giovedì 14 febbraio 2013

LA SENTENZA SCARONI

Sono passate alcune settimane ma causa una lontananza dall'Italia ho appreso solo ultimamente della scandalosa sentenza del tribunale di Verona,dove tutto si è compiuto(vedi per i dettagli:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/04/celerini-bastardi.html )in quel nefasto giorno di settembre del 2005 dove i celerini massacrarono di botte Paolo Scaroni,è il risultato di cui sopra è stata l'assoluzione delle otto merde in divisa accusati di lesioni gravissime.
Il proscioglimento è avvenuto non come pensavano i legali della difesa,ovvero l'archiviazione per la prescrizione degli atti,ma per insufficienza di prove,cosa che volendo fa ancora più male.
Dai filmati"dicono"che non si è riusciti ad identificare correttamente i poliziotti coinvolti,nel senso che si vede benissimo la mattanza compiuta sul giovane bresciano ma che ancora una volta l'assenza di numeri identificativi su quelle divise di merda ha portato ad un altro grave episodio criminale impunito.
Nell'articolo preso da Senza Soste è citata una lettera aperta che Paolo ha scritto sulla sua vicenda e su quello che queste botte insistenti ed ingiustificate hanno portato sulla sua esistenza,che se non rovinata del tutto purtoppo penalizzata in maniera molto rilevante.
Un abbraccio forte a lui,ai familiari e ai suoi amici che da anni combattono per avere giustizia...per quello che concerne la verità e i colpevoli quelli li sappiamo da tempo.

Pestarono un tifoso del Brescia a Verona, assolti otto celerini.
Sono stati assolti dal Tribunale di Verona gli otto poliziotti accusati di lesioni gravissime nei confronti del tifoso del Brescia Paolo Scaroni, ferito nel 2005 dopo una partita al Bentegodi, durante una carica a freddo sui binari della stazione. La sentenza è stata accolta con cori di disapprovazione da parte di decine di ultras bresciani assiepati fuori del tribunale, gli stessi amici che lo hanno sostenuto finora con iniziative anche clamorose come lo sciopero del tifo.
Uno dei poliziotti, che si trovava alla guida del pullman della ps, è stato assolto per non aver commesso il fatto, gli altri sette per insufficienza di prove. Un delitto impunito per via dell’impossibilità di identificare i celerini travisati in servizio di ordine pubblico e anche perché qualche collega degli imputati potrebbe aver tagliato i dieci minuti cruciali del filmato di quella sera. «E’ una sentenza tartufesca, alla don Abbondio: il coraggio chi non ce l'ha non se lo dà - ha detto l'avvocato Alessandro Mainardi, legale di parte civile - il giudice ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica per il taglio di 10 minuti nel filmato in cui il mio assistito viene massacrato di botte». «Quella è la prova regina - ha aggiunto Mainardi - ora mi chiedo: chi risponderà di questa manipolazione che ha sottratto una prova fondamentale?». Che sarebbe stata durissima era chiaro già al momento del rinvio a giudizio, due anni fa: «Se pensiamo a quanto accaduto a Genova al processo per il G8, quando ci si scontrò contro una reticenza scandalosa, penso che sarà durissima», aveva detto il legale.
«Dobbiamo andare avanti, non dobbiamo mollare», dice Paolo Scaroni dopo aver udito la sentenza. Trentasei anni, deve al 7/o reparto «Celere» di Bologna la sua invalidità del 100%. Suo padre, nel sentire il dispositivo, è scoppiato in lacrime.
I giornali del posto riferirono imbarazzati di una «vicenda intricata» ma fu una carica a freddo. «Finita la partita - scrisse Paolo Scaroni proprio su Liberazione - siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione. Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell'acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana ...Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di "alleggerimento" del reparto celere e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto. Dopo circa venti minuti sono stato caricato su un'ambulanza, osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito e trasportato all'ospedale. Lì sono stato operato d'urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d'inferno. Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d'animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo.
Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità».
Il giovane di Castenedolo, allevatore di tori, non sarebbe mai tornato come prima. «Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza. Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano. Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza». La procura aprì un fascicolo contro ignoti e le indagini portarono all'individuazione di otto agenti del reparto mobile di Bologna che quel giorno, insieme ai colleghi di Verona e di Padova, aveva l'incarico di mantenere l'ordine pubblico. Nel febbraio 2009 fu lo stesso gip a iscrivere gli otto nel registro degli indagati due anni dopo che la procura aveva chiesto l'archiviazione. Il pubblico ministero presentò ricorso per Cassazione, ma la Suprema Corte riconobbe al gip la possibilità di procedere. La procura nel mese di ottobre ha chiesto la seconda archiviazione. Nel 2010 l'ordine di formulare il capo di imputazione coatta.
Checchino Antonini
Tratto da http://www.liberazione.it
18/01/2013

mercoledì 13 febbraio 2013

LE BALLE DI FORMIGONI SU CREMA

L'articolo odierno preso da Crema on line(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=21261 )parla di un'intervista rilasciata dall'ex boss Formigoni ad una trasmissione dell'emittente La 7 dove candidamente e vergognosamente afferma che la regione Lombardia mai ha finanziato nessuna scuola,quando è noto che i finanziamenti pubblici dati alla fondazione Charis(tentacolo della piovra di Comunione e Liberazione)alla scuola cremasca made in Cl hanno una sorta di record nella storia italiana in quanto in sole due settimane si ha avuto il finanziamento della regione che è stato immediatamente presentato e approvato dalla giunta comunale precedente.
Varie volte ho scritto di questo scempio sul blog(vedi a caso:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/10/lombardiasaltano-fuori-gli-altarini.html )in cui mafia(Cl)e suoi rappresentanti(Formigoni,Inzoli,etc.)hanno"trovato"fondi milionari di denaro pubblico per la costruzione di una scuola privata lasciando letteralmente delle briciole a quella pubblica.
Ora che da ieri Formigoni è indagato anche per associazione a delinquere e che al momento su Inzoli c'è ancora un velo di mistero steso da parte della Chiesa(ma le gravi imputazioni su appropriazione indebita e molestie sessuali su minori restano),questi personaggi vanno ancora in televisione a blaterare la propria estraneità ai fatti con la faccia da cherubini inzozzati di fango e merda fino al collo.
Ora bisogna vedere se l'ecomostro dei Sabbioni verrà completato col fine di ospitare scuole e strutture pubbliche o se rimarrà la classica cattedrale incompiuta nel deserto:certamente su questo argomento si dibatterà a lungo e sicuramente ci saranno aggiornamenti.

Scuola di CL. Per gli esponenti del Pd: “Formigoni si sfila. Forse la scelta del finanziamento è avvenuta a sua insaputa? In soli 15 giorni è stata stilata la convenzione”
di Rebecca Ronchi
Crema - “Commentando un servizio sulla ormai famosa ‘scuola di CL’ di Crema, Roberto Formigoni, ospite della trasmissione L’aria che tira su La7, ha avuto il coraggio di affermare che lui, cioè la regione Lombardia, non ha mai finanziato alcuna scuola”. Secondo Cinzia Fontana ed Agostino Alloni “non c’è davvero limite alla spudoratezza nel raccontare balle colossali”.

