martedì 19 febbraio 2013

BYE BYE SCUOLA DI CIELLE

L'epilogo è di quelli che giravano nell'aria dopo le ultime notizie che vedevano l'amministrazione comunale di Crema avanzare proposte in merito alla riqualificazione di un'opera mai finita(!)(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/02/le-balle-di-formigoni-su-crema.html e relativi links)e che dopo gli scandali riguardanti i vertici della regione Lombardia partendo da Formigoni arrivando ai finanziamenti pubblici a ospedali,cliniche e scuole targate Cielle,hanno portato alla parola FINE al progetto dell'ecomostro dei Sabbioni,a Crema.
Infatti la costola di Comunione e Liberazione che aveva in mano l'affare scuola-privata foraggiata da denaro-pubblico,ovvero la Fondazione Charis,da ieri è in liquidazione volontaria visto che di soldi pubblici,dopo tutti gli scandali venuti alla luce e che molti già sapevano da anni,me compreso,non ne percepiranno più,almeno fino a quando la labile memoria italiana si ricorderà di queste storie.
Il primo dei due articoli di Crema on-line proposti parla proprio dell'ultim'ora mentre l'altro era già in preventivo per questo blog in quanto Rete Scuole di Crema aveva fatto un sunto dei fatti che avevano portato alla nascita di questa"creautra"abortita molto presto,e fortunatamente aggiungerei:vediamo adesso che cosa si farà di questa megacostruzione,sperando proprio che torni utile all'intera collettività e non ad un ristretto numero di prescelti così come il primo progetto del"Campus Valcarenga"avrebbe voluto.
 
Crema. Scuola di CL addio, Fondazione Charis in liquidazione volontaria per far fronte ai debiti. Comune e Provincia cercano soluzioni
di Andrea Galvani
(direttore@cremaonline.it)
Crema - La notizia era nell'aria, ma le indiscrezioni hanno raggiunto l'ufficialità ed un risvolto clamoroso. Nella giornata di ieri la Fondazione Charis ha comunicato all'amministrazione comunale di Crema "la decisione di desistere dalla ripresa delle attività per la realizzazione dell’opera denominata Campus Valcarenga. Contestualmente, ha comunicato la messa in liquidazione volontaria della medesima Fondazione, allo scopo di alienare il patrimonio per fare fronte agli impegni economici già sottoscritti".

Cambio di programma
Come si legge in un documento ufficiale diramato dall'ufficio di staff del sindaco Stefania Bonaldi "l’informativa è stata immediatamente trasmessa dal Comune di Crema a Regione Lombardia e segue di pochi giorni la delibera della giunta comunale dell’11 febbraio 2013 che prendeva invece atto del nuovo cronoprogramma e della dichiarata ripresa dei lavori nel prossimo mese di marzo".

Il recupero dell'esistente
L’amministrazione Comunale, a fronte di quanto comunicato dalla Fondazione Charis, "intende prendere immediati contatti con la Provincia di Cremona e con la Regione al fine di tentare ogni possibile azione per potere recuperare quanto sinora realizzato e reimpiegarlo a beneficio della formazione scolastica superiore del nostro territorio".

LINKS:
Crema. Scuola di CL, vertice in Comune (archivio Crem@online
Le indagini di Rete Scuole "per far chiarezza sullo stato dei lavori di costruzione"
Cantiere fermo da oltre 1 anno

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Retescuole ripercorre le tappe della nascita della scuola di Cielle a Crema: “Formigoni smentisce in tv? Questa è la vera storia del regalo da 1 milione di euro”
di Emanuele Mandelli
Crema - Il commento dei Roberto Formigoni che smentisce di aver finanziato una scuola di Cielle a Crema, andato in onda durante la trasmissione di La7 L’aria che tira di alcuni giorni fa scatena una dura presa di posizione di Retescuole Crema.

Il coraggio di smentire
“Il governatore”, scrivono in un comunicato, “ha avuto il coraggio di affermare che la regione Lombardia, non ha mai finanziato la costruzione di alcuna scuola privata. La trasmissione mostrava le immagini dell’istituto di viale Europa ormai bloccato da più di un anno e sei mesi, mentre il sindaco Stefania Bonaldi e una rappresentante di ReteScuole Crema spiegavano in modo sintetico ciò che è accaduto”.

Una storia iniziata nel 2008
Per chiarezza e memoria Retescuole fa un riassunto della questione: “ricordiamo a tutti i fatti: il 26 marzo 2008 l’allora sindaco di Crema, Bruno Bruttomesso segnala un fabbisogno di finanziamento di una scuola. 14 milioni è il costo complessivo dichiarato, 9,5 milioni sono le risorse proprie della Charis (vicino a C.L.), 4,5 i milioni richiesti tramite una legge regionale”.

Due giorni per approvare
“Dopo due soli giorni i rappresentanti della Regione Lombardia, tra cui l’assessore cremasco Gianni Rossoni, del Comune di Crema e della Fondazione Charis, firmano un protocollo d’intesa che prevede la partecipazione della Regione al finanziamento di un nuovo edificio scolastico. Il 9 aprile 2008 la Giunta regionale approva la delibera”.

Le interpellanze
“Tutto ciò risulta, con estrema chiarezza, dalle numerose interpellanze fatte a livello regionale e comunale, come pure dalla documentazione esaminata accuratamente dal gruppo di lavoro nato per denunciare lo scandalo del finanziamento alla scuola di Comunione e Liberazione. Mentre la scuola pubblica subisce il taglio di 8,5 miliardi e la perdita di 120 mila posti di lavoro, la Regione Lombardia governata da 15 anni da Roberto Formigoni aumenta sempre di più il finanziamento pubblico a chi frequenta la scuola privata”.

La Dote scuola
“A partire dall’anno scolastico 2008/2009 infatti è entrato in vigore il sistema della Dote Scuola, che consente di eludere il divieto di finanziamento pubblico diretto della scuola privata, enunciato dall’articolo 33 della Costituzione, in quanto il contributo economico non viene erogato direttamente alla scuola, bensì alla famiglia dello studente sotto forma di rimborso di una parte della retta scolastica; un tetto di spesa minimo, al di sotto del quale le famiglie non possono nemmeno fare domanda, escludendo di fatto la quasi totalità degli studenti delle scuole pubbliche”.

Il regalo da 1 milione
“In questo modo Formigoni e l’assessore Rossoni regalano oltre ad 1 milione di euro per la costruzione della scuola, l’80% dei suoi fondi per il diritto allo studio agli studenti della scuola privata, che rappresentano soltanto il 9% della popolazione scolastica regionale. Quasi 400 milioni di euro in 9 anni, sottratti dalle tasche dei contribuenti e gentilmente donati al 60% degli studenti delle scuole private”.

lunedì 18 febbraio 2013

ATTACCO FASCISTA A ROVATO

Il breve articolo odierno tratto da Radio Onda d'Urto(http://www.radiondadurto.org/2013/02/17/brescia-vile-attacco-squadrista-al-cs-28-maggio-di-rovato/ )parla dell'attacco fascista avvenuto nella notte tra sabato e domenica ai danno del Centro Sociale 28 Maggio di Rovato(Bs)che avrebbe potuto aver conseguenze molto gravi.
Infatti i soliti noti appartenenti all'estrema destra del territorio,da sempre spalleggiati dai partiti razzisti e fascisti presenti nel bresciano,hanno tentato d'incendiare i locali della struttura lanciando un fumeogeno dopo aver spaccato diversi vetri,aproffittando dell'assenza di compagni all'interno del centro sociale.
Dei danni comunque ci sono stati,e sono vicino a tutte le persone che da anni si sbattono e che portano avanti le iniziative del 28 maggio e che operano nell'ambito territoriale con impegno e successo:a seguire nell'articolo la denuncia del partito di Rifondazione Comunista che ha la ede all'interno dei locali.

BRESCIA: VILE ATTACCO SQUADRISTA AL CS 28 MAGGIO DI ROVATO.

Attacco squadrista stanotte al Centro Sociale 28 maggio di . Poco prima dell’alba e dopo la chiusura del centro, che come ogni fine settimana è stato attraversato da iniziative politiche e sociali, i “soliti sconosciuti” hanno approfittato dell’assenza di compagni e compagne per rompere alcuni vetri dell’ingresso e introdurre un fumogeno che, fortunatamente, non ha provocato un incendio di ampie proporzioni, ma ha comunque provocato alcuni danni. Riportiamo il comunicato diffuso nella giornata di oggi dal partito della Rifondazione Comunista, che ha la propria sede all’interno dello spazio sociale.
Questa notte, probabilmente verso l’alba, sconosciuti sul piano personale, ma certificati come matrice politica, hanno attaccato il Centro sociale 28 maggio di Rovato, rompendo vari vetri e scagliando un ordigno fumogeno all’interno, provocando vari danni ancora da quantificare esattamente, e rischiando di provocare un incendio dalle conseguenze gravissime. Noi continuiamo a segnalare il pericolo e l’incombenza della presenza fascista, il cui attivismo è
sempre più sfacciato e spudorato, e rispetto al quale troppe sono le connivenze e le rilassatezze delle più svariate forze politiche. Nell’esprimere la più ferma condanna del gesto veramente vile, e la più ferma volontà di continuare ad operare nella denuncia e nella pratica democratica in difesa dei più deboli, e dei valori della resistenza antifascista, caratteristiche che hanno sempre caratterizzato il centro sociale 28 maggio, centro che ospita anche la sede locale del Partito della Rifondazione Comunista, rinnoviamo il nostro impegno e la nostra vigilanza antifascista.
Centro Sociale 28 maggio, Partito della Rifondazione Comunista

domenica 17 febbraio 2013

IL PASSAGGIO DA CARNEFICI,A VITTIME ED EROI

L'articolo sottostante preso da Senza Soste parla del day after di una manifestazione di protesta studentesca avvenuta a Bologna e che ha visto scontri tra giovanissimi e celerini:infatti alcuni studenti delle scuole superiori molti dei quali minorenni si sono visti parati di fronte le squadriglie della celere bolognese già protagoniste in negativo di varie mattanza per tutta l'Italia.
Il contributo prende di mira il quotidiano"Repubblica"che con video e pure in edizione cartacea fanno passare per l'ennesima volta i professionisti della violenza in divisa da carnefici a vittime e addirittura ad eroi,in un crescendo di leccaggio di culo di questi sporchi assassini.

Bologna: quando Repubblica fa di un carnefice la vittima.
Il modo in cui Repubblica racconta la protesta di ieri degli studenti medi a Bologna si basa su due dispositivi retorici ben identificabili (guarda il video di Repubblica)
Primo. La trasformazione del carnefice, prima in vittima e poi in eroe (come già accaduto nel caso "Pecorella" in val Susa). Non solo attraverso il video che nelle ultime ore ha avuto larga diffusione in rete: la figura del sovrintendente del VII reparto mobile viene descritta in modo dettagliato sull'edizione cartacea locale con una news tematica in cui son pennellati dettagli più personali sul suo passato ed il suo stato di servizio. La tattica è quella di rendere più umana e presentabile la categoria del celerino, avvicinandolo al lettore e facendo dimenticare il suo ruolo di professionista della violenza (un ruolo scritto in tanti episodi recenti dell'Italia degli anni 00) trasformandolo nel lavoratore del mese. Il suo merito è quello di non aver massacrato degli studenti delle scuole superiori. Metodo ACAB (il film).
Secondo. Di contro e coerentemente, viene compiuta la disumanizzazione dell'avversario, contenuta nelle parole del questore Stingone. Sua opinione è che non meglio precisati "soliti noti" abbiano usato come carne da macello (ovvero scudi umani) dei ragazzini inconsapevoli. Implicitamente quindi, la protesta degli studenti medi viene definita come priva di spessore e legittimità politica: raffigurati come monadi senza cervello e manovrati da occulti burattinai (vigliacchi e codardi perché si servono di ingenui bambocci per i loro scopi), le loro istanze non hanno pertanto alcun valore e non meritano neppure di essere prese in considerazione e discusse. Tanto più se questi studentelli scriteriati si rendono protagonisti dell'orrendo crimine di aver "sfregiato" una torre del 1200 (che in quanto tale rappresenta un patrimonio comune).
Innanzitutto una considerazione di natura storico-estetica: in otto secoli quella torre ha visto scritte, mura divelte e piani tirati giù da guelfi e ghibellini, papisti, repubblicani, bonapartisti, socialisti, fascisti e partigiani. Se un oggetto aspira ad una dimensione "pubblica" si assume il rischio di fare i conti con il suo tempo: il suo valore non sta nei mattoni con cui è costruito ma nella storia che racconta e simboleggia. Ergo non si può affittare una torre del 1200 a Gianfranco Fini e poi scandalizzarsi per una scritta contro il suo partito!
Più importante però è che le parole del questore e dei pennivendoli di Repubblica sono smentite dai fatti.
Innanzi tutto perché è nota la brutalità di cui i reparti mobili della celere si macchiano da anni. E se nel nostro paese davvero esistesse una "società civile" - di che si tratta poi, un giorno qualcuno dovrà spiegarcelo - questa, invece che invocare a gran voce i numeri identificativi sui caschi degli sbirri, dovrebbe semmai affermare con forza che è giusto scendere in piazza col casco. E per un motivo molto semplice: perché la celere in Italia negli ultimi quindici anni, forse di più, ha dimostrato di essere un corpo di polizia O-MI-CI-DA. Per chi l'avesse dimenticato i celerini del VII reparto mobile sono gli stessi che hanno massacrato l'ultrà del Brescia Paolo Scaroni, mandandolo in coma per due mesi ed uscendone puliti come agnellini al processo. Altro che giustizia ad orologeria! Non è tanto quella a preoccuparci, quanto l'impunità di cui godono gli uomini degli apparati repressivi in Italia.
Secondo e più importante fatto. Quello che il questore Stingone finge di dimenticare - lui si chiuso nelle sue macchinazioni dietro le tende tirate del suo ufficio - è che gli studenti medi hanno rappresentato negli ultimi mesi la parte più vitale della società italiana. Quella che ci vede lontano e che a 17 anni ha già capito di non voler fare da cavia per le politiche di austerity decise da pochi soliti noti nelle stanzette della BCE.
vedi anche
Fuck EU. Pay me.
InfoFreeFlow per Infoaut

venerdì 15 febbraio 2013

LA TOSCANA CONTRO FOGNA NUOVA

Il San Valentino al boss di Fogna Nuova Fiori non ha portato tanti fiori e cioccolatini ma molti insulti e tentativi di giustissimi e meritatissimi pugni chiusi virtuali,visto l'enorme presenza di sbirraglia al soldo dei neofascisti nelle tappe toscane toccate dal suo sudicio gruppo di quattro ratti neri.
E se non fosse stato proprio per il massiccio numero della celere i comizi di questo coglione si searebbero conclusi con una nullità di presenze:soprattutto a Pontedera,memori ancora dell'irruzione dei fognanovisti durante la cerimonia per la consegna della cittadinanza italiana ad alcuni studenti figli di immigrati,(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/11/larretratezza-socioculturale-dei.html )e a Massa,centinaia di antifascisti appoggiati da molti cittadini hanno protestato e tentato d'impedire a queste merde di parlare,cosa che in uno Stato forgiato dalla Resistenza antinazifascista è d'obbligo.
L'articolo di Infoaut parla della cronaca della giornata di ieri dove Fiore & co.,se ancora ce ne fosse bisogno,non sono graditi in nessuna parte dell'Italia.

