venerdì 18 aprile 2014

ADDIO ALLA VOCE DEL SUDAMERICA

Gabriel Garcia Marquez
Se n'è andato per via di complicanze dovute ad un'infezione polmonare Gabriel Garcìa Marquez,colombiano premio Nobel per la letteratura e scrittore che ha saputo dare voce ad un intero continente con romanzi,scritti e saggi,quel Sud America tanto amato anche se spesso durante la sua carriera anche di giornalista ha dovuto lasciare abitando in molti altri posti.
E'stato uno degli scrittori che più ha venduto e più è stato tradotto in lingua spagnola,secondo solo a Miguel De Cervantes,ed i suoi libri sono un misto di descrizione,passione e messaggi sociali che Gabo ha voluto esprimere dalla sua penna.
Noto il suo impegno sociale in tutto il mondo e soprattutto in Sud America,praticamente in ogni stato del continente,ha seguito in prima persona la dittatura cilena di Pinochet,è stato amico di Castro a Cuba e sostenitore di Chavez in Venezuela,Marquez ha saputo col suo lavoro far conoscere a molte persone realtà e fatti di quella terra così passionale,sanguigna e allo stesso tempo martoriata da guerre civili e complotti militari comandati dagli Usa.
Articolo preso da"Internazionale",la sua figura su Wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/Gabriel_Garc%C3%ADa_M%C3%A1rquez .

È morto lo scrittore colombiano Gabriel García Márquez


Il premio Nobel per la letteratura colombiano Gabriel García Márquez è morto a 87 anni il 17 aprile, nella sua casa di Città del Messico.
Era malato da qualche tempo, qualche giorno fa i familiari avevano definito la sua salute “molto fragile”. L’8 aprile era stato dimesso dall’ospedale di Città del Messico dopo otto giorni di trattamento per una polmonite. García Márquez, chiamato dai suoi amici e dai suoi allievi Gabo, viveva in Messico dal 1961.
Giornalista e scrittore ha vissuto a Cartagena de Indias (Colombia), Barcellona e L’Avana. Da molti anni si era ritirato dalla vita pubblica. Considerato uno dei più grandi scrittori di tutti i tempi in lingua spagnola, ha ricevuto il Nobel per la letteratura nel 1982. È diventato famoso nel 1967 con il romanzo Cent’anni di solitudine, considerato il suo capolavoro.
Il 17 aprile la notizia della sua morte è stata confermata dal presidente della Colombia Juan Manuel Santos con un messaggio su Twitter: “Cent’anni di solitudine e di tristezza per la morte del più grande colombiano di tutti i tempi”. Pochi minuti prima, la televisione messicana Televisa aveva annunciato, sempre su Twitter, che lo scrittore ottantasettenne era morto a casa sua, circondato dai suoi familiari.

giovedì 17 aprile 2014

TONINO MICCICHE',IL SINDACO DI FALCHERA

Il breve post di oggi è dedicato alla figura di Tonino Miccichè,compagno emigrato dalla Sicilia in cerca di lavoro al nord,e precisamente a Torino alla Fiat dove poi venne licenziato per motivi politici e si era attivato per la lotta per la casa nel quartiere Falchera,edificato con centinaia di case popolari alla periferia del capoluogo piemontese negli anni cinquanta.
In quegli anni l'emergenza abitativa a Torino era allarmante,non si era riusciti a compensare l'elevata richiesta della manodopera dell'azienda automobilistica degli Agnelli(e dello Stato)e di tutte quelle dell'indotto con un numero adeguato di abitazioni per i lavoratori,costretti ad abitare ammassati in cantine,soffitte in condizioni per nulla dignitose.
Tonino,che per il suo impegno veniva chiamato"il sindaco di Falchera"venne ucciso da un colpo di pistola sparato da un iscritto al sindacato di destra del Cisnal(oggi Ugl),tale Paolo Fiocco,per motivi legati all'occupazione di quelle case tanto agognate e che le lungaggini burocratiche facevano sì che le esigenze di chi viveva in condizioni disumane venissero prima delle assegnazioni,in una guerra tra poveri che sta continuando ancor oggi.
L'articolo è preso da Infoaut,in quello che è il trentanovesimo anniversario della sua morte.


17 aprile 1975: l'omicidio di Tonino Micciché.


