giovedì 13 dicembre 2012

LE PURGHE GRILLINE

Federica Salsi e Giovanni Favia sono i nomi degli ultimi due purgati direttamente dal fuhrer Grillo, leader indiscusso(guai a contraddirlo)del M5stelle,che oltre a perorare ormai quotidianamente organizzazioni fasciste come Caga Pound e Forza Uova in varie città italiane,assume sempre più i connotati di un movimento con a capo un dittatore bello e buono!
Favia,il consigliere regionale dell'Emilia Romagna che è risultato il più votato tra i canditati di M5stelle,dopo aver asserito che all'interno del proprio gruppo non esisteva la democrazia adducendo al comico il ruolo di padre padrone,è stato cacciato in mala maniera così come la Salsi,consigliere comunale di Bologna.
Beppe Grillo,che afferma che chi osa far domande e si pone problemi sulla questione democrazia all'interno del M5stelle"va fuori dalle balle",è reduce dalle sue parlamentarie(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/il-porcellum-e-il-casaleggium.html )dove un rigido regolamento ha fatto di questa sorta di primarie un voto riservato ad una setta ristrettissima di persone.
Rispolvero per l'occasione,per chi ancora non ha capito chi si celi dietro al personaggio mediatico,chi sia realmente e che cosa voglia l'ennesimo pagliaccio che da comico è entrato in politica:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/07/entomologia-politica.html .
L'articolo è preso dal sito"L'Occidentale.it"(http://www.loccidentale.it/node/120042 ).

L'editto di Beppe
 
Grillo caccia Salsi e Favia: "Non associno più i loro nomi al M5S".

12 Dicembre 2012

“Siamo in una guerra. Siamo con l'elmetto, così come siamo partiti. Chi è dentro il Movimento Cinque Stelle e non condivide questi significati e fa domande su domande e si pone problemi della democrazia del Movimento va fuori! Va fuori dal Movimento. Non lo obbliga nessuno. E andranno fuori”. Inequivocabile Beppe Grillo, ieri, dalle pagine del suo blog.
Un giorno dopo, oggi, la fatwa contro i due consiglieri - rispettivamente al comune di Bologna e in Emilia-Romagna, ndr - dissidenti, sempre dalle colonne del suo blog: "A Federica Salsi e Giovanni Favia è ritirato l'utilizzo del logo del Movimento 5 Stelle. Li prego di astenersi per il futuro a qualificare la loro azione politica con riferimento al M5S o alla mia figura. Gli auguro di continuare la loro brillante attività di consiglieri”. Insomma, il conflitto interno non è ammesso. Men che meno un processo politico in grado di creare elementari standard di democratizzazione all'interno del Movimento medesimo.
Le reazioni dei due 'epurati' non si sono fatte attendere: “Il dissenso non è concepito all'interno del Movimento”, ha affermato Federica Salsi ad Affaritaliani.it. Dal consigliere, poi, un’ulteriore stoccata: “Paradossalmente i partiti, con tutti i disastri che hanno arrecato a questo Paese, sono più controllabili dai cittadini di quanto lo siano Grillo e Casaleggio", le sue parole.
Anche Giovanni Favia, dal suo profilo Facebook, ha voluto testimoniare il suo sdegno nei confronti della decisione del conducator genovese: “Ci siamo messi in marcia in migliaia, in questi anni, per cambiare il paese. Rinnovare la sua cultura politica, marcita in decenni di scempio della cosa pubblica". E ancora, non pago: "Armati di tanto coraggio e buona volontà, abbiamo messo al centro etica e spirito di servizio, ottenendo nelle istituzioni risultati incredibili. Gli interessi privati, i personalismi, la verticalità organizzativa, la fede messianica in un leader, non sono mai state nel nostro DNA, non sono ma state i nostri semi. Accettare una deriva di questo tipo significherebbe arrendersi. E noi invece non ci arrendiamo mai".
''Siamo all'inizio del crollo'', il commento di Valentino Tavolazzi, primo attivista del Movimento Cinque Stelle a essere epurato dalle purghe grilline. Una frasa iniziata “il 5 marzo 2012'', ha tenuto a ribadire Tavolazzi, ricordando la data della sua, di scomunica.
Che brutta fine, caro Beppe. Ti preferivamo di gran lunga ai tempi di Fantastico. Quando eri tu, a tuonare. E, soprattutto, quando eri tu a essere epurato. Ricordi?

mercoledì 12 dicembre 2012

LA PRIMA DELLE STRAGI DI STATO

Ricorre oggi il triste anniversario della strage fascista di Piazza Fontana,primo caso di omicidio di Stato in Italia,dove fin da subito i veri colpevoli,i neofascisti,sono stati coperti dai servizi segreti dello Stato che hanno in principio accusato gli anarchici nella persona di Giuseppe Pinelli per passare a tutto il mondo della sinistra extraparlamentare italiana.
E proprio da quest'ultimo uomo vorrei ricordare questa data,da Pinelli che è stato ammazzato selvaggiamente in una stanza della questura milanese quella del commissario Calabresi:Pinelli,un antifascista cui hanno preso la vita e che oggi voglio ricordare tramite il link di Anarcopedia a lui dedicato(http://ita.anarchopedia.org/Giuseppe_Pinelli ),ed aggiungo pure il link del quarantesimo anniversario della prima delle tanti stragi fasciste di Stato(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/12/quarantanni-senza-giustizia.html ).

Il 12 dicembre 1969, dopo la strage di Piazza Fontana, Pinelli viene invitato a seguire i poliziotti in questura, anzi a precederli col motorino. Tre giorni dopo, il corpo di Pino veniva scaraventato giù dalla finestra di una stanza dell'ufficio politico, al quarto piano della questura. Era la fine di una vita, l'inizio di una tragica farsa, tuttora in corso.

Un omicidio di Stato.

