mercoledì 21 ottobre 2009

BELLISSIMA CON L’ACQUA

Non sembrerebbe ma piove,
le fronde dell’ippocastano
mi fanno ripensare alla tua gioventù.
Macchie di sapori acerbi
che fortunatamente non sono stati
della mia memoria.
Luci triplicate in uno scatto,
mentre il cielo cupo si disperde
nel grigio del crepuscolo.

martedì 20 ottobre 2009

MA VA!

Perchè la notizia odierna di uno studio di Reporters sans frontieres non stupisce affatto,ovvero l'Italia perde altri due posti nella graduatoria mondiale della libertà di stampa(dal 47° al 49°posto)?
Nonostante gli sfoghi elettorali del premier e di altri componenti dell'elite del regime riguardo all'inesistente monopolio della sinistra nel campo dell'informazione,la libertà di stampa in Italia è messa in forte discussione dalla disinformazione messa in campo da Mediaset,Rai(almeno due su tre reti)e la stampa di famiglia(Berlusconi).
Ma è l'Europa in generale che perde molte posizioni nella speciale classifica mentre gli Usa fanno un balzo di venti gradini verso l'alto.
Chissà come potrebbe commentare questa notizia il dittatore,magari dando risalto alla autenticità dell'annuncio in quanto convinto di essere vittima dei media e di conseguenza della stampa"tutta"di sinistra?
Meglio stia zitto e che pensi bene ai prossimi passi politici che tenterà di compiere,puntualizzando il fatto che già oggi credo abbia subito un colpo di sole fuori stagione supportando la tesi del minisro Tremonti che fa del posto fisso lavorativo un simbolo positivo per poter vivere una vita serena e tranquilla potendo realizzare i propri desideri...ma come al solito domani rettificherà!
L'articolo sottostante è tratto da"Repubblica.it".
Il rapporto annuale di Rsf segnala un peggioramento in vari Paesi europeiCon l'arrivo di Obama gli Stati Uniti balzano dalla 40ma alla 20ma posizione.
Libertà di stampa, Italia 49.maper Reporters sans frontieres.

ROMA - La libertà di stampa sembra ancora molto lontana dall'essere un valore universalmente riconosciuto e realizzato. L'annuale rapporto di Reporters sans frontieres fornisce ancora una volta un quadro sconfortante, con situazioni che peggiorano in vari Paesi, anche nel democratico occidente e nella vecchia Europa. E' il caso dell'Italia, che scende dal 44° posto dell'anno scorso al 49° (ma nel 2007 era al 35°). I dati più rilevanti quest'anno sono l'aumento della libertà di stampa negli Stati Uniti dopo l'insediamento di Barack Obama (dal 40° al 20° posto). In testa ci sono la Danimarca (leggi qui la classifica), la Finlandia, l'Irlanda, la Norvegia e la Svezia. Fanalino di coda (su 175 nazioni monitorate) è l'Eritrea. Peggiora la situazione in Iran (73°) e resta preoccupante quella dell'Iraq e dell'Afghanistan, dove i segnali di miglioramento continuano a essere troppo deboli e scarsi. Ma ad allarmare il presidente di Rsf, Jean-François Julliard, è soprattutto l'Europa. Nel vecchio continente diversi Paesi come Francia (43° posto), Italia (49°), Slovacchia (46°) mostrano un progressivo restringersi degli spazi per la libertà di stampa e perdono progressivamente posizioni. "L'Europa dovrebbe essere d'esempio sul fronte delle libertà pubbliche. Come possiamo denunciare le varie violazioni nel mondo se non siamo irreprensibili noi stessi in prima persona?", ha chiesto Julliard.

lunedì 19 ottobre 2009

PASTA CON LE UOVA DI TROTA

Piatto nato casualmente poichè mi erano state donate due belle trote di cui una piena di uova e da qui si è posta la domanda:che cosa ne posso fare?
In internet ho trovato qualche ricetta soprattutto in siti del trentino dove questi salmonidi sono abbondanti sia nei fiumi che negli allevamenti.
Una preparazione semplicissima e veloce fa si che questo piatto si possa ottenere in una ventina di minuti,e poi ero curioso di sentire il sapore di queste uova che mi hanno sorpreso piacevolmente.
Ingredienti:
-uova di trota
-sale
-pepe nero
-pepe bianco
-olio
-prezzemolo
Mentre la pasta cuoce si sgranano le uova dal sacco che le contiene e si tengono da parte.
Si tengono sottomano gli altri ingredienti e quando si scola la pasta la si versa subito in un'insalatiera dove viene mischiata in olio extravergine di oliva assieme al pepe nero e a quello bianco ed infine si aggiunge del prezzemolo,dopodichè s'impiatta e si aggiungono le uova:consiglio di metterne prima non molte per chi non ne ha mai assaggiate,e se il sapore piace si può abbondare a piacere.

sabato 17 ottobre 2009

FACCETTA DI BRONZO

Fresca fresca dal giornale che ultimamente ha diversi problemi in Italia,il Times e non solo,la notizia che Mussolini all'inizio della sua carriera politica verso la deriva fasciastoide(parliamo del 1917)ricevette somme considerevoli da parte dei servizi segreti britannici affinchè l'Italia continuasse la campagna interventista mantenendo lo schieramento tenuto durante la grande guerra.
Perchè tanto interesse verso Benito Mussolini?
In quel periodo il giovane Mussolini scriveva sul"Popolo d'Italia",quotidiano fondato da lui stesso dopo i dissapori interni all'altro giornale dove aveva prestato il suo lavoro,"L'Avanti"mezzo d'informazione del Partito Socialista:ebbene nel 1914 da fervente sostenitore dell'anti interventismo e anche molto anti clericale per la verità,cambiò radicalmente idea e venne espulso dal partito e fondò il nuovo quotidiano.
Ma il pagamento durò solo un anno in quanto Mussolini non era ritenuto molto affidabile e perchè vi furono fondati dubbi sul come avesse speso i soldi(in prostitute e in regali alle numerose amanti).
L'articolo segnalato da Senza Soste è tratto dal sito de"Il sole 24 ore"e narra una vicenda finora sconosciuta(almeno a me),degna del faccetta di bronzo,dell'armiamoci e combattete,puro spirito fascista,pura merda.
Mussolini spia degli inglesi per 100 sterline alla settimana.

