domenica 22 marzo 2009

NOW I'M HERE

Mi sembra di fare un torto a tutte le altre canzoni dei Queen mettendo il video di un brano prima dell'altro,perchè è uno dei pochi gruppi "eletti" nella mia personale scelta delle più grandi band che abbiano mai calcato le scene musicali di tutti i tempi.
"Now I'm here"è un brano scritto da Brian May nel 1974 per l'album "Sheer heart attack" ed è una delle canzoni dei Queen che preferisco per il piglio rockettaro della melodia,in un periodo,gli anni settanta,dove hanno composto la maggior parte dei brani che preferisco.
La formazione storica è composta dal cantante e leader Freddy Mercury,il chitarrista Brian May,il bassista John Deacon ed il batterista Roger Taylor,la loro dscografia è immensa e consiglio di cercare in rete un adeguato resoconto delle loro fatiche che stanno tuttora proseguendo con il nuovo frontman Paul Rodgers.
Ecco il testo con la traduzione:

Here I stand (here I stand)
Look around around around around around
But you won't see me (but you won't see me)

Now I'm here (Now I'm here), now I'm there (Now I'm there)
I'm just a ... just a new man
Yes you made me live again, wow

A baby I was when you took my hand
And the light of the night burned bright
The people all stared didn't understand
But you new my name on sight

Ooh whatever came of you and me
America's new bride to be
Ooh, don't worry baby I'm safe and sound

Down in the dungeon just peaches 'n' me

Don't I love her so
Yes you made me live again, yeah

Yeah, ooh, a thin moon me in a smoke-screen sky
Where the beams of your lovelight chase
Don't move, don't speak, don't feel no pain
With the rain running down my face

Your matches still light up the sky
And many a tear lives on in my eye

Down in the city just Hoople 'n' me
Don't I love him so
Ooh, don't I love him so
Wooh

Whatever comes of you and me
I love to leave my memory with you

Now I'm here (Now I'm here)
Think I'll stay around around around around around around
Down in the city justa you 'n' me
Don't I love you so
Go, go, go, little Queenie.


Sono qui (sono qui)
Guarda intorno intorno intorno intorno intorno
Ma non mi vedrai (ma non mi vedrai)

Ora sono qui (ora sono qui), ora sono lì (ora sono lì)
Io sono solo... solo un uomo nuovo
Si, mi hai fatto rinascere, wow

Ero un bambino quando mi hai preso per mano
E la luce della notte brillava forte
Tutte le persone guardavano e non capivano
Ma tu sapevi il mio nome già solo alla mia vista

Ooh qualsiasi cosa sia avvenuta di noi due
L'America avrà una nuova sposa
Ooh, non preoccuparti piccola sono sano e salvo

Giù nella cella solo il mio amore ed io

Non la amo così tanto
Si, mi hai fatto rinascere, yeah

Yeah, ooh, una sottile luna in un cielo color fumo
Dove i raggi della tua luce d'amore mi rincorrono
Non muoverti, non parlare, non aver paura
Con la pioggia che scorre sul mio viso

I tuoi fiammiferi ancora illuminano il cielo
E più di una lacrima resiste nei miei occhi

Giù in città solo Hoople ed io
Non lo amo così tanto
Ooh, non lo amo così tanto
Wooh

Qualsiasi cosa sia avvenuta di noi due
Mi piace lasciare il mio ricordo con te

Ora sono qui (ora sono qui)
Pensa che starò intorno intorno intorno intorno intorno intorno
Giù in città solo tu ed io
Non ti amo così tanto
Vai, vai, vai, reginetta.

GETTATA MERDA SULLE MERDE

Nel giro di poche ore tre distinti episodi a Trento,Torino e Bologna,in barba alle ronde padane hanno compiuto gesti di sfida per scuotere l'opinione pubblica in favore degli immigrati contro il razzismo xenofobo leghista e il padronato sempre più potente e strafottente.
Ecco il resoconto degli attacchi mirati ad un gazebo ed una sede della Lega Nord e un ristorante di lusso,tratti da Indymedia e "La Repubblica.Bologna.it".
Torino: incursione in lussuoso ristorante per protesta contro il CIE.

Secchiate di escrementi sui tavoli del lussuosissimo Ristorante del Cambio.E’ successo ieri sera, quando mezza dozzina di attivisti, ha dato l’assalto allo storico locale di piazza Carignano, nel cuore di Torino.
Intorno alle 20.40 qualcuno ha suonato alla porta e qualcuno ha aperto.Sei ragazzi, vestiti di nero e tutti incappucciati, con in mano secchi maleodoranti di sterco e frattaglie, sono entrati urlando nell’elegante e storico ingresso. Poi la corsa verso la sala principale dove c’erano una cinquantina di persone.
Al grido di «libertà per gli immigrati» gli attivisti hanno scagliato il contenuto dei secchi, escrementi e frattaglie, contro i clienti.Poi sono passati ai volantini per la «Campagna contro il centro di identificazione e espulsione di corso Brunelleschi».Il gruppo è poi fuggito.L’allarme è stato dato al 113 da camerieri e avventori, mentre il personale cercava di ripulire gli antichi velluti rossi che coprono le sedie e i divani del locale.
I titolari hanno cercato di ripristinare la normale funzionalità del locale, ma i clienti hanno preferito allontanarsi subito, storditi anche dall’odore nauseabondo che aveva avvolto le prestigiose sale care al conte di Cavour.

(ANSA) - TRENTO, 20 MAR - Sei persone incappucciate hanno effettuato un atto vandalico questo pomeriggio contro un gazebo della Lega Nord Trento in centro a Trento. "I sei - racconta l'on. Maurizio Fugatti, segretario provinciale della Lega Nord - hanno tirato un involucro con degli escrementi, dei lacrimogeni ed un liquido che potrebbe essere dell'acido". Al gazebo posto in via Manci, nei pressi dell'Upim, venivano raccolte firma contro il degrado sociale di Piazza Dante, a Trento. (ANSA).
Attentato contro la sede della Lega.

L'inaugurazione della sede della Lega al Pratello.
Un attentato con un ordigno esplosivo è stata messo a segno la notte scorsa contro la nuova sede elettorale della Lega Nord di Bologna, che era stata inaugurata giovedì scorso. La sede si trova in via Pietralata 42, nel cuore del Pratello, zona nota per la sua "vivacita" notturna. Alle 3.38 sono arrivate le prime telefonate in Questura per segnalare l'attentato che ha prodotto molto rumore, visto anche che la via è stretta. Sono intervenuti pure gli artificieri.L'ordigno, che viene definito rudimentale (potrebbe trattarsi di un cilindro con all'interno polvere pirica), ha divelto nella parte bassa una delle tre serrande che si affacciano sulla strada (quella verso via San Felice) e rotto la vetrata. Sono stati repertati dei fiammiferi che probabilmente sono serviti per l'innesco. Gli attentatori si sarebbero anche introdotti all'interno della sede, orinando. Non ci sono al momento rivendicazioni. Vicino alla sede c'è una scritta a pennarello contro la Lega, che però probabilmente è precedente all'attentato.Si tratterebbe di un attentato dimostrativo, visto che l'ordigno, secondo i primi esami, non sarebbe stato in grado di uccidere."L'attentato di questa notte è un atto criminale da condannare con forza". Lo ha detto il sindaco di Bologna, Sergio Cofferati. "La condanna - ha aggiunto - deve essere unanime e deve essere accompagnata da tutte le azioni necessarie per impedire che la violenza condizioni la politica, la campagna elettorale e il libero esercizio dei diritti costituzionali. Spero che gli esecutori materiali vengano rapidamente individuati e arrestati. Nel contempo - conclude il sindaco - esprimo la mia solidarietà alla Lega Nord, oggetto del vile atto criminoso".

DOMENICA PROSSIMA A LIVORNO TORNA IL MAIALE

Dopo un tiramolla di settimane quel grasso maiale testadicazzo di Borghezio metterà le sue zampe lorde di merda in quel di Livorno domenica 29 marzo prossimo venturo.
E sicuramente il comitato d'accoglienza potrebbe essere come quello del febbraio 2006,ultima data d'avvistamento di un suino tronfio con un foulard verde.
Questo abominio della scena politica italiana,passato da Ordine Nuovo ed arrivato alla Lega Nord,provocatore all'estremo,dal cuore nero pece fascista e dalla puzza nauseabonda,terrà un comizio tra sette giorni nella piazza davanti al teatro Goldoni a mezzogiorno(e come farà a mangiare?),sperando di essere in tanti a contrastarlo con presenza fisica,pronti a fare quello che si deve attuare in simili condizioni.
Per il momento l'appello lanciato dal Comitato Antifascista Livornese(come riportato nell'articolo di "Senza Soste"assieme alla descrizione zootecinca di Borghezio)è quello della prudenza e del non reagire alle provocazioni degli sbirri,ma staremo in guardia ed all'erta...
Non è concepibile che un razzista xenofobo fascista di questo livello possa parlare in un luogo pubblico in Italia e soprattutto a Livorno,città che ha dato i natali al Partito Comunista Italiano,mentre nel resto dell'Europa(vedi Bruxelles e Colonia)viene preso a calci in culo!
Borghezio, gli antifascisti: "E' una trappola, daremo una risposta politica".

"Da noi tutti si aspettano la guerriglia, non l'avranno. Ma non rimarremo nemmeno a letto a far imperversare per la città questo fascista provocatore. Chiediamo a tutta la cittadinanza e le forze politiche di venire in piazza per dare una risposta politica e di massa. Circondiamolo". Il ritrovo è in piazza Cavour alle ore 10.
Questa è la posizione ufficiale Comitato Antifascista Livornese, sigla che storicamente racchiude, in occasione di questi eventi, i gruppi e i singoli antifascisti livornesi. Di seguito il volantino che spiega questa posizione e che chiama i cittadini in piazza per domenica 29 alle ore 10.

Nessuno spazio per i provocatori fascisti.

