martedì 23 settembre 2014

KONPONBIDEA BAI,EPAIKETARIK EZ

Ieri è stata un'altra giornata piena di tensione in Euskal Herria con una altro herri harresia,il muro popolare ormai diventato simbolo della solidarietà del popolo basco nei confronti delle persone che vengono arrestate per motivi politici,che si è praticato presso la basilica di Loyola posto a metà strada tra le cittadine di Azkoitia e Azpeitia nella provincia della Gipuzkoa.
Cinque giovani sono stati arrestati per aver difeso altri ventotto chiamati a deporre all'Audiencia Nacional madrilena per aver fatto parte della kale borroka,la guerriglia urbana,oppure perché hanno fatto politica tra le file dell'organizzazione giovanile di Segi:dopo la notizia dello scorso giugno in cui quaranta giovani vennero rilasciati si pensava ad un cambio di rotta del regime spagnolo,ma evidentemente era solo polvere negli occhi(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/06/buone-nuove-da-madrid.html ).
L'articolo preso da Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/12759-paesi-baschi-arrestati-altri-5-giovani-circondati-da-un-muro-popolare )parla di questa protesta e dei metodi rudi dell'ertzaintza che hanno trascinato malmenando e in alcuni singoli casi picchiando i manifestanti che esprimevano la propria posizione in modo pacifico con la resistenza passiva.

Paesi Baschi, arrestati altri 5 giovani circondati da un muro popolare.

“Tramonta un altro giorno in arancione”, avrebbe cantato Paolo Conte, ma oggi le scalinate della basilica di Loyola- un’imponente santuario situato tra le guipuzcoane cittadine di Azpeitia e Azcoitia (Euskal Herria)- tinte dai fazzoletti di LIBRE, hanno dimostrato ancora una volta che il conflitto basco e la determinazione del suo popolo non si spengono all’imbrunire.

Domenica mattina, il sagrato della basilica ha accolto la creazione di una zona liberata “Aske Gunea”, dalla quale Irati Tobar, una delle giovani indagate, ha lanciato un appello diretto all’intera cittadinanza basca, affinché lottasse al fianco dei 28 giovani chiamati a presentarsi tra i banchi della famigerata Audiencia Nacional a Madrid, accusati di aver preso parte alla cosiddetta “kale borroka” (guerriglia urbana) o semplicemente di aver condotto attività politiche e sociali riconducibili ad una organizzazione giovanile, SEGI, messa fuori legge nel 2007.

Accompagnati da due grossi striscioni che recitano «Konponbidea bai» (Si alla risoluzione) e «Epaiketarik ez» (No ai processi politici), i 28 giovani concludono la giornata di domenica sostenendo che «la decisione rispetto una risoluzione giusta non appartiene a chi desidera perpetuare la guerra». Il sagrato si prepara quindi ad una notte di “disobbedienza civile”.

Questa mattina, il presidente d’aula Angela Murillo emette 5 ordinanze di “busca y captura” (ordine di arresto) per Xabier Arina, Imanol Salinas, Jazint Ramírez, Irati Tobar e Igarki Robles che, come già avevano annunciato, erano disposti a resistere contro l’ennesimo macro-processo politico messo in atto dallo Stato spagnolo contro i giovani indipendentisti.

Verso le 18:40 di oggi, la Ertzantza (polizia autonomica basca) giunge a Loyola per arrestare i giovani su cui pende l'ordine di cattura, incontrando però un centinaio di giovani che nel frattempo, appresa la notizia, si sono organizzati costituendo un “Herri Harresi” (muro popolare) attorno ai 5 indagati, sulle gradinate della basilica, riprendendo quella pratica di solidarietà attiva più volte vista in passato nei Paesi Baschi.

Dopo aver letto l’ordine di arresto marcato Madrid-Spagna, la Ertzantza ha iniziato a trascinare uno ad uno i componenti del muro umano posto a protezione dei ricercati, al fine di smantellarlo. Un braccio sotto l’altro e una gamba accavallata a quella del vicino ha tenuto impegnata la Etzantza per oltre 3 ore, prima di potersi avvicinare ai 5 giovani, traendoli in arresto per essere processati.

La giornata di oggi, ha ancora una volta dimostrato la solidarietà di centinaia di persone ed una nuova pratica di lotta che si sta attuando nei Paesi Baschi in caso di ordini di cattura emessi in processi sommari e punitivi come quello contro i/le 28 giovani accusati di appartenenza all'organizzazione giovanile Segi dichiarata "terrorista" dallo Stato spagnolo. Una pratica che sebbene non riesca ad impedire l'attuazione di un ordine di arresto emesso nei confronti di decine e decine di giovani perseguitati per fare politica, riesce sicuramente a dimostrare la determinazione di centinaia di persone e la solidarietà che si innesca di fronte all'ennesimo arresto politico voluto da Madrid che ancora continua la sua offensiva nei confronti del popolo basco.

lunedì 22 settembre 2014

CHI STA AIUTANDO L'ITALIA IN UCRAINA

La foto qui sopra ritrae un soldato ucraino con la svastica in bella mostra sul proprio elmetto,e altre immagini ed un video sono contenute nel link di Popoff(http://popoffquotidiano.it/2014/09/20/ucrainaparamilitari-indossano-elmetti-con-lemblema-delle-ss-video/ )da dov'è stato preso questo articolo.
Può essere giovamento a tutti che gli Usa e l'Europa con l'Italia in prima linea con Renzi e la Mogherini,stanno armando queste bestie e proprio nel centenario dell'inizio della prima guerra mondiale in molti non si sono accorti che questo non è un bel modo per commemorare questa data.
Milizie nazifasciste ormai sono mesi che stanno ingrassando le già estremista file dei soldati ucraini comandati dalla classe liberal fascista comporta da una ristretta cerchia di oligarchi al servizio di Usa e dell'Ue(vedi:http://contropiano.org/interventi/item/26419-i-ribelli-del-donbass )e questo è il loro contributo per foraggiare questo esercito.
I loro stemmi,le loro mostrine e simboli sulle uniformi sono solamente la dimostrazione di ciò che sono dentro,delle loro anime e dei loro corpi putridi di marciume nazifascista avallato da aiuti che consistono nell'invio di armi e di denaro,non noccioline ma milioni di Euro e di Dollari,per poterli fare trionfare sulla Russia di Putin,che ricordiamo non è comunque uno strenuo difensore dell'antifascismo ma dei propri interessi.

