lunedì 16 giugno 2014

IL FLOP DI GREENPEACE

Questa notizia presa da Contropiano(http://contropiano.org/ambiente/item/24664-anche-greenpeace-ha-il-vizietto-in-fumo-quasi-4-milioni-di-euro )è una pugnalata alle spalle da parte di un'associazione per l'ambiente tra le più famose,importanti ed influenti al mondo,forse seconda solo al WWF.
Sto parlando di Greenpeace e della notizia di uno sperpero di 3,8 Milioni di Euro male investiti in un'azione che una Ong non potrebbe nemmeno sognare di fare,confermata dal portavoce Townsley in un comunicato che riguarda il settore finanziario dell'organizzazione.
L'inchiesta del settimanale tedesco Der Spiegel è impietosa nello svelare questi retroscena di una sconfitta non solo economica ma soprattutto morale,di un'operazione finanziaria frutto del capitalismo sempre più presente e pressante anche in organismi che dovrebbero fare di tutto tranne che economie di speculazione e di guadagni.

Anche Greenpeace ha il "vizietto"? In fumo quasi 4 milioni di euro.

E’ una inchiesta decisamente clamorosa quella realizzata dal settimanale tedesco Der Spiegel che ha infranto l’autorevolezza di Greenpeace, rivelando come la più famosa associazione ecologista del mondo abbia pagato il conto – “sui mercati” - di una fallimentare operazione finanziaria e dunque speculativa: una scommessa contro l'euro.
Di fronte agli articoli del settimanale, la stessa Greenpeace ha dovuto ammettere la perdita (a conti fatti di circa 3,8 milioni di euro). Il suo portavoce Mike Townsley , in un comunicato, ha chiesto scusa “a tutti coloro ( e si tratta di circa 3 milioni di sostenitori nel mondo, ndr) che ci appoggiano con le donazioni, per il grave errore commesso dal dipartimento finanziario di Greenpeace Internacional, con sede ad Amsterdam”.
Townsley ha cercato di limitare i danni spiegando che si si è trattato di un'iniziativa personale di un suo dipendente che, a suo dire, sarebbe già stato licenziato, anche se “Nulla, al momento, lascia pensare che abbia agito per un tornaconto personale, ma secondo un grave errore di valutazione”, ha specificato ancora il portavoce.
Al momento sul sito internazionale e su quello italiano di Greenpeace non c’è traccia né replica su questa vicenda. In quello ufficiale (Greenpeace.org) è segnalato come fare donazioni all’organizzazione: “Greenpeace Fund, Inc. è registrato con l'Internal Revenue Service come (c) (3) entità 501 e promuove la missione di Greenpeace attraverso l'educazione pubblica e le sovvenzioni ad altre organizzazioni ambientaliste. Contributi a Greenpeace Fund, Inc. sono deducibili dalle tasse. Greenpeace Fund, Inc.”
La preoccupazione dei vertici di Greenpeace è sia d’immagine che finanziaria: i quasi 4 milioni di euro perduti sono una cifra rilevante anche per una Ong, con un budget annuo che sfiora i 300 milioni. Ovvio che il coinvolgimento nelle speculazioni finanziarie faccia sorgere qualche legittima domanda nei suoi 3 milioni di donatori sparsi nel mondo.
Anche perché proprio sulla questione delle risorse finanziarie – scrive il sempre ben informato quotidiano online Lettera 43 -  si sono sommate nel corso degli anni una serie di accuse. Lo stesso Der Spiegel nel 1991 aveva rivelato che in Germania operava una fitta rete di società ombra controllate al 100% da Greenpeace, ma che non apparivano in bilancio, così da permettere all'organizzazione di mantenere il suo status di organizzazione senza scopo di lucro e accedere alle esenzioni fiscali. Non solo. Altre rivelazioni, non meno clamorose, erano emerse in un documentario della tivù danese nel 1993, nel quale si affermava l'esistenza di una serie di conti bancari segreti su cui transitavano decine di milioni di dollari provenienti dalle donazioni per specifiche campagne e che erano accessibili soltanto ai leader di Greenpeace.
Le conclusioni a cui giungeva il servizio della tv danese erano decisamente strumentali (il finanziamento agli “eco-terroristi!!!”) ma la impermeabilità tra le grandi Ong e gli ambienti dei mercati e della speculazione finanziaria è tutt’altro che cristallina, anzi l’opacità molto spesso sembra prevalere. Molte Ong ormai sono anche marchio, marketing, merchandising, gadget, che facilitano il famigerato “fund rising” (raccolta di donazioni) e talvolta sponsorizzano le attività economiche di altri soggetti più commerciali. La partecipazione volenterosa e motivata delle persone alle attività delle Ong funge spesso da garanzia pubblica per attività con un sapore assai più privatistico e talvolta ancora più inquietante sul piano del depotenziamento dei conflitti sociali, soprattutto nei rogues states (gli stati-canaglia, Ndr) finiti nella lista nera di Washington o di Londra o di Parigi.
In fondo cosa c’è di meglio del business della motivazione etica? Soros ci ha costruito sopra un impero finanziario, una immagine pubblica e una funzione politica, destabilizzante ovviamente.

venerdì 13 giugno 2014

LA GUERRA IN UCRAINA E I FINTI ANTIFASCISTI


La notizia odierna presa da Infoaut circola da qualche giorno in rete e tratta di due sedicenti antifascisti italiani,Orazio Maria Gnerre e Luca Pintaudi,che poi tanto antifa e compagni non lo sono proprio per via della loro storia passata che è documentata nell'articolo qui sotto.
Fotografati dietro alla bandiera partigiana della divisione Garibaldi,pensano di essere i portavoce di un movimento intero che mal sopporta invece questi due personaggi legati alla sigla"Millennivm",un gruppo semisconosciuto e che tende all'integralismo cattolico più che alla lotta antifascista.
Legati ad ambienti rossobruni,a Papi guerrieri e pensatori russi di estrema destra,raccattano qua e la simpatie facendosi mostrare dietro ad una bandiera simbolo di liberazione dal nazifascismo e facendo interventi a nome del popolo italiano che nessun compagno accetta,un po' come gli appelli delle più alte cariche statali verso i due assassini della marina in ferie in India.
Di movimenti ambigui che cercano di passare con un'idea politica di facciata mentre ne nascondono un'altra in molti casi opposta ne è piena la storia dell'ambiente di estrema destra,che si mascherano paladini degli animali e dei bambini,solo per citare due casi,portando avanti una parvenza di faccia pulita nascondendo dentro un'anima nera.



I rossobruni di Millenivm e la spedizione nel Donbass.