Fiore assediato dagli antifa. La polizia carica a Pontedera e Massa.

La giornata di campagna elettorale in Toscana per il leader forzanovista Roberto Fiore è stata assediata da presidi antifascisti che hanno provato a impedire le manifestazioni di Forza Nuova entrando in contatto con la polizia, schierata a difesa dei neofascisti.
In mattinata per Fiore brevi comparsate a Sansepolcro (Ar) e Firenze, al pomeriggio Pontedera e Massa. Ovunque una scenografia analoga: città e piazze militarizzate. Il segretario e militanti del partitino neofascista non possono permettersi uscite pubbliche se non scortati da massicci contingenti di polizia e carabinieri.
Nei giorni precedenti schermaglie sui canali istituzionali confermavano la ristretta agibilità politica di Forza Nuova nel territorio toscano. Sia a Pontedera che a Massa i sindaci avevano infatti dimostrato la loro contrarietà alla presenza di Fiore nelle rispettive città. Certo, parole al vento, pronunciate per prudente tutela dell'ordine pubblico, considerata la diffusa ostilità verso le formazioni neofasciste sia nel territorio pisano che in quello massese. Infatti le forze antifasciste dei due centri già avevano provveduto a convocare presidi per manifestare un'opposizione fisica alla presenza di Fiore.
A Pontedera il comitato Valdera Democratica Antirazzista aveva convocato un presidio in piazza Cavour dalle 16 alle 19 contro il comizio di Fiore, previsto inizialmente nella centrale piazza Curtatone e Montanara. Ancora vivo a Pontedera il ricordo della recente incursione xenofoba dei militanti di Forza Nuova al Teatro Era, durante la cerimonia in cui si conferiva la cittadinanza onoraria a 600 bambini figli di migranti nati in Italia.
Già dal primo pomeriggio il centro di Pontedera veniva invaso da circa 200 tra poliziotti e carabinieri che, con 13 camionette, presidiavano il Corso e tutti i suoi incroci, addensandosi poi nei pressi della sede del partito neofascista. Il presidio si è presto spostato da piazza Cavour percorrendo il Corso, venendo a più riprese fermato e imbottigliato dai reparti di celere.
Molti giovanissimi infastiditi, come tanti pontederesi, dall'eccessiva presenza di forze di polizia in città, si sono uniti al presidio. Un territorio come quello della Valdera, desertificato dalla crisi della Piaggio e del suo indotto, dove aumenta a dismisura l'abbandono scolastico giovanile manifesta contraddizioni e tensioni che determinano una conflittualità giovanile diffusa che, spesso, non trovando espressione politica, si trova intrappolata in contesti di disgregazione sociale fatti di immiserimento e autodistruzione. Certo la polizia, a vista, rappresenta, sempre più, per le giovani generazioni cresciute nella crisi, il simbolo del soggetto preposto a frustrare qualsiasi ambizione di riscatto o quantomeno l'ostacolo quotidiano anche della semplice arte dell'arrangiarsi o del sopravvivere.
Nel frattempo il presidio, continuando a spostarsi per il centro città, ha imboccato un via laterale e forte di un centinaio di antifascisti, ha raggiunto una via parallela alla sede di Forza Nuova davanti alla quale si stava tenendo il comizio di Fiore, invitato dagli agenti della digos a non avventurarsi fino a piazza Curtatone e Montanara. Sorpresi dalla manovra i funzionari di polizia, forse troppo impacciati a gestire tanti uomini, hanno ripiegato in fretta e furia spezzando in due tronconi il gruppo degli antifascisti con un cordone di celerini in assetto antisommossa. La posizione scomoda del cordone ha messo in difficoltà i poliziotti che indietreggiando, sotto la pressione degli antifascisti, hanno fatto volare qualche manganellata nervosa.
Il corteo degli antifascisti si è nuovamente spostato e, costeggiando l'Era è tornato sul Corso fino alla sua riapertura alla libera circolazione dei passanti, alle 18 e 30. La sede di Forza Nuova è rimasta blindata da un cordone di carabinieri per il resto della serata.
Stessa musica anche Massa, tappa successiva del tour elettorale di Fiore nella giornata odierna. Qui una provacazione di matrice fascista ha segnato la vigilia del comizio forzanovista. Nella notte è stata forzata la sede locale dell'ANPI e un gonfalone medagliere storico è stato rubato.
In questi giorni inoltre uno strano tira e molla tra sindaco e questore negava poi accordava piazza Garibaldi per il comizio di Fiore. Ma in città già da qualche giorno un presidio antifascista di opposizione alla presenza di Fiore era stato convocato dalla Casa Rossa Occupata in piazza delle Corriere. Questo presidio, chiamato per le 18, animato da un centinaio di antifascisti si è mosso in corteo verso piazza Garibaldi passando per il liceo scientifico. Entrando in contatto con la polizia schierata massicciamente a difesa del comizio, il corteo ha tentato di resistere e avanzare ma, all'altezza di via Pascoli, i celerini hanno risposto caricando.
A Pontedera come a Massa la presenza dei neofascisti è stata arginata da una forte risposta militante. Eppure, come elemento nuovo e interessante, emerge anche un'inedita potenzialità giovanile, quella che ha attraversato il corteo antifascista pontederese. Questa va arricchita e messa a valore nelle lotte stando dentro le contraddizioni dei contesti sociali che, nei territori della provincia, hanno tutte le credenziali per raggiungere nuove e radicali espressioni di rigetto di qualsiasi forma di fascismo e razzismo partendo da percorsi di organizzazione e costruzione di riscatto collettivo.

giovedì 14 febbraio 2013

LA SENTENZA SCARONI

Sono passate alcune settimane ma causa una lontananza dall'Italia ho appreso solo ultimamente della scandalosa sentenza del tribunale di Verona,dove tutto si è compiuto(vedi per i dettagli:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/04/celerini-bastardi.html )in quel nefasto giorno di settembre del 2005 dove i celerini massacrarono di botte Paolo Scaroni,è il risultato di cui sopra è stata l'assoluzione delle otto merde in divisa accusati di lesioni gravissime.
Il proscioglimento è avvenuto non come pensavano i legali della difesa,ovvero l'archiviazione per la prescrizione degli atti,ma per insufficienza di prove,cosa che volendo fa ancora più male.
Dai filmati"dicono"che non si è riusciti ad identificare correttamente i poliziotti coinvolti,nel senso che si vede benissimo la mattanza compiuta sul giovane bresciano ma che ancora una volta l'assenza di numeri identificativi su quelle divise di merda ha portato ad un altro grave episodio criminale impunito.
Nell'articolo preso da Senza Soste è citata una lettera aperta che Paolo ha scritto sulla sua vicenda e su quello che queste botte insistenti ed ingiustificate hanno portato sulla sua esistenza,che se non rovinata del tutto purtoppo penalizzata in maniera molto rilevante.
Un abbraccio forte a lui,ai familiari e ai suoi amici che da anni combattono per avere giustizia...per quello che concerne la verità e i colpevoli quelli li sappiamo da tempo.