La scuola di Crema
“Formigoni sa benissimo che la vicenda del contributo alla scuola privata di Crema è stata un vero e proprio record per un’amministrazione pubblica italiana: in soli 15 giorni - spiegano gli esponenti del PD - la Fondazione Charis ha presentato la richiesta al Comune”.

La convenzione
“Il Comune, allora amministrato da Pdl e Lega, l’ha girata alla Regione, la giunta regionale – Pdl e Lega - ha approvato il finanziamento e avvertito il Comune, il quale ha stilato la convenzione che un dirigente regionale è venuto a Crema a firmare. Tutto questo, ripetiamo, in soli 15 giorni”.

Tagli alle scuole pubbliche
“Sono i documenti che parlano, caro Formigoni” sbottano Alloni e Fontana, che aggiungono: “la Regione Lombardia, mentre tagliava drasticamente le risorse alle scuole pubbliche anche in provincia di Cremona, ha deciso di finanziare con un milione di euro la Fondazione Charis per realizzare la sua scuola privata. Perché ora l’ormai finalmente ex governatore lombardo nega quella scelta? Forse è avvenuta a sua insaputa? O forse se ne vergogna?”

La solita litanìa
“Di fronte alle difficoltà della fondazione legata a CL e alla possibilità che non riesca a concludere la costosissima opera, Formigoni si sfila, come i bambini colti in flagrante nega l’evidenza e ripete la sua solita litania: io non c’entro. Questa volta però, la bugia ha davvero le gambe corte. Con buona pace di Formigoni e di chi, dopo avergli retto il gioco, questo gioco, per diciassette anni ora vorrebbe governare nuovamente, e vorrebbe farci credere che lui, con Formigoni, non c’entrava nulla”, concludono il consigliere regionale Alloni e la senatrice Fontana.

martedì 12 febbraio 2013

LE DIMISSIONI DI NAZINGER

La notizia che ha sconvolto il mondo cattolico delle dimissioni di Papa Nazinger ha girato per tutto il mondo come un turbine di vento tempestoso,naturalmente portando anche commenti e analisi politiche visto che la Chiesa controlla e decide ancora molto sulle questioni sociali di buona parte del mondo.
A parte i discorsi sul suo passato di appartenente alla gioventù hitleriana e al suo presente di capo della chiesa tra i più conservatori di sempre,se proprio non ce la faceva più ad adempiere a tutti i suoi compiti non vedo questo che in molti hanno pensato(ma non detto)a uno"scandalo":piuttosto che fare la fine indecente del suo predecessore mummia sbattutto proprio come un povero Cristo in tutto il mondo,ha preferito tirarsi da parte.
Qui entra in gioco il contributo di Senza Soste che spiega queste dimissioni con una sua influenza sul prossimo successore alla guida della potente lobby vaticana,che ovviamente sarà più pressante ed ingerente da vivo che da morto.
Se proprio Berlusconi non dovesse succedergli,nelle prossime settimane prepariamoci alle notizie che intaseranno i mass media sul totogoverno e sul totopapa.

Le dimissioni di Ratzinger, l’ultimo Papa Re
Il gran conservatore Joseph Ratzinger fa il gesto che più incarna la modernità e si converte, dimettendosi, nell’ultimo Papa Re.
Nel gesto delle dimissioni da parte del Papa Benedetto XVI, le prime dopo il lontanissimo episodio di Celestino V, «colui che per viltade fece il gran rifiuto» (Inferno, III, 60), si legge innanzitutto la presa d’atto della complessità della relazione della Chiesa di Roma con il Secolo e la presa d’atto che l’ultima monarchia assoluta, il primato del papato romano, giunge al tramonto e dovrà cercare una nuova collegialità per rispondere alle sfide del nuovo secolo. Tale collegialità era stata già disegnata dai padri conciliari, ma poi la titanicità della figura di Karol Wojtyla l’aveva allontanata con la grandezza del suo pontificato. Solo ora, a otto anni dalla morte dell’ultimo Papa Re, la rinuncia del suo successore, mette la Chiesa di Roma di fronte alla Storia.
Oggi la mente acutissima del papa tedesco, nel combattere la sua battaglia per molti versi antimoderna, alza bandiera bianca e contemporaneamente rilancia. Chi, col papa ancora in vita, potrà impedire che la tiara sia raccolta da una figura dello stesso côté conservatore? Joseph Ratzinger, se pure non parteciperà direttamente al conclave, sarà più presente che mai, ben più presente che da morto. Ratzinger vivo orienta, ha già orientato, un collegio cardinalizio selezionato da decenni in senso tutto conservatore che, dopo la scomparsa del Cardinal Martini, ha perso finanche il campione visibile del fronte conciliare.
Ma un nuovo Ratzinger o un nuovo Wojtyla sessantenne non potrà non prendere atto delle troppe sconfitte della Chiesa allontanatasi sempre più dallo spirito conciliare negli ultimi 34 anni. La sfida delle chiese protestanti, soprattutto nel sud del mondo, figlia della spada usata da Ratzinger e Wojtyla contro la teologia della Liberazione, la continua secolarizzazione, il crollo oramai senza limiti delle vocazioni, che nell’ultimo decennio ha toccato anche gli ordini femminili in maniera irreversibile, la questione stessa del sacerdozio femminile, non potranno essere risolte semplicemente con spalle più salde sulle quali appoggiare la croce. La contiguità manifesta del wojtylismo con ordini secolari ultrareazionari, l’Opus dei per prima, sarà lì a fare da macigno anche nel prossimo pontificato. E i nodi non si scioglieranno nella continuità rituale di una monarchia assoluta caduta oggi per sempre, 11 febbraio 2013, ottantaquattresimo anniversario dei Patti lateranensi.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

venerdì 18 gennaio 2013

10 BUONI MOTIVI PER...

Post inusuale in quanto per qualche tempo il blog starà fermo causa ferie,ed il titolo del post intero è:"10 buoni motivi per andare alla Hawaii",con riferimenti più o meno vacanzieri.
 
1-Dopo un periodo di predilezione dei bassorilievi ed ultimamente per le radici ecco una buona occasione per ammirare vulcani sperando di vedere una bella colata lavica in diretta;
2-Evitare per qualche settimana un'odiosa ed irritante campagna elettorale piena di sputtanamenti e di facciata(pessima)e totalmente priva di contenuti;
3-Migliorare il mio surfare,che è praticamente a livello zero:ovvero prima imparare a nuotare bene,a mangiare squali vivi al bisogno e riuscire a domare onde alte come palazzi;
4-Riuscire a salire per la prima volta su di un elicottero dollari permettendo,mi sa mica male;
5-Non sentire la pubblicità della Rai ogni mezz'ora o meno che incita ed intima a pagare il canone;
6-Vedere,se dovesse capitare(possibilità pari a sotto zero),se giornalai e politici mi rivorrebbero in Italia festeggiato da eroe o se mi dovessero cercare in mezzo all'oceano anche se non ho un nome famoso;
7-Distaccarmi dalla moltitudine di commenti idioti e di cagate a gogo cui internet è invasa,riferendomi soprattutto a facebook che uso principalmente per sponsorizzare questo blog;
8-Avere una piccola parte nella serie di Hawaii Five-O;
9-Smettere per un buon periodo di lavorare pensando a quello che potrebbe venir deciso durante la mia assenza(domeniche obbligatorie per tutti,paga decurtata e oscenità del genere);
10-Meditare sull'opportunità di continuare ad andare all'Atalanta visto che l'ingiustizia politica e sociale si è allargata fino allo sport.
 
