venerdì 4 ottobre 2019

MANIFESTANTI BUONI E CATTIVI

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In riferimento all'aggressione poliziesca messa in atto lo scorso primo ottobre presso la sede di Roma Metropolitane contro gli stessi lavoratori ed i sindacalisti e che ha avuto come strascico il ferimento del deputato Fassina,ecco un articolo con le"rassicuranti"parole di Gabrielli,il capo della polizia che in molti avrebbero visto di buon grado come ministro degli interni,che dice praticamente che la sbirraglia ha fatto bene a sfondare il picchetto e picchiare chi trovava davanti(repubblica.it/cronaca ).
Oltre a blaterare sulla sacralità della divisa,omettendo il fatto implicito dell'impunibilità di essa,il boss delle divise blu difende a spada tratta i suoi sottoposti e l'opinione pubblica ha sollevato il polverone solo perché c'è stato un deputato coinvolto,sennò anche questo episodio sarebbe passato senza nessun accenno di cronaca.
Per non parlare della numerosa cricca di quelli che guai a toccare i manifestanti di Hong Kong o di Caracas ma quando la polizia italiana fa le stesse cose e anche peggio che all'estero guardano dall'altro lato se proprio sono carini oppure sparano addosso merda a chi scende in piazza da noi.
In allegato anche il comunicato di Potere al Popolo:contropiano solidarieta-a-fassina-e-ai-lavoratori .

Fassina ferito nella mischia, Gabrielli difende gli agenti : "Operato ineccepibile, polizia non è punching ball".

Il deputato di Leu era stato travolto durante l'intervento delle forza dell'ordine per la protesta dei lavoratori nella sede di Roma Metropolitane. Criminalità: reati in calo, uno su tre commesso da cittadini stranieri.

"L'operato della Polizia è stato ineccepibile". Così il capo della polizia, Franco Gabrielli, ha risposto a chi gli chiedeva della manifestazione dei lavoratori di Roma Metropolitane in cui è rimasto ferito il deputato di Leu Stefano Fassina. "Altri non avrebbero dovuto consentire che si arrivasse a quel punto - ha aggiunto Gabrielli - e il delegato dell'assessore avrebbe dovuto avere maggior cautela nel chiedere l'intervento della polizia per entrare in una circostanza nella quale forse se non fosse entrato non avrebbe creato quanto successo dopo".

Stefano Fassina era stato travolto dagli agenti nella mischia all'ingresso della sede di Roma Metropolitane durante la protesta dei lavoratori. La protesta era stata organizzata a seguito dell'annuncio sulla chiusura dei cantieri per la Metro C. Sull'episodio la procura della repubblica di Roma ha aperto un'inchiesta, al momento senza indagati e ipotesi di reato. Il procuratore aggiunto Francesco Caporale ha affidato l'incartamento al pm Erminio Amelio.

"Io credo che chi manifesta deve sempre porsi nella condizione di manifestare pacificamente il proprio pensiero - ha aggiunto Gabrielli che parlava a Roma al Festival delle Città - . E di non considerare i poliziotti e i carabinieri dei punching ball. Questo è un Paese nel quale si è ritenuto che sputare a un poliziotto sia un comportamento di tenue gravità - ha aggiunto - . Io credo che non sia così. Chi veste una divisa e chi rappresenta un'istituzione, credo che dovrebbe essere portatore di un rispetto non solo per la persona ma anche per quello che rappresenta".

"Se mi dovessero chiedere qual è il deficit maggiore del nostro Paese - ha aggiunto - direi che è la perdita di credibilità delle istituzioni a tutti i livelli, che fa sì che la gente si allontani dalla cosa pubblica, che non metta le mani e rischi in prima persona, e tutto questo è il prodotto di una modalità con la quale si ritiene che le istituzioni anche nelle piccole realtà non siano degne di rispetto".

Gabrielli ha poi fornito gli ultimi dati sulla criminalità: "C'è un dato inequivocabile - ha detto il capo della polizia - : da 10 anni in Italia i reati fanno segnare un trend in calo complessivo. Ma c'è anche, negli ultimi anni, un aumento degli stranieri coinvolti tra arrestati e denunciati".  "Nel 2016 - ha ricordato Gabrielli - su 893 mila persone denunciate e arrestate, avevamo il 29,2% degli stranieri coinvolti; nel 2017 la percentuale è salita al 29,8%, l'anno dopo al 32% e nei primi nove mesi del 2019 il trend è lo stesso, poco sotto il 32%. Il fatto che gli stranieri presenti nel nostro Paese, tra regolari e no, siano il 12% della popolazione, dà la misura del problema".

giovedì 3 ottobre 2019

DAZI NOSTRI?


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Ogni tanto mi fa sorridere questo invece tragico impoverimento umano e sociale dei dazi,mi viene in mente il periodo medievale delle gabelle tra un comune e l'altro,e questo protezionismo estremo che coincide con un nazionalismo ben più pericoloso è il frutto principale di un'animale ferito e che è pronto a colpire inaspettatamente.
Questo animale,anzi bestia,è Donald Trump che con le sue guerre commerciali(almeno ad avere solamente queste)prima con la Cina ed ora con l'Europa,anche se il discorso va avanti da mesi(vedi:madn la-guerra-dellacciaio-e-dellalluminio ),sono un atto di forza che però è sempre più indebolita dagli scandali interni e al possibile impeachment promosso dai democratici.
L'articolo proposto(contropiano guerra-dei-dazi-sia )seppur con qualche imprecisione sugli articoli candidati ad essere tassati ulteriormente,ci mostra un quadro fatto di ripicche partite con l'affare Boeing contro Airbus,con in ballo miliardi di Dollari.
Saranno anche dazi nostri quindi?Presumo di sì poiché l'export di alcuni prodotti agroalimentari quali il parmigiano reggiano per fare un esempio(ora non so con esattezza i quantitativi destinati al mercato americano e le possibili ripercussioni economiche)potrebbe risentire in maniera pericolosa per tutta la filiera che porta al prodotto finale.

E che guerra dei dazi sia, dice il Wto.

di  Francesco Piccioni 
Toh, Il Wto esiste ancora… Viviamo in tempi di forti contraddizioni, e quindi i paradossi escono fuori da tutte le parti.

Come altro possiamo definire la “sentenza” emessa ieri dai “giudici” del World Trade Organization? L’organizzazione che una volta – ai tempi della “globalizzazione” – dettava legge sulle regole del commercio mondiale per garantire la massima permeabilità delle economie ha stabilito, dopo lungo processo, che effettivamente gli aiuti pubblici europei al consorzio Airbus hanno provocato un danno commerciale alla statunitense Boeing e quindi “distorto la libera concorrenza” nel settore degli aerei da trasporto civile.

Il danno è stato quantificato in 7,5 miliardi di dollari e pertanto vengono autorizzati gli Stati Uniti ad applicare dazi punitivi sulle merci europee per un valore equivalente.

Formalmente la sentenza rispetta le antiche regole fissate quando il mondo era saldamente uno solo sotto l’egemonia degli stati Uniti (dopo la “caduta del Muro”, insomma). Perché effettivamente Airbus è riuscita a diventare un concorrente pericolosissimo di Boeing e Lockheed grazie a finanziamenti diretti, agevolazioni fiscali e contrattuali decise dall’Unione Europea in barba ai princìpi che pure sbandierava ed applicava nei confronti dei paesi membri più deboli. Ma Airbus era il consorzio con la golden share di Francia e Germania, quindi tutto era “legittimato”.

Non che i costruttori aerei statunitensi siano davvero “concorrenti perfetti”. Fanno parte, con molte delle loro controllate o anche direttamente, del “complesso militare-industriale yankee, e sugli aiuti pubblici (e di prezzi gonfiati) potrebbero dar lezioni a tutto il mondo.

Gli stessi giudici del Wto, difatti, hanno dovuto lavorare a lungo su decine di migliaia di pagine per riuscire a stabilire la differenza quantitativa tra aiuti europei ad Airbus e aiusti della Casa Bianca a Boeing. Risultato, quei 7,5 miliardi.