Borghezio verrà a Livorno a fare il comizio elettorale domenica 29 marzo alle 12 nella piazza davanti al Goldoni, ennesima provocazione di un provocatore professionista che pretende tolleranza dagli altri ma che ha fatto dell'intolleranza verso tutti coloro che non sono bianchi, padani e cristiani, l'oggetto dei suoi comizi.
Parliamoci chiaro: quella della venuta di Borghezio è una trappola e ne siamo ben coscienti. Siamo coscienti che la rivolta spontanea che portò alla cacciata di Borghezio 3 anni fa prese di sorpresa tutti mentre questa ci aspetteranno con reparti celere, telecamere e le denunce già pronte in un cassetto. Ci immaginiamo già le speculazioni di Taradash, il sensazionalismo dei giornali locali e nazionali, le parole dei detrattori della nostra città.
Allo stesso tempo però nessuno può permettere che un simile individuo, dal passato fascistissimo e dal presente mascherato del verde della Lega, possa scorrazzare liberamente nella nostra città, disprezzata da lui e dalla sua gente in quanto troppo popolata da comunisti "froci e amici degli islamici". Ora addirittura definisce brigatista chi lo vorrebbe contestare. Il nostro dissenso e quello di moltissima altra gente è legittimo, così come è legittima l'indignazione e la rabbia di chi non vuol far parlare un essere simile. La libertà di parola è patrimonio della gente comune, non di un europarlamentare xenofobo pagato da noi e cacciato dalla polizia di tutta europa.
E non ci vengano a fare la paternale sulla pubblicità gratuita che facciamo a questi personaggi perché se c'è qualcuno che ha sulla coscienza la pubblicità gratuita a questa gente sono proprio i quotidiani locali, in particolare il Corriere di Livorno, che dalle ronde alla torta concedono ogni giorno prime pagine a personaggi che in città non hanno nessun radicamento e nessun seguito (nemmeno elettorale).
Per questo pensiamo che la contestazione a Borghezio non debba essere un affare da militanti d'avanguardia ma una risposta popolare, di massa e intelligente che mostri a lui e ai suoi pochi seguaci che in questa città non è il benvenuto, ne' al Goldoni ne' altrove.
Da noi tutti il 29 marzo si aspettano la battaglia, tutti si aspettano il grande show della guerriglia. Non glielo daremo. La nostra battaglia è qui, tutti i gironi nella nostra città verso tutti quelli che si comportano da sciacalli, verso tutti i candidati a sindaco che pensano che far parlare Borghezio sia democrazia e che non muovono un dito per arginare la crisi.
Borghezio se ne andrà, i reparti celere anche. Tutti gli altri dovranno rimanere qui.
Anzi, a Borghezio facciamo una proposta che farà risparmiare un po' di soldi ai cittadini: invece della polizia chiamate le ronde a difendervi almeno ci dimostrate che servono a qualcosa.
Domenica 29 marzo, ritrovo ore 10.00 in Piazza Cavour.
....CIRCONDIAMOLO....
Comitato Antifascista Livornese.

Ecco chi è Borghezio.

Negli anni '70 ha militato in "Ordine Nuovo", il gruppo terrorista neonazista oggi considerato, responsabile di molte stragi che dal 1969 al 1974 insanguinarono l'Italia. "Ordine Nuovo" aveva lo stesso motto delle SS: "Il mio onore si chiama fedeltà". Nel 1973 fu sciolto dalla magistratura italiana con l'accusa di ricostituzione del Partito Fascista. Un neofascista ha sottolineato di recente l'amicizia di Mario Borghezio con altri importanti terroristi neri, che lo ricordano per la sua ideologia "ferocemente antigiudaica".
Adesso è presidente dei Volontari Verdi, una organizzazione che in passato, quando si chiamava Camicie Verdi, è stata sciolta con l'accusa di attentato all'unità dello Stato e costituzione di struttura paramilitare. Nel panorama della destra italiana Borghezio è molto vicino a Forza Nuova,
Forza Nuova è un movimento neofascista fondato da Roberto Fiore, condannato nel 1980 per associazione sovversiva e banda armata e latitante all'estero fino al 1997, anno di nascita della sua nuova organizzazione. Forza Nuova si ispira alla Guardia di Ferro, organizzazione antisemita e terrorista rumena che operò negli anni ‘30. Tra i simboli che oggi compaiono sui volantini e sugli striscioni di Forza Nuova c'è il "dente o gancio del lupo", già utilizzato da alcune divisioni delle Waffe-SS nel secondo conflitto mondiale.
Non casualmente, la Polizia di Roma, dopo un recente comizio di Mario Borghezio e Roberto Fiore, l'ultimo di una lunga serie, ha deciso di inoltrare alla Procura un'indagine in ordine ai reati di istigazione all'odio razziale, etnico e religioso.
Borghezio predica l'"opposizione alla società multirazziale" e la difesa della "purezza della razza padana". Ma purtroppo non si limita solo alle parole: nel 1993 Borghezio è stato condannato per aver picchiato un bambino marocchino di 12 anni, mentre nel 2000 è protagonista di una igienica operazione di "disinfestazione razziale". Salito su un treno, si esibì di fronte alle telecamere in una spettacolare operazione di "pulizia etnica", spruzzando detergente e deodorante su alcune donne di colore e sui sedili dove sedevano. Nel 2002 viene condannato per l'incendio che appiccò, guidando in spedizione le "camicie verdi", alle baracche dove dormivano alcuni extracomunitari, sotto un ponte di Torino, usando fiaccole e torce.
Riportiamo alcune testuali dichiarazioni pubbliche di Mario Borghezio:
- "Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E' un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera... ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi".
- "QqqQQueste brutte barbe (i musulmani), questi pupazzi con la palandrana, un giorno o l'altro li prendiamo per la barba e li cacciamo via a calci in culo" . "No a gli islamici che rompono il cazzo nelle scuole"
- Sul sindaco di Erba che aveva fatto rimuovere una stele con il sole delle Alpi e la scritta "Piazza Padania" posta dai leghisti nella piazza della stazione, Borghezio disse: "Il sindaco di Erba ringrazi Iddio che la Padania non è la Corsica, dove, se un sindaco filofrancese osasse attuare uno sgarbo del genere al sentimento della popolazione locale, finirebbe sicuramente di vivere"
- Ad un raduno della Lega Nord a Voghera, Borghezio e i suoi sostenitori recitarono quella che loro chiamano «la preghiera dello zingaro», che dice: "un bel milione dacci al mese, tanto il Comune non ha altre spese, dacci una casa con priorità, perché siam nomadi ma restiamo qua, non vorremmo però essere "gasati" dai Vogheresi oggi un po' incazzati" (Il testo era stato fatto opportunamente circolare su dei volantini).
- "Sono venuto molto volentieri, ma per quanto mi riguarda questa è l'ultima manifestazione senza bastoni. Cominciamo a dare segnali, e un bel segnale è una scarica di legnate; controlliamoli noi con delle ronde questi posti, e siccome sono luoghi impervi appoggiamoci a sostanziosi bastoni" .
- "Pensate se ai nostri nonni avessero raccontato che noi ci facciamo togliere i canti natalizi da una banda di cornuti islamici di merda"
- "L'altro giorno ci hanno fermati, non avevamo né mazze né bastoni ...qualche fiaccoletta innocente...certo, qualche filo di palandrana se prendeva fuoco non c'era niente di male"
- Borghezio ha chiesto inoltre "vagoni piombati" per i migranti e di "sparare agli scafisti" che trasportano gli immigrati irregolari nel Mediterraneo.
- Ha inoltre definito i comunisti "froci e amici dell'Islam".
- In un filmato delle Iene di fronte a un finto militante padano che gli urlava di essere troppo moderato, Borghezio rispose: "Viene il giorno che spariamo, altro che moderati".
Nel 2007 Mario Borghezio viene arrestato, ammanettato e incarcerato a Brussells per aver partecipato ad una protesta contro gli islamici, manifestazione proibita in anticipo dalle autorità belghe perché apertamente razzista. Nel 2008 viene cacciato dalla polizia tedesca e dal sindaco democristiano di Colonia, perché considerato un "nazista in doppiopetto" che non ha il diritto di parlare in uno stato democratico.

LA SICUREZZA SUL LAVORO VA A FARSI FOTTERE

Incredibile proposta di legge del ministro del welfare(!?)Sacconi e dei suoi soci riguardo al Testo Unico che dovrebbe contrastare gli incidenti in ambito lavorativo.
Prima sono rimasto attonito leggendo una pagina del Televideo di Mediaset(132),che intitolava testualmente:"Morti bianche,sanzioni più leggere.Nuovo Testo Unico al prossimo Cdm"e poi l'intero articolo:"Multe più leggere per le imprese,eliminazione dell'ipotesi dell'arresto per l'imprenditore,semplificazione delle procedure burocratiche:sono queste le principali novità introdotte dal nuovo Testo Unico in materia di sicurezza sul lavoro.La bozza,messa a punto dal ministro del Welfare,Maurizio Sacconi,approderà in Consiglio dei ministri la prossima settimana."
Ho subito pensato ad un errore o ad un pescve d'aprile in anticipo visto il tono velato di disapprovazione di un organo d'informazione del regime,e quindi cercando in rete ho appurato la veridicità della notizia.
Secondo il ministro Sacconi arrestare per diretta responsabilità il "padrone" non è considerato un deterrente per poter far sì che le norme di sicurezza vengano garantite ed applicate,secondo lui è molto peggio pagare una multa(la cui entità ora sarà notevolmente diminuita)di poche migliaia di Euro,noccioline a fronte dei guadagni milionari ricavati alle spalle e sulla salute del lavoratore.
La conferma trovata in Internet l'ho trovata su "Repubblica.it".
Testo Unico multe dimezzate e arresto più difficile.

L'agenzia ApCom anticipa il provvedimento che il ministro Sacconi dovrebbe presentare già la prossima settimana in Consiglio dei ministri. Sostanziali modifiche alla versione originaria. Ridotti costi e oneri per le imprese Ma il ministero smentisce: "Il decreto è ancora in fase di redazione, nulla di definitivo".

