Nella notte tra venerdì e sabato appena passati un giovane compagno antifascista è stato aggredito e ha ricevuto un colpo di pugnale all'addome che lo ha ferito gravemente ma che per fortuna non ha compromesso la sua vita.
Andrea Leoni,il giovane di Arco vittima dell'attacco fascista,se la caverà con trenta giorni di prognosi,ed oggi i compagni antifascisti faranno un presidio davanti all'ospedale di Santa Chiara di Trento per ribadire che nella zona ci sono stati numerosi attacchi con ratti di fogna che girano sempre armati di coltelli e pronti a colpire.
Solo per puro caso il giovane ferito non è stato colpito a morte,visto che l'intenzione era quella,ed il comunicato dei compagni evidenzia il fatto che questa aggressione non li hanno colti alla sprovvista visto proprio l'escalation di violenza da parte dei fascisti.
Articolo di ecn.org.
Antifascisti solidali con il ragazzo accoltellato ad Arco: "Aggressione politica"·
I fascisti hanno accoltellato un ragazzo. ORA BASTA
Venerdì 16 maggio, verso l’una di notte, ad Arco, un fascista ha accoltellato un antifascista, che ora si trova al S. Chiara con il fegato perforato e varie lesioni. L’intenzione del fascista era quella di colpire gli organi vitali. È mancato poco che il ragazzo non morisse. Da mesi abbiamo reso pubblico che i fascisti girano con i coltelli, e che a Trento si sono responsabili di svariate aggressioni. Sui muri è apparso un loro programma piuttosto esplicito: “più antifascisti bucati”. “L’Adige” e “Il Trentino” parlano di un battibecco oppure di uno scontro tra diverse tendenze politiche, omettendo di dire a quale area politica appartiene l’accoltellatore. Se l’accoltellato fosse stato un fascista i giornali avrebbero già aperto la caccia all’anarchico. Non si tratta di sviste, ma di una linea ben precisa, pianificata con la Questura. I fascisti, in Trentino, come in altre parti d’Europa, vengono spalleggiati dalle istituzioni e coperti dai giornali. Proviamo schifo, ma non stupore. Sveglia!
C’è bisogno di aggiungere altro? Volete aspettare il morto per mano fascista per poi lamentarvi dei “metodi violenti degli antifascisti”? Farete finta di niente anche questa volta? Lunedì 19 maggio, alle 17,00 saremo davanti al S. Chiara per esprimere tutta la nostra solidarietà ad Andrea e per affermare con forza un messaggio molto semplice: ORA BASTA. antifascisti e antifasciste
Sulla vicenda faranno luce i carabinieri ma per gli attivisti del corteo che ha sfilato ieri per le vie di Trento il colore politico degli aggressori è chiaro. Il 25enne accoltellato nella notte tra venerdì e sabato se la caverà con 30 giorni di prognosi ma si è temuto il peggio, lunedì si svolgerà un presidio di solidarietà all'ospedale S. Chiara
L'aggressione della notte scorsa ad Arco è di matrice politica, ne sono convinti gli attivisti dei movimenti antifascisti di Trento che ieri hanno sfilato per le vie del centro storico distribuendo volantini che parlano di una precisa appartenenza politica degli aggressori: fascisti. Lunedì saranno sotto le finestre dell'ospedale S. Chiara per manifestare solidarietà al 25enne accoltellato la notte tra venerdì e sabato, dopo una lite che avrebbe dunque inquietanti tinte politiche e che sarebbe potuta finire in tragedia: il ragazzo ha infatti riportato ferite all'addome ma c'è mancato poco che la lama toccasse gli organi interni, la prognosi è di trenta giorni. Sulla vicenda faranno luce i carabinieri che ipotizzano il tentato omicidio.
Rissa notturna al parcheggio Arco, accoltellato un ragazzo 17 Maggio 2014 13 commenti carabinieriQuattro giovani coinvolti in una collutazione sfociata poi in un'aggresione e in un accoltellamento. Questo è quanto accaduto la notte scorsa, attorno alle 1.40, nel parcheggio dell'area ex Carmellini ad Arco, a due passi dal centro storico e dal vecchio ponte sul Sarca. Lì si sono incontrati, sembra casualmente, due ragazzi arcensi e altri due trentenni non ancora identificati, tutti reduci da una serata in centro ad Arco. L'incontro ha portato prima ad un battibecco - sembra dovuto alle diverse tendenze politiche dei protagonisti - poi ad un'aggressione a suon di calci, infine all'accoltellamento di uno dei due giovani arcensi: si tratta di Andrea Leoni, 25 anni, di Arco. Il colpo sferrato non ha raggiunto fortunamente organi vitali, ma era diretto al fegato, il che fa ipotizzare ai carabinieri della compagnia rivana anche il tentato omicidio. Il ragazzo ferito è al S.Chiara di Trento. Per fortuna la ferita è leggera e non è stato necessario operarlo. Se la caverà con trenta giorni di riposo. I carabinieri del Nucleo operativo di Riva stanno cercando di dare un nome e un volto ai due aggressori.
L'articolo preso da ecn.org parla di quattro neonazisti indagati a Milano appartenenti ad una sigla che ometto perché è troppo lunga ed insignificante da scrivere che rimando all'articolo stesso,per discriminazione razziale.
Nelle loro fogne sono stati trovati materiali di chiaro stampo nazista e fascista ed inoltre lo scorso anno erano stati pizzicati a distribuire volantini nel milanese che propagandavano la superiorità della razza ariana.
Il fatto inquietante,se già questo non lo fosse,è che questi infelici al mondo siano stati o lo siano tutt'ora candidati sindaco in paeselli lombardi o che abbiano la carica in consigli comunali di queste stesse località.
Ribadendo che non hanno né la possibilità né l'agibilità politica,queste merde non devono assolutamente essere presenti in liste elettorali perché la Costituzione lo chiede,e la solita superficialità se non copertura e collaborazione politica e giudiziaria non riesce a porre un nesso tra la legge e la sua applicazione.
Razzismo, quattro giovani filonazisti indagati a Milano: due sono candidati sindaco·
I quattro appartengono al Movimento nazionalsocialista dei lavoratori Mlns-Nsab, di chiara matrice razzista e antisemita. Nelle loro abitazioni materiale di propaganda, coltelli a scatto e manganelli
Razzismo, quattro giovani filonazisti indagati a Milano: due sono candidati sindaco(fotogramma) Bandiere con la svastica, libri di propaganda nazista e con tesi negazioniste, ma anche pistole finte senza tappo rosso, coltelli e manganelli personalizzati con l'effige di Benito Mussolini. E' una parte degli oggetti trovati a casa di quattro ragazzi denunciati per discriminazione razziale dalla Digos di Milano, due dei quali candidati alle prossime elezioni come sindaco e altri due a consiglieri in comuni della provincia di Milano, Pavia e Lodi. Si tratta di R.D., 26 anni, di Sondrio; V.E. e P.A., entrambi di 24 anni, milanesi, e di C.M., 25, residente a Pavia. Tutti incensurati a esclusione di uno che ha un precedente per rissa.
Le loro candidature, la cui validità ora è al vaglio dell'autorità giudiziaria, sono sotto l'insegna del Movimento nazionalsocialista dei lavoratori, un gruppo nato nel 2002 e segnato dall'ideologia razzista e antisemita. Le indagini della polizia sono iniziate proprio da alcuni volantini che professavano la superiorità della razza bianca distribuiti a Corbetta (Milano) nell'aprile del 2013. Nello stesso anno il Movimento ha organizzato diversi incontri per la propaganda, duranti i quali ha stampato i foglietti inneggianti all'intolleranza razziale e di genere. Frasi di questo tenore: 'Olocausto, sei milioni di vittime (citazione Pinocchio)'. E poi altre scritte su striscioni e muri in occasione dell' anniversario della nascita di Adolf Hitler: 'Buon compleanno Hitler' e 'Hitler per mille anni'.
Secondo quanto raccontato dagli investigatori, lo statuto del Movimento ricalca (talvolta con una traduzione letterale dal tedesco) gli slogan e i punti costituenti del partito nazionalsocialista del Fuhrer. Le prossime elezioni non sono le prime alle quali partecipano come candidati componenti della formazione. Nel 2004 il Mlns ha corso per il comune di Nosate (Milano) e nel 2006 a Belgirate (Verbano Cusio Ossola), riuscendo a ottenere quattro eletti. Non è andata altrettanto bene alle amministrative del 2012, dove si è presentato in otto piccoli comuni della provincia di Pavia e nel Piemonte, senza però riuscire a occupare posizioni.
Gli agenti della Digos stanno accertando se esistano gli estremi per escludere la lista dalle prossime elezioni. Intanto le indagini proseguono per capire se il gruppo abbia collegamenti con realtà politiche straniere.
La sentenza della Cassazione attesa dopo la manifestazione dello scorso sabato ha avuto la lieta sorpresa che è stato derubricato il reato di terrorismo verso i quattro militanti No Tav Claudio,Niccolò,Chiara e Mattia,imprigionati ormai da mesi e che ora non devono passare un giorno di più in carcere(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/05/colpevoli-di-resistere.html ).
Ho avuto la fortuna l'altra settimana di vedere Nicoletta Dosio a Ombriano all'Arci(Crema)che ha parlato schiettamente ed orgogliosamente del movimento No Tav,che rappresenta degnamente dalla nascita di questo gruppo di persone che con mezzi anche di sabotaggio cercano di difendere la loro terra,e visto che è stata citata nell'articolo ho voluto proporre questo incontro.
La Cassazione smentisce i pm di Torino: i No Tav non sono terroristi.
Claudio Alberto, Niccolò Blasi, Mattia Zanotti e Chiara Zenobi, quattro attivisti No Tav arrestati cinque mesi fa perché accusati di aver lanciato petardi e bombe molotov contro il fortino-cantiere dell’alta velocità in Val di Susa la notte tra il 13 e il 14 maggio del 2013, non sono dei “terroristi”. A deciderlo è stata ieri sera la Corte di Cassazione che ha annullato l’assurda decisione del Tribunale del Riesame di Torino che nel gennaio scorso aveva confermato le draconiane accuse della Procura di Torino e aveva respinto le richieste di scarcerazione presentate dagli avvocati difensori.
Secondo l’accusa quella notte durante l’attacco al cantiere furono lanciate dieci bottiglie molotov, un compressore all’interno del fortino si incendiò e il fumo si propagò all’interno del tunnel esplorativo dove in quel momento stavano lavorando 11 operai. Di qui l’assurda accusa di ‘terrorismo’, nel tentativo da parte della procura di Torino, sostenuta in maniera bipartisan dal mondo politico legato alla grande opera della Torino-Lione, di creare una giurisprudenza che equipari le azioni di sabotaggio nei confronti dei cantieri ad atti di terrorismo.
Ma i legali dei quattro attivisti No Tav, pur non negando l’intenzione da parte dei loro assistiti di sabotare i lavori e i macchinari utilizzati per realizzare gli scavi, hanno sempre respinto che la protesta mirasse a mettere in pericolo la vita degli operai e dei poliziotti, smentendo anche che esista un gruppo ristretto e organizzato responsabile di attacchi, proteste e sabotaggi che in realtà vengono da anni condotti nel corso delle moltitudinarie proteste contro la devastazione della valle.
Nell’annullare l’accusa la Cassazione ha rinviato il caso al Tribunale del Riesame che, con una nuova composizione diversa da quella che adottò la sentenza annullata ieri, dovrà ora decidere della scarcerazione dei quattro ragazzi tenendo conto dei criteri fissati dalla Suprema Corte che dovrebbero essere resi noti, nelle motivazioni, tra qualche tempo.
Si tratta comunque di un’importante bocciatura del folle teorema perseguito dai magistrati della Procura di Torino che miravano a trasformare un reato minore - danneggiamenti - addirittura in una 'condotta terroristica', equiparando il sabotaggio di un compressore alla messa in pericolo di una vita umana. Il che aveva dato adito nei mesi scorsi a non pochi sfottò nei confronti dei Pm del capoluogo torinese.
«Questa è una piccola vittoria, per lo più sul piano giuridico, ma è uno spiraglio importante in vista del processo che si aprirà il 22 maggio di fronte alla corte d’Assise di Torino» ha detto alle agenzie di stampa Claudio Novaro, uno degli avvocati dei quattro No Tav, insieme ai colleghi Eugenio Losco e Giuseppe Pelazza. «Per ottenere la loro scarcerazione - aggiunge il legale - bisognerà attendere ancora un po’. (…) Era importante sottolineare che è stato commesso un errore nell’applicare la legge. Finalmente qualcuno ci dà ragione».
Naturalmente la notizia è stata accolta con gioia dal Movimento No Tav, reduce dalla partecipata manifestazione di Torino di sabato scorso, e dalle realtà che ieri a Roma avevano organizzato un presidio di solidarietà proprio sotto la sede della Corte di Cassazione.
La buona notizia si somma ad altre arrivate negli ultimi giorni, a partire dalla conferma del taglio dei finanziamenti europei all’inutile e dannosa grande opera fino all’apertura di un’inchiesta per procurato allarme nei confronti dell’ex autista del pm di Torino Rinaudo che alcune settimane fa, approfittando del clima forcaiolo nei confronti del movimento che si oppone alla Torino Lione, si era inventato una inesistente aggressione da parte di tre ‘no tav’ in realtà mai avvenuta.
Come scrivono giustamente i redattori di NoTav.info:
“Esiste un ‘caso Torino’ perchè di fatto la Cassazione è da 13 anni annulla le fantasie della procura2001: la cassazione annulla le sentenze di Torino che condannavano Edo, Sole e Baleno per associazione sovversiva. 2012: la cassazione annulla l’ordinanza del tribunale del riesame di Torino che ha tenuto in carcere per mesi due no tav accusati di resistenza e violenza a pubblico ufficiale
2014: la cassazione annulla l’ordinanza del tribunale del riesame di Torino che aveva confermato l’accusa di terrorismo contro 4 no tav, tenendoli in carcere per 6 mesi.Tutte misure richieste dalla procura di Torino, oggi come 13 anni fa e tutte puntualmente smentite dalla cassazione di Roma. Tutte richieste che sembravano e sembrano smisurate, sproporzionate, assurde, gonfiate, senza bisogno di essere giuristi. Sarebbe ora di prendere atto dell’anomalia in corso nella procura torinese e nel pool di pm con l’emetto che oggi, dopo il dossier sulle strane amicizie del pm Rinaudo, la bufala dell’aggressione all’autista (montata poi da pm e media) e la sentenza odierna, ha perso definitivamente credibilità”.
Episodi curiosi, certamente. Ma univoci nella loro direzione convergente: la criminalizzazione del movimento No Tav come "brodo di coltura" ecc.
La cosa più importante ora è però un'altra. Come ricorda Nicoletta Dosio: «Di falsità è intessuta la storia del Tav: dalla presunta utilità dell'alta velocità alla repressione contro i movimenti. Vogliamo che Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò non facciano un minuto in più di prigione e che si fermi la malaopera»
Mentre il conteggio delle vittime della strage di Soma In Turchia dove c'è stata un'esplosione in una miniera di carbone sta sfiorando le trecento unità,non si conosce ancora il numero effettivo delle persone rimaste intrappolate e quasi sicuramente decedute,visto che la privatizzazione della Soma Coal Mining Company ha portato ad un collasso delle condizioni dei lavoratori stessi e ad un sottobosco di subappalti tutt'altro che certo numericamente.
Infatti i diritti dei minatori,come spiegato nell'articolo di Infoaut,sono stati enormemente erosi grazie al passaggio dallo Stato ai privati che si sono vantati dell'abbattimento del costo di una tonnellata di carbone dai 130 ai 24 $,e questi sono i risultati di tagli alla sicurezza e alla formazione lavorativa,in un contesto di disprezzo generico del lavoratore.
Se si aggiunge il fatto che i sentori di una possibile esplosione erano stati comunque avvertiti pochi giorni prima questa non è una tragedia ma una e vera e propria carneficina voluta da chi per puro guadagno ha messo a rischio e condannato a morte centinaia di minatori.
In campo politico Erdogan è sempre più contestato(in campagna elettorale a nome suo nella zona venivano distribuiti sacchi di carbone della Scmc)e stanno venendo a galla intrecci tra il cda della Scmc ed il suo partito mentre in tutta la Turchia è stato proclamato uno sciopero generale dopo la catastrofe di Soma e la situazione di pericolo in tutte le miniere del paese già da tempo segnalate da membri parlamentari dell'opposizione e da tutti i sindacati(vedi anche:http://www.infoaut.org/index.php/blog/precariato-sociale/item/11726-turchia-strage-di-operai-in-una-miniera-più-di-200-morti ).
