mercoledì 11 gennaio 2012

LA LEGA ED I FINANZIAMENTI PUBBLICI


Due articoli proposrti oggi che riguardano il medesimo ed ennesimo scandalo che ha colpito l'integerrima(per i fatti suoi)Lega nord che è stata scoperta ad investire fondi pubblici(nostri soldi)all'estero alla faccia dei"padroni a casa nostra"e"soldi in padania".
Infatti nella settimana natalizia i marcioni del carroccio hanno elargito attendendosi molti interessi in fondi,titoli di Stato(naturalmente non italiani)e in valuta estera una decina di milioni di Euro,una gran parte in Tanzania ed il resto a Cipro ed in Norvegia.
Piuttosto che darli a quei caproni di artigiani ed imprenditori in camicia verde che il dio Capitale non abbia avvelenato anche il puro sangue degli eroi senza macchia nè paura in salsa celtica?
Per non bastare i muri delle città(almeno di Crema)sono stati tappezzati da merda padana con le solite scritte di"governo ladro"(è da poco che non fate parte più dell'esecutivo e non avete combinato un cazzo quando siete stati su)e la solita"Roma ladrona"cui non crede più nessuno nemmeno i ratti verdi visto le ultime boiate e ladrate.
Il primo articolo è preso da Infoaut e parla più che altro della falsa moralità della lega mentre il secondo di Senza Soste ha un taglio più economico-finanziario fornendo delucidazioni sulle somme che sono state investite.

Se la Lega investe in Tanzania...

O, della quintessenza della globalizzazione.... e del potere corrompente del denaro.

Sulla Lega e le sue miserabili performance barricadere delle ultime settimane ci eravamo già espressi con metodo e puntigliosità non più di una decina di giorni fa. Ma la notizia uscita ieri merita qualche considerazione in più. Mentre i padani ben insediati a Roma fanno finta di opporsi ad uno status quo che hanno ben contribuito a creare - tanto per dare il contentino di una misra rappresentazione di un'improbabile 'ritorno alle origini' per un esercito straccione di camicie verdi - scoppia un nuovo scandalo tra le mani del senatur. Dopo la già poco onorevole candidatura del Trota, promosso per lignaggio familiare (raddoppiata dalle recenti intercettazioni sui festini a base di cocaina e altri servigi) un nuovo pasticciaccio brutto ci conferma che La Lega Nord è in tutto e per tutto uguale a qualunque altro partito. Né il suo personale politico brilla per spiccate qualità morali..
Scopriamo così che, proprio come tutti gli altri attori della politica e dell'imprenditoria che conta italiota, i Padani investono in paradisi off-shore... decisamente fuori portata. Già una volta commenttammo che il vecchio adagio ("Francia o Spagna...") ben si addiceva alle avventure ciociare dei nostalgici di un'inesistente passato mitico celtico. Oggi potermmo aggiungere "Francia, Spagna... o Tanzania... basta che se magna!".
Qualcuno si scandalizza perché i soldi investiti sarebbero - tra le alte cose - denari provenienti dal finanziamento pubblico ai partiti, quindi soldi cui in qualche modo abbiamo contribuito tutt* a versare. A noi ci sembra che la lezione sia un po' da scorgersi su un altro livello. I campioni a parole del localismo e della territorialità, i nemici giurati dei tecnocrati oggi al governo, i difensori integerrimi della padanità che non vuole mischiarsi e che per questo s'inventano leggi razziste e disumane, sono in fondo ben disponibili, per fare un po' di soldi in più, di andare ad investire nell'Africa più profonda e lontana...
La vera lezione di questa ennesima figuraccia è piuttosto la conferma della compiuta finanziarizzazione e globalizzazione del Capitale, altro che interramento padano... Quello che in fondo Bossi dovrebbe rispondere ai sui detrattori sarebbe un: "E' la globalizzazione, baby"... ma lui no, lui proprio non può!
Maelzel
Il finanziamento pubblico della Lega investito in fondi speculativi in Tanzania .
Per la Lega Nord gli immigrati di colore devono semplicemente sparire dal paese. Non è così per il soldi leghisti che, invece, in Africa ci devono andare approfittando di condizioni speculative. La Tanzania è un paese con alti tassi di mortalità infantile e altrettanto alti tassi di interesse. La speranza è che decida di trattenere i soldi leghisti magari al grido di "padroni a casa nostra". (red) 10 gennaio 2012
I soldi del finanziamento pubblico dello Stato, incassati dal Carroccio come "rimborsi elettorali", sono investiti in quote di fondi, titoli di Stato, valuta straniera. Nell´ultima settimana di dicembre, tra il 23 e il 30, da un solo conto bancario, sono partiti una decina di milioni, almeno sette verso l´estero. La fetta più grossa è stata stanziata per un fondo basato in Tanzania da 4,5 milioni. Quindi 1,2 milioni per un altro fondo a Cipro e poco più di un milione di euro investiti in corone norvegesi.

«È un movimento vorticoso di denaro quello che gestisce il segretario amministrativo federale Francesco Belsito, appena sceso dalla poltrona di sottosegretario alla Semplificazione. Il respiro delle operazioni è nazionale, ma la centrale operativa è Genova, dove Belsito vive. E tutto ruota attorno al Banco popolare. I movimenti-base sono gestiti attraverso diversi conti correnti ordinari nelle varie filiali; i movimenti straordinari sono invece coordinati da Banca Aletti, il capillare sistema di private e investment banking dello stesso Banco popolare.

I movimenti-base sono vistosi spostamenti, in entrata e in uscita: nell´ultimo semestre dai soli conti liguri sono stati trasferiti almeno 700 mila euro ad altri conti della Lega Nord, sono stati emessi almeno 450 mila euro in assegni circolari e lo stesso Belsito ha ritirato in contanti almeno 50 mila euro. Più sostanzioso il programma di investimenti gestito per la Lega Nord attraverso Banca Aletti tra Natale e Capodanno. Anzi, gli spostamenti di massa di denaro sono cominciati a metà del mese scorso: un investimento in 7,7 milioni di corone norvegesi (poco più di un milione di euro) vincolato per sei mesi a un interesse del 3,5%. Il fatto curioso, che emerge immediato, è che in quegli stessi giorni investire in Bot o Btp era più conveniente. Il primo, in ordine di tempo, porta a Cipro: 1,2 milioni di euro dalla Lega Nord per l´acquisto di quote del fondo "Krispa Enterprise ltd". Il fondo è basato a Larnaca, città turistica della costa meridionale, vicina al confine con Cipro Nord. Più coraggioso, senza dubbi, il collocamento dei 4,5 milioni di euro per un´operazione in Tanzania».

Giovanni Mari, I soldi della Lega emigrano all´estero, «Secolo XIX», 8 gennaio 2012.

martedì 10 gennaio 2012

CANTONA E L'ELISEO


La notizia della candidatura dell'ex calciatore Eric Cantona a presidente della repubblica francese ha fatto clamore in tutta Europa,visto che come puntualizzato dal diretto interessato è più una provocazione che un vero e proprio proposito per ricordare che in Francia circa dieci milioni di persone vivono in serie condizioni di povertà e di difficoltà abitative.
Cantona non è nuovo ad interventi in campo politico visto che numerose volte si è detto a favore di ideologie di sinistra atte alla solidarietà tra le persone,con una sua esternazione del dicembre del 2010 che fece arrabbiare e molto i politici francesi ed europei proponendo il ritiro dei soldi dalle banche,iniziativa che si risolse in una bolla di sapone.
Il primo articolo è preso dal quotidiano genovese"Il secolo XIX"e parla della candidatura contro Sarkozy e Hollande i due principali favoriti,mentre il secondo è preso da Senza Soste e vorrei concludere con due pensieri presi proprio da quest'ultimo contributo:"Se il progresso fosse stato messo al servizio dei cittadini, piuttosto che al servizio del mercato, avremmo potuto già effettuare un vero e proprio salto quantico nello sviluppo di tecnologie, oggi paralizzate da quei gruppi d'interesse che sono i primi beneficiari di questo sistema.
(…) La povertà non esiste sul nostro pianeta, se non a causa di una mancanza di volontà politica dei paesi industrializzati, sottomessi alle leggi di mercato. L'inquinamento e lo sperpero delle risorse non sono che la triste conseguenza di questo sistema obsoleto, cui bisogna porre fine urgentemente."

All'Eliseo una stella del calcio:Cantona candidato.

Parigi - Non finisce di stupire Eric Cantona, l’ex stella del calcio francese, che ora punta a una candidatura all’Eliseo nelle elezioni presidenziali della prossima primavera. In una lettera pubblicata dal sito internet del quotidiano Liberation, Cantona - che nel frattempo è diventato attore - scrive ai sindaci di Francia per ottenere le 500 firme necessarie alla candidatura presidenziale, lanciando un’inattesa sfida a pezzi da novanta della politica transalpina, come l’attuale presidente Nicolas Sarkozy e il socialista Francois Hollande, favorito nei sondaggi per la corsa all’Eliseo.
«Come sapete - scrive l’ex fuoriclasse del Manchester United negli anni ’90 nella missiva - al di là delle attività professionali che mi hanno condotto da una carriera sportiva di alto livello ad attività artistiche, sono un cittadino attento alla nostra epoca, alle chance che offre ai più giovani: troppo limitate. Alle ingiustizie che genera: troppo numerose, troppo violente, troppo sistematiche». Nella lettera, datata 4 gennaio e firmata con il suo nome, Cantona, 45 anni, dice di voler portare un «messaggio semplice ma chiaro, un messaggio di verità, ma di rispetto, un messaggio solidale e potente» e chiede ai sindaci di appoggiarlo in questa nuova sfida. L’ex calciatore, che ha intestato la lettera con la scritta «Eric Cantona, cittadino impegnato», chiede quindi ai sindaci le firme che potranno consentirgli di candidarsi all’Eliseo, «nel quadro del dibattito politico nel quale si appresta ad entrare il Paese».
Alla fine del 2010, l’ex numero 10 del Manchester destò scalpore lanciando un appello ai cittadini affinché ritirassero i loro soldi dalle banche, accusate di essere la causa della crisi economica. Liberation afferma anche che egli ha deciso di impegnarsi con la Fondazione umanitaria Abbè-Pierre per fare «del problema degli alloggi la priorità delle presidenziali».
Interpellato dall’agenzia France Presse, Patrick Doutreligne, delegato generale della Fondazione Abbè Pierre, ha detto da parte sua di aver appreso «solo questa sera che Cantona è impegnato con la Fondazione».
Considerato come uno dei più grandi calciatori del Man Utd, dove ha militato dal 1992 al 1997, conquistando quattro volte il Campionato d’Inghilterra, King Eric ha appeso gli scarpini al chiodo nel 1997. Ormai da anni, fa l’attore ed attualmente è in tourneé con la piece teatrale Ubu enchainé, dall’opera di Alfred Jarry. Cantona ha anche interpretato il film di Ken Loach, Il mio amico Eric.
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La "rivoluzione" di Cantona .
"Ritiriamo i nostri soldi dalle banche e poi vediamo se ci ascolteranno. L'appello del mitico ex giocatore del Manchester Uinted perché il 7 dicembre ci sia una protesta silenziosa fa discutere
"Ritiriamo i nostri soldi dalle banche" e poi vediamo se ci ascolteranno. "La rivoluzione si può fare così". L’ha buttata giù così il mitico ex giocatore del Manchester Utd in una intervista tra le tante. Una sorta di provocazione, mentre le strade della Francia erano invase di manifestanti contro la riforma delle pensioni. Un modo per dire che le manifestazioni non bastano e che bisogna colpire gli interessi economici del capitalismo se si vuole provare a vincere davvero.
L’intervista ha fatto il giro di internet, è diventata un sito HYPERLINK "http://www.bankrun2010.com/"www.bankrun2010.com e un appello che invita per il 7 dicembre a ritirare contemporaneamente i propri soldi dalle banche. Su Facebook circa 20mila persone, principalmente francesi, belghe e inglesi, hanno già annunciato la propria corsa agli sportelli. L’appello ha provocato ironia lentamente trasformatasi in nervosismo. La ministra francese Lagarde ha gentilmente invitato Cantona ad occuparsi di calcio, mentre la federazione belga del settore finanziario si appella al senso di responsabilità in un momento difficile per l’economia. Il 2 dicembre è intervenuto il direttore generale del colosso bancario Bnp Paribas stigmatizzando l’idea come pericolosa ecc ecc.
L’attenzione si moltiplica, le pagine visitate sul sito superano il milione e anche in Italia Sabato 4 dicembre Il Sole24ore ha dedicato un articolo alla vicenda.

La domanda è, ma perché non prendere sul serio questa iniziativa? Molte sono state anche la critiche a sinistra e le perplessità, ma le obiezioni non ci convincono moltissimo. Scorriamo le principali
- L’iniziativa non produrrà nessun effetto. Probabilmente per il 7 dicembre le cose stanno effettivamente così, ma non dobbiamo sovrastimare la potenza del sistema bancario. Le banche, infatti, devono detenere in portafoglio l’8% del capitale attivo. In realtà grazie ai meccanismi di leva finanziaria questa percentuale è molto minore. Basterebbe effettivamente ritirare una parte dei depositi per creare una perturbazione non piccola all'intero sistema.
- L’iniziativa assomiglia a quei boicottaggi che faticano a divenire di massa e a produrre effetti reali. E’ vero c’è questo rischio. Viene però da chiedersi se una pratica simile fosse stata effettivamente sostenuta o minacciata, ad esempio, durante i giorni degli scioperi generali francesi da organizzazioni sindacali e politiche strutturate. Non avrebbe aiutato nella costruzione di differenti rapporti di forza? Scioperi, picchetti e sciopero finanziario… interessante.
- Dove mettere i soldi ritirati? Non si rischia un effetto a catena pericoloso? Basterebbe tenerne il più possibile a casa o in cassette di sicurezza, o molto meglio, in istituti creati appositamente con il vincolo di non riprestare soldi alle banche private fino a quando una contrattazione con il sistema bancario non abbia avuto successo.
Un effetto a catena pericoloso? Certo, pericoloso per il capitale. Un effetto a catena fatto di scioperi, consapevolezza della forza dei lavoratori e delle lavoratrici, e della fragilità dei meccanismi di mercato. In fondo l’abbiamo già sentita la favola che lo sciopero è una pratica rischiosa per i lavoratori e per l’intera economia. Sappiamo come è finita.

L’importante è darsi degli obiettivi chiari e un certo coordinamento che li persegua. A questo proposito l’appello propone:
- Banche che devono prestare soldi a un tasso d’interesse nullo, e quindi aggiungiamo noi, obbligatoriamente pubbliche.
- Di annullare i debiti pubblici e di far pagare la crisi a chi l’ha generata.
Ci sembrano due primi obiettivi assai condivisibili, a cui aggiungerne altri, come la difesa e il rilancio dei diritti del lavoro e la difesa dei servizi pubblici e dei beni comuni. Una contrattazione sociale e finanziaria allargata. Troppo complicato? Forse… ma da anni si sono sprecati fiumi di inchiostro per dimostrare come l'attuale capitalismo sia intoccabile, magari ingiusto ma intoccabile, come fosse impossibile intaccare i meccanismi di accumulazione e di sfruttamento, in realtà il nervosismo emerso per l'iniziativa di Cantona ci fa pensare che forme inedite e internazionali di lotta costruite insieme (e non in alternativa) a quelle tradizionali possano rappresentare una strada percorribile. Lo sciopero generale e finanziario europeo è quello che servirebbe, altro che "qualche soldo per lo sviluppo" del Bersani pensiero. Nelle conclusioni dell’appello si legge:
"Se il progresso fosse stato messo al servizio dei cittadini, piuttosto che al servizio del mercato, avremmo potuto già effettuare un vero e proprio salto quantico nello sviluppo di tecnologie, oggi paralizzate da quei gruppi d'interesse che sono i primi beneficiari di questo sistema.
(…) La povertà non esiste sul nostro pianeta, se non a causa di una mancanza di volontà politica dei paesi industrializzati, sottomessi alle leggi di mercato. L'inquinamento e lo sperpero delle risorse non sono che la triste conseguenza di questo sistema obsoleto, cui bisogna porre fine urgentemente."
Come non condividere.
Danilo Corradi e Marco Bertorello
tratto da www.ilmegafonoquotidiano.it
6 dicembre 2010

lunedì 9 gennaio 2012

KOLOSALA IZANGO DA

Una grande folla ha riempito le strade di Bilbao sabato scorso per manifestare contro la repressione che attanaglia il popolo basco e per chiedere un'amnistia verso i prigionieri politici detenuti nelle carceri spagnole.
Amnistia che nei pensieri degli organizzatori vorrebbe essere totale per le persone che hanno già scontato i tre quarti della pena,ed un avvicinamento degli altri in Euskal Herria visto che sono confinati a centinaia di chilometri dai luoghi di origine ove risiedono amici e familiari.
Ho provato già un'emozione fortissima e straordinaria personalmente avendo partecipato nell'ottobre del 2010 ad un corteo simile(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/10/gora-euskadi.html )quindi so quello che si prova e ciò che sente la gente che ha amici,cari e parenti rinchiusi a tradimento nelle galere spagnole e francesi.
Articolo preso da Senza Soste.

