venerdì 14 marzo 2014

GIOVINEZZA

Probabilmente in questo unico caso lei è una vittima,e sto parlando di Alessandra Mussolini,fiera nipote del duce e che in tutto e per tutto ne ha sempre appoggiato sia la figura storica che l'ideologia fascista,ma vedere il marito indagato per prostituzione minorile è un'occasione che non posso lasciarmi perdere visto che Dio,patria e famiglia è un motto che ha sempre masticato l'onorevole ora di Forza Italia.
Qui sotto vediamo la cronaca che ha portato all'indagine su Mauro Floriani(dirigente di FS logistica)e molte altre persone della così detta"Roma bene"che usufruivano di servigi di prostitute anche minorenni,e ora vedremo se la moglie insista con la castrazione chimica che ha sempre reputato necessaria contro i pedofili.
Non provo nessuna compassione verso questa cagna fascista che ha sempre difeso l'ideologia di estrema destra e non solo,propagandandolo in uno Stato dove esisterebbe ancora la legge sull'apologia del fascismo stesso,solo che ai giudici"di sinistra"sembrerebbe non molto seguire tale indirizzo giuridico.
Articolo preso da"Corriere della sera.it".

L’ORDINANZA
Milano, 13 marzo 2014 - 07:41
«A che ora ci vediamo domani?»
Il marito della Mussolini e la 15enne
Tra i clienti intercettati anche un funzionario di Bankitalia.


ROMA -Foto e filmini degli incontri con le baby squillo utilizzati per ricattare i clienti. Appuntamenti «registrati» da Mirko Ieni, uno degli sfruttatori, per il quale è scattato ieri un nuovo ordine di arresto. L’inchiesta sullo sfruttamento delle due minorenni si concentra su identità e comportamenti degli uomini ricevuti nell’appartamento dei Parioli a Roma. Nell’elenco consegnato dai carabinieri ai magistrati c’è anche un’utenza intestata alla Banca d’Italia e tanto è bastato per scoprire che un funzionario chiamava direttamente dall’ufficio. Mauro Floriani, il marito dell’onorevole Alessandra Mussolini, preferiva invece il cellulare. La sua voce è registrata mentre si accorda con la quindicenne. Ed è stata proprio quella prima telefonata - «Ci vediamo?», seguita dai dettagli su ora e luogo - a far scattare per lui l’accusa grave di aver sfruttato prostituzione minorile.
La voce al cellulare di Floriani
Tutto comincia quando la mamma di una delle due ragazze si rivolge ai carabinieri e consegna la copia dei messaggi scambiati su WhatsApp dalla figlia con sfruttatori e clienti. Decine e decine di conversazioni che mostrano anche l’elenco delle utenze contattate. Il procuratore aggiunto Maria Monteleone e il sostituto Cristina Macchiusi decidono di andare oltre e mettono sotto controllo il telefono della giovane. Hanno bisogno di altre prove, di elementi certi. E li ottengono. Il cellulare squilla in continuazione. Chiamano in tanti, le ragazze sono gettonatissime. Prendono anche 200 euro per un incontro, nella maggior parte dei casi dividono con Ieni e con gli altri «protettori». Ma per qualcuno fanno un’eccezione. E si accordano autonomamente.
È proprio il caso di Floriani. Agli atti c’è la registrazione della sua voce mentre parla con la ragazza. Le verifiche degli investigatori sui tabulati accreditano l’ipotesi che possa aver avuto svariati incontri, almeno cinque. Il contatto risulta diretto, non mediato dagli sfruttatori. E questo sembra dimostrare che l’adescamento sia avvenuto attraverso il sito «bakecaincontri» dove la ragazza aveva «postato» un annuncio. Quella conversazione è un elemento che i magistrati giudicano «incontrovertibile» e per questo lo interrogano come indagato. Non è l’unico, ci sono almeno una ventina di clienti nella sua stessa situazione. Consapevoli, questa è l’accusa, di avere rapporti con ragazze minorenni.
Le immagini girate con il telefonino
Il primo esame delle utenze intercettate esclude che ci siano altri personaggi famosi nell’elenco dei clienti. Ma la verifica non è terminata. Altri controlli sono stati già disposti. E proprio verificando i numeri di fissi e cellulari si è scoperto che Ieni «gestiva» altre ragazze (l’ultima ordinanza di arresto si riferisce allo sfruttamento di due diciannovenni) e soprattutto che filmava i loro incontri. Scrive il giudice: «A seguito dell’esame del contenuto informatico del computer portatile sequestrato a Ieni, veniva rinvenuto tra i file cancellati un filmato di 7 minuti e 41 secondi realizzato con un telefonino che ritraeva una figura maschile e una femminile di giovane età intenti a un atto sessuale all’interno di una abitazione. Dall’audio del filmato si percepisce l’accordo economico per la prestazione. Verosimilmente le persone ritratte nel video non erano al corrente del fatto che erano state riprese».
Allegato agli atti c’è il verbale della giovane che così viene ricostruito dal giudice: «La ragazza riferiva che il filmino era stato girato a sua insaputa e riferiva che si era prostituita per Mirko perché lui era bravo a inserire gli annunci e a procurare i clienti. Lui le accompagnava nei luoghi delle prestazioni, stabiliva il tariffario, metteva a disposizione il suo appartamento, ma si prendeva una percentuale molto alta. Aggiungeva che Mirko aveva delle foto nude di un’altra giovane e che le aveva “postate” da qualche parte ma non sapeva dire dove».
I video porno con le mascherine
Oltre al funzionario di Bankitalia, l’elenco dei clienti iscritti nel registro degli indagati comprende professionisti, imprenditori, impiegati, e addirittura uomini che contattavano le ragazze con telefoni intestati a donne, forse mogli o fidanzate. Tutti disponibili a versare centinaia di euro pur di avere un incontro con una delle due minorenni. Alcuni potrebbero essere stati fotografati. A raccontarlo al giudice è stata una delle due minorenni. La ragazzina ha spiegato che era Mirko a organizzare tutto: «Ho fatto alcune foto, in una avevo un costume rosso, in un’altra ero a seno nudo». Poi parla anche di un video «un porno, con le maschere però, che non si vedeva il viso». È il materiale che potrebbe essere stato utilizzato per ricattare i clienti e farsi consegnare altri soldi. Immagini compromettenti che soltanto in parte sono state recuperate e che qualcuno potrebbe ancora utilizzare.

giovedì 13 marzo 2014

DOVE STA L'INGANNO?









L'annuncio di ieri del premier Renzi dopo la riunione del Consiglio dei Ministri riguardo alla prima tranche di riforme su occupazione,lavoro,politica e sviluppo è da prendere molto con le pinze e con il beneficio del dubbio molto legittimo.
Infatti quello che subito è balzato all'attenzione delle orecchie degli italiani sono stati gli 80 euro per ora solo promessi in più in busta paga per chi ne guadagna meno di 1500 al mese,che farebbero 1000 euro all'anno e che non sarebbe di certo male,ma già le scuse dello stesso Renzi di non poter usufruire di tale somma già da fine aprile ovvero prima delle elezioni europee sono un segnale preoccupante.
Come detto nell'articolo sotto preso da Contropiano(http://www.contropiano.org/politica/item/22763-il-giorno-decisivo-di-renzi-diventa-il-giorno-dei-rinvii )e in un link che suggerisco(http://www.huffingtonpost.it/2014/03/12/cuneo-fiscale-matteo-renzi-piano-shock_n_4951633.html?utm_hp_ref=tw )per completezza d'informazione,gli enti locali subissati dalle richieste dello Stato italiano-Europa,tra quindici giorni faranno recapitare in busta paga tagli di circa 100 Euro dovuti all'innalzamento dell'aliquota Irpef di loro competenza.
E quindi siamo già sotto di 20 Euro con la differenza che i tagli sono sicuri mentre gli aumenti sono ancora un'intenzione di questo governo,che tra l'altro usa l'arma a doppio taglio,in materia del lavoro,dell'innalzamento fino a tre anni dei contratti a tempo determinato:se da un lato un lavoratore ha un periodo più lungo garantito di retribuzione dall'altro la precarizzazione si allunga poiché con le nuove regole del job act il datore di lavoro può alternare questi tipi di contratto a proprio piacimento senza le penalizzazioni degli anni addietro.
Concludo prendendo spunto sempre riferendomi al lavoro dell'incremento e delle agevolazioni per quanto riguarda l'apprendistato,materia su cui da sempre le aziende puntano in quanto si ottengono forze lavoro praticamente a costo zero,e per gli altri argomenti trattati nel pacchetto riforme rimando per ora agli articoli linkati.


Il"giorno decisivo"di Renzi diventa il giorno dei rinvii.