Aloha!

giovedì 17 gennaio 2013

L'ACQUA PUBBLICA A PARIGI

Oggi si parla per il secondo giorno consecutivo della Francia,ma stavolta in termini più lusinghieri rispetto a quelli di ieri con l'affaire Mali:infatti la capitale Parigi in soli due anni col passaggio della gestione pubblica dell'acqua ha risparmiato ben 35 milioni di Euro l'anno e i parigini si sono visti le bollette diminuite dell'8%.
Nonostante l'Italia abbia votato a favore nel giugno del 2011 su questo tipo di gestione pubblica di un bene primario che non deve essere assolutamente privatizzato(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/06/tutti-votare.html ),in numerosi casi ancora si parla troppo di ingerenze di privati che vogliono mettere le mani sull'acqua,ed in molti casi non le hanno mai tolte,e anche a Crema e provincia ogni tanto l'argomento viene toccato.
Sappiamo comunque che anche gli altri quesiti referendari proposti un anno e mezzo fa hanno trovato ancora molti attriti e che in molte situazioni non è cambiato proprio niente(legittimo impedimento e nucleare),ma l'articolo proposto da Senza Soste tocca un pò tutto il nostro paese e in questo periodo dove il denaro che circola nelle tasche è sempre di meno,un esempio tangibile è sempre molto apprezzato.
 
Due anni di acqua pubblica a Parigi: risparmiati 70 milioni e bollette più basse.
Da quando la capitale francese è passata a una gestione totalmente pubblica della rete idrica la bolletta dell'acqua si è abbassata dell'8% e sono stati risparmiati 35 milioni di euro l'anno
Passare a una gestione totalmente pubblica dell'acqua conviene, lo dimostrano i conti di Eau de Paris, che dal 1 gennaio 2010 ha rilevato dalle due multinazionali Veolià e Suez la gestione della rete idrica di Parigi, risparmiando 35 milioni di euro l’anno e abbassando dell’8 per cento la bolletta dell’acqua.
Eau de Paris è un ente di diritto pubblico presieduto da Anne Le Strat, braccio destro del sindaco socialista Bertrand Delanoë che ha fatto della ripubblicizzazione dell'acqua uno dei suoi cavalli di battaglia nella campagna elettorale del 2008.
Per Le Strat la ricetta è semplice: risparmiare assumendo la gestione diretta di tutti i servizi, dalla captazione fino alla fatturazione (mentre prima la stessa acqua poteva cambiare anche dieci volte gestore prima di arrivare al rubinetto); eliminare l'obbligo di remunerare gli azionisti, fattore tipico delle società di diritto privato, in più godendo di vantaggi fiscali legati agli enti pubblici.
Il successo di Eau de Paris fa riflettere sulla validità delle politiche di libero mercato legate all'acqua. Un mercato che, secondo Le Strat, è libero solo di nome, ma di fatto Parigi è stata per decenni «un esempio emblematico di finto liberismo economico applicato all'acqua».
A partire dal 1985 (e per volontà dell’allora sindaco Jacques Chirac) i due colossi Suez e Veolià si sono infatti divisi la gestione della rete idrica parigina assumendo il controllo, rispettivamente, della rive gauche e della rive droite. «Gli utenti parigini – ha commentato Le Strat – si sono trovati di fronte a una non scelta, mentre i gestori avevano una rendita garantita da contratti di concessione di 20 – 25 anni spesso rinnovati senza concorrenza».
D'altronde, come spiega Le Strat, un ente di diritto pubblico come Eau de Paris può andare incontro al libero mercato anche meglio di un gestore privato. I lavori di manutenzione o le opere di canalizzazione, ad esempio, vengono affidate da Eau de Paris a ditte private tramite appalti pubblici, cosa che di fatto favorisce la concorrenza e il risparmio. Veolià e Suez invece affidavano quasi sempre questi lavori a delle società controllate, senza concorrenza e con fatture più salate.
Il paradosso è che, mentre il comune di Parigi mette da parte i due colossi mondiali dell’acqua per tornare alla gestione pubblica, in Italia le stesse Suez e Veolià si dividono da Nord a Sud fette cospicue del mercato idrico del nostro Paese.

mercoledì 16 gennaio 2013

NEOCOLONIALISMO FRANCESE

La situazione che si sta deliando nello Stato del Mali,nella zona del Sahel nell'Africa occidentale,sta diventando giorno dopo giorno sempre più critica e l'intervento della Francia,che dominò la nazione africana fino al 1960 così come una buona parte degli altri paesi di quella fascia,fa apparire più drammatica questa che è diventata una vera e propria guerra civile.
Gli interessi dei transalpini sono notevoli in questa zona,ed il Mali è una riserva di uranio molto apprezzata da Parigi e quindi la guerriglia nata dallo scorso marzo dopo un colpo di stato militare è sempre stata monitorata con attenzione:dall'inizio dell'anno infatti l'esercito francese ha bombardato ed attaccato i ribelli jihadisti in varie parti dello stato,favorendo un possibile successivo intervento multinazionale degli Stati vicini dell'Ecowas,la comunità economica dei paesi dell'Africa occidentale.
Quindi l'intervento prepotente di Hollande in Mali è dettato certamente per difendere gli interessi neocolonialisti della Francia,per le enormi risorse naturali di un paese tra i più poveri,in primis l'uranio,e poi si paventa il fatto che l'opinione pubblica francese abbia così il modo di far passare sottovoce l'accordo tra imaggiori sindacati del paese e gli industriali che come accaduto in Italia porterà al calpestamento dei diritti dei lavoratori.
Il contributo è preso da Senza Soste.
 
Mali, la nuova frontiera di Hollande: ecco perchè
Mettendo fine a mesi di indugi e trattative internazionali, nel fine settimana appena trascorso il presidente francese, François Hollande, ha deciso di aprire un nuovo fronte di guerra in Africa occidentale, inviando centinaia di soldati e avviando una campagna di bombardamenti aerei in Mali, ufficialmente per contenere l’avanzata sempre più minacciosa dei ribelli islamisti nel nord del paese.
Ad innescare l’offensiva della Francia sarebbe stato l’ingresso il 10 gennaio scorso nella città di Konna, a oltre 600 km a nord-est della capitale del Mali, Bamako, delle forze ribelli, le quali hanno costretto l’esercito regolare alla fuga, minacciando di prendere possesso delle località cruciali di Mopti e Sevaré, dove sorge una base aerea di fondamentale importanza strategica. Con il resto del paese africano a rischio di cadere nelle mani dei ribelli, il giorno successivo Parigi ha perciò ordinato l’impiego delle proprie forze aeree, grazie alle quali Konna è tornata subito nelle mani del governo centrale.
Le bombe francesi avrebbero causato un centinaio di morti a Konna, dei quali, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da un portavoce del gruppo integralista Ansar Dine, solo 5 guerriglieri e il resto civili. Inoltre, un pilota di un elicottero francese e una decina di soldati maliani sarebbero rimasti uccisi durante le operazioni. Nonostante la cacciata dei ribelli da Konna, come ha affermato il ministro della Difesa transalpino, Jean-Yves Le Drian, l’area attorno alla città rimane teatro di “intensi scontri”.
I bombardamenti sono continuati anche nei giorni successivi. Domenica, gli aerei francesi hanno preso di mira località più a nord, come Gao e Kidal, dove i ribelli avevano stabilito le proprie basi nei mesi scorsi. Pubblicamente, i principali alleati della Francia hanno espresso il proprio sostegno all’operazione. Gli Stati Uniti hanno offerto supporto logistico e di intelligence ma nessun soldato, mentre la Gran Bretagna soltanto velivoli per facilitare il trasporto delle truppe.
La lenta preparazione delle forze di terra africane per contrastare i ribelli islamici nel nord del Mali, seguita alla recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e inizialmente prevista per il prossimo settembre, sembra avere subito un’accelerazione con l’iniziativa presa da Parigi. I governi che fanno parte della Comunità Economica dei Paesi dell’Africa Occidentale (ECOWAS) stanno infatti organizzando vari contingenti da inviare in Mali a sostegno dello sforzo francese.
Il Senegal e la Nigeria, ad esempio, avrebbero già inviato delle truppe, mentre 500 soldati dal Burkina Faso dovrebbero giungere nei prossimi giorni. Alla guida provvisoria dell’ECOWAS, va ricordato, c’è in questo momento il presidente della Costa d’Avorio, l’ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale Alassane Ouattara, installato al potere proprio grazie all’intervento armato nella ex colonia dell’esercito francese nell’aprile del 2011 dopo le discusse elezioni del novembre precedente.
Il governo di Parigi ha in ogni caso tenuto a precisare non solo che i raid dei giorni scorsi hanno già fermato l’avanzata dei “terroristi” ma, come ha affermato domenica il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, che l’intervento francese in Mali sarà solo “questione di settimane” e servirà ad aprire la strada alla forza multinazionale organizzata dai paesi vicini. Nonostante la massiccia campagna aerea, però, i ribelli hanno fatto segnare progressi nella giornata di lunedì, strappando all’esercito regolare la località di Diabaly, nel Mali centrale e a soli 400 km dalla capitale.
Il Mali, colonia francese fino al 1960, era precipitato nel caos lo scorso marzo, quando un colpo di stato guidato da un capitano dell’esercito addestrato negli Stati Uniti, Amadou Sanogo, aveva deposto il presidente uscente Amadou Toumani Touré. Pochi giorni più tardi, un’alleanza di ribelli Tuareg e integralisti islamici aveva facilmente cacciato le forze di un esercito regolare allo sbando dalle postazioni nel nord del paese. In seguito, i gruppi jihadisti avevano proceduto ad emarginare i Tuareg, imponendo le norme della legge islamica (Sharia) nelle aree da loro controllate ed attirando guerriglieri islamisti da svariati paesi africani, asiatici ed europei.
L’intervento delle forze armate francesi in Mali viene in questi giorni descritto da quasi tutti i media occidentali come una decisione necessaria, inquadrata nella consueta retorica di una “guerra al terrore” che ha fatto ora irruzione nel continente africano. Tuttavia, simili pretese risultano a dir poco assurde.
Innanzitutto, la crisi esplosa lo scorso anno in Mali è la diretta conseguenza del conflitto imperialista orchestrato in Libia per rimuovere il regime di Gheddafi. L’intervento della NATO nel paese nord-africano ha, da un lato, causato il rimpatrio forzato di guerriglieri Tuareg ben armati che avevano combattuto a fianco di Gheddafi e, dall’altro, consentito il flusso di armi fornite ai ribelli libici dall’Occidente e dalle monarchie del Golfo Persico a favore di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), la principale formazione estremista impegnata in Mali assieme ad Ansar Dine.
La doppiezza di Parigi, così come di Washington o di Londra, appare in tutta la sua evidenza proprio alla luce della vicenda libica e della risposta data più in generale ai fatti della Primavera Araba. In Libia, infatti, la Francia e i suoi alleati hanno collaborato in maniera molto stretta con il cosiddetto Gruppo dei Combattenti Islamici Libici (LIFG) per abbattere il regime di Gheddafi, fornendo ai suoi affiliati armi, denaro e addestramento.
Questa formazione integralista è da anni alleata precisamente con Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, contro cui le forze francesi stanno combattendo in questi giorni in Mali, ed è attiva da tempo con propri uomini nella guerra civile in Siria in collaborazione con gruppi jihadisti come il Fronte al-Nusra, questa volta nuovamente per servire gli interessi dell’imperialismo occidentale, battendosi contro il regime di Bashar al-Assad.
La vicenda del Mali dimostra dunque ancora una volta come la cosiddetta “guerra al terrore” non sia altro che un comodo pretesto per promuovere gli interessi dell’Occidente nelle aree strategicamente più importanti del pianeta, dal momento che i vari gruppi estremisti riconducibili ad Al-Qaeda vengono di volta in volta utilizzati, a seconda delle necessità e con una schizofrenia solo apparente, come giustificazione per attaccare o invadere un determinato paese (Afghanistan, Mali) oppure come partner affidabili per portare a termine i propri obiettivi (Libia, Siria), salvo poi cercare di prenderne le distanze una volta raggiunti.
In Mali e in Africa occidentale, una regione con ingenti risorse naturali anche se tra le più povere del pianeta, sono piuttosto in gioco enormi interessi per la Francia, garantiti dalla continua interferenza di Parigi nei paesi facenti parte del suo ex impero coloniale.
Nel vicino Niger, ad esempio, la multinazionale transalpina Areva opera da decenni estraendo uranio con ben pochi benefici per la popolazione locale. Lo stesso Mali possiede giacimenti di uranio in gran parte ancora da sfruttare e su cui le grandi compagnie estrattive internazionali hanno già messo gli occhi, tra cui ovviamente quelle francesi, soprattutto alla luce dei problemi incontrati recentemente da Areva in Niger.
Da questa regione la Francia ottiene circa un terzo dell’uranio di cui ha bisogno per alimentare le centrali nucleari domestiche, così che la stabilità nelle ex colonie dell’Africa occidentale risulta un requisito imprescindibile per mantenere la propria indipendenza energetica.
La rapida decisione di dispiegare truppe francesi in Mali da parte di un politico notoriamente tutt’altro che risoluto come Hollande testimonia dunque dell’importanza della posta in gioco in questo paese e dei timori diffusi tra la classe dirigente d’oltralpe per una situazione che rischiava di sfuggire di mano al debole governo di Bamako.
Tra i governi occidentali rimangono però profonde divisioni interne, con molte voci che più o meno apertamente mettono in guardia dalle possibili conseguenze di un intervento diretto e che evocano uno scenario simile a quello afgano. Alcuni commentatori in questi giorni prevedono che gli estremisti islamici attivi in Mali, anche se evacuati definitivamente da città come Gao o Timbuktu, continueranno ad operare con tattiche di guerriglia e, al limite, con attentati terroristici in Africa settentrionale se non addirittura in Europa, come hanno minacciato di fare lunedì.
Per cominciare, queste formazioni jihadiste potrebbero trovare riparo nella vicina Algeria, il cui governo si era a lungo opposto ad un intervento esterno in Mali per le prevedibili conseguenze interne. Il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, anche in seguito alle recenti visite di Hillary Clinton e dello stesso Hollande, ha però alla fine deciso di fornire il proprio sostegno all’Occidente, consentendo in questi giorni ai velivoli francesi di sorvolare lo spazio aereo del proprio paese.
Un’operazione che rischia di infiammare l’intera regione del Sahel ha infine trovato il sostegno praticamente di tutta la classe politica transalpina, dall’UMP ai neo-fascisti del Fronte Nazionale, ed ha confermato la natura del Partito Socialista, attraverso il presidente Hollande e il suo governo teoricamente di sinistra, di esecutore delle politiche neo-coloniali francesi come lo era stato Nicolas Sarkozy durante gli anni trascorsi all’Eliseo.
L’apertura di un nuovo fronte di guerra in Mali serve inoltre a sviare l’attenzione dalle politiche anti-sociali messe in atto dal governo socialista sul fronte interno. In particolare, l’intervento in Africa è giunto, probabilmente non a caso, in concomitanza con l’annuncio dell’accordo trovato nel fine settimana tra gli industriali e i principali sindacati sulla “riforma” del mercato del lavoro, con misure estremamente impopolari che prospettano lo smantellamento dei diritti dei lavoratori per favorire la competitività delle aziende francesi.
Michele Paris
tratto da http://www.altrenotizie.org
15 gennaio 2013

