domenica 25 aprile 2010

ORA E SEMPRE RESISTENZA!

Ora e sempre Resistenza,soprattutto in questo periodo,soprattutto oggi in cui ricorre la Festa per eccellenza,altro che Natale e Pasqua,questo per me è il giorno più sacro dell'anno...non una festa comandata ma un giorno simbolo che deve essere esempio per vivere con il pensiero della lotta e della memoria tutti i giorni della vita.
In allegato il programma odierno delle manifestazioni che si terranno a Casa Cervi a Gattatico(Reggio Emilia)

Tutto quel che il popolo italiano espresse di meglio nella Resistenza, lotta contro la guerra, patriottismo concreto, nuovo slancio di cultura, fratellanza internazionale, inventive nell’azione, coraggio, amore della famiglia e della terra, tutto questo fu nei Cervi; perciò in questi sette seri volti di intelligenti contadini emiliani riconosciamo l’immagine della nostra faticosa, dolorosa rinascita."
(Italo Calvino - pubblicato da "Patria Indipendente" nel gennaio 1953)

PROGRAMMA DELLA GIORNATA
Ricordiamo che, come ormai da tradizione,
nei prossimi giorni si aggiungeranno ospiti e amici che porteranno il loro saluto sul palco di Casa Cervi.
Sarà nostra cura aggiornare continuamente questa pagina.
STRADARIO E SERVIZIO NAVETTE
Saranno con noi:
MICHELE SANTORO

PAOLA TURCI

Programma
Ore 9.00
Apertura della Festa

Ore 10.30 CICLI ANTIFASCISTI - le pedalate della memoria in arrivo a Casa Cervi, da Campegine, Gattatico, Castelnovo Sotto, Sorbolo

Ore 11.30 RAMI DI MEMORIA - Recital di musiche e parole a cura di Mauro Sarzi e Trio Gestemani (Sala Genoeffa Cocconi)
SUL PALCO
Ore 12.30 PAOLO NORI nello spettacolo "L'ultimo Pignagnoli ballabile al mondo" con i pignagnolisti Daniele Benati, Ugo Cornia, Marco Raffaini e l'Orchestra a fiato L'USIGNOLO diretta dal maestro Mirco Ghiraridini

Ore 15.00Saluto degli organizzatori:Rossella Cantoni - Presidente Istituto Alcide CerviFederico A. Amico - Presidente Arci Provinciale
Enrico Grassi - Coordinatore Comitato25
Testimonianza di Giglio Mazzi 'Alì'- Partigiano combattente (Anpi Provinciale)
Ore 15.30 DON ANDREA GALLO e il gruppo Comunità di San Benedetto al Porto presentano lo spettacolo "Angelicamente anarchico"

Ore 17.00
Saluto alla festa di MICHELE SANTORO
Ore 18.00 KINNARA- Tributo a Fabrizio De Andrè "De Andrè Resistente"

PAOLA TURCI e BOBO RONDELLI

Animeranno l'aia del Museo Cervi, con incursioni musicali, le voci di K-ROCK, Mirco Colombo e Lorenzo Immovilli.
E' possibile lasciare la propria testimonianza della festa e i propri pensieri sul 25 Aprile al VIDEOBOX allestito negli spazi interni della Biblioteca

Nell'area dei Campirossi saranno in funzione per tutta la giornata stand, bar, griglie.. e bancarelle delle associazioni.
Ingresso gratuito
IN CASO DI MALTEMPO
LE MANIFESTAZIONI SI TERRANNO ALL'INTERNO DELLE SALE DEL MUSEO, MENTRE GLI SPETTACOLI MUSICALI AVRANNO LUOGO AL CIRCOLO ARCI FUORI ORARIO a Taneto di Gattatico

La giornata di festa e memoria è organizzata dall'Istituto Alcide Cervi, Comitato25, Arci Nazionale, Anpi, Provincia di Reggio Emilia.

venerdì 23 aprile 2010

FEDELI AD UNA DIVISA DISONORATA


Esempi su esempi,moltitudini di casi venuti alla luce ed immaginarsi quelli sommersi e non denunciati che vedono i militari dell'arma coinvolti,implicati,collusi e anche e soprattutto protagonisti negativi in prima persona di fatti criminosi contro persone,cose e patrimoni.
L'articolo di Antonio Musella che ha scritto per Toscana.Indymedia è un corollario d'imprese di un abominio puro,di continui tradimenti a giuramenti fatti davanti allo Stato,di uccisioni,di spaccio di droga,di mafia e politica,sfruttamento di persone,prostituzione e pedofilia che fanno passare in secondo piano i pochi successi che i carabinieri riescono ad ottenere con le poche persone che si dedicano al duro ed onesto lavoro:il poco che si fa viene oscurato e vanificato dalla maggioranza dei colleghi che fanno della divisa lo strumento per fare la bella vita a scapito della nostra!Vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/tantemele-marce.html.

Nei secoli a chi fedeli ?

Tra corruzione e trame oscure l’ambiente malsano dei Carabinieri nel nostro paese.