Mussolini era sul libro paga dei servizi segreti britannici. Nel 1917 l'MI5, l'agenzia degli 007 di Sua Maestà, stipulò un contratto con il giovane socialista italiano Benito Mussolini: per almeno un anno il governo di Londra lo pagò 100 sterline alla settimana (pari a circa 6.000 sterline di oggi) per scrivere propaganda pro-bellica sul suo giornale Il Popolo d'Italia. I dettagli dell'accordo sono stati rivelati dagli storici di Cambridge. La notizia è sui siti di vari media britannici, tra cui Guardian (sulla homepage), Times, Telegraph, Daily Mail.«Per l'agenzia d'intelligence britannica doveva essere sembrato un buon investimento», nota il Guardian. Mussolini, allora giornalista di 34 anni, «non solo voleva assicurare che l'Italia continuasse a combattere a fianco degli alleati nella prima guerra mondiale, pubblicando propaganda sul suo giornale. Era anche disposto a spedire i suoi ragazzi a "persuadere" i dimostranti per la pace a stare a casa». I pagamenti a Mussolini erano autorizzati da Sir Samuel Hoare, parlamentare e uomo dell'MI5 a Roma, che a quell'epoca aveva in Italia uno staff di 100 uomini.Lo storico di Cambridge Peter Martland, che ha scoperto i dettagli dell'accordo fatto con il futuro dittatore, ha spiegato: «L'Italia era allora l'alleato della Gran Bretagna meno affidabile, dopo il ritiro dal conflitto della Russia rivoluzionaria». Oltre a fare propaganda sul Popolo d'Italia, Mussolini disse a Hoare che avrebbe mandato veterani di guerra a picchiare i pacifisti a Milano, una sorta di prova generale delle spedizioni delle sue camicie nere. Cento sterline alla settimana erano tanti soldi per quei tempi. «E' improbabile che il giovane Duce li risparmiasse per mandare aiuti al fronte», scrive il Times. «Sappiamo che era un dongiovanni per eccellenza», afferma Martland. Secondo lo storico, è possibile che molti dei soldi li spendesse per le sue amanti. E per la Gran Bretagna, che spendeva 4 milioni di sterline al giorno per la guerra, 100 sterline erano poca cosa. «E' improbabile che Hoare e il Duce si siano mai incontrati», si legge sul Times. Hoare, che in seguito sarebbe diventato Lord Templewood, menzionò il reclutamento nelle sue memorie del 1954, ma Martland ha trovato i dettagli dei pagamenti per la prima volta esaminando le carte di Sir Samuel. Ci sono voluti 12 anni di lavoro: si tratta di 40mila documenti ed è «una delle più grandi collezioni politiche del mondo». Anche se il patto Mussolini-Hoare era conosciuto, l'entità della paga non era nota. «Non perché fosse un segreto. Non è un segreto da molti anni», dice Martland. Ma quelle carte «ancora nessuno le aveva guardate».

venerdì 16 ottobre 2009

ALTRO CHE "BOIA CHI MOLLA"!

Che infami i mercenari che stanno combattendo a nostre spese la guerra in Afghanistan:oltre a percepire stipendi elevati foraggiati dalle tasse dobbiamo pure pagare la loro intoccabilità grazie alle elevate somme che percepiscono i capi talebani,almeno in alcune zone del conflitto.
La notizia data ieri e riconfermata pure oggi dal quotidiano britannico Times degli accordi con gli afgani magari in una guerra ci può pure stare,e l'unico aspetto positivo della faccenda è capire il fatto che i mercenari italiani nelle zone sotto l'egida del patto tra i servizi segreti e di guerriglieri locali possano mettersi a giocare a biglie o ai soldatini piuttosto che girare con i loro Lince e magari ammazzarsi pure in incidenti stradali.
"Boia chi molla"dicono i fascisti,e vista l'intera vicenda altri commenti sono inutili!
Questi gruppi di fascisti farebbero più comodo in Italia al regime visto le intenzioni golpiste del premier ducetto,tanto farsi uccidere qua o in Afghanistan non cambia nulla a parte l'epilogo finale delle loro insulse vite.
Sotto la foto di qualche stronzo in divisa(ma chi ha insegnato a tenere un'arma all'ultimo a sinistra in basso?)per chi avesse dei dubbi sulla presenza di cervello nelle teste coperte dal basco c'è la notizia Agi che parla in un breve comunicato di questi accordi,tratto da Indymedia Lombardia.
"TIMES" insiste, italiani pagarono anche a Herat.
All'indomani della denuncia del governo italiano al "Times", il quotidiano britannico insiste nel sostenere che gli italiani abbiano pagato i talebani per evitare attacchi ai militari; e aggiunge che gli accordi furono raggiunti in tutto l'Afghanistan, non solo dunque nell'area di Sarobi, ma anche a Herat.Secondo un comandante talebano, Mohammed Ishmayel, l'accordo siglato lo scorso anno tra i servizi segreti italiani e la guerriglia locale prevedeva che "nessuno delle due parti avrebbe attaccato l'altra. Questo e' il motivo per cui fummo informati all'epoca che non avremmo dovuto attaccare le truppe Nato". I militari francesi -che sostituirono gli italiani nell'area di Sarobi e che, nell'agosto 2008, persero 10 soldati in un'imboscata- "non erano al corrente del fatto che gli italiani pagavano i comandanti locali per fermare gli attentati e conseguentemente sottostimarono la minaccia". "I talebani -prosegue il quotidiano britannico- non furono informati quando le truppe italiane lasciarono l'area e ritennero che avessero infranto l'accordo".Il Times aggiunge che, secondo funzionari del governo afghano, gli italiani utilizzavano la pratica anche in altre zone dell'Afghanistan: un alto responsabile dell'amministrazione di Kabul ha raccontato che le forze speciali statunitensi hanno ucciso la scorsa settimana nella provincia di Herat un leader talebano; "e (la vittima) era conosciuta come uno dei talebani che ricevette soldi dal governo italiano. L'affermazione e' stata confermata anche da un alto ufficiale dell'esercito afghano, il quale ha aggiunto che gli accordi erano stati siglati tanto nella zona di Sarobi che Herat".

mercoledì 14 ottobre 2009

ANCORA ARRESTI IN EUSKAL HERRIA


E sono arresti molto importanti e mirati quelli voluti dall'ormai celeberrimo(negativamente)giudice Baltasar Garzon ormai nemico giurato della causa basca:i due nomi più importanti e pesanti politicamente sono quelli di Arnaldo Otegi e Rafa Díez,ma molti altri compagni sono stati incarcerati ieri sera.
Il giudice ha ipotizzato che queste persone stessero riorganizzando il partito Batasuna fatto radiare sei anni orsono grazie anche a Zapatero e compari,non solo dai rappresentanti della destra spagnola:in questi ultimi mesi al contrario si stava lavorando molto sui processi di pace imbastiti soprattutto da Otegi che era il principale protagonista di tali mosse.
L'ennesima figuraccia del governo spagnolo porterà sicuramente ad azioni ecatanti da parte dei movimenti indipendentisti più estremi come l'Eta che certo non starà in silenzio di fronte a simili provocazioni.
L'appello dopo la foto di Arnaldo Otegi è quello di EH Lagunak,amici di Euskal Herria,che condanna a ragione i fatti di ieri,mentre l'articolo dopo l'immagine di Jon Anza,un desaparecido basco,è tratto dal sito di Peacereporter mentre il link seguente è del quotidiano basco Gara
http://www.gara.net/paperezkoa/20091014/161479/es/El-Gobierno-espanol-bu...
Euskal Herria: la represione continua.

Continua nei Paesi Baschi la durissima repressione da parte dello stato spagnolo.Ieri , in Donostia , la Guardia Civil ha operato arresti e detenzioni di uomini della sinistra patriottica basca (tra loro Arnaldo Otegi portavoce delle istanze politiche del popolo basco e Rafa Diez segretario nazionale del sindacato LAB) eseguendo un mandato di cattura del giudice Baldasar Garzon che ottemperando ad una logica malata del governo Zapatero vuole annichilire le speranze pacifiche della larga maggioranza del popolo basco che chiede a gran voce il superamento del conflitto e una soluzione democratica in Euskal Herria.Il governo spagnolo continua inesorabilmente a tagliare ogni forma di confronto democratico e lo fà nelle forme più orrende e antidemocratiche che uno stato colonialista come la spagna ha dimostrato in varie decadi.La tortura , le incarcerazioni selettive come quelle operate ieri , la detenzione di movimenti sociali e giovanili della sinistra basca ne sono prova costante all'interno del territorio basco. Proprio notizia di poche settimane fà l'uccisione da parte di corpi paramilitari spagnoli , al comando della polizia e quindi dello stato governato da Zapatero , di un militante politico basco , Jon Anza , che sarebbe stato sequestrato , torturato ed infine ammazzato in territorio francese.Chiediamo a gran voce che vengano liberati subito i compagni arrestati e che il governo spagnolo , rappresentato da falsi democrati , cessi subito le attività di guerra sporca , antidemocratiche e di repressione nei confronti dei cittadini del territorio basco e che si sieda definitivamente attorno ad un tavolo di trattative vere con la reppresentanza politica di Euskal Herria.
GORA EUSKAL HERRIA ASKATUTA !!
ETA propone il dialogo, lo stato risponde arrestando i leader della sinistra indipendentista.