Il paradosso sta nel fatto che questa sentenza “liberista e globalista” arriva – dopo anni di istruttoria – nel pieno della “guerra dei dazi” scatenata da Donal Trump. Prima verso la Cina e ora, più esplicitamente, contro i paesi europei Quindi arriva a confermare e aggravare una tendenza già in atto: quella alla guerra (commerciale, tariffaria, monetaria, ecc) tra macroaree continentali.

Ossia rafforza proprio l’opposto di quel che doveva favorire.

Come sempre, la piccineria dei media mainstream si è concentrata sui “danni per l’Italia”, con grandi lacrime per le sorti di formaggio e prosciutto, mentre dovrebbero restar fuori i vini e altre eccellenze del made in Italy.

Meno attenzione invece viene riservata alla reazione europea, preannunciata da tutti i principali esponenti dell’establishment di Bruxelles (dalla commissario Verstager al ministro francese LeMaire), e che si tradurrà in dazi sulle merci usa. Che dovranno essere anche questi formalmente “autorizzati” dal Wto.

Il quale, in definitiva, si va trasformando in pallido arbitro delle risse commerciali crescenti, abbandonando definitivamente l’obbiettivo dell’abbattimento completo delle barriere tariffarie tra Stati.

Politicamente la decisione esplicita che Stati Uniti e Unione Europea viaggiano ormai su binari differenti e divergenti, al punto che il ministro degli esteri Mike Pompeo è dovuto arrivare in Europa per un lungo tour teso a “rassicurare” i partner sul fatto che questa guerra commerciale non dovrà guastare i “buoni rapporti” stabiliti dal tempo del Piano Marshall, grazie al quale l’Europa distrutta dalla guerra poteva ricostruirsi economicamente, trasformandosi in fedele vassallo all’ombra dell’imperialismo Usa.

Un tour con risvolti geostrategici molto rilevanti, perché i colloqui con i vari governi del Vecchio Continente investono le relazioni con Russia e soprattutto Cina.

Merci ordinarie a parte, il cuore della questione riguarda le tecnologie. E l’Italia – nello sforzo di intercettare almeno in parte i benefici della Via della Seta – ha aperto parzialmente le porte alla sperimentazione del 5G prodotto da Huawei, ormai sulla lista nera di Washington.

E’ stato lo stesso Pompeo a ricordarlo in diverse interviste (e, pensiamo, in maniera più esplicita nei colloqui riservati): “La nostra sicurezza nazionale agisce in modo molto diretto ogni volta che prendiamo delle informazioni di sicurezza, facciamo in modo di garantire la privacy dei nostri cittadini e che queste informazioni attraversino reti sicure. Dobbiamo capire i rischi. Se un’azienda italiana decide di investire o fornire attrezzature che hanno una rete che i nostri team di sicurezza nazionale ritengono metta a rischio la nostra privacy, allora dovremo prendere decisioni difficili“.

Della privacy dei cittadini, gli Stati Uniti se ne sono sempre bellamente fregati (basti pensare all’obbligo per le grandi società informatiche di passare i profili dei loro clienti – yankee e non – alle “agenzie di sicurezza”), ma sono invece assolutamente interessati a mantenere il monopolio delle tecnologie di controllo di massa.

E ci sembra chiarificatore l’evidente mismatch, quasi “fisico”, tra i due ministri degli esteri. Da un lato l’ex capo della Cia, riverniciato in diplomatico con la pistola sotto l’ascella, e dall’altra il giovine democristian-grillino. Che, per quanto pronto a giocare su tutti i tavoli senza alcun principio “intangibile”, proprio non può essere un mostro di esperienza…

Si possono vincere elezioni una volta promettendo favole, ma la “prova del governare” rimette la realtà al centro dello scontro geopolitico. Che riguarda ormai il futuro assetto del mondo, il conflitto per l’egemonia globale e la “stretta” su alleanze e tolleranze (con buona pace della “democrazia” e dei “diritti delle opposizioni”).

Su questo piano, non c’è furbizia che tenga. Ci vogliono generali esperti, con battaglie vere alle spalle, visioni chiare dei propri interessi e “divisioni” da muovere.

In Italia, insegna la Storia del Novecento, abbiamo avuto quasi soltanto quelli che ordinano di sparare sulle proprie truppe e sul proprio popolo.

lunedì 30 settembre 2019

I PERICOLI DEL MAGGIORITARIO


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Oltre che a poltrone e ruspe,Iva e ius culturae,si parla nuovamente della legge elettorale con la quasi certezza che le sei regioni in mano al centrodestra si alleino per permettere un referendum per l'anno prossimo per tentare di cambiare l'attuale sistema elettivo che è un misto proporzionale con premio di maggioranza e soglie di sbarramento.
Fino a Mani pulite l'Italia ha visto un sistema elettorale proporzionale,e dalla morte della prima Repubblica le cose sono cambiate,ma un maggioritario sarebbe molto pericoloso in un paese come il nostro con un'opposizione relegata a fare la bella statuina,e questo in qualsiasi caso di vittoria.
Ovvio che una destra al potere sarebbe una tragedia non solo nazionale ma europea,e le ragioni,almeno alcune,sono spiegate nell'articolo di Contropiano(costituzione-senza-difesa-un-sistema-si-avvia-alla-fine )che allarga la visione alla Costituzione e alle proposte di legge che dovrebbero modificarla.
Perché la riduzione dei parlamentari e l'abolizione della libertà di mandato sono due temi che occorre proprio che si modifichi la carta costituzionale,e mentre nel primo caso manca poco ed è solamente un'operazione di facciata voluta dai grillini(i soldi risparmiati si potrebbero ottenere e molti di più solamente togliendoci dalle"missioni umanitarie"-guerre in tutto il mondo),la seconda potrebbe avere un suo perché solo per il fatto che uno vota sì la persona ma anche il programma politico del partito di appartenenza.
Inoltre si elencano gli esempi a livello globale delle nefandezze del maggioritario e la possibilità concreta che il taglio ai parlamentari possa far sì che intere zone del paese non possano venire rappresentate.

Costituzione senza difesa, un sistema si avvia alla fine.

di  Dante Barontini
La democrazia parlamentare si avvia alla sua fine, non illudetevi. Possiamo prenderla dal lato “sistemico” – in tutto l’Occidente scricchiola in modo vistosissimo, tra Trump, Johnson, Macron, ecc – oppure da quello “opportunistico” (le mosse dei partiti italiani), ma il risultato non cambia.

L’attacco finale all’impianto istituzionale della rappresentanza politica è partito e questa volta non appare più contrastabile. Vediamo perché e come.

1) Sei Regioni governate dal centrodestra (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli, Abruzzo e Piemonte) hanno sottoscritto la richiesta leghista di tenere un referendum per cambiare la legge elettorale e abrogare la parte proporzionale, instaurando così un sistema elettorale completamente maggioritario. Sul piano costituzionale la richiesta è formalmente corretta (bastano 5 Regioni o 500.000 firma di elettori) e dunque dovrebbe essere sottoposta al voto nella prossima primavera, a meno che il Parlamento non elabori una nuova legge elettorale (il che invaliderebbe il “quesito” scritto nella richiesta di referendum).

2) Il Movimento 5 Stelle, per bocca del suo traballante “capo politico”, chiede l’abolizione della “libertà di mandato” per i parlamentari, vincolando dunque deputati e senatori di una lista ad obbedire alle scelte delle direzioni del partito con cui sono stati eletti, pena la decadenza dal seggio. La Costituzione, in questo caso, prevede l’esatto opposto perché considera l’”eletto dal popolo” come un rappresentante degli interessi generali del paese, che dunque deve poter scegliere in libertà di coscienza, senza il ricatto dell’estromissione dalle istituzioni.