Pestarono un tifoso del Brescia a Verona, assolti otto celerini.
Sono stati assolti dal Tribunale di Verona gli otto poliziotti accusati di lesioni gravissime nei confronti del tifoso del Brescia Paolo Scaroni, ferito nel 2005 dopo una partita al Bentegodi, durante una carica a freddo sui binari della stazione. La sentenza è stata accolta con cori di disapprovazione da parte di decine di ultras bresciani assiepati fuori del tribunale, gli stessi amici che lo hanno sostenuto finora con iniziative anche clamorose come lo sciopero del tifo.
Uno dei poliziotti, che si trovava alla guida del pullman della ps, è stato assolto per non aver commesso il fatto, gli altri sette per insufficienza di prove. Un delitto impunito per via dell’impossibilità di identificare i celerini travisati in servizio di ordine pubblico e anche perché qualche collega degli imputati potrebbe aver tagliato i dieci minuti cruciali del filmato di quella sera. «E’ una sentenza tartufesca, alla don Abbondio: il coraggio chi non ce l'ha non se lo dà - ha detto l'avvocato Alessandro Mainardi, legale di parte civile - il giudice ha inviato gli atti alla Procura della Repubblica per il taglio di 10 minuti nel filmato in cui il mio assistito viene massacrato di botte». «Quella è la prova regina - ha aggiunto Mainardi - ora mi chiedo: chi risponderà di questa manipolazione che ha sottratto una prova fondamentale?». Che sarebbe stata durissima era chiaro già al momento del rinvio a giudizio, due anni fa: «Se pensiamo a quanto accaduto a Genova al processo per il G8, quando ci si scontrò contro una reticenza scandalosa, penso che sarà durissima», aveva detto il legale.
«Dobbiamo andare avanti, non dobbiamo mollare», dice Paolo Scaroni dopo aver udito la sentenza. Trentasei anni, deve al 7/o reparto «Celere» di Bologna la sua invalidità del 100%. Suo padre, nel sentire il dispositivo, è scoppiato in lacrime.
I giornali del posto riferirono imbarazzati di una «vicenda intricata» ma fu una carica a freddo. «Finita la partita - scrisse Paolo Scaroni proprio su Liberazione - siamo stati scortati in stazione dalla polizia senza nessun intoppo o tensione. Dopo essermi recato al bar sottostante la stazione, stavo tornando con molta serenità al treno riservato a noi tifosi portando dell'acqua al resto della compagnia (era stata una giornata molto calda ed eravamo quasi tutti disidratati). Tutti gli altri tifosi erano già pronti sui vagoni per fare velocemente ritorno a Brescia. Mancavano pochi minuti ed i binari della stazione erano completamente deserti. Cosa alquanto strana ...Improvvisamente, senza alcun preavviso o motivo apparente, sono stato travolto da una carica di "alleggerimento" del reparto celere e picchiato a sangue, senza avere nemmeno la possibilità di ripararmi. Sottratto al pestaggio dagli amici (colpiti loro stessi dalla furia delle manganellate), sono entrato in coma nel giro di pochissimo e quasi morto. Dopo circa venti minuti sono stato caricato su un'ambulanza, osteggiata, più o meno velatamente, dallo stesso reparto che mi aveva aggredito e trasportato all'ospedale. Lì sono stato operato d'urgenza. Lì sono stato salvato. Lì sono tornato dal coma dopo molte settimane. Lì ho passato alcuni mesi della mia nuova vita. Una vita d'inferno. Nel frattempo la mia famiglia, in uno stato d'animo che fatico ad immaginare, subiva pressioni e minacce affinché la mia vicenda mantenesse un basso profilo.
Ai miei amici non andava certo meglio, nonostante tutti gli sforzi per far uscire la verità».
Il giovane di Castenedolo, allevatore di tori, non sarebbe mai tornato come prima. «Ho perso il lavoro, sebbene abbia un padre caparbio che insiste nel mandare avanti la mia ditta, sottraendo tempo e valore ai suoi impegni.
Ho perso la ragazza. Ho perso il gusto del viaggiare (il più delle volte quelli che erano itinerari di piacere si sono trasformati in veri e propri calvari a causa delle mie condizioni fisiche), nonostante mi spinga ancora molto lontano. Ho perso soprattutto molte certezze, relative alla Libertà, al Rispetto, alla Dignità, alla Giustizia e soprattutto alla Sicurezza». La procura aprì un fascicolo contro ignoti e le indagini portarono all'individuazione di otto agenti del reparto mobile di Bologna che quel giorno, insieme ai colleghi di Verona e di Padova, aveva l'incarico di mantenere l'ordine pubblico. Nel febbraio 2009 fu lo stesso gip a iscrivere gli otto nel registro degli indagati due anni dopo che la procura aveva chiesto l'archiviazione. Il pubblico ministero presentò ricorso per Cassazione, ma la Suprema Corte riconobbe al gip la possibilità di procedere. La procura nel mese di ottobre ha chiesto la seconda archiviazione. Nel 2010 l'ordine di formulare il capo di imputazione coatta.
Checchino Antonini
Tratto da http://www.liberazione.it
18/01/2013

mercoledì 13 febbraio 2013

LE BALLE DI FORMIGONI SU CREMA

L'articolo odierno preso da Crema on line(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=21261 )parla di un'intervista rilasciata dall'ex boss Formigoni ad una trasmissione dell'emittente La 7 dove candidamente e vergognosamente afferma che la regione Lombardia mai ha finanziato nessuna scuola,quando è noto che i finanziamenti pubblici dati alla fondazione Charis(tentacolo della piovra di Comunione e Liberazione)alla scuola cremasca made in Cl hanno una sorta di record nella storia italiana in quanto in sole due settimane si ha avuto il finanziamento della regione che è stato immediatamente presentato e approvato dalla giunta comunale precedente.
Varie volte ho scritto di questo scempio sul blog(vedi a caso:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/10/lombardiasaltano-fuori-gli-altarini.html )in cui mafia(Cl)e suoi rappresentanti(Formigoni,Inzoli,etc.)hanno"trovato"fondi milionari di denaro pubblico per la costruzione di una scuola privata lasciando letteralmente delle briciole a quella pubblica.
Ora che da ieri Formigoni è indagato anche per associazione a delinquere e che al momento su Inzoli c'è ancora un velo di mistero steso da parte della Chiesa(ma le gravi imputazioni su appropriazione indebita e molestie sessuali su minori restano),questi personaggi vanno ancora in televisione a blaterare la propria estraneità ai fatti con la faccia da cherubini inzozzati di fango e merda fino al collo.
Ora bisogna vedere se l'ecomostro dei Sabbioni verrà completato col fine di ospitare scuole e strutture pubbliche o se rimarrà la classica cattedrale incompiuta nel deserto:certamente su questo argomento si dibatterà a lungo e sicuramente ci saranno aggiornamenti.

Scuola di CL. Per gli esponenti del Pd: “Formigoni si sfila. Forse la scelta del finanziamento è avvenuta a sua insaputa? In soli 15 giorni è stata stilata la convenzione”
di Rebecca Ronchi
Crema - “Commentando un servizio sulla ormai famosa ‘scuola di CL’ di Crema, Roberto Formigoni, ospite della trasmissione L’aria che tira su La7, ha avuto il coraggio di affermare che lui, cioè la regione Lombardia, non ha mai finanziato alcuna scuola”. Secondo Cinzia Fontana ed Agostino Alloni “non c’è davvero limite alla spudoratezza nel raccontare balle colossali”.