Il "giochino" dello stato spagnolo è sempre il solito. Formalmente chiede ad ETA di abbandonare la lotta armata e chiede al popolo della sinistra indipendentista basca (il 20% della popolazione) di respingere il linguaggio delle armi per sostituirlo con quello della "democrazia": parole e idee. La stessa democrazia - quella dello stato spagnolo - che poi impedisce alla sinistra "abertzale" di presentarsi alle elezioni con un regolare partito, che viene puntualmente illegalizzato alla vigilia di ogni tornata elettorale perché giudicato "braccio politico" di ETA. Stavolta si è andati oltre: alla disponibilità di apertura di negoziati da parte di ETA, lo stato spagnolo ha disposto l'arresto di tutti i principali esponenti politici della sinistra independista basca, accusati di essere la nuova direzione della nuova Batasuna. Ma forse sbagliamo noi a credere che nel 2009 la "democrazia" sia altro. (t.s.)
L'operazione è scattata alle 18.30 di martedì. Voluta e istruita dal giudice Baltasar Garzon, che ha inviato la polizia spagnola nel Paese Basco per arrestare quella che secondo le veline distribuite alla stampa con operazione ancora in corso, sarebbe la nuova direzione della nuova Batasuna, partito illegalizzato nel 2003. In manette sono finiti Arnaldo Otegi leader storico e principale interlocutore delll'ultimo processo di pace (in foto al momento dell'arresto), Rafa Díez, importante dirigente del sindacato Lab, Rufi Etxeberria (scarcerato per decorrenza dei termini di carcere preventivo solo dieci giorni fa dopo due anni in attesa di un'udienza), Sonia Jacinto, Arkaitz Rodríguez, Amaia Esnal y Txelui Moreno. Fra gli arrestati anche Mañel Serra e Miren Zabaleta.
Le accuse, sempre secondo le rivelazioni di stampa, sarebbero sempre le stesse: costituzione della direzione di un movimento che agisce agli ordini di Eta. E' il cavallo di battaglia di Garzon, che dal 1998 ha riempito le carceri con decine e decine di indipendenstisti baschi che non si sono macchiati di nessun tipo di reato, per un teorema che vuole "di Eta" tutto ciò che politicamente rivendica gli stessi obbiettivi: socialismo e indipendenza.
Il movimento Herri Batasuna, e tutte le sigle che sono succedute fino a Batasuna, è stato dichiarato illegale nel 2003, grazie a una legge firmata da socialisti e popolari. Batasuna, nell'illegalità, è riuscita a dare vita all'ultima proposta di pace, quella di Anoeta, che portò a un processo di pace. Per quella proposta nei giorni scorsi era stato chiesto carcere proprio per Arnaldo Otegi, che aveva trattato direttamente con gli emissari del governo Zapatero fino al fallimento delle trattative.
Negli ultimi mesi lo stesso Otegi aveva ribadito in numerose interviste che la proposta di pace rimaneva sul tavolo e tutto lasciava supporre che a breve vi potesse essere un nuovo progetto di soluzione politica da lanciare pubblicamente. Martedì sera, però, è arrivata l'operazione ordinata dal giudice Garzon. In undici anni il teroema politico giudiziario ha portato alla chiusura di giornali, riviste, una radio, associazioni giovanili, criminalizzazione di associazioni per la lingua basca, fondazioni di disobbedienza civile, interi consigli di amministrazione di realtà editoriali, associazione di supporto ai prigionieri politici e ai loro familiari.

martedì 13 ottobre 2009

DUE ESEMPI DI LOTTA PACIFICA

Non è ancora arrivata la stagione natalizia ma oggi mi sento buono e voglio suggerire due modi sul come si possa lottare senza usare armi e mani usando metodi più in sintonia con una battaglia pacifica ma che può far ottenere qualche risultato negativo per il regime(senza rischiare la galera stando alla legge attuale).
I due articoli pescati da Indymedia Lombardia si soffermano su due fatti che sono chiari alle menti non ottenebrate dalle cazzate sparate dai media corrotti e controllati dalla dittatura,ovvero la presenza sempre più ampia di Mediaset Premium(pay tv antagonista di Sky)e le nuove imprese eroiche del Ministro del turismo(e della propaganda)Brambilla.
Quest'ultima ha in mente di creare un tavolo di lavoro dove in pratica monitoreranno la stampa estera che attacca il premier partigiano inviando loro solo notizie positive del nostro paese dettate direttamente dall'esecutivo cercando in questo modo di raddrizzare l'immagine del belpaese che si sta piegando peggio della torre di Pisa.
La proposta è quella di inviare pure noi(inteso come gente che vuol far sapere la verità su come le cose effettivamente girino qui da noi)mail informative a tali networks o testate in modo da controbilanciare il potere propagandistico del governo.
L'iniziativa suggerita invece contro il potere Mediaset innanzitutto è quella di non comprare i vari pacchetti Mediaset Premium ed in secondo luogo quello di elencare i prodotti reclamizzati dalle reti del biscione e quindi non comprarli e far sapere a più gente possibile che un'alternativa ai prodotti esiste e forse si riuscirebbe a risparmiare qualcosa avendo merce della stessa qualità.
Daniele Luttazzi lo fa usando poche parole ma che sono ben chiare nel video posto alla fine made in YouTube.
La Brambilla Ministra della Propaganda: qui ci si diverte...

La notizia è così inverosimile che se non fosse perchè c'è di mezzo la Brambilla stenterei a crederci.Ecco l'articolo che presenta la task force anti detrattori capitanata dalla rossa di arcore.E siccome siamo in guerra, lo ha dichiarato Berlsuconi, sono lieto di rimpolpare le fila del movimenti dei "NUOVI DISFATTISTI", come verremmo definiti nella migliore delle tradizioni belliche e fascistoidi di questo paese di merda.Comunque leggete se avete voglia di farvi due risate...
La Brambilla crea una task force«anti-detrattori»La titolare del Turismo: vogliamo monitorare i media stranieri e diffondere notizie positive sul Paese.

