mercoledì 17 giugno 2009

CREMA:PROTEGGERE E SERVIRE...IL RICCO

Questo post che m'appresto a scrivere parte da una vicenda personale ma che si ramifica in un discorso sociale più ampio,e cioè la differenza di trattamento che un cittadino riceve in base al reddito che guadagna da parte di polizia e carabinieri nel caso di reato subito.
Ovvero la prontezza e la capacità di indagare delle forze del disordine variano sulla scala di chi denuncia il crimine,in questo caso un furto,ma si potrebbe allargare lo spettro dei reati e comprendervi lo scippo,la rapina,l'aggressione,truffa o ben più gravi stupri ed omicidi.
Mi ha fatto scoccare la scintilla un articolo tratto da"Crema On-line"a firma di Roberto Bettinelli
dal quale si apprende che una banda di ladri dediti allo scasso di autovetture è stata acciuffata in quel di Bollate,nel milanese.
Lo scorso 10 marzo avevano trafugato oggetti personali,autoradio e satellitari da quindici auto parcheggiate nel recidence"Le Murie"posto nel quartiere di San Carlo:chi non è di Crema deve sapere che questa ampia zona,assieme a PortaNova ed il centro storico e pochi altri recidence sono le zone dove risiedono i cremaschi più ricchi ed influenti a meno che non abbiano villoni nei pressi della città.
Prontamente sono scattate le indagini da parte dei poliziotti comandati dal vice questore Daniel Segre e dei carabinieri capitanati da Antonio Savino coadiuvati dai colleghi dell'hinterland milanese,e dopo solo pochi mesi i responsabili sono stati giustamente arrestati.
Bravi,ma la cronaca di Crema è piena di episodi simili capitati in altre zone della città,assieme a scippi,truffe ad anziani,danneggiamenti di auto in sosta...ma i colpevoli,parecchi a distanza di anni,sono ancora liberi.
Sarà mica che la povera gente che comunque stipendia sbirri e simili non riceva lo stesso trattamento de loro concittadini maggiormente facoltosi?
Il mio caso personale risale all'inverno del 2007 quando nel mio condominio(casa popolare)nel giro di pochi giorni dei ladri riscirono a rubare in due appartamenti,e quando avvenne il secondo furto accaduto proprio al mio vicino dello stesso pianerottolo i poliziotti si presentarono a casa mia(perchè la signora accortasi dell'effrazione mi suonò e mi fece entrare per primo nell'abitazione)per delle domande.
Sulle scale tutti gli inquilini si lamentavano dei fatti accaduti ed i poliziotti risposero che non potevano farci nulla(?)ed anzi dissero"Potreste scivere all'Aler per farvi cambiare le porte o le serrature"dicendomi di scrivere una lettera al computer(veggenti?),cosa che feci subito e che ora ripropongo qui sotto.
Io non li vidi nemmeno prendere impronte digitali o cose simili...insomma sembravano quasi infastiditi dalla chiamata!
Inutile dire che a distanza di più di due anni i ladri sono rimasti uccel di bosco così come i delinquenti che hanno rifatto la fiancata dell'auto del mio vicino parcheggiata davanti casa in un incidente con successiva fuga nonostante numerosi pezzi della macchina danneggiatrice fossero rimasti per strada.
Altro che ronde quando nemmeno gli sbirri sanno fare il loro mestiere...anzi per i ricchi sì e per i poveri manganellate e lacrimogeni!

CREMA, xx-xx-2007

SPETT.LE AZIENDA LOMBARDA EDILIZIA RESIDENZIALE

E PER CONTO:COMMISSARIATO DI P.S. E CARABINIERI

Le sottoscritte famiglie:xxxxx,xxxxxx,xxxxxxxxx,xxxxxxx,xxxxxxxxxcon la presente chiedono alla suddetta azienda di poter provvedere,per la sicurezza dei residenti di Via xxxxxxxxxxxxxxx n°xx,al cambio delle porte d’ingresso(o per lo meno delle serrature)delle varie abitazioni in quanto le stesse si presentano obsolete e facilmente apribili dai ladri.
Infatti nelle ultime settimane questi ultimi si sono introdotti all’interno degli appartamenti delle famiglie xxxxxxx e xxxxxxxxxxx con molta facilità.

In fede

Rubarono alle Murie in 15 auto, una razzia da 70mila euro. Blitz dei carabinieri nel covo di Bollate: recuperati più di 220 navigatori. Una banda dell'Est Europa.

Bollate - Sgominata la banda di professionisti che il 10 marzo aveva rubato dentro 15 auto di grossa cilindrata portando via navigatori satellitari e computer. Sono finiti in manette 11 stranieri con l’accusa di ricettazione e furto in appartamento. Si tratta di lituani, moldavi e un russo. I carabinieri di Crema, Arese, Bollate, Corsico hanno recuperato un bottino enorme: 221 navigatori satellitari, 58 autoradio, 2 motoseghe, 4 trapani elettrici, 3 set di gruppi ottici per auto, 28 orologi, anche Rolex. La banda si muoveva in tutta la Lombardia. Sequestrato anche un telecomando universale che consente di aprire tutti i cancelli. Venne usato anche alle Murie.
Il covo.
I carabinieri sono piombati alle 4.30 del mattino nel loro covo, in via Pascoli a Bollate. Avevano appena rubato un’auto di lusso in via Vismara ad Arese. I carabinieri hanno seguito i segnali lanciati dall’antifurto satellitare. Alla base dell’operazione c’è stata anche una stretta collaborazione fra il capitano Antonio Savino e il vice questore Daniel Segre che si erano occupati delle indagini dopo la razzia alle Murie.
Furti in 15 auto, bottino da 70mila euro.
Quindici auto di grossa cilindrata erano state prese di mira dai ladri che avevano sfondato i finestrini e rubato i navigatori satellitari. Era accaduto la notte del 10 marzo nel complesso residenziale Le Murie nel quartiere di San Carlo. I danni ammontavano a circa 70mila euro. Si era capito subito che i ladri erano professionisti, specializzati in questo tipo di furti. Avevano agito con rapidità, segno che erano in grado di smontare i navigatori in tempi velocissimi.Le auto erano parcheggiate nel cortile interno del complesso residenziale. Alcune erano addirittura dentro la seconda recinzione che circonda alcune delle ville. Ma i ladri non si erano fermati. Con un tubo di ferro avevano fatto esplodere i finestrini e i lunotti posteriori. Poi si erano buttati dentro le auto: Mercedes, Audi, Volkswagen, Bmw. A tutte avevano tolto i satellitari e i computer.
Segre: "Carabinieri e polizia hanno collaborato ottimamente".
"Abbiamo lavorato in collaborazione con i carabinieri di Crema e di Arese. Voglio riconoscere a tutti una grande disponibilità oltre che un'elevata professionalità. Noi abbiamo inviato tutti gli indizi raccolti sul campo, compreso il telefonino che si è rivelato decisivo per inchiodare uno degli arrestati." Parla Daniel Segre, vice questore a capo del commissariato cremasco. Era stato lui a mandare il giorno dopo la razzia alle Murie una squadra della polizia scientifica. Gli specialisti erano rimasti nel parcheggio per ore alla ricerca di tracce. Interessavano soprattutto le impronte digitali. Erano state controllate attentamente tutte le auto. Fra i vari indizi era stato recuperato anche il telefono cellulare che è risultato intestato a uno degli stranieri arrestati dai carabinieri nel covo di via Pascoli a Bollate.

PETRU BIRLANDEANU

Altra incursone nell'insieme dei post"polizia assassina"e dopo il video dell'uccisione di Carlos Palomino ecco quello compiuto dai camorristi a danno di Petru Birlandeanu,capitato come spesso accade nei delitti di stampo camorristico nel posto sbagliato al momento sbagliatissimo.

I camorristi rimangono pur sempre cuginetti dei fascisti(anche se qui da noi hanno intrecci e collusioni sprattutto con la n'drangheta calabrese)e della grande maggioranza degli sbirri(infatti i pochi appartenenti alle forze del disordine che voglio combattere mafia & company...almeno voglio crederci che esistano davvero,vengono intralciati,ovvero trasferiti o uccisi,nei loro compiti dai boss seduti in parlamento).

L'indifferenza che vediamo nel video è frutto del retaggio culturale dei napoletani,abituati a farsi i fatti loro sorattutto in certe circostanze dove l'omertà regna sovrana:penso ugualmente che se fosse successo tale spiacevole fatto a Milano piuttosto che a Crema le reazioni non sarebbero cambiate di molto.

Nell'articolo di Cristina Zagaria di ieri tratto da"Repubblica.it Napoli"c'è l'ennesimo sfogo della vedova dell'assassinato che ha dovuto aspettare mezz'ora prima dell'arrivo dell'ambulanza tra gente menefreghista nell'aiutarla ma pronta a fotografare coi cellulari il cadavere del marito,mentre appena prima del video c'è la breve descrizione dei fatti compiuti dai soliti noti che però grazie al clima omertoso la faranno franca anche stavolta.

Morte ai camorristi,ai mafiosi ed ai fascisti...ed agli sbirri che li coprono e che fanno parte della criminalità organizzata!

Nessun soccorso per il mio Petru in agonia".
La moglie del romeno ucciso: "L'ambulanza solo dopo mezz'ora".

«Il mio Petru è stato lasciato morire. C' era una sola ambulanza e ha portato via il 14enne. Mio marito è rimasto a terra per 30 minuti. Se era italiano sarebbe stato diverso, a noi ci lasciano finire così». Parole forti nella denuncia di Mirella, la compagna del romeno Petru Birlandeanu ucciso per errore dai killer della camorra. Un delitto compiuto durante una sparatoria tra la folla avvenuta poco prima delle otto di sera martedì a Montesanto. «Per 5 minuti ha parlato. Per 10, mi ha guardato fisso negli occhi e, quando io gridavo, lui scuoteva la testa e mi stringeva più forte la mano. Per mezz' ora il corpo di mio marito Petruè rimