venerdì 16 ottobre 2009

ALTRO CHE "BOIA CHI MOLLA"!

Che infami i mercenari che stanno combattendo a nostre spese la guerra in Afghanistan:oltre a percepire stipendi elevati foraggiati dalle tasse dobbiamo pure pagare la loro intoccabilità grazie alle elevate somme che percepiscono i capi talebani,almeno in alcune zone del conflitto.
La notizia data ieri e riconfermata pure oggi dal quotidiano britannico Times degli accordi con gli afgani magari in una guerra ci può pure stare,e l'unico aspetto positivo della faccenda è capire il fatto che i mercenari italiani nelle zone sotto l'egida del patto tra i servizi segreti e di guerriglieri locali possano mettersi a giocare a biglie o ai soldatini piuttosto che girare con i loro Lince e magari ammazzarsi pure in incidenti stradali.
"Boia chi molla"dicono i fascisti,e vista l'intera vicenda altri commenti sono inutili!
Questi gruppi di fascisti farebbero più comodo in Italia al regime visto le intenzioni golpiste del premier ducetto,tanto farsi uccidere qua o in Afghanistan non cambia nulla a parte l'epilogo finale delle loro insulse vite.
Sotto la foto di qualche stronzo in divisa(ma chi ha insegnato a tenere un'arma all'ultimo a sinistra in basso?)per chi avesse dei dubbi sulla presenza di cervello nelle teste coperte dal basco c'è la notizia Agi che parla in un breve comunicato di questi accordi,tratto da Indymedia Lombardia.
"TIMES" insiste, italiani pagarono anche a Herat.
All'indomani della denuncia del governo italiano al "Times", il quotidiano britannico insiste nel sostenere che gli italiani abbiano pagato i talebani per evitare attacchi ai militari; e aggiunge che gli accordi furono raggiunti in tutto l'Afghanistan, non solo dunque nell'area di Sarobi, ma anche a Herat.Secondo un comandante talebano, Mohammed Ishmayel, l'accordo siglato lo scorso anno tra i servizi segreti italiani e la guerriglia locale prevedeva che "nessuno delle due parti avrebbe attaccato l'altra. Questo e' il motivo per cui fummo informati all'epoca che non avremmo dovuto attaccare le truppe Nato". I militari francesi -che sostituirono gli italiani nell'area di Sarobi e che, nell'agosto 2008, persero 10 soldati in un'imboscata- "non erano al corrente del fatto che gli italiani pagavano i comandanti locali per fermare gli attentati e conseguentemente sottostimarono la minaccia". "I talebani -prosegue il quotidiano britannico- non furono informati quando le truppe italiane lasciarono l'area e ritennero che avessero infranto l'accordo".Il Times aggiunge che, secondo funzionari del governo afghano, gli italiani utilizzavano la pratica anche in altre zone dell'Afghanistan: un alto responsabile dell'amministrazione di Kabul ha raccontato che le forze speciali statunitensi hanno ucciso la scorsa settimana nella provincia di Herat un leader talebano; "e (la vittima) era conosciuta come uno dei talebani che ricevette soldi dal governo italiano. L'affermazione e' stata confermata anche da un alto ufficiale dell'esercito afghano, il quale ha aggiunto che gli accordi erano stati siglati tanto nella zona di Sarobi che Herat".

mercoledì 14 ottobre 2009

ANCORA ARRESTI IN EUSKAL HERRIA


E sono arresti molto importanti e mirati quelli voluti dall'ormai celeberrimo(negativamente)giudice Baltasar Garzon ormai nemico giurato della causa basca:i due nomi più importanti e pesanti politicamente sono quelli di Arnaldo Otegi e Rafa Díez,ma molti altri compagni sono stati incarcerati ieri sera.
Il giudice ha ipotizzato che queste persone stessero riorganizzando il partito Batasuna fatto radiare sei anni orsono grazie anche a Zapatero e compari,non solo dai rappresentanti della destra spagnola:in questi ultimi mesi al contrario si stava lavorando molto sui processi di pace imbastiti soprattutto da Otegi che era il principale protagonista di tali mosse.
L'ennesima figuraccia del governo spagnolo porterà sicuramente ad azioni ecatanti da parte dei movimenti indipendentisti più estremi come l'Eta che certo non starà in silenzio di fronte a simili provocazioni.
L'appello dopo la foto di Arnaldo Otegi è quello di EH Lagunak,amici di Euskal Herria,che condanna a ragione i fatti di ieri,mentre l'articolo dopo l'immagine di Jon Anza,un desaparecido basco,è tratto dal sito di Peacereporter mentre il link seguente è del quotidiano basco Gara
http://www.gara.net/paperezkoa/20091014/161479/es/El-Gobierno-espanol-bu...
Euskal Herria: la represione continua.

Continua nei Paesi Baschi la durissima repressione da parte dello stato spagnolo.Ieri , in Donostia , la Guardia Civil ha operato arresti e detenzioni di uomini della sinistra patriottica basca (tra loro Arnaldo Otegi portavoce delle istanze politiche del popolo basco e Rafa Diez segretario nazionale del sindacato LAB) eseguendo un mandato di cattura del giudice Baldasar Garzon che ottemperando ad una logica malata del governo Zapatero vuole annichilire le speranze pacifiche della larga maggioranza del popolo basco che chiede a gran voce il superamento del conflitto e una soluzione democratica in Euskal Herria.Il governo spagnolo continua inesorabilmente a tagliare ogni forma di confronto democratico e lo fà nelle forme più orrende e antidemocratiche che uno stato colonialista come la spagna ha dimostrato in varie decadi.La tortura , le incarcerazioni selettive come quelle operate ieri , la detenzione di movimenti sociali e giovanili della sinistra basca ne sono prova costante all'interno del territorio basco. Proprio notizia di poche settimane fà l'uccisione da parte di corpi paramilitari spagnoli , al comando della polizia e quindi dello stato governato da Zapatero , di un militante politico basco , Jon Anza , che sarebbe stato sequestrato , torturato ed infine ammazzato in territorio francese.Chiediamo a gran voce che vengano liberati subito i compagni arrestati e che il governo spagnolo , rappresentato da falsi democrati , cessi subito le attività di guerra sporca , antidemocratiche e di repressione nei confronti dei cittadini del territorio basco e che si sieda definitivamente attorno ad un tavolo di trattative vere con la reppresentanza politica di Euskal Herria.
GORA EUSKAL HERRIA ASKATUTA !!
ETA propone il dialogo, lo stato risponde arrestando i leader della sinistra indipendentista.

Il "giochino" dello stato spagnolo è sempre il solito. Formalmente chiede ad ETA di abbandonare la lotta armata e chiede al popolo della sinistra indipendentista basca (il 20% della popolazione) di respingere il linguaggio delle armi per sostituirlo con quello della "democrazia": parole e idee. La stessa democrazia - quella dello stato spagnolo - che poi impedisce alla sinistra "abertzale" di presentarsi alle elezioni con un regolare partito, che viene puntualmente illegalizzato alla vigilia di ogni tornata elettorale perché giudicato "braccio politico" di ETA. Stavolta si è andati oltre: alla disponibilità di apertura di negoziati da parte di ETA, lo stato spagnolo ha disposto l'arresto di tutti i principali esponenti politici della sinistra independista basca, accusati di essere la nuova direzione della nuova Batasuna. Ma forse sbagliamo noi a credere che nel 2009 la "democrazia" sia altro. (t.s.)
L'operazione è scattata alle 18.30 di martedì. Voluta e istruita dal giudice Baltasar Garzon, che ha inviato la polizia spagnola nel Paese Basco per arrestare quella che secondo le veline distribuite alla stampa con operazione ancora in corso, sarebbe la nuova direzione della nuova Batasuna, partito illegalizzato nel 2003. In manette sono finiti Arnaldo Otegi leader storico e principale interlocutore delll'ultimo processo di pace (in foto al momento dell'arresto), Rafa Díez, importante dirigente del sindacato Lab, Rufi Etxeberria (scarcerato per decorrenza dei termini di carcere preventivo solo dieci giorni fa dopo due anni in attesa di un'udienza), Sonia Jacinto, Arkaitz Rodríguez, Amaia Esnal y Txelui Moreno. Fra gli arrestati anche Mañel Serra e Miren Zabaleta.
Le accuse, sempre secondo le rivelazioni di stampa, sarebbero sempre le stesse: costituzione della direzione di un movimento che agisce agli ordini di Eta. E' il cavallo di battaglia di Garzon, che dal 1998 ha riempito le carceri con decine e decine di indipendenstisti baschi che non si sono macchiati di nessun tipo di reato, per un teorema che vuole "di Eta" tutto ciò che politicamente rivendica gli stessi obbiettivi: socialismo e indipendenza.
Il movimento Herri Batasuna, e tutte le sigle che sono succedute fino a Batasuna, è stato dichiarato illegale nel 2003, grazie a una legge firmata da socialisti e popolari. Batasuna, nell'illegalità, è riuscita a dare vita all'ultima proposta di pace, quella di Anoeta, che portò a un processo di pace. Per quella proposta nei giorni scorsi era stato chiesto carcere proprio per Arnaldo Otegi, che aveva trattato direttamente con gli emissari del governo Zapatero fino al fallimento delle trattative.
Negli ultimi mesi lo stesso Otegi aveva ribadito in numerose interviste che la proposta di pace rimaneva sul tavolo e tutto lasciava supporre che a breve vi potesse essere un nuovo progetto di soluzione politica da lanciare pubblicamente. Martedì sera, però, è arrivata l'operazione ordinata dal giudice Garzon. In undici anni il teroema politico giudiziario ha portato alla chiusura di giornali, riviste, una radio, associazioni giovanili, criminalizzazione di associazioni per la lingua basca, fondazioni di disobbedienza civile, interi consigli di amministrazione di realtà editoriali, associazione di supporto ai prigionieri politici e ai loro familiari.

martedì 13 ottobre 2009

DUE ESEMPI DI LOTTA PACIFICA

Non è ancora arrivata la stagione natalizia ma oggi mi sento buono e voglio suggerire due modi sul come si possa lottare senza usare armi e mani usando metodi più in sintonia con una battaglia pacifica ma che può far ottenere qualche risultato negativo per il regime(senza rischiare la galera stando alla legge attuale).
I due articoli pescati da Indymedia Lombardia si soffermano su due fatti che sono chiari alle menti non ottenebrate dalle cazzate sparate dai media corrotti e controllati dalla dittatura,ovvero la presenza sempre più ampia di Mediaset Premium(pay tv antagonista di Sky)e le nuove imprese eroiche del Ministro del turismo(e della propaganda)Brambilla.
Quest'ultima ha in mente di creare un tavolo di lavoro dove in pratica monitoreranno la stampa estera che attacca il premier partigiano inviando loro solo notizie positive del nostro paese dettate direttamente dall'esecutivo cercando in questo modo di raddrizzare l'immagine del belpaese che si sta piegando peggio della torre di Pisa.
La proposta è quella di inviare pure noi(inteso come gente che vuol far sapere la verità su come le cose effettivamente girino qui da noi)mail informative a tali networks o testate in modo da controbilanciare il potere propagandistico del governo.
L'iniziativa suggerita invece contro il potere Mediaset innanzitutto è quella di non comprare i vari pacchetti Mediaset Premium ed in secondo luogo quello di elencare i prodotti reclamizzati dalle reti del biscione e quindi non comprarli e far sapere a più gente possibile che un'alternativa ai prodotti esiste e forse si riuscirebbe a risparmiare qualcosa avendo merce della stessa qualità.
Daniele Luttazzi lo fa usando poche parole ma che sono ben chiare nel video posto alla fine made in YouTube.
La Brambilla Ministra della Propaganda: qui ci si diverte...

La notizia è così inverosimile che se non fosse perchè c'è di mezzo la Brambilla stenterei a crederci.Ecco l'articolo che presenta la task force anti detrattori capitanata dalla rossa di arcore.E siccome siamo in guerra, lo ha dichiarato Berlsuconi, sono lieto di rimpolpare le fila del movimenti dei "NUOVI DISFATTISTI", come verremmo definiti nella migliore delle tradizioni belliche e fascistoidi di questo paese di merda.Comunque leggete se avete voglia di farvi due risate...
La Brambilla crea una task force«anti-detrattori»La titolare del Turismo: vogliamo monitorare i media stranieri e diffondere notizie positive sul Paese.

ROMA — A questo punto ci vuole la task force. Un pool di pronto intervento che si occuperà di raddrizzare il look dell’Italia all’estero. Lo sta mettendo insieme il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che tra i propri compiti annovera anche questo: sostegno e valorizzazione dell’immagine italiana nel mondo.
«Il premier Berlusconi ha proprio ragione. Ormai esportiamo soltanto insulti. Non si parla di quanto il Paese abbia retto alla crisi economica meglio di altri. E nemmeno della ricostruzione dell’Aquila. C’è un partito antitaliano che lavora contro l’Italia. Con l’unico scopo di screditare e distruggere il presidente del Consiglio. Non è accettabile che, in nome di biechi interessi di fazione o partito, si faccia questo, con il rischio di con seguenze devastanti per il turismo e il made in Italy. Ovvero per la nostra economia, le imprese e le famiglie dei lavoratori».
Così la ministra ha preso provvedimenti. E dentro l’unità di crisi, già rodata ai tempi dello scandalo rifiuti, sta nascendo una squadra che si occuperà di riparare alla denigrazione internazionale evocata dal Cavaliere. Funzionerà così: «Un gruppo di giovani giornalisti ed esperti di comunicazione. Età media massimo trenta», spiega la Brambilla. «Con un doppio compito. Primo: monitorare tutta la stampa straniera, quotidiani, periodici e tv, ad ogni latitudine, dal Giappone al Perù». Seconda missione: «Bombardare quelle stesse redazioni con comunicazioni veritiere e positive». Una velina mondiale? «Non sarà un bollettino governativo. Racconteremo fatti concreti. Verranno segnalate anche iniziative dell’esecutivo, se sarà il caso. Ma soprattutto faremo conoscere l’Italia generosa, vera, audace. Quella delle imprese, dell’arte, delle manifestazioni culturali, dei nostri prodotti». Ai contenuti provvederà una sezione speciale della task force, con materiale cartaceo, Internet e audiovisivo.
Molto più di un megadepliant turistico. «Saremo pronti entro fine mese. Non c’è tempo da per dere. Finora ci è andata bene. L’Organizzazione mondiale del Turismo aveva previsto un calo del­le presenze straniere in Europa pari al 6%. Ebbene, in Italia abbiamo perso soltanto il 2, nei primi 8 mesi del 2009. Ma se continuerà questa campagna denigratoria orchestrata da certa sinistra, che arriva persino a comprare pagine di giornali stranieri per attaccare il premier farneticando su una presunta democrazia a rischio, alla fine pagheremo il conto».
Gli imprenditori, avverte Michela Vittoria Brambilla, sono in allarme e si sono rivolti a lei. «Proprio ora che la crisi ha una battuta d’arresto e si intravedono primi segnali di ripresa, non possiamo mollare. Dobbiamo supportare il made in Italy con ogni mezzo. I loro venditori al l’estero sono preoccupati perché arrivano soltanto notizie di vergognosi attacchi a Berlusconi. L’appeal nazionale ne risente. Non possiamo consentirlo. Ci vorrebbe più senso di responsabilità anche da parte dell’opposizione. E invece an he dall’ultimo congresso del Pd arrivano soltanto odio e insulti per Berlusconi». Fa appello all’orgoglio nazionale: «Siamo un punto di riferimento e di eccellenza nel mondo. Ci abbiamo messo secoli a darci questa immagine, non cre­do ci sia un solo italiano, indipendentemente dal voto, che non sia contento di difenderla».
Contro il Capitalismo autoritario e fascista - Boicottare mediaset e Mediaset Premium.

IN LINEA di principio non è anticostituzionale che lo schieramento che ha ottenuto la maggioranza in parlamento proceda all'occupazione di enti e agenzie varie, Rai compresa. E' quello che si chiama "spoils system", usato anche in altri paesi. E' vero che i vincitori potrebbero dare prova di fair play tenendo conto di una minoranza che conta quasi la metà degli elettori, ma non si può chiedere buona educazione e sensibilità democratica a chi ha deciso di usare in modo spregiudicato una forza elettorale ottenuta legalmente. D'altra parte abbiamo avuto per anni una radiotelevisione interamente controllata dalla Democrazia cristiana, dove si misuravano addirittura i centimetri di pelle femminile esposti e non si assumevano redattori comunisti o socialisti, e il paese se l'è cavata benissimo, anzi, una televisione cosiddetta di regime ha prodotto la generazione più contestataria del secolo.
L'unico inconveniente è che il capo del governo possiede le altre televisioni private, e lo "spoils system" conduce a un monopolio quasi totale dell'informazione (mentre se Bush mette dei repubblicani in tutti i gangli del potere, rimane una fetta consistente di giornali, televisioni, radio indipendenti a controllare il suo operato).
Un incoveniente aggiunto è che il padrone di tutte queste reti ha una nozione (come dire?) abbastanza autoritaria del proprio ruolo padronale, come è stato dimostrato dall'invito che ha appena rivolto ai suoi direttori designati affinché liquidassero alcuni giornalisti che non gli vanno a genio. Questo è il fatto nuovo, nuovo rispetto agli usi degli altri paesi democratici e delle costituzioni scritte quando fenomeni del genere erano imprevedibili.
Questo fatto nuovo, certamente scandaloso, richiede una risposta nuova da parte dell'elettorato non consenziente. Si è visto che i girotondi e le manifestazioni di piazza per questo servono poco: ovvero, servono a rinsaldare il senso d'identità di una opposizione smarrita, ma dopo (se questa identità è reale) si deve andare oltre anche perché, detto in termini tecnici, il governo dei girotondi se ne sbatte, ed essi non convincono l'elettorato governativo a cambiare idea. Quale mezzo di protesta efficace rimane dunque a quella metà degli italiani che non si sentono rappresentati dal nuovo sistema televisivo?
Questi italiani sono tanti, alcuni milioni hanno già manifestato il loro dissenso, ma altri ancora sarebbero pronti a manifestarlo, se vedessero un modo veramente efficace. Rifiutarsi di guardare la televisione e di ascoltare la radio? Sacrificio troppo forte, anche perché, anzitutto, è legittimo che voglia guardarmi alla sera un bel film, e di solito non mi chiedo quali siano le idee del padrone di una sala cinematografica, e in secondo luogo è utile conoscere le opinioni e il modo di dare le notizie del partito al governo (se pure ci fosse una trasmissione sulla Resistenza gestita solo da Feltri, Er Pecora e Gasparri, ho diritto e desiderio di sapere cosa pensano e dicono queste persone). Infine, anche se fosse possibile, rifiutarsi di guardare tutte le televisioni sarebbe un poco come castrarsi per far dispetto alla consorte, perché si sceglierebbe, per opporsi alla maggioranza, di entrare a far parte di una minoranza totalmente all'oscuro di tutto.
Di quale forza effettiva può disporre l'Italia che non accetta il monopolio televisivo? Di una potente forza economica. Basterebbe che tutti coloro che non accettano il monopolio decidessero di penalizzare Mediaset rifiutandosi di comperare tutte le merci pubblicizzate su quelle reti.
E' difficile? No, basta tenere un foglietto vicino al telecomando e annotarsi le merci pubblicizzate. Si raccomandano i filetti di pesce Aldebaran? Ebbene al supermercato si compreranno solo i filetti di pesce Andromeda. Si pubblicizza la medicina Bub all'acido acetilsalicilico? Dal farmacista si compera un preparato generico che contiene egualmente acido acetilsalicilico e che costa meno. Le merci a disposizione sono tante e non costerebbe nessun sacrificio, solo un poco di attenzione, per acquistare il detersivo Meraviglioso e la pasta Radegonda (non pubblicizzati su Mediaset) invece del detersivo Stupefacente e della pasta Cunegonda.
Credo che se la decisione fosse mantenuta anche solo da alcuni milioni di italiani, nel giro di pochi mesi le ditte produttrici si accorgerebbero di un calo nelle vendite, e si comporterebbero di conseguenza. Non si può avere niente per niente, un poco di sforzo è necessario, se non siete d'accordo col monopolio dell'informazione dimostratelo attivamente.
Allestite banchetti per le strade per raccogliere le firme di chi s'impegna, non a scendere in piazza una volta sola ma a non mangiare più pasta Cunegonda. E chissà che sforzo! Si può fare benissimo, basta avere voglia di dimostrare in modo assolutamente legale il proprio dissenso, e penalizzare chi altrimenti non ci darebbe ascolto. A un governo-azienda non si risponde con le bandiere e con le idee, ma puntando sul suo punto debole, i soldi. Che se poi il governo-azienda si mostrasse sensibile a questa protesta, anche i suoi elettori si accorgerebbero che è appunto un governo-azienda, che sopravvive solo se il suo capo continua a far soldi.
Questa forma di protesta sarebbe assolutamente legale. E' illegale incendiare un McDonald, ma in una rubrica di arte culinaria si può benissimo invitare i lettori a non mangiare i Big Mac e a preferire, che so, i Burger's King, così come li si avverte che il tale ristorante non è all'altezza dei suoi prezzi. Un critico cinematografico ha il diritto di raccomandare ai propri lettori di non andare a vedere un film che egli giudica orribile.
Qualcuno a cui ho parlato di questa idea mi ha detto: "Ti accuseranno di luddismo, di minare il mercato, di danneggiare aziende." Per nulla. Io non consiglio di non comperare più filetti di pesce, bensì di non comperare quelli che fanno pubblicità sulle reti Mediaset. Il mercato della pasta continuerebbe a fiorire come prima, salvo che invece che cinque chili di pasta Radegonda e cinque chili di pasta Cunegonda si venderebbero sette chili di pasta Radegonda e tre di pasta Cunegonda. Se la pasta Cunegonda non avverte un calo di vendite, può continuare a fare pubblicità sulle reti Mediaset, altrimenti può farla sulle reti Rai (e spero che Baldassarre mi ringrazi).
E' luddismo distruggere le macchine, non incitare a usare, tanto per dire, auto diesel invece che auto a benzina. Da più di vent'anni io non uso più l'automobile in città e invito tutti a fare altrettanto per non incrementare l'inquinamento e contribuisco però all'incremento dei mezzi pubblici. Ricordo che negli anni sessanta si era diffusa la voce che una certa marca di benzina finanziava un movimento politico da cui alcuni di noi dissentivano, e in autostrada semplicemente evitavamo di fermarci ai punti di rifornimento di quella marca e facevamo il pieno dieci chilometri prima o venti chilometri dopo. Non per questo (e neanche se lo avessero fatto tutti) è diminuita la libera circolazione automobilistica.
Era forse luddismo e attentato alle industrie e ai commerci avvertire che non bisognava più acquistare prodotti spray che potevano contribuire al buco nell'ozono? La gente ha cominciato a manifestare sensibilità in proposito e le aziende produttrici si sono adeguate. Tutti continueremmo a essere ottimi consumatori, tranne che saremmo consumatori selettivi; il che è indice di maturità e motore di sviluppo economico.
A nuove forme di governo, nuove forme di risposta politica. Questa sì che sarebbe opposizione.
Vediamo quanti italiani si sentono di farla. Altrimenti la smettano di lamentarsi, e si tengano il monopolio dell'informazione.

lunedì 12 ottobre 2009

FASCI INVIDIOSI DI CHI SA AMARE,MA...


Evidentemente l'invidia di chi guarda il mondo sotto l'interferenza della xenofobia e dell'intolleranza propria del fascismo non fa permettere loro di capire le sfumature di un sentimento come l'amore che esula il fatto del legame affettivo eterosessuale come standard obbligatorio di due persone che si amano.
L'Italia e soprattutto per via dei reati denunciati soprattutto Roma,si sono riscoperte allergiche all'amore omosessuale visto che episodi di violenza,intimidazioni verso persone e cose e veri e propri pestaggi riempiono la cronaca di questi ultimi mesi.
E sottolineo reati denunciati poichè come nei casi di stupro e di violenza carnale o comunque di crimini legati alla sfera sessuale sono solo la punta dell'iceberg di quelli effettivamente commessi.
Il"ma"aggiunto alla fine del titolo del post sta ad indicare la refrattarietà di tutti i giorni anche di gente che si ritiene tollerante e rispettosa del pensiero altrui come potrebbero e dovrebbero essere i compagni;tante volte nei discorsi con amici si parla con"finocchi"e"froci" piuttosto che"culattoni"e non mi sembra che siano dei termini di riguardo verso delle persone gay.
In numerosi casi si sono visti cartelli e striscioni durante manifestazioni gay con scritte come quella della foto centrale,ma penso proprio che l'uso di termini forti sia per accentuare il messaggio che gli omosessuali vogliano dare al mondo ovvero che siano delle persone normali degne di rispetto come qualsiasi altro(a parte i fasci)e che questi appellativi in fondo in fondo li offendano anche se ormai l'abitudine dell'ignoranza della gente sia ormai un dato di fatto piuttosto sopportabile.
L'articolo de"Repubblica.it"è stato segnalato da"antifa"e racconta la storia dell'ultimo pestaggio avvenuto ieri da un branco di idioti fascisti pronti ad agire come al solito in tanti contro uno-pochi visto che la vigliaccheria è un dono di cui sempre fanno uso e sfoggiano apertamente.
Roma, coppia gay aggredita in centro "Ci insultavano urlando slogan fascisti" ·

Nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una delle vittime colpita alla testa e all'inguine. Tutti giovanissimi i sei aggressoriRoma, coppia gay aggredita in centro"Ci insultavano urlando slogan fascisti"Alemanno condanna l'episodio, il Pd lo attacca accusandolo di reticenza"Dovrebbe sottolineare anche la matrice politica, da Svastichella a oggi"Roma, coppia gay aggredita in centro "Ci insultavano urlando slogan fascisti"

ROMA - Ancora un episodio di violenza di carattere omofobo, ancora una volta nella capitale: una coppia gay è stata aggredita questo pomeriggio, nei pressi di via del Corso. I due sono stati avvicinati da sei giovanissimi, a bordo di 3 scooter. Il più giovane delle vittime dell'assalto - Francesco, 25 anni - è stato colpito con il casco alla testa e all'inguine.A raccontare l'accaduto è Massimo Fusillo, compagno di Francesco e presidente di un'associazione di orientamento Gay "Leather Club Roma". "Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia - ha riferito - dopo aver visitato la mostra l'intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da 6 ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni".Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l'attenzione degli aggressori è stato l'abbigliamento della coppia, con vapi in stile Skinhead sharp (l'acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. "Forse - ha spiegato - hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni"."Ci hanno avvicinato - ha continuato - erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato 'camerati'. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. 'Io non sono fascista' ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. 'Appunto, lo siamo noi', hanno risposto".Un episodio per il quale il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo ha espresso "sconcerto e rabbia: a colpirci è l'età dei giovanissimi aggressori, e anche il fatto che l'aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che ieri ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans".Ma solidarietà è giunta anche dal mondo della politica e delle istituzioni locali. Col Pd che ha accusato di "omissioni" il sindaco. Gianni Alemanno ha dichiarato infatti che "quello che è successo è inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori". Provocando una dura replica del segretario Pd del Lazio, Roberto Morassut: "Episodio gravissimo, soprattutto se venisse confermata la matrice fascista degli aggressori. Ora Alemanno ci risparmi le solite generiche frasi sugli idioti e condanni fermamente non solo l'episodio, ma la sua matrice politica, perchè non può essere un caso che, da Svastichella in poi, certe violenze vedano coinvolti sempre personaggi vicini all'estrema destra".Per il resto, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha definito quanto accaduto "un atto legato al fanatismo, di chi non capisce nulla della vita". E il governatore Piero Marrazzo ha sottolineato come l'episodio dia "il segno dell'enorme vuoto di prospettive che avvolge le giovani generazioni". Infine la Cgil, che attraverso il suo segretario di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, ha proposto di "convocare gli stati generali contro l'omofobia".

FOGNA POUND

Ieri qualcuno ha devastato la sede di Ca$$a Pound a Pistoia e l'unico rammarico è che siano stati colpiti solo oggetti e nessun ratto abbia subito lesioni serie,probabilmente era quasi l'orario di cena e se ne stavano tornando a casa(vedi foto centrale).
L'articolo tratto dalla redazione di"Senza Soste"descrive i fermi e gli arresti di alcuni compagni che stavano discutendo durante una riunione al Circolo Arci Primo Maggio posto nella zona dello spurgo esterno oggetto di ripassata,ed apparentemente senza motivo un paio di loro sono stati trasferiti nel carcere di Pistoia(si dice un compagno dei Carc di Cecina ed una ragazza livornese)dopo interrogatori senza presenza di avvocati,cui hanno taciuto ed hanno fatto benissimo.
Inoltre per ben 12 ore una ventina di fermati,nonostante si fossero subito fatti identificare all'incursione delle squadriglie di sbirri e digos,sono stati costretti a respirare la putrida aria della Questura.
Le indagini avranno un senso unico come si è già verificato in molti casi del genere visto il rapporto simbiotico delle forze armate con i fascisti di Fogna Pound,movimento insulso che fanno di quattro cd,un paio di libri e qualche vessillo del regime la"cultura"che tanto si vantano di diffondere,ma sappiamo che son tutti ratti palestrati mangiatori di steroidi che oltre a far diventare piccole le palline atrofizzano notevolmente il cervello!
Pistoia, irruzione alla sede neofascista di Casa Pound: 3 arresti.

Ore 18 presidio sotto la Prefettura di Livorno.

Domenica di tensione a Pistoia dove nel pomeriggio di domenica è stata devastata la sede di Casa Pound, associazione neofascista con sedi sparse in diverse parti d'Italia. Secondo le testimonianze un gruppetto di giovani a volto scoperto hanno fatto irruzione nella sede. Dopo pochi minuti è giunta la polizia sul luogo e dopo aver constatato il fatto si è diretta a poche centinaia di metri al Circolo Arci Primo Maggio dove era in corso un'assemblea. La polizia ha perquisito il circolo non trovando niente di ciò che cercava (spranghe o bastoni secondo il verbale di perquisizione) allora ha deciso di portare tutti partecipanti dell'assemblea (una ventina in tutto, provenienti da varie città della Toscana) in questura. Secondo la teoria della polizia queste persone, fra cui molte donne e molti over40, avrebbero fatto irruzione nella sede di Casa Pound e devastato i locali, dopodichè si sarebbero diretti a poche centinaia di metri al circolo e avrebbero fatto tranquillamente la loro assemblea. Una teoria assurda che infatti non ha trovato alcuna prova concreta ma che non ha impedito alla polizia di fare tre arresti (due ragazzi e una ragazza, uno di Massa e due di Livorno). Al momento non si conoscono ancora le motivazioni. Nel mentre un centinaio di persone si sono riunite fuori della questura di Pistoia per protestare contro i tempi lunghissimi di riconoscimento (12 ore) in cui sono stati trattenuti in questura senza motivo. All'uscita molti dei fermati si dichiaravano completamente allibiti dal comportamento della questura che ha prelevato venti persone a caso da un circolo lasciandole 12 ore in una stanza per un'identificazione che invece avevano già fatto sul luogo quando tutti avevano consegnato le loro carte d'identità.
Al momento rimangono ancora molti dubbi, anche da parte delle forze dell'ordine, sulla dinamica dei fatti mentre continua ad essere molto fragile l'ipotesi che l'irruzione sia sta fatta da coloro che dopo un fatto del genere sarebbero andati in assemblea a poche centinaia di metri con il rischio di rappresaglia da parte dei fascisti o di intervento della polizia come poi c'è stato.
A presto per aggiornamenti.

domenica 11 ottobre 2009

UN NOBEL ACERBO

Come già commentato da molti e pure da Obama stesso,il premio Nobel conferito al presidente statunitese sembra esagerato e comunque un riconoscimento troppo acerbo per quello che il neo premier ha effettivamente svolto finora riguardo alla pace mondiale.
Per carità Obama è e resta l'alternativa democratica migliore che ci si potesse auspicare alla guida dello Stato che controlla nel bene e nel male l'intero pianeta,anche se la politica in fatto di conflitti ricalca ancora quella precedente del guerrafondaio repubblicano Bush(prima il padre e poi il figlio).
L'articolo di Enrico Piovesana scritto per Indymedia Toscana in maniera pratica e schematizzata traccia un piccolo atlante mondiale di interventi bellici che gli Usa in nome della difesa del mondo soprattutto dal terrorismo islamico di Al Qaeda hanno ancora in cantiere pressochè ovunque.
E come da noi anche negli Usa si chiedono quale sia il sottile confine tra missione di pace e di guerra perchè davvero dappertutto questa linea esile viene atttraversata e calpestata allegramente ed in maniera solare.
Rimane comunque la speranza che questi conflitti,almeno la maggior parte di essi,tendano a finire man mano che la politica statunitense cessi la facile belligeranza insita nel dna del popolo statunitense,fatto che accadrà non subito ma serviranno anni affinchè possa succedere qualcosa.
Obama fra apparenza e realtà.

L'immagine pacifista di Obama, frutto della sua trascinante oratoria e di un'efficacissima campagna di marketing politico-mediatico, non regge alla prova dei fatti

Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del ‘cambiamento' ha mantenuto lo stesso ‘Ministro della Guerra' di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata ‘Operazioni di emergenza di Oltremare' (Oco).
Iraq.Il ritiro degli Usa dall'Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la "guerra sbagliata", per impiegarle sul fonte della "guerra giusta", quella in Afghanistan.
Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla ‘nuova strategia', nei fatti Obama sta perseguendo un'escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.
Pakistan. Obama ha di fatto esteso l'intervento militare Usa in Afghanistan al Pakistan, intensificando notevolmente i raid missilistici condotti dai droni volanti della Cia sulle Aree Tribali (circa 70 da quando si è insediato, in cui sono morte decine e decine di civili) e costringendo il governo di Islamabad di sferrare massicce offensive militari nelle roccaforti talebane dello Swat (che ha causato una catastrofe umanitaria con milioni di sfollati) e presto in Waziristan.
Somalia. Con Obama sono proseguiti i raid militari statunitensi in territorio somalo per eliminare esponenti di Al Qaeda e del gruppo locale di Al Sabaab: attacchi missilistici o blitz condotti da commando aviotrasportati (come quello dello scorso 14 settembre)
Filippine. Le forze speciali statunitensi continuano a combattere a fianco delle truppe filippine impegnate nelle operazioni militari contro i gruppi armati integralisti islamici considerati legati ad Al Qaeda (Abu Sayyaf e Jemaah Islamiah) che operano nelle isole più meridionali dell'arcipelago filippino.
Altri conflitti. Consiglieri e addestratori militari Usa continuano a operare su molti altri fronti di guerra: nel sud della Thailandia (contro i separatisti islamici di Pattani, anche loro accusati di legami con Al Qaeda), in Georgia (contro i separatisti osseti e abkhazi sostenuti dalla Russia), in Colombia (contro i guerriglieri delle Farc), in Niger, Mali e Tunisia (contro le cellule locali di Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e in Yemen (contro le milizie di Al Qaeda nella Penisola Araba dello sceicco Nasir al-Wahayshi).
Diplomazia. Anche le iniziative diplomatiche di Obama non sono tutte ‘rose e fiori'. Basta pensare al fermo boicottaggio delle inchieste sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza durante l'operazione ‘Piombo Fuso', alla provocatoria bufala della ‘nuova' centrale nucleare iraniana di Qom (in realtà nota agli Usa fin dal 2006), alla farsa dell' ‘abbandono' dello scudo missilistico di Bush (in realtà solo rimodulato secondo criteri più moderni), fino al rinnovo dell'anacronistico embargo economico a Cuba.

SPUTTANAMENTO E VERITA'

La stampa estera ci sputtana o sta dicendo la verità?
La risposta da 1 fisso del premier beota può essere vera,ma pure la seconda lo è visto che sì alcuna stampa nostrana ed estera effettivamente con articoli e commenti mettono in croce l'Italia,così come scrivono di fatti veritieri e che sono sotto gli occhi delle persone tutti i giorni.
Che poi la maggioranza di queste(dicono il 68%)vivano col paraocchi e la presa del digitale terrestre infilzata diretta in culo è una questione scottante e vergognosa per l'Europa ed il mondo intero,altro che fermarsi solo al belpaese!
Berlusconi non ha ancora capito che è sì il legittimo rappresentante della coalizione che ha vinto le ultime elezioni,ma che non ha l'appoggio del 100%degli italiani,anzi,questo appoggio diretto di preferenze rappresenta solo il 9%dei votanti e contando solo il Pdl la cifra si aggira al 37%,Lega esclusa che credo non veda l'ora d'apprendere la notizia della caduta di Berlusconi,Lega sempre più invischiata in affari ed alleanze con i fascisti(lontani i tempi dei manifesti come quello proposto alla fine del post,vero?).
Oggi a Benevento ha spaziato su vari campi spandendo merda un poco su tutto,da Napolitano ai magistrati,dalla mafia alle opposizioni,dal nucleare alle ricostruzioni e dalle intercettazioni alle nuove proposte di riforma della giustizia.
Argomenti riassunti nell'articolo del Corriere.it che propongo sotto,dove oltre alla solita autocelebrazione da dittatore riemergono alcuni scatti d'ira appena parla di giudici e stampa estera che ci ricordano beatamente le sue reazioni alla bocciatura del Lodo Alfano.
Berlusconi dimettiti a vai in galera per il bene dell'Italia e degli italiani!
Alla Festa della Libertà di Benevento: «da consulta comportamento sleale»
Berlusconi: «La stampa estera sputtanapremier, democrazia e il nostro Paese»
«Basta insulti e volgarità, sono stato eletto dal popolo. Cercano di fare come nel '94 ma non ci riusciranno».

Berlusconi alla festa del Pdl a Benevento (Ansa)MILANO - Stampa straniera, magistrati, Corte Costituzionale, Pd. Dal palco del PalaTedeschi di Benevento, in chiusura della Festa della Libertà del Pdl, Silvio Berlusconi ne ha per tutti.
STAMPA - «C'è un spirito anti italiano - attacca parlando degli attacchi da Oltralpe, dopo le consuete note della canzone "Meno male che Silvio c'è" -. Ci sono giornali stranieri, imbeccati da certa stampa italiana, che muovono solo accuse assurde, ridicole, che fanno male all'Italia, sputtanando non solo il presidente del Consiglio, ma la nostra democrazia e il nostro Paese, danneggiando anche i nostri prodotti». Al contrario, continua, li giornali stranieri «devono avere un'immagine dell'Italia che deve essere bella, forte e pura e non inquinata da tutto ciò che si dice sui giornali in queste settimane».
ITALIA GENEROSA - Ed è una consolazione, dice il premier, «vedere l’Italia buona, vera, generosa e audace, che si manifesta con spirito di abnegazione e lo stiamo verificando, a partire dal miracolo in Abruzzo e in tutte le situazioni difficili, di fronte a quello che leggiamo sui giornali, alle proteste e a quelli che ti gridano "vergogna" e "assassino"». Un militante del Pdl grida «Silvio Santo subito» e il Cavaliere replica: «Subito no, aspettiamo». Ma c'è anche una contestazione: mentre il premier parla, una donna dalla platea grida che lui e il governo se ne devono andare a casa. Replica: «Non seguiamo il cattivo esempio di chi grida "fuori il governo da palazzo Chigi", non rispondiamo, noi siamo liberali». La donna comunque viene allontanata. Fuori dal PalaTedeschi c'è un gruppo di manifestanti ed esponenti di Cgil, Cisl e Uil di Benevento che chiedono di incontrare il premier.
«BASTA INSULTI» - Secondo capitolo, gli attacchi interni. «Non credo che si possa consentire di rivolgere infamie, improperi, insulti e volgarità a un premier eletto direttamente dal popolo, bisogna cambiare questa situazione» incalza Berlusconi. Tornando sulla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, sostiene di «non aver detto una parola fuori luogo perché non si può continuare così; non si può far lavorare il Parlamento per molto tempo e poi intervenire su questa decisione negando se stessi e negando una decisione che la Corte prese quattro anni fa». «In moltissime democrazie - ha aggiunto - non c'è bisogno di questa norma (l'immunità per le alte cariche, ndr) perché in Francia e Inghilterra i pm non sono autonomi e indipendenti nel più alto arbitrio, ma sono sottoposti al ministro della Giustizia e all'esecutivo». Il Cavaliere cita gli ultimi sondaggi in suo possesso: «Nei miei confronti c'è il 68% dei consensi. Dobbiamo essere sereni perché il governo sta lavorando bene».
«PD NON DEMOCRATICO» - Pesante l'attacco all'opposizione, impegnata nella convention romana con i tre candidati alle primarie: «Ci troviamo di fronte a un'opposizione che non si sa più cosa sia, di certo non corrisponde al suo nome, Partito Democratico. Sono ancora i comunisti di sempre, non credono nella democrazia e non credono che i cittadini possano indicare coloro che devono governare, pensano che il popolo sia un bue narcotizzato dalle televisioni e che il governo debba essere portato avanti da élite. Un partito che vede come leader outsider l'editore dell'Espresso».
MAFIA - Capitolo mafia: «Nessun governo ha mai fatto quanto questo nel contrasto alla mafia. Ho detto a Maroni che se passerà alla storia se sconfiggerà quella patologia dell’Italia che ci perseguita da sempre» ha aggiunto, facendo peraltro un lapsus sul nome del ministro dell'Interno (Renato anziché Roberto).
MAGISTRATURA - Capitolo magistrati e nuovo attacco. «Venendo qui e leggendo i giornali mi sono chiesto cosa davvero sia cambiato dal 1993, quando l'intervento della magistratura fece fuori tutti i partiti e tutti protagonisti di quei partiti furono costretti a lasciare, qualcuno anche l'Italia. Mi sono risposto che oggi, di diverso, c'è il fatto che abbiamo il consenso del 68% degli italiani e il fatto che abbiamo il Popolo della libertà: insomma di diverso ci siamo noi». Quindi ricorda il '94, quando dovette dimettersi dopo l'avviso di garanzia durante la conferenza dell'Onu sulla criminalità e si andò poi al governo Dini: «Stanno cercando di fare ora la stessa cosa, ma state sereni su questo, non accadrà, non c'è nessun dubbio; vi do la più ampia garanzia che porteremo a termine mandato che ci è stato affidato dagli italiani. Dobbiamo trovare il modo di dare la possibilità al governo di governare per un'intera legislatura».
INTERCETTAZIONI - Nella lunga carrellata di tutti gli argomenti che gli stanno a cuore, Berlusconi non tralascia le intercettazioni: «In una democrazia la privacy e la riservatezza sono un bene primario di ogni cittadino, perché il primo diritto è quello della privatezza e della inviolabilità delle conversazioni e corrispondenza: in Italia questo diritto non è tutelato e posso dire anzi che è quasi calpestato, le intercettazioni sono una patologia tutta italiana». Per questo, spiega, il governo sta lavorando a una riforma con la quale «permetteremo le intercettazioni soltanto in presenza di reati gravi». Quindi annuncia un piano per le carceri: «Mercoledì, con Angelino Alfano, metteremo a punto un piano per realizzare in meno di due anni prigioni civili per 20mila posti. Così l'Italia tornerà ad essere uno Stato civile». Riforma del processo penale: «Abbiamo allo studio, ma è pronta, la riforma del processo penale con la separazione tra pm e giudici, una riforma fondamentale».
NUCLEARE - Infine il nucleare e l'emergenza rifiuti. Con attacco agli ambientalisti. «Dobbiamo dire grazie agli ecologisti ossessivi della sinistra che hanno voluto che si distruggesse qualunque possibilità di andare avanti con l'energia nucleare». Citando poi la vicenda dei rifiuti in Campania, annuncia che è pronto un prototipo di inceneritore di rifiuti da realizzare anche in Sicilia, Calabria e Lazio. «L'emergenza a Napoli e provincia - spiega - è stata risolta anche grazie all'entrata in funzione dell'inceneritore di Aversa».

sabato 10 ottobre 2009

MILANO PER I CINQUE


Potenza dell'informazione ma soprattutto della disinformazione che parla solo di quello che reputa giusto da far sapere,il fatto sta che le vicende di questi cinque uomini cubani arrestati negli Stati Uniti io non l'avevo mai sentita.
L'ho saputo grazie ad amici e poi su internet mi sono informato un pò riguardo a questa storia che ha dell'incredibile visto che sia l'Onu che alcune autorità militari Usa hanno ritenuto da subito illegittimo l'arresto che illegale il processo dei cinque che in patria e non solo sono ritenuti degli eroi.
La loro storia è descritta brevemente più sotto grazie al sito http://www.italia-cuba.it/cuba/i_cinque/terrorismo_usa.htm in cui si trovano numerosi links nel caso si voglia approfondire l'argomento.
Oggi a Milano in Piazza Cavour presidio e manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba a partire dalle ore 15,un modo di contribure a rendere noto questo fatto all'opinione pubblica che ha insabbiato per bene tutta la vicenda.
Carissimi, il 12 settembre saranno 11 anni che i Cinque Eroi Cubani sono incarcerati negli Stati Uniti. In difesa dei loro diritti abbiamo costituito il nostro Comitato, dopo la vergognosa decisione della Corte Suprema, ogni via legale è preclusa. Non ci resta altra via che alzare le nostre voci per reclamare GIUSTIZIA! Aderiamo alla Manifestazione Nazionale indetta a Milano dalla Associazione di Amicizia Italia-Cuba, sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15. Arrivederci a Milano!
Comitato Italiano Giustizia per i Cinque
Cinque cubani, dal 12 settembre 1998, sono detenuti negli Stati Uniti con condanne che vanno da 15 anni fino a un doppio ergastolo perché, a protezione del loro popolo, controllavano l’attività di gruppi paramilitari anticubani che dal territorio degli Stati Uniti pianificavano attentati terroristici contro Cuba.
Come è stato riconosciuto anche da alte autorità militari statunitensi, che hanno testimoniato durante il processo, i Cinque cubani non hanno mai commesso atti di violenza, né sono mai entrati in possesso di documenti segreti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, né hanno tentato di farlo.
Il processo tenuto a Miami è stato ritenuto illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU per come è stato condotto. Dieci Premi Nobel, Parlamenti esteri, singoli parlamentari di tutto il mondo, istituzioni internazionali, organizzazioni dei Diritti Umani, associazioni di giuristi e diverse migliaia di personalità hanno chiesto invano, prima alla Corte di Appello di Atlanta e poi al Tribunale Supremo degli Stati Uniti, la revisione di questo processo.
Il Governo statunitense ha fatto di tutto perché questo caso passasse sotto silenzio. Infatti la revisione del processo, in una sede diversa da Miami, avrebbe potuto portare alla scoperta di connivenze, protezioni e sostegno ad azioni di terrorismo contro Cuba da parte dei vari Governi degli Stati Uniti.
In Italia i grandi mezzi di comunicazione — su questo caso come per altre situazioni avvenute nel mondo — hanno mantenuto un silenzio tombale, che dimostra il controllo a cui sono sottoposti, la loro mancanza di etica professionale e l’ipocrisia del cosiddetto mondo occidentale sulla tanto declamata “libertà di informazione”. Ricordiamo che una delle 3.478 vittime di tali azioni di terrorismo contro Cuba è il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nessun grande quotidiano, nessuna importante rete televisiva ha mai speso una sola parola per chiedere giustizia per questo nostro concittadino. Il noto terrorista Luis Posada Carriles, che vive e gode di ampie protezioni negli Stati Uniti, non è mai stato perseguito per questo crimine dalla giustizia statunitense, pur avendo rivendicato pubblicamente la propria responsabilità.
Siamo contro tutti i terrorismi, in tutte le loro forme o manifestazioni, diretti contro chiunque, in ogni parte del mondo e per qualsiasi ragione. La lotta contro il terrorismo la si conduce anche attraverso una corretta informazione.
Invitiamo i cittadini italiani — che nonostante tutto quello che accade nel mondo e nel nostro paese continuano ad avere e a credere nei valori morali — ad aderire al nostro appello e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Milano il 10 ottobre 2009 per lanciare un segnale di solidarietà ai Cinque, chiedere che i mezzi di informazione facciano finalmente conoscere il loro caso e arrivare alla loro liberazione.
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.

venerdì 9 ottobre 2009

SACCHEGGIANDO ICONE E SIMBOLI

Onorando la data della morte fisica di Ernesto"Che"Guevara che accadde 42 anni fa voglio soffermarmi sull'ennesimo tentativo di furto di un'icona della sinistra internazionale da parte della feccia di destra e particolarmente in questo caso di Fogna Pound.
Ebbene domani nell'anniversario un tal Mario La Ferla presenterà la sua fatica"L’altro Che. Ernesto Guevara, mito e simbolo della destra militante",edito da Stampa Alternativa(non è pubblicità,è sputtanamento di un libro credo mediocre),che a detta di qualche lettore altro non è che un'accozaglia di imprecisioni quando va bene se non di boiate che è un termine più consono ad alcuni(molti per la verità)passi del libro.
E ora vedremo pure i fasci con la maglietta del Che?Che confusione!
A parte che nemmeno deve sfiorare il minimo pensiero che l'eroe argentino avesse dubbi sulla propria ideologia,questo è il penultimo tentativo di accaparrarsi un uomo da parte dei fasci:ultimo come data è il giornalista siciliano Peppino Impastato ammazzato dalla mafia cui,dopo il disdicevole e triste fatto della rimozione della targa e dell'intitolazione della biblioteca di Ponteranica,ha visto l'onore suo,dei familiari e della gente comune,leso da un'altra targa posta da Casa Puond all'insaputa di tutti.
Notoriamente i nazifascisti non avendo molta farina nel proprio sacco si sono sempre attaccati a simboli,gesti e nomi preesistenti come la svastica,la croce celtica,le rune,il fascio littorio,il saluto romano,i Balilla,gli Arditi e altro poichè la limitatezza ideologica e rappresentativa insita nel loro Dna a non permette di far di meglio(peggio).
L'articolo successivo preso da"Senza Soste"richiede la doverosa citazione al blog di Antonio Moscato che ha spulciato pure una bella critica di Luis Sepùlveda del 2005 contro Alvarito Llosa colpevole di avere travisato la vita del Che come La Ferla.
Hasta siempre Comandante!
Un tentativo di Casa Pound di impossessarsi del Che ·

Non è sorprendente che i fascisti di Casa Pound cerchino di appropriarsi del mito del Che. Il 9 ottobre celebreranno la morte di Guevara presentando un libro di Mario La Ferla, L’altro Che. Ernesto Guevara, mito e simbolo della destra militante, Stampa Alternativa, Roma, 2009.Presentarsi a volte come rivoluzionaria, è una vecchia tecnica della destra, dal fascismo “diciannovista” di Mussolini ai nazionalisti serbi e russi che hanno cercato di penetrare nel movimento antiguerra in Occidente. Per giunta in questo caso non fanno nessuna fatica a utilizzare il libro di Mario La Ferla, che parla per poche pagine (e male, con sviste e sfondoni vari) del Che, e per il resto è una rifrittura di luoghi comuni su Catilina, D’Annunzio, Pavolini, Bombacci, Perón, in genere con banalità scaricate da internet.La Ferla è stato spinto a interessarsi di Guevara da un articolo di Gabriele Adinolfi, presentato nel libro in termini così apologetici che si spiegano solo verificando su internet che l’autore ha semplicemente scaricato la presentazione del terrorista nero fondatore di Terza posizione dal suo sito…Il libro rivela poche e superficiali letture, segnalate alla rinfusa. Ma da un libro, di Álvaro Vargas Llosa, figlio meno che mediocre del celebre scrittore peruviano (i cui meriti letterari non possono invece essere cancellati dal suo approdo a destra), ha imparato a truffare i lettori: anche il libro di “Alvarito”, Il mito Che Guevara e il futuro della libertà, del Che parla per meno di 20 pagine … (vedi in appendice, la stroncatura di Luis Sepúlveda).A Casa Pound non si sono sbagliati quindi a invitare La Ferla, che peraltro ha detto di non poter andare perché glielo ha vietato la sua casa editrice… Ma Baraghini non poteva pensarci prima e fare a meno di pubblicare una simile accozzaglia di banalità e di esaltazioni del fascismo?Glielo lasceremmo proprio volentieri a casa Pound il La Ferla, con tutti gli altri invitati, infami o stupidi che siano, come quel tal Raffaele Morani, ex segretario del PRC di Faenza, oggi vendoliano, che si sente talmente “eretico” da cercare il “dialogo” col peggiore dei gruppi fascisti. Buon pro gli faccia!Il libro di La Ferla esordisce tentando di accreditare un Che oggettivamente “fascista” perché influenzato da Perón, di cui evidentemente non sa nulla, e che considera tout court fascista. Tra l’altro raccoglie da non si sa chi l’ipotesi di un contatto diretto tra i due già durante il viaggio del 1959 nei paesi ex coloniali, con tappe tecniche in Europa, mentre il contatto vi fu ma nel 1964, ai margini del viaggio all’assemblea dell’ONU di Ginevra (riportiamo sul sito il suo discorso) e aveva ben altro senso.Era stato preparato dai molti peronisti di sinistra che si addestravano a Cuba (e che formeranno successivamente i montoneros). Non il Che individualmente, ma la direzione cubana aveva offerto allora senza successo a Perón, ancora appoggiato da gran parte della classe operaia argentina, di trasferirsi a Cuba per prepararsi a un ritorno con la lotta. L’ambiguità di Perón si doveva chiarire – con la tragica svolta a destra - solo dopo il suo ritorno in patria. Su questo esistono decine di pagine del num. 3 dei “Quaderni della fondazione Guevara”, con preziose testimonianze di compagni argentini.Comunque, a parte il fatto che Perón non era “fascista”, l’equivoco nasce dal fatto che Guevara – che pure non lo stimava - polemizzando con i genitori li aveva ammoniti sul carattere ultrareazionario della Revolución libertadora che lo aveva abbattuto nel 1955 e che loro sottovalutavano.È poi inverosimile la notizia che Perón lo abbia presentato a Boumedienne: il rapporto del Che con l’Algeria era strettissimo, ma era con Ben Bella, con cui c’era una sintonia profonda. Il colpo di Stato di Boumedienne parve e fu una catastrofe per l’impresa congolese che stava per cominciare.Comunque l’ignoranza del La Ferla non riguarda solo l’America Latina, ma gran parte degli argomenti su cui scrive (ad esempio sul “nazi-bolscevico” Limonov (quella che a Mosca ha messo una falce e martello nel cerchio bianco della bandiera nazista…).La Ferla raccatta i pettegolezzi più incredibili e i falsi più spudorati: ad esempio il Che in Bolivia avrebbe avuto con sé i volumi delle opere di Primo de Rivera! Non sospetta nemmeno che siano state pubblicate le liste dei libri che il Che aveva portato, nonostante siano state trovate e curate a cura di Carlo Feltrinelli. E non manca di raccattare le insinuazioni di gruppi di gay fascisti su una presunta omofobia di Guevara (l’unica testimonianza in proposito è di Carlos Franqui, che con Guevara era stato spesso in disaccordo, e poi era diventato anche un oppositore in esilio, che riferisce dell’indignazione del Che per una battuta di Raúl sugli omosessuali). Va detto che tra i suoi eroi c’è perfino Andrea Insabato, che fu ferito mentre metteva una bomba al Manifesto…Ma lasciamo da parte le polemiche con questo libro raffazzonato e perfettamente funzionale all’operazione di Casa Pound, che anche su questo piano pseudoideologico tenta di occupare gli spazi dei centri sociali di sinistra, per provocarli e possibilmente ottenere un intervento repressivo contro di loro.Guevara lo devono lasciare stare…La vera incompatibilità tra i fascisti di qualunque genere e il Che nasce da alcune caratteristiche essenziali del pensiero e dell’azione di Guevara. Prima di tutto dal suo internazionalismo, al tempo stesso etico (sentire sulla propria guancia lo schiaffo dato in qualsiasi parte del mondo) e materialista (stabilire intese con altri paesi produttori di zucchero, per evitare di farsi la concorrenza…).Altrettanto lontano dal fascismo il suo “dobbiamo saper essere duri senza perdere la tenerezza”, che difendeva come inevitabili le misure di autodifesa di una rivoluzione uscita da una lotta feroce, ma vigilava contro i pericoli di involuzione autoritaria. Esemplare un discorso severissimo del 1962 ai membri della Seguridad contro la tendenza a inventarsi nemici.Un'altra caratteristica del Che, che lo rendeva diversissimo non solo dai politici borghesi (democratici o fascisti) ma anche da quelli del “socialismo reale”, era l’assenza di ogni indulgenza per i propri errori, in cui ricercava la prima causa di ogni male.Ma basterebbe l’internazionalismo del Che a ridicolizzare ogni pretesa di annetterlo al fascismo di ogni sorta. Un internazionalismo che presto rifiuta ogni “campismo”, e cerca legami diretti con i movimenti di liberazione, non con gli Stati, e anzi ne vuole controbilanciare l’influenza. Basterebbe aver letto il Messaggio alla Tricontinentale e il Discorso di Algeri, con le sue critiche severe ai “paesi socialisti”, per capirlo. Va detto con tristezza che molta parte della sinistra, anche quando rende omaggio più o meno sincero al Che, ne ignora questa dimensione.È vero che c’era anche chi cantava: “il Che Guevara ci piace si, perché invece di parlare spara”: se il Che fosse stato solo questo, ogni annessione sarebbe possibile. Ma Guevara non si limitava a sparare, parlava, anche se inascoltato (anche a Cuba), per la sua preziosa riflessione sulla crisi imminente di quello che si sarebbe arrogantemente proclamato il “socialismo reale”, l’unico esistente, l’unico possibile. Una critica severa, da un punto di vista marxista.Difficile ovviamente in questo spazio ricostruire la complessità del pensiero del Che, ma una trattazione ben più ampia può essere scaricata dal mio sito: http://antoniomoscato.altervista.org/, che contiene anche alcuni testi inediti, che dimostrano che Guevara non era un generico ribelle.Anche se non è stato un grande pensatore originale, paragonabile a Lenin, Rosa o Trockij, è stato un grande riscopritore del marxismo critico , “senza calco né copia”. E non era un compito facile, dopo decenni di mistificazioni socialdemocratiche o staliniste.

I deliri sul Che del piccolo Alvarito Llosa.
Il figlio di Vargas Llosa riscrive la storia di Ernesto Guevara, dipingendolo come un criminale.
Ignorando che la principale preoccupazione del Che fu quella di evitare alla popolazione civile di finire ostaggio della guerradi Luis SepúlvedaCi sono tipi che, a leggere quello che scrivono o a sentire quello che dicono, ci spingono a porci una domanda cruciale: da che uovo è uscito quel passerotto? Senza offesa per i passeri e gli ornitologi, Alvaro Vargas Llosa, «Alvarito», è un passerotto uscito dall'uovo della frustrazione sofferta da quelli che hanno un papà che è un grande scrittore e vogliono mettersi in luce anche loro come letterati o giornalisti.Alvarito si trova bene a Miami, papà gli ha trovato un lavoro da giornalista e lui dalla terra di Jeb Bush scrive, o almeno così assicura dalla sua singolare mediocrità di tonto viziato dall'editoriale che è poi la stessa in cui papà pubblica i suoi libri. Stranamente è un'impresa che, in questi tempi di concentrazione dei mezzi di comunicazione in pochissime mani, appartiene allo stesso proprietario di radio spagnole in cui il papà di Alvarito, e lo stesso Alvarito, commentano gli accadimenti da un punto di vista il più possibile di destra e, altra curiosità, appartiene allo stesso proprietario della Cnn in spagnolo e al giornale di maggior tiratura in cui il papà di Alvarito e lo stesso Alvarito scrivono le loro odi ultraconservatrici in nome del «liberalismo» e della libertà di mercato come unica etica possibile.Qualche anno fa Alvarito ebbe con suo papà un interessante scambio intellettuale, di alto livello. «Papi, voglio diventare scrittore, dammi una mano». Papà gli diede una mano e il pargolo pubblicò un oggetto, con forma di libro, intitolato «Manuale del perfetto idiota latinoamericano».Nelle sue pagine piene di errori, tutti noi che abbiamo preso le difese dei valori democratici in America latina, da Garcia Marquez e Cortazar fino alle vittime delle dittature, eravamo qualificati come «idioti al servizio del castrismo». Adesso, da Miami, Alvarito scrive sul Che. Su Ernesto Guevara. Sul comandante Ernesto Che Guevara, che è molto più di una moda, di una marca o di una maglietta.Sostiene Alvarito, in un articolo pubblicato su The New Repubblic, che è normale che i fedeli di un culto non conoscano la vera storia dell'eroe che ha fondato quel culto. E sembra che lui sì che la conosca, grazie alle straordinarie fonti di informazione offerte da Miami e dai gusanos della Fondazione Cubano-Americana.La spazzatura scritta da Alvarito non merita risposta, neppure i suoi tentativi di infangare con i dubbi - semina dubbi che qualcosa rimane, deve aver detto Goebbels - Frei Betto e Leonardo Boff, dal momento che entrambi hanno alle spalle un valore etico che parla da solo.Invece conviene soffermarsi su questo nuovo tentativo - uno in più - di screditare l'immagine e il ricordo del comandante Ernesto Che Guevara, un uomo che, anche se questo pesa molto a tutti gli Alvaritos del revisionismo storico, è un punto di riferimento fondamentale per tutti coloro che credono in un altro mondo possibile, in un'altra realtà possibile, in una società più giusta e più generosa.Il Che partecipò alla guerra rivoluzionaria a Cuba, combatté insieme ai cubani - non insieme ai russi o ai cinesi o i marziani - contro la dittatura di Fulgencio Batista, un dittatore inventato dal dipartimento di Stato degli Stati uniti. In guerra si uccide o si muore - che ci piaccia o no - e lo stesso Che si incaricò di ricordarlo a una maestra rurale che andò a visitarlo nella scuola di Vallegrande, in Bolivia, poche ore prima che lo assassinassero, per ordine degli Stati uniti.Se Alvarito e tutti gli Alvaritos della new age fossero dotati di una minima capacità di intendere, nonché di leggere i trattati della guerra rivoluzionaria e i diari scritti dal Che, scoprirebbero che la sua grande preoccupazione fu quella di rendere meno cruenta la guerra di liberazione; che la guerra di guerriglia concepita dal genio strategico del Che cercava di evitare, prima di tutto, che la popolazione civile finisse come ostaggio degli eserciti mantenuti e diretti da ufficiali degli Stati uniti.Il Che è stato l'uomo più universale dell'America latina. Gli toccò vivere l'epoca atroce in cui le prospettive di vita della popolazione del Centramerica e dei Caraibi arrivavano appena ai 40 anni, l'epoca in cui la denutrizione era endemica e l'analfabetismo era accettato come il prezzo da pagare per il fatto di vivere in una società divisa in classi. E agì di conseguenza. Si mise in gioco. Morì in un'azione di coerenza etica.Oggi, a più di trent'anni dalla sua morte, possiamo essere d'accordo o no con le sue analisi della società latinoamericana o africana, ma nessuno può negare che il Che ha marcato più di una generazione ridando loro un orgoglio che gli Alvaritos non possono capire: l'orgoglio di vivere in piedi, l'orgoglio di essere padroni del proprio destino, l'orgoglio di essere protagonisti attivi della propria storia.Per infangare la memoria del Che, gli Alvaritos si avvalgono di testimonianze che loro stessi sono andati a cercare fra la gente dell'esilio cubano - lamentabile come tutti gli esili -, ma ignorano le testimonianze di quelli che l'accompagnarono e che sarebbero disposti ad andare di nuovo in montagna con lui.Conosco due persone in Cile, sono figli di Augustin Carrillo, il «Comandante Gonzalo» dell'Esercito di liberazione nazionale della Bolivia, morto in combattimento contro i Rangers sulle montagne del Teoponte. Venerano il ricordo di loro padre, che perdettero quando avevano tre e cinque anni. Ma i loro visi si riempiono d'orgoglio quando dicono: «Mio padre ha combattuto con il Che».In ogni giovane che crede che un altro mondo è possibile, in ogni individuo che crede in una società migliore, più giusta e più etica, lì sta l'esempio del Che, molto di più che un'icona culturale di sinistra o una figura romantica. Il suo esempio si traduce in un breve paragrafo dei «Passaggi della Guerra rivoluzionaria»: «Il livello più alto dell'umanità è la dedizione, è la rinuncia al benessere personale quando la maggioranza vive nella miseria, è capire che la rivoluzione è un atto trasformatore della società perché le sue decisioni future siano orientate verso il benessere della specie umana. Quando si capisce questo e si raggiunge quel livello più alto della specie umana, allora si è un rivoluzionario. E il dovere di ogni rivoluzionario è fare la rivoluzione».Il comandante Ernesto Che Guevara è ancora qui e ci resterà fino a che la società avrà bisogno di trasformazioni. I miserabili e gli Alvaritos saranno dimenticati, per molto che scrivano e siano i figli viziati del potere monopolistico delle comunicazioni.

giovedì 8 ottobre 2009

DI SINISTRA!

Ogni volta che rivedo il minuto e poco più dello sfogo di ieri sera del premier incazzato rido e mi chiedo:"Come cazzo fa a coniugare il mestiere di politico,corruttore,mafioso e pagliaccio nello stesso tempo?"e mi ritrovo col pensiero angosciante che c'è gente peggio di lui,tutti quelli che hanno votato questo pezzo di merda ed i suoi alleati.
Penso che avesse già pronta nella sua testa la risposta alla bocciatura del Lodo Alfano,e nonostante questo gli è partito un embolo di rabbia che l'ha fatto imbestialire di brutto,stava persino diventando verde alla Hulk!
E nel suo discorso quante volte ha pronunciato la parola"di sinistra",tante volte come se fossimo negli anni cinquanta in Unione Sovietica...un Don Chisciotte che combatte contro mulini a vento che non esistono:rispondendo alla domanda posta nella prima foto risponderei"B"con la modifica da pochi a pochissimi,perchè i comunisti veri non possono e non devono venire confusi con la marmaglia del PD ed affini!
Il premier è arrivato ai limiti dell'esaurimento nervoso scomunicando i giudici della Corte Costituzionale,Napolitano,tutta l'opposizione...ieri sera sono certo che l'abbiano sedato sennò non avrebbe dormito nemmeno cinque minuti d'orologio.
Berlusconi ha ancora disordine in capa perchè è sceso dal piedistallo di status divino ed ora è pari pari(vabbè non esageriamo,sarà sempre un privilegiato soprattutto in materia giudiziaria)alla plebaglia che ha sempre guardato dall'alto al basso,dal suo eremo dove tutto è oro e la crisi non esiste.
Poi,cosa già ripetuta,secondo me uno che parla in terza persona("meno male che c'è Silvio")oltre ad avere qualche problema mentale ha dentro se l'assoluta certezza dittatoriale propria di un tiranno medievale...e svegliati che son già passati seicento anni idiota!
L'articolo a firma di Francesco Bei di"Repubblica"elenca le frasi cariche di rabbia ed odio vomitate durante la prima intervista ufficiale dopo il ripristino dell'articolo 3 della Costituzione oltre a qualche dichiarazione dal confessionale di"Porta a porta"di Vespa(di sinistra):alla fine di tutto il suo sfogo ai microfoni Sky Tg24 di ieri by YouTube.
Berlusconi: "Napolitano mi aveva garantito, se chiamava i giudici la legge passava. Gli italiani sono sempre stati la mia vera immunità".