Ucraina/Paramilitari indossano elmetti con l’emblema delle Ss (video).

Una tv norvegese stava girando un reportage sul battaglione Azov, nell’est dell’Ucraina, quando ha scoperto (e filmato) che molti miliziani indossavano un elmetto con l’emblema delle Ss. Il battaglione combatte tra le fila di quell’esercito ucraino che l’Italia sta contribuendo ad armare.
 Di Franco Fracassi

Stavamo girando un documentario sul battaglione Azov ucraina nella città di Uzuf, in Ucraina orientale. È lì che abbiamo visto i soldati indossare quegli elmetti», ha dichiarato l’inviato di Tv2 Oysten Bogen. «Pochi minuti prima di scattare le foto ho chiesto al portavoce del battaglione Azov se questa unità, recentemente incorporata nell’esercito ucraino, era composto da elementi più o meno fascisti. “Niente affatto, siamo solo dei nazionalisti ucraini”, mi ha risposto». Un canale televisivo norvegese ha girato nel sud-est dell’Ucraina un video che mostra i soldati del battaglione ucraino Azov indossare elmetti adornati dall’emblema delle Ss. Immagini subito riprese dal canale tedesco Zdf.

Popoff ha ampiamente documentato finora l’essenza fascista del battaglione Azov, formato da volontari fascisti e nazisti provenienti da tutta Europa. Inoltre, il battaglione Azov ha come simbolo una runa, nota come «l’angelo lupo» («Wolfsangel»). Si tratta di una delle rune più amate durante il Terzo Reich, utilizzata anche come simbolo dal partito nazista ucraino Svoboda, attualmente al governo.

Il battaglione Azov non è l’unica unità paramilitare di destra addestrata (e poi incorporata) dalle forze armate di Kiev. Meno noti, ma sempre operativi, sono i bataglioni Aidar, Donbass-Dnepr, Dnepr-1 e Dnepr-2. Tutti, compreso Azov, sono stati finanziati dall’oligarca ucraino Igor Kolomoisky, nominato dal nuovo esecutivo governatore di Dnepropetrovsk. Kolomoisky è anche il finanziatore delle milizie naziste di Pravy Sektor e, come Popoff ha dimostrato, uno dei mandanti della strage di Odessa, nella quale morirono oltre cento tra uomini e donne per mano di Pravy Sektor.

domenica 21 settembre 2014

C'E' UNA ZONA SMILITARIZZATA TRA UCRAINA E DONBASS

In un silenzio dei media che hanno dato la notizia in sordina è arrivato un accordo tra Ucraina e Russia per creare un'area cuscinetto tra le zone in conflitto nell'ex repubblica dell'Unione Sovietica.
Si tratta di una zona smilitarizzata di trenta chilometri dove le fazioni in guerra s'impegnano a mantenere le posizioni tenute fino allo scorso venerdì con una postilla dove si fa riferimento ai combattenti mercenari e stranieri di ritirarsi,e mentre i nazifascisti ucraini si riferiscono ai russi presenti nel Donbass i separatisti filorussi e gli antifascisti pensano lo stesso di statunitensi ed europei.
Questo accordo non è una vera e propria tregua ma sicuramente potrebbe diminuire il numero dei morti,quasi sempre civili,che sta insanguinando l'intera zona da mesi.
Articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/26408-ucraina-primo-accordo-per-una-zona-smilitarizzata )dove c'è la breve cronaca dell'accordo preso da Russia,Ucraina,Osce(organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa)ed i separatisti filorussi.

Ucraina. Primo accordo per una "zona smilitarizzata".


E' stato raggiunto a Minsk, in Bielorussia, un primo accordo per il cessate il fuoco e la creazione di una zona smilitarizzata di 30 km nella parte orientale dell'Ucraina. L'annuncio è avvenuto dopo sette ore di colloqui del cosiddetto 'gruppo di contatto' formato da Osce, Mosca, Kiev e separatisti filorussi.
Il memorandum di pace è stato siglato dopo sette ore di riunione. "Abbiamo firmato un memorandum", ha detto alla stampa l'emissario di Kiev, l'ex presidente Leonid Kuchma.
Il documento "dovrebbe portare alla realizzazione di una zona di massima sicurezza", ha affermato il leader separatista Igor Plotnitski.
Il testo è articolato in nove punti,  e prevede che le parti rimangano sulle posizioni tenute fino a ieri, senza alcun tentativo di ulteriore avanzamento, e che l'artiglieria pesante - da entrambe le parti - indietreggi di almeno 15 chilometri. in modo da creare una zona cuscinetto di 30 chilometri.
Nel testo cè anche un riferimento ai "combattenti stranieri e i mercenari", che dovranno ritirarsi. Naturalmente i media occidentali filo-nazisti lo interpretano come un obbligo per i russi che sarebbero presenti nella resistenza del Donbass, mentre le forze antifasciste e separatiste si riferiscono ai mercenari (statunitensi, europei e anche diversi fascisti italiani) presenti al finaco delle truppe dei golpisti di Kiev.
Sono inoltre vietati i sorvoli di aerei militari nell'area del conflitto e il posizionamento di mine.