Pinelli viene fermato poche ore dopo la strage del 12 dicembre 1969 a Piazza Fontana. Viene interrogato per tre giorni e alla sera del terzo giorno viene trovato morto nel cortile della questura, dopo essere precipitato dalla finestra della stanza dell'interrogatorio che si trovava al quarto piano. La versione ufficiale parla di suicidio: gli inquirenti cercarono di far credere che Pinelli si fosse tolto la vita perché coinvolto nell'attentato. Non era vero. Come pure la ricostruzione delle ultime ore di interrogatorio.
Il 1968 e il 1969 sono anni dove la contestazione operaia e studentesca sembra portare a grandi cambiamenti. Tra il gennaio e il dicembre 1969 vengono compiuti 145 attentati quasi tutti di matrice fascista.
Il 25 aprile 1969 gli anarchici sono accusati e poi assolti di vari attentati alla fiera di Milano. Un anarchico, di nome Paolo Braschi, viene invitato durante un interrogatorio dal commissario Calabresi a buttarsi dalla finestra.
Il 12 dicembre 1969 a Milano nella sede della banca nazionale dell'agricoltura in piazza Fontana alle 16,37 scoppia una bomba che causa la morte di 16 persone e il ferimento di altre 88. Nella stessa ora a Roma scoppiano altre bombe. Infine, nella banca Commerciale di Milano viene trovata una borsa contenente una bomba che in tutta fretta, viene fatta esplodere eliminando una prova preziosa per le indagini. Immediatamente, a dimostrazione di un disegno già preordinato, le indagini senza alcun indizio seguono la pista anarchica. Il commissario Luigi Calabresi già alle 19,30 (3 ore dopo la strage) ferma alcuni anarchici davanti al circolo di via Scaldasole.
Nella notte del 12/12/1969 sono illegalmente fermate circa 84 persone quasi tutte anarchiche, tra cui Giuseppe Pinelli. Il lunedì 15/12 viene arrestato con l'accusa di strage Pietro Valpreda, anarchico. Dopo più di tre anni di galera, innocente, sarà completamente assolto. I giornali partono con una campagna stampa di calunnia e denigrazioni sposando le tesi della questura.
La sera del 15 dopo 3 giorni di continui interrogatori muore, volando dal 4° piano della questura, Giuseppe Pinelli. Aldo Palumbo, cronista dell'«Unità», mentre cammina sul piazzale della questura sente un tonfo poi altri 2 ed è un corpo che cade dall'alto, che batte sul primo cornicione del muro, rimbalza su quello sottostante e infine si schianta al suolo per metà sul selciato del cortile per metà sulla terra soffice dell'aiuola.
Nella stanza dell'interrogatorio sono presenti il commissario Luigi Calabresi, i brigadieri Panessa, Mucilli, Mainardi, Caracutta e il tenente dei carabinieri Lograno che saranno tutti per "meriti" elevati di grado. Il questore Marcello Guida, nel 1942 uomo di fiducia di Benito Mussolini e direttore del confino politico di Ventotene, già 20 minuti dopo, durante una conferenza a cui partecipano anche il dott. Antonino Allegra (responsabile dell'ufficio politico della questura) e il Commissario Calabresi, dichiara che Pinelli «improvvisamente il Pinelli ha compiuto un balzo felino verso la finestra che per il caldo era stata lasciata socchiusa e si è lanciato nel vuoto» [1]. Secondo alcune fonti della polizia il ferroviere anarchico si sarebbe suicidato dopo aver gridato l'ormai celebre frase: «È la fine dell'anarchia!», di fatto ammettendo di fatto una propria responsabilità che l'avrebbe portato al suicidio perchè «l'alibi era crollato».
L'ultimo compagno ad aver visto Pinelli in vita, nonché unico testimone, è Pasquale Valitutti, anch'egli presente in Questura in attesa di essere interrogato. Valitutti in sede processuale dichiara che il commissario Calabresi era presente nella stanza da dove cadde Pinelli:
«Hanno riempito la questura di Milano di tantissimi anarchici e di tanto in tanto li interrogavano, li mandavano a casa, qualcuno lo mandavano a casa senza interrogarlo, arriva la sera del 15 dicembre e siamo rimasti solo io e Pino Pinelli, gli altri erano tutti andati a casa. Vediamo insieme come era il posto: l'ufficio politico della questura di Milano era un appartamento: c'era una porta di ingresso, c'era un lungo corridoio, su questo corridoio da un solo lato c'erano varie stanze. Io ero in una stanza che era più vicina alla porta d'ingresso rispetto alla stanza vicina dove poi sarebbe stato stato interrogato Pino. È sera tardi non c'è riscaldamento, non c'è assolutamente nessuno, c'è un silenzio agghiacciante. Sono seduto al tavolo con Pino lui è tranquillissimo, serenissimo. Lui è un compagno più grande di me e mi incoraggiava [...] Verso le 10 e mezzo vengono e portano Pino per l'interrogatorio. Erano il commissario Calabresi, altri 2. Io resto solo, assolutamente solo nella stanza. Davanti a me non c'è una finestra, o una porta. Ho una parete completamente aperta, con una grande apertura, con quattro finestre, molto più asse delle finestre, su un corridoio, completamente vuoto davanti a me. Da questo corridoio passano, portando Pino, Calabresi e gli altri, e vanno nella stanza vicino. Chi dice che Calabresi non era in quella stanza sta mentendo, nel più spudorato dei modi. Calabresi è entrato in quella stanza, è entrato insieme agli altri, nessuno più uscito. Io ve l'assicuro, era notte fonda, c'era un silenzio incredibile, qualunque passo, qualunque rumore rimbombava, era impossibile sbagliarsi, lui era in quella stanza.[...] Qualcosa è successo in quella stanza. Dopo circa 20 minuti ho sentito un rumore. Io non voglio fare retorica, era un rumore sordo, muto, cupo, io non sapevo cosa fosse,non sapevo proprio neanche lontanamente avevo immaginato che cos'era quel rumore, e subito immediatamente vengono due poliziotti, mi mettono con la faccia contro la parete e mi dicono "si è buttato" allora realizzo che quel rumore era il corpo di Pino che cadeva, che moriva, un rumore sordo, cupo,bruttissimo... e e nessuno è uscito da quella stanza fino a quel momento, nessuno.» [2]
Nel primo mese vengono fornite 3 versioni contrastanti di come sarebbe venuto il suicidio. Gli anarchici accusano subito la polizia, ed in particolare il commissario Calabresi, di assassinio e i fascisti e lo Stato di essere gli autori delle stragi. Parte una campagna di controinformazione con assemblee, cortei, libri, fino ad arrivare ad un processo allo Stato.
 
Si scopre che a mezzanotte meno due secondi (2 minuti e 2 secondi prima della caduta di Pinelli) venne chiamata l'autoambulanza. La stanza dell'interrogatorio larga m.3,56x4,40 e contenente vari armadi e scrivania e la presenza di 6 persone rende impossibile uno scatto di Pinelli verso la finestra. La stranezza è che la finestra fosse aperta, trattandosi di dicembre e di notte. L'anarchico cade scivolando lungo i cornicioni. Non si è dato quindi nessuno slancio. Egli cade senza un grido e senza portare le mani a protezione della testa, come se fosse già inanimato.
«Noi accusiamo la polizia di essere responsabile della morte di Giuseppe Pinelli, arrestato violando per ben due volte gli stessi regolamenti del codice fascista. Accusiamo il questore e i dirigenti della polizia di Milano di aver dichiarato alla stampa che il suicidio di Pinelli era la prova della sua colpevolezza, e di aver volontariamente nascosto il suo alibi dichiarando che "era caduto". Gli stessi inquisitori hanno dichiarato di non aver redatto alcun verbale edi interrogatorio di Pinelli, pertanto ogni eventuale verbale che venisse in seguito tirato fuori è da considerarsi falso. Accusiamo la polizia italiana di aver deliberatamente impedito che l'inchiesta si svolgesse sotto il controllo di un magistrato con la partecipazione degli avvocati della difesa. Accusiamo i magistrati e la polizia di aver ripetutamente violato il segreto istruttorio diffondendo voci e accuse tendenti a diffamare di fronte all'opinione pubblica un uomo assolutamente innocente, ma per loro colpevole di essere anarchico. Noi accusiamo lo Stato Italiano di cospirazione criminale nei confronti dell'anarchico Pietro Valpreda, da mesi sottoposto ad un feroce linciaggio morale e fisico, mentre le prove che gli inquirenti credono di avere contro di lui, si smantellano da sole una per una.»
Con queste parole gli anarchici sintetizzavano la loro accusa nei confronti dello Stato e dei suoi apparati, la cui natura intrinsecamente criminale e violenta appariva evidente.

ALTRA ACCUSA INFAME PER MAURO INZOLI

La notizia degli arresti domiciliari ormai per il momento già scontati e quella ultima della dimissione dallo stato clericale secondo il canone 1720 del Codice di Diritto Canonico del Vaticano di Mauro Inzoli,ha fatto tanto clamore a Crema,e solo oggi il quotidiano più venduto(sia per numero di copie che per quasi tutti i giornalisti che vi ci scrivono)"La Provincia",finalmente ha dato voce scritta all'intera vicenda.(Vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/donappellativo-da-nobileprete-o-mafioso.html e links citati).
Lo dico proprio veramente che mi spiace che oltre al primo capo d'accusa,l'appropriazione indebita,si sia aggiunta quella ben più grave ed infame della violenza sessuale:effettivamente se con le varie ruberie perpetrate durante i lunghi anni di connivenza con la mafia ciellina,Charis,Banco alimentare e la frequentazione dei salotti politici formigoniani,indubbio che dei grossi danni li aveva già compiuti,ma questo fa realmente male più di tutti.
Innanzitutto perché questo ha segnato la vita di una o più persone(e qualcuno afferma che già la trasferta a Napoli dopo la permanenza a Casale Cremasco fu forzata per medesimi motivi)direttamente,sulla pelle di esseri umani,e poi perché questo fatto è stato tenuto nascosto dalla Diocesi di Crema e dalla stampa per troppo tempo.
L'articolo odierno di Crema on-line(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=20477 )è solo,e lo spero veramente,l'epilogo di questa brutta storia che ha avuto protagonista uno tra i personaggi più influenti e più amati dalla schiera dei cremaschi che hanno sempre ritenuto Comunione e Liberazione la strada per raggiungere facili successi ed il potere.

Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale. La notizia ufficializzata dalla Diocesi
di redazione
 
Crema - "In data 9 dicembre 2012 il Vescovo di Crema ha emesso un decreto, su mandato della Congregazione per la Dottrina della Fede (Santa Sede), che dispone la dimissione dallo stato clericale del rev.do Monsignor Mauro Inzoli al termine di un procedimento canonico. La pena è sospesa in attesa del secondo grado di giudizio. Ogni altra informazione in merito al provvedimento di cui sopra è riservata all’autorità della Congregazione per la Dottrina della Fede". Questo quanto pubblicato pochi minuti fa sul portale internet della Diocesi di Crema.

Gravissimo provvedimento
Stamattina i sacerdoti della Diocesi di Crema sono stati riuniti con la massima urgenza dal vescovo Oscar Cantoni, che ha spiegato come la Congregazione della dottrina della fede del Vaticano abbia disposto le dimissioni dallo stato clericale di don Mauro Inzoli, figura di spicco del movimento di Comunione e Liberazione. Al momento non sono state fornite dalla Diocesi né i dettagli né le motivazioni che hanno portato al provvedimento, ma il canone 1720 del Codice di Diritto Canonico riguarda casi specifici: profanazione dell’eucaristia, attentato al Pontefice, abusi sessuali su minori, assoluzione del complice, induzione ad atti turpi in confessionale.

Da Torlino alla presidenza del Banco Alimentare
Nato a Torlino Vimercati nel 1950, è prete dal 26 giugno del 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco, dove rimane fino al 1981. Tra il 1978 ed il 1982 è insegnante presso il seminario vescovile di Crema, dal 1981 al 1988 è vicario parrocchiale di Casale Cremasco. Dal 1988 al 1992 è rettore dell'istituto Santa Dorotea di Napoli, nel 1991, per un anno, riceve l'incarico di cappellano di Ricengo e Bottaiano, prima di approdare come parroco a Crema, alla Santissima Trinità, che lascerà il 3 ottobre del 2010. Uomo del fare, laureato in filosofia con licenza in teologia, in questi anni ha allineato l’impegno diocesano, quello culturale come rettore del Liceo linguistico di Crema e quello sociale nazionale come presidente del Banco Alimentare e dell'associazione Fraternità.
LINKS:
Vaticano, il focus
Dopo 15 anni di lavoro don Mauro Inzoli ha lasciato la guida del Banco Alimentare (archivio Crem@online)

martedì 11 dicembre 2012

DON...APPELLATIVO DA NOBILE,PRETE O MAFIOSO?

Le poche righe citate da Crema on-line(http://www.cremaonline.it/primopiano.asp )potrebbero fornire un ulteriore scossone riguardo la vicenda,torbida,misteriosa e vergognosa,che riguarda l'ormai ex prete di Santa Trinità Mauro Inzoli,sancito disciplinarmente dallo Stato del Vaticano con la dimissione dallo stato clericale per gli eccessivi scandali(ormai troppi anche per lo staterello inglobato da Roma)che lo hanno coinvolto.
Questo status(vedi Wikipediahttp://it.wikipedia.org/wiki/Dimissione_dallo_stato_clericale )lo accuomuna a personaggi del calibro del fascista Giulio Tam(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/03/don-giulio-tam-prete-fascista-primo.html ),dello stupratore seriale nonchè amicissimo di Berlusconi,Pierino Gelmini(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/06/prete-non-prete-merda-e.html )e dell'ex ministro del centrodestra Aldo Brancher(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/06/ministro-per-evitare-nuovamente-il.html ).
I nomi dei sovracitati sono solo quelli,a memoria,di cui ho parlato in questo blog,poi ci sono pure i famosi Lefebvre e Milingo,che oltre alle dimissioni dallo stato clericale sono stati anche scomunicati.
C'è ora da domandarsi se ora la schiera dei media cremaschi e regionali possano trattare la notizia e divulgarla ufficialmente,in quanto queste storie da tempo girano per Crema ma alcuni giornalisti tesserati cielle o comunque alla mercè di padroni e potenti sia laici che ecclesiastici non hanno ancora dato(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/linzolente-disinformazione-cremasca.html ).
Basta ora chiamarlo Don,a meno che non si voglia utilizzare l'appellativo come nel caso dei più spietati e pericolosi criminali mafiosi.

Don Mauro Inzoli dimesso dallo stato clericale.
 
Stamattina i sacerdoti della Diocesi di Crema sono stati riuniti con la massima urgenza dal vescovo Oscar Cantoni, che ha spiegato come la congregazione della dottrina della fede del Vaticano abbia disposto le dimissioni dallo stato clericale di don Mauro Inzoli. Al momento non si conoscono le motivazioni che hanno portato al provvedimento ...

ASILO REPUBLIC

E quando solo in pochissimi,forse un tantino masochisti(me compreso)erano increduli e sbigottiti ad una resa incondizionata delle armi da parte di Berlusconi,ecco che nello spazio di un fine settimana l'ex premier gran stronzo è pronto a ritornare a galla,proprio come nella foto del Suddeutsche  Zeitung che apre il post odierno e che ha come contributo un articolo preso da Infoaut.
Dal commento del ministro Passera(Berlusconi dannoso per il paese)passando a quello del presidente del parlamento europeo Schulz(Berlusconi minaccia per l'Europa)la ripicca pidiellina si è fatta vedere giovedì e venerdì al Parlamento facendo cadere di fatto il governo Monti togliendone la fiducia.
Evento quest'ultimo che comunque non farà di certo rimpiangere uno degli esecutivi più nefasti per l'Italia e gli italiani,solo che ora Berluscojoni,così come Bersani,dovranno render conto agli elettori del loro sostegno a Monti e ciò che hanno combinato nei governi precedentemente da loro creati,con una leggere supremazia di vergogna da parte della sponda del centro destra.
Ora Berluscojoni spadroneggia con esclamazioni tipo"gli italiani mi chiedono di tornare in campo"o come"sono il salvatore della patria",o una dichiarazione che ricorda quelle del 2008 che rassicuravano la popolazione sul fatto che la crisi non esistesse,che è"lo spread è un inganno"e varie oscenità sociali e politiche.
Il vero problema è che questo cancro per l'Italia avrà ancora dei voti,sarà supportato ancora dal leghista razzista Maroni in Lombardia e dal fascista Storace nel Lazio(saranno importanti pure le elezioni in queste due regioni),che tanta ma tanta gente già si è scordata delle figure di merda che questa sottospecie di uomo ci ha fatto fare in tutto il mondo...insomma non un bene per il popolo italiano ed europeo ma un maligno scarafaggio(non me ne vogliano le blatte)da calpestare.

Non si realizza la terza Repubblica.
 
Per capire i motivi della ridiscesa in campo di Berlusconi e la rottura con il governo Monti non c'è indicatore migliore che l'indice di Borsa di Mediaset. Venerdì quando ormai era certo il ritorno del "Cav" l'unico titolo di Borsa in positivo a piazza Affari era Mediaset (+1,88%).
D'altronde era un azzardo scommettere che l'eredità di una azienda, quella del network Mediaset di cui fa parte anche il PdL, fosse lasciata in eredità ad una persona non di famiglia come Alfano. Per cui o dopo Berlusconi c'era un suo erede di famiglia o c'è ovviamente di nuovo lui.
Con questa mossa si riallineano quindi tutte le carte per far partire una nuova campagna elettorale con il botto. Un botto che è assolutamente necessario perché c'è da far scordare almeno 10 anni di proprio governo e l'appoggio al Governo Monti. Questa volta l'opera di marketing politico deve essere veramente perfetta per riuscire nuovamente. Quindi, accordo con la Lega lasciando il via libera a Maroni in Lombardia e accordo con Storace per il Lazio, in modo da costruire così un fronte che gli permetta di far scordare l'appoggio a Monti.

E' in Lombardia che a questo punto si gioca tutta la partita, Berlusconi infatti vuole un sostegno formale della Lega. Sì al ticket Maroni-Gelmini ma solo se la Lega si espone pubblicamente e convoca un Consiglio federale per sancire l'alleanza. E in questo caso sembra anche segnata la strada che porterà ad una scissione con gli ex An e quindi ad uno spacchettamento del PdL per riproporre lo schema della Casa delle libertà del 2001.

Dietro a tutte queste scelte però non potevano mancare delle analisi di mercato, che in politica si chiamano sondaggi, infatti su Il Giornale si legge un retroscena interessante: "Berlusconi invece cita un focus group della Ghisleri: «Su mille elettori che nel 2007 avevano votato per noi e che poi ci hanno abbandonato, oggi il 98% è pronto a sostenerci ancora»"

L'uomo della finanza e garanzia dell'Europa (Monti) però non demorde, va al Quirinale e dopo aver annunciato che si dimetterà subito dopo l'approvazione della legge di stabilità lancia uno scontro a distanza con Berlusconi. Il problema è che come in tutte le guerre a subire le tragedie peggiori sono le popolazioni. E anche se missili di questa guerra si lanciano tutti sul piano della finanza ormai siamo tutti coscienti che atterreranno nei territori sotto il nome di austerità. Infatti già oggi non si è fatta attendere la risposta dei mercati sotto l'egida di Monti.
La data del voto dunque potrebbe essere anticipata a febbraio, però prima di sciogliere le camere il Capo dello Stato intende portare al termine alcune scadenze istituzionali: la legge di stabilità, il decreto sviluppo e la delega fiscale (la legge elettorale è ormai un auspicio destinato a rimanere tale). Le incognite a questo punto sono soltanto su Monti, si presenterà alle elezioni ricostruendo un area di centro su pressione del Vaticano e dell'Europa o invece punterà al Colle?

Tutto cambi perché niente cambi. L'elezione che doveva sancire il passaggio definitivo alla terza Repubblica è fallita, e questo è sicuramente un segno della crisi economica che non facendo vedere vie di uscita rende tutti gli attori in gioco ancora più rapaci perché non riescono ad accordarsi su una torta in cui c'è sempre meno da spartire. Agli elettori si presenterà dunque la stessa legge elettorale (iper clientelare) e gli stessi attori in campo. Ma nella tragedia c'è almeno da essere felici perchè la realtà agli occhi della popolazione italiana ha deciso di proporsi in modo nudo e crudo, lasciando intendere che le cose o si cambiano dal basso o altrimenti sono dolori. Da non dimenticare in tutto questo gioco è l'incognita Beppe Grillo a cui è stato servito un assist smarcante che l'ha messo da solo davanti alla porta.

sabato 8 dicembre 2012

IL SAN LORENZO TORNA A CASA

La storia dello stadio Gasometro,la casa del club argentino del san Lorenzo de Almagro,sta volgendo ad un lieto fine in quanto la giunta cittadina di Buoenos Aires ha approvato all'unanimità la Ley de Restitución Histórica,un atto secondo il quale si è riconosciuto l'esproprio illegale avvenuto nel lontano 1974 durante la dittatura fascista di Videla.
Facciamo un passo indietro per riassumere l'articolo preso da Senza Soste.
La storia della centenaria società sportiva del San Lorenzo nasce nel 1908 nel barrio di Baires noto come Boedo,e fa parte delle cinco grandes del futbol argentino assieme al Boca Juniors,il River Plate,l'Indipendiente ed il Racing:tra l'altro vanta dieci titoli nazionali,l'ultimo conquistato nel torneo di clausura nel 2007,e una Copa Sudamericana nel proprio palmarés,e ha avuto fin dall'inizio come campo di gioco ufficiale il Gasometro,un grande stadio da 75000 spettatori che con l'avvento della tirannia sanguinaria fascista venne espropriato,complice l'allora disastrosa situazione economica del club,per fart posto ad un area venduta alla multinazionale francese Carrefour.
Da allora cominciò un odissea durata quasi vent'anni dove la squadra del San Lorenzo giocò praticamente ovunque le partite casalinghe culminata con una retrocessione,fin quando nel 1993 fu costruito il nuovo stadio Pedro Bidegain(ribatezzato a malincuore il Nuevo Gasometro)dalla capienza di 45000 posti:ora con la decisione del comune di Baires si pensa che entro tre-quattro anni si possa ritornare all'antica sede di Avenida La Plata con la ricostruzione del vecchio Gasometro.
La Carrefour si è opposta strenuamente alla sentenza affermando di non aver avuto nulla a che fare con l'ex dittatura militare,fatto che ha macchiato e toccato attorno agli anni settanta e ottanta diverse realtà sudamericane con l'insediamento di tantissime multinazionali,solo che la decisione è stata presa ed i carasucias ora possono tornare a tifare la propria squadra nel posto più caro a loro.
Per maggiori informazioni faccio riferimento alla pagina Wikipedia del club argentino(http://es.wikipedia.org/wiki/Club_Atl%C3%A9tico_San_Lorenzo_de_Almagro in castigliano).

Argentina, dopo trent’anni i tifosi riportano il San Lorenzo de Almagro a casa
Il San Lorenzo de Almagro può finalmente tornare a casa, dopo trent’anni di nomadismo, nel mitico Estadio Gasómetro dove ha scritto alcune delle pagine più belle della storia del calcio sudamericano. Lo potrà fare grazie ai suoi tifosi, che al termine di lunghe stagioni di lotta a marzo sono scesi in piazza in oltre 100mila nella significativa cornice di Plaza de Mayo, con bandiere e striscioni azulgrana, per chiedere al municipio di Buenos Aires di approvare una legge per restituire ai legittimi proprietari le terre espropriate durante la dittatura fascista, come quelle dove sorgeva l’Estadio Gasómetro. Il 15 novembre la giunta della capitale argentina ha detto sì, e ha approvato la Ley de Restitución Histórica. Adesso la catena francese di supermercati Carrefour ha sei mesi di tempo per rivendere a prezzo equo al San Lorenzo quei terreni, altrimenti saranno espropriati e restituiti ai legittimi proprietari.

Squadra del barrio di Boedo, quartiere di Baires rinomato per il tango e per i suoi caffè bohemiennes, il San Lorenzo de Almagro aveva fatto innamorare il mondo verso la fine degli anni Sessanta, quando i carasucias – le facce sporche, per il gioco sfrontatamente offensivo in campo e gli atteggiamenti ribelli fuori - arrivarono a vincere un campionato rimanendo imbattuti per tutta la stagione. Altri tre campionati vinti fino al 1974, e sono cominciati i problemi. Primo di tutti l’esproprio dello stadio da parte della dittatura militare di Videla che, approfittando delle difficoltà finanziarie del club, lo obbliga a vendere i terreni su cui sorge l’impianto del Gasómetro per 900 mila dollari. Salvo poi non rispettare le promesse di costruirvi su case popolari e rivendere due anni dopo gli stessi terreni alla multinazionale francese Carrefour al prezzo più che triplicato di 3 milioni di dollari.

Il declino del San Lorenzo è continuato poi con la prima retrocessione del club, solo due anni dopo l’esproprio dello stadio, e un nomadismo durato 14 anni, giocando dove capitava alla ricerca di una nuova casa. Fino al 1993, quando la discussa presidenza di Fernando Miele costruì il nuovo stadio Pedro Bidegain, ribattezzato con sofferenza dai tifosi el Nuevo Gasómetro, a ridosso della Villa 1-11-14: uno degli slum più poveri e violenti di Baires. Mentre nel cuore della vecchia Boedo s’ergeva maestoso un supermercato. Nel nuovo stadio il San Lorenzo ha vissuto alterne fortune, riuscendo a vincere ancora due titoli – l’ultimo nel 2007 con l’ex giocatore di Avellino, Inter e Fiorentina Ramón Díaz in panchina – ma navigando per lo più nei bassifondi della classifica del campionato argentino. Senza però perdere mai l’appoggio della propria tifoseria, una delle più spettacolari al mondo.