ROMA — A questo punto ci vuole la task force. Un pool di pronto intervento che si occuperà di raddrizzare il look dell’Italia all’estero. Lo sta mettendo insieme il ministro per il Turismo, Michela Vittoria Brambilla, che tra i propri compiti annovera anche questo: sostegno e valorizzazione dell’immagine italiana nel mondo.
«Il premier Berlusconi ha proprio ragione. Ormai esportiamo soltanto insulti. Non si parla di quanto il Paese abbia retto alla crisi economica meglio di altri. E nemmeno della ricostruzione dell’Aquila. C’è un partito antitaliano che lavora contro l’Italia. Con l’unico scopo di screditare e distruggere il presidente del Consiglio. Non è accettabile che, in nome di biechi interessi di fazione o partito, si faccia questo, con il rischio di con seguenze devastanti per il turismo e il made in Italy. Ovvero per la nostra economia, le imprese e le famiglie dei lavoratori».
Così la ministra ha preso provvedimenti. E dentro l’unità di crisi, già rodata ai tempi dello scandalo rifiuti, sta nascendo una squadra che si occuperà di riparare alla denigrazione internazionale evocata dal Cavaliere. Funzionerà così: «Un gruppo di giovani giornalisti ed esperti di comunicazione. Età media massimo trenta», spiega la Brambilla. «Con un doppio compito. Primo: monitorare tutta la stampa straniera, quotidiani, periodici e tv, ad ogni latitudine, dal Giappone al Perù». Seconda missione: «Bombardare quelle stesse redazioni con comunicazioni veritiere e positive». Una velina mondiale? «Non sarà un bollettino governativo. Racconteremo fatti concreti. Verranno segnalate anche iniziative dell’esecutivo, se sarà il caso. Ma soprattutto faremo conoscere l’Italia generosa, vera, audace. Quella delle imprese, dell’arte, delle manifestazioni culturali, dei nostri prodotti». Ai contenuti provvederà una sezione speciale della task force, con materiale cartaceo, Internet e audiovisivo.
Molto più di un megadepliant turistico. «Saremo pronti entro fine mese. Non c’è tempo da per dere. Finora ci è andata bene. L’Organizzazione mondiale del Turismo aveva previsto un calo del­le presenze straniere in Europa pari al 6%. Ebbene, in Italia abbiamo perso soltanto il 2, nei primi 8 mesi del 2009. Ma se continuerà questa campagna denigratoria orchestrata da certa sinistra, che arriva persino a comprare pagine di giornali stranieri per attaccare il premier farneticando su una presunta democrazia a rischio, alla fine pagheremo il conto».
Gli imprenditori, avverte Michela Vittoria Brambilla, sono in allarme e si sono rivolti a lei. «Proprio ora che la crisi ha una battuta d’arresto e si intravedono primi segnali di ripresa, non possiamo mollare. Dobbiamo supportare il made in Italy con ogni mezzo. I loro venditori al l’estero sono preoccupati perché arrivano soltanto notizie di vergognosi attacchi a Berlusconi. L’appeal nazionale ne risente. Non possiamo consentirlo. Ci vorrebbe più senso di responsabilità anche da parte dell’opposizione. E invece an he dall’ultimo congresso del Pd arrivano soltanto odio e insulti per Berlusconi». Fa appello all’orgoglio nazionale: «Siamo un punto di riferimento e di eccellenza nel mondo. Ci abbiamo messo secoli a darci questa immagine, non cre­do ci sia un solo italiano, indipendentemente dal voto, che non sia contento di difenderla».
Contro il Capitalismo autoritario e fascista - Boicottare mediaset e Mediaset Premium.

IN LINEA di principio non è anticostituzionale che lo schieramento che ha ottenuto la maggioranza in parlamento proceda all'occupazione di enti e agenzie varie, Rai compresa. E' quello che si chiama "spoils system", usato anche in altri paesi. E' vero che i vincitori potrebbero dare prova di fair play tenendo conto di una minoranza che conta quasi la metà degli elettori, ma non si può chiedere buona educazione e sensibilità democratica a chi ha deciso di usare in modo spregiudicato una forza elettorale ottenuta legalmente. D'altra parte abbiamo avuto per anni una radiotelevisione interamente controllata dalla Democrazia cristiana, dove si misuravano addirittura i centimetri di pelle femminile esposti e non si assumevano redattori comunisti o socialisti, e il paese se l'è cavata benissimo, anzi, una televisione cosiddetta di regime ha prodotto la generazione più contestataria del secolo.
L'unico inconveniente è che il capo del governo possiede le altre televisioni private, e lo "spoils system" conduce a un monopolio quasi totale dell'informazione (mentre se Bush mette dei repubblicani in tutti i gangli del potere, rimane una fetta consistente di giornali, televisioni, radio indipendenti a controllare il suo operato).
Un incoveniente aggiunto è che il padrone di tutte queste reti ha una nozione (come dire?) abbastanza autoritaria del proprio ruolo padronale, come è stato dimostrato dall'invito che ha appena rivolto ai suoi direttori designati affinché liquidassero alcuni giornalisti che non gli vanno a genio. Questo è il fatto nuovo, nuovo rispetto agli usi degli altri paesi democratici e delle costituzioni scritte quando fenomeni del genere erano imprevedibili.
Questo fatto nuovo, certamente scandaloso, richiede una risposta nuova da parte dell'elettorato non consenziente. Si è visto che i girotondi e le manifestazioni di piazza per questo servono poco: ovvero, servono a rinsaldare il senso d'identità di una opposizione smarrita, ma dopo (se questa identità è reale) si deve andare oltre anche perché, detto in termini tecnici, il governo dei girotondi se ne sbatte, ed essi non convincono l'elettorato governativo a cambiare idea. Quale mezzo di protesta efficace rimane dunque a quella metà degli italiani che non si sentono rappresentati dal nuovo sistema televisivo?
Questi italiani sono tanti, alcuni milioni hanno già manifestato il loro dissenso, ma altri ancora sarebbero pronti a manifestarlo, se vedessero un modo veramente efficace. Rifiutarsi di guardare la televisione e di ascoltare la radio? Sacrificio troppo forte, anche perché, anzitutto, è legittimo che voglia guardarmi alla sera un bel film, e di solito non mi chiedo quali siano le idee del padrone di una sala cinematografica, e in secondo luogo è utile conoscere le opinioni e il modo di dare le notizie del partito al governo (se pure ci fosse una trasmissione sulla Resistenza gestita solo da Feltri, Er Pecora e Gasparri, ho diritto e desiderio di sapere cosa pensano e dicono queste persone). Infine, anche se fosse possibile, rifiutarsi di guardare tutte le televisioni sarebbe un poco come castrarsi per far dispetto alla consorte, perché si sceglierebbe, per opporsi alla maggioranza, di entrare a far parte di una minoranza totalmente all'oscuro di tutto.
Di quale forza effettiva può disporre l'Italia che non accetta il monopolio televisivo? Di una potente forza economica. Basterebbe che tutti coloro che non accettano il monopolio decidessero di penalizzare Mediaset rifiutandosi di comperare tutte le merci pubblicizzate su quelle reti.
E' difficile? No, basta tenere un foglietto vicino al telecomando e annotarsi le merci pubblicizzate. Si raccomandano i filetti di pesce Aldebaran? Ebbene al supermercato si compreranno solo i filetti di pesce Andromeda. Si pubblicizza la medicina Bub all'acido acetilsalicilico? Dal farmacista si compera un preparato generico che contiene egualmente acido acetilsalicilico e che costa meno. Le merci a disposizione sono tante e non costerebbe nessun sacrificio, solo un poco di attenzione, per acquistare il detersivo Meraviglioso e la pasta Radegonda (non pubblicizzati su Mediaset) invece del detersivo Stupefacente e della pasta Cunegonda.
Credo che se la decisione fosse mantenuta anche solo da alcuni milioni di italiani, nel giro di pochi mesi le ditte produttrici si accorgerebbero di un calo nelle vendite, e si comporterebbero di conseguenza. Non si può avere niente per niente, un poco di sforzo è necessario, se non siete d'accordo col monopolio dell'informazione dimostratelo attivamente.
Allestite banchetti per le strade per raccogliere le firme di chi s'impegna, non a scendere in piazza una volta sola ma a non mangiare più pasta Cunegonda. E chissà che sforzo! Si può fare benissimo, basta avere voglia di dimostrare in modo assolutamente legale il proprio dissenso, e penalizzare chi altrimenti non ci darebbe ascolto. A un governo-azienda non si risponde con le bandiere e con le idee, ma puntando sul suo punto debole, i soldi. Che se poi il governo-azienda si mostrasse sensibile a questa protesta, anche i suoi elettori si accorgerebbero che è appunto un governo-azienda, che sopravvive solo se il suo capo continua a far soldi.
Questa forma di protesta sarebbe assolutamente legale. E' illegale incendiare un McDonald, ma in una rubrica di arte culinaria si può benissimo invitare i lettori a non mangiare i Big Mac e a preferire, che so, i Burger's King, così come li si avverte che il tale ristorante non è all'altezza dei suoi prezzi. Un critico cinematografico ha il diritto di raccomandare ai propri lettori di non andare a vedere un film che egli giudica orribile.
Qualcuno a cui ho parlato di questa idea mi ha detto: "Ti accuseranno di luddismo, di minare il mercato, di danneggiare aziende." Per nulla. Io non consiglio di non comperare più filetti di pesce, bensì di non comperare quelli che fanno pubblicità sulle reti Mediaset. Il mercato della pasta continuerebbe a fiorire come prima, salvo che invece che cinque chili di pasta Radegonda e cinque chili di pasta Cunegonda si venderebbero sette chili di pasta Radegonda e tre di pasta Cunegonda. Se la pasta Cunegonda non avverte un calo di vendite, può continuare a fare pubblicità sulle reti Mediaset, altrimenti può farla sulle reti Rai (e spero che Baldassarre mi ringrazi).
E' luddismo distruggere le macchine, non incitare a usare, tanto per dire, auto diesel invece che auto a benzina. Da più di vent'anni io non uso più l'automobile in città e invito tutti a fare altrettanto per non incrementare l'inquinamento e contribuisco però all'incremento dei mezzi pubblici. Ricordo che negli anni sessanta si era diffusa la voce che una certa marca di benzina finanziava un movimento politico da cui alcuni di noi dissentivano, e in autostrada semplicemente evitavamo di fermarci ai punti di rifornimento di quella marca e facevamo il pieno dieci chilometri prima o venti chilometri dopo. Non per questo (e neanche se lo avessero fatto tutti) è diminuita la libera circolazione automobilistica.
Era forse luddismo e attentato alle industrie e ai commerci avvertire che non bisognava più acquistare prodotti spray che potevano contribuire al buco nell'ozono? La gente ha cominciato a manifestare sensibilità in proposito e le aziende produttrici si sono adeguate. Tutti continueremmo a essere ottimi consumatori, tranne che saremmo consumatori selettivi; il che è indice di maturità e motore di sviluppo economico.
A nuove forme di governo, nuove forme di risposta politica. Questa sì che sarebbe opposizione.
Vediamo quanti italiani si sentono di farla. Altrimenti la smettano di lamentarsi, e si tengano il monopolio dell'informazione.

lunedì 12 ottobre 2009

FASCI INVIDIOSI DI CHI SA AMARE,MA...


Evidentemente l'invidia di chi guarda il mondo sotto l'interferenza della xenofobia e dell'intolleranza propria del fascismo non fa permettere loro di capire le sfumature di un sentimento come l'amore che esula il fatto del legame affettivo eterosessuale come standard obbligatorio di due persone che si amano.
L'Italia e soprattutto per via dei reati denunciati soprattutto Roma,si sono riscoperte allergiche all'amore omosessuale visto che episodi di violenza,intimidazioni verso persone e cose e veri e propri pestaggi riempiono la cronaca di questi ultimi mesi.
E sottolineo reati denunciati poichè come nei casi di stupro e di violenza carnale o comunque di crimini legati alla sfera sessuale sono solo la punta dell'iceberg di quelli effettivamente commessi.
Il"ma"aggiunto alla fine del titolo del post sta ad indicare la refrattarietà di tutti i giorni anche di gente che si ritiene tollerante e rispettosa del pensiero altrui come potrebbero e dovrebbero essere i compagni;tante volte nei discorsi con amici si parla con"finocchi"e"froci" piuttosto che"culattoni"e non mi sembra che siano dei termini di riguardo verso delle persone gay.
In numerosi casi si sono visti cartelli e striscioni durante manifestazioni gay con scritte come quella della foto centrale,ma penso proprio che l'uso di termini forti sia per accentuare il messaggio che gli omosessuali vogliano dare al mondo ovvero che siano delle persone normali degne di rispetto come qualsiasi altro(a parte i fasci)e che questi appellativi in fondo in fondo li offendano anche se ormai l'abitudine dell'ignoranza della gente sia ormai un dato di fatto piuttosto sopportabile.
L'articolo de"Repubblica.it"è stato segnalato da"antifa"e racconta la storia dell'ultimo pestaggio avvenuto ieri da un branco di idioti fascisti pronti ad agire come al solito in tanti contro uno-pochi visto che la vigliaccheria è un dono di cui sempre fanno uso e sfoggiano apertamente.
Roma, coppia gay aggredita in centro "Ci insultavano urlando slogan fascisti" ·

Nuovo episodio di intolleranza nella capitale. Una delle vittime colpita alla testa e all'inguine. Tutti giovanissimi i sei aggressoriRoma, coppia gay aggredita in centro"Ci insultavano urlando slogan fascisti"Alemanno condanna l'episodio, il Pd lo attacca accusandolo di reticenza"Dovrebbe sottolineare anche la matrice politica, da Svastichella a oggi"Roma, coppia gay aggredita in centro "Ci insultavano urlando slogan fascisti"

ROMA - Ancora un episodio di violenza di carattere omofobo, ancora una volta nella capitale: una coppia gay è stata aggredita questo pomeriggio, nei pressi di via del Corso. I due sono stati avvicinati da sei giovanissimi, a bordo di 3 scooter. Il più giovane delle vittime dell'assalto - Francesco, 25 anni - è stato colpito con il casco alla testa e all'inguine.A raccontare l'accaduto è Massimo Fusillo, compagno di Francesco e presidente di un'associazione di orientamento Gay "Leather Club Roma". "Eravamo appena usciti da Palazzo Venezia - ha riferito - dopo aver visitato la mostra l'intenzione era quella di andare a pranzare in un ristorante al Pantheon. Ci siamo incamminati lungo via del Corso e abbiamo deciso di tagliare per una delle stradine laterali quando siamo stati avvicinati da 6 ragazzi in motorino: erano giovanissimi, forse dai 16 ai 18 anni".Secondo il racconto di Fusillo, probabilmente ad attirare l'attenzione degli aggressori è stato l'abbigliamento della coppia, con vapi in stile Skinhead sharp (l'acronimo di skinhead against racial prejudice, ovvero contro il pregiudizio razziale), tra cui anche i classici lacci delle scarpe gialli. "Forse - ha spiegato - hanno visto il nostro modo di vestire come un affronto o forse hanno solo capito che siamo una coppia gay, anche se in quel momento non ci stavamo scambiando effusioni"."Ci hanno avvicinato - ha continuato - erano alle nostre spalle, ci hanno fatto il saluto romano ma noi non abbiamo risposto, poi ci hanno più volte gridato 'camerati'. Io ho cominciato a correre verso via del Corso pensando che anche il mio compagno lo stesse facendo ed invece è rimasto indietro. Il tempo di accorgermene e lo avevano già aggredito. 'Io non sono fascista' ha gridato Francesco mentre i suoi aggressori fuggivano in sella agli scooter diretti verso piazza Venezia. 'Appunto, lo siamo noi', hanno risposto".Un episodio per il quale il presidente di Arcigay Roma Fabrizio Marrazzo ha espresso "sconcerto e rabbia: a colpirci è l'età dei giovanissimi aggressori, e anche il fatto che l'aggressione sia avvenuta a poche ore dalla manifestazione Uguali, che ieri ha portato a Roma migliaia di persone per rivendicare pari diritti per le persone lesbiche, gay e trans".Ma solidarietà è giunta anche dal mondo della politica e delle istituzioni locali. Col Pd che ha accusato di "omissioni" il sindaco. Gianni Alemanno ha dichiarato infatti che "quello che è successo è inaccettabile e intollerabile, soprattutto per la giovanissima età degli aggressori". Provocando una dura replica del segretario Pd del Lazio, Roberto Morassut: "Episodio gravissimo, soprattutto se venisse confermata la matrice fascista degli aggressori. Ora Alemanno ci risparmi le solite generiche frasi sugli idioti e condanni fermamente non solo l'episodio, ma la sua matrice politica, perchè non può essere un caso che, da Svastichella in poi, certe violenze vedano coinvolti sempre personaggi vicini all'estrema destra".Per il resto, il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, ha definito quanto accaduto "un atto legato al fanatismo, di chi non capisce nulla della vita". E il governatore Piero Marrazzo ha sottolineato come l'episodio dia "il segno dell'enorme vuoto di prospettive che avvolge le giovani generazioni". Infine la Cgil, che attraverso il suo segretario di Roma e Lazio, Claudio Di Berardino, ha proposto di "convocare gli stati generali contro l'omofobia".