sabato 20 settembre 2014

LA SCOZIA FARA' PARTE ANCORA DEL REGNO UNITO

L'esito referendario dell'altro giorno in Scozia ha visto vincere lo schieramento dei "Better together" e quindi un no abbastanza secco alla secessione dal Regno Unito,un sospiro di sollievo non solo britannico ed in primo luogo del premier Cameron e della Regina,ma abbastanza planetario passando dal presidente del consiglio europeo Schulz fino a quello statunitense Obama,con una Sterlina mai così forte contro l'Euro per questo successo.
Ora staremo a vedere se le promesse del Parlamento inglese sulle ampie concessioni offerte alla Scozia rimarranno onorate o parole al vento,ma non essendo in Italia credo che la maggior parte delle autonomie concordate possano venire attuate.
Per quanto riguarda il resto delle lotte indipendentiste europee poco ha cambiato l'esito del referendum scozzese:se da un lato c'è un po' di rammarico per la sconfitta degli "Yes Scotland" dall'altro il processo per poter ottenere una pari opportunità di scelta va avanti.
Perché c'è comunque da sottolineare il fatto che Londra ha concesso invero questa possibilità al popolo scozzese,cosa che per esempio Madrid non prevede e soprattutto continua a negare,ma le notizie da Barcellona vogliono sempre più vicina la data di una consultazione popolare per l'indipendenza della Catalunya.
Articolo preso da Infoaut cui aggiungo questo sugli scontri di ieri avvenuti a Glasgow,roccaforte degli indipendentisti assieme ad Aberdeen,mentre la più "fighetta" Edimburgo ha visto vincere gli unionisti(http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/12743-glasgow-scontri-post-referendum ).

Scozia: vince il No ma l'Europa rimane in bilico.


Alla fine il fronte del No è riuscito, suo malgrado, a strappare una vittoria al referendum per l'indipendenza della Scozia. Una vittoria non schiacciante - all'incirca 200.000 voti di scarto - in cui pesa indubbiamente il voto della capitale Edimburgo, controbilanciato però dall'ottimo risultato di Glasgow, la città più popolosa, che si è largamente espressa a favore della separazione da Londra.
Tutto ciò, nonostante una campagna elettorale disastrosa - basti pensare che appena sei mesi fa gli unionisti erano dati con un vantaggio di 20 punti percentuali - fomentata da allarmismi e da un vero e proprio terrorismo psicologico promosso da Westminster e dalla trasversale coalizione labour-tories. A fare presa, soprattutto le preoccupazioni per un eventuale tracollo economico in caso di una vittoria del Si, innescata in particolare modo dalla voce - poi rivelatasi falsa - che la Bank of Scotland si sarebbe allontanata dal paese per riparare in Inghilterra.
La corona può dunque tirare un sospiro di sollievo, che comunque non sarà mai grande come quello dei mercati internazionali, i cui indici sono schizzati alle stelle prima ancora che giungessero i risultati definitivi. La sterlina dunque ha buon gioco nel rafforzarsi, permettendosi così una spavalderia nei confronti dell'euro che le mancava ormai da anni. Un entusiasmo, quello inglese, che mal si concilia con il ritratto di un regno che, a ben vedere, non è mai stato così lontano dall'essere "unito", senza contare che la Gran Bretagna, ormai, di grande ha solo il divario economico tra chi subisce l'impoverimento totale delle proprie vite e chi si arricchisce tramite lo sfruttamento di questi ultimi.
Quello scozzese, però, non è solo un voto che provoca squilibri interni al mosaico dell'identità britannica  (in crisi dopo avere abbandonato le antiche pulsioni imperiali e post-coloniali, ma anche – parzialmente -  quelle atlantiste in combutta con l'alleato d'oltreoceano), ma getta soprattutto scompiglio nella compagine dell'Unione Europea in un momento estremamente delicato per la sua affermazione politica ma anche di quella più strettamente legata al suo espansionismo territoriale (si veda il caso ucraino).
Perchè se c'è una cosa che il referendum d'oltremanica mostra in maniera evidente – al di là degli allarmismi dei media nostrani – è come sia ormai entrato definitivamente in crisi il modello dello stato nazionale post-guerra fredda che avrebbe dovuto traghettare l'Europa verso la sua affermazione definitiva come entità unitaria. I titoli dei quotidiani dei giorni scorsi sono esemplificativi a tal proposito: nel descrivere un'Europa "terrorizzata" dall'esito del referendum veniva da chiedersi a quale Europa si facesse riferimento - se quella della troika, della responsabilità e dell'austerity come male minore - oppure quella reale delle lotte sociali, dei movimenti per l'autodeterminazione e delle pratiche di resistenza contro la crisi.
È ovvio che un risultato del genere non può che tranquillizzare Bruxelles - il presidente del consiglio europeo Schulz non ha provato a nasconderlo nemmeno per un momento -, facendoci anche dimenticare i voli pindarici di alcuni nostri governanti, improvvisatisi fini strateghi della geopolitica per l'occasione (Enrico Letta che si lancia nel parallelismo tra prima guerra mondiale e esito del referendum scozzese ci ha strappato più di un sorriso).
Di sicuro, l'esperimento della Scozia lascerà più di qualche strascico nel composito quadro politico del vecchio continente, a partire da quello che si prefigura come una stretta dei governi centrali sulle pulsioni autonomiste. Se infatti Cameron si è affrettato a confermare i provvedimenti che amplieranno il margine di autonomia della Scozia, allo stesso tempo si è detto favorevole ad allargare gli stessi provvedimenti anche a Galles, Irlanda del Nord e Inghilterra, quest'ultima sicuramente avvantaggiata dal fattore economico e quindi, potenzialmente, in grado di sfruttare maggiormente un provvedimento di questo tipo in modo da riconfermare il suo ruolo di "primus inter pares" all'interno del regno.
Inoltre, la campagna referendaria ha avuto il merito non secondario di attivare una larghissima fetta di popolazione su temi politici e sociali che, grazie anche al forte attivismo della sinistra radicale, guardano da vicino ai movimenti globali di lotta alla crisi e all'austerità. Una mobilitazione che, per quanto risicata nelle pratiche, non è dissimile al processo che porterà la Catalogna ad esprimersi per la propria indipendenza il prossimo novembre, scatenando le ire di Madrid che si è subito affrettata a ricordare come una consultazione del genere sia incostituzionale nello stato spagnolo.
Più che creare un precedente, infatti, questo referendum si inserisce a pieno titolo nella tradizione che vede nella lotta per l'autodeterminazione dei popoli uno strumento in più per portare avanti pratiche di riappropriazione e autonomia, rigettando ancora una volta le strumentalizzazioni di chi trova l'occasione per rigurgitare becero nazionalismo, xenofobia e razzismo all'interno di movimenti che non li hanno mai accettati.
Al di là dei facili entusiasmi, però, si può leggere il referendum scozzese come un ulteriore tassello in grado di mettere in crisi il fragile equilibrio dell'establishment europea, in bilico tra la necessità di mantenere i vincoli economici della BCE e smarcarsi in politicamente dagli stessi per non mandare in frantumi il già basso indice di gradimento di cui gode.

venerdì 19 settembre 2014

IL PRIMO MEMORIAL SAMIA YUSUF A CREMA

Domani pomeriggio a Crema presso il campo dove gioca il Crema Rugby si terranno degli incontri in memoria dell'atleta somala Samia Yusuf,deceduta nell'immenso cimitero della speranza che è il Mar Mediterraneo nell'aprile del 2012 mentre su un barcone cercava di approdare in Italia alla ricerca di un allenatore per portarla ai giochi olimpici di Londra.
Samia a soli diciassette anni partecipò alle Olimpiadi di Pechino 2008 e fece parte della scarna delegazione femminile ammessa ai giochi:questo torneo che ha come motto "Forti,antirazzisti e solidali" è un omaggio a lei e a tutte le vittime di questi viaggi che sempre più spesso terminano in tragedia.
Disputeranno gli incontri di venti minuti per tempo le compagini del Crema Rugby,la Stella Rossa Milano ed una selezione giovanile:organizzano e contribuiscono Cooperazione internazionale,Anpi,Arci,Achitex Minerva ed il comune di Crema.

Crema. Al via il primo memorial ‘Samia Yusuf’: in campo Crema Rugby, Stella Rossa Milano ed una selezione giovanile.


Forti, antirazzisti e solidali. E’ questo il motto del primo trofeo solidale di rugby in memoria di Samia Yusuf, organizzato da Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Crema e del Rugby Crema.

Le squadre partecipanti
Paolo Balzari, Achille Boschiroli e Giacomo Minaglia, gli organizzatori dell’evento benefico, affiancati dal consigliere delegato allo sport Walter Della Frera, illustrano l’iniziativa che si terrà sabato 20 settembre, presso il campo di rugby in via Toffetti. Scenderanno sul rettangolo verde Crema Rugby, Stella Rossa Milano e una selezione giovanile mista delle formazioni neroverdi.

Samia Yusuf
“Lo sport è un messaggio positivo per i giovani – spiega Minaglia – ed è per questo che abbiamo scelto il rugby come disciplina per ricordare la memoria di Samia Yusuf poiché trasmette importanti valori dentro e fuori dal campo”. Nata a Mogadiscio in Somalia il 25 marzo 1991, Samia Yusuf è stata una delle pochissime atlete somale a partecipare ai giochi olimpici. Nel 2008 a Pechino ha concluso le batterie dei 200 metri piani in 32’16. Ultimo tempo di tutte le batterie ma l’incoraggiamento di tutto il pubblico le ha permesso di concludere la gara. L’atleta è morta il 2 aprile 2012 affogata nel Mar Mediterraneo dopo il naufragio del barcone su cui viaggiava per cercare di arrivare in Italia e trovare un allenatore in vista delle Olimpiadi di Londra.

Terzo tempo e danze africane
Il torneo, inoltre, vede la collaborazione di diverse realtà associative come Anpi, Arci e Achitex Minerva. Calcio d’inizio alle 15.30, i tempi saranno di 20 minuti e dalle 19.30 partirà il terzo tempo. Ingresso ad offerta libera a sostegno della Fondazione Coopi. Durante gli intervalli fra una gara e l’altra il pubblico potrà ammirare l’esibizione danze tradizionali africane.

giovedì 18 settembre 2014

LA BANDIERA PALESTINESE VIETATA NEGLI STADI

L'articolo odierno parla di Palestina ed Israele e come purtroppo come al solito sullo sfondo c'è la guerra anche se vi è una tregua momentanea molto vacillante,ma in questo caso grazie all'articolo di Senza Soste vi si parla per motivi di calcio e solidali.
Con l'inizio delle gare europee alcune squadre hanno esposto le bandire palestinesi in segno di supporto alla causa dello Stato mediorientale e tali club sono stati sanzionati proprio per questo.
Il pezzo sottostante analizza la questione sotto vari aspetti,partendo da quello ovvio che l'esposizione dal vessillo palestinese non dovrebbe avere conseguenze di sanzioni e di censura,mentre tifoserie come l'Ajax espongono la bandiera israeliana e non subisce lo stesso trattamento.
Poi c'è di mezzo il fatto che Israele vuole ospitare competizioni internazionali europee(Euro 2020 a Gerusalemme ed europei under 21,vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/03/razzismo-nel-calcio-israeliano.html )e quindi pure la rilevanza economica è di primo piano.
I tifosi livornesi si sono visti vietare l'ingresso allo stadio per la partita Livorno-Latina della bandiera palestinese in quanto simbolo politico(http://www.senzasoste.it/tifo/livorno-latina-il-poliziotto-la-bandiera-della-palestina-non-puo-entrare-ordini-dall-alto-e-vista-peggio-di-quella-del-che-Guevara )e questo fatto è molto grave in uno Stato che ultimamente in democrazia deve ancora imparare molto.

L'Uefa punisce i tifosi per la solidarietà alla Palestina.