ROMA - Multe più leggere per le imprese, in alcuni casi più che dimezzate; eliminazione dell'ipotesi dell'arresto a favore di un sistema che privilegi l'applicazione di sanzioni pecuniarie; rimodulazione degli obblighi per il datore di lavoro: sono alcune delle principali novità introdotte dal nuovo Testo unico in materia di sicurezza e salute nei luoghi di lavoro (Dlgs), anticipato dall'ApCom. Secondo l'agenzia, il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, lo presenterà in Consiglio dei ministri già la prossima settimana.
Tuttavia il ministero del Welfare ha smentito le notizie diffuse dall'ApCom: "In relazione a notizie di agenzia relative a bozze sulle correzioni al testo unico sulla sicurezza sul lavoro - si legge in un comunicato diffuso dal ministero - il ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali precisa che non esiste un testo definito di decreto delegato correttivo, essendo ancora in corso l'attività di redazione del testo stesso. Tanto che alcune indiscrezioni riportate dalle agenzie sono già superate da successive elaborazioni, ancorchè non definitive".
Le disposizioni "integrative e correttive" alla legge numero 123 del 3 agosto e i provvedimenti di attuazione del decreto legislativo numero 81 del 9 aprile 2008, "ideale completamento del processo di riforma intrapreso", come si legge nella relazione di accompagnamento, sono raccolti in un nuovo testo che, compresi gli allegati al decreto legislativo, conta oltre 170 articoli. Il Testo Unico dovrebbe entrare in vigore a fine luglio.
Rispetto alla versione originaria dei due recenti testi di legge, approvati lo scorso anno, e in particolare rispetto alle nuove sanzioni introdotte, il governo, nella relazione di accompagnamento al 'decreto correttivo', osserva che "non è certo introducendo la sanzione dell'arresto che si realizza l'obiettivo di innalzare i livelli di tutela negli ambienti di lavoro".
L'esecutivo si propone, pertanto, di "eliminare le ipotesi del solo arresto a favore di un sistema che privilegi l'applicazione di sanzioni che prevedono l'alternativa tra arresto e ammenda e alle quali si applica la procedura della prescrizione obbligatoria ex dlgs n. 758/1994, La quale opera in funzione prevenzionistica permettendo al soggetto inottemperante di regolarizzare le condizioni di tutela degli ambienti di lavoro usufruendo, in caso di corretto adempimento dell'ordine impartito dall'organo di vigilanza, della possibilità di pagare un'ammenda ridotta rispetto al massimo edittale".
In sostanza, risulterà assai più difficile effettuare l'arresto, anche per i casi di aziende ad elevato rischio industriale, quelle sottoposte alla direttiva Seveso. Per esempio: centrali termoelettriche, impianti e installazioni dove è presente il rischio di radiazioni ionizzanti, fabbriche di esplosivi, miniere con più di 50 addetti, case di cura e ricovero con oltre 50 addetti, cantieri temporanei con più di 200 uomini-giorno e attività che espongono a gravi rischi biologici, ad agenti cangerogeni e all'amianto.
L'articolo 31 del nuovo testo, che sostituisce l'art. 55 del precedente ("sanzioni per il datore di lavoro e il dirigente"), alleggerisce di parecchio le multe: quelle relative al primo comma passano da 5-15mila a 2.500-6.400 euro, quelle del terzo comma a carico del datore di lavoro, che si riferiscono al documento di valutazione del rischio, si riducono da 3-9mila a 2.000-4.000mila euro.
Tra le novità del nuovo testo c'è il potenziamento della 'bilateralità'. Viene cioè introdotto un nuovo comma all'articolo 2 con il quale "si esprime - si legge nella relazione del ministero - il principio in forza del quale la corretta attuazione delle norme tecniche e delle buone prassi costituisce una presunzione di conformità rispetto alle previsioni di corrispondente contenuto in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Eguale presunzione assiste la certificazione dell'adozione di modelli di organizzazione e gestione della sicurezza" ad opera delle commissioni di certificazione istituite presso gli enti bilaterali e le università. In pratica, gli enti bilaterali potranno certificare che le norme in azienda sono ben applicate andando, così, verso una sorta di privatizzazione di funzioni più strettamente pubbliche.
Il nuovo testo propone poi una riscrittura dell'articolo che regola la sospensione dell'attività imprenditoriale "in modo da eliminare - si legge ancora nella relazione - una serie di problemi operativi. In particolare, eliminare qualsiasi discrezionalità nell'adozione del provvedimento sanzionatorio e di rendere attuale, dopo l'abolizione dei libri matricola e paga, il parametro relativo al lavoro irregolare".
Viene, inoltre, eliminato il riferimento alla "reiterazione" sostituito dal concetto di "plurima" violazione, articolata in una pluralità contestuale di almeno tre gravi violazioni o, in alternativa, della ripetizione in un biennio di un'identica grave violazione. "La sanzione che colpisce l'imprenditore che non osservi il provvedimento di sospensione - sottolinea la relazione - viene trasformata in una sanzione che prevede non più l'arresto, ma l'alternatività dell'arresto e dell'ammenda".
Ulteriori novità riguardano anche la redazione del Duvri, il documento unico di valutazione dei rischi da interferenza delle lavorazioni. Secondo l'esecutivo, il Duvri dovrà essere "correlato all'esistenza di un contatto rischioso tra le lavorazioni" e, quindi, non si applicherà "alle mere forniture di materiali, ai servizi di natura intellettuale e ai lavori la cui durata non sia superiore ai due giorni", a meno che non sussistano rischi da interferenza derivanti dalla presenza di agenti chimici, cancerogeni, biologici ed esplosivi. Questo, in concreto, si traduce in una riduzione di costi e oneri per le imprese.

sabato 21 marzo 2009

LA BACCHETTATA DELL'ONU

Ennesima strigliata al governo-regime italiano da stavolta da parte dell'Onu e più precisamente dall'Ilo(l'agenzia per il lavoro per l'organizzazione delle nazioni unite)che conferma l'ultimatum all'Italia per la fine di quest'anno di cambiare la rotta xenofoba dell'esecutivo nei confronti dei lavoratori stranieri.
Il nostro paese è accusato giustamente di non offrire le stesse possibilità lavorative sia dal punto di vista remunerativo che di condizioni e diritti ai migranti,con seguente discriminazione verso certe categorie di persone come i rom.
I nostri politicanti della maggioranza continuano a difendere certe loro scelte perchè a loro modo sono quasi costretti da organismi internazionali come l'Unione Europea o l'Onu ad adempiere ad alcune direttive(come l'età pensionabile o la denuncia dei clandestini da parte dei medici)solo quando fanno comodo ai loro interessi.
Se invece vi sono norme che non aggradano a lor signori o fanno scena muta oppure trovano cavilli da azzeccagarbugli per non adempiere a tali disposizioni...cercando d'insabbiare che economicamente come salario percepito o come spese d'acquisto di molti generi di prima necessità non siamo a livello di altri stati europei...
L'articolo de "L'Unità"riassume la lavata di capo fatta dall'Onu.
L'Onu accusa i politici italiani: «Razzismo e discriminazioni».

L'Italia discrimina i lavoratori immigrati, soprattutto i Rom, con forme di intolleranza, razzismo e xenofobia. L'accusa arriva dal Comitato di esperti dell'Ilo - l'agenzia per il lavoro dell'Onu - che nel suo ultimo rapporto sull'applicazione delle Convenzioni e Raccomandazioni internazionali, punta il dito anche verso i «leader politici» italiani rei di usare una «retorica aggressiva e discriminatoria nell'associare i rom alla criminalità, creando così un sentimento di ostilità e antagonismo nell'opinione pubblica».Il Rapporto - pubblicato il sei marzo scorso - chiede così a Roma «risposte» entro il 2009, sollecitando misure ed interventi per «per contrastare il clima di intolleranza e per garantire la tutela ai migranti, a prescindere dal loro status». Ma l'analisi del Comitato sulla situazione italiana dei «lavoratori immigrati», soprattutto - oltre ai rom - quelli provenienti da Africa, Asia ed Europa dell'Est, va oltre.E evidenzia come il clima di intolleranza esistente in Italia abbia un impatto anche sugli standard minimi di protezione «dei diritti umani e del lavoro» nonché sui livelli di vita e le condizioni lavorative, ponendosi in contrasto con la convenzione 143, sulla «Promozione della parità di opportunità e di trattamento dei lavoratori migranti», ratificata dall'Italia nel 1981.Il comitato richiama così il Governo al «rispetto» delle norme per gli immigrati, «a prescindere dal loro status» ricordando che «ha il dovere di assicurare» anche ai lavoratori «illegali» i loro diritti nel rispetto delle norme su «remunerazioni, sicurezza sociale e altri benefits». Il comitato spera – si legge nel testo del Rapporto - che il governo italiano sia in grado di eliminare il clima di intolleranza, violenza e discriminazione degli immigrati, con particolare attenzione alla comunità rom, e di assicurare loro, sia legalmente che socialmente, i diritti umani fondamentali. E, ancora, di far in modo che gli atteggiamenti discriminatori siano meglio identificati e condannati.

venerdì 20 marzo 2009

IL PRIMO DEI FANNULLONI

Se esistesse un vocabolario che contenesse tutti i modi di dire,citazioni e proverbi,sicuramente uno dei primi nomi che troveremmo come esempio alla voce "Predicare bene e razzolare male"sarebbe Renato Brunetta.
Effettivamente è una persona che pur avendo delle conoscenze nel campo economico sopravvaluta enormemente le proprie capacità giungendo a conclusioni nella maggior parte dei casi poco felici.
E anche le sue poche intuizioni oggettivamente positive cadono in una latrina colma di merda quando pronuncia frasi come quelle dette ieri dopo gli scontri in diversi atenei nazionali:"Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell'associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti, quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri"per poi aggiungere:"Mi sono sbagliato, non hanno la dignità di guerriglieri, che sono una cosa seria: sono solo quattro ragazzotti in cerca di sensazioni."
Ma Brunetta vive con i paraocchi per non essere venuto a conoscenza dei gravi disordini che ormai a cadenza quotidiana stanno succedendo nelle università dallo scorso autunno ad oggi?
Penso proprio che sia pure lui uno dei pochi eletti "degni" di abitare nelle famose gabbie d'oro lassù nell'Olimpo degli dei rincoglioniti e vendicativi nei confronti del popolo.
E' talmente pieno di sè che ad una domanda postagli da Mentana in un suo(ormai ex)programma televisivo ha detto:"Volevo vincere il Premio Nobel per l'Economia. Ero... non dico lì lì per farlo, però ero nella giusta... ha prevalso il mio amore per la politica, ed il Premio Nobel non lo vincerò più. [...] Ho molti amici che hanno vinto il premio Nobel e non sono molto più intelligenti di me."
Propongo un articolo della redazione di "Senza Soste"che fa riferimanto anche ad una dichiarazione dei Cobas che giustamente additano certe colpe alla CGIL ed all'opposizione attuale sulle nuove disposizoni dei cortei degli scioperi a Roma(di solito anche nei paesi del cosidetto terzo mondo e pure nelle dittature se il popolo protesta lo fa sotto le sedi ed i palazzi del potere,in Italia non si può più fare!).
Successivamete un articolo del "Corriere.it" con la pura cronaca delle reazioni scaturite dai neuro deliri di Brunetta,ed un'interessante resoconto tratto da Indymedia sui passati del ministro quando lavorava per Craxi ed ha seguito le orme dei socialisti truffaldini che hanno aderito a Forza Italia e quando il punitore dei fannulloni manteneva la percentuale di presenza all'europarlamento appena al di sopra del 50% in modo da ricevere l'elevato stipendio e tutte le agevolazioni del caso.
Brunetta bastardo sei nella lista nera,come c'erano stati D'Antona e Biagi.
Brunetta: "Quelli dell'Onda sono guerriglieri". Bernocchi: "Colpa anche di Cgil e Pd".

Ce lo aspettavamo, dopo l'uso vegognoso dei maganelli, delle cariche inconprensibili verso un movimento che ancora non è entrato nell'o ttica di difendere i cortei e la propria incolumità, ecco che arriva il chiaro indirizzo del ministro Brunetta che ci riporta inditro di 35 anni ai tempi delle leggi speciali contro studenti e lavoratori.Sì perchè questa cosa deve essere chiara a tutti, ieri li studenti della Sapienza sono stati caricati perchè volevano raggiungere dall'università lo sciopero della CGIL. In base alle nuove disposizioni sui cortei in alcune zone non si può manifestare le proprie idee e cosi la polizia ed i carabinieri hanno caricato, volentemente come ormai accade quotidianamente.Questa legge è un attacco impressionante alla libertà di parola, movimento e protesta che unita al tentativo di scardinare il diritto di sciopero completa il quadro del regime fatto di ronde, polizia costantemente vogliosa di menare le mani, provocazioni fasciste e leggi speciali.Oggi arriva il ministro Brunetta a gettare ancora benzina sul fuoco."L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti - ha insistito Brunetta - quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri" questo è il delirio del centro destra. A chi gli faceva notare che nel mondo della scuola e dell'università la protesta sta di nuovo montando Brunetta risponde: <>Dopo queste vergognose dichiarazioni ci chiediamo chi è che sta portando il paese all'esasperazione degli anni '70?

L'aggressione agli studenti romani e la complicità di Cgil e PD.

