mercoledì 10 dicembre 2014

CIA:SAPEVAMO GIA' TUTTO

Pur se la notizia è differente anni luce da quella che sta sconvolgendo Roma con i suoi scandali di corruzione,quella della Cia che usa torture sistematiche per estorcere confessioni ha la stessa valenza del già detto o del già saputo,con la differenza che ora ci sono documenti scritti nero su bianco.
E tanti,chilometrici,dopo indagini durate cinque anni in cui si è appurato quello che già tutti non solo sospettavano ma già sapevano:torture compiute su presunti terroristi in maniere conosciute e anche alcune inimmaginabili,fisiche e psicologiche.
L'articolo di Contropiano parla di tutto questo:http://contropiano.org/internazionale/item/28007-faccia-di-cia .

Faccia da Cia.


Cinque anni per produrlo, sei milioni di documenti, spesso fuorvianti rispetto alle stesse direttive tutt’altro che tenere volute da Bush junior.
Un report che parla di sistemi e metodi speciali utilizzati dalla Central Intelligence Agency, e dalle strutture di contractors di cui si serve, riguardo a super luoghi di detenzione. Non tanto Guantanamo o Abu Ghraib, di cui si sa quasi tutto, e neppure delle afghane Bagram e Salt Pit che le tallonano.
Bensì dei siti oscuri dove sequestri e torture seguivano le extraordinary rendition con cui si catturavano (e si catturano) ricercati e gente comune. Dal Khalid Shaikh Mohammed, accusato d’aver pianificato gli attacchi dell’11 settembre, a cittadini al di sopra di sospetti concreti, prelevati in vari angoli del mondo.
Il dossier viene divulgato per ordine del Senato statunitense nonostante gli ostacoli messi in atto dalla stessa Cia e da qualche esponente del Partito Repubblicano, secondo il quale l’iniziativa mira a gettare fango sull’Intelligence nazionale e sulla stessa Casa Bianca. Ora si dice ufficialmente ciò che da tempo si sapeva, svelato da tante WikiLeakes: i detenuti erano privati del sonno e sottoposti a esecuzioni capitali simulate, subivano il quasi annegamento e i soffocamenti di respiro, fino alle subdole violenze dell’idratazione rettale. Forme utili per ottenere un loro “totale controllo”. Tutto giustificato dall’allora vicepresidente Dick Cheney per vincere la guerra al terrore e catturare Bin Laden.
Però le stesse carte dell’Agency ammettono che la trafila utilizzata nelle operazioni straordinarie, nel tempo nulla ha prodotto per azzerare eventuali complotti jihadisti, né sono servite nell’oscuro blitz di Abbottabad.
Delle oltre 6000 pagine del lunghissimo e dettagliato rapporto curato da membri democratici della commissione del Senato statunitense, i colleghi repubblicani ne confutano poco più di cinquecento, ma la sostanza non cambia. Alcuni grandi testate che, come il New York Times, hanno ricevuto il rapporto hanno comunemente deciso di pubblicarlo solo dopo la divulgazione da parte della commissione.
Ora si ha la certezza che torture come la diffusissima del waterboarding erano autorizzate dai legali del Dipartimento Giustizia, che talune pratiche erano così dure da mettere in difficoltà i seviziatori, comunque stimolati nel loro ruolo dagli ufficiali dell’Agenzia. I particolari del trattamento riservato nell’agosto 2002 al prigioniero saudita Abu Zubaydah (accusato d’essere uno dei pianificatori dell’attentato alle Torri Gemelle, quarto o terzo uomo della gerarchia di Al Qaeda, reclutatore di qaedisti, addestratore di attentatori e decine di altri crimini tutti diversi e comunque riconducibili al terrorismo internazionale e trattato in un “Garage Olimpo” thailandese) facevano rivoltare lo stomaco anche a taluni esecutori che richiedevano d’essere rimossi dall’incarico. Qualcuno se n’è andato, molti sono rimasti. Per spirito di corpo, per i dollari guadagnati. Dollari finiti anche in Lituania, Romania, Polonia dove la Cia ha stabilito i black sites delle sue incoffessabili rendition.

martedì 9 dicembre 2014

REVISIONISMO SUL BLOG DI GRILLO


Breve commento all'articolo apparso su Contropiano(http://contropiano.org/interventi/item/27813-grillo-il-revisionismo-storico-e-la-barca-che-affonda )che parla di un fantomatico non coinvolgimento di Mussolini nella morte dell'allora leader socialista Giacomo Matteotti,si parla infatti del 1924 agli albori del ventennio fascista che tanto ha portato danni ed infamia all'Italia rispetto agli italiani stessi ed al mondo intero.Tralasciando la storia del delitto Matteotti(si può trovare qualcosa qui:http://it.wikipedia.org/wiki/Giacomo_Matteotti )e l'assunzione do responsabilità politica e morale di Mussolini stesso,comunque il vero mandante dell'assassinio,il post parla di un intervista di un noto scrittore revisionista,Arrigo Petacco,ospitato nel blog del suo compare in materia di rivisitazioni storiche Beppe Grillo.Questo illuminante scambio di reciproci favori fa da sfondo al crescente malumore di una barca che sta affondando che è il Movimento cinque stelle dove la gente si sta svegliando da un letargo che dura da anni e che riesce a prendere coscienza e responsabilità prendendo distanza  dallo stesso Grillo sempre più in crisi sia d'identità che politica.
Grillo,il revisionismo storico e la barca che affonda.
Il blog di Beppe Grillo si aggiudica senza dubbio il premio per lo scoop più clamoroso della settimana con il post “Mussolini non ha ucciso Matteotti”.


Lo scoop.


Sentite infatti cosa dice - in un italiano da codice penale - Arrigo Petacco, intervistato dal blog di Beppe Grillo: "Mussolini nel 24 ha ottenuto il 68,8% dei voti vi rendete conto? Altro che violenza e che minaccia! E i socialisti, il povero Matteotti era al 18-20%. A questo punto la domanda che faccio io è: voi pensate che, 10 giorni prima che aveva stravinto le elezioni politiche, il capo del governo, non ancora dittatore, per fare uccidere il capo dell’opposizione manda 4 manigoldi con una lima arrugginita? Ecco, io proprio per questo non ho mai creduto che Mussolini avesse fatto il delitto”.