È sempre bello vedere un attore che riscrive la sua parte in corso d'opera. Renzi aveva “giurato” - o qualcosa di simile – sul fatto che oggi avrebbe presentato sia il jobs act che il decreto con cui veniva tagliato del 10% il cuneo fiscale. E che il 27 aprile (data simbolo della riscossione degli stipendi), “prima delle elezioni europee”, i lavoratori dipendenti avrebbero trovato in busta paga la differenza tra la vecchia tassazione e la nuova. Il “decreto” sul cuneo è diventato insomma una “informativa”. La differenza è invisibile solo per i leccalulo professionali, ovvero per gran parte della stampa mainstream. La dichiarazione è ovviamente più vaga: «Oggi é stata approvata la relazione del presidente del consiglio dei ministri che individua il risparmio di 10 miliardi di euro per coloro i quali prendono meno di 25mila euro l'anno, a partire dal primo di maggio», spiega in conferenza stampa. «Gli atti tecnici dal Def al Dl attuativo, alle misure delle singole aziende che dovranno intervenire, saranno realizzati da qui al 30 aprile del 2014».
Correzione in corsa, dunque: dal primo maggio, ovvero dal 27 maggio, per quanto riguarda il “vedere” la differenza. Dopo le elezioni europee, dunque; con ovvie conseguenze sui risultati elettorali del Pd, di cui Renzi è anche segretario. Il passaggio a vuoto – determinato con tutta evidenza dalle incertezze persistenti sulle “coperture” - potrebbe perciò costargli qualche cosa più di quanto in questo momento non sembri (o di quanto i media non vogliano far sembrare). Una brutta botta alle elezioni incrinerebbe forse irreparabilmente la sua immagine di inarrestabile “vincente”, di macchina schiacciasassi che travolge “burocrazie, privilegi, resistenze”.
E non ci sono all'orizzonti credibili carte di riserva per la boghesia mutinazionale che ha preso da un paio d'anni il controllo delle leve del paese. A meno di non importare di nuovo un “tecnocrate” da Bruxelles (operazione già tentata con Monti e brutalmente fallita), quella borghesia “apolide” ha bisogno di una maschera italiana che faccia accettare le “riforme strutturali”, sia economiche che istituzionali. L'unico interesse della “politica” di palazzo sta soltanto in questo. Un eventuale fallimento dell'attore fiorentino aprirebbe un vuoto pericoloso, al momento riempibile solo con operazioni brutali, poco “democratiche” e rischiose per la tenta della quasi irreale “pace sociale” che ancora caratterizza il clima del paese.
In sintesi, Renzi ha fatto il suo show per illustrare un rinvio. Come la logica dello show vuole, ha dovuto aumentare la parte “promesse” per compensare l'allungamento dei tempi. E quindi dal primo maggio ci sarà – dice – anche un taglio del 10% all'Irap (una delle tasse più odiate dalle imprese, ma che finanzia la sanità pubblica) e un aumento della tassazione delle rendite finanziarie; dal 20 al 26% (esclusi i Bot).
La promessa è quella di portare in busta paga, a chi prende meno di 1.500 euro netti mensili, altri 80 euro al mese. Se calcoliamo che gli enti locali hanno giù deciso l'innalzamento dell'aliquota Irpef di loro competenza – da questo mese – pari a una media di circa 100 euro annui, vediamo che tra entrate e uscite i conti in busta paga si fanno scabrosi. Perché tra 15 giorni, questo taglio secco al salario netto, lo vedremo eccome...
La carta segreta sta tutta nell'azione di Carlo Cottarelli, il commissario preso dal Fondo Monetario Internazionale per realizzare la spending review, ovvero un taglio sostanzioso e possibilmente “mirato” della spesa pubblica nazionale. Nell'immediato, ha spiegato in altra sede lo stesso Cottarelli, non si portranno ricavare più di 3 miliardi (e questo aiuterebbe a capire i problemi alla base del rinvio sul cuneo fiscale); mentre “a regime” l'azione di forbice dovrebbe produrre “risparmi” per 7 miliardi quest'anno. Mentre per il 2016 si “stima” che potrebbero assommare a 35 miliardi, agendo con «iniziative sui beni e servizi, sulla pubblicazione telematica degli appalti pubblici, sulle consulenze e auto blu.
Il “jobs act” resta un cantiere aperto, a sua volta rinviato. Si parla ora di un disegno di legge delega «per riorganizzare l'intero sistema del lavoro. Ma un dld è molto più lento di un decreto; ma soprattutto è un testo che deve passare al vaglio del Parlamento, dove Renzi non potrà sempre contare sui voti a favore provenienti dai berlusconiani, come sulla “riforma della legge elettorale”.
A chiacchiere, nel disgno di legge delega, c'è tanta roba. Ma tutto in forma decisamente vaga: l'assegno universale di disoccupazione (ma la scomparsa della cassa integrazione, meno che della sua forma “ordinaria”, legata a catastrofi naturali o altri eventi “eccezionali”), il salario minimo (su cui la Cgil camussiana minaccia mugugni), la tutela per le donne in maternità... In pratica, un altro ddl che dovrebbe fornire al governo la delega per riforma degli ammortizzatori sociali, dei servizi per il lavoro e delle politiche attive, oltre al riordino dei rapporti di lavoro e alla “conciliazione” (la formula con cui i contenziosi tra lavoratori e azienda, invece di finire davanti al giudice del lavro, possono essere “risolti” con un arbitrato in cui il dipendente è solo contro il prepotere dell'azienda e eventuali “sindacati complici”).
C'è però anche una promessa di precarizzazione di lungo periodo. I contratti a termine e l'apprendistato verranno rivisti con un decreto, spiega l'attore: «Con il decreto attuiamo una semplificazione rispetto a due strumenti della Fornero che vengono non dico smontati ma molto semplificati. Il contratto a termine potrà valere al massimo per 3 anni, applicabile senza causale, con il limite del 20% massimo sul totale dei lavoratori. E poi l'apprendistato: doveva essere agevolato, è stato reso più difficile, lo semplifichiamo». In pratica un regalo alle imprese, che non dovranno più “inventarsi” una ragione plausibile per tenere precario un dipendente per tre ani consecutivi. Da sottolineare che nemmeno una parola è stata detta sulla prorogabilità o meno di tale contratto.
«Dal primo di maggio ci sarà anche un'operazione sull'Irap che si finanzia con l'aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, non si toccano i titoli di Stato, ma la tassazione sulle rendite finanziarie passerà dal 20 al 26% per 2,6 miliardi e si riduce l'Irap del 10% alle aziende private per 2,4 miliardi». Un altro regalo alle imprese, per cui – giura – c'è una totale copertura finanziaria. Così come lo è la diminuzione della bolletta energetica per le piccole e medie imprese, che dal primo maggio 2014 calerà del 10%.
Visto che c'era, ha rinverdito la promessa di pagare i debiti arretrati della Pubblica amministrazione: «Ventidue miliardi sono stati già pagati dai governi precedenti», «entro luglio lo sblocco degli altri 68 miliardi».
Con un disprezzo totale della prassi costituzionale, è stato infine presentato un ddl per la riforma del Senato. Bontà sua, o a causa dell'immaginabile insurrezione anche all'interno del Pd, sotto forma di “avvio di un percorso di confronto politico sul tema”.
Rinvii, promesse, piglio paraculo e decisionista. Molte chiacchiere e tanto distintivo...

mercoledì 12 marzo 2014

LA CRITICA DI INFOAUT ALLA LISTA TSIPRAS

L'editoriale che circola ultimamente nella home page di Infoaut è una critica spero costruttiva al movimento di sostegno che sta nascendo in tutta Italia e che vuole appoggiare la lista Tsipras per la Sinistra Europea,ed è rivolta ai potenziali elettori che presto verranno chiamati alle urne per le prossime elezioni europee.
Non è che condivida tanto di quello esposto in queste righe,anzi,ma ritenendo comunque questo sito uno tra i pochi non salvabili ma addirittura basilari nel panorama web italiano della controinformazione dove spesso attingo a delle notizie che poi cerco di approfondire o commentare su questo blog,trovo necessario porlo all'attenzione in quanto meritevole di rispetto.
Trovo moltissima sfiducia verso la politica nelle parole dell'editoriale,un incitamento ed un pretesto per astenersi dal voto visto che ormai la"sinistra radicale"è un gruppo destinato a percentuali da zero e poco più,un popolo di cadaveri che cerca comunque di sopravvivere solo per interessi personali e tornaconti di partito,un"riempirsi la pancia"che sono sicuro non ci sia mai stato in determinate persone e movimenti.
Ripeto che il disfattismo rappresentato è esagerato anche se da molti pronosticato,ma altri"molti"credono che questo voto sia di vitale importanza e che sia un'occasione irripetibile per poter tornare a parlare di una sinistra vera fatta non solo di partiti ma di gente che crede in certi valori che l'ideologia socialista e comunista porta avanti dalla sua nascita pur non avendo riferimenti politici.

Chi di società civile ferisce...


Il dibattito attorno alla “lista Tsipras” ci appassiona così poco che non riteniamo neppure urgente una sua critica. Del resto, se negli ultimi anni tutte le operazioni di questo tipo sono finite male, perché questa dovrebbe andare in modo diverso? A interessarci maggiormente, criticamente appunto, sono alcuni atteggiamenti, punti di vista e pratiche che in questo dibattito emergono con chiarezza e che permeano soggetti e ambiti di “movimento”, termine che qui usiamo nel senso più estensivo, per indicare cioè tutti coloro che fanno politica o teoria politica al di fuori di partiti e istituzioni (o almeno, così dicono). Abbiamo infatti davvero poco o nulla da polemizzare con i rimasugli della “sinistra radicale”. Istituzioni come i partiti sopravvivono ben al di là delle loro ragioni storiche e politiche per motivi banali e molto concreti: per schiere di burocrati, funzionari e onesti stipendiati diventa una rispettabile questione salariale. Equivale grosso modo a difendere l’azienda che sta per chiudere, non perché si creda nell’azienda, ma perché la sua chiusura significa disoccupazione. Capiamo bene, quindi, che per tali figure prendere uno 0,qualcosa in più o in meno sia questione di soldi per mandare avanti la baracca o riempire la pancia. Insomma, bisogna pur campare, e se forse mettessero le cose in questo modo porterebbe a casa perfino qualche voto in più, se non altro per una sorta di pietas nella crisi.
Se invece guardiamo all’interno del “movimento”, tra coloro che si schierano con questo ennesimo tentativo di rianimare il cadavere della sinistra (balbettando, attraverso complicati giri di parole, in modo imbarazzato), vediamo all’opera due tipi di retoriche e motivazioni prevalenti. Una è la “logica da utenti”, l’altra del “purché se magna”. Il primo copione recita più o meno così: è vero, questo tentativo elettorale ha mille limiti, probabilmente finirà male, in ogni caso cambierà poco o nulla, ma tanto il mercato dei conflitti non offre niente di più interessante da fare. Tralasciamo che ci sarebbe molto da obiettare sull’affermazione: tra No Tav e lavoratori della logistica, occupazioni di case e il processo del #19o, di lotte ce ne sono eccome, per quanto con le difficoltà che tutti abbiamo ben presenti. Ma il problema alla radice è la logica che permea questo modo di ragionare: siccome non ci sono grandi film in giro, tanto vale vederne uno mediocre. Il punto è se ci si immagina come semplici spettatori dello spettacolo politico, in linea con le dinamiche di aziendalizzazione che hanno investito l’intero quadro sociale e con una sorta di facebookizzazione dell’attivismo, oppure come militanti protagonisti in grado di distruggere il palcoscenico e prendere in mano la regia di una nuova storia. Come non ci siamo mai stancati di ripetere, sono anzi proprio queste le fasi in cui c’è più lavoro politico da fare, per scommettere e anticipare, seminare e radicare. Per tutto il resto, al contrario, c’è la Mastercard dei consumatori della politica, quelli che arrivano dopo e vivono di erudite chiose al bar del teatro.
La seconda logica, quella del “purché se magna”, riproduce le miserie delle baracche di sinistra, con l’obiettivo di racimolare soldini per la propria piccola struttura o un po’ di fama come maître à penser internazionali. Però qui perfino la pietas è resa davvero difficile dall’ipocrisia con cui la manovra si presenta. Concretamente ci si schiera nel sottobosco della lista, oppure si spiegano i motivi per cui è importante sostenerla, salvo poi affermare che comunque lo si dice in via teorica e in modo disinteressato: ce lo chiede l’altra Europa! Così, se le cose vanno male ci spiegheranno con raffinate argomentazioni perché l’avevano detto e si rispolverano retoriche battagliere (fino alla prossima tornata elettorale, ovviamente); nell’improbabile eventualità che vadano bene, sono loro i veri artefici della vittoria. Nel primo caso, si possono tirare le pietre al carrozzone; nel secondo, si salta sopra fingendo di esserne sempre stati alla guida.
Sia chiaro, il problema principale non è qui solo quello della rappresentanza: ci sono situazioni in cui le lotte, se sono forti e radicate, possono pragmaticamente utilizzare perfino quel livello, che appartiene comunque al nemico, così come possono utilizzare tante altre cose. Il problema centrale è per noi quello del punto di vista. Se ci si pone cioè nella prospettiva di creare conflitti e favorire dinamiche di ricomposizione, oppure si sceglie sul mercato quello che è più utile per sé e per la propria baracchetta. Il punto non è infatti che la “lista Tsipras” ostacoli la costruzione di processi di lotta (anche volendo, non sarebbe in grado!); il punto è invece che a ostacolare la costruzione di processi di lotta sono le logiche e le pratiche di chi ciclicamente si butta nel calderone elettorale, sperando di cavarne fuori qualche spicciolo o un po’ di riconoscimento politico – leggi: della politica istituzionale. Non è un caso che questa ennesima operazione elettorale si rivolga a una composizione vecchia, un popolo di sinistra sempre più ristretto, triste e depresso, che ha ormai introiettato in modo definitivo la sconfitta ed è rancoroso verso chiunque gli faccia presente che le lotte si possono costruire e si possono addirittura vincere. In tanti (ceti politici e intellettuali) si rivolgono a pochi (soggetti potenzialmente conflittuali). Secondo noi oggi serve esattamente il contrario: non numeri apparentemente larghi con una vocazione minoritaria, ma numeri apparentemente ristretti con una vocazione maggioritaria. Serve produrre soggettività che si ponga il problema della generalizzazione, della ricomposizione e della rottura, non bruciare soggettività nel disperato inseguimento della sopravvivenza individuale o di piccolo gruppo.
E poi, en passant, chissà cosa gli utenti di questa noiosa fiction ne pensano delle vicende degli ultimi giorni, con vecchi commissari Montalbano che vogliono arrestare improbabili recidivi in disarmo. Che dire? Chi di società civile ferisce, di società civile rischia di perire...

martedì 11 marzo 2014

QUATTRO RATTI DI FOGNA IN GIRO PER IL MILANESE A MARZO


A ridosso della data dell'uccisione del compagno Dax da parte di mano e lama fascista,i cui dettagli della commemorazione verranno postati a breve tempo,l'estrema destra lombarda,ormai divisa tra Ca$$a Povnd e Fogna Nuova sempre più in aperto contrasto causa interessi economici per la spartizione dei proventi della criminalità,sta organizzando raduni e convegni assieme ad esponenti di Alba Dorata,l'associazione degli ex paracadutisti e Lealtà e Azione.
Ovviamente tutto questo non è tollerabile in una città fulcro della Resistenza al nazifascismo,e visti i risultati di simili eventi avvenuti pochi giorni fa a Roma con presenze che si contavano sulle dita di poche mani(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/03/azione-dei-compagni-antifascisti-romani.html )oltre che difficilmente individuabili vista la loro scarsità numerica sono sempre e comunque scortati e tutelati anche con due o più tutori del disordine a testa.
Per il momento nient'altro da aggiungere a parte citare la fonte che è il sito di Infoaut e prestare la massima attenzione e vigilanza in questo periodo che coincide pure con la raccolta firme per potersi presentare alle prossime elezioni europee.

Casa Pound, Forza Nuova e Alba Dorata in tour in Lombardia.

Saranno diverse le iniziative promosse dall’estrema destra milanese e brianzola nel mese di marzo. Si inizia con Forza nuova, domenica 9 alle 15, in pieno centro a Milano, con un incontro alla Fondazione Ambrosianeum, in via Delle Ore 3 (praticamente all’Arcivescovado), a favore dell’omofobia, presenti il segretario nazionale Roberto Fiore, il capogruppo della Lega nord al Parlamento europeo, Lorenzo Fontana, e Renato Besana, collaboratore del quotidiano Libero.
Si proseguirà sabato 15 con ben tre iniziative, due a Monza. La prima in via Sicilia 114, alle 15, alla sede dell’Associazione dei paracadutisti d’Italia, dove confluirà anche Lealtà azione. Qui si svolgerà una manifestazione apologetica della Repubblica sociale italiana. L’occasione sarà data dalla presentazione di un libro. Va sottolineato come gli ex paracadutisti brianzoli siano a tutti gli effetti ormai un’organizzazione neofascista, presente in tutte le manifestazioni dell’estrema destra, con tanto di divise e accessori paramilitari. In contemporanea, non è ancora dato di sapere il luogo, sempre a Monza, Roberto Fiore terrà un’assemblea in preparazione delle prossime elezioni europee.
A Milano, invece, sullo stesso tema europeo, Casa Pound promuoverà una sua iniziativa con l'intenzione di portare un esponente greco di Alba dorata, considerata dalla magistratura di quel paese alla stregua di un'“organizzazione criminale”. Il luogo e l’ora sono al momento tenuti segreti. Marco Clemente e Marco Arioli stanno infatti ancora cercando una sala adeguata sfruttando i soliti buoni uffici dei Fratelli d’Italia. Certo comunque l’arrivo da altre città lombarde di rinforzi per rimpolpare la debole realtà milanese.
Casa Pound e Forza nuova, in concorrenza, tenteranno nelle prossime settimane di raccogliere le firme per potersi presentare alle elezioni del 25 maggio per il rinnovo del Parlamento europeo, 150 mila in tutta Italia. Un’impresa persa in partenza al di là delle loro possibilità. Da verificare se Forza nuova batterà nuovamente la strada della falsificazione delle firme, come in numerose altre occasioni per cui è finita sotto processo.
L’ultimo appuntamento sarà per domenica 23 marzo (data di fondazione dei Fasci di combattimento), alle 15, al Cimitero Monumentale di Milano per omaggiare Filippo Tommaso Marinetti, ma soprattutto gli squadristi del ventennio (tredici) caduti nel corso delle loro imprese criminali e sepolti in una cripta fatta erigere nel 1925 da Benito Mussolini, oggi Campo B rialzato di levante.

Da Osservatorio Democratico.

lunedì 10 marzo 2014

NON SI E' SCOPERTO NULLA DI NUOVO

Spendo un paio di parole ancora su Grillo ed il suo movimento che sta perdendo pezzi ormai con costanza quotidiana,e ciò è da apprezzare in un certo senso perché ho sempre reputato le persone che compongono il Movimento 5 Stelle non tutte con la testa chinata per seguire il padre padrone ed il foraggiatore di quattrini Casaleggio,e quindi penso proprio per questo il comico genovese l'altro giorno ne ha sparata un'altra che comunque non fa una piega visto precedenti suoi ragionamenti e connivenze politiche.
Infatti l'idea non proprio originale visto che il brevetto ce l'ha la Lega sul fatto di spezzettare l'Italia dapprima in Nord Centro Sud,per poi arrivare ad una secessione del solo Nord-Est o quasi quasi del Nord-Ovest per finire con la creazione delle macroregioni,l'ha tirata fuori da una sua esternazione messa su blog in cui l'Italia secondo lui non ha più ragioni di restare unita.
Fermo restando che per ora non ha richiesto ancora l'annessione dell'Istria e Dalmazia,della Corsica e di Nizza e Mentone,questa sua uscita guardata con più di un sorriso da Salvini che forse non si è ancora accorto che vista l'emorragia elettorale di Grillo non si arresta e che questo è una stratagemma per strappare voti alla Lega stessa,la voglia di ritornare ad un paese feudale sia l'ennesimo spunto di una campagna elettorale infinita.
Tornando ai precedenti pensieri di Grillo e non credo di tutti i suoi seguaci ricordo l'appoggio dei pentastellati a manifestazioni di Caga Pound e di Forza Uova,all'incoraggiamento alla polizia di picchiare i marocchini ma non per strada perché sennò ti riprendono con i telefonini,a veri e propri attacchi ai rom e l'avversione a far ottenere la cittadinanza italiana ai figli degli immigrati(vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/02/basta-comici-in-politica.html ).
Del resto,mia opinione personale,reputo Grillo capace di alcuni argomenti buoni ma per il resto è puro populismo con venature fasciste e fin dal lontano 2009 quando ancora voleva partecipare alle primarie del Pd e Renzi era ancora una cellula dormiente della Democrazia Cristiana(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/07/entomologia-politica.html ).
Articolo preso da"Il fatto quotidiano"che comunque è molto permissivo sulle dichiarazioni del leader del M5S.


Grillo: “L’Italia non ha più ragione di rimanere unita. Sì a macroregioni”Sul suo blog il leader M5s definisce l’Italia "un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme". Salvini: "Non vorrei che inseguisse la Lega" ma se da lui non ci saranno "solo parole sarà una battaglia comune".