La selvaggia aggressione di oggi a Roma ai danni degli studenti che volevano uscire dall'Università per protestare contro la politica scolastica governativa - che ha provocato numerosi feriti tra ragazzi/e inermi a cui va la nostra totale solidarietà - è stata materialmente condotta da "forze del disordine" istigate da un ministero degli Interni che sembra garantire copertura ad ogni violenza poliziesca.
Ma gli strumenti politici per l'aggressione sono stati forniti anche da tutti i partiti della opposizione parlamentare (PD in prima fila), nonchè dai sindacati concertativi (Cgil in prima fila), che hanno sottoscritto un dittatoriale Protocollo per vietare a Roma qualsiasi forma di protesta che non si svolga in sei piazze prestabilite e in sei itinerari. Secondo il Protocollo non si potrebbe protestare davanti a ministeri, uffici pubblici, sedi aziendali o padronali, Parlamento e sedi politiche: insomma, non si potrebbe portare il conflitto davanti alle sedi delle "controparti". La motivazione dell'intralcio al traffico è totalmente fasulla: gran parte del centro storico è pedonalizzato o riservato al solo traffico dei residenti (clamoroso il divieto al Parlamento e al Senato, al Campidoglio o a Piazza Navona, tutte zone vietate al traffico).
In realtà si vuole impedire che si manifesti ogni forma di conflitto nelle strade, in linea con il tentativo di vietare lo sciopero nei servizi pubblici, nel timore di una valanga crescente di proteste di fronte alla sempre più micidiale crisi. Ma il governo ha trovato la complicità e collaborazione di Cgil, Cisl, Uil nonchè del PD, IdV e degli altri partiti di opposizione che, mentre fingono di protestare contro i progetti liberticidi berlusconiani, si fanno portatori del più brutale attacco al diritto di manifestare degli ultimi 60 anni. Suona insopportabilmente ipocrita il comunicato di solidarietà agli studenti da parte di una Cgil senza la cui firma il Protocollo non sarebbe stato proponibile e che fino a ieri lo ha difeso in comunicati e interviste. I Cobas, insieme alle altre forze del Patto di Base (Cub e SdL) si sono già rifiutati di accettare i diktat polizieschi in occasione delle manifestazioni dei lavoratori Telecom e di quelli dei Trasporti: e continueranno così per far saltare l'ignobile Protocollo e aiutare i cittadini/e romani a riconquistare rapidamente il diritto di manifestare liberamente.
Piero Bernocchi portavoce nazionale COBAS
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Brunetta: «L'Onda? Sono guerriglieri. Anzi ragazzotti in cerca di sensazioni».

PD: «ALIMENTA LA TENSIONE». PRC: «la dice lunga sulla sua idea di democrazia». «Non c'è negli organi di rappresentanza degli studenti». Uds: «Dimissioni e immediate scuse del ministro».

ROMA - Prima ha detto che sono dei guerriglieri («e come tali saranno trattati»), poi ha precisato che non arrivano nemmeno alla dignità dei guerriglieri, ma che sono solo dei «ragazzotti in cerca di sensazioni forti». Il ministro della Pubblica amministrazione Renato Brunetta non fa sconti agli studenti dell'Onda, protagonisti mercoledì di una manifestazione davanti alla Sapienza contro i tagli all'università sfociata in scontri con la polizia.
«ASSENTI NELLE ELEZIONI» - In una conferenza stampa a Palazzo Chigi con la collega Mariastella Gelmini ha risposto così a chi gli faceva notare che nella scuola la protesta sta montando: «Non vedo molta protesta, vedo ogni tanto delle azioni di guerriglia da parte dell'associazione Onda. Ma vedo che nelle votazioni degli organi di rappresentanza degli studenti l'Onda non esiste. Sono un democratico e quindi credo molto più al voto che alle azioni di guerriglia. L'Onda non l'ho vista nelle recenti elezioni degli studenti, quindi sono dei guerriglieri e verranno trattati come guerriglieri». La Gelmini ha tentato di sdrammatizzare: «Come tutti sanno, a volte Brunetta usa toni forti e provocatori ma mi auguro vivamente che gli episodi della Sapienza non si ripetano più. Il diritto di manifestare va sempre rispettato, ma la democratica dimostrazione del dissenso non può mai trascendere nella violenza, che non può mai essere accettata. In questo senso credo vadano interpretate anche le dichiarazioni del ministro Brunetta».
«QUATTRO RAGAZZOTTI» - Poco dopo, intervistato da Sky Tg24, è tornato all'attacco: «Mi sono sbagliato, non hanno la dignità di guerriglieri, che sono una cosa seria: sono solo quattro ragazzotti in cerca di sensazioni. Se Fioroni e il Pd li difendono ce ne facciamo una ragione e prendiamo atto che il Pd difende quattro ragazzotti in cerca di sensazioni: io preferivo il vecchio Partito comunista. A Roma ci sono state cariche e scontri perché un gruppo di giovani un po' estremisti ha infranto delle regole che la città si era data nel definire le manifestazioni. Come si definisce chi infrange le regole, chi fa violenza sulle strade e costringe la polizia a scontri che ha altro da fare? Io sto dalla parte dei poliziotti, dell’ordine pubblico, delle regole, di chi vuole manifestare legalmente e democraticamente, dalla parte dei rappresentanti degli studenti, non di questi signori che per avere una qualche visibilità usano la violenza».
«ALIMENTA TENSIONE» - Per il Pd ha parlato Pina Picierno: «Amareggiano e sorprendono i toni usati dal ministro Brunetta che dovrebbe scusarsi con gli studenti, le loro famiglie e il paese tutto per l'asprezza e la violenza delle parole usate. In tale maniera si alimenta in modo sconsiderato uno stato di tensione. Simili parole offendono le stesse istituzioni che il ministro Brunetta è chiamato a rappresentare, sarebbe bene che il governo prendesse rapidamente le distanze da simili atteggiamenti». E il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero: «Che il ministro Brunetta sia un provocatore non mi stupisce, ma che ora vesta i panni anche del manganellatore rispetto agli studenti dell'Onda caricati dalla polizia a Roma e che lui ritiene dei guerriglieri che come tali vanno trattati, la dice lunga sull'idea di democrazia, libertà e rispetto del dissenso di Brunetta e del governo di cui fa parte. La verità è che il governo delle destre sta attentando al diritto di manifestare così come attenta al diritto di sciopero, in puro stile anni Cinquanta, e che usa la polizia come la usava allora il ministro degli Interni Scelba, a puro scopo repressivo».
DONADI: PICCOLO DUCE - «Deve esserci stato un corto circuito tra il cervello e la lingua del ministro Brunetta. Non c'è altra spiegazione per giustificare le affermazioni nei confronti dei ragazzi dell'Onda. Parole incendiarie da piccolo duce. Il governo chieda scusa immediatamente - è il duro commento del capogruppo dell'Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi -. Le esternazioni del ministro sono inqualificabili e pericolose, aumentano senza motivo la tensione e il conflitto. Brunetta non si illuda di infuocare gli animi. Gli studenti sono molto più maturi di lui e non cadranno in provocazioni».
L'UNIONE STUDENTI - L'Unione degli studenti chiede le dimissioni e le «immediate» scuse del ministro Brunetta. «Un ministro non dovrebbe mai permettersi di definire dei giovani che esprimono il loro pensiero come dei "guerriglieri" da trattare come tali. Mercoledì - afferma l'Uds - c'è stata un'aggressione di cui gli studenti sono state vittime. Quella di Brunetta è una dichiarazione degna dei peggiori regimi sudamericani, dove gli studenti sono equiparati a terroristi. Già il presidente del Consiglio in autunno aveva provato a usare metodi repressivi, invocando la polizia nelle scuole pur di reprimere la protesta, ma aveva incontrato la netta ostilità della società tutta. Chiediamo le immediate scuse e le dimissioni del ministro Brunetta. Non ci lasceremo intimidire».
«È LUI IL GUERRIGLIERO» - Secondo l'Unione degli universitari è il ministro Brunetta «l'unico guerrigliero». «È fuori dalla realtà - afferma l'Udu in una nota - definire guerriglieri centinaia di migliaia di studenti che da questo autunno a oggi sono scesi nelle piazze dimostrando all'opinione pubblica di voler manifestare pacificamente il proprio dissenso contro i provvedimenti del governo per l'università. Intendiamo ricordare, a questo punto con maggior vigore, che il ruolo di un governo, come dei ministri che lo compongono, è quello di ascoltare le esigenze della popolazione, non di rimanere sordi a straordinarie manifestazioni di protesta, di discutere con il Paese e con il Parlamento, non di essere autoreferenziali alimentando un clima di tensione contro chi dissente».
Quel furbetto di Brunetta.

La trasferta a Teramo per diventare professore. La casa con sconto dall'ente. Il rudere che si muta in villa. Le assenze in Europa e al Comune. Ecco la vera storia del ministro anti-fannulloni
La prima immagine di Renato Brunetta impressa nella memoria di un suo collega è quella di un giovane docente inginocchiato tra i cespugli del giardino dell'università a fare razzia di lumache. Lì per lì i professori non ci fecero caso, ma quella sera, invitati a cena a casa sua, quando Brunetta servì la zuppa, saltarono sulla sedia riconoscendo i molluschi a bagnomaria. Che serata. La vera sorpresa doveva ancora arrivare. Sul più bello lo chef si alzò in piedi e, senza un minimo di ironia, annunciò solennemente: "Entro dieci anni vinco il Nobel. Male che vada, sarò ministro". Eravamo a metà dei ruggenti anni '80, Brunetta era solo un professore associato e un consulente del ministro Gianni De Michelis.
Ci ha messo 13 anni in più, ma alla fine l'ex venditore ambulante di gondolette di plastica è stato di parola. In soli sette mesi di governo è diventato la star più splendente dell'esecutivo Berlusconi. La guerra ai fannulloni conquista da mesi i titoli dei telegiornali. I sondaggi lo incoronano - parole sue - 'Lorella Cuccarini' del governo, il più amato dagli italiani. Brunetta nella caccia alle streghe contro i dipendenti pubblici non conosce pietà. Ha ristretto il regime dei permessi per i parenti dei disabili, sogna i tornelli per controllare i magistrati nullafacenti e ha falciato i contratti a termine. Dagli altri pretende rigore, meritocrazia e stakanovismo, odia i furbi e gli sprechi di denaro pubblico, ma il suo curriculum non sempre brilla per coerenza. A 'L'espresso' risulta che i dati sulle presenze e le sue attività al Parlamento europeo non ne fanno un deputato modello. Anche la carriera accademica non è certo all'altezza di un Nobel. Ma c'è un settore nel quale l'ex consigliere di Bettino Craxi e Giuliano Amato ha dimostrato di essere davvero un guru dell'economia: la ricerca di immobili a basso costo, dove ha messo a segno affari impossibili per i comuni mortali.
Chi l'ha visto Appena venticinquenne, Brunetta entra nel dorato mondo dei consulenti (di cui oggi critica l'abuso). Viene nominato dall'allora ministro Gianni De Michelis coordinatore della commissione sul lavoro e stende un piano di riforma basato sulla flessibilità che gli costa l'odio delle Brigate rosse e lo costringe a una vita sotto scorta. Poi diventa consigliere del Cnel, in area socialista. Nel 1993, durante Mani Pulite firma la proposta di rinnovamento del Psi di Gino Giugni. Nel 1995 entra nella squadra che scrive il programma di Forza Italia e nel 1999 entra nel Parlamento europeo.
Proprio a Strasburgo, se avessero applicato la 'legge dei tornelli' invocata dal ministro, il professore non avrebbe fatto certo una bella figura. Secondo i calcoli fatti da 'L'espresso', in dieci anni è andato in seduta plenaria poco più di una volta su due. Per la precisione la frequenza tocca il 57,9 per cento. Con questi standard un impiegato (che non guadagna 12 mila euro al mese) potrebbe restare a casa 150 giorni l'anno. Ferie escluse. Lo stesso ministro ha ammesso in due lettere le sue performance: nella legislatura 1999-2004 ha varcato i cancelli solo 166 volte, pari al 53,7 per cento delle sedute totali. "Quasi nessun parlamentare va sotto il 50, perché in tal caso l'indennità per le spese generali viene dimezzata", spiegano i funzionari di Strasburgo. Nello stesso periodo il collega Giacomo Santini, Pdl, sfiorava il 98 per cento delle presenze, il leghista Mario Borghezio viaggiava sopra l'80 per cento. Il trend di Brunetta migliora nella seconda legislatura, quando prima di lasciare l'incarico per fare il ministro firma l'elenco (parole sue) 148 volte su 221. Molto meno comunque di altri colleghi di Forza Italia: nello stesso periodo Gabriele Albertini è presente 171 volte, Alfredo Antoniozzi e Francesco Musotto 164, Tajani, in veste di capogruppo, 203.
La produttività degli europarlamentari si misura dalle attività. In aula e in commissione. Anche in questo caso Brunetta non sembra primeggiare: in dieci anni ha compilato solo due relazioni, i cosiddetti rapporti di indirizzo, uno dei termometri principali per valutare l'efficienza degli eletti a Strasburgo. L'ultima è del 2000: nei successivi otto anni il carnet del ministro è desolatamente vuoto, fatta eccezione per le interrogazioni scritte, che sono - a detta di tutti - prassi assai poco impegnativa. Lui ne ha fatte 78. Un confronto? Il deputato Gianni Pittella, Pd, ne ha presentate 126. Non solo. Su 530 sedute totali, Brunetta si è alzato dalla sedia per illustrare interrogazioni orali solo 12 volte, mentre gli interventi in plenaria (dal 2004 al 2008) si contano su due mani. L'ultimo è del dicembre 2006, in cui prende la parola per "denunciare l'atteggiamento scortese e francamente anche violento" degli agenti di sicurezza: pare non lo volessero far entrare. Persino gli odiati politici comunisti, che secondo Brunetta "non hanno mai lavorato in vita loro", a Bruxelles faticano molto più di lui: nell'ultima legislatura il no global Vittorio Agnoletto e il rifondarolo Francesco Musacchio hanno percentuali di presenza record, tra il 90 e il 100 per cento.
Brunetta hai Rotto i Coglioni!