Il Cavaliere a raffica contro tutti"Giudici di sinistra, l'Italia è con me".

"IO VADO avanti, con o senza Lodo Alfano". Dopo un vertice di guerra a Palazzo Grazioli con lo stato maggiore di Lega e Pdl, messa da parte ogni prudenza, come pure gli aveva consigliato Fini, Berlusconi carica a testa bassa. E la sua furia travolge tutti: il presidente della Repubblica, "espressione della vecchia maggioranza di sinistra", la Corte costituzionale, la magistratura, la stampa, le trasmissioni televisive. "Abbiamo - esordisce davanti ai giornalisti chiusi in un recinto di transenne a palazzo Grazioli - una minoranza di magistrati rossi che usano la giustizia ai fini di lotta politica. Abbiamo il 72% della stampa che è di sinistra. Abbiamo tutti gli approfondimenti della tv pubblica che sono di sinistra. Ci prendono in giro anche con gli spettacoli comici. Il capo dello Stato sapete da che parte sta... Abbiamo inoltre i giudici della Corte eletti da tre capi di Stato di sinistra, che fanno della Consulta non un organo di garanzia ma politico". Il Cavaliere non risparmia nessuno, è furibondo. E la stessa atmosfera di via del Plebiscito è elettrica, con decine di agenti e carabinieri schierati per tenere lontana la folla. L'incubo del premier è ora quello di una condanna a Milano con interdizione dai pubblici uffici. "I processi che mi scaglieranno contro sono autentiche farse. Andrò là a sbugiardarli tutti". La sera, in una telefonata a Porta a Porta, annuncia che andrà a difendersi "non solo in tribunale ma anche alla radio, in tv, sui giornali". In un crescendo, attacca come un toro: "Queste cose qua a me mi caricano, agli italiani li caricano. Viva Berlusconi!". Entra poi a passo spedito a palazzo Venezia, per visitare una mostra sui santi insieme al cardinal Bertone. E persino lì dentro non rinuncia alla stoccata: "Manca il ritratto di san Silvio da Arcore che fa sì che l'Italia non sia in mano a certi signori di sinistra".
Quanto alla replica del Quirinale, Berlusconi non se ne cura e risponde seccato: "Mi sento preso in giro, non mi interessa cosa dice". Da Vespa aggiungerà poi un retroscena destinato a suscitare altre polemiche: "Il presidente della Repubblica aveva garantito con la sua firma che la legge sarebbe stata approvata dalla Consulta, posta la sua nota influenza sui giudici di sinistra della Corte". Su Napolitano, aggiunge, "le mie dichiarazioni potrebbero essere anche più esplicite e più dirette". Tanta rabbia, sostengono i berlusconiani, è dovuta al fatto che proprio dal Quirinale erano arrivati segnali tranquillizzanti sulla sorte del Lodo. Per questo il Cavaliere ieri era convinto di essere finito in una "trappola", si è sentito "tradito", e la sua irritazione è esondata anche contro gli avvocati e il ministro Alfano. "Mi avevate detto - ha tuonato - che il lodo era inattaccabile, che l'avevate scritto a quattro mani con Napolitano". Uno sfogo tanto duro che il Guardasigilli sarebbe arrivato ad offrire le proprie dimissioni sul tavolo. Nella lunga riunione a palazzo Grazioli sfilano uno dopo l'altro tutti i big della coalizione, da Alfano a Cicchitto, da La Russa a Quagliariello e Gasparri. E poi Letta, Nicolò Ghedini, molti leghisti. Ma soprattutto Umberto Bossi, che Paolo Bonaiuti definisce "un vero amico sincero". Quasi a distinguerlo da altri leader. Si valutano insieme scenari, qualcuno suggerisce di andare subito in piazza convocando una manifestazione "oceanica", il Cavaliere vorrebbe ripartire con la riforma della Corte costituzionale, rimettendo immediatamente in pista la separazione delle carriere tra pm e giudici. E si pensa a un decreto legge per anticipare alcune norme della riforma del processo penale in modo da far saltare il processo Mills. Un altro momento clou della giornata è la telefonata di Gianfranco Fini, che manifesta solidarietà e spinge Berlusconi ad andare "avanti" con il governo. Su questo, del resto, Fini aveva convenuto all'ora di pranzo in un faccia a faccia con Umberto Bossi. "Silvio, io e Bossi siamo con te, rispettiamo i patti", gli ha ripetuto il presidente della Camera. Salvo consigliare "prudenza" e "toni bassi", quelli che si convengono a "un uomo di Stato" nella risposta. Così a Montecitorio, quando Fini legge la nota ufficiale di palazzo Chigi, tira un sospiro di sollievo. "Non posso non rispettare il responso della Corte nel quadro di un sistema democratico", fanno dire al premier. Ma è un illusione che dura poco, il tempo che Berlusconi incontri le telecamere piazzate sotto casa sua. E la rabbia esplode incontrollabile. È soprattutto l'attacco al capo dello Stato, a impensierire il presidente della Camera. Che i suoi descrivono ora come "molto preoccupato" per l'eccesso di reazione del premier. L'inquilino di Montecitorio mantiene fede all'asse con il Colle. Adesso Berlusconi è convinto di poter ribaltare la situazione con un colpo di forza e il terreno scelto è quello delle prossime regionali. Il premier ne vuole fare un'ordalia, un "referendum" per stabilire chi ha torto o ragione nell'eterna contesa tra lui e i giudici. "La mia vera immunità - ha ripetuto ieri ai suoi - sono sempre stati gli elettori italiani".

mercoledì 7 ottobre 2009

BERLUSCONI IN GALERA!

Contro ogni pronostico il"Lodo Alfano"non è passato all'esame della consulta della Corte Costituzionale perchè già ieri l'aria che si respirava non era delle migliori(vedi il post di ieri,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/modifiche-in-atto.html)ma un piccolo miracolo è avvenuto e anche se Berlusconi non è ancora in galera è bello poterlo pensare possibile.
A dire il vero sembra anche un poco stupido e vergognoso nel senso che si esulta perchè sia stato sancito un fatto che dovrebbe essere una cosa normalissima in uno stato democratico,ovvero l'uguaglianza di un cittadino di fronte alla legge senza che ciò comporti a favoritismi rispetto a chicchessia.
Comunque ora a meno che non invii i militari fasci per le strade,il premier ora processabile dovrà comparire davanti ai giudici almeno in quattro processi tanto per cominciare:il caso Mills,quello Mediaset,il Mediatrade e quello dei senatori.
Voglio esprimere il mio odio verso questo uomo di merda in parecchie lingue partendo dall'articolo de"La Repubblica"di Claudia Morgoglione passando a"Liberation"(fonte AFP),"Guardian"a firma di John Hooper e lo spagnolo"El Pais"con Miguel Mora.
Affinchè subisca questi processi da parte delle toghe di"sinistra"(gli stessi che oggi hanno prosciolto De Gennaro e Mortola per la mattanza della scuola Diaz a Genova)e venga condannato per tutti i crimini che ha commesso mi auguro che questi comincino e terminino in tempi brevi perchè non cadano in prescrizione o altre beghe da avvocati corrotti(e corruttibili).
Pronuncia a maggioranza dei giudici della Corte costituzionale sulla legge che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato. "E' in conflitto col principio di uguaglianza dei cittadini"
Consulta: lodo Alfano illegittimo"Non basta una legge ordinaria"
Bonaiuti: "Sentenza politica, il premier continuerà a governare".
Prima del verdetto minaccia di Bossi: "Non sfidare l'ira dei popoli".

Palazzo della Consulta, sede della Corte costituzionale
ROMA - Il lodo Alfano è illegittimo, perché viola ben due norme della nostra Carta costituzionale: l'articolo 3, che stabilisce l'uguaglianza di tutti i cittadini (anche di fronte alla legge); e l'articolo 138, che impone l'obbligo, in casi del genere, di far ricorso a una legge costituzionale e non ordinaria. Lo hanno deciso, a maggioranza, i giudici della Consulta, riuniti in seduta plenaria dalla mattinata di ieri, a proposito del provvedimento che sospende i processi per le prime quattro cariche dello Stato.
LE REAZIONI DEL MONDO POLITICO:Palazzo Grazioli: "Sentenza politica". La bocciatura a tutto campo, da parte della Corte costituzionale, colpisce un provvedimento fortemente voluto da Silvio Berlusconi. Che lascia commentare l'esito della vicenda al sottosegretario Paolo Bonaiuti: "Una sentenza politica, ma il presidente, il governo e la maggioranza continueranno a governare come, in tutte le occasioni dall'aprile del 2008, hanno richiesto gli italiani con il loro voto". Subito dopo arriva il commento del ministro della Giustizia che porta lo stesso cognome del Lodo: "E' una sentenza che sorprende, e non poco, per l'evocazione dell'art.138 della Costituzione. La Corte Costituzionale - afferma il Guardasigilli - dice oggi ciò che avrebbe potuto e, inevitabilmente, dovuto dire già nel 2004 nell'unico precedente in materia".
Duro anche l'avvocato Niccolò Ghedini, avvocato del premier: "Questa è una sentenza con cui la Corte rinnega principi da se stessa già enunciati. Si pretende, contro la volontà popolare, che il presidente del Consiglio anzichè occuparsi dei problemi nazionali ed internazionali, sia costretto a seguire evanescenti processi". Berlusconi ritorna imputato. La sentenza, sul piano pratico, pratico, sblocca i due processi milanesi a carico del premier (per corruzione in atti giudiziari dell'avvocato Mills, e per reati societari nella compravendita dei diritti tv Mediaset), congelati proprio a causa del lodo. La Corte ha quindi accolto i dubbi di legittimità sollevati dai magistrati del capoluogo lombardo. La Consulta ha invece dichiarato inammissibile il terzo ricorso, proposto dal gip di Roma chiamato a decidere se archiviare (come chiesto dalla procura) la posizione di Berlusconi - indagato per istigazione alla corruzione di alcuni senatori, eletti all'estero durante la scorsa legislatura. Corte divisa. I giudici costituzionali sono entrati in camera di consiglio ieri, ma la giornata si è conclusa con una fumata nera. Da qui la seconda riunione, quella odierna: mattinata ancora con un nulla di fatto, e poi, nel pomeriggio, la pronuncia è arrivata. Una scelta non facile, quella dei giudici. Anche perché tra i membri della Corte si è consumato uno scontro tra i favorevoli e i contrari. Fino alla decisione finale: a quanto sembra nove dei quindici membri si sono espressi per l'illegittimità, sei erano di parere diverso. Il caso Bossi. Prima della pronuncia della Consulta, le parole più forti le ha pronunciate Umberto Bossi: "Non sarà bocciato, speriamo bene: ma non si può sfidare l'ira dei popoli. Se il lodo sarà bocciato la Lega trasformerà le elezioni regionali in un referendum sul premier". Parole, le sue, che hanno provocato reazioni forti di condanna, da parte di tutti i partiti di opposizione. Le motivazioni della sentenza. Si conosceranno solo tra qualche settimana, quando il giudice relatore, Franco Gallo, le avrà messe nero su bianco, per poi sottoporle nuovamente al voto dei giudici in camera di consiglio.
L'immunité pénale de Berlusconi invalidée.