Nel tentativo di portare il torneo Euro 2020 a Gerusalemme, la Israeli Football Association (IFA) ha presentato una candidatura alla UEFA, l’organismo di governo del calcio europeo. La IFA propone il Teddy Stadium come sede del torneo. Ma questa struttura è anche lo stadio di casa della squadra israeliana ultra-razzista Beitar Jerusalem (nella foto i tifosi).
La campagna Red Card Israeli Racism [Cartellino rosso al razzismo israeliano, n.d.t.] ha fatto pressione per l’esclusione di Israele dalla procedura di selezione, ricordando alla UEFA l’illegale rivendicazione di Israele su Gerusalemme come sua “capitale” e il recente massiccio attacco su Gaza. La UEFA deciderà il 19 settembre.
La federazione chiede di non mischiare sport e politica. Ma se la UEFA accetterà la candidatura di Gerusalemme sarà una decisione politica. Israele è sicura di sfruttare l’occasione per promuovere un’immagine di Gerusalemme dove i Palestinesi non esistono.
Simbolo politico?
In realtà è la UEFA che mischia sport e politica.
La settimana scorsa è uscita la notizia che ha comminato delle multe a club di calcio scozzesi e irlandesi perché i loro tifosi hanno sventolato la bandiera palestinese e gridato slogan pro-Palestina durante partite di coppa europea. La UEFA a quanto pare ha considerato la bandiera della Palestina un simbolo politico perché il conflitto con le forze israeliane era in quel momento ancora in corso, ha scritto Scotland Now.
Un portavoce della UEFA ha dichiarato al sito informativo che i club hanno violato il regolamento disciplinare della UEFA che stabilisce che i club sono responsabili del comportamento inappropriato dei loro supporter, come “gesti, parole, oggetti o qualsiasi altro mezzo per trasmettere messaggi che non si addicono a eventi sportivi, in particolare messaggi di natura politica, ideologica, religiosa o provocatoria”.
Su Twitter
Christian Visser, un avvocato olandese specialista di calcio, ha criticato le sanzioni della UEFA su Twitter. I tifosi dell’Ajax Amsterdam sono noti per identificarsi con Israele e sventolano regolarmente la bandiera israeliana durante le partite.
Visser ha scritto dicendomi che considera ingiustificate le multe a St Johnstone, Celtic e Dundalk: “È sorprendente che la UEFA imponga multe per aver esibito la bandiera di un Paese membro della FIFA e della Confederazione Asiatica di Calcio. L’argomento che la Palestina è coinvolta in un conflitto con Israele è debole. Se uno seguisse l’argomentazione della UEFA, anche l’esibizione di bandiere di Paesi come Russia e Israele dovrebbe essere multata.”
Nessuna sanzione dovrebbe essere applicata ai club in nessuno di questi casi, ha aggiunto.
Giudaizzazione
Israele ha occupato la West Bank durante la Guerra del 1967, compreso il settore orientale di Gerusalemme. Israele ha immediatamente annesso Gerusalemme Est e smantellato il Municipio di Gerusalemme violando il diritto internazionale.
Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale dell’ONU hanno adottato numerose risoluzioni in cui si dichiarava che a Israele è proibito cambiare lo status di Gerusalemme o espropriare terre e proprietà.
Tuttavia il Parlamento Israeliano (la Knesset) ha mostrato un’assoluta mancanza di riguardo per il diritto internazionale quando nel 1980 ha dichiarato come “legge fondamentale” che “Gerusalemme, completa e unita” era la capitale di Israele.
Contemporaneamente la politica di Israele di costruire insediamenti, negare permessi di costruzione ai Palestinesi e demolire le case mira a ottenere il controllo demografico su Gerusalemme, un processo noto anche come Giudaizzazione.
Partite rimandate
La UEFA considera la bandiera della Palestina un “simbolo politico” a causa del conflitto con le forze israeliane.
Un “conflitto” c’è, ma per essere più precisi Israele occupa la Striscia di Gaza e la West Bank, compresa Gerusalemme Est, da decenni. Israele continua ancora a rifiutarsi di rispettare il diritto internazionale e continua a violare i diritti del popolo palestinese.
Israele ha una storia di mancato rispetto delle risoluzioni ONU, comprese quelle che chiedevano un completo ritiro dai territori che occupa. Si rifiuta anche di fermare le sue pratiche discriminatorie contro i Palestinesi. Al contrario, Israele ha attuato numerose violente aggressioni contro i Palestinesi di Gaza, l’ultima e più letale di queste nella quale ci sono stati più di 2.100 morti a luglio e agosto in maggioranza civili.
A luglio la UEFA ha deciso che nessun match ufficiale possa essere giocato in Israele fino a diverso avviso “a causa delle attuali condizioni di sicurezza”. Una partita tra Israele e Belgio in programma il 9 settembre è stata rimandata al 31 marzo 2015.
L’allenatore del Maccabi Tel Aviv si è dimesso a causa delle condizioni di sicurezza in Israele, ha scritto The Guardian il 26 agosto.
“Non puoi fare come se nulla stesse accadendo” ha detto il general manager del Maccabi, Jordi Cruyff. “Le partite vengono cancellate, la nazionale deve giocare all’estero, tutte le squadre israeliane devono giocare fuori Israele”. Anche l’inizio della stagione calcistica nazionale israeliana è stato rimandato, a causa dell’aggressione a Gaza.
Il popolo palestinese chiede che Israele renda conto dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità che ha commesso e continua a commettere contro i Palestinesi in ogni luogo.
Accettare la candidatura israeliana di Gerusalemme per Euro 2020 sarebbe uno schiaffo a loro e una chiara decisione politica.
 
Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo, 11/09/2014

mercoledì 17 settembre 2014

YES SCOTLAND OR BETTER TOGETHER?

Inizia il countdown in Scozia per i circa quattro milioni e trecentomila iscritti per il referendum per decidere o meno l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito,con i sondaggi che danno i sostenitori del "Yes Scotland" ed i "Better together" praticamente appaiati.
Oltre a questo contributo preso da Senza Soste è interessante pure quello di Contropiano che fa un parallelo tra i vip che sostengono una o l'altra parte(http://contropiano.org/internazionale/item/26357-ken-loach-agli-scozzesi-riprendetevi-il-controllo-delle-vostre-vite )con il buon Ken Loach(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/11/la-coerenza-di-ken-loach.html )che supporta l'indipendenza scozzese,così come altri inglesi residenti o meno in Scozia(lì possono votare per il referendum anche i cittadini non scozzesi ma comunque residenti).
I sostegni mediatici dell'ultim'ora da parte della Regina(che dovrebbe stare neutrale ma non l'ha fatto)ed il premier Cameron verso il no all'uscita dalla Gran Bretagna,si fanno sempre più pressanti tra i mass media inglesi in maniera quasi di minaccia.
Negli ultimi giorni i politici di Westminster hanno proposto sempre più privilegi in materia economica e sociale alla Scozia,parlando di un paese allo sbando se dovesse perdere l'egida di Londra,cosa che in un certo senso può avere un effetto boomerang.
Staremo a vedere l'esito di questa consultazione popolare che interessa molti altri Stati in maniera indiretta come l'Irlanda,il Belgio e soprattutto la Spagna che vede storicamente la presenza di più movimenti indipendentisti al proprio interno:per quanto si auspica la Lega in Italia diciamo subito che anche se tifano Scozia il loro di secessionismo non è minimamente paragonabile a quello delle realtà descritte o accennate qui sopra.

