giovedì 10 giugno 2010

COSA ACCADE IN MOLDAVIA?

Nonostante le democratiche elezioni dell'aprile del 2009 avessero visto vincente il Partito dei Comunisti della Repubblica Moldava lo stato ex sovietico nel giro di pochi mesi,esattamente nel luglio dello stesso anno causa la non elezione del successore del Presidente della Repubblica Voronin,altre"elezioni"hanno visto la coalizione di centrodestra passare al comando praticamente con un putsch in piena regola cui il mondo è stato zitto visto che l'attuale governo e l'attuale suo presidente(lo è anche della Repubblica!)Mihai Ghimpu hanno l'appoggio di Usa,Nato e Comunità Europea.
Sì perchè tale regime al potere è filo rumeno ed europeista mentre la maggioranza russofona è ancora legata alla madre patria Russia con una forte connotazione comunista nelle sue vene.
Ghimpu ed i suoi gerarghi,visto che la destra xenofoba è presente nella composizione del governo,a breve varerà diktat che prevedono la clandestinità del Pcrm ed il bando dei simboli del comunismo oltre che la criminalizzazione dei suoi appartenenti.
L'Europa intera deve solidalizzare con i compagni comunisti moldavi levando la voce verso questa dittatura liberticida che vuole mettere al bando la maggior coalizione politica del neonato stato al confine tra Romania e Ucraina,un ritorno al passato dei vecchi metodi nazifascisti che continuano ad insanguinare il nostro continente:nel mio piccolo cerco di farlo.
L'articolo è preso da Roma.Indymedia ed il link seguente analizza più profondamente la questione moldava:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/04/la-moldova-tra-bucarest-e-mosca.html.

In Moldavia il governo si appresta a mettere fuori legge il Partito Comunista.

Già in precedenti occasioni, la redazione di l’Ernesto online ha segnalato numerosi episodi della preoccupante scalata della persecuzione anticomunista, avviata dalle forze di destra nazionalista filo-romena (fautrice della più odiosa discriminazione razziale nei confronti delle fortissime minoranze etniche e linguistiche, a cominciare da quella russa) attualmente al governo della repubblica ex sovietica della Moldavia. In questi mesi abbiamo addirittura assistito all’imprigionamento di militanti della gioventù comunista, alcuni dei quali sono stati sottoposti a sevizie durante gli interrogatori nelle stazioni di polizia.
In questi ultimi giorni dalla Moldavia giungono notizie allarmanti sugli sviluppi di una campagna che non solo si configura come una vera e propria caccia alle streghe anticomunista, ma che mette in discussione i più elementari valori della democrazia, fino a rappresentare il preludio all’instaurazione di un vero e proprio regime reazionario dalle caratteristiche dittatoriali, per il quale stanno lavorando – occorre che sia ben chiaro a tutti i democratici – forze di chiaro stampo fascista.
Il presidente del parlamento e attuale presidente provvisorio della Repubblica, Mihai Ghimpu, il 1 giugno ha apertamente dichiarato l’intenzione di mettere fuori legge il PCRM (che, ricordiamo, è la principale forza politica del paese, rappresentando quasi metà dell’elettorato), di proibire per decreto l’esposizione dei suoi simboli, come la falce e il martello, e di promuovere la criminalizzazione di migliaia di suoi militanti e sostenitori! Un fatto che, nella storia dell’intero continente europeo, trova i suoi più infausti precedenti negli anni più bui dell’avanzata del fascismo, alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale.
La decisione liberticida del governo moldavo ha suscitato l’immediata reazione dei comunisti e dei democratici, scesi in piazza a migliaia, ma nell’indifferenza di quei media occidentali che erano stati così solleciti, in tempi passati, a dare visibilità ai reiterati tentativi di “rivoluzione colorata”, messi in atto, con metodi teppistici, dai gruppi fascisti e ultra-nazionalisti, allo scopo di destabilizzare l’amministrazione comunista che, per molti anni, ha diretto democraticamente e legittimamente il paese.
Sappiamo bene che il sostegno aperto da parte della NATO, degli Stati Uniti e di circoli influenti dell’Unione Europea, di cui gode l’attuale governo moldavo, non lascia molte speranze sulla possibilità che esso possa recedere dalla sua volontà di mettere definitivamente fuori gioco la forza di opposizione più tenace, poiché ciò rappresenta la condizione indispensabile per legare il paese alle sorti del sistema di alleanze internazionali dell’imperialismo. E’ stato lo stesso Ghimpu che, senza il minimo senso del pudore, ha voluto rimarcare che “la presenza di un forte partito comunista è il principale ostacolo all’ingresso della Moldavia nell’Unione Europea” e alla delocalizzazione di installazioni militari della NATO, attualmente collocate sul territorio della confinante Romania, allo scopo di completare l’accerchiamento della Russia e delle altre repubbliche dell’ex URSS, che prosegue ininterrotto dall’inizio degli anni 90 dello scorso secolo.
Non stupisce certo che questa offensiva antidemocratica lasci indifferenti i governi europei, che non hanno manifestato una qualsiasi, seppur blanda, protesta, dal momento che sono impegnati ovunque a promuovere una deriva dai caratteri reazionari (ne sa qualcosa anche l’Italia). Quale altra risposta, del resto, ci si può aspettare dalle classi dominanti e dai governi che le rappresentano nei momenti di maggiore acutizzazione della crisi, come quella che sta vivendo il nostro continente?
E’ invece dai comunisti, dalle forze progressiste e democratiche che deve venire una risposta adeguata al grave pericolo che il precipitare della situazione in Moldavia e in altri paesi afflitti dall’isteria anticomunista rappresenta per le sorti della democrazia (e anche della pace) nell’intero continente.
I comunisti moldavi non devono essere lasciati soli ad affrontare l’attacco reazionario e le persecuzioni di stampo fascista.
Per quanto ci riguarda, cercheremo di fare dignitosamente la nostra parte, seguendo con attenzione l’evolversi della situazione in Moldavia e offrendo una sufficiente copertura informativa. Sarà il nostro modo di garantire ai compagni moldavi la solidarietà internazionalista e il sostegno di cui hanno bisogno in questo momento così duro della loro storia. Siamo convinti che anche altri, in Italia e in Europa, seguiranno il nostro esempio.

mercoledì 9 giugno 2010

LE ESTORSIONI E LA PARSIMONIA DI BERLUSCOJONI

Il ricatto,nell'immaginario televisivo e letterario 0ltre che in quello della cronaca quotidiana,è un metodo d'azione,una scelta che viene eseguita quando si ha l'acqua al collo,quando si vede che la situazione è disperata e l'unica possibile via di fuga verso la risoluzione di uno o più problemi è appunto l'estorsione.
Il neoduce Berluscojoni ha usato questa arma ieri contro guarda caso la magistratura,contro il consiglio d'amministrazione Rai e contro gli abitanti terremotati de L'Aquila in un intervento solo,un record perché le sue minacce solitamente avvengono nella misura di una al giorno.
E ciò è la premessa alla seconda parte del post più"istituzionale"presa da Toscana.Indymedia del blogger Cloro al clero,mentre la prima tranche appena seguente è più"gossippara"e traduce il senso di parsimonia e del basso profilo economico cui il dittatore ha fatto discorso agli italiani in questo momento di lunga e profonda crisi che ha la sua famiglia.
Articolo tratto da Indymedia Piemonte a firma di Mr.Bean...per un capitalismo sostenibile!

Il super yacht di Piersilvio.

Mentre suo padre chiede sacrifici agli italiani, il figlio del premier vara il suo nuovo panfilo.
37 metri, 18 milioni di euro. E' un 'Custom Line 124' commissionato da Piersilvio Berlusconi al Gruppo Ferretti di Ancona. Lo Yacht “Suegno” era diventato troppo stretto e Berlusconi junior vuole donare alla compagna Silvia Toffanin, ora in dolce attesa, una degna dimora galleggiante (non si sa mai poi magari mamma perde il latte).
Marina Berlusconi si sollazza su quella pochezza di barchetta che è il “Besame”, scafetto di 27 metri varato il 13 giugno 2008.
Il Premier invece ha un austero megayacht di 48 metri uscito dai cantieri Perini Navi di Viareggio e acquistato dal magnate Rupert Murdoch, il Berlusconi australiano dei media (forse sulla bagnarola gli ha lasciato anche il decorder Sky). In questa travagliata epoca di pesanti sacrifici il Cavaliere per il “Morning Glory” ha sborsato circa 13 milioni di euro (25 miliardi del vecchio conio). Fatto l'affare, Berlusconi ha svenduto il «Principessa Vai Via» (imponente e raffinato bialbero) all'amico e socio di Banca Mediolanum Ennio Doris (più di 9 milioni di euro).
E quando si incrociano tutti e tre le barchette nelle calde acque liguri?
E’ assai romantico affacciarsi dalla villa di Paraggi sul golfo di Portofino (una delle 22 ville del Presidente) ed ammirare i tre panfiletti ben allineati di Fam. Berlusconi.
In mattina il rinfresco sul ”Besame” di Marina (e prima di mezzodì battaglia di pistole ad acqua). A mezzogiorno breakfast sul “Suegno” di Piersilvio. Pomeriggio pausa thè sul “Morning Glory” di nonno Silvio. E a sera poi tutti a cena da Puny nella piazzetta di Portofino, dove la serata scivolerà via tra musiche, applausi, moscardini e gamberi fritti.
Alla faccia della follaglia di italiani coglioni - come tutti noi - che acclama (il Presidente “operaio”).
Il ricatto continuo di Berlusconi.

Il ricatto sembra essere divenuto lo strumento attuale della dialettica politica, particolarmente in Italia.

Che Berlusconi sia un uomo da 6000 miliardi di euri di patrimonio personale (escluso le aziende e i possedimenti a vario titolo lasciati a società e prestanome) spero sia almeno un po’ chiaro agli italiani. 6000 miliardi di euri equivalgono a 12 milioni di miliardi delle vecchie lire: lo ricordo spesso perchè è meglio non parlarne in astratto di queste ricchezze, ripeto, personali. Che meglio di qualunque ermeneutica spiegano fenomeni contemporanei come i conflitti di interessi (sul perchè sono stati agevolati anche da forze politiche di…ehm…opposizione) e il sex appeal irresistibile che Berlusca esercita sulle femmine italiane con cui interagisce, alla veneranda età di 73 anni.Berlusconi minaccia, in veste di ministro ad interim delle Telecomunicazioni (e proprietario di Mediaset) che non firmerà il contratto di servizio della RAI se la dirigenza non organizzerà personale e palinsesti secondo i suoi voleri. Transeat. La televisione si puo’ anche non accendere. Chi lo fa danneggia anche te, digli di smettere :-) ma poichè qui siamo sinceri democratici, evitiamo di accenderla noi e basta.Il minculpop c’è da tempo e non è che bastino un santoro o un floris ad arginare la mole di messaggi, diretti o traversi, subliminali o espliciti che “inducono le masse” a votare ed apprezzare questo governo. Ci vorrà la fame, ahimè. Ci vorranno i licenziamenti di massa, le bollette dell’acqua improponibili, gli stipendi bloccati a fronte di un carovita in crescita esponenziale per convincere la massa televisiva che la sta prendendo nel gnicco. Pazienza.Una cosa però mi ha particolarmente stimolato all’indignazione fuori dal consueto: il ricatto perpetrato sulla pelle degli aquilani (che già pagano salatissimo il malaffare del governo) . Berlusconi cioè ha espresso:“Ho detto alla Protezione Civile di non andare per ora in Abruzzo (…)perchè potrebbe avvenire che se uno ha qualche familiare che è morto sotto le macerie ed ha una mente fragile magari gli può venire in mente di sparare”La prima cosa che mi vien da pensare è “ma quanto ci hanno la coda di paglia questi qui?” Lo sanno bene che la loro “politica” provoca malcontento e non di rado disperazione. Per esempio sono bastate un paio di parole controcorrente rispetto al leccaculismo generalizzato degli intellettuali -quelle di Mario Monicelli che invitava le giovani generazioni alla ribellione- per far scattare la preoccupazione di Bondi che ha stigmatizzato le “parole gravissime” del 94enne Monicelli.E chissà perchè in un contesto autoritario, come l’Italia da gran tempo non era piu’, cio’ che è considerato “grave” (si presume moralmente) siano sempre le parole di quelli che “non sono loro” , quelli del circuito PdL e sodali -fissi e contingenti- che, con la lingua grondante merda, fanno dichiarazioni che non stanno nè in cielo nè in terra e quel che è peggio guidati dal ducetto-nababbo di arcore agiscono, spolpando l’italia strato dopo strato e il cittadino si è trasformato pian piano in suddito anzi in animale da consumo e da discarica.Berlusconi poi proprio Montesquieu non lo digerisce. E se un padre aquilano che a suo tempo lo appoggio’, ad un certo punto firma con altre persone una denuncia per strage colposa perchè ha perso due bambini sotto le macerie e la magistratura accoglie le richieste di indagine perchè in effetti l’unico provvedimento pronto del governo in presenza di un’area che da mesi “ballava” sotto le scosse sismiche via via crescenti erano le “new town” e non un “piano di evacuazione” per esempio, Berlusconi non ci sta. Grida all’ “autoritarismo dei PM”, lui che governa ormai da mesi quasi solo per decreto e con la fiducia e dice che, sisma o non sisma, pericolo o non pericolo, lui la protezione civile la, a L’Aquila (a pezzi, per la cronaca) non la manda piu’. Crepassero definitivamente, sti terremotati.Quelli che non sono già morti il 6 aprile, intendiamoci.

martedì 8 giugno 2010

CATS IN THE CRADLE

Canzone tanto triste quanto stupenda questa"Cats in the cradle"scritta originariamente nel 1974 dal compianto cantautore statunitense Harry Chapin e ripresa negli anni novanta dalla band californiana degli Ugly Kid Joe,presentata nel loro album"America's least wanted"del 1992.
A quei tempi la line up vedeva il leader e cantante Whitfield Crane affiancato alla prima chitarra elettrica di Klaus Eichstadt ed a quella ritmica di Dave Fortman oltre al bassista Cordell Crockett ed al batterista Mark Davis.
La band ebbe un discreto successo nei primi anni novanta grazie anche a questa cover ed altre hit accompagnate da video in rotazione su Mtv,mentre negli ultimi anni si vocifera di una riunione del gruppo.
Il testo è toccante e malinconico e narra dell'incomunicabilità tra padre e figlio col rimpianto di non essersi conosciuti per nulla durante gli anni dell'infanzia e dell'adolescenza,un poco quello che accade a molti di noi,sullo sfondo di una musica malinconica che fa il verso ad una ninna nanna in chiave rock.

A child arrived just the other day,
He came to the world in the usual way.
But there were planes to catch, and bills to pay.
He learned to walk while I was away.
And he was talking 'fore I knew it, and as he grew,
He'd say, "I'm gonna be like you, dad.
You know I'm gonna be like you."

And the cat's in the cradle and the silver spoon,
Little boy blue and the man in the moon.
"When you coming home, dad?" "I don't know when,
But we'll get together then.
You know we'll have a good time then.

"My son turned ten just the other day.
He said, "Thanks for the ball, dad, come on let's play.
Can you teach me to throw?" I said, "Not today,
I got a lot to do." He said, "That's ok.
"And he walked away, but his smile never dimmed,
Said, "I'm gonna be like him, yeah.
You know I'm gonna be like him."

And the cat's in the cradle and the silver spoon,
Little boy blue and the man in the moon.
"When you coming home, dad?" "I don't know when,
But we'll get together then.
You know we'll have a good time then."

Well, he came from college just the other day,
So much like a man I just had to say,
"Son, I'm proud of you. Can you sit for a while?
"He shook his head, and he said with a smile,
"What I'd really like, dad, is to borrow the car keys.
See you later. Can I have them please?"

And the cat's in the cradle and the silver spoon,
Little boy blue and the man in the moon.
"When you coming home, son?" "I don't know when,
But we'll get together then, dad.
You know we'll have a good time then.

"I've long since retired and my son's moved away.
I called him up just the other day.
I said, "I'd like to see you if you don't mind.
"He said, "I'd love to, dad, if I could find the time.
You see, my new job's a hassle, and the kid's got the flu,
But it's sure nice talking to you, dad.
It's been sure nice talking to you."

And as I hung up the phone, it occurred to me,
He'd grown up just like me.
My boy was just like me.

And the cat's in the cradle and the silver spoon,
Little boy blue and the man in the moon.
"When you coming home, son?" "I don't know when,
But we'll get together then, dad.
You know we'll have a good time then."

Il Gatto è Nella Culla.

Mio figlio è arrivato giusto l'altro giorno
E' venuto al mondo nel modo usuale
ma c'erano aerei da prendere e tasse da pagare
Ha imparato a camminare mentre io ero via
E non parlava prima che io lo conoscessi, e così lui è cresciuto
Lui direbbe " Sono diventato come te papà
Tu sai che io sono come te!

E il gatto è nella culla e il cucchiaio d'argento
Piccolo ragazzo malinconico e uomo sulla luna
Quando verrai a casa papà?
non so quando, ma noi staremo insieme poi figlio
Tu sai che dopo staremo felici insieme

Mio figlio ha superato i dieci anni proprio l'altro giorno
Disse, "Grazie per la palla, Papà, vieni, giochiamo
puoi insegnarmi a lanciare?", io dissi "non oggi
ho un sacco da fare!, lui disse, "Ok"
E andò via ma il suo sorriso non svanì mai
E disse " Sto diventando come lui, si
tu sai che sto diventando come lui"

E il gatto è nella culla e il cucchiaio d'argento
piccolo ragazzo malinconico e uomo sulla luna
Quando verrai a casa figlio?
Non so quando, ma ma staremo insieme poi figlio
tu sai che passeremo un buon tempo insieme poi

Bene, lui tornò a casa dal college giusto l'altro giorno
Così come un uomo, devo dirlo
"Figlio, sono orgoglioso di te, puoi sederti per un momento?"
Lui scosse la testa e disse con un sorriso
"Questo mi piacerebbe veramente, Papà, prestami le chiavi della macchina
Ci vediamo dopo, posso averle per favore?"

E il gatto è nella culla e il cucchiaio d'argento
piccolo ragazzo malinconico e uomo sulla luna
Quando verrai a casa figlio?
Non so quando, ma ma staremo insieme poi figlio
tu sai che passeremo un buon tempo insieme poi

sono andato in pensione tardi, mio figlio è andato via
l'ho chiamato proprio l'altro giorno
ho detto "Mi piacerebbe vederti se non ti dispiace"
lui ha detto"Mi piacerebbe farlo, Papà, se trovo il tempo
vedi, il mio un lavoro è minacciato e i bambini hanno la febbre
ma è di certo bello parlare con te, Papà
E' stato sicuramente bello parlare con te"

E così io chiusi il telefono, è successo a me
Lui è cresciuto proprio come me
Il mio ragazzo era proprio come me

E il gatto è nella culla e il cucchiaio d'argento
piccolo ragazzo malinconico e uomo sulla luna
Quando verrai a casa figlio?
Non so quando, ma ma staremo insieme poi figlio
tu sai che passeremo un buon tempo insieme poi.

IO SONO CALDEROLI,OINK!

Un uomo un perché potrebbe essere IL sottotitolo alla biografia di Calderoli(che mi sa nei precedenti post in cui si è fatta menzione al ministro acefalo padano l'avevo sempre scritto come Calderoni,boh,mi sa di sì però)che a cadenza regolare esce con boutade degne dell'irraggiungibile premier pagliaccio Berlusconi.
L'articolo di Bill Shankly per"Senza Soste"ricorda alcune di quelle uscite che in un caso ha portato ad una strage in Libia,accennando alle ultime sui premi sui giocatori della nazionale che non poco mi ha fatto ridere in quanto si sono scontrati il porco padano contro i ratti fascisti Buffon e Cannavaro.
Un personaggio come lui politicamente parlando non poteva che rientrare nell'elite della gerarchia di regime assieme a nomi come Maroni,Gelmini,Brunetta e Bondi,degli approfittatori incapaci messi sulle poltrone giuste riguardo la loro ignoranza d'impiego.
Vai avanti così maiale del nord,che a novembre facciamo festa e ti insacchiamo!

Calderoli, caso umano o caso politico?

Fino a non molti anni fa il ministro Calderoli poteva essere considerato un caso umano che, grazie ad una crisi della politica e ad un impoverimento dell'espressività sociale, aveva trovato un altrimenti insperato palcoscenico politico.Calderoli si era infatti fatto largo nel teatrino della politica, vincendo una non invidiabile concorrenza, come portabandiera della castrazione chimica. A onor del vero lo stesso Calderoli qualche volta ha parlato di castrazione tout court nei momenti in cui il pubblico era più incline all'ascolto di simili ipotesi di disegni di legge.Calderoli comincia a diventare un caso politico quando viene scelto, all'epoca del secondo governo Berlusconi, come uno dei quattro saggi (eh si) che avrebbero discusso la riforma della costituzione. E così Calderoli è diventato uno dei "saggi di Lorenzago", dal nome della località montana in cui al riparo dalla calura estiva romana si discuteva della costituzione in attesa dell'inizio del campionato, che si è messo in questo modo in diretta concorrenza storica con Luigi Einaudi e Terracini.Se la vicenda Calderoli si fermasse alla farsa, tanto la castrazione non è diventata legge e la costituzione di Lorenzago non è qualcosa di diverso da un menu turistico, in fondo si potrebbe rimanere contenti. Arricchiti da un pò di colorito trash italiano, anzi padano, di inizio secolo. Il problema è che le comparsate di Calderoli hanno provocato il dramma anzi la tragedia. Chi ricorda quando questo signore si presentò al tg1 con una maglietta "antiislamica"? Bene, anzi malissimo, dodici morti in Libia in una manifestazione di protesta contro questa maglietta . Praticamente una strage di piazza Fontana a causa dei problemi di irrisolto esibizionismo del ministro Calderoli. Che allora fu costretto a dimettersi immediatamente, si sa Gheddafi a casa Berlusconi conta, sembrando sulla strada dell'irreversibile e meritato declino.Eppure neanche i rapporti non proprio cristallini con Fiorani, il banchiere che faceva la cresta sui conti dei defunti, sono riusciti a far terminare la carriera politica di Calderoli. A questo punto se uno fosse un parlamentare del PSI mandato a casa in nome della moralità pubblica, qualche punta di invidia ce l'avrebbe. Perchè ai Calderoli sono concessi dei comportamenti altrimenti impossibili nella (giustamente) vituperata prima repubblica. Perchè se è vero che ai temi di re Bettino, se eri caduto in disgrazia provocando dodici morti, ti riciclavano questo non accadeva riportandoti alla poltrona di ministro (o almeno non subito). Invece il prode Calderoli, non appena Berlusconi è tornato al governo, è stato fatto subito ministro. Da allora ci delizia nelle sue performance di inceneritore di testi di legge di fronte ai giornalisti (colta citazione di Fahrenheit 451?) e di fabbricante esternazioni che sembrebbero estreme anche nei bar in cui si beve grappa la mattina. L'ultima irresistibile polemica di Calderoli riguarda i premi dei calciatori della nazionale ai mondiali e l'italianità dei giocatori dell'Inter. Fattosi provocatore più fine, Calderoli ha parlato di un solo giocatore italiano dell'Inter, citando Materazzi, e lasciando intendere di conseguenza che l'altro italiano della squadra milanese quello nero (Balotelli) proprio italiano non è. Certo, quando si hanno straordinari esegeti come il tg5 e il tg1 di Minzolini certe finezze sfuggono però si finisce in prima notizia lo stesso. E così nonostante il sovrapporsi di crisi finanziarie, globali, catastrofi ecologiche e guerre in corso, Calderoli conquista la prima pagina in polemica con Buffon e La Russa. In fondo complimenti, non era facile.Resta la domanda di fondo: caso umano o caso politico? Nella Germania di Hitler un editore pornografico, Julius Streicher, diventò direttore del giornale più influente del partito e poi si lanciò nell'editoria per bambini specializzata nell'educazione antisemita per l'infanzia. Finì processato a Norimberga. Per rispondere definitivamente a questa domanda di fondo ci si augura che per Calderoli non sia necessaria una Norimberga ma quel discreto, veloce passare agli archivi che rende possibile studiare il caso con il senso storico della distanza. Quella distanza che viene dalla sensazione che un certo periodo è definitivamente finito.

lunedì 7 giugno 2010

1707 VOLTE MERDE!

Gasparri,Bricolo,Quagliariello,Centaro,Berselli,Mazzatorta,Divina:ebbene questi farabutti sono i firmatari dell'emendamento 1707 che è l'ennesimo scempio alla libertà ed alla giustizia in quanto si prevede l'ingresso del reato di stupro"di lieve entità"fatto apposta,secondo l'articolo proposto a firma di Pietro Ancona,per i prelati che ultimamente sono stati sputtanati pure da loro
"colleghi"che hanno capito che le violenze sessuali nei confronti di bambini non sono da considerarsi solo peccati ma pure reati da punire penalmente,e ci mancherebbe!
Quindi si potrà evitare l'arresto pure se colti in flagranza di reato,le pene per stupri e violenze su donne e bambini di conseguenza diminuiranno così come il livello d'attenzione degli inquirenti che dovranno agire sulle presunte aggressioni.
Di questo emendamento frutto di una delle tanti commissioni parlamentari se ne è venuti a conoscenza a torta finita in quanto questa correzione è stata votata da un ristretto gruppo di parlamentari e l'opinione pubblica ne è venuta a conoscenza solo ora che non si può tornare indietro.
L'articolo è stato preso da Indymedia Emilia Romagna e nell'ultimo link ci sono le schede dei firmatari le cui mogli,madri e figli saranno contenti ed orgogliosi del"lavoro"dei propri cari,merde bastarde!

Emendamento 1707.

Ho sempre avuto il sospetto che nel "Potere, intendendo per questo quanti sono in grado di gestirele leggi e gli Stati, non ci sia mai stata una grandissima voglia di punire i pedofili. E' come se ci fosse una sorta di organizzazione segreta nei recessi più importanti e più alti degli Stati che protegge i pedofili e quasi sempre fa in modo che questi riescano a farla franca anche quando si sono macchiati dei delitti più abietti e più infami. Anni orsono lessi di un grande scandalo scoppiato in Belgio nel quale era implicata anche la Corona, persone della real casa, aristocratici, banchieri, industriali, gente che si divertiva a far collocare bambini negli angoli più bui dei parchi e poi organizzare vere e proprie cacce con mute di cani e tutto l'armamentario della caccia alla volpe. Il bambino veniva raggiunto dai cacciatori o dai cani e poi come selvaggina assegnato al carniere del "fortunato" Orco. Lo scandalo fu enorme ma non durò a lungo. C'è stato un processo ma molti riuscirono a sgattaiolare via delle ampie reti della procedura penale. Non ho mai saputo come si sia concluso e se ci furono condanne. Ma già questo è significativo dei muri che vengono innalzati a protezione degli Orchi.C'è una "sensibilità" particolare per i pedofili. A volte si ha anche l'impressione che ci si preoccupi più di loro che delle loro vittime. Si arriva financo alla evocazione della psicanalisi per spiegare la morbosa attrazione che i bambini esercitano su questi delinquenti. Ecco: li ho definiti delinquenti mase ci fate caso quasi nessuno usa questa parola per definire i barbari stupratori o seviziatori dibambini.Ora scopriamo che un autorevole gruppo di parlamentari della destra pdl e leghisti ha presentato un emendamento che introduce nel reato di violenza contro i bambini la "lieve entità" allo scopo di evitare l'arresto dei criminali e di diminuirne la eventuale pena. Una questione di grande allarme sociale e delicatissima viene risolta, senza alcun dibattito preliminare, quasi di nascosto, nel corpo di una legge che si occupa delle intercettazioni telefoniche, la cosidetta "legge bavaglio".Il Parlamento italiano non è nuovo a queste pugnalate alla schiena della giustizia. Molte norme che hanno peggiorato il diritto del lavoro sono state introdotte di soppiatto in leggi e testi diversi e specialmente nella finanziaria. Sostanzialmente non si discute più nel merito delle questioni che vengono risolte tra pochi addetti ai lavori nelle Commissioni parlamentari. L'opinione pubblica ne viene a conoscenza a cose fatte e quando è troppo tardi e non c'è più nulla che si possa fare.La mobilitazione di pezzi grossi della maggioranza per la presentazione dell'emendamento sulla "lieve entità" fa nascere il legittimo sospetto che ci sia dentro lo zampino del Vaticano. La cricca clericale è stata mobilitata da scaltri suggeritori oppure hanno pensato da soli la loro proposta? Non dobbiamomai dimenticare che il Parlamento è presidiato da un Commissario della Chiesa Cattolica Monsignor Rino Fisichella che, in occasione dello scandalo della pedofilia, ha difeso strenuamente il Papa ed haparlato dello scandalo come di un "complotto" ordito contro la Chiesa.La Chiesa ha capito che non può più considerare i preti pedofili come semplici peccatori ma come responsabili di reati penali. Dopo la dichiarazione del Papa che attribuisce ai preti pedofili l'attacco alla Chiesa profetizzato nel terzo mistero di Fatima e la decisione di segnalare alle autorità giudiziarie quanti si macchino di questo turpe delitto, si è voluto in qualche modo garantire una relativa impunità,evitare la vergogna dell'arresto se colti in flagranza di reato con la leggera distinzione tra violenza e violenza lieve? Come si fa a definirla? Quale repertorio di comportamenti possono essere definiti di violenza sessuale lieve? Esiste la violenza sessuale lieve verso i bambini? In che cosa consiste? E' violenza lieve o grave palpare gli organi genitali dei bambini e costringerli alla palpazione di quelli del prete? Ed oltre alla fisicità della violenza non si deve prendere in considerazione il danno psicologico oppure dobbiamo ritenere che questo non esiste se non c'è stupro?
Sono convinto che, non potendo più sottrarre alla giustizia i preti pedofili, si stia cominciando a lavorare di bulino per ridurre le conseguenze penali cominciando con l'offrire l'opportunità di arrampicarsi nel pur sempre impervio colle della "lievità" del crimine commesso. Certo non è l'immunità, ma con l'assistenza di un buon avvocato si possono quasi minimizzarre i conti da pagare.E' così mentre si ribadiscono con ferocia i chiodi ai migranti, ai rom, ai poveri che vengono gettati con leggi durissime nelle carceri immonde di questo Paese dove è normale uccidersi perchè financo la morte appare una liberazione, si studiano le vie di fuga per gli intoccabili, specialmente se rivestiti di abito talare.L'ultima novità di questa "giustizia" all'incontrario è la richiesta di abolire l'art.41 della Costituzione e dare libertà alla industria di insediarsi senza chiedere permessi a nessuno. Rispetto dell'ambiente efinalità sociale delle imprese sono considerati lacci da recidere.

http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/www.spazioamico.it

http://camilliadi.over-blog.it/article-violenza-sessuale-di-lieve-entita...

domenica 6 giugno 2010

OMICIDIO DI STATO

Per mantenere vivo il ricordo di Riccardo Rasman,vittima della violenza e dell'abuso poliziesco assassinato nell'ottobre del 2006,propongo un articolo tratto da Indymedia.Lombardia di Antonio Rossitto scritto in occasione dell'imminente termine del processo che si sta tenendo a Trieste e che vede coinvolti in appello i tre agenti(su quattro)condannati a"ben"nove mesi di reclusione dove il carcere non l'hanno visto nemmeno in cartolina.
Questo omicidio di Stato perpetrato con una violenza inverosimile e gratuita verso un ragazzotto con seri problemi psichiatrici è stato dapprima messo come la polvere sotto al tappeto ma la tenacia dei parenti che inizialmente avevano fatto riaprire il caso anche grazie la trasmissione"Chi l'ha visto?"ha permesso di far luce su questo assassinio da parte della polizia.
Ricordiamo i nomi dei quattro infami bastardi che hanno ucciso Riccardo:Maurizio Mis,Giuseppe De Biasi,Mauro Miraz e Francesca Gatti...tanto per far sapere a chi potremmo andare incontro in qualsiasi luogo.