La ragione dell’insistenza grillina è di particolare pochezza: impedire il “mercato delle vacche”, ossia il passaggio continuo di parlamentari da un gruppo politico all’altro, con ovvie conseguenze sulla consistenza dei gruppi parlamentari e la tenuta delle maggioranze di governo. Un fenomeno in diminuzione, nell’attuale legislatura (sono stati 79, finora, ma la metà sono i renziani che hanno lasciato il Pd per fare gruppo a sé; mentre nei cinque anni precedenti erano stati 566). Avere dei robot schiaccia-pulsante al posto di esseri umani liberi non sembra proprio un “progresso” della democrazia…

3) Gli stessi Cinque Stelle hanno fatto della “riduzione dei parlamentari” una questione di (propria) vita o morte. Anch qui la motivazione è ridicola (“risparmieremo 500 milioni ad ogni legislatura”), perché risultati anche più rilevanti si possono ottenere riducendo gli stipendi dei parlamentari, effettivamente esagerati e i più alti in Europa. Comunque i Cinque Stelle otterranno questa riduzione della rappresentanza dal Pd, che era sempre stato contrario, ma deve in qualche modo far sì che il governo duri abbastanza da potersi riorganizzare e soprattutto ridisegnare il proprio profilo identitario, frantumato dall’era Renzi.

Le tre proposte-killer hanno un differente status istituzionale (la seconda e la terza richiedono una riforma costituzionale, quella leghista modifica la legge elettorale attualmente vigente, che è legge ordinaria) e anche diversa possibilità di passare (il “vincolo di mandato” richiede l’avvio di un processo di riforma costituzionale con quattro passaggi in aula, mentre la riduzione dei parlamentari è già arrivata alla vigilia dell’ultimo voto).

Ma tutte e tre convergono nella volontà di azzerare la possibilità che forze politiche nuove ed estranee ai poteri consolidati possano nascere, conquistare consensi, aggiudicarsi la maggioranza attraverso “libere elezioni”.

E vediamo perché.

Già a bocce ferme, senza altri cambiamenti, un sistema elettorale totalmente maggioritario riduce la rappresentanza parlamentare ad un “gioco a due”. Chi prende un voto in più governa per cinque anni grazie a una straripante maggioranza di parlamentari e chi ha un voto in meno “non rompe le palle”.

La frase sfuggita al solito Salvini chiarisce perfettamente il senso e non si presta ad equivoci. In un sistema del genere l’opposizione politica (ridotta ad un solo “partito” o “coalizione”) è ammessa come soprammobile impotente, che spera possa andare diversamente nella prossima legislatura. Chi non vede grandi problemi “di democrazia” nel maggioritario dovrebbe girare lo sguardo sulla Francia, dove un presidente eletto con il 24% può tranquillamente agire come un “re a tempo determinato”, schiacciando le manifestazioni di piazza e facendo sottoporre a processo l’opposizione parlamentare.

E teniamo sempre conto che stiamo parlando di governi le cui scelte fondamentali – legge di stabilità, politiche industriali, ecc – sono subordinate ferreamente alle decisioni dell’Unione Europea, che ha già da tempo ridotto la rappresentanza politica a puro gioco di marketing…

Se però vi aggiungiamo – come è obbligatorio fare – la riduzione dei parlamentari, avremo una situazione ancor meno democratica perché intere aree del paese potrebbero ritrovarsi senza alcun rappresentante eletto. Figuriamoci le diverse figure sociali, dunque, che non possono mai vedere il proprio interesse “rappresentato” dagli eletti da altri interessi.

Già ora l’intreccio di ostacoli regolamentari (alto numero di firme necessarie per presentare liste elettorali non presenti in Parlamento, Regioni, Comuni), altre soglie di sbarramento, ecc, impediscono praticamente che nuovi soggetti si facciano avanti.


Se infine dovesse, per qualche infernale alchimia parlamentare, dovesse essere approvato anche il “vincolo di mandato”, avremmo un Parlamento incaprettato: pochi eletti perché “nominati in seggi sicuri” dai capi-partito, senza possibilità di scelta, comunque sottoposti a un vincolo esterno sovranazionale.

Una micro-casta di servi dei servi dei servi dei servi. Molto ben pagati, come e più di ora. L’unica via di uscita, in una democrazia liberale, sarebbe la reintroduzione di una legge elettorale totalmente proporzionale, la selezione di un personale politico – se non altro – “rispettoso della volontà e degli interessi vitali dei propri elettori”. Un sogno utopico, nell’Italia attuale.

Bisogna essere perciò realisti. Non ci sono in questo momento forze politiche che possano o vogliano contrastare questa riduzione forzosa della rappresentanza politica. Quindi in qualche forma – con qualche sempre possibile variazione sul tema, vista la “fantasia istituzionale” italica – questo processo andrà avanti. E non ci si può attendere nessuna resistenza da parte del teorico “guardiano della Costituzione” – il Presidente della Repubblica – che da parlamentare è stato estensore delle prime leggi elettorali “maggioritarie” (il Mattarellum) e da presidente ha opposto solo rilievi minori ai due “decreti sicurezza” salvinian-fascisti.

Quindi il superamento della “democrazia parlamentare” è scritto nel prossimo futuro.

Per chi si contrappone come alternativa di sistema, politico e sociale, a questo buco nero della vita collettiva il primo compito è cambiare testa. Fin qui si è oscillato, “a sinistra”, tra l’accodamento minoritario alle frazioni più “sinceramente democratiche” dell’establishment e l’autoestraniazione dalla dialettica propriamente politica del paese, accontentandosi magari con l’esibizione di un “esser contro”, complessivamente impotente ma consolatorio.

Di certo, nessuno potrà andare avanti come prima, a meno di non voler accettare una sorte già scritta…

venerdì 27 settembre 2019

IL DIRITTO DI MORIRE

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Ciclicamente il tema del diritto di morire in una maniera dignitosa ed in casi di irreversibilità di una malattia o di un'eventuale stato vegetativo torna in auge ed il paese è sempre spaccato fondamentalmente in due,è uno dei discorsi in cui si vede o bianco o nero.
Naturalmente i temi dell'eutanasia,del suicidio assistito,dell'interruzione dell'accanimento terapeutico e del testamento biologico sono caldi e comunque importanti e degni di ragionamento,ma la scelta in casi come detto di estrema gravità dev'essere fatta dalla persona,e ovviamente l'Italia in confronto delle altre nazioni è deficitaria e indietro di anni(vedi:madn la-morte-assistita-e-le-sue-differenze ).
La chiesa ci mette del suo,e avere il Vaticano nel cuore del paese di certo non aiuta,anzi la tanto agognata ascesa ai cieli nella casa del padre deve avvenire il più tardi possibile,ed in condizioni di disumanità e di tragedia,di sofferenza e di privazione fisica e morale.
L'articolo di Left(la-vita-e-sacra-quando-vi-fa-comodo )parla proprio dei benpensanti della religione e della politica,di quelli che sparerebbero ai diversi ed ai barconi dei migranti,ma guai a toccare la vita che è sacra,una e irrinunciabile.
Il caso ultimo di qualche mese fa dell'olandese Noa Pothoven(madn la-verita-su-noa )che si lasciò morire,creò una sequela di interventi ignoranti oltre che pessimi e irrispettosi sì della vita,ed ora che forse si potrebbe muovere a livello legislativo in Italia grazie all'assoluzione di Cappato per la vicenda del Dj Fabo la cagnara si sposterà sugli scranni romani,col sicuro risultato di spaccature interne ai partiti,disquisizioni ecclesiali sul diritto di obiezione di coscienza e le teorie medievali dei partiti di destra,sempre pronti a predicare male e razzolare peggio.

La vita è sacra. Quando vi fa comodo.

di Giulio Cavalli
Adesso ululano tutti che “la vita è sacra”. E andrebbe anche bene se non fossero gli stessi che poi sparerebbero ai barconi oppure che negano tutte le vite torturate, spezzate, violentate, affamate, assetate, cotte dal sole e congelate dal freddo.

Sulla sentenza della Consulta sul caso di Dj Fabo come al solito vengono fuori tutte le incongruenze di quelli che vorrebbero decidere della vita degli altri ma che non sono disposti a cambiare una virgola della propria: non sono buoni, sono semplicemente incapaci di affrontare la libertà. E sono incapaci di affrontare le libertà degli altri perché non hanno la struttura culturale per comprendere che il loro unico spavento è che crollino le false convinzioni da benpensanti che come croste li rassicurano che il mondo vada come vorrebbero loro.