giovedì 19 marzo 2009

SEMPRE PEGGIO,SEMPRE MEGLIO

La protesta studentesca continua implacabile la propria lotta e fortunatamente come ci aspettavamo più lo stato fascista opprime e più le manifestazioni di sciopero e di protesta continuano sempre con maggior frequenza e partecipazione.
Negli ultimi giorni nella gran parte degli atenei italiani ci sono state sommosse contro i quattro fascistelli che qua e la infettano l'aria con il loro respiro di bestie putride,contro gli sbirri che li proteggono e li armano combattendo assieme,contro quei rettori che la tirano troppo lunga su questioni morali e costituzionale ma che di fatto non vietano ai fascisti la loro presenza nella vita universitaria e nelle elezioni studentesche.
Altri scontri si sono verificati a Napoli,con comparsa addirittura di rudimentali baionette da parte della merde ma che comunque fanno male,e a Roma si è verificato il contrario degli episodi precedenti(dove non riuscivano a poter entrare all'interno della cittadella universitaria),ovvero con gli studenti che sono stati praticamente sequestrati all'interno de La Sapienza impedendo il loro diritto di scioperare assieme al corteo CGIL.
In queste ore a Torino ci sono i fascisti asserragliati all'interno del Palazzo Nuovo dai compagni universitari e non,con le merde protette dalla Digos,speriamo che riescano a sfondare e a fargli del male,cazzo...vedremo in avanti.
Sotto articoli sugli scontri di ieri partendo da quelli accaduti a Napoli tratti da Indymedia Campania,e a seguire una carrellata,un riassunto di tutte le principali manifestazioni all'indomani di un'altra giornata di ribellione dell'onda che non si placa,tratta da "La Repubblica on-line".
Napoli. Aggressione squadrista con lame alla Facoltà di giurisprudenza.

Aggressione squadrista a Napoli di Blocco Studentesco nella facoltà di Giurisprudenza Federico II.
Oggi 18 marzo 2009 un gruppuscolo di neofascisti appartenenti a Blocco studentesco, branco che fa capo a Casa Pound, presidiava l'ingresso della facoltà di giurisprudenza in via Porta di Massa armato di spranghe, caschi e coltelli.Il loro piano era volantinare in vista di una iniziativa, autorizzata e promossa dal preside di giurisprudenza, tutta all'insegna del revisionismo più becero: la proiezione, il 26 marzo prossimo, dei loro video manipolati sugli scontri di piazza Navona del 29 ottobre, per mistificare le loro responsabilità nell'aggressione allora condotta, e coperta dalle forze dell'ordine, contro un corteo di studenti medi).Preso atto della situazione intollerabile, un gruppo di studenti si è diretto al rettorato intorno alle ore 11.30 per denunciare l'iniziativa che nel frattempo si svolgeva in tutta tranquillità. Il Rettore Guido Trombetti ha temporeggiato come suo solito, dicendo che entro il giorno dopo ci avrebbe comunicato la sua risposta istituzionale, ma avallando di fatto, nel frattempo, i contenuti e le modalità d'azione dei fascisti. Intorno alle 13.30, al termine di una giornata di manifestazioni in città e nel Paese, alcuni studenti diretti alla facoltà di giurisprudenza per terminare lì con una assemblea hanno trovato blocco studentesco a presidiare e impedire l'accesso. Come se non bastasse, i fascisti sono passati subito dopo alla provocazione attiva brandendo coltelli e bastoni con in punta una lama innestata, ferendo un Compagno.Dopo lo scontro si sono rifugiati all'interno, approfittando della complicità della guardia giurata, complicità peraltro assicurata durante tutto lo svolgimento del loro presidio e della loro aggressione.Denunciamo fermamente l'accaduto di cui è responsabile l'ambiguità a cui il Rettore ispira il suo comportamento istituzionale. Constatiamo con indignazione che la democrazia così come intesa dalle nostre istituzioni è totalmente compatibile, quando non connivente, con espressioni di barbarie (violenza , sessismo, xenofobia) di cui la nuova destra come la vecchia, (in realtà mai defascistizzata) si alimenta. In tutto il Paese, oggi, abbiamo avuto notizia di episodi di repressione: a Roma si è impedito con le cariche di polizia al corteo studentesco di lasciare la zona della Sapienza per riunirsi al corteo (il tutto in linea con un recente ordinanza di Alemanno, altro fascista, che limita gravemente la libertà di movimento delle manifestazioni). Nei giorni scorsi a Roma 3 i fascisti sono stati responsabili di altre aggressioni, sempre permesse e lasciate impunite dalle forze dall'ordine. A Torino, ma nella stessa Napoli, in piazza San Giovanni Maggiore sabato scorso, si sono verificate altre azioni fasciste violente. E' questo il clima aberrante che denunciamo con tutta la nostra forza, e non da oggi (il 28 ottobre blocco studentesco era irrotto in un'assemblea spontanea degli studenti di giurisprudenza; a dicembre, i fascisti si erano presentati con una lista alle elezioni per il rinnovo delle rappresentanze studentesche). Impediremo questo dilagare di barbarie, impediremo che i fascisti possano avere l'agibilità di tenere le loro iniziative oggi come in futuro. L'antifascismo non si delega.
Studenti e studentesse Federico II.
Torna l'Onda in tutta Italia. A Roma cariche della polizia(Il video).

Gli studenti hanno aderito allo sciopero contro i tagli indetto dalla Cgil. Il corteo cerca di uscire dall'Ateneo e si scontra con le forze dell'ordine.
Il video delle cariche a Roma
ROMA - Migliaia in piazza in tutta Italia per protestare contro il piano dei tagli all'istruzione varato dal governo Berlusconi. All'agitazione indetta dalla Cgil hanno aderito anche i ragazzi dell'Onda che torna così a far sentire la sua voce. Forte tensione alla Sapienza di Roma con due cariche della polizia contro gli studenti che volevano uscire dall'Ateneo.
Tensione alla Sapienza.
Momenti di tensione all'Università di Roma La Sapienza quando gli studenti che avevano dato vita al corteo interno hanno tentato di uscire fuori dalla città universitaria cercando di forzare il cordone di poliziotti e carabinieri. Le forze dell'ordine li hanno caricati respingendoli all'interno dell'ateneo, i ragazzi hanno risposto lanciando alcune scarpe ("Ce le eravamo portate per lanciarle davanti al ministero dell'Economia come hanno fatto in Francia"). Più tardi, circa 200 studenti hanno cercato di violare il blocco attraverso le uscite che danno su viale Regina Elena: alcuni ragazzi hanno lanciato sassi contro le forze dell'ordine, ma sono stati subito bloccati. In via De Lollis gli agenti della Guardia di finanza hanno effettuato una nuova carica di alleggerimento.
Ferrero:
"Cariche inaccettabili". Protesta il segratario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero. Che in una nota definisce le cariche "inaccettabili e ingiuste", "primo frutto avvelenato del protocollo sui cortei voluto dal sindaco di Roma", e conclude: "Non è in questo modo illiberale e repressivo che si può gestire l'ordine pubblico nella capitale d'Italia".
Roma.
Tanti palloncini colorati e striscioni con slogan - da "La scuola non è un'azienda" a "Per uscire dalla crisi, investire sulla conoscenza" e "Contro Berlusconi, legittima difesa" - hanno fatto da cornice alla manifestazione che si è svolta stamattina a piazza Santi Apostoli.
Milano.
I manifestanti si sono diretti verso piazza Duomo sventolando bandiere e urlando cori contro i ministri Gelmini, Tremonti e Brunetta. Precari e portavoce della Cgil hanno preso la parola dall'alto di un palco allestito su un lato della piazza. Gli studenti si sono invece sistemati di fronte al Duomo con il loro camion, da cui a loro volta hanno tenuto discorsi contro i tagli alla scuola.
Torino.
"Per uscire investendo nella conoscenza". E' lo slogan della manifestazione regionale intitolata "Tutti insieme. Sciopero della conoscenza". Il corteo partito da piazza Arbarello si è diretto verso piazza Castello dove sono previsti interventi di rappresentanti sindacali.
Palermo.
"Sono troppe le cose che non vanno nella scuola, a partire dalla riduzione degli spazi formativi, meno tempo per stare in aula, la riduzione delle risorse e il grande problema dei precari". Guglielmo Epifani da Palermo rilancia l'emergenza. Chiede al governo di affrontarla "diversamente" e spiega così le ragioni dello sciopero: "E' contro le scelte del governo e per rivendicare una scuola di qualità".

NON TOCCATE I CANI!

Appello urgente che arriva dalla Sicilia in questo periodo dove ora sono i cani randagi i nemici pubblici numero uno,dopo la lunga serie di rom,immigrati,stragi del sabato sera ora non si fa altro che parlare(per tacere dei veri problemi italiani!)di questi poveri cani abbandonati dall'uomo che si radunano in branchi e si ritrovano rinselvatichiti.
Le colpe sono il solito lamentoso e triste scaricabarile tra istituzioni,ministeri e sindaci,fondi mai utlizzati,canili(molto spesso più simili a lager)mai costruiti o malamente gestiti...ma la causa principale di tutto è l'uomo,la vera bestia.
Ritornerò sull'argomento,chi vive con un cane sa già tutto quello che lui ti può dare!
E ora l'appello riportato da Indymedia:

E' delirio assoluto!!! in tutta la Sicilia : radono l'erba per non offrire rifugio e scampo ai cani, l'ordine è DI ACCALAPPIARE O UCCIDERE OVUNQUE TUTTI I BRANCHI DI CANI ANCHE QUELLI DI QUARTIERE STERILIZZATIOrde, si perchè non sono uomini, fanno la fila nelle farmacie per comperare veleno e nelle macellerie, carneStanno preparando polpette avvelenate in TUTTA LA SICILIA , perchè stanotte muoiano più randagi possibili, le poche volontarie minacciate di morte salvano cuccioli come possonoSiamo tutti allertatiCerchiamo volontari siciliani per fare le ronde stasera e aiutare i cani a sopravvivere, nel ragusano.Pur avendo il Ministero ordinato di terminare immediatamente l'abbattimento, per aggirare l'ostacolo, si sono mobilitati al posto dei carabinieri, i cacciatori.
METTERSI IN CONTATTO CON corinna@chiliamacisegua.org GRAZIE.
Il sito:http://www.chiliamacisegua.org/

mercoledì 18 marzo 2009

BORGHEZIO STAI ATTENTO!

Ecco un eccezionale documento trasmesso dall'emittente francese Canal Plus(in Italia certo giornalismo ce lo sognamo)che tratta della sempre più crescente ondata nazifascista che sta invadendo l'Europa.
Naturalmente l'Italia occupa una buona parte di questo documentario poichè i rappresentanti di questo nuovo ritorno al delirio occupano posizioni di riguardo nella politica del belpaese,come ministri,sindaci,presidenti di consiglio...
Borghezio non è nuovo a queste provocazioni,e un giorno o l'altro le botte non basteranno più per questo maiale,ci vediamo a Livorno il 29 marzo lurido bastardo.
Morte ai razzisti e ai fascisti!

Borghezio:"Al di là della facciata, sono fascista".
Una video inchiesta francese smaschera il leader del Carroccio.

Mario Borghezio: "Il regionalismo è solo una copertura. Noi siamo sempre i fascisti di un tempo".
Non è stato abbastanza scaltro, questa volta, Mario Borghezio. Ospite del movimento francese Nissa Rebela (ovvero di quel Philippe Vardon che la giustizia d’Oltralpe ha già riconosciuto colpevole non solo di islamofobia ma, anche, di ricostituzione di partito fascista) non s’è accorto di come la telecamera che lo riprendeva durante il suo intervento inneggiante al solito “Padroni a casa nostra” abbia continuato a seguirlo anche successivamente, quando, allontanatosi dalla sala ed appartatosi con alcuni esponenti della destra identitaria nizzarda, s’è messo, sottovoce, a suggerire agli amici francesi la strategia da seguire al fine di poter uscire dall’isolamento politico.Queste le sue parole:“Occorre insistere molto sul lato regionalista del movimento. E’ un buon modo per non essere considerati immediatamente fascisti nostalgici, bensì come una nuova forza regionalista, cattolica, eccetera eccetera… ma, dietro tutto ciò, siamo sempre gli stessi”.

Ovviamente, onde tutelare l'onorabilità delle proprie battaglie, la Lega Nord (che non è un partito fascista, che al di là del federalismo e della sicurezza non persegue secondi fini, e che quando legifera contro i migranti lo fa per tutelare i migranti stessi) senza esitazione provvederà ad espellere dal partito l’eurodeputato Mario Borghezio...Il video fa parte di un’inchiesta (“Ascenseur pour les fachos”) dedicata al montare dell’estrema destra in tutta Europa, trasmessa venerdì sera dal francese Canal Plus. Dall’Ungheria alla Svezia, passando per la Francia e la Germania, il reportage è un inquietante viaggio in quella galassia neofascista e neonazista che, ovunque, guadagna terreno. Per buona parte, però, il documentario si focalizza sull’Italia. Perché solo in Italia quelle formazioni della destra radicale che, altrove, sono tenute a debita distanza dai grandi partiti di governo, possono vantare -tutti insieme- ministeri, scranni parlamentari e amministrazioni comunali.“E’ caduto un tabù, in Italia”, dice la voce narrante: “quello del fascismo”. E non si tratta solo di CasaPound che, tramite la sua organizzazione giovanile, il Blocco Studentesco, davanti alle scuole distribuisce volantini dagli equivoci contenuti senza che nessuno dica nulla, bensì -più in generale- di una sorta di acquiescenza ad un clima fatto di ordinarietà che tende a legittimare il fascismo, dandogli una parvenza di normalità.Nelle immagini non ci sono solo il premier Berlusconi che minimizza gli orrori del Ventennio (“Mussolini non ha mai ucciso nessuno – ha giusto mandato qualcuno in vacanza”) o gruppi di suoi sostenitori che a lui inneggiano acclamandolo come nuovo duce. Ci sono anche due sindaci esemplari: Flavio Tosi e Gianni Alemanno. Il primo viene mostrato alla testa di un corteo organizzato da Forza Nuova e Fronte Veneto Skinheads, a braccetto con Andrea Maggioranzi, consigliere comunale che del Fronte Veneto è stato leader. Di Alemanno, invece, viene presentata una foto inedita che lo ritrae al funerale del suo “consulente personale”, Peppe Dimitri, uno dei fondatori di Terza Posizione e dei Nuclei Armati Rivoluzionari. L’attuale sindaco di Roma, circondato da braccia tese, porta in spalla il feretro, a pochi passi dal saluto romano di Gabriele Adinolfi, protagonista di spicco degli anni di piombo condannato per appartenenza ad organizzazioni terroristiche (ancora Terza Posizione e Nuclei Armati Rivoluzionari).

Certo, tutti possono cambiare idea. E chi è stato fascista può, col tempo, redimersi. Queste immagini, però, non risalgono al secolo scorso, bensì ad appena un paio di anni fa.

Daniele Sensi.(Tratto da Senza Soste).

martedì 17 marzo 2009

VITTORIA NEL "EL SALVADOR"

Per fortuna da qualche parte nel mondo le elezioni danno risultati positivi dal punto di vista della lotta sociale,quasi sempre queste liete novelle arrivano dal centro e dal sud america dove il senso di abbandono e di miseria dato dalle precedenti amministrazioni filo-americane(statunitensi)ha fatto si che la voce del popolo si stia facendo sentire.
Nello stato di El Salvador il partito nato dalla guerriglia rivoluzionaria degli anni '80 ha vinto le ultime elezioni grazie al Fronte Farabundo Martì per la liberazione nazionale(FNML)ed al suo candidato presidente Mauricio Funes,a scapito dell'Alleanza repubblicana nazionalista(ARENA)guidata da Rodrigo Avila.
Segue un articolo tratto da "Il Manifesto"a firma di Luigi Baldelli e la biografia da "Wikipedia"del rivoluzionario salvadoregno Farabundo Martì (che è stato nominato se ricordate nella canzone "Figli della stessa rabbia" della "Banda Bassotti",almeno io l'avevo conosciuto così!).

El Salvador, storico trionfo del Fronte Farabundo Martí nelle elezioni presidenziali.

Il Fronte Farabundo Martí per la Liberazione Nazionale (FMLN) ha vinto le elezioni presidenziali svoltesi ieri in Salvador. Con il 92,02% delle schede scrutinate, Mauricio Funes del FMLN ha ottenuto il 51,2% dei voti, mentre l’avversario Rodrigo Ávila, del partito di governo Alianza Republicana Nacionalista (ARENA), ha ottenuto il 48,7%, secondo il Tribunale Supremo Elettorale (TSE).

Immediatamente le strade di San Salvador hanno cominciato a riempirsi di sostenitori del FMLN per celebrare il trionfo del loro candidato, che si insedierà il prossimo 1° giugno. I simpatizzanti del FMLN sventolavano le bandiere rosse che caratterizzano questo partito, fondato nel 1992 dopo la firma degli accordi di pace di Chapultepec con i quali è stata messa fine alla guerra civile che ha questo Paese vissuto tra il 1980 e il 1992.L’annuncio dei risultati è arrivato dopo una giornata di votazioni, che secondo gli osservatori e le autorità è trascorso senza incidenti di rilievo. "Abbiamo avuto un processo elettorale trasparente, un processo elettorale tranquillo, pacifico e di massa", ha dichiarato il presidente del TSE, Walter Araujo, in un messaggio al Paese alla chiusura dei seggi.Intanto il giornale La Prensa Gráfica ha informato che il 60% dei 4.200.000 elettori iscritti nelle liste si sono presentati a votare, il 6% in più rispetto alle elezioni legislative e municipali del 18 gennaio. "Umilmente e con emozione desidero ringraziare tutti quelli che hanno votato per me, tutti quelli che hanno scelto la strada del cambiamento", ha detto Funes proclamando la sua vittoria. Ávila riconosce la vittoria di Funes
 
Da parte sua il candidato della sconfitta Alianza Republicana Nacionalista (Arena), ha riconosciuto la vittoria del suo avversario Mauricio Funes, che è diventato il nuovo mandatario della nazione centroamericana e ha messo fine a 20 anni di potere in mano alla destra. "Voglio riconoscere a Mauricio Funes, del FMLN (Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional), che in questa lotta serrata c’è stato un margine di differenza a suo favore e chiedo a Dio che così come ha dato saggezza al popolo salvadoregno la dia anche al suo partito", ha detto Avila dopo aver riconosciuto che queste elezioni sono state “le più dure" che abbia affrontato Arena."Oggi in questo momento noi areneros di ogni tempo, noi areneros di tutte le epoche, noi areneros di ogni angolo del Paese abbiamo dato l’esempio di quello che significa accettare la volontà del popolo in un’elezione molto accesa", declaró Avila. Avila era fiancheggiato dal presidente uscente, Antonio Saca, e dai suoi predecessori nella carica, Alfredo Cristiani (1989-1994), Armando Calderón (1994-1999) e Francisco Flores (1999-2004) nella tribuna posta di fronte alla sede del partito, nel centro-ovest della capitale, dove abbondavano i musi lunghi per la sconfitta.Mentre Avila parlava, i militanti di Arena scandivano slogan come "patria sì, comunismo no" e "El Salvador sarà la tomba dei rossi".

L’intervista al nuovo presidente pubblicata.
UN SOGNO: MAURICIO FUNES, L'UOMO CHE NON PRESE IL FUCILE


SAN SALVADOR

 - Mauricio Funes, il candidato del Fmln alle elezioni presidenziali di oggi in Salvador, si presenta all'intervista scusandosi subito per essersi fatto attendere. «Prima di essere un politico sono stato un giornalista» dice, ricordando il suo passato a Canal 12, dove conduceva un programma di interviste molto critico nei confronti del governo salvadoregno formato dal partito di destra Arena (il fondatore di Arena, Roberto D'Aubuisson, è stato anche il fondatore dei squadroni della morte). Ha appena finito una manifestazione pubblica con il Partito Social, con cui ha stretto un'alleanza per riuscire a vincere queste elezioni. Sente che per il paese, dopo vent'anni di Arena, questo può essere l'anno del cambio e della sinistra alla guida del piccolo stato centroamericano. E anche il fatto che l'Fmln per la prima volta ha scelto un candidato che non è stato un guerrigliero, la dice lunga sulla voglia di vincere e di dare una svolta al paese. 