17 aprile 1975, 19 di sera, quartiere operaio della periferia nord di Torino. Un gruppo di compagni e compagne del comitato di lottaper la casa di Falchera sta sistemando la sua nuova sede appena liberata. Tra loro c'è Tonino Micciché, 25 anni, emigrato siciliano, ex operaio Fiat licenziato per motivi politici. Un uomo col soprabito si avvicina al gruppo. Cammina tranquillo. Quando si trova a un metro da Tonino estrae una calibro 7.65, di quelle in dotazione alle guardie giurate, e spara. Dritto in fronte: Tonino muore all'istante.
Emigrare al nord per trovare lavoro significa rinunciare alla propria terra, alla vicinanza degli affetti, alla casa. Perché i grandi industriali del Piemonte si sono scordati, nei loro piani di produzione, di pensare che quelle migliaia di operai che risalgono la penisola, abbiano anche bisogno di un tetto sotto il quale passare le poche ore che separano un turno dal successivo. Così nascono le speculazioni. Il centro storico è pieno di soffitte in cui i letti vengono condivisi da tre o più persone, "che quando arrivi per coricarti devi svegliare il compagno che ti liberi il posto". La risposta della Fiat all'emergenza abitativa sarebbe quella di sistemare le maestranze in vecchi stabilimenti della cintura torinese isolati dallle città, che vengono pubblicizzati come " fiore all'occhiello, con tutti i comfort, con attorno giardini verdi, dove i buoni operai [potrebbero] rigenerarsi dalle fatiche della catena di montaggio e liberare il corpo e lo spirito al contatto con la natura". Addirittura Cgil, Cisl e Uil si oppongono a quelli che definiscono "villaggi di concentrazione".
Le case popolari esistono, e formano veri e propri ghetti fuori dalle "mura" della Torino bene. Sono stati fatti costruire interi quartieri dormitorio alla periferia estrema della città, e a Falchera e Mirafiori lo IACP (Istituto Autonomo Case Popolari) inizia ad edificare nuovi lotti per un totale di 20.000 abitanti. Le pratiche per l'assegnazione sono lente e sempre più famiglie si trovano strette nella morsa di affitti esorbitanti e alloggi fatiscenti.
Da queste premesse iniziano le occupazioni, che se nascono in modo molto spontaneo, non tardano a convergere in percorsi politici di appositi comitati di quartiere. A Falchera, quartiere costruito negli anni '50 in barriera di milano, si assiste al fenomeno più ampio. Centinaia e centinaia di famiglie arrivano da tutta la città e si organizzano per occupare e amministrare le case non ancora assegnate. La risposta istituzionale non si fa attendere. Immediatamente lo IACP riprende a piena lena le assegnazioni degli alloggi, in modo da mettere assegnatari e occupanti gli uni contro gli altri. Dal canto loro i giornali iniziano subito a spendersi per dipingere il fenomeno come parte della tanto comoda "guerra tra poveri".
Nel comitato di occupazione di Falchera, Tonino Micciché diventa presto una figura tra le più importanti: è lui che va a parlare con le istituzioni quando è necessario, ed è lui che spesso si prende la briga di assegnare gli alloggi alle nuove famiglie di occupanti. E' lui che viene eletto dai suoi compagni "il sindaco di Falchera". Il motivo del suo omicidio va ricercato nel clima di tensione che l'IACP ha tentato di creare tra occupanti e assegnatari. Nonostante la maggior parte degli assegnatari condivida con gli altri le esperienze di lotta e la militanza nei comitati, restano comunque alcuni, pochi, che dal loro status di "privilegati" vogliono trarre il massimo. Tra questi ultimi anche Paolo Fiocco, guardia giurata iscritta alla CISNAL, che si è preso un box auto in più oltre a quello già assegnatogli dall'Istituto. In quel box il comitato per la casa vorrebbe fare le sue riunioni, e non valendo a nulla le richieste di liberarlo fatte a Fiocco, decide di prenderselo quel 17 aprile 1975.

mercoledì 16 aprile 2014

ZAINI O PERSONE?

Foto: Anticapitalist humor
#PENSAVOFOSSEUNOZAINO
La scusa dell'agente che ha calpestato una ragazza durante la manifestazione del 12 aprile per il diritto alla casa fa parte dello scenario immaginario del grande libro delle scuse delle forze del disordine quando commettono errori ed abusi,che in alcuni casi hanno portato alla morte di persone(vedi sassi volanti che deviano proiettili)e che in tantissimi hanno comunque provocato danni sia fisici che psicologici.
Il primo contributo che parla della scusa"non credevo di aver calpestato una persona,pensavo fosse uno zainetto"è una di quelle più fantasiose e più improbabili mai dette per giustificare un abuso di potere da parte della polizia,è presa dal sito Globalist(http://www.globalist.it/Detail_News_Display?ID=56989&typeb=0 ).
Il secondo è un comunicato del Laboratorio Crash sulla scorsa manifestazione dove si ricordano i temi della protesta e la solidarietà alle persone rimaste ferite ed arrestate:possibile che le forze del disordine non riescano mai ad ammettere un proprio sbaglio?
Allego pure un link di Senza Soste dove vi sono testimonianze,video e immagini delle numerose persone che sono state scambiate per zaini lo scorso sabato(http://www.senzasoste.it/istituzioni-totali/12a-la-violenza-della-polizia-foto-e-video )

L'agente calpesta la ragazza e si giustifica: pensavo fosse uno zaino.
      
Il poliziotto è indagato per lesioni volontarie: è salito con un piede sull'addome della giovane durante gli scontri di Roma per poi allontanarsi come se nulla fosse.


"Non ho visto la manifestante, ho sentito di aver calpestato qualcosa, pensavo fosse uno zainetto". Si è giustificato così l'agente che ieri si è presentato ai colleghi della Questura dicendo di essere la persona che ha calpestato una ragazza a terra durante la manifestazione di sabato scorso per il diritto alla casa.
Stando al rapporto che la Digos ha inoltrato alla procura, l'agente, un artificiere, ha detto che stava guardando in aria "per controllare che nella nostra direzione non arrivassero bombe carta. Pensavo di aver calpestato uno zainetto abbandonato in strada".
Il poliziotto è indagato per lesioni volontarie. L'iscrizione è stata formalizzata dal pm Eugenio Albamonte, alla luce dell'informativa della Digos e dei filmati che ritraggono l'agente, un artificiere, mentre sale con un piede sull'addome della giovane per poi allontanarsi come se nulla fosse. La manifestante, al momento, non ha presentato alcuna denuncia.
Il rischio è che il reato sia improcedibile in assenza di querela, perché quello di lesioni è perseguibile d'ufficio solo per ferite superiori ai venti giorni.
I diritti si conquistano a spinta... anche in salita!

Il movimento contro l'austerità e la precarietà continua a mantenere le promesse! In tantissimi avevamo annunciato che il 12 aprile sarebbe stata la giornata dell'assedio al ministero del Lavoro e del Welfare e della spinta dei movimenti sociali alla conquista della nostra grande opera “casa, reddito e dignità!”, e così è stato. Più di 30000 manifestanti hanno riempito Porta Pia e si sono mossi insieme per costruire l'assedio. Un lunghissimo spezzone di apertura composto da migliaia di occupanti di case, studenti, precari, disoccupati e facchini ha dato il ritmo rabbioso e gioioso alla marcia degna e antagonista che ha coinvolto tutti i manifestanti e le lotte radunate dietro lo striscione “Ribaltiamo il Governo Renzi – CASA E REDDITO PER TUTT*” . La prima manifestazione della contrapposizione sociale al Governo Renzi ha rivendicato in questo modo le sue radici e la continuità con la Sollevazione del 19 ottobre forte del coraggio e della determinazione politica di chi ha saputo cogliere la sfida.

La lotta per la casa che dal nord a sud entra in relazione grazie alla rete Abitare nella Crisi si è confermata come baricentro dinamico del movimento. La composizione sociale delle lotte per il diritto all'abitare si è tramutata in energia politica antagonista e meticcia aprendo uno spazio accogliente per le variegate istanze di rifiuto e ostilità dell'austerità e della precarietà. Si tratta di una continua tensione che dal 19 ottobre ad oggi non ha cessato di prodursi: la rivendicazione di un tetto sotto cui abitare ha cominciato ad esprimere la sua politicità intrinseca, superando la stessa rivendicazione e aprendo la lotta a 360 gradi contro gli effetti della crisi. Su questo superamento, che porta sempre con sé, come un motore, la lotta contro le politiche abitative dei governi, si è aperto lo spazio di reciprocità del movimento e si sono politicizzate le relazioni tra le lotte: gli operai in lotta contro Granarolo al fianco degli occupanti di casa, con gli studenti e gli universitari al fianco dei precari. Non è un caso che il movimento ha trovato del tutto naturale costruire la spinta e l'assedio al ministero del welfare e del lavoro, dando la possibilità alla povertà e alla precarietà organizzata di esprimere rabbia e ostilità al nuovo corso targato Jobs Act. L'accampata di Porta Pia davanti al ministero delle infrastrutture aggrediva l'articolo 5 del Piano Casa muovendosi nella direzione dell'assedio al ministero del Lavoro. Questa capacità del meticciato metropolitano è una ricchezza su cui insistere e di cui bisogna prendersi cura: afferma gioiosamente un metodo di per sé a-egemonico che rifugge e neutralizza i tentativi di far prevalere un'istanza di lotta sull'altra, lasciando insoddisfatti solo gli appetiti dei vecchi e stanchi ceti politici affannati in una competizione comprensibile solo a loro stessi, e in ultima analisi ormai anche incapaci di essere tappi del conflitto sociale. Bene così! E' segno che la spinta ha preso la direzione giusta ed è stata capace, anche in salita, di produrre la prima rottura del conflitto sociale contro il Governo Renzi.

L'assedio e la spinta praticata sotto il Ministero del Lavoro ha espresso le possibilità adeguate alla composizione sociale e politica del 12 aprile. Le giuste e legittime pratiche che si sono espresse a pochi metri dal Ministero della Lega Coop hanno disegnato l'orizzonte di possibilità collettivo che in quel contesto si dava. Davvero semplice sarebbe stato fare dell'altro, esprimendo altri livelli di organizzazione. Ma cosa ce ne saremmo fatti? A chi avrebbe giovato una sovra-determinazione? Ci riflettano quei pochi che si baloccano a fare gli strateghi da bar dello sport de noialtri, che da veri irresponsabili dileggiano migliaia di precari, studenti, occupanti di case, disoccupati e facchini che con generosità hanno contribuito all'iniziativa del 12 aprile. Dal nostro punto di vista la spinta, l'assedio e la resistenza alle cariche brutali della celere si sono articolate nell'orizzonte di possibilità proprio di un processo politico e sociale di movimento che ha iniziato a muovere i suoi primi passi. E che passi! In appena otto mesi ci ritroviamo già diretti verso il vertice sulla disoccupazione giovanile dell'Unione Europea dell'11 luglio a Torino. Avvicinandoci a questo nuovo entusiasmante e decisivo appuntamento da costruire dobbiamo dare continuità al metodo della sollevazione determinato dalla composizione sociale e politica della nostra piazza in movimento. I contributi da dare non saranno sintesi, o capi d'abbigliamento o slogan, ma lotte su lotte e potenziamento di conflitto sociale senza tregua sui territori. Bologna antagonista è pronta a nuove spinte anche in salita nei nostri quartieri ribelli, durante gli assedi ai padroni della logistica, nelle occupazioni di case, e tra le scuole e le facoltà in movimento. E' questo il contributo che vogliamo dare in uno spazio politico di relazione che puntando sull'appuntamento di Torino deve saper cogliere la possibilità di apertura trans-nazionale e far emergere politicamente quel nuovo internazionalismo del meticciato metropolitano e antagonista che con rabbia e passione pratica quotidianamente solidarietà e giustizia sociale.
Solidarietà a tutti i compagni e tutte le compagne ferit* o arrestati!
Alla spinta! All'assedio!
Laboratorio Crash!

martedì 15 aprile 2014

COMMERCIANTI,COMMESSI E CLIENTI MANIFESTANO AD ATENE

E' proprio vero che siamo artefici del nostro destino,e la situazione italiana che ha visto,per quanto riguarda il lavoro domenicale nel settore commerciale,un menefreghismo generale che alla fine ha portato a situazioni grave ed estreme.
E questa condizione permane da parecchi anni sin da quando furono introdotte le"domeniche Bersani"ovvero quando si lavorava ancora solo la prima domenica del mese,e poi siamo passati a due,e poi a tutte con lo stipendio che si è abbassato sempre di più fino ad essere giunti a dover passare obbligatoriamente le domeniche e molti festivi al lavoro venendo pagati come un giorno qualsiasi della settimana.
E poi ora che c'è al Ministero del lavoro e delle politiche sociali il boss di Legacoop Giuliano Poletti la strada verso i job acts renziani e la spending review è sempre più spianata verso il profitto e non verso la mutualità che dovrebbe essere l'arma in più di una cooperativa.
Invece il capitalismo la fa da padrona,con i manager che guadagnano cifre esorbitanti e se ne infischiano di tutte le tematiche che i clienti ed i dipendenti si sorbiscono tutti i giorni,ovvero la solidarietà,l'eticità e l'attenzione ai lavoratori ed all'ambiente.
In Grecia invece,sempre più strozzati dai ricatti europei,da meno di un mese il governo ha acconsentito all'apertura domenicale degli esercizi commerciali in prossimità delle sole festività,occasione che ha fatto discutere molto sia i dipendenti dei grossi centri commerciali che quelli dei medio piccoli minacciati dai colossi della grande distribuzione,con una concorrenza che se non controllata da giuste regolamentazioni finisce per danneggiare entrambe le categorie.
Quello evidenziato nei primi sei mesi di tale situazione greca è pressoché lo stesso avvenuto qui da noi,ovvero guadagni irrisori rispetto alle altre aperture settimanali,costi di gestione del personale elevati ed un aumento esponenziale dei prezzi dei prodotti in vendita(ovvero i clienti non afferrano proprio il fatto che se c'è l'apertura domenicale e festiva i prodotti per forza di cosa lievitano per coprire le spese gestionali).
I greci,molto più svegli degli italiani in materia sociale o forse memori di quello che accade in Italia,sanno già che le aziende commerciali,piccole o grandi che siano,per abbassare i prezzi abbattono linearmente le condizioni contrattuali dei lavoratori,spremendo,complici i sindacati compiacenti come la Cgil che va a braccetto col Pd in alcune realtà,sempre più la mano d'opera costretta ad orari assurdi con uno stipendio sempre più basso.
Quello accaduto ad Atene la scorsa domenica,con la manifestazione che ha messo assieme piccoli commercianti,dipendenti dei negozi e dei centri commerciali e i loro clienti,è quello che mai è accaduto in Italia e che credo che mai accadrà,perché siamo sempre più rincoglioniti dalla televisione ed incapaci a lottare senza che qualcuno indichi la strada,stiamo lì ad aspettarci la pappa pronta solo che non capiamo proprio che tra non molto il cibo ce lo leveranno dalla bocca.
Concludo anticipando chi potrebbe commentare questa protesta come un piagnisteo asserendo che siamo dei fortunati ad avere un posto di lavoro in un tal momento di crisi,di potersene andare allegramente in culo e di non fare la spesa alla domenica,e di non azzardare nemmeno a poter tentare di fare paragoni se non si ha la voglia o la decenza di mettersi nei panni degli altri.