Ciò che stupisce delle reazioni avverse all’assoluzione di Marco Cappato è che in fondo per chi non è d’accordo con quella sentenza non cambia nulla, nemmeno una virgola, niente di niente: chi crede che togliersi la vita sia un gesto inaccettabile può tranquillamente agire di conseguenza. Ma la tentazione di imporre il proprio credo (agli altri, sempre con l’atteggiamento di chi dice “fate quello che dico non fate quello che faccio”) per loro è irresistibile.

Per questi la libertà è il diritto d’imporre la propria visione del mondo. Sono spaventatissimi dalla coabitazione non solo di persone diverse ma anche di pensieri diversi perché non hanno nessuna attitudine alla socialità: sono animali asociali e vorrebbero rendere asociali anche gli altri per curare i propri complessi di inferiorità.

La vita è sacra ma i migranti possono morire a casa loro o agonizzare in Libia.

La vita è sacra ma Giulio Regeni non è sacro perché se è morto allora c’è qualcosa di strano.

La vita è sacra ma le donne ammazzate se la sono cercata.

La vita è sacra ma i figli delle loro amanti no.

La vita è sacra ma gli ammazzati dall’ILVA bloccano il progresso.

La vita è sacra ma i morti degli altri non gli interessano.

Falsi benpensanti, moralisti con il culo degli altri.

Bravi.

Buon venerdì.

mercoledì 25 settembre 2019

FARINETTI LO SFRUTTATORE TRASFORMISTA


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Riecco l'illusionista delle parole Farinetti,amicone di Renzi con cui ha condiviso profitti a costo zero per le proprie tasche lucrando su aree generosamente dallo Stato,approfittatore e sfruttatore del lavoro,quello vero degli altri.
Dopo Expo e Fico(vedi:madn il-lavoro-deve-essere-pagato e links allegati)ecco che questo odioso personaggio,definito nell'articolo di Infoaut qui sotto(coca-cola-e-made-in-italy )giustamente"personaggio a metà tra Jovanotti e il padrone delle ferriere"godere dell'acquisizione di Coca Cola,la multinazionale per eccellenza,di Lurisia,storico marchio piemontese di acque minerali e bibite.
Alla faccia del Made in Italy(definito sfruttamento,privatizzazioni e parassitismo)e del chilometro zero che fece di Eataly,suo primo successo alla spalle ed alle spese degli altri(invece i ricavi tutti per lui),ecco che il baffetto dice di non avere venduto l'anima al diavolo e che ormai in questi tempi i grandi sfruttatori mondiali non devono venire demonizzati ed anzi di deve lavorare con loro.
Proprio come in Expo dove uno degli slogan era"nutrire il pianeta"(madn le-multinazionali-della-malnutrizione )dove pure Mc Donald era riuscito a fare parte al balletto delle grandi multinazionali dove già Farinetti il trasformista riusciva a districarsi bene nel mondo degli Euro e dei dollaroni.

Coca-cola e made in Italy – la nuova filosofia di Farinetti.

"Non ho venduto l'anima al diavolo. La cessione della Lurisia a Coca-Cola è un'ottima notizia per l'Italia. Le multinazionali non vanno demonizzate e bisogna lavorare con loro perché si comportino meglio”. “Sono favorevole a esportare le eccellenze italiane nel mondo e, in questo senso, sono contrario al cosiddetto chilometro zero».

Eataly ha ceduto le storiche acque minerali e il chinotto piemontesi alla multinazionale per antonomasia.

E pensare che nei punti vendita di Eataly, fondata da Oscar Farinetti e da lui controllata per il 40 per cento (un altro 40 da cooperative del sistema Coop e un 20 dal fondo di investimento Tamburi), da sempre non si vende Coca-Cola in nome dell’italianità... Ma l’etica del capitalismo pulito e corretto ha fatto emergere da sempre le sue contraddizioni. Dal kilometro zero all’accordo tra Birra Peroni ed Eataly è stato un attimo, alla faccia della millantata superiorità della birra artigianale, il rapporto tra chi coltiva e produce sotto casa... come se niente fosse si passa dalla Nastro Azzurro alla spina, all’acqua e alle bibite prodotte da Coca- cola.

Farinetti da sempre si fa le sue ragioni perché dà anche lavoro ai giovani: sfruttamento made in Italy, come ben sappiamo: contratti a tempo determinato, paghe bassissime e condizioni di lavoro che sicuramente di “etico” (per parlare come lui) hanno ben poco, anzi nulla. Cosa ci si aspettava dall’amico di Renzi nonché grande fan del job-act.

Non dimentichiamo le grandi promesse occupazionali e di benessere per il territorio di Bologna con “Fico”: 90 lavoratori assunti con contratti interinali disdettati e non rinnovati a nemmeno sei mesi dall’apertura. Anche qui non è bastato regalare un terreno pubblico immenso a privati per un’enorme opera di speculazione e profitto, non è bastato mettere a disposizione decine di autobus pubblici come navette. Fatto sta che è bastato un lieve calo degli ingressi (reale o atteso) che da un giorno all’altro, senza alcun preavviso, novanta persone si sono trovate senza lavoro. Non parliamo poi dell’opacità del sistema degli appalti che ha riguardato Expo e Fico stesso.

Insomma caro Oscar la favola del profitto buono e giusto non la sai raccontare neanche tu. Gli imprenditori italiani hanno solo fame di denaro e la balla del made in Italy emerge chiara in questa storia, in cui le presunte eccellenze italiane vengono svendute dando territorio di conquista alle multinazionali. Made in Italy vuol dire sfruttamento, privatizzazioni e parassitismo.

Questo è l’ennesimo schiaffo in faccia a quelli che confidano in un possibile capitalismo dal volto umano, profetizzato da gente come Farinetti, personaggio a metà tra Jovanotti e il padrone delle ferriere.

martedì 24 settembre 2019

LA CATALUNYA E LA REPRESSIONE DELLA GUARDIA CIVIL


Arran
La Guardia Civil su ordine dell'Audiencia Nacional madrilena ha eseguito decine perquisizioni e arresti in tutto il territorio catalano,e il ritrovamento praticamente nullo di ordigni(quello che cercavano)ma solamente di elementi che potrebbero fare pensare alla fabbricazione di qualcosa di simile(e che sono in casa di parecchia gente),hanno fatto sì che ci siano stati nove arresti tra i militanti indipendentisti.
Come se entrassero in casa mia e trovassero delle bombole di gas,dei concimi liquidi,una pentola a pressione e dei bulloni,ecco che la montatura poliziesca ha convinto i giudici,naturalmente già propensi per loro per accomodare gli indizi,per accusare anche di terrorismo oltre che ribellione e detenzione di esplosivi,in modi che per alcuni giorni questi giovani siano in isolamento totale.
L'articolo di Contropiano(catalogna-rastrellamento )parla di questo rastrellamento preventivo cui plaudono i partiti conservatori spagnoli ma anche il Psoe,in un periodo di giudizi sul referendum indipendentista:tutto questo ovviamente ha provocato reazioni e la gente è scesa a protestare nelle piazze in tutta la Catalunya già dalla giornata di ieri.

Catalogna. Rastrellamento preventivo della Guardia Civil.

di  Andrea Quaranta 
Ieri mattina all’alba 500 agenti della Guardia Civil hanno effettuato numerose perquisizioni e arrestato nove militanti indipendentisti legati ai Comitati di Difesa della Repubblica (CDR) in differenti città catalane. Coperti dai passamontagna e mitra alla mano, gli agenti hanno fatto irruzione nelle case puntando le armi contro alcuni dei giovani, alla ricerca di ordigni artigianali e di materiale esplosivo.

L’operazione è stata ordinata dai giudici dell’Audiencia Nacional, il tribunale “politico” spagnolo per eccellenza, che imputa ai nove indipendentisti i reati di ribellione, terrorismo e detenzione di esplosivi. Ma dalle lunghe perquisizioni domiciliari della giornata sono emersi soltanto liquidi da giardineria e polvere per fuochi d’artificio, materiali che la Guardia Civil ha definito come “propedeutici” alla costruzione di artefatti esplosivi, ma di uso assai comune.

La polizia ha mostrato una pentola, della polvere e dei liquidi, ma non è emersa alcuna traccia delle bombe di cui già parlano con enfasi gli esponenti del PP e di Ciudadanos.

Come ha affermato l’avvocato ed ex deputato della CUP Benet Salellas, se fossero stati rinvenuti degli esplosivi, i militari gli avrebbero mostrati alle telecamere. Si sono però dovuti accontentare di semplici componenti che potrebbero essere utilizzati per fabbricare ordigni artigianali.

Ciononostante il Ministero dell’Interno (presieduto dal socialista Fernando Grande- Marlaska) giudica i reperti rinvenuti dalla Guardia Civil come elementi di prova sufficienti ad affermare che i detenuti “preparavano azioni violente”. Amplificano la versione del governo la gran maggioranza dei giornali spagnoli, impegnati a costruire uno scenario di allarme che giustifichi un intervento repressivo in grande stile in Catalunya.

Se da un lato il rastrellamento della Guardia Civil sembra voler bonificare il terreno prima della sentenza contro gli indipendentisti catalani accusati di sedizione e ribellione (per il referendum del primo ottobre), dall’altro vuole intimorire il movimento indipendentista e repubblicano, al quale recapita un chiaro avviso delle conseguenze che potrebbero avere le prossime mobilitazioni contro la prevedibile e dura condanna dei leader catalani.

Sette dei nove detenuti sono già stati trasferiti a Madrid dove, grazie all’accusa di terrorismo, potranno essere tenuti in isolamento 72 ore, prorogabili per ulteriori 48. Una procedura che ricalca quella seguita nell’aprile dell’anno scorso, quando Tamara Carrasco, militante del CDR di Viladecans, venne arrestata con l’accusa di terrorismo e privata per due giorni del diritto a parlare con un avvocato. Rea di tenere in casa dei simboli indipendentisti e di aver diffuso un audio nel quale invitava a realizzare dei blocchi stradali, era stata successivamente confinata nel territorio del proprio municipio per oltre un anno, finché l’accusa di terrorismo venne derubricata a quella più modesta di “disordine pubblico”.

Nella stessa giornata Adrià Carrasco, del CDR di Esplugues de Llobregat riuscì a sfuggire all’arresto (calandosi rocambolescamente da una finestra) e ad arrivare nelle settimane seguenti in Belgio, dove ancora vive in compagnia del nutrito gruppo degli esiliati catalani.

In ciascuno di questi casi, si è assistito ad una evidente criminalizzazione del dissenso politico, trattato dai giudici e dai cosiddetti partiti del bunker (PP, PSOE e Ciudadanos) come un ostacolo intollerabile per la governabilità. Come in altri paesi europei, la repressione guadagna terreno a scapito dei diritti civili e politici, con l’evidente beneplacito delle istituzioni dell’Unione.

Per il momento però la retata della Guardia Civil ha suscitato una forte ondata d’indignazione che si è tradotta in numerose manifestazioni di protesta: il movimento indipendentista si è concentrato davanti alla caserma della Guardia Civil a Girona, al grido di “fuori le forze d’occupazione”. A Barcelona centinaia di persone si sono dirette davanti alla caserma della Guardia Civil della Travessera de Gràcia, reclamando la libertà per i detenuti. A Reus i manifestanti hanno occupato i binari, mentre altre manifestazioni si sono svolte a Lleida, Manresa, Igualada, Badalona, Vic, Olot, Sabadell, Mataró e in altri centri minori.

La CUP ha invitato a scendere in piazza contro le detenzioni avvertendo che “la rinuncia ai nostri obbiettivi politici non ci mette al riparo dalla repressione”, in polemica con l’atteggiamento di ERC e del PDeCAT, da mesi attestati su una posizione di attendismo e di mera gestione della ridotta autonomia regionale, assai lontano dagli obbiettivi di trasformazione sociale e istituzionale dell’esquerra independentista.

Jaume Asens, portavoce dei comuns ha invece affermato che “equiparare i CDR al terrorismo è da irresponsabili. E rappresenta una banalizzazione che offende proprio le vittime del terrorismo”. Per quel che riguarda i sindacati, la indipendentista Intersindical ha invitato a partecipare alle proteste della giornata, mentre la CGT ha espresso un fermo rifiuto delle detenzioni, definite una vera e propria montatura poliziesca. In ogni caso, l’autunno catalano sembra solo all’inizio.

lunedì 23 settembre 2019

MANO PESANTE SUGLI ANARCHICI A TORINO


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Forti con i"deboli"e servi con i"forti",si può racchiudere un questa breve frase la giustizia italiana,e l'azione della Digos torinese,che è il principio di un iter burocratico lungo e costoso per arrivare a una sentenza,ha portato all'arresto e a numerosi perquisizioni in Italia ma anche in Svizzera di numerosi anarchici indagati per i fatti dell'Asilo occupato.
L'articolo di Contropiano(arresti-nella-notte-vendetta-sugli-anarchici )parla dei fatti del febbraio di quest'anno in occasione dello sgombero dell'Asilo(madn la-polizia-reprimela-gente-reagisce )quando ci furono scontri tra i manifestanti e le forze del disordine.

Arresti nella notte, vendetta sugli anarchici.

di  Redazione Contropiano
La vendetta viene consumata con calma, ai piani semialti del potere… La Digos di Torino stamattina ha arrestato nelle loro case un numero imprecisato di compagni anarchici ritenuti responsabili degli scontri del 9 febbraio scorso, in città, in occasione dello sgombero dell’Asilo occupato. Hanno partecipato anche le questure di Milano, Ravenna, Sassari, Trento e Cuneo, a seconda delle città di residenza degli arrestati.

Per capire meglio la “serietà” delle motivazioni, basta guardare ai reati contestati: lesioni aggravate, resistenza a pubblico ufficiale a danneggiamento e imbrattamento. Le “lesioni” dovrebbero essere quelle riportate dagli agenti in servizio, e anche i sassi sanno che i medici militari sono piuttosto generosi nel concedere giorni di “malattia”.

Solo che poi quei venti-trenta giorni di ferie aggiuntive diventano un’aggravante per chi si ritrova sotto indagine. Se c’è stata una “lesione” da trenta giorni di prognosi, in pratica, è come se si fosse sfiorato il tentato omicidio…

Il resto – “resistenza” e “imbrattamento” – fanno quasi ridere, visto che la prima è “autocertificata” di default dai rapporti di polizia e la seconda, al massimo, potrebbe comportare una multa. Lieve, peraltro.

E invece il tutto viene condito come “maxi blitz”, “grande operazione sotto la guida della Direzione centrale della Polizia di prevenzione”, con relativi titoloni sui giornaloni… Tanto “sono anarchici”, si può fare loro di tutto, nessuno se ne preoccuperà troppo.

Altri 11 arresti erano stati effettuati il giorno degli scontri, per cui la resistenza offerta allora si trova a pagare un prezzo mostruoso e senza altra motivazione che “terrorizzare” le resistenze future.

sabato 21 settembre 2019

LA MOZIONE ANTICOMUNISTA DEL PARLAMENTO EUROPEO

Risultati immagini per anticomunismo parlamento europeo
La scelta del Parlamento Europeo di equiparare il comunismo al nazismo fa semplicemente rivoltare lo stomaco,si parla tanto del termine"memoria"e un'istituzione nata per non tornare al vergognoso e tragico passato che ha portato alla seconda guerra mondiale vuole cancellare i simboli di chi ha liberato il mondo dall'infame ideologia nazifascista.
Dal Pd a fratelli d'Italia passando per Lega e Forza Italia sono firmatari uniti in questo intento che con larga maggioranza ha voluto far passare questa mozione di condanna che è in pratica un passo decisivo per l'anticomunismo,cominciando a togliere tutti i simboli dei monumenti che celebrano la gloriosa Armata Rossa(che ci ha salvato il culo da Hitler e Mvssolini)e andranno a finire per vietare le organizzazioni politiche comuniste in un periodo storico dove,a parte che da noi,stanno ricominciando a riacquistare elettorato.
Come nelle ultime elezioni russe,e forse è proprio questo il fattore scatenante di questa decisione in quanto l'ex Unione Sovietica all'Europa è sempre stata sulle scatole,ci sono state poche aperture diplomatiche e più di una sensazione che gli statunitensi contino e molto sulle poltrone delle istituzioni europee.
Articolo di Contropiano:lanticomunismo-diventa-regola-delle-istituzioni-europee .