Per il segretario federale del Carroccio Matteo Salvini non c’è dubbio. Sono dichiarazioni che vogliono rincorrere la Lega Nord quelle che Beppe Grillo ha pubblicato oggi sul suo blog. Il leader del Movimento 5 Stelle in un post definisce l’Italia “un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme” e per questo insiste sull’urgenza di dividere il territorio nazionale in macroregioni.
Quella iniziata nel 1861, scrive, è “una storia brutale, la cui memoria non ci porta a gonfiare il petto, ma ad abbassare la testa. Percorsa da atti terroristici inauditi per una democrazia assistiti premurosamente dai servizi deviati (?) dello Stato. Quale Stato? La parola ‘Stato’ di fronte alla quale ci si alzava in piedi e si salutava la bandiera è diventata un ignobile raccoglitore di interessi privati gestito dalle maitresse dei partiti”. E se domani, prosegue il post, “i Veneti, i Friulani, i Triestini, i Siciliani, i Sardi, i Lombardi non sentissero più alcuna necessità di rimanere all’interno di un incubo dove la democrazia è scomparsa, un signore di novant’anni decide le sorti della Nazione e un imbarazzante venditore pentole si atteggia a presidente del Consiglio, massacrata di tasse, di burocrazia che ti spinge a fuggire all’estero o a suicidarti, senza sovranità monetaria, territoriale, fiscale, con le imprese che muoiono come mosche”. Secondo Grillo per fare funzionare l’Italia, che “non può essere gestita da Roma da partiti autoreferenziali e inconcludenti”, “è necessario decentralizzare poteri e funzioni a livello di macroregioni, recuperando l’identità di Stati millenari, come la Repubblica di Venezia o il Regno delle due Sicilie. E se domani fosse troppo tardi? Se ci fosse un referendum per l’annessione della Lombardia alla Svizzera, dell’autonomia della Sardegna o del congiungimento della Valle d’Aosta e dell’Alto Adige alla Francia e all’Austria? Ci sarebbe un plebiscito per andarsene”.
Considerazioni a cui replica Salvini: “Non vorrei che essendo in difficoltà, Grillo inseguisse la Lega”, dice. Ma se da lui non ci saranno “solo parole” fra M5s e Carroccio “sarà una battaglia comune”. “Se è coerente – sostiene – Grillo sosterrà subito il referendum per l’indipendenza del Veneto e quando in Lombardia chiederemo lo statuto speciale ci sosterrà”. Per questo Salvini si aspetta che “non rimangano solo parole, perché a parole i grillini erano contro l’immigrazione clandestina e poi hanno votato contro il reato, a parole erano contro l’euro poi è rimasta solo la Lega: se non saranno solo parole sarà una battaglia comune – conclude – perché è certo che se mettiamo insieme le forze da questo punto di vista non ce n’è per nessuno”. Il governatore della regione Lombardia Roberto Maroni ritiene invece che le “dichiarazioni leghiste” di Grillo stimolino “opinioni contrastanti” e retwitta alcune frasi del leader M5s sul suo profilo Twitter.
Grillo: “L’Italia non ha più ragione di rimanere unita. Sì a macroregioni”Sul suo blog il leader M5s definisce l’Italia "un’arlecchinata di popoli, di lingue, di tradizioni che non ha più alcuna ragione di stare insieme". Salvini: "Non vorrei che inseguisse la Lega" ma se da lui non ci saranno "solo parole sarà una battaglia comune"

domenica 9 marzo 2014

BRUTTA GENTE AL GOVERNO IN UCRAINA

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Propongo un altro articolo sulla falsa riga di quello precedente che riguarda la vicenda dell'Ucraina e della Crimea e che tanto sta allarmando il mondo non tanto per la sorte delle popolazioni ma per i forti interessi economici in ballo(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/03/gli-usa-dietro-il-triangolo.html ).
Oggi,dopo le anticipazioni degli scorsi giorni che solo pochi mezzi di comunicazione hanno avuto nemmeno il coraggio,ma almeno la serietà e la dignità di comunicare,vi sono nomi e cognomi con tanto di appartenenza politica dei nuovi componenti del parlamento ucraino e da come si può notare la maggior parte di essi sono dichiaratamente neonazisti appartenenti a Svoboda,
Karpatskaja,Una-Unso e Trizub.
Si parte da chi ha combattuto a fianco dei ceceni contro i russi in organizzazioni integraliste islamiche legate ad Al Qaida a nostalgici dei campi di concentramento e di sterminio a stronzi responsabili dell'eccidio e della deportazione nei lager nazisti di migliaia di ebrei,comunisti e zingari:tutti questa feccia ora fa parte del governo.
Le richieste immediate vanno dall'abolizione del diritto all'aborto fino alla criminalizzazione di chi lo vuole sostenere,passando per la radiazione dei partiti comunisti,la creazione di un arsenale nucleare ucraino,il diritto a possedere armi,la messa al bando dell'omosessualità e l'indicazione dell'appartenenza etnica e religiosa sui passaporti,il tutto condito e nutrito da una forte xenofobia e razzismo,e rinnovati rigurgiti nazifascisti,con la volontà di poter far parte della comunità europea e della Nato.

Uno per uno, i nazisti nel nuovo governo ucraino .
 
I nostalgici di Hitler occupano alcune delle poltrone chiave dell'esecutivo, come il ministero della Difesa e quello dell'Istruzione. Legami anche con Al Qaida.

 di Franco Fracassi

Vice primo ministro, ministro della Difesa, segretario e vice segretario del Consiglio nazionale di Sicurezza e Difesa, ministro dell'Istruzione, ministro dell'Ambiente, ministro dell'Agricoltura, ministro della Gioventù e dello Sport, procuratore generale dell'Ucraina, presidente della commissione Anticorruzione. I nazisti nostalgici di Hitler hanno preso possesso del nuovo governo ucraino, occupando molti dei posti chiave. È la prima volta dalla seconda guerra mondiale che dei politici che si rifanno espressamente al Terzo Reich salgono al potere in Europa.

E non è tutto. Due di queste persone sono legate a Doku Khamatovich Umarov (conosciuto col nome islamico di Dokka Abu Usman), uno dei più feroci comandanti dei ribelli ceceni, nonché autoproclamatosi ex Emiro dell'Emirato del Caucaso. Abu Usman ha rivendicato sia l'attentato del 29 marzo 2010 alla metropolitana di Mosca (quarantuno morti), sia quelo all'aeroporto di Mosca del 2011 (trentasette morti). L'Emirato islamico del Caucaso è iscritto dalle Nazioni Unite come organizzazione appartenente alla galassia di Al Qaida. Uno di questi due politici ha anche personalmente combattuto in Cecenia contro i russi.

In Ucraina esistono diversi partiti che si rifanno alla tradizione nazista e a Stepan Bandera, capo della divisione Ss Galizien, responsabile dell'eccidio di centinaia di migliaia di persone e della deportazione di un numero equivalente di ebrei, comunisti e zingari verso i campi di sterminio nazisti. In alcune zone dell'Ovest, epicentro della rivolta anti Yanukovich, alle ultime elezioni la galassia di estrema destra ha superato il quaranta per cento dei voti. Oggi, tutti questi partiti sono entrati a far parte del governo.

L'Unione Pan-Ucraina "Libertà", meglio conosciuto come Svoboda, è il più importante partito neonazista. Nato nel 1991 col nome esplicito di Partito nazionalsocialista dell'Ucraina, oggi è guidato da Oleg Tiaghnibok, che a piazza Maidan indossava un casco e uno scudo con una croce celtica in bella evidenza, insieme al numero 1488, che è l'emblema del neonazismo suprematista bianco.

Il programma politico di Svoboda prevede l'abolizione del diritto d'aborto e la criminalizzazione di chi anche solo si dichiara a favore dell'aborto, la messa al bando di tutti i partiti comunisti, il diritto di possedere armi, l'indacazione sui passaporti dell'appartenenza etnica e religiosa, la creazione di un arsenale nucleare ucraino, l'entrata nell'Unione Europea e l'adesione alla Nato.

Il deputato di Svoboda Ihor Miroshnychenko ha dichiarato: «L'omosessualità andrà bandita da questo Paese, perché è una malattia che aiuta a diffondere l'Aids». Miroshnychenko ha scritto un libro ("Nazionalsocialismo") per spiegare l'ideologia che è alla base del suo partito. Tra i riferimenti ideologici più ricorrenti figurano il capo delle camicie brune Ernst Röhm, il gerarca nazista Gregor Strasser e il vice di Hitler Joseph Goebbels. Lo stesso deputato, sulla sua pagina Facebook, ha definito l'attrice Mila Kunis «una scrofa», perché è nata sì in Ucraina, ma da padre russo e madre ebrea.

Svoboda è stato definito dal Centro Simon Wiesenthal: «Uno dei cinque partiti più anti semiti del pianeta».

I camerati del Tridente (Trizub in ucraino) sono quelli che durante la battaglia di Kiev hanno occupato le caserme e i depositi d'armi. Il loro leader, Dmitrij Jarosh, viene considerata la figura più minacciosa e pericolosa tra i leader di estrema destra.

Il partito Karpatskaja Sech prende il nome da una lingua inventata dai nazisti ucraini durante la seconda guerra mondiale quando, sotto l'occupazione hitleriana, venne abolito il russo. Secondo i collaborazionisti la karpatskaja rus era la mitologica lingua che si parlava in Ucraina prima della nascita del regno russo, la Rus di Kiev.

Una-Unso, acronimo di Assemblea nazionale ucraina-Auto difesa del popolo ucraino, è un partito di estrama destra i cui militanti si organizzarono in brigate volontarie che andarono a combattere al fianco dei guerriglieri ceceni. La sua idealogia si basa sul fondamentalismo ortodosso, sul nazionalismo ucraino, sull'anti semitismo e sulla «necessità di un governo autoritario».

Ministro per ministro, Popoff è in grado di raccontarvi chi sono i politici che hanno preso il potere a Kiev, coloro che avranno un ruolo chiave nell'approviggionamento energetico dell'Europa e che forse in futuro siederanno nella Commissione europea.

Andriy Parubiy
Segretario del Consiglio nazionale sicurezza e difesa (corpo ombrello del ministero della Difesa e delle Forze Armate).
Cofondatore di Svoboda.

Dmitriy Jarosh
Vicesegretario del Consiglio nazionale Sicurezza e Difesa.
Capo del Trizub Stepan Bandera e di Fazione destra. Jarosh ha combattuto con
gli islamisti ceceni.

Oleksandr Sych
Vicepremier e membro di Svoboda.
Attivista antiaborto, anche in caso di stupro.

Igor Tenjukh
Ministro della Difesa. Anche se la sua adesione formale a Svoboda non è certa, ha partecipato alle sue riunioni.