Cette décision de la Cour constitutionnelle italienne pourrait ouvrir la porte à des poursuites judiciaires contre le président du Conseil italien. Le porte-parole du Cavaliere dénonce une «sentence politique» mais assure qu'il ne démissionnera pas.

La décision pourrait avoir d'importantes conséquences sur le mandat de Silvio Berlusconi. Les quinze juges de la Cour constitutionnelle italienne ont invalidé mercredi la loi d'immunité qui protégeait le chef du gouvernement italien depuis son retour au pouvoir il y a un peu plus d'un an.
Les magistrats ont jugé qu'il était nécessaire d'avoir recours à une loi constitutionnelle et non pas une loi ordinaire pour octroyer une immunité pénale aux quatre plus hautes fonctions de l'Etat italien, dont le président du Conseil. Ils ont également estimé que la loi Alfano, du nom du ministre de la Justice qui l'avait promue en juillet 2008, violait le principe constitutionnel d'égalité des citoyens devant la loi.
Le porte-parole du président du Conseil, Paolo Bonaiuti, a qualifié cette décision de «sentence politique» mais a affirmé que le Cavaliere continuerait à gouverner.
Des poursuites judiciaires possibles
Silvio Berlusconi pourrait néanmoins se retrouver rapidement sur le banc des accusés pour le procès Mills, dans lequel il est accusé d'avoir versé 600.000 dollars à son ex-avocat fiscaliste britannique David Mills pour des faux témoignages en sa faveur lors de plusieurs procès dans les années 90.
Une autre procédure concernant la surfacturation de l'achat de droits d'émission télévisée pour le groupe Mediaset serait également automatiquement débloquée.
Les journaux italiens consacraient tous leur Une mercredi au «Lodo Alfano» (la loi Alfano) et à ses éventuelles conséquences pour Silvio Berlusconi, même si les politologues ont exclu qu'il démissionne compte tenu de la solide majorité de centre-droit dont il dispose au parlement et de la faiblesse du Parti démocrate, principale formation d'opposition.
Italian court rules Berlusconi's immunity law unconstitutional.

Judges reject prime minister's act which would exempt him from facing a series of trials for fraud, tax evasion and bribery.

Silvio Berlusconi. Photograph: Tony Gentile/Reuters
Italy's constitutional court today threw out a law passed by Silvio Berlusconi's government which gave him immunity from prosecution while he remained prime minister.
The decision represented a severe blow for the prime minister, already struggling to contain the damage from a lurid sex and drugs scandal in which he was accused of using the services of prostitutes.
As the judges were deliberating, Berlusconi's leading ally, the Northern League leader, Umberto Bosssi, warned them not to "defy the anger of the peoples [of Italy]" and vowed that if the law were rejected "We will enter into action, bringing out the people."
Berlusconi has for years been claiming he is the victim of a plot by leftwing judges and prosecutors. His followers argued the immunity bill was needed to protect him. Before today's ruling, some had been counselling a snap election to strengthen his position.
Today's ruling marked the second time in five years that Italy's most august tribunal had rejected an attempt by the right to put its leader above the law.
Initial reports said that the judges had reached their decision because a constitutional reform was needed, and the government had used a routine law. As Berlusconi's lawyers acknowledged in their pleading to the court, the immunity act represented a breach in the constitutional principle that all Italians were equal before the law.
The detailed reasoning behind the judges' decision will not, however, be released for several weeks. In the meantime, the government must decide whether to attempt to alter the constitution by means of another bill.
A trial in Milan in which Berlusconi is charged with tax evasion, which was suspended last year after parliament approved the immunity law, will now resume. Having passed the age of 70, under Italian law, the prime minister can no longer be jailed if found guilty.
But his resumed prosecution will nevertheless be a severe embarrassment. It comes at a time when his government is leading a high-profile campaign against tax dodgers and offering an amnesty to Italians who have siphoned money abroad to avoid tax.
The judges' decision could also mean Berlusconi is again put on trial for allegedly bribing David Mills, the husband of the Olympics minister, Tessa Jowell. The British lawyer will tomorrow launch an appeal against a four and half-year prison sentence for accepting US $600,000 (£378,000) in return for skewing his testimony in two cases in which Berlusconi was a defendant in the 1990s.
The prime minister was scratched from the trial because of the immunity law, but in May, the court ruled he had given the bribe. Since the case against him will have had to be started again, however, it is highly likely to be "timed out" by a statute of limitations before the judges have a chance to reach a verdict.
A more important consequence of today's decision will be to give a new relevance to two investigations in which Berlusconi is a suspect. In one, where charges are thought unlikely to be laid, allegations are being investigated that he "bought" two members of parliament with the aim of bringing down Italy's last, centre-left government. In the second investigation, he is accused of embezzlement and tax evasion in both Italy and the US.
The law, which the court today ruled unconstitutional, offered immunity from prosecution to the four top state officials: the president, the speakers of the two chambers of parliament and the prime minister.
The controversy over the role of the judiciary has reached fever pitch in recent days, following an announcement by a judge in Milan on Saturday that he had awarded damages of €750m (£691m) against Berlusconi's Fininvest group. The company at the apex of the prime minister's business empire was told to pay damages to the CIR group as compensation for having bribed a judge to ensure it won a battle for control of the publishing group, Mondadori.
Judge Raimondo Mesiano ruled that Italy's prime minister had been "jointly responsible" for the offence. Berlusconi's lawyer was convicted of bribing the judge two years ago.
El Constitucional echa por tierra la ley de inmunidad que protege a Berlusconi.
La decisión del tribunal italiano, por nueve votos a seis, abre la puerta al procesamiento de 'Il Cavaliere".
La Corte Constitucional italiana ha declarado inconstitucional por nueve votos a seis la ley de inmunidad conocida como Laudo Alfano que mantiene paralizados cuatro procesos contra el primer ministro, Silvio Berlusconi. La decisión es el peor escenario previsto por los abogados del magnate milanés. La Corte considera que la ley atenta contra dos artículos de la Constitución: el 138 (la inmunidad de los altos cargos debe legislarse por la vía constitucional y no por la ordinaria) y el artículo tres (todos los ciudadanos son iguales ante la ley). La consecuencia inmediata es que al menos dos de los cuatro procesos abiertos por los jueces contra Berlusconi podrán ser reabiertos.
Cuatro procesos paralizados
El abogado de Berlusconi: "La ley es igual para todos, no su aplicación"
El fallo del Alto Tribunal ha llegado al borde de las seis de la tarde, después de tres sesiones dedicadas a analizar el laudo, y fue tomado por mayoría de la sala. La decisión desprecia con argumentos estrictamente jurídicos las crecientes presiones políticas ejercidas en los últimos días por los medios de Berlusconi y sus propios ministros.
Bossi amenaza
Durante la mañana, el líder de la Liga Norte y ministro del Gobierno, Umberto Bossi, amenazó con "recurrir" al pueblo si los jueces tumbaban la ley Alfano. "Nosotros tenemos el pueblo", dijo Bossi, "pero yo estoy por la prudencia. ¿Quién querría retar la ira de los pueblos?". La intimidación del líder padano al Tribunal mientras éste se encontraba reunido a puerta cerrada para deliberar sobre una ley clave para el futuro político de Italia irritó a la oposición. Dario Franceschini, secretario general del Partido Democrático, afirmó que Bossi "obvia el más elemental conocimiento de las reglas de la democracia".
La decisión de la Corte fue apoyada por varios constitucionalistas, entre ellos Alessandro Pace, el representante de la Fiscalía de Milán (impulsora de dos de los tres recursos contra la ley Alfano) que no fue autorizado por la sala a participar en la audiencia pública del martes. A juicio de Pace, el Laudo Alfano "viola la Constitución en cinco puntos: el principio de igualdad; el automatismo generalizado porque se aplica incluso si se viola o se mata; la duración irracional del proceso; el tratamiento diverso a los presidentes y a los organismos que presiden; y la aprobación por ley ordinaria y no constitucional".
Berlusconi se reunió con sus ministros más cercanos en el palazzo Chigi en torno a las cuatro de la tarde. Seguramente sabían ya que el Tribunal iba a rechazar, por segunda, vez, el intento de elaborar leyes personales para salvar a Berlusconi de la acción de la justicia.

Cuatro procesos paralizados.
El Laudo Alfano ha paralizado cuatro procesos contra Silvio Berlusconi.
- 'Caso Mills'. Según la fiscalía, Berlusconi pagó 410.000 euros al abogado inglés David Mills, especialista en crear sociedades opacas en paraísos fiscales, para que testificara a su favor y mintiera en sede judicial durante los procesos All Iberian y Mediaset. Mills mintió a los jueces sobre el papel principal de Berlusconi en la estructura offshore creada para él por el abogado "para actividades ilegales y operaciones reservadas de Fininvest". Mills ha sido condenado en primer grado, aunque se declara inocente. La juez Gandus tiene la certeza de que el corruptor es Berlusconi. Pero, por ley, el juicio de Berlusconi debería comenzar de cero porque ya se sentenció al primer imputado.
- 'Caso Mediaset'. Dos sociedades offshore creadas por Mills compraron y vendieron entre 1994 y 1999 derechos de televisión y cine por 470 millones de euros. La Fiscalía de Milán cree que esas sociedades revendían los derechos a sucesivas empresas gemelas de Berlusconi, encareciendo el precio en cada pase. La diferencia entre el valor inicial y el valor final permitía crear millones de euros en dinero negro. Berlusconi tiene pendiente una acusación por fraude fiscal y otra por balance falso.
- 'Caso Mediatrade'. En fase de investigación preliminar, el fiscal De Pasquale cree que Berlusconi era el socio oculto de un intermediario, el egipcio estadounidense Frank Agrama, que compraba derechos a las majors americanas y luego los revendía a Fininvest y a Mediaset hinchando los precios. La técnica, similar a la anterior, serviría para detraer recursos al fisco italiano y al estadounidense y a los otros accionistas. Posible apropiación indebida y fraude fiscal.
- 'Caso de los senadores'. La Fiscalía de Roma (a diferencia de la de Milán, favorable a Berlusconi) solicita el archivo. Algunas escuchas telefónicas, ya publicadas, permitieron saber que, cuando era jefe de la oposición, además de recomendar a velinas y actrices al jefe de RAI Ficción, Agostino Saccà, Berlusconi conspiraba con dos senadores del centro-izquierda elegidos en el extranjero para que hicieran caer al Ejecutivo de Romano Prodi, que finalmente cayó, pero gracias al tránsfuga Clemente Mastella. La acusación es la de instigar a la corrupción.