L’anticomunismo diventa regola delle istituzioni europee.

di  Sergio Cararo 
Giovedi il Parlamento europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti la mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo, chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa ed equiparando il comunismo al nazifascismo. Ma l’operazione messa in campo sulla spinta convergente delle destre e dei liberaldemocratici di sinistra e di centro, è più insidiosa e vergognosa di una semplice legittimazione dell’anticomunismo istituzionale in vigore in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Repubbliche Baltiche, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca etc.). E’ una risoluzione propedeutica ad una rimozione storica funzionale a quello “stile di vita europeo” evocato dalla Von der Leyen e all’azzeramento della storia ufficiale europea alla nascita della Ue. Una sorta di anno zero dal quale vanno eliminate, anche con la forza, tutte le dissonanze, in particolare quella comunista.

I punti D, E, F, a premessa della risoluzione, scrivono testualmente:

“D. considerando che, dopo la sconfitta del regime nazista e la fine della Seconda guerra mondiale, alcuni paesi europei sono riusciti a procedere alla ricostruzione e a intraprendere un processo di riconciliazione, mentre per mezzo secolo altri paesi europei sono rimasti assoggettati a dittature, alcuni dei quali direttamente occupati dall’Unione sovietica o soggetti alla sua influenza, e hanno continuato a essere privati della libertà, della sovranità, della dignità, dei diritti umani e dello sviluppo socioeconomico;
1.considerando che, sebbene i crimini del regime nazista siano stati giudicati e puniti attraverso i processi di Norimberga, vi è ancora un’urgente necessità di sensibilizzare, effettuare valutazioni morali e condurre indagini giudiziarie in relazione ai crimini dello stalinismo e di altre dittature;
2.considerando che in alcuni Stati membri la legge vieta le ideologie comuniste e naziste;

Ma il capolavoro di manipolazione e rovescismo storico, che equipara nazismo e comunismo come regimi totalitari, si palesa nei 21 punti della risoluzione, lì dove sono indicati gli impegni ai quali i governi dell’Unione Europea dovranno attenersi. Possiamo dire che sono il coronamento della tesi dello storico revisionista tedesco Ernst Nolte, il quale ha diffuso la tesi secondo cui il nazismo non doveva essere considerato come un’entità demoniaca, ma andava analizzato come un fenomeno storico, nato in contrapposizione della crisi della Repubblica di Weimar e in antitesi al comunismo sovietico. Una giustificazione del nazismo che Nolte riaffermò nel 1986 con il saggio “Un passato che non vuole passare”, dove lo storico tedesco scrisse che anche la Shoah era stata una conseguenza rispetto ai precedenti “delitti” del bolscevismo.

Se le tesi revisioniste di Nolte fino ai primi anni Novanta erano state contestate e avevano trovato opposizione anche in molti ambiti politici, storici ed intellettuali europei, con questa risoluzione il Parlamento Europeo nel 2019, fa propria la visione dell’anticomunismo storico, rinato proprio in Germania e fortissimo anche in paesi come l’Italia, dove il blocco anticomunista continua a contare su forti consensi e rilevanti sostegni. Un anticomunismo che l’Unione Europea e l’impianto neoliberale tornato egemone porta dentro il proprio dna.

Riproduciamo qui di seguito integralmente gli ultimi 15 dei 21 punti che impegnano i governi dell’Unione Europea a darne attuazione:

Il Parlamento Europeo (….) invita tutti gli Stati membri dell’UE a formulare una valutazione chiara e fondata su principi riguardo ai crimini e agli atti di aggressione perpetrati dai regimi totalitari comunisti e dal regime nazista;
6.condanna tutte le manifestazioni e la diffusione di ideologie totalitarie, come il nazismo e lo stalinismo, all’interno dell’Unione;
7.condanna il revisionismo storico e la glorificazione dei collaboratori nazisti in alcuni Stati membri dell’UE; è profondamente preoccupato per la crescente accettazione di ideologie radicali e per il ritorno al fascismo, al razzismo, alla xenofobia e ad altre forme di intolleranza nell’Unione europea ed è turbato dalle notizie di collusione di leader politici, partiti politici e forze dell’ordine con movimenti radicali, razzisti e xenofobi di varia denominazione politica in alcuni Stati membri; invita gli Stati membri a condannare con la massima fermezza tali accadimenti, in quanto compromettono i valori di pace, libertà e democrazia dell’UE;
8.invita tutti gli Stati membri a celebrare il 23 agosto come la Giornata europea di commemorazione delle vittime dei regimi totalitari a livello sia nazionale che dell’UE e a sensibilizzare le generazioni più giovani su questi temi inserendo la storia e l’analisi delle conseguenze dei regimi totalitari nei programmi didattici e nei libri di testo di tutte le scuole dell’Unione; invita gli Stati membri a promuovere la documentazione del tragico passato europeo, ad esempio attraverso la traduzione dei lavori dei processi di Norimberga in tutte le lingue dell’UE;
9.invita gli Stati membri a condannare e contrastare ogni forma di negazione dell’Olocausto, compresa la banalizzazione e la minimizzazione dei crimini commessi dai nazisti e dai loro collaboratori, e a prevenire la banalizzazione nei discorsi politici e mediatici;
10.chiede l’affermazione di una cultura della memoria condivisa, che respinga i crimini dei regimi fascisti e stalinisti e di altri regimi totalitari e autoritari del passato come modalità per promuovere la resilienza alle moderne minacce alla democrazia, in particolare tra le generazioni più giovani; incoraggia gli Stati membri a promuovere l’istruzione attraverso la cultura tradizionale sulla diversità della nostra società e sulla nostra storia comune, compresa l’istruzione in merito alle atrocità della Seconda guerra mondiale, come l’Olocausto, e alla sistematica disumanizzazione delle sue vittime nell’arco di alcuni anni;
11.chiede inoltre che il 25 maggio (anniversario dell’esecuzione del comandante Witold Pilecki, eroe di Auschwitz) sia proclamato “Giornata internazionale degli eroi della lotta contro il totalitarismo”, in segno di rispetto e quale tributo a tutti coloro che, combattendo la tirannia, hanno reso testimonianza del loro eroismo e di vero amore nei confronti dell’umanità, dando così alle future generazioni una chiara indicazione dell’atteggiamento giusto da assumere di fronte alla minaccia dell’asservimento totalitario;
12.invita la Commissione a fornire un sostegno effettivo ai progetti di memoria e commemorazione storica negli Stati membri e alle attività della Piattaforma della memoria e della coscienza europee, nonché a stanziare risorse finanziarie adeguate nel quadro del programma “Europa per i cittadini” per sostenere la commemorazione e il ricordo delle vittime del totalitarismo, come indicato nella posizione del Parlamento sul programma “Diritti e valori” 2021-2027;
13.dichiara che l’integrazione europea, in quanto modello di pace e di riconciliazione, è il frutto di una libera scelta dei popoli europei, che hanno deciso di impegnarsi per un futuro comune, e che l’Unione europea ha una responsabilità particolare nel promuovere e salvaguardare la democrazia e il rispetto dei diritti umani e dello Stato di diritto, sia all’interno che all’esterno del suo territorio;
14.sottolinea che, alla luce della loro adesione all’UE e alla NATO, i paesi dell’Europa centrale e orientale non solo sono tornati in seno alla famiglia europea di paesi democratici liberi, ma hanno anche dato prova di successo, con l’assistenza dell’UE, nelle riforme e nello sviluppo socioeconomico; sottolinea, tuttavia, che questa opzione dovrebbe rimanere aperta ad altri paesi europei, come previsto dall’articolo 49 TUE;
15.sostiene che la Russia rimane la più grande vittima del totalitarismo comunista e che il suo sviluppo in uno Stato democratico continuerà a essere ostacolato fintantoché il governo, l’élite politica e la propaganda politica continueranno a insabbiare i crimini del regime comunista e ad esaltare il regime totalitario sovietico; invita pertanto la società russa a confrontarsi con il suo tragico passato;
16.è profondamente preoccupato per gli sforzi dell’attuale leadership russa volti a distorcere i fatti storici e a insabbiare i crimini commessi dal regime totalitario sovietico; considera tali sforzi una componente pericolosa della guerra di informazione condotta contro l’Europa democratica allo scopo di dividere l’Europa e invita pertanto la Commissione a contrastare risolutamente tali sforzi;
17.esprime inquietudine per l’uso continuato di simboli di regimi totalitari nella sfera pubblica e a fini commerciali e ricorda che alcuni paesi europei hanno vietato l’uso di simboli sia nazisti che comunisti;
18.osserva la permanenza, negli spazi pubblici di alcuni Stati membri, di monumenti e luoghi commemorativi (parchi, piazze, strade, ecc.) che esaltano regimi totalitari, il che spiana la strada alla distorsione dei fatti storici circa le conseguenze della Seconda guerra mondiale, nonché alla propagazione di regimi politici totalitari;
19.condanna il fatto che forze politiche estremiste e xenofobe in Europa ricorrano con sempre maggior frequenza alla distorsione dei fatti storici e utilizzino simbologie e retoriche che richiamano aspetti della propaganda totalitaria, tra cui il razzismo, l’antisemitismo e l’odio nei confronti delle minoranze sessuali e di altro tipo;
20.esorta gli Stati membri ad assicurare la loro conformità alle disposizioni della decisione quadro del Consiglio, in modo da contrastare le organizzazioni che incitano all’odio e alla violenza negli spazi pubblici e online, nonché a vietare di fatto i gruppi neofascisti e neonazisti e qualsiasi altra fondazione o associazione che esalti e glorifichi il nazismo e il fascismo o qualsiasi altra forma di totalitarismo, rispettando nel contempo l’ordinamento giuridico e le giurisdizioni nazionali;
21.sottolinea che il tragico passato dell’Europa dovrebbe continuare a fungere da ispirazione morale e politica per far fronte alle sfide del mondo odierno, come la lotta per un mondo più equo e la creazione di società aperte e tolleranti e di comunità che accolgano le minoranze etniche, religiose e sessuali, facendo in modo che tutti possano riconoscersi nei valori europei;
22.incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi e ai parlamenti degli Stati membri, alla Duma russa e ai parlamenti dei paesi del partenariato orientale.