Matteotti fu accoltellato a morte il 10 giugno 1924 da cinque membri della polizia politica fascista (che sicuramente avranno rapito un deputato dell’opposizione di loro iniziativa e senza avvertire nessuno...) e di motivi per ucciderlo ce n’erano eccome: il primo era quello di intimidire e mettere definitivamente a tacere l’opposizione dopo l’appassionato discorso in cui il deputato socialista aveva denunciato i brogli elettorali da parte dei fascisti. Matteotti, infatti, denunciò, oltre ai brogli, una vera e propria occupazione militare dei seggi (in molti casi presidiati dalla milizia fascista) assieme a intimidazioni e devastazioni delle sedi di partiti di sinistra, cooperative e sindacati.

Ma secondo fonti credibili ci sarebbe stato un altro movente, ben più concreto: Matteotti stava per presentare un dossier sulle tangenti che l’americana Sinclair Oil aveva versato al Re e a personaggi vicini al “duce”.

In ogni caso gli assassini furono condannati nonostante le pressioni sui magistrati e Mussolini si assunse la piena responsabilità morale, politica e storica del delitto. Il 3 gennaio 1925 oltre ad assumersi la responsabilità morale, politica e storica (link: il discorso di Mussolini) di quanto accaduto, avviò quel combinato di leggi che tra il 1925 e l'inizio del 1926 sciolse partiti e sindacati.  Fu colpo di stato. Il capo degli squadristi, tale Dumini, confessò autografo in carcere la committenza mussoliniana.


Ma chi è Arrigo Petacco?


Per capire chi è Petacco basta leggere il suo blog: “Se non ci fosse il revisionismo perché si scriverebbero nuovi libri di storia? Non ce ne sarebbe bisogno, basterebbero i vecchi. Il revisionismo è importante!”

Petacco fa parte di quella schiera di mediocri divulgatori che hanno fiutato l’aria e hanno capito che in Italia basta sputare sull’antifascismo e sulla Resistenza, rivalutare la figura di Mussolini o di qualche altro gerarca per garantirsi visibilità illimitata nelle librerie e in Tv.

Nel suo libro “I ragazzi del ‘44” sosteneva che “il contributo dei partigiani alla guerra di liberazione fu modesto” e polemizzava con giudizi «datati, troppo convenzionali, con i partigiani tutti buoni, i fascisti tutti cattivi, la resistenza con la "R" maiuscola e il duce con la "D" minuscola».

Nel 2003 ha pubblicato “Faccetta nera” dove giustificava l’uso dei gas tossici in Africa orientale da parte delle truppe italiane in base alla “morale del tempo”. A proposito di questo libro scrive lo storico Del Boca: “è difficile, in meno di 230 pagine, accumulare tanti errori, tante lacune, tanti giudizi e valutazioni non corrette. Una spietata aggressione a uno Stato sovrano, che causa la morte di oltre 300.000 etiopici, viene contrabbandata come un’impresa necessaria e urgente, tanto più che l’aggredito, l’imperatore Hailé Selassié, era, come precisa Petacco, soltanto un ‘ras affarista, sanguinario, crudele e schiavista’”.

E ci fermiamo qui.


Grillo, “né di destra né di sinistra”.


Ma perché pubblicare una simile spazzatura? E perché Beppe Grillo si occupa di storiografia, visto che tutto quanto è successo prima della nascita del M5S secondo lui è ciarpame preistorico di quando esistevano sempre la destra e la sinistra?

Tutto si può dire di Grillo e Casaleggio tranne che non siano abili comunicatori. È quindi improbabile che si tratti di un autogol o di un post buttato lì a casaccio.

I due guru del Movimento 5 Stelle, valutando i deludenti risultati elettorali, probabilmente hanno pensato che il progetto della Lega di riproporre in Italia un soggetto politico “lepenista” sta facendo breccia in un elettorato di destra che costituisce un bacino di voti anche per loro.

Gli esempi di esternazioni di Grillo chiaramente dirette ad accattivarsi questo tipo di elettorato abbondano: dalla “peste rossa” agli immigrati che portano le malattie, dai sindacati che sono un ferrovecchio da mandare in soffitta, alle battute benevole su Casa Pound, fino alla convergenza "tecnico-strategica" e già fallita con l’UKIP di Farage al parlamento europeo.   

Ma sarebbe riduttivo spiegare queste uscite solo in termini di opportunismo: il Movimento 5 Stelle è profondamente imbevuto di una cultura qualunquista che vede come il fumo negli occhi il “culturame” di sinistra. Tutto ciò che viene percepito come ideologico, astratto, contrapposto al concreto del quotidiano piccolo borghese sarebbe ipocrisia e vecchiume inutile, e quindi lo sarebbero anche i valori della resistenza e dell’antifascismo.

Quello che fa pena è proprio quest’assoluta e rivendicata mancanza di riferimenti ideali, che peraltro non dovrebbe stupirci in quanto da sempre teorizzata da chi si definisce “né di destra né di sinistra”.


Grillo e le amministrazioni locali.


In fondo potremmo fregarcene, tanto il Movimento 5 Stelle a gestione Grillo-Casaleggio sta implodendo e probabilmente si trasformerà in qualcosa di nuovo anche se ridimensionato. Grazie a una serie irripetibile di circostanze favorevoli nelle ultime elezioni politiche era riuscito a catalizzare il voto ambientalista e quello dei leghisti delusi dal Trota, quello della destra e dei piddini impegnati nelle solite faide interne, il voto di protesta antisistema e quello dei maniaci della legalità, ma la “bolla speculativa” ora sta scoppiando e i nodi vengono al pettine.

In un movimento così variegato l’esistenza di meccanismi di democrazia interna sarebbe quanto mai necessaria. Invece Grillo continua a gestire il M5S come se fosse una ditta privata e non rinuncia ad imporre la sua linea a colpi di espulsioni e anatemi.

Anche la sua immagine ne ha risentito: da simpatico e arguto uomo di spettacolo, che ha avuto il merito di anticipare temi importanti come la decrescita, la sostenibilità, la democrazia della rete, si è ormai trasformato in un caudillo rabbioso e incapace di confrontarsi con i suoi stessi sostenitori. E se questa è la nuova politica molto meglio la vecchia.

Questa forme di delirio autoritario si fa sentire soprattutto nei rapporti con gli eletti nei consigli comunali e regionali e con gli amministratori.

Nelle elezioni amministrative, dove più che il carisma del capo conta la presenza sul territorio, il M5S ha raggiunto risultati significativi soltanto in poche realtà, ma nella maggior parte di queste, come a Parma, gli amministratori locali sono arrivati ai ferri corti con il padrone del marchio.

È senz’altro vero che in questa prima fase del mandato Pizzarotti è stato estremamente deludente e ha tradito molte delle promesse fatte in campagna elettorale (come quelle sull’inceneritore), ma il problema principale è che una volta vinte le elezioni i grillini si sono scontrati frontalmente con la realtà e hanno verificato quanto fossero assurde le regole del loro movimento.

Grillo invece continua a vedere questi screzi attraverso la lente del “tradimento“ e dell’arrivismo: qualcuno avrebbe trovato una poltrona e perso la purezza iniziale.

Per questo Grillo rischia di trasformarsi da imprescindibile testimonial a zavorra del movimento.
Potremmo anche fregarcene tranquillamente, dicevamo, ma si dà il caso che in questo momento il M5S amministra la nostra città. E la amministra in base alle regole astruse del padrone della ditta.
da http://www.senzasoste.it

sabato 6 dicembre 2014

GIAN MARIA VOLONTE'

Oggi ricorre il ventesimo anniversario della morte di uno dei più grandi ed impegnati attori italiani,Gian Maria Volontè,che è deceduto all'età di sessantuno anni,sicuramente troppo presto per una persona che poteva dare ancora tanto sia al cinema che all'impegno sociale.
Non mi dilungo più di tanto offrendo un piccolo contributo qui sotto ed un link preso da"Il fatto quotidiano"(http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/05/gian-maria-volonte-luciano-moro-20-anni-fa-moriva-attore-totale-mimetico/1251713/ ).


GIAN MARIA VOLONTÈ, ARTISTA MILITANTE



"Io accetto un film o non lo accetto in funzione della mia concezione del cinema. E non si tratta qui di dare una definizione del cinema politico, cui non credo, perché ogni film, ogni spettacolo, è generalmente politico. Il cinema apolitico è un'invenzione dei cattivi giornalisti. Io cerco di fare film che dicano qualcosa sui meccanismi di una società come la nostra, che rispondano a una certa ricerca di un brandello di verità. Per me c'è la necessità di intendere il cinema come un mezzo di comunicazione di massa, così come il teatro, la televisione. Essere un attore è una questione di scelta che si pone innanzitutto a livello esistenziale: o si esprimono le strutture conservatrici della società e ci si accontenta di essere un robot nelle mani del potere, oppure ci si rivolge verso le componenti progressive di questa società per tentare di stabilire un rapporto rivoluzionario fra l'arte e la vita."

(Gian Maria Volonté, 1933-1994, secondo Francesco Rosi "uno dei più grandi attori del cinema mondiale"; protagonista di capolavori come Per un pugno di dollari, Uomini contro, Sacco e Vanzetti, Giordano Bruno, La classe operaia va in paradiso, Sbatti il mostro in prima pagina, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto, Todo modo, Il caso Mattei, e tanti altri)

venerdì 5 dicembre 2014

LA RICCHEZZA ITALIANA MAL DISTRIBUITA

L'articolo preso da Senza Soste,con commenti presi dal quotidiano finanziario"Il Sole 24 Ore",fornisce un dato che contrasta e stride rispetto agli ultimi anni di crisi dove sia il potere di acquisto che il lavoro stesso è stato decurtato sia in denaro che in persone.
Il calo delle buste paga è coinciso purtroppo da un numero sempre più elevato di disoccupati che non si registrava sin dagli anni settanta,ed il dato di cui sopra che sembra non veritiero è che la ricchezza in Italia è cresciuta di 400 miliardi di Euro dal 2011.
Il problema vero è che solo chi non vive col paraocchi(la maggior parte degli italiani)non ha notato il forte incremento delle persone ricche in un numero sempre inferiore e lo stesso aumento dei poveri,e parliamo di milioni di persone che sono costrette a vivere in povertà o ai limiti della soglia.
Non riesco a capire come mai poi la gente possa votare chi protegge questi pochi eletti o chi fa di tutto per facilitare loro le cose con interventi legislativi che tendono ad essere il proseguo di questa tendenza che porta sempre più a differenze sociali ed economiche sempre più abissali.
Piuttosto che scendere nelle vie e nelle piazze delle città siamo sempre più rincoglioniti e proni a subire tutto questo.
A volte viene da chiedermi se è proprio vero come dicono verso la fine dell'articolo le parole dell'imprenditore ed economista statunitense William Buffett(patrimonio personale di circa 44 miliardi di Dollari):"La lotta di classe esiste e l'abbiamo vinta noi".

In Italia la ricchezza c'è, ma è distribuita male. 
Nel 2014 la ricchezza delle famiglie italiane ha toccato i suoi massimi storici (Il Sole24Ore) superando i livelli pre-crisi. Sembra incredibile in anni di crisi segnati da austerity e pareggi di bilancio: anni duri in cui l'impoverimento, l'altissima disoccupazione (13,3% totale, oltre 40% quella giovanile), i licenziamenti e la precarietà sono i fenomeni più percepiti e vissuti dalla maggioranza del paese.
A quanto pare in Italia la ricchezza risultante da conti correnti, azioni, titoli di stato e altri strumenti finanziari è cresciuta di 400miliardi dal 2011, superando i record precedente risalente al 2006. In media le famiglie italiane avrebbero raggiunto una disponibilità di 65mila euro (!!!). Mentre il debito pubblico è sempre più alto (giustificando tagli e sacrifici) gli investimenti nella finanza (azioni, bond, fondi comuni) hanno avuto favolose performance, determinando gran parte di questa crescita. Ma la finanza, si sa, non è per tutti. Se chi ha qualche risparmio riesce a integrare reddito e pensioni (rischiando, però, di perdere tutto), chi manovra grossi capitali accumula rendite favolose, spesso così grandi da non essere nemmeno immaginabili.
No, non è il miracolo promesso da Renzi che si realizza. Bensì è la testimonianza di una cruda realtà: la guerra dei ricchi contro i poveri che la crisi ha accelerato. Infatti il concreto ed evidente contrasto tra la notizia e l'esperienza quotidiana della maggior parte del paese è dovuto alla foglia di fico di un valore considerato “in media”. La è realtà è che molte famiglie hanno in realtà livelli bassi o nulli di ricchezza, mentre poche posseggono grandi patrimoni: il 10% più ricco della popolazione detiene il 50% della ricchezza complessiva.
Quindi la ricchezza c'è, semplicemente è distribuita in maniera fortemente diseguale. Non è un caso che il record pre-crisi sia stato battuto ora, quando la crisi è ben lontana dall'essere finita (se mai finirà). Infatti è proprio grazie ad essa che si è potuto accelerare violentemente il processo che ha drenato ricchezza da chi per vivere deve vendere la propria forza lavoro (anche se formalmente autonomo o piccolo imprenditore) verso quelli che si arricchiscono con finanza e grandi affari.
Questo processo non è capitato per caso o per delle oggettive leggi naturali. È il risultato delle politiche che un blocco di potere trasversale (politica, grandi imprenditori, finanza...) sta portando avanti per rafforzare i propri privilegi: le riforme del lavoro (per esempio il Jobs Act, che sarà un affare sopratutto per le agenzie interinali), la tassazione, i tagli alla sanità, alla scuola, all'università. Un processo di anni che per la stragrande maggioranza della popolazione ha significato impoverimento, diminuzione delle possibilità, mancanza di sicurezze e garanzie, perdita di controllo sulle proprie vite.
Così, mentre i politici dirigono risorse in grande opere inutili, le periferie delle nostre città vivono il problema della casa e della mancanza di servizi; mentre i patrimoni di pochi ricchi si accrescono, a noi viene imposta la competizione al ribasso di lavoratori contro disoccupati, giovani contro vecchi, garantiti contro non-garantiti. Qualche anno fa il ricco finanziere Warren Buffett dichiarava "La lotta di classe esiste e l'abbiamo vinta noi". Per quanto ci riguarda la partita è ancora del tutto aperta. La favola della crisi come male comune trasversale si rivela per quel che è e i meccanismi di mediazione perdono efficacia. Dentro questa polarizzazione si apre la possibilità di individuare un'inimicizia esplicita, la possibilità dell'autonomia e della trasformazione radicale dell'esistente.
2 dicembre 2014

giovedì 4 dicembre 2014

MAGNA MAGNA

Ormai la foto qui sopra scattata nel 2010 è diventata storica perché ritrae il ministro del lavoro Poletti quando era a capo di Legacoop assieme a Marroni(capogruppo Pd nel comune di Roma),Panzironi(capo dell'azienda municipalizzata Ama),Ozzimo(vice presidente delle commissioni alle politiche sociali del comune di Roma,del Pd),Buzzi(a capo della cooperativa 29,l'autoproclamato"Re di Roma"),Alemanno(sindaco della capitale)e Marroni padre(garante dei detenuti della regione Lazio).
L'elenco di tutti questi personaggi,e anche di quelli che erano presenti alla cena e non ritratti nella foto e pure quello che spunta con la maglietta dell'Italia sono elencati su questo sito:http://www.blitzquotidiano.it/foto-notizie/poletti-a-cena-con-buzzi-casamonica-alemanno-panzironi-marroni-ozzimo-foto-2040907/ .
Mentre ieri me la sono presa soprattutto con i fascisti per lo scandalo che sta forse portando il comune di Roma al commissariamento,oggi l'articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/27885-il-sistema-pd-nel-sacco-di-roma )parla degli esponenti del Pd presi con le mani nel sacco,delle intercettazioni tra Buzzi e Carminati e dell'ormai famosa frase che descrive che la gestione dei campi rom,dei Cie e la gestione dei migranti in generali frutti di più dello spaccio di droga.

Il"Sistema Pd"nel sacco di Roma.

Ci sono passaggi indimenticabili, nelle intercettazioni della "cupola fasciomafiosa". Sono quelli che riguardano il sistema Pd nella Capitale. E che chiariscono oltre ogni limite e dubbio quale sia lo spessore umano, etico, "politico", di quella gente che viene a chiederti ogni anno un "voto utile" perché non ritorni al potere Berlusconi, la mafia, la destra.
E' un sistema ben oliato, sperimentato, consolidato, che ha saputo sfruttare fino all'ultima goccia quel residuo solo mentale di "preferenza" per qualcuno che viene da una "storia di sinistra" rispetto a chi viene da tutt'altra parte. E' il sistema che, eliminando quasi fisicamente ogni alternativa reale, ti invita a scegliere da chi vuoi essere coglionato, tra Buzzi e Carminati, tra Veltroni e Alemanno, o tra Renzi e Salvini (è il prossimo episodio, ancora sotto sceneggiatura, ma già con qualche trailer sui giornali e nelle frasette del premier).
Ricordate - per fare solo un esempio - il valore salvifico delle "primarie"? Quel meccanismo per cui "si restituisce finalmente ai cittadini la scelta dei candidati", sottraendola naturalmente alle segreterie nazionali, dando spazio alla "società civile" e altre baggianate difficile da decodificare per i non addetti ai lavori. Eccola qua la "società civile che è entrata in politica"... Ecco qui come funziona il meccanismo delle primarie - "aperte a tutti", per carità!, altrimenti come si fa a far nominare uno di destra come candidato della "sinistra" (l'ipotesi contraria non è neppure presa in considerazione, ovviamente), da vive parole di Salvatore Buzzi, presidente della Cooperativa 29 Giugno, fedelissimo e riconoscente all'ex presidente di Lega Coop, quel Poletti ora ministro del lavoro e stratega del "jobs act":
«Mò c’ho quattro cavalli che corrono... col Pd, poi con la Pdl ce ne ho tre, e con Marchini c’è... c’ho rapporti con Luca (Odevaine, già vicecapo di gabinetto con Veltroni sindaco ndr ) quindi va bene lo stesso... Lo sai a Luca quanto do? Cinquemila euro al mese... Un altro che mi tiene i rapporti con Zingaretti (presidente della Regione Lazio, ndr) 2.500 al mese... Mò pure le elezioni... Siamo messi bene perché Marino siamo coperti, Alemanno coperti e con Marchini c’ho... Luca che... piglia i soldi».