Considerando la forte disuguaglianza sociale del Salvador e l'impegno del Fmln di attaccarla, come si riuscirà ad adottare politiche differenti senza provocare una fuga di investimenti dal paese? 
Con realismo e sensatezza nel gestire la cosa pubblica. E' proprio per non aver fatto questo che, negli ultimi venti anni, la frattura sociale che divide il nostro paese si è ampliata invece di rimarginarsi. E non sono io a dirlo, ma studi specialistici come quello dell'Undp, l'agenzia dell'Onu sullo sviluppo umano, di tre o quattro anni fa. Si parla del Salvador come uno dei paesi con i maggiori livelli di disuguaglianza sociale. E questo come risultato della mancanza di politiche sociali con cui lo stato cercasse di compensare gli squilibri sociali esistenti. Sicuramente possiamo ridurre la frattura sociale, basta identificare il problema. E il problema sta nel fatto che si è esercitato finora un potere pubblico basato su una concezione patrimonialista dello stato: chi ha governato negli ultimi venti anni ha considerato il governo patrimonio di pochi e ha costruito un'economia di privilegi, aggravando la povertà senza costruire un'economia dinamica e competitiva. Non si può redistribuire la povertà, per ridurrla bisogna aumentare il tasso di crescita, e ancora non basta. In tutti questi anni si è creduto che la crescita fosse sufficiente, che concentrando la crescita nei segmenti alti del reddito nazionale questa avrebbe finito per ricadere a cascata fino ai settori più bassi. Ma ormai è dimostrato che questa teoria non funziona, e che lo stato deve agire per ridurre le disuguaglianze.
Questo porta a incrementare la spesa pubblica in rapporto al Pil: più investimenti in salute e istruzione, creare le condizioni di stabilità macroeconomica che consentano agli investitori privati di generare più posti di lavoro e di migliore qualità. E' chiaro che la situazione di crisi internazionale - in cui scarseggia il credito privato e l'economia latinoamericana, e salvadoregna in particolare, affrontano già una crisi di liquidità - riduce i margini. Però è lì che un governo responsabile deve adottare una politica anticiclica.
Parlando del Pil, il Salvador dipende per circa il 20% dalle rimesse dei migranti negli Stati uniti. Come si può creare un'economia nazionale stabile con questa caratteristica?
Questa è una delle grandi deformazioni della nostra economia, che negli ultimi anni abbiamo finanziato la stabilità macroeconomica con il flusso di dollari provenienti da fuori, non generati dall'economia nazionale ma dalla solidarietà dei compatrioti che vivono soprattutto negli Stati uniti. Dobbiamo ricostruire il tessuto produttivo. In questi ultimi venti anni si sono distrutti l'agricoltura e l'allevamento, non si è stimolata l'industria, interi settori imprenditoriali sono caduti nell'informalità, specie la piccola e media impresa, per mancanza di credito e specializzazione. La soluzione è lavorare alla ricostruzione del tessuto produttivo montando nuovamente l'infrastruttura di appoggio governativo all'agricoltura e all'allevamento, attività a uso intensivo di manodopera. Molti nostri contadini sono dovuti emigrare negli Stati uniti perché non trovano lavoro, o un reddito accettabile. Ci sono 400mila terreni attualmente incolti per mancanza di credito e formazione tecnica. Nella misura in cui, dallo stato, faciliteremo il credito e daremo assistenza tecnica, potremo permettere all'agricoltura e all'allevamento di generare occupazione e di ricchezza.
Così, malgrado il trattato di libero commercio con gli Usa e la dollarizzazione degli ultimi otto anni, un governo che conduca una politica fiscale adeguata e combatta il contrabbando può disporre delle risorse per aumentare gli investimenti nel sociale.
Restando nell'economia, lei guarda verso Nord o anche verso Sud? Ci sono possibilità in un mercato latinoamericano?
Finora, sfortunatamente, si è data maggiore priorità alla relazione con gli Stati uniti che a quella con il resto del continente. Una grande debolezza della nostra economia è il non aver diversificato la destinazione delle nostre esportazioni, che dipendono troppo dal mercato statunitense: dopo il Guatemala, gli Usa sono il secondo mercato per le nostre esportazioni ed ora, con la crisi che attraversano, si riduce la loro domanda e il volume delle nostre esportazioni. Innanzitutto dobbiamo impegnarci di più nell'integrazione latinoamericana, perché come blocco regionale possiamo conquistare una posizione più competitiva che come paese isolato. Dobbiamo cercare il Sud del continente e stringere rapporti commerciali con altre economie, che sono dinamiche e hanno un'alta capacità di acquisto. Però, perché i nostri prodotti possano competere con quelli che si consumano nelle grandi economie sudamericane, dobbiamo elevarne la qualità. E' per questo che insisto nel voler investire nell'educazione e nelle risorse umane, per avere personale più preparato, con un maggior valore tecnico, in modo che gli investimenti stranieri non cerchino solo manodopera a basso costo ma anche tecnologia, che ci aggreghino valore e che allo stesso tempo paghino migliori salari.
Come descriverebbe le sue future relazioni con il Venezuela di Hugo Chávez? 
Come sono state finora: il mio paese ha relazioni con il Venezuela da molto tempo. Il problema è che si crede erroneamente che, siccome il mio partito è di sinistra e storicamente ha una relazione stretta con il governo del presidente Chávez, allora abbiamo adottato come modello nella nostra gestione pubblica il governo di Chávez. Ma non è così. Io come candidato e l'Fmln come partito siamo coscienti che quello che fa o non fa il presidente Chávez si applica alle circostanze peculiari che vive il Venezuela. Noi non possiamo, né vogliamo, una gestione come quella di Chávez. Le faccio vari esempi: noi non stiamo pensando a nazionalizzare imprese che furono privatizzate, e ancor meno a nazionalizzare imprese o investimenti stranieri. Vogliamo appoggiare l'investitore privato e gli garantiremo protezione e sicurezza giuridica. La nostra costituzione stabilisce che il nostro regime economico si basa sulla proprietà privata in funzione sociale. Non siamo neanche interessati nella rielezione, e ancor meno nella rielezione indefinita. Il nostro sistema costituzionale lo impedisce. Nella costituzione del Salvador, in vigore dal 1983, è chiaramente stabilito che il regime politico si fonda su una presidenza rinnovabile ogni cinque anni e che non c'è rielezione. Questo non è riformabile, neanche se qualcuno volesse. L'idea di riformare la costituzione per consentire la rielezione potrebbe averla la destra, ma non riuscirebbe a realizzarla: l'unico modo per riformare la costituzione è un golpe, ma questa realtà è impensabile per il nostro paese ora.
Cosa pensa della «Mara Salvatrucha» e delle bande di criminalità organizzata nel paese? E' una questione di sicurezza interna o un problema sociale?

E' più un problema sociale che di sicurezza. E' proprio per questo errore di diagnosi che non si è potuto combatterlo. Si crede che le bande siano un fenomeno importato dagli Stati uniti. Ma le «maras» fanno nido nella realtà economica e sociale propria del nostro paese. Un giovane entra nel branco della mara perché vive in un ambiente familiare di espulsione, spesso violento e povero, che lo porta a cercare rifugio, a trovare nelle bande gli archetipi umani da emulare che non trova in famiglia. Solo quando garantiremo l'unità familiare, ricostruendo valori e procurando istruzione e impiego sicuro, solo allora potremo disattivare le cause che provocano la formazione delle bande. I governi precedenti si sono sbagliati a pensare che il fenomeno delle «maras» si elimina eliminando la presenza territoriale dei giovani delinquenti, mettendoli in carcere. E' come spazzare la polvere sotto il tappeto: mettendo i giovani in prigione si trasferisce soltanto il loro territorio al carcere, da dove continuano ad ordinare crimini. Dobbiamo dare più importanza alla prevenzione sociale del delitto, e per questo bisogna investire in educazione e in nuovi posti di lavoro.
Agustín Farabundo Martí Rodríguez (Teotepeque, 5 maggio 1893 – San Salvador, 1º febbraio 1932) è stato un politico e rivoluzionario salvadoregno.

Biografia.

Gioventù.
Farabundo Martí, sesto dei quattordici figli di Pedro Martí e Socorro Rodríguez,si diplomò nel 1913 al Collegio Salesiano Santa Cecilia de Santa Tecla, quindi studiò diritto alla Facoltà di Giurisprudenza e Scienze Sociali dell'Università di El Salvador.
Nel 1920 fu deportato in Guatemala per il suo coinvolgimento nelle lotte popolari contro il governo oligarchico della famiglia Meléndez-Quiñonez. Durante l'esilio guatemalteco, nel 1925 partecipò alla fondazione del Partito Comunista Centroamericano.

Impegno politico.
Nello stesso anno ritornò a El Salvador, come delegato dell'organizzazione Soccorso Rosso Internazionale, e collaborò con l'organizzazione della Federación Regional de Trabajadores Salvadoreños (Federazione Regionale dei Lavoratori Salvadoregni). Fu detenuto e espulso dal paese in varie occasioni e, dall'estero, continuò il suo lavoro di organizzazione e propaganda come delegato dell'Internazionale Comunista. Nel 1928 si recò negli Stati Uniti dove a New York si unì alla Lega Antiimperialista delle Americhe(LADLA, Liga Antiimperialista de las Américas) , che lo inviò come rappresentante in Nicaragua, dove lavorò come segretario di Augusto César Sandino. Tra il 1920 e il 1932 fu incarcerato nove volte: sei in El Salvador e le altre in Guatemala, Stati Uniti e Messico.

Militanza nel Partito Comunista Salvadoregno.
Farabundo Martí fu dirigente del Partito Comunista Salvadoregno(PCS), fondato nel 1930, mentre il Salvador viveva gli effetti della Grande depressione.Nel 1931,dopo il rovesciamento del presidente Arturo Araujo, il generale Maximiliano Hernández Martínez prese il potere. Nel gennaio del 1932 il PCS partecipò alle elezioni municipali e legislative, denunciando frodi elettorali da parte del governo di Martínez. Il Comitato Centrale del PCS decise di preparare un sollevamento popolare contro il governo martinista. Farabundo Martí fu incarcerato, il 19 gennaio 1932, un una casa del quartiere San Miguelito di San Salvador, insieme agli studenti universitari Alfonso Luna e Mario Zapata. Il sollevamento iniziò il 22 gennaio 1932 e si estese alla zona occidentale del paese. I contadini in rivolta riuscirono a prendere alcune caserme, ma erano mal armati e mancavano di organizzazione. L'insurrezione fu soffocata dall'esercito del presidente Martínez con una forte repressione che, in poche settimane, provocò tra 15 000 e 30 000 morti (non si seppe mai la cifra esatta della carneficina).

Morte.
Martí e i suoi compagni Luna e Zapata furono giudicati e condannati a morte da un tribunale militare. La fucilazione fu eseguita il 1º febbraio 1932.