Di seguito tutti i parlamentari che hanno votato questa infame mozione, tra i quali tutti i parlamentari del PD. Pd e Lega/Fratelli d’Italia/Forza Italia hanno molto più in comune di quanto vogliano far credere in Italia. E questa ne è una ulteriore dimostrazione. Destra e Pd non sono molto dissimili. Apprezzabile il fatto che tra chi ha votato a favore non ci siano europarlamentari del M5S.

S&D: Bartolo (PD), Benifei (PD), Bonafè (PD), Calenda (PD), Chinnici (PD), Cozzolino (PD), Danti (PD), De Castro (PD), Ferrandino (PD), Gualmini (PD), Moretti (PD), Picierno (PD), Pisapia (PD), Tinagli (PD).

ID: Adinolfi Matteo (Lega), Baldassarre (Lega), Bardella (Lega), Basso (Lega), Bizzotto (Lega), Bonfrisco (Lega), Borchia (Lega), Bruna (Lega), Camponemosi (Lega), Caroppo (Lega), Casanova (Lega), Conte (Lega), Da Re (Lega), Donato (Lega), Dreosto (Lega), Grant (Lega), Lancini (Lega), Lizzi (Lega), Panza (Lega), Regimenti (Lega), Rinaldi (Lega), Sardone (Lega), Tardino (Lega), Tovaglieri (Lega), Vuolo (Lega), Zambelli (Lega).

PPE: Berlusconi (FI), Dorfmann (SV), Martusciello (FI), Milazzo (FI), Salini (FI), Tajani (FI)

ECR: Fidanza (FdI), Fiocchi (FdI), Fitto (FdI), Stancanelli (FdI).

Sarà bene segnarseli da qualche parte, perché purtroppo ci sono esponenti politici “ di sinistra”, come Pisapia, che godono di indulgenze straordinarie e periodiche catarsi sulle loro scelte del passato e adesso del presente.

venerdì 20 settembre 2019

BENETTON:UN GRUPPO DI CRIMINALI(IMPUNITI)


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E' una storia che si ripete da anni e pur toccando degli elementi come tragedie(termine troppo abusato,vedi:madn lindecente-propaganda-sul-crollo-del.ponte di genova )del ponte Morandi,gli aumenti esagerati dei pedaggi e la dimostrata e criminale nullità dei lavori di manutenzione della rete autostradale italiana concessa ai Benetton,eppure nessuno è finito in galera.
Mentre le società di riferimento Atlantia e Spea sono sotto indagine per falsificazione appunto dei documenti sull'effettiva regolarità e idoneità di ponti,viadotti e tratti stradali,la politica ancora non i muove,la Lega fuori di giochi dell'esecutivo ora sbraita dimenticandosi di avere votato il così detto emendamento"salva Benetton"del 2008(madn salvini-ricordati-quello-che-hai-votato )le dimissioni milionarie dell'ad Castellucci(13 milioni di Euro)sono l'ennesimo colpo alle spalle delle vittime di Genova.
L'articolo di Contropiano(austostrade-la-criminalita )parla degli ultimi sviluppi e della vergognosa scelta di non fare,sia da parte della giustizia che del governo,ricordando ancora la privatizzazione selvaggia della rete autostradale italiana(madn privatizzare-regalando-autostrade-per.l gioia degli imprenditori )oltre la globalità delle azioni nefaste del gruppo Benetton che non finisce certo solo in Italia ma che emigra nel territorio mapuche in sudamerica(madn ritrovato-il-corpo-di-santiago-maldonado ).
Per non parlare dei milioni di Euro elargiti qua e là ai gruppi politici(Pd in testa)e della differenza e diseguaglianza siderale che passa in Italia riguardo al crimine e alla condanna con chiaro riferimento al Tav,per fare un esempio.

Autostrade, la criminalità seriale del gruppo Benetton.

di  Alessandro Avvisato 
In qualsiasi paese del mondo, se per fare soldi ammazzi parecchia gente, finisci in galera per un periodo piuttosto lungo. Se sei un’impresa, invece, e fai la stessa cosa in modo più “istituzionalizzato”, cominciano subito i distinguo.

In Italia, se l’impresa è di proprietà dei Benetton, da sempre benefattori dei partiti politici di qualsiasi orientamento, quasi ci si deve scusare per aver alzato un sopracciglio davanti a 43 morti sul Ponte Morandi.

Le cronache di questi giorni riferiscono delle modalità operative con cui dirigenti di Atlantia (la società del gruppo Benetton che controlla Autostrade per l’Italia) e della Spea (un’altra società dello stesso gruppo che si occupa della manutenzione delle stesse autostrade – alla faccia della “semplificazione efficiente” di cui dovrebbero essere portatori i “privati”) falsificavano la documentazione sullo stato di parecchi viadotti per evitare interventi di manutenzione ritenuti “troppo onerosi”.