Sergej Kvit
Ministro della Pubblica Istruzione.
Membro di Svoboda.

Andriy Mokhnik
Ministro dell'Ambiente. Membro di Svoboda.

Igor Shvajka
Ministro dell'Agricoltura. Membro di Svoboda.

Dmitry Bulatov
Ministro della Gioventù e dello Sport. Membro di Una-Unso.

Oleg Makhnitskiy
Procuratore generale dell'Ucraina.
Membro di Svoboda.

Tatyana Chornovol
Presidente della commissione Anticorruzione nazionale.
Membro di Una-Unso.

http://popoff.globalist.it/Detail_News_Display?ID=99020&typeb=0&Uno-per-uno-i-nazisti-nel-nuovo-governo-ucraino

sabato 8 marzo 2014

TOPO GIGIO



Breve articolo preso da"La Repubblica on line"che"celebra"la possibile azione giudiziaria,e lo si spera proprio,per sessantacinque tra assessori e consiglieri regionali lombardi che oltre a gonfiare per bene i rimborsi che spettano loro,hanno inserito in tali cifre delle somme che con l'attività politica non hanno nulla a che vedere.
Come evidenziato dal commento alla cronaca sembra che la discussione ed il lavoro politico si facciano prevalentemente in bar e ristoranti,e regali di vario genere e spese di trasporti inverosimili siano in una parola unica vergognosi per via della situazione attuale che i cittadini lombardi e non stanno vivendo.
Ebbene il pezzo comincia proprio con le spese del consigliere cremasco Giovanni Rossoni,che nel periodo toccato dalle indagini quand'era assessore ha speso migliaia di Euro in formaggi e torroni causa doni,ed i cittadini di Crema ovviamente l'hanno saputo in primis dalla stampa nazionale in quanto quella nostrana,soprattutto quella cartacea,tende ad insabbiare certe notizie in quanto i padroni di tali testate decidono cosa la gente possa o non possa sapere.
A tal scopo propongo il commento di Emanuele Mandelli scritto sul suo sito Sussurrandom(http://www.sussurrandom.it/site/considerazioni-sparse-sulla-liberta-di-stampa-anche-nella-citta-giocattolo/ )dove si rimanda ad un caso eloquente della disinformazione cremasca,ovvero la spretatura di Mauro Inzoli,l'ex sacerdote ciellino che faceva più politica e peggio rispetto che dire messe.

Le spese pazze del Pirellone:la Procura verso la richiesta di processo per 65 indagati.

Chiuse le indagini sui rimborsi utilizzati in maniera illecita da consiglieri ed ex consiglieri lombardi: i pm hanno quantificato la somma in 3 milioni e mezzo di euro. Fra gli indagati anche Renzo Bossi e Nicole Minetti


Novanta provole di Auricchio per 3mila 405 euro spesi il 18 dicembre 2008 dall'ex assessore lombardo pdl Giovanni Rossoni come omaggio della vicepresidenza. Lo stesso Rossoni due anni dopo, sempre sotto Natale, ha pagato 4mila 273 euro di "latticini come regali istituzionali". Sono queste alcune delle spese contestate dalla Procura di Milano nella chiusura dell'inchiesta sui rimborsi illeciti al Pirellone che prelude alla richiesta di processo per 65 fra ex assessori ed ex e attuali consiglieri della maggioranza e dell'opposizione e un collaboratore di uno di loro. Per 63 l'accusa è peculato e per due truffa aggravata. Totale: 3,4 milioni di euro tra il 2008 e il 2012.
L'avviso di conclusione indagini, dalla guardia di finanza, è stato firmato dal procuratore aggiunto Alfredo Robledo e dai pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio, i quali hanno anche chiesto l'archiviazione per 20 ex assessori: nonostante alcune delle loro spese di rappresentanza siano "connotate da circostanze anomale, singolari" e "caratterizzate da inopportunità, sproporzione o incongruenza contabile" sono state ritenute "coerenti" con le disposizioni di legge. Tutt'al più, osservano i pm, si può configurare una responsabilità contabile. Alcuni degli ex assessori rimangono però indagati per i rimorsi percepiti indebitamente quando erano consiglieri.
Le spese ritenute illegittime sono in gran parte già note dal dicembre 2012 e gennaio 2013, quando vennero inviati una raffica di inviti a comparire, come a Renzo Bossi - detto 'il Trota - e a Nicole Minetti. Sebbene le migliaia di euro contestate a ciascuno siano in parte lievemente calate (gli inquirenti hanno fatto una scrematura). moltissime riguardano cene e pranzi tanto da sembrare, leggendo le carte, che la politica regionale si sia svolta in ristoranti, pizzerie, enoteche, bar e fast-food. Nella lista della spesa del Trota sono tante le voci sospette. Si va dalle caramelle alle patatine Fonzies e ancora a focacce, spazzolini, i-Pad e molto atro ancora, per un totale di 15mila 757,21 euro. Lungo è anche l'elenco di scontrini e ricevute presentati dalla Minetti, alla quale vengono contestate spese per 19.651 euro. Tra le voci anche l'acquisto del libro Mignottocrazia, pranzi e cene (soprattutto in ristoranti giapponesi). La Procura di Milano ha chiesto di archiviare la posizione di 20 ex assessori, tra cui Raffaele Cattaneo (Infrastrutture), Romano La Russa (Industria) e Stefano Maullu (Protezione civile), ritenendo che "le spese" da loro sostenute fossero "da un punto di vista formale sostenute da giustificazioni adeguate fornite dall'amministratore prima della presentazione di richiesta del rimborso".

L'ex presidente del consiglio regionale Davide Boni, come si legge nelle carte, sebbene "dal 2003 avesse trasferito la sua dimora abituale e il suo domicilio a Milano", avrebbe fatto credere alla Regione di vivere ancora a Sabbioneta (Mantova) "e da quel comune di raggiungere abitualmente il consiglio". Per tanto si è fatto liquidare a titolo di "spese trasporto" fra il 2003 e il 2011 oltre 32mila 300 euro. E poi "dichiarando in data 2/11/2010, contrariamente al vero, di aver fatto rinuncia al servizio di autista fornito da Regione Lombardia, si faceva liquidare, in virtù di una delibera di presidenza emanata dallo stesso Boni, 6mila 484 euro per il 2010 e il 2011".
Giulio Boscagli, come consigliere ed ex capogruppo del Pdl, è accusato per spese per oltre 20mila euro, tra cui 250 euro per "una corona di fiori per defunta", 2mila 800 euro per 120 bottiglie di vino acquistate in due round e in due anni diversi, probabilmente come doni natalizi, 164,40 euro per "il necrologio di Rosa Bossi Berlusconi", la madre dell'ex presidente del consiglio, e anche 6,45 euro per "spesa alimentare (tonno-insalata- mais e Coca-Cola)".
E se le persone sotto inchiesta sono in gran parte dell'allora maggioranza di centrodestra, l'avviso di conclusione indagine riguarda anche qualcuno dell'opposizione di centrosinistra. A Chiara Cremonesi, allora capogruppo di Sel, sono state contestate spese per 84.839: si va dai Waferini e Viennesi Armonia, a 101 euro per salumi vari; da un necrologio per 353,40 a fiori per 50 euro fino a molti rimborsi per il carburante o biglietti ferroviari e per pranzi. Luca Gaffuri, ex capogruppo del Pd, risponde di spese per circa 10mila euro. E il suo compagno di partito Carlo Spreafico di rimborsi non dovuti per 40mila 737 euro.
Nella richiesta di archiviazione, infine, sono spuntate anche le spese dell'Ufficio di presidenza di quando a governare la Lombardia c'era Roberto Formigoni (che non è indagato). Per "un incontro tra il presidente e la consulta degli architetti Bie" avvenuta l'11 marzo del 2009 per un "menù degustazione e vini per 14 coperti" sono stati spesi 2mila 520 euro. Lo stesso giorno al Ristorante Riccione per "un incontro con due parlamentari, un capogruppo di FI, un consigliere della IV commissione e due esperti del mondo accademico" per discutere sull'"inquinamento atmosferico" il conto è stato di 1.067 euro. Il 17 febbraio del 2010 è stata presentata una richiesta di rimborso di 14,50 (come riporta lo scontrino fiscale) "per l'acquisto di olio, aceto e stuzzicadenti per il bar di rappresentanza del presidente" e il 14 giugno 2011 di 1 euro e 59 centesimi sotto la voce "acquisti urgenti" sempre per "il servizio bar di rappresentanza e per l'ufficio del presidente".
Gli altri ex assessori per i quali il procuratore aggiunto Robledo e i pm Paolo Filippini e Antonio D'Alessio hanno chiesto l'archiviazione sono Valentina Aprea (Istruzione), Viviana Beccalossi (Agricoltura), Daniele Belotti (Urbanistica), Giulio Boscagli (Famiglia); Luciano Bresciani (Sanità), Massimo Buscemi (Pubblica utilità), Romano Colozzi (Risorse), Alessandro Colucci (Paesaggio), Andrea Gibelli (Industria), Franco Nicoli Cristiani (Commercio), Lionello Marco Pagnoncelli (Qualità ambiente), Pier Gianni Prosperini (Sport e turismo), Marcello Raimondi (Ambiente), Monica Rizzi (Giovani). Domenico Zambetti (Artigianato) e Massimo Zanello (Cultura). Per nove di questi, tuttavia, la Procura ha chiuso le indagini per le spese effettuate in qualità di consiglieri.
"E' una rapina ai lombardi quella che emerge dai risultati dell'indagine su ex consiglieri e assessori che hanno fatto man bassa di risorse pubbliche non giustificate", afferma in una nota Paola Macchi, portavoce del Movimento 5 Stelle in consiglio regionale. Macchi sostiene che "per spendere
illecitamente oltre 3 milioni di euro ci vuole un certo impegno e altrettanta dedizione", mentre per il M5S "la politica si può fare meglio e con meno risorse e su questo stiamo dando il buon esempio. Abbiamo rifiutato oltre 2 milioni di euro di contributi elettorali e restituiremo l'extrastipendio: attendiamo che la casta restituisca ai cittadini il bottino di anni di illeciti".