FOGNA POUND

Ieri qualcuno ha devastato la sede di Ca$$a Pound a Pistoia e l'unico rammarico è che siano stati colpiti solo oggetti e nessun ratto abbia subito lesioni serie,probabilmente era quasi l'orario di cena e se ne stavano tornando a casa(vedi foto centrale).
L'articolo tratto dalla redazione di"Senza Soste"descrive i fermi e gli arresti di alcuni compagni che stavano discutendo durante una riunione al Circolo Arci Primo Maggio posto nella zona dello spurgo esterno oggetto di ripassata,ed apparentemente senza motivo un paio di loro sono stati trasferiti nel carcere di Pistoia(si dice un compagno dei Carc di Cecina ed una ragazza livornese)dopo interrogatori senza presenza di avvocati,cui hanno taciuto ed hanno fatto benissimo.
Inoltre per ben 12 ore una ventina di fermati,nonostante si fossero subito fatti identificare all'incursione delle squadriglie di sbirri e digos,sono stati costretti a respirare la putrida aria della Questura.
Le indagini avranno un senso unico come si è già verificato in molti casi del genere visto il rapporto simbiotico delle forze armate con i fascisti di Fogna Pound,movimento insulso che fanno di quattro cd,un paio di libri e qualche vessillo del regime la"cultura"che tanto si vantano di diffondere,ma sappiamo che son tutti ratti palestrati mangiatori di steroidi che oltre a far diventare piccole le palline atrofizzano notevolmente il cervello!
Pistoia, irruzione alla sede neofascista di Casa Pound: 3 arresti.

Ore 18 presidio sotto la Prefettura di Livorno.

Domenica di tensione a Pistoia dove nel pomeriggio di domenica è stata devastata la sede di Casa Pound, associazione neofascista con sedi sparse in diverse parti d'Italia. Secondo le testimonianze un gruppetto di giovani a volto scoperto hanno fatto irruzione nella sede. Dopo pochi minuti è giunta la polizia sul luogo e dopo aver constatato il fatto si è diretta a poche centinaia di metri al Circolo Arci Primo Maggio dove era in corso un'assemblea. La polizia ha perquisito il circolo non trovando niente di ciò che cercava (spranghe o bastoni secondo il verbale di perquisizione) allora ha deciso di portare tutti partecipanti dell'assemblea (una ventina in tutto, provenienti da varie città della Toscana) in questura. Secondo la teoria della polizia queste persone, fra cui molte donne e molti over40, avrebbero fatto irruzione nella sede di Casa Pound e devastato i locali, dopodichè si sarebbero diretti a poche centinaia di metri al circolo e avrebbero fatto tranquillamente la loro assemblea. Una teoria assurda che infatti non ha trovato alcuna prova concreta ma che non ha impedito alla polizia di fare tre arresti (due ragazzi e una ragazza, uno di Massa e due di Livorno). Al momento non si conoscono ancora le motivazioni. Nel mentre un centinaio di persone si sono riunite fuori della questura di Pistoia per protestare contro i tempi lunghissimi di riconoscimento (12 ore) in cui sono stati trattenuti in questura senza motivo. All'uscita molti dei fermati si dichiaravano completamente allibiti dal comportamento della questura che ha prelevato venti persone a caso da un circolo lasciandole 12 ore in una stanza per un'identificazione che invece avevano già fatto sul luogo quando tutti avevano consegnato le loro carte d'identità.
Al momento rimangono ancora molti dubbi, anche da parte delle forze dell'ordine, sulla dinamica dei fatti mentre continua ad essere molto fragile l'ipotesi che l'irruzione sia sta fatta da coloro che dopo un fatto del genere sarebbero andati in assemblea a poche centinaia di metri con il rischio di rappresaglia da parte dei fascisti o di intervento della polizia come poi c'è stato.
A presto per aggiornamenti.

domenica 11 ottobre 2009

UN NOBEL ACERBO

Come già commentato da molti e pure da Obama stesso,il premio Nobel conferito al presidente statunitese sembra esagerato e comunque un riconoscimento troppo acerbo per quello che il neo premier ha effettivamente svolto finora riguardo alla pace mondiale.
Per carità Obama è e resta l'alternativa democratica migliore che ci si potesse auspicare alla guida dello Stato che controlla nel bene e nel male l'intero pianeta,anche se la politica in fatto di conflitti ricalca ancora quella precedente del guerrafondaio repubblicano Bush(prima il padre e poi il figlio).
L'articolo di Enrico Piovesana scritto per Indymedia Toscana in maniera pratica e schematizzata traccia un piccolo atlante mondiale di interventi bellici che gli Usa in nome della difesa del mondo soprattutto dal terrorismo islamico di Al Qaeda hanno ancora in cantiere pressochè ovunque.
E come da noi anche negli Usa si chiedono quale sia il sottile confine tra missione di pace e di guerra perchè davvero dappertutto questa linea esile viene atttraversata e calpestata allegramente ed in maniera solare.
Rimane comunque la speranza che questi conflitti,almeno la maggior parte di essi,tendano a finire man mano che la politica statunitense cessi la facile belligeranza insita nel dna del popolo statunitense,fatto che accadrà non subito ma serviranno anni affinchè possa succedere qualcosa.
Obama fra apparenza e realtà.

L'immagine pacifista di Obama, frutto della sua trascinante oratoria e di un'efficacissima campagna di marketing politico-mediatico, non regge alla prova dei fatti