Alcuni manager e dipendenti sono stati arrestati e messi ai domiciliari o altre misure cautelari; alcuni di essi sono stati anche “sospesi” dai rispettivi datori di lavoro, secondo l’antico scarico delle responsabilità sui sottoposti. Avessero bruciato un compressore in Val Susa li avrebbero invece messi in carcere per mesi o anni…

Si potrebbe anche dire che spetta alla magistratura verificare le responsabilità dei singoli, ma nella vicenda non è questo il punto principale. Le “tecniche” messe in campo per falsificare i rapporti sullo stato dei viadotti sono parte essenziale di una mentalità criminale che mette in conto un certo numero di morti e se ne frega totalmente, pur di evitare di spendere un po’ di soldi per manutenere il bene pubblico (le autostrade sono state costruite e sono di proprietà dello Stato, i Benetton hanno ottenuto solo la “concessione” a gestirle).

Mentalità criminale  talmente abituata a considerarsi “normale” e soprattutto intoccabile da continuare a falsificare i report anche dopo la strage di Ponte Morandi. Ossia dopo che “l’eventualità” di un disastro era diventata tragica realtà.

Stiamo parlando appunto della gestione di una proprietà e di un servizio pubblico, ancorché a pagamento parecchio esoso (in Germania o Austria, per dirne una, si paga un abbonamento annuale inferiore alla tariffa per un solo viaggio Roma-Milano). Dunque al “proprietario” – lo Stato italiano – dovrebbe certo interessare l’esito delle indagini e l’eventuale condanna (al terzo grado di giudizio, ovviamente, ossia tra molti anni, se non interviene prima la prescrizione), ma solo al fine di sapere con certezza a chi addebitare il conto dei danni e il costo del risarcimento alle vittime.

Ma di sicuro il suo primo atto – come per un qualsiasi proprietario che vede il proprio bene distrutto da colui cui l’ha dato in gestione o affittato – dovrebbe essere la revoca della concessione e quindi la ripresa del “bene” (Autostrade per l’Italia, la parte della rete in mano ai Benetton, neanche tutta la rete autostradale) sotto la propria gestione.

Perché la prima questione non riguarda le “responsabilità penali”, ma la capacità o la volontà di gestire le autostrade in modo che siano percorribili dai “clienti”. Il crollo di Ponte Morandi, insomma, è un fatto concreto che dimostra anche ai ciechi che i Benetton (e i sottoposti che ne eseguivano le direttive societarie) sono l’ultimo dei soggetti cui un normale “padre di famiglia” affiderebbe un proprio bene.

Questo andava naturalmente fatto già un anno fa, subito dopo la strage. Allora, infatti, c’era solo da prendere atto che quell’incapacità di gestione era un fatto accertato.

Si poteva sospettare – e l’abbiamo detto tutti subito – che ci fosse una colpa enorme di Atlantia nella, diciamo così, qualità infima della manutenzione del ponte. Allora…

Oggi l’inchiesta in corso mostra e dimostra che non c’era solo “disattenzione colpevole”, “incapacità gestionale”, “avarizia negli investimenti”. C’era la volontà criminale di evitare qualsiasi intervento serio di conservazione delle strutture – tutte le strutture controllate da quella società – sapendo perfettamente che erano all’ordine del giorno altri crolli e probabilmente altre stragi. Non è insomma un crimine occasionale, un errore fatto una volta. E’ una politica aziendale, una governance, insomma un crimine seriale…

Certo, gli elegantissimi Benetton non sono assassini sanguinari che sparano ai passanti (in Patagonia lo fanno per loro esercito e polizia). Loro “si limitano” a lasciar passare su ponti e gallerie automobili, incassando il pedaggio a fine tratta. Finché le strutture stanno su. Poi, quando crollano, si uniscono al dolore generale e scuciono (con grande pubblicità) un po’ di risarcimenti, che costano comunque molto meno della manutenzione che si sono evitati di far fare.

Leggiamo che nelle sedi di molti partiti c’è la volontà di limitare al massimo “il danno per i Benetton”, che dal canto loro stanno pensando di vendere la stessa Atlantia (sapendo probabilmente che l’età media dell’infrastruttura autostradale e l’evanescenza della manutenzione da loro assicurata  rendono ogni giorno più probabili altri crolli).

Nel Pd starebbero addirittura studiando la possibilità di dare il via libera alla revoca della concessione “soltanto per la regione Liguria”.

Quale audacia, quale indipendenza dalla multinazionale stragista, quale rispetto per le vittime…

Quando diciamo che bisogna nazionalizzare Autostrade ed altre infrastrutture strategiche, ci sembra di dire proprio il minimo. Quasi una banalità.

Per dei criminali seriali sembra decisamente fin troppo poco…

martedì 17 settembre 2019

L'ARRAFFONE FIORENTINO SALUTA IL PD


Per il Pd la scelta che era nell'aria da mesi di un Renzi che lascia il partito è tutto a parte che una cattiva notizia,e se il partito del Nazareno tenterà di rifarsi una verginità nel centrosinistra(abbiamo memoria lunga)ora lo potrà fare senza più avere con se la squallida figura del giglio fiorentino.
Che ricordiamoci bene aveva promesso di lasciare la politica dopo il referendum(madn renzipalloncini-e-stronzi-che.galleggiano )del 2016 ma che evidentemente il suo smisurato ego che come dice l'articolo di Left(il-partito-dellego )ha fatto affondare l'Italia consegnandola alla peggiore destra degli ultimi decenni,ha risvegliato le ambizioni di chi non ha avuto la poltrona nel nuovo governo targato Conte-Di Maio-Zingaretti.
Avrei pronosticato un affiliazione al nuovo partito di Toti(Cambiamo!),uscito da Forza Italia per gli stessi motivi di Renzi,voleva essere la primadonna assoluta di un partito dove anche se in pochi comunque sarebbe rimasto sempre il leader:le politiche espresse dai due alla fine sono molto simili.
Ma Renzi vuole evidentemente colmare il vuoto creando una forza centrista che si spartirà i pochi voti degli ex andreottiani con Berlusconi che stando ad oggi non ne vuole sapere di allearsi apertamente con Salvini e Meloni.
Diciamo pure che riferendomi alle righe sopra e delle politiche di destra che hanno segnato l'esecutivo del governo Renzi,la scissione dal Pd è stata la prima ed unica cosa di sinistra che abbia mai fatto,doveva esserci il promesso arrivederci a mai più ma l'arroganza e la sete di potere ci ha portati a questo.

Il partito dell’Ego.

di Giulio Cavalli
Alla fine è la sua natura: preferisce essere capo, esiste solo da capo e pur di fare il capo accetta di essere il capo di pochi, abbandonando un partito di molti. L’ego di Matteo Renzi è il suo principale avversario politico (sembra un alleato ma alla fine finisce sempre così, con tutti) e in nome del suo ego oggi l’ex segretario del Pd annuncerà la sua uscita dal partito per dedicarsi a una sua nuova creatura.

Lo farà da Vespa, e anche questo non stupisce: il salotto televisivo è un luogo in cui mostrarsi per intero, nella figura di leader come lo intendono questi politici 2.0, tutti spremuti a essere figure intere concentrate nel loro personale reality. E così il prode Matteo (l’altro, quello che avrebbe abbandonato la politica se avesse perso il referendum che poi ha perso) alla fine ha capito benissimo che facendosi il partito tutto suo (e i “suoi” gruppi alla Camera e al Senato) risulta indispensabile nella tenuta del governo, pur essendo minuscolo, come gli hanno insegnato gli andreottiani stili su cui si è formato.

E in fondo è solo un ulteriore passo della politica dell’Ego che sta prendendo piede in questi anni e che è riuscita a trasformare una pratica comunitaria e sociale (la politica, appunto) in un palcoscenico di protagonisti e di seguaci, senza nessuna funzione assembleare e senza nessun spirito che funga da collante.

Come nel film di Nanni Moretti la domanda che attanaglia molti (troppi) è sempre la stessa: “mi si nota di più se non vengo o se vengo e sto in disparte”? La funzione pubblica è riservata all’accrescimento della propria popolarità. Solo questo.

E ora, c’è da scommettere, sarà Renzi il nuovo Matteo che scorrazzerà tra le righe del governo illudendosi di poter fare il bello e il cattivo tempo. Perché il problema resta sempre lo stesso: cambiare i modi, oltre che le persone.

Buon martedì.