’altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l’uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia” (Berlusconi 18/1/95). "Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale" (Berlusconi, 28/2/95). "Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l’insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull’Iraq, 27/9/2002). "Italia vaffanculo" (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l'intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). "Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06). Peter Gomez e Marco Travaglio, da "Il Fatto Quotidiano", 16 dicembre 2009

BUTTARE VIA LA CHIAVE!

Ieri sera mi son fatto di quelle ghignate grasse grasse alla notizia dell'arresto di quel fasciorazzista ignorante e sbruffone di Prosperini,il baluardo della cristianità e della moralità ingabbiato per corruzzione e turbativa d'asta,notizie che ai più informati giravano già da parecchi mesi visto gli enormi debiti che il pirla aveva con le emittenti televisive satellite lombarde del biscione dove il maiale spandeva merda via etere.
E le ghignate sono proseguite poco fa visitando il suo sito personale e ammirando le autocaricature dei calendari che vende sul web e alcuni dei suoi commenti su questioni giornaliere e di attualità generale italiane:qualcosa sull'eradicatore dei centri sociali si può sapere su Wiki dove verso la fine ci si può collegare al suo sito tramite un link(veramente alcune delle immagini circolavano già per Milano sottoforma di manifesti soprattutto durante le ultime campagne elettorali).
http://it.wikipedia.org/wiki/Pier_Gianni_Prosperini.
Qui sotto un resoconto tratto da Indymedia dove oltre alla persona che vuole arrestare la criminalità(ed ha avuto ragione su questo)vi sono i nomi degli altri arrestati e degli indagati che si muovono tutti attorno alle emittenti locali lombarde e di aziende pubblicitarie collegate a loro:Prosperini,che buttino la chiave,e per rimanere in tema nella lingua del nord marciscici dentro,slambròt!
Corruzione: in carcere l’assessore Prosperini il “baluardo della cristianità”.

L'accusa nei suoi confronti è di turbativa d'asta e corruzione; secondo il pm Prosperini avrebbe incassato una tangente da 230 mila euro - In manette anche Raimondo Lagostena, il patron del gruppo Profit titolare dei marchi Odeon Tv e Telereporter, e Massimo Saini, della Publicis, una società di consulenza di comunicazione
Quando la Guradia di Finanza lo ha arrestato Pier Gianni Prosperini, assessore regionale allo Sport e Turismo della Regione Lombardia, parlava al telefono con l’emittente “Antenna Tre”. L’accusa, per lui, è di turbativa d’asta e corruzione nell’ambito dell’ inchiesta del pubblico ministero Alfredo Robledo su una serie di appalti.
Oltre a Prosperini, sono finiti in carcere anche Raimondo Lagostena, il patron del gruppo Profit titolare dei marchi Odeon Tv e Telereporter, e Massimo Saini, della Publicis, una società di consulenza di comunicazione. Ancora più lunga la lista degli indagati: si va dall’amministratore delegato di Telelombardia Raffaele Besso, a Loriano Bessi di Telereporter fino a Enrico Mandelli, direttore di telecity. Sotto la lente di ingrandimento di Robledo anche una hostess, Elena Novicova, il direttore generale dell’assessorato Turismo Lombardia e il dirigente della promozione Turismo Lombardia Giampiero Vioti.
L’ inchiesta condotta dai militari della Guardia di Finanza, riguarda presunte irregolarità sulla gara d’appalto 2008-2010 per la promozione turistica in tv del turismo in Regione Lombardia. Oltre al procuratore aggiunto Robledo, le indagini sono coordinate anche dal pm Paolo Storari.
L’inchiesta nasce da quella relativa alla cosiddetta “Tangentopoli lariana” condotta dall’ex pm Francesco Prete, ora procuratore delle Repubblica di Vasto, che nel febbraio 2008 aveva portato agli arresti domiciliari il consigliere regionale lombardo di Forza Italia Gianluca Rinaldin. Gli accertamenti condotti dalle fiamme gialle di Milano avevano portato quattro mesi dopo alla notifica di avvisi di garanzia, tra cui anche a Prosperini.
Questo nuovo troncone di indagine riguarda l’appalto vinto con una gara ritenuta pilotata dai magistrati, che si è svolta il 23 maggio 2007, e che riguarda il “progetto di comunicazione per la promozione del turismo nella Regione Lombardia” vinta da Profit e publicis, la società di comunicazione di Saini.
Da quanto appurato, alcuni servizi e prestazioni per la promozione turistica tramite anche spot in tv e iniziative alla Bit, la fiera che si svolge annualmente a Milano, non sarebbero mai avvenuti benché fatturati alla Regione. Infatti, oltre alla corruzione e alla turbativa d’asta, ai tre arrestati è stata contestata anche la truffa aggravata ai danni di un ente pubblico.
La tangente di 230 mila euro, secondo l’ordinanza del gip Ghinetti, che definisce Prosperini “il dominus dell’attività promozionale regionale in cui spesso appariva personalmente”, sarebbe stata versata a quest’ultimo da Lagostena su conti della banca Ubs intestati a fiduciarie svizzere riconducibili a Prosperini.
Nel provvedimento del giudice, prima della gara di maggio di due anni fa, ci sono una serie di intercettazioni in cui gli indagati, parlando al telefono, si accordavano per “pilotare” la gara. Il gip, infine, ha rilevato che i tre – nonostante fossero informati dell’indagine a loro carico (avevano ricevuto avvisi di garanzia) – “hanno continuato a gestire con modalità illecite i rapporti con le emittenti televisive”. Infine, da quanto si è saputo, mentre Prosperini parlva in diretta al telefono con Antenna 3 poco prima di essere arrestato, aveva davanti i finanzieri che stavano perquisendo il suo ufficio.
Massimo Saini, consulente della comunicazione, invece è ritenuto dagli inquirenti l’intermediario. L’inchiesta, come si legge in una nota delle Gdf, riguarda l’assegnazione dell’appalto di servizi del valore di 7,5 milioni di euro per la promozione turistica del territorio lombardo. L’operazione delle fiamme gialle è stata chiamata ‘Attrazione fatale”, come il nome del portale di promozione turistica finito nella maglie dell’inchiesta.
Chi è Gianni Prosperini. L’assessore, 63 anni, in passato, è salito agli onori della cronaca per alcune prese di posizione dai toni molto forti nei confronti di musulmani e omosessuali. Leghista della prima ora l’assessore uscì dal partito per fondarne uno nuovo, la “Lega Nuova” dopo aver litigato con Bossi. Quindi l’ingresso nel Movimento Sociale – An prima e nel Pdl poi. Le sue accuse ai gay – «l’omosessualità è una devianza. Quindi niente famiglia e niente adozioni. Il gay dichiarato non può essere né insegnante, né militare, né istruttore sportivo» – gli valsero un rimprovero formale da parte di Gianfranco Fini.
Autoproclamatosi “baluardo della cristianità, “flagello dei centri sociali”, “eradicatore dei no global” e “difensore della fede” è diventato famoso per i suoi spot elettorali: in uno di questi, in dialetto lombardo invitava gli extracomunitari a “prendere il canotto e togliersi dalle balle”. Dulcis in fundo, in una diretta tv, zittì un extracomunitario con una frase che si commenta da sola: “Zitto lei, con quel colore di pelle che si ritrova”.

mercoledì 16 dicembre 2009

LA DEMOCRAZIA DEI SOSTENITORI DI BERLUSCONI

Gli echi del Duomo sul muso del premier mafioso si fanno sentire ancora in modo chiassoso e sempre meno confuso delineando la prospettiva,come già anticipato nei post precedenti,di pesanti ripercussioni sulla libertà personale della gente che dissente dal regime attuale.
Berlusconi in evidente delirio da morfina dice che l'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio,e ascoltando un farabutto col cuore rinsecchito come Berluscojoni parlare di amore mi fa venire la pelle d'oca:ringraziando su Internet(che vorrebbe oscurare)chi gli sta accanto aggiunge che non sa spiegarsi come la gente possa odiarlo!!!
Questo mi ricorda la puntata dei Simpson quando sono stati presi in prestito Scully e Mulder da x-files con Mr.Burns alieno che in realtà era strafatto di droga per poter allungare la sua vita e che nel delirio predicava pace e amore:è evidente la somiglianza d'animo tra i due personaggi,peccato che il premier drogato sia un'entità reale.
L'articolo redazionale di Senza Soste commenta gli ultimi avvenimenti sul fatto di sicurezza repressiva del governo aggiungendo due links sui pericoli che la censura ed il controllo estremo siano molto pericolosi:il video di Peacereporter mostra invece quanto siano democratici e pieni d'amore i sostenitori del neoduce e del Pdl verso chi si oppone al dittatore(dicono sul web che i"giovanotti"che hanno insultato e menato i"ribelli"abbiano già nome cognome ed indirizzo!).