Prigionieri a casa! Una marea umana scalda Bilbao .
Una vera e propria marea umana sta attraversando Bilbao. Almeno 100 mila persone, la manifestazione più grande mai realizzata nei Paesi Baschi negli ultimi decenni (secondo i rigorosissimi metri di valutazione locali, con il metro italiano i partecipanti diventerebbero due o tre volte di più).
“Kolosala izango da” è stata la parola d’ordine che nelle ultime settimane ha mobilitato tutta la società basca su iniziativa della piattaforma Egin Dezagun Bidea. Uno slogan che è risuonato sui quotidiani e sulle riviste locali, nei video autoprodotti in ogni quartiere ed in ogni località e incollati su face book e su twitter, sugli striscioni appesi ovunque. “Sarà colossale”, era la promessa. Mantenuta. Alle 17.30 c’era tanta di quella gente in piazza nel centro nuovo della maggiore città di Euskal Herria che le decine di migliaia di manifestanti non riuscivano a muoversi. Poi pian piano l’enorme serpentone ha cominciato ad avanzare, in un clima di enorme emozione per un evento che ha un carattere storico. Davanti a tutti migliaia di parenti e amici di prigionieri e prigioniere politici baschi. Giovanissimi e anziani, col fazzoletto al collo per reclamare il rimpatrio dei loro cari e un cartello in mano con la foto di chi è rinchiuso nelle carceri spagnole o francesi. O di chi è stato costretto all’esilio da una persecuzione giudiziaria e politica contro la sinistra basca che non ha subito modifiche, al massimo inasprimenti.
Immagini mandate in diretta dall'emittente tv Hamaika Telebista e dal sito del quotidiano Gara, slogan in euskera, castigliano e francese ritrasmessi da decine di radio comunitarie in tutta la geografia basca. Organizzazioni politiche della sinistra basca mischiate ai sindacati, i movimenti di donne e di studenti insieme agli agricoltori e ai pastori, gli intellettuali con i militanti e gli attivisti sociali. E tanta, tanta gente normale. Emozionata, determinata e stufa della punizione e della vendetta che Parigi e Madrid esercitano su tutta la società attraverso i prigionieri e le prigioniere.
Nonostante la fine definitiva della lotta armata annunciata e confermata dall’Eta in più occasioni, nonostante la esplicita rinuncia ad ogni forma di violenza politica da parte delle organizzazioni della sinistra indipendentista, nulla finora si è mosso nel governo spagnolo e nei suoi apparati di sicurezza. Nulla ancora è stato fatto o annunciato per rimuovere una violazione sistematica e scientifica dei diritti dei prigionieri politici baschi che già il governo socialista di Felipe Gonzales e poi tutti i suoi successori hanno adottato e indurito come strumento di ulteriore repressione. Repressione nei confronti di chi è finito in carcere per aver militato nell’organizzazione armata, ma anche semplicemente e sempre più spesso negli ultimi anni di chi è finito in cella perché sindacalista, giornalista, scrittore, cantante, ecologista, femminista. Una repressione che colpisce i prigionieri e i loro familiari, obbligati a percorrere migliaia di chilometri al mese per poter visitare i propri cari in galera, con colloqui che spesso saltano all’ultimo momento per imperscrutabili decisioni dei direttori delle carceri, con decine di persone morte o gravemente ferite in incidenti stradali sulle autostrade che portano ai penitenziari allungando così la lista delle vittime del conflitto. Un conflitto che un po’ di coraggio e di lungimiranza da parte della classe politica spagnola e da parte dell’oligarchia basca avrebbe potuto chiudere anni fa, risparmiando a tutti inutili sofferenze. A parte qualche dichiarazione conciliante di qualche esponente politico socialista – facile ora che il Psoe è stato sbattuto all’opposizione! – nulla all’interno degli eredi del franchismo fa pensare che Rajoy e i suoi vogliano cambiare rotta. Ma i baschi non si danno per vinti, e sono tornati per l’ennesima volta oggi a riempire le strade e le piazze delle loro città. E a gridare uno slogan che è risuonato instancabile negli ultimi decenni, da quando le galere spagnole e francesi hanno ricominciato immediatamente a riempirsi di dissidenti politici dopo la brevissima pausa seguita alla transizione dal franchismo alla ‘democrazia’. “Presoak etxera” e “Amnistia” hanno detto, forte e chiaro, decine di migliaia di baschi ma anche di catalani, di aragonesi, di galiziani, perfino di castigliani e di andalusi arrivati con gli autobus e le loro macchine a Bilbao. Intanto “Prigionieri a casa”. Così come prescrive una legge spagnola sistematicamente violata sulla base di una decisione politica bipartisan che ha visto destra e sinistra concordi nello sparpagliare in decine di carceri, le più lontane possibile dal Paese Basco, quei 700 e più attivisti politici tuttora prigionieri. “A casa” quelli che hanno scontato i tre quarti della loro pena (sono 175), o che soffrono infermità incompatibili con la galera e l’isolamento.
A casa, per ricominciare tutti insieme a costruire un paese nuovo, solidale, aperto e giusto. Con le armi della politica, della partecipazione e della passione. Quella stessa passione che ha reso oggi le strade di Bilbao troppo strette e le sue piazze troppo piccole.
tratto da http://www.contropiano.org
7 gennaio 2012

sabato 7 gennaio 2012

IL CALCIO SOVIETICO AI TEMPI DELL'URSS

Breve e nostalgica storia del calcio sovietico quando ancora esisteva l'Unione e che parla principalmente delle cinque squadre moscovite e di quelle più importanti delle altre repubbliche.
Mentre per diversi anni i team di Mosca si sono divisi i campionati nazionali,dopo il 1960 anche squadre del resto dell'Urss misero le mani sul campionato,e fino ad oggi proprio una compagine non della capitale detiene il maggior numero di tronei vinti,la Dynamo Kiev.
A Mosca giocatori e tifoserie erano divise in sorte di corporazioni con lo Spartak che era il team del sindacato e praticamente del popolo,la Dynamo quella della polizia,il Cska dell'esercito mentre il Lokomotiv e la Torpedo rispettivamente delle ferrovie e del settore automobilistico.
Tra imprese nazionali ed internazionali,conquistando titoli anche europei e con storie che rasentano la leggenda,il calcio moscovita e sovietico fa parte della storia del calcio europeo e mondiale,e lo spirito di cui erano animate molte squadre era quello di compagni che amavano i propri colori con passione e determinazione(e anche una sorta di masochismo aggiungerei per certi casi!)così come in tutto il mondo.
Su tutti gli aneddoti vorrei ricordare una trasferta della Dynamo Mosca a Barcellona in pieno franchismo per giocare una finale di Coppa delle Coppe contro gli anticomunisti del Rangers Glasgow assieme alla storia dei calciatori della Dynamo Kiev che giocarono da prigionieri di guerra contro una rappresentativa di nazisti e dopo la vittoria tre dei compagni vennero fucilati.
Articolo di Tito Sommartino preso da Senza Soste:gli splendidi stemmi appartengono rispettivamente al Cska ed allo Spartak.

Back in the Ussr: storia e squadre del calcio sovietico.
Il massimo campionato sovietico di calcio, la Vysšaja Liga (Prima divisione) si disputò tra il 1936 ed il 1991, anno dello scioglimento dell’Unione Sovietica. Vi prendevano parte squadre rappresentanti le varie repubbliche sovietiche.
Un po’ di storia
Fino ai primissimi anni ‘60, la Vysšaja Liga è stata dominata dalle squadre moscovite. Tra 1936 e 1960 le quattro squadre principali di Mosca si spartiscono tutti i titoli: la Dynamo trionfa 9 volte, lo Spartak sette, il CSKA cinque e la Torpedo Mosca tre. Bisogna andare all’edizione 1961, vinta dalla squadra ucraina della Dynamo Kiev, per avere una vincitrice che non sia della città capitale dell’Unione. Curiosamente, la Dynamo Kiev diverrà alla fine la squadra che in assoluto vincerà più campionati sovietici. Al di fuori della Dynamo Kiev, altre sei squadre non moscovite si aggiudicheranno il massimo titolo calcistico: i georgiani della Dynamo Tbilisi nel 1964 e nel 1978, la matricola ucraina dello Zorya Voroshilovgrad nel 1972, gli armeni dell’Ararat Yerevan un anno più tardi, i bielorussi della Dynamo Minsk nel 1982, gli ucraini del Dnipro Dnipropetrovsk nel 1983 e nel 1988 e lo Zenit Leningrado nel 1984.
La squadra del popolo…
La più grande rivalità nella storia del calcio russo era quella fra Spartak Mosca e Dynamo Mosca. Soprannominata “La carne” dal cibo inscatolato dall’industria moscovita che per molti anni possedette il club, lo Spartak era il club del popolo. Mentre la maggior parte delle squadre era stata creata o successivamente controllata da reparti di polizia, esercito o da industrie automobilistiche, metallurgiche o ferroviaria, in controtendenza lo Spartak Mosca fu costituita come società sportiva di un sindacato operaio, che si richiamò a Spartaco, lo schiavo romano che aveva capeggiato una rivolta contro i potenti per la conquista della libertà. Il sindacato era il Komsomol, l'Unione comunista della gioventù; la classe operaia di Mosca ne è fin dall'inizio la platea di tifosi più numerosa.
Nel 1936 la Piazza Rossa viene coperta da un enorme tappeto di feltro verde, sul quale la prima e la seconda squadra dello Spartak giocano una partita dimostrativa davanti a Stalin in persona. Nemmeno la Dynamo ha mai ottenuto tanto e nessuno potrebbe immaginare l'entusiasmo di Stalin, che la partita invece suscita: lo Spartak non è più solo la squadra amata dagli operai ma è adesso anche la squadra che ha imposto il calcio all'attenzione di Stalin ed emana appeal e fascino anche verso il mondo della cultura, dell'arte e dello spettacolo (2).
Nel suo palmarès figurano 12 campionati (seconda solo alla Dynamo Kiev) e 10 Coppe sovietiche. Ha anche raggiunto la semifinale nella Coppa dei Campioni 1990-1991.
È opinione diffusa che i suoi tifosi fossero i più caldi dell’intera Unione e che furono loro, negli anni ’80, a dare vita ad un nuovo modo di tifare in Unione Sovietica. Stando alle cronache, però, sembra che fossero anche i più odiati.
…quella della polizia segreta…
La Dynamo Mosca, fondato come squadra di una fabbrica nel 1887 dall’inglese Clement Charnock, dopo la rivoluzione del 1917 venne posto sotto il controllo del Ministero dell’Interno prima e della Čeka (1) poi http://it.wikipedia.org/wiki/%C4%8Ceka. Per la sua vicinanza alla politica era particolarmente malvista dai tifosi degli altri club che soprannominarono la squadra come “i ladri”. Il termine Dynamo faceva riferimento ai reparti di polizia.
Al termine della seconda guerra mondiale la Dynamo fu anche la prima squadra a effettuare un tour in Occidente, durante la visita nel Regno Unito nel 1945: completamente sconosciuti, i giocatori sovietici impressionarono la stampa e i tifosi inglesi, pareggiando per 3-3 contro il Chelsea, vincendo per 10-1 contro il Cardiff City, e battendo l’Arsenal, rinforzato dalla presenza di Stanley Matthews e Stan Mortensen per 4-3, per concludere poi la tournée per 2-2 contro i Rangers.
Gli anni ‘50 videro un predominio quasi incontrastato della Dynamo a livello nazionale, con la vittoria di ben cinque campionati sovietici tra il 1949 e il 1959. Nel 1972, a distanza di 27 anni, la Dynamo incontrò nuovamente gli scozzesi dei Glasgow Rangers, ma per un incontro molto più importante: la finale della Coppa delle Coppe. A Barcellona, in una cornice già particolarmente ostile nei loro confronti a causa della dittatura franchista, i pochi tifosi moscoviti che ebbero la fortuna di seguire la propria squadra oltrecortina furono oggetto di violenze da parte dei ben più numerosi tifosi dei Rangers, tradizionalmente antisocialisti e anticomunisti. La Dynamo Mosca è celebre anche per il fatto che la sua porta fu difesa, dal 1949 al 1970, dal portiere Lev Jascin, detto il Ragno Nero, senza ombra di dubbio il miglior portiere del XX secolo.
… quella dell’esercito…
Il CSKA Mosca (Club Sportivo Centrale dell’Esercito) era invece la squadra del ministero sovietico della Difesa, cioè dell’Armata Rossa. L’immediato secondo dopoguerra ha rappresentato il periodo più fecondo nella storia del club, che ha conquistato per ben cinque volte in sei anni il titolo sovietico e in tre occasioni si è aggiudicata anche la coppa nazionale. Essendo entrambe legate al Ministero degli Interni, vigeva un’amicizia tra CSKA e Dynamo Mosca.
… quella delle ferrovie…
La Lokomotiv Mosca era invece considerate la più “povera” delle cinque sorelle muscovite, forse per il fatto di non essere mai riuscita a conquistare il campionato. La Lokomotiv fu fondata il 12 agosto 1923 come “Club della Rivoluzione d’ottobre” ma nel 1931 cambiò nome in Kazanka (Moskovskaya-Kazanskaya Zh.D, ferrovie Mosca - Kazan), per poi, nel 1936, ricambiarlo con quello attuale. Storicamente era la squadra dell'ente pubblico delle Ferrovie Russe, direttamente controllata dal ministero delle Ferrovie.
Nel 1955 la Lokomotiv ebbe la fortuna di trasformarsi in ambasciatrice calcistica del calcio sovietico all’estero disputando incontri amichevoli in tutto il mondo, Nord America compresa.
…e quella delle automobili
La Torpedo Mosca è attualmente la meno famosa tra le cinque sorelle moscovite a causa della crisi di risultati arrivata dopo il crollo del comunismo (attualmente milita in seconda serie), ma ai tempi dell’Urss il suo blasone cittadino era secondo solo a quello di Spartak e Dynamo. Il club fu fondato nel 1924 sotto il nome di Proletárskaya kúznitsa (Forza Proletaria) e cambió la sua denominazione attuale nel 1936, quando la squadra fu di fatto acquistata dal settore automobilistico, in particolare dall’impresa statale ZIL, dedicata principalmente alla fabbricazione di camion. La Torpedo raggiunse ottimi livelli soprattutto durante gli anni ’60. Nel complesso la Torpedo ha conquistato tre campionati e sei coppe sovietiche. Una volta giunta l’economia de mercato, la ZIL si trovò costretta a vendere la Torpedo a metà degli anni ‘90 alla società proprietaria dello stadio Olimpico Luzhnikí, che cercava una squadra che giocasse le partite interne sul proprio campo (solitamente “casa” dello Spartak). Dopo pochi anni, la Torpedo tornò a giocare (con scarsi risultati) allo stadio Torpedo, ufficialmente Eduard Streltsov in onore di uno dei più grandi giocatori russi di tutti i tempi, il più grande della storia della Torpedo.
La Dynamo Kiev
Ma la squadra più titolata non è moscovita, bensi ucraina: la Dynamo Kiev. Fondata nel 1927 come branca sportiva della polizia e del Ministero degli Interni sulla scia di quanto accadeva in Russia con la Dynamo Mosca (legata però anche alla Čeka). Come nel caso degli omonimi moscoviti (ma anche georgiani e bielorussi, come vedremo in seguito), i giocatori erano dipendenti del ministero, cui il club era subordinato.
Durante la seconda guerra mondiale molti giocatori della Dynamo non riuscirono a mettersi in salvo dagli occupanti tedeschi e vennero impiegati come prigionieri di guerra; venuti a conoscenza della presenza di questi calciatori i tedeschi decisero di sfidare una selezione formata da otto giocatori della Dynamo. La selezione ucraina travolse i nazisti per 4 a 0. Allora i nazisti programmarono una nuova partita un mese dopo. Leggenda narra che sul 5-3 un certo Klimenko salta come birilli mezza squadra avversaria, portiere compreso, ed invece di depositare la palla in rete, si ferma sulla linea di porta, si gira su se stesso e la calcia verso il centro del campo: uno sfregio bello e buono. Klimenko morirà fucilato a sangue freddo insieme ad altri due compagni di squadra.
La Dinamo vince il suo primo campionato solo nel 1960 portando per la prima volta il trofeo fuori da Mosca dove era rimasto sino ad allora. Tra i giocatori un certo Valeri Lobanovski, soprannominato “il colonnello”che dal 1971 assumerà la guida tecnica della squadra a cui insegnerà metodologie basate su una preparazione fisica sconosciuta sino ad allora e sul concetto di squadra, al cospetto del quale tutte le individualità perdevano d’importanza. Saranno queste innovazioni a portare la Dynamo a realizzare l’accoppiata campionato-Coppa nel 1974 (prima squadra dell’ex URSS a riuscire nell’impresa). Nel 1975 la Dynamo vince un altro campionato (il settimo), e la Coppe delle Coppe battendo in finale gli ungheresi del Ferencvaros, conquistandosi in tal modo il diritto di contendere al Bayern Monaco la Supercoppa europea conquistata ai danni sempre dei tedeschi.
Nel 1976 il suo calciatore di maggior lustro, l’attaccante Oleg Blochin, vinse l’ambito Pallone d’oro come miglior giocatore europeo di quell’anno. La Dynamo continuò ad inserire giovani talenti su di un telaio collaudato continuando a mietere successi in patria, e continuando a formare l’ossatura (8 giocatori su 11) della nazionale sovietica che partecipò al Mondiale spagnolo del 1982. Nel 1985 la Dynamo vinse il suo 11º titolo e nella stagione 1985/86 la Coppa delle Coppe battendo per 3-0 in finale l’Atletico Madrid.
Le altre
La Dynamo Tbilisi non è ricordata soltanto per aver avuto tra le proprie fila anche il capo dei servizi segreti sovietici Lavrentij Pavlovic Berija, quanto per essere stata una delle più forti compagini nell’era sovietica (2 campionati e due coppe nazionali). Il più importante successo fu la vittoria per 2-1 in Coppa delle Coppe nel 1981 nella“finale comunista” di Düsseldorf contro i tedeschi orientali del Carl Zeiss Jena.
Gli ucraini del Dnipro Dnipropetrovsk conquistarono due titoli nel 1983 e nel 1988, mentre lo Zenit Leningrado (oggi san Pietroburgo) soltanto uno nel 1984. La storia dello Zenit è ricordata anche per uno scandalo: nel 1967 lo Zenit finì ultimo in campionato ma venne salvato dalla politica che decise che non era il caso di far retrocedere un club di Leningrado proprio nell’anno del 50º anniversario della rivoluzione bolscevica.
NOTE
(1) La Čeka (Črezvyčajnaja Komissija, Commissione straordinaria) fu un corpo di polizia politica creato da un decreto del 20 dicembre 1917 da Lenin e Feliks Edmundovič Dzeržinskij per combattere i nemici del nuovo regime russo. La Čeka è stata la prima di numerosi servizi segreti operanti nello stato sovietico ed antenata del ben più celebre KGB. Dopo la Čeka si realizzò il GPU, successivamente l’NKVD e poi fu trasformata nel KGB.
(2) Alessandro M. Curletto, Spartak Mosca. Storie di calcio e potere nell'URSS di Stalin, Il Nuovo Melangolo, 2005, pp. 158
Tito Sommartino
tratto da Senza Soste n.65 (novembre 2011)

venerdì 6 gennaio 2012

ORARI E GIORNI LIBERALIZZATI PER I NEGOZI:FALLIMENTO PRIMA ANCORA DI COMINCIARE

Con le nuove misure che regolamentano gli orari di apertura degli esercizi commerciali si sono evidenziate delle problematiche che già esistono da parecchi anni ma per chi non è del settore ancora non conosceva.
I negozi ed i centri commerciali più o meno grandi sono aperti di domenica da una decina di anni e queste aperture straordinarie sono fissate ad inizio anno dal comune di appartenenza e con pochissime modifice durante l'arco dei dodici mesi.
Variando da zone turistiche,più incentivate a tenere le serrande alzate in giorni festivi,a quelle meno fino ad arrivare in anonime città tale possibilità lavorativa è sempre stata diciamo tollerata e comunque non degna di proteste così come è capitato in questi giorni.
Tra piccoli commercianti che sono contrari a queste novità legalizzata su tutto il territorio nazionale e per tutti i giorni e le ore dell'anno,i consumatori che invece vedono di buon'occhio l'inziativa passando per i lavoratori che sono a dir poco incazzati per queste liberarizzazioni il caos è totale e nascono mille leggende sull'argomento che l'articolo di Senza Soste riesce ad elencare.
Secondo me le conseguenze saranno un grande aumento dei costi di gestione con relativo rincaro delle merci,incremento dei pagamenti(almeno nei piccoli negozi)in nero per le retribuzioni,a lungo andare un bel fallimento delle liberarizzazioni in quanto non è che se un negozio apre fino a mezzanotte e anche per 365 giorni all'anno il mio portafogli per incanto moltiplica i soldi da spendere.
Ed ora esorto i lavoratori che non hanno scioperato a tempo debito e che cominciano a lamentarsi già anticipamente,di continuare a lavorare la domenica ed i festivi senza alcun straordinario visto che operando in tali giorni di braccia incrociate e facendo addirittura ore in eccedenza erano tacitamente d'accordo con i"padroni".

Tutti i luoghi comuni (da sfatare) sulle aperture domenicali dei negozi.
Anche a Livorno sta impazzando la polemica sulla decisione del governo di liberalizzare le aperture degli esercizi commerciali per 365 giorni all'anno, quindi domeniche e festivi compresi. Allo schieramento dei favorevoli (pochi a dire il vero) si contrappone il fronte dei contrari, che vede affiancati i sindacati (tutti), le regioni (alcune di queste, fra cui la Toscana, hanno già presentato ricorso alla Corte Costituzionale per rivendicare la propria competenza in materia di commercio), le associazioni datoriali di categoria (Confesercenti e Confcommercio, che ritengono sia un provvedimento che va solo a vantaggio della grande distribuzione). Ma quali sono le argomentazioni più frequenti di chi sponsorizza il far west delle aperture? Un mix di ignoranza e luoghi comuni. Vediamole una per una.
"La liberalizzazione produce crescita dell'economia" - In realtà nessuno è mai riuscito a dimostrare numeri alla mano che l'economia di un territorio cresce se si aumentano orari e giorni di aperture degli esercizi commerciali. E non serve essere economisti per capire che se i soldi che girano sono sempre i soliti puoi aprire quanto ti pare, ma non è che la gente spende di più. Il termine liberalizzazione, se è applicato a settori in cui c'è poca concorrenza, ha come effetto solitamente un abbassamento delle tariffe (ci sarebbe comunque molto da discutere anche qui sugli effetti che spesso le liberalizzazioni hanno sul lavoro), ma nel commercio non si capisce bene quale dovrebbe essere l'effetto benefico. Anzi, di effetti se ne vede solo di malefici: dipendenti costretti a lavorare nelle domeniche e nelle festività, aumento dei costi di gestione per gli esercenti, favoreggiamento della concorrenza sleale, assecondamento del capriccio (perché di questo si tratta) di fare la spesa la domenica.
"Fare la spesa la domenica è una bella comodità per chi lavora tutta la settimana" - Chi pronuncia questa frase di solito è la stessa persona che poi quando il maritino o la mogliettina trova un posto di lavoro nel commercio ed è costretto/a a lavorare la domenica si lamenta perché non può passare i giorni di festa col proprio consorte... La gente che ragiona in questi termini dovrebbe capire che la loro "comodità" ricade sulla pelle di qualcun altro, nella fattispecie i lavoratori. Non mangiavano prima quando i negozi la domenica erano chiusi? Non crediamo proprio. E' semplicemente una questione di abitudine, e la spesa domenicale è una brutta abitudine (fatti salvi quei periodi come il mese di dicembre dove la necessità di maggiori aperture è molto più comprensibile).
"La liberalizzazione comporta vantaggi enormi per i consumatori" - Riprendiamo un virgolettato da Il Tirreno del 4 gennaio 2012 di Vincenzo Donvito, presidente dell'Aduc, un'associazione di consumatori: "consumatori sono il 100% dei cittadini, che non possono che trarre vantaggi dalla liberalizzazione degli orari, in termini di costi al dettaglio e qualità, che sprigionerebbe i propri benefici non solo sulla gamma delle merci e sulle specializzazioni dei commercianti che le propongono, ma anche sulla vita urbana: negozi sempre aperti significa minori intasamenti, meno problemi di parcheggio, meno costi per i controlli".
Effetti benefici su costi al dettaglio e qualità. Aprendo le domeniche? Ma perché? Gamma delle merci e specializzazioni dei commercianti. Aprendo 365 giorni all'anno? Ma per quale motivo? Meno intasamenti e problemi di parcheggio. Beh qui siamo alle comiche. Allora apriamo le poste anche la domenica, che nei giorni normali c'è troppe file e non si trova parcheggio... D'altronde se ho voglia di pagare una bolletta la domenica sarò pure libero di farlo! Ma per favore...
"I turisti che arrivano hanno diritto di trovare sempre tutto aperto" - Turisti? Quali turisti? A parte gli scherzi, indubbiamente deve essere fatta una distinzione di periodi e di località. Il piccolo centro balneare che vive di turismo quattro mesi all'anno è comprensibile che consenta aperture libere 7 giorni su 7 in quel determinato periodo, ma nel nostro caso Livorno è una normalissima città. Portuale certo, ci sbarcano le navi, ma sempre città. Quanti croceristi arrivano la domenica? E di questi quanti rimangono a Livorno? E quelli che rimangono a Livorno sono abbastanza per legittimare l'apertura dei negozi ad esempio di tutta la via Grande? A quanto pare no, se i gestori fanno i loro calcoli e decidono di rimanere chiusi.
"Ci sono già tante categorie che lavorano la domenica" - Certo, verissimo. Medici del pronto soccorso, vigili del fuoco, mezzi pubblici. Si chiamano "servizi essenziali", e spesso sono adeguatamente retribuiti per i loro turni disagiati. Ma fare shopping è un servizio essenziale da garantire 365 giorni all'anno? Su quale base di ragionamento? Perché se il confine fra servizio essenziale e non è assolutamente interpretabile e soggettivo allora si potrebbe esigere di avere sempre un idraulico o un elettricista a disposizione anche la domenica, o il medico di famiglia (che invece ci manda alla ricerca impossibile della guardia medica), oppure di avere un servizio di sportello all'Inps o in Comune anche nei giorni di festa. Ma non è così. Ed è normale che non lo sia, perché il riposo settimanale la domenica è un diritto sacrosanto di chi lavora.
"Più giorni di aperture significa più occupazione per i lavoratori" - E' assolutamente falso. I piccoli negozi quasi mai hanno risorse per assumere nuovi dipendenti, mentre quelli grandi (ad esempio super e ipermercati) hanno organici talmente ampi che riescono a risolvere semplicemente "spalmando" i dipendenti che hanno anche sul lavoro domenicale e festivo. Se c'è aumento di occupazione, è ravvisabile sotto forma di straordinari o forme contrattuali ignobili tipo i "contratti week-end" (splendida invenzione che consente ai datori di assumere personale per uno o due giorni...) o i contratti a chiamata. Insomma, ricadute occupazionali non ce ne sono, o dove ci sono trattasi di forme di autentico sfruttamento della peggior specie.
"I lavoratori del commercio avranno un altro giorno di riposo al posto della domenica, nonché le loro belle maggiorazioni salariali" - Sfidiamo chi pronuncia questa frase a provare anche solo per una settimana a fare il proprio riposo settimanale di martedì anziché la domenica (giorno in cui tutti i suoi affetti sono in festa), e poi di tornare a dirci che ne pensa... Per quanto riguarda le maggiorazioni salariali non ne parliamo neanche. I posti dove le maggiorazioni non ci sono neanche non si contano da quanti sono. E dove ci sono altro non è che un'elemosina che in busta paga fa appena il solletico. Il commercio è già di per sé un settore dove vige la legge della giungla e dove i diritti dei lavoratori spessissimo sono un miraggio, dove imperversa la precarietà più tremenda, dove la stabilità lavorativa è un miraggio. Di aggiungere disagio in questo settore non se ne sente affatto il bisogno.
Insomma, l'invito è quello di riflettere attentamente su un argomento che può essere considerato lo specchio della società del consumo in cui viviamo. Una società che ci vorrebbe tutti asserviti alla logica delle spese folli, continue e inutili. Le domeniche e i festivi teniamoceli stretti, per restare umani.
Per Senza Soste, Franco Lucenti

giovedì 5 gennaio 2012

BRACCIA CORTINE


Quanto clamore e indignazione hanno provocato i dati forniti dalla Guardia di Finanza che ha reso pubblici i primi risultati dei controlli effettuati a cavallo tra il 30 ed il 31 dicembre a Cortina d'Ampezzo,meta vacanziera chic dell'alta borghesia italiana.
Dati sballatissimi se confrontati a quelli dell'anno precedente con aumenti fino al 400% degli incassi con tanto di ricevuta in tutti gli esercizi commerciali,ristoranti ed alberghi:decine di personaggi con redditi al di sotto dei 30mila Euro che possiedono automobili di lusso.
Tutti i conti fiscali di questi finti poveri ed evasori cronici che operano nel commercio ora verranno(spero)spulciati da chi di dovere e convinto che sia estremamente giusto che vengano puniti,spero in sanzioni esemplari anche molto più alte di quello che dovrebbero all'erario.
Perché tutti questi lavoratori in proprio,piccoli e grandi professionisti ed imprenditori sono una delle cause prime della povertà del lavoratore dipendente che si fa il culo e sa già che ciò che guadagna è fin troppo tassato e non ci può far niente.
Per me si dovrebbero rendere pubblici i nomi di questi criminali,perché di illecito e anche grave si tratta,e pubblicare su giornali e manifesti delle proprie città e paesi di residenza la loro faccia e quello che hanno rubato in modo che il proletariato sappia chi sono.
Articolo preso dal"Corriere della sera".

Cortina, in vacanza con l'auto di lusso
42 dichiarano meno di 30mila euro

I dati dell'Agenzia delle Entrate dopo il blitz del Fisco il 30 dicembre. Incassi di alberghi, bar e negozi: più 400 per cento rispetto all'anno prima.

VENEZIA- Controllate a Cortina le dichiarazioni dei proprietari di 251 auto di lusso di grossa cilindrata: su 133 intestate a persone fisiche, «42 appartengono a cittadini che hanno dichiarato 30.000 euro lordi di reddito». Lo comunica l'Agenzia delle Entrate del Veneto che il 30 dicembre ha inviato 80 ispettori ed effettuato controlli in 35 esercizi commerciali. Gli incassi di alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, nel giorno dei controlli, sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010. In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima).

BENI E AUTO DI LUSSO - Non sono mancati singoli episodi particolarmente significativi: un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale. I dati più interessanti sono emersi dai controlli sui possessori di 251 auto di lusso di grossa cilindrata. Su 133 auto intestate a persone fisiche, 42 appartengono a cittadini che hanno dichiarato meno di 30 mila euro lordi di reddito sia nel 2009 sia nel 2010, mentre 16 auto sono intestate a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. Gli altri 118 superbolidi sono intestati a società che sia nel 2009 sia nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.

LE POLEMICHE - L'operazione aveva sollevato un mare di polemiche. In primis tra gli albergatori, impegnati, il 30 dicembre, nei preparativi del veglione di San Silvestro. «Sono arrivati alle 8 del mattino e se ne sono andati dieci minuti dopo la mezzanotte, ho firmato il verbale che ero già in camicia da notte - aveva detto a Massimo Spampani un'albergatrice di un noto hotel del centro - un blitz del genere in queste date è un attentato per chi lavora. Da mesi aspettiamo queste giornate, visto che la stagione è cominciata in ritardo e abbiamo incassato poco, i miei clienti hanno detto che se ne vanno a Sankt Moritz, questo stato poliziesco nessuno lo vuole accettare».

VIP E POLITICI - Il sindaco Andrea Franceschi aveva parlato di «operazione mediatica», aggiungendo che «non c'è rispetto del lavoro se si va a controllare carte e registri nei giorni in cui alberghi e bar sono sotto pressione». Aveva rincarato la dose Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl alla Camera: «Controlli a tappeto sull’intera area perché presumibilmente popolata in queste vacanze da ricchi, sono del tutto inaccettabili e chiaramente ispirate a una concezione ideologica del controllo fiscale». Dello stesso parere era l’ex sottosegretario Daniela Santanchè, abituale ospite della Regina delle Dolomiti: «Non trovo giusto colpire Cortina che è un simbolo del nostro turismo per fare controlli fiscali». Anche se, di fronte ai risultati, ha detto che la «lievitazione degli scontrini durante i controlli del Fisco a Cortina è un fenomeno sul quale è giusto andare a fondo», ma condanna il metodo: «adesso, cosa dobbiamo aspettarci, che qualcuno metta i cartelli con il commerciante disonesto e la scritta Wanted?». Mentre il capitano Leonardo Landi, comandante della Compagnia di Cortina d'Ampezzo (Belluno) della Guardia di Finanza, smentisce, in una nota, di aver rilasciato dichiarazioni critiche riguardo alle attività svolte dall'Agenzia delle Entrate nella località turistica veneta.

IL PARROCO: POVERI ANCHE A CORTINA - Don Davide Fiocco, parroco del capoluogo ampezzano, parlando di Cortina, ha detto all'agenzia Ansa che «c'è un paese che fa i conti come tutti con le ristrettezze economiche nel quale, ogni tanto, arrivano i vip». Don Davide in un'omelia ai parrocchiani del novembre scorso - che, ricorda il sacerdote, «suscitò molte polemiche» - aveva sollevato il problema delle nuove povertà, raccontando di aver aiutato con i fondi della Caritas tre famiglie in difficoltà.

04 gennaio 2012(ultima modifica: 05 gennaio 2012)

mercoledì 4 gennaio 2012

TIME BOMB

Il post odierno preso da Indymedia riporta alcune riflessioni ed un elenco sugli eventi dinamitardi susseguitisi nell'ultimo mese,che uniti a quelli che non hanno avuto rilievo mediatico nazionale praticamente ogni giorno hanno fatto sobbalzare i culi di parecchie persone,e la stragrande maggioranza di loro devono sentirsi colpevoli e farsi un bell'esamino di coscienza.
Mentre alcuni se ne stanno per il momento zitti altri si lamentano e contrattaccano addirittura,non provando la minima vergogna ad essere fautori in prima persona della crisi che attanaglia il paese e l'Europa,crisi che la gente non vuole pagare sulla propria pelle e ora si notano le prime reazioni violente.
Premettendo che non tutti gli eventi riportati siano stati rivendicati,e anche nel caso di una firma bisogna stare sempre vigili in quanto se è vero che il movimento anarchico sia il principale imputato e/o artefice di tali dimostrazioni è sempre altrattanto limpido che negli ultimi anni lo Stato ed i servizi segreti hanno contribuito a disorientare e pilotare l'opinione della gente.
Gli italiani,come più volte detto da queste pagine,si sono incazzati e si sono rotti i coglioni e vedendo che con le buone(manifestazioni,scioperi,proclami,scritti,etc.)non si è ottenuto nulla,anzi le cose sono drasticamente peggiorate,si sono svegliati e cominciano a far tremare chi ha fatto nascere la crisi,dai politici ad Equitalia alle banche,tutti compresi.
Perché l'Italia è piena di cave,e certi semplici ordigni fai da te possono provocare un bel botto,e se tali avvertimenti non vengono recepiti allora il tiro si sposterà sempre più in alto.

Gli italiani cominciano a dire NO…Con le bombe..! Fight Club.

Un implicito “Fight Club” si sta generando? Resoconto sul mese più schioppiettante di sempre, con decine di episodi. Intanto la “paranoia della bomba” dilaga ai piani alti . Come mai? Certo è che se chi male non fa paura non ha, gli organi di Stato hanno evidentemente la coda di paglia. Prese di mira banche, sedi di Equitalia, “compro oro” e numerosi politici.
Si sa, l’italiano è famoso nel mondo per alcune questioni che sono addirittura divenute luoghi comuni, tra queste non dimentichiamo l’abilità nel confezionamento e maneggiamento dell’artifizio pirotecnico. Ebbene sembra che nella protesta contro la crisi-truffa stia riemergendo questa “simpatica caratteristica” etnico-culturale del nostro popolo.
Ok, bombe su bombe verso Capodanno, ma tutto è cominciato l’8 Dicembre, con i pacchi bomba spediti dalla Fai, fantomatica Federazione Anarchica Informale. Gli ignoti ragazzi hanno deciso di inviare 3 pacchi bomba a 3 di quelli che la maggior parte della popolazione cosciente effettivamente identifica tra i macellai sociali nazionali e internazionali: i banchieri internazionali, Equitalia e i politici che non fanno gli interessi della popolazione, parteggiando per le Lobby dei pochi.
È brutto da dire ma sostanzialmente il volere della maggioranza, il popolo, si sta materializzando, non grazie allo Stato ma, grazie a dei singoli che fino a poco tempo fa erano definiti dai più, con tono di sdegno, “anarco insurrezionalisti”. Ora però stanno guadagnando punti nel cuore della pubblica opinione e trovando emulatori probabilmente in vari strati della popolazione.
Si leggeva nel volantino della Fai, ritrovato dopo la prima detonazione: «Non abbiamo bisogno di specialisti dell’azione, chiunque può armare le proprie mani, chiunque può assimilare il proprio pacco regalo». «Guerra all’Europa dei banchieri, morte alle sanguisughe che ci governano»
In effetti la stessa sigla “Fai”, lascia intendere che “l’organizzazione” richiede ai singoli di attivarsi: le responsabilità di ciò che sta succedendo a livello nazionale e internazionale vanno ormai affrontate da ogni individuo e non solo dalla collettività: la massa è una, i singoli sono tanti, incontrollabili.
Nelle manifestazioni degli ultimi anni abbiamo visto che è facile tra la folla essere pilotati, deviati, comandati da poteri forti che restano nell’ombra, ne abbiamo avuto un chiaro esempio il 15 Ottobre a Roma, dove le richieste della popolazione sono passate in secondo piano.
Sfiduciato, deluso e inascoltato dunque il popolo italiano sembra voler passare al fai da te e questa sorta di implicito “Fight Club” che si sta andando a generare fa ben comprendere la situazione nazionale.
La campagna Fai (le bombe) ha avuto enorme successo ed il messaggio è stato recepito dal popolo degli stufi che effettivamente hanno cominciato a bombardare per benino. Insomma chi si è preso il rischio per primo per adesso può ritenersi abbastanza soddisfatto dei risultati.
Ecco una parziale lista degli eventi conditi con la polvere pirica avvenuti nell’ultimo mese, considerate le tante bombe esplose o disinnescate e anche i numerosissimi proiettili inviati per posta:
-8/12: bomba Fai per il banchiere Hackermann a Francoforte, banchiere di fiducia della Merkel
-9/12: pacco bomba Fai Esploso in Equitalia a Roma
-12/12: pacco bomba Fai per l’ambasciata Greca a Parigi
-13/12: bomba danneggia Equitalia a Napoli
-15/12 : pacco bomba per Equitalia a Roma.
-17/12: proiettili recapitati a statisti e giornalisti italiani: Monti, Berlusconi, Fornero, Bersani, Casini, De Bortoli, Mauro, Belpietro, Boriani, Sechi
-18/12: Ventiquattrenne danneggia con ordigno banca Monte dei Paschi di Siena ad Alberone
-x/12 ordigno contro “compro oro” a Genova (articolo non più disponibile in rete, non ricordo la data)
26/12 bomba di gelatina (simil-tritolo) danneggia Equitalia a Olbia
-29/12 Incendio di Equitalia a Foggia
-31/12 Potente ordigno artigianale danneggia Equitalia a Modena
-1/1/2012: grossi petardi contro centro per l’impiego a Foggia
-2/1/2012 proiettili recapitati a Torino al direttore di Equitalia
-3/01/2012 due bombe carta contro il comune di Maiori, Costiera Amalfitana
Numerosi altri obiettivi politici minori hanno ricevuto minacce “esplosive” o esplosioni e decine di falsi allarmi bomba generano il panico tra le istituzioni tutti i giorni. Chiaramente tutti i politici condannano queste azioni ma essendo loro gli aguzzini del paese ciò è perfettamente normale: sarebbe un po come chiedere ai tacchini se sono contenti della tradizione americana del 4 Luglio.
Io senza giudicare, dico semplicemente che tutto ciò è stato e sarà inevitabile, quando la classe politica è sorda nei confronti della popolazione ed ingiusta nei confronti di molti, quando manifestare le proprie idee porta a botte e arresti, questo è l’ovvio risultato: ormai l’Italiano rischia meno e ottiene di più mettendo le bombe piuttosto che andando a manifestare pacificamente in piazza.
Cosa non torna: tastando il terreno varie sono le reazioni dell’opinione pubblica: Approvazione, disapprovazione (poca per la verità) ma anche falsi allarmi e paranoia su più fronti con alcuni dubbi più che legittimi che dilagano tra molti:
“ Non saranno stati gli stessi servizi segreti ad architettare alcune di queste attività, in modo da dare la possibilità agli organi di Governo di imporre leggi ancora più dure e dittatoriali delle attuali? ” anche questo punto di vista in varie discussioni mi si è presentato innanzi più volte. Forse, tutto può essere. Certo è che tra tutti gli episodi avvenuti alcuni saranno autentici.
Stupisce anche la diffusione così pubblica del messaggio della Fai, fatta direttamente dalle forze dell’ordine in pratica.
Curioso anche che alcuni episodi bombaroli non vengano minimamente citati oppure citati e successivamente ritirati dalla rete dalla stampa, ad esempio a Genova, giorni fa una bomba carta è scoppiata di fronte a un negozio “Compro Oro”, danneggiandone la saracinesca. In rete però non si trova più traccia di ciò, i danni in compenso erano visibili eccome e la questione continua a far parlare la popolazione locale.
Ciò fa presupporre che gli episodi pirici avvenuti ultimamente siano effettivamente più di quelli che al momento conosciamo. Probabilmente si cercano di nascondere alcuni comportamenti che facilmente dilagherebbero a macchia d’olio, dato lo stato di esasperazione di una popolazione non più sovrana, che dopo decenni sta capendo di essere costantemente presa per i fondelli.
Per restare in tema, non possiamo che concludere con due pezzi del grandissimo Fabrizio De Andrè, che viene da chiedersi cosa direbbe di quello che sta succedendo nel paese.
Ne approfitto anche per agurare un buon 2012 e tanto coraggio ai milioni di italiani che quest’anno più che mai dovranno stringere i denti non per colpa loro.

martedì 3 gennaio 2012

BULLET IN YOUR LEG

Il fascista gambizzato ieri a Roma,Francesco Bianco,era apparso nel blog in un post quasi esattamente un anno fà(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/01/teste-decapitolinate.html )e quale miglior modo di festeggiare l'evento con una bella rivoltellata nel suo arto.
L'ex Nar vicinissimo a Fioravanti in gioventù e successivamente al podestà capitolino Alemagno arrivando fino ad un impiego pubblico grazie alle sue amicizie nerissime,è stato inseguito e colpito per strada da ignoti su uno scooter,ma secondo la mia impressione il fatto,che sicuramente è stato piacevole,è maturato nello stesso ambiente di merdodestra chissà in quale ambito:droga,appalti oppure prostituzione,rapine o intrallazzi vari il denominatore della criminalità organizzata non cambia in quanto si sà che i destronzi romani e non bazzicano avidamente in tali situazioni.
Il Bianco certamente avrà capito il messaggio e saprà cerrtamente chi glielo manda in quanto è palese che si sia trattato di un avvertimento in quanto i sicari avrebbero potuto facilmente sparare un poco più in alto attraverso la sua putrida carne da ratto di fogna:agli investigatori il lavoro d'indagine.

Tivoli, gambizzato in un agguato Bianco ex Nar della parentopoli Atac ·

Per parole violente e antisemite su Facebook era stato sospeso, e poi reintegrato dall'azienda

di Claudio Marincola

Lo hanno rincorso in mezzo alla gente e poi gli hanno sparato alle gambe. Molto più di un avvertimento, una mezza esecuzione. E’ successo ieri sera intorno alle 20 a Tivoli Terme, sulla Tiburtina. L’ultimo di una lunga serie che ha insanguinato Roma e il suo hinterland.

La vittima è un ex militante dell’estrema destra romana. Francesco Bianco, 52 anni, in passato militante dei Nar e di Forza Nuova. Di lui si è parlato di recente per le assunzioni «facili» all’Atac. Due o forse tre proiettili sparati da distanza ravvicinata lo hanno ferito alle gambe. Bianco nel tentativo di fuggire è scivolato a terra. «Tanto te pio», gli aveva urlato l’aggressore prima di raggiungerlo ed estrarre l’arma da un giubbotto. I testimoni lo hanno descritto: indossava un casco con la visiera alzata; dopo aver esploso i colpi, l’aggressore, «un uomo di mezza età», è salito su uno scooter TMax di un complice tornato a prenderlo. Il conducente ha fatto inversione di marcia dirigendosi verso Borgo Nuovo, un quartiere molto popolare di Tivoli mentre Bianco tentava di rialzarsi urlando ai passanti terrorizzati: «Chiamate un’ambulanza». Il 118 è arrivato dopo pochi minuti per trasportarlo al vicino ospedale San Giovanni Evangelista. Bianco ha riportato ferite al ginocchio e al braccio.

Agguato politico o altro? Presto per dirlo. Gli investigatori indagano anche sulla vita privata del ferito che ha vari precedenti penali, il più recente dieci anni fa. Bianco si era allontanato dai «camerati» e dal gruppo di un tempo, vecchie e pericolose frequentazioni: i fratelli Giusva e Cristiano Fioravanti, Giovanni Alibrandi e Antonio D’Inzillo. Per un certo periodo si era avvicinato anche a Terza Posizione, altre schegge impazzite delle destra neofascista. Noto alla Digos e ben introdotto nelle frange nere, Bianco ha ricoperto anche il ruolo di consigliere provinciale di Forza Nuova. Nel 2000 fu fermato per una guerriglia scoppiata tra ultras della Lazio e della Roma al quartiere Pinciano. Un’altra volta fu implicato per un blitz anti-israeliano a Piazza Venezia.

Di Francesco Bianco si è tornato a parlare poco più di un anno fa: quando fra le assunzioni all’Atac, la cosiddetta «parentopoli romana», spuntò il suo nome. Assunto come impiegato. Stessa qualifica con la quale lavora ancora alla rimessa del Portuense. E ci fu pure un ulteriore incidente di percorso. Risale al dicembre scorso: Bianco fu sorpreso dal Messaggero a chattare su Facebook con amici e colleghi dell’azienda tranviaria romana mentre consigliava ai manifestanti di sinistra: «Annate a lavora’ e se non ci riuscite fatevi raccomanda’». O suggeriva ai suoi amici il modo per eliminare i manifestanti, «il classico olio bollente efficace ed ecologico» o anche «due colpi di mortaio, pece bollente e piume d’oca». Altri fecero battute anti-semite.

Per l’uso improprio del computer aziendale e per il frasario razzista usato sul social network Bianco fu sospeso per 3 mesi e poi reintegrato. Contro di lui si mosse ancora una volta la Comunità ebraica che si sentì offesa e insultata per alcune frasi ingiuriose rivolte a Riccardo Pacifici, presidente della Comunità ebraica romana.

Come è stato possibile assumere Bianco, processato per rapine, aggressioni, omicidio e tentato omicidio nell’azienda dei trasporti romana?, si chiesero i giornali all’epoca. L’azienda romana rispose che «Bianco non aveva carichi pendenti sulla fedina penale». Il suo nome intanto veniva associato ad una vasta colonia di ex militanti di estrema destra assunti nelle municipalizzate romane e tra questi quello di Stefano Andrini, ex amministratore delegato di Ama Service e vicino a Gennaro Mokbel, il faccendiere coinvolto nello scandalo Finmeccanica. Poi il silenzio. Fino a ieri.

(Ha collaborato Fulvio Ventura)
Martedì 03 Gennaio 2012 - 08:45

http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=175379&sez=HOME_ROMA

lunedì 2 gennaio 2012

L'INFORMAZIONE DI SENZA SOSTE

Piccolo tributo alla redazione di"Senza Soste"che da anni fornisce all'informazione antagonista e militante antifascista e antirazzista contributi giornalieri di altissimo livello scritto da compagni o presi da vari siti che si propongono senza alcun compenso di informare tramite internet oppure con l'edizione cartacea il maggior numero di persone possibili.
I due articoli parlano per l'appunto degli ottimi numeri di contatti durante l'ultimo anno e dei costi che i compagni livornesi devono affrontare per l'edizione del mensile e per la gestione del sito on-line,oltre l'organizzazione di incontri.
Un enorme grazie ai ragazzi che spendono parte del loro tempo per dare la possibilità d'informarsi correttamente senza creare barriere e filtri e senza insabbiare o censurare notizie che davvero in pochi altri siti riescono ad avere la degna visibilità e praticamente taciute dai grandi organi d'informazione televisivi e cartacei.

Senzasoste.it: un anno di informazione online. Le statistiche
Il sito di Senza Soste è nato nel gennaio 2007 dopo un lungo lavoro di messa a punto di uno spazio web che ben presto è diventato un quotidiano online oltre che un collettore di quelli che noi consideriamo i migliori commenti alla giornata politica e i migliori articoli rintracciabili online.
Oltre ai nostri editoriali infatti, i lettori possono trovare gli articoli di siti come infoaut.org, autautpisa.it, altrenotizie.org, contropiano.org, peacereporter.org, ilmanifesto.it, ilmegafonoquotidiano.it, radiondadurto.org, femminismo-a-sud.noblogs.org, medea.noblogs.org oltre che altre decine di contributi pescati da blog e quotidiani.
Le piattaforme su cui ci muoviamo quindi sono molteplici e da un anno possiamo contare anche su spazi su facebook e twitter oltre al nostro mensile cartaceo arrivato al numero 66 con 6 anni di vita.
Il punto di riferimento quotidiano rimane tuttavia il sito internet dal quale poi linkiamo gli articoli più importanti su facebook dove possiamo contare al momento su oltre 3400 amici.
Ecco una carrellata di statistiche numeriche, geografiche e di contenuto che fanno meglio comprendere chi interagisce con la redazione e quali contenuti sono ritenuti più interessanti dai lettori.
I numeri delle visite (1 gennaio - 31 dicembre 2011)
506.083 visite totali (una media di circa 1400 giornaliere)
313.966 visitatori unici (una media di circa 900 giornalieri)
In poche parole ogni giorno si collegano al sito di Senza Soste circa 900 diversi computer che totalizzano 1400 ingressi in quanto alcuni di questi entrano più volte nell’arco della giornata.
1.448.783visualizzazioni di pagina (cioè apertura di pagine di contenuto una volta entrati nel sito, che significa oltre 4000 pagine lette al giorno)
1 minuto e 45 secondi è il tempo medio sul sito per ogni collegamento
Le fonti
Un altro dato importante è capire il modo con il quale un internauta finisce sul nostro sito.
Il 44,87% ci finisce da un motore di ricerca (Google ha quasi il monopolio) digitando delle parole chiave. Più della metà di questo dato però si riferisce a lettori che poi scrivono “Senza Soste” o “senzasoste.it” come parola chiave che equivale nella sostanza ad un ingresso diretto.
Gli ingressi diretti sono invece un dato che si riferisce a coloro che scrivono direttamente nell’url o che hanno memorizzato l’indirizzo www.senzasoste.it e che rappresentano il 19,58% degli ingressi.
Il 35,55% entra nel nostro sito da link che trova altrove. In questo caso la stragrande maggioranza arriva da facebook (112.000 ingressi all’anno), sia dalla nostra pagine che da altri profili. A distanza con oltre 7.000 ingressi ci sono il sito alelivorno.it e oknotizie.virgilio.it. E’ un numero impressionante di ingressi esterni che spiega, oltre che la potenza di facebook, anche perché a prima vista il contatore di lettura degli articoli può sembrare basso. Infatti il nostro sito registra come lettura di articolo solo quella cliccata direttamente da dentro il sito stesso ma non contabilizza quella da un link esterno. Quindi a volte quando un link a un articolo gira molto può apparire sul sito con 200 letture ma in realtà sono 2000 come poi dimostrano le statistiche.
I contenuti
Interessante è anche la statistica riguardante i contenuti. Se si eccettua un articolo che da anni è sul sito che elenca i requisiti per avere l’accesso al sussidio di disoccupazione e uno col link alle foto di Cucchi dopo il pestaggio subito e che sono entrambi cliccatissimi, ecco la classifica degli articoli più cliccati e letti
1. Eurogendfor: la nuova polizia europea con poteri illimitati(tratto da “La voce del ribelle) – 26.599 letture
2. Islanda, una rivoluzione nel cuore dell’Europa(traduzione redazionale di Andrea Grillo, articolo tratto dal sito spagnolo nodo50.org) – 15.355 letture
3. Senza Soste: cronaca e commento della giornata del 15 ottobre(editoriale redazionale) – 10.262 letture
4. Il killer dei senegalesi era a tutte le udienze del processo di Pistoia(editoriale redazionale) – 7.665 letture
5. In Libia i mercenari italiani reprimono la rivolta?(articolo di Gianni Lo Raocevo per Senza Soste) – 7.333 letture
6. E’ golpe. Liquidati statuto dei lavoratori e contratto nazionale(editoriale redazionale) – 7.227 letture
7. Consumo e spaccio di eroina dall’Afghanistan: sotto inchiesta la Folgore a Livorno(editoriale redazionale) – 6.777 letture
8. La carezza del celerino: Repubblica alla testa del movimento(editoriale redazionale) – 6.441 letture
9. Ecco cosa sta succedendo in Libia: intervista a Angelo del Boca, storico del colonialismo italiano(articolo tratto da Liberazione) – 6012 letture
10. Dalla Val di Susa una testimonianza di un nostro lettore: “Hanno fatto il tiro al piccione e la gente ha reagito. Altro che Black Bloc”(editoriale redazionale) – 5.908 letture

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Di seguito l'articolo di presentazione della campagna 2012 pubblicato sul cartaceo di questo mese
L'autofinanziamento come garanzia di autonomia e trasparenza
Follow the money. Segui i soldi. E’ questa la vecchia regola del giornalismo anglosassone resa celebre dai segugi dello scandalo Watergate, e dal libro/film che descriverà la storia dello scandalo politico più famoso del mondo.
Seguendo i soldi si possono scoprire tante cose: intrecci di potere, ricatti, alleanze politiche ed economiche. Ma si può anche subito capire il grado di indipendenza e di autonomia di una testata giornalistica. Come fa un giornale o un Tv locale a fare inchiesta giornalistica seria se la maggior parte dei propri introiti deriva da sponsor privati, spesso di grandi gruppi di interesse, o da enti pubblici con spot o servizi ai progetti dell’assessore di turno? Non è il caso di Livorno dove nessuno corre questo rischio perché qui l’informazione per dna è servile, ma “seguendo i soldi” emerge subito che sarebbe strutturalmente impossibile fare un certo tipo di giornalismo.
Senza Soste non è una testata di rilevanza economica e non ospita giornalisti professionisti. E’ prima di tutto una redazione militante che fa politica e giornalismo portando avanti le proprie idee e utilizzando, per migliorarsi, tutte le tecnologie a costo zero oltre che l’aiuto tecnico e giornalistico gratuito di tanti compagni.
Per avere una garanzia di trasparenza, di autonomia e di indipendenza dello strumento Senza Soste (per noi è soprattutto uno strumento a disposizione di tutti per fare politica dal basso) basta “seguire i soldi” e le poche regole che la redazione si è data.
La redazione rifiuta la pubblicazione di articoli con contenuti fascisti, razzisti e sessisti e di contributi provenienti da organizzazioni riconducibili ai blocchi di potere territoriale o di governo a cui tuttavia ed in ogni caso viene garantito il diritto di replica quando chiamati in causa, come da norma. Per interfacciarsi con la redazione, proporre articoli o inviare comunicati per la versione cartacea, per il sito e per la pagina facebook, basta scrivere alla email: info@ senza soste.it
I soldi. Il progetto Senza Soste costa circa 7.000 euro all’anno: 6.000 euro servono per la produzione del mensile cartaceo, le locandine e la distribuzione, il resto per il dominio del sito, la campagna associativa e l’organizzazione di incontri o dibattiti. Poco meno della metà di questa cifra arriva dai circa 110 soci dell’associazione culturale omonima che ricevono, in quanto soci e sostenitori, il giornale cartaceo mensile direttamente a casa. Di anno in anno, a partire da dicembre, il socio può decidere se rinnovare il proprio status con una sottoscrizione minima di 20 euro oppure rinunciare semplicemente non pagando la quota associativa. Così come chiunque sia interessato e voglia sostenere il giornale, può associarsi con il semplice pagamento di un bollettino postale (le indicazioni sono sul nostro sito) o direttamente alle iniziative promosse dalla redazione e poi comunicare via email i propri dati anagrafici e di residenza per ricevere il giornale a casa.
L’altra metà dei soldi invece riusciamo a tirarla su attraverso iniziative di autofinanziamento come cene, aperitivi con cineforum o sottoscrizioni straordinarie oltre che con le offerte che i nostri lettori lasciano negli oltre 40 punti distribuzione del giornale sparsi per la città.
Gli spazi. Senza Soste da 6 anni è un giornale cartaceo che al momento ha 11 uscite annuali (luglio e agosto sono un numero speciale a 12 pagine) e un sito internet con 5 anni di vita che viaggia costantemente ad oltre 1200 ingressi giornalieri (di cui oltre 1000 unici) e che in occasione di eventi politici locali o nazionali rilevanti arriva a quadruplicare queste cifre. Da poco più di un anno viene aggiornata quotidianamente anche una pagina Facebook seguita da oltre 3.300 profili. Senza Soste si può seguire anche su Twitter e ha una newsletter settimanale con 250 iscritti ed a cui ci si può aggiungere direttamente dal nostro sito.
La campagna 2012 è iniziata. Basta “seguire i soldi” per capire che Senza Soste è innanzitutto il progetto di chi lo sostiene e di chi vuole interagire o mischiarsi con coloro che, al momento, fanno parte della redazione.