Referendum: le due Scozie che tifano indipendenza. 

Laura Girasole - tratto da http://contropiano.org

Il 18 settembre i cittadini britannici ed europei maggiori di 16 anni e residenti in Scozia sono chiamati alle urne per il referendum che chiede l’indipendenza di Edimburgo dal Regno Unito dopo più di 300 anni dalla firma degli “Atti di unione”.
Diciotto mesi fa, al lancio del referendum, una vittoria del sì sembrava improbabile. Ma le proiezioni a pochi giorni dal voto preoccupano Westminster. Il gap tra unionisti e indipendentisti si è ridotto a soli 6 punti percentuali. Il sì sta recuperando terreno: secondo un sondaggio, il supporto per l'indipendenza è cresciuto dell’8% nel solo mese di agosto. Le proiezioni ora danno il no al 53% ed il sì al 47%.
Il comitato per il sì, ‘Yes Scotland’, ha mobilitato i cittadini ed il mondo culturale scozzese a favore della causa indipendentista senza fare leva su temi sciovinistici e operando tramite una struttura organizzativa di base. Uomo simbolo è il primo ministro scozzese Alex Salmond dello SNP, partito nazionalista di tendenze progressiste, maggioranza nel parlamento di Edimburgo dal 2007. Aderiscono a Yes Scotland anche i verdi, i socialisti e i comunisti, insieme a varie associazioni civiche. Il programma è stato presentato in una pubblicazione di più di seicento pagine, il ‘White Paper’, che contiene gli indirizzi generali di una Scozia indipendente. Tradizionalmente la Scozia è sempre stata un bacino elettorale di voti per la “sinistra” britannica, e tutt'oggi, dei 72 parlamentari scozzesi alla Camera dei Comuni solo uno appartiene alla maggioranza conservatrice. E questo uno dei motivi per cui tra i principali organizzatori del comitato del no, quindi contrari all’indipendenza, ci sono i laburisti britannici, consapevoli che in caso di una vittoria del fronte indipendentista vedrebbero drasticamente ridotto il loro peso elettorale in ciò che resterebbe della Gran Bretagna.
Ci sono posizioni diverse nel fronte 'Yes Scotland' riguardanti aspetti basilari della costruzione di una Scozia indipendente. Dalla natura dell'entità statale - i socialisti sono per la repubblica mentre lo SNP vuole restare nella monarchia e nel Commonwealth (in caso d’indipendenza, sarà il primo governo libero a dare forma costituzionale al paese in base alla volontà popolare che risulterà alle elezioni del marzo 2016) - alla politica sociale rispetto alla quale tutto il fronte referendario promette che in caso di vittoria sarebbe mantenuta pubblica e rafforzata la sanità, migliorato e ampliato il programma di studi superiori e universitari e, in generale, preservato il livello del welfare scozzese, da sempre un’anomalia nello scenario britannico.
È proprio questo uno dei maggiori punti di frizione con Londra che negli ultimi decenni ha spinto affinché anche in Scozia fosse avviato un piano di privatizzazioni dei servizi che la avvicinasse di più al sistema in vigore in Inghilterra.
Tra i temi più dibattuti tra le varie anime del fronte indipendentista vi è l’adesione alla NATO e soprattutto all’Unione Europea. Se infatti l’SNP è favorevole a rimanere sia nella Nato che nella Ue (anche se con un progetto di parziale smilitarizzazione del territorio scozzese) la sinistra radicale e buona parte della società civile stanno facendo della battaglia referendaria anche un importante momento di opposizione alle politiche sia della Nato che di Bruxelles ritenendo fondamentale che una Scozia Libera debba cominciare a rappresentare un’alternativa possibile allo strapotere delle banche europee così come dallo storico legame di Londra con Washington.
Queste implicazioni di natura internazionale sono probabilmente uno degli aspetti più importanti del referendum. Va detto infatti che l’indipendenza della Scozia costituirebbe un imbarazzate precedente per l’Ue che dovrebbe gestire un caso di separazione da uno stato membro che potrebbe ridare forza ad altri importanti movimenti indipendentisti in altri stati. Dal Paese Basco, all’Irlanda del Nord, dalla Catalogna al Belgio tutti i principali movimenti indipendentisti d’Europa guardano a quello che succederà nelle prossime settimane in Gran Bretagna come una prova generale per l’affermazione delle loro cause nazionali. 
15 settembre 2014

lunedì 15 settembre 2014

UN SALTO NEL BUIO PER DOCENTI E STUDENTI

Oggi è il primo giorno ufficiale per la maggior parte degli studenti italiani anche se qualcuno ha già cominciato ed a breve anche in altre poche regioni si farà lo stesso,e come accade negli ultimi anni gli interrogativi riguardanti soprattutto i lavoratori,dai docenti a tutti i collaboratori,sono molti.
La riforma voluta da Renzi e dal Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e denominata "La buona scuola" offre diversi spunti di riflessione racchiusi nell'articolo preso da Senza Soste e che vede come interlocutrice la sindacalista Usb Barbara Battista.
Sono molti i punti oscuri riguardanti l'ambito lavorativo che emergono,dalla precarizzazione ancora molto alta tra i docenti,al salario,alla meritocrazia che dovrebbe essere un punto forte di tale cambiamento che sembra essere il proseguo del lavoro dell'ex ministro Gelmini.
Per non parlare delle scuole paritarie che ricevono un nutrito contributo di denaro pubblico che non è assolutamente bilanciato rispetto ai soldi che ricevono gli istituti statali,un'anomalia italiana che nell'ultimo decennio ha portato enormi differenze anche solo dal punto di vista dello stato d'integrità fisico degli edifici scolastici.

Scuola: arriva la riforma Gelmini 2.0.  

tratto da www.usb.it
Intervista a Barbara Battista dell'Usb Scuola
Renzi ha presentato le sue linee guida sulla scuola e promette l’assunzione di 150.000 precari: finalmente tornano i conti nelle aule?
Un principio basilare della matematica, della logica e anche del buon senso è che per stabilire se una qualsiasi quantità è “tanta” o “poca” vada messa in relazione ad un'altra quantità. Sicuramente per il singolo precario che aspetta da decenni la stabilizzazione, o per la classe che non ha mai lo stesso insegnate di matematica o italiano perché quel posto è “vacante”, 150mila assunzioni possono apparire come un traguardo. Se invece rapportiamo grandezze dello stesso tipo, in questo caso dobbiamo prendere i dati nazionali, cioè contare tutte le classi senza professore e tutti i precari. Dobbiamo allora, nel nostro raffronto, riferirci ad un periodo più lungo dell'anno scolastico perché si tratta di un sistema fatto di esseri umani e del loro sviluppo. Sulla base dei dati del 2005, il risultato è che 150mila stabilizzazioni nel 2015 sono il minimo dovuto, ma non ancora l'essenziale. E non si parla del personale ATA, ridotto all'osso e sottopagato come e più dei docenti.
Perché soltanto un “minimo dovuto”?
Perché ci sono montagne di sentenze contro il Ministero dell'Istruzione che riconoscono ai precari risarcimenti per la mancata stabilizzazione; perché c'è un procedimento di infrazione da parte dell'Unione Europea per la mancata stabilizzazione del personale che ha già avuto tre contratti a tempo determinato; perché è un lavoro immane - e costoso - gestire ogni anno tutta questa partita delle assunzioni per tappare i buchi strutturali di organico; perché, in fondo, grazie alle modifiche contrattuali intervenute in questi anni (senza contrattazione, ma accettate dai sindacati collaborazionisti) stabilizzare un precario, alla fine dei conti, non costa poi tanto di più che mantenerlo precario.
Ma allora quali saranno a vostro avviso gli effetti concreti delle assunzioni?
Con 150 mila assunzioni finalmente lasciamo che molti nostri colleghi vadano in pensione, con un assegno da fame ma non da precari: avranno un contratto a tempo indeterminato in tasca. Tante classi avranno finalmente il loro docente, ma saranno composte dallo stesso numero spropositato di studenti, con meno ore di lezione, meno sostegno per i ragazzi diversamente abili o semplicemente provenienti da altri paesi; meno pulizie, meno sicurezza e vigilanza, meno “punti di erogazione”, cioè scuole o plessi distribuiti sul territorio nazionale. Insomma, saranno le stesse classi che ha composto la Ministra Gelmini. (vedi tabella 1). Un altro dato da tenere in mente è la disoccupazione galoppante: con questo piano non c'è un posto di lavoro in più! Anzi, decine di migliaia di posti di lavoro verranno eliminati dall'idea dell'organico funzionale, cioè con personale non più legato ad una scuola ma ad una “rete” (che può comprendere scuole distanti anche fino a 50 km) il quale dovrà tappare le supplenze “brevi”. Saranno dunque gli stessi docenti di ruolo a curare la malattia della “supplentite”, e tutto per lo stesso stipendio. Idea preoccupante, proveniente da “testa” sindacale e già approvata e sottoscritta nell'Accordo per la provincia di Trento (Flc-CGIL e CISL), con un aumento di orario a parità di salario. 
1tabella1 
In che modo si è già risparmiato sulla pelle della scuola e dei suoi lavoratori?
Col blocco del Contratto Collettivo Nazionale dal 2009, la cancellazione degli scatti di anzianità dal 2010 e oggi sappiamo dalla Madia che il blocco proseguirà almeno fino al prossimo anno, mentre già nei vari decreti legge è fino al 2020. Col taglio del salario accessorio, l'aumento dell'orario di lavoro de facto e del carico di lavoro e, soprattutto, dell'età pensionabile per le donne (oltre il 70% del personale) a 65 anni e la legge Fornero per tutti; col ritardo del pagamento della liquidazione pure decurtata; con la mobilità e gli esuberi che crescono in modo vertiginoso. Considerando poi che i lavoratori della scuola sono cittadini di questo Paese, il taglio di tutti gli altri servizi - dalla sanità ai trasporti – con l'aumento costante dei prezzi di prodotti come il cibo o le utenze domestiche (per chi una casa ce l'ha), è oramai palpabile l'impoverimento dei 950 mila lavoratori della scuola.
Ma questi scatti per “merito”, non potrebbero migliorare la situazione?
Volendo al momento sorvolare sul termine “merito”, si tratta di 60 euro mensili per meno della metà del personale. Vi sottopongo un'altra tabella:
1tabella2
Si tratta di un calcolo fatto su un sistema che, a come descritto nelle linee guida del documento del governo, è molto rigido: prende lo scatto solo il “bravo” che rientra nella finestra triennale che dovrebbe aver inizio dal 2018; se nel 2018 si è già in servizio da 2 anni, si deve comunque aspettare il 2021. La “variazione stipendiale annua lorda media” è dunque calcolata sul caso migliore del docente assunto nel 2015, non un anno prima né un anno dopo. Bisogna ricordare che già nel 2011 per i neo assunti fu tagliato (con accordo firmato dai sindacati complici) lo scatto al terzo anno di anzianità, con una perdita che allora calcolammo del 6%, e dunque si tratterebbe di un parzialissimo recupero. Il discorso si complica, e gli incrementi diventano decurtazioni stipendiali, per i lavoratori con una anzianità di servizio più alta. Solo per esempio, un docente che nel 2018 avrà 21 anni di servizio perderà fino a fine carriera quasi mille euro ogni anno. Insomma, una parte dei lavoratori della scuola che ad oggi NON hanno preso i famosi 80 “renzini” mensili, avranno dal 2018 tra i 500 e i 900 euro lordi all'anno. Gli altri, tutti insieme, regaleranno ancora qualche miliardo di euro allo Stato! Finalmente Brunetta vedrà il suo sistema “meritocratico” applicato, con i nuovi docenti “premiati” proprio come i clienti fedeli di un supermercato…
Quanto costano gli scatti dei docenti?
Fino al 2018 tutti gli scatti sono bloccati per tutti. Come lo stipendio, sul quale già ad oggi dall'ultimo rinnovo abbiamo perso almeno 7.000 euro, o le ferie, che in questi anni sono state cancellate per il personale precario più o meno per un ammontare proprio di 1.000 euro! Non possiamo dimenticare che chi verrà “scritto sulla lavagna” perderà 3.400 euro e se si è un docente con già 21 anni di servizio non conviene neanche essere bravo! Insomma, con quello che stiamo perdendo complessivamente non conviene proprio a nessuno fare il primo della classe con il Dirigente di turno.
Un altro esempio di come una bugia ripetuta 100 volte diventa realtà per l’opinione pubblica…
Questo “nuovo” sistema in realtà è molto vecchio: taglia gli stipendi, non restituisce il maltolto e reintroduce un sistema di relazioni all'interno della Scuola pre-Gentiliane (prefasciste). Son previste modifiche importanti agli organi collegiali (la cosiddetta legge “Aprea”), già combattute con decine di scioperi e manifestazioni, che sono troppo spesso costate la reazione violenta contro gli studenti in piazza. Organi Collegiali che a vari gradi coinvolgono tutti - dai genitori ai collaboratori scolastici, alla vita della scuola – vengono svuotanti cancellandone la loro funzione di controllo o eliminati, come il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, che ha avuto il “torto” di aver espresso pareri contro la Riforma Gelmini e “causato” la condanna del Ministero - ma il Governo non dà seguito alle sentenze oramai definitive. D'altro lato i Dirigenti vengono trasformati definitivamente in Kapò ai quali si vuole dare il potere di “scegliersi la squadra”, cioè la libertà di assumere e licenziare. Per questo abbiamo indetto lo sciopero proprio il primo giorno del Collegio Docenti, uno sciopero che coinvolge tutte le scuole e durerà almeno una settimana. L’USB ha conquistato un nuovo strumento di lotta, a vent'anni della legge antisciopero superandone le pesanti imposizioni.
…E il ruolo dei soggetti privati?
Il senso più profondo della riforma Renzi sta nell'ingresso e nel controllo che i privati eserciteranno - e invero già esercitano - sulle scelte didattiche e gli obiettivi finali dell'istruzione. La trasformazione di interi pezzi del processo formativo in Fondazioni Private è già in atto, grazie alla bella intuizione di Bersani-Fioroni e la realizzazione della Gelmini, con fondi fuori controllo di Fondazioni che ricevono finanziamenti pubblici, personale, e sgravi fiscali per i privati che fanno “beneficenza”. Quello che è successo in Sanità con le Fondazioni sta davanti a tutti: lo sfascio economico l'eliminazione del diritto alla salute, la stessa strada perdente la stanno percorrendo con la Scuola.
Qual è la proposta dell’USB?
Per riassumere, la rivoluzione annunciata di Renzi è l'applicazione del modello Marchionne alla Scuola: ricattare i lavoratori con lo scambio posto di lavoro-diritti. D'altra parte già questa estate avevamo detto che per “rivoluzionare” la scuola mantenendo il Paese nel quadro delle compatibilità imposte dalla Trojka per il pagamento del debito, Renzi avrebbe dovuto “fare Tarzan”. Ma nelle sue acrobazie ha mancato la liana: invece della rivoluzione abbiamo una riforma Gelmini.2.0
Per iniziare a parlare di ripresa della Scuola, riconquista di occupazione vera e sana ad oggi, sono necessari altri 250 mila lavoratori tra docenti e personale ATA per far fronte all'aumento degli studenti e il recupero dei posti tagliati e i futuri pensionati, oltre la stabilizzazione degli attuali precari; il rinnovo del contratto di lavoro e la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori delle ditte che lavorano nella scuola; la cacciata dei privati e la cancellazione della legge Fornero.
Tutta la Riforma della Pubblica Amministrazione sta strozzando i lavoratori e piegando agli interessi privati la macchina statale. Per farlo devono calpestare la libertà - di pensiero, di espressione - a partire dai luoghi di lavoro, a partire dal restringimento dei diritti sindacali. La complicità di CGIL, CISL e UIL non può essere più sottaciuta e consentita, nella scuola come in tutto il resto del mondo del lavoro. Dopo la firma di accordi come quello sulla Rappresentanza Sindacale o come nella Scuola, con le firme su Accordi che anticipano e suggeriscono le “riforme” dei Governi, non si può più parlare genericamente di “unità”. L'unità, per noi, è tra le organizzazioni che lottano con coerenza, dei lavoratori che non si arrendono, con chi non nasconde la testa sotto la propaganda renziana.
La mobilitazione necessaria è quella di tutti i lavoratori contro il Job act, gli accordi liberticidi dei diritti sindacali e democratici, contro la riforma della P.A. e per la cancellazione della Legge Fornero, fino allo sciopero confederale generale nazionale, e la giornata del 10 ottobre indetta dagli studenti può essere per la scuola una tappa importante. È necessario riconquistare la scuola di massa, laica e statale. I figli dei lavoratori, i precari, immigrati e non, i disoccupati, hanno il diritto e il dovere di partecipare alla vita del Paese e non permetteremo che venga tolta loro la possibilità di un riscatto, perché noi siamo i figli dei lavoratori, degli sfruttati che in questo Paese hanno lottato per farci studiare e non lasceremo la nostra scuola allo sbaraglio senza lottare.
6 settembre 2014