Daspo per i manifestanti, barriere per siti. Arriva l'ondata d'amore di Silvio Berlusconi.

Come Senza Soste quel che sta accadendo non ci stupisce. E' dall'epoca pacchetto di legge Amato, opera del centrosinistra, che diciamo che il Daspo è un dispositivo amministrativo pronto a passare dagli stadi alle piazze. Detto fatto, nei provvedimenti annunciati dopo l'aggressione subita a Berlusconi c'è il Daspo per i manifestanti. E se sarà nella versione attualmente in vigore per le partite di calcio prevederà, per essere erogato, una discrezionalità praticamente assoluta da parte delle forze dell'ordine. E intanto si inizia a parlare proprio di "tessera del manifestante", con i manifestanti considerati più esagitati a firmare in questura durante le manifestazioni, come ai tempi del Duce.
Tra i provvedimenti annunciati da Maroni c'è anche quello di una sorta di barriera di accesso ai siti ritenuti "violenti".C'è il problema Facebook, al quale non può essere applicata questa barriera, ma non dubitiamo che il ministero saprà inventare qualche ibrido liberticida. Almeno nelle intenzioni perchè poi c'è l'estrema capacità della rete di assorbire tentativi di regolazione molto più potenti di quelle "pensate" dal governo (basti dire che qualcuno nella maggioranza voleva eliminare l'anonimato su Facebook quando è proprio questo sito che rende molto difficile l'anonimato all'utente medio).Comunque provvedimenti in materia metterebbero l'Italia in linea con la Cina e con l' Iran sul tema del controllo dei contenuti politici in rete. In un paese dove è al governo una televisione questo è comprensibile: si tenta di spezzare la saldatura tra web e piazza come strumento di crescita dell'opposizione. E non sfugga il fatto che Berlusconi ha lanciato un appello ai suoi sostenitori da un sito Internet. Qualcuno nel management Mediaset ha cominciato a capire che è l'ora di tentare di recuperare il ritardo di contenuti e di presenza che il centrodestra ha in rete.Tra Daspo e barriere della rete si annuncia così una stretta repressiva dell'opposizione dal basso. Mentre quella "dall'alto" si è precipata al San Raffaele di Milano per ottenere una porzione dell'immenso amore che, si sa, Silvio Berlusconi eroga a noi tutti anche quando inconsapevoli.
Fonti:

I provvedimenti all'esame del governohttp://notimaz.blog.kataweb.it/2009/12/15/piazze-e-web-il-governo-prepara-leggi-speciali/

Il modello Cina eIranhttp://www.unita.it/news/tecnologia/92703/internet_sotto_censura_il_modello_di_cina_e_iran

martedì 15 dicembre 2009

REPRESSIONE E CENSURA

E venne l'ora dei proclami dittatoriali che minacciano chiusure di blog e di siti internet,la rintracciabilità di quelli che ce l'hanno contro il regime e fomentano la violenza,si vuole fare davvero la tessera del manifestante come quella del tifoso(cazzo l'avranno mica tirata fuori dal mio post di ieri!?)e altre cazzate varie che poi dette da quel genio sotto la lampada di Maroni hanno un tono tragicomico.
Ditemi come si possa impedire una manifestazione o come si possa controllare chi faccia parte ad un comizio che magari può raccogliere decine se non centinaia di persone:quanti sbirri dovrebbero presenziare a tali eventi?
Vorrei sapere che cosa ne pensano i sindacati della polizia che già hanno bocciato da subito le ronde leghiste(più sentito parlare vero?)su questa ennesima boiata del ministro dell'interno che ai tempi voleva a"casa sua"sbirri della zona e non quelli"terroni".
E poi censurare i siti che insultano i politici(di destra)o istigano alla violenza(verso i fasci)?
Siccome la maggior parte dei"guerrieri da tastiera"sono per l'appunto solo seduti sulla sedia e a volte manco mettono il muso al di fuori delle propria mura e tengono il loro odio(di qualsiasi origine)represso in loro e si sfogano solo al computer,lasciamoli stare lì dove sono prima che se li censurassero cominciassero a fare cazzate ben più gravi nel mondo reale!
Mettendo il bavaglio e reprimendo il problema della violenza essa si acuisce,non certo si placa e questo lo capisce anche il primo e pure il secondo pirla che passa per la strada:attenzione ad inasprire sempre più il controllo del governo perchè il confine tra potere esecutivo e dittatura sta diventando sempre più fine e possibile,e se diventasse tale la guerra civile non sarebbe più una possibilità così distante di come si possa pensare ora.
Tornando a Maroni ed ai suoi complici leghisti ecco alcune delle frasi che più hanno scaldato gli animi dei porci in camicia verde in occasioni come Pontida e Venezia,pronuncite da Bossi,Porchezio,Calderoni e lo stesso attuale minitro dell'interno(non dimentichiamocelo!).
Articoli presi da Indymedia Lombardia e da Napoli.Indymedia,con quest'ultimo che fornisce un passo di"Repubblica"che da già la notizia della censura come cosa applicabile in breve tempo.
Staremo a vedere!

Quando Maroni faceva ISTIGAZIONE ALLA VIOLENZA.

I COMUNISTI HANNO SEMPRE LA MEMORIA LUNGA.....
A proposito di istigazione alla violenza, ricordo alcune frasi pronunciate tempo fa da una persona che oggi è ministro : SE QUESTI NON ACCETTANO LE RIFORME, CI SARA' UNA SPARATORIA GENERALIZZATA. NOI STIAMO GIA' OLIANDO I KALASHNIKOV' (23 GIUGNO '92) 'UNA PALLOTTOLA COSTA 300 LIRE. SE UN GIUDICE COINVOLGE LA LEGA NELLE TANGENTI, LA SUA VITA VALE ANCHE DI MENO' (23 SETTEMBRE '93) 'TRA L' 86 E L' 87, BLOCCAI UNA RIVOLTA ARMATA NELLE VALLI DEL BERGAMASCO. ERANO PIU' DI 300 MILA, PRONTI A QUALSIASI COSA' (30 AGOSTO '94) 'SIAMO UN WINCHESTER A DOPPIA CANNA, CON UNA PALLOTTOLA PER I NEMICI E UNA PER I FALSI AMICI' (DICEMBRE '94) 'RAUS, RAUS: CAMICIE VERDI, CACCIATE VIA LE TV DI REGIME, CHE SONO BUGIARDE E VIGLIACCHE, VIA DI QUI' (4 GIUGNO '96) 'MARMAGLIONI DI ROMA: IL 14 SETTEMBRE A VENEZIA SFILERA' , LA POLIZIA DEL NORD, INDOSSANDO FORSE I MITRAGLIATORI IN SPALLA' (23 MARZO '97)
Il governo prepara l'attacco a Indymedia.