Un quadro che coinvolge anche il senatore del Pd Lionello Cosentino, segretario della federazione Pd romana: “È proprio amico nostro”. E l'amicizia è una valore, no?
A noi ancora alcune cose non tornano: com'è possibile che un'inchiesta del genere, sul potere a Roma, non veda nel mirino neanche un palazzinaro? In attesa di capire perché, restituiamo un quadro "di colore" sul Pd romano (ma è solo un dettaglio), dipinto sarcasticamente da Il Fatto Quotidiano.
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Mafia Capitale, appalti rossi sotto la Lupa Nera. Le influenze del ‘Compagno Buzzi’
Paola Zanca
Da Rutelli ad Alemanno, fino a Marino. Le occasioni procacciate in Campidoglio dall'altro "re di Roma", amico di Carminati e dell'ex capogruppo Pd Marroni. Diceva: "I nostri sono molto meno ladri di quelli del Pdl"
Due settimane fa, mentre il sindaco di Roma Ignazio Marino sventolava in consiglio comunale le ricevute delle multe della Panda rossa pagate, l’altro “re di Roma”, Salvatore Buzzi, si aggirava indaffaratissimo tra i corridoi e la buvette del Campidoglio. Abbracci, parole all’orecchio, sguardi di intesa: il sindaco traballa ma noi restiamo in piedi. Non è un racconto colorito, quello sul presidente della Cooperativa 29 giugno, finito ieri in carcere perché in affari con la banda di Massimo Carminati.
Eppure, di colore, nella sua biografia ce n’è parecchio. Condannato agli inizi degli anni 80 per omicidio doloso, resta in carcere fino al ’91. Durante i giorni in prigione, gli viene un’idea: una cooperativa per reinserire gli ex detenuti nel mondo del lavoro. Organizza, da dietro le sbarre, un convegno per trovare sponde al suo progetto. E l’indimenticata Miriam Mafai firma un articolo che celebra questa storia di riscatto, perché le “è venuta voglia di scommettere sull’ottimismo, sulla fiducia, sulla capacità di uscire in positivo dalle nostre difficoltà”. Non sbagliava, l’occhio della cronista. Buzzi esce, ingrana la prima e mette su un colosso con un migliaio di dipendenti e 60 milioni di euro di fatturato annuo. E da Rutelli in poi, la 29 giugno si lega a doppio filo con il Comune di Roma.  
Chi campa di politica e i soldi sul Comune. Per spiegare bene come funzionano le attività di Salvatore Buzzi basta rileggere le sue parole, alla vigilia delle elezioni comunali del 2013: “La cooperativa campa di politica, perché il lavoro che faccio io lo fanno in tanti, perché lo devo fare io? Finanzio giornali, faccio pubblicità, finanzio eventi, pago segretaria, pago cena, pago manifesti, lunedì c’ho una cena da ventimila euro pensa…questo è il momento che paghi di più perché stanno le elezioni comunali, poi per cinque anni…poi paghi soltanto…mentre i miei poi non li paghi più poi quell’altri li paghi sempre a percentuale su quello che te fanno. Questo è il momento che pago di più… le comunali, noi spendiamo un sacco di soldi sul Comune”.  
Le primarie, i compagni e il voto disgiunto. Chiama Massimo Carminati “amico mio”. Ma Buzzi, ufficialmente, è uomo di sinistra. E una distinzione ancora la fa: “Vedi – spiega al sodale Giovanni Campennì – i nostri sono molto meno ladri di… di quelli della Pdl”. Suo grande riferimento è Umberto Marroni, ex capogruppo del Pd in Campidoglio. Marroni (poi si ritirerà) pensa di candidarsi alle primarie contro Ignazio Marino. Nel giro di Buzzi non capiscono: “Ma come me tocca votà Marroni – dice Alessandro Montani – questa volta veramente mi incazzo, se non voti Alemanno veramente …ti sputtano a tutto il mondo… l’ho detto a tutti, ho detto guarda che l’unico che ci ha guadagnato qualche cosa da Alemanno è stato Salvatore!”. E Salvatore non dimentica. Marroni andrà alla Camera e “ormai Umberto colle cose del Comune non c’entrerà più niente, eh!”, chiarisce Buzzi. Daniele Ozzimo è l’uomo di Marroni ora in corsa per il Campidoglio (è diventato assessore, ieri si è dimesso) e per capire i rapporti stretti con Buzzi, basta vedere un sms che Micaela Campana, responsabile Welfare del Pd, ex moglie di Ozzimo, scrive allo stesso Buzzi: “…bacio grande Capo”. Ma al bando le affettuosità, bisogna pensare agli affari. E coprirsi a destra e a sinistra. Così, Buzzi chiama Claudio Milardi, componente dello staff di Alemanno. Lo chiama “compagno”. Lui sta al gioco: “Compagno Milardi ti passa il compagno Alemanno”. Buzzi ride, Alemanno si fa serio: “Allora? Ma è vera ‘sta storia del disgiunto?”. Buzzi lo rassicura: “Facciamo il disgiunto, facciamo. Ozzimo ed Alemanno”. Il sindaco uscente ringrazia: “Eh, questo…questo mi onora molto”.  
La minigonna per battere e i consigli di Massimo. Nonostante il voto disgiunto, Alemanno perde e in Campidoglio arriva Ignazio Marino. Buzzi non perde tempo e a pochi giorni dall’insediamento del nuovo sindaco è già “in giro per i Dipartimenti a saluta’ le persone”. Lo comunica a Carminati, ben contento dell’intraprendenza: bisogna “vendere il prodotto amico mio, eh. Bisogna vendersi come le puttane ades…adesso”. Ci sono difficoltà, nuovi dirigenti da conoscere e tante cose da spiegare. Carminati fa il motivatore: “e allora – dice a Buzzi-mettiti la minigonna e vai a batte co’ questi amico mio, eh… capisci”. Qualche colpo va a segno. “Ohhh…me so’ comprato Coratti”, annuncia Buzzi a un amico, spiegando il nuovo sodalizio con il presidente dell’Assemblea Capitolina, Pd anche lui (pure lui si è dimesso ieri). Racconta che si sono intesi al volo: “Gliel’ho detto ‘guarda, lo stesso rapporto che c’abbiamo con Giordano (il Pdl Tredicine, ndr) lo possiamo aver con te’..m’ha capito subito!”.  
Nomine, multe e libro paga sempre pieno. C’è un direttore da piazzare, quello alle Politiche Sociali, dove transitano gare e affidamenti. Buzzi lo racconta direttamente a Carminati: “Senti poi forse..è pure prematuro dirlo però il novanta per cento siamo riusciti a piazzà l’amico nostro al Quinto Dipartimento e quindi avemo fatto bin.. (inc)..lui non ce voleva andà, gli avemo garantito duemila euro al mese in più noi… ‘vacce, te damo duemila euro in più’”. Quello è un posto chiave, spiega ancora Buzzi, “… perché oggi non c’avemo nemmeno informazioni.. non sapemo quello che succede non sapemo niente..”. Marino nel frattempo è finito nel caos multe. Buzzi è ancora al telefono con Carminati: “Senti un po’ se senti Gramazio (capogruppo di Forza Italia in regione Lazio, ndr) che intenzioni c’hanno loro con Marino perché se fossero abbastanza seri dovrebbero fallo cascà a Marino…” Carminati però ha un’altra lettura: “No, loro stanno facendo (…) …loro stanno facendo un’operazione direttamente con Zingaretti per sistemarsi Berti questi qua, pe sistemasse…perché de Zingaretti se fidano de Marino non se fida nessuno…”. Il nome del presidente della Regione Lazio torna anche in un’altra intercettazione, quando Buzzi squaderna il suo libro paga. Scrive il giudice: “a Luca Odevaine dava 5mila euro al mese, a Mario Schina dava 1500 euro al mese, ad “un altro che tiene i rapporti con Zingaretti 2500 al mese. Un altro che tiene i rapporti con il Comune 1500,un altro a 750…..un assessore a 10mila euro al mese”.  
L’eredità del capo ”So’ soddisfazioni”.   Ma di tutte le fatiche, per Buzzi, la ricompensa più grossa è la fiducia del Capo, Carminati: che gli affida 500 mila euro. “Io c’ho… c’ho… i soldi suoi – racconta   - lui sai cosa m’ha detto quando… c’aveva paura che l’arrestavano (…) è venuto da me dice ‘guarda qualunque cosa succede ce l’hai te, li tieni te e li gestisci te, non li devi dà a nessuno, a chiunque venisse qui da te… nemmeno mia moglie’, non so’ soddisfazioni?”.
da il Fatto Quotidiano del 3 dicembre 2014

mercoledì 3 dicembre 2014

LEGA ITALIANA FIGLI DI PUTTANA



Tra meno di un'ora ci sarà la partita valida per la Coppa Italia tra Atalanta ed Avellino,che verrà giocata in un clima che non si discosterà molto dall'immagine qui sopra,ovvero lo stadio comunale Bortolotti di Bergamo vuoto.
Le decisioni prese dopo gli scontri avvenuti fuori dallo stadio due sabati fa dopo la partita contro la Roma sono state dure e palesemente indirizzate a colpire l'intero mondo ultrà bergamasco.
Il ministro Alfano ed il prefetto Francesca Ferrandino suo gioppino hanno infatti deciso di non vendere biglietti per assistere al match se non ai possessori della tessera del tifoso,provvedimento che vede per i prossimi tre mesi anche il divieto assoluto ai tifosi atalantini di poter seguire l'Atalanta in trasferta,anche per i possessori della Deacard.
Solo un accenno al fatto che soprattutto a Roma ed in altre piazze italiane si possa far di tutto in termini di violenze,accoltellamenti e uccisioni ma evidentemente ci sono interessi che è meglio non toccare in quanto la sudditanza psicologica non esiste solo sul terreno di gioco.
L'articolo proposto preso dal sito Atalantini.com(http://atalantini.gecosistemi.com/com/comfullheadline11.php?subaction=showfull&id=1417466220&archive=&start_from=&ucat=2& )riporta le legittime proteste del D.G. dell'Avellino Massimiliano Taccone che parla a nome dei tifosi irpini che avrebbero dovuto salire oggi a Bergamo con oltre duemila tifosi e che solo da lunedì hanno saputo di questo divieto.
Ovviamente sono andati a culo biglietti aerei e prenotazioni di pullman e di treni,oltre che i vari permessi lavorativi ed il costo del biglietto della partita che forse solo questo sarà rimborsabile.
Comprendo la rabbia dei tifosi avellinesi come quelli bergamaschi in quanto anch'io pur essendo in possesso della Deacard ho deciso di non recarmi a Bergamo perché avrei dovuto portarci anche mio nipotino per la sua prima partita dell'Atalanta e non essendo tesserato e quindi pericolosissimo nonostante i suoi tre anni abbondanti,non ha potuto avere un biglietto.
Vogliono un calcio senza tifo,stadi vuoti e tutti comodi a casa alla televisione,e già da sta succedendo questo da una decina di anni con l'avvento di Sky e fatto ulteriormente aggravato dopo la morte di Raciti(ucciso dai suoi colleghi sbirri),nessun fumogeno,nessun tamburo,nessun coro e praticamente nessuno allo stadio.
Finisco questo post con l'imbarazzo di vedere una società che fa del mutismo e della rassegnazione il suo comportamento a fronte di queste enormi e gravi ingiustizie che vedono il diritto di libertà di poter vedere una partita di calcio essere negato,in uno Stato di polizia che reprime ogni momento di aggregazione e di sport.
Lega italiana figli di puttana!

Taccone:"Siamo vittime di colpe altrui".

L'A.S. Avellino, attraverso il direttore generale Massimiliano Taccone, intende mostrare la propria vicinanza alla tifoseria biancoverde, costretta a rinunciare alla trasferta di Bergamo, in occasione della gara tra Atalanta e Avellino di mercoledì prossimo.
"Subiamo una decisione per la quale la società A.S. Avellino e i suoi tifosi non sono protagonisti, ritrovandoci tutti vittime di una disposizione da parte della Prefettura di Bergamo. E' una sconfitta per le istituzioni, per il calcio, per lo sport in generale. I nostri tifosi, da sempre riconosciuti per il loro comportamento esemplare, si trovano costretti, loro malgrado, a dover annullare viaggi e prenotazioni subendo un danno economico per il quale non c'è risarcimento, così come non esiste un risarcimento morale per quanti sognavano di vivere, proprio come accaduto lo scorso anno a Torino contro la Juventus, un'altra indimenticabile festa sportiva. La nostra solidarietà e vicinanza è rivolta ai migliaia di tesserati che può vantare questa società e a quanti di loro hanno dovuto fare giocoforza dietrofront per la trasferta di mercoledì prossimo. Il motto resta lo stesso di sempre: noi con voi e voi con noi".

fonte tmw.com

martedì 2 dicembre 2014

FINALMENTE VI HANNO PRESO

Stando a quello che sta uscendo fuori dall'inchiesta denominata"Terra di mezzo"questa è solo la punta dell'iceberg per quanto riguarda il livello di corruzione e di criminalità della precedente giunta Alemanno che ha devastato Roma mettendola nelle mani dei peggior mafiosi,affaristi e fascisti della sfera dell'ex sindaco.
L'indagine cominciata quattro anni addietro(interessante questo articolo del dicembre 2010 dove già sono elencati per filo e per segno i nomi degli indagati di oggi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/12/la-nera-coerenza-di-alemanno.html )ha colpito la cricca di amici fascisti e criminali tipo Banda della Magliana che sono stati sempre a stretto contatto di Alemanno,che risulta indagato per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso,e altri bei personaggi come Carminati,Mancini,Panzironi e Odevaine,loro agli arresti.
Prendendo spunto dal link suggerito non posso che citare testualmente questo paragrafo:

Uomini d'oro.

I due personaggi più influenti dell'amministrazione non sono assessori, ma due amici del sindaco: Franco Panzironi e Riccardo Mancini. Del primo, a capo dell'Ama, si sa praticamente tutto. Meno noti, invece, sono i trascorsi dell'uomo che Alemanno ha voluto alla guida di Eur spa, società controllata dal Campidoglio e dal ministero dell'Economia che ha nel suo portafoglio immobili per centinaia di milioni. Mancini, classe 1958, ha finanziato la campagna elettorale del 2006 e ha fatto da tesoriere durante quella del 2008.
È un imprenditore di successo: erede di parte del patrimonio della famiglia Zanzi (energia e riscaldamento), ha comprato nel 2003 la Treerre, società di bonifiche e riciclaggio che fattura oltre 6 milioni di euro l'anno. Anche lui, che ha sempre vissuto all'Eur, è stato vicino ai camerati di Avanguardia nazionale: nel 1988 è stato processato - insieme ai leader del movimento Stefano Delle Chiaie e Adriano Tilgher, che oggi lavora in Regione con Teodoro Buontempo - e la Corte d'Assise lo condannò a un anno e nove mesi per violazione della legge sulle armi. Ora, dopo vent'anni, Alemanno gli ha dato le chiavi di un quartiere che conosce bene, quello del "mitico" bar Fungo, dove un tempo si ritrovavano quelli di Terza posizione, i ragazzi di Massimo Morsello e il gruppo di Giusva Fioravanti.
Una curiosità: un socio in affari di Mancini, Ugo Luini (amministratore della holding del gruppo, la Emis) è pure tra i consiglieri della fondazione del sindaco, Nuova Italia.
Mancini e Panzironi, ovviamente, si conoscono bene. A novembre il capo dell'Eur Spa ha assunto Dario, il figlio di Franco, già portaborse al Comune e ora funzionario con contratto a tempo indeterminato. La scelta ha fatto gridare allo scandalo il centrosinistra, ma sono altre le indiscrezioni che preoccupano Alemanno.
Mancini, l'uomo che dovrebbe gestire la Formula 1, è infatti amico di Massimo Carminati, tra i fondatori dei Nar e leader della sezione dell'Eur, simpatizzante di Avanguardia nazionale e sodale della Banda della Magliana: il personaggio del "Nero" del film "Romanzo Criminale" è ispirato alla sua storia. I due sono spesso insieme, tanto che qualcuno sospettava che l'ex estremista (incriminato per vari delitti efferati ma assolto - quasi sempre - da ogni accusa) fosse stato assunto dalla municipalizzata. «Una sciocchezza» chiosano a "L'espresso" gli uomini del sindaco «Mancini lo vede solo perché si conoscono da anni. Nessun rapporto di lavoro».

Ebbene sono già citati tutti i nomi coinvolti in questa operazione,già tutti sapevano e già si stava indagando anche se ci sono voluti anni per poter ottenere delle prove concrete contro questi criminali,fermo restando che durante i processi tutto potrebbe cambiare,siamo in Italia dopotutto.

Mafia a Roma, 37 arresti per appalti del Comune. Indagato Alemanno. Perquisizioni in Regione Lazio e Campidoglio.


Arrestati l'ex Nar Carminati e l'ex ad dell'Ente Eur Mancini. Operazione dei carabinieri alla Pisana e in altre amministrazioni della Capitale. Sequestri per 200 milioni della Guardia di Finanza. L'indagine ribattezzata "Mondo di mezzo".

 Mafia a Roma, 37 arresti per appalti del Comune. Indagato Alemanno. Perquisizioni in Regione Lazio e Campidoglio.
Maxi operazione in corso a Roma per "associazione di stampo mafioso" con 37 arresti, di cui 8 ai domiciliari, e sequestri di beni per 200 milioni. Un "ramificato sistema corruttivo" in vista dell'assegnazione di appalti e finanziamenti pubblici dal comune di Roma e dalle aziende municipalizzate con interessi anche nella gestione dei centri di accoglienza è quanto emerso dalle indagini del Ros che ha portato alle misure restrittive e ai sequestri da parte del Gico della Finanza. A capo dell'organizzazione mafiosa, secondo gli investigatori, l'ex terrorista dei Nar, Massimo Carminati. Tra gli arrestati anche l'ex ad dell'Ente Eur, Riccardo Mancini, l'ex presidente di Ama, Franco Panzironi, e Luca Odevaine, a capo della polizia provinciale.
Gli indagati, 39 in tutto, sono accusati di reati che vanno dall'associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d'asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio e altri reati. Fra loro l'ex sindaco della città Gianni Alemanno, la sua abitazione è stata perquisita, il consigliere regionale Pd Eugenio Patanè, quello Pdl Luca Gramazio, e il presidente dell'Assemblea capitolina Mirko Coratti. Nei loro uffici alla Regione Lazio e in Campidoglio sono in corso le perquisizioni dei militari.
E' un'operazione senza precedenti quella che, in queste ore, sta mettendo a soqquadro Roma e il suo hinterland. Coordinata da tre pubblici ministeri - Luca Tescaroli, Paolo Ielo e Giuseppe Cascini - sotto la supervisione del procuratore capo della procura di Roma Giuseppe Pignatone ha infatti smantellato un'organizzazione che racchiude almeno dieci anni di malavita. Personaggi che hanno solcato la scena della mala capitolina, come il nero Carminati ex della Banda della Magliana, ma anche politici e amministratori che hanno favorito e consentito a questo malaffare di radicarsi, di mettere le radici, di infilarsi coi suoi tentacoli ovunque. Ribaltando di netto le regole del gioco. Un intreccio pazzesco, degno di un romanzo criminale, che però è pura realtà.
In questi lunghi mesi sono stati indagati in un centinaio, perquisiti e ascoltati a migliaia. Ricostruire la trama e gli intrecci che hanno reso possibile tutto questo malaffare è stata un'impresa titanica. Ma una volta capito il verso, criminali e amministratori sono crollati uno dopo l'altro come nel gioco del domino. Protagonisti di uno sconfinato business che sembrava non dover mai avere una fine.
L'indagine ribattezzata "Mondo di mezzo" è durata olre due anni. La fine è arrivata. E nella giungla del malaffare sono finite ditte, attività commerciali, traffici illeciti che non si ricordavano più dai tempi dell'epopea della banda della Magliana.
Le perquisizioni scattate all'alba hanno riguardato boss della malavita, come esponenti di noti clan di Ostia, e politici di elevato spessore a Roma. Politici che hanno governato questa città e che di certo non potevano non sapere cosa succedeva sotto il loro naso.
No, non potevano.
Ed è per questo che il reato ipotizzato nei confronti degli arrestati è il 416 bis, l'associazione a delinquere di stampo mafioso. Reato per cui sono già indagate 51 persone dei clan Fasciani e Triassi di Ostia, e che a dicembre si concluderà con la sentenza di primo grado. Reato per cui a Roma, nessuno mai è stato condannato. Perché, come in un refrain, per anni si è continuato a dire che la mafia a Roma non esiste. Almeno fino a oggi.

lunedì 1 dicembre 2014

CAGAPOVND:IGNORANTI CHE VOGLIONO L'IGNORANZA

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Il fatto è accaduto la scorsa settimana ma è utile proporlo in quanto la feccia neofascista di Cagapovnd,e qui si parla di quella romana,ha agito indisturbata per qualche ora all'ingresso di un campo nomadi nella periferia della capitale.
Questi fascisti del terzo millennio hanno impedito a circa duecento persone di uscire fuori dal loro spazio e tra di loro un poco meno della metà erano bambini e ragazzini delle elementari e delle medie che si apprestavano ad andare a scuola.
Statisticamente già la media neuronale di quello che si ritrova difficilmente nella loro testa da studi lombrosiani(c'è un casuale riferimento all'indirizzo dove si trova il campo nomadi che è proprio sito in via Cesare Lombroso)è molto bassa,e nonostante ciò vogliono che altri seguano la loro strada nell'ignoranza e nell'imbecillità.
Anzi forse hanno voluto appositamente cercato di non far andare a scuola i bimbi rom per farli diventare come loro,e quindi bisogna stare attenti che adesso possono colpire bambini e ragazzini mettendo colle alle serrature delle scuole o sabotando gli scuola bus per evitare che la nuova generazione possa studiare e di contro non essere attratti dalle loro idee di mentecatti.
Una piccola nota a parte è quello accaduto lo scorso weekend a Cremona con sempre protagonisti gli infelici ragazzi di Ca$$a Povnd che in quindici hanno aggredito quattro compagni del CSA Dordoni che quasi hanno il sopravvento e per fortuna ne sono usciti con pochi danni(http://www.infoaut.org/index.php/blog/antifascismoanuove-destre/item/13383-cremona-aggressione-fascista ):anche l'articolo sotto è preso da Infoaut.


Roma,l'infamia di Casapound non risparmia i bambini.



Che il coraggio dei “fascisti del terzo millennio” non fosse rinomato è cosa arcinota in tutto lo stivale, e anche le epiche imprese di cui gli stessi si fanno vanto di quando in quando  - sempre caratterizzate dal senso del ridicolo e della bassezza culturale più becera e revisionista – spesso brillano più per la loro inutilità politica che per il messaggio (quale?) che effettivamente tentano di veicolare.
E' notizia di oggi che i cugini poveri di Matteo Salvini hanno tentato un blitz nei pressi del campo nomadi di via Cesare Lombroso, a Roma, impedendo di fatto l'uscita alle 200 persone residenti all'interno. Tra queste circa 90 bambini che si apprestavano ad andare a scuola come ogni mattina e che, di fatto, rappresenterebbero il vero obiettivo dell'iniziativa promossa dal Blocco Studentesco. Il fine era quello di rispondere a non meglio precisate “prepotenze” di persone appartenenti alla comunità rom, sulle quali ultimamente si è tentato di riversare ogni tipo di nefandezza avvenuta nella capitale.

Evidentemente il nuovo fronte dei camerati per il radicamento nelle scuole è questo! Proviamo un po' ad immaginare gli impavidi fascistelli mentre si scagliano con tutta la loro forza contro dei ragazzini (si parla di scuole elementari e medie!) colpevoli, a loro detta, di lanciare pietre ai compagni di classe italiani. Viene da chiedersi se queste persone sono mai davvero entrati in un istituto scolastico! Quale potrà essere il nuovo passo della campagna? Chiedere il documento a chi ruba le merendine negli asili?

Si è andati ampiamente oltre al senso del ridicolo (e del pudore...), e ci sarebbe da ridere se la situazione non fosse tragica. Episodi come quello di oggi non servono ad altro se non ad aumentare l'astio tra gli abitanti dello stesso quartiere, a incentivare dinamiche razziste di esclusione che aiutano solo coloro che soffiano sul fuoco della guerra tra i poveri per ricevere un tornaconto personale, magari a fini elettorali.

Alla becera propaganda dell'odio, fortunatamente, si oppongono spaccati di vita reale e di movimento, che proponendo la via della resistenza quotidiana contro lo sfruttamento e la privazione delle nostre vite ci ricordano quale obiettivo perseguire giorno dopo giorno.

Respingere queste provocazioni e ricacciare razzisti e fascisti di ogni sorta nelle fogne da cui sono venuti deve essere il primo passo per riprendersi pezzo dopo pezzo i quartieri e le città per non abbandonarli al triste degrado della segregazione.