Grecia: manifestazione contro l'apertura dei negozi la domenica. La polizia carica.


Ieri ad Atene diverse centinaia di persone, tra piccoli commercianti, artigiani, commessi e altri cittadini, hanno bloccato la via centrale dei negozi e delle boutique di lusso per protestare contro la proposta di legge che sancisce l'apertura dei negozi anche la domenica. In seguito il presidio si è trasformato in corteo, il quale è sfilato lungo la via distribuendo volantini ai passanti e scandendo slogan contro le politiche d'austerità e altri tagli in arrivo al settore pubblico. Verso la fine della via, senza un motivo chiaro, la polizia ha attaccato il corteo, caricando i manifestanti e poi usando lacrimogeni e spray al peperoncino. Molti candelotti sono atterrati nei negozi aperti, diversi passanti sono rimasti intossicati dalla coltre di fumo.
Nel mese di luglio 2013 il parlamento ha approvato l'apertura degli esercizi commerciali durante le domeniche in prossimità delle festività, ma ora, in seguito alle recenti ricette prescritte dalla troika per poter accedere alla terza tranche d'aiuti finanziari, il governo Samaras ha l'urgenza di estendere gli orari e i giorni lavorativi e sfruttare di più i dipendenti. Una manovra che favorirà i colossi commerciali e penalizzerà ancora di più le imprese di famiglia o medio-piccole, le quali sono già in ginocchio dopo 6 anni di profonda crisi. Varie agenzie, le quali hanno monitorato l'andamento delle vendite durante le aperture domenicali, hanno rilevato che gli acquisti in quei giorni erano così irrisori che i commercianti a malapena riuscivano a coprire i costi fissi della gestione del negozio. Inoltre, vi si aggiunge un altro dato preoccupante: molti dipendenti commessi/e non percepiscono lo stipendio da 15 mesi, ma nel frattempo continuano a lavorare con orari massacranti. I manifestanti hanno sottolineato che la popolazione greca stenta ad arrivare alla fine del mese e ciò di cui ha bisogno non sono più ore di shopping, bensì servizi elementari come la sanità, l'istruzione e un posto di lavoro.

lunedì 14 aprile 2014

IL REGIME VOLUTO DAL GOLPE FILO OCCIDENTALE IN UCRAINA

La sede del partito comunista di Kiev,come si evince dall'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/23327-kiev-i-nazisti-devastano-e-incendiano-la-sede-del-partito-comunista )è stata saccheggiata e devastata da incendi appiccati in vari luoghi di quel che ormai è un ammasso di macerie o poco più.
I fascisti di Svoboda hanno indisturbatamente fatto i loro porci comodi con le spalle coperte dal regime instauratosi dopo l'appoggio dell'Europa e soprattutto degli Usa che vedono ancora in questo supporto un aggancio nella personale guerra di Obama con Putin.
La gente sta forse cominciando a capire il grave errore che l'occidente ha fatto sponsorizzando queste squadre fasciste che hanno agito in Piazza Maidan nei mesi scorsi,quando migliaia di persone,e non solo i fascisti,hanno protestato contro l'inammissibile politica costellata di errori e di corruzione(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/02/caos-ucraina.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/03/brutta-gente-al-governo-in-ucraina.html )dell'ex premier Yanukovych.
Ancora oggi la situazione comunque è delicata sia in Ucraina che in Crimea,con l'esercito russo presente e pronto ad intervenire nei territori rivendicati dai russofoni,che Putin per nulla al mondo vuole che siano annessi al regime aiutato dal golpe filo occidentale.

Kiev: i nazisti devastano e incendiano la sede del Partito Comunista.

Dai giorni del golpe filoccidentale le squadracce fasciste e naziste che facevano riferimento a diversi movimenti di estrema destra – da Pravyi Sektor a Svoboda, ora forza di governo – avevano invaso e occupato la sede del Comitato Centrale del Partito Comunista nella capitale ucraina Kiev. Occupazione mantenuta fino a ieri pomeriggio quando, dopo mesi di distrazione, la polizia ha realizzato un timido tentativo di costringere gli squadristi ad abbandonare l’edificio trasformato ormai da tempo nella sede di un coordinamento di estrema destra denominato ‘C14’. 
I fascisti hanno incredibilmente denunciato quella che hanno definito la "pressione sul governo dei comunisti europei" per far liberare l'edificio. Ma evidentemente i loro compari all’interno del governo di Kiev hanno valutato che era venuto il momento di sbaraccare e quindi decine di miliziani di Svoboda e altri gruppi hanno abbandonato l’edificio. Non prima, però, di aver devastato librerie, suppellettili, dipinti e quant’altro e aver appiccato il fuoco in diverse stanze dell’edificio, dopo aver sparso accuratamente benzina per accelerare l’incendio.
Quando i militanti comunisti e i vigili del fuoco sono riusciti a spegnere le fiamme e ad entrare nei locali devastati dalle fiamme non c’era rimasto granché. Affermava un comunicato dei Vigili del Fuoco quando l'incendio non era stato ancora domato del tutto: "i focolai che hanno scatenato l'incendio provenivano contemporaneamente da tre zone diverse dell'edificio, cosa che non può avvenire per motivi accidentali" probabilmente "la causa è da definirsi dolosa. (...) Sono bruciati 100 metri quadrati al piano terra e altrettanti al secondo, parzialmente danneggiato il terzo piano. (...) L'edificio è completamente intriso di benzina, gli elettrodomestici sono distrutti e la cassaforte divelta. Sono state trovate a terra diverse taniche di benzina".
Per saperne di più: http://italian.ruvr.ru/news/2014_04_10/Kiev-in-fiamme-la-sede-del-Partito-Comunista-Ucraino-6058/Il segretario del partito comunista dell’Ucraina Petro Simonenko, reduce dall’aggressione dei giorni scorsi all’interno del parlamento da parte dei suoi ‘colleghi’ deputati neonazisti, durante la seduta odierna della Rada ha naturalmente denunciato l’incendio nella sede del PCU, denunciando l'indifferenza delle autorità golpiste nei confronti dei 3 milioni di elettori che hanno votato il PCU alle ultime elezioni e soprattutto denunciando la partecipazioni di alcuni parlamentari della maggioranza di governo alla devastazione del Comitato Centrale del Partito. Nel suo intervento Simonenko ha invitato l'Unione Europea ad aprire gli occhi su quello che ha definito il regime “nazionalista e fascista di Kiev” ed ha annunciato che il gruppo comunista non parteciperà più ai lavori parlamentari fino a quando il governo non aprirà una seria inchiesta sull’accaduto ieri sera. I colpevoli, ha spiegato Simonenko, sono facili da individuare e punire, visto che alcuni di loro sono leader assai noti dell’estrema destra e che comunque molti degli squadristi sono facilmente identificabili attraverso i video e le foto diffusi dalle stesse organizzazioni neofasciste per vantarsi delle loro gesta di vandalismo e terrorismo a sfondo politico. Foto visibili, ad esempio, a questo link: http://photo.unian.net/eng/themes/47196

domenica 13 aprile 2014

BEIRUT COME HAMMAMET?


Beirut come Hammamet?Ora è presto per dirlo,ma il parallelismo tra Bettino Craxi e Marcello Dell'Utri ha in comune come da collante il burattinaio Silvio Berlusconi l'incandidabile,il cui nome da plebiscito dittatoriale voluto dal popolo di Forza Italia sarà iscritto sotto al simbolo che presenteranno alle prossime elezioni europee,biglietto da visita degno di una congrega di criminali.
Gli articoli presi da"Contropiano"e da"Il fatto quotidiano"parlano del prima e del dopo arresto di questo criminale già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa e la sua latitanza,per ora terminata nella capitale libanese dopo un intervento di angioplastica,ha scosso il mondo politico italiano ma non più di tanto visto che questa"fuitina"da single era nell'aria da parecchi mesi.
Dell'Utri,trovato in possesso di diverse decine di migliaia di Euro,dovrebbe venire estradato nel giro di pochi giorni,ma il condizionale in questi casi è d'obbligo in quanto la possibilità concreta di una successiva fuga verso un paese africano dove non ci sono vincoli d'estradizione verso l'Italia(in questo caso la Guinea-Bissau)è molto alta.

"Arrestate Dell'Utri".Ma lui è scappato.

L'ex delfino di Silvio Berlusconi e leader di Forza Italia, Marcello Dell'Utri, da ieri sera è ufficialmente un ‘latitante’. A quattro giorni dalla sentenza della Corte di Cassazione, che dovrà decidere se confermare la condanna in appello a sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa, l'ex senatore e uomo forte del Pdl si è reso irreperibile.
La terza sezione della Corte d'appello di Palermo su richiesta della Procura generale di Palermo ne ha ordinato l’arresto martedì proprio perché l’imminenza della sentenza definitiva aumentava i pericoli di fuga. Ma Dell’Utri pare che abbia anticipato i tempi e si sia rifugiato in un qualche paese tra quelli che non prevedono l’estradizione in Italia: forse la Repubblica Dominicana, forse Guinea Bissau o il Libano. Nei mesi scorsi per due volte consecutive la Corte d'appello di Palermo aveva respinto la richiesta di divieto d'espatrio avanzata dal pg Luigi Patronaggio.

In una intercettazione il fratello di Dell'Utri, Alberto, parlando con un ristoratore, dice di «accelerare i tempi» e fa riferimento alla Guinea che «concede facilmente i passaporti diplomatici». Ma secondo gli investigatori l'ex senatore potrebbe già essere arrivato in Libano, visto che Dell'Utri avrebbe a disposizione due passaporti diplomatici e dal Libano sarebbe pronto a spostarsi verso altri lidi. Oppure nella Repubblica Dominicana dove, ricorda il quotidiano La Stampa, "Dell'Utri si era già rifugiato due anni fa, in circostanze analoghe, quando sparì nei giorni in cui la Cassazione doveva decidere la sua sorte. Poi la condanna fu annullata con rinvio e lui ricomparve".
Marcello Dell’Utri arrestato, l’ipotesi Guinea-Bissau e gli “affari” di Beirut.

"Ho incontrato Dell'Utri alcune settimane fa, ma da diversi giorni non avevamo più contatti. Apprendiamo dai giornali di quest'ordine di custodia emesso dalla Corte d'appello di Palermo, che non potevamo conoscere né conosciamo" ha detto l'avvocato di Dell'Utri, Pino Di Peri, contattato dall'agenzie TMNews.


L’hanno preso intorno alle dieci del mattino, andandolo ad arrestare in un lussuoso albergo di Beirut dove era stato localizzato già nelle ore precedenti. Finisce così in poche ore la latitanza lampo di Marcello Dell’Utri, condannato in secondo grado a sette anni di carcere per concorso esterno a Cosa Nostra, evaporato a pochi giorni dalla sentenza di Cassazione mentre la procura generale di Palermo cercava di arrestarlo. Le manette ai polsi dell’ex senatore le hanno messe invece gli agenti della polizia libanese, guidati da un funzionario della Polizia italiana, che hanno effettuato l’operazione dopo che nella giornata di ieri era stato spiccato un mandato di cattura internazionale.
“Un ottimo successo operativo” l’ha definito il sostituto procuratore generale di Palermo Luigi Patronaggio, che un anno fa aveva già chiesto l’arresto di Dell’Utri senza successo, vedendosi poi cassare per ben due volte l’istanza per vietare l’espatrio al fondatore di Forza Italia. Ufficialmente latitante dal 9 aprile, l’ex senatore si trova adesso negli uffici della sezione intelligence della polizia libanese di Beirut, dopo che nella notte è scattata l’operazione nata dalla collaborazione tra Dia e Interpol. “Un alto collaboratore dell’ex premier italiano Berlusconi” è come l’ha definito la stampa locale dando la notizia dell’arresto. La Dia di Palermo, che secondo quanto risulta al fattoquotidiano.it ha seguito attentamente i movimenti di Dell’Utri nelle ultime ore, aveva già localizzato l’ex senatore nella capitale libanese lo scorso 3 aprile, mentre una segnalazione anonima lo indicava tra i passeggeri di un volo Parigi – Beirut già il 24 marzo scorso.
E proprio mentre ieri sera alcune fonti investigative smentivano la presenza del sodale di Berlusconi in Libano, ecco che per Dell’Utri è scattato l’arresto. Nessun dettaglio è stato fornito dagli inquirenti, mentre la notizia, dopo ore convulse, è stata data in diretta televisiva dal ministro dell’Interno Angelino Alfano. “Chiederemo l’estradizione” ha annunciato il responsabile del Viminale, mentre il guardasigilli Andrea Orlando si precipitava a Roma per firmare i documenti necessari.
Un iter complesso quello dell’estradizione: l’ultimo importante latitante estradato in Italia è Vito Roberto Palazzolo, arrestato in Thailandia dopo trent’anni di dorata clandestinità in Sudafrica, e trasferito a Milano dopo venti mesi di procedimento a Bangkok. Estradare Dell’Utri da Beirut, però, dovrebbe essere molto più semplice: il Libano infatti ha firmato dal 1975 un trattato con l’Italia, una Convenzione relativa all’assistenza giudiziaria reciproca in materia civile, commerciale e penale, alla esecuzione delle sentenze e delle decisioni arbitrali e all’estradizione. Secondo la legge l’ex senatore dovrà essere interrogato entro cinque giorni dall’arresto, mentre la sentenza definitiva degli ermellini è attesa per il 15 aprile: particolare rilevantissimo nell’estradizione che dovrebbe essere facilmente concessa dalle autorità libanesi.
Ma perché l’ex senatore del Pdl ha scelto un Paese da cui si può facilmente essere estradati per darsi alla clandestinità? Nella nota inviata ieri all’Ansa, il diretto interessato diceva di essersi allontanato dall’Italia per curarsi, ma che avrebbe rispettato la sentenza definitiva. È un fatto però che in un’intercettazione ambientale dell’8 novembre 2013, Alberto Dell’Utri, gemello del fondatore di Forza Italia, svelava già il piano di fuga verso Beirut, con cinque mesi d’anticipo rispetto all’ufficiale inizio della latitanza. Un piano di fuga non proprio blindato visti i rapporti stretti tra Italia e Libano. “Era in Libano per affari” racconta oggi Alberto Dell’Utri in un’intervista alla Stampa. E anche agli inquirenti palermitani, che hanno seguito i movimenti di Dell’Utri negli ultimi mesi, risulterebbero alcuni agganci tra l’ex senatore e alcuni imprenditori e politici locali. Del resto gli uomini del cerchio magico di B. con la perla del Mediterraneo hanno sempre avuto un rapporto particolare, fin dagli anni ’60, quando Fedele Confalonieri trovò un ingaggio come pianista proprio a Beirut.
Cinquant’anni dopo, però, il passaggio di Dell’Utri nella capitale libanese doveva essere solo momentaneo. “Lui è andato a Bruxelles insieme a questi della Guinea Bissau che lo hanno preso in seria considerazione e gli hanno dato il passaporto diplomatico, gli hanno aperto le porte” è quanto racconta Alberto Dell’Utri a Vincenzo Mancuso, mentre le cimici piazzate dalla procura di Roma all’interno del ristorante Assunta Madre registrano tutto. Nei piani dell’ex senatore, che risulta in effetti titolare di un passaporto diplomatico rilasciato dalla Guinea-Bissau, ci sarebbe stato alla fine l’approdo nel piccolo stato africano. Un posto ideale per darsi alla macchia, dato che non esiste alcun rapporto tra la Guinea-Bissau e l’Italia. La piccola Repubblica è indicata dagli investigatori come uno dei principali snodi nel traffico di cocaina, inviata in Europa da grosse organizzazioni di trafficanti che collaborano con l’Esercito regolare, protetti dagli stessi membri del governo.
La Guinea – Bissau è insomma una specie di Stato–mafia ufficiale, approdo sinistramente simbolico per quello che viene indicato dalla procura di Palermo come ultimo regista della Trattativa che portò pezzi delle istituzioni a sedere allo stesso tavolo di Cosa Nostra. E che però adesso è finito nella rete dopo appena 24 ore di latitanza. Che non sia una rete italiana è solo un dettaglio.

sabato 12 aprile 2014

FORMIGONI STA PEGGIO DI MOLTI

La notizia del sequestro di beni immobili e conti a Formigoni per ben 49 milioni di Euro,ex dittatore per un ventennio della regione Lombardia ed ora senatore per il Ncd di Alfano,ha calamitato nuovamente l'attenzione mediatica su questo losco figuro eminenza nera di Cielle che fa ormai collezione di denunce e di indagini,che sono talmente troppe che rimando alla pagina dedicatagli da Wikipedia(http://it.wikipedia.org/wiki/Roberto_Formigoni ).
E' sconcertante il fatto che lo stesso Formigoni dica di non possedere alcuna villa(una costruzione faraonica dotata di tutti i lussi ed i comfort)in Sardegna,di non essere a conoscenza di conti correnti intestati a lui e che altri personaggi a lui vicini siano nelle stesse condizioni,su tutti Daccò,per le inchieste sulla Fondazione Maugeri e sull'ospedale San Raffaele.
Anzi rilancia di avere il conto in rosso e di possedere"solo"tre auto,di cui una sola per uso personale,come le droghe,e quattro appartamenti,condivisi con i fratelli...fa piacere sapere che un ex Presidente della Regione nonché senatore della Repubblica Italiana e Ciellino fino al midollo se la passi peggio di me,almeno non ho il conto in rosso in banca!

Inchiesta sulla Fondazione Maugeri
Sequestrati conti e case di Formigoni
Il senatore Ncd: quella villa non è mia
Il provvedimento della procura di Milano: sigilli anche all’immobile in Sardegna
Milano.
Sequestro preventivo da 49 milioni di euro per Roberto Formigoni, l’ex governatore lombardo travolto dalle inchieste sulla Fondazione Maugeri e sul San Raffaele.

LA SVOLTA
Nel mirino della Procura sono finiti conti correnti e case (tra cui una villa in Sardegna ad Arzachena) di cui Formigoni dispone col coinquilino e amico storico Alberto Perego. Il sequestro, disposto dal gip Paolo Guidi, è effettuato dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Milano.


L’INCHIESTA
I sigilli di oggi sono solo l’ultima puntata dell’inchiesta sul caso Maugeri. Nei mesi scorsi erano già stati eseguiti sequestri per 53 milioni di euro a carico del faccendiere Pierangelo Daccò, dell’ex assessore lombardo Antonio Simone e dell’ex direttore amministrativo della Fondazione, Costantino Passerino. Il sequestro arriva dopo che lo stesso giudice, nelle scorse settimane, aveva rinviato a giudizio Formigoni, accusato di associazione per delinquere e corruzione, Perego, Daccò, Simone e altre persone imputate per il presunto scandalo Maugeri, ossia un giro di presunte mazzette per favorire, attraverso delibere della Giunta Regionale all’epoca guidata dal “Celeste”, la Fondazione pavese con stanziamenti regionali. Secondo il gup «l’ex Governatore lombardo ha avuto la disponibilità di ingenti somme di denaro in contante non giustificate dai suoi legittimi introiti».

LE PRESUNTE MAZZETTE
I 49 milioni bloccati corrispondono all’ammontare della presunta corruzione che il giudice addebita all’ex Governatore e a Perego, ma in parte anche a Daccò, Simone e Passerino. Di questi 49 milioni di euro, in particolare, 39 milioni sarebbero la presunta corruzione legata alla vicenda Maugeri e 7,6 milioni sarebbero, invece, le presunte mazzette per il caso San Raffaele. Da quanto si è saputo, i sequestri di oggi avrebbero riguardato in particolare 5 o 6 conti correnti del “Celeste”, l’ormai famosa villa in Sardegna acquistata da Perego per conto di Formigoni, secondo l’accusa, con un “maxi-sconto” e venduta da Daccò. E ancora, da quanto si è appreso, una serie di immobili a Lecco e San Remo di cui il senatore risulterebbe comproprietario. Non sono stati sequestrati, invece, come prevedono le prerogative parlamentari, i conti di Formigoni riguardanti la sua attività di senatore. Nella presunta corruzione da 49 milioni di euro, da quanto è emerso, il gip individua sia quegli 8 milioni di euro circa che l’allora governatore avrebbe ricevuto sotto forma di benefit di lusso, come yacht e vacanze, che parte dei soldi distratti dalle casse della Maugeri e finiti agli intermediari, che quelli utilizzati per mantenere la rete di società all’estero servite per creare “fondi neri”.

IL GIP: “DACCO’ E SIMONE GESTORI DEL TESORETTO”
Il faccendiere Pierangelo Daccò e l’ex assessore Antonio Simone, ma in particolare Daccò, «venivano ad essere gestori di un “tesoretto” (dell’ordine di decine di milioni di euro)che in parte, negli anni, veniva messo a disposizione del presidente Formigoni e del suo entourage, in relazione per spese per ville, imbarcazioni di alto bordo, lussuose vacanze, cene, appuntamenti elettorali, etc.», scrive il gup di Milano Paolo Guidi nel provvedimento con cui ha disposto il sequestro preventivo di beni immobili e conti correnti fino a un valore di 49 milioni all’ex Governatore della Lombardia e ora senatore di Ncd Roberto Formigoni e al suo amico di vecchia data Alberto Perego, imputati per associazione per delinquere e corruzione per il caso Maugeri. In un altro passaggio del decreto il giudice ha osservato che Daccò e Simone a partire dagli anni ’90, «erano sempre stati in stretto contatto (per rapporti di amicizia e per comuni interessi elettorali prima, e via via a seguire anche per interessi affaristici, lobbistici e vacanzieri) col Formigoni e con un soggetto (Perego Alberto)a sua volta in stretti rapporti di vita e di affari con quest’ultimo».

IL TAVOLO DELLA SANITA’
La «gestione dei finanziamenti nel campo della sanità» lombarda era «sotto il controllo di un “tavolo della sanità” di cui facevano parte» l’allora dg, Carlo Lucchina, «e il segretario generale della Regione Lombardia (Sanese), oltre naturalmente al Presidente della Regione Lombardia (Formigoni)», spiega ancora il gup nel provvedimento. In questo «tavolo della sanità», secondo il gup, avevano un «ruolo continuo di intermediazione» Daccò e l’ex assessore Dc Antonio Simone, «il primo dei quali frequentava con continuità sia il Presidente Formigoni che i competenti uffici della Regione». Come spiega il giudice poi, il presidente della Fondazione Maugeri, Umberto Maugeri, e il consulente Gianfranco Mozzali, «hanno confermato in sede di incidente probatorio il sistema di pagamenti di tangenti» affinché «si aprissero le porte’ in Regione Lombardia». Un contesto in cui, «fortissimo, e confermato dallo stesso Sanese, era l’intervento di Formigoni per sostenere ed imporre, in contrasto con i pareri tecnici, le soluzioni volte a soddisfare le fondazioni». E poi ancora i «costi sostenuti da Daccò e Simone per procurare a Roberto Formigoni vantaggi e utilità economiche - scrive il gup - provenienti dalle somme drenate dalle fondazioni sono ampiamente documentati e ripercorribili». Ad esempio, chiarisce il gup, «i costi per sopperire all’acquisto ed alla gestione delle costose imbarcazioni messe a completa disposizione di Formigoni e Perego derivavano pacificamente da Mtb, la società austriaca di Daccò».

L’EX GOVERNATORE: “I MIEI CONTI SONO IN ROSSO”
La risposta di Formigoni non tarda ad arrivare. «Leggo che mi avrebbero sequestrato o starebbero sequestrandomi beni fino a 49 milioni di euro. Tranquillizzo tutti, non ho mai posseduto nemmeno la centesima parte di 49 milioni di euro», afferma l’ex presidente della Lombardia «Su uno dei miei due conti correnti - spiega il senatore di Ncd - figura un attivo di 18 euro e 20 centesimi, sull’altro un passivo di 75mila euro. Le mie tre auto sono: una Alfa Mito del 2012 per uso personale, una Panda del 2009 e una Multipla del 2008 in dotazione ai miei collaboratori». E inoltre «non ho mai posseduto ne posseggo - sottolinea - una casa in Sardegna. Le proprietà immobiliari sono: un micro appartamento nella periferia di Sanremo di 36 metri quadrati e tre appartamenti in Lecco di 400 metri quadrati complessivi, che sono stati ereditati dai miei genitori. Di tutti questi immobili condivido la proprietà con i miei due fratelli».

venerdì 11 aprile 2014

Καλώς ήρθες MERKEL

Nell'articolo di Infoaut(vedi con video allegato:http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/11396-grecia )si parla in realtà della giornata odierna con l'arrivo della premier tedesca Angela Merkel che fa visita(credo nel senso come la si possa fare ai defunti)alla Grecia ad Atene,solo che il popolo greco non è mica cadavere e già nella giornata di mercoledì l'Europa se n'è accorta con uno sciopero generale di ventiquattro ore che ha paralizzato il paese,cosa che negli ultimi anni è accaduta non raramente.
Inoltre un'autobomba dimostrativa è stata fatta esplodere in una zona ritenuta fino al momento dell'esplosione di massima sicurezza,e con relativa facilità si è potuta parcheggiare un'auto imbottita di 75 chili d'esplosivo e grazie all'annuncio ad un quotidiano locale facendo conoscere l'ora precisa dello scoppio non ci sono state vittime né tantomeno feriti.
Aggiungo pure un articolo preso da Sel dove si rimarca il fatto che già la Merkel settimana scorsa aveva già espresso il desiderio di non voler ricevere il leader di Syriza e candidato per la Sinistra Europea alle prossime elezioni di maggio in quanto considerato un"piantagrane"http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/tsipras-a-merkel-in-grecia-il-padrone-di-casa-e-il-popolo-greco-atene-blindata-per-larrivo-della-cancelliera/ ),il quale ha risposto tra l'altro che in Grecia il padrone di casa è il popolo greco.


Grecia: sciopero di 24 ore ed esplosione di un'autobomba. Domani Merkel in visita.

Ieri la Grecia si è fermata per 24 ore. Tutti i sindacati, da Adedy del settore pubblico al Gsee del settore privato, hanno indetto sciopero, al quale ha aderito la maggioranza dei lavoratori. Scuole e università vuote, farmacie chiuse e trasporto pubblico completamente bloccato.
A mezzogiorno è partito un corteo formato da lavoratori, pensionati e disoccupati, i quali hanno protestato contro l'imminente ondata di politiche d'austerity. La scorsa settimana il governo ha varato nuove riforme per poter accedere alla terza tranche di aiuti finanziari della troika: si tratta di provvedimenti che colpiranno soprattutto il settore dell'istruzione, della sanità, dei trasporti (in particolare quello marittimo) e dell'agricoltura. Almeno 8 mila persone hanno sfilato per le vie centrali di Atene, partendo da piazza Klafthmonos per giungere di fronte al parlamento greco, portando striscioni e gridando slogan contro le politiche del governo Samaras, il quale da anni accetta supinamente i ricatti della troika, opprimendo i lavoratori e gettando il paese nel baratro. Eppure il primo ministro non perde mai l'occasione di annunciare che la Grecia sta per uscire dalla crisi, che il prossimo semestre non necessiterà nemmeno degli aiuti finanziari, mentre la realtà è davvero drammatica per chi sta pagando questa crisi senza vedere una via d'uscita. Erano presenti in piazza anche i lavoratori dei mass-media: molti giornalisti, impiegati della televisione e della radio, i quali chiedono un aumento del sussidio della disoccupazione e l'abolizione della norma che prevede un salario minore per i neoassunti. In piazza Omonoia è stato organizzato un presidio da un centinaio di persone. Come nelle precedenti occasioni, la città è stata blindata dalle forze dell'ordine insieme alle squadre speciali dei Mat e dei Delta e inoltre alcune stazioni metro sono state chiuse per alcune ore. Manifestazioni analoghe si sono tenute a Creta, Patrasso, Thessaloniki, Larissa e Tripoli.
Le misure straordinarie sono state prese in vista della visita, prevista per domani, di Angela Merkel. Stamane un'autobomba è esplosa davanti alla sede della Banca di Grecia, non lontano dai quartieri generali della Fmi, Ue e Bce. L'automobile, contenente 75 chilogrammi di esplosivo, non ha provocato morti ma solamente danni materiali. Nonostante la zona sia una delle più protette e militarizzate, dato che ospita diversi uffici politici e finanziari, l'attacco di stamattina ha dimostrato la vulnerabilità del dispositivo di sicurezza ad hoc. Nonostante i 7 mila agenti schierati, la macchina è stata parcheggiata con facilità e gli autori hanno annunciato l'attentato al giornale “Efymerida ton Syndakton” 45 minuti prima che il dispositivo venisse azionato.