venerdì 19 settembre 2014

IL PRIMO MEMORIAL SAMIA YUSUF A CREMA

Domani pomeriggio a Crema presso il campo dove gioca il Crema Rugby si terranno degli incontri in memoria dell'atleta somala Samia Yusuf,deceduta nell'immenso cimitero della speranza che è il Mar Mediterraneo nell'aprile del 2012 mentre su un barcone cercava di approdare in Italia alla ricerca di un allenatore per portarla ai giochi olimpici di Londra.
Samia a soli diciassette anni partecipò alle Olimpiadi di Pechino 2008 e fece parte della scarna delegazione femminile ammessa ai giochi:questo torneo che ha come motto "Forti,antirazzisti e solidali" è un omaggio a lei e a tutte le vittime di questi viaggi che sempre più spesso terminano in tragedia.
Disputeranno gli incontri di venti minuti per tempo le compagini del Crema Rugby,la Stella Rossa Milano ed una selezione giovanile:organizzano e contribuiscono Cooperazione internazionale,Anpi,Arci,Achitex Minerva ed il comune di Crema.

Crema. Al via il primo memorial ‘Samia Yusuf’: in campo Crema Rugby, Stella Rossa Milano ed una selezione giovanile.


Forti, antirazzisti e solidali. E’ questo il motto del primo trofeo solidale di rugby in memoria di Samia Yusuf, organizzato da Cooperazione Internazionale, in collaborazione con l’amministrazione comunale di Crema e del Rugby Crema.

Le squadre partecipanti
Paolo Balzari, Achille Boschiroli e Giacomo Minaglia, gli organizzatori dell’evento benefico, affiancati dal consigliere delegato allo sport Walter Della Frera, illustrano l’iniziativa che si terrà sabato 20 settembre, presso il campo di rugby in via Toffetti. Scenderanno sul rettangolo verde Crema Rugby, Stella Rossa Milano e una selezione giovanile mista delle formazioni neroverdi.

Samia Yusuf
“Lo sport è un messaggio positivo per i giovani – spiega Minaglia – ed è per questo che abbiamo scelto il rugby come disciplina per ricordare la memoria di Samia Yusuf poiché trasmette importanti valori dentro e fuori dal campo”. Nata a Mogadiscio in Somalia il 25 marzo 1991, Samia Yusuf è stata una delle pochissime atlete somale a partecipare ai giochi olimpici. Nel 2008 a Pechino ha concluso le batterie dei 200 metri piani in 32’16. Ultimo tempo di tutte le batterie ma l’incoraggiamento di tutto il pubblico le ha permesso di concludere la gara. L’atleta è morta il 2 aprile 2012 affogata nel Mar Mediterraneo dopo il naufragio del barcone su cui viaggiava per cercare di arrivare in Italia e trovare un allenatore in vista delle Olimpiadi di Londra.

Terzo tempo e danze africane
Il torneo, inoltre, vede la collaborazione di diverse realtà associative come Anpi, Arci e Achitex Minerva. Calcio d’inizio alle 15.30, i tempi saranno di 20 minuti e dalle 19.30 partirà il terzo tempo. Ingresso ad offerta libera a sostegno della Fondazione Coopi. Durante gli intervalli fra una gara e l’altra il pubblico potrà ammirare l’esibizione danze tradizionali africane.

giovedì 18 settembre 2014

LA BANDIERA PALESTINESE VIETATA NEGLI STADI

L'articolo odierno parla di Palestina ed Israele e come purtroppo come al solito sullo sfondo c'è la guerra anche se vi è una tregua momentanea molto vacillante,ma in questo caso grazie all'articolo di Senza Soste vi si parla per motivi di calcio e solidali.
Con l'inizio delle gare europee alcune squadre hanno esposto le bandire palestinesi in segno di supporto alla causa dello Stato mediorientale e tali club sono stati sanzionati proprio per questo.
Il pezzo sottostante analizza la questione sotto vari aspetti,partendo da quello ovvio che l'esposizione dal vessillo palestinese non dovrebbe avere conseguenze di sanzioni e di censura,mentre tifoserie come l'Ajax espongono la bandiera israeliana e non subisce lo stesso trattamento.
Poi c'è di mezzo il fatto che Israele vuole ospitare competizioni internazionali europee(Euro 2020 a Gerusalemme ed europei under 21,vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/03/razzismo-nel-calcio-israeliano.html )e quindi pure la rilevanza economica è di primo piano.
I tifosi livornesi si sono visti vietare l'ingresso allo stadio per la partita Livorno-Latina della bandiera palestinese in quanto simbolo politico(http://www.senzasoste.it/tifo/livorno-latina-il-poliziotto-la-bandiera-della-palestina-non-puo-entrare-ordini-dall-alto-e-vista-peggio-di-quella-del-che-Guevara )e questo fatto è molto grave in uno Stato che ultimamente in democrazia deve ancora imparare molto.

L'Uefa punisce i tifosi per la solidarietà alla Palestina.