“Sostengo che per quanto ci riguarda, è male se una persona, un partito, un esercito o una scuola non viene attaccata dal nemico, perché in tal caso significa che senza dubbio siamo scesi sullo stesso piano del nemico”. Mao Tse Tung
Spicca sul web in questi giorni la foto di alcuni “volontari appartenenti all’associazione antifascista “Millenivm” con tanto di bandiera italiana con stella rossa al centro (la bandiera usata dalla divisione partigiana Garibaldi durante la resistenza) a quanto pare riportata sul profilo facebook del Governatore popolare della Repubblica di Donetsk. Questo è il titolo della didascalia che accompagna la foto utilizzato da Rai News per dar credito all’iniziativa.[1]
Si scatena il tam tam, rimbalza la notizia che finalmente gli antifà italiani si sono mossi. Ma qui – non è la prima volta – si sta prendendo un granchio di proporzioni piuttosto grosse.
I due capofila dell’operazione, Orazio Maria Gnerre e Luca Pintaudi, appartenenti all’associazione Millenivm, per quanto si spaccino per sostenitori delle Repubbliche popolari ucraine che resistono contro il golpe di Kiev, non sono necessariamente antifascisti, tanto meno compagni. Anzi. Come si può leggere ad esempio da un loro articolo sul 9 maggio[2], data che celebra la vittoria sul nazismo, e pubblicato sul loro blog, essi propugnano considerazioni assai discutibili per quanto riguarda la definizione di antifascismo. Innanzitutto pongono una differenza in termini qualitativi tra antifascismo russo, di matrice nazionalistica e religiosa (celebrano infatti la giornata del 9 maggio quale “vittoria della Russia e di altre nazioni invase dalla Germania nazionalsocialista,” per l’immenso valore patriottico), e l’antifascismo europeo, “variegato” e “fatto proprio da diverse posizioni politiche”, per questo, secondo loro, dai  toni interclassisti. Si rifanno direttamente alla teoria previana dell’ “antifascismo in assenza di fascismo”, teoria secondo la quale ora che non esistono più stati fascisti, il conflitto antifascisti/fascisti non fa altro che mantenere vivo uno scontro novecentesco e superato, “disperdendo le energie delle forze d’opposizione al Sistema” intese in senso anti-atlantista.
Ricordiamoci chi è Costanzo Preve, intellettuale “marxista” che piano piano cominciò a incentrare la sua analisi sulla nazione e sulla sovranità fino a trovarsi, in Francia, a dare indicazione di voto per il partito di estrema destra Front National della le Pen.[3] Non possiamo non ricordarlo quale padrino di Diego Fusaro, rampante filosofo “marxista” che finisce per dare dei fascisti ai compagni che lo criticano perché disponibile a partecipare a iniziative su Marx a Casapound  e che a breve parteciperà ad un convegno organizzato dalla Fondazione Evola.[4] Il cui segretario Gianfranco De Turris, ex giornalista Rai, ha scritto la prefazione di due testi di Gianluca Casseri, il fascista di Casapound Pistoia che assassinò due migranti senegalesi a Firenze. E’ facile pensare che questi “marxisti” sembrano sempre più neri e sempre meno rossi…
Ma tornando ai nostri, secondo i membri di Millenium l’antifascismo europeo dopo il 1945, “è stato quindi funzionale alle logiche di dominio liberalcapitalista e atlantista, per questi tre motivi: ha indebolito le forze rivoluzionarie socialiste fornendo loro un mito comune con le forze borghesi, ha contribuito a distruggere i principi tradizionali delle società europee (il patriottismo, la religione, la famiglia) a favore della società liquida postmoderna e capital-consumista, ha funto da “arma di distrazione di massa” dando luogo ad una guerra simulata tra opposti estremismi”. L’antifascismo dunque, con il suo presunto “interclassismo” avrebbe disperso le forze rivoluzionarie e contribuito se non rafforzato il mantenimento del sistema, a danno di valori patriottici, nazionalistici, culturali, “comunitaristi”, secondo il termine caro a questa frangia di intellettuali.
Ma di quali valori stiamo parlando? Principalmente di valori nazionalistici e religiosi: la stessa associazione Millenium si vanta sul proprio sito di ritenere prioritaria la tutela della cultura cristiana, ed è in questo senso che stringe legami con organizzazioni quali il Partito del Levante libanese, una realtà che promuove gli interessi delle comunità cristiane in Libano contro il dilagare del fondamentalismo islamico e la “spersonalizzazione” del culto dovuta alla propaganda di valori “occidentali”.
Ma chi fa parte di Millennium? Molti – pochi, in realtà, vista l’esiguità della sigla – sono sconosciuti, ma spiccano due nomi: Andrea Virga e Orazio Maria Gnerre.
Orazio Maria Gnerre è un giovane “intellettuale” fuoriuscito da Stato e Potenza, altra realtà rossobruna per eccellenza, fervente cattolico nonché ammiratore del Papa Guerriero Pio V. Gnerre scrive su riviste del calibro di Riscossa cristiana, è ferreo seguace di Schmitt, ma sopratutto di Aleksandr Gel’evič Dugin, pensatore di estrema destra russo, fondatore del partito Fronte nazionale bolscevico- Partito Eurasia, che si prefigge l’obiettivo di unire tutti i paesi di lingua russa per creare un contraltare ai paesi atlantisti. Dugin unisce in un calderone mistico- nazionalistico l’elogio dello stalinismo alle teorie evoliane e a quelle anti-atlantiste e neofasciste di Jean-François Thiriart.[5]  E’ con queste idee in testa che Orazio Maria Gnerre, ai tempi ancora membro di Stato e Potenza, volò in Siria e parlò dal palco di una enorme manifestazione pro Assad, nientemano che “a nome del popolo italiano”.[6]
Andrea Virga invece, un dottorando dell’Università di Lucca, è il responsabile Piemonte per Millennivm. Il suo blog personale è un patrimonio immenso per comprendere le diverse sfaccettature del rossobrunismo e rafforzare quindi quella necessarissima dose di anticorpi politici utili a non cadere in certe trappole. Sul suo blog personale ad esempio scrive su Don Gallo:  “Tuttavia, restano inaccettabili le sue “aperture” – ma sarebbe meglio dire “tradimenti del depositum fidei a lui affidato – nei confronti della legalizzazione delle droghe (pur avendo constatato nel suo apostolato sociale la tragedia della tossicodipendenza), dell’ordinazione femminile, dell’abolizione del celibato sacerdotale, dell’anarchismo, del bolscevismo, delle unioni omosessuali, della contraccezione, dell’eutanasia, persino del crimine dell’aborto! Questa sua totale sottomissione di fronte agli idoli del mondo moderno e della sovversione anticristiana, propria di ampia parte delle sinistre occidentali, gli aveva valso l’amicizia ed il plauso di molti personaggi pubblici, in genere di sinistra, al punto da essere elevato ad “antipapa”, fautore di un’immaginaria “altra Chiesa” che rinneghi la propria missione e dottrina, ad uso e consumo della propaganda laicista e radicale. E tuttavia, non si può non notare come le gerarchie ecclesiastiche, in tutto questo tempo, siano venute meno al loro dovere paterno di riprenderlo ed ammonirlo a tornare sulla retta via. Invece, il suo funerale sarà celebrato dal Card. Bagnasco, suo Arcivescovo e Presidente della CEI, senza un accenno ai suoi errori, col rischio di indurre in scandalo i fedeli.”
Ancora Virga, come si può leggere su un suo intervento sul sito di Millenivm a proposito della Giornata del ricordo, parla delle foibe in termini di “pulizia etnica ad opera dei partigiani titini anti-italiani” , ovviamente sorvolando sull’invasione fascista della Jugoslavia, parla del  Venezia Giulia e della Dalmazia come territori chiaramente appartenenti all’Italia. Inoltre, si rammarica per la mancanza di una memoria condivisa sulla questione (tanto, come ripete anche Millennivm, destra e sinistra sono concetti superati) e ricorda agli antifascisti italiani che “l’odio per la propria patria è l’internazionalismo degli imbecilli”. Lo ritroviamo inoltre in occasione della commemorazione dei Martirti delle Foibe a Firenze, evento caro ai fascisti fiorentini in cui Azione Universitaria, Casaggì, Fratelli d’Italia, Forza Nuova e Casapound tentano di fare a fare a gara per guadagnare la prima fila.[7]
Per quanto però egli si affretti a scrivere che la sua partecipazione non implichi l’ appoggio ad alcuna organizzazione politica, come si spiega ad esempio il comunicato in solidarietà ai poveri cuccioli di Stormfront-White pride?[8]
Ma venendo ai contatti, oltre a quelli in Siria, Ucraina e Libano, è interessante vedere nell’italica patria, quali siano i gruppi con cui Millennivm collabora.
Così risulta che Orazio Maria Gnerre dona numeri di riviste di chiara matrice ultra-religiosa ad un gruppo di nome “Comunità Antagonista Padana”, che, con base nell’università cattolica di Milano, si dichiara fiermanete più a destra della Lega Nord.[9]
Ma i legami con l’università in generale sono ancora più pesanti: non a caso Gnerre organizza iniziative con gruppi quali il Gruppo Alpha (nella cui home page troneggiano citazioni di Evola e Pound), e Lealtà e Azione, gruppo vicino agli hammerskin famoso per le sue scorribande e aggressioni contro gli antifascisti milanesi e su cui il Fatto Quotidiano ha più volte insinuato il dubbio che esistano legami con il clan mafioso dei De Stefano.[10]
Già il 17 gennaio del 2014 gli antifascisti di Milano hanno contestato la presenza di questi gruppi che dovevano partecipare a un’iniziativa congiunta al Politecnico poi rinviata.[11]
Occorre inoltre segnalare che la loro rivista Nomos è legata ad Eurasia, il cui direttore, Claudio Mutti è un nome ben noto per quanto riguarda le stragi degli anni ’70 e il neo-fascismo italiano.
Al di là dei fatti, che di certo parlano più delle parole, i membri di Millenivm ci tengono a prendere le distanze dal neofascismo quale riproposizione nostalgica che rinnova in sé i suoi errori passati (anche se dalle prese di posizione, dai simboli utilizzati e dagli autori di riferimento non sembrerebbe proprio). Ma ancora di più ci tengono a prendere le distanze dall’antifascismo che, secondo loro, impedisce di considerare il fascismo come parte integrante delle storie nazionali europee, “demonizza” il nazionalismo europeo senza analizzarlo ostacolando la costituzione di un fronte “anti-sistema in quanto anti-atlantista”, capace di superare le dicotomie destra-sinistra. I (nerissimi) rossobruni in questione dunque non solo effettuano una differenziazione tra antifascismo patriottico e non, ma anche tra antifascismo storico e “a-storico”. Essi pretendono infatti che, essendo stato sconfitto il fascismo storico, l’antifascismo non abbia più ragione di esistere: “l’antifascismo in assenza di fascismo” sarebbe appunto insostenibile al giorno d’oggi. Come se il fascismo fosse da considerare unicamente quale esperienza nazionale, culturale e relegata ad un certo periodo storico, e non si trattasse di un aspetto insito del modo di produzione capitalistico: come se la lotta tra fascismo e antifascismo fosse semplicemente una questione politica che affonda le proprie radici nella cultura e non nella lotta di classe. Essi propugnano un modello nazionalista, comunitarista e corporativista, sognano un’alleanza interclassista anti-atlantista in nome dei “Popoli” capace di superare destra e sinistra, fascismo e comunismo visti come opposti estremismi, come da peggior testata giornalistica mainstream. Anche a proposito della questione Ucraina, per la cui analisi si rivolgono al sovracitato padrino del nazionalismo russo Aleksandr Gel’evič Dugin, affermano che la lettura della questione in termini di fascismo e antifascismo è debilitante.[12]
Ancora una volta, chi propone il superamento di fascismo e antifascismo, chi nega una lettura di classe dei fenomeni, chi afferma che al giorno d’oggi non abbia più senso professarsi antifascista, chi blatera di imperialismi nazionali senza analizzare il modo di produzione capitalistico in termini marxisti, chi propugna un’alleanza sulla base dell’ “anti-atlantismo”, del nazionalismo e del comunitarismo e pertanto sulla base dell’interclassismo e di un non meglio precisato “Popolo” non si trova dalla stessa parte della nostra barricata, non importa di quali simboli possa fregiarsi e di quali parole possa riempirsi la bocca.
I nemici del nostro nemico non sono nostri amici. Ed è più che mai necessario frapporre quella netta linea di demarcazione fra noi e loro.
Consigliamo, come approfondimenti su comunitarismo e rossobrunismo, questi due testi:
Contributo dei compagni di Militant http://www.militant-blog.org/?p=7617
Contributo di Claudia Cernigoi: http://www.nuovaalabarda.org/dossier/comunitaristi_e_nazimaoisti.pdf***Dossier a cura di due compagne di Firenze
Da Osservatorio sulla Repressione
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giovedì 12 giugno 2014