La scuola di Crema
“Formigoni sa benissimo che la vicenda del contributo alla scuola privata di Crema è stata un vero e proprio record per un’amministrazione pubblica italiana: in soli 15 giorni - spiegano gli esponenti del PD - la Fondazione Charis ha presentato la richiesta al Comune”.

La convenzione
“Il Comune, allora amministrato da Pdl e Lega, l’ha girata alla Regione, la giunta regionale – Pdl e Lega - ha approvato il finanziamento e avvertito il Comune, il quale ha stilato la convenzione che un dirigente regionale è venuto a Crema a firmare. Tutto questo, ripetiamo, in soli 15 giorni”.

Tagli alle scuole pubbliche
“Sono i documenti che parlano, caro Formigoni” sbottano Alloni e Fontana, che aggiungono: “la Regione Lombardia, mentre tagliava drasticamente le risorse alle scuole pubbliche anche in provincia di Cremona, ha deciso di finanziare con un milione di euro la Fondazione Charis per realizzare la sua scuola privata. Perché ora l’ormai finalmente ex governatore lombardo nega quella scelta? Forse è avvenuta a sua insaputa? O forse se ne vergogna?”

La solita litanìa
“Di fronte alle difficoltà della fondazione legata a CL e alla possibilità che non riesca a concludere la costosissima opera, Formigoni si sfila, come i bambini colti in flagrante nega l’evidenza e ripete la sua solita litania: io non c’entro. Questa volta però, la bugia ha davvero le gambe corte. Con buona pace di Formigoni e di chi, dopo avergli retto il gioco, questo gioco, per diciassette anni ora vorrebbe governare nuovamente, e vorrebbe farci credere che lui, con Formigoni, non c’entrava nulla”, concludono il consigliere regionale Alloni e la senatrice Fontana.

martedì 12 febbraio 2013

LE DIMISSIONI DI NAZINGER

La notizia che ha sconvolto il mondo cattolico delle dimissioni di Papa Nazinger ha girato per tutto il mondo come un turbine di vento tempestoso,naturalmente portando anche commenti e analisi politiche visto che la Chiesa controlla e decide ancora molto sulle questioni sociali di buona parte del mondo.
A parte i discorsi sul suo passato di appartenente alla gioventù hitleriana e al suo presente di capo della chiesa tra i più conservatori di sempre,se proprio non ce la faceva più ad adempiere a tutti i suoi compiti non vedo questo che in molti hanno pensato(ma non detto)a uno"scandalo":piuttosto che fare la fine indecente del suo predecessore mummia sbattutto proprio come un povero Cristo in tutto il mondo,ha preferito tirarsi da parte.
Qui entra in gioco il contributo di Senza Soste che spiega queste dimissioni con una sua influenza sul prossimo successore alla guida della potente lobby vaticana,che ovviamente sarà più pressante ed ingerente da vivo che da morto.
Se proprio Berlusconi non dovesse succedergli,nelle prossime settimane prepariamoci alle notizie che intaseranno i mass media sul totogoverno e sul totopapa.

Le dimissioni di Ratzinger, l’ultimo Papa Re
Il gran conservatore Joseph Ratzinger fa il gesto che più incarna la modernità e si converte, dimettendosi, nell’ultimo Papa Re.
Nel gesto delle dimissioni da parte del Papa Benedetto XVI, le prime dopo il lontanissimo episodio di Celestino V, «colui che per viltade fece il gran rifiuto» (Inferno, III, 60), si legge innanzitutto la presa d’atto della complessità della relazione della Chiesa di Roma con il Secolo e la presa d’atto che l’ultima monarchia assoluta, il primato del papato romano, giunge al tramonto e dovrà cercare una nuova collegialità per rispondere alle sfide del nuovo secolo. Tale collegialità era stata già disegnata dai padri conciliari, ma poi la titanicità della figura di Karol Wojtyla l’aveva allontanata con la grandezza del suo pontificato. Solo ora, a otto anni dalla morte dell’ultimo Papa Re, la rinuncia del suo successore, mette la Chiesa di Roma di fronte alla Storia.
Oggi la mente acutissima del papa tedesco, nel combattere la sua battaglia per molti versi antimoderna, alza bandiera bianca e contemporaneamente rilancia. Chi, col papa ancora in vita, potrà impedire che la tiara sia raccolta da una figura dello stesso côté conservatore? Joseph Ratzinger, se pure non parteciperà direttamente al conclave, sarà più presente che mai, ben più presente che da morto. Ratzinger vivo orienta, ha già orientato, un collegio cardinalizio selezionato da decenni in senso tutto conservatore che, dopo la scomparsa del Cardinal Martini, ha perso finanche il campione visibile del fronte conciliare.
Ma un nuovo Ratzinger o un nuovo Wojtyla sessantenne non potrà non prendere atto delle troppe sconfitte della Chiesa allontanatasi sempre più dallo spirito conciliare negli ultimi 34 anni. La sfida delle chiese protestanti, soprattutto nel sud del mondo, figlia della spada usata da Ratzinger e Wojtyla contro la teologia della Liberazione, la continua secolarizzazione, il crollo oramai senza limiti delle vocazioni, che nell’ultimo decennio ha toccato anche gli ordini femminili in maniera irreversibile, la questione stessa del sacerdozio femminile, non potranno essere risolte semplicemente con spalle più salde sulle quali appoggiare la croce. La contiguità manifesta del wojtylismo con ordini secolari ultrareazionari, l’Opus dei per prima, sarà lì a fare da macigno anche nel prossimo pontificato. E i nodi non si scioglieranno nella continuità rituale di una monarchia assoluta caduta oggi per sempre, 11 febbraio 2013, ottantaquattresimo anniversario dei Patti lateranensi.
Gennaro Carotenuto su http://www.gennarocarotenuto.it

venerdì 18 gennaio 2013

10 BUONI MOTIVI PER...

Post inusuale in quanto per qualche tempo il blog starà fermo causa ferie,ed il titolo del post intero è:"10 buoni motivi per andare alla Hawaii",con riferimenti più o meno vacanzieri.
 
1-Dopo un periodo di predilezione dei bassorilievi ed ultimamente per le radici ecco una buona occasione per ammirare vulcani sperando di vedere una bella colata lavica in diretta;
2-Evitare per qualche settimana un'odiosa ed irritante campagna elettorale piena di sputtanamenti e di facciata(pessima)e totalmente priva di contenuti;
3-Migliorare il mio surfare,che è praticamente a livello zero:ovvero prima imparare a nuotare bene,a mangiare squali vivi al bisogno e riuscire a domare onde alte come palazzi;
4-Riuscire a salire per la prima volta su di un elicottero dollari permettendo,mi sa mica male;
5-Non sentire la pubblicità della Rai ogni mezz'ora o meno che incita ed intima a pagare il canone;
6-Vedere,se dovesse capitare(possibilità pari a sotto zero),se giornalai e politici mi rivorrebbero in Italia festeggiato da eroe o se mi dovessero cercare in mezzo all'oceano anche se non ho un nome famoso;
7-Distaccarmi dalla moltitudine di commenti idioti e di cagate a gogo cui internet è invasa,riferendomi soprattutto a facebook che uso principalmente per sponsorizzare questo blog;
8-Avere una piccola parte nella serie di Hawaii Five-O;
9-Smettere per un buon periodo di lavorare pensando a quello che potrebbe venir deciso durante la mia assenza(domeniche obbligatorie per tutti,paga decurtata e oscenità del genere);
10-Meditare sull'opportunità di continuare ad andare all'Atalanta visto che l'ingiustizia politica e sociale si è allargata fino allo sport.
 
Aloha!

giovedì 17 gennaio 2013

L'ACQUA PUBBLICA A PARIGI

Oggi si parla per il secondo giorno consecutivo della Francia,ma stavolta in termini più lusinghieri rispetto a quelli di ieri con l'affaire Mali:infatti la capitale Parigi in soli due anni col passaggio della gestione pubblica dell'acqua ha risparmiato ben 35 milioni di Euro l'anno e i parigini si sono visti le bollette diminuite dell'8%.
Nonostante l'Italia abbia votato a favore nel giugno del 2011 su questo tipo di gestione pubblica di un bene primario che non deve essere assolutamente privatizzato(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/06/tutti-votare.html ),in numerosi casi ancora si parla troppo di ingerenze di privati che vogliono mettere le mani sull'acqua,ed in molti casi non le hanno mai tolte,e anche a Crema e provincia ogni tanto l'argomento viene toccato.
Sappiamo comunque che anche gli altri quesiti referendari proposti un anno e mezzo fa hanno trovato ancora molti attriti e che in molte situazioni non è cambiato proprio niente(legittimo impedimento e nucleare),ma l'articolo proposto da Senza Soste tocca un pò tutto il nostro paese e in questo periodo dove il denaro che circola nelle tasche è sempre di meno,un esempio tangibile è sempre molto apprezzato.
 
Due anni di acqua pubblica a Parigi: risparmiati 70 milioni e bollette più basse.
Da quando la capitale francese è passata a una gestione totalmente pubblica della rete idrica la bolletta dell'acqua si è abbassata dell'8% e sono stati risparmiati 35 milioni di euro l'anno
Passare a una gestione totalmente pubblica dell'acqua conviene, lo dimostrano i conti di Eau de Paris, che dal 1 gennaio 2010 ha rilevato dalle due multinazionali Veolià e Suez la gestione della rete idrica di Parigi, risparmiando 35 milioni di euro l’anno e abbassando dell’8 per cento la bolletta dell’acqua.
Eau de Paris è un ente di diritto pubblico presieduto da Anne Le Strat, braccio destro del sindaco socialista Bertrand Delanoë che ha fatto della ripubblicizzazione dell'acqua uno dei suoi cavalli di battaglia nella campagna elettorale del 2008.
Per Le Strat la ricetta è semplice: risparmiare assumendo la gestione diretta di tutti i servizi, dalla captazione fino alla fatturazione (mentre prima la stessa acqua poteva cambiare anche dieci volte gestore prima di arrivare al rubinetto); eliminare l'obbligo di remunerare gli azionisti, fattore tipico delle società di diritto privato, in più godendo di vantaggi fiscali legati agli enti pubblici.
Il successo di Eau de Paris fa riflettere sulla validità delle politiche di libero mercato legate all'acqua. Un mercato che, secondo Le Strat, è libero solo di nome, ma di fatto Parigi è stata per decenni «un esempio emblematico di finto liberismo economico applicato all'acqua».
A partire dal 1985 (e per volontà dell’allora sindaco Jacques Chirac) i due colossi Suez e Veolià si sono infatti divisi la gestione della rete idrica parigina assumendo il controllo, rispettivamente, della rive gauche e della rive droite. «Gli utenti parigini – ha commentato Le Strat – si sono trovati di fronte a una non scelta, mentre i gestori avevano una rendita garantita da contratti di concessione di 20 – 25 anni spesso rinnovati senza concorrenza».
D'altronde, come spiega Le Strat, un ente di diritto pubblico come Eau de Paris può andare incontro al libero mercato anche meglio di un gestore privato. I lavori di manutenzione o le opere di canalizzazione, ad esempio, vengono affidate da Eau de Paris a ditte private tramite appalti pubblici, cosa che di fatto favorisce la concorrenza e il risparmio. Veolià e Suez invece affidavano quasi sempre questi lavori a delle società controllate, senza concorrenza e con fatture più salate.
Il paradosso è che, mentre il comune di Parigi mette da parte i due colossi mondiali dell’acqua per tornare alla gestione pubblica, in Italia le stesse Suez e Veolià si dividono da Nord a Sud fette cospicue del mercato idrico del nostro Paese.

mercoledì 16 gennaio 2013

NEOCOLONIALISMO FRANCESE

La situazione che si sta deliando nello Stato del Mali,nella zona del Sahel nell'Africa occidentale,sta diventando giorno dopo giorno sempre più critica e l'intervento della Francia,che dominò la nazione africana fino al 1960 così come una buona parte degli altri paesi di quella fascia,fa apparire più drammatica questa che è diventata una vera e propria guerra civile.
Gli interessi dei transalpini sono notevoli in questa zona,ed il Mali è una riserva di uranio molto apprezzata da Parigi e quindi la guerriglia nata dallo scorso marzo dopo un colpo di stato militare è sempre stata monitorata con attenzione:dall'inizio dell'anno infatti l'esercito francese ha bombardato ed attaccato i ribelli jihadisti in varie parti dello stato,favorendo un possibile successivo intervento multinazionale degli Stati vicini dell'Ecowas,la comunità economica dei paesi dell'Africa occidentale.
Quindi l'intervento prepotente di Hollande in Mali è dettato certamente per difendere gli interessi neocolonialisti della Francia,per le enormi risorse naturali di un paese tra i più poveri,in primis l'uranio,e poi si paventa il fatto che l'opinione pubblica francese abbia così il modo di far passare sottovoce l'accordo tra imaggiori sindacati del paese e gli industriali che come accaduto in Italia porterà al calpestamento dei diritti dei lavoratori.
Il contributo è preso da Senza Soste.
 