venerdì 7 marzo 2014

PRIVATIZZAZIONI

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L'articolo preso da Senza Soste parla dell'ondata delle privatizzazioni che stanno giungendo per asfaltare tutto quello che i servizi pubblici in Italia hanno fatto fino a una quindicina di anni fa,da quando le forze capitaliste private hanno cominciato passo dopo passo ad impossessarsi e a rilevare le società dello Stato con la falsa campagna ideologica sull'inefficienza del pubblico.
Sarà semmai il contrario visto che fino ad ora alcuni servizi passati dal pubblico al privato hanno visto tagli drastici d'investimento e di personale che non solo hanno ridotto notevolmente l'efficacia dei servizi forniti alla collettività ma che hanno anche fatto lievitare i costi di tali servigi.
L'inizio della fine degli enti locali,che come proposto e promesso dall'Europa partono da quelli più prossimi alla gente e che riguardano sindaci ed amministratori dei territori comunali e provinciali,è cominciato dal patto di stabilità e di crescita interno,proseguito con la spending review e dal fiscal compact e per ora terminato con l'introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione.
Tutti questi termini ed azioni le hanno volute la comunità europea affiancata dalle lobby bancarie e finanziare che speculano sulla crisi che hanno creato loro,ed assieme alla speculazione edilizia che continua negli anni a cementificare il suolo(con gli amministratori locali che sono invogliati a consegnare lotti di terreno agli imprenditori)e al sorgere delle grandi opere e dei grandi eventi stanno praticamente azzerando dalla base la capacità decisionale di un'intera società in materia politica ed economica.
Considerando la Cassa Depositi e Prestiti il braccio operativo di tutto questo sistema gli ultimi rappresentanti dello Stato,ovvero sindaci e amministratori locali,devono decidere se chinare la testa e sottostare ad essere gli esecutori delle richieste di Fmi,Bce e comunità europea oppure essere i primi portavoce del dissenso verso tali inviti e ricatti.
Se il secondo caso non dovesse accadere è allora il popolo a doversi sollevare per riottenere i beni comuni che sempre più in fretta gli stanno scivolando dalle dita.


La guerra sporca agli enti locali.


1-La querelle nata in questi mesi – e divenuta drammatica in questi giorni- intorno al decreto cosiddetto “Salva Roma”, dimostra come uno dei nodi cruciali della guerra alla società, dichiarata dalle lobby finanziarie con la trappola della crisi del debito pubblico, veda da subito al centro gli enti locali, i loro beni e servizi, il loro ruolo. Infatti, poiché l’enorme massa di ricchezza privata prodotta dalle speculazioni finanziarie, che ha portato alla crisi globale di questi anni, ha stringente necessità di trovare nuovi asset sui quali investire, è intorno ai beni degli enti locali che le mire sono ogni giorno più che manifeste.
2. Già nel rapporto “Guadagni, concorrenza e crescita”, presentato da Deutsche Bank nel dicembre 2011 alla Commissione Europea, si scriveva a proposito del nostro Paese : “ (..) I Comuni offrono il maggior potenziale di privatizzazione. In una relazione presentata alla fine di settembre 2011 dal Ministero dell’ Economia e delle Finanze si stima che le rimanenti imprese a capitale pubblico abbiano un valore complessivo di 80 miliardi di euro (pari a circa il 5,2% del PIL). Inoltre, il piano di concessioni potrebbe generare circa 70 miliardi di entrate. E questa operazione potrebbe rafforzare la concorrenza. (..) Particolare attenzione deve essere prestata agli edifici pubblici. La Cassa Depositi e Prestiti dice che il loro valore totale corrente arriva a  421 miliardi e che una parte corrispondente a 42 miliardi non è attualmente in uso. Per questa ragione potrebbe probabilmente essere messa in vendita con relativamente poco sforzo o spesa. Dal momento che il settore immobiliare appartiene in gran parte ai Comuni, il governo dovrebbe impostare un processo ben strutturato in anticipo. (..) Quindi, secondo le informazioni ufficiali, il patrimonio pubblico potrebbe raggiungere in valore complessivo di 571 miliardi, vicino al 37% del PIL. Naturalmente, il potenziale può anche essere ampliato.”
3. La spoliazione degli enti locali è naturalmente avviata da almeno un quindicennio e vi hanno concorso diversi fattori. Il primo è stato il Patto di Stabilità e Crescitainterno, ovvero le diverse misure, annualmente stabilite, per far concorrere gli enti locali agli obiettivi di stabilità finanziaria decisi dallo Stato in accordo con l’Unione Europea. Quel patto ha visto in una prima fase una durissima contrazione delle possibilità di assunzione del personale da parte degli enti locali, riducendone drasticamente la qualità del servizio e contribuendo in questo modo a costruire una campagna ideologica sull’inefficienza del “pubblico”; in un secondo momento è finita sotto attacco la possibilità e la capacità di investimento da parte degli enti locali che, con l’alibi di non doversi indebitare, sono stati costretti e ridurre al lumicino le opere da realizzare; infine, nell’attualità, perfino la capacità di spesa corrente trova draconiane limitazioni, mettendo definitivamente a rischio il funzionamento stesso degli enti locali. Classificati da ora in avanti in “virtuosi” e “non virtuosi”, gli enti locali saranno costretti, per entrare nella prima categoria, ad aumentare le tasse locali e le tariffe, a ridurre ulteriormente l’occupazione, a dismettere il patrimonio pubblico e a privatizzare i servizi pubblici locali.
4. Il secondo fattore è dovuto alla spending review, ovvero i drastici tagli lineari che, anziché riorganizzare la spesa eliminando gli sprechi e le corruttele, comportano un’automatica riduzione di tutti i servizi erogabili senza alcuna scala di priorità e senza la benché minima programmazione. Il terzo fattore è stata l’approvazione del Fiscal Compact, ovvero l’obiettivo sottoscritto in sede europea di portare entro venti anni al 60% il rapporto debito/pil che oggi è pari al 133% . Ciò significa annualmente una riduzione secca di tale rapporto del 3,3% , con un costo di oltre 50 miliardi/anno. Se a questo si aggiunge l’introduzione del pareggio di bilancio nella Costituzione –di fatto, la costituzionalizzazione della dottrina liberista- il quadro è decisamente chiaro.
5.La tesi qui sostenuta è che l’attacco agli enti locali sia sistemico e abbia come ultimo obiettivo la scomparsa della funzione pubblica e sociale dell’ente locale, come sin qui lo abbiamo conosciuto, trasformandone il ruolo da erogatore di servizi per la collettività a facilitatore dell’espansione della sfera di influenza dei capitali finanziari e da garante dell’interesse collettivo a sentinella del controllo sociale delle comunità. Una trasformazione autoritaria necessaria per permettere, attraverso la drastica riduzione della democrazia di prossimità, la totale spoliazione dei beni comuni delle comunità locali. Per queste ragioni, l’ente locale è destinato a diventare uno dei luoghi fondamentali dello scontro sociale nei prossimi mesi.
6.L’insieme di draconiane misure nei confronti degli enti locali ha un unico scopo: metterli con le spalle al muro dal punto di vista economico per persuaderli/obbligarli ad un gigantesco percorso di espropriazione e di privatizzazione, consegnandone beni e patrimonio alle lobby bancarie e finanziarie Un processo che avviene attraverso diversi ma convergenti percorsi. Cosa posseggono infatti gli enti locali? Territorio, patrimonio e servizi, ed è su questi che si sta giocando, e sempre più lo si farà nel prossimo periodo, la guerra contro la società.
7.Il territorio è da tempo strumento di valorizzazione finanziaria, in due diverse modalità di scala. La prima attraverso la continua cementificazione del suolo, favorita da una norma, da anni reiterata in Parlamento, che consente di utilizzare gli oneri di urbanizzazione per la spesa corrente dei Comuni : in pratica, anche solo per garantire l’ordinario funzionamento dell’ente locale, gli amministratori sono invogliati a consegnare porzioni di territorio alla speculazione immobiliare, arrivando al paradosso che, mentre fino a qualche anno fa erano i costruttori a fare la questua negli uffici comunali per ottenere cambi di destinazione d’uso di terreni, oggi sono i sindaci a inseguire i costruttori per poter firmare convenzioni che consentano di mettere in cassa i relativi oneri. La seconda è quella dei grandi eventi e delle grandi opere : che siano basi militari (Muos di Catania, Dal Molin di Vicenza), che siano mega-progetti infrastrutturali (Tav, Ponte sullo stretto, 35 nuovi progetti autostradali) o “eventi” (Giubileo di Roma, Expo di Milano), l’unico obiettivo è la consegna del territorio alla valorizzazione finanziaria e alla speculazione immobiliare.
8.Il patrimonio pubblico in mano agli enti locali ha, come abbiamo visto, dimensioni enormi (421 miliardi). La sua svendita, cominciata da tempo, è oggi considerata da Governo e Sindaci un vero e proprio piano strategico e, attraverso l’alibi della crisi del debito pubblico, sono ormai in adozione in tutti i Comuni piani di dismissione all’unico scopo di fare cassa. Anche i servizi pubblici locali sono da molto tempo sotto attacco e a rischio privatizzazione. Su questo terreno, come anche Deutsche Bank nel suo rapporto citato all’inizio ha dovuto riconoscere, la straordinaria vittoria referendaria del movimento per l’acqua nel giugno 2011 ha complicato molto i piani, senza tuttavia far desistere le grandi lobby finanziarie.
9. Cassa Depositi e Prestiti, ovvero l’ente (ora SpA, con all’interno le fondazioni bancarie) che raccoglie il risparmio postale (240 miliardi) di quasi 24 milioni di persone, è il vero e proprio braccio operativo di questo processo. Cassa Depositi e Prestiti interviene infatti sulla valorizzazione finanziaria del territorio, finanziando direttamente, o attraverso F2i(Fondo per le infrastrutture, partecipato al 16% da Cdp), molte delle grandi opere, in particolare autostradali, in corso o in progetto nel nostro Paese; così come, attraversoFIV(Fondo Investimenti per le Valorizzazioni) di CDPI sgr si propone agli enti locali come partner ideale per la valorizzazione degli immobili da immettere sul mercato, fissandone un prezzo ed impegnandosi ad acquisirli, qualora dopo bando l’ente locale non riesca a venderli (FIV comparto Plus) o acquisendoli direttamente (FIV comparto Extra); altrettanto determinante è il ruolo assunto da Cdp nei processi di privatizzazione dei servizi pubblici locali, essendo da tempo impegnata attraverso F2i(Fondo per le infrastrutture) da una parte e FSI(Fondo strategico Italiano, interamente controllato da Cdp), in operazioni di ingresso nel capitale sociale delle aziende di gestione del servizio idrico e dei servizi pubblici locali per favorirne fusioni societarie e il rilancio in Borsa.
10. Se il luogo dello scontro sociale del prossimo periodo sarà dunque l’ente locale, il nodo intorno al quale si dipanerà sarà quello del ruolo di Cassa Depositi e Prestiti. Se sotto attacco è la stessa funzione sociale degli enti locali come luoghi di prossimità degli abitanti di un territorio, altrettanto sotto scacco è l’utilizzo della ricchezza sociale prodotta nel Paese, in particolare quella del risparmio postale dei cittadini, che invece di essere utilizzata per gli investimenti volti al soddisfacimento dei bisogni sociali e ambientali delle comunità locali, viene interamente indirizzata come leva per l’espansione dei mercati finanziari e finalizzata all’espropriazione dei beni comuni. Si comprende meglio, a questo punto, anche il senso profondo della progressiva riduzione degli spazi di democrazia, che vede nell’accentramento istituzionale da una parte e in una furbesca campagna contro la “casta” e relativa riduzione della rappresentanza dall’altra, il progressivo distanziamento dei luoghi della decisionalità collettiva dalla vita concreta delle persone. L'obiettivo è chiaro : se ciò che è in atto è un mastodontico processo di spoliazione delle comunità locali, diviene necessario rendere loro sempre più ardua qualsiasi forma di organizzazione e di protesta, trasformando in rassegnata solitudine quella che potrebbe altrimenti divenire lotta per la riappropriazione sociale.
11. Oggi sindaci e amministratori sono posti di fronte ad un bivio senza zone d’ombra : devono decidere se essere gli esecutori ultimi di un processo di privatizzazione che dalla Troika discende verso i governi e scivola giù fino agli enti locali o se riconoscersi come i primi rappresentanti degli abitanti di un determinato territorio e porsi in diretto contrasto con quei processi. Ma, indipendentemente dalla consapevolezza dei propri sindaci e amministratori, le donne e gli uomini di ogni comunità locale di questo Paese devono sapere che la lotta collettiva e generalizzata contro la trappola del debito, per una nuova finanza pubblica e sociale, per la riappropriazione sociale dei beni comuni, è interamente nelle loro mani. E che da essa dipende il destino della democrazia reale.
 Marco Bersani (Attac Italia)
marzo 2014

giovedì 6 marzo 2014

LE RIFORME MESTRUALI DI RENZI



Matteo Renzi Riforme mestruali
Nella campagna elettorale che alla fine non c'è mai stata ma che ha visto Renzi vincitore,si è parlato di una riforma al mese come promessa e minaccia,dipende da come la si guarda,e tale proclama potrebbe vedersi attuato dopo l'insediamento del plurincaricato fiorentino nelle prossime settimane.
Memore di slogan come "un milione di posti di lavoro"o il"meno tasse per tutti"ecco che Renzi cita l'ex premier Berlusconi con cui ha condiviso il metodo mediatico di sapersi far conoscere,e ricordandoci del recente passato(vedi Fornero e Gelmini),le riforme sono capaci di farle tutti,soprattutto quelle di merda.
La minaccia riformista di Renzi dovrebbe toccare dapprima la legge elettorale passando per il lavoro(col famigerato job act,vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/02/tra-il-testo-unico-ed-il-job-act.html )e toccando pure la scuola e a breve la sanità,con un bagaglio ricco di privatizzazioni a condire il tutto.
Sono proprio riforme mestruali,e aspettando la riforma del mese dopo dovremmo munirci di sostanziali precauzioni contraccettive per scongiurarle il più a lungo possibile:tutto ciò è il dialogo immaginario ma non troppo messo in prosa dell'articolo di Don Zauker(http://donzauker.it/2014/02/28/riforme-mestruali/ )e propongo in aggiunta un commento di Senza Soste(http://www.senzasoste.it/politica/renzi-e-il-lavoro-dei-padroni )in materia di lavoro.

Riforme mestruali.

- “Aveva promesso una riforma al mese, come le mestruazioni. Mi sembra che febbraio sia già saltato. Forse conviene prendere un test di gravidanza?”
- “Ma dai, non fare lo stronzo, a febbraio era impossibile che facesse qualche riforma, c’era troppo poco tempo.
- “In effetti… però lo aveva detto. Va bene, allora aspettiamo il ciclo di marzo. Cosa dovrebbe essere, il lavoro?”
- “Sì, ma non stare a fissarti con le date, quello era uno slogan elettorale…”
- “Elettorale?! Ma se non c’è stata nessuna elezione?!”
- “Sì, insomma, uno slogan pubblicitario per fare presa sulla gente distratta che ascolta solo i titoli delle notizie, senza approfondire.”
- “Ah, un po’ come: Meno tasse per tutti o Un milione di posti di lavoro.
- “Sì, ma ecco, cioè… via, Renzi è diverso, non vorrai mica paragonare Renzi a Berlusconi.”
- “Sarà anche diverso, però usa gli stessi metodi di costruzione del consenso e in certi ambienti la forma è anche la sostanza.”
- “…”
- “E, a questo proposito, mi piacerebbe vedere anche la stostanza. Perché a fare le riforme a cazzo son buoni tutti, guarda la Gelmini o la Fornero, per esempio.”
- “Ma non dirai mica che erano meglio D’Alema, Veltroni, Bersani?…”
- “Ci mancherebbe altro! Se adesso ci ritroviamo Renzi è principalmente colpa loro!”
- “Quindi?”
- “Aspettiamo di vedere cosa succede il prossimo mese. E nell’attesa, usiamo le protezioni.”

mercoledì 5 marzo 2014

GLI USA DIETRO IL TRIANGOLO RUSSIA,CRIMEA ED UCRAINA

Ukraine: le nazi Arseni Iatseniouk désigné Premier ministre
L'articolo proposto oggi ritorna sulla questione riguardante l'Ucraina e lo fa con un bell'intervento di Silvestro Montanaro sul sito di"Contro la crisi",ed è la naturale successione del post di quasi due settimane fa(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/02/caos-ucraina.html )quando Kiev stava vivendo attimi di vera e propria guerra con la maggioranza dei nazionalisti e dei fascisti in piazza armati di tutto punto che assaltavano i luoghi del potere dell'ex regione sovietica.
Infatti ora sotto la lente d'ingrandimento internazionale,e quando dico questo termine intendo soprattutto Usa ed Europa visto gli enormi interessi in gioco,vi sono la Crimea e la Russia,con la prima zona della nazione Ucraina che storicamente è abitata da russi e che è stata associata all'Ucraina già cinquant'anni fa solo per motivi amministrativi.
Come ribadito dall'articolo di certo nemmeno io sono un estimatore di Putin e di Yanukovych il corrotto,ma la presunzione e l'arroganza di Ue ed Usa sul fatto che la Russia abbia invaso la Crimea è da vergogna così come sono patetici i maggiori organi d'informazione servi degli Stati Uniti e della politica d'austerità europea.
L'Ucraina è terra di lavoro a basso costo,sotto il suo suolo corrono gasdotti ed oleodotti di primaria importanza per la vita economica uropea ed inoltre è lo sbocco della Russia verso il Mediterraneo,quindi si evince che sia un punto strategico enorme per gli interessi di molti.
In un paese dove i fascisti sono gli unici a voler entrare in Europa mentre da tutti gli altri paesi europei ne vogliono uscire,in Ucraina si starà economicamente e socialmente sempre peggio,ed i debiti che riusciranno ad accumulare peseranno necessariamente sulle spalle dei paesi membri già dilaniati dai loro,con un impoverimento ulteriore europeo che farà sfregare le mani ai soli Usa e ai soliti avvoltoi speculatori che hanno già fatto milioni di Euro e di Dollari grazie alla crisi mondiale.


A PROPOSITO DI INVASIONI ED INVASORI

Su quel che accade in Ucraina socializziamo questo commento del giornalista Silvestro Montanaro, autore del bel programma Rai "C'era una volta", raro caso di informazione e approfondimento fuori dal coro purtroppo cancellato dal palinsesto.
La Crimea è russa. Lo è storicamente, culturalmente, economicamente. Fa parte intimamente della leggenda della Grande Madre Russia. E' sul suo sangue, nella resistenza durata quasi un anno, all'invasione nazista che si decidono le sorti della Seconda Guerra Mondiale, della stessa Russia e della libertà nel mondo. La sua annessione all'Ucraina negli anni sessanta fu puro fatto amministrativo, non rivendicazione autonoma di un popolo.
La cagnara dei media occidentali, serva e bugiarda come al solito, totalmente nelle mani dei potenti della grande finanza, racconta in queste ore che la Crimea è stata invasa dai russi. Parla di violazioni, minaccia guerre e sfracelli, una nuova Guerra Fredda.
L' "occupazione" è avvenuta in poche ore, meno di un giorno. Senza una sola vittima, un solo ferito ed un solo sparo. La "terribile violenza" vede la gente del territorio "occupato" in festa. Uomini e donne che si definiscono russi, perché russi sono e tali vogliono restare. La diplomazia occidentale promette di liberarli. Loro, lo hanno già fatto. E, nel caso, sono pronti a battersi contro i "liberatori".
Non ho particolari simpatie per Putin e, meno ancora, per il deposto presidente dell'Ucraina. Ciò detto e chiarito, la partita che si è giocata e si continua a giocare sull'Ucraina ha fino in fondo i tratti della politica da western tipica del peggior Pentagono e del Dipartimento di Stato americano. Una politica folle ed avventurista che già tanti danni ha provocato nel mondo. Una politica che in questi giorni ha conclamato un nuovo principio che fa maledettamente a pugni con tutte le basi di ciò che è democrazia. Da pochi giorni, infatti, i governi non si cambiano grazie a libere elezioni, ma a spallate di piazza. E che piazza, poi, nel caso ucraino. La peggior feccia del nazionalismo, del fascismo e dell'oligarchia ladrona ha nei fatti operato un golpe armato e violento. Se il presidente deposto era un farabutto, chi lo sostituisce veste gli stessi sporchi panni.
In un colpo solo, nella mente folle di chi ha spinto sull'acceleratore della crisi ucraina, si volevano cogliere più ed impossibili obiettivi. Conquistare un territorio ricco di manodopera a basso costo, prendere il controllo dei gasdotti ed oleodotti che da lì passano, azzerare il condizionamento russo sulle politiche europee, annientare lo sbocco russo sui mari caldi e quindi tutta la sua influenza sul Mediterraneo e sul medio Oriente, mettere in crisi l'influenza del Cremlino sull'intero Caucaso. Insomma, si voleva cambiare il mondo, in un colpo solo. Follia. A Putin è stato sufficiente raccogliere la richiesta di aiuto che veniva dalla parte russa dell'Ucraina, spaventata dalla strana congerie golpista al governo di Kiev, per parare il colpo.
Seguiranno settimane e mesi di gelo internazionale e nuovi conflitti. A pagarne il prezzo saranno soprattutto gli europei che da un deterioramento dei rapporti con la Russia hanno molto da perdere. Ma forse era questo l'obiettivo vero degli strateghi a stelle e strisce. E pagherà un prezzo amarissimo il popolo ucraino. Il paese è alla bancarotta e da questa non lo salveranno certamente i nuovi banditi ora al potere.Anzi. La crisi ucraina si riverserà sull'Europa che di problemi ne aveva già tanti. Un risultato straordinario per chi da anni sogna di far bottino sulla crisi dell'eurozona.
Intanto, saremo costretti a sorbirci la retorica prezzolata sull'invasione russa della Crimea. La stessa retorica prezzolata che ha salutato come guerra umanitaria la distruzione prima dell'Iraq, poi della Libia. Quelle non erano invasioni? Un milione di morti e paesi rasi al suolo ed in ogni senso. Che schifo.
E sopporteremo il tutto in attesa di una nuova sapiente spallata, quella che deponendo il governo venezuelano, restituirà agli Stati Uniti il controllo del suo cortile di casa, il Sudamerica. Lì, purtroppo, a costo di tanto sangue perché i chavisti,che pure hanno i loro torti, non accetteranno a cuor leggero un golpe modello ucraino.
E' troppo sperare che la costruzione della democrazia nel mondo, perché sia veramente tale e non lurida affermazione dell'arroganza di poteri occulti, sia liberata dai cowboys?

martedì 4 marzo 2014

BILBAO CONTRO LA TROIKA



Le proteste che hanno visto violenti scontri a Bilbao ieri in occasione del Global Forum Spain,che ha visto l'arrivo dei maggiori protagonisti a livello mondiale della crisi che attanaglia non solo l'Europa ma il mondo intero,sono state tarpate dall'intervento massiccio di forze di polizia cha hanno ferito ed arrestato alcuni manifestanti.
Questo forum che ha visto confluire assieme i desideri non solo della borghesia basca con quella spagnola(col FMI in prima linea),è stato organizzato in una data storica per quanto riguarda la vita dell'Euskal Herria:infatti nel 1976 a Gasteiz furono uccisi a parte della polizia fascista spagnola cinque manifestanti che avevano partecipato ad un corteo per le rivendicazioni in materia di diritti del lavoro.
Ieri la grande manifestazione organizzata da realtà politiche come Sortu e quelle sindacali come Lab ed Ela unite nella piattaforma Gune assieme ad altre parti sociali,ha avuto come scenario le vie della città basca fino al quasi inaccessibile museo Guggenheim sede del forum degli strozzini dell'Europa.

#TroikaGoHome. Migliaia di persone in strada a Bilbao

Migliaia di persone hanno manifestato questa mattina per le strade di Bilbao in occasione del Forum Globale di Spagna 2014 al quale partecipano numerosi leader economici e impresariali. La società basca ha quindi percorso le principali strade di Bilbao per contestare l'auterity imposta dall'Unione Europea e dal Fondo Monetario Internazionale e il favoreggiamento rispetto a queste misure che c'è da parte dei vari rappresentanti degli organismi che si incontreranno in questi due giorni a Bilbao.
Due spezzoni sono partiti contemporaneamente da piazza Sagrado Corazon e da piazza Arriaga, per poi unirsi in piazza Eliptica, a ridosso del museo Guggenheim, dove si sta svolgendo il Forum Globale.

A prendere parte alla manifestazione -convocata dalla piattaforma Gune che riunisce numerose organizzazioni sociali e sindacali- numerosi lavoratori, precari, componenti giovanili e molti di quei soggetti che vivono sulle loro spalle il prezzo delle misure anti-crisi imposte dal governo spagnolo negli ultimi anni.

Durante il percorso della manifestazione, in una delle vie principali della città, la rabbia è esplosa passando sotto le sedi delle diverse istituzioni spagnole e molte succursali bancarie e vetrine di multinazionali commerciali sono state attaccate.

La manifestazione ha successivamente continuato il suo percorso, fino a quando le minacce della polizia con il fine di interrompere la manifestazione hanno inizialmente raggiunto l'obiettivo. Dopo poco però diverse centinaia di persone si sono concentrate in piazza Euskadi, con la presenza di 14 blindati della polizia che ha caricato bruscamente i manifestanti, detenendone alcuni (tra cui un uomo di 42 anni e un giovane di 19) e ferendone molti altri.

Verso le 13 il presidio si è sciolto, dando appuntamento per le 19 di questa sera sempre a Bilbao. Anche la città di Gasteiz ha deciso di dare un appuntamento per la stessa ora.

sabato 1 marzo 2014

AZIONE DEI COMPAGNI ANTIFASCISTI ROMANI

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Bella l'iniziativa dei compagni antifascisti romani che hanno voluto dire la loro sulla possibilità,sulla volontà di concedere spazio ad un incontro di alcuni rappresentanti nazionali di quattro partiti neofascisti europei in un convegno che oggi si sta tenendo presso il Pineta Palace Hotel.
Sono stati recapitati presso l'atrio dei topolini(spero che non si siano fatti male)e del letame,oltre ad un po' di vernice spray visto che lo stesso hotel non ha avuto problemi ad ospitare ratti e merda provenienti da Italia,Francia,Spagna e Regno Unito.
Le organizzazioni neofasciste e neonaziste presenti sono protagoniste di svariate aggressioni contro immigrati,comunisti,antifascisti e omosessuali,oltre al fatto che hanno rivendicato e protetto assassini di persone come Pavlos Fyssas ,Carlos Palomino e Clement Meric.
Una visita l'avrei fatta pure al comune di Roma che ha permesso questo scempio di meeting di stronzi che portano avanti l'ideologia della razza superiore piena di odio e di violenza contro il diverso,riunitesi per organizzarsi in vista delle imminenti elezioni politiche europee:articolo preso da Infoaut.

Roma: sanzionato l'albergo ospitante il meeting di Forza Nuova.


Oggi nell'albergo Pineta Palace Hotel si terrà il meeting transnazionale dei partiti neofascisti europei: Forza Nuova, Alba Dorata (Grecia), British National Party (Gran Bretagna) e Democracia Nacional (Spagna). Quattro associazioni che tentano di portare avanti la loro stomachevole ideologia, promuovendo violenze contro migranti, antifascisti e militanti politici. Nella serata di giovedì 27 gli antifascisti e le antifasciste di Roma hanno sanzionato la sede del meeting, ribadendo ancora una volta che non ci sarà mai nessun spazio per i fascisti.


Riportiamo di seguito il comunicato:

Sabato 1° marzo il Pineta Palace Hotel ospiterà una kermesse organizzata dal partito neofascista Forza nuova. Gli ospiti previsti sono rappresentanti di Alba dorata (Grecia), del British National Party (Gran Bretagna) e Democracia Nacional (Spagna): il fior fiore del neonazismo e del razzismo europei. In vista di questo appuntamento, nella serata di giovedì 27 una trentina di antifasciste e antifascisti roman* ha sanzionato simbolicamente l’hotel Pineta Palace: vista la loro disponibilità a ospitare sabato prossimo merda e ratti, abbiamo pensato che portargli in dono un po’ di sterco di cavallo e qualche decina di topolini vivi non avrebbe potuto fargli piacere. La vernice ha poi portato un po’ di colore in un ambiente triste e tetro. Forza nuova, Alba dorata, British National Party, Democracia National. Si tratta di quattro formazioni accesamente razziste e fieramente neonaziste, autrici di violenze contro immigrati, contro antifascisti, contro militanti politici e lavoratori. Come dimenticare, infatti, gli attacchi di Forza nuova contro concerti e luoghi di ritrovo antifascisti o gli assalti alle moschee e alle comunità musulmane incitati e promossi dall’islamofobo British National Party? Come dimenticare l’omicidio l’11 novembre 2007 dell’antifascista sedicenne Carlos Palomino, accoltellato in metropolitana a Madrid da un neofascista che si stava recando a una manifestazione di Democratia Nacional? Come scordarci che Democracia Nacional ha sempre difeso questo assassino, infangando la memoria di Carlos e facendo illazioni sulla sua famiglia? Come dimenticare l’omicidio, il 17 settembre scorso, del rapper antifascista Pavlos Fyssas, noto col nome di Killah P, accoltellato al cuore e all’addome nel quartiere operaio di Keratsini (Atene) da alcuni militanti di Alba dorata?
Queste quattro formazioni si incontreranno sabato a Roma, probabilmente decise a cercare una strada comune in vista delle prossime consultazioni per il parlamento Ue. Del resto, la vicinanza tra il leader di Forza nuova Roberto Fiore e quello del British National Party Nick Griffin risale agli anni ’80, quando il primo era latitante a Londra perché ricercato in Italia nell’ambito delle indagini per la strage della stazione di Bologna: insieme diedero vita, allora, a una nuova formazione neofascista, l’Internazionale Terza Posizione (ITP). Qualcosa che si vuole riproporre come cartello per le prossime elezioni europee?
Merda, topi, vernice e un po’ di disordine: è solo il minimo che può accadere – e continuerà ad accadere – a quanti decideranno di ospitare tali kermesse. Con Carlos, Pavlos, Renato, Dax nel cuore... noi non dimentichiamo, noi non perdoniamo!

Antifascisti e antifasciste di Roma