Eredità politica.
La figura di Martí fu ripresa dalla sinistra salvadoregna, nei decenni successivi, come simbolo di resistenza di fronte ai successivi governi militari. Nel 1980 fu dato il suo nome al Fronte Farabundo Martì per la Liberazione Nazionale,(in spagnolo Frente Farabundo Martí para la Liberación Nacional, o FMLN), alleanza di organizzazioni guerrigliere poi trasformata nel partito politico vincitore delle elezioni del 2009. Anche uno dei gruppi originari del FMLN, il più potente durante la Guerra civile salvadoregna, faceva riferimento al suo nome, essendo chiamato Fuerzas Populares de Liberación "Farabundo Martí".

I CAMERATA


Che bello avere dei ministri che hanno a che fare con noti esponenti della criminalità e del neo fascismo e neo nazismo italiano,chi ha votato per Berlusconi & Company almeno non potrà lamentarsi e recriminare sul proprio voto.
Ma è davvero così che vogliamo che vadano le cose?Già i diretti interessati colti sul fatto dichiarano di non sapere o addirittura dire che si è trattato di uno scambio di persone.
Lo spunto,la mano che ha gettato la prima pietra è del giornalista Paolo Berizzi che nel suo libro "Bande nere"analizza la nuova destra che si sta facendo largo grazie al lasciapassare politico militante lasciatole dal governo totalitario di Berlusconi.
Questi sono articoli tratti da "La Repubblica on-line" a firma dell'autore del libro.

Dura presa di posizione dei Democratici e di Di Pietro su Ronchi e La Russa a braccetto con esponenti di estrema destra. "Il premier venga in Parlamento"
Ministri a braccetto con neonazi.Il Pd: "Berlusconi chiarisca".

Il ministro Ronchi con il fondatore di "Cuore nero"
ROMA - I ministri Andrea Ronchi e Ignazio La Russa in posa con i neonazisti, come scritto da Paolo Berizzi nel suo libro "Bande nere" e riportato su Repubblica,hanno aperto un altro fronte polemico fra governo ed opposizione. Il Pd ha inviato una lettera a Berlusconi per chiedere spiegazioni, mentre Antonio Di Pietro vuole che il premier riferisca in Parlamento. Mentre il ministro La Russa replica: "La foto pubblicata non mi ritrae con un neofascista ma con un carabiniere". Le prese di posizione sono durissime. I deputati Emanuele Fiano ed Antonio Misiani, insieme ai vicepresidenti del gruppo del Pd alla Camera, Marina Sereni e Gianclaudio Bressa, chiedono chiarimenti dopo, come scrivono, aver visto "con stupore e sconcerto in un articolo comparso su Repubblica fotografie dei ministri La Russa e Ronchi con esponenti del mondo dell'estremismo neofascista e neonazista italiano, oltre che con un presunto appartenente al mondo dello spaccio di droga collegato alla n'drangheta". "Vorremmo sapere - si legge nella lettera - se quegli abbracci siano stati casuali o frutto invece di una frequentazione e di un'amicizia più consolidata". "Perché - continua la lettera - in quest'ultimo caso, ci si troverebbe di fronte a inaccettabili amicizie di autorevoli esponenti dell'attuale governo con rappresentanti politici di un mondo dell'estrema destra extraparlamentare le cui inclinazioni neofasciste, razziste e violente sono state più volte oggetto della cronaca di questi ultimi anni".

"Sarebbe impossibile - dicono gli esponenti del Pd - accettare che un ministro della Repubblica si faccia fotografare sorridente accanto al leader di un circolo di destra estrema la cui rivista su internet riportava solo un anno fa una vergognosa copertina in cui si irrideva alla tragedia della Shoah e del campo di sterminio di Auschwitz". "Dunque, per questi motivi - concludono gli esponenti Democratici - ci aspettiamo smentite dai diretti interessati e dallo stesso presidente del Consiglio Berlusconi sul persistere di vecchi e intollerabili legami che pensavamo consegnati definitivamente al passato". Da parte sua anche Antonio Di Pietro calca la mano. "Come volevasi dimostrare: fascisti erano e fascisti sono rimasti. C'è un fascismo di ritorno, i cui rappresentanti, ora è la prova provata, siedono anche nelle istituzioni e anelano alla riapparizione di quei periodi bui della nostra storia", dice il leader dell'Idv. "E' incredibile - spiega - quanto sta accadendo nel nostro Paese: si cancellano la memoria, i valori democratici per riabilitare il fascismo e quei gruppi che propugnano l'apartheid e istigano all'odio razziale. Nel libro di Berizzi si fanno nomi e cognomi dei compari, degli sponsor di questi pericolosi personaggi che occupano ruoli istituzionali in tutta la penisola. E' bene che questi signori escano allo scoperto, dicano ai cittadini se lavorano per affermare i valori tracciati dai nostri padri costituenti o per far risorgere un nuovo fascismo. Sono molti a spalleggiare i protagonisti di questo movimento antidemocratico: ministri, parlamentari, sindaci, assessori". "E sono gli stessi - conclude Di Pietro - che si nutrono dell'apporto di questa onda nera, formata da pseudopartiti, i cui simboli sono croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del terzo Reich. Noi dell'Italia dei Valori chiediamo al Presidente del Consiglio di venire in Parlamento a spiegare cosa succede e chiediamo che venga fatta piena luce su questa torbida vicenda che coinvolge rappresentanti istituzionali e di governo". Il ministro la Russa però replica: "C'è un colpo di scena, la persona con cui sono stato ritratto e che è stata pubblicata stamane da Repubblica non è di Crisafulli ma di un carabiniere che si chiama Nicola Giuliano. Ora mi aspetto le scuse".
Neofascisti e destra di governo a braccetto con nostalgia.

Esce "Bande nere", un libro in cui Berizzi racconta chi sono, come vivono e chi protegge i nuovi "balilla". Un'inchiesta tra partiti, stadi, scuole e centri sociali.

C'è il ministro della difesa La Russa che posa con un "camerata" di una famiglia mafiosa siciliana, i Crisafulli, narcotraffico e spaccio di droga a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. C'è il suo collega di partito e di governo, il ministro per le politiche europee Ronchi, con uno dei fondatori del circolo nazifascista Cuore nero: quelli del brindisi all'Olocausto.
Lui si chiama Roberto Jonghi Lavarini e presiede il comitato Destra per Milano (confluito nel Partito della libertà). Sostiene le "destre germaniche", il partito boero sudafricano pro-apartheid - il simbolo è una svastica a tre braccia sormontata da un'aquila - e rivendica con orgoglio l'appartenenza alla fondazione Augusto Pinochet. In un'altra foto compare a fianco del sindaco di Milano, Letizia Moratti. Poi ci sono gli stretti rapporti del sindaco leghista di Verona, Flavio Tosi, con l'ultra-destra violenta e xenofoba del Veneto Fronte Skinhead. Ruoli istituzionali, incarichi, poltrone distribuiti ai leader delle teste rasate venete, già arrestati per aggressioni e istigazione all'odio razziale.
Fascisti del terzo millennio.

Almeno 150 mila giovani italiani sotto i 30 anni vivono nel culto del fascismo o del neofascismo. E non tutti, ma molti, nel mito di Hitler. Un'area geografica che attraversa tutta la penisola: dal Trentino Alto Adige alla Calabria, dalla Lombardia al Lazio, da Milano a Roma passando per Verona e Vicenza, culle della destra estrema o, come amano definirla i militanti, radicale. Cinque partiti ufficiali (Forza Nuova, Fiamma Tricolore, la Destra, Azione Sociale, Fronte Sociale Nazionale) - sei, se si considera anche il robusto retaggio di An ormai sciolta nel Pdl. I primi cinque raccolgono l'1,8 per cento di voti (tra i 450 e i 480 mila consensi). Ma a parte le formazioni politiche, l'onda "nera" - in fermento e in espansione - si allunga attraverso un paio di centinaia di circoli e associazioni, dilaga nelle scuole, trae linfa vitale negli stadi.
Sessantatre sigle di gruppi ultrà (su 85) sono di estrema destra: in pratica il 75 per cento delle tifoserie che, dietro il "culto" della passione calcistica, compiono aggressioni e altre azioni violente premeditate. La firma: croci celtiche, fasci littori, svastiche, bandiere del Terzo Reich, inni al Duce e a Hitler. Sono state 330 le aggressioni da parte di militanti neofascisti tra 2005 e 2008. Concentrate soprattutto in tre aree del paese: il Veneto (Verona, Vicenza, Padova), la Lombardia (Milano, Varese) e il Lazio (Roma, Viterbo). Sono i vecchi-nuovi "laboratori" dell'estremismo nero. Con Roma - anche qui - capitale.

Dalle scuole ai centri sociali.

Dai centri sociali di destra alle occupazioni a scopo abitativo (Osa) e non conformi (Onc). Dalle aule dei licei a quelle delle università. Dai "campi d'azione" di Forza Nuova ai raid squadristi delle bande da stadio che si allenano al culto della violenza. La galassia del neofascismo si compone di più strati: e anche di distanze evidenti. L'esperimento più originale è quello di CasaPound a Roma, il primo centro sociale italiano di destra. Da lì nasce Blocco studentesco, il gruppo sceso in piazza contro la riforma della scuola. Una tartaruga come simbolo, i militanti si battono contro l'"affitto usura" e il caro vita. Il leader è Gianlcuca Iannone, anima del gruppo ZetaZeroAlfa: musica alternativa, concerti dove i militanti si divertono a prendersi a cinghiate.
A Milano c'è Cuore Nero. Il circolo neofascista fondato da Roberto Jonghi Lavarini e dal capo ultrà interista Alessandro Todisco, già leader italiano degli Hammerskin, una setta violenta nata dal Ku Klux Klan che si batte in tutto il mondo per la supremazia della razza bianca. Dopo l'attentato incendiario subito l'11 aprile del 2007, i nazifascisti di Cuore nero ringraziano in un comunicato ufficiale tutti coloro che gli hanno espresso solidarietà e sostegno: tra gli altri, "in particolare", la "coraggiosa" onorevole Mariastella Gelmini, all'epoca coordinatrice lombarda di Forza Italia e attuale ministro dell'Istruzione.

Saluti romani, pistole e 'ndrine.

La famiglia calabrese dei Di Giovine e quella siciliana dei Crisafulli, la destra in doppiopetto di An e quella estremista di Cuore nero. A Quarto Oggiaro, hinterland milanese, la ricerca del consenso politico incrocia sentieri scivolosi. A fare da cerniera tra le onorate famiglie - che gestiscono il mercato della droga -, le teste rasate e il Palazzo è sempre lui, il "Barone nero" Jonghi Lavarini. Quello fotografato con il ministro Ronchi e il sindaco Moratti. Quello che presenta a Ignazio La Russa Ciccio Crisafulli, erede del boss mafioso Biagio "Dentino" Crisafulli, in carcere dal '98 per traffico internazionale di droga. Camerata dichiarato, il rampollo Crisafulli frequenta Cuore nero così come il cugino James. A lui sarebbe stata dedicata la maglietta "Quarto Oggiaro stile di vita", prodotta dalla linea di abbigliamento da stadio "Calci&Pugni" di Alessandro Todisco. L'avvocato Adriano Bazzoni è braccio destro di La Russa. C'è anche lui in una foto con Lavarini e con Salvatore Di Giovine, detto "zio Salva", della cosca calabrese Di Giovine. Siamo sempre a Quarto Oggiaro, prima delle ultime elezioni politiche.