Il Premio Nobel per la pace a Obama lascia perplessi. Il presidente del ‘cambiamento' ha mantenuto lo stesso ‘Ministro della Guerra' di Bush (Robert Gates) e con esso tutti gli impegni militari che gli Stati Uniti avevano sui diversi fronti della Guerra Globale al Terrorismo (Gwot), da Obama cosmeticamente ribattezzata ‘Operazioni di emergenza di Oltremare' (Oco).
Iraq.Il ritiro degli Usa dall'Iraq (che verrà completato entro la fine del 2011) non è motivato da ideali pacifisti, ma dalla decisione strategica di liberare risorse militari da quella che Obama ha definito la "guerra sbagliata", per impiegarle sul fonte della "guerra giusta", quella in Afghanistan.
Afghanistan. Nonostante le dichiarazioni sulla ‘nuova strategia', nei fatti Obama sta perseguendo un'escalation del conflitto raddoppiando il numero delle truppe Usa al fronte (da 32mila a 68mila in un anno, con il programma di arrivare a 100mila) e proseguendo i bombardamenti aerei che ogni giorno continuano a fare strage di civili afgani.
Pakistan. Obama ha di fatto esteso l'intervento militare Usa in Afghanistan al Pakistan, intensificando notevolmente i raid missilistici condotti dai droni volanti della Cia sulle Aree Tribali (circa 70 da quando si è insediato, in cui sono morte decine e decine di civili) e costringendo il governo di Islamabad di sferrare massicce offensive militari nelle roccaforti talebane dello Swat (che ha causato una catastrofe umanitaria con milioni di sfollati) e presto in Waziristan.
Somalia. Con Obama sono proseguiti i raid militari statunitensi in territorio somalo per eliminare esponenti di Al Qaeda e del gruppo locale di Al Sabaab: attacchi missilistici o blitz condotti da commando aviotrasportati (come quello dello scorso 14 settembre)
Filippine. Le forze speciali statunitensi continuano a combattere a fianco delle truppe filippine impegnate nelle operazioni militari contro i gruppi armati integralisti islamici considerati legati ad Al Qaeda (Abu Sayyaf e Jemaah Islamiah) che operano nelle isole più meridionali dell'arcipelago filippino.
Altri conflitti. Consiglieri e addestratori militari Usa continuano a operare su molti altri fronti di guerra: nel sud della Thailandia (contro i separatisti islamici di Pattani, anche loro accusati di legami con Al Qaeda), in Georgia (contro i separatisti osseti e abkhazi sostenuti dalla Russia), in Colombia (contro i guerriglieri delle Farc), in Niger, Mali e Tunisia (contro le cellule locali di Al Qaeda nel Maghreb Islamico) e in Yemen (contro le milizie di Al Qaeda nella Penisola Araba dello sceicco Nasir al-Wahayshi).
Diplomazia. Anche le iniziative diplomatiche di Obama non sono tutte ‘rose e fiori'. Basta pensare al fermo boicottaggio delle inchieste sui crimini di guerra commessi da Israele a Gaza durante l'operazione ‘Piombo Fuso', alla provocatoria bufala della ‘nuova' centrale nucleare iraniana di Qom (in realtà nota agli Usa fin dal 2006), alla farsa dell' ‘abbandono' dello scudo missilistico di Bush (in realtà solo rimodulato secondo criteri più moderni), fino al rinnovo dell'anacronistico embargo economico a Cuba.

SPUTTANAMENTO E VERITA'

La stampa estera ci sputtana o sta dicendo la verità?
La risposta da 1 fisso del premier beota può essere vera,ma pure la seconda lo è visto che sì alcuna stampa nostrana ed estera effettivamente con articoli e commenti mettono in croce l'Italia,così come scrivono di fatti veritieri e che sono sotto gli occhi delle persone tutti i giorni.
Che poi la maggioranza di queste(dicono il 68%)vivano col paraocchi e la presa del digitale terrestre infilzata diretta in culo è una questione scottante e vergognosa per l'Europa ed il mondo intero,altro che fermarsi solo al belpaese!
Berlusconi non ha ancora capito che è sì il legittimo rappresentante della coalizione che ha vinto le ultime elezioni,ma che non ha l'appoggio del 100%degli italiani,anzi,questo appoggio diretto di preferenze rappresenta solo il 9%dei votanti e contando solo il Pdl la cifra si aggira al 37%,Lega esclusa che credo non veda l'ora d'apprendere la notizia della caduta di Berlusconi,Lega sempre più invischiata in affari ed alleanze con i fascisti(lontani i tempi dei manifesti come quello proposto alla fine del post,vero?).
Oggi a Benevento ha spaziato su vari campi spandendo merda un poco su tutto,da Napolitano ai magistrati,dalla mafia alle opposizioni,dal nucleare alle ricostruzioni e dalle intercettazioni alle nuove proposte di riforma della giustizia.
Argomenti riassunti nell'articolo del Corriere.it che propongo sotto,dove oltre alla solita autocelebrazione da dittatore riemergono alcuni scatti d'ira appena parla di giudici e stampa estera che ci ricordano beatamente le sue reazioni alla bocciatura del Lodo Alfano.
Berlusconi dimettiti a vai in galera per il bene dell'Italia e degli italiani!
Alla Festa della Libertà di Benevento: «da consulta comportamento sleale»
Berlusconi: «La stampa estera sputtanapremier, democrazia e il nostro Paese»
«Basta insulti e volgarità, sono stato eletto dal popolo. Cercano di fare come nel '94 ma non ci riusciranno».

Berlusconi alla festa del Pdl a Benevento (Ansa)MILANO - Stampa straniera, magistrati, Corte Costituzionale, Pd. Dal palco del PalaTedeschi di Benevento, in chiusura della Festa della Libertà del Pdl, Silvio Berlusconi ne ha per tutti.
STAMPA - «C'è un spirito anti italiano - attacca parlando degli attacchi da Oltralpe, dopo le consuete note della canzone "Meno male che Silvio c'è" -. Ci sono giornali stranieri, imbeccati da certa stampa italiana, che muovono solo accuse assurde, ridicole, che fanno male all'Italia, sputtanando non solo il presidente del Consiglio, ma la nostra democrazia e il nostro Paese, danneggiando anche i nostri prodotti». Al contrario, continua, li giornali stranieri «devono avere un'immagine dell'Italia che deve essere bella, forte e pura e non inquinata da tutto ciò che si dice sui giornali in queste settimane».
ITALIA GENEROSA - Ed è una consolazione, dice il premier, «vedere l’Italia buona, vera, generosa e audace, che si manifesta con spirito di abnegazione e lo stiamo verificando, a partire dal miracolo in Abruzzo e in tutte le situazioni difficili, di fronte a quello che leggiamo sui giornali, alle proteste e a quelli che ti gridano "vergogna" e "assassino"». Un militante del Pdl grida «Silvio Santo subito» e il Cavaliere replica: «Subito no, aspettiamo». Ma c'è anche una contestazione: mentre il premier parla, una donna dalla platea grida che lui e il governo se ne devono andare a casa. Replica: «Non seguiamo il cattivo esempio di chi grida "fuori il governo da palazzo Chigi", non rispondiamo, noi siamo liberali». La donna comunque viene allontanata. Fuori dal PalaTedeschi c'è un gruppo di manifestanti ed esponenti di Cgil, Cisl e Uil di Benevento che chiedono di incontrare il premier.
«BASTA INSULTI» - Secondo capitolo, gli attacchi interni. «Non credo che si possa consentire di rivolgere infamie, improperi, insulti e volgarità a un premier eletto direttamente dal popolo, bisogna cambiare questa situazione» incalza Berlusconi. Tornando sulla bocciatura del Lodo Alfano da parte della Consulta, sostiene di «non aver detto una parola fuori luogo perché non si può continuare così; non si può far lavorare il Parlamento per molto tempo e poi intervenire su questa decisione negando se stessi e negando una decisione che la Corte prese quattro anni fa». «In moltissime democrazie - ha aggiunto - non c'è bisogno di questa norma (l'immunità per le alte cariche, ndr) perché in Francia e Inghilterra i pm non sono autonomi e indipendenti nel più alto arbitrio, ma sono sottoposti al ministro della Giustizia e all'esecutivo». Il Cavaliere cita gli ultimi sondaggi in suo possesso: «Nei miei confronti c'è il 68% dei consensi. Dobbiamo essere sereni perché il governo sta lavorando bene».
«PD NON DEMOCRATICO» - Pesante l'attacco all'opposizione, impegnata nella convention romana con i tre candidati alle primarie: «Ci troviamo di fronte a un'opposizione che non si sa più cosa sia, di certo non corrisponde al suo nome, Partito Democratico. Sono ancora i comunisti di sempre, non credono nella democrazia e non credono che i cittadini possano indicare coloro che devono governare, pensano che il popolo sia un bue narcotizzato dalle televisioni e che il governo debba essere portato avanti da élite. Un partito che vede come leader outsider l'editore dell'Espresso».
MAFIA - Capitolo mafia: «Nessun governo ha mai fatto quanto questo nel contrasto alla mafia. Ho detto a Maroni che se passerà alla storia se sconfiggerà quella patologia dell’Italia che ci perseguita da sempre» ha aggiunto, facendo peraltro un lapsus sul nome del ministro dell'Interno (Renato anziché Roberto).
MAGISTRATURA - Capitolo magistrati e nuovo attacco. «Venendo qui e leggendo i giornali mi sono chiesto cosa davvero sia cambiato dal 1993, quando l'intervento della magistratura fece fuori tutti i partiti e tutti protagonisti di quei partiti furono costretti a lasciare, qualcuno anche l'Italia. Mi sono risposto che oggi, di diverso, c'è il fatto che abbiamo il consenso del 68% degli italiani e il fatto che abbiamo il Popolo della libertà: insomma di diverso ci siamo noi». Quindi ricorda il '94, quando dovette dimettersi dopo l'avviso di garanzia durante la conferenza dell'Onu sulla criminalità e si andò poi al governo Dini: «Stanno cercando di fare ora la stessa cosa, ma state sereni su questo, non accadrà, non c'è nessun dubbio; vi do la più ampia garanzia che porteremo a termine mandato che ci è stato affidato dagli italiani. Dobbiamo trovare il modo di dare la possibilità al governo di governare per un'intera legislatura».
INTERCETTAZIONI - Nella lunga carrellata di tutti gli argomenti che gli stanno a cuore, Berlusconi non tralascia le intercettazioni: «In una democrazia la privacy e la riservatezza sono un bene primario di ogni cittadino, perché il primo diritto è quello della privatezza e della inviolabilità delle conversazioni e corrispondenza: in Italia questo diritto non è tutelato e posso dire anzi che è quasi calpestato, le intercettazioni sono una patologia tutta italiana». Per questo, spiega, il governo sta lavorando a una riforma con la quale «permetteremo le intercettazioni soltanto in presenza di reati gravi». Quindi annuncia un piano per le carceri: «Mercoledì, con Angelino Alfano, metteremo a punto un piano per realizzare in meno di due anni prigioni civili per 20mila posti. Così l'Italia tornerà ad essere uno Stato civile». Riforma del processo penale: «Abbiamo allo studio, ma è pronta, la riforma del processo penale con la separazione tra pm e giudici, una riforma fondamentale».
NUCLEARE - Infine il nucleare e l'emergenza rifiuti. Con attacco agli ambientalisti. «Dobbiamo dire grazie agli ecologisti ossessivi della sinistra che hanno voluto che si distruggesse qualunque possibilità di andare avanti con l'energia nucleare». Citando poi la vicenda dei rifiuti in Campania, annuncia che è pronto un prototipo di inceneritore di rifiuti da realizzare anche in Sicilia, Calabria e Lazio. «L'emergenza a Napoli e provincia - spiega - è stata risolta anche grazie all'entrata in funzione dell'inceneritore di Aversa».