martedì 15 gennaio 2013

IL FREJUS CHE CI STA A FARE?

Il breve articolo di oggi parla degli scontri avvenuti ieri a Torino nei pressi della stazione di Porta Susa per l'occasione reinaugurata alla presenza dell'ad di Trenitalia Moretti,del sindaco Fassino e dell'ex premier Monti,insomma un'occasione ghiotta per gli attivisti No Tav per manifestare per l'ennesima volta il loro sdegno verso questo progetto che fa acqua da tutte le parti e che sempre in più dichiarano sia palesemente inutile.
E'recente infatti la dichiarazione che la stessa Rete ferroviari italiana(Rfi)in cui si dice che i vagoni merci e non più alti,di nuova generazione,passano già dal traforo del Frejus in quanto nell'ultimo anno italiani e francesi hanno ristrutturato la galleria limendone la parte superiore(http://www.senzasoste.it/ambiente/addio-tav-non-servi-pi--lo-ammette-anche-rfi ).
L'articolo è stato preso da Infoaut.

 
Contestato Monti a Torino. Cariche e feriti.
Questa mattina era prevista la re-inaugurazione della nuova stazione dell'alta velocità di Torino, Porta Susa, con la presenza di Monti e dell'amministratore delegato di Trenitalia Moretti. Il nuovo restyling della stazione peraltro era stato già omaggiato e inaugurato nel mese di novembre dal sindaco di Torino, Piero Fassino che ha voluto ripetere l'evento questa volta in grande stile.

Ma mentre Monti trova un teatrino propenso per la sua campagna elettorale abbracciandosi con l'amministratore delegato di Trenitalia e il Ministro del Lavoro Fornero, anche lei presente all'inaugurazione, molti tra NoTav, studenti, disoccupati e sindacati di base hanno voluto dare il loro benvenuto all'ennesima farsa. In circa 250 hanno quindi deciso di contestare la recita di inaugurazione della stazione, vista dalle lobby siTav come un grande successo del Tav. Al grido di "Monti e Moretti, truffatori perfetti" il presidio si è spostato per circa un'ora in diversi punti fuori dalla stazione, completamente blindata dentro e fuori -comprese le vie laterali limitrofe- e con la fermata della metro Porta Susa soppressa durante la mattinata per l'occasione. Quando il corteo ha tentato di entrare all'interno della stazione, la prevedibile reazione della polizia di Fassino è stata repentina, caricando il corteo dividendolo in due parti. Il bilancio delle violenti cariche sono numerosi feriti e due giovani studenti fermati, rilasciati in un secondo momento. Dopo le cariche, i manifestanti sono riusciti a ricompattarsi, presidiati da un numero ingente di camionette di polizia e carabinieri che in un certo momento hanno tentato anche di accerchiare il presidio che si era ricompattato. L'inaugurazione blindatissima, è peraltro in linea con quanto dichiarato tempo fa dal questore di Torino Faraoni, che affermò che nel 2012 oltre l’80% delle forze di polizia sono state impiegate in servizi di ordine pubblico nel Torinese per eventi connessi alla linea ad alta velocita’ Torino-Lione.

lunedì 14 gennaio 2013

DERECHOS HUMANOS.SOLUCION.PAZ.EUSKAL PRESOAK EUSKAL HERRIRA

La grande manifestazione tenutasi a Bilbo sabato scorso è un altro immenso appoggio ed abbraccio solidale verso tutti i detenuti politici baschi sparsi per il territorio spagnolo e francese,reclusi a centinaia di chilometri di distanza in quello che è il gioco sporco dei governi di Madrid e di Parigi(senza dimenticare che pure a Roma abbiamo un detenuto, Lander Fernandez Arrinda,vedi:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/06/lander-askatu.html )nel trattare socialmente e politicamente con Euskal Herria.
Sotto la pioggia circa 115mila manifestanti hanno sfilato fino al municipio della città basca per poter difendere i diritti umani dei loro amici,parenti e compagni,per poter arrivare ad una soluzione positiva e pacifica sulla questione dei prigionieri politici entro l'anno in corso:l'articolo è stato preso da Senza Soste.
 
#U12 a Bilbao: 115mila in piazza per i prigionieri politici.
 
Anche quest’anno le strade di Bilbao sono tornate a riempirsi in occasione della storica manifestazione di solidarietà e appoggio ai prigionieri e alle prigioniere politiche basche.
La data scelta per la mobilitazione di quest’anno era quella di ieri pomeriggio: nonostante la pioggia battente 115mila persone hanno risposto all’appello della manifestazione, segnando una partecipazione ancor più grande di quella registrata l’anno scorso (che era stata di circa 110mila). Convocato con le parole d’ordine di «Derechos humanos. Solución. Paz. Euskal presoak Euskal Herrira» (Diritti umani. Soluzione. Pace. Prigionieri politici Baschi in terra basca), le stesse che campeggiavano sullo striscione di apertura, l’enorme corteo si è mosso intorno alle 17.45; con incedere lento ma determinato per via del congestionamento causato dalla partecipazione massiccia e diramandosi anche nelle strade adiacenti a quelle del percorso previsto, la testa della manifestazione ha infine raggiunto il municipio di Bilbao nel tardo pomeriggio, mentre la coda si muoveva ancora dalla partenza.
Lo spettacolo che si presentava ieri era quello di una vera e propria marea, composta da attivisti baschi ma anche da quelli giunti per l’occasione a migliaia da tante altre parti (tra queste Spagna, Francia, Irlanda, Kurdistan, Italia), dai parenti dei prigionieri, da giovani e anziani, da tutti coloro che hanno deciso di unirsi all’appuntamento di ieri per chiedere il ritorno a casa dei più di 600 prigionieri politici dispersi nelle carceri spagnole ed europee.
In testa alla manifestazione c’erano i familiari dei prigionieri, affiancati dai pullmini con cui regolarmente affrontano viaggi lunghissimi per poter raggiungere i luoghi di detenzione dei prigionieri e su cui erano appesi cartelli col numero di chilometri che li distanzia dalle brevi visite ai propri parenti in carcere.
Ma al loro grido si è unito quelli di tutti quanti credono che la questione dei prigionieri politici, troppo a lungo rimasta inascoltata e deliberatamente ignorata tanto dai governi spagnoli quanto da quelli francesi, rimanga un nodo centrale e che l'impegno concreto a favore della loro liberazione non sia più rinviabile.
L'enorme partecipazione che ieri, come ogni anno, ha caratterizzato la storica manifestazione non fa che confermare l'urgenza della questione e il corteo si è chiuso con l'augurio che questo sia l'anno di cambiamenti decisivi in proposito.
Guarda il video della giornata di mobilitazione da Naiz.info
tratto da http://www.infoaut.org
13 gennaio 2013

domenica 13 gennaio 2013

LO SCIOPERO DELLA FAME DI DAVIDE ROSCI

La lettera scritta da Davide Rosci,l'antifascista teramano arrestato per gli scontri del 15 ottobre 2011 accaduti a Roma,è un documento importante al pari di un'altra sua missiva che si può leggere a questo link(http://www.jokerulez.it/2013/01/quando-lingiustizia-diventa-legge-la-resistenza-diventa-un-dovere/ ),ed è cronaca doverosa verso un ragazzo che afferma che"quando l’ingiustizia diventa legge,la resistenza diventa un dovere!"ha già espresso tutto in una frase.
Infatti lui e altri quattro ragazzi sono in carcere con l'accusa di devastazione e saccheggio oltre a vari altri capi d'imputazione,retaggio della legge Rocco promulgata in piena era fascista nel 1930,un codice che salta fuori magicamente dai cilindri dei giudici che vogliono reprimere la lotta dei compagni mentre per l'assassinio di Aldrovandi le pene sono state molto più lievi(ed hanno ammazzato a sangue freddo un giovane diciottenne indifeso!).
Davide e gli altri arrestati hanno tutta la mia solidarietà in uno Stato fascista che difende a spada tratta sbirraglia e nostalgici del ventennio:spero che lo scipero della fame cominciato da qualche giorno porti i suoi frutti e che i veri usurpatori dell'Italia vadano in galera e mica chi vuole un paese libero e antifascista.
 

Condanne 15 ottobre: Lettera di Davide Rosci in sciopero della fame e della sete.
Sono passate ormai più di 48 ore da quando ho iniziato la mia forma di protesta non violenta dello sciopero della fame e sete.

E’ una prova molto difficile che mi stà provando notevolmente. Dopo le prime 24 ore, che potrei definire sopportabili, nelle ultime ho iniziato ad accusare pesantemente gli effetti dello stesso. Noto un cambiamento del mio aspetto fisico, la faccia si è asciutta così come si è assottigliato il tono muscolare. Gli armoniosi brotolii della pancia, ormai mi accompagnano per tutta la giornata così come il mal di schiena, la sensazione di freddo e soprattutto di stanchezza.
Penso di poter riuscire a sopportare ancora una giornata, massimo due, dopodiché chiederò un controllo da parte delle unità mediche per accertare il mio stato.
Anche se sono consapevole che la cosa migliore in questo momento sia quella di restare in forma per affrontare la già difficile detenzione, comunico di essere intenzionato a portare a termine la mia protesta.
Nella speranza che a breve arrivi, da parte di coloro che saranno chiamati a governare, l’impegno concreto ad abolire, in particolar modo, la legge fascista di devastazione e saccheggio, voglio con forza ribadire ai più, che io non stò chiedendo solidarietà, sostegno o altro, ma solo che vengano spazzate via quelle odiose norme che un dittatore fece emanare e contro le quali i nostri valorosi partigiani combatterono, al sacrificio della vita, per non farle subire a nessun altro in futuro.
Credo che la mia sia una battaglia condivisibile, peraltro già messa in campo dalla sinistra italiana anni e anni fa e pertanto resto fiducioso dell’appoggio di almeno quei partiti che si dichiarano Antifascisti.
Concludo rivolgendo un pensiero particolare agli operai Alcoa che in queste ore protestano in Sardegna chiusi nelle miniere e, nell’attesa di una risposta, voglio ringraziare coloro che in questi giorni stanno nutrendo il mio spirito, sopratutto Rifondazione Comunista per tutto l’impegno profuso, i miei impagabili fratelli Antifascisti, il Collettivo Stella Rossa, l’Udu, i COBAS, Sinistra Critica, i CARC, il PMLI, i vari movimenti Italiani e anche tutti quei giustizialisti che, non perdendo un minuto per vomitare sentenze, mi ricordano di vivere nel paese fino a ieri governato dai vari Berlusconi, Dell’Utri, “er Batman”e chi più ne ha più ne metta.
Un abbraccio a tutti.
Davide
 
Ps: Coloro che hanno ancora dubbi sui motivi che mi hanno spinto a intraprendere lo sciopero della fame e sete, invito a vedere questa intervista per sciogliere eventuali dubbi.

sabato 12 gennaio 2013

IL MESSAGGIO POLITICO DI McDONALD'S


Chi guarda la televisione avrà sicuramente notato negli ultimi giorni la massiccia campagna pubblicitaria che la catena di fast food McDonald's in cui si puntualizza che la multinazionale statunitense stia assumendo personale nonostante la crisi,facendo sembrare ciò un messaggio politico piuttosto che una réclame commerciale.
L'articolo di Senza Soste parla della protesta della Cgil in quanto i promessi tremila nuovi posti di lavoro siano per la maggior parte precari,e anche degli altri problemi che McDonald's ha contribuito ad aumentare,e parlo di ambiente,inquinamento,sfruttamento animale e scarsa qualità del cibo offerto.
Si fa memoria pure del film"Super size me"che elenca tutte le preoccupazioni di cui sopra,oltre al reale e certificato danno che alla lunga si crea nel corpo umano e nel breve tempo all'ambiente:sono sempre stato contro ai danneggiamenti verso i negozi di questa catena,in quanto nel bene o nel male chi ci lavora dentro purtoppo non credo sia felice o che abbia realizzato il sogno della propria vita,e comunque si dovrebbe colpire chi è alla cima della catena sfruttatrice.
Piuttosto posso appoggiare il boicottaggio,anche se personalmente a volte all'estero e proprio una manciata di volte in Italia ho dovuto per forza mangiare in un McDonald's per svariati motivi,logistici ed economici soprattutto,e questa mia piccola esperienza ha dell'inquietante perché in ogni angolo del mondo il sapore di panini e patatine è lo stesso sia che si tratti di Londra o di Bangkok.
A parte gli innumerevoli casi di licenziamenti davvero per niente,c'è un non so che di cameratismo all'interno di questi punti vendita,una certa somiglianza di essere proprio alla frutta per lavorarci dentro così come ci si possa arruolare nella polizia o in altri forze del disordine(a meno naturalmente di quelli proprio convinti).

 
Lavorare da McDonald’s? No grazie!
È stata lanciata da McDonald’s la campagna pubblicitaria sulle assunzioni: l’azienda annuncia di voler creare tremila nuovi posti di lavoro in Italia nei prossimi tre anni. La Cgil contesta l’offerta della multinazionale americana sostenendo che si tratta di impieghi precari. Inquinamento, nocività del cibo venduto, sfruttamento degli animali e disboscamento dovrebbero essere però le principali questioni da considerare prima di decidere di entrare a far parte della più nota catena di fast food del mondo.
McDonald’s recentemente sta pubblicizzando l’intenzione di assumere tremila lavoratori nei prossimi tre anni e, sfruttando il momento di forte disoccupazione, cerca di fare bella figura agli occhi dell’opinione pubblica.
Il sindacato ha contestato la pubblicità dicendo che si tratta soprattutto di lavoro precario. Peccato però non porsi il problema e la questione più importante e cioè: lavorare perMcDonald’s è positivo, è giusto? McDonald’s è una delle multinazionali più aggressive e inquinanti del pianeta. Per rifornirla di carne vengono uccisi milioni di animali ogni anno in un olocausto di dimensioni anche difficilmente immaginabili.
Per fare posto agli allevamenti vengono abbattute intere foreste e le emissioni di gas serra prodotte dalla combinazione di allevamento e disboscamento sono drammaticamente alte. A ciò si aggiunge il fatto che le popolazioni locali vengono private di risorse preziose. McDonald’s è stata oggetto di boicottaggi e proteste per il suo comportamento, ci sono addirittura film come Super Size Me che hanno dimostrato la nocività per la salute del cibo che vende.
Un libro anche esso poi diventato film, “Fast food nation”, ha aperto uno squarcio sul mondo relativo al fast food che è inquietante da vari punti di vista, dal trattamento dei lavoratori a quello degli animali, per non parlare poi delle intossicazioni come conseguenza del cibo fornito nei vari negozi in giro per il mondo.
Il cibo poi non è certo di qualità (lascio immaginare cosa mai potrà contenere un hamburger che costa solo un euro), non è biologico, arriva spesso da lontano e in ogni negozio della catena vengono prodotte montagne di imballaggi e rifiuti, perciòMcDonald’s ha un’impronta ecologica spropositata. Quindi il fatto che i posti di lavoro siano precari o no è la questione meno importante, ben più importante è chiedersi se si può lavorare per un padrone macchiato pesantemente di sangue einquinamento e che è l’esatto contrario dell’etica.
I danni a livello planetario che produce un’azienda del genere sono così ampi e distruttivi che mi auguro che nessuno risponda a quegli annunci di ricerca lavoro, sempre più persone rifiutino di lavorarci, l’intera catena chiuda e al massimo al suo posto aprano negozi che vendono biologico o prodotti locali.
Non si dica che in tempi di crisi non bisogna fare tanto i difficili perché più persone lavorano per soggetti simili e più la crisi globale aumenta. Nella mia vita ho fatto e faccio lavori ben più umili e pesanti di friggere patatine e il lavoro l’ho sempre trovato senza che ciò derivasse necessariamente dai miei studi o capacità professionali.
Da McDonald’s poi il trattamento economico/lavorativo non è certo meraviglioso ed è massima la flessibilità richiesta. Non sarà quindi così difficile trovare di meglio. Basta non scoraggiarsi, avere voglia di impegnarsi e trovare anche strade originali rispetto alle solite che ci propongono e che ci dicono siano le uniche da prendere in considerazione a danno di tutto e tutti.

Paolo Ermani

Fonte: Il Cambiamento
10 gennaio 2013

venerdì 11 gennaio 2013

DI NUOVO GRILLO A BRACCETTO DI CA$$A POVND


 
Non voglio sembrare ripetitivo ma certi concetti vanno sottolineati per bene in quanto i nostri predecessori affermavano"repetita iuvant",le cose ripetute aiutano e che potrebbe essere inteso anche come"la storia che non impari la ripeti",e visto l'abominio che il nazifascismo ha prodotto nel nostro paese è doveroso segnalare nuovamente Beppe Grillo ed il suo"personalissimo"movimento che non solo hanno già appoggiato movimenti neofascisti come Ca$$a Povnd ma che addirittura li invitano ad entrare in Parlamento.
Questo link che ne contiene altri(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/le-purghe-grilline.html )vuole ripostare l'attenzione su un movimento i cui dettami sono farina del sacco di un padre padrone:non dico che singolarmente alcuni dei rappresentanti del M5stelle siano malvagi,ma che siano succubi di Grillo è cosa certa e guai contraddirlo pena l'epurazione.
Comunque chi parla di queste ultime dichiarazioni del comico genovese difendendolo oppure affermando una campagna dissacrante contro M5stelle li vedo un pò nel torto:non possono paragonare alcuni elementi presenti nelle proposte di alcuni partiti e movimenti come un'intesa al di sopra di tutto:sia Ingroia che Berlusconi volgiono la soppressione dell'Imu eppure sono l'antitesi l'uno dell'altro,così come due ideologie di estremismi opposti possono per esempio supportare la Palestina ma con due pensieri contrapposti e ben distinti!
 
Una chiara apertura di credito al movimento neo fascista Casapound da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo? Sembra di sì da quanto scrive l'Huffington Post, seguito da altri quotidiani
 
Grillo accetta candidati di Casapound movimento neofascista?
Una chiara apertura di credito al movimento dichiaratamente neofascista Casapound da parte del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo? Sembra proprio di sì da quanto scrive l'Huffington Post, seguito da altri quotidiani.
Beppe Grillo apre a CasaPound. Anzi, spalanca le porte del suo movimento, avallando addirittura l'eventuale ingresso della formazione neofascista in Parlamento.
La scintilla è scoccata questa sera davanti al Viminale, dove - in vista della presentazione dei simboli - tutti i rappresentanti dei partiti politici che vogliono presentarsi alle prossime elezioni attendono pazientemente in fila.
A cercare l'incontro con il leader grillino è Simone di Stefano, vicepresidente di CasaPound e candidato alla presidenza per la Regione Lazio.
I Fascisti del Terzo Millennio hanno avviato la raccolta firme per candidarsi alle Politiche. Per questo, il movimento capitanato da Gianluca Iannone (che, per adesso, non si è voluto esporre, né a livello nazionale e né nella corsa al Comune di Roma o alla Regione Lazio), cerca di trovare degli alleati.
Un'impresa non semplice, per un movimento estremista che si richiama agli ideali mussoliniani.
E Grillo viene visto come un potenziale supporter degli occupanti del palazzo di via Napoleone III, a giudicare dall'attenzione che gli dedicano i militanti tartarughini (anche sui social network).
Di Stefano si avvicina a Grillo, e lo affronta sul tema dell'antifascismo. "Quelli di CasaPound vogliono sapere se sei antifascista o no", la domanda.
La risposta è chiara ed è sicuramente destinata a far discutere i grillini: "Questo è un problema che non mi compete. Questo movimento è ecumenico. Se un ragazzo di CasaPound volesse entrare nel M5S e avesse i requisiti, ci entra. Voi siete qua come noi".
Grillo si spinge oltre, arrivando a dire che "alcune delle idee di CasaPound sono condivisibili". Tra i due scatta anche un'intesa sulle politiche economiche: "Se vi leggete il programma, non possiamo non essere d'accordo sui concetti", dice Grillo al vicepresidente dei Fascisti del Terzo Millennio. Il comico, nel corso dell'incontro, è anche arrivato a dire che "in Parlamento è meglio CasaPound di Monti”. Un'affermazione resa nota da CPI sul suo profilo Facebook ufficiale.

giovedì 10 gennaio 2013

ULTIME SUL NEONAZISMO SVEDESE E GRECO


L'articolo oggi proposto parla di due nazioni europee che hanno avuto un'escalation di movimenti di estrema destra non indifferente negli ultimi tempi,e se parliamo della Grecia con l'organizzazione neonazista Alba Dorata non crea scalpore visto che se ne parla da diversi mesi,mentre fa specie la situazione svedese con gli altrettanto schifosi Democratici di Svezia che tramite sondaggi vede raddoppiato il proprio potenziale risultato elettorale.
L'articolo di Senza Soste parla delle dimissioni del leader del movimento svedese dei Ds pizzicato in un video mentre minaccia di sprangare due uomini,in un paese che ha avuto sempre delle contraddizioni riguardo al nazismo,nel senso che durante la seconda guerra mondiale lo stato scandinavo si era dichiarato neutrale pur facendo da zerbino alla Germania nazista fornandole materie prime come il ferro e facendo transitare all'interno del loro paese truppe e approvvigionamenti quando i tedeschi invasero la confinante Norvegia.
Si parla pure del boss dell'Ikea che da sempre ha avuto più che simpatie verso le ideologie hitleriane,anche se ci sono sempre state smentite nemmeno troppo urlate:per quanto riguarda la situazione greca si parla nuovamente di attacchi contro tutto e tutti,ultimamente contro i rom.