Nel tentativo di portare il torneo Euro 2020 a Gerusalemme, la Israeli Football Association (IFA) ha presentato una candidatura alla UEFA, l’organismo di governo del calcio europeo. La IFA propone il Teddy Stadium come sede del torneo. Ma questa struttura è anche lo stadio di casa della squadra israeliana ultra-razzista Beitar Jerusalem (nella foto i tifosi).
La campagna Red Card Israeli Racism [Cartellino rosso al razzismo israeliano, n.d.t.] ha fatto pressione per l’esclusione di Israele dalla procedura di selezione, ricordando alla UEFA l’illegale rivendicazione di Israele su Gerusalemme come sua “capitale” e il recente massiccio attacco su Gaza. La UEFA deciderà il 19 settembre.
La federazione chiede di non mischiare sport e politica. Ma se la UEFA accetterà la candidatura di Gerusalemme sarà una decisione politica. Israele è sicura di sfruttare l’occasione per promuovere un’immagine di Gerusalemme dove i Palestinesi non esistono.
Simbolo politico?
In realtà è la UEFA che mischia sport e politica.
La settimana scorsa è uscita la notizia che ha comminato delle multe a club di calcio scozzesi e irlandesi perché i loro tifosi hanno sventolato la bandiera palestinese e gridato slogan pro-Palestina durante partite di coppa europea. La UEFA a quanto pare ha considerato la bandiera della Palestina un simbolo politico perché il conflitto con le forze israeliane era in quel momento ancora in corso, ha scritto Scotland Now.
Un portavoce della UEFA ha dichiarato al sito informativo che i club hanno violato il regolamento disciplinare della UEFA che stabilisce che i club sono responsabili del comportamento inappropriato dei loro supporter, come “gesti, parole, oggetti o qualsiasi altro mezzo per trasmettere messaggi che non si addicono a eventi sportivi, in particolare messaggi di natura politica, ideologica, religiosa o provocatoria”.
Su Twitter
Christian Visser, un avvocato olandese specialista di calcio, ha criticato le sanzioni della UEFA su Twitter. I tifosi dell’Ajax Amsterdam sono noti per identificarsi con Israele e sventolano regolarmente la bandiera israeliana durante le partite.
Visser ha scritto dicendomi che considera ingiustificate le multe a St Johnstone, Celtic e Dundalk: “È sorprendente che la UEFA imponga multe per aver esibito la bandiera di un Paese membro della FIFA e della Confederazione Asiatica di Calcio. L’argomento che la Palestina è coinvolta in un conflitto con Israele è debole. Se uno seguisse l’argomentazione della UEFA, anche l’esibizione di bandiere di Paesi come Russia e Israele dovrebbe essere multata.”
Nessuna sanzione dovrebbe essere applicata ai club in nessuno di questi casi, ha aggiunto.
Giudaizzazione
Israele ha occupato la West Bank durante la Guerra del 1967, compreso il settore orientale di Gerusalemme. Israele ha immediatamente annesso Gerusalemme Est e smantellato il Municipio di Gerusalemme violando il diritto internazionale.
Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea Generale dell’ONU hanno adottato numerose risoluzioni in cui si dichiarava che a Israele è proibito cambiare lo status di Gerusalemme o espropriare terre e proprietà.
Tuttavia il Parlamento Israeliano (la Knesset) ha mostrato un’assoluta mancanza di riguardo per il diritto internazionale quando nel 1980 ha dichiarato come “legge fondamentale” che “Gerusalemme, completa e unita” era la capitale di Israele.
Contemporaneamente la politica di Israele di costruire insediamenti, negare permessi di costruzione ai Palestinesi e demolire le case mira a ottenere il controllo demografico su Gerusalemme, un processo noto anche come Giudaizzazione.
Partite rimandate
La UEFA considera la bandiera della Palestina un “simbolo politico” a causa del conflitto con le forze israeliane.
Un “conflitto” c’è, ma per essere più precisi Israele occupa la Striscia di Gaza e la West Bank, compresa Gerusalemme Est, da decenni. Israele continua ancora a rifiutarsi di rispettare il diritto internazionale e continua a violare i diritti del popolo palestinese.
Israele ha una storia di mancato rispetto delle risoluzioni ONU, comprese quelle che chiedevano un completo ritiro dai territori che occupa. Si rifiuta anche di fermare le sue pratiche discriminatorie contro i Palestinesi. Al contrario, Israele ha attuato numerose violente aggressioni contro i Palestinesi di Gaza, l’ultima e più letale di queste nella quale ci sono stati più di 2.100 morti a luglio e agosto in maggioranza civili.
A luglio la UEFA ha deciso che nessun match ufficiale possa essere giocato in Israele fino a diverso avviso “a causa delle attuali condizioni di sicurezza”. Una partita tra Israele e Belgio in programma il 9 settembre è stata rimandata al 31 marzo 2015.
L’allenatore del Maccabi Tel Aviv si è dimesso a causa delle condizioni di sicurezza in Israele, ha scritto The Guardian il 26 agosto.
“Non puoi fare come se nulla stesse accadendo” ha detto il general manager del Maccabi, Jordi Cruyff. “Le partite vengono cancellate, la nazionale deve giocare all’estero, tutte le squadre israeliane devono giocare fuori Israele”. Anche l’inizio della stagione calcistica nazionale israeliana è stato rimandato, a causa dell’aggressione a Gaza.
Il popolo palestinese chiede che Israele renda conto dei crimini di guerra e dei crimini contro l’umanità che ha commesso e continua a commettere contro i Palestinesi in ogni luogo.
Accettare la candidatura israeliana di Gerusalemme per Euro 2020 sarebbe uno schiaffo a loro e una chiara decisione politica.
 
Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo, 11/09/2014

mercoledì 17 settembre 2014

YES SCOTLAND OR BETTER TOGETHER?

Inizia il countdown in Scozia per i circa quattro milioni e trecentomila iscritti per il referendum per decidere o meno l'indipendenza della Scozia dal Regno Unito,con i sondaggi che danno i sostenitori del "Yes Scotland" ed i "Better together" praticamente appaiati.
Oltre a questo contributo preso da Senza Soste è interessante pure quello di Contropiano che fa un parallelo tra i vip che sostengono una o l'altra parte(http://contropiano.org/internazionale/item/26357-ken-loach-agli-scozzesi-riprendetevi-il-controllo-delle-vostre-vite )con il buon Ken Loach(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/11/la-coerenza-di-ken-loach.html )che supporta l'indipendenza scozzese,così come altri inglesi residenti o meno in Scozia(lì possono votare per il referendum anche i cittadini non scozzesi ma comunque residenti).
I sostegni mediatici dell'ultim'ora da parte della Regina(che dovrebbe stare neutrale ma non l'ha fatto)ed il premier Cameron verso il no all'uscita dalla Gran Bretagna,si fanno sempre più pressanti tra i mass media inglesi in maniera quasi di minaccia.
Negli ultimi giorni i politici di Westminster hanno proposto sempre più privilegi in materia economica e sociale alla Scozia,parlando di un paese allo sbando se dovesse perdere l'egida di Londra,cosa che in un certo senso può avere un effetto boomerang.
Staremo a vedere l'esito di questa consultazione popolare che interessa molti altri Stati in maniera indiretta come l'Irlanda,il Belgio e soprattutto la Spagna che vede storicamente la presenza di più movimenti indipendentisti al proprio interno:per quanto si auspica la Lega in Italia diciamo subito che anche se tifano Scozia il loro di secessionismo non è minimamente paragonabile a quello delle realtà descritte o accennate qui sopra.

Referendum: le due Scozie che tifano indipendenza. 

Laura Girasole - tratto da http://contropiano.org

Il 18 settembre i cittadini britannici ed europei maggiori di 16 anni e residenti in Scozia sono chiamati alle urne per il referendum che chiede l’indipendenza di Edimburgo dal Regno Unito dopo più di 300 anni dalla firma degli “Atti di unione”.
Diciotto mesi fa, al lancio del referendum, una vittoria del sì sembrava improbabile. Ma le proiezioni a pochi giorni dal voto preoccupano Westminster. Il gap tra unionisti e indipendentisti si è ridotto a soli 6 punti percentuali. Il sì sta recuperando terreno: secondo un sondaggio, il supporto per l'indipendenza è cresciuto dell’8% nel solo mese di agosto. Le proiezioni ora danno il no al 53% ed il sì al 47%.
Il comitato per il sì, ‘Yes Scotland’, ha mobilitato i cittadini ed il mondo culturale scozzese a favore della causa indipendentista senza fare leva su temi sciovinistici e operando tramite una struttura organizzativa di base. Uomo simbolo è il primo ministro scozzese Alex Salmond dello SNP, partito nazionalista di tendenze progressiste, maggioranza nel parlamento di Edimburgo dal 2007. Aderiscono a Yes Scotland anche i verdi, i socialisti e i comunisti, insieme a varie associazioni civiche. Il programma è stato presentato in una pubblicazione di più di seicento pagine, il ‘White Paper’, che contiene gli indirizzi generali di una Scozia indipendente. Tradizionalmente la Scozia è sempre stata un bacino elettorale di voti per la “sinistra” britannica, e tutt'oggi, dei 72 parlamentari scozzesi alla Camera dei Comuni solo uno appartiene alla maggioranza conservatrice. E questo uno dei motivi per cui tra i principali organizzatori del comitato del no, quindi contrari all’indipendenza, ci sono i laburisti britannici, consapevoli che in caso di una vittoria del fronte indipendentista vedrebbero drasticamente ridotto il loro peso elettorale in ciò che resterebbe della Gran Bretagna.
Ci sono posizioni diverse nel fronte 'Yes Scotland' riguardanti aspetti basilari della costruzione di una Scozia indipendente. Dalla natura dell'entità statale - i socialisti sono per la repubblica mentre lo SNP vuole restare nella monarchia e nel Commonwealth (in caso d’indipendenza, sarà il primo governo libero a dare forma costituzionale al paese in base alla volontà popolare che risulterà alle elezioni del marzo 2016) - alla politica sociale rispetto alla quale tutto il fronte referendario promette che in caso di vittoria sarebbe mantenuta pubblica e rafforzata la sanità, migliorato e ampliato il programma di studi superiori e universitari e, in generale, preservato il livello del welfare scozzese, da sempre un’anomalia nello scenario britannico.
È proprio questo uno dei maggiori punti di frizione con Londra che negli ultimi decenni ha spinto affinché anche in Scozia fosse avviato un piano di privatizzazioni dei servizi che la avvicinasse di più al sistema in vigore in Inghilterra.
Tra i temi più dibattuti tra le varie anime del fronte indipendentista vi è l’adesione alla NATO e soprattutto all’Unione Europea. Se infatti l’SNP è favorevole a rimanere sia nella Nato che nella Ue (anche se con un progetto di parziale smilitarizzazione del territorio scozzese) la sinistra radicale e buona parte della società civile stanno facendo della battaglia referendaria anche un importante momento di opposizione alle politiche sia della Nato che di Bruxelles ritenendo fondamentale che una Scozia Libera debba cominciare a rappresentare un’alternativa possibile allo strapotere delle banche europee così come dallo storico legame di Londra con Washington.
Queste implicazioni di natura internazionale sono probabilmente uno degli aspetti più importanti del referendum. Va detto infatti che l’indipendenza della Scozia costituirebbe un imbarazzate precedente per l’Ue che dovrebbe gestire un caso di separazione da uno stato membro che potrebbe ridare forza ad altri importanti movimenti indipendentisti in altri stati. Dal Paese Basco, all’Irlanda del Nord, dalla Catalogna al Belgio tutti i principali movimenti indipendentisti d’Europa guardano a quello che succederà nelle prossime settimane in Gran Bretagna come una prova generale per l’affermazione delle loro cause nazionali. 
15 settembre 2014

lunedì 15 settembre 2014

UN SALTO NEL BUIO PER DOCENTI E STUDENTI

Oggi è il primo giorno ufficiale per la maggior parte degli studenti italiani anche se qualcuno ha già cominciato ed a breve anche in altre poche regioni si farà lo stesso,e come accade negli ultimi anni gli interrogativi riguardanti soprattutto i lavoratori,dai docenti a tutti i collaboratori,sono molti.
La riforma voluta da Renzi e dal Ministro dell'Istruzione Stefania Giannini e denominata "La buona scuola" offre diversi spunti di riflessione racchiusi nell'articolo preso da Senza Soste e che vede come interlocutrice la sindacalista Usb Barbara Battista.
Sono molti i punti oscuri riguardanti l'ambito lavorativo che emergono,dalla precarizzazione ancora molto alta tra i docenti,al salario,alla meritocrazia che dovrebbe essere un punto forte di tale cambiamento che sembra essere il proseguo del lavoro dell'ex ministro Gelmini.
Per non parlare delle scuole paritarie che ricevono un nutrito contributo di denaro pubblico che non è assolutamente bilanciato rispetto ai soldi che ricevono gli istituti statali,un'anomalia italiana che nell'ultimo decennio ha portato enormi differenze anche solo dal punto di vista dello stato d'integrità fisico degli edifici scolastici.

Scuola: arriva la riforma Gelmini 2.0.  

tratto da www.usb.it
Intervista a Barbara Battista dell'Usb Scuola
Renzi ha presentato le sue linee guida sulla scuola e promette l’assunzione di 150.000 precari: finalmente tornano i conti nelle aule?
Un principio basilare della matematica, della logica e anche del buon senso è che per stabilire se una qualsiasi quantità è “tanta” o “poca” vada messa in relazione ad un'altra quantità. Sicuramente per il singolo precario che aspetta da decenni la stabilizzazione, o per la classe che non ha mai lo stesso insegnate di matematica o italiano perché quel posto è “vacante”, 150mila assunzioni possono apparire come un traguardo. Se invece rapportiamo grandezze dello stesso tipo, in questo caso dobbiamo prendere i dati nazionali, cioè contare tutte le classi senza professore e tutti i precari. Dobbiamo allora, nel nostro raffronto, riferirci ad un periodo più lungo dell'anno scolastico perché si tratta di un sistema fatto di esseri umani e del loro sviluppo. Sulla base dei dati del 2005, il risultato è che 150mila stabilizzazioni nel 2015 sono il minimo dovuto, ma non ancora l'essenziale. E non si parla del personale ATA, ridotto all'osso e sottopagato come e più dei docenti.
Perché soltanto un “minimo dovuto”?
Perché ci sono montagne di sentenze contro il Ministero dell'Istruzione che riconoscono ai precari risarcimenti per la mancata stabilizzazione; perché c'è un procedimento di infrazione da parte dell'Unione Europea per la mancata stabilizzazione del personale che ha già avuto tre contratti a tempo determinato; perché è un lavoro immane - e costoso - gestire ogni anno tutta questa partita delle assunzioni per tappare i buchi strutturali di organico; perché, in fondo, grazie alle modifiche contrattuali intervenute in questi anni (senza contrattazione, ma accettate dai sindacati collaborazionisti) stabilizzare un precario, alla fine dei conti, non costa poi tanto di più che mantenerlo precario.
Ma allora quali saranno a vostro avviso gli effetti concreti delle assunzioni?
Con 150 mila assunzioni finalmente lasciamo che molti nostri colleghi vadano in pensione, con un assegno da fame ma non da precari: avranno un contratto a tempo indeterminato in tasca. Tante classi avranno finalmente il loro docente, ma saranno composte dallo stesso numero spropositato di studenti, con meno ore di lezione, meno sostegno per i ragazzi diversamente abili o semplicemente provenienti da altri paesi; meno pulizie, meno sicurezza e vigilanza, meno “punti di erogazione”, cioè scuole o plessi distribuiti sul territorio nazionale. Insomma, saranno le stesse classi che ha composto la Ministra Gelmini. (vedi tabella 1). Un altro dato da tenere in mente è la disoccupazione galoppante: con questo piano non c'è un posto di lavoro in più! Anzi, decine di migliaia di posti di lavoro verranno eliminati dall'idea dell'organico funzionale, cioè con personale non più legato ad una scuola ma ad una “rete” (che può comprendere scuole distanti anche fino a 50 km) il quale dovrà tappare le supplenze “brevi”. Saranno dunque gli stessi docenti di ruolo a curare la malattia della “supplentite”, e tutto per lo stesso stipendio. Idea preoccupante, proveniente da “testa” sindacale e già approvata e sottoscritta nell'Accordo per la provincia di Trento (Flc-CGIL e CISL), con un aumento di orario a parità di salario. 
1tabella1 
In che modo si è già risparmiato sulla pelle della scuola e dei suoi lavoratori?
Col blocco del Contratto Collettivo Nazionale dal 2009, la cancellazione degli scatti di anzianità dal 2010 e oggi sappiamo dalla Madia che il blocco proseguirà almeno fino al prossimo anno, mentre già nei vari decreti legge è fino al 2020. Col taglio del salario accessorio, l'aumento dell'orario di lavoro de facto e del carico di lavoro e, soprattutto, dell'età pensionabile per le donne (oltre il 70% del personale) a 65 anni e la legge Fornero per tutti; col ritardo del pagamento della liquidazione pure decurtata; con la mobilità e gli esuberi che crescono in modo vertiginoso. Considerando poi che i lavoratori della scuola sono cittadini di questo Paese, il taglio di tutti gli altri servizi - dalla sanità ai trasporti – con l'aumento costante dei prezzi di prodotti come il cibo o le utenze domestiche (per chi una casa ce l'ha), è oramai palpabile l'impoverimento dei 950 mila lavoratori della scuola.
Ma questi scatti per “merito”, non potrebbero migliorare la situazione?
Volendo al momento sorvolare sul termine “merito”, si tratta di 60 euro mensili per meno della metà del personale. Vi sottopongo un'altra tabella:
1tabella2
Si tratta di un calcolo fatto su un sistema che, a come descritto nelle linee guida del documento del governo, è molto rigido: prende lo scatto solo il “bravo” che rientra nella finestra triennale che dovrebbe aver inizio dal 2018; se nel 2018 si è già in servizio da 2 anni, si deve comunque aspettare il 2021. La “variazione stipendiale annua lorda media” è dunque calcolata sul caso migliore del docente assunto nel 2015, non un anno prima né un anno dopo. Bisogna ricordare che già nel 2011 per i neo assunti fu tagliato (con accordo firmato dai sindacati complici) lo scatto al terzo anno di anzianità, con una perdita che allora calcolammo del 6%, e dunque si tratterebbe di un parzialissimo recupero. Il discorso si complica, e gli incrementi diventano decurtazioni stipendiali, per i lavoratori con una anzianità di servizio più alta. Solo per esempio, un docente che nel 2018 avrà 21 anni di servizio perderà fino a fine carriera quasi mille euro ogni anno. Insomma, una parte dei lavoratori della scuola che ad oggi NON hanno preso i famosi 80 “renzini” mensili, avranno dal 2018 tra i 500 e i 900 euro lordi all'anno. Gli altri, tutti insieme, regaleranno ancora qualche miliardo di euro allo Stato! Finalmente Brunetta vedrà il suo sistema “meritocratico” applicato, con i nuovi docenti “premiati” proprio come i clienti fedeli di un supermercato…
Quanto costano gli scatti dei docenti?
Fino al 2018 tutti gli scatti sono bloccati per tutti. Come lo stipendio, sul quale già ad oggi dall'ultimo rinnovo abbiamo perso almeno 7.000 euro, o le ferie, che in questi anni sono state cancellate per il personale precario più o meno per un ammontare proprio di 1.000 euro! Non possiamo dimenticare che chi verrà “scritto sulla lavagna” perderà 3.400 euro e se si è un docente con già 21 anni di servizio non conviene neanche essere bravo! Insomma, con quello che stiamo perdendo complessivamente non conviene proprio a nessuno fare il primo della classe con il Dirigente di turno.
Un altro esempio di come una bugia ripetuta 100 volte diventa realtà per l’opinione pubblica…
Questo “nuovo” sistema in realtà è molto vecchio: taglia gli stipendi, non restituisce il maltolto e reintroduce un sistema di relazioni all'interno della Scuola pre-Gentiliane (prefasciste). Son previste modifiche importanti agli organi collegiali (la cosiddetta legge “Aprea”), già combattute con decine di scioperi e manifestazioni, che sono troppo spesso costate la reazione violenta contro gli studenti in piazza. Organi Collegiali che a vari gradi coinvolgono tutti - dai genitori ai collaboratori scolastici, alla vita della scuola – vengono svuotanti cancellandone la loro funzione di controllo o eliminati, come il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, che ha avuto il “torto” di aver espresso pareri contro la Riforma Gelmini e “causato” la condanna del Ministero - ma il Governo non dà seguito alle sentenze oramai definitive. D'altro lato i Dirigenti vengono trasformati definitivamente in Kapò ai quali si vuole dare il potere di “scegliersi la squadra”, cioè la libertà di assumere e licenziare. Per questo abbiamo indetto lo sciopero proprio il primo giorno del Collegio Docenti, uno sciopero che coinvolge tutte le scuole e durerà almeno una settimana. L’USB ha conquistato un nuovo strumento di lotta, a vent'anni della legge antisciopero superandone le pesanti imposizioni.
…E il ruolo dei soggetti privati?
Il senso più profondo della riforma Renzi sta nell'ingresso e nel controllo che i privati eserciteranno - e invero già esercitano - sulle scelte didattiche e gli obiettivi finali dell'istruzione. La trasformazione di interi pezzi del processo formativo in Fondazioni Private è già in atto, grazie alla bella intuizione di Bersani-Fioroni e la realizzazione della Gelmini, con fondi fuori controllo di Fondazioni che ricevono finanziamenti pubblici, personale, e sgravi fiscali per i privati che fanno “beneficenza”. Quello che è successo in Sanità con le Fondazioni sta davanti a tutti: lo sfascio economico l'eliminazione del diritto alla salute, la stessa strada perdente la stanno percorrendo con la Scuola.
Qual è la proposta dell’USB?
Per riassumere, la rivoluzione annunciata di Renzi è l'applicazione del modello Marchionne alla Scuola: ricattare i lavoratori con lo scambio posto di lavoro-diritti. D'altra parte già questa estate avevamo detto che per “rivoluzionare” la scuola mantenendo il Paese nel quadro delle compatibilità imposte dalla Trojka per il pagamento del debito, Renzi avrebbe dovuto “fare Tarzan”. Ma nelle sue acrobazie ha mancato la liana: invece della rivoluzione abbiamo una riforma Gelmini.2.0
Per iniziare a parlare di ripresa della Scuola, riconquista di occupazione vera e sana ad oggi, sono necessari altri 250 mila lavoratori tra docenti e personale ATA per far fronte all'aumento degli studenti e il recupero dei posti tagliati e i futuri pensionati, oltre la stabilizzazione degli attuali precari; il rinnovo del contratto di lavoro e la reinternalizzazione dei servizi e dei lavoratori delle ditte che lavorano nella scuola; la cacciata dei privati e la cancellazione della legge Fornero.
Tutta la Riforma della Pubblica Amministrazione sta strozzando i lavoratori e piegando agli interessi privati la macchina statale. Per farlo devono calpestare la libertà - di pensiero, di espressione - a partire dai luoghi di lavoro, a partire dal restringimento dei diritti sindacali. La complicità di CGIL, CISL e UIL non può essere più sottaciuta e consentita, nella scuola come in tutto il resto del mondo del lavoro. Dopo la firma di accordi come quello sulla Rappresentanza Sindacale o come nella Scuola, con le firme su Accordi che anticipano e suggeriscono le “riforme” dei Governi, non si può più parlare genericamente di “unità”. L'unità, per noi, è tra le organizzazioni che lottano con coerenza, dei lavoratori che non si arrendono, con chi non nasconde la testa sotto la propaganda renziana.
La mobilitazione necessaria è quella di tutti i lavoratori contro il Job act, gli accordi liberticidi dei diritti sindacali e democratici, contro la riforma della P.A. e per la cancellazione della Legge Fornero, fino allo sciopero confederale generale nazionale, e la giornata del 10 ottobre indetta dagli studenti può essere per la scuola una tappa importante. È necessario riconquistare la scuola di massa, laica e statale. I figli dei lavoratori, i precari, immigrati e non, i disoccupati, hanno il diritto e il dovere di partecipare alla vita del Paese e non permetteremo che venga tolta loro la possibilità di un riscatto, perché noi siamo i figli dei lavoratori, degli sfruttati che in questo Paese hanno lottato per farci studiare e non lasceremo la nostra scuola allo sbaraglio senza lottare.
6 settembre 2014

giovedì 11 settembre 2014

LE MINACCE DI OBAMA ALL'ISIS

Nel giorno dell'anniversario degli attentati che hanno sconvolto gli Usa ed il mondo intero,ecco un altro proclama del sempre più guerrafondaio Presidente Usa Obama che promette l'annientamento dell'Isis in qualunque parte essi si trovino con massicci bombardamenti aerei,suscitando scalpore e preoccupazione nel vicinato in prossimità degli uffici della Cia.
Il breve articolo preso da Radio Onda d'Urto parla del comunicato che come già annunciato permette l'armamento di varie etnie e di Stati tra cui i curdi,considerati ancor oggi un popolo di terroristi:dato per scontato che come Al Qaeda l'Isis in un primo momento ha avuto una così forte espansione e potenza grazie proprio agli aiuti economici statunitensi,ed in questo caso oltre alla Cia pure il Mossad israeliano è un pezzo forte del disegno,è davvero incredibile che la super potenza mondiale abbia in pochi anni sbagliato completamente la propria strategia atta al dominio del mondo per ben due volte.


11 SETTEMBRE 2001-2014: RISPOLVERATA LA GUERRA GLOBALE PERMANENTE DELL’OCCIDENTE.


Nell’anniversario degli attentati dell’11 settembre 2001 il presidente degli Stati Uniti Obama nel discorso alla nazione pronunciato nella notte (orario italiano) ha annunciato la strategia contro l’Isis, messa a punto all’ultimo vertice della Nato: nessun invio di truppe a terra ma raid dal cielo in Siria. Obama ha paragonato la strategia che verrà adottata contro l’Isis come quella già portata avanti in Yemen e Somalia, cioè una “campagna sistematica fatta di massicci bombardamenti aerei, quelli che ora colpiranno gli uomini del califfo al Baghdadi ovunque essi siano, anche in Siria. Raid che avranno l’obiettivo di sostenere l’azione delle truppe che combattono contro gli jihadisti sul campo: iracheni, curdi e i gruppi di ribelli siriani considerati più moderati che riceveranno aiuti militari”.
Stati Uniti in prima fila quindi contro Isis, che però in passato è stato armato e usato in favore degli interessi occidentali sia in campo petrolifero sia in campo militare, come spiega l’analista collaboratore de “Il Manifesto” Manlio Dinucci. Ascolta
La guerra contro l’Isis è la versione aggiornata della “War on terror” scatenata all’indomani degli attentati dell’11 settembre 2001. La riflessione con Lucio Manisco, per anni corrispondente dagli Usa per la Rai. Ascolta

mercoledì 10 settembre 2014

PRESI I COMPLICI DELL'AGGUATO A FANELLA

Come già evidenziato nell'articolo che a luglio è stato pubblicato per la morte di Silvio Fanella,cassiere della banda del faccendiere amico di Alemanno e dei fascisti romani Gennaro Mokbel,che ha fatto sparire un tesoro ai tempi dello scandalo Telecom Sparkle-Fastweb,le indagini hanno portato all'arresto dei complici di Giovanni Battista Ceniti,membro di Ca$$a Povnd e tutt'ora piantonato in ospedale per le gravi ferite riportate durante l'agguato(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/07/la-vera-faccia-di-cagapovnd.html ).
Fatto sta che il tesoretto di cui sopra,fatto di valuta e diamanti,non è stato ancora trovato,ed è il motivo principale dell'omicidio Fanella:ora con l'arresto degli altri partecipanti all'agguato,Egidio Giuliani e Giuseppe La Rosa,facenti parte pure loro della cerchia fascista,il quadro che si sta delineando è una vera e propria guerra tra eminenze nere.
Soprattutto il primo è l'oggetto dell'articolo di Senza Soste che spazia dall'omicidio avvenuto ai primi di luglio e che va a ritroso facendoci capire che Egidio Giuliani non è un fascistello da lama in tasca ma un pezzo da novanta nell'ambito del neofascismo romano e nazionale.

Un fascista “pesante” tra gli arrestati per l’omicidio Fanella.


E’ stato confermato che tra i due arrestati per l’omicidio di Silvio Fanella, il cassiere della banda Mokbel, c’è Egidio Giuliani. Egidio Giuliani è una vecchia conoscenza del neofascismo italiano. Era tra i fascisti più “cattivi” della sede di via Noto nel quartiere Alberone di Roma. Innumerevoli gli scontri con i militanti della sinistra nelle strade della zona. Ma Giuliani diventa ben presto qualcosa di più di uno squadrista da strada. E’ uno dei soggetti più attivi delle operazioni “false flag” organizzate dai gruppi armati neofascisti. Presentandosi come “terza forza”, proponevano alleanze ai gruppi della sinistra rivoluzionaria, soprattutto a quelli con qualche velleità sul piano armato, infiltrandosi in essi per le immancabili ragioni di acquisizione di informazioni da passare ai soliti servizi segreti e di provocazione. Verso la fine degli anni ' 70, Egidio Giuliani era un militante del Movimento Rivoluzionario Popolare insieme a Sergio Calore (ammazzato quattro anni fa) e Marcello Iannilli.  Finito in carcere associazione sovversiva, banda armata e possesso di armi,, Egidio Giuliani nel maggio del 1982, nel cortile dell’aria del carcere di Novara sfregierà il fascista storico Franco Freda, con un gesto che nel linguaggio della malavita qualificherà Franco Freda come un infame.
Ma perché era finito in carcere Egidio Giuliani? Scrive “Fascinazione” il ben informato blog sulla fascisteria italiana :“Nello sbandamento generale, tra arresti subiti e stragi mancate, si arriva alla fusione tra la rete militare superstite e la banda che fa capo alla personalità carismatica di Egidio Giuliani. Una realtà organizzativa complessa, autonoma ma al tempo stesso organica al discorso strategico di Cla. Questi è un militante di vecchia data, cresciuto nel circolo Nuova Europa di via Noto, un baluardo dell’attivismo missino a Roma sud, la prima realtà ad adottare il simbolo della croce celtica. Le amicizie di Giuliani sono variegate: spaziano dai vecchi integralisti di Europa civiltà impicciati con la massoneria e i servizi segreti (affitterà dei locali dal vecchio parlamentare della destra dc Agostino Greggi) ai fuoriusciti delle Brigate rosse, che in quei mesi stanno costruendo il Movimento comunista rivoluzionario. Dà vita a un’agenzia di servizi, specializzata nella logistica della clandestinità: chiunque ha bisogno di documenti falsi, targhe “pezzottate”, pezzi di ricambio per le armi sa di potersi affidare con sicurezza  a Giuliani, che ci tiene a promuovere un proprio nucleo operativo e iniziative comuni con diverse “batterie” e gruppi di fuoco.”
Nel maggio del 1991 Giuliani viene nuovamente arrestato per possesso di pistola rapinata il 20 febbraio ad un agente della polizia di Stato. Era stato rimesso in libertà a Spoleto nei primi di gennaio del 1991 per indulto e decorrenza dei termini nei precedenti processi ed aveva fatto perdere le sue tracce.
Il neofascista pentito Sergio Calore, ucciso nell’ottobre del 2010, con un piccone, in un casolare nelle campagne di Guidonia, vicino a Roma.) così racconta ai magistrati. di Bologna: “il 14/2/1985: "Venni arrestato nel maggio del 1979 su ordine di cattura della Procura della Repubblica di Rieti che mi accusava di ricostituzione del disciolto partito fascista. Nel luglio di quell'anno, nel carcere di Rebibbia, conobbi Valerio FIORAVANTI, arrestato per porto di pistola al valico di Ponte Chiasso. Stringemmo subito amicizia. In quello stesso periodo erano detenuti con me a Rebibbia Paolo SIGNORELLI, Claudio MUTTI e Renato ALLODI. Venni prosciolto in istruttoria e scarcerato il 13 novembre 1979. Ripresi immediatamente i contatti con esponenti del gruppo di `Costruiamo l'Azione', che si era praticamente dissolto come struttura durante la mia detenzione. In particolare rivedo Bruno MARIANI e con lui mi reco in un cascinale sulla via Prenestina dove erano custodite le armi del nostro gruppo; mescolate con esse vi erano le armi del gruppo GIULIANI-COLANTONI...Vi erano non meno di cento pistole, una quindicina di mitra, bombe a mano SRCM ed ananas, lanciarazzi americani M72 ed esplosivo vario. Vi era questa comunione di armi tra il nostro gruppo e quello di Egidio GIULIANI poiché tra i due gruppi si erano stretti rapporti durante la mia detenzione; in particolare, tra Bruno MARIANI ed Egidio GIULIANI”.
Gli stessi magistrati scrivono “Il momento certamente più significativo dell'avvenuta unificazione operativa fra i resti di Costruiamo l'Azione e la centrale figura di Egidio GIULIANI è dato dal rapporto strettissimo fra quest'ultimo e Gilberto CAVALLINI. Tale rapporto perdurerà e si rinsalderà nel tempo. Ai fini che qui rilevano, giova però osservare come esso fosse già in atto nell'autunno del 1979".
Il coinvolgimento e l’arresto di Egidio Giuliani per l’uccisione di Silvio Fanella, il cassiere della Banda Mokbel, è un indicatore d’allarme rilevante. Continuare a indagare sulla banda Mokbel solo come un gruppo di allegri truffatori sulle fatture false significa impedire di vedere la foresta invece dell’albero. Le piste nere sulle connessioni con la criminalità organizzata e il permanere in servizio della “rete degli uomini neri”, sono ormai davanti agli occhi di tutti, o almeno di quelli che hanno la voglia e la coerenza di guardarci dentro.
9 settembre 2014

martedì 9 settembre 2014

BASTA IMPUNITA' PER GLI ASSASSINI IN DIVISA

L'articolo proposto oggi preso da Infoaut non può non passare dalla vicenda del giovane ragazzo napoletano Davide Bifolco,ammazzato da un carabiniere per non avere rispettato l'alt ad un posto di blocco.
Questo omicidio verrà forse etichettato dopo qualche interrogatorio,forse un processino,come incidente così come è già accaduto per centinaia di volte da quando in pratica l'omicidio di Stato non inteso prettamente come strage ma preso su singolo episodio,è stato sdoganato con la Legge Reale del maggio 1975.
Sono state ben 625 le morti avvenute in contesti come quello che ha avuto come ultima vittima in ordine di tempo Davide,e purtoppo noi sappiamo che non sarà certamente l'ultima,purtoppo dobbiamo mettere in conto che il prossimo cadavere potrebbe essere quello di un nostro familiare o amico,se non il nostro.
L'impunità vergognosa che scende come un boia disarmato sui singoli colpevoli delle forze del disordine è forse il principale motivo dell'odio che la gente,almeno la maggior parte delle persone,prova nei confronti dell'autorità in divisa,lasciando da parte la corruzione,l'arroganza e la violenza fisica e psichica che giornalmente contraddistinguono polizia e carabinieri.
Napoli sta rispondendo con rabbia ed orgoglio a questo ennesimo omicidio,amici e parenti,persone che nemmeno sapevano dell'esistenza del giovane Davide ma che si sono mosse in solidarietà proprio verso i genitori,il fratello e tutti gli amici e conoscenti sono in grado di dare un segnale chiaro:basta impunità per questi assassini,la giustizia deve fare il suo corso,chi ha sbagliato deve pagare.

Quei 625 posti di blocco dove son partiti “colpi accidentali”.


Ancora un omicidio di stato.. con questo articolo tratto da polvere da sparo  si sottolinea come l'episodio che ha visto perdere la vita al giovanissimi Davide a Napoli si iscriva in una lunghissima sequela di omicidi avallati dalla ormai ultratrentennale legge Reale a cui si aggiunge il generale senso di impunità delle forze dell'ordine riguardo al loro operato
Il Corriere della Sera ha il coraggio di parlare di "Tragedia": parola aulica non certo adatta a descrivere un assassinio.

Un ragazzo di 17 anni ucciso da un colpo di pistola di un carabiniere non è una tragedia.

Un ragazzo di 17 anni che sfreccia su un motorino e non si ferma all'alt, se poi muore ammazzato non è una tragedia.
Un motorino con tre persone a bordo, di cui una muore ammazzata, non è una tragedia.

Era una tragedia se si schiantavano su un muro,era una tragedia se li prendeva in pieno un Tir:
invece è stato ammazzato da un colpo di pistola, già una volta fermato il motorino dopo una caduta su un'aiuola.

E allora, cari fottuti giornalisti: non è una tragedia ma un omicidio.

Perchè non è uno ma sono più di 620, e sono tutti uccisi dalla stessa legge, tutti ammazzati dal piombo di Stato in nome dell'articolo 53 del codice penale e Legge 22 Maggio 1975, n. 152, conosciuto come Legge Reale.

Il più piccolo di loro aveva 13 anni, si chiamava Gerardino Diglio, e noi non smettiamo di ricordarlo, come non dimentichiamo chi è l'assassino, sempre lo stesso, sempre con la stessa pistola o mitra d'ordinanza.

Non è una tragedia: ma un omicidio di Stato.
Ciao Davide Bifolco, qualunque fosse la ragione per cui eravate tre a sfrecciare,qualunque fosse la ragione per cui non vi siete fermati: noi siamo con te.

Ci vorrebbe una Ferguson napoletana per farglielo capire bene...

lunedì 8 settembre 2014

TORTELLINI SCADUTI


Breve commento al redazionale di Senza Soste che prende spunto dalla battuta di Renzi durante il comizio che ha chiuso la Festa dell'Unità a Bologna che ha definito il pranzo tenuto assieme ad altri leader socialisti europei per l'appunto "il patto del tortellino".
Chissà che cosa si saranno detti,magari dopo un paio di bicchieri di lambrusco,dopo gli annunci ed i proclami dello stesso Renzi e dei politici in prevalenza francesi e spagnoli che hanno parlato in italiano alle persone intervenute.
L'articolo commenta per l'appunto la flessibilità tanto cara al premier italiano e che nel resto dell'Europa,sotto i diktat di Berlino,non sono molto dell'idea dell'ex sindaco fiorentino:tortellini quindi indigesti e già scaduti.

Matteo Renzi: quei tortellini che andranno di traverso.


Non è certo possibile sapere il nome di quel creativo, o di quella creativa, che nello staff renziano ha ideato il “patto del tortellino”. Patto che altro non sarebbe che la formula di marketing con la quale presentare l’incontro tra Matteo Renzi e un pugno di segretari dei partiti socialisti europei. Dal punto di vista dei media il prodotto è ottimo: serve per confezionare la chiusura della festa dell’Unità con pezzi di colore che stanno a metà tra le proposte di Eataly e la pedagogia politica per il grande pubblico.
Dal punto di vista politico però il prodotto se non è inesistente è destinato a scadere velocemente. Non è dato sapere cosa si saranno detti Renzi e i suoi commensali ma uno sguardo al loro comportamento fuori dai pranzi col tortellino in brodo non fa male.
Valls, il più importante ospite in quanto premier francese, solo pochi giorni fa ha giusto fatto fuori il ministro dell’economia, il ministro forse più “renziano” del governo di Parigi. Quello che voleva la flessibilità invocata dal premier italiano ma che trova assolutamente contraria la Germania come chiarisce recentemente la Frankfurter Allgemeine. Che quindi il patto del tortellino riguardi misure sgradite a Berlino, di cui Renzi avrebbe un gran bisogno, può giusto crederci chi alla festa dell’Unità ha portato bandiere palestinesi per salutare il discorso di Renzi (forse uno dei premier più filoisraeliani in circolazione). Tanto che sia Hollande che Valls, nei giorni successivi al rimpasto di governo, hanno fatto capire pubblicamente che di flessibilità, alla Renzi, nelle loro intenzioni ce ne è poca. Il tortellino, da degustarsi con camicia bianco abbagliante, rappresenta quindi per i francesi una comparsata, di quelle che non si negano mai. Magari perché Valls ricordi a Matteo, dopo essersi pulito la bocca col tovagliolo di carta, che il maggiore creditore estero dei bond italiani è proprio francese e che non è il caso di fare tanto gli eroi della flessibilità di bilancio. Ma di patto per la flessibilità dei conti pubblici, ovviamente, neanche a parlarne. Tanto meno in fragorosa assenza, alla cerimonia, di un rappresentante tedesco che, al di fuori della ritualità politica, avrebbe perlomeno gradito dal punto di vista culinario.
E tra i tanti problemi che Renzi ha, oltre a quello di darsi una linea politica, ce n’è uno che viene proprio direttamente dalla Germania. Si chiama Afd non è un prodotto alimentare ma è la formazione politica, fortemente euroscettica, che è andata benissimo durante l’ultima tornata di elezioni regionali. Afd, Alleanza per la Germania pesca proprio nell’elettorato di Angela Merkel. E’ evidente che concessioni sulla flessibilità a Roma, anche se suggellate da rustici patti col cucchiaio che tira su il tortellino, non possono andare bene nella capitale tedesca. Afd mieterebbe ulteriori successi d’opinione, a scapito della Cdu-Csu, pronti per essere capitalizzati in politica. L’eco del patto con al centro il tipico prodotto emiliano, commentato da un delirante Maurizio Merlo su Repubblica, non troverà quindi ascolto là dove dovrebbe perlomeno trovare un minimo di attenzione e cioè a Berlino.
L’altro problema è che Renzi non trova tanto ascolto nemmeno a Roma. Maurizio Padoan, ex consigliere affossatore di Argentina e Grecia e oggi ministro dell’economia del cerimoniere dei tortellini, ha invocato maggiori poteri di Bruxelles sugli stati sovrani, e quindi su Roma, proprio in materia di bilancio. L’ha fatto a Cernobbio, dove Renzi ha rifiutato di andare, proponendo così l’esatto contrario dei contenuti officiati in una delle città tempio del tortellino. Noto, e innocente, primo piatto che rischia così di andare proprio di traverso a Matteo Renzi. Il quale continua nella sua incessante, mediatica opera di circonvenzione di incapace, cioè di chi lo vota, fino a quando una mano pietosa si prenderà l’impegno di staccare la spina.
Redazione, 8 settembre 2014

domenica 7 settembre 2014

NAZI PADANO

Per chi avesse ancora dei dubbi la Lega Nord è diventata il collettore del razzismo e dell'ignoranza di tutte le formazioni politiche italiane dopo la scomparsa in pratica di movimenti come Caga Povnd e Fogna Uova cancellate dalle ultime elezioni europee laddove erano presenti,ovvero in pochissimi seggi.
Non che l'ignoranza e la xenofobia vengano scoperte solo ora tra l'elettorato leghista,ma quello era solo l'espressione del padano medio,abbastanza sul bigotto e rincretinito già di nascita,ed ora risultati come l'elezione di Porchezio all'europarlamento grazie alla pubblicità di gruppi apertamente di estrema destra fanno pendere l'ago della bilancia verso il partito di Salvini e Maroni,con Bossi ormai lasciato ai margini.
Gli slogan sempre più cattivi ed odiosi nei confronti di immigrati,omosessuali,islamici e contro l'Euro e le tasse,vecchio leit motive della prima lega anti Roma,sono quelli di Alba Dorata e di Jobbik,sono un retaggio del nazismo tedesco e di ciò che ha comportato alla storia del mondo.
L'articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/26139-l-estrema-destra-ora-parla-padano )parla di tutto questo,dell'eredità che anche altri partiti di destra come il Ncd,Forza Italia e Fratelli d'Italia non sono riusciti a prendere anche per via degli inciuci al governo con il Pd(nel caso dei primi due citati).

L'estrema destra ora parla "padano".
L’estrema destra in Ita­lia si sta ridi­se­gnando. Un pro­cesso in realtà in atto da tempo. L’esito delle ultime euro­pee ha però impresso un’accelerazione decisa e cam­biato il corso delle cose. L’elemento di forte novità con­si­ste nell’ultima muta­zione della Lega Nord che nei fatti sta sosti­tuendo le altre destre (da Forza Ita­lia a Fra­telli d’Italia) nello sto­rico ruolo di garanti per la galas­sia neo­fa­sci­sta nei ter­mini di coper­ture isti­tu­zio­nali, sdo­ga­na­menti e alleanze elet­to­rali.
Sotto la guida di Mat­teo Sal­vini la Lega ha ripreso vigore inver­tendo un trend pesan­te­mente negativo.