Turchia, la polizia carica un corteo di protesta contro la strage di Soma.
Si estende in tutta la Turchia la protesta contro l’orrenda strage nella miniera
di carbone di Soma, dove il numero delle vittime, ufficialmente fermo a 205, è
destinato a salire. Domani, intanto, tutti i maggiori sindacati hanno in programma
di inscenare treminuti di silenzio nelle piazze con i dimostranti vestiti di
nero al grido di "Non è un incidente, è un assassinio".
Un gruppo di manifestanti oggi ha inscenato una protesta di fronte alla sede
di Istanbul della societa'. Sui muri dell'edificio e' stata scritta con la
vernice rossa la parola "Assassini", mentre i manifestanti hanno esibito
cartelli con la scritta "Questo edificio sorge sul sangue dei “lavoratori" e
"Non sono morti beatamente, questo e' un omicidio, non e' il destino". Il
cartello si riferisce a una frase pronunciata nel 2010 dal premier Recep Tayyip
Erdogan, che in seguito a un incidente in miniera disse che i minatori erano
"morti beatamente" e che la morte e' "il destino" di chi fa quel mestiere. La
frase suscito' un'ondata di polemiche. In mattinata c’erano stati alcuni flash
mob nella metropolitana dove molti passeggeri si sono stesi a terra imitando i
corpi ammassati nelle strette gallerie di Soma. Ad Ankara, la polizia ha usato i
gas lacrimogeni per disperdere un migliaio circa di manifestanti che
denunciavano le responsabilita' del governo nel disastro. Manifestazioni di
protesta contro le misure di sicurezza ritenute carenti sono in corso o sono
previste anche in altre citta' del paese, in particolare a Istanbul, Smirne e
Antalya.
Intanto la Soma Coal Mining Company, titolare della miniera, ha addirittura
chiuso il suo sito Web, tilaga.com.tr, sostituendo la sua home-page con una
schermata nera su cui si legge un testo che parla di "un triste incidente". Nel
testo si parla di un'inchiesta per accertare i fatti e si afferma che il
recupero dei superstiti e' "la priorita' assoluta". "L'incidente scrive ancora
l'azienda - e' successo nonostante le precauzioni piu' attente e il continuo
monitoraggio".
Secondo la stampa turca i lavoratori morti non sono vittime di una tragica
fatalità. L’accusa contro il governo è di avere sempre ignorato gli allarmi per
la sicurezza nell'impianto, l'ultima volta non più di due settimane fa. A
sottolineare il caos sulla reale situazione dell'impianto, il fatto che a 24 ore
dall'esplosione di gas che ha devastato le gallerie, il ministro dell'Energia
Taner Yildiz non è ancora in grado di determinare il numero dei dispersi. Yildiz
ha detto di "temere" che ci siano altri morti, dato che erano "stimati" quasi
800 minatori sottoterra al momento dello scoppio.
Tuttavia permane l'incertezza, perchè si
conoscono i numeri dei dipendenti della società Soma Mining, ma alcune delle
vittime sono "persone al di fuori delle miniera", come ha detto il ministro. Tra
gli altri è stato recuperato il corpo di un quindicenne. Come è possibile? Nel
2012 Ali Gurkan, che ha acquisito l'impianto a seguito della privatizzazione, si
è vantato in un'intervista di aver abbattuto i costi di estrazione a 24 dollari
la tonnellata di carbone da 130, producendo in proprio i trasformatori invece di
importarli. Ma soprattutto ingaggiando subappaltatori per i lavori più pesanti,
con lavoratori non sindacalizzati, pagati meno degli aderenti al sindacato.
Secondo il sindacalista della Disk Kani Beko, nella miniera "lavoravano
moltissimi subappaltatori. Addirittura di secondo e terzo grado". "Spero che il
bilancio delle vittime non salga, ma non sono ottimista. Dopo l'esplosione lì
dentro c'è stato un massacro" ha detto Beko. Due settimane fa, il 29 aprile, il
partito del premier Recep Tayyip Erdogan ha respinto la richiesta del principale
partito di opposizione di aprire un'inchiesta parlamentare sulla sicurezza nella
miniera.
Il deputato del Partito repubblicano del popolo
Chp Ozgur Ozel aveva denunciato i numerosi incidenti anche mortali a Soma e
chiesto un'indagine parlamentare che si concludesse con un rafforzamento delle
misure di sicurezza nell'impianto. Un altro parlamentare d'opposizione, Erkan
Akcay, del Mhp, aveva fornito in aula i dati sugli incidenti. "Nel 2013 nel
distretto di Soma sono avvenuti 5.000 incidenti sul lavoro. Di questo il 90% è
avvenuto in miniera.
Che c'entra la storia del partigiano Dante Di Nanni con le prossime elezioni regionali piemontesi che si svolgeranno assieme a quelle europee il prossimo 25 maggio?
Per colpa di un bieco opportunismo,un'infame coincidenza che troppo casuale non lo è ma che è stata cercata e voluta,ecco che Daniele Valle rappresentante piddino candidato per la lista Chiamparino,che le valli di solito le distrugge assieme ai suoi soci Pdl(scusate il gioco di parole)approfitta della commemorazione di Dante Di Nanni per fare propaganda elettorale.
I casi sono due:o ha sbagliato evidentemente partito politico oppure lo fa di proposito nel tentativo di sporcare la figura di un valoroso combattente contro il nazifascismo perito dopo un assedio durato ore nel quale riuscì ad ammazzare molti fascisti.
Perché nessuno che possa rappresentare il Pd può approfittare di una figura leggendaria dell'antifascismo italiano,non hanno né memoria storica né meriti conquistati di militanza:un uomo poco più che trentenne magari ha fatto un errore e glielo si può perdonare,ma per la Madonna guai ad usare per questi sporchi scopi i nomi dei partigiani morti.
Se qualcuno pensava che nel Pd esistessero limiti all'infamia, un briciolo di resipiscenza morale e un briciolo di memoria storica dignitosa, eccolo servito....
*****
Sono un antifascista, iscritto all’ANPI, sezione “Dante di Nanni” di Torino. Sono un comunista, iscritto al Partito Comunista. Abito a circa 500 metri dal balcone della casa di Via San Bernardino, quartiere San Paolo, dove il 18 maggio 1944 — 70 anni fa — Dante di Nanni morì eroicamente gettandosi in strada, gravemente ferito ed esaurite le munizioni, dopo aver tenuto testa per ore ad una torma di nazisti e fascisti che lo assediavano ed averne eliminati un buon numero. Il suo comandante, Giovanni Pesce “Ivaldi”, lo aveva tratto in salvo dopo che quella notte in un’azione importante, loro due erano rimasti feriti e gli altri due, Bravin e Valentino, feriti gravemente erano stati catturati e sarebbero poi stati uccisi. Ivaldi era uscito dal rifugio in Via San Bernardino (oggi quasi angolo Via Di Nanni…) per organizzare il trasporto in un ospedale sicuro, i nazifascisti, grazie a qualche spiata, arrivarono prima.
Non ho mai avuto il bene di ricevere posta o di parlare con il signor Daniele Valle, che mi dicono sia il presidente della circoscrizione nella quale si trova casa mia. L’ultima volta che lo vidi, mi pare un anno fa alla commemorazione per Dante di Nanni, tenne un interessante discorso nel quale su Di Nanni non veniva detta una parola, ma in compenso si spiegava agli astanti — abbastanza rassegnati — come mai fosse stato un bene che il PD (partito del Valle suddetto) avesse fatto un necessario accordo con i postfascisti del PdL e con il pregiudicato Berlusconi per mandare Letta al governo. Non mi piacque la persona, né quello che diceva, né soprattutto che lo dicesse in quell’occasione. Lo trovai disturbante.
Ieri ho ricevuto una email, dal signor Daniele Valle. Non ricordandomi il suo nome, e vedendo inizialmente la foto che vi compariva, la famosa foto di Dante di Nanni, ho iniziato a leggerla con piacere. Piacere che si è poi trasformato in altro.