Adesso, la squadra può finalmente tornare a casa, al numero 1700 di Avenida La Plata, dove ancor oggi si trova un rimodernato ipermercato Carrefour. La catena francese si è opposta alla decisione della giunta comunale di Buenos Aires, sostenendo in un comunicato di avere acquistato regolarmente i terreni e di non aver mai avuto rapporti con la dittatura militare. Ma dovrà comunque sottostare alla Ley de Restitución Histórica, approvata all’unanimità con 50 voti favorevoli e 0 contrari, e restituire i terreni ai legittimi proprietari entro sei mesi al costo di indennizzo di 94 milioni di pesos. Entro il 2016 il mitico Estadio Gasómetro dovrebbe quindi essere ricostruito. Una grande vittoria per i tifosi del San Lorenzo e una piccola rivincita anche per tutti coloro che videro la propria terra espropriata con la forza dalla sanguinaria dittatura fascista e rivenduta poi alle multinazionali straniere.
Luca Pisapia
tratto da Il Fatto Quotidiano

venerdì 7 dicembre 2012

L'INZOLENTE DISINFORMAZIONE CREMASCA

La notizia"postuma"dell'avvenuto arresto di Mauro Inzoli(don per gli ecclesiastici)è trapelata in questi giorni dopo un assurdo silenzio di tutti gli organi di informazione cremaschi e aggiungerei regionali,visto che Inzoli è ancora uno ancora molto potente nell'organigramma mafioso nell'ambito di Comunione e Liberazione.
Lo stretto collaboratore di Formigoni,ormai per pochi mesi ancora presidente della regione Lombardia,celava dietro al suo ritiro dalle scene di Crema e in particolar modo della parrocchia centrale di Santa Trinità,vero e proprio feudo clericale di proprietà ciellina,uno scenario un poco diverso dall'anno sabbatico concessosi per motivi di salute.
La fine dell'arresto a domicilio per appropriazione indebita è finito da circa due settimane,come descritto dall'articolo a firma di Paolo Zignani che ha saputo dar luce su questa oscura vicenda e che ha già avuto velate minacce di denunce(vedi:http://cremonademocratica.org/2012/12/06/crema-monsignor-mauro-inzoli-ha-finito-il-periodo-dei-domiciliari-da-circa-due-settimane-era-stato-arrestato-per-appropriazione-indebita/ che è pure la fonte del primo articolo),mentre i contributi successivi sono parte del forum Preti in crisi(http://laici.forumcommunity.net/?t=27924764&st=30 )e di Indymedia Lombardia(http://lombardia.indymedia.org/node/35618 ).
Mentre il primo contributo parla della latitanza dei mass media locali,in primis il quotidiano principe di Crema"La Provincia",una redazione dove se volevi lavorarci dovevi esibire la linda tesserina di Cielle,il secondo è un articolo del 2010 di Crema on-line che non sono riuscito a trovare sul sito ma solo attraverso un vecchio forum(entrambi i sovracitati divulgatori d'informazione a oggi non hanno ancora accennato alla notizia)e che parla dell'addio avvenuto a fine ottobre del 2010 del mammasantissima Inzoli al suo popolo.
L'ultimo pezzo è invece una sana e giusta denuncia contro le porcate messe in atto dai mafiosi di cielle a Crema,dall'ecomostro dei Sabbioni(ormai lasciato da oltre un anno a se stesso),al già citato feudo di Santa Trinità fino all'associazione Charis,un poco quello che dal 2009 avevo cominciato personalmente a denunciare attraverso questo blog(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/09/lupi-travestiti-da-agnelli.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/06/giu-le-mani-da-artshot.html ).
Già comunque dal suo addio alla scena cremasca qualcuno già paventava qualcos'altro rispetto ad un anno sabbatico per rimettersi in sesto,e cito il secondo articolo odierno"ufficialmente per motivi di salute, con i maligni già pronti ad adombrare ben altri scenari"...beh,stavolta i"maligni"hanno ragione da vendere!

Crema, una notizia che nessuno ha voluto dare. Mons. Mauro Inzoli, leader di CL, ha finito il periodo dei domiciliari da circa due settimane. Era stato arrestato per appropriazione indebita.


Monsignor Mauro Inzoli ha cessato gli arresti domiciliari circa due settimane fa. La Provincia di Cremona, che era informata, da quanto si apprende, non ne ha parlato. Perché questo silenzio?
 
Dov’è finito l’ex presidente del Banco Alimentare? Ha ricoperto tale carica per quindici anni, poi ha annunciato un anno sabbatico. Quindi un comunicato della parrocchia di Santa Trinita, a Crema, dove monsignor Inzoli è diventato uno dei massimi esponenti di Comunione e Liberazione non solo della diocesi. Si diceva persino che fosse il confessore di Roberto Formigoni.
Nessuno ha scritto questa notizia della conclusione degli arresti. Non se ne deve parlare? Si fa del male a qualcuno a dare una notizia vera? Dà fastidio in campagna elettorale? Si è parlato di una sua presenza a un convegno del Banco Alimentare ad Ascoli Piceno, ma su monsignor Inzoli non si sente una parola sicura. Ormai il periodo di detenzione domiciliare è concluso. Una fonte certa ha parlato tempo fa. Ho atteso che almeno un giornale lo scrivesse. Nessuno ha scritto. Perché questo modo di fare?
A questo punto è legittima una riflessione. Se una persona tanto conosciuta diventa un mistero e invece è stata arrestata ai domiciliari per appropriazione indebita, perché la notizia non diventa pubblica?
Perché altri, se vengono arrestati ai domiciliari, finiscono sui giornali e quando finisce il periodo di pena se ne dà notizia? Il Piccologiornale, edizione cremasca, l’anno scorso ha pubblicato in prima pagina un articolo sul mistero Inzoli. Dov’è finito? Già. I parrocchiani evitano l’argomento.
Che cosa bisogna pensare? Che quando si tratta di Comunione e Liberazione in certi ambienti è difficile dare notizie?
Monsignor Inzoli, o don Inzoli come lo si chiamava familiarmente, è stato presidente della Fondazione Banco Alimentare fino al maggio di quest’anno, quando gli è succeduto il manager del no profit Andrea Giussani, come scritto da Crema on line.
Andrea Giussani era stato affiancato al monsignore nel 2010. Proprio nell’ottobre 2010 uscì la notizia che diceva che monsignor Mauro Inzoli avrebbe lasciato Crema. Si parlava di un anno sabbatico. “Ho nel cuore la speranza che accoglierete chi prenderà il mio posto come è stato per me. Io ho solo da ringraziare” disse il leader di Comunione e Liberazione, una persona di primo piano nel movimento creato da don Giussani.
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Dopo 17 anni Monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico "per motivi di salute". La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli
di Bruno Mattei

Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico "per motivi di salute". La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli Crema - Monsignor Mauro Inzoli ha salutato la parrocchia della Santissima Trinità durante la messa festiva delle 11. La notizia era circolata in Crema già nei giorni precedenti, ma non era stata ancora ufficializzata. Il suo addio alla parrocchia cittadina arriva dopo un servizio e un magistero durati 17 anni: don Mauro infatti era stato inviato a guidare la comunità della Santissima Trinità dal vescovo Libero Tresoldi nel 1993.

Il saluto alla fine della messa.
Il suo saluto si è condensato tutto in una sola, sofferta frase pronunciata al termine della celebrazione eucaristica, a funzione ormai conclusa: “Voglio dirvi che ho nel cuore la speranza. La speranza che possiate accogliere chi verrà dopo di me come avete accolto me. Io devo solo ringraziarvi e che il Signore sia con voi”. La richiesta di essere sollevato dall’incarico don Inzoli l’aveva avanzata al vescovo Oscar Cantoni nelle scorse settimane. Ufficialmente per motivi di salute, con i maligni già pronti ad adombrare ben altri scenari. Avuto l’ok dal vescovo, don Mauro aveva comunicato la decisione al consiglio pastorale ma non aveva ancora ufficializzato la notizia in parrocchia.

La chiesa gremita per l’annuncio.
Una simile notizia non poteva rimanere marginale, pertanto l’annuncio era atteso e oggi la chiesa era gremita di fedeli per il doloroso addio di un parroco che ha letteralmente rivoluzionato la parrocchia di via XX settembre in questi 17 anni di lavoro: dai restauri della chiesa al rifacimento di tutti i luoghi che compongono la comunità, tra i quali l'oratorio, il salone degli eventi, fino al "campetto" i cui lavori sono in via di ultimazione. La presenza di don Inzoli alla Santissima Trinità ha poi coinciso con il radicamento a Crema del movimento di Comunione e Liberazione, di cui don Mauro è personaggio di spicco, figurando tra i responsabili nazionali.

Uomo del fare.
Nato a Torlino Vimercati nel 1950, è prete dal 1976, anno in cui riceve il primo incarico come coadiutore a Monte Cremasco. Immaginiamo che l’addio alla parrocchia per don Inzoli debba esser stato davvero difficile. Uomo del fare, in questi anni ha allineato l’impegno diocesano, quello culturale come rettore del Liceo linguistico e quello sociale nazionale come presidente del Banco Alimentare.

L’omelia di commiato.
Nell’ultima omelia don Inzoli ha voluto ricordare che spesso Dio mette alla prova chi lo sostiene: “Quante volte preghiamo chiedendo a Dio, vieni presto a salvarmi. Lui verrà, non tarderà e il giusto vivrà la sua fede; ma quando la fede è ridotta a idea prima o poi non ha più la capacità di sostenere la vita. Ma quando è piena degli occhi del giusto allora sì che la vita ha senso e gli appartiene”. La sua richiesta è stata di un anno sabbatico per rimettersi in salute, tornando ad abitare nell'appartamento di Milano con la madre e la sorella.
Dopo 17 anni monsignor Mauro Inzoli lascia la Santissima Trinità. Chiesto un anno sabbatico "per motivi di salute". La decisione annunciata nella messa festiva delle 11 ai tanti fedeli

DOMENICA 3 OTTOBRE 2010
[CREMA] studenti & individualità -contro CL
[Crema]Mercoledì sera un gruppo di studenti e diverse individualità si sono dati appuntamento all'esterno della sala Alessandrini per una vigorosa contestazione ai vertici regionali di CL.
Il livore nei confronti di questa lobby non nasce "semplicemente" dalla politica scandalosa portata avanti dal governatore Formigoni, Crema è il crocevia affaristico-mafioso di questa formazione cattolico-integralista,in città se ne respira l'aria e nulla si muove se prima non "parla" CL. Per rendere l'idea,una qualsiasi potente famiglia mafiosa sarebbe meno influente rispetto al territorio di quanto non lo sia questa accozzaglia di maneggioni...l'intero quartiere che ruota intorno alla chiesa di S. Trinita è di proprietà di CL,gestisce un consultorio e ha diversi asili x l'infanzia è dentro le stanze del potere comunale e ha una "ramificazione" con l'associazione denominata Charis,in buona sostanza è invischiata in qualsiasi cosa "trasudi denaro",certo,per una grande metropoli potrebbe essere "normale",ma in una città di 35000 abitanti la situazione è veramente ammorbante,soprattutto se si pensa al fatto che la politica nazionale di questa lobby, viene decisa qua,nel buco del culo della Lombardia(passatemi il termine)...il solo pensiero ti rende impotente...
L'ultimo regalo formigoniano al deus ex machina Don Mauro Inzoli,sono un bel mucchio di milioni di euro per costruire una scuola ciellina,soldi ovviamente pubblici non certo donati da un'ente caritatevole e lo scheletro di cemento è ben visibile nel quartiere Sabbioni;per fare un parallelismo tra "scuola e scuola"...2,5 milioni x CL vs 250mila € per tutte le scuole pubbliche della provincia!!!
Per tutto questo e per altre cose che non ho descritto per non ammorbarvi,proviene il nostro odio,non è la prima volta che ci opponiamo a questo strapotere e certamente non sarà l'ultima,lo sappiano Rossoni,Don Inzoli la Digos e tutti i lacchè...noi non ci arrendiamo allo stato di cose presenti...
Ci muoviamo come lupi nella notte e anche stavolta la questura è stata presa alla sprovvista,certo minaccia denunce...bla bla bla... il bello è che anche stavolta gli siamo saliti su per la "canna fumarea"!!! Quando e dove lo decidiamo noi...

CremaRibelleControCielle

giovedì 6 dicembre 2012

IL PORCELLUM E IL CASALEGGIUM

La libertà è partecipazione cantava Giorgio Gaber in una delle sue canzoni più famose e impegnate,
fatto sta che evidentemente Beppe Grillo questa non l'ha mai ascoltata o peggio la conosce e se ne vuole fregare altamente visto che la sua idea di democrazia e di elezioni primarie si identifica con una misteriosa votazione tra pochi"fortunati"(si parla di centomila persone)che potranno scegliere i candidati del M5stelle a fronte di un potenziale elettorale che varia tra i sei e gli otto milioni di votanti.
Quindi la stragrande maggioranza dei possibili elettori del M5stelle non potrà scegliere direttamente da chi vorrebbe essere rappresentato,perciò se una persona non sia stata iscritta on-line al progetto grillino prima di fine settembre non potrà votare,chi non è registrato al sito(come me)non può sapere il nome dei candidati(la condizione per diventarlo è essere già stato presente in passate liste elettorali sia comunali che regionali)ed essi stessi non sanno quanti voti hanno preso.
Tutta questa segretezza manovrata da Casaleggio associati,la società di Gianroberto Casaleggio,il cofondatore del Movimento assieme a Grillo e presidente dell'omonima società di web marketing che gestisce il blog del comico genovese e l'intera operazione delle parlamentarie,è indice di una non partecipazione,di un'impossibilità oggettiva di non far partecipare democraticamente tutti i potenziali elettori(basti pensare a quelli che non hanno accesso ad internet,alla maggior parte dei pensionati e altro),quindi la"partecipazione"della gente comune ed onesta di cui tanto Grillo si riempie la bocca ed i discorsi è solo una colossale balla di una persona che ancora accetta il fascismo che è insito dentro al suo spirito.
Almeno in termini numerici il Pd ha avuto primarie più rappresentative dove ha partecipato almeno un quarto del potenziale elettorale(tre milioni contro un bacino teorico di dodici)che sono dovuti uscire di casa per votare,contro una percentuale irrisioria di partecipanti alle parlamentarie grilline on-line.
L'articolo sottostante è preso dal sito del Giornale di Vicenza on-line(http://www.ilgiornaledivicenza.it/ )e propongo un articolo de"Il fatto quotidiano"che parla delle numerose esclusioni da parte del Movimento di possibili candidati(http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/12/05/movimento-5-stelle-per-eletti-ed-elettori-casaleggium-resta-mistero/436143/ ).

Primarie a 5 stelle, le regole di Grillo dividono gli iscritti.

POLITICA. Oggi l'ultimo giorno di voto per le “Parlamentarie” on line. Sumberaz, portavoce di Schio: «Non voterò, non c'è trasparenza e in lista ci sono troppi ex attivisti». Tra loro anche l'ex candidato sindaco a Vicenza
06/12/2012
Le regole di Grillo per le primarie fanno discutere gli iscritti
Vicenza. Le primarie a 5 stelle dividono il popolo grillino. Le regole sulle Parlamentarie, le selezioni on line dei candidati al Parlamento per il Movimento 5 stelle, scatenano un acceso dibattito tra gli attivisti: le polemiche viaggiano sul web, ma non solo. È di martedì la nota con cui Emiliano Pozzolo, 32 anni, si è dimesso da portavoce della lista a 5 stelle di Marano Vicentino, denunciando «una deriva autoritaria e padronale del Movimento». Ora Pozzolo riceve «la solidarietà» di Massimo Sumberaz, portavoce dei grillini di Schio e dell'Alto Vicentino, che svela: «Alle primarie non voto: nelle regole imposte da Grillo e Casaleggio non c'è trasparenza».
IL “CASALEGGIUM”. Sumberaz, che precisa di parlare a titolo personale, è uno di coloro che contestano il sistema scelto per selezionare i candidati al Parlamento. Si tratta di primarie chiuse: il voto on line è riservato agli iscritti al M5S entro il 30 settembre e i candidabili sono solto coloro che in passato avevano già fatto parte di liste a 5 stelle per le Comunali o Regionali. La lista dei papabili è visibile sulla piattaforma web di Grillo solo dagli iscritti al M5S. Vicenza ricade nella circoscrizione “Veneto 1”, dove i candidati sono 76, di cui 21 vicentini. Ogni iscritto può esprimere tre preferenze.
I “RIPESCATI”. «Il “Casaleggium” è un sistema sbagliato - dice Sumberaz -. Non c'è trasparenza, perché non si sa quanti siano a votare, né chi controllerà il voto. E se ci fosse un attacco di hacker? I sistemi informatici si possono manomettere...».
Tutti i particolari nel Giornale in edicola
Marco Scorzato

mercoledì 5 dicembre 2012

LAME FASCISTE A MILANO

L'aggressione fascista avvenuta a Milano domenica ai danni di un militante antifascista milanese ha già avuto episodi di risposta di assoluta e comprensibile giustezza come l'assalto di compagni ad una sede di ratti neri in Viale Brianza ed un corteo nutrito che ha sfilato in città partendo da Piazzale Loreto.
I due contributi entrambi presi dal sito antifa.org parlano del vile attacco compiuto in metropolitana in zona stazione centrale da parte di due appartenenti al gruppo neonazifascista di"Libertà e azione" che hanno accoltellato per fortuna in modo non mortale un compagno trentacinquenne:invece si nota un'evidente confusione nel pezzo finale proposto e preso da"Il fatto quotidiano"che fa sembrare la vittima dell'assalto il vero colpevole.
Fatto sta che uno degli aggressori si è costituito mentre l'altro,si crede ad un coetaneo dell'accoltellato,è ancora latitante ma si presume che chi di dovere stia già sondando le fogne per poterlo trovare e fare giustizia.

Accoltellato un compagno a Milano ·

Episodio gravissimo avvenuto questo pomeriggio (domenica 2 dicembre 2012) a Milano, sotto la ¨metropolitana di Stazione Centrale.
Un compagno dell’area del ticinese é stato infatti accoltellato da due ragazzi, che dall’abbigliamento e dall’aspetto appartengono molto probabilmente a un gruppo di estrema destra (Hammer Skin).
Verso le 17 infatti, a seguito di un diverbio e di una iniziale colluttazione, i due ragazzi hanno aggredito il compagno colpendolo con un coltello: il ferito si trova ora in ospedale dove i medici stanno accertando la gravità delle lesioni riportate. Le notizie mediche paiono essere per ora incoraggianti ma l’aggressione avrebbe potuto avere conseguenze ben peggiori, essendo stata la coltellata inferta all’altezza del costato.
Ignota l’identità dei due aggressori, anche se l’aspetto e le dinamiche non possono non far pensare che possano appartenere a qualche gruppo di estrema destra, magari basato proprio nella zona dell’accaduto.
Seguiranno aggiornamenti.
http://milanoinmovimento.com/primo-piano/accoltellato-un-compagno-a-milano

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Attivista dei centri sociali accoltellato dai naziskin
La vittima è stata ricoverata al San Paolo, non è in condizioni gravi, ha riconosciuto gli aggressori che apparterrebbero a gruppo di estrema destra. Tensione in città
di SANDO DE RICCARDIS

Attivista dei centri sociali accoltellato dai naziskin
E' stato riconosciuto mentre camminava nei corridoi della metropolitana, in stazione Centrale, è stato circondato e colpito con più di una coltellata alla pancia, alle braccia e alle spalle Il giovane, un militante del vecchio centro sociale Orso, tuttora attivo nella galassia antagonista milanese, S. Z., 35 anni, è andato da solo all'ospedale San Paolo. Le sue condizioni non sono gravi, ma l'accoltellamento ha fatto salire la tensione in città. Il ferito ha riconosciuto i due aggressori giovani di estrema destra "naziskin per l'aspetto e l'abbigliamento", ha detto ai compagni dei centri sociali.
S. Z. stava tornando a casa, quando è stato circondando da due ragazzi che hanno iniziato a insultarlo e spintonarlo, finché non è spuntato il coltello che lo ha colpito alla milza. I medici del San Paolo lo hanno medicato e lo hanno dichiarato fuori pericolo.
"Un compagno dell'area del ticinese é stato infatti accoltellato da due ragazzi, che dall'abbigliamento e dall'aspetto appartengono molto probabilmente a un gruppo di estrema destra, gli Hammer Skin", hanno scritto su un sito di riferimento gli antagonisti Un episodio che però resta grave, e che fa alzare la tensione in città, a pochi mesi dal decennale dell'assassinio di Dax, l'altro militante dell'Orso ucciso da militanti di estrema destra nel marzo del 2003.
 Milano, accoltellamento alla stazione: si costituisce un 17enne neonazi ·

Hanno rischiato di uccidersi per una spilla a forma di svastica. Sarebbe questo, infatti, il movente della lite sfociata nell’accoltellamento di Stefano Zecchina, il militante del centro sociale Orso ferito domenica a Milano, secondo quanto riferito dall’aggressore, che si è costituito oggi. “Sono stato aggredito mentre passavo in metrò – ha raccontato agli agenti l’aggressore, un 17enne milanese – perché avevo sugli abiti una spilletta a forma di svastica“. A quel punto, “impaurito” per l’aggressione, il giovane ha estratto un coltellino e ha colpito l’avversario. La sua ricostruzione, che dovrà essere confrontata con quella dell’aggredito, è al vaglio degli investigatori.
Dai primi accertamenti della Digos, il ragazzo presentatosi in questura è un “simpatizzante dei gruppi della destra radicale“, ma non risulta frequentatore assiduo di nessuno di questi gruppi o associazioni. Secondo il suo racconto, stava aspettando un treno sulla banchina del metrò quando è stato affrontato dal militante dei centri sociali, che lo aveva riconosciuto come avversario politico per via del suo abbigliamento e di una spilla a forma di svastica che portava su un giaccone. “Mi ha tirato un pugno e una testata – ha detto il ragazzo – e io allora ho preso un coltello multiuso che avevo in tasca e l’ho colpito al ventre e a un braccio”. Poi il giovane ha visto che l’uomo si allontanava e, secondo quanto riferito, non poteva sapere la gravità delle ferite. E anche lui si è dileguato.
Nelle ultime ore, insieme alla famiglia, è arrivata la decisione di presentarsi in questura. “Ha raccontato la sua versione e si è assunto le proprie responsabilità per quanto successo e per le lesioni provocate”, ha detto il suo legale, affermando che il ragazzo “si è reso conto di aver sbagliato“.
La notizia dell’accoltellamento aveva scatenato la rabbia di alcuni militanti dei centri sociali, che nella notte di domenica hanno tentato di prendere d’assalto una sede dei cosiddetti “Hammer skin“, una formazione di estrema destra, in viale Brianza a Milano. I militanti, con il volto coperto, hanno prima tentato di entrare, e poi hanno affrontato le forze dell’ordine, che erano già in allerta.
Nella serata di lunedì, invece, per esprimere solidarietà al ragazzo ferito, circa 300 persone hanno presidiato piazzale Loreto, luogo simbolo dei partigiani. Il giovane aveva raccontato di essere stato aggredito da due esponenti di estrema destra appartenenti a “Lealtà e Azione”. Un centinaio di militanti dei centri sociali ha tentato di prendere d’assalto una sede dei cosiddetti ‘hammer skin’, una formazione di estrema destra. Con il volto coperto, hanno prima tentato di entrare, e poi hanno affrontato le forze dell’ordine, che erano già in allerta. Ne sono scaturiti tafferugli.

Fonte: ilfattoquotidiano

martedì 4 dicembre 2012

PASTA CON PATATE E FAGIOLINI

Questo primo piatto di origini liguri,nato per rendere più corposo un buon piatto di pasta col pesto,è davvero una sintesi di bontà e di pienezza,infatti l'apporto delle patate lesse contribuisce a rendere sazi già dopo qualche forchettata anche se il buon sapore inviterebbe a mangiarne più del dovuto.
Si dovrebbe far bollire tutto assieme,fagiolini,patate e pasta,ma i diversi tempi di cottura mi rendono più facile una cottura differita dei vari ingredienti:l'aggiunta finale del pesto e dell'olio extravergine di oliva rendono il piatto meno asciutto e più saporito.
Ingredienti:
-pasta
-fagiolini
-patate
-olio extravergine d'oliva
-pesto
Dopo aver messo la pentola sul fuoco prima che bollisca del tutto si mettono le patate tagliate a tocchetti non molto grossi,e dopo qualche minuto si aggiungono i fagiolini(o cornetti)che verranno tolti dall'acqua che ormai sarà diventata bollente e che è pronta per accogliere la pasta.
Si potrebbe anche cuocere tutto assieme ma bisogna stare attenti affinchè le patate non comincino a sfaldarsi ed i fagiolini a diventare troppo molli:comunque a fine cottura dopo aver scolato si mischiano tutti gli ingredienti assieme aggiungendo l'olio ed il pesto,e volendo una bella nevicata di parmigiano ed il piatto è pronto.