Riccardo Rasman, processo a Trieste: la Malapolizia.

«Senta, qui al quarto piano c’è uno che sta nudo in un monolocale e butta giù petardi». È il 27 ottobre 2006: sono passate da poco le 8 di sera. In un palazzone di Borgo San Sergio, quartiere popolare di Trieste, c’è trambusto: Riccardo Rasman, un uomo di 36 anni in cura per disturbi psichici, ha lanciato un paio di mortaretti dal balcone del suo piccolo appartamento. Annamaria Rinaldi, moglie del portiere del caseggiato, chiama il 113.
Un’ora più tardi, Rasman è a terra: prono, immobilizzato dopo una lunga colluttazione con gli agenti. Ferito al volto, le mani ammanettate, i piedi bloccati con il filo di ferro. Tre poliziotti, per più di cinque minuti, continuano a fare pressione sulla schiena del ragazzone. Fino a quando non smette di respirare. «Omicidio colposo»: nel gennaio 2009 due agenti sono condannati a nove mesi di reclusione, l’altro a sei mesi. Il 26 maggio ci sarà l’udienza d’appello. E forse si riuscirà a chiarire una morte ancora molto misteriosa.
L’inchiesta triestina ricorda quella su Stefano Cucchi, morto in carcere nell’ottobre 2009. O quella sul pestaggio del tifoso Stefano Gugliotta, aggredito da un agente lo scorso 5 maggio. Solo che in quei casi si sono riempite pagine di giornali. Per Rasman, invece, tutto si è svolto tra indagini accelerate e retromarce giudiziarie. E soprattutto nella relativa indifferenza dei mass media.
Ecco la ricostruzione di quel 27 ottobre di quattro anni fa. Dopo la chiamata al 113, una volante corre a casa di Rasman: a bordo ci sono gli agenti Maurizio Mis e Giuseppe De Biasi. Gli chiedono di aprire la porta. Lui risponde male. Per Claudio Defilippi, avvocato di parte civile nel processo d’Appello, l’uomo è solo impaurito. Nel 1999 ha già denunciato altri due poliziotti, accusandoli di averlo aggredito . Nel referto del pronto soccorso si legge: «trauma», «ematoma», «contusione».
Mis e Biasi, però, questo non possono saperlo. Vogliono entrare in casa di Rasman, anche se ha smesso di tirare mortaretti. Dall’altra parte della porta c’è un uomo alto un metro e 85, che pesa 120 chili. Mis e Biasi chiedono rinforzi. La sala operativa manda un’altra pattuglia: gli agenti Mauro Miraz e Francesca Gatti. Uno spiegamento di forze che pare eccessivo perfino agli agenti. Quando l’operatrice chiede «un supporto alla volante 3 per petardi dal balcone», è lo stesso Miraz a esclamare alla radio: «Ma stai scherzando?». Poi chiede se Rasman per caso sia seguito dal centro di salute mentale.
Il ragazzo in effetti è in cura per «sindrome schizofrenica paranoide con delirio persecutorio». Il disturbo è comparso sotto le armi, dopo alcuni episodi di nonnismo. Nel 2003 gli è stata riconosciuta l’infermità per causa di servizio. Ma gli agenti apprenderanno queste informazioni troppo tardi. Perché prima di avere una risposta definitiva sullo stato mentale di Rasman decidono di fare irruzione. Forzata la porta, racconteranno di essere stati aggrediti. La stanza è nella penombra. Seguono attimi convulsi e di violenza. Il ragazzo viene bloccato sul letto. Tenta di reagire: scalcia, si dimena. Gli ammanettano i polsi e gli legano le caviglie col filo di ferro. Rasman è immobilizzato, a terra: «Nelle condizioni di non far più male a nessuno» annoterà la sentenza di primo grado. Ma gli agenti continuano a premergli sulla schiena con le ginocchia per alcuni minuti. «Un comportamento ingiustificato e non previsto da alcuna norma» scriverà il giudice Enzo Truncellito. Il medico legale accerterà la morte per «asfissia da posizione» .
Nelle foto della scientifica, Rasman ha il volto tumefatto e i polsi solcati dal segno delle manette. Il viso è percorso da segni che fanno pensare a un imbavagliamento: il particolare però non emerge nelle indagini.
I poliziotti se la cavano con qualche graffio e strappi all’uniforme. Quando escono dall’appartamento, i vicini raccolti sul pianerottolo chiedono notizie. Un agente replica, crudemente: «È morto. Non darà più fastidio a nessuno».
Le indagini che seguono sono rapide. E lasciano spazio a sospetti di anomalia. Quella sera stessa vengono sentiti alcuni condomini. Le testimonianze sono raccolte dagli agenti coinvolti. E nei giorni seguenti l’attività investigativa è blanda. Tanto che in casa non viene sequestrato nulla. Giuliana Rasman, sorella di Riccardo, decide di fare da sé. Raccoglie referti medici, testimonianze, trova il filo di ferro con cui sono state legate le caviglie del fratello. Nell’ottobre 2007 il pm Pietro Montrone chiede l’archiviazione. La parte civile si oppone. Presenta al giudice gli indizi raccolti. Nel febbraio 2008, il magistrato fa retromarcia e chiede nove mesi di reclusione per i poliziotti. L’accusa è omicidio colposo. Il 29 gennaio 2009 tre agenti vengono condannati.
La difesa fa ricorso in appello e ora manca poco al redde rationem. «È stata una fatalità» dice Paolo Pacileo, avvocato degli agenti. «Non c’è stato alcun abuso. Hanno cercato di difendersi. La morte è dovuta alla posizione in cui Rasman si è trovato dopo l’ammanettamento: un fatto imponderabile».
Adesso, in udienza, l’avvocato Defilippi presenterà nuove prove. Come un manico d’ascia macchiato di sangue, trovato a casa del ragazzo. «Nessuno l’ha mai sequestrato» sostiene. «Potrebbe essere stato usato per colpirlo al viso: basterebbe l’esame del dna». Per i poliziotti quel pezzo di legno era stato usato per attaccarli. Discordanza decisiva, che potrebbe chiarire il caso Rasman.

sabato 5 giugno 2010

GRANDE MONICELLI CHE INVITA ALLA LOTTA

Quello che non hanno il coraggio di dire i nostri politici di pseudo sinistra e che si sente proferire solo in cortei o in determinati incontri è stato detto dal longevo regista Mario Monicelli in occasione di un intervento presso la scuola statale di cinema e televisione di Roma"Roberto Rossellini",ovvero di non tacere ed usare la forza e combattere per far valere i propri diritti.
Questo davanti ad una platea di giovani studenti di cinema minacciati dai tagli del ministro della cultura Bondi che di quello che dovrebbe esserne il garante,proponitore e sviluppatore invece ne è l'affossatore ed il deturpatore.
Naturalmente questo incompetente del regime Berluscojoni alle dichiarazioni di Monicelli ha gridato allo scandalo ed all'insubordinzaione,all'invito alla lotta armata e di tutto quello che le merde come lui se la fanno sotto solo al pensiero,ovvero la presa del potere da parte del popolo vessato dalla seconda dittatura fascista di cui lui è uno dei maggiori gerarchi.
L'articolo preso da"La Repubblica"è stato prelevato da Indymedia Piemonte.

Monicelli ai giovani: "Ribellatevi. Dovete usare la forza per protestare e sovvertire".

Monicelli ai giovani: "Ribellatevi". Bondi: "Parole gravissime".
Il regista parla dei tagli alla cultura e esorta gli studenti della scuola statale di cinema e tv "Roberto Rossellini": "Dovete usare la forza per protestare e sovvertire". Il ministro: "Non si rende conto delle conseguenze delle sue parole". Cicchitto: "Un auspicio irresponsabile"
ROMA - "Intellettuali come Monicelli non si rendono conto della gravità e delle conseguenze delle loro parole". Non piacciono a Sandro Bondi le affermazioni del 95enne regista che questa mattina, all'Istituto di Stato per la Cinematografia e la Televisione "Roberto Rossellini" di Roma ha invitato i giovani a ribellarsi, "a spingere con la forza" e a "non tacere", esortandoli a "usare la forza per sovvertire, protestare". Un intervento legato alle proteste per i tagli alla cultura previsti dalla manovra del governo e che, se in sala ha suscitato un'ovazione da parte dei ragazzi dell'istituto, fuori ha mosso le critiche della maggioranza. "Non dovremmo sottovalutare il monito di Giampaolo Pansa - dice il ministro della Cultura - quando avverte il montare nuovamente di un clima di odio che in italia ha già prodotto una lunga stagione di violenza politica". Prima ancora, era stato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto, a bollare le parole di Monicelli: "Il fatto che abbia realizzato dei bei film - aveva commentato - non è una buona ragione per far passare senza replica l'irresponsabile auspicio per l'uso della forza da parte dei giovani. Evidentemente ha rimosso quanto accaduto in Italia negli anni '70-'80".Nell'ambito di un'ampia mobilitazione della cultura contro i tagli che secondo la manovra colpiranno il settore, i giovani che guardano al cinema e alla tv come prospettiva per il futuro sono già scesi in campo. Gli studenti della Scuola Nazionale di Cinema, a Roma, tre giorni fa avevano occupato pacificamente l'istituto. E oggi Monicelli ne ha parlato facendo un'analogia fra uno dei suoi film più celebri, L'armata Brancaleone, e l'Italia di oggi. Proprio quel film è stato al centro, oggi, di uno "scherzo provocatorio" ordito dal regista con la complicità di Mimmo Calopresti. La presentazione di un documentario dedicato all'Armata, in realtà una breve proiezione-pretesto per far scorrere sullo schermo i titoli programmatici che indicano, appunto, come non sarà più possibile fare cinema con i tagli alla cultura."Spingere con la forza e non tacere. Dovete usare la vostra forza per sovvertire, protestare. Fatelo voi che siete giovani. Io non ho più l'età" ha detto Monicelli ai ragazzi, disegnando sul grande schermo uno scenario sconfortante: "Succederà che questo schermo rimarrà nero, senza immagini, senza parole. Succederà che i lavoratori di domani di cinema e televisione non avranno un futuro. Perché - si legge sulle immagini che scorrono - si sta tagliando il loro presente, si stanno negando i loro diritti di studenti. Succederà che l'unica scuola di cinema e televisione pubblica in Italia perderà materie fondamentali. E succederà anche che non sarà l'unica. Ragionieri, geometri, agrari,educatori, ricercatori tutti nella stessa barca, anzi, tutti parte di una nuova armata Brancaleone".Durante l'incontro in una scuola di cinema come la Rossellini in piena mobilitazione per i tagli che la colpiscono, Monicelli ha poi sostenuto come "la storia d'Italia è conosciuta all'estero solo per la sua cultura. Non siamo un Paese che ha avuto grandi generali, grandi personaggi storici, ma solo una forte collocazione culturale. Ed è proprio questa, l'unica cosa che ci viene da tutti riconosciuta all'estero, che si vuole oggi combattere. Il cinema - ha proseguito il regista - vuol dire tutto. Per il resto c'é solo nel nostro paese, come nell'Occidente, la cultura dell'arraffare, di arricchirsi. C'è oggi solo la volontà di trattenere questa benessere che si è spesso conquistato ai danni di altre etnie".Dal regista, infine, che confessa che Armata Brancaleone oggi siamo noi tutti, compreso il governo, una spiegazione di quello che è accaduta politicamente in Italia in quest'ultimo periodo: "Un degrado che si poteva prevedere già da due generazioni fa. Il fatto è che noi siamo sempre stati un popolo subalterno. Sotto il dominio prima di francesi, poi spagnoli, di tedeschi, sotto lo stesso dominio del Papa. Insomma non abbiamo mai avuto una nostra reale indipendenza, mai davvero avuto il senso della libertà. Spero che tutto questo prima o poi finisca davvero".
Related Link: http://www.repubblica.it/economia/2010/06/03/news/monicelli_tagli-4551960/

venerdì 4 giugno 2010

CON I DECODER PROFITTI AI SOLITI NOTI


Ho preso in prestito per il contributo odierno una parte di un articolo preso dal sito che controllo in quanto seguace della Dea,quello di"Atalantini.com"monitorato per esigenze calcistiche,dove tuttavia ho trovato un'interessante analisi a firma di Calep che evidenzia tutti i lati negativi che il passaggio al digitale terrestre ha comportato o porterà in futuro alla qualità dell'offerta televisiva.
Il passaggio dall'analogico al digitale cui siamo stati costretti come ormai sappiamo da anni ha portato nelle tasche dei soliti noti(famiglia Berlusconi)milioni di Euro in quanto quelli più venduti ad un costo minore ma scadenti sono prodotti dalla Sagem riconducibile a Paolo Berlusconi(sì,il fratello del neoduce editore de"Il Giornale"che ha costruito assieme all'appoggio della n'drangheta un bel pezzo di Milano).
Sono elencati tutti i difetti di questi decoder e tutta la spazzatura propinata a spalate di merda e che comprende programmi inutili pure per cerebrolesi e fortemente misogini nei contenuti,pura spazzatura che entra nelle teste già compromesse a tutte le ore per tutti i giorni dell'anno.

Passa al digitale.

Come non accorgersi della cosa? I telegiornali di tutte le reti stanno martellando in continuazione dando ampia enfasi all'evento. In varie citta' festeggiamenti con concerti e manifestazioni di piazza. Dirigenti e tecnici, tutti a spiegare ai cittadini cosa si deve fare per vedere il digitale terrestre e a illustrare come ci cambierà la vita con i 'numerosi vantaggi' che ci porterà (tanti ma purtroppo non del tipo di quelli che porterà a qualcun altro). Che la gente sia informata, nessuno deve ignorare: ora se volete vedere film in televisione e, udite udite, addirittura senza tutta quella orrenda pubblicità, abbonatevi a questo o quello perché la televisione generalista è stata appositamente riempita con vagonate di letame a tutte le ore del giorno e della sera a con un ritmo di pubblicità che rasenta l'offensivo al punto tale che era necessario qualche cosa di diverso. Ma a questo problema ora c'è la soluzione del digitale terrestre: più scelta, più canali, più qualità. Ma chi ne approfitterà se non i soliti noti? Come ha detto qualcuno di loro : "una nuova era si sta aprendo, quella della televisione più bella" omettendo che loro stessi hanno appositamente fatto in modo che quella che c'è era diventata inguardabile. Modelli altamente diseducativi ed una corsa a chi urla piu' forte, a chi la spara piu' grossa, a chi la rivendica piu' oscena e volgare.Nella larghezza di banda occupata da un canale analogico, si possono infilare circa 10 canali digitali; ecco allora che RAI e Mediaset, che a suo tempo avevano rastrellato quasi tutte le frequenze analogiche, adesso invadono anche le frequenze digitali grazie ai loro vecchi canali moltiplicati per 10. In tutta questa caterva di canali, però, ci sono solamente i soliti Rai1, Rai2, Rai3, Canale5, Italia1 e Rete4; tutti gli altri sono canali di test (della RAI) e canali a pagamento (di Mediaset). Per dare il contentino hanno aggiunto Rai4 e Iris i quali trasmettono valanghe di repliche, molte delle quali hanno l'effetto di far cambiare subito canale al telespettatore. Per quanto riguarda le emittenti locali, sarebbe il caso di stendere un velo pietoso; molte di queste emittenti, non avendo risorse finanziarie, si ritrovano con 10 canali ciascuna che però restano vuoti o trasmettono tutti la stessa cosa o, al limite, vengono affittati alle solite televendite di giorno o alle solite "signorine" di notteIl risultato è che, complessivamente, si vedono una trentina di canali in chiaro (su circa 130); più o meno gli stessi che si vedevano ai tempi dell'analogico. Il problema però è che questi canali li vedono i pochi fortunati (si fa per dire) che godono di una adeguata copertura del segnale; nella gran parte dei casi, si vedono solo i tre principali canali RAI e quelli Mediaset. Non a caso, sta incombendo il colossale inciucio della piattaforma satellitare "Tivù" formata da RAI, Mediaset e Telecom; la scusa è proprio quella di garantire la copertura a tutti. Il caso più vergognoso poi è quello dei decoder e mi meraviglio del fatto che la magistratura non abbia aperto un'inchiesta; praticamente, gli italiani (attraverso il contributo dello Stato, che poi sono i nostri soldi) hanno finanziato i decoder necessari per vedere i canali a pagamento di Berlusconi e Tronchetti Provera. Per mantenere i prezzi bassi, sono stati venduti dei decoder che sono delle vere e proprie ciofeche; CPU inadeguate, RAM scarsissima e software pieno di bug (guarda caso poi, i decoder della SAGEM, casualmente prodotti da "tal" Paolo Berlusconi, sono quelli più fallati e di qualità più scadente).I crash di questi decoder non si contano; nello stesso manuale d'uso si specifica che: "se il decoder non risponde, staccate la spina e riattaccatela"; evidentemente, chi ha prodotto quelle schifezze è pienamente consapevole dei problemi. Piu' autodenuncia di cosi'....Ho un vecchio zio che vive da solo. Puo' giusto permettersi il televisore e qualche capatina dai parenti con la sua vecchia automobile. Un' "Euro 1" alla quale non e' piu' permesso circolare, al bando per le emissioni nocive. E canali digitali da sistemare sul televisore che hanno dovuto aspettare una mano amica per essere mostrati.Potevano ucciderlo, facevano prima. Sarebbe stato meno ipocritaRestano, m' immagino, tante persone anziane in palese difficolta' nel sintonizzare i nuovi decoder e alle quali viene tolta l'unica possibilita' di evadere dal grigiore quotidiano.La televisione digitale qui in Italia e' un ennesimo sostanziale accerchiamento piu' o meno occulto dei poteri forti al cittadino. Si e' passati da una masturbazione all'altra. Da quella maschile a quella femminile, dalla manuale alla digitale, proprio come la TV che ora vediamo. Forse.Mi chiedo se anche alcuni televisori al plasma della sede atalantina di Zingonia stiano ritrasmettendo le immagini nella nuova tecnologia digitale.Anche nella nuova versione digitale non mi dispiace la tv locale quando parla di Atalanta. Magari una spolveratina ogni tanto non sarebbe male. E non lamentiamoci della muffa, in fondo l'hanno usata per la penicillina che ha salvato tante viteSempre meglio di tante stazioni regionali che parlano di calcio come se volessero testare i nostri timpani o le casse dei nostri TV e per le quali il campionato e' composto dalle tre solite grandi, il resto sparring-partners che se ci fossero spaventapasseri in campo al loro posto sarebbe per loro meglio anche dal punto di vista fotogenico.

giovedì 3 giugno 2010

AMNESTY BACCHETTA L' ITALIA

Al ministro degli esteri Frattini devono fischiare parecchio le orecchie in questi ultimi giorni visto che spesso,causa la sua incapacità politica,morale ed umana di affrontare temi come la rappresentazione di una nazione al di fuori dei propri confini,il suo nome compare nei blog,nei notiziari e nei quotidiani che se non del rgime lo trattano abbastanza male(come merita).
Solo che questo è un articolo antecedente alla vicenda del blitz terrorista di Israele,e riguarda un richiamo che Amnesty International ha appuntato al nostro paese in un report stilato dall'organizzazione sulla situazione dei diritti umani nel mondo in quanto sia auspicabile che l'Italia introduca il reato di tortura nel suo codice penale per i pestaggi e gli abusi di potere nelle carceri e fuori da parte delle forze del disordine oltre che per le innumerevoli violazioni verso i migranti,i richiedenti di asilo politico ed i rom.
L'articolo de"La Stampa"è stato segnalato da Indymedia Piemonte ed oltre alla nostra situazione che peggiora al passare di ogni anno vi è un piccolo contributo riguardo alle altre condizioni di emergenza che riguardano il mondo intero.

In Italia troppi abusi della polizia.

"In Italia troppi abusi della polizia" Amnesty: inserite il il reato di tortura.
Sotto la lente Aldrovandi e Cucchi "Serve un organismo di denuncia" Nel mondo dito puntato sulla Cina "Basta pressioni contro i dissidenti C'è un uso politico della giustizia".

ROMAPesanti critiche nei confronti dell’Italia sul dossier immigrazione sono contenute nel rapporto 2010 di Amnesty International su "La situazione dei diritti umani nel mondo": l’ong, in particolare, punta il dito contro la condotta delle autorità che in alcune circostanze «hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo», nonchè le loro stesse vite, lasciandoli in mare «per giorni senza acqua e cibo». Accuse che il ministro degli Esteri, Franco Frattini, da Caracas dove si trova in visita, «respinge al mittente» bollandole come «indegne»: «L’Italia è certamente il Paese europeo che ha salvato più persone in mare. Amnesty ha fatto sempre la sua parte - ha detto il titolare della Farnesina - ma i nostri dati sono molto chiari». Per questo, secondo il ministro, il rapporto dell’organizzazione è «indegno per il lavoro dei nostri uomini e delle nostre donne delle forze di polizia, che ogni giorno salvano le persone, tutto il contrario di quello che dice Amnesty». Il filo conduttore del rapporto 2010 - presentato oggi alla stampa e pubblicato da Fandango - sono «le lacune» della giustizia internazionale, con «alcune grandi potenze che pensano di essere al di sopra della legge», anteponendo la politica alla giustizia: non a caso l’organizzazione rivolge un appello di «coerenza» al G20, chiedendo a quei paesi che ne fanno parte che ancora non lo hanno fatto - come Usa, Cina e Russia - di riconoscere al più presto la Corte penale internazionale (Cpi), il primo tribunale internazionale permanente chiamato a giudicare reati come genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. Ma «lacune» Amnesty le individua anche in Italia. Nelle cinque pagine del report annuale dedicate alla situazione italiana, l’organizzazione stigmatizza il trattamento riservato ai rom, vittime di «sgomberi forzati illegali» (a Roma e Milano) ed esclusi da «un equo accesso all’istruzione, all’alloggio, alle cure sanitarie e all’occupazione». Ancora più pesanti le accuse sulla gestione dell’immigrazione, in particolare sulla pratica dei respingimenti: «Gli sforzi da parte delle autorità per controllare l’immigrazione - si legge - hanno messo a repentaglio i diritti di migranti e richiedenti asilo». L’Italia, ad esempio, «ha continuato ad espellere persone verso luoghi in cui erano a rischio di violazioni di diritti umani» - ovvero la Libia - «senza valutare le loro necessità di asilo e protezione internazionale». Inoltre, sottolinea Amnesty, «i governi italiano e maltese, in disaccordo sui rispettivi obblighi di condurre operazioni di salvataggio in mare, hanno lasciato i migranti per giorni senza acqua e cibo, ponendo a grave rischio le loro vite». Tirata d’orecchi alle autorità italiane anche per non aver collaborato «pienamente» alle indagini sulle violazioni dei diritti umani compiute nel contesto delle ’extraordinary rendition’ e segnalazioni di «tortura e altri maltrattamenti commessi da agenti delle forze di polizia», anche nelle carceri. Qui si imputa all’Italia di non aver istituito un organismo indipendente di denuncia degli «abusi» della polizia e di non aver ancora introdotto il reato di tortura nel codice penale.Per il resto, lo sguardo di Amnesty si posa a 360 gradi sulla situazione dei diritti umani nel mondo, che resta molto preoccupante malgrado timidi progressi. In Medio Oriente, ad esempio, l’organizzazione punta l’indice contro i «crimini di guerra» commessi da Israele durante l’operazione militare "Piombo Fuso" nella Striscia di Gaza conclusasi a gennaio 2009 e allo stesso tempo contro «le gravi repressioni» e «i processi farsa di massa» che dominano in Iran, soprattutto dopo il contestato esito delle elezioni presidenziali di giugno. Allarme «repressione» anche in Cina, Corea del Nord e Birmania. Drammatica, infine, la situazione in Africa, dove «l’assoluta mancanza di volontà politica di garantire la giustizia per i crimini commessi a qualsiasi livello» è testimoniata dalla mancata collaborazione dell’Unione africana all’arresto del presidente sudanese Omar al Bashir, colpito da un mandato di cattura emesso dalla Corte penale internazionale e malgrado ciò "protetto" dall’Ua.
Related Link: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/20...a.asp

mercoledì 2 giugno 2010

L'INCHIESTA INTERNAZIONALE PASSA NONOSTANTE L'ITALIA

La presa di posizione italiana che ha votato no all'inchiesta internazionale sul massacro terroristico di Israele assieme tra gli altri agli Usa e all'Olanda ci fa capire di quanto la politica estera del nostro paese sia dei passi indietro rispetto a quella che dovrebbe essere in un paese realmente democratico,succube dell'ombra lunga che gli Stati Uniti hanno sulle nostre scelte implicando il rispetto dei diktat imposti dai padroni del mondo a stelle e strisce.
Fortunatamente ma anche e soprattutto meritatamente il voto contrario è risultato in netta minoranza e così l'inchiesta non sarà affidata unicamente alle autorità israeliane ma sarà coordinata dall'Onu garantendo una maggiore e migliore equità nell'analizzare ciò che è accaduto con l'intrusione dei soldati su una nave piena di aiuti umanitari avvenuta in acque internazionali.
Frattini s'era giustificato con l'opposizione alla mozione votata a Ginevra perché ritiene(lui ed il governo fascista italiano e non tutti gli italiani sia ben chiaro!)poiché lo Stato Israele è garante dei principi fondamentali propri di una nazione democratica(come se qualche paese lo dicesse di noi,ahah!).
La barzelletta che molti rappresentanti degli altri paesi membri dell'Onu non è stata evidentemente capita e metabolizzata e così si spera che il giudizio sia realmete privo di dettagli oscuri e insabbiati,di cameratismo proprio delle forze del disordine con una mano che lava l'altra:sembra di parlare dell'Italia invece stiamo parlando di un'altro Stato,eccezionale!
Puntualizzo il fatto che così come le decisioni del regime nostrano non debbano essere prese come il pensiero di un'intera nazione così ribadisco che molti israeliani sono solidali col popolo palestinese e sono contrari alla guerra ed all'imprigionamento(perché si tratta di questo)della popolazione della striscia di Gaza.
I due articoli successivi racchiudono il breve riassunto di queste righe col primo che propone un'intervista di Alberto Baldazzi a Moni Ovadia rilasciata per il sito"articolo21.org"e ripreso da Roma.Indymedia mentre il secondo è tratto da Indymedia.Emilia Romagna.
Moni Ovadia: sono solidale col popolo palestinese, proprio perché sono ebreo

Moni Ovadia: anche oggi i telegiornali, forse di fronte alla gravità estrema di quello che è successo nei mari antistanti i territori palestinesi questa notte, hanno proprio difficoltà a rendere agli italiani l’assurdità di quello che è accaduto.

Il problema di questa notte, di queste ore, ma in generale della questione medio - orientale. Ecco: tu come pensi che i nostri Media, e non soltanto quelli italiani, abbiano rappresentato questo dramma, e lo stiano rappresentando?
“No, non lo rappresentano, perché sono … con rarissime eccezioni … presi da se stessi, cioè: la prima preoccupazione che hanno è “stiamo attenti a quello che diciamo”, non “stiamo attenti a quello che dobbiamo dire”, e quindi “diciamolo bene, in modo da mettere l’accento sulla gravità e sulla responsabilità”, ma “stiamo attenti a come lo diciamo, che poi non ne dobbiamo subirne delle conseguenze…”. La pavidità, e l’auto-perpetuazione di un sistema che non è più di informazione, ma di auto comunicazione; è questo che domina.”

Sarebbe facile dire: stanotte è stato compiuto un atto di terrorismo internazionale in pieno Mediterraneo; però non lo dice nessuno.
“Si, secondo me, tecnicamente; lo dico, per non lasciarmi andare alle mie emozioni: tecnicamente si tratta di un atto di terrorismo; è tecnicamente un atto di terrorismo e pirateria perché intanto è avvenuto in acque internazionali. Secondo: c’erano mille altri modi per evitare questa cosa; prendere degli accordi prima dicendo: “fateci vedere che trasportate merci umanitarie, dimostrateci che non trasportate materiale aggressivo… e noi vi lasceremo passare, per andare a portare soccorso alle popolazioni che ne anno bisogno”. Faccio un ipotesi, non era semplice fare così?: “Vogliamo che le popolazioni non soffrano, noi siamo favorevoli all’arrivo di aiuti: se questi aiuti, garantiteci che sono aiuti per la protezione civile, e noi vi lasceremo passare”. Oppure mettere in mezzo l’ONU, e dire “Fate voi la mediazione tra noi, i nostri problemi, e questo convoglio umanitario”. Ma, gli israeliani non hanno mai voluto interposizione di forze internazionali. Mai, tranne in Libano, perché il Libano, l’ultima avventura del Libano, secondo me, per gli israeliani è stata una vera e propria sconfitta.”

Essendo stati sconfitti sul campo… hanno chiamato i “nostri.”
“Sono stati sconfitti sul campo, per la prima volta, sai… gli Hezbollah continuavano a tirare i missili, mentre l’esercito israeliano distruggeva un quarto del Libano, ed anche la “mitica” intelligence dello stato di Israele, il Mossad, o lo Shin Bet, non era riuscito a capire cosa stava succedendo”

Per i nostri lettori, per i nostri ascoltatori: ti conoscono tutti, ma io ribadirei che tu non sei un “estremista palestinese”, vero? …le tue radici, la tua cultura…
Ma, naturalmente io sono solidale col popolo palestinese, proprio perché sono ebreo. È il mio dovere di ebreo essere solidale con tutte le persone che soffrono a causa di ingiustizie, e quindi lo sono come essere umano, prima di tutto, perché questa e la mia… prima, come dire, identità; quella di essere umano universale, perché se non avessi la dignità di essere umano, non potrei neanche essere ebreo. Poi la mia identità ebraica, che è una delle mie altre identità, alla quale io tengo molto, mi ha insegnato che bisogna praticare la giustizia nei confronti di tutti; che bisogna praticare il riconoscimento dell’altro e l’accoglienza dell’altro; quindi io non sono… pro-palestinese, o cose di questo genere: io semplicemente assumo atteggiamenti che ritengo giusti, in primo luogo seguendo l’etica umana, quella dei diritti universali, in secondo luogo, l’etica della Torah, che è un riferimento che per altro è in piena sintonia con i diritti fondamentali dell’uomo”.

Moni, capita spesso che i media italiani ti chiamino per intervenire in questo senso? Per dire queste cose che stai dicendo a noi?”
“Si… mi chiamano, naturalmente… i media un po’ più coraggiosi; una volta ci capitava di scrivere sulla grande stampa, ma non accade più. Ma io… non me ne lamento, perché io sono quello di prima, io non sono cambiato. E ciò che domina in particolare la stampa, una certa stampa nazionale, è il pensiero: “ Tengo famiglia”. Io invece, proprio perché gli ebrei sono stati sterminati, perché… milioni di masse grigie, ed i loro governanti girarono la testa dall’altra parte. Non solo i carnefici: quelli fecero lo sporco lavoro, ma non avrebbero potuto farlo, se altri non avessero storto la testa. Io ho giurato a me stesso che nei confronti di nessuno girerò la testa dall’altra parte; la violenza, il sopruso, sopraffazione, ingiustizia, non hanno patria! Non hanno bandiere, non hanno appartenenze etniche!
Onu, inchiesta su blitz. Il regime fascista italiano vota no con USA.

Onu, inchiesta su blitz. Il regime fascista italiano vota no con USA.Espulsi tutti gli attivisti stranieri arrestati dopo l'attacco alla flottiglia diretta a Gaza.
BEER SHEVA/TEL AVIV - Sono stati rilasciati e sono in viaggio verso la Turchia i sei italiani detenuti da lunedì in Israele, con altre centinaia di attivisti filopalestinesi, dopo il sanguinoso blitz contro la flottiglia di aiuti in navigazione verso la Striscia di Gaza. La notizia del rilascio, annunciata fin dalle ore precedenti, é stata formalizzata in tarda mattinata da Betlemme (Cisgiordania) dal sottosegretario agli Esteri Stefania Craxi, che si trova in visita nella regione. Ed è stata subito dopo confermata dal ministro degli Esteri, Franco Frattini, il quale si è detto "particolarmente grato al governo israeliano per la collaborazione offerta" e ha dato atto dell'impegno profuso dall'ambasciata italiana a Tel Aviv. I sei - Giuseppe Fallisi, Angela Lano, Marcello Faraggi, Manolo Luppichini, Manuel Zani e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin - sono stati caricati su un pullman con altri attivisti stranieri, sotto scorta e senza possibilità di contatti con l'esterno.
All'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, dove è prevista la presenza di rappresentanti diplomatici italiani, li attende un volo verso la Turchia, da dove proseguiranno per l'Italia. L'accelerazione delle procedure di espulsione è scattata sull'onda delle crescenti pressioni internazionali e dopo il via libera di ieri sera del gabinetto di sicurezza israeliano, presieduto dal premier Benyamin Netanyahu, al rimpatrio "immediato" di tutti gli stranieri fermati: inclusi quei turchi che in un primo momento avevano rischiato di finire sotto processo per la reazione violenta all'abbordaggio della Mavi Marmara, la nave guida del convoglio denominato 'Freedom Flotilla'. Già in mattinata una cinquantina di turchi aveva lasciato il centro di detenzione di Beer Sheva, mentre nella notte era stata completata l'espulsione via terra verso la Giordania di altre 124 persone - originarie di diversi Paesi arabi e musulmani - nonché quella di tre libanesi: tutti accolti, al di là del ponte di Allenby - che collega le due sponde del fiume Giordano - da una folla inneggiante alla "libertà della Striscia di Gaza" (l'enclave palestinese controllata dal 2007 dagli islamico-radicali di Hamas) da slogan ostili verso Israele.
A bordo delle navi della flottiglia c'erano in totale 682 persone di 42 diverse nazionalità. Almeno 9 sono state uccise nell'assalto delle forze speciali della marina israeliana, mentre più di 40 sono state ferite e sono tuttora ricoverate in ospedale; una cinquantina di persone, infine, era stata rimpatriata già fra lunedì sera e ieri, avendo accettato di firmare un provvedimento amministrativo d'espulsione. Tutti gli altri stranieri - rinchiusi temporaneamente nel centro di detenzione per essersi rifiutati di firmare tale provvedimento, che li avrebbe costretti ad ammettere di essere entrati illegalmente in Israele e non catturati in acque internazionali - dovrebbero essere rimpatriati entro domani in via extra giudiziale, sulla base di quanto stabilito dal gabinetto di sicurezza.
ONU, SI' A INCHIESTA INTERNAZIONALE - Il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu ha adottato oggi a Ginevra una risoluzione che chiede una "missione di inchiesta internazionale" sul blitz delle forze israeliane contro la flottiglia di pacifisti diretta a Gaza. La risoluzione è stata approvata da 32 dei 47 membri del Consiglio dei diritti umani. Il testo approvato a Ginevra chiede di "inviare una missione internazionale per indagare su violazioni delle leggi internazionali". Una sessione straordinaria dell'organismo sul blitz israeliano era stata convocata su iniziativa del rappresentante palestinese e di quelli del Sudan, del Pakistan a nome della Lega Araba e dell'Oci, l'Organizzazione della conferenza islamica.
ITALIA VOTA CONTRO INCHIESTA INTERNAZIONALE CON GLI USA - L'Italia ha votato contro la risoluzione del Consiglio dei diritti umani dell'Onu che ha adottato una risoluzione che chiede una 'missione di inchiesta' internazionale sul blitz israeliano contro la flottiglia diretta a Gaza. Lo si è appreso da fonti della Farnesina che sottolineano come non ci sia stata "una posizione comune europea".
FARNESINA, ISRAELE IN GRADO DI INCHIESTA CREDIBILE - L'Italia ha votato contro il testo di risoluzione approvato dal Consiglio dell'Onu per i diritti umani - che chiede una missione di inchiesta internazionale sul blitz israeliano nei confronti della flottiglia di attivisti - perché ritiene Israele "uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale". Lo ha puntualizzato il portavoce della Farnesina, Maurizio Massari, spiegando che il ministro degli Esteri Franco Frattini è stato uno dei primi a chiedere che vi fosse un'inchiesta credibile e democratica per accertare i fatti. L'Italia, in tal senso, condivide pienamente il testo della dichiarazione approvato ieri mattina dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, in cui si chiedeva un'inchiesta "rapida, imparziale, credibile e trasparente".

"L'Italia era incline verso un voto negativo perché il testo, a differenza di quello approvato ieri dal Consiglio di Sicurezza, conteneva toni fortemente polemici, poco costruttivi, che in questa fase delicata non erano in grado di creare le premesse per una diminuzione delle tensioni che l'Italia invoca per mantenere in vita il negoziato israelo-palestinese, che è la nostra priorità". Nonostante questo, ha aggiunto il portavoce della Farnesina, "abbiamo offerto la nostra più ampia disponibilità per cercare una posizione comune europea d'intesa con i nostri partner che avrebbe potuto coagulare il consenso intorno all'astensione". Una soluzione che avrebbe consentito una posizione comune dell'Europa ma che ha incontrato l'opposizione della Slovenia. Lubiana aveva deciso di votare sì al testo presentato dai palestinesi e ha voluto mantenere la propria posizione, ha spiegato ancora. Posizione che non ha quindi consentito di coagulare il consenso intorno all'astensione. "L'inchiesta per accertare i fatti, democratica ed indipendente - ha concluso comunque Massari - è comunque assolutamente necessaria per ristabilire la fiducia nella regione e sul piano internazionale".
TUTTI GLI ATTIVISTI FUORI DA PRIGIONE BEER SHEVA - Tutti gli attivisti stranieri della flottiglia filo-palestinese intercettata lunedì dalle forze speciali israeliane al largo della Striscia di Gaza sono usciti dalla prigione di Beer Sheva (sud di Israele), dove erano stati detenuti in attesa di rimpatrio. Lo ha reso noto oggi la direzione del centro di detenzione, confermando che le operazioni di rilascio sono state completate nel primo pomeriggio. Non tutti gli attivisti sono peraltro pienamente liberi: per diverse decine di loro proseguono infatti in queste ore le procedure di espulsione, senza contatti esterni e sotto la sorveglianza della polizia israeliana, che cesserà solo al momento dell'imbarco aereo o dell'arrivo a un valico di confine terrestre. Secondo fonti di polizia, due dei reduci della flottiglia, entrambi turchi, sono inoltre già tornati in stato di detenzione temporanea in una camera di sicurezza dell'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv. Entrambi sono accusati di aver dato in escandescenze durante i minuziosi controlli che precedono gli imbarchi e di essere stati per questo rinchiusi dietro una porta blindata. Saranno liberati, hanno riferito le fonti, soltanto al momento dell'imbarco su uno dei sei voli speciali allestiti oggi per la circostanza.
NETANYAHU: FLOTTIGLIA TERRORISTI, NON LOVE BOAT - Quella intercettata in alto mare dai commando israeliani "non era una 'Love Boat', bensì una flottiglia terroristica". Lo ha affermato il premier israeliano Benyamin Netanyahu. "Continueremo a difendere i nostri cittadini, è nostro diritto, nostro dovere" ha aggiunto il premier, confermando che il blocco a Gaza sarà mantenuto anche in futuro, malgrado "l'attacco internazionale di ipocrisia" nei confronti di Israele.

IL SUICIDIO DI ISRAELE


Oggi proposta di due articoli che trattano il medesimo argomento che per forza di cose è quello principale di tutti gli organi d'informazione mondiali e pure di questo blog:il primo è tratto dalla redazione di"Senza Soste"ed il successivo da Toscana.Indymedia a firma di Sergio Cararo.
Il primo è breve come dev'essere lo spazio dedicato al giornale razzista edito dal fratello del premier rifatto che ieri ha apposto come titolone una frase che è uno scempio all'intelligenza umana e il commento di poche parole nasconde sotto le righe una nostalgia di una certa sinistra d'altri tempi dove certi atteggiamenti venivano pagati giustamente a caro prezzo.
La seconda analisi cerca di raggruppare i fattori che stanno portando Israele verso l'autodistruzione anche se gli Stati che l'appoggiano in concreto non hanno di fatto applicato nessuna misura restrittiva(anzi quotidiani fascisti come"Il Giornale"appoggiano pienamente gli atti terroristici di tale nazione che è tale in quanto ha rubato la terra ai palestinesi,ricordiamocelo!).
C'è da fare una postilla al punto 5 dell'articolo dove si analizza la posizione egiziana in quanto secondo le ultime notizie avrebbe aperto il valico di Rafah al transito di persone e cose.

Il giornale del leader del Partito dell'Amore festeggia i morti della Freedom Flotilla.

Non c'è bisogno di parole per descrivere ciò che questa mattina ha intitolato Il Giornale di proprietà del leader del Partito dell'Amore. Il problema è che tale leader è anche Presidente del Consiglio di un paese del G8. E' vero, noi ormai ci siamo abituati ma prima o poi a qualcuno gli verrà il dubbio che qualche problemino c'è.
Per quanto riguarda Feltri invece c'è poco da dire. Non è nuovo a queste forme di provocazione, di odio e di esultanza rispetto a dei morti (specialmente quando appartengono alla parte più debole fra quelle in campo).
A tutti noi non rimane che attendere con impazienza il giorno in cui potremo rendere questa esultanza quando tale direttore ci lascerà. Una trentina di anni fa probabilmente lo spumante sarebbe già stato stappato da tempo ma ormai si sa, la sinistra non è più quella di una volta.
L'escalation.Perchè Israele è diventata un pericolo per l''umanità (e per se stessa).

La tempesta è in arrivo e della quiete non c'è alcuna avvisaglia. E’ questa l’impressione che molti osservatori stanno ricavando dalla situazione in Medio Oriente alla luce dell'azione di vero e proprio terrorismo di stato compiuta dalle forze speciali e dalla marina militare israeliana contro la flottiglia pacifista diretta a Gaza.

Il pesante bilancio di morti e feriti tra gli attivisti internazionali provenienti da diversi paesi - ed in particolare dalla Turchia - privano le autorità di Tel Aviv di qualsiasi giustificazione, anche tra tra i governi che pure hanno brillato per la loro complicità con i crimini di guerra accumulati da Israele in questi decenni.Molti sono i fattori che indicavano come le contraddizioni che si erano andate accumulando in uno dei principali teatri di crisi mondiali, abbiano tutte le potenzialità per creare “un incidente della storia” capace di inviare a tutto campo la sua onda lunga destabilizzante. La irrisolta questione palestinese appare oggi solo parzialmente responsabile ma fortemente ipotecata da questo scenario regionale.
Volendo schematizzare i problemi incancrenitisi nell’area possiamo indicare i seguenti:
1) Le difficoltà dell’amministrazione USA di Obama nell’esercitare ancora la propria egemonia sui processi politici nella regione. L’oltranzismo di Israele ha infatti depotenziato ogni ambizione della nuova amministrazione della Casa Bianca mentre l’effetto del discorso di Obama a Il Cairo si è già dissolto senza produrre alcun recupero di credibilità ideologica da parte degli USA nel mondo arabo e islamico;
2) La perdita israeliana dell’unico alleato nell’area ossia la Turchia. La nuova linea politica di Ankara rivela le sue ambizioni a giocare un ruolo regionale più attivo e meno subalterno. Allo stesso modo la crisi diplomatica tra Israele e Turchia ha congelato le possibilità di riaprire il negoziato con la Siria nel tentativo di staccarla dall’alleanza con l’Iran. Al contrario la recente iniziativa comune tra due paesi emergenti come Turchia e Brasile per dare soluzione alla crisi nucleare con l'Iran, ha rivelato ad Israele e alle potenze del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che oggi ci sono nuovi attori in campo a determinare le relazioni internazionali sia in Medio Oriente che nel mondo.
3) Si palesa il rischio sempre più concreto di un attacco militare israeliano e statunitense contro l’Iran (vedi l'invio dei sommergibili nucleari israeliani nel Golfo Persico) che ha tutte le potenzialità di estendersi ad un più devastante conflitto regionale con immediate conseguenze in Iraq e in Libano;
4) Lo stallo nel negoziato tra Israele e ANP e la cristallizzazione della spaccatura interpalestinese tra il governo di Ramallah e il governo di Gaza;
5) La perdita di credibilità dell’Egitto come paese leader del mondo arabo decisivo ai fini di un negoziato complessivo sugli assetti della regione. L’appiattimento egiziano ai diktat israeliani e USA (vedi il Muro al confine con Gaza e la complicità con l’assedio dei palestinesi nella Striscia) ne ha delegittimato la credibilità.
E’ evidente come un contesto regionale così compromesso poteva riattivizzarsi solo attraverso una svolta sul piano negoziale tra i palestinesi e Israele che riconsegni la centralità al ruolo degli USA oppure attraverso uno “scossone” ossia una escalation della tensione e della guerra che molti intravedono nell’ipotesi dell’attacco all’Iran o – in misura indiretta – con un nuovo attacco al Libano dove Hezbollah ha rafforzato molto sia sul suo peso politico entrando nel governo di unità nazionale sia – e non un dettaglio – le sue capacità militari.Quello che è certo, è che dentro questa situazione, la questione palestinese è tornata ad essere un vaso di coccio in mezzo ai vasi di ferro (e di fuoco) della regione mediorientale. Per le forze che in questi anni hanno sviluppato una intensa mobilitazione al fianco della resistenza palestinese – pur mantenendo la propria iniziativa contro l’apparato coloniale sionista - è quantomeno tempo di affiancare alla insostituibile azione si sostegno alla resistenza palestinese anche una riflessione più ampia su quanto sta accadendo e potrebbe accadere in Medio Oriente.La soluzione dei “due popoli due stati” come soluzione per il conflitto in Palestina non solo si è rivelata un tragico inganno e una proposta resa impraticabile dalla realtà sul campo, ma è una ipotesi che andrebbe a legittimare proprio l’idea di uno “stato ebraico” in Israele eventualmente separato da un possibile “stato islamico” palestinese. In sostanza sarebbe la negazione di tutto il processo di autodeterminazione nazionale perseguito in questi decenni dalle forze più avanzate dello schieramento palestinese. Appare più convincente ed anche più coerente l’ipotesi dello Stato Unico per tutti coloro che abitano sul territorio della Palestina storica indipendentemente ed anzi in contrasto con ogni discriminazione di tipo religioso o etnico. Questa consapevolezza sembra ricominciare ad emergere come sbocco possibile in ambiti crescenti (seppur ancora minoritari) del movimento progressista palestinese e israeliano e viene percepita come seria minaccia dai gruppi sionisti e dalle autorità israeliane. In questo senso appare inevitabile che anche nella sinistra europea si riprenda e si approfondisca la lotta politica e culturale contro il sionismo inteso come progetto coloniale e apparato ideologico fondativo dell’occupazione israeliana della Palestina.In attesa che le soggettività politiche del popolo palestinese avvino un processo di rottura effettiva con la politica perseguita da Oslo in poi, occorre auspicare ed agire per sostenere – così per come può esprimersi qui ed ora - la resistenza attiva contro la crescente occupazione coloniale dei Territori Palestinesi, contro il rafforzamento del sistema di apartheid verso i palestinesi del ’48 residenti in Israele e porre con la dovuta forza la questione del diritto al ritorno dei profughi dei campi nella diaspora.La dimensione internazionale del sostegno alle forze che animano la resistenza popolare palestinese appare decisiva. I fatti ci indicano che ciò che l’apparato coloniale sionista al momento teme di più sono proprio le campagne internazionali (come la campagna BDS (boicottaggio, disinvestimento, sanzioni) o le iniziative come la marcia e poi la flottiglia Free Gaza. Non è un caso che la repressione israeliana in questa ultima fase si fosse abbattuta più pesantemente contro gli attivisti palestinesi e israeliani attivi in queste campagne o contro giornalisti e attivisti internazionali attivi nei Territori Palestinesi.L’apparato coloniale israeliano è forte sul terreno del controllo militare del territorio ma estremamente vulnerabile nel contesto regionale e internazionale. Israele ed i suoi apparati ideologici di stato temono enormemente la perdita di immagine positiva nel mondo (soprattutto in quello occidentale) e sono consaevoli soprattutto come stiano perdendo la "guerra delle parole" in quanto gran parte dell'umanità non crede e non si accontenta più dei luoghi comuni ampiamente diffusi in questi anni (l'unica democrazia in Medio oriente, il mufti di Gerusalemme alleato dei nazisti, la sicurezza di un paese minacciato etc.). L'isolamento regionale e poi quello internazionale di Israele stanno portando la sua impresentabile leadership sull'orlo di una crisi di nervi. Paradossalmente nasce da questa consapevolezza sia la debolezza che la pericolosità delle scelte che ha davanti l’establishment israeliano nel suo rapporto con se stesso e con il resto dell'umanità.

martedì 1 giugno 2010

PROPAGANDA ISRAELIANA:IL MASSACRO DI IERI PASSATO DA ATTACCO A INCIDENTE

Dopo le prime news sui fatti di ieri dell'assalto terroristico israeliano all'imbarcazione Mavi Marmara che commentavano aspramente il massacro dei soldati nei confronti dei pacifisti che stavano portando aiuti ai territori di Gaza,ecco che la mobilitazione internazionale della propaganda sionista ha fatto aggiustare il tiro alla maggior parte dei massmedia planetari.
Da"attacco"l'evento è stato ridimensionato in"incidente",elevando le capacità militari di un gruppo di volontari,medici e giornalisti pacifisti capaci addirittura di sovrastare uno tra gli eserciti speciali maggiormente addestrati al mondo,giustificando così l'assassinio di parecchi civili a fronte di un paio di soldati feriti.
Dopo un primo silenzio l'Italia istituzionale tramite Frattini il titolare della Farnesina ha accennato ad una timida protesta mentre il sottosegretario agli esteri Mantica ha addirittura affermato che quella della Freedom Flottilla sia stata una provocazione bella e buona aggiungendo che da Israele si poteva aspettare una reazione simile visto che sono esperti nel campo della rappresaglia(e noi siamo stati bravi maestri durante il primo periodo fascista).
L'articolo tratto dal sito"Peacereporter"riporta le reazioni italiane al fatto del massacro con l'ombra nera della censura e dell'indirizzamento mediatico mentre il silenzio sulle sorti di 480 persone fermate e arrestate al porto di Ashdod non ha ancora provocato reazioni di sdegno da parte degli organismi internazionali:Israele si è confermato sempre più uno Stato terrorista governato da criminali coperto e legittimato dalla maggior parte delle nazioni.

Attacco a flotta di Gaza; Frattini chiede spiegazioni. Mantica: ''Provocazioni della Flotilla''

Il ministro degli Esteri italiano, Franco Frattini ha fatto sapere che questa mattina il capo di gabinetto del ministero Pasquale Terracciano, "ha parlato con l'ambasciatore israeliano a Roma e ha chiesto spiegazioni"."Ribadisco l'appello che ha fatto più volte l'unione europea affinché nella striscia di Gaza , martoriata e sofferente possano arrivare senza ostacoli gli aiuti umanitari che sono necessari, fatti salvi ovviamente i controlli di sicurezza" ha ribadito il ministro Frattini.Imbarazzanti, invece, le dichiarazioni del sottosegretario agli Esteri, Alfredo Mantica, che ha definito la missione della flotta pacifista come "una voluta provocazione"."Non ho ancora elementi sufficienti per capire cosa sia successo ma la questione era nota da giorni. Questa vicenda si può classificare come una voluta provocazione: aveva un fine preciso, politico".Non solo. Mantica ha detto che "era un'illusione pensare che Israele non reagisse visto che il principio della rappresaglia israeliana è un principio conosciuto nel mondo". Le dichiarazioni del sottosegretario hanno già fatto il giro del mondoInoltre, il ministro degli Esteri italiano ha anche "espresso al collega turco l'auspicio che quanto accaduto non pregiudichi i processi che si sono avviati per arrivare finalmente alla cessazione delle violenze e alla pace in Medioriente".Dopo l'ennesima conferma che a bordo delle navi attaccate non ci sono cittadini italiani, Frattini ha rivolto alla Turchia l'invito a "mantenere i nervi saldi".