IL CASO LIVORNESE

Il sito satirico di Don Zauker non poteva non commentare l'elezione di Nogarin del Movimento 5 stelle a sindaco di Livorno in quanto nella città ove nacque il Partito Comunista Italiano e dove dal dopoguerra aveva sempre vinto(mettiamoci pure le ultime vittorie dei vari Pds,Ds e Pd)era difficile un pronostico del genere.
Il resoconto di questo risultato esula dal contesto italiano,in quanto Livorno è una città a se stante,e avendo avuto la fortuna di starci un po' di volte posso capire lo stato di cose che si è avuto negli ultimi anni.
Di sindaci evidentemente scarsi negli ultimi tempi ce ne sono stati,con Lamberti padre del primo progetto di rigassificatore e amante delle colate di cemento,e Cosimi che ormai era diventato la barzelletta di se stesso,ed ecco ai nastri di partenza del ballottaggio Nogarin e Ruggeri con quest'ultimo che s'è giocato l'appoggio del candidato sindaco più serio,Raspanti,e dell'altro candidato Cannito(che se si fosse messo assieme a quello appena citato avrebbe quasi certamente vinto).
Quindi il voto uscito da Livorno è stato un voto antidemocristiano,in disaccordo con le politiche nazionali del Pd,che governano l'Italia senza elezioni con gente del calibro di Alfano,Monti,Lupi e con l'appoggio di Berlusconi per la modifica delle leggi costituzionali,un Pd per il progetto Tav e che talvolta strizza l'occhio a rappresentanti di Caga Povnd e che cerca nell'elettorato scontento della destra nuove leve.
Tutto questo a livello nazionale...ed il discorso in una certa percentuale si è visto anche domenica scorsa,ma ricordiamoci che Livorno è capitale di se stessa.


Stelle di mare.


Non abbiamo fatto tempo a tornare da Etna Comics (a proposito: un grazie enorme a Sergio, Monia, tutto lo staff e tutta la città, siete stati meravigliosi), che siamo stati sommersi di email, sms e commenti circa un nostro parere su quello che è successo al ballottaggio a Livorno.
E che vi dobbiamo dire? Oltre a ciò che trovate su tutti i giornali, intendiamo, vista la portata simbolica del caso, diventato ormai nazionale (toh, perfino il Guardian). Prendete un quotidiano, scrematelo dalle espressioni letterarie, ai paragoni col libeccio, col salmastro e cazzate del genere, e vi farete un’idea, comunque parziale. Perché la maggior parte dei pur interessanti articoli e delle opinioni che si sono affastellate in questi giorni sui principali organi d’informazione, provengono da persone che non hanno capito una sega; non già per loro limiti, ci mancherebbe, ma perché in questa città non ci hanno vissuto, né lo fanno tuttora.
In molti, molti davvero, ci hanno scritto scandalizzati dal fatto che Livorno non sia più a sinistra, o che sia passata – addirittura – con i fascisti.
Ora, a parte il fatto che un elettore del PD, quel PD che ha per segretario e duce Matteo Renzi, che governa da mesi con gente come Alfano, Monti, Casini, Schifani, Lupi e compagnia bella e che vuole riformare la legge elettorale e la Costituzione con Berlusconi, dovrebbe avere perlomeno il buonsenso di non parlare di destra e sinistra, il discorso è comunque profondamente diverso.
Potremmo stare qui a sviscerare punto per punto i motivi che hanno spinto il 53% di cittadini che hanno avuto voglia di andare al seggio, di mettere una croce su un posto diverso da quello previsto dalla tradizione, ma sarebbe inutile: se non abitate qui da almeno vent’anni non lo capireste. Perfino Grillo, che ha giustamente esultato per la vittoria, sembra non aver capito una sega nulla.
Forse è un modo un po’troppo sbrigativo e semplicistico di chiudere il discorso, ma credeteci: a Livorno non siamo impazziti. E solo chi ha vissuto qui negli ultimi vent’anni può capire cos’era diventato il PD (e gran parte della sinistra istituzionale) livornese.
Per questo, la legittima esultanza del M5S nel municipio avrà vita breve, quando si renderanno conto del culo immane che si dovranno fare nei prossimi giorni. A noi non resta che augurargli, e davvero, un buon lavoro.
Perché di venti forti non c’è solo il libeccio.
P.S. Ora, pop corn alla mano, aspettiamo con divertita curiosità per vedere in quanti, tra i fedeli sostenitori (e sostenuti) del PD locale, a tutti i livelli, cambieranno bandiera pur di continuare ad avere i vantaggi e la visibilità a cui erano abituati.

mercoledì 11 giugno 2014

BUONE NUOVE DA MADRID


Oggi una gran bella notizia arriva da Madrid,e pensando che se si associa la capitale spagnola con il movimento indipendentista basco di solito sono dolori,ecco che la data odierna assume un sapore particolare di una vittoria quasi epocale.
I quaranta giovani compagni sotto processo dallo scorso ottobre con gravi accuse e con condanne minime possibili che potevano partire da quattro anni per motivi di appartenenza politica(è tutto scritto qui:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/11/lincontro-con-i-compagni-di-segi-milano.html )sono stati assolti e sono tutti liberi.
L'articolo di Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/12027-laudencia-nacional-assolve-40-giovani-indipendentisti-accusati-di-far-parte-di-segi )parla della decisione del tribunale che ha accettato le dichiarazioni dei ragazzi cui sono state estorte con la tortura cose che non hanno mai compiuto,ed anche i quattro compagni latitanti che hanno cominciato il processo dopo gli altri accusati sono stati assolti pure loro.
Un grande giorno per Euskal Herria!




L'Audencia Nacional assolve 40 giovani indipendentisti accusati di far parte di SEGI.




La Audiencia Nacional spagnola ha assolto i 40 giovani indipendentisti giudicati da un tribunale speciale per la loro presunta appartenenza a Segi. La decisione del tribunale è risultata contraria alla sentenza del procuratore, che ha difeso soprattutto nella fase finale del processo la validità delle affermazioni citate nelle relazioni della polizia e nelle auto-incolpazioni prodotte “spontaneamente” dai 40 giovani, nonostante le numerose denunce di tortura. La richiesta dell’accusa era di sei anni di carcere per ciascuno dei giovani.


36 di loro erano stati giudicati in un processo che si è celebrato tra Ottobre e Gennaio, mentre altri 4 (Goizane Pinedo, Unai Ruiz Pou, Idoya Iragorri e Irati Mujika), sono andati a processo lo scorso marzo, dopo aver eseguito un’azione di disobbedienza civile.


I quattro sono stati arrestati in seguito a un periodo di latitanza mentre il macro processo iniziava il 14 ottobre 2013. Arrestati in seguito, torneranno in libertà dopo il giudizio.


Nella sentenza, il giudice ha concluso che è impossibile stabilire l'appartenenza o la militanza dei giovani nell’organizzazione Segi o che gli stessi abbiano preso parte ad azioni della “Kale Borroka”, come sostengono le accuse.


I 40 giovani imputati sono nativi delle quattro province del Pais Basco e la maggior parte sono rimasti liberi dopo aver trascorso in carcere una pena tra  uno e due anni. Molti di loro sono stati arrestati in una retata in seguito alla quale hanno denunciato barbare torture.


Di seguito i nomi dei 40 giovani : Della Navarra Ainara Bakedano, Amaia Elkano, Garbiñe Urra, Itxaso Torregrosa, Oier Zuñiga, Fermin Martinez, Artzai Santesteban y Jon Ciriza. Di Alava Jon Anda, Jon Liguerzana, Nestor Silva, Unai Ruiz, Goizane Pinedo, Jagoba Apaolaza, Zumai Olalde, Aitor Liguierzana y Bittor Gonzalez. Di Vizcaia Gaizka Likona, Eñaut Aiartzagunea, Mikel Totorika, Nahaia Aguado, Idoia Iragorri, Xabier de la Maza, Haritz Petralanda, Ibai Esteibarlanda, Karlos Renedo y Zuriñe Gojenola. Di Guipuzcoa Irati Mujika, Olatz Izagirre, Ion Telleria, Garazi Rodríguez, Maialen Eldua, Eihar Egaña, Euken Villasante, Mikel Esquiroz, Mikel Ayestaran, Xumai Matxain, Aritz Lopez, Asier Coloma y Aitziber Arrieta.


(articolo tradotto da Naiz.info)





martedì 10 giugno 2014

TESTE RASATE O TESTE DI CAZZO?



Breve contributo preso da Infoaut che parla per ora di sole denunce per un branco di quattordici subumani nazifascisti protagonisti nella zona della Valle del Serchio in provincia di Lucca nella Garfagnana di continue aggressioni sempre più violente e sempre più frequenti.
Queste merde agivano con un provocatore che prendeva di mira giovani e giovanissimi colpevoli di vestire o di avere capelli acconciati come loro non andava a genio per poi venire aggrediti da più elementi arrivando anche alle minacce per i gestori dei locali dove gli agguati si tenevano.
Questi infelici al mondo,rintracciati dal lavoro dei Carabinieri,se la vedranno di fronte alla legge con le accuse di lesioni aggravate da futili motivi,lesioni gravi e gravissime e apologia del fascismo e istigazione all'odio razziale.


Lucca Preso il branco delle «teste rasate» ·

LUCCA - Andavano in giro in «branco» per locali o luoghi affollati, picchiando per futili motivi quali il modo di vestirsi o il taglio dei capelli, loro coetanei e ragazzi anche più grandi di loro inneggiando al fascismo e a Hitler. Per queste ragioni un gruppo di 14 giovani «teste rasate» (fra cui una ragazza) di età compresa fra i 18 e i 26 anni è stato denunciato con le accusa di lesioni aggravate da futili motivi, lesioni gravi o gravissime; a 5 componenti del "branco" viene contestata anche l'apologia del fascismo e l'istigazione all'odio razziale.

IL BLITZ - L'operazione, giunta al termine di una lunga indagine protrattasi per diversi mesi, è stata messa a segno dai carabinieri della compagnia di Castelnuovo Garfagnana, guidati dal capitano Paolo Volontè. Tranne la ragazza, originaria del territorio di Capannori, tutti gli altri componenti del gruppo sono della Valle del Serchio. A loro vengono contestati 8 diversi episodi, avvenuti a cavallo fra l'1 maggio e il 31 ottobre dello scorso anno a Fornaci di Barga, Borgo a Mozzano, Molazzana, Castelnuovo e Castelvecchio Pascoli.

PROVOCAZIONI - Lo schema, secondo quanto raccolto dalle forze dell'ordine, era più o meno sempre lo stesso: i giovani prendevano di mira un malcapitato a caso scegliendolo in base al vestiario o all'acconciatura, mandavano uno di loro in avanscoperta a provocarlo, dopo di che accerchiavano la vittima, anche quando non reagiva, picchiandolo selvaggiamente. E le lesioni provocate sono diventate via via sempre più gravi, da qualche escoriazione fino a 40 giorni di prognosi, con frattura del setto nasale per due ragazzi di 26 e 29 anni. Non contenta, spesso la gang restava sul posto, inneggiando cori di stampo fascista, anziché andarsene.

TERRORE - Il "branco" era tristemente noto fra gli avventori dei locali notturni della Valle del Serchio, sui quali avevano imposto la loro supremazia instaurando un clima di terrore fra i coetanei. Gli inquirenti hanno confermato questo aspetto, spiegando che le indagini sono state rese ancora più complicate dalla reticenza a parlare da parte delle vittime, timorose di ritorsioni. E ce n'era anche per i gestori dei locali: quando qualcuno di loro ha provato a ribellarsi, cercando di tenere il gruppo fuori dalla propria attività, si è sentito rispondere: «Sappiamo dove abiti, ti veniamo a cercare a casa».

MATRICE POLITICA - Secondo gli inquirenti dietro a queste azioni non c'era una vera e propria matrice politica, nonostante i casi di cori inneggianti anche a Hitler, quanto piuttosto il desiderio di imporsi nella zona rispetto agli altri coetanei. Alcuni dei componenti della banda, comunque, erano già noti alle forze dell'ordine per aver gravitato nell'orbita degli ex Bulldog, oggi disciolto gruppo di destra di ultras della Lucchese.
30 maggio 2014

http://corrierefiorentino.corriere.it/firenze/notizie/cronaca/2014/30-maggio-2014/preso-branco-teste-rasate-223310215493.shtml

lunedì 9 giugno 2014

GURE ESKU DAGO

Ieri a mezzogiorno migliaia di persone hanno formato una catena umana di ben 123 chilometri tra la città bizcaina di Durango e quella navarra di Pamplona,per dire che Euskal Herria vuole,deve e può decidere sul suo futuro in un ottica di indipendentismo dalla Spagna.
Circa 150 mila persone,organizzate anche con novecento pullman per poter traghettare i manifestanti anche nei paesi e nelle zone più remote di questa tratta,si sono unite stringendo le mani per far risaltare non solo allo stato spagnolo ma anche in tutto il mondo la questione basca e la lotta per l'autodeterminazione del proprio popolo.
L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/24517-paese-basco-una-storica-catena-umana-contro-le-catene )parla dell'evento che ha visto presenti diversi partiti regionali oltre a sindacati ed associazioni di sinistra,indipendentiste ed autonomiste,in questa catena che è nata per togliere le catene da Madrid,anche all'indomani della decisione del parlamento della comunità autonoma basca di una mozione per il diritto dell'autodeterminazione di Euskal Herria,pur se come nel caso catalano la situazione è molto complessa ed ha già ricevuto le rimostranze a anche velate minacce del prefetto della comunità stessa.

Paese Basco:una storica catena umana,contro le catene.


Grande successo per l'iniziativa indipendentista realizzata a partire dall'esempio fornito dal movimento sovranista catalano nel settembre dello scorso anno.
Quello di ieri nel Paese Basco è stato davvero un grande evento, di quelli di carattere storico. Alla catena umana organizzata dal coordinamento Gure Esku Dago (“E’ nelle nostre mani”) vicino alla sinistra indipendentista, per rivendicare il diritto del popolo basco a decidere liberamente il proprio futuro hanno partecipato circa 150 mila persone.
Che hanno cominciato a formare una lunghissima catena umana – 123 chilometri, da Durango in Bizkaia fino a Pamplona, Navarra – a mezzogiorno in punto, risvegliando l’attenzione dei normalmente distratti media spagnoli ed anche di molte testate internazionali. L’iniziativa ha visto la partecipazione non solo dei circa 100 mila attivisti e cittadini che si erano iscritti fino al giorno prima, ma anche di molte altre persone che si sono aggiunte il giorno stesso permettendo che la interminabile catena umana non si interrompesse mai, neanche nei villaggi più piccoli e isolati. Più di 900 pullman hanno condotto i partecipanti nelle località loro assegnate rispettando un copione minuzioso. Mano nella mano comuni cittadini, attivisti di associazioni e movimenti sociali, militanti e dirigenti di diverse forse politiche di sinistra, autonomiste e indipendentiste: da Sortu al Partito Nazionalista Basco, da Aralar a Ea, da Podemos a Ezker Batua-Berdeak (la sezione basca di Izquierda Unida-Verdi). Della partita hanno fatto parte anche alcuni ex dirigenti del partito socialista basco e alcuni militanti della sezione navarra polemici con la direzione sulla questione del ‘diritto a decidere’. Non sono mancati i rappresentanti dei movimenti indipendentisti catalani autori dell’analoga iniziativa organizzata lo scorso anno in occasione della Diada. Nel lungo serpentone anche i dirigenti dei sindacati Ela e Lab e molti esponenti noti del mondo dello sport, della musica, della cultura.
Alle 12,30, quando la catena umana si è sciolta, la soddisfazione e l’entusiasmo di organizzatori e partecipanti era più che evidente. Anche perché l’iniziativa di ieri segue di dieci giorni l’approvazione da parte del parlamento della Comunità Autonoma Basca di una mozione a favore del diritto all’autodeterminazione di Euskal Herria. Nulla di determinante, ma un passo in avanti all’interno di una situazione politica caratterizzata dall’immobilismo del governo spagnolo e delle sue istituzioni.
Ed infatti l’obiettivo della catena umana era esplicitamente quello di “creare un movimento della società civile che costringa i partiti ad aprire una via basca all’autodeterminazione”. La risposta del governo è arrivata alla vigilia della dimostrazione di forza del movimento sovranista, quando il Prefetto della Comunità Autonoma Basca Carlos Urquijo ha ‘avvertito’ che ogni rivendicazione mirante all’indipendenza non potrà che fallire visto che la Costituzione Spagnola si basa sulla “indissolubile unità della nazione spagnola”.
Un altro segnale inequivocabile di segno repressivo è venuto proprio ieri a Madrid. Appena sbarcata all’aeroporto di Barajas (Madrid) proveniente dal Venezuela (dove risiedeva dagli anni ‘90), la militante basca María Jesús Elorza Zubizarreta, alias Karakate, è stata arrestata dalla polizia.
La donna aveva chiesto la concessione del passaporto all’Ambasciata spagnola a Caracas, che glie lo aveva rifiutato, anche se le aveva concesso un salvacondotto che le permettesse di tornare nel Paese Basco. Poi la brutta sorpresa una volta sbarcata a Madrid. Sull’ex militante dell’ETA, da tempo gravemente malata, grava un ordine di cattura europeo emesso dalla Francia, dove è stata condannata a tre anni di reclusione per appartenenza all’apparato logistico dell’organizzazione armata ormai inattiva da anni.

sabato 7 giugno 2014

L'INFERNO DI QUIRRA

Qualche sera fa ho visto in televisione un pezzo di un documentario intitolato"Materia oscura"che parla della devastazione del territorio sardo in particolar modo del Salto di Quirra nel sud est della regione.
Immagini di esplosioni di bombe e razzi,animali deformi,testimonianze di pastori che hanno bestie ammalate:approfondendo un attimo la questione ho scoperto che non solo gli armenti si ammalano,pure le persone,gli stessi pastori,gli abitanti della zona e molti militari di stanza a Quirra si sono ammalati e in troppi sono morti.
Questa zona militare è un poligono sperimentale e di addestramento interforza,ovvero non solo l'esercito italiano ha fatto esplodere armi vecchie e recenti presenti nel proprio arsenale,ma decine di altre nazioni,con gli Usa naturalmente in testa,ne testano di nuove con risultati che tranquillamente si possono immaginare.
Non solo,tutto ciò che esplode poi ritorna alla terra,e la conformazione carsica di Quirra con un sottosuolo ricco di gallerie sotterranee convoglia tutte le sostanze velenose e nocive nei corsi d'acqua sotterranei che gli animali e gli uomini poi bevono.
Articolo preso da Infoaut che parla dell'insabbiamento dei risultati che sono stati manipolati dopo una perizia tecnico scientifica ben pilotata.

Poligono di Quirra: insabbiatura dell' “inquinamento colposo”.


La perizia territoriale eseguita nei giorni precedenti non avrebbe rivelato niente di sospetto. E' quanto emerge con tanto di alta risonanza mediatica, a seguito di una quantomeno dubbiosa verifica; dubbiosa poiché si tratta di analisi che analizzano l'aria e non il suolo, dove i raggi radar intaccano i tessuti biologici, denuncia Mariella Cao, del comitato territoriale “Gettiamo le basi”.
Per molti il tentativo sarebbe quello di discreditare l' accusa di devastazione ambientale, portando questa perizia come movente per allungare i tempi dell'inchiesta sull'inquinamento dell' area militarizzata.

D'altronde, questa perizia stona con le stesse note rese pubbliche dalle case costruttrici al soldo del Pentagono sul portato di veleni ed effetti collaterali devastanti provocati dai missili usati nello stesso Poligono.

A ben vedere, pare che questa perizia da dare in pasto ai media possa essere il movente per ingolfare le indagini, proseguire con altre ricerche non incrociate di poca efficacia e giungere ad una indolore prescrizione, mentre le reti territoriali e le persone sdegnate da questo fatto fanno circolare le immagini con gli eloquenti devastanti effetti dovuti all' “inquinamento da esercitazione”.

venerdì 6 giugno 2014

IL BICENTENARIO DELL'ARMA DEI CARABINIERI

Ieri c'è stato il bicentenario della nascita del corpo dei carabinieri,e occasione più unica che rara prendo spunto da questa data per postare un contributo preso dal sito nazionale dell'arma che narra di tutti i propri appartenenti uccisi dai nazisti durante l'occupazione tedesca in Italia.
Non tutti i carabinieri si sono resi servi del padrone nazifascista,alcuni hanno dato la vita per salvare dei civili e altri hanno partecipato attivamente alla lotta partigiana:nel corso di duecento anni ce ne sono episodi da raccontare e da ricordare,anche se negli ultimi anni queste storie sono per lo più legate ad abusi e corruzione.
Ma per oggi,ricordando le gesta di pochi ma buoni appartenenti all'arma dei carabinieri,si rende memoria a chi ha dato la vita per la propria popolazione(vedi preso da Wikipedia anche:http://it.wikipedia.org/wiki/Carabinieri_nella_Resistenza_e_nella_Guerra_di_Liberazione ).

I Carabinieri durante l'occupazione nazista:da Fertilia alle Fosse Ardeatine.


Salvo d'Acquisto non è il solo, nella gloriosa pagina che i Carabinieri hanno scritto, sul grande libro dell'Arma, dopo l'armistizio del 1943. Negli otto mesi dell'occupazione tedesca in Italia, 141 Carabinieri sono caduti, falciati dal piombo nazista, con il nome della Patria sulle labbra, fedeli al giuramento prestato alla bandiera, fedeli soprattutto, al loro credo di onestà, di abnegazione, di sacrificio(*). Salvo d'Acquisto è ormai diventato un simbolo sacro che non sarà mai dimenticato, ma accanto a lui, fra le fila della legione di eroi che sfila nel cielo dei più puri martiri del dovere, altri carabinieri sono schierati. Fra questi il brigadiere Giuseppe Lombardo e i tredici suoi eroici compagni - l'appuntato Ammaturo, i carabinieri Alvino, Carbone, Franco, Manzo, Covino, Ricca, Pagliuca, Cusatis, Dubini, Russo e Scala uccisi il 13 settembre di quel tragico 1943 a Napoli, colpevoli di aver impedito che i Tedeschi devastassero, prima di ritirarsi, la centrale elettrica di Fertilia. I quattordici Carabinieri si batterono con tutte le loro forze per far sì che i Tedeschi non portassero a compimento il loro proposito, ma, davanti alle soverchianti forze avversarie, dovettero cedere: vennero catturati e fucilati.
I Tedeschi odiavano i Carabinieri e li temevano.
Già l'Arma aveva dato la dimostrazione della propria linea di condotta, affrontando i reparti nazisti a Roma, nelle ore che seguirono la proclamazione dell'armistizio, e resistendo tenacemente agli attacchi che le soverchianti forze nemiche conducevano contro di loro. Alla testa dei suoi era caduto, il 9 settembre, sulla strada che da Ostia porta a San Paolo, il capitano De Tommaso, e i Tedeschi avevano dovuto duramente combattere, senza peraltro giungere, nonostante la superiorità in uomini e mezzi, a vincere la resistenza dei Carabinieri, che, alla Magliana, a S. Paolo e a Monterotondo, eseguivano gli ordini di resistere contro chiunque tentasse di ostacolare il passaggio dell'Italia dalla posizione di Paese' combattente a quella di Paese che aveva deposto le armi Solo quando il Comando della difesa di Roma, il 10 settembre, stipulò un accordo con il Comando tedesco, per la cessazione del fuoco, i Carabinieri lasciarono le loro posizioni. Ma il loro coraggioso comportamento, sia sulla linea di fuoco, sia nelle posizioni isolate, valse a salvare molte vite di civili, ed anche a sottrarre al nemico la possibilità di impadronirsi delle armi e di fondi che sarebbero stati loro preziosi.
All'inizio dei 1944 il generale Caruso aveva alle proprie dipendenze, sul fronte clandestino, 5.766 Carabinieri, ed altri 2.000 operavano in bande autonome. Erano, questi dei Carabinieri, i reparti partigiani che maggiormente i Tedeschi temevano: perché erano addestrati, disciplinati, perfettamente inquadrati; in grado quindi di dare del filo da torcere molto più delle brigate partigiane che, in quel momento, si muovevano con notevoli difficoltà e senza piani seriamente prestabiliti. Gli sforzi dei Tedeschi per identificare, quindi, i Carabinieri che operavano clandestinamente, erano immensi: e quando i militi cadevano nelle mani nemiche, non vi era altra alternativa che la morte per gli eroici uomini.
E in questa atmosfera di odio implacabile che si inquadrano i foschi episodi delle Fosse Ardeatine e di Fiesole.
Nelle prigioni di Via Tasso, a Roma, erano (arrestati in quella che il maresciallo tedesco Kesserling definiva l'«esplosiva Roma») il tenente colonnello Frignani, il capitano Aversa, il tenente colonnello Talamo, il maggiore De Carolis, i tenenti Rodriguez e Fontana, il maresciallo Pepicelli, i brigadieri Manca e Sergi, il corazziere Giordano, i carabinieri Renzini e Forte. Erano stati catturati con le armi in pugno, o mentre si accingevano a svolgere uno dei delicati compiti loro affidati.
Quando il comando tedesco decise l'eccidio delle Fosse Ardeatine, questi eroi appartenenti all'Arma vennero incatenati e condotti sul luogo dei sacrificio, insieme con gli altri sventurati ostaggi condannati alla terribile fine. Con inaudita crudeltà, il comando tedesco aveva condotto alle Fosse, perché assistessero alla spaventosa sparatoria, le mogli dei tenenti Rodriguez e Fontana, che avevano cercato, consegnando denaro e gioielli al capocarceriere tedesco Kroatz, di ottenere la liberazione dei loro consorti. I carabinieri giunsero a testa alta; il tenente Fontana scorse la moglie, disperata, e le disse, con voce ferma; «Coraggio, cara - poi, volto ai compagni, esclamò:' - Siamo uomini e Italiani, dobbiamo affrontare il destino da uomini e da Italiani». Aveva ventisei anni. La scarica di mitraglia si abbatté su quei martiri, implacabile.
FRANCO MARTINELLI
(Da "Historia" del luglio 1961)


* In verità i carabinieri caduti durante la lotta partigiana furono 2.735 e 6.521 risultarono i feriti (n.d.a.)

giovedì 5 giugno 2014

CLEMENT MERIC:19 ANNI,5-6-2013 5-6-2014


E'passato un anno dalla morte di Clément Méric,il giovanissimo compagno parigino ammazzato nei pressi della stazione di Saint-Lazare da un commando di nazifascisti che lo hanno massacrato a botte spaccandogli la faccia con un tirapugni.
Questo gruppo di assassini faceva parte della gioventù nazionalista rivoluzionaria francese(JNR),un gruppo neonazista francese legato al Front National di Marine Le Pen ha agito alla luce del giorno facendo del branco la propria arma di offesa e di difesa,anche se alcuni componenti sono stati subito riconosciuti ed arrestati così come l'autore materiale dell'omicidio che non si è mai pentito del gesto.
Oggi in tutto il mondo ed in particolar modo a Parigi anche nei prossimi giorni ci saranno momenti di ricordo del diciannovenne Clément e sabato ci sarà un corteo antifascista in memoria sua e di tutti i compagni morti per mano fascista.

05.06.2013 – 05.06.2014A UN ANNO DALL’OMICIDIO DI CLEMENT

Il 5 giugno 2013, in un mercatino di Parigi, Clément Méric è stato ucciso da un gruppo di neonazisti perché, insieme ad altri suoi compagni, ha contestato i loro evidenti simboli e tatuaggi. Clément era un ragazzo attivo nelle lotte studentesche, antifasciste, contro l’omofobia e per la libertà di tutti gli esseri viventi.

Clément è stato ucciso perché militante contro ogni forma di dominio e gerarchia, compresa quella sugli animali. Il suo assassino partecipa e rivendica l’appartenenza al movimento animalista francese. Queste fecce vorrebbero confondersi anche tra chi si batte contro ogni forma di oppressione, ma i loro comportamenti si basano sull’odio, l’intolleranza e la violenza.
Oggi, i neofascisti hanno due facce: da una parte si mascherano da “bravi ragazzi”, strumentalizzano vari tipi di lotte (animaliste, ambientaliste, per la casa, il diritto allo studio, contro la “crisi” ecc) utilizzando discorsi populisti e facendo leva sia sul diffuso malcontento che sull’indifferenza verso la loro vera identità. Dall’altra parte non cessano di prendere di mira, pestare ed accoltellare chi li contrasta e/o chi considerano diversi (migranti, persone trans, lesbiche, gay e persone dal look “alternativo”). Fanno quindi il gioco dello Stato nel creare ulteriori divisioni tra le persone sfruttate da questo sistema economico, che così può controllarle meglio.
NON DIMENTICHIAMO, NON PERDONIAMO – CLEMENT VIVE!
PER LA LIBERAZIONE TOTALECONTRO FASCISMO, RAZZISMO E OGNI FORMA DI OPPRESSIONE!

mercoledì 4 giugno 2014

NASCE IL PIRATEN ETXEA A BERGAMO


Dallo scorso 31 maggio a Bergamo in zona Redona è stato occupato uno stabile libero da anni e lasciato all'abbandono,ed il nome datogli,Piraten Etxea,è chiaro riferimento a Euskal Herria che a Bergamo ed in Lombardia ha tanti compagni che seguono le vicende relative zona basca.
Come evidenziato dal contributo preso da Infoaut questo è il terzo spazio abitativo occupato in pochi mesi nella città,che ha troppe esigenze abitative ferme da parecchi anni,tanta gente costretta alla strada per i più disparati motivi,centinaia di uomini donne e bambini che non hanno la possibilità materiale di avere un tetto sopra la testa.
Il movimento per la lotta per la casa ultimamente ha avuto parecchi colpi bassi(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/05/legge-lupi-e-arresti.html )e il decreto Lupi passato alle camere di certo aggiunge problemi e povertà più diffusa a chi cerca una casa:l'articolo fa riferimento anche a questa situazione che sta diventando sempre più grave e primaria nella lotta antagonista.

Nuova occupazione: a Redona nasce Piraten Etxea.


Bergamo – Il nome, Piraten Etxea (casa dei pirati), potrà sembrare un po’ ostico ai più, ma il concetto è semplice: si tratta della terza occupazione in città nel giro di pochi mesi. Dopo cascina Ponchia, occupata dal Kollettivo autonomo popolare a dicembre, e la palazzina di via Monte Grigna abitata da gennaio da alcune famiglie e ragazzi che si ritrovano sotto il nome di Comitato di lotta per la casa, ecco un altro stabile abbandonato che viene riadattato a nuovo uso. A questo va aggiunta anche l’occupazione degli orti di Colognola che il comune lascia vuoti e incolti, e che il Collettivo Orti storti sta coltivando da più di un anno.
La casa si trova in via Corridoni 35 ed è di proprietà di un privato che l’ha lasciata vuota dal 2008 ad oggi. Stamattina fuori dalla casa sono apparsi alcuni striscioni (uno di questi recita “Riprendiamoci la casa, apriamo spazi di libertà), e alcuni ragazzi hanno cominciato i lavori di ristrutturazione. Nel comunicato pubblicato sui social network si legge che:” Nasce quindi a Bergamo un nuova realtà, Piraten Etxea (Casa dei Pirati), occupato da ragazz* che hanno la necessità di avere un tetto sopra la testa e a cui la società attuale non permette di vivere dignitosamente al di fuori delle logiche di affitto, lavoro salariato, bollette e di questo sistema economico/culturale in generale”
Ancora una volta l’unica reazione istituzionale è stato l’invio di due agenti della Digos e di due auto della polizia. Ancora una volta invece che ascoltare i bisogni delle persone, si cerca di reprimerli e silenziarli. Le forze dell’ordine hanno abbandonato quasi subito il posto, dopo aver chiesto i documenti ad alcune persone che sostavano al di fuori dello stabile.
L’amministrazione comunale continua a essere sorda a qualsiasi appello per risolvere l’emergenza abitativa sempre più pesante anche a Bergamo, anzi si permette di aggiungere disagio a una situazione già precaria facendo staccare l’elettricità alle abitazioni di via Monte Grigna. Anche gli orti hanno dovuto affrontare nelle scorse settimane il distacco dell’acqua, ma nonostante ciò portano avanti il loro progetto.
Sembra essere diventata ormai prassi comune trovare soluzioni alternative all’emergenza. A differenza dell’uscente assessore all’edilizia Tommaso D’Aloia che, dopo vane promesse e fantomatici accordi smentiti dagli stessi sindacati degli inquilini, sembra non avere nessuna proposta attuabile.

http://bgreport.org

martedì 3 giugno 2014

AGGUATO FASCISTA A TORINO

L'ennesimo attacco con le lame di un gruppo di fascisti ai danni di un compagno stavolta ha avuto Torino come città sotto la lente d'ingrandimento per quella che è diventata un'emergenza sociale e per pochi centimetri non si sono avute conseguenza mortali.
Tutt'ora la giovane vittima è in prognosi riservata con un polmone bucato,ma non sarebbe in pericolo di vita al momento:gli aggressori sono stati individuati,due di loro sono stati arrestati e gli altri quattro sono stati denunciati a piede libero.
Sui motivi dell'agguato non ci sarebbero dubbi in quanto i fascisti hanno deliberatamente cercato e seguito il compagno in metropolitana per poi accoltellarlo in piazza Massaua,e anche se le indagini stanno proseguendo la matrice politica è evidente.
Articolo preso da"La Stampa".


Giovane di sinistra accoltellato da 6 ragazzi di destra nel metrò
Il grave episodio in piazza Massaua, a Torino. Il ferito ricoverato in prognosi riservata al Mauriziano. Si cerca di ricostruire il movente.
Di Massimo Numa
Torino.

Un torinese di 27 anni è stato aggredito, secondo una prima ricostruzione al vaglio degli inquirenti da 6 ragazzi, tre maggiorenni e tre minorenni, tra cui due ragazze, tutti fermati dalla polizia. Due di loro sono stati arrestati: uno si chiama Alberto Gelmi (18 anni), l’altro è un minorenne (R.M.).Gli altri quattro sono stati denunciati a piede libero.

La vittima è stata colpita da una coltellata che lo ha raggiunto al polmone ed è in gravi condizioni all’ospedale Martini, ricoverato in prognosi riservata. Il coltello era stato gettato in un cestino dell’immondizia, ed è stato recuperato.

Secondo alcuni testimoni, il movente dell’aggressione sarebbe di natura politica: il ferito farebbe parte dell’area antagonista di sinistra, gli aggressori invece sarebbero di destra. Il modo di vestire del ferito avrebbe attratto l’attenzione del gruppo di giovani, mentre si trovavano sulla linea metro all’altezza di piazza Massaua. Sul grave episodio sta indagando la Digos.

lunedì 2 giugno 2014

RE JUAN CARLOS DI SPAGNA ABDICA

La notizia dell'abdicazione di Re Juan Carlos di Spagna in favore del figlio Felipe era nell'aria da parecchi mesi,pieni di critiche e di accuse verso uno degli ultimi monarchi d'Europa che ha visto la propria carriera costellata più di scandali e di episodi poco chiari rispetto ad azioni per il proprio popolo.
Ricordiamoci di questo emerito pezzo di merda come stampella di Franco e del franchismo che ha portato lo Stato spagnolo indietro nel tempo con una dittatura che ha causato migliaia di morti in una delle guerre civili più devastanti che il mondo ricordi.
L'articolo preso da"Il fatto quotidiano"traccia un profilo dell'ex re spagnolo,e si può dedurre da quello che è scritto che appunto la sua storia e quello per cui sarà ricordato sono per lo più per fatti di cronaca nera come l'assassinio del fratello,degli scandali politici ed economici,di corruzione e per le numerose amanti che ha avuto nel corso della sua vita.
Oppositore estremo dell'autodeterminazione del popolo basco,Juan Carlos si è distinto per la sua politica conservatrice e fascista,in un tempo che ormai è diventato anacronistico pensare che una persona possa decidere e comandare per un intero popolo,il periodo dei re è scaduto da parecchi anni,e questo è stato uno di quelli più pessimi che una nazione ha avuto la sfortuna di avere.