Vi riporto l'ultimo articolo di Repubblica riguardo i siti di contro-informazione all'indomani dell'aggressione al capo del governo italiano.
ROMA - Il governo è all'attacco dei siti internet che in queste ore stanno esaltando il gesto violento e sconsiderato di un uomo psichicamente labile, contro il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi. Il ministro del Pdl per le politiche comunitarie, Andrea Ronchi, ha chiesto l'oscuramento dei siti web e dei social network "in cui si inneggia alla vigliacca aggressione subita dal presidente Silvio Berlusconi. E' scandaloso e moralmente inaccettabile - ha detto - ciò che stiamo leggendo in queste ore: si tratta di espressioni vergognose. E' ora di dire basta ai seminatori d'odio e a chi vuole instaurare in Italia un clima da guerra civile".
Gli ha fatto subito eco il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, il quale ha assicurato che la polizia postale controllerà i siti internet in cui si esalta l'aggressione di Massimo Tartaglia. Il tentativo è cercare di risalire agli eventuali responsabili della "campagna d'odio" che corre lungo la Rete. "Ci sarà un monitoraggio di questi siti", ha affermato Mantovano.
"La nostra polizia postale e le altre forze di polizia, con tutti i limiti che un intervento di questo tipo comporta, sia tecnici, sia di normativa, cercheranno di capire e di individuare chi ha lanciato messaggi di minaccia o di odio. Ci proviamo - ha aggiunto - già altre volte si sono avuti risultati. Lo sforzo sicuramente ci sara".
Alla domanda, poi, se la "campagna d'odio" sia stata alimentata anche dalle dichiarazioni del pentito Spatuzza, Mantovano ha così risposto: "Prendendo in prestito quanto affermato dal procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, che ha parlato di "modalità inusuale, ci siano trovati di fatto in una partita, cioè il processo d'appello a Dell'Utri, di cui stava per essere fischiata la conclusione, quando al 93° minuto viene fatto scendere in campo un aspirante collaboratore di giustizia, che dice cose che non erano state riscontrate. Tutto ciò in un'udienza, che ha somigliato ad una mega-conferenza stampa da parte di un soggetto il cui curriculum è noto a tutti".
Sulle pagine di Facebook, a pochi minuti alle 13, c'erano circa 49 mila fans di Massimo Tartaglia, mentre i gruppi a sostegno di Silvio Berlusconi si contano a centinaia di migliaia, anche se molti di quei gruppi, avevano denominazioni e finalità diversissime, come quello dedicato al Made in Italy e un altro che scommetteva sul fatto di poter "trovare un milione di utenti che odiano Silvio Berlusconi".

lunedì 14 dicembre 2009

UNA SILVIO-MOBILE PER IL PREMIER!

Breve post odierno dedicato ad un uomo piccolo piccolo,non di statura ma di spessore umano,il premier Berlusconi che ieri è stato colpito da una mano guidata da milioni di persone in un gesto che moltissimi hanno desiderato di fare nella loro vita.
E' evidente che tutti sono colpibili,ognuno è sotto tiro come e quando si desidera,e che il fatto che atti come quelli di ieri accaduti a Milano siano così rari non è perchè la voglia manchi ma per mille motivi che vanno dal personale al penale.
E'anche vero che è stato un gesto sul vigliacco andante in quanto è sempre preferibile il dialogo alla violenza,ma certe considerazioni saltano fuori quando il potere mediatico di una persona può darsi che gli si ritorca contro.
A prescindere delle condizioni psicofisiche dell'assalitore(e soprattutto del premier designer di mutandine)chi di violenza colpisce di violenza perisce,e nonostante transenne che già il giorno precedente non sono servite ad un emerito cazzo,anche le menti geniali di questura unite a quelle delle guardie private(ehm,pagate da noi)non hanno impedito che Berlusconi venisse colpito molto simbolicamente dal simbolo meneghino,il Duomo.
Come per dire che chi ha pensieri malati su Milano sempre in testa prima o poi gli saltano addosso fisicamente,e poi chissà che rabbia scoprendo che l'uomo colpevole del gesto non faccia parte di nessun gruppo politico o di qualche centro sociale unito al fatto che comunque il presidente del consiglio sia stato contestato apertamente da alcuni presenti.
Soluzioni future per il dittatore forse una"tessera del manifestante"che certifichi la provenienza ideologica di destra fascista e razzista oppure una sorta di Silvio-mobile per il premier martire come già pensata e costruita per il Papa:un mio suggerimento è quello di ritirarsi e andare fuori dai coglioni dall'Italia per il bene degli italiani.
Contributo critico sottostante della redazione di"Senza Soste",

Ufficiale: Berlusconi è mortale e prende cazzotti come tutti.

A prescindere dalle motivazioni o dalla storia personale di chi ha ferito Berlusconi, non possiamo che constatare che l'aggressione al presidente del consiglio non è altro che un gesto automatico, un riflesso condizionato verso un personaggio e un governo che fanno dell'offesa, dell'aggressione verbale e dell'arroganza una pratica comunicativa quotidiana. D'altra parte un governo che schiera gente come Berlusconi, Brunetta, Borghezio, Calderoli, Vito, deve essere consapevole che prendere un cazzotto è una possibilità da mettere in conto.
Invece di un grottesco atto terroristico, che l'avrebbe sicuramente trasformato in martire, Silvio Berlusconi ha riscosso quel "sano" cazzotto in faccia che ogni tanto tocca in sorte alle persone arroganti e fastidiose. Una riduzione del (si fa per dire) divino ad umano propedeutica al ridimensionamento politico definitivo del personaggio. Caro Berlusconi, il cazzotto che hai preso non era su "Scherzi a parte" ma faceva parte della realtà che hai evocato come un apprendista stregone.
Intanto su Facebook sono già migliaia e crescono in maniera esponenziale gli italiani diventati fan di Massimo Tartaglia segno che l'autore ha interpretato i sentimenti di una buona parte della popolazione, sicuramente molti di più di quelli che pensa Berlusconi visti i numeri e le percentuali di consenso (virtuale) che aveva evocato pochi minuti prima sul palco
La cronaca dell'aggressione a Berlusconi e le reazioni politiche nel paese.

domenica 13 dicembre 2009

CHI C'ERA SA

Volevo fare solo alcune considerazioni a distanza di una giornata dai fatti che sono accaduti ieri durante la manifestazione per commemorare la strage fascista di Piazza Fontana e soprattutto sul capitolo scontri che hanno occupato tanto spazio sugli organi d'informazione nazionali.
Il folto gruppo chiamiamo della sinistra antagonista od alternativa dir si voglia piuttosto che quella dei centri sociali o di altro ancora come è stata coniata diversamente da numerosi addetti al lavoro,ha cominciato il corteo dal ritrovo di Missori proseguendo per Via Larga e dirigendosi verso Piazza Fontana ben dopo il comizio tenuto da chi copre ancora la colpevolezza dei neofascisti e dello Stato.
La testa del corteo aveva già superato Piazza Fontana senza dir nulla sul fatto che la stessa fosse inibita ai manifestanti"non invitati-graditi"quando alcuni di loro si sono fermati davanti al cordone di sbirri dietro alle transenne che ne delimitavani il perimetro.
Senza far nessun nome di alcun movimento o centro sociale o associazione o partito politico molti dimostranti hanno fotto capannello attorno a questa inaspettata provocazione da parte della questura meneghina chiedenosi il perchè di tale ghettizzazione.
Poichè non c'era nessuna intenzione di andare a prendersela direttamente nè con la Moratti nè con Formigoni che già ne avevano sentiti di fischi e disapprovazioni da parte delle vittime della strage,la gente s'è posta la questione sul perchè di tale dispiegamento di sbirraglia:Milano è una città libera e la gente può andare dove vuole,soprattutto in un luogo simbolo della memoria del dopoguerra italiano icona di quanto la teppaglia assassina fognostragista fascista possa nuovamente fare col culo parato dallo Stato.
A sentire alcuni servizi come quelli clowenschi di Studio Aperto si potrebbe dedurre che ieri pomeriggio ci sia stata una tremenda guerriglia urbana:cazzata clamorosa in quanto si è sentito parlare di sassi lanciati contro gli sbirri,bombe carta e cazzate simili.
Sono stati esplosi solo alcuni petardi,lanciati fumogeni e un paio di bottiglie di birra,ed il cordone della celere non si è aperto magicamente come nulla ma è stato sfondato dopo una trentina di minuti di tira e molla e qualche manganellata.
L'azione è stata dipinta come un atto violento premeditato e di guerriglia ma ridimensionerei di molto i fatti:di certo ci sono stati momenti di tensione ma tutto si è risolto per il meglio con gli sbirri sulle camionette che hanno lasciato Piazza Fontana libera dalla loro fecciosa presenza.
Sui numeri direi che saremo stati sui tremila e poi circa duecento persone al momento degli incidenti contro una trentina di celerini e molti digossini,nonchè tanti giornalisti e fotografi che sembrava di stare ad un festival del cinema.
Su molti networks di controinformazione e soprattutto su Indymedia ci sono alcuni post(molti di fasci e sbirri ma qualcuno pure di compagni)dove ce la si mena su chi ha organizzato meglio lo sfondamento piuttosto su quale centro sociale sia stato più"presente"od abbia gestito meglio la situazione:parere personale la verità la sa chi c'era ed a mio modo di vedere un grosso contributo l'hanno fornito molti cani sciolti che in momenti delicati hanno saputo tirare fuori l'esperienza ed i coglioni.
A scanso d'equivoci ieri comunque ho visto un bel movimento e una buona compattezza che non si vedeva a Milano da un bel pezzo,che sia di buon viatico ai compagni e di monito a sbirri,politicanti e fasci che Milano è libera,antirazzsta ed antifascista e che chi va contro questi capisaldi della storia e della memoria milanese ed italiana va contro a guai(e magari gli si schianta pure il Duomo sul muso!).
Piccolo contributo mediatico da"La Repubblica".

PIAZZA FONTANA, COMMEMORATA STRAGE: MOMENTI TENSIONE MANIFESTANTI-POLIZIA.

Momenti di tensione tra manifestanti e forze dell'ordine alle celebrazioni per i 40 anni dalla strage di Piazza Fontana. Nel corso della celebrazione ufficiale, presenti le autorità, i manifestanti del corteo composto tra gli altri da esponenti dei centri sociali hanno tentato ripetutamente di sfondare le transenne poste a protezione della piazza dove si tenevano i discorsi ufficiali. La Polizia, per contenere la carica, ha usato i manganelli per alcuni secondi. Poi, la piazza è stata aperta per stemperare le tensioni. Nel corso della cerimonia, fischi e slogan contro il sindaco Letizia Moratti, il presidente della Regione Formigoni e della Provincia Podestà. Aprendo il corteo cittadino, in piazza Scala, per la commemorazione della strage, il sindaco aveva detto: "Sono qui per essere vicino al dolore delle famiglie. Un doppio dolore: per la perdita dei propri cari e per una verita' mai accertata. Il Comune intende in maniera molto concreta dare un segno importante della memoria attraverso la realizzazione di una Casa della Memoria".

venerdì 11 dicembre 2009

QUARANT'ANNI SENZA GIUSTIZIA

Importante appuntamento quello di domani pomeriggio organizzato dai compagni del Csa Vittoria di Milano che hanno organizzato un presidio presso piazza Santo Stefano angolo Via Larga a Milano per le ore 15,cui invitano tutti coloro che vogliono tenere presente e viva la memoria sul tragico fatto avvenuto quarant'anni addietro e che conosciamo tutti come la strage fascista di Piazza Fontana.
Nonostante questo lasso di tempo enorme noi sappiamo benissimo chi è stato,anche se i parenti,gli amici e tutte le persone vicine ai morti ammazzati e le vittime stesse ancora non hanno ottenuto giustizia.
L'unico che l'ha avuta anche se è ben poca consolazione in confronto alla vita spezzata di un'innocente è stato Giuseppe Pinelli,la giustizia del popolo che allo stesso è dura ma onesta e necessaria.
Di seguito i comunicati del Vittoria che chiama all'appello i compagni per diffondere notizie ed idee tramite una piazza anticapitalista e per onorare i morti di quel pomeriggio di quarant'anni fa e chiederne la giustizia:lunedì scorso uno speciale de"La storia siamo noi"di Rai Due ha tracciato una linea coerente su quello che successe,altre notizie si possono trovare qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Piazza_fontana ed in parecchi siti su Internet.
Voglio concludere con una frase di Leonardo Sciascia su quella che fu il primo capitolo di una lunga serie di attentati criminosi che hanno visto la firma di neofascisti spalleggiati e coperti dallo Stato:"Ed è da allora che l'Italia è un paese senza verità.Ne è venuta fuori,anzi,una regola:nessuna verità si saprà mai riguardo ai fatti delittuosi che abbiano, anche minimamente, attinenza con la gestione del potere. Perché lo Stato non può processare se stesso".

PIAZZA ANTICAPITALISTA
giovedì 03 dicembre 2009
SABATO 12 DICEMBRE
ore 15 piazza S.Stefano angolo via Larga

Sabato 12 dicembre il Centro Sociale Vittoria insieme ai compagni dello Slai Cobas e ai lavoratori dell’Alfa Romeo di Arese hanno deciso di indire una piazza anticapitalista che dia voce alle molteplici realtà portatrici di dissenso e conflitto nell’area metropolitana milanese, una piazza gestita da ognuno con i propri contenuti e le proprie specificità.
Crediamo vada valorizzata la diversità politica che molte realtà oggi esprimono, perché questa scelta di non omologazione e accettazione di un unitarismo al ribasso possa permettere il rilancio di un protagonismo delle diverse forme che l’anticapitalismo assume nella nostra città.
Il praticare l’unità dal basso e la condivisione di una prospettiva coerente di trasformazione radicale dell’esistente implica anche scelte di rottura e di coraggio politico che oggi pensiamo siano necessarie.
Riteniamo di non poter sottoscrivere ed aderire agli appelli di una sinistra ex parlamentare che, come tradizione, si approccia alla data del 12 dicembre con trasformismo e ipocrisia provando a mischiare rapporti istituzionali e salvaguardia di prossime alleanze elettorali ad un possibile recupero di consenso all’interno della sinistra di base da sempre al di fuori dal teatrino della politica istituzionale.
Non possiamo che sentirci lontani da appelli che, da sinistra, mischiano stragismo, “terrorismo” e violenza, lanciati da forze che parlano, oggi, di libertà ed emancipazione del proletariato mentre, con il governo Prodi, hanno sottoscritto tutto quello che è servito alla destra per sfondare sul piano del neoliberismo più selvaggio con privatizzazioni e precarietà, e per fomentare nuove forme di razzismo istituzionale.
E questo in nome di un becero e fallimentare frontismo che, contro le destre e contro l’anomalia del potere economico/mediatico berlusconiano, ancora oggi provano a ripresentare.
Ancora una volta su una scadenza importante come il quarantennale della strage di piazza Fontana si giocano alchimie politiche che nulla hanno a che fare con il rilancio di una sinistra vera, radicalmente anticapitalista, fatta di lotte e capacità di reagire culturalmente, ideologicamente e con il conflitto, allo strapotere della destra al governo.
Un destra miscuglio di neoliberismo all’italiana, populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, una destra “istituzionale” serva degli interessi dello strapotere personale di Berlusconi, come baricentro in grado di tenere forze cosi diverse, ma anche in grado di rappresentare e mobilitare un blocco sociale fortemente caratterizzato in senso antidemocratico oltre che anticomunista.
Ma la strada che noi dobbiamo percorrere non è la speranza di un’alternanza di governo, l’unica strada da percorrere è quella del conflitto e del confronto politico quotidiano con le contraddizioni reali che i lavoratori vivono, soprattutto in questo momento di crisi, dandoci obbiettivi e praticandoli.
Così provando ad immaginare una trasformazione radicale e completa dell’esistente, l’abbattimento di un modello economico e sociale che sta distruggendo posti di lavoro e definendo la precarietà come orologio che scandisce le ore della nostra vita, demolendone la qualità e assoggettando anche le relazioni interpersonali alle regole del mercato.
Per questo il 12 dicembre non è, per noi, una ricorrenza, non è recupero memorialistico, ma al contrario memoria e storia di uno scontro tra le classi mai estinto, per un recupero della combattività di quell’autunno caldo che, nel 1969, piegò la rigidità padronale portandoli a giocarsi la sopravvivenza ricorrendo allo stragismo.

I compagni e le compagne del CSA Vittoria
12 DICEMBRE 1969 - 2009
Stragi, bombe manganelli gli assassini son sempre quelli !
12 dicembre 1969 - 12 dicembre 2009
Contro sfruttamento e precarietà
generalizziamo il conflitto di classe!

12 dicembre 1969 una bomba fascista esplose nella banca nazionale dell’agricoltura di piazza Fontana causando 16 morti. I giornali della borghesia, con le veline della questura, cercarono di scaricarne la responsabilità sulla sinistra rivoluzionaria e questo portò all’arresto di Valpreda e di altri compagni anarchici fino all’assassinio in questura dell’anarchico Giuseppe Pinelli.
La strage è di stato !
Questo hanno invece subito gridato le migliaia di lavoratori, di studenti, di donne e di giovani che sono scese in piazza per denunciare la strategia assassina del capitalismo italiano che utilizzava la manovalanza fascista per seminare terrore e morte, con la copertura dei servizi segreti italiani e U.S.A. Questa fu la prima di una purtroppo lunga serie di stragi criminali che provocarono decine di morti causate da attentati fascisti con bombe su treni e piazze.
Questa fu la "STRATEGIA DELLA TENSIONE" che ha rappresentato la criminale risposta del padronato italiano a quell’autunno caldo e alle lotte dei lavoratori e degli studenti per condizioni di vita, di lavoro e di studio radicalmente diverse, dando l’avvio ad una guerra di bassa intensità contro l’opposizione sociale e di classe.Le grandi lotte di massa che parlavano di uguaglianza e di libertà e mettevano in discussione lo stesso possesso dei mezzi di produzione, avevano spaventato il padronato italiano che usò il terrorismo, lo stragismo fascista e i tentativi di colpo di stato per ingabbiare questa fortissima volontà di cambiamento radicale.

E oggi ?
Oggi nulla è cambiato dei rapporti di produzione, la struttura economica e sociale della società italiana si è fortemente modificata dal punto di vista dell'organizzazione del lavoro, ma certamente quello che è rimasto invariato è il modo di produzione basato sulla divisione in classi e sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo. In questo senso non è stato sicuramente abbattuto il mostro - il capitalismo - che ha generato quello stragismo criminale e la volontà di annientamento di ogni opposizione sociale, che poteva ieri e potrebbe oggi mettere in discussione il profitto ed il potere delle classi dominanti. Potere garantito da una tragica continuità nelle politiche economiche che hanno sempre contraddistinto le "diverse" coalizioni al governo (di centrodestra o di centrosinistra).
Lo stragismo e il golpismo fascista non sono certamente all'ordine del giorno, ma si sta, oggi, affermando una forma di "democrazia autoritaria" che usa il controllo sociale, nelle sue mille forme, per tentare di fagocitare e inglobare ogni spinta, anche culturale, di trasformazione dell'esistente in maniera tale che nessuno possa mai disturbare i grandi manovratori che gestiscono le leve dell'accumulazione del profitto. Una "democrazia autoritaria" che usa indifferentemente sospensione del diritto, concertazione, repressione poliziesca, manganello, informazione, servizi segreti e carcere.
Ma anche un sottile terrorismo mediatico, una politica di intenzionale abbassamento dei livelli culturali, con una proposta assordante di modelli comportamentali e di abbrutimento del senso comune che produce servi consenzienti, alienati e coscientemente proni al sistema dominante e che vuole omologare soggetti e classi a indistinti consumatori passivi, incapaci di scelte e progetti politici consapevoli e antagonisti.
Ed e' in questo quadro di "democrazia autoritaria" che riemergono i ripetuti e sfacciati tentativi di revisionismo storico, di giustificazione e glorificazione del regime fascista i cui epigoni politici siedono in parlamento, di un continuo processo di criminalizzazione della Resistenza, di un’apologia del colonialismo di allora e di un’ ondata di razzismo e xenofobia che, con il pacchetto sicurezza appena approvato, cerca di sfruttare vecchie e nuove paure causando una ripresa di aggressioni e intimidazioni neofasciste e xenofobe.
Nel clima della guerra infinita targata U.S.A tornano a farla da padroni il nazionalismo e il militarismo - alimentati dal mito degli italiani "brava gente" e delle missioni di guerra, contrabbandate come umanitarie - , l'incremento delle spese militari - sancito anche dal governo Prodi – ed ora portate alle stelle per sostenere un’accelerazione della guerra in Afghanistan appena decisa dall'amico americano.
Ma oggi c’è anche qualcosa in più con cui confrontarsi, siamo di fronte ad una crisi strutturale del modello economico/sociale capitalista, siamo di fronte ad un gigante che boccheggia cercando di sopravvivere scaricando i costi della sua crisi sulle classi subordinate, sui lavoratori, i precari, gli studenti e, naturalmente, sugli immigrati che rappresentano quasi un modello paradigmatico dello sfruttamento di classe.
Di fronte a questa crisi l’unica possibilità di resistenza è data dalla ricomposizione, sul terreno della materialità dei bisogni e della loro trasformazione in diritti, del più ampio fronte di classe.
Una ricomposizione di quello che, le ristrutturazioni economiche iniziate nella metà degli anni ’70 e l’odierna organizzazione capitalistica del lavoro basata sulla precarietà con le nuove forme contrattuali, ha scomposto, atomizzato, parcellizzato e individualizzato.
Una prospettiva di ricomposizione sociale che, con una vertenzialità sociale diffusa, sappia tenere insieme nelle lotte comuni e nella pratica del conflitto, l’operaio di fabbrica con tutte le nuove forme della precarietà prodotte nei mille rivoli della produzione postfordista.
Una nuova capacità di costruire, attorno alla centralità del conflitto capitale/lavoro, reti d’aggregazione politica sociale in grado di coordinare e imprimere accelerazioni al conflitto, unica arma nelle nostre mani per difenderci dalla crisi, far camminare e praticare un processo di trasformazione radicale del presente. Su questo percorso, come compagni e compagne del Csa Vittoria ci stiamo misurando, insieme ad altri compagni e compagne e realtà dell’autorganizzazione politica sociale e sindacale, abbinando autorganizzazione e conflitto come discriminanti per l’emersione di un punto di vista anticapitalista che costruisca punti di riferimento stabili e riconosciuti.
Ed è per questo che non possiamo sottoscrivere ed aderire agli appelli di una sinistra ex parlamentare che, come tradizione, si approccia alla data del 12 dicembre con trasformismo e ipocrisia provando a mischiare rapporti istituzionali e salvaguardia di prossime alleanze elettorali ad un possibile recupero di consenso all’interno della sinistra di base da sempre al di fuori dal teatrino della politica istituzionale.
Non possiamo che sentirci lontani da appelli che, da sinistra, mischiano stragismo, “terrorismo” e violenza, lanciati da forze che parlano, oggi, di libertà ed emancipazione del proletariato mentre, con il governo Prodi, hanno sottoscritto tutto quello che è servito alla destra per sfondare sul piano del neoliberismo più selvaggio con privatizzazioni e precarietà, e per fomentare nuove forme di razzismo istituzionale.
E questo in nome di un becero e fallimentare frontismo che, contro le destre e contro l’anomalia Berlusconi, ancora oggi provano a ripresentare.
Ancora una volta su una scadenza importante come il quarantennale della strage di piazza Fontana si giocano alchimie politiche che nulla hanno a che fare con il rilancio di una sinistra vera, radicalmente anticapitalista, fatta di lotte e capacità di reagire culturalmente, ideologicamente e con il conflitto, allo strapotere della destra al governo. Un destra miscuglio di neoliberismo all’italiana, populismo, fascismo, razzismo, xenofobia, una destra “istituzionale” serva degli interessi dello strapotere Berlusconiano unico in grado di tenere forze cosi diverse, ma in grado di rappresentare e mobilitare un blocco sociale fortemente caratterizzato in senso antidemocratico oltre che anticomunista.
Ma la strada non è la speranza di un’alternanza di governo, l’unica strada da percorrere è quella del conflitto e del confronto politico quotidiano con le contraddizioni reali che i lavoratori vivono, soprattutto in questo momento di crisi, dandoci obbiettivi e praticandoli. Così provando ad immaginare una trasformazione radicale e completa dell’esistente, l’abbattimento di un modello economico e sociale che sta distruggendo posti di lavoro e definendo la precarietà come orologio che scandisce le ore della nostra vita, demolendone la qualità e assoggettando anche le relazioni interpersonali alle regole del mercato.
Per questo il 12 dicembre non è una ricorrenza, non è recupero memorialistico, ma al contrario memoria e storia di uno scontro tra le classi mai estinto, per un recupero della combattività di quell’autunno caldo che, nel 1969, piegò la rigidità padronale portandoli a giocarsi la sopravvivenza ricorrendo allo stragismo.
Nel 1980, dopo più di 10 anni da quella bomba, alla fine di un ciclo di lotte fortissime che, con mille contraddizioni avevano tentato un assalto al cielo, la fiat riuscì a piegare la resistenza operaia.
Ma oggi un nuova fase di lotte è ripartito, moltissime fabbriche sono in lotta e in mobilitazione permanente, la scuola pubblica, saccheggiata dalla ministra gelmini prova a rispondere alle decine di migliaia di licenziamenti, il mondo della precarietà strutturale cerca di uscire dalla ricattabilità costruendo nuove forme di ricomposizione.
Sono piccoli passi anche disomogenei che bisogna però saper cogliere, che bisogna valorizzare e con i quali bisogna solidarizzare, perché questa è l’unica strada per ricostruire un’identità, un’unica identità, di classe, tra chi si riconosce dalla stessa parte della barricata. E questo, ancor più, nel momento in cui forti ventate di autoritarismo emergono con sempre maggior forza.
Ed è per questo che noi siamo, ieri come oggi, contro il fascismo e qualsiasi identità possa esso assumere, ma anche contro ogni nuova forma di autoritarismo, militarismo, razzismo, sessismo in quanto strumenti di divisione e repressione di ogni lotta contro la precarietà e lo sfruttamento di classe.
Ed è per questo che a distanza di 40 anni da quella strage siamo oggi ancora in piazza per denunciare l'inizio di quella "strategia della tensione", ribadendo con forza che le cause che hanno determinato fascismo e terrorismo di stato non sono estinte e che senza memoria storica non si può pensare di costruire un proprio futuro, per una trasformazione radicale dell'esistente e per l'affermazione di una società di liberi e di eguali.
Per dare un segnale di discontinuità, per far emergere una posizione anticapitalista diamo appuntamento a tutti e tutte per una PIAZZA ANTICAPITALISTA
SABATO 12 DICEMBRE '09
ore 15 piazza S.Stefano angolo via Larga

BERLUSCONI E CORONA

Ieri è stato un pomeriggio ricco di notizie per quanto riguarda argomenti che hanno toccato la cronaca italiana di due personaggi che io trovo molto simili come indole e come pensiero:Fabrizio Corona e Silvio Berlusconi,entrambe fascistoidi che fanno della presenza e del potere mediatico la loro forza che definirei distruttiva e per niente istruttiva nel confronto delle persone e soprattutto dei più giovani.
Corona è stato condannato per la vicenda Vallettopoli a tre anni e otto mesi per i reati di estorsione e tentata estorsione,tralasciando i suoi precedenti di pusher di droghe e banconote,e miriadi di reati legati al codice stradale che se li avesse avuti un povero cristo starebbe in galera per parecchi anni.
Lo so che è una frase che quasi tutti abbiamo pensato,ma quando ha detto di vergognarsi di essere italiano è spuntata spontanea la risposta che dovremmo essere noi a vergognarci di avere come connazionale un parassita farabutto come quella merda che è Corona.
Ma d'altronde grazie all'avvento mediatico del gossip,del reality,di tutto ciò che la gente annoiata e senza avere una propria esistenza degna di nota allora voyeuristicamente in poche parole si interessa dei cazzi altrui,e qui approfittatori come Corona entrano in gioco con scoop più o meno veritieri.
Passando al premier dittatore quello che ha proclamato ieri durante il congresso europeo del Ppe non ha riscontri nella storia nè italiana nè europea:un vero e proprio diktat contro la magistratura italiana,il presidente della Repubblica e tutti coloro che non lo hanno votato(ma che comunque la merda d'uomo deve lo stesso rappresentare).
Parole al vetriolo contro tanta gente che deve incazzarsi e dargli contro in qualcunque occasione,con violenza e decisione affinchè la sua di violenza non riesca a farci cadere nuovamente nel giro di cento anni sotto un regime in cui l'avversario politico venga costretto alla clandestinità.
Contributi in successione da"Senza Soste","Repubblica"e"Corriere della sera"che trattano quello che ho riassunto in poche righe.
Ah,dimenticavo,geniale Vauro sulla copertina odierna del"Manifesto".

Sale la temperatura del conflitto istituzionale.

Non ha precendenti la dichiarazione di Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn. Mai era successo che un capo di governo, e tantomeno italiano, annunciasse riforme della costituzione in sede continentale. Tanto più l'annuncio è stato fatto in una sede così importante tanto più le affermazioni di Berslusconi rischiano di essere concretamente il programma politico del Pdl dei prossimi mesi.Lasciando perdere lo stile (l'autoattribuzione delle palle) Berlusconi è stato chiaro: vuol procedere alla riforma della costituzione in senso Mediaset. La prima costituzione ritagliata non solo sulle esigenze giudiziarie del presidente di un gruppo televisimo ma anche su quelle politiche dello sviluppo futuro di Mediaset, network della comunicazione. Il resto dei "padri" costituenti dovrebbe essere reclutato tra Calderoli, Bossi e Maroni. Insomma, una miscela degna di una costituzione che si candiderebbe ad accompagnare quella della RSI nella lista delle nefandezze prodotte dalla storia di questo paese. Nel frattempo Napolitano esprime preoccupazioni non rituali.
per senza Soste, Ian St. John
Berlusconi al congresso del Ppe a Bonn: "Sovranità in Italia è passata alla magistratura.Contro il partito dei giudici e la Corte costituzionale cambierò la Carta"
Il premier attacca la Consulta"Sono stanco delle ipocrisie"
Fini gli risponde subito: "Parole non condivisibili. Genera confusione sull'Italia. Chiarisca"La controreplica del capo del governo. E poi il duro intervento di Napolitano.

Berlusconi al congresso del Ppe.
ROMA - Da Bonn, dove partecipa al congresso del Partito popolare europeo, Berlusconi torna ad attaccare i magistrati e la Consulta con toni durissimi. E il rimbalzo in Italia è un nuovo, aspro scontro con Gianfranco Fini e con il presidente della Repubblica Napolitano. "In Italia - dice Berlusconi - succede un fatto particolare di transizione a cui dobbiamo rimediare: la sovranità, dice la Costituzione, appartiene al popolo" e il Parlamento "fa le leggi, ma se queste non piacciono al partito dei giudici questo si rivolge alla Corte Costituzionale" e la Corte "abroga la legge". E' per questo, prosegue il presidente del Consiglio nel suo intervento al congresso del Ppe, che la maggioranza "sta lavorando per cambiare la situazione anche attraverso una riforma della Costituzione". All'indomani del parere della sesta commissione del Csm che ha riscontrato "elementi di incostituzionalità" nel ddl sul processo breve, il premier tira di nuovo in ballo anche la Consulta, a suo avviso "non più un organo di garanzia, ma un organo politico, composto per 11 membri su 15 da esponenti di sinistra", per via del fatto che ci sono stati tre presidenti della Repubblica di sinistra. L'analisi della situazione politica italiana che Berlusconi porta al congresso del Ppe parte dal presupposto che "la sinistra è allo sbando e cerca di avere ragione" di lui "attraverso i processi". Dall'altra parte, aggiunge, c'è "una maggioranza coesa e forte, con un premier super". "C'è una sinistra che ha attaccato il presidente del Consiglio su tutti i fronti inventandosi calunnie - dice il Cavaliere - Chi crede in me è ancora più convinto. Tutti si dicono: 'Dove si trova uno forte e duro, con le palle come Silvio Berlusconi?'".