Dante di Nanni per la propaganda elettorale del PD
Se infatti guardavo la colonna di destra, leggevo la notizia delle celebrazioni per il 70° della morte di Dante di Nanni.
Sulla sinistra (solo topologicamente) leggevo invece che al signor Valle “Il Partito Democratico ha chiesto la disponibilità ad esser in lista per le imminenti elezioni regionali”.
Ho da fare alcune pubbliche richieste, al signor Valle:
1) Faccia una cosa nuova che non ha ancora mai fatto nessuno, dica la verità; e scriva, al posto: “Volevo candidarmi alle Regionali perché mi considero un giovane politico in ascesa e la Circoscrizione mi sta stretta, e dopo aspra battaglia nel mio partito ho ottenuto un posto in lista”. E’ così per tutti, e a questa barzelletta del “mi hanno chiesto di candidarmi” non crede mai nessuno.
2) Eviti, la prego, di usare la faccia e il nome di Dante di Nanni per fare la sua propaganda elettorale via email o su internet. Dante di Nanni era dei GAP, Dante di Nanni era comunista, voialtri del PD dal partito comunista non avete ereditato nulla, se non le sedi e il giornale. L’ANPI non è il giardinetto dietrocasa del PD. E’ un peccato che non dico Dante di Nanni, ma almeno Giovanni Pesce non sia più fra noi per dirle due paroline ben dette.
3) Il 28 aprile, alla commemorazione, eviti di infarcire il suo immancabile discorso di propaganda elettorale e di affermazioni altrettanto disturbanti di quelle dello scorso anno. Il pubblico che la ascolterà è lì per celebrare Dante di Nanni, ed a volte, magari per età, non conosce la verità: continua a votare PD pensando che tutto sommato voi siate quello che era il vecchio PCI per il quale tutti noi abbiamo votato, quando serviva. Lei sa meglio di me che non è vero, e che queste operazioni rasentano il raggiro elettorale.
Se la sua Circoscrizione mette dei soldi per finanziare le iniziative per celebrare Dante di Nanni, è cosa buona e giusta. Eviterei, però, di chiederci in cambio di votare per lei. Il voto di scambio lo facevano i democristiani, ai quali voialtri del PD assomigliate ormai in maniera zelig.
dal blog Uno scienziato borderline, su il manifesto online
In piena campagna elettorale a volte ci si aggrappa a tutto,e visto che ormai mancano dieci giorni alla fine di questa per il voto europeo ecco che cominciano a farsi insistenti le news che potrebbero dare uno scossone spostando di qualche punto percentuale le preferenze degli elettori.
A dare inizio alle danze ecco l'ex premier pagliaccio Berlucojoni che prende spunto dalle dichiarazioni dell'ex ministro Usa del tesoro Geithner di un complotto ai suoi danni da parte dell'Ue ed in particolar modo dalla tedesca Merkel in accordo con Napolitano per far cadere il governo di centro destra cosa accaduta a fine 2011.
In pochi si ricordano della stagione in cui i golpe,piccoli ma significativi,li faceva lo stesso Berlusconi con l'inserimento di questioni pesanti come il federalismo municipale passati con decreti legge(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/02/aria-di-golpe.html )ad hoc per accontentare i membri dell'allora maggioranza scavalcando gli iter parlamentari.
Ammesso pure che ci sia stata una spinta per far cadere lo stronzo di Arcore,questa è partita da tutti gli italiani che lo hanno sempre criticato e a ragione,e non da intrighi internazionali cui l'ex presidente che ha fatto dell'Italia la barzelletta del mondo ha sempre giovato.
Stamattina sentendo le sue dichiarazioni dalle proprie reti,l'incandidabile ha proprio speso qualche secondo per ribadire che lui l'aveva sempre detto che contro la sua venerabile persona ci fu stato un vero e proprio colpo di Stato(!?)per poi spendere parecchi minuti per la propria campagna elettorale parlando di 80 Euro,di pensioni,di Renzi e di Grillo,del comunismo ma naturalmente non dell'Expo,di Scajola,di Dell'Utri...
Caso Geithner, Berlusconi: “Lo sapevo, fu golpe”. Fonti Ue tirano in ballo gli Usa.
L'ex ministro Usa: "Nel 2011 funzionari dell'Unione europea mi dissero che Berlusconi doveva cadere". L'ex Cavaliere: "Accadde perché contrastavo la Merkel". Ma Barroso ribalta le accuse: "Noi soli a difendere l'Italia, erano altri a volerla commissariata". Alfano apre all'apertura di una commissione di inchiesta. E il presidente del Copasir conferma: "Condizionamenti ci sono stati".
Un piano di alcuni funzionari Ue per far cadere il governo Berlusconi. A descriverlo è Stress Test, il libro fresco di stampa dell’ex ministro statunitense del Tesoro, Tim Geithner, di cui La Stampa pubblica in anteprima alcune parti. Si tratterebbe del “complotto” tante volte evocato dall’ex cavaliere, che oggi ha rilanciato in alcune interviste le accuse nei confronti dell’Europa. Per chiarire quanto successe nel novembre 2011 il ministro dell’Interno Angelino Alfano si è detto possibilista circa l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Forza Italia. Fonti Ueperò smentiscono ogni cosa e accusano: “Erano gli Usa a volere che il Paese andasse in amministrazione controllata”. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso aggiunge che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi”, ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”.
La versione dell’ex ministro del Tesoro Usa – Secondo la ricostruzione di Geithner alcuni funzionari europei lo avrebbero contattato nell’autunno del 2011, in piena crisi economica, chiedendogli di partecipare a un piano che convincesse l’ex premier italiano a lasciare il suo incarico. L’ex titolare del Tesoro Usa sostiene che i funzionari “volevano che noi rifiutassimo di sostenere i prestiti dell’Fmi all’Italia, fino a quando non se ne fosse andato (Berlusconi, ndr)”. Geithner, dopo averne parlato anche con Obama, rifiutò la proposta: “Parlammo al presidente di questo invito sorprendente, ma per quanto sarebbe stato utile avere una leadership migliore in Europa, non potevamo coinvolgerci in un complotto come quello. ‘Non possiamo avere il suo sangue sulle nostre mani’, dissi”, si legge in un passaggio del libro. L’ex ministro, invece, per superare quei mesi critici e salvare l’eurozona cercò di rafforzare la collaborazione con il presidente della Bce Mario Draghi. La successione del senatore a vita a Mario Monti a Berlusconi sarebbe avvenuta il 12 novembre 2011 e fu ben vista dall’Europa. Geithner definisce Monti come “un economista che proiettava competenza tecnocratica”. A questo cambiamento si aggiunse poi il massiccio finanziamento delle banche voluto da Draghi e la crisi sembrò così parzialmente superata ma rifece capolino già nell’estate del 2012. La replica dell’ex cavaliere – “Non sono sorpreso”, ha detto in un’intervista a Corriere.it l’ex premier Silvio Berlusconi, che nel novembre 2011, va ricordato, ha rassegnato volontariamente le dimissioni dopo aver perso la maggioranza alla Camera durante il voto del rendiconto generale dello Stato. “Ho sempre dichiarato che nel 2011 nei confronti del mio governo, ma anche nei confronti del mio Paese – afferma oggi – c’è stato tutto un movimento che era partito dal nostro interno ma poi si è esteso anche all’esterno per tentare di sostituire il mio governo, eletto dai cittadini, con un altro governo”. Nel giugno del 2011, “quando ancora non era scoppiato l’imbroglio degli spread – continua Berlusconi -, il Presidente della Repubblica Napolitano riceveva Monti e Passera, come è stato scritto, per scegliere i tecnici di un nuovo governo tecnico e addirittura per stilare il documento programmatico. E poi abbiamo saputo anche che ci sono state quattro successive tappe di scrittura, con l’ultima addirittura di 196 pagine”. Berlusconi, ricorda ancora “avevo la contezza che stesse accadendo qualcosa e avevo anche ad un certo punto ritenuto che ci fosse una precisa regia. Al G-20 di Cannes, addirittura, amici e colleghi di altri paesi mi dissero: ‘Ma hai deciso di dare le dimissioni? Perché sappiamo che tra una settimana ci sarà il governo Monti…’. E l’ha rivelato per esempio Zapatero in un suo libro che riguardava quel periodo”. L’ex premier ha affermato anche di non essere sorpreso che queste nuove rivelazioni vengano da un uomo del presidente Usa. “Io devo dire che Obama si comportò bene durante tutto il G20. Noi fummo chiamati dalla Merkel e Sarkozy a due riunioni in due giorni consecutivi e in queste riunioni si tentò di farmi accettare un intervento dal Fondo Monetario Internazionale. Io garantii che i nostri conti erano in ordine e non avevamo nessun bisogno di aiuti dall’esterno e rifiutai di accedere a questa offerta, che avrebbe significato colonizzare l’Italia come è stata colonizzata la Grecia, con la Troika”. Il rimpallo diplomatico tra Washington e Bruxelles - In serata è arrivata però la reazione difensiva di Bruxelles. Fonti qualificate (ma anonime) hanno fatto sapere che “Geithner si è riferito a qualcuno altro, certamente non alle istituzioni Ue, non a Barroso, Van Rompuy o Rehn”, che, in particolare a Cannes, “hanno difeso l’indipendenza dell’Italia” e “non volevano che andasse sotto amministrazione controllata, come invece chiedevano gli Usa”. E il presidente della Commissione europea, Josè Manuel Barroso, ha aggiunto che “l’Italia era vicinissimo all’abisso” e al G20 di Cannes “alcuni tentarono di metterla sotto la supervisione del Fmi” ma “sarebbe stato un disastro” e “noi siamo stati quasi soli a dire che non doveva succedere”. Nessuna replica da parte della Casa Bianca: no comment, è il massimo che fanno sapere dallo staff di Barack Obama. Le conferme ai condizionamenti - A confermare pressioni per le dimissioni di Berlusconi è intervenuto anche il presidente del Copasir (l’organo di controllo dei servizi segreti italiani del Parlamento), Giacomo Stucchi. “Non sempre tutto è vero, non sempre tutto è falso” ha detto il senatore leghista. E ha aggiunto che “sicuramente dei condizionamenti ci sono stati, perché altrimenti non si capisce quello spread che cresceva dalla sera alla mattina”. Indiscrezioni che si vanno ad aggiungere a quelle riportate nel libro di Alan Friedman, “Ammazziamo il gattopardo”, in cui il giornalista ha svelato che già dall’estate del 2011 Napolitano stava sondando il terreno per portare a Palazzo Chigi il senatore a vita Mario Monti. Le reazioni del centrodestra – L’anteprima del libro di Geithner ha suscitato le reazioni nel mondo del centro-destra: “Nell’autunno 2011 ci fu il complotto contro Berlusconi. Lo confermano esponenti di vertice dell’amministrazione americana. Berlusconi, quando parla di un colpo di Stato, ha ragione”, afferma l’esponente di Forza Italia Maurizio Gasparri. Il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ha fatto sapere che si sta valutando l’apertura di una commissione d’inchiesta, come chiesto da Fi. A scatenare le polemiche poi, sono state le parole del ministro degli Esteri Federica Mogherini: “La questione riguarda il passato e si tratta di un tentativo, non andato a buon fine, che ci ricorda come l’Italia abbia attraversato stagioni difficili”. Parole definite di una “inaudita gravità” dal senatore di Forza Italia, Altero Matteoli. “È letteralmente incredibile quanto dichiarato dal ministro Mogherini”, ha aggiunto Daniele Capezzone. La questione, dice “riguarda il passato”? Ma davvero non comprende che è in gioco una questione democratica fondamentale? È semplicemente sbalorditivo – continua – che un ministro della Repubblica italiana, qualunque sia la sua appartenenza politica, pensi cose simili: che poi le dica, è addirittura avvilente”. “Renzi venga a riferire in Parlamento”, dice Renato Brunetta pronto a chiamare in causa anche Giorgio Napolitano: “Gli ho scritto una lettera – aggiunge – proprio per sapere cosa intenda fare”. Già perché è proprio il Capo dello Stato che l’ex premier ha sempre chiamato in causa bollandolo come “regista” dell’operazione che portò alle sue dimissioni. Dal Quirinale non trapela ancora nessuna replica.
Dopo una pausa lunga quasi un anno per problemi legati all'invio di foto che ci sono tutt'ora,ecco di nuovo aperta la sezione cucina del blog con una ricetta ad alto contenuto proteico e con un elevato apporto di colesterolo,quindi un piatto non da tutti i giorni ovviamente.
Le cervella di vitello,dopo qualche anno di assenza dalle tavole europee visto la paura collettiva legata alla mucca pazza,sono tornate disponibili e consiglio una ricetta semplicissima ma che non è indicata per tutti visto che c'è in alcuni casi ancora paura,schifo o imbarazzo a mangiare del cervello.
Tutti tabù da sfatare in quanto questo piatto è ottimo e la consistenza al palato della carne è strano per chi non è avvezzo a mangiarla abitualmente visto che la sensazione è quello di qualcosa che ti si scioglie in bocca.
Ingredienti:
-cervella di vitello
-funghi chiodini
-cipolla
-olio
-burro
-vino bianco
-dado classico
Dopo aver sbollentato per pochi minuti le cervella,avendole prima pulite per bene sotto acqua corrente per eliminare grumi di sangue e ossicini,si tengono da parte e si fa soffriggere la cipolla tagliata grossolanamente in olio extravergine di oliva e nel burro.
Quando si sfuma col vino bianco si possono aggiungere i funghi chiodini,rigorosamente e faticosamente raccolti nei campi e precedentemente lessati,e dopo qualche minuto si mettono le cervella tagliate a pezzetti e si regola il sapore con del dado.
In tutto in venti minuti nemmeno la pietanza è pronta da impiattare e da mangiare.
Le notizie della scorsa settimana sugli arresti in ambito Expo per infiltrazioni mafiose,per corruzione e turbativa d'asta,le polemiche tra Grasso e Renzi,l'invio di nuovi controllori e garanti per salvare la faccia ed il culo sono tutti temi che si stanno ripetendo da parecchi anni,da molto prima che ci fu l'assegnazione a Milano dell'evento mondiale.
L'articolo preso da Senza Soste parla di questi avvenimenti giudiziari annunciati da tempo,non sono i primi e non saranno nemmeno gli ultimi perché si sa che l'occasione rende l'uomo ladro,e nell'affare Expo 2015 le occasioni ed i soldi in gioco sono davvero tanti,e riguardano esponenti politici più o meno di tutte le appartenenze e funzionari ed imprenditori di tutte le estrazioni.
C'è chi dice che siamo ancora all'inizio,la classica punta dell'iceberg che sta cominciando ad emergere e da qui all'inaugurazione ufficiale che avverrà tra un anno le porte delle carceri si spalancheranno ancora,sperando con la certezza che si possano chiudere alle spalle degli arrestati per questi crimini per un bel po'.
La vera eccellenza di Expo: gli arresti!
Se cominciassimo questo articolo con la semplice notizia "arrestati Primo Greganti e Gianstefano Frigerio", i meno giovani penserebbero di essere capitati su una cronaca degli anni '90 pubblicata per sbaglio. Invece siamo ancora lì e questi signori delle tangenti sono finiti in carcere insieme al "general mamager" di Expo SpA Angelo Paris. L'accusa nei loro confronti è quella di turbativa d'asta e corruzione per appalti legati in particolare alle opere connesse a Expo2015. Ordinanze di custodia in carcere anche per l'ex parlamentare pdl Luigi Grillo, per l'intermediario Sergio Catozzo e l'imprenditore Enrico Maltauro. Ai domiciliari Antonio Rognoni, ex direttore generale di Infrastrutture Lombarde.
Come sempre ci interessa poco la cronaca giudiziaria se non perché scoperchia quello che a molti risultava già evidente: le opere "connesse ad Expo" sono spesso semplicemente un'occasione per far circolare denaro, per programmare una speculazione finanziaria e territoriale pagata con soldi pubblici e che provoca danni ambientali. L'elemento che va sottolineato non è tanto l'esistenza di quella che la stessa Procura milanese definisce una "vera e propria cupola per condizionare gli appalti" - cupola ancha abbastanza singolare perché fondata sul ruolo di mediazione di due vecchie volpi della cosiddetta "prima repubblica", alla faccia del rinnovamento - quanto la complicità di "tutte le parti politiche" (sono ancora parole della Procura) e l'ipocrisia di chi continua a presentarci l'Expo come opera necessaria e grande occasione di rilancio economico per la regione metroplitana lombarda e non solo. La stessa "via d'acqua" - opera inutile e costosa che ancora ieri è stata confermata, anche se non sarà pronta per l'inizio dell'Expo (quindi perché mai deve essere fatta?) - è citata come esempio di appalto sottoposto al controllo della "cupola" e pilotato. Significativa quindi la presenza tra gli arrestati del "imprenditore" Enrico Maltauro, titolare dell'omonima impresa che dovrebbe realizzare proprio il canale di scolo dell'Expo chiamato"via d'acqua".
Expo2015 è ormai una frana che rischia di crollare sulla testa degli amministratori pubblici, sia quelli che lo hanno voluto dal principio (Pd e centrodesta milanesi), sia di quelli come il sindaco Pisapia che appena eletto dichiarava che lui non lo avrebbe voluto ma che avrebbe lavorato per farlo al meglio. E così rischia di trovarsi con il cerino in mano, inventandosi un Expo pulito che non esiste, un evento innovativo e aperto al mondo altrettanto inesistente. Sappiamo che da oggi ci toccherà ascoltare per l'ennesima volta la litania delle "poche mele marce", mentre abbiamo già letto commenti furbini di consiglieri comunali in difficoltà che chiedono nei loro post su FB di "astenersi chi "l'avevamo detto'". E invece noi lo diciamo proprio, siamo tra quelli che lo avevano detto da principio e lo hanno ribadito nei giorni appena della Mayday e dei NED: un altro Expo non è mai stato possibile, non è mai interessato a nessuno e nessuno ha mai lavorato per renderlo possibile. Il solo Expo possibile è quello che produce cemento, debito, precarietà - e illegalità diffusa nel ceto politico e in quello imprenditoriale. Chi sostiene l'Expo, sostiene questo.
Questa vicenda illumina però anche un altro aspetto, più generale. Se grandi opere e grandi eventi, così come l'insieme della spesa pubblica, sono un'occasione per speculazione e circolazione di denaro, nel caso in questione non siamo di fronte ad un tumore in un corpo sano, ma all'indissolubile e dannoso legame tra "imprenditori", manager di aziende pubbliche o concessionarie di servizi pubblici e ceto politico/amministrativo. In questo senso chi non vede cosa succede in casa propria (per esempio lo strapagato commissario straordinario di Expo, Sala) o è un incapace, e per questo andrebbe allontanato, o peggio è un garante del sistema. Magari non ha "rilevanza penale", ma certamente lo ha dal punto di vista politico.
A distanza di qualche giorno ecco un breve articolo preso da Don Zauker che parla di Gastone,al secolo Daniele De Santis,il fascista che ha sparato ferendo gravemente il tifoso napoletano Ciro Esposito prima della finale di Coppa Italia tra Fiorentina e Napoli.
Come al solito il commento tagliente(http://donzauker.it/2014/05/06/gastone/ )del sito labronico fa riferimento ai fatti di quel pomeriggio e di quella sera,con Genny 'a carogna diventato famoso ed insultato per avere la maglietta con la scritta"Speziale libero"che è pienamente lecita mentre un approfondimento sul quasi assassino fascista romano ex candidato in una lista a sostegno di Alemanno,custode del covo fascista"Il trifoglio",legato ad ambienti dei Fratelli d'Italia e del Pdl che ha scaricato un intero caricatore con un arma posseduta illegalmente queste cose sono saltate fuori in un secondo momento ed in sordina
Chi segue un minimo il calcio, chi ha frequentato e frequenta uno stadio non dovrebbe stupirsi più di tanto di quanto successo sabato sera, prima della partita, sotto la curva dei tifosi del Napoli. Chi si è scandalizzato, o è qualcuno che del calcio non sa assolutamente niente, o è un ipocrita.
Attenzione: non diciamo che le cose vadano bene così – anzi, tutt’altro -, diciamo solo che vanno da sempre così e che l’andazzo è sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che non vogliono far finta di niente, almeno.
Ma, a parte l’immagine pittoresca di Genny ‘a Carogna che gira su tutti i siti internet attirandosi unanimi condanne, nessuno – nessuno – dice una parola su Daniele De Santis, aka Gastone: un fascista romano, custode del centro di estrema destra “Il Trifoglio”, legato ora a Fratelli d’Italia e prima al PDL, nonché candidato in una lista a favore dell’ex sindaco Alemanno.
Di questo stronzo che ha sparato un intero caricatore, di un’arma posseduta illegalmente, contro dei tifosi napoletani non ne parla nessuno.
L’attenzione di tutti i media è stata calamitata dal pittoresco Genny che, in quell’occasione ha avuto la colpa di essersi arrampicato sulle transenne e di avere una maglietta di dubbio gusto, e lui si farà carico di attirare su di sé le condanne e le critiche di tutta la nazione.
La solita fortuna di Gastone o malafede dei mezzi di informazione?
Ai posteri l’ardua sentenza.
P.S. Già che ci siamo, mettiamo un’altra postilla. Sempre nel pezzo precedente, noi non volevamo ironizzare su Genny ‘a carogna, quanto sul telecronista Rai che non riusciva a farsi una ragione del fatto che un’orda di tifosi inferociti non avesse ascoltato le parole del papa. Ma come? ogni volta che il papa dice di pregare per la pace, le guerre finiscono, ogni volta che il papa prega per la fame nel mondo, la fame viene sostituita da un senso di sazietà, ogni volta che il papa prega per i poveri, i poveri smettono di essere tali (o almeno di rompere i coglioni) come mai questa volta non ha funzionato?
È un gran mondaccio…
Si sta tenendo ora una manifestazione No Tav a Torino con gente proveniente da tutta Italia e non solo alla vigilia di una data importante per il movimento,ovvero quando la Cassazione dovrà decidere sull'arresto preventivo che dura già da cinque mesi,dei compagni Chiara,Claudio,Mattia e Niccolò,colpevoli di aver manifestato(vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/03/lettera-dal-carcere.html )il loro dissenso a questa opera dannosa,inutile e che ha attirato la mafia.
Colpevoli di resistere: il 10/05 manifestazione popolare No
Tav.
Sabato 10 maggio il movimento No Tav riempirà le strade di Torino per rispondere
alla crescente criminalizzazione di cui è oggetto, portando in piazza ancora una
volta la determinazione della lotta ormai ventennale che porta avanti .
"Colpevoli di resistere": questa l'unica accusa che il movimento ha sempre
rivendicato con orgoglio di fronte al moltiplicarsi di indagini, perquisizioni e
arresti, fino ad arrivare all'assurda etichetta del terrorismo con cui 4 No Tav
sono tenuti in carcere con pesanti restrizioni da ormai 5 mesi (un'accusa su cui
la Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi il prossimo 15 maggio, a pochi giorni
dall'apertura del processo di Chiara, Claudio, Mattia e Niccolò). Se negli
ultimi anni Magistratura e Questura hanno lavorato fianco a fianco sfoderando
accuse via via più pesanti (quando non fantasiose) per cercare di piegare la
resistenza della Valle di Susa allo scempio dell'alta velocità, la giornata di
sabato porterà nuovamente in piazza migliaia di No Tav a ribadire che non ci
sono riusciti finora e continueranno a fallire anche tentando di accostare
spauracchi come quelli del terrorismo ad un movimento grande, popolare e
determinato.
Una marcia popolare per stringersi attorno a Chiara, Claudio, Mattia e
Niccolò e a tutti gli altri No Tav che stanno pagando con la libertà il prezzo
della propria generosità nella lotta. Una giornata per continuare a resistere
allo spreco delle risorse e alla devastazione dei territori, rivendicando il
diritto a decidere sul presente per garantirsi un futuro migliore.
Nonostante le provocazioni e il clima di tensione che media mainstream e
Questura stanno tentando di costruire attorno alla giornata (di ieri la notizia
con cui è stato annunciato il probabile posizionamento di reti e jersey attorno
al Palagiustizia...che vogliano ricreare l'ambiente del cantiere-fortino di
Chiomonte?), il movimento No Tav si prepara a scendere in piazza con la serenità
di sempre e la convinzione di lottare dalla parte del giusto...
Nell'anniversario della morte del compagno siciliano Peppino Impastato ecco un articolo che a parte le inesattezze scritte nei confronti della Scozia e dei Paesi Baschi quasi equiparati con la voglia di secessionismo italiana e la rivolta ucraina,è un bel pezzo che riassume la storia di oggi che fa riferimento a quella del 1978,anno dell'uccisione di Peppino.