SCONTRI NO TAV A LIONE

L'incontro bilaterale tra Francia ed Italia avvenuto a Lione con la presenza dei due premier Holland e Monti ha avuto uno strascico violento causa il brutale attacco subìto dai manifestanti No Tav francesi ed italiani da parte della polizia d'oltralpe.
C'è da dire che gli attivisti italiani erano già stati presi di mira dal confine in quanto i dodici pullman organizzati per il corteo(che poi non c'è stato visto che a Lione le forze del disordine gli hanno segregati in una piazza)sono stati bloccati e scortati fino alla città francese,e dopo il presidio di protesta ecco il prercorso inverso infarcito di botte e di irruzioni con spray al peperoncino sui bus che hanno coinvolto la gente a casaccio.
L'articolo proposto da Senza Soste parla della cronaca degli scontri e del fatto che ancora una volta i cittadini si sono trovati davanti alla violenza sbirresca comandata dai poteri forti comandati dalle banche che si stanno mangiando oltre che i nostri soldi anche la nostra dignità.

Cosa è successo oggi a Lyon? Ve lo raccontiamo noi .
Lyon: sospesi i diritti umani, cariche, gas lacrimogeni, bus sequestrati e pestaggi anche sugli autobus. Il comunicato stampa del Movimento Notav.
Da un lato c’erano i governi delle crisi economiche dall’altro lato l’europa dei popoli, dei cittadini e delle lotte. I primi hanno firmato l’ennesimo protocollo privo di contenuti e inutile che non smuove un euro verso alcuna opera. I secondi hanno provato a manifestare il loro pensiero, la loro contrarietà verso queste scelte.
I primi, Monti e Hollande usando tutta la loro gradevole gentilezza hanno convinto i giornali e le tv che loro stessi governano che tutto sarebbe filato liscio d’ora in avanti, sul tav, sulle risposte da dare alla crisi economica e su molto altro ancora. Protetti da migliaia di poliziotti hanno firmato, parlato, fotografato, mangiato sulle spalle dei cittadini che tanto erano lontani chilometri. I no tav, i cittadini veri, quelli che le scelte dei governi le pagano sulla loro pelle sono stati scortati, e bloccati per almeno 4 ore al confine, poi ancora bloccati alle porte di Lyon e solo grazie alla loro caparbietà hanno raggiunto la piazza a loro concessa per manifestare.
Partiti alle 6 del mattino giunti a Lyon alle 3 del pomeriggio. Poi la sorpresa, in piazza le libertà finiscono sulla scaletta del pulman. Qui, a Lyon comanda la polizia del governo Hollande ed ogni tipo di corteo è vietato come lo è allontanarsi dalla piazza anche solo per andare ai servizi. Vietato abbandonare la piazza! Questo l’ordine perentorio, poi però alle 18 si fa buio e per la Police è ora di far rientrare i no tav a casa e così uomini donne anziani e bambini vengono caricati a freddo con manganelli, spray urticanti e lacrimogeni verso i pulman. Quindi i pulman vengono poi sequestrati dagli agenti che salgono e menano chiunque si alzi dal seggiolino. In un caso l’autista viene anche brutalmente sostituito da un agente di polizia che guida lui il pulman verso il confine. In un altro caso gli agenti saliti sul pulman spruzzano lo spray al peperoncino provocando il malore della quasi la totalità dei passeggeri. Ogni pulman viene quindi scortato sotto minaccia sull’autostrada e dopo il casello vengono ancora bloccati (alle 20:30 sono ancora lì). Queste le notizie che ci giungono da oltre confine. Due facce dello stesso problema? No assolutamente no. Da un lato, dentro i palazzi carnefici burocrati che in nome delle banche e della crisi sono disposti a passare sui corpi delle persone anche a costo di vedere scorrere del sangue. Dall’altro l’Europa dei popoli, della gente semplice, dei cittadini che nonostante le violenze, i soprusi e in questo caso anche i furti che da anni subisce, continua e continuerà a lottare. Non è un problema che presuppone una mediazione è semplicemente una parte quella sana che deve vincere sull’altra, quella malata.
Movimento NoTav
da notav.info
tratto da http://www.infoaut.org
2 dicembre 2012

lunedì 3 dicembre 2012

IL WEEKEND DI LIVORNO

Livorno ha vissuto un weekend davvero intenso dal punto di vista politico e della lotta,in quanto il fine settimana si è aperto con le contestazioni a Bersani presente in città con le cariche della polizia,che anche il giorno dopo ha aggredito,comandata dalla Digos,un gruppo di manifestanti che hanno tenuto un corteo conclusosi in Piazza Cavour che protestavano per l'appunto contro la repressione sbirresca.
Giusto ieri un migliaio di livornesi hanno quindi marciato verso la Prefettura costringendo sbirri e digossini a rifugiarsi entro di essa mentre l'edificio veniva attaccato con vari oggetti e petardi visto che oggigiorno bisogna per forza ricorrere a prese di posizione decise per far valere i propri diritti.
L'articolo di Senza Soste propone i link dei vari interventi più dei video girati in occasione degli eventi sopra citati.

Livorno: oltre 1000 in corteo contro gli abusi della polizia. Scontri alla Prefettura. I video
Un corteo grossissimo con oltre 1000 persone (600 per la questura) ha attraversato Livorno questo pomeriggio. Un corteo indetto spontaneamente e direttamente in piazza nella serata di sabato dopo l'aggressione a freddo da parte di un reparto celere a una cinquantina di manifestanti (studenti disoccupati e precari della ex caserma occupata, ma anche semplici passanti rimasti feriti) che stavano facendo un presidio pacifico e divulgativo in piazza Cavour (articolo - video 1 - video 2 - comunicati). Un presidio di denuncia per le cariche subite la sera prima in occasione della contestazione a Bersani al terminal crociere.
La giornata di oggi è stata quindi la terza, dopo due giorni di tensioni e abusi da parte della polizia a fronte di una cinquantina di manifestanti sempre presentatosi in piazza per esprimere il proprio dissenso, senza provocazioni o atti violenti. Nessuno si sarebbe aspettato che oltre 1000 persone rispondessero ad un appello fatto solo nella serata di sabato con appuntamento ore 17 della domenica in piazza Cavour. Il tam tam su siti e social network ha fatto sì che la risposta dei livornesi fosse oltre le aspettative.
Guarda i video del il corteo e degli scontri in prefettura (1 - 2 - 3)
Il video montato di tutta la giornata di domenica. Passo per passo fino alla Prefettura
Un corteo, dunque, numeroso e pieno di giovanissimi. Centinaia di facce nuove, probabilmente presentatesi al corteo dopo aver assistito alle cariche della sera prima in piazza Cavour, piazza di ritrovo dei giovani livornesi. Ma non è da sottovalutare che la presenza di questi giovanissimi sia anche frutto della rabbia di una città prima del centro-nord per Neet (giovani che ne' studiano e ne' lavorano) oltre che di una disoccupazione giovanile altissima. Una generazione piena di giovani con nulla da perdere.
Ma andiamo alla cronaca. Il corteo è partito da piazza Cavour e si è snodato in modo del tutto tranquillo e comunicativo per via Cairoli, piazza Grande e piazza del Municipio. In testa uno striscione con scritto "Livorno non si piega" e un manifestante col megafono che spiegava gli eventi del giorno precedente. Poi il corteo si è diretto verso la questura con cori diretti contro il questore. Lì ad attendere i manifestanti solo la digos. Dopo pochi minuti il corteo si è spostato davanti alla prefettura dove è comparso il reparto celere tenuto nascosto fino a quel momento. A quel punto la situazione è scappata di mano perchè la vista del "reparto" ha fatto scattare la molla. La digos e il reparto mobile sono stati costretti a ripiegare dentro la prefettura a causa di un fitto lancio di lamperogeni, petardi e transenne. Dopo pochi minuti il corteo si è sciolto spontaneamente.
Sappiamo già che nei prossimi giorni ci saranno comunicati di condanna, richieste di pene esemplari e ricerca di capri espiatori. Oggi dopo 3 giorni di tensioni è esplosa una rabbia che va oltre i fatti del fine settimana. Una città assopita piena di giovani senza futuro ha risposto con oltre mille persone a fronte delle meno di cinquanta presenti ai due presidi precedenti. Un dato che fa capire come oggi è stata una giornata di conflitto spontaneo collettivo. Ma tutti coloro che oggi vorranno condannare si ricordino bene del silenzio che hanno tenuto ieri a fronte di un pestaggio a freddo inutile da parte della polizia e si ricordino che dopo 3 giorni di gestione dell'ordine pubblico in questo modo, chiedere le dimissioni del questore sarebbe il minimo.
red. 2 dicembre 2012