L'imbarazzo del Ppe. Le parole di Berlusconi prendono di sorpresa i popolari europei. Che sembrano volersi tenere lontani dalla polemica. No comment della cancelliera tedesca Angela Merkel, mentre il neopresidente del Ppe Wilfried Martens dice che il premier "è il primo presidente del Consiglio italiano, dopo la prima guerra mondiale, ad avere una maggioranza così forte". E alla domanda se ciò equivalga a un appoggio alle dichiarazioni di Berlusconi sui giudici, risponde: "Mi limito a quello che ho detto".
La risposta di Fini. Il presidente della Camera non fa attendere la sua replica. "E' certamente vero che la sovranità appartiene al popolo, ma il presidente del Consiglio non può dimenticare che esso 'la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione' (art. 1). Ed è altresì incontestabile che gli articoli 134 e 136 indicano chiaramente il ruolo di garanzia esercitato dalla Corte costituzionale". Ancora, Fini rileva: "E' la ragione per la quale le parole di Silvio Berlusconi, secondo cui la Consulta sarebbe un organo politico, non possono essere condivise; mi auguro che il premier trovi modo di precisare meglio il suo pensiero ai delegati del congresso del Ppe per non ingenerare una pericolosa confusione su quanto accade in Italia e sulle reali intenzioni del governo".
La contreplica del premier. Secca, e altrettanto dura, la risposta del Cavaliere al presidente delal Camera. "Non ho nulla da chiarire - dice - anzi, sono stanco delle ipocrisie".
L'Anm. "Per fortuna di tutti l'ordinamento italiano e la Costituzione vigente prevedono organi di garanzia e il controllo dell'operato di qualsiasi potere e ordine, magistratura compresa", scrivono in una nota il presidente, il vicepresidente e il segretario dell'Anm, Luca Palamara, Gioacchino Natoli e Giuseppe Cascini. "Ovviamente la Corte costituzionale - spiegano - come in ogni Paese del mondo che ne preveda l'esistenza, giudica le leggi approvate dalle maggioranze parlamentari, di qualsiasi colore e orientamento politico. E la Costituzione, come spiega qualsiasi manuale di Educazione civica, la colloca tra gli organi di garanzia e non tra le articolazioni della magistratura". L'opposizione in Italia. La prima reazione arriva da Antonio Di Pietro. Ed è durissima: "Berlusconi sta stracciando la Carta Costituzionale, prima riducendo il Parlamento a un servizio privato, ora volendo eliminare la Consulta, ultimo baluardo della Costituzione. Se non è fascismo questo, che cosa ci vuole? L'olio di ricino?". Poi parla il Pd, con la vicepresidente dei deputati Marina Sereni: "Un comizio indecente contro il presidente della Repubblica e i suoi predecessori, contro la Corte Costituzionale, contro i magistrati, contro l'opposizione democratica. Berlusconi è vittima di un'ossessione, i suoi processi gli impediscono di occuparsi dei problemi reali delle famiglie, dei lavoratori, delle imprese italiane". A stretto giro interviene anche il segretario democratico, Pier Luigi Bersani. "I popolari europei - commenta - hanno avuto modo di constatare direttamente cos'è il rischio di populismo. Sono convinto che anche loro se ne preoccuperanno perché il centrodestra in Europa sa bene cos'è una Costituzione, cosa vuol dire picconare una Costituzione e a quali esiti può portare". Dopo l'intervento del Quirinale, e mentre dal suo partito sale la richiesta al premier di andare in Parlamento, il leader del Pd aggiunge: "Le parole di Napolitano sono ferme e sagge. Dal premier frasi violentissime e sconsiderate. Il Pd sarà in piazza anche per difendere l'impianto istituzionale". Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc presente alla riunione del Ppe, si dice preoccupato: "Non fa bene all'Italia - scrive in una nota - trasferire in ambito europeo le vicende della nostra politica e quelle personali del presidente del Consiglio. Conferma l'immagine dell'Italia come un paese di pulcinella". Dopo la nota del Quirinale parla anche il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini: "Sono rimasto allucinato - dice nel corso della registrazione di Porta a Porta - Il primo errore è stato quello della sede. Non si va in una sede internazionale dando del paese un'immagine così disastrata. Il premier deve avere la consapevolezza democratica di capire che esiste un capo dello Stato, una Corte Costituzionale, un Parlamento". In un momento in cui, prosegue l'ex presidente della Camera, "si sta avviando un clima migliore sulle riforme, Berlusconi se ne esce con un discorso incendiario e pieno di contraddizioni. Lui ha un'allergia a chi la pensa diversamente da lui, chiunque lo contraddice diventa complice della sinistra. E' simpaticissimo, ma sappiamo che questo è un suo difettuccio". Mancino: "Nostro parere non vincolante". Sulla questione del parere della sesta commissione del Csm interviene anche il vice presidente dell'organo di autogoverno della magistratura Nicola Mancino, che replica alle critiche ricordando che "il parere non è vincolante". E annuncia che dopo la pausa natalizia il plenum del Csm si riunirà alla presenza del ministro della Giustizia Angelino Alfano.
La sentenza.
Processo Vallettopoli, Coronacondannato a tre anni e 8 mesi
Poi commenta: «Mi vergogno di essere italiano». Al collaboratore due anni e quattro mesi
MILANO - Il tribunale di Milano ha condannato Fabrizio Corona, accusato di estorsione e tentata estorsione, a tre anni e otto mesi ritenendolo colpevole per due degli episodi per i quali era finito a giudizio. Gli episodi si riferiscono alle foto del motociclista Marco Melandri e del calciatore Adriano. I giudici hanno anche condannato il collaboratore di Corona, Marco Bonato, a due anni e quattro mesi. Il pm per Corona aveva chiesto 7 anni e 2 mesi mentre aveva sollecitato l’assoluzione per Bonato.

«MI VERGOGNO DI ESSERE ITALIANO» - Dopo la lettura della sentenza Corona, con i capelli rasati e visibilmente nervoso, ha subito parlato con i giornalisti presenti in aula: «Mi vergogno di essere italiano. Non so cosa farò, farò il carcere, non me ne frega un c...» ha aggiunto. Poi sui giudici: «Quello che c'è scritto sulle aule dei Tribunali 'La legge è uguale per tutti non è vero. Io non ho più fiducia nella legge». «Per me era una battaglia - ha aggiunto Corona - e l'ho persa». L'agente fotografico, prima di andarsene visibilmente adirato, ha detto ai cronisti: «è una vergogna. Allora devono condannare tutte le agenzie fotografiche d'Italia e quella del caso Marrazzo».
IL PM - È soddisfatto Frank Di Maio, pm del processo. «Questo è un processo in cui è passato un principio - ha detto Di Maio - e quindi d'ora in poi i ritiri delle foto saranno più problematici». Il riferimento del pm è alla prassi comune nell'ambito del gossip di proporre delle foto compromettenti ai diretti interessati prima che ai giornali in modo da ottenere del denaro dagli stessi vip, la cui immagine sarebbe danneggiata se le foto finissero sulle riviste. È la prima volta che in Italia viene celebrato un processo a questo modus operandi del mondo dello spettacolo. Il pm ha inoltre ricordato che «questo processo è stato sostenuto da sola dalla procura e senza neanche una parte civile».
BELEN - Belen Rodriguez, compagna di Corona, si è detta addolorata e incredula per una sentenza che le sarebbe apparsa «abnorme». Questo -secondo quanto apprende l'Adnkronos dall'entourage della showgirl-. D'altronde lei ha sempre detto che sarebbe rimasta vicina all'inseparabile Fabrizio, anche nel caso le sue vicende giudiziarie si fossero risolte nel peggiore dei modi. E sempre lei lo aveva accompagnato nelle settimane scorse ad alcune delle udienze in tribunale. Belen nelle moltissime interviste rilasciate da quando è legata a Corona (ovvero dal bacio tra i due paparazzato a Parigi all'inizio del gennaio scorso) aveva anche sempre benevolmente messo in guardia l'impulsivo compagno a stare lontano dai guai (l'ultima volta dopo che Corona in un solo giorno era stato multato due volte a bordo della sua fiammante Lamborghini, la mattina a Roma e il pomeriggio in Svizzera).
LE BANCONOTE - I guai con la giustizia per Corona non sono finiti. Infatti mercoledì scorso il Tribunale di Civitavecchia ha rinviato al 10 febbraio 2010 l'udienza preliminare nei confronti di Corona. A chiedere il rinvio al giudice dell'udienza preliminare, Francesco Filocamo, è stato il legale del fotografo, l'avvocato Nicola Saracco, in quanto la difesa intende ricorrere al patteggiamento. Il fotografodeve rispondere di detenzione e spendita di banconote false. Secondo l'accusa, nel marzo del 2008, aveva consumato e fatto acquisti in due bar dell'aereoporto Leonardo Da Vinci di Fiumicino pagando con altrettante banconote false da 100 Euro. La richiesta del patteggiamento si spiega con le condanne inflitte a Corona per lo stesso reato nei procedimenti giudiziari che si sono già svolti a Milano, dove ha subito una sanzione di 4.560 Euro e ad Orvieto, dove ha patteggiato una pena di 18 mesi. In tutti i casi è risultato che le banconote false appartenevano ad uno stesso stock.

giovedì 10 dicembre 2009

PIU' PADELLE PER TUTTI

Lettura interessante scovata su"Senza Soste"riguardo a paragoni non del tutto campati in aria tra l'ex leader nazionalista serbo Slobodan Milosevic e l'attuale dittatorie italico Silvio Berlusconi,dove tra paralellismi storici e sociologici avvenuti grosso modo nello stesso periodo si evidenziano linee di congiunzione tra i due tiranni.
E come tali o vengono osannati oppure odiati,il tutto accomunati da un'entrata in politica nel caso del nostro Berluscojoni e una pressante campagna nazionalista da chi come Milosevic era già entrato da parecchio in politica,attraverso ampi poteri mediatici:hanno ben capito che detenendo il potere dell'informazione si possono plagiare molte più teste che con migliaia di comizi o di campagne politiche.
L'articolo comunque presenta se non delle pecche comunque alcuni commenti abbastanza buonisti nei confronti italiani(il giornalista dell'articolo è Tena Prelec,di origini slave)come nel caso della violenza della polizia o della libertà d'espressione,che ritengono in Italia problemi non gravi come da loro negli anni passati.
Curioso il metodo di protesta attuato per dar contro all'informazione del regime serbo durante la dittatura di Milosevic:quando andavano in onda i telegiornali si spegnava la tv e si spadellava allegramente per non far sentire le notizie a chi le voleva ascoltare,e da qui il titolo di questo post.

No B day: differenze e analogie fra il potere mediatico di Berlusconi e di Milosevic.

Milena è serba, giovane, intelligente e da sempre abituata a prendere parte attiva negli sviluppi della società con un sorriso, prima ancora di venire a studiare all’estero. Per molti anni ha organizzato scambi nella sua città, Niš, accogliendo ragazzi stranieri nel suo paese e dando la possibilità a giovani serbi di partecipare a progetti oltreconfine. Fra qualche giorno in Serbia non ci sarà più bisogno di estenuanti e umilianti percorsi burocratici per ottenere la libertà di movimento (uno dei fondamentali diritti umani, o almeno così scrivono), ma in tutti questi anni sono state persone come Milena ad aprire barriere fisiche e mentali.
Nel corso del lungo viaggio parliamo di come ha vissuto gli anni delle proteste al governo Milošević lei, e di come ho percepito l’opposizione al berlusconismo io. Consapevoli di non poter fare di tutta l’erba un fascio, ci ritroviamo comunque a dover riscontrare diverse somiglianze come anche considerevoli divergenze. Le analogie ci fanno però pensare, sorridere, rabbrividire.
Il controllo dei mediaIl controllo dei sistemi di informazione è un grande denominatore comune, forse il più immediato. Le prime proteste contro Milošević risalgono a prima della guerra, quando ‘Sloba’ era asceso al potere da nemmeno un anno: Marzo 1991. Riguardano, per l’appunto, proprio la manipolazione dei media, ma man mano si trasformano in una protesta più generale contro il governo. Sono state anche queste proteste (e il timore che esse possano portare a un sovvertimento delle classi al potere) a portare, qualche mese dopo, al crescendo di ostilità sfociate nella guerra civile: si fece leva sul malcontento diffuso collegato al forte desiderio di cambiamento che aleggiava per tutta la Yugoslavia, facilmente incanalato verso il nazionalismo. In Italia, per fortuna, questi estremi non li abbiamo vissuti.
La TV di stato in Serbia è stata completamente controllata dal regime, per anni. In quanto a libertà di parola in Italia siamo comunque messi meglio, Milena nota all’andata: “almeno sul giornale che stiamo leggendo si fa ampiamente parola che ci sarà una protesta oggi”. Qui possiamo a cuor leggero dire che la situazione non è tanto tragica, concludiamo. Leggendo i giornali italiani di quest’oggi e quello che (non) scrivono, però, mi chiedo se non fossimo state troppo ottimiste.
La controinformazione.Come ci si difendeva da questo monopolio mediatico assoluto? Semplice, coi mezzi che si aveva. In questo caso: le padelle. Sì, proprio pentole e padelle.Milena racconta: “Quella era una delle cose più divertenti! Ogni sera quando iniziava il telegiornale si chiudevano tutti i televisori e si iniziava a fare più frastuono possibile!”In Serbia l’inventiva non manca di certo, le situazioni difficili ci sono sempre state e si trova sempre un modo creativo di fronteggiarle. Creatività che, siamo entrambe d’accordo al ritorno, fra il ‘popolo viola’ del No-B Day era ben presente.
In Serbia la televisione che si fece portavoce del diffuso punto di vista alternativo era la B-92, che a tutt’oggi prospera e dà voce ai giovani. Nel 1996-97, nel corso delle proteste per presunti brogli elettorali da parte di Milošević, che annullò risultati a lui sfavorevoli, B-92 fu chiusa, ma continuò a diffondere notizie tramite internet e soprattutto radio (anche se le frequenze furono spesso oscurate). La rete fu allora, seppur limitatamente, per la prima volta usata dai serbi come fonte di informazione libera.Si può dire che controllare la televisione, per tutto il corso degli anni novanta e pure per parte dei primi anni 2000, significasse controllare l’opinione pubblica. Oggi le cose stanno cambiando: la rete sta prendendo sempre più piede.
Così in Italia quella del 5 dicembre 2009 è stata la prima protesta vera e propria organizzata partendo dal basso, partita dalla rete e fortemente voluta dai cittadini, in maniera quasi dal tutto scollegata dall’appartenenza partitica. A questo fatto i canali di informazione italiani non hanno di certo dato il giusto risalto.C’è ancora da chiedersi se il potere della rete rimarrà in mano alle masse o se, come profetizzano alcuni, le élite ai posti di comando troveranno il modo di controllare anche questo mezzo mediatico.
Contro una persona e quello che rappresenta“Quali sono state le proteste più rilevanti a cui hai partecipato, quelle del 2000, che provocarono le dimissioni di Milošević?” – le chiedo. “Ma jok. (Sì, come no.) Le proteste contro Milošević ci sono sempre state, da quando ha memoria. Solo che la televisione di stato avrebbe fatto finta che non fosse successo niente. I numeri e la loro manipolazione, poi, non ne parliamo. Ma mi pare che nemmeno l’Italia sia estranea a quest’ultimo fenomeno.”
Una volta addentrateci nel gioco del paragone, a Milena saltano fuori molte altre idee. “C’è un’altra differenza importante fra Milošević e Berlusconi: le donne. Milošević di sicuro non ha mai tradito la sua. Lui adorava Mira, la quale lo manipolava come un giocattolo.” Alla faccia del machismo e della società patriarcale slava, in fondo sono le donne a comandare. Di certo non nella sfera pubblica, ma in quella privata molto spesso è così.E ancora, la polizia. Qui la differenza è considerevole, dice Milena. “La polizia e l’esercito erano sotto il netto controllo di Milošević. Alle manifestazioni i poliziotti erano sempre presenti, con il preciso obiettivo di sabotarle. Andarci era molto pericoloso, perché sapevi che se ci andavi dovevi letteralmente scontrarti con la polizia.”
Infine: “Però è veramente simile, sai. Molti odiavano e odiano Milošević; certi, a tutt’oggi, continuano ad idolatrarlo. Inoltre anche in questo caso la protesta non è indirizzata verso un partito, ma verso una sola persona.” – dice – “ E verso quello che rappresenta.” – si corregge subito.
Tena Prelec
tratto da http://bora.la/2009/12/07/no-b-day-differenze-e-analogie-fra-il-potere-mediatico-di-berlusconi-e-di-milosevic/