La vicenda Ganzer, il capo del Ros per cui la magistratura ha chiesto una pena di 27 anni di reclusione per spaccio internazionale di stupefacenti, riporta nuovamente alla luce uno dei lati oscuri della nostra mediocre Italia : chi controlla i controllori ?Marco Rigamo si chiede quando ci libereremo mai di Ganzer (vedi: http://toscana.indymedia.org/article/8563r) . Una domanda legittima che va inserita in un contesto molto più articolato che riguarda il tema della corruzione nelle forze dell’ordine ed in particolar modo nell’Arma dei Carabinieri.Un corpo santificato da qualcuno come i paladini della lotta alla criminalità organizzata, ma che la vicenda Ganzer e tante altre che meritano lo spazio di un flash nei telegiornali, ci aiutano a comprendere come sia uno dei corpi più oscuri e maggiormente legato ai peggiori traffici nel nostro paese.I Carabinieri nel nostro paese sono tutt’altro che una “vicenda da barzelletta”, come si lamentava qualche anno fa l’ex deputato di Alleanza Nazionale Filippo Ascierto. Proprio lui, presente nella centrale operativa di Genova durante il G8, proclamava la necessità di un riscatto morale della figura del carabiniere nell’immaginario collettivo del nostro paese. Non più soggetti da barzelletta ma sentinelle dell’ordine morale, giuridico e…evidentemente politico.La vicenda Marrazzo, con due integerrimi della benemerita Luciano Simeone e Carlo Tagliente, che facevano irruzione in un appartamento di Via Gradoli a Roma in cui Marrazzo si intratteneva con la trans Brenda, giravano un filmato con il telefonino, introducevano cocaina nella stanza riprendendo i due nudi e la striscia di coca accanto al tesserino del ex governatore del Lazio, salvo poi sparire subito dopo e farsi vivi per ricattare Marrazzo, ci raccontano solo uno degli innumerevoli episodi in cui i Carabinieri sono stati coinvolti di recente nelle trame di potere del nostro paese.Da Placanica a Via Gradoli, dal maresciallo Truglio a Ganzer, sono fin troppi gli elementi che dovrebbero portarci a comprendere come “l’ambiente” dei carabinieri sia denso di oscuri misteri e di trame fin troppo chiare per non essere lette come quelle di un braccio armato degli affari sporchi nel nostro paese. Un mondo che risulta complessivamente corrotto e fin troppo contiguo con quelli che sono gli ambiti criminali che dovrebbe “debellare”.Alcuni esempi ci aiutano a capire come non esista un esclusivo utilizzo del corpo dell’arma per quelle che sono trame oscure e complotti che si potrebbero inserire nell’ambito di uno scontro tra poteri forti, assolutamente vivo nel nostro paese.Ganzer è accusato sostanzialmente di aver fatto carriera favorendo il traffico internazionale di stupefacenti per poi arrivare al sequestro della merce senza mai individuare i pesci grossi, e garantendosi in questo modo, grazie alla platealità delle sue operazioni una folgorante carriera.Carabinieri e criminali in affari, per agevolare gli uni nella carriere e sull’aspetto economico e non disturbare gli altri nei loro traffici.E’ quello che in questi ultimi anni è venuto fuori costantemente…Il 15 marzo scorso la DDA di Napoli ha emesso un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per 4 Carabinieri in forza al comando provinciale di Napoli. I 4 sarebbero stati stipendiati dal clan degli scissionisti per favorire gli stessi informandoli delle attività investigative nei loro confronti. Nelle intercettazioni telefoniche emerge come i carabinieri avvisavano i fratelli Ciro e Giuseppe Bastone, capipiazza degli scissionisti, sulla presenza di telecamere in prossimità delle piazze di spaccio e dei movimenti investigativi nei loro confronti. In cambio uno stipendio da 500 euro al mese e regali. Anche cocaina “per un amico avvocato”, oppure una collaborazione in un omicidio. Due dei quattro carabinieri infatti avrebbero prelevato due esponenti del clan rivale che sono stati poi uccisi dagli scissionisti. 250 mila euro a testa il guadagno dell’affare insieme agli scissionisti. La stampa ufficiale dedica poco più di poche righe di commento a questi episodi, e quasi mai vengono rivelati i nomi dei carabinieri coinvolti.Qualche volta i nomi trapelano come nel caso del Maresciallo Alfredo Bolognesi comandante della stazione di Pinetamare, arrestato pochi mesi fa, stipendiato dal clan dei casalesi fino a 1.000 euro di retribuzione mensile piu’ gli extra ed i regali. Bolognesi favoriva il clan più sanguinario della camorra agevolando le attività di spaccio e di gioco d’azzardo di Maurizio Brancaccio, cugino di Antonio Iovine detto “O’Ninno”, che insieme a Michele Zagaria è senza dubbio il capo dei casalesi.Il Maresciallo Bolognesi rivela ai casalesi i nomi degli esponenti del clan prossimi all’arresto consentendogli la fuga, favorisce truffe assicurative e chiede ai suoi “amici” che qualcuno dei loro si consegni nelle sue mani per poter fare carriera. La storia di Bolognesi raggiunge l’apice quando lo stesso denuncia alla procura militare un collega, Vincenzo Davide della caserma di Castelvolturno. Bolognesi segnala alla procura militare una serie di atti illeciti e di complicità con i casalesi che in realtà sono stati commessi da lui stesso addebitandoli a Davide. Subito dopo la denuncia di Bolognesi arriva una lettera anonima che accusa proprio Davide di essere stipendiato dai casalesi. Il maresciallo Davide non ha idea ci cosa si celi dietro quella lettera anonima. La sola colpa del maresciallo Vincenzo Davide è quella di aver negato a Bolognesi alcune informazioni che avrebbe dovuto poi girare agli esponenti dei casalesi. I Casalesi a dispetto dei proclami del Ministro Maroni, sembrano avere una certa dimestichezza nel riuscire facilmente a corrompere i Carabinieri. Il 27 aprile del 2009 tre militari dell’arma vengono arrestati per essersi introdotti abusivamente nel server del Ros di Napoli ed aver preso informazioni che riguardavano una importante indagine proprio sul conto dei casalesi, favorendo il figlio di Francesco Schiavone detto Sandokan già in carcere.Un sistema di corruzione che possiamo dire senza dubbio di non recente comparsa. Era il 2000 quando una analoga operazione – come tutte quelle citate fino ad ora avvenute solo in seguito a dichiarazioni di pentiti – portò all’arresto di altri due Carabinieri insieme a due ispettori di Polizia.Angelo Stellato e Pietro Campagna, carabinieri in lotta teoricamente contro la camorra, erano stati al soldo dei casalesi durante gli anni novanta quando prestavano servizio presso gli uffici di Polizia Giudiziaria ad Aversa. Riferivano la disposizione dei controlli delle forze dell’ordine nella zona di Casal di Principe, avvertivano il cartello criminale prima delle operazioni di arresto, omettevano i controlli per gli affiliati agli arresti domiciliari.Un vero e proprio sistema di corruzione che vedeva i carabinieri – così come innumerevoli poliziotti tra l’altro – al soldo della camorra. Forse quando pensiamo che anche le pietre sanno dove sono le piazze di spaccio a Napoli e che le stesse funzionano a pieno regime 24 ore su 24, cominciando a vedere il fenomeno da questa prospettiva, riusciamo a darci una risposta forse meno politically correct ma senza dubbio più vera. Un’altra indicazione ce la dovrebbe dare la composizione delle forze dell’ordine che invece i camorristi li arrestano davvero. E’ il caso della caserma dei Carabinieri di Castello di Cisterna in provincia di Caserta. In ogni operazione contro la camorra a compiere indagini e arresti sono i Carabinieri di Castello di Cisterna. Se c’e’ da arrestare a Napoli o a Caserta, a Casal di Principe o a Secondigliano ad intervenire sono sempre loro.Chissà se sono i più bravi di tutti o forse è una delle poche caserme in cui la corruzione non è ancora dilagata…I principali alleati dei clan sono proprio le forze dell’ordine ed i fatti sopra citati sono solo alcuni degli innumerevoli esempi che confermano questa chiave di lettura. Il ministro Maroni potrà parlarci all’infinito di “criminalità debellata”, potranno dirci che ogni tizio residente a Casal di Principe che arrestano e’…”il vero capo dei casalesi”…ma i fatti ci raccontano che le collusioni tra controllati e controllori ci forniscono un elemento difficilmente demolibile per capire che i “proclami” del Ministero altro non sono che mera propaganda. Carabinieri nei complotti e nelle trame degli scontri tra poteri forti, carabinieri al soldo dei criminali, ma questi bravi ragazzi tra una tangente da un camorrista ed un ricatto commissionato da un potente dovranno pur svagarsi ? Lo fanno nelle caserme con il primo povero cristo che finisce nelle loro mani.Di Aldrovandi, Bronzino, Cucchi (anche lui fermato prima dai Carabinieri) e tanti altri in molti hanno già raccontato.In pochi – tranne L’Unità - hanno raccontato la vicenda di Giuseppe Uva e Alberto Biggiogero. Nel giugno del 2008 Uva e Biggiogero vengono fermati da una volante dei Carabinieri a Varese. I due sono in stato d’ebrezza ed al momento del fermo nasce una colluttazione con i carabinieri perché Uva riconosciuto da uno dei militari proverà a scappare. Portati in caserma vengono separati. Biggiogero sente per due ore le urla di Uva che viene massacrato da 6 carabinieri in servizio. Riesce addirittura a chiamare con il suo cellulare il 118 del pronto soccorso dell’ospedale Circolo, ed anche suo padre che giunge in caserma quella notte si offre ai militari per accompagnare Uva in ospedale. I Carbinieri rispondono agli operatori del 118 che avevano chiamato in caserma dopo la telefonata di Biggiogero che non c’è nessun bisogno di un’ambulanza alla caserma di Via Saffi. All’alba giunge in caserma un signore che viene chiamato “il dottore”. Alle 8:30 del mattino i carabinieri portano Uva in ospedale per un TSO - trattamento sanitario obbligatorio - e viene ricoverato nel reparto psichiatrico del nosocomio. Alle 10:30 viene constatata la morte per arresto cardiaco. A Giuseppe Uva in quella caserma sono stati somministrati farmaci controindicati in caso di eccesso di alcol. Nessuno si preoccupa in ospedale di fare un’autopsia come si deve, nessuno si preoccupa di verificare quelle echimosi sul naso e sulla schiena di Giuseppe Uva. Nessuno si preoccupa di verificare quelle chiazze di sangue presenti nella zona anale, così come nessuno sa spiegare dove siano finiti gli slip di Giuseppe Uva. Sotto inchiesta ci finiranno i medici, mentre per i carabinieri nessun provvedimento è stato emesso.Al servizio dei potenti per gli affari sporchi, al soldo dei criminali e dei narcotrafficanti per soldi e carriera e con la licenza di uccidere nelle caserme per sfogare la frustrazione da tanto lavoro….E guai se qualcuno di loro provasse davvero a fare il suo mestiere…Il caso ancora una volta ci porta dalle parti di Guido Bertolaso.Il capitano Sergio De Caprio è da tutti conosciuto con il nome di Capitano Ultimo, famoso a seguito dell’arresto di Totò Riina. E’ proprio il capitano Ultimo che avvia le indagini e le attività investigative con la procura di Tempio Pausania in merito all' inchiesta sugli appalti del G8 alla Maddalena. Chiede a più riprese di poter intercettare i telefoni di Diego Anemone, Angelo Balducci, Fabio De Santis e Mauro della Giovanpaola. Ma ad autorizzare Ultimo doveva essere l’ex procuratore aggiunto di Roma Achille Toro, anche lui finito nell’inchiesta di appaltopoli solo mesi dopo, con l’inchiesta che veniva condotta in gran segreto dalla Procura di Firenze. Ultimo fu esautorato dall’inchiesta. Ed ora è a dirigere il Nucleo Operativo Ecologico del Lazio. Le intercettazioni saranno poi seguite dalla “ammaestrata” Guardia di Finanza di Roma dove c’era il maresciallo Marco Piuniti, anche lui finito nell’inchiesta, e al soldo di Diego Anemone.Insomma non è concesso di andare sopra le righe rispetto a quelli che appaiono ormai come dei comportamenti collaudati da tenere nel corpo dell’arma.Ci si chiede quando ci libereremo di Ganzer ma forse è più opportuno chiedersi quando ci libereremo dai Carabinieri. Quando nei media main stream finalmente si cominceranno a dare notizie sulla corruzione, sulla complicità nelle trame oscure, sugli abusi e gli omicidi commessi dai Carabinieri. Quando finalmente qualcuno proverà a mettere insieme - come si prova a fare qui e nell’editoriale di Marco Rigamo su Ganzer - una serie impressionante di episodi che riguardano i Carabinieri.Si presupporrebbe di essere in un paese dove la stampa è libera.Scusate…dimenticavo che siamo in Italia…In Italia dove i carabinieri sono “nei secoli fedeli”.
A chi non è molto chiaro…

“…ognuno ha la sua parte… dall’altra di guardia… i carabinieri nei secoli a chi fedeli ? ”(Assalti Frontali )

mercoledì 21 aprile 2010

SOLO MERDA PER I REPUBBLICHINI


Ora che sono passati alcuni giorni dalla morte di Raimondo Vianello e visto che volevo seppur minimamente rispettare una morte ora posso parlare di come egli,dapprima servo di Mussolini poi passato a servo di Berlusconi(il vecchio ed il nuovo duce),sia stato da giovane un arruolato dell'infame esercito di Salò,costituito prima di tutto da dei confusi mentali sorpassati dalla storia che aveva visto ormai il nazifascismo seppellito dalla guerra e soprattutto dalle ideologie.
Che poi questi baldi giovani sparassero su cittadini inermi nel settentrione,rastrellavano e condannavano a morte senza processi,persecutori di ebrei,partigiani e comunisti è solo un carico di vergogna che si poteranno per sempre sulle spalle...alcuni personaggi poi diventati famosi fecero parte di questa armata,Walter Chiar,Tognazzi,Fo,Salce,Albertazzi ed ora dopo anni dai fatti questi hanno suscitato tenerezza ed ammirazione.
Per quanto mi riguarda per Vianello servo di Berluscojoni,come più volte ammesso e propagandato attraverso Merdiaset(toh che strano i video linkati dove leccava il culo al premier maiale sono stati resi non fruibili),meriterebbe l'inferno se esistesse,merda a lui e a tutti i repubblichini abominio della storia italiana.
Articoli presi da Toscana Indymedia(Mario Badino)e Roma Indymedia,viva la Resistenza partigiana e la Liberazione dell'Italia dalle merde fasciste!

Al Tg5: «onore al camerata Vianello».

C'era Gerry Scotti che faceva la telepromozione della chirurgia estetica a «Chi vuol esser milionario».Poi c'è stato il Tg5.Hanno esposto il corpo di Raimondo Vianello nello studio dove si registrava «Casa Vianello».La bara stonava con le pareti di un innaturale blu-Pdl (ricordo male? non avevo gli occhiali).Tra le interviste, Pier Silvio Berlusconi, e dopo un ex combattente della Repubblica sociale italiana (i fascisti che non si vollero arrendere, massacrarono partigiani e deportarono ebrei in Germania nel nome di Mussolini e della continuazione della dittatura) che ha fatto l'elogio di Vianello, ex volontario della Rsi.«Rendiamo onore al camerata Vianello», ha detto.Il Tg5 ha passato l'intervista senza un commento, come una cosa perfettamente normale.

E i Repubblichini fanno outing, grazie alla tivvì.

Tremaglia: ero con lui. Veneziani: ne parlò senza ritrosiaPerché uno con tanta avversione per la retorica da affidare il suo primo vero outing da vecchio ragazzo della Repubblica Sociale a un’intervista intitolata «Non rinnego né Salò né Sanremo», i blogger di ultradestra salutano adesso «il camerata Raimondo», gli dedicano post con croci celtiche e fasci littori corredati da pensieri come «Vianello presente! Onore alla tua coerenza» e da versi di Mario Castellacci, l’autore di «Le donne non ci vogliono più bene», l’inno romantico e guascone dei giovani repubblichini.
È rimasta seminascosta come un fiume carsico, ed infine è tornata su, quell’intervista del 1998 a Lo Stato di Marcello Veneziani, in sintonia ma anche in polemica coi tempi, «I giovani che sono andati a Salò dovrebbero essere più rispettati se non altro per i loro ideali ispiratori. Chi è andato su sapeva di finire male. Non va abiurato», disse allora Raimondo, al culmine della sua quarta o quinta giovinezza, dopo gli anni ruggenti di «Un due tre» con Ugo Tognazzi (altro camerata ragazzino, Brigata Nera di Cremona)«Sapevo che c’era questa storia, mandai un redattore, lui ne fu contento, non ebbe alcuna ritrosia a parlarne», ricorda adesso Veneziani.
«Raimondo Vianello, bersagliere volontario della Rsi: aderì per ribellione verso il colonnello comandante che il 12 settembre, con un piede già sulla macchina carica di roba, lo chiamò per dirgli a bassa voce come fosse una confidenza: "Vianello, si salvi chi può!" Onore a te, camerata, riposa in pace».
Mirko Tremaglia racconta: «Vianello era con me al campo di prigionia di Coltano, vicino Pisa, nell’estate del ’45. Eravamo 36 mila della Repubblica sociale. Non ha mai rinnegato la sua storia. Come Tognazzi. Come Walter Chiari. Come Giorgio Albertazzi». Un lampo: «Gli americani che comandavano il campo ci tenevano alla fame. E per punirci ci mettevano nella "fossa dei fachiri", piena di pietre aguzze, a piedi nudi».
«Loro, quelli di noi che sono diventati personaggi di spettacolo, hanno contribuito molto alla pacificazione, ci hanno avvicinato alla gente».
Anche Albertazzi raccontò a un giornale la sua storia: «E certo mi danneggiò enormemente nel cinema, un certo cinema era tutto comunista». Diversa la strada di Vianello: «Raimondo era d’istinto quello che si diceva un attore brillante, se uno pensa alla scena di Tarzan o all’indimenticabile Un due tre"...».
Dieci anni fa, uno studioso di sinistra famoso come Roberto Vivarelli, pubblicando il libro di memorie «La fine di una stagione», confessò: «Sono stato un fascista repubblicano a 13 anni e non me ne pento» (dove l’assenza di pentimento era sottolineata anche da quel repubblicano in luogo dello spregiativo repubblichino).

martedì 20 aprile 2010

LASAGNE VERDI

Première assoluta in quanto le lasagne le ho sempre mangiate ma non ne ho mai cucinate,quindi è stato un esperimento doppio sia per quanto riguarda la costruzione che gli ingredienti scelti che non sono quelli della classica lasagna.
L'esperimento è riuscito perfettamente ed anche l'avanzo riscaldato si è dimostrato all'altezza.
Ingredienti:
-lasagne
-fagiolini
-carciofini
-asparagi
-broccoletti
-sedano
-cipolla
-carota
-besciamella
-grana grattuggiato
-dado
-burro
-olio
Intanto che facciamo ammorbidire le lasagne in acqua bollente per una decina di minuti prepariamo in un tegame con l'olio ed il burro sciolto la farcitura del piatto facendo rosolare la cipolla,la carota ed il sedano e poi aggiungiamo le verdure:asparagi,fagiolini,broccoletti e carciofini.
Si aggiusta col dado e magari con un poco d'acqua se il sugo si fa troppo denso,cominciamo ad imburrare la teglia da mettere nel forno e si inizia con un cucchiaio a comporre il piatto versando sul fondo uno strato di sugo,una sfoglia di pasta,un altro strato di sugo,il grana grattuggiato e la besciamella per proseguire ancora con la lasagna e così via fin quando si esauriscono gli strati(mi sembra di averne fatti 6-7)e su quello superficiale si abbonda con la besciamella ed il grana che dopo la cottura nel forno si farà gratinare per pochi minuti...buon appetito!

lunedì 19 aprile 2010

DISSIDENTI CUBANI E DI TUTTO IL MONDO

E'giunto il momento di fare chiarezza sulla questione dei dissidenti cubani e su quelli di ogni parte del mondo analizzando dati che coinvolgono non solo Stati antipatici al giornalismo ed al pensiero globale come Cuba e Venezuela ma citando pure nazioni che chiamerei paracule come Israele,Colombia ed Italia che al contrario rimangono simpatici in quanto l'opinione pubblica mondiale coccola chi al governo abbia un regime di destra.
Ci sono casi d'ingiustizia nelle carceri cubane e parte della polizia è corrotta e comunque implicata in maniera criminosa su certi fatti?Direi di sì,così come avviene in maniera ben più marcata in altri paesi che si definiscono più democratici,e senza andar lontano citiamo il nostro dove negli ultimi anni ci sono stati mediamente 150 morti all'anno nelle nostre prigioni,e questi non sono dissidenti?
Oppure i 2000 morti colombiani ammazzati da corpi paramilitari foraggiati da Israele o i 9000 dello stesso stato ultimo nominato imprigionati contro ogni diritto e convenzione umana non lo sono?
E le altre 150 persone ammazzate in Honduras dopo il golpe dello scorso anno chi sono?
L'articolo di Nello Gradirà tratto da"Senza Soste"ci espone fatti presi da tutto il globo con una particolare attenzione al Sudamerica dove le dittature sono sempre state di casa ed all'ordine del giorno e dove i massmedia hanno sempre teso ad infangare i politici eletti democraticamente dal popolo che si è ribellato al dominio a stelle e strisce.
Per maggiori informazioni su regimi carcerari ad hoc visitate il post:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/milano-per-i-cinque.html.
E basta col tormentone dei dissidenti cubani!

In mezzo secolo qui non abbiamo assassinato nessuno, non abbiamo torturato nessuno, non c’è stata nessuna esecuzione extragiudiziale. Beh, a dire la verità si è torturato a Cuba; ma nella base navale di Guantánamo, non nel territorio che governa la Revolución…
Raúl Castro

Ci risiamo. Come succede puntualmente almeno un paio di volte l’anno è ripartita, più stucchevole che mai, la solita campagna mediatica sui “diritti umani” a Cuba.
Stavolta il pretesto è stata la morte del “dissidente” Orlando Zapata Tamayo a seguito di uno sciopero della fame.
Chi era Orlando Zapata? Era un detenuto comune, pluricondannato per reati “di opinione” come violazione di domicilio (1993), lesioni (2000), truffa (2000), lesioni e porto abusivo di arma bianca (2000, ferite e frattura del cranio provocate con un machete). In carcere era stato toccato dallo spirito santo ed era diventato miracolosamente un dissidente.
Nel dicembre 2009 inizia uno sciopero della fame chiedendo di avere a disposizione un televisore, un cellulare e un fornello per cucinare. Cose che a nessun altro detenuto del mondo vengono consentite. Le condizioni di Zapata Tamayo, che era stato operato per un tumore al cervello nel marzo 2009, si aggravano. Viene trasportato in ospedale e nutrito artificialmente, ma muore il 23 febbraio.
Parte l’ennesima campagna a favore dei “dissidenti”, che vede protagonisti media e personaggi davvero incredibili. Da noi circolano due o tre appelli, uno promosso da La Nazione, un altro da Pigì Battista, opinionista del Corriere della Sera, che ha ricevuto una lettera di adesione di Piero Fassino, un altro ancora da L’Unità, tra le firme quella dell’ex direttrice del Tirreno Sandra Bonsanti.
Cominciamo allora proprio da una citazione tratta da L’Unità: “Il cosiddetto 'caso Cucchi' è stato tutto meno che un caso. Nelle carceri italiane muoiono in media 150 detenuti l'anno: un terzo per suicidio, un terzo per 'cause naturali' e la restante parte per 'cause da accertare'. I morti per suicidio sono una cifra impressionante: con 1005 casi accertati dal 1990 a oggi, in carcere ci si suicida ventuno volte di più che fuori. Si tratta inoltre di un dato che aumenta in modo esponenziale con l'aumentare del sovraffolamento: nell'ultimo anno, a un incremento del venti per cento della popolazione carceraria è corrisposto un incremento dei suicidi vicino al 50 per cento (1)”.
Ciò nonostante, nessuno dei firmatari degli appelli contro Cuba si è mai stracciato le vesti per denunciare questo massacro, né qualcuno si è mai sognato di dire che in Italia esiste un regime che nei suoi lager stermina 150 dissidenti l’anno.
Se qualcuno nella nostra città avesse voglia di spendersi a favore dei diritti dei detenuti, gli ricordiamo che alle Sughere solo negli ultimi 7 anni ne sono morti 12 , probabilmente molti di più che in tutta Cuba dalla Rivoluzione del 1959 ad oggi.
L’adesione agli appelli contro Cuba di Piero Fassino e di Sandra Bonsanti, che sono notoriamente dei supporter di Israele, ci suggerisce un altro paragone interessante. Vediamo che dice il rapporto 2008 di Amnesty International sul Paese sionista: “All'incirca 9.000 persone, tra cui oltre 300 bambini e palestinesi arrestati in anni precedenti, a fine anno erano ancora in carcere. Oltre 900 erano trattenuti in detenzione amministrativa senza accusa né processo, compresi alcuni trattenuti dal 2002”.
Il 7 aprile scorso l’agenzia di stampa EFE ha informato che 7mila prigionieri palestinesi hanno iniziato uno sciopero della fame a tempo indeterminato perché migliorino le condizioni di detenzione nelle carceri israeliane e cessino le “umiliazioni” ai loro familiari che li visitano ai posti di controllo e alle porte di accesso delle prigioni. Ne avete sentito parlare? C’è qualche media che ha pubblicato la notizia? Pensate che se uno solo dei 7mila prigionieri morisse qualcuno chiederebbe l’abbattimento del governo israeliano?
Eppure Israele sarebbe un terreno fertile per i difensori dei diritti umani. In un articolo pubblicato di recente sul nostro sito si leggeva che molti attivisti sudafricani antiapartheid inorridiscono osservando le condizioni di vita nei territori palestinesi occupati, e ritengono che “quello che abbiamo sofferto noi con l’apartheid era un picnic a paragone di quello che subiscono i palestinesi” (2).
Da Israele per associazione di idee passiamo alla Colombia, visto il supporto che Israele ha sempre generosamente offerto ai gruppi paramilitari fascisti colombiani. Citiamo un altro articolo pubblicato dal nostro sito, scritto dal professore catalano Vicenç Navarro “Il lettore immagini se quest’anno a Cuba si fosse scoperta una fossa comune dove giacessero più di 2000 persone giustiziate dall’Esercito Cubano negli ultimi anni, e che uno dei cubani che avessero denunciato le scomparse e le esecuzioni di queste persone fosse stato anch’egli assassinato dall’Esercito. La mobilitazione mediatica da parte dei maggiori mezzi di informazione sarebbe stata enorme (...). Bene, i 2.000 omicidi di persone scomparse esistono e anche la persona che li ha denunciati e che è stato assassinato pure lui dall’esercito. L’unica differenza è che il Paese non è Cuba, ma la Colombia” (3). Ne avete sentito parlare? Avete visto qualcuno dei firmatari degli appelli per i dissidenti cubani mobilitarsi per i diritti umani in Colombia? No, naturalmente. E il presidente narcofascista Uribe viene considerato un partner affidabile da tutti i governi “occidentali”.
Qualche riga se la merita anche La Nazione, per quanto nella nostra città il quotidiano fiorentino venga utilizzato più che altro per incartare il pesce.
L’opinionista di politica internazionale de La Nazione Cesare de Carlo si è schierato apertamente con i militari golpisti dell’Honduras, sostenendo una strana teoria per cui in Honduras non c’è stato nessun golpe e che i militari hanno solo difeso la costituzione contro il vero golpista, il presidente legittimo Manuel Zelaya. Naturalmente non sono mai esistiti neanche i 150 morti ammazzati dal giorno del golpe ad oggi (soltanto a marzo 5 giornalisti) (4).
Un altro promotore di appelli contro Cuba, Aldo Forbice, è forse il personaggio più divertente di tutta la compagnia: consigliamo di seguire il suo programma alla radio “Zapping” che è di una comicità irresistibile. Emilio Fede a paragone di Forbice diventa un imparziale anchorman di stampo anglosassone. Tempo fa intervistò tale Alejandro Peña Esclusa, presentandolo come il “leader dell’opposizione democratica venezuelana” (5). Vediamo cosa dice di lui Wikipedia: “membro della setta Tradizione, Famiglia e Proprietà, movimento filo-fascista, che permette l'ingresso solo a coloro che dimostrano di essere di razza ariana pura. La setta sarebbe stata organizzatrice di attentati contro Giovanni Paolo II durante il suo viaggio a Caracas il 13 novembre 1984, e al presidente degli Stati Uniti d’America, Ronald Reagan, in seguito ai quali la setta è stata dichiarata fuorilegge in Venezuela, Francia, Spagna e Argentina, paesi dove era maggiormente radicata. L'11 aprile 2002 Peña Esclusa partecipa al tentato colpo di stato in Venezuela”. Come leader moderato non c’è male...
Per Senza Soste, Nello Gradirà
13 aprile 2010
(1) http://unita.it/news/italia/91087/non_solo_stefano_cucchi_le_tanti_morti_sospette_delle_carceri_italiane
(2) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/ilan-pappe-l-apartheid-era-un-picnic-a-paragone-di-quello-che-subiscono-i-palestinesi
(3) http://www.senzasoste.it/le-nostre-traduzioni/diritti-umani-in-america-latina-due-pesi-e-due-misure
(4) Cinco periodistas asesinados en un mes en Honduras: ¿donde están los titulares? (http://www.rebelion.org/noticia.php?id=103374)
(5) Notare che i paladini dei diritti umani non ce l'hanno solo con Cuba, ma anche con gli altri Paesi di sinistra latinoamericani dove pure esiste quel sistema elettorale pluripartitico che auspicano per Cuba. Segno evidente che per loro sono "feroci dittature" tutti quei Paesi dove i predatori neoliberisti sono stati mandati via a pedate.

domenica 18 aprile 2010

RIDICOLI!

Quando i razzisti entrano nel ridicolo,e se solamente non ci fosse nulla da ridere sul fatto che solo un piccolo comune italiano possa essere governato da un leghista,la notizia riportata oggi,veniale se vogliamo,getta nuova merda sugli xenofobi in salsa verde.
Infatti il sindaco di questo paese di 5000 abitanti nella provincia di Treviso,tal Robert Bet,ha deciso di dover estirpare le rose rosse in quanto troppo onerose per il bilancio comunale asserendo inoltre che le spine di tali fiori possano ferire le persone(!?).
Il colore rosso della libertà presto potrebbe essere pure quello del sangue sulle loro teste vuote,che assieme a quelle dei fascisti possono essere tinte di questa tonalità soprattutto ora che siamo sotto il periodo del sacro anniversario della liberazione d'Italia.
Il rosso sommergerà il nero fascista ed il verde legaiolo!
Articolo preso da Indymedia Lombardia,ed appena sotto un commento geniale lasciato sotto al post originale:
Il sorcio verde
Non è che sia lui, Bet, rimasto un bambino che si spaventa dei burqa e si ferisce con le spine delle rose perché calpesta le aiuole nonostante la mammina gli dica di non farlo?Dietro questi squallidi figuri è evidente che agisce l'ombra di un infantilismo mai superato, compensato con atti di autoritaria stupidità.
Osservatorio Psichiatrico

Codognè (Treviso). Il sindaco fa estirpare le rose rosse: il colore offende la Lega.

Il sindaco fa togliere le rose rosse perché offendono la nuova giunta leghista, e dunque “verde”. Avviene a Codognè, in provincia di Treviso: secondo le voci che si stanno rapidamente diffondendo nel paese, il sindaco Roberto Bet, eletto nel 2009, avrebbe deciso di far estirpare i fiori.
Il primo cittadino ha spiegato che l’operazione è connessa a limiti di bilancio, visto che la manutenzione dei roseti coltivati negli spazi pubblici è ritenuta troppo costosa: il Comune infatti vi spende tra i 6 e i 7 mila euro all’anno. Tra le motivazioni del sindaco c’è anche il rischio per i passanti di ferirsi con le spine.
Al loro posto, nelle aiuole a bordo strada, Bet ha ordinato la distribuzione di sassi del Piave. “Se fossero state verdi – è stato però il commento di un residente – le rose sarebbero rimaste al loro posto”.
Il sindaco leghista aveva già firmato un’ordinanza, a marzo, che vieta il burqa in tutti i luoghi pubblici, scuole comprese. Allora Bet aveva spiegato che il velo avrebbe potuto spaventare i bambini.
http://www.blitzquotidiano.it/index.php?s=codogne

sabato 17 aprile 2010

MORTE EVITABILE SE FOSSE STATA ITALIANA


Questa vile faccenda che ha visto come protagonista una piccola bimba italonigeriana,Rachel di appena 13 mesi,è frutto della politica repressiva del regime italiano contro gli immigrati clandestini in quanto la piccolina è morta in quanto figlia di un uomo con regolare permesso di soggiorno ma che da alcune settimane aveva perso il lavoro,e quindi la procedura burocratica che prevede anche il riconoscimento di una tessera sanitaria per se stessi e per i familiari si era interrotta e quindi per un pezzo di carta Rachel è morta al pronto soccorso di Cernusco.
Inutili per ora le lamentele e l'immenso dolore del padre e della famiglia che hanno ricevuto la solidarietà di un paese intero e di molte persone che guardano per primo all'essere umano e non alla carta d'identità o al passaporto.
La vicenda è raccontata da questo articolo de"La Repubblica"postato da Lombardia.Indymedia in un crescendo di drammaticità fino all'epilogo luttuoso che il fatto di cronaca ha portato.
Questa triste storia italiana fa parte di un lungo percorso di nuove norme che di fatto trattano il clandestino alla stregua di un cane rabbioso da portare al canile(Cie)dove spesso viene picchiato,violentato e sodomizzato per poi essere nel migliore dei casi rimpatriato,nel peggiore venire ucciso in Italia(non dimentichiamoci dei profughi e dei richiedenti l'asilo politico che la vita la rischiano seriamente nei loro paesi d'origine).
Naturalmente le istituzioni stanno a guardare e plaudono a queste gesta proposte dal neoduce e pure la chiesa al massimo mugugna qualcosa per poi girarsi dall'altro lato,verso carne giovane.

Cure negate senza tessera sanitaria muore a 13 mesi bimba nigeriana.

Il documento e le cure negate a una piccola nigeriana perché il padre non aveva più il lavoro. Il caso all’Uboldo di Cernusco: la Procura apre un’inchiesta. E in duecento sfilano nelle vie di Carugate per protesta.

Rifiutata dall’ospedale perché le era scaduta la tessera sanitaria, una bambina nigeriana di 13 mesi muore poche ore dopo. Il padre, in regola con il permesso di soggiorno, aveva appena perso il lavoro e non poteva rinnovare il documento che forse avrebbe strappato la piccola alla morte. «Uccisa dalla burocrazia», dicono gli amici della coppia, che ieri pomeriggio in 200 hanno sfilato per le vie di Carugate, hinterland di Milano, dove la famiglia vive. «I medici avrebbero potuto salvarla se non si fosse perso tutto quel tempo e se le cure fossero state adeguate. Se fosse stata italiana questo non sarebbe successo», grida ora Tommy Odiase, 40 anni, in Italia dal 1997. Chiede giustizia mentre stringe la mano della moglie Linda, di nove anni più giovane.
La notte del 3 marzo la piccola Rachel sta male, è preda di violenti attacchi di vomito. I genitori, spaventati, chiamano il 118. Arriva un’ambulanza che li trasporta al pronto soccorso dell’Uboldo di Cernusco sul Naviglio. Il medico di turno, in sei minuti, visita la paziente e la dimette prescrivendole tre farmaci. «Non l’ha nemmeno svestita», racconta la mamma. Sul referto medico si leggono poche parole: «Buone condizioni generali». Sono riportati anche gli orari di ingresso, 00.39, e di uscita, 00.45. Il quartetto, con loro c’è anche la figlia più grande, di due anni e mezzo, gira in cerca della farmacia di turno. Ma le medicine sono inutili e alle 2 di notte l’uomo torna al pronto soccorso. Vuole che qualcuno si occupi della figlia, che sta sempre più male. «Il personale ci risponde che “la bambina ha la tessera sanitaria scaduta, non possiamo visitarla ancora o ricoverarla”», denuncia il 40enne. «Un fatto di una gravità assoluta — sottolinea l’avvocato della famiglia, Marco Martinelli — . Dobbiamo capire se esistono delle direttive precise per casi come questo».
In mano Tommy Odiase ha un permesso di soggiorno da residente da rinnovare ogni sei mesi ma che scade in caso di disoccupazione. Il nigeriano, per ottenere il rinnovo della tessera sanitaria propria e delle figlie, doveva presentare una serie di documenti che ne attestassero la posizione, fra i quali la busta paga dell’ultimo mese. Licenziato solo sei settimane prima, la pratica si è trasformata in un incubo.
Davanti al rifiuto dei medici, l’ex operaio diventa una furia. Urla, vuole attenzione. Qualcuno dall’ospedale chiama i carabinieri per farlo allontanare. Forse dall’altra parte della cornetta ricordano che pochi giorni prima all’ospedale di Melzo, stessa Asl, era morto un bimbo albanese di un anno e mezzo rimandato a casa dal pronto soccorso. L’intervento dell’Arma risolve momentaneamente la situazione: Rachel viene ricoverata in pediatria. Sono le 3 di notte, «ma fino alle otto del mattino nessuno la visita e non le viene somministrata alcuna flebo, nonostante nostra figlia avesse fortissimi attacchi di dissenteria e non riuscisse più a bere nulla», raccontano i genitori. Nel tono della voce rabbia e dolore si mischiano. La sera del giorno dopo la situazione è critica, tanto che oltre alla flebo accanto al letto spunta un monitor per tenere sotto costante controllo il battito cardiaco. Alle cinque e mezza il cuore della bambina si ferma, dopo 30 minuti di manovre di rianimazione viene constatato il decesso.
I carabinieri acquisiscono le cartelle cliniche, gli Odiase presentano una denuncia per omicidio colposo a carico dei medici e dell’ospedale, la Procura di Milano apre un’inchiesta con la stessa accusa contro ignoti. Ora si attendono i risultati dell’autopsia, pronti per il 12 maggio.

THE HARDEST PART

Una delle mie canzoni preferite dei british Coldplay è questa"The hardest part"dal testo abbastanza depressivo anche se rientra nel romanticismo caro ai Rem,venato di malinoconia e senso d'abbandono e inutilità.
Fa parte dell'album del 2005"X & Y"ed è stato uno tra i singoli del lavoro stesso che ha avuto maggior successo mondiale:il video è la sovrapposizione di una loro performance e di un programma statunitense anni'80 con due ballerini particolari.
Sono stato uno tra i primi a vedere la loro prima apparizione in Italia durante un concerto il giorno di SanCamillo,il 14 luglio del 2000 a Villafranca di Verona nel contesto del Rockaforte Rock Festival dove fecero da spalla ai Marlene Kuntz,Subsonica,Sleater Kinney,Moby e Beth Orton dove presentarono l'album d'esordio Parachutes,e sentendoli suonare nonostante fosse il pomeriggio calamitarono l'attenzione dei più.
Il gruppo che ormai non fa più spalla a nessuno è composto dal cantante e sovente tastierista e chitarrista Chris Martin, Jonny Buckland alla chitarra elettrica,Guy Berryman al basso e Will Champion alla batteria.

And the hardest part
Was letting go not taking part
Was the hardest part
And the strangest thing
Was waiting for that bell to ring
It was the strangest start

I could feel it go down
Bittersweet I could taste in my mouth
Silver lining, the clouds
Oh and I
I wish that I could work it out

And the hardest part
Was letting go not taking part
You really broke my heart
And I tried to sing
But I couldn't think of anything
And it was the hardest part

I could feel it go down
You left the sweetest taste in my mouth
Silver lining, the clouds
Oh and I
Oh and I
I wonder what it's all about

I wonder what it's all about

Everything I know is wrong
Everything I do it just comes undone
Everything is torn apart
Oh and that's the hardest part
That's the hardest part
Yeah that's the hardest part
That's the hardest part

La parte più difficile

E la parte più difficile
Fu farla andare senza prenderne parte
Era la parte più difficile
E la cosa più strana
E' stata aspettare che suonasse quella campana
E' stata la partenza più difficile

Posso sentirlo andare giù
Dolce e amaro posso assaporarlo in bocca
Argento che ricopre le nuvole
Oh e io
Spero di venirne fuori

E la parte più difficile
Fu farla andare senza prenderne parte
Tu mi hai veramente infranto il cuore
E ho provato a cantare
Ma non potevo pensare ad altro
Era la parte più difficile

Potevo sentirlo andare giù
Hai lasciato il più dolce sapore nella mia bocca
Argento che ricopre le nuvole
Oh e io
Oh e io
Mi chiedo che cosa significhi tutto ciò

Mi chiedo che cosa significhi tutto ciò

Tutto quello che so è sbagliato
Tutto quello che faccio viene rovinato
E tutto è straziato
Oh e questa è la parte più difficile
Questa è la parte più difficile
Sì questa è la parte più difficile
Questa è la parte più difficile

venerdì 16 aprile 2010

VERSO DUE DESTRE

Non è da questo blog postare nel solo giro di quattro giorni due articoli presi dal quotidiano di regime"Il Giornale",che da qualche tempo sta mettendo alla berlina la figura di Gianfranco Fini,assieme all'altro"giornale"(proprio tra virgolette)Libero,altro esempio di come il giornalismo in Italia lo possano fare cani e porci.
Il post in questione(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/scarpe-comode.html) era quello incentrato sulla figura di Travaglio che corteggia Fini da qualche mese sicuro che il politico ex An si stacchi dal cordone ombelicare-collare del padrone Berluscojoni,e nelle ultime ore il fatto non è poi così più fantascienza,con paventate elezioni elettorali anticipate e supposizioni di nuove alleanze che potrebbero generare mostri.
Infatti Fini,che secondo me rimane fascista anche se più soft visto che nell'articolo seguente i finiani sarebbero più felici di avere un nuovo premier gay piuttosto che leghista,pone in questi ultimi il nodo della questione in quanto presenti solo al nord e che richiedono spazio,agibilità e potere sugli altri due terzi degli italiani che alla Lega cagano in faccia(ma che ipocritamente e stupidamente votano le loro coalizioni).
Ci troveremo di fronte a due destre,una al governo ed una all'opposizione,una con i fascisti vecchio stampo e mafiosi del Pdl(non dimentichiamoci che oggi a Dell'Ultri hanno aggiunto altri due anni di condanna!)e gli xenofobi della Lega contro i finiani che si accoppieranno con Casini e metà Pd,mentre la sinistra scomparirà quasi completamente dalla geografia politica italiana.
Belle prospettive ci attendono,con una pseudosinistra incapace di trovare un filo logico alla propria opposizione e se ci accontentiamo davvero di far cadere Berlusconi,ad oggi fatto molto probabile e se non farà in tempo a cambiare la Costituzione dirà addio pure al Quirinale,dovremmo scendere a patti con ben due destre forti ed una patetica sinistra ridotta all'osso e molto scolorita attorniata dai grillini e dai dipietristi...solo la lotta potrà salvarci!

"Meglio un premier gay che leghista".

"Meglio un premier gay che leghista"di Francesco Cramer.

I finiani preferiscono l’orgoglio omosessuale agli alleati del Carroccio. La politica dei "fighetti" di Fini. Ronchi: "Dopo Berlusconi solo Fini"Fini si smarchi pure, ma senza ossessioni.

Roma - Che la destra non sia più la vecchia destra lo dimostra ancora una volta il finiano vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino. Il quale, punzecchiato da Klaus Davi, in un’intervista ha sentenziato che per lui non ci sarebbe alcun problema se un futuro presidente del Consiglio fosse gay: «Sì a un premier omosessuale se eletto dagli italiani perché sono contrario a qualsiasi forma di discriminazione e se venisse eletto dal popolo avrebbe tutto il diritto di governare il Paese».Il dna degli ex Msi ed ex An è mutato e sembra lontano mille miglia dall’antico fastidio per i femminielli tradotto nell’uscita di «epurator» Storace che, in una celebre rissa alla Camera nel 1994, gridò: «Quella checca di Paissan mi ha graffiato con le sue unghie laccate di rosso ma io non l’ho toccato: sfido chiunque a trovare le sue impronte sul mio culo...». Avversione parafrasata anche dal collega di partito Stefano Morselli che, nella stessa circostanza, aggiunse ruvido: «Paissan, pederasta, fai bene a farti scortare!». Lontanissimo anche dal Gianfranco Fini del 1998 che dal palco del Maurizio Costanzo Show ammise candido: «Lo so, ora l’intellighenzia mi farà a fettine, ma io la penso così: un maestro elementare dichiaratamente omosessuale non può insegnare». Ma poi, dal leader in persona, arrivarono le correzioni di rotta: «Ho detto solo che ostentare comportamenti gay può dar fastidio» (2005), «Sono disposto a discutere sul tema del riconoscimento dei diritti alle coppie di fatto» (2006), «Non mi permetterei mai di dire che l’omosessuale è un diverso» (2007), fino all’ufficiale faccia a faccia a Montecitorio tra il presidente della Camera e le varie associazioni omosessuali accompagnate dall’onorevole piddina Paola Concia (Arcigay, Agedo, Famiglie arcobaleno e GayLib).Ai reduci della Fiamma, quindi, non turba più il «mondo del vizietto» ma il «celodurismo» di Alberto da Giussano. «Favorevole a un premier gay ma non a uno leghista - ha infatti sentenziato tranchant Bocchino -. Come ho più volte detto, il presidente del Consiglio non può rappresentare solo un’area del Paese e un leghista a capo del governo è improbabile per una ragione di “limite territoriale” che la Lega ha: non può governare un intero Paese chi ne rappresenta solo una parte». L’uscita di Bocchino non è andata giù agli alleati del Carroccio che, attraverso il responsabile giustizia Matteo Brigandì, hanno risposto con sarcasmo: «Forse rivendica il posto di premier per sé». La frase contestata invece è musica per le orecchie del presidente onorario di Arcigay, Franco Grillini: «Non possiamo che essere d’accordo perché un gay governerebbe nell’interesse di tutti mentre un leghista spaccherebbe l’Italia in due».Insomma, la nuova destra dimostra che salirebbe più volentieri sul carro di un gay pride piuttosto che sul Carroccio. Anche perché, parole di Bocchino: «La Lega non può essere il partito traino della coalizione, rappresenta un terzo del territorio e ha problemi di credibilità internazionale, tipici di tutti i partiti politici limitati in una parte di territorio e identitari. Un partito che fa leva inevitabilmente sull’egoismo».http://www.ilgiornale.it/interni/meglio_premier_gay_che_leghista/14-04-2010/articolo-id=437323-page=0-comments=1

giovedì 15 aprile 2010

TESTE(VUOTE)ROTTE

Che goduria ieri pomeriggio quando già trapelavano le prime indiscrezioni sugli scontri della scorsa notte che hanno visto protagonisti gli antifascisti romani che hanno menato di brutto la merde del Blocco Studentesco,che rimane il fatto scritto nella storia di quella notte anche se le merde fasciste del Blocco e di Ca$$a Pound hanno accusato i compagni di averli aggrediti mentre stavano affiggendo manifesti merdaioli per le prossime elezioni universitarie.
E'fischiato il vento l'altra notte a Roma ed i sibili hanno danneggiato i cameratti con i loro eroici capoccia che a gambe levate hanno lasciato i loro rattini sanguinanti in terra,striscianti come gli stronzi di cane che sono,a livello appena superiore delle fogne loro habitat naturale.
Naturalmente i fatti non sono andati come da comunicato del capobranco di B.S. Francesco Polacchi,perchè anche gli antifa hanno rivendicato il fatto di essere stati assaliti dai fasci infami...diciamo allora che qualunque parte sia stata colpita per prima comunque i referti medici parlano chiaro con nove merditanti fascisti all'ospedale con vari traumi contusivi(quellio cerebrali li hanno fin dall'infanzia)e ferite.
Colpi che comunque non hanno portato alla fuoriuscita di materia grigia in quanto perennemente assente nelle loro scatole craniche violate dalle giuste mazzate dei valorosi compagni romani.
Articoli presi da Indymedia Lombardia e Roma che raccolgono entrambe le versioni con i fasci che come al solito sono andati a piangere da papà polizia e mamma digos e che ora pretendono giustizia dai loro camerata al potere Maroni,Polverini e Alemanno,lacrime di coccodrillo,lacrime di sangue!
I referti parlano,Roma ascolta, il fascista scappa...Roma è antifascista!

Roma:In Blocco all'ospedale.

ROMA TRE, CASA POUND: «ESPONENTI 'BLOCCO AGGREDITI, 9 FERITI» (OMNIROMA) «Una decina di ragazzi del Blocco Studentesco sono rimasti feriti e dopo essere stati aggrediti da un centinaio di esponenti dei centri sociali davanti alla facoltà di Lettere di Roma Tre in via del Valco di San Paolo, mentre affiggevano alcuni manifesti in vista delle prossime elezioni del Cnsu, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari». Così in una nota il Circolo futurista di Casal Bertone. «Nove militanti del Blocco sono finiti in ospedale, sei di loro con ferite gravi e prognosi di decine di giorni - si legge nel comunicato stampa - Tra questi anche il presidente nazionale del Blocco Studentesco e candidato al Cnsu, Francesco Polacchi, attualmente ricoverato al Cto di Roma per una frattura scomposta dell'avambraccio e due ferite in testa che hanno richiesto dieci punti di sutura. 'Si è trattato di un vero e proprio agguato -dice Polacchi - Eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione,come è prassi nei periodi preelettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi,sassi, bastoni, catene, che ci sono venute addosso, forti del fatto di essere oltre quattro volte superiori a noi nel numero. Alcuni cittadini che abitano proprio sulla via dove sono avvenuti gli incidenti hanno assistito alla scena, fornendo la propria testimonianza dei fatti al commissariato'Esposizionè, nel quartiere Eur. 'Dalla dinamica dell'aggressione, avvenuta per altro a poche centinaia di metri dal centro sociale 'Acrobax', sembra evidente come l'attacco fosse premeditato - aggiunge Davide Di Stefano,responsabile nazionale del Blocco Studentesco- Un'azione violenta e intimidatoria pianificata a tavolino per impedirci di fare politica nelle università. È chiaro che un gesto di una tale gravità nasce dalla convinzione di godere di una totale impunità e richiede una risposta adeguata.

GIOVANI DELL'ACROBAX: «NOI AGGREDITI DA BLOCCO» «Stavamo attaccando i nostri manifesti della rete sociale dell'XI municipio quando ci siamo trovati davanti quelli di Blocco studentesco, con il loro solito apparato tipo militare come durante gli scontri di piazza Navona. Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto». Ad affermarlo sono i giovani del centro sociale Acrobax, coinvolti nello scontro avvenuto questa notte presso la facoltà di Lettere dell'università Roma Tre, tra mezzanotte e l'una.

Da "La Repubblica delle banane".
Gli universitari di destra e di sinistra si accusano a vicenda dopo gli scontri della notte scorsa presso la facoltà di Lettere dell'università Roma Tre, tra mezzanotte e l'una. Il bilancio parla di otto ragazzi finiti al Cto, conprognosi che vanno dai 2 ai 30 giorni, e diciassette denunciati. Di questi otto appartengono al Blocco studentesco, i quali parlano di un vero e proprio "agguato" e nove al centro sociale Acrobax, che rispediscono le accuse al mittente, sostenendo di aver reagito ad una aggressione.
"Nove militanti del Blocco sono finiti in ospedale, sei di loro con ferite gravi e prognosi di decine di giorni - si legge in una nota diffusa da CasaPound - Tra questi anche il presidente nazionale del Blocco Studentesco e candidato al Cnsu, Francesco Polacchi, attualmente ricoverato al Cto di Roma per una frattura scomposta dell'avambraccio e due ferite in testa che hanno richiesto dieci punti di sutura". "Si è trattato di un vero e proprio agguato - spiega Polacchi - eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione, come è prassi nei periodi preelettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi, sassi, bastoni, catene, che ci sono venute addosso, forti del fatto di essere oltre quattro volte superiori a noi nel numero".
Diametralmente opposta la versione dei giovani del centro sociale Acrobax: "Stavamo attaccando i nostri manifesti della rete sociale dell'XI municipio quando ci siamo trovati davanti quelli di Blocco studentesco, con il loro solito apparato tipo militare come durante gli scontri di piazza Navona. Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto". "Respingiamo la montatura vittimista costruita da CasaPound - aggiunge in un comunicato La Rete Sociale dell'XI Municipio - su un episodio che ha semplicemente fatto prendere corpo al clima di odio e d'intimidazione fatto crescere attraverso Blocco Studentesco nella sua scalata alle elezioni universitarie, ribadiamo la necessità di sospendere da queste la lista del Blocco Studentesco e denunciamo l'unilateralità dei fermi effettuati stanotte dalle forze dell'ordine intervenute".
E intanto, fioccano le reazioni politiche. Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, parla di "ennesima azione squadrista", Fabio Nobile, della Federazione della sinistra di Roma e segretario del Pdci cittadino chiede "che questi gruppi cessino di esistere imponendo il loro scioglimento ed impedendo il corteo del 7 maggio organizzato da questi fascisti". Ugo Cassone, consigliere comunale del Pdl, chiede "le dimissioni del Rettore Guido Fabiani e delle più alte cariche del Senato Accademico di Roma Tre".

mercoledì 14 aprile 2010

(TANTE)MELE MARCE

Quando s'incappa in articoli giornalistici o in dichiarazioni durante conferenze stampa di appartenenti alle forze del disordine si tende a marcare che tali individui passati alla criminalità siano delle mele marce,naturalmente noi sappiamo che tanti di questi valicano la sottile linea tra l'onestà e l'illegalità,troppe divise e troppe mani sono insanguinate e comunque colluse con la delinquenza.
Ecco tre esempi che la cronaca di Internet,perchè di queste notizie pochi sanno visto che i massmedia di regime stanno ben zitti quando i delitti vengono commessi da chi non è straniero,immigrato,anarchico o di sinistra,e coinvolgono carabinieri,finanzieri e poliziotti:una miscellanea di stronzi che ogni tanto bisogna far saltar fuori perchè le fanno troppo grosse e certi atti non si possono coprire.
E non parlo oggi degli sbirri che per cameratismo(proprio un termine adatto)si sono coperti l'un l'altro nel caso Aldrovandi,oppure lo sbirro del caso delle trans di Marrazzo,pusher ed assassino:oggi parlo di un carabiniere,nientemeno che il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer sotto processo da due anni e che stamane ha ricevuto la richiesta di condanna a 27 anni di carcere per una sfilza enorme di imputazioni;un poliziotto di Rovigo,rimasto anonimo e accussato di violenza sessuale reiterata verso una dodicenne e di tre finanzieri che si aggiungono ad altri due incarcerati a giugno per aver abusato di alcune prostitute durante i loro"controlli"ed"ispezioni".
Solo vergogna dovrebbero provare questi aborti d'uomini e solo odio noi dobbiamo provare verso queste divise che sono sempre più macchiate da questi crimini e che fanno perdere la fiducia verso i pochi che credono ancora nell'imparzialità delle istituzioni e delle forze di polizia,che dovrebbero essere animate dal valore della giustizia e sul credo del servire,proteggere ed aiutare le persone.
Articoli tratti da Indymedia Toscana e Lombardia.

[Rovigo] poliziotto adesca e violenta 12enne.

Rovigo: poliziotto adesca e violenta 12enne, arrestato e sospeso dal serviziopubblicato: venerdì 12 marzo 2010 da Daniele Particelli in: Strano ma vero Violenza Sessuale
Non è la prima volta che sentiamo parlare di tutori dell’ordine che invece di proteggere si macchiano di uno dei reati peggiori, la pedofilia.
E’ accaduto a Rovigo, dove M.T., 30 anni, poliziotto delle Volanti, è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni.
La vicenda risale allo scorso novembre: dopo esser entrato in possesso del numero di telefono della 12enne tramite alcuni suoi compagni, l’ha contattata.
Si è spacciato per un 17enne, le ha inviato via mms una sua foto fasulla ed è riuscito a convincerla ad un incontro.Come da accordi è passato a prendere la bambina e una volta in auto, con tanto di coltello in bella vista sul cruscotto, l’ha violentata.
Poi ha cercato di convincerla ad altri incontri con la promessa di regali e ricariche telefoniche.
Lei, però, alla fine ha confessato tutto alla famiglia e i colleghi dell’uomo sono stati avvertiti.
Dopo circa un mese e mezzo di indagini è scattato l’arresto: l’uomo è stato condotto nel carcere di Verona e sospeso dal servizio.http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=94309&sez=NORDEST

Milano, chiesti 27 anni di carcere per il comandante dei Ros Ganzer.

Pesante richiesta di condanna a 27 anni di carcere nei confronti del comandante del Ros, Giampaolo Ganzer, imputato a Milano.

La richiesta è stata avanzata dal pm Luisa Zanetti nell'ambito del processo in cui Ganzer, insieme con altre persone tra cui l'ex colonnello delle teste di cuoio dei carabinieri Mauro Obinu e altri sottufficiali dell'Arma, sono ritenuti responsabili di presunte irregolarità in operazioni antidroga sotto copertura avvenute tra il 1991 e il 1997. Ganzer e gli altri imputati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, falso e peculato.Il pm oltre alle condanne per Ganzer ha chiesto pene severe anche per gli altri 17 imputati, tra cui una serie di sottufficiali del Ros ai tempi componenti del cosiddetto gruppo di Bergamo. Le condanne vanno dai 27 anni (Obinu e Lovato) ai 5 anni e 18mila euro di multa. Il pm ha anche chiesto per tutti gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Prima di chiedere le condanne il pm Zanetti ha voluto richiamarsi a quanto già affermato all'inizio della sua requisitoria e cioè la "gravità dei fatti" per i quali "la pena prevista è altissima" e ha parlato di "deviazione dai compiti istituzionali che emerge dal quadro che ho tentato di tracciare durante il mio intervento".Fra gli episodi contestati anche un traffico d'armi. Da notare che l'ineffabile generale Ganzer, ben conosciuto nel movimento per le montature a carico dei compagni e per i blitz repressivi spettacolari, non è mai stato sospeso dal servizio nonostante la gravità delle accuse a lui mosse.Il processo che lo vede imputato a Milano per reati gravissimi è iniziato da oltre due anni è si è svolto nel piu' totale silenzio omertoso dei media di regime, silenzio che solo ora viene rotto con la clamorosa richiesta di condanna.

Milano, arrestati tre finanzieri per abusi sessuali su prostitute.

Milano, arrestati tre finanzieri per abusi sessuali su prostitute.Nel giugno scorso altri due uomini delle Fiamme gialle erano finite in carcere per lo stesso motivo.
Tre baschi verdi sono finiti in carcere a Milano con l'accusa di aver abusato di prostitute durante i controlli di routine contro l'immigrazione clandestina. Sono gli sviluppi di un'inchiesta della Procura milanese che già lo scorso giugno aveva portato agli arresti altri due finanzieri, uno dei quali si è visto recapitare un nuovo provvedimento a San Vittore, dove ancora è rinchiuso.
Le quattro ordinanze di custodia cautelare, firmate dal gip Chiara Valori, sono state consegnate ai loro colleghi dagli stessi militari del nucleo di polizia tributaria. Nell'indagine, condotte dai pm Cristina Roveda e Marco Ghezzi, si ipotizzano i reati di violenza sessuale di gruppo (quando a commetterla è più di una persona), concussione e peculato. Gli episodi contestati a vario titolo, da quanto è filtrato, sono tre: due commessi a Garbagnate, nell'hinterland, fra l'ottobre 2008 e il giugno successivo, e il terzo avvenuto a Milano nel maggio dell'anno scorso.
Secondo la ricostruzione accusatoria i tre finanzieri, durante il servizio e con l'auto di servizio, abusando della condizioni di inferiorità delle vittime, le avrebbero costrette a rapporti sessuali. I quattro baschi verdi si sono difesi sostenendo che di non aver mai usato violenza nei confronti delle lucciole. Tra gli elementi raccolti dai pm ci sarebbero, oltre alle denunce di una o più prostitute, alcune testimonianze e gli esiti positivi degli accertamenti tecnico-scientifici su alcune delle 18 auto in dotazione e poste sotto sequestro.
Accertamenti effettuati lo scorso 9 marzo da un consulente biologo nominato dai pm e alla presenza di alcuni esperti per gli indagati. Le analisi hanno puntato a verificare se sulle auto fossero rimaste tracce biologiche, ematiche e altro, per appurare se ci fosse stato o meno un rapporto sessuale. L'inchiesta è nata in seguito alla denuncia di una prostituta romena che lo scorso giugno aveva raccontato alla polizia di essere stata vittima di abusi sessuali da due agenti della Finanza (uno avrebbe fatto da palo, mentre l'altro consumava un rapporto orale) che stavano effettuando un controllo di routine in via Gallarate, nei pressi del cimitero Maggiore.
Una decina di giorni dopo, i primi due arresti. Uno dei finanzieri, però, alcuni mesi fa, è stato rimesso in libertà in quanto le sue spiegazioni sarebbero state ritenute credibili, mentre l'altro ha ricevuto in carcere un nuovo provvedimento cautelare e altri tre colleghi sono stati arrestati.http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/news/milano_arrestati_tre_finanzieri_per_gli_abusi_sulle_prostitute-2899296/

A MOSCA OCCHI APERTI

Qualche giorno addietro uno dei giudici in prima linea contro l'emergenza xenofoba che sta sconvolgendo la Russia e soprattutto la capitale Mosca,Eduard Chuvachov(l'ho visto scritto in almeno quattro modi diversi),che già aveva ricevuto serie minacce di morte ma che evidentemente non era stato meritevole di protezione da parte delle alte sfere del potere degli ex sovietici,è stato ammazzato davanti la sua casa.
Un assassinio che era nell'aria visto che il livello di criminosità raggiunta da molti gruppi neonazi tra cui i famigerati Lupi Bianchi è arrivato ad un punto che girare a Mosca in una strada sbagliata con un certo abbigliamento può comportare la seria prospettiva di un'aggressione mortale.
Gli antifascisti russi stanno reagendo ma la lotta è spesso impari in quanto i nazi sono protetti dai criminali della mafia russa e svolgono per loro"lavoretti"come pestaggi ed omicidi,e quello più eclatante è stato quello dello scorso novembre quando uno dei più noti antifascisti di Mosca,il compagno Ivan Khutorskoi conosciuto come Vanya Kostolom,che è stato freddato con due colpi di pistola alla nuca.
Articolo odierno tratto dal sito Antifa.org che delinea come le merde nazi russe se la prendano contro chi fino a un decennio e poco più fa erano parte della stessa nazione ed ora sono nemici da odiare.E da eliminare.

Mosca: ucciso giudice, in prima linea contro naziskin ·

Un alto magistrato russo è stato ucciso questa mattina mentre usciva da casa, nel centro di Mosca. Lo scrivono le agenzie russe citando fonti dei servizi di sicurezza.E' un giudice del tribunale di Mosca impegnato contro i naziskin, Eduard Ciuvashiov ucciso stamane con colpi d'arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata mentre stava uscendo dalla sua abitazione, in una zona centrale della capitale, ad un chilometro dalla sede del governo e a poche centinaia di metri da Moscow City, la cittadella finanziaria. Lo riferisce l'agenzia Interfax citando una fonte delle forze dell'ordine. Secondo una fonte investigativa, Ciuvashov si era occupato di processi contro i naziskin, numerosissimi a Mosca e in tutta la Russia: proprio nei giorni scorsi si era concluso un secondo processo a carico di tre giovani membri di un gruppo ultranazionalista accusati di tentati omicidi a sfondo etnico e già condannati precedentemente per delitti della stessa natura. Il giudice era stato minacciato anche su alcuni siti di gruppi estremisti ultranazionalisti.IN PRIMA LINEA CONTRO NAZISKIN - Eduard Ciuvashiov, freddato stamane a Mosca mentre usciva dal suo appartamento, era un giudice in prima linea contro gli ultranazionalisti, in genere skinhead e naziskin, oltre 50 mila in tutto il Paese, di cui circa 20 mila a Mosca. Un triste primato a livello europeo, in un ex Paese comunista che ha sacrificato 27 milioni di uomini contro il nazismo ma che dopo il crollo dell'Urss si è scoperto sempre più nazionalista e xenofobo verso gli ex popoli "fratelli". Il processo nel quale Ciuvashiov era stato impegnato nei giorni scorsi, riguardava tre giovani naziskin tornati alla sbarra per tre tentati omicidi: uno degli imputati si è visto aumentare di due anni la pena precedente (20 anni), mentre per gli altri due è rimasta immutata essendo già stati condannati al massimo della pena in primo grado (10 anni in quanto minorenni). Lo scorso febbraio, invece, aveva presieduto il collegio che aveva processato una banda di skinhead denominata 'Lupi Bianchi'': dei 12 imputati, tre erano stati assolti, mentre altri nove erano stati condannati a pene da sei anni e mezzo a 23 anni di prigione, per sei degli undici omicidi a sfondo razzista contestati dall'accusa. La banda era guidata da un diciottenne, Alexiei Dziavakhishvili, che si considerava un russo doc benché di origini mezze georgiane: i giudici gli hanno inflitto sette anni di reclusione. Il gruppo faceva spedizioni contro persone dall'aspetto non slavo: prima le percuotevano e poi le uccidevano a colpi di coltello e di cacciavite, gridando slogan come "La Russia ai russi, Mosca ai moscoviti". Gli assalitori filmavano i loro blitz e poi li diffondevano su internet insieme ai loro commenti. Nessuno degli imputati ha professato pentimento per i fatti commessi e ha abiurato le proprie idee ultranazionaliste. Il giudice si era occupato anche delle indagini a carico di un gruppo ultranazionalista guidato da Artur Rinò and Pavel Skacevski, già condannati a fine 2008 a 10 anni - in quanto minorenni - per una ventina di atroci omicidi razzisti e per una dozzina di tentativi analoghi, filmati e diffusi su internet: un anno per ogni due omicidi, senza considerare quelli tentati. "Volevamo ripulire la città da coloro che non sono russi", si era giustificato al processo Rinò, senza mai pentirsi, al pari dei suoi compagni. Si erano conosciuti tutti su internet e durante comizi di gruppi di estrema destra. In 15 mesi, tra l'agosto 2006 e l'ottobre 2007, nella regione di Mosca, avevano dato la caccia con coltelli e mazze da baseball a persone dall'apparenza 'non slava', filmando le loro 'imprese' e scaricando le immagini su internet. Le loro vittime erano immigrati, prevalentemente di origine caucasica o centrasiatica: tagiki, azeri, ukbeki, armeni, anche cinesi, tutti rei di non avere sangue slavo e di "rubare lavoro" ai russi.