Cen­trale da que­sto punto di vista è stata la decisa virata a destra, una sorta di tor­sione radi­cale che ha oscu­rato tutti gli altri pro­getti col­ti­vati nella pre­ce­dente gestione maro­niana, dall’idea di una macro­re­gione del Nord all’ipotesi dell’attuale sin­daco di Verona, Fla­vio Tosi, incen­trata su un nuovo par­tito tipo Csu bava­rese, regio­na­li­sta e con­ser­va­tore, da col­lo­care nell’ambito del centro-destra, supe­rando in pro­spet­tiva la stessa Lega.
La svolta è con­si­stita, in primo luogo, nel recu­pero pieno di tutti i temi di impianto raz­zi­sta che ave­vano carat­te­riz­zato il par­tito al tempo del con­gresso di Assago. In quell’occasione, era il 2002, si assun­sero uffi­cial­mente da parte di Umberto Bossi tutti i tratti tipici di una for­ma­zione di estrema destra, dal rifiuto della «società mul­ti­raz­ziale» alla «difesa della cri­stia­nità minac­ciata dall’invasione extra­co­mu­ni­ta­ria». La «Pada­nia», in quel con­te­sto, quasi dive­niva “una cit­ta­della asse­diata” entro cui arroc­carsi. In com­penso ai migranti si adde­bi­tava la respon­sa­bi­lità di ogni male, dalla cre­scita della cri­mi­na­lità al dila­gare delle dro­ghe e della pro­sti­tu­zione, fino al dif­fon­dersi di malat­tie vec­chie e nuove.
La let­tura di tipo apo­ca­lit­tico, si vedano le con­clu­sioni di quel con­gresso, si sostan­ziava in un atto di accusa finale nei con­fronti dei «poteri forti» e delle lobby finan­zia­rie intente a mano­vrare, secondo una visione com­plot­ti­sta, i flussi migra­tori per sra­di­care le tra­di­zioni cul­tu­rali e reli­giose di interi ter­ri­tori, in pri­mis delle regioni nor­di­che. Nel ride­cli­nare da parte di Sal­vini que­ste osses­sioni raz­zi­ste si è però prov­ve­duto a cam­biare i desti­na­tari del mes­sag­gio, non più cir­co­scritti ai «padani» ma com­pren­denti l’insieme degli ita­liani. Una svolta di tipo “nazio­na­li­sta” con la quale la Lega si è pre­sen­tata alle euro­pea, riba­dita, pur con qual­che arti­co­la­zione, al recen­tis­simo con­gresso straor­di­na­rio di luglio a Padova. In ciò un ele­mento di indub­bia novità. Per la prima volta nella sua sto­ria la Lega ha tenuto e orga­niz­zato in una cam­pa­gna elet­to­rale ini­zia­tive nelle regioni del centro-sud. In prima fila lo stesso segre­ta­rio. Anche il taglio degli slo­gan è mutato per indi­care il nuovo corso: «Basta tasse, basta immi­grati, no Euro, prima gli ita­liani!». La tra­du­zione in pra­tica delle posi­zioni del Front natio­nal fran­cese con il quale il par­tito di Sal­vini ha stretto un’alleanza in occa­sione del voto. Da qui il supe­ra­mento del seces­sio­ni­smo (vedremo fino a che punto) che ha for­te­mente impat­tato nel mondo dell’estrema destra, che inca­pace di pre­sen­tare pro­prie liste è rifluito in larga parte in quelle della Lega. È stato il caso di Casa Pound, che ha soste­nuto aper­ta­mente nel cen­tro Ita­lia la can­di­da­tura di Mario Bor­ghe­zio, poi eletto con poco più di 5mila preferenze.

L’azione della Lega nei pros­simi mesi si incen­trerà sul rilan­cio dei “for­coni” da porre, que­sta volta, sotto le sue ali. Diversi sono stati gli annunci in que­sta dire­zione. L’idea è quella di una rivolta fiscale, da Nord a Sud, anche come leva per la costi­tu­zione di nuovi sog­getti asso­cia­tivi e poli­tici locali da fede­rare alla Lega stessa, magari, come pre­an­nun­ciato, con nel sim­bolo l’Alberto da Gius­sano. Già si parla di “leghi­sti” sici­liani, cala­bresi o della Tuscia. In que­sto qua­dro il depo­sito in Cas­sa­zione a fine giu­gno di 3 milioni di firme in calce alla richie­sta di 5 refe­ren­dum accom­pa­gne­rebbe su scala nazio­nale que­sta cam­pa­gna. A far da traino nella rac­colta delle sot­to­scri­zioni è stata indub­bia­mente la can­cel­la­zione della “legge For­nero”, anche per richie­dere lo stop ai con­corsi aperti agli immi­grati e la sop­pres­sione di due leggi invise ai fasci­sti, la legge Mer­lin e soprat­tutto la legge Man­cino con il reato di isti­ga­zione all’odio raz­ziale, etnico e religioso.

A finire nell’orbita della Lega è anche Forza nuova, attra­verso un per­corso diverso. Il par­tito di Roberto Fiore è in forte dif­fi­coltà. Tutti gli obiet­tivi pre­fis­sati sono stati man­cati, anche in modo cla­mo­roso, dalle poli­ti­che del feb­braio 2013 (0,26%) alla non pre­sen­ta­zione alle euro­pee di mag­gio data l’incapacità di rac­co­gliere le firme. L’idea di con­ten­dere da destra, in par­ti­co­lare sui temi dell’immigrazione e dell’uscita dall’euro, con­sensi alla Lega, si è risolta in una déba­cle. Da qui un’emorragia, ancora in corso, spe­cie al nord, di qua­dri e mili­tanti pro­prio verso Sal­vini, con la chiu­sura spesso di sezioni sto­ri­che. Non indif­fe­renti, in que­sto sce­na­rio, anche l’accumularsi di debiti e le accuse a Fiore di gestione ver­ti­ci­stica. Per tutti l’approdo si sta sostan­ziando nell’adesione all’associazione Patriae, costi­tuita da un ex espo­nente de La Destra, Alberto Arri­ghi, finan­ziata dalla stessa Lega, la cui fun­zione, al momento, sem­bre­rebbe pro­prio quella di ospi­tare sin­goli mili­tanti e realtà col­let­tive pro­ve­nienti dal neo­fa­sci­smo in crisi.

Il sostan­ziale fal­li­mento di chi pen­sava di poter tra­pian­tare in Ita­lia espe­rienze come Alba dorata o Job­bik si sta nei fatti risol­vendo guar­dando alla “nuova” Lega. Anche alcuni vec­chi “arnesi” sem­bre­reb­bero inte­res­sati. Non a caso due tra i prin­ci­pali pro­ta­go­ni­sti della stra­te­gia della ten­sione, Ste­fano Delle Chiaie, l’ex capo di Avan­guar­dia nazio­nale, e Mario Mer­lino, noto pro­vo­ca­tore, non­ché esperto in infil­tra­zioni, nel ten­tare di rie­di­tare, pur solo in forma asso­cia­tiva, la vec­chia sigla di An, hanno prov­ve­duto a omag­giare osten­ta­ta­mente il “vec­chio came­rata” Borghezio.
Un pano­rama nuovo, quello che si sta deli­neando, desti­nato a inci­dere in pro­fon­dità nell’estrema destra. La prima veri­fica sarà il 18 otto­bre quando a Milano sfi­le­ranno in un cor­teo nazio­nale, pro­mosso dalla Lega «Con­tro gli immi­grati», tanto i leghi­sti quanto tutte le prin­ci­pali sigle del neofascismo.
* Il Manifesto