Sembra non sia cambiato nulla con ancora la mafia sugli scudi,con le sue ingerenze in quelli che ora si chiamano grandi eventi,Expo e No Tav su tutte,ed i tentacoli della piovra mafiosa(assieme alle affiliate di altre regioni italiani)continuano a stringere e a strangolare lentamente l'Italia.
Quando morì in un agguato la stessa criminalità organizzata volle far sembrare la sua morte un suicidio mentre preparava un attentato terroristico,ma le indagini portarono in breve tempo alla vera natura dell'omicidio istruendo un processo che portò alle condanne dell'esecutore a trent'anni di reclusione e l'ergastolo per il mandante,il boss Badalamenti.
Ancora un nove maggio di lotta contro le mafie.
L’attuale momento è caratterizzato dall’attacco più deciso alle basi della Costituzione, onde arrivare al suo snaturamento, con la prospettiva di un regime presidenziale dove i principi della democrazia e della volontà popolare, anche quelli della sua espressione parlamentare, sono e saranno interamente cancellati da forme di decisionismo fascistoide. Tutto ciò ha anche il suo riscontro nel mondo economico, dal quale sono state cancellate le norme di tutela del posto di lavoro con l’incremento del precariato, dell’insicurezza del domani e con la cancellazione di qualsiasi forma di dignità che dovrebbe caratterizzare ogni soggetto umano. Il tutto con la metodica divaricazione della forbice tra il mondo dei ricchi e quello dei poveri, che sembra rinnovare la scala medioevale dei valori sociali con il ritorno di nuove e vecchie forme di schiavitù. Lo sfascio causato dal malgoverno del berlusconismo continua a distruggere esistenze, lavoro, tutela dei diritti, cultura e arte, oltre che cancellare i settori più importanti della produttività, dall’artigianato, all’agricoltura, al commercio, all’industria. In questa Italia di macerie, dove prolifica il parassitismo di tipo mafioso, Dell’Utri può permettersi la sua fuga all’estero, Berlusconi può beffare la giustizia con le sue buffonate ai vecchietti, Moretti può lamentarsi dei tagli al suo stipendio di 700.000 euro, Grillo può fare comizi a pagamento, Renzi vende fumi e sogni al costo di 80 euro per pochi sopravvissuti. Dappertutto spuntano spinte disgregatrici, in Italia con smanie di secessione, in Europa con attacchi a un’unità economica utile solo ai tedeschi, in Ucraina con fermenti separatisti, in Inghilterra con le tentazioni separatiste della Scozia, in Spagna con quelle dei Paesi Baschi. Pare che le grandi potenze si siano svegliate dal letargo pacifico e siano in preda di smanie e pruriti di guerra. Intanto non accenna a fermarsi il flusso di profughi e migranti che rischiano la vita in cerca di una nuova speranza. L’accoglienza che l’Italia riserva a questa gente in molti casi fa loro rimpiangere le condizioni di vita da cui è fuggita. Per non parlare delle condizioni delle carceri, delle strane morti, costantemente coperte da un velo di silenzio, o addirittura salutate da applausi agli assassini, delle cariche selvagge nei cortei, dello spadroneggiamento americano sul nostro territorio, dai Muos, ai droni, alla disponibilità delle basi militari, all’obbligo di acquisto di armamenti, aerei e navi, all’obbligo di partecipazione a missioni militari di cui non ce ne frega niente. Questo fascismo di ritorno accompagna drammaticamente la svendita delle briciole del già debole capitalismo italiano, senza che all’orizzonte spunti qualche proposta economica e politica su come salvare, gestire e riorganizzare il lavoro. Ricordare Peppino ha ancora un senso se ancora c’è voglia di credere nella rivoluzione come momento per costruire una società dove l’uguaglianza sia il principio fondamentale perché tutti possano sorridere. Abbiamo cercato di superare divisioni e difficoltà per costruire un programma comune. Vi invitiamo il 9 maggio al corteo (Terrasini-Cinisi, ore 17), nel il 36° anniversario dell’assassinio di Peppino Impastato, per continuare a lottare “con le idee e il coraggio di Peppino”
FORUM SOCIALE ANTIMAFIA
CASA MEMORIA PEPPINO E FELICIA IMPASTATO
L'articolo preso da"Il fatto quotidiano"parla di reati ambientali e dell'inganno celato tra le righe di questo disegno di legge che sta per essere approvato in Parlamento e che dietro a paroloni che dovrebbero far paura a tutti gli inquinatori soprattutto quelli delle lobbies industriali si nascondono buone notizie per i loro malaffari.
Questa proposta per ora è al vaglio della commissione ambiente e giustizia del Senato e sta già dividendo il Pd in quanto in molti hanno captato che dietro a promesse di dure pene verso chi inquina in realtà vi siano comode scappatoie per chi commette reati gravissimi contro l'ambiente.
Qui sotto si trovano pareri e delucidazioni su questa legge che se dovesse passare inciderebbe in maniera devastante sulla sicurezza della natura e conseguentemente della qualità della vita,in quanto vi sono dei casi in cui sarebbe quasi impossibile non solo punire chi attenta all'ambiente ma anche prevenire disastri ecologici.
Reati ambientali, la legge che fa saltare i processi. E la grande industria ringrazia
Porto Tolle, Tirreno Power, Ilva: per magistrati ed esperti di diritto il testo in discussione al Senato sembra scritto appositamente per limitare le indagini e mettere a rischio procedimenti in corso. Il Pd si divide. Realacci parla di "eccesso di critica dei magistrati", Casson bolla il testo come un "regalo alle lobby"
Chi inquina paga ma solo se ha violato disposizioni amministrative, se il danno è irreversibile e la sua riparazione è “particolarmente onerosa” per lo Stato. In altre parole, chi inquina rischia di non pagare affatto. E’ all’ultimo giro di boa il testo unificato che introduce nel codice penale i delitti contro l’ambiente. Nelle intenzioni dovrebbe rendere dura la vita a chi infierisce su natura, paesaggio e salute pubblica. Ma il testo, per come è scritto, rischia invece di diventare un lasciapassare anche per le violazioni più gravi e di mettere a rischio anche le indagini e i processi penali già in corso, a partire da quelli sui disastri da inquinamento ambientale provocati dalle centrali termoelettriche di Savona e Rovigo. E anche nell’eventuale processo contro i vertici Ilva, la nuova norma, grazie al parametro dell’irreversibilità, potrebbe trasformarsi in un regalo ai Riva. A lanciare l’allarme sono magistrati ed esperti di diritto dell’ambiente che sperano ancora di sensibilizzare Palazzo Madama dove, in vista dell’approvazione, si ripropone anche lo scontro ideologico tra la destra sensibile alle ragioni dell’industria e la sinistra ambientalista, nonché un ruvido confronto tra le diverse anime di quest’ultima.
Licenziato alla Camera e ora all’esame delle commissioni Ambiente e Giustizia del Senato, il disegno di legge 1345 introduce delitti in materia ambientale, prima puniti solo con contravvenzioni, ad eccezione del traffico illecito di rifiuti (2007) e della “combustione illecita” del decreto Terra dei Fuochi (2014). Viene inoltre introdotto all’articolo 452 ter il “disastro ambientale”, punito con pene da 5 a 15 anni. Mano pesante, dunque, se non fosse che la norma è scritta con tanti e tali paletti da renderne impossibile l’applicazione, almeno ai casi davvero rilevanti. E lo dicono gli stessi magistrati che devono utilizzarlo. Il nuovo testo qualifica infatti il “disastro” come “alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema” quando quasi mai, per fortuna, il danno ambientale si rivela tale. In alternativa come un evento dannoso il cui ripristino è “particolarmente oneroso” e conseguibile solo con “provvedimenti eccezionali”. Ma il degrado ambientale potrebbe verificarsi anche se ripristinabile con mezzi ordinari. L’estensione della compromissione e del numero delle persone offese cozzano poi con la possibilità che il disastro possa consumarsi in zone poco abitate e non per forza estese.
Il disegno di legge sposta poi in avanti la soglia di punibilità configurando il disastro come reato di evento e non più di pericolo concreto, come è invece il “disastro innominato” (l’art. 434 del codice penale, comma primo), la norma finora applicata dalla giurisprudenza al disastro ambientale. Sinora era stato possibile punire chi commetteva “fatti diretti a causare un disastro”, quando vi era stato il pericolo concreto per la pubblica incolumità, anche senza che il disastro avvenisse perché non sempre il disastro è una nave che perde petrolio, un incendio o un’esplosione che producono evidenza immediata del danno. A volte, come nel caso dell’inquinamento da combustibili fossili e delle microparticelle come l’amianto, il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività. Segnali che, a volte, solo le correlazioni della scienza medica e dei periti riescono a individuare tra una certa fonte inquinante e il pericolo concreto di aumento di patologie e degrado ambientale in una certa area. Sempre che i magistrati abbiano potuto disporre le indagini penali.
Il procuratore generale di Civitavecchia Gianfranco Amendola, storico “pretore verde”, sottolinea la terza grave lacuna. “Deriva dalla evidentissima volontà del nuovo testo di collegare i nuovi delitti alle violazioni precedenti”. Il reato può essere contestato solo nelle ipotesi in cui sia prevista una “violazione di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative, specificamente poste a tutela dell’ambiente e la cui inosservanza costituisce di per sé illecito amministrativo o penale, o comunque abusivamente, cagiona un disastro ambientale”. Come se fosse lecito, altrimenti, provocare enormi danni all’ambiente. “Fare addirittura dipendere la punibilità di un fatto gravissimo dall’osservanza o meno delle pessime, carenti e complicate norme regolamentari ed amministrative esistenti significa subordinare la tutela di beni costituzionalmente garantiti a precetti amministrativi spesso solo formali o a norme tecniche che, spesso, sembrano formulate apposta per essere inapplicabili”.
I processi a rischio: da Rovigo alla Terra dei FuochiIl testo di legge sembra sdoganare allora la linea difensiva (finora sconfitta) in alcuni processi celebri, a partire da quello di Radio Vaticana dove, a fronte di prove indiscutibili sulla molestia e la nocività delle emissioni, la difesa si era incentrata sul fatto che la norma contestata (art. 674 c.p.) richiede che l’evento avvenga “nei casi non consentiti dalla legge”. Ma soprattutto apre grandi incognite su quelli ancora da celebrarsi. Allunga un’ombra, ad esempio, sull’appello del processo appena concluso a Rovigoche ha visto condannare gli amministratori di Enel Tatò e Scaroni per le emissioni in eccesso della centrale a olio di Porto Tolle. C’è il rischio concreto, se la norma sarà licenziata così dal Senato, che in sede d’Appello ci sarà una normativa più favorevole ai vertici del colosso energetico che depenalizza proprio il reato per cui sono stati condannati.
“Nel dibattimento la maggior difficoltà è stata proprio quella di individuare specifiche disposizioni violate nella gestione dell’impianto”, spiega il legale di parte civile Matteo Ceruti. Era poi quello il cavallo di battaglia della difesa degli imputati, la non illeicità delle emissioni della centrale che – grazie a deroghe e proroghe connesse per gli impianti industriali esistenti – avrebbe potuto “legittimamente” emettere in atmosfera fino al 2005 enormi quantità di inquinanti, ben oltre i limiti imposti dall’Europa sin dagli anni Ottanta del secolo scorso. Il Tribunale ha invece condannato gli amministratori per violazione dell’art. 434, 1° comma cp che punisce i delitti contro la pubblica incolumità, evidentemente ritenendo – sulla base delle consulenze tecniche disposte dalla Procura – che l’enorme inquinamento provocato ha comunque messo in pericolo la salute degli abitanti del Polesine e l’ambiente del Parco del Delta del Po”. La stessa fine, a ben vedere, potrebbe fare anche il procedimento penale di Savona che ha condotto al sequestro dei gruppi a carbone della centrale termoelettrica Tirreno Power di Vado Ligure. Il decreto di sequestro emesso dal gip si fonda, tra l’altro, proprio sulla circostanza che per integrare il reato di disastro innominato non è necessario dimostrare che l’impianto abbia funzionato in violazione di specifiche prescrizioni di legge o dell’autorizzazione.
Lo scontro a suon di emendamenti. Il Pd diviso verso l’approvazione Sul testo si annuncia ora, in previsione del rash finale, uno scontro durissimo nelle commissioni Giustizia e Ambiente. Salvo slittamenti, si potranno presentare emendamenti fino al 29 aprile. E mentre la destra sta a guardare, è la sinistra che si ritrova il problema di far passare il testo com’è o tentare di arginare le falle. Ne rivendica la bontà il proponente, Ermete Realacci (Pd) che non lesina stoccate ai critici che “rischiano di mandare la palla in tribuna, quando sono vent’anni che si lotta per avere reati ambientali nel codice penale”. “Non sono un giurista né un magistrato – dice – se ci sono margini per migliorarlo ben venga. Ma ricordo che alcune toghe avevano criticato anche l’introduzione del reato penale di smaltimento dei rifiuti pericolosi che è stato invece determinante per combattere le ecomafie. Senza quel reato le inchieste sulla Terra dei Fuochi non sarebbero state possibili”. Non è una legge su misura delle industrie? “A volte si cerca la perfezione mentre tocca cercare vie praticabili. Questo testo riesce a tenere insieme l’equilibrio delle pene, che devono essere proporzionali rispetto ad altri reati e la certezza del diritto rispetto al quadro normativo, perché non è che se sono un magistrato posso arrestare chi voglio”.
Parole molto diverse da quelle di un altro esponente di punta del Pd, Felice Casson, vicepresidente della commissione Giustizia al Senato, per 25 anni toga di peso in fatto di reati e processi ambientali (a partire dal Petrolchimico di Porto Marghera, 1994). Casson ha colto subito nel testo il rischio di un favore ai gruppi industriali sotto assedio delle procure. E ha depositato a sua volta un disegno di legge in materia di reati ambientali. “L’avevo anche detto a quelli di Legambiente quando, a inizio legislatura, erano venuti in Senato a presentare il ddl: il testo, che resta un importante passo avanti, presenta però criticità di impostazione tecnica tecniche tali da impattare pesantemente su indagini e processi in corso. Allora proposi di modificarlo e rinviarlo alla Camera, piuttosto che farlo entrare in vigore così. A questo punto presenteremo emendamenti correttivi che integrino le disposizioni dei due testi, ma sarà dura. Perché c’è una pressione forte da parte del centrodestra per difendere il testo e farlo passare così com’è, ritenendolo perfetto proprio perché l’impostazione è tale da limitare le possibilità dell’azione penale della magistratura”.
Ilva e la norma sull’irreversibilità del danno Anche a Taranto, nel procedimento contro la famiglia Riva e i vertici dell’Ilva per il disastro ambientale causato dalle emissioni nocive della fabbrica, il nuovo provvedimento legislativo potrebbe rappresentare un assist agli imputati. Già perché per dimostrare che il danno compiuto dalla fabbrica è “irreversibile” sarebbe necessario dimostrare di aver compiuto una serie di tentativi di bonifica che non hanno prodotto risultati. Nel capoluogo ionico, finora, le bonifiche sono state solo una promessa sulla carta: nonostante i mille proclami e la nomina di garanti, commissari e subcommissari, le operazioni di risanamento del quartiere Tamburi e delle zone colpite dalle emissioni dell’acciaieria, a oggi, nessuna operazione è concretamente partita. In un’aula di tribunale, quindi, al di là delle perizie, l’accusa non avrebbe strumenti per dimostrare che quelle operaizoni sono state inutili. Al collegio difensivo, in definitiva, basterebbe puntare sull’assenza di elementi certi per dimostrare che il danno arrecato non è, oltre ogni ragionevole dubbio, irreversibile. Un regalo che, tuttavia, non migliorerebbe di molto la situazione dei Riva che devono rispondere anche di un reato ben più grave come l’avvelenamento di sostanze alimentari per la contaminazione di oltre 2mila capi di bestiame nelle cui carni fu ritrovata diossina proveniente, secondo le perizie del tribunale, dagli impianti dell’Ilva. Un reato, che richiede la corte da’assise come per i casi di omicidio, punito con una reclusione che va da un minimo di 15 anni a un massimo, se l’avvelenamento ha causato la morte di qualcuno, anche con l’ergastolo. (ha collaborato Francesco Casula)