sabato 10 ottobre 2009

MILANO PER I CINQUE


Potenza dell'informazione ma soprattutto della disinformazione che parla solo di quello che reputa giusto da far sapere,il fatto sta che le vicende di questi cinque uomini cubani arrestati negli Stati Uniti io non l'avevo mai sentita.
L'ho saputo grazie ad amici e poi su internet mi sono informato un pò riguardo a questa storia che ha dell'incredibile visto che sia l'Onu che alcune autorità militari Usa hanno ritenuto da subito illegittimo l'arresto che illegale il processo dei cinque che in patria e non solo sono ritenuti degli eroi.
La loro storia è descritta brevemente più sotto grazie al sito http://www.italia-cuba.it/cuba/i_cinque/terrorismo_usa.htm in cui si trovano numerosi links nel caso si voglia approfondire l'argomento.
Oggi a Milano in Piazza Cavour presidio e manifestazione organizzata dall'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba a partire dalle ore 15,un modo di contribure a rendere noto questo fatto all'opinione pubblica che ha insabbiato per bene tutta la vicenda.
Carissimi, il 12 settembre saranno 11 anni che i Cinque Eroi Cubani sono incarcerati negli Stati Uniti. In difesa dei loro diritti abbiamo costituito il nostro Comitato, dopo la vergognosa decisione della Corte Suprema, ogni via legale è preclusa. Non ci resta altra via che alzare le nostre voci per reclamare GIUSTIZIA! Aderiamo alla Manifestazione Nazionale indetta a Milano dalla Associazione di Amicizia Italia-Cuba, sabato 10 ottobre 2009 alle ore 15. Arrivederci a Milano!
Comitato Italiano Giustizia per i Cinque
Cinque cubani, dal 12 settembre 1998, sono detenuti negli Stati Uniti con condanne che vanno da 15 anni fino a un doppio ergastolo perché, a protezione del loro popolo, controllavano l’attività di gruppi paramilitari anticubani che dal territorio degli Stati Uniti pianificavano attentati terroristici contro Cuba.
Come è stato riconosciuto anche da alte autorità militari statunitensi, che hanno testimoniato durante il processo, i Cinque cubani non hanno mai commesso atti di violenza, né sono mai entrati in possesso di documenti segreti che avrebbero potuto mettere in pericolo la sicurezza degli Stati Uniti, né hanno tentato di farlo.
Il processo tenuto a Miami è stato ritenuto illegale dal Gruppo di Lavoro sulle Detenzioni Arbitrarie dell’ONU per come è stato condotto. Dieci Premi Nobel, Parlamenti esteri, singoli parlamentari di tutto il mondo, istituzioni internazionali, organizzazioni dei Diritti Umani, associazioni di giuristi e diverse migliaia di personalità hanno chiesto invano, prima alla Corte di Appello di Atlanta e poi al Tribunale Supremo degli Stati Uniti, la revisione di questo processo.
Il Governo statunitense ha fatto di tutto perché questo caso passasse sotto silenzio. Infatti la revisione del processo, in una sede diversa da Miami, avrebbe potuto portare alla scoperta di connivenze, protezioni e sostegno ad azioni di terrorismo contro Cuba da parte dei vari Governi degli Stati Uniti.
In Italia i grandi mezzi di comunicazione — su questo caso come per altre situazioni avvenute nel mondo — hanno mantenuto un silenzio tombale, che dimostra il controllo a cui sono sottoposti, la loro mancanza di etica professionale e l’ipocrisia del cosiddetto mondo occidentale sulla tanto declamata “libertà di informazione”. Ricordiamo che una delle 3.478 vittime di tali azioni di terrorismo contro Cuba è il cittadino italiano Fabio Di Celmo. Nessun grande quotidiano, nessuna importante rete televisiva ha mai speso una sola parola per chiedere giustizia per questo nostro concittadino. Il noto terrorista Luis Posada Carriles, che vive e gode di ampie protezioni negli Stati Uniti, non è mai stato perseguito per questo crimine dalla giustizia statunitense, pur avendo rivendicato pubblicamente la propria responsabilità.
Siamo contro tutti i terrorismi, in tutte le loro forme o manifestazioni, diretti contro chiunque, in ogni parte del mondo e per qualsiasi ragione. La lotta contro il terrorismo la si conduce anche attraverso una corretta informazione.
Invitiamo i cittadini italiani — che nonostante tutto quello che accade nel mondo e nel nostro paese continuano ad avere e a credere nei valori morali — ad aderire al nostro appello e a partecipare alla manifestazione nazionale che si terrà a Milano il 10 ottobre 2009 per lanciare un segnale di solidarietà ai Cinque, chiedere che i mezzi di informazione facciano finalmente conoscere il loro caso e arrivare alla loro liberazione.
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba.