giovedì 13 maggio 2010

LE VERITA' SULL'OTTO PER MILLE

Vi siete mai chiesti dove andassero i soldi devoluti per l'otto per mille delle dichiarazioni dei redditi italiani?
Questa cifra,che piccola o grande sia sta a persona a persona ma che sommate arrivano a milioni di Euro,sono soldi che lo Stato pone di tasca sua per se stesso o per varie chiese che professano diverse religioni,ed i successivi articoli presi dapprima da"Senza Soste"a firma di Franco Marino(articolo del maggio 2006)e successivamente dal blog"Attualizzando"del giugno dello scorso anno(http://attualizzando.wordpress.com/2009/06/10/otto-per-mille/) ci aiutano a capire meglio questo meccanismo di spartizione di un'enorme massa di denaro.
Quel che è chiaro è che i soldi donati non finiscono tutti come vogliono farci credere i due beneficiari principali,lo Stato e la chiesa cattolica,rispettivamente per musei e nel sociale e per la chiesa in missioni.
Infatti lo Stato"investe"quasi tutto in guerre mentre la chiesa che già gode di innumerevoli vantaggi fiscali utilizza questi introiti per la manutenzione e la costruzione di nuovi edifici ecclesiastici(chiese,seminari ed uffici)mentre per la fame nel mondo rimangono solo briciole.
Inoltre è da ricordare che chi non decide di destinare il proprio otto per mille in pratica lo fa convogliare allo Stato o alla chiesa cattolica(le altre chiese-sette-religioni per motivi di onestà si sono tirate fuori da questi spartimenti)in percentuale delle scelte che sono a grosse linee sull'80% alla chiesa e il 15% per lo Stato.
Altro discorso quello del 5 per mille cui possono usufruire numerosi enti ed associazioni dove in pratica percepiscono questa percentuale fissa mentre il 3% rimane nel limbo delle scelte valide per l'otto per mille.
Il video conclusivo molto caustico come al solito è tratto dal sito"Don Zauker"dove viene riproposta in chiave ironica e veritiera lo spot della destinazione dell'otto per mille alla chiesa cattolica.

La truffa dell'8x1000.

Cosa significa 8 per mille?
Con il Concordato del 1929, lo Stato italiano si impegnò a pagare direttamente lo stipendio al clero cattolico, con il meccanismo della “congrua”. La congrua era una specie di stipendio assegnato dallo Stato italiano ai sacerdoti “in cura d'anime" (addetti cioè ai servizi di assistenza spirituale). Con il “nuovo” Concordato del 1984 si decise un nuovo meccanismo di finanziamento alla Chiesa cattolica, solo in apparenza più democratico in quanto allargato alle altre religioni: lo Stato decideva di devolvere l’8 per mille dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica (per scopi religiosi o caritativi) o alle altre confessioni o allo Stato stesso (per scopi sociali o assistenziali), in base alle opzioni espresse dai contribuenti sulla dichiarazione dei redditi.

Come funziona il meccanismo?
Ogni cittadino che presenta la dichiarazione dei redditi può scegliere la destinazione dell’8 per mille del gettito IRPEF tra sette opzioni: Stato, Chiesa cattolica, Unione Chiese cristiane avventiste del 7° giorno, Assemblee di Dio in Italia, Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, Chiesa Evangelica Luterana in Italia, Unione Comunità Ebraiche Italiane.
In realtà nessuno destina il proprio gettito: il meccanismo assomiglia di più ad un gigantesco sondaggio d’opinione, al termine del quale si “contano” le scelte, si calcolano le percentuali ottenute da ogni soggetto e, in base a queste percentuali, vengono poi ripartiti i fondi. Anche la mancata formulazione di un’opzione viene ripartita in base alle scelte espresse. Alcune confessioni, più coerentemente, lasciano allo Stato le quote non attribuite, limitandosi a prelevare solo quelli relativi ad opzioni esplicite a loro favore: cosa che non fa la Chiesa cattolica, ottenendo un finanziamento quasi triplo rispetto ai consensi espliciti ottenuti a suo favore. La distribuzione sui dati del 2001: 87,25% Chiesa Cattolica, 10,28% Stato, 1,27% Valdesi, 0,42% Comunità Ebraiche, 0,31% Luterani, 0,27% Avventisti del settimo giorno, 0,20% Assemblee di Dio in Italia. Va notato che su oltre 30 milioni di contribuenti, solamente il 39,62% ha espresso un’opzione e quindi solo il 34,56% della popolazione ha espresso una scelta a favore della Chiesa cattolica (che invece ha incassato l'87,25%), per un ammontare di 936,5 milioni di euro (quasi 2.000 miliardi delle vecchie lire).

Come vengono spesi i soldi?
La Chiesa Cattolica sembra che prediliga destinare i fondi ricevuti dallo Stato alle cosiddette “esigenze di culto” (47,2%): finanziamenti alla catechesi, ai tribunali ecclesiastici, alla costruzione di nuove chiese, manutenzione dei propri immobili e gestione del proprio patrimonio. Ovvio che non vedremo mai alcuno spot su queste tematiche: ai tanto strombazzati aiuti al terzo mondo, cui è dedicata quasi tutta la pubblicità cattolica, va guarda caso solo l’8% del gettito. Ma anche lo Stato non scherza. Come emerso a novembre 2006 dalle pagine di Repubblica, nell'ultimo anno di legislatura del governo Berlusconi l'8 per mille dato dai cittadini italiani per l'arte, la cultura e il sociale è finito nei fondi per la guerra in Iraq e solo una minima parte per la fame nel mondo.

Gli altri aiuti dello Stato alla Chiesa?
Tuttavia gli aiuti dello Stato alla Chiesa non finiscono qui: esiste un fondo speciale pagamento pensioni al clero dal disavanzo perennemente in rosso; è prevista l'esenzione fiscale totale, comprese imposte su successioni e donazioni, per le parrocchie e gli enti ecclesiastici; i pagamenti degli stipendi agli insegnanti di religione, nominati dai vescovi incidono per più di 500 milioni di euro sul bilancio statale; ci sono i finanziamenti alle scuole cattoliche ed in varie regioni, parte degli oneri di urbanizzazione a disposizione dei comuni deve essere destinata agli «edifici di culto». Infine, nell’ambito del Decreto Fiscale collegato alla Legge Finanziaria 2006, il Parlamento ha introdotto l’esenzione ICI per gli immobili adibiti a scopi commerciali per la Chiesa. Secondo stime dell’ANCI, il provvedimento comporta minori entrate per i Comuni nell’ordine di 700 milioni.

Che fare?
Abbiamo visto che non scegliere equivale a dare alla Chiesa Cattolica. Per questo, oltre alla classica scelta di devolvere l'8 per mille allo Stato sperando che questa volta non lo mandi in Afghanistan ma lo utilizzi per arte, cultura e ricerca, molte persone legate ad una cultura laica e di sinistra hanno scelto di devolverlo ai valdesi.

Il 5 per mille?
Il 5 per mille è un meccanismo che permette ai contribuenti di destinare a favore di determinati soggetti legati al non profit una quota pari al 5 per mille dell'IRPEF. Tale previsione normativa è inserita nell'ambito delle misure relative al "sostegno alle famiglie, alla solidarietà, alla ricerca e sviluppo".Il 5 per mille non è un'imposta aggiuntiva, lo Stato rinuncia alla quota del 5 per mille per destinarla alla finalità indicata dal contribuente. La scelta di destinazione del 5 per mille e quella dell' 8 per mille non sono in alcun modo alternative fra loro e inoltre questa scelta, come per l' 8 per mille, non comporta ulteriori esborsi per il contribuente. Quindi si può scegliere di destinarlo ad associazioni riconosciute del Comune di residenza, a Università ed enti di ricerca, a organizzazioni non governative come Emergency o Medici senza Frontiere o ad associazioni come Jalla (www.jalla03.org) che promuove il progetto Sport sotto l'assedio in Palestina a cui contribuisce anche il nostro giornale.

Otto per mille.

L’otto per mille è una fregatura colossale. Ci sono diversi punti un tantino schifosi nel suo meccanismo. Intendiamoci, io non sono contrario a priori all’otto per mille. Laicità significa anche garanzia della libertà di culto, altrimenti non è laicità ma ateismo. L’otto per mille dovrebbe essere un aiuto alle chiese al fine di permettere loro di vivere e praticare il loro culto. Funziona così? No, nemmeno lontanamente. Prima di tutto non tutte le chiese e le organizzazioni religiose usufruiscono dell’otto per mille. Tra tutte quelle esistenti solo la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, la Chiesa Cristiana Avventista del settimo giorno, le Assemblee di Dio in Italia, l’Unione delle Chiese Metodiste e Valdesi, la Chiesa Evangelica Luterana in Italia, l’Unione delle Comunità Ebraiche e lo Stato hanno diritto all’otto per mille. E gli altri? Che so, i Testimoni di Geova, i Wiccan, gli Islamici, i Buddisti, gli Indù… Nulla, non prendono un centesimo. Vi sembra giusto? A me no.
Ma non finisce qui. C’è il problema anche dell’otto per mille di coloro che non firmano. Solitamente si crede che esso vada allo stato invece viene subdolamente e fraudolentemente diviso tra gli aventi diritto all’otto per mille in base alle percentuali di chi ha firmato. In pratica se l’80% dei firmatari ha firmato per la Chiesa Cattolica Apostolica Romana, questa si piglia l’80% dell’otto per mille di chi non ha firmato. La solita disinformazione all’italiana fa in modo che la gente non lo sappia così molti atei o non cattolici non firmano. Attenti dunque! Se non firmate i vostri soldi se li pigliano lo stesso! Se volete far rimanere allo stato i soldi bisogna firmare per lo stato. Piccolo particolare: la ripartizione dei soldi dei non firmatari non è per tutti. Solo la Chiesa Cattolica Apostolica Romana e lo stato vi Partecipano. Le altre Chiese aventi diritto all’otto per mille hanno rinunciato a questa cosa per onestà.
E i soldi che vanno allo stato? In gran parte ritornano ancora alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana attraverso diversi meccanismi. Lo stato infatti dovrebbe usare questi soldi per opere umanitarie o per sostenere la cultura e l’arte. In un certo senso lo fa: restaura le chiese e finanzia le opere di bene della Chiesa.
L’otto per mille dato alla Chiesa Cattolica invece va a finire in mantenimento dei preti, investimenti vari e solo il 20%circa va in opere di bene. Complimenti! Si vociferava addirittura che la Chiesa Cattolica avesse investito in azioni di una ditta produttrice di armi, ma avere certezze non è facile visto che il Vaticano è uno stato straniero e noi non abbiamo il diritto di sapere dove finiscono e come usano i soldi che gli regaliamo!
Quest’anno ho dato il mio otto per mille ai Valdesi che si sono dimostrati una Chiesa seria e onesta. Speriamo che prima o poi si riesca a cambiare questo meccanismo truffaldino!
Trovate maggiori informazioni sul libro “La casta dei casti” edizioni Malatempora con introduzione di Franco Grillini. Altre informazioni ancora le potete trovare sul sito dell’UAAR (Unione Atei Agnostici Razionalisti).

mercoledì 12 maggio 2010

MANZO AL LIMONE E ACCIUGHE

La carne che quasi si scioglie al contatto del palato è una delle delizie più piacevoli per il piacere del mangiare in assoluto se si parla di stracotto e brasati in genere,e questa ricetta rientra ampiamente e di merito in questo contesto.
Merito di acciughe speciali,quelle sott'olio di Lampedusa e del limone il cui intreccio di sapori unito al sugo di cottura del manzo rendono una squisita gradevolezza a questo piatto abbastanza lungo come preparazione ma decisamente facile come svolgimento.
Ingredienti:
-manzo
-acciughe di Lampedusa
-limone
-dado normale
-dado vegetale
In una casseruola pittosto alta si fa scottare nel limone e senza condimenti la polpa di manzo girandola spesso su tutti i lati bagnando con poco brodo ottenuto dai dadi ma continuamente,in modo che la carne non si attacchi alla pentola ed allo stesso modo riesca a cuocere per la prima mezz'oretta in maniera uniforme.
Si uniscono le acciughe tagliate a pezzetti e si aumenta la dose del brodo abbassando la fiamma al minimo coprendo,e ad intervalli di venti o trenta minuti si gira il pezzo di manzo per circa tre ore stando attenti che l'intingolo non si esaurisca e che anzi sia abbastanza abbondante in modo da poter accompagnare il manzo nel piatto di portata.

UNA MARCETTA MARCIA

Come anticipato ecco un post su quella che doveva essere la nuova marcia su Roma organizzata dal Blocco Studentesco,emanazione anale di Casa Pound del ridicolo Iannone,ridimensionata molto nei numeri e nell'importanza mediatica che i neofascisti avrebbero voluto.
L'esiguo numero di ratti usciti dai tombini romani però non deve far abbassare il livello di guardia antifascista perchè fino a quando ci saranno anche solo poche centinaia di schifosi pronti a scendere in strada consci di poter essere impuniti nonostante manifestino palesemente contro la Costituzione italiana col culo parato da digossini e questorini e con l'avallo di 32 parlamentari del Pdl,c'è da stare con occhi ed orecchie aperti e mani e pugni pronti e colpire.
I vertici di Ca$$a Pound sempre più alleati e foraggiati dai padroni del Pdl non smettono nemmeno un attimo di piangersi addosso come successo anche stamattina con una notizia fresca in cui i cameratti di BS siano stati esclusi dalle liste delle elezioni universitarie del nord-est:l'articolo di"Liberazione"a firma di Paolo Persichetti pone la questione su come il lapalissiano razzismo e fascismo di questi imbecilli senza storia nè memoria sia tollerato dalle nuove correnti finiane e non contrastato seppur in maniera lieve e sottomessa come accade verso la xenofobia leghista.
Forse sotto sotto Fini tiene ancora la camicia nera?
O semmai i legami con i parlamentari di destra sono ormai talmente inscindibili da non distinguere più la destra che si dice riformista e pronta al dialogo da quella estrema e radicale?
Secondo me è tutta feccia da debellare con potenti ratticidi al più presto che lasciar scorrere troppa acqua sotto i ponti questi si fanno sempre più deboli.

Perché il razzismo di Casapound è tollerato?

Riflessioni sul presidio nazionale del camerata Iannone
Eran «quarantaquattro gatti in fila per sei col resto di due». E’ finita proprio così, come recita la filastrocca che vinse lo zecchino d’oro nel 1968, il sit-in nazionale del Blocco studentesco, emanazione di CasaPound, che si è tenuto ieri a Roma. Poche centinaia di militanti raggruppati nell’angolo di una piazza troppo grande per loro. In giro nemmeno l’ombra delle migliaia che avrebbero dovuto marciare sulla Capitale come preannunciato alla vigilia. Era dunque infondato l’allarme lanciato nei giorni scorsi dall’Anpi (per altro ritiratasi all’ultimo momento dopo aver acceso la miccia), ripreso da un folto gruppo d’intellettuali e personalità, dalle forze politiche di sinistra e dai Centri sociali che hanno dato vita ad un presidio di protesta, anche questo senza grande partecipazione. La forte opposizione della sinistra romana aveva spinto la questura a vietare inizialmente il corteo chiesto dai «fascisti del terzo millennio». Scelta molto “maliziosa” che ha accresciuto le polemiche e acceso i riflettori sulla vicenda. La sinistra si è divisa, Piero Sansonetti e Massimo Bordin hanno firmato, insieme ad altri, un appello in difesa del diritto di manifestare per chiunque. CasaPound non ne aveva gran bisogno perché ha incassato l’appoggio di 32 parlamentari del Pdl e di due consiglieri capitolini del centrodestra, Ugo Cassone e Luca Gramazio. Ricevuti dal comprensivo sottosegretario agli Interni Alfredo Mantovano hanno ottenuto la possibilità di una manifestazione stanziale, conclusasi prima del previsto. Tuttavia l’accorta messa in scena disposta in piazza, l’assenza di vessilli e cimeli del fascismo storico, le bocche chiuse e la comunicazione affidata solo ai portaparola ufficiali, lo sfoggio di retorica giovanilista e vitalista con un target studentesco ben preciso, l’estetismo autocontemplativo, il «siamo belli come il sole», «17 anni tutta la vita», «giovinezza al potere» che rinviano ad una sorta di impoliticità ormonale, di onanismo ideologico, di acne militante, le canzoni di Rino Gaetano e Vasco Rossi, non cancellano la lunga lista di aggressioni, spedizioni punitive, iniziative contro i disabili, xenofobia, brindisi alla Shoa. Contrariamente a quanto accadeva alla destra radicale non stragista degli anni 70, questa formazione non vive ai margini del sistema ma è la micropropagine ultima del blocco politico-sociale attualmente al governo. Il 20 marzo aveva suoi uomini tra i ranghi del servizio d’ordine della manifestazione che il Pdl ha tenuto a piazza san Giovanni. Dietro l’aria scapigliata e le imitazioni futuriste, tra un pestaggio e l’altro, si intravede la voglia di poltrone negli assessorati e le municipalizzate. In attesa appalta per conto del Pdl, dietro copertura politica e sostegno materiale, il tentativo di penetrazione nel sociale e nelle scuole. A questo punto almeno una domanda è d’obbligo: l’ala del Pdl che fa capo a Fini trova inaccettabile solo il razzismo propugnato dalla Lega e nulla ha da dire su quello di CasaPound? Permangono un’ambiguità di fondo e dei legami sotterranei mai recisi.

martedì 11 maggio 2010

SBIRRI MERDE

Nonostante la repressione poliziesca dettata dal regime di destra stia mietendo sempre più vittime è da segnalare pure il fatto che la voce contro,di chi denuncia e lotta,di chi non sta zitto e subisce ma alza la testa e combatte si fa sentire sempre di più anche se i massmedia(al contrario di quel che afferma il premier cerebroleso)dittatoriali cercano di smorzare i toni.
Ma evidentemente quando i fatti sono troppo grandi ed alla luce del sole,ovvero talmente lampanti visto che ci sono video e parecchie testimonianze a carico,neppure i telegiornali del padrone e su tutti Tg4,Studio Aperto e il Tg1 non possono non dare risalto a notizie come quella del pestaggio di Stefano Gugliotta,il ragazzo massacrato senza motivi da vari sbirri a Roma.
Ed è fortunato questo giovane che ancora può parlare visto che altri ragazzi come Federico Aldrovandi,Marcello Lonzi e Stefano Cucchi non possono più farlo ma per loro parlano i loro genitori,parenti ed amici:inizi di pestaggi banali come quelli accaduti mercoledì scorso hanno purtroppo avuto esiti tremendi e tragici negli ultimi anni,culminati con la morte dei torturati.
Il video di YouTube documenta il pestaggio commentato dal Tg3 di oggi dove parla pure un sindacalista degli sbirri che chiaramente davanti alle telecamere parla d'indignazione verso i poliziotti picchiatori ma che comunque aspetta l'evolversi delle indagini intanto che Stefano è ancora in carcere tutto rotto per niente,e pure il boss Manganelli parla di sicure punizioni verso i colpevoli"se"verranno accertati abusi di potere...insomma abbiamo già capito che si troverà qualche capro espiatorio per queste merde in divisa che nulla pagheranno per l'oltraggio perpetrato ai danni di una persona incolpevole.
Da aggiungere il fatto rimarcato pure dai legali della vittima dove si evidenzia il fatto che il giovane sia incensurato a difetto di quello detto dalla questura...embè che importa se una persona sia stata o meno già giudicata?Cosa ne sanno gli sbirri che nemmeno hanno chiesto un documento d'identità ed hanno cominciato subito a manganellare?
Uno degli innumerevoli articoli sparsi in Internet in questi giorni riguardanti il caso Gugliotta è quello del Corriere preso da Indymedia.Lombardia,telecamere installate ma anche video di telefonini o macchine fotografiche stanno sempre più diventando un'arma a doppio taglio per chi voleva più sicurezza per le strade,col passare del tempo si può confermare che i veri criminali sono quelli in divisa!

Sul pestaggio di Roma.

In cella dopo il pestaggio : «Intervenga il governo». Il ragazzo del video: non so perché sono qui. La visita di Idv e Radicali. Il capo della polizia: subito un'ispezione.
ROMA - «Ho sbagliato: non portavo il casco. Il pub era lì vicino e pensavo che non ci avrei messo tanto: pagherò la multa. Ma c’era davvero bisogno di picchiarmi?». Stefano Gugliotta ha lo sguardo di chi non capisce cosa stia accadendo. Di chi, come spiega lui stesso, «non sa perché si trova in carcere». Su un lettino del centro clinico di Regina Coeli, il ragazzo di 25 anni arrestato mercoledì scorso per gli scontri dopo Roma-Inter risponde alle domande del senatore dell’ivd Stefano Pedica. Sorride ogni tanto, ma non riesce a mascherare il nervosismo. «Con lo stadio non c’entro — giura — non c’ero nemmeno andato. Ho cenato a casa con i miei genitori e sono uscito all’inizio del secondo tempo per festeggiare il compleanno di mio cugino. Loro, i poliziotti, non mi hanno chiesto nemmeno i documenti».
Ma ci sarebbe di più. «Al ragazzo— rivela il senatore Pedica, che oggi andrà dal pm — i poliziotti avrebbero chiesto di firmare un foglio con una "x" già sbarrata, dove si leggeva che avrebbe rifiutato visite mediche supplementari, ma lui si è opposto. Solo dopo ha potuto firmare un foglio con le caselle ancora vuote». Un comportamento «che fa riflettere», commenta Ilaria Cucchi, sorella di Stefano. Gugliotta ha un dente rotto, una ferita alla testa suturata con sei punti e diversi segni di colpi inferti con un corpo contundente su schiena, braccia e fianchi.
«Mio figlio non dorme, la ferita alla testa fa impressione— precisa la madre, Raimonda —. Mi ha raccontato che mentre lo picchiavano avevano la bava alla bocca». A Regina Coeli, secondo Mario Staderini, dei Radicali, c’è un altro ragazzo, un tifoso, con lesioni a una vertebra dopo essere stato investito da un’auto della polizia. «Quella sera— ricordano gli amici degli altri 8 arrestati — i poliziotti davano la caccia a un ragazzo con il giubbotto rosso che da uno scooter aveva tirato dei sassi contro di loro». Una descrizione che poteva rimandare a Gugliotta.
Il suo avvocato, Cesare Piraino, ha consegnato una memoria al pm Francesco Polino nella quale si chiede di identificare tre agenti, tra i quali un funzionario. Il legale del giovane (che ha un precedente per rapina e una segnalazione per consumo di droga seguita a un incidente) ha depositato anche un elenco di 14 persone pronte a testimoniare e consegnato al magistrato i due video. «C’è un’inchiesta in corso. Il questore Caruso ha detto che saranno verificate le responsabilità, se ci sono», ha spiegato il ministro dell’Interno Maroni, che assicura: «I responsabili saranno puniti». Oltre ai Radicali e al Pd, che con due interrogazioni hanno chiamato in causa il governo, interviene Paola Frassineti (Pdl), vicepresidente della commissione Cultura e Sport della Camera: «Si è trattato di un brutale pestaggio». E in Questura, su impulso del capo della polizia Antonio Manganelli, è già partita «una rigorosa attività ispettiva » , per verificare eventuali «eccessi e abusi che saranno perseguiti e sanzionati».

CAMERATTI A MASSA


Ennesime esternazioni d'intelligenza dettata dalla loro fresca giovinezza quelle dei giovani e non di Fogna Nuova e di tutto il corollario che come mosche s'attaccano alla merda madre,ovvero Ca$$a Puond,Sblocco studentesco e altri gruppuscoli d'estrema destra.
Qui precisamente mi riferisco ad un incontro avvenuto a Massa(della grande manifestazione del Blocco che doveva essere la nuova marcia su Roma e che è stata un flop clamoroso ne parlerò a breve)con il boss Fiore(pluricondannato ma autoesiliatosi a Londra fintanto che i termini di prescrizione non fossere decaduti)che da emerito imbecille ha voluto dire la sua sulla pillola abortiva.
Di contro numerose realtà non solamente antifasciste della zona hanno manifestato al di fuori del teatro sede dell'evento in maniera pacifica contestando civilmente i pochi fascisti,e questi hanno tacciato le donne favorevoli all'aborto con cori come"stupratele tanto abortiscono"il che calza a pennello con questi integralisti cattolici che tanto non si discostano da quello che combattono,ovvero i fondamentalisti islamici,visto che per tutte e due le correnti di pensiero le donne contano zero.
I due articoli(il primo de"L'Unità"di ieri)sono presi da Roma.Indymedia e ribadiscono il concetto onnipresente in questo blog:i cameratti stanno bene nelle loro fogne!

Il nuovo INNO di battaglia DEI CAMERATI :" Stupratele tanto abortiscono ".
Ecco i bravi ragazzi innocui di Fiore.

RU486, Fiore contestato a Massa. E c'è chi grida: «Stupratele tanto abortiscono»
Momenti di tensione, a Massa, al termine di un convegno sulla RU486, al quale ha partecipato Roberto Fiore, segretario nazionale di Forza Nuova. Alla fine dell'incontro, fuori dal teatro, un gruppo di donne favorevoli all'aborto e che avevano contestato Fiore sono state apostrofate da alcuni giovani presenti all'iniziativa, che hanno gridato «Stupratele che tanto abortiscono».
A pochi metri di distanza dal teatro sede del convegno, si è svolto anche un sit-in di forze di centrosinistra e associazioni, per manifestare pacificamente la loro contrarietà all'incontro e alla presenza di Fiore.
Non ci sono stati scontri, anche grazie al copioso schieramento di forze dell'ordine.
Per evitare che un cameraman di una tv locale riprendesse la scena delle grida contro il gruppo di donne, altre persone hanno cercato di sottrargli la telecamera, minacciandolo di non rientrare in teatro. Fiore si era già allontanato.

I neofascisti di Forza Nuova a convegno: stuprate le donne, tanto abortiscono.

Vengono a casa nostra, sono neri e vogliono stuprare le nostre donne. No, non è l’ennesimo manifesto razzista dell’ennesimo gruppo neofascista che tenta di conquistarsi un pò di notorietà mediatica, ma solo il modo in cui, ieri, i fascisti di Forza Nuova hanno scelto di rappresentare se stessi.A Massa, cittadina toscana poco lontana da Carrara, storico baluardo dell’antifascismo e dell’anarchia, i militanti del partito neofascista guidato da Roberto Fiore, già condannato dalla magistratura per banda armata e associazione sovversiva in merito alla costituzione di Terza Posizione, erano riusciti ad organizzare un convegno su fede, aborto e vita, venendo ospitati presso il Teatro dei Servi, riempito da una ventina di militanti e dalla presenza, per alcuni minuti, anche dell’illustre leader nazionale.
Fin dall’inizio del convegno, protetto da un ingente stanziamento di forze dell’ordine dell’area, vicino al teatro la “Massa antifascista”, con adesioni di Federazione della Sinistra, Partito Democratico, Arci, Anpi e altre realtà politiche e studentesche, aveva indetto un partecipato presidio con cui è stato chiesto al sindaco della città Roberto Pucci, eletto due anni fa con il sostegno dell’allora Sinistra Arcobaleno, di redarre una carta da far sottoscrivere ad ogni soggetto politico desideri utilizzare uno spazio pubblico affinché questo “accetti i valori della Costituzione e della Resistenza e riconosca il martirio dei partigiani”.Un provvedimento apparentemente superfluo ma scaturito dall’esperienza per cui spesso spazi cittadini pubblici e, talvolta, istituzionali, sono messi a disposizioni di gruppi e gruppuscoli che non nascondono il loro odio verso la Costituzione democratica di questo Paese, ancora oggi attuata poco e male.
Ma, come anticipato, i fascisti presenti hanno offerto il loro lato peggiore solo al termine del convegno, quando hanno allontanato sei o sette donne dell’associazione “Usciamo dal Silenzio”, nata nel 2005 al fine di difendere la legge 194 sull’aborto, intervenute per rivendicare la libertà di scelta della donna e contestare la presenza di Roberto Fiore. Proprio nel corso di questa impavida azione, infatti, alcuni militanti di Forza Nuova avrebbero inveito contro le donne, alla presenza della stampa, urlando “stupratele, tanto poi abortiscono”.Un giornalista dell’emittente locale Antenna3, accusato di aver difeso le donne dalla violenta aggressione verbale, ha poi visto andare in frantumi la sua telecamera prima di essere a sua volta allontanato.

domenica 9 maggio 2010

PRECISAZIONI SUGLI ALPINI

Complice l'invasione di mezzo milione di alpini per l'adunata nazionale a Bergamo vorrei spendere un paio di parole su questa festa e sul corpo di questi militari,che come tali devono essere considerati visto che l'uomo finisce dove inizia il soldato.
Queste adunate che altro non sono che occasioni per sbronze colossali e per ritrovarsi tra vecchi e nuovi amici,e fin qui nulla di male,sono pure l'ostentazione dell'appartenere ad un popolo,quello italiano,che negli ultimi decenni è più una vergogna che un pregio.
Innanzitutto perchè militarmente parlando"grazie"alle audaci scelte fatte durante l'ultimo conflitto mondiale abbiamo perso la guerra con la coda tra le gambe e qui gli alpini,(che nel corso della storia dalla nascita del loro corpo avvenuta ufficialmente nel 1872 hanno per forza seguito l'andazzo prima dei monarca,poi del dittatore e poi dei governi)dopo l'armistizio del 1943 in egual misura hanno scelto di aderire alla Rsi o ai partigiani,ed ultimamente da comprimari nelle varie missioni di"pace"o come cani da guardia nei Cie.
E proprio in queste ultimi eventi gli alpini hanno saputo dare il meglio di loro stuprando,assassinando bambini e civili e di nuovo violentando e segregando gli immigrati:così facendo come in tutti gli ambiti che allargando il discorso includono le forze dell'ordine e tutti i militari,hanno infangato il loro nome per quel di buono(seppur non molto)hanno saputo operare nel corso di quasi 150 anni.
Vedere Bergamo e provincia piene di tricolori così sporchi,patetici ed ipocriti riempie di tristezza il cuore e più che all'orgoglio che"giustamente"dovrebbe suscitare la visione della bandiera della propria nazione l'infamia e la vergogna supera di gran lunga questo sentimento.
Ne dobbiamo fare di strada con parole e soprattutto fatti prima che l'emozione di sventolare un vessillo tricolore non sia solo appannaggio di fascisti e di trionfatori dei mondiali di calcio.
Contributo tratto da Indymedia Lombardia che ha strappato un articolo di Bgnews che ha tracciato il profilo del raduno degli alpini sotto il lato economico..e ne girano di Euro!

[Bergamo] ADUNATA ALPINI. Chi ci guadagna?

Un giro d'affari di 65 milioni.
Secondo l'Ascom, ognuno dei 400-450 mila alpini che arriveranno a Bergamo per l'83esima adunata che vivrà il clou da venerdì 7 a domenica 9 maggio, spenderà in media 150 euro per un totale che oscilla tra i 60 e i 68 milioni.Un bel giro d'affari, spiega Enrico Netti sul Sole 24Ore, che ricadrà sul territorio soprattutto legato al vitto, all'alloggio, alle "bevande", alle bandiere.In effetti 40 milioni circa serviranno per l'acquisto di generi alimentari, altri 8 saranno spesi nei bar, 2 nei ristoranti, uno e mezzo in hotel, bed&breakfast, agriturismo, mezzo milione in campeggi e affittacamere, 800mila nei panifici.Il tricolore che sventola dappertutto, ma proprio dappertutto, già si sa, è frutto di una fornitura che vale circa duecentomila euro di un'azienda della Valgandino che ha tessuto 120mila bandiere e un migliaio di striscioni.Mentre per il vino, il Consorzio di tutela del Vacalepio ha prepararo centomila bottiglie di rosso doc con tanto di etichetta commemorativa il cui prezzo varia, a seconda di dove si vende, dai 4 agli 8 euro. Non mancherà la grappa: già si vede nei bar la bottiglia a forma di cappello che costa attorno ai 16 euro, mentre quella con un cappello all'intero è sui 19 euro.I ristoranti e le trattorie hanno messo a punto menu a prezzi fissi (vini esclusi, naturalmente) che vanno dai 15 ai 20 euro anche se gli alpini si portano appresso di solito un bel po' d scorte: dal pane al salame alla farina per la polenta.....A proposito di ristoro, quattro le aree in allestimento gestite da ditte di catering, come la Mazzuccato di Padova che propone 800 posti a sedere e porterà con sè: 270 fusti di birra da 30 litri, 1.200 bottiglie di vino, 2 botti da 25 litri di grappa, 12 quintali di salamelle, 7 di spiedini e 170 chili di baccalà alla vicentina.

sabato 8 maggio 2010

LE GRANDI OPERE(DEL MALE)

Intreccio molto cupo ed intricato quello che si sta profilando dagli interrogatori che stanno riguardando le collusioni tra il Vaticano,i grandi appalti per il G8,la politica e loschi figuri come il costruttore Anemone e Balducci.
Le conquiste di appalti importanti da parte di Anemone e le sue amicizie personali con Bertolaso ed il cerimoniere del Papa Camaldo sono più di un campanello d'allarme per le evidenti implicazioni di corruzione del costruttore nei confronti di chi queste opere le appalta.
E poi parliamo pure della compravendita di case e palazzi tra amici di amici,politici come Scajola che è solo l'ultimo caso,funzionari statali ed alti prelati,insomma un legame a doppio filo tra massoneria ed Opus Dei,due organizzazioni criminali che si arricchiscono da sempre con i soldi degli italiani.
Articolo tratto da Roma.Indymedia.

Il superteste racconta: portavo il costruttore dal cerimoniere del Papa.

Gli incontri di Anemone con monsignor Camaldo.E Don Evaldo rivela: altri sacerdoti sapevano dei soldi.

Appartamenti trasformati in dimore di lusso grazie alle ristrutturazioni compiute dalle imprese di Diego Anemone. A beneficiarne erano «politici e prelati», così come ha raccontato Laid Ben Hidri Fathi, l'autista di Angelo Balducci, che del costruttore era diventato collaboratore. Di fronte ai magistrati di Perugia l’uomo ha cominciato a fornire dettagli e identità.

E ha svelato: «Ero io ad accompagnare Diego agli incontri con queste persone. Ricordo in particolare che era in rapporti con monsignor Francesco Camaldo». Si tratta del cerimoniere del Papa, per quindici anni segretario particolare del vicario di Roma cardinal Ugo Poletti. I legami con il Vaticano sono uno dei filoni principali dell'indagine sugli appalti dei Grandi eventi, soprattutto dopo la scoperta che una delle «casseforti» dell'imprenditore era gestita da don Evaldo Biasini, 83 anni. Ma anche perché alcune compravendite di case passavano proprio da enti religiosi come «Propaganda Fide», di cui Balducci era consigliere. Dimore che sarebbero state acquistate seguendo la procedura già scoperta nel caso del ministro Claudio Scajola. L'attenzione della Guardia di finanza si concentra su 15 operazioni sospette: trasferimenti di denaro dai conti di Anemone a quelli dei suoi prestanome— in particolare il geometra Zampolini e la segretaria Alida Lucci—e poi trasformati in assegni circolari da versare al momento del rogito.

Gli incontri.
Il testimone—che aveva ricevuto il compito di gestire una serie di conti correnti di Anemone e per questo aveva ottenuto anche la delega ai prelevamenti per contanti—non fornisce dettagli sui contenuti dei colloqui. Ma è preciso nel riferire in quali occasioni portò Anemone da monsignor Camaldo. Sinora l’inchiesta aveva fatto emergere una buona conoscenza tra il prelato e Balducci. Tanto che quando il provveditore è stato arrestato, monsignor Camaldo ha commentato: «Sono molto addolorato, è una persona di assoluta limpidezza morale, conosciuta e stimata in Vaticano da tanti anni, sono certo che dimostrerà la sua completa estraneità alle accuse». Adesso si intravede una rete più ampia. Anche perché nel 2008 lo stesso prelato finì nell'inchiesta avviata dal pm Henry John Woodcock su Vittorio Emanuele di Savoia, sospettato di complicità con alcuni faccendieri inseriti nella massoneria. Per quale motivo incontrava Anemone? Tra gli interessi comuni c'erano soltanto acquisiti e ristrutturazioni di appartamenti, come racconta Hidri Fathi? È presumibile che monsignor Camaldo venga ascoltato dai magistrati di Perugia quando saranno terminati gli accertamenti sulle 15 operazioni sospette emerse nell'indagine.

Rogiti e assegni.
Nell'elenco delle persone da interrogare c'è anche il notaio Gianluca Napoleone che ha stipulato tutti i rogiti delle operazioni immobiliari gestite dall'architetto Angelo Zampolini. E sono proprio quelle «anomale» movimentazioni di denaro scoperte sui suoi conti presso la Deutsche Bank e su quelli della Lucci a celare — secondo i pubblici ministeri Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi— l'acquisto di case che Anemone avrebbe poi intestato ai politici, ai funzionari statali e a quei religiosi che lo avrebbero agevolato nella concessione degli appalti pubblici, ma anche nei lavori di ristrutturazione di interi stabili. Per questo, oltre alle verifiche effettuate presso istituti di credito e banche dati finanziarie, l'interesse degli investigatori si concentra sulle mappe catastali per rintracciare eventuali cambi di destinazione d’uso e verificare i proprietari degli appartamenti che spesso risultano intestati a società.

I sacerdoti.
In questo vorticoso giro di case si inseriscono gli affari gestiti da Balducci e Anemone attraverso «Propaganda Fide» e soprattutto la Congregazione del preziosissimo sangue di cui era economo don Evaldo Biasini, che nella sua cassaforte conservava contanti messi a disposizione del costruttore in caso di emergenza. Il sacerdote, missionario in Africa, ha poi raccontato di aver messo a disposizione del costruttore i conti dell'Ente, di fatto utilizzati per depositare assegni e prelevare contanti.Leggendo il verbale della perquisizione nella sede dell'Istituto dai Ros, si scopre che oltre a don Evaldo altri preti erano a conoscenza delle strane movimentazioni effettuate per favorire il costruttore. Afferma il sacerdote: «Sui depositi della Congregazione, intestati a me perché rivesto la carica di economo, sono autorizzati ad operare don Giuseppe Montenegro quale rappresentante legale e don Nicola Giampaolo, direttore di Primavera missionaria che ha sede ad Albano Laziale» cioè dove si trova anche la Congregazione.

venerdì 7 maggio 2010

PER CIARRAPICO DUE LAMPIONI!


Che palle con questo marcio revisionismo di personaggi che dovrebbero stare appesi a testa in giù,e tra questi Giuseppe Ciarrapico(dovremmo però appaiare un paio di lampioni visto la stazza di questo maiale)ultimamente ripassato per le cronache come l'ennesimo indagato Pdl,uno al giorno oramai e manco che si facessero un giorno di galera.
Notoriamente e storicamente amante della camicia nera e dell'ignoranza questo spregevole suino che pubblica con i contributi statali riviste dove si elogia il fascismo(ricordiamocelo che la Costituzione ha una legge ormai inascoltata che è quella sull'apologia di quella ideologia se di idea si può parlare quella del fascio visto che solitamente un'idea rappresenta una cosa positiva e che porta a migliorie),indagato dalla magistratura per una frode di ben 22 milioni di Euro dello Stato rubati mentendo sulle reali capacità d'azione della sua casa editrice che fortunatamente viene cagata da pochi cerebrolessi che guardano solo le figure.
Un conto è stampare libri di storia spiegando il fascismo,il comunismo,il buddismo e tutto quello che si vuole mantenendo un profilo storico distaccato,un altro paio di maniche è appoggiare pienamente l'operato di una testadicazzo come Mussolini che ha fatto fare all'Italia un balzo indietro di parecchi anni lasciando il nostro paese sul lastrico,altro che le grandi opere che ha fatto,l'unica cosa buona che il duce di merda ha compiuto è stato il portfolio di Piazza Loreto!
Il contributo oltre a trattare questo aborto umano come si deve,ovvero da cisterna di merda,pone l'attenzione sul fatto che molti viaggi nostalgici dei fascisti a Predappio sulla tomba del loro boss che è morto mentre scappava dall'Italia travestito da soldato tedesco(onore al duce l'impavido condottiero di sti cazzi...ahah...ricordiamoci pure questo!)sono sovvenzionati dalle tasse di tutti i cittadini...con lanciafiamme ad accoglierli!
L'articolo segnalato dal sito"antifa.org"è di"espresso.repubblica.it"mentre il link successivo di wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Giuseppe_Ciarrapico è una piccola biografia di un mentecatto che siede al governo di una nazione nata dall'azione antifascista,vergogna a lui ed a tutte le teste di merda che votano Pdl ed i loro alleati,fatevi-ci un favore...sparatevi!

Dal Duce a spese nostre.

Dal Duce a spese nostredi Gianluca Di FeoCon i contributi pubblici per l'editoria, Ciarrapico pagava anche le trasferte dei neofascisti sulla tomba di Mussolini a Predappio. Un risvolto inedito emerso dall'indagine della procura di RomaTutti dal Duce, tanto paga lo Stato. Giuseppe Ciarrapico siede nel parlamento della Repubblica nata dalla sconfitta del fascismo ma non ha mai negato la sua passione per la camicia nera. E questa sua dedizione alla causa mussoliniana emerge anche dall'indagine della magistratura, che lo accusa di avere frodato ventidue milioni di euro: soldi pubblici destinati a sovvenzionare l'editoria e ottenuti mentendo sui conti e sulla reale proprietà del suo impero editoriale.In un file intitolato "Edizioni Giuseppe Ciarrapico" contenuto in una pen drive sequestrata nel 2007 dalla Guardia di Finanza a una collaboratrice dell'attuale parlamentare Pdl, si scopre il vero uso di un fido da 75 mila chiesto per «un'iniziativa editoriale relativa a un'opera di Gianpaolo Pansa». Pansa è l'autore, tra l'altro, de "Il sangue dei vinti" sulle esecuzioni sommarie commesse da alcuni ex partigiani all'indomani del 25 aprile 1945. Ma Ciarrapico ha liberamente interpretato la questione organizzando con i quattrini dello Stato (il fido sarebbe stato saldato con i contributi per l'editoria) una grande gita collettiva al sepolcro di Benito Mussolini.In questa contabilità parallela si scrive infatti che con il fido viene pagata una trasferta in autobus a Predappio. Il file riporta due voci: "10.780 euro per pulmann Predappio" e "7.370 Rosati per servizio Predappio". La seconda spesa dovrebbe indicare un servizio di catering fornito dal bar Rosati di Piazza del Popolo, che secondo le indagini appartiene allo stesso Ciarrapico ed è uno dei più noti della capitale.Sul Web c'è ancora traccia di una comitiva organizzata il 28 ottobre 2007 dalla associazione Campo della Memoria, «d'accordo con il dottor Giuseppe Ciarrapico, la X Mas e la federazione combattenti Repubblica sociale». Sono le principali organizzazioni di reduci repubblichini, molto care a Ciarrapico: gruppi che non raccolgono soltanto veterani novantenni che scelsero di andare a Salò ma hanno una platea crescente di giovanissimi neofascisti come dimostrano i siti che hanno rilanciato la trasferta a Predappio.A Predappio si va per un solo motivo: "Rendere omaggio alla tomba di Benito Mussolini", come spiega l'annuncio della comitiva. La data poi ha un forte valore simbolico: è quella del 85mo anniversario della marcia su Roma, la fine della democrazia. L'avviso rimasto sulla Rete offre un autobus cinquanta posti per i camerati romani. Ma dalla spesa si può dedurre che i fan del Duce partiti grazie alla sovvenzione del "Ciarra" dovevano essere parecchi: almeno tre pulman.Ai magistrati della procura di Roma tutto questo interessa per dimostrare tutta la falsa contabilità con cui - secondo l'accusa - il parlamentare si sarebbe fatto consegnare 22 milioni di euro di denaro pubblico: fondi destinati ad aiutare l'editoria e finiti indirettamente anche per pagare i picnic in camicia nera. Perchè anche il fido servito a finanziare la spedizione repubblichina poi confluiva in quei bilanci beneficiati dal denaro dei contribuenti italiani.E in tema di saluti romani nell'ordinanza dei giudici c'è la ricostruzione di un altro episodio diventato celebre: i manifesti fatti stampare da Ciarrapico nell'autunno 2007 contro la svolta antifascista di Gianfranco Fini e affissi in tutte le strade di Roma. Poster che mostravano il leader di An con il braccio teso e la scritta "Fini, una garanzia ideale e politica". Quando la Digos convoca il responsabile della tipografia per interrogarlo come testimone, Ciarrapico gli telefona e lo invita a tacere. Viene intercettato mentre lo apostrofa: "Tu gli devi dire che non hai motivo di rispondere...Io non devo rendere conto a nessuno...Rendo conto al mio amministratore delegato che è il dottor Giuseppe Ciarrapico". E dopo l'interrogatorio, il "Ciarra" chiama direttamente la questura per protestare: «Nella mia azienda è stato prelevato un dipendente...». Sostiene che questo era avvenuto senza informare l'autorità giudiziaria «circostanza appresa direttamente dal procuratore capo di Frosinone». Solo sei mesi più tardi Francesco Storace rivelò che i manifesti erano opera di Ciarrapico: «Mi ha telefonato e mi ha detto: Hai visto cosa gli ho fatto...».(05 maggio 2010)

giovedì 6 maggio 2010

ATENE E L'EUROPA

Gli scontri di Atene non hanno lasciato indifferenti i massmedia mondiali che quando c'è puzza di morte si avventano come avvoltoi sulle carcasse di uno Stato sull'orlo di una guerra civile e non s'interessavano dei greci quando la destra era al comando e a furia di speculazioni s'indebitava e nessuno dei maggiori mezzi d'informazione aveva detto nulla.
Ora che il vaso ha traboccato e di tanto tutti si sono precipitati nella capitale ellenica per vedere di sfruttare la crisi greca che sta tirando giù altri stati europei come Spagna,Portogallo ed Irlanda...e pure l'Italia non sarà immune da questa tragedia che nessuno vuole pagare(i responsabili se ne lavano ampiamente le mani restando nell'oscurità)e di sicuro io la crisi loro non voglio nemmeno pensare minimamente a sborsare qualcosa!
L'articolo tratto da"Senza Soste"apre scenari devastanti che interesseranno molti paesi europei compreso il nostro intanto che i politicanti se la ridono quasi dicendo che questa nuova crisi non ci sfiorerà nemmeno...vedremo!

Oggi in Grecia domani in Italia?

Sappiamo come verranno utilizzati dai media internazionali i tre morti, tragico effetto non desiderato, a seguito dell'assalto dei manifestanti alla Marfin Bank di Atene. A differenza delle migliaia di contadini afghani vaporizzati al suolo nei villaggi da parte degli aerei della Nato, velocemente rimossi dai media come effetti collaterali, questi tre morti saranno valorizzati non come drammatico frutto del caso ma come vittime della cieca violenza estremista contro l'ineluttabile "risanamento" dei bilanci dello stato greco.

I media internazionali sanno valorizzare il loro ruolo di produttori di notizie che costruiscono, su scala globale, gli argomenti utili a riconoscere necessità e legittimazione della gabbia d'acciaio della speculazione finanziaria che avvolge il pianeta. Nel nostro paese questi argomenti contro i manifestanti troveranno prima o poi accoglienza specie in quel genere di sinistra dove, da oltre vent'anni, la condanna isterica dei comportamenti di massa è precondizione per lo svolgersi di una carriera politica.Tuttavia l'esercizio di ricerca del mandante dei morti di Atene porta verso altri responsabili. Specie se per mandante si intende un responsabile, consapevole delle disastrose conseguenze dei propri comportamenti che si svolgono su scala sistemica.E non c'è miglior mandante, come in JFK di Oliver Stone, di colui che non porta il nome di una persona. Nel caso della Grecia il mandante di quello che stiamo vedendo si chiama Credit Default Swap (CDS), non una persona ma un prodotto finanziario che sta disintegrando il paese ellenico quasi quanto l'occupazione tedesca durante la seconda guerra mondiale.Il CDS visto con gli occhi del mondo reale è un prodotto strano. E' una sorta di polizza di assicurazione, reperibile sui mercati finanziari internazionali, che gli investitori contraggono quando investono su un titolo o un paese a rischio. Con gli occhi del mondo reale sembra evidente che sia gli investitori che gli assicuratori non hanno alcun motivo affinchè il paese o il titolo, sul quale hanno stipulato il CDS, fallisca. L'investitore, si pensa, perderebbe l'investimento mentre l'assicuratore dovrebbe pagare la polizza.Nel mondo finanziario le cose possono funzionare all'esatto contrario: esistono sterminate legioni di CDS la cui funzione è far guadagnare sia l'investitore che l'assicuratore proprio nel caso in cui il titolo o il paese, sui quali è stata stipulata l'assicurazione, fallisca. E questo avviene perchè i CDS sono venduti e scambiati su mercati del tipo over-the-counter, mercati la cui negoziazione si svolge al di fuori dei circuiti borsistici ufficiali per operazioni di compravendita di titoli che non figurano nei listini di borsa.All'interno di questi mercati over-the-counter, nella compravendita di CDS, si realizza la magia nera di assicurazioni che fanno guadagnare cifre stratosferiche, per entrambi gli stipulatori della polizza, nel caso in cui l'oggetto assicurato fallisca. E non stiamo parlando di mercati clandestini: per fare un esempio, il famoso Nasdaq, citato in ogni telegiornale che si rispetti, è un mercato over-the-counter.Si comprende quindi come una delle cause accelleratrici della crisi finanziaria del 2008 sia stata proprio la grande circolazione di CDS nei circuiti della finanza globale. Ha accumulato fortune infatti proprio chi ha scommesso sul fallimento di Lehman Brothers, sulla crisi della Royal Bank of Scotland (che ha quasi collassato le casse d'Inghilterra), sull'evaporazione di molti mutui americani sulla casa, sul crack dell'intera Islanda. Fortune che si riversano poi compulsivamente sulla speculazione successiva in un dispositivo di permamente creazione di ricchezza monetaria che è tale proprio perchè distrugge l'economia reale.All'inizio del 2009 i raduni del G-20, ufficialmente istituiti per salvare l'economia reale, avevano messo nel mirino la regolamentazione sia dei CDS e dei mercati over-the-counter. Ma la forza della pressione "diplomatica" della magia nera, di questi prodotti e di questi mercati finanziari, ha fatto in modo che il tema declinasse. Non solo, l'agenda Obama di regolamentazione di Wall Street ha subito, guarda caso, un brusco stop al senato degli Stati Uniti. Si comprende come. in questo mondo-ambiente di libertà di speculazione globale, i CDS circolino per il pianeta alla ricerca di un titolo, un fondo, un paese da far fallire.La Grecia in questo senso è un paese perfetto: altamente indebitato, corrotto (e quindi con una pessima immagine internazionale), penetrabile da ogni speculazione ma legata ad una unione monetaria continentale che può immettere masse di denaro a salvataggio non tanto dell'economia del paese ellenico ma dell'euro. Una preda pregiata per chi scommette sulla crisi della Grecia, e sulle difficoltà dell'euro, nelle miriadi di forme perverse permesse da sofisticati prodotti finanziari come i CDS (e tantissimi altri simili per i quali i CDS fanno da modello).Per questo i mandanti, consapevolmente tali, dei morti di Atene sono i CDS. E prima di tutto perchè lo strangolamento della Grecia è frutto di una strategia immanente ai mercati finanziari. La Grecia è stata "puntata" dalla speculazione internazionale già dal 2008. Addirittura ci sono giornali americani che sostengono che la Grecia faccia parte di un pacchetto di paesi contro i quali c'è un accordo speculativo tra banche d'affari con obiettivo finale il fallimento dell'euro.Inoltre va aggiunto che tanto più si drammatizza sul circuito delle notizie la crisi greca (e qui i morti sono una notizia perfetta), e di riflesso quella europea, tanto più titolo e borsa elleniche perdono di valore tanto meglio la speculazione globale guadagna.L'Unione Europea in generale, e la Germania nello specifico, hanno ben capito il tipo di dispositivo in atto. Intanto sono intervenute per salvare i prestiti delle banche tedesche in Grecia, e non la Grecia come recitano i Tg, e non si sono certo dimenticate di guadagnare a loro volta nell'operazione.Infatti quelli che i Tg e la stampa chiamano "aiuti" alla Grecia non rappresentano altro che un guadagno secco, grazie alla differenza tra tassi di interesse alla fonte e quelli praticata al paese indebitato, perpetuato da paesi come la Germania e l'Italia nel momento un cui si trasferiscono fondi allo stato ellenico.Poi, invece di invocare una regolazione di CDS e dei mercati over-the-counter, i paesi europei si sono messi a pianificare "regole più rigide" nei bilanci dei singoli stati. Il che significa che, di fronte alla speculazione finanziaria internazionale, i singoli stati (disossando i propri bilanci di spesa sociale), si mostrano il più possibile in grado di pagare i tributi di sangue eventualmente richiesti dal mercato. Insomma, un tentativo di non uccidere la vittima, ottimizzando le sue funzioni fisiologiche, in vista della piena soddisfazione delle inclinazioni del vampiro.Il punto (drammaticamente) interessante è che nè la Grecia nè l'euro sono al riparo da future speculazioni di CDS e mercati. Non solo, il rischio di contagio in Europa della situazione greca c'è e riguarda anche questo paese (anche se non a brevissimo termine salvo precipitazioni dello scenario).Ma l'Italia, nel caso che la speculazione la raggiunga, su quali autorità monetarie può contare?Per capire la portata del problema facciamo un passo indietro: l'amministrazione Obama, per contenere gli eccessi di Wall Street (e salvare i propri conti), ha messo sotto inchiesta Goldman Sachs la più importante banca d'affari Usa definita da alcuni analisti finanziari l'"impero del male".Goldman Sachs si è infatti specializzata in CDS particolarmente devastanti, che gli hanno portato dei profitti particolarmente elevati, grazie anche al fatto di poter guadagnare anche sul fallimento delle banche con le quali aveva stipulato le polizze (caso in cui la banca forte fa il colpo grosso guadagnando sul fallimento non solo di un fondo ma anche di una delle parti contraenti il CDS).Bene, anzi male, dal 2002 al 2005 è stato partner e membro del management Committee Worldwide della Goldman Sachs proprio Mario Draghi che è l'attuale governatore della Banca d'Italia. Proprio colui che fu coglionescamente definito "un buon onesto borghese" dal precedente presidente della camera, Fausto Bertinotti.Oltre che a preoccuparsi dell'appartamento di Scajola, uno dei tanti tristi ladri di polli in forma di ex ministro che abitano in questo paese, la stampa dovrebbe occuparsi del tipo di interessi che passano attraverso questa persona. In caso di crisi alla greca in Italia quali sono gli interessi che serve Draghi? Quali i suoi rapporti con Goldman Sachs e banche di affari simili, produttrici di sciami di CDS?Si capisce quindi che gente come Draghi può fare danni alla greca, più devastanti di tutti gli Scaiola di questo paese e senza rubare, dal punto di vista legale, un euro. Basta che segua gli interessi dei propri partner, senza neanche il bisogno di corrompere un funzionario.Se l'Italia si immetterà in una prospettiva greca questo quindi è il tipo di posizionamento di un potere forte come la Banca d'Italia. Intanto Draghi si è detto d'accordo con la proposta, che circola a livello Ue, di "regole più rigide" nei bilanci degli stati. Non c'era da dubitarne, come del fatto che queste politiche di bilancio (che significano impoverimento secco per ampie fasce di popolazione) siano state benedette dal decano di queste strategie di garanzia per la sola speculazione ovvero Carlo Azeglio Ciampi.Lo scenario è quindi questo: i CDS impoveriscono i paesi, causano una tremenda crisi sociale in Grecia e provocano i primi morti. Possono poi attaccare il Portogallo, la Spagna ed arrivare in Italia. O comunque possono sinistrare la zona euro con ripercussioni serie anche per questo paese.L'esortazione di una scritta apparsa sul Partenone "popoli d'Europa sollevatevi" appare quindi di una saggezza cristallina. L'Italia, dove gli scioperi a favore della Grecia possono rafforzare le popolazioni di entrambi i paesi in un fronte comune contro le politiche di "bilancio", prima raccoglie quest'esortazione meglio evita i rischi di una situazione che rischia di decimare interi settori di società come se fossimo davanti alla peste nera.

mercoledì 5 maggio 2010

PRESIDIO PER JON ANZA


La triste storia,se di tristezza si può parlare visto che è l'orrore che dovrebbe prevalere su tutta la storia del militante basco Jon Anza,è stata più volte trattata da questo blog così come l'intera e più complessa vicenda dell'autodeterminazione del popolo basco succube di una politica francospagnola di repressione e torture appoggiate da gran parte degli stati membri europei tra cui primeggia l'Italia(vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/03/jon-anza.html ed i links postati).
Ma pure la maggior parte degli stati europei e mondiali per contro hanno solidarizzando col popolo di Euskal Herria per dar voce ad un popolo che nel corso dei secoli ha avuto una propria storia che a differenza di quasi tutti i movimenti indipendentisti ha fatto della solidarietà e dell'uguaglianza tra le persone ed i popoli un punto fermo che ha caratterizzato la fibra di tutti i baschi pronti a sacrificarsi e lottare per i propri ideali.
Di seguito l'appello di EHL Milano per sabato alle ore 15 in piazza Duomo dove ci sarà un presidio per ricordare la fine di Jon Anza che è stata simile a molti,troppi ragazzi e ragazze baschi tormentati e sottomessi dalla repressione poliziesca dello stato spagnolo e francese.

SEQUESTRATO, TORTURATO, ASSASSINATO
JON ANZA ESILIATO POLITICO, MILITANTE BASCO

Sabato 8 Maggio alle ore 15,00 la rete Amici e Amiche di Euskal Herria sarà in piazza Duomo alle ore 15,00 precise per un'iniziativa di denuncia del sequestro, della tortura e dell'assassinio del militante basco Jon Anza da parte della polizia spagnola in territorio francese.
Il 18 aprile 2009 il militante basco Jon Anza scompare. A dare l'annuncio sono i familiari e in particolare la compagna che tre giorni prima lo aveva accompagnato alla stazione e lo aveva visto per l'ultima volta mentre saliva sul treno. Pochi giorni dopo l'organizzazione ETA esce con un comunicato dicendo che Jon si sarebbe dovuto presentare ad un appuntamento con l'organizzazione, di cui faceva parte e a cui avrebbe dovuto dare dei soldi.Il ministero dell'Interno spagnolo, chiamato in causa, dichiara immediatamente che per quanto riguarda Madrid si tratta di una questione interna all'organizzazione stessa e avanza l'ipotesi che Jon sia fuggito con il denaro.Nel frattempo in Euskal Herria si moltiplicano le iniziative sotto lo slogan "Non da Jon?" che in euskera significa "Dov'è Jon?".Una domanda quasi retorica.La sinistra indipendentista, nella sua storia, ha già conosciuto la sofferenza e la violenza della guerra sporca portata avanti da gruppi paramilitari finanziati dallo stato spagnolo e, giorno dopo giorno, viste anche le numerose denuncie di sequestri avvenute ai danni di altri militanti baschi, si fa sempre più chiara l'ipotesi che anche Jon sia stato sequestrato e successivamente ucciso dagli apparati repressivi spagnoli.Su Gara, quotidiano basco vicino alla sinistra indipendentista, infatti uscì un articolo che, basandosi su fonti confidenziali, dichiarava che Jon era stato sequestrato durante il viaggio in treno, interrogato, torturato e successivamente sepolto in territorio francese da agenti spagnoli. Il corpo di Jon è stato rinvenuto 11 mesi e 11 giorni dopo la sua scomparsa nell'obitorio dell'ospedale di Tolosa.Secondo fonti mediche Jon sarebbe stato trovato il 29 aprile in un parco di Tolosa senza documenti, gravemente ferito e con i sintomi di un infarto. I medici si erano poi "dimenticati" di muoversi per accertare la sua identità.Cosa sia accaduto durante gli 11 giorni trascorsi da quando la sua compagna lo vide per l'ultima volta a quando fu ritrovato in quel parco di Tolosa mette i brividi al solo pensiero.Con questo presidio vogliamo dare il nostro contributo affinché venga rotto il silenzio sul caso di Jon e più in generale sulla determinazione di un popolo che continua a lottare per la propria indipendenza e per il socialismo.

Sabato 8 maggio ore 15.00presidio in Piazza Duomo -
MilanoEuskal Herriaren Lagunak / Amici e Amiche di Euskal Herria - Milano

Sabato 8 maggio ore 16.30 presidio sotto il consolato spagnolo - via de Servi, Firenze
Euskal Herriaren Lagunak / Amici e Amiche di Euskal Herria - Firenze
per la solidarietà internazionalista, per Jon...

martedì 4 maggio 2010

RISOTTO CON LE FRAGOLE

Risottino tanto semplice da fare quanto insolito per chi ha schemi fissi sul come un risotto debba essere,e questo non fa parte di quelli"convenzionali"propri dei dettami del classicismo culinario almeno delle zone cremasche.
Pochi ingredienti,la cottura di un risotto normale e tanto gusto e colore per un piatto che piace o non piace,non vi sono vie di mezzo in quanto la frutta nel riso non è da tutti i giorni e per tutti i palati,comunque secondo me è molto buono,delicato e speciale.
Ingredienti:
-fragole
-cipolle
-olio
-burro
-dado normale
-dado funghi
La semplice preparazione prevede lo scioglimento a fuoco medio di poco burro nell'olio
extravergine di oliva con l'aggiunta delle cipolle tagliate a media grandezza,e quando queste sono di una consistenza corposa e diventano trasparenti si pone il riso e si unisce poco a poco il brodo fatto dai due tipi di dado.
Nel frattempo si tagliano le fragole in due pezzi e quelle grosse in più parti e si aggiungono a metà cottura in modo da risultare cotte senza sgretolarsi del tutto,lasciando solo sanguinare il loro rosso per colorare di un tenue rosa il riso bianco.

lunedì 3 maggio 2010

CREMA,ANPI E GIUNTA DI DESTRA

La pagina odierna è totalmente dedicata alla situazione cremasca,anzi ad eventi che esulano dalla mera politica a narra di date importanti,fondamentali per la collettività come lo sono il 25 aprile ed il primo maggio.
Bisogna partire facendo un passo indietro di una decina di giorni quando la piazza Duomo storica sede delle manifestazioni per la Liberazione dal fascismo è stata negata dal sindaco Bruttomesso per via della diretta televisiva Rai per la messa della domenica(e spero tanto per questo motivo!),divieto prontamente inascoltato visto che gli antifascisti si sono presentati lo stesso e senza creare problemi.(Vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/il-25-aprile-crema.html).
Ora l'articolo di Bruno Mattei di"Crema on-line"(che fornisce tutti i contributi di oggi)pone la questione di una ipotesi di spaccatura nella sinistra cremasca(almeno quella che dovrebbe essere più rossa,ovvero"Sinistra e libertà"e"Rifondazione Comunista")in quanto il presidente dell'Anpi cremasca Paolo Balzari(tesserato S&L)prende le distanze dai centri sociali e da quelli di Rifondazione in quanto non avrebbero osservato il divieto di manifestare il 25 aprile scorso,corteo sacrosanto da fare senza sè e ma.
Inoltre nella lettera di Balzari posta appena dopo le dichiarazioni di Miglio della federazione delle sinistra,che evidenzia come la giunta di destra cremasca abbia snobbato i festeggiamenti per la Liberazione,elogia anzi la coalizione di Bruttomesso non ricordandosi che il giorno del suo insediamento il sindaco leghista come primo atto si sia presentato sul balcone in piazza Duomo per strappare dall'asta la bandiera della pace.
L'ultimo contributo è invece incentrato sul primo maggio con l'intervento di Salini e l'allontanamento volontario dei membri di Rifondazione che andandosene hanno sparato a tutto volume"Bandiera rossa",con ovvi riferimenti a quello accaduto una settimana prima.
La mia considerazione è che l'Anpi come associazione non c'entri nulla e che il presidente cremasco Balzari abbia perso una buona occasione per starsene muto:vuole dire la sua va benissimo a patto che parli a suo titolo personale e non immischi l'associazione partigiani.
Detto questo non è detto che l'attuale presidente alle prossime elezioni sia ancora in carica visto l'enorme cazzata che ha sparato sulle nuove generazioni di partigiani che causa il tempo saranno il nuovo fulcro della lotta all'antifascismo.
Ultimo appunto è che questo caso sia stato creato ad arte dai"giornalisti"cremaschi al soldo dell'integralista cattolico-ciellino Salini che offre a Bruttomesso ad alla sua giunta un poco di respiro dopo le polemiche sui propri assessori e sulla cronica mancanza di risultati della propria lista che sta in piedi a dissapori interni e"mestieri cremaschi"(chi è di Crema sa a cosa mi riferisco).

Federazione per la sinistra: “Delegittimato il 25 aprile, una ferita agli antifascisti della città e un'offesa ai partigiani”.

Crema - “Per la Giunta Bruttomesso l’eroismo e le sofferenze dei Partigiani non meritano una corona. Solo dopo il 25 Aprile ci siamo accorti che sotto le lapidi che ricordano il sacrificio degli antifascisti Cremaschi la 'tradizionale' corona d’alloro è stata sostituita da un modesto fiocco tricolore”. Così Antonio Miglio, in una nota stampa redatta per conto della Federazione della Sinistra.

Un'offesa.
“Quanto accaduto – prosegue Miglio - è una ferita inferta agli antifascisti ed alla città di Crema, è una offesa profonda recata ai Partigiani uccisi dai fascisti e a quelli che, ancora in vita, onorano con la loro presenza la nostra storia ed il nostro futuro. Questo fatto, aldilà delle modalità e dei tempi con cui si è concretizzato, ci vede fortemente critici e decisamente in dissenso, nella consapevolezza che le nuove/vecchie Amministrazioni Comunali di Centrodestra tendono sempre di più a delegittimare il 25 Aprile”.

Anpi.
“Verificato lo scarso interesse della Giunta Bruttomesso – conclude Miglio - proponiamo che per la ricorrenza del prossimo 25 Aprile 2011 sia compito dell’ANPI farsi promotore di iniziative adeguate all’importanza ed al significato della Festa della Liberazione”.


Caro Miglio non condivido la critica e la proposta che hai formulato a nome di Rifondazione
Comunista in merito alle celebrazioni del 25 aprile. Io credo e ho sempre lavorato, da che sono
Presidente della sezione cittadina dell’Anpi, nei confronti delle amministrazioni nella convinzione
che la memoria e le celebrazioni delle date fondanti della nostra Repubblica sia un dovere per le
istituzioni e per chi è chiamato a rappresentarle in primis i sindaci. L’Anpi in nessun modo
dovrebbe sostituirsi ad esse a meno che ci siano inadempienze tali da offendere la memoria di
quanti hanno contribuito a sacrificare la vita per la liberazione dalla dittatura fascista e dalla
occupazione nazista.Non è mai stato il caso di Crema,delle passate e dell’attuale amministrazione.
Credimi, le nostre iniziative, le nostre proposte formulate anche in collaborazione con il centro dei
ricerca Alfredo Galmozzi, anche con l’attuale sindaco, hanno sempre avuto accoglienza e
partecipazione. Nella prima seduta del consiglio comunale, il presidente del consiglio comunale
Antonio Agazzi su nostra richiesta ha ricordato con parole importanti la figura di Maria Cervi da
poco scomparsa. Un atto politico di sensibilità di memoria e rispetto dei valori antifascisti espressi dal presidente del consiglio comunale in ricordo di una grande famiglia che ha contribuito alla rinascita del nostro paese. L’anno scorso, polemiche un poco volgari, in merito alla titolazione del largo Partigiani d’Italia ed un eventuale cambiamento di denominazione, avanzato da un assessore,è stato su nostra richiesta stoppato dal sindaco Bruttomesso con parole ferme e chiare.
Da alcuni anni organizziamo presso il Voltini una celebrazione in ricordo di 4 partigiani che lì
furono per le armi da fascisti cremaschi. Anche in questa occasione l’amministrazione è presente.
Questi sono alcuni atti politici che giudico positivamente. Caro Miglio, l’Anpi che io rappresento
non si intromette nelle decisioni, nelle strategie o tattiche politiche dei partiti. Non intendo oggi
derogare a questa mia convinzione. Non mi intrometto quindi nelle decisioni di un partito (che ho
contribuito a costruire), nelle decisioni, di compagni, con cui ho militato per alcuni decenni, e a cui
sono legato da duraturi rapporti di amicizia, anche se le nostre attuali strade politiche sono diverse.
Ma la posizione che avete assunto dal momento che l’Anpi è parte in causa e io ne sono il
rappresentante, la giudico sbagliata , non usate la Resistenza, non usate l’Anpi per regolare conti
con l’attuale amministrazione che nulla hanno a che fare con le celebrazioni del 25 Aprile. L’Anpi e il centro Galmozzi, hanno gestito con il sindaco e i suoi collaboratori, l’organizzazione del 25
Aprile, anche l’anno scorso avevamo posto una coccarda tricolore alle lapidi poste in città che
ricordano il luogo del sacrificio dei nostri concittadini. Non credo che la scelta della coccarda sia
così offensiva, lesiva della memoria dei nostri martiri.
Sai invece quale è la cosa che di questo 25 Aprile mi ha deluso e che ho vissuto come una ferita
inferta, questa sì alla memoria? Lo stupido spettacolo tenuto dai presunti nuovi partigiani davanti alla cattedrale. Una sguaiata protesta che ha offeso la cultura democratica della nostra città. Come ben sai, l’Anpi è in una fase di transizione, tra i vecchi partigiani e le nuove generazioni. Una fase delicata, perché la memoria della Resistenza non va lasciata in mano a chi pratica l’intolleranza.
Altro che nuovi partigiani, il loro comportamento è stato vergognoso e per quanto mi riguarda, su
tutti loro, la mia posizione è netta: alla larga, alla larga, alla larga. Prendo un impegno, assieme al
centro ricerca Galmozzi e tutti coloro che vorranno collaborare, di arricchire il programma dei
prossimi 25 Aprile con iniziative culturali, aperte soprattutto ai giovani,in modo da ridare un ruolo al nostro Comitato Unitario per la Difesa della Democrazia.

Paolo Balzari
presidente dell’Anpi di Crema

Primo maggio, frattura a sinistra. Assenti le delegazioni aziendali. Durante l'intervento di Massimiliano Salini, Rifondazione spara a tutto volume 'Bandiera Rossa' e lascia la piazza.

Crema - Sembravano polemiche destinate a rimanere in piazza. Invece no. I malumori sotterranei che si erano captati il 25 aprile sono esplosi il 1° maggio, provocando una frattura a sinistra. Rifondazione è al centro un po’ di tutti i crocevia di questa serie di polemiche incrociate. Dopo il 25 aprile Antonio Miglio aveva lanciato un'accusa al comune a nome dell’Anpi. La mancata deposizione delle corone di alloro alle varie lapidi che ricordano i partigiani cremaschi sparse per la città aveva fatto alzare la voce all’esponente cremasco di Rifondazione. “Che sia l’Anpi a prendersi in carico la cosa dall’anno prossimo”, auspicava Miglio in un comunicato riportato dalla stampa proprio la mattina del Primo maggio (in allegato).
L'elogio e le scuse.
L’Anpi non ci sta; Paolo Balzari prende carta e penna e scrive una lettera (in allegato) indirizzata a Miglio, nella quale prende le distanze da Rifondazione e scusa il comune per le corone, anzi elogia l’amministrazione Bruttomesso per i rapporti distesi sempre avuti con l’Anpi. Una presa di posizione certamente dolorosa per Balzari. Uno di quelli che ha abbandonato il Prc cremasco per entrare nelle fila di Sinistra e libertà. In più bisogna ricordare che molti esponenti del Prc cremasco sono anche tesserati Anpi.
La piazza negata.
Tanto che c’è Balzari prende le distanze anche dai ragazzi del centro sociale La Forgia, che il giorno del 25 aprile avevano inscenato una manifestazione non autorizzata in piazza Duomo, quella piazza negata a tutti per le celebrazioni della festa della Liberazione per far spazio alla messa in diretta su Rai 1, una manifestazione definita sguaiata. L’irritazione della sinistra cremasca verso quella manifestazione si era già registrata in piazza, avevamo riportato del fastidio di alcuni membri del Comitato antifascista cremasco nella cronaca del 25 aprile. In quella stessa mattina Balzari lanciava un accusa alla provincia per aver tagliato i finanziamenti ai cosiddetti Viaggi della memoria. E qui si innesta il secondo capitolo di questa storia.
“Amore ingordo e mai sazio”.
Arriva il Primo maggio: “Primo maggio d'amore, amore ingordo mai sazio, sazio di carne e d'anima e, sotto i colpi, vuoto”, cantavano i Cccp anni fa. Ma a Crema altro che amore ingordo e mai sazio. Sono i veleni a serpeggiare. Durante le celebrazioni della Festa del lavoro, celebrazioni senza tute blu in piazza, alla faccia della crisi, celebrazioni fatte di dati e discorsi, discorsi anche un po’ vuoti e demagogici, celebrazioni scosse solo dalla realtà messa in piazza da Guidone Ianneo, Rsu della Ip cleaning di Vaiano Cremasco che esce dal seminato del discorso approvato e piazza la proposta del taglio degli ammortizzatori sociali alle aziende che poi delocalizzano.
Via da qui.
Insomma che succede la mattina del Primo maggio? Succede che la delegazione di Rifondazione comunista faccia propria la denuncia di Paolo Balzari sui tagli ai Viaggi della memoria e decida di abbandonare la manifestazione quando prende la parola Massimiliano Salini, il presidente della provincia. Lo fa prima di sapere che l’Anpi sull’altra questione, quella delle corone di alloro, prenderà le distanze.
Bandiera rossa.
Ora ci si chiede se la decisione sarebbe stata la stessa sapendo che Balzari avrebbe detto di lì a poche ore: 'compagni non ci sto'. Ma siamo nel campo delle ipotesi, della fantapolitica. Qui invece siamo nella politica reale, fatta di segni tangibili: il camion con le bandiere rosse che innesta la marcia, gli altoparlanti che sparano sulle parole di Salini Bandiera rossa, la delegazione che sostenendo lo striscione con i fregi del Prc se ne va. Insomma una presa di posizione non da poco. Come a dire - e lo dirà qualcuno dei rifondaroli - Salini non è il nostro presidente. Tra quelli che se ne vanno ci sono anche alcuni ragazzi dei centri sociali che tra di loro a loro volta annoverano tesserati dell’Anpi oltre che tesserati del Prc. Una situazione complicatissima come si vede e per ora tutta interna a una certa sinistra cremasca.