Mali, la nuova frontiera di Hollande: ecco perchè
Mettendo fine a mesi di indugi e trattative internazionali, nel fine settimana appena trascorso il presidente francese, François Hollande, ha deciso di aprire un nuovo fronte di guerra in Africa occidentale, inviando centinaia di soldati e avviando una campagna di bombardamenti aerei in Mali, ufficialmente per contenere l’avanzata sempre più minacciosa dei ribelli islamisti nel nord del paese.
Ad innescare l’offensiva della Francia sarebbe stato l’ingresso il 10 gennaio scorso nella città di Konna, a oltre 600 km a nord-est della capitale del Mali, Bamako, delle forze ribelli, le quali hanno costretto l’esercito regolare alla fuga, minacciando di prendere possesso delle località cruciali di Mopti e Sevaré, dove sorge una base aerea di fondamentale importanza strategica. Con il resto del paese africano a rischio di cadere nelle mani dei ribelli, il giorno successivo Parigi ha perciò ordinato l’impiego delle proprie forze aeree, grazie alle quali Konna è tornata subito nelle mani del governo centrale.
Le bombe francesi avrebbero causato un centinaio di morti a Konna, dei quali, secondo quanto riferito ad Al Jazeera da un portavoce del gruppo integralista Ansar Dine, solo 5 guerriglieri e il resto civili. Inoltre, un pilota di un elicottero francese e una decina di soldati maliani sarebbero rimasti uccisi durante le operazioni. Nonostante la cacciata dei ribelli da Konna, come ha affermato il ministro della Difesa transalpino, Jean-Yves Le Drian, l’area attorno alla città rimane teatro di “intensi scontri”.
I bombardamenti sono continuati anche nei giorni successivi. Domenica, gli aerei francesi hanno preso di mira località più a nord, come Gao e Kidal, dove i ribelli avevano stabilito le proprie basi nei mesi scorsi. Pubblicamente, i principali alleati della Francia hanno espresso il proprio sostegno all’operazione. Gli Stati Uniti hanno offerto supporto logistico e di intelligence ma nessun soldato, mentre la Gran Bretagna soltanto velivoli per facilitare il trasporto delle truppe.
La lenta preparazione delle forze di terra africane per contrastare i ribelli islamici nel nord del Mali, seguita alla recente risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e inizialmente prevista per il prossimo settembre, sembra avere subito un’accelerazione con l’iniziativa presa da Parigi. I governi che fanno parte della Comunità Economica dei Paesi dell’Africa Occidentale (ECOWAS) stanno infatti organizzando vari contingenti da inviare in Mali a sostegno dello sforzo francese.
Il Senegal e la Nigeria, ad esempio, avrebbero già inviato delle truppe, mentre 500 soldati dal Burkina Faso dovrebbero giungere nei prossimi giorni. Alla guida provvisoria dell’ECOWAS, va ricordato, c’è in questo momento il presidente della Costa d’Avorio, l’ex funzionario del Fondo Monetario Internazionale Alassane Ouattara, installato al potere proprio grazie all’intervento armato nella ex colonia dell’esercito francese nell’aprile del 2011 dopo le discusse elezioni del novembre precedente.
Il governo di Parigi ha in ogni caso tenuto a precisare non solo che i raid dei giorni scorsi hanno già fermato l’avanzata dei “terroristi” ma, come ha affermato domenica il ministro degli Esteri, Laurent Fabius, che l’intervento francese in Mali sarà solo “questione di settimane” e servirà ad aprire la strada alla forza multinazionale organizzata dai paesi vicini. Nonostante la massiccia campagna aerea, però, i ribelli hanno fatto segnare progressi nella giornata di lunedì, strappando all’esercito regolare la località di Diabaly, nel Mali centrale e a soli 400 km dalla capitale.
Il Mali, colonia francese fino al 1960, era precipitato nel caos lo scorso marzo, quando un colpo di stato guidato da un capitano dell’esercito addestrato negli Stati Uniti, Amadou Sanogo, aveva deposto il presidente uscente Amadou Toumani Touré. Pochi giorni più tardi, un’alleanza di ribelli Tuareg e integralisti islamici aveva facilmente cacciato le forze di un esercito regolare allo sbando dalle postazioni nel nord del paese. In seguito, i gruppi jihadisti avevano proceduto ad emarginare i Tuareg, imponendo le norme della legge islamica (Sharia) nelle aree da loro controllate ed attirando guerriglieri islamisti da svariati paesi africani, asiatici ed europei.
L’intervento delle forze armate francesi in Mali viene in questi giorni descritto da quasi tutti i media occidentali come una decisione necessaria, inquadrata nella consueta retorica di una “guerra al terrore” che ha fatto ora irruzione nel continente africano. Tuttavia, simili pretese risultano a dir poco assurde.
Innanzitutto, la crisi esplosa lo scorso anno in Mali è la diretta conseguenza del conflitto imperialista orchestrato in Libia per rimuovere il regime di Gheddafi. L’intervento della NATO nel paese nord-africano ha, da un lato, causato il rimpatrio forzato di guerriglieri Tuareg ben armati che avevano combattuto a fianco di Gheddafi e, dall’altro, consentito il flusso di armi fornite ai ribelli libici dall’Occidente e dalle monarchie del Golfo Persico a favore di Al-Qaeda nel Maghreb Islamico (AQIM), la principale formazione estremista impegnata in Mali assieme ad Ansar Dine.
La doppiezza di Parigi, così come di Washington o di Londra, appare in tutta la sua evidenza proprio alla luce della vicenda libica e della risposta data più in generale ai fatti della Primavera Araba. In Libia, infatti, la Francia e i suoi alleati hanno collaborato in maniera molto stretta con il cosiddetto Gruppo dei Combattenti Islamici Libici (LIFG) per abbattere il regime di Gheddafi, fornendo ai suoi affiliati armi, denaro e addestramento.
Questa formazione integralista è da anni alleata precisamente con Al-Qaeda nel Maghreb Islamico, contro cui le forze francesi stanno combattendo in questi giorni in Mali, ed è attiva da tempo con propri uomini nella guerra civile in Siria in collaborazione con gruppi jihadisti come il Fronte al-Nusra, questa volta nuovamente per servire gli interessi dell’imperialismo occidentale, battendosi contro il regime di Bashar al-Assad.
La vicenda del Mali dimostra dunque ancora una volta come la cosiddetta “guerra al terrore” non sia altro che un comodo pretesto per promuovere gli interessi dell’Occidente nelle aree strategicamente più importanti del pianeta, dal momento che i vari gruppi estremisti riconducibili ad Al-Qaeda vengono di volta in volta utilizzati, a seconda delle necessità e con una schizofrenia solo apparente, come giustificazione per attaccare o invadere un determinato paese (Afghanistan, Mali) oppure come partner affidabili per portare a termine i propri obiettivi (Libia, Siria), salvo poi cercare di prenderne le distanze una volta raggiunti.
In Mali e in Africa occidentale, una regione con ingenti risorse naturali anche se tra le più povere del pianeta, sono piuttosto in gioco enormi interessi per la Francia, garantiti dalla continua interferenza di Parigi nei paesi facenti parte del suo ex impero coloniale.
Nel vicino Niger, ad esempio, la multinazionale transalpina Areva opera da decenni estraendo uranio con ben pochi benefici per la popolazione locale. Lo stesso Mali possiede giacimenti di uranio in gran parte ancora da sfruttare e su cui le grandi compagnie estrattive internazionali hanno già messo gli occhi, tra cui ovviamente quelle francesi, soprattutto alla luce dei problemi incontrati recentemente da Areva in Niger.
Da questa regione la Francia ottiene circa un terzo dell’uranio di cui ha bisogno per alimentare le centrali nucleari domestiche, così che la stabilità nelle ex colonie dell’Africa occidentale risulta un requisito imprescindibile per mantenere la propria indipendenza energetica.
La rapida decisione di dispiegare truppe francesi in Mali da parte di un politico notoriamente tutt’altro che risoluto come Hollande testimonia dunque dell’importanza della posta in gioco in questo paese e dei timori diffusi tra la classe dirigente d’oltralpe per una situazione che rischiava di sfuggire di mano al debole governo di Bamako.
Tra i governi occidentali rimangono però profonde divisioni interne, con molte voci che più o meno apertamente mettono in guardia dalle possibili conseguenze di un intervento diretto e che evocano uno scenario simile a quello afgano. Alcuni commentatori in questi giorni prevedono che gli estremisti islamici attivi in Mali, anche se evacuati definitivamente da città come Gao o Timbuktu, continueranno ad operare con tattiche di guerriglia e, al limite, con attentati terroristici in Africa settentrionale se non addirittura in Europa, come hanno minacciato di fare lunedì.
Per cominciare, queste formazioni jihadiste potrebbero trovare riparo nella vicina Algeria, il cui governo si era a lungo opposto ad un intervento esterno in Mali per le prevedibili conseguenze interne. Il presidente algerino, Abdelaziz Bouteflika, anche in seguito alle recenti visite di Hillary Clinton e dello stesso Hollande, ha però alla fine deciso di fornire il proprio sostegno all’Occidente, consentendo in questi giorni ai velivoli francesi di sorvolare lo spazio aereo del proprio paese.
Un’operazione che rischia di infiammare l’intera regione del Sahel ha infine trovato il sostegno praticamente di tutta la classe politica transalpina, dall’UMP ai neo-fascisti del Fronte Nazionale, ed ha confermato la natura del Partito Socialista, attraverso il presidente Hollande e il suo governo teoricamente di sinistra, di esecutore delle politiche neo-coloniali francesi come lo era stato Nicolas Sarkozy durante gli anni trascorsi all’Eliseo.
L’apertura di un nuovo fronte di guerra in Mali serve inoltre a sviare l’attenzione dalle politiche anti-sociali messe in atto dal governo socialista sul fronte interno. In particolare, l’intervento in Africa è giunto, probabilmente non a caso, in concomitanza con l’annuncio dell’accordo trovato nel fine settimana tra gli industriali e i principali sindacati sulla “riforma” del mercato del lavoro, con misure estremamente impopolari che prospettano lo smantellamento dei diritti dei lavoratori per favorire la competitività delle aziende francesi.
Michele Paris
tratto da http://www.altrenotizie.org
15 gennaio 2013

martedì 15 gennaio 2013

IL FREJUS CHE CI STA A FARE?

Il breve articolo di oggi parla degli scontri avvenuti ieri a Torino nei pressi della stazione di Porta Susa per l'occasione reinaugurata alla presenza dell'ad di Trenitalia Moretti,del sindaco Fassino e dell'ex premier Monti,insomma un'occasione ghiotta per gli attivisti No Tav per manifestare per l'ennesima volta il loro sdegno verso questo progetto che fa acqua da tutte le parti e che sempre in più dichiarano sia palesemente inutile.
E'recente infatti la dichiarazione che la stessa Rete ferroviari italiana(Rfi)in cui si dice che i vagoni merci e non più alti,di nuova generazione,passano già dal traforo del Frejus in quanto nell'ultimo anno italiani e francesi hanno ristrutturato la galleria limendone la parte superiore(http://www.senzasoste.it/ambiente/addio-tav-non-servi-pi--lo-ammette-anche-rfi ).
L'articolo è stato preso da Infoaut.

 
Contestato Monti a Torino. Cariche e feriti.
Questa mattina era prevista la re-inaugurazione della nuova stazione dell'alta velocità di Torino, Porta Susa, con la presenza di Monti e dell'amministratore delegato di Trenitalia Moretti. Il nuovo restyling della stazione peraltro era stato già omaggiato e inaugurato nel mese di novembre dal sindaco di Torino, Piero Fassino che ha voluto ripetere l'evento questa volta in grande stile.

Ma mentre Monti trova un teatrino propenso per la sua campagna elettorale abbracciandosi con l'amministratore delegato di Trenitalia e il Ministro del Lavoro Fornero, anche lei presente all'inaugurazione, molti tra NoTav, studenti, disoccupati e sindacati di base hanno voluto dare il loro benvenuto all'ennesima farsa. In circa 250 hanno quindi deciso di contestare la recita di inaugurazione della stazione, vista dalle lobby siTav come un grande successo del Tav. Al grido di "Monti e Moretti, truffatori perfetti" il presidio si è spostato per circa un'ora in diversi punti fuori dalla stazione, completamente blindata dentro e fuori -comprese le vie laterali limitrofe- e con la fermata della metro Porta Susa soppressa durante la mattinata per l'occasione. Quando il corteo ha tentato di entrare all'interno della stazione, la prevedibile reazione della polizia di Fassino è stata repentina, caricando il corteo dividendolo in due parti. Il bilancio delle violenti cariche sono numerosi feriti e due giovani studenti fermati, rilasciati in un secondo momento. Dopo le cariche, i manifestanti sono riusciti a ricompattarsi, presidiati da un numero ingente di camionette di polizia e carabinieri che in un certo momento hanno tentato anche di accerchiare il presidio che si era ricompattato. L'inaugurazione blindatissima, è peraltro in linea con quanto dichiarato tempo fa dal questore di Torino Faraoni, che affermò che nel 2012 oltre l’80% delle forze di polizia sono state impiegate in servizi di ordine pubblico nel Torinese per eventi connessi alla linea ad alta velocita’ Torino-Lione.

lunedì 14 gennaio 2013

DERECHOS HUMANOS.SOLUCION.PAZ.EUSKAL PRESOAK EUSKAL HERRIRA

La grande manifestazione tenutasi a Bilbo sabato scorso è un altro immenso appoggio ed abbraccio solidale verso tutti i detenuti politici baschi sparsi per il territorio spagnolo e francese,reclusi a centinaia di chilometri di distanza in quello che è il gioco sporco dei governi di Madrid e di Parigi(senza dimenticare che pure a Roma abbiamo un detenuto, Lander Fernandez Arrinda,vedi:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/06/lander-askatu.html )nel trattare socialmente e politicamente con Euskal Herria.
Sotto la pioggia circa 115mila manifestanti hanno sfilato fino al municipio della città basca per poter difendere i diritti umani dei loro amici,parenti e compagni,per poter arrivare ad una soluzione positiva e pacifica sulla questione dei prigionieri politici entro l'anno in corso:l'articolo è stato preso da Senza Soste.
 
#U12 a Bilbao: 115mila in piazza per i prigionieri politici.
 
Anche quest’anno le strade di Bilbao sono tornate a riempirsi in occasione della storica manifestazione di solidarietà e appoggio ai prigionieri e alle prigioniere politiche basche.
La data scelta per la mobilitazione di quest’anno era quella di ieri pomeriggio: nonostante la pioggia battente 115mila persone hanno risposto all’appello della manifestazione, segnando una partecipazione ancor più grande di quella registrata l’anno scorso (che era stata di circa 110mila). Convocato con le parole d’ordine di «Derechos humanos. Solución. Paz. Euskal presoak Euskal Herrira» (Diritti umani. Soluzione. Pace. Prigionieri politici Baschi in terra basca), le stesse che campeggiavano sullo striscione di apertura, l’enorme corteo si è mosso intorno alle 17.45; con incedere lento ma determinato per via del congestionamento causato dalla partecipazione massiccia e diramandosi anche nelle strade adiacenti a quelle del percorso previsto, la testa della manifestazione ha infine raggiunto il municipio di Bilbao nel tardo pomeriggio, mentre la coda si muoveva ancora dalla partenza.
Lo spettacolo che si presentava ieri era quello di una vera e propria marea, composta da attivisti baschi ma anche da quelli giunti per l’occasione a migliaia da tante altre parti (tra queste Spagna, Francia, Irlanda, Kurdistan, Italia), dai parenti dei prigionieri, da giovani e anziani, da tutti coloro che hanno deciso di unirsi all’appuntamento di ieri per chiedere il ritorno a casa dei più di 600 prigionieri politici dispersi nelle carceri spagnole ed europee.
In testa alla manifestazione c’erano i familiari dei prigionieri, affiancati dai pullmini con cui regolarmente affrontano viaggi lunghissimi per poter raggiungere i luoghi di detenzione dei prigionieri e su cui erano appesi cartelli col numero di chilometri che li distanzia dalle brevi visite ai propri parenti in carcere.
Ma al loro grido si è unito quelli di tutti quanti credono che la questione dei prigionieri politici, troppo a lungo rimasta inascoltata e deliberatamente ignorata tanto dai governi spagnoli quanto da quelli francesi, rimanga un nodo centrale e che l'impegno concreto a favore della loro liberazione non sia più rinviabile.
L'enorme partecipazione che ieri, come ogni anno, ha caratterizzato la storica manifestazione non fa che confermare l'urgenza della questione e il corteo si è chiuso con l'augurio che questo sia l'anno di cambiamenti decisivi in proposito.
Guarda il video della giornata di mobilitazione da Naiz.info
tratto da http://www.infoaut.org
13 gennaio 2013