Juan Carlos abdica, Felipe diventerà re di Spagna: “Mi sostituirà, è pronto”.


"La mia unica ambizione è stata e sarà sempre di contribuire alla libertà e al progresso della Spagna. Il principe delle Asturie incarna la stabilità dell'istituzione della monarchia, ha la maturità per regnare e aprire una nuova fase" dice durante il discorso alla nazione. Il re uscente ha quindi espresso "gratitudine al popolo spagnolo" e alla regina Sofia "il cui appoggio non è mai mancato". Il nuovo sovrano sarà Felipe VI.


È pronto per la corona” e sarà re di Spagna. Dopo 39 anni di regno Juan Carlos di Borbone cede il trono al figlio, principe delle Asturie, che diventerà il nuovo sovrano con il nome di Felipe VI. Nel suo discorso alla nazione l’ormai ex monarca spiega che “una nuova generazione reclama protagonismo. Una generazione più giovane merita di andare avanti”.
Juan Carlos svela di aver pensato di abdicare al compimento del suo 76° compleanno lo scorso gennaio. Nel suo saluto agli spagnoli il re ha ricordato la crisi economica che ha colpito duramente il paese ma ha rivendicato  con “orgoglio” tutto quello che la Spagna è stata in grado di fare. “Desidero esprimere la mia gratitudine al popolo spagnolo a tutte le persone che hanno incarnato il potere e le istituzioni dello stato durante il mio regno e a quanti mi hanno aiutato con generosità e lealtà a svolgere le mie funzioni. Guidato dalla convinzione di rendere un servizio agli spagnoli, una volta che mi sono ripreso sia fisicamente che nell’attività istituzionale ho deciso di porre fine al mio regno e di abdicare al trono di Spagna“. 


“La mia unica ambizione è stata e sarà sempre di contribuire alla libertà e al progresso della Spagna. Il principe delle Asturie incarna la stabilità dell’istituzione della monarchia, ha la maturità per regnare e aprire una nuova fase”. Il nuovo capo di Stato sottolinea il padre “ha la responsabilità, la preparazione e l’esperienza per portare la corona”. Felipe ha aggiunto avrà “il pieno sostegno della moglie Letizia“. Il re ha quindi espresso gratitudine alla regina Sofia “il cui appoggio non è mai mancato”. 
L’annuncio del premier Mariano Rajoy e la lettera su Twitter. È stato il premier Mariano Rajoy ad annunciare al Palazzo della Moncloa l’intenzione del re Juan Carlos di abdicare in favore dell’erede ”al quale trasmetterà le funzioni di capo dello Stato. Il re mi ha appena comunicato la sua intenzione di abdicare e aprire il processo di successione. In un termine molto breve le corti spagnole procederanno alla proclamazione come re di Spagna dell’attuale principe delle Asturie”. 
Quella di re Juan Carlos è la prima abdicazione su Twitter (la foto ufficiale diffusa sul social network). La casa reale spagnola ha diffuso sul social network l’immagine della lettera di abdicazione firmata dal sovrano e consegnata al primo ministro. “Firmo e consegno al Signor Presidente del Governo questo atto con il quale comunico la mia decisione di abdicare alla corona di Spagna”, scrive il sovrano, che si firma: il re di Spagna, don Juan Carlos I di Borbone.
Il governo spagnolo ha convocato un consiglio dei ministri straordinario per domani perché non esiste, nella Costituzione spagnola, una legge che specifichi i passi da fare per una abdicazione. Nel suo messaggio istituzionale Rajoy ha elogiato il lavoro di Juan Carlos come “un difensore infaticabile dei nostri interessi” e ha assicurato che il processo di abdicazione si svolgerà “in un contesto di stabilità istituzionale e come prova di maturità della nostra democrazia”. Il re Juan Carlos “lascia un impagabile debito di gratitudine“. Juan Carlos ha annullato un impegno che aveva per oggi in Catalogna, mentre il principe Felipe è arrivato stamattina da El Salvador. La regina partirà invece domani per New York. 
Intanto sui social network, secondo El Pais, è partito un tam tam che diffonde la voce di manifestazioni indette per le 20 di stasera in diverse città del Paese. Si tratterà di dimostrazioni a favore della Repubblica, nelle quali si dovrebbe chiedere la convocazione di un referendum in cui gli spagnoli decidano se mantenere o meno la monarchia.  
Il re che nel 1981 sventò un colpo di Stato. Juan Carlos è stato l’emblema del dopo franchismo e della Spagna democratica, di cui è stato uno strenuo difensore, sventando addirittura un tentativo di colpo di Stato nel 1981. Ma negli ultimi anni della sua vita, sia a causa di problemi di salute sia per avere inanellato una serie di gaffe, il sovrano ha incarnato la decadenza delle case reali, attualmente in serie difficoltà in alcuni tra i principali paesi europei, colpiti dalla crisi economica e da un ritorno delle rivendicazioni autonomistiche. Nato in esilio a Roma si trasferisce a Madrid nel 1948. Pochi anni dopo, nel 1956, dramma in famiglia, nella residenza portoghese dei Borbone. Suo fratello Alfonso viene ucciso da un colpo d’arma da fuoco. Sarebbe stato proprio Juan Carlos ad ucciderlo, dopo avere puntato l’arma per gioco contro di lui, ma la versione ufficiale sostiene che Alfonso stesse pulendo l’arma e un colpo sia partito.
Francisco Franco lo designa successore. Diversi anni dopo, nel 1969, il dittatore Francisco Franco, al potere in Spagna dopo la guerra civile del 1936, designa Juan Carlos suo successore. La monarchia era già stata proclamata nel 1947, ma Franco si era autonominato reggente, avviando un regime di destra, nazionalista, cattolico e anti comunista. Per anni la Spagna è isolata, ma negli anni sessanta vive una sorta di primo miracolo economicoConsiderato a lungo un principe fantoccio del franchismo, Juan Carlos smentirà i sui critici appena morto Franco e al momento di salire al trono nel 1975, quando verrà elaborata la nuova costituzione democratica, con 17 ampie autonomie regionali (tra cui regimi speciali per Catalogna e Paese Basco per rispondere alle spinte indipendentiste), approvata da un referendum popolare con l’88% dei voti nel dicembre 1978, e poi parzialmente modificata.
Gli ultimi anni di regno: l’incidente in Botswana e lo scandalo Urdangarin. Gli ultimi anni del suo regno sono invece decisamente difficili, dopo lo scoppio della bolla immobiliare nel 2008 e della profonda crisi economica che ha colpito la Spagna. Nel 2012, il sovrano è operato d’urgenza all’anca dopo un costoso safari in Botswana (insieme con l’amante accanto alla quale viene fotografato dopo aver ucciso un elefante), in piena crisi economica. È subito scandalo, anche perché Juan Carlos è presidente onorario del Wwf spagnolo. Il re è obbligato a scusarsi pubblicamente, ma crescono le richieste di abdicazione a favore del principe Felipe. La situazione peggiora all’inizio dell’anno. Dopo una nuova operazione il re esce dall’ospedale con le stampelle, apparendo decisamente vecchio ed indebolito. Ma non finisce qui: una delle sue figlie, l’infanta Cristina viene coinvolta nello scandalo di corruzione in cui è sospettato suo marito Inaki Urdangarin.