 
Dalla Svezia alla Grecia: la violenza della destra neofascista e razzista

Un deputato svedese di estrema destra, ritratto in un video mentre aggredisce con una spranga e frasi razziste alcuni stranieri, si dimette. Ma il suo partito nei sondaggi è dato al 10%.
Un parlamentare svedese, considerato finora il possibile candidato alla guida del partito di estrema destra Democratici di Svezia (DS), ha dovuto dare le dimissioni dal parlamento e della sua formazione perche' travolto da uno scandalo a sfondo razzista.
Erik Almqvist, 31 anni, responsabile economico e portavoce del partito, era stato filmato nel giugno del 2010 mentre con tre colleghi apostrofava con ingiurie razziste due uomini, brandiva una spranga di ferro e definiva una donna intervenuta per sedare la rissa 'piccola puttana'. Il video, pubblicato solo recentemente sul sito internet dell'Expressen, conteneva anche la frase di Almqvist ''Questo non é il vostro paese, é il mio'', e ha indotto il deputato a prendere la decisione di andarsene. Il caso, afferma il giovane leader dei DS, Jimmie Aakesson che ha minacciato purghe contro gli xenofobi, non sembra aver nuociuto al partito che, entrato in Parlamento proprio nel 2010 con il 5,7% cento dei voti é accreditato ora dai più recenti sondaggi, del 10. Raddoppiando i consensi in due anni.
La Svezia ha tenuto sempre alta la sensibilità sul tema, più volte ha messo sulla graticola uno dei suoi esponenti economici più potenti, quell'Ingvar Kamprad fondatore dell'Ikea accusato da sempre di passate simpatie naziste, e recentemente ha condannato all'ergastolo il quarantenne Peter Mangs, per l'omicidio di due cittadini stranieri compiuto a Malmoe, dove il 30% della popolazione è di origine straniera. Manifestanti hanno denunciato con vigore gli striscioni razzisti negli stadi, l'ultimo dei quali esposto il 23 novembre scorso durante la partita contro il Napoli, con la scritta: 'Napoletani tubercolosi'. Le contraddizioni comunque sono stridenti: nel paese che per l'Economic World Forum é il quarto più competitivo al mondo e in cui, per fare un piccolo esempio, il catalogo della principale industria di mobili a basso costo contiene immagini politicamente corrette con persone di ogni colore, simbolo della perfetta integrazione, l'ECRI, organismo per la tutela dei diritti umani in seno al Consiglio d'Europa, segnala in un rapporto numerosi problemi ancora da risolvere, come la ''segregazione abitativa con disparità di trattamento nel mercato immobiliare che colpisce in particolare Rom, musulmani, afro-svedesi e richiedenti asilo. E poi la disuguaglianza in materia di istruzione per i gruppi vulnerabili, vittime di bullismo e molestie, infine il sistema legale e i media con solo una piccola percentuale di incidenti e conseguenti condanne per comportamenti razzisti raccontata da radio e televisioni nazionali''. Di alcuni mesi fa infine l' 'incidente' occorso alla ministra della cultura Lena Adelsohn Liljeroth durante una mostra contro la pratica delle mutilazioni genitali femminili: una torta raffigurante una caricatura di una donna nera come se ne facevano negli anni Trenta -di cui la ministra ha allegramente tagliato una fetta di genitali- ha gettato nello scandalo l'intera Svezia. Troppo esplicito il luogo comune, troppa disinvoltura nell'accettare stereotipi del secolo scorso. Resta il fatto che il paese comincia a fare fatica ad assimilare le ondate migratorie, se persino il leader dell'opposizione di centrosinistra Stefan Loefven prima di Natale in un'intervista al Dagens Nyheter ha criticato l'arrivo di un numero troppo alto di immigrati che ''non semplifica la lotta alla disoccupazione'', giunta in Svezia all'8%.
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Un deputato di Alba Dorata guida il secondo assalto in pochi mesi contro un quartiere abitato da rom nel comune di Etolikon. La polizia arresta quattro nazisti e ne ricerca altri nove.
Continuano gli attacchi degli squadristi di Alba Dorata contro gli immigrati e le minoranze presenti in Grecia. L’ultimo assalto risale a venerdì, nella località di Etolikon, nell’ovest del paese. Una settantina di persone, tra cui alcuni abitante del piccolo comune, con il volto coperto da passamontagna o comunque incappucciati, hanno attaccato un quartiere abitato in prevalenza da rom, ed hanno incendiato sei case e quattro automobili. Non si ha notizia di feriti nell’attacco, anche perché all’arrivo della squadraccia neofascista la maggior parte degli abitanti del quartiere aveva abbandonato le proprie case.
A fornire la scusa ai neonazisti per il pogrom una lite, avvenuta poco prima, tra due abitanti del paese e due rom, durante la quale un 24enne era rimasto ferito. Poco dopo la Polizia aveva arrestato e portato in commissariato i due cittadini di origine rom. Ma il tam tam aveva portato decine di persone davanti al commissariato, e presto il presidio si è trasformato in spedizione punitiva.
Molti abitanti di Etolikon tendono a sminuire la gravità di quanto accaduto, definendola una questione locale, una resa dei conti interna al piccolo centro. Ma molti testimoni affermano che all’aggressione hanno partecipato parecchi militanti di Alba Dorata, tra questi anche un deputato della formazione neonazista al Parlamento di Atene, Konstantinos Barbarusis, da tempo attivo contro i rom. Il che fa pensare che il pogrom fosse stato organizzato in precedenza, in attesa di qualche occasione per poterlo mettere in pratica. Nel mese di agosto, nello stesso comune di Etolikon, si era già verificata un’aggressione di massa contro il quartiere abitato dai rom, e quella volta a parteciparvi furono addirittura 200 persone, furono usate anche armi da fuoco e ci furono 5 feriti tra gli aggrediti. Al deputato squadrista Barbarusis il parlamento aveva già deciso di ritirare l’immunità parlamentare dopo che nell’autunno era stato riconosciuto mentre partecipava ad una delle tante aggressioni contro i venditori ambulanti di cui Alba Dorata si è resa protagonista negli ultimi mesi.
Ed oggi la polizia greca ha arrestato quattro dei responsabile del pogrom anti rom di venerdì a Etolikon, e ha avvertito che altri nove potrebbero essere fermati nelle prossime ore.
http://www.contropiano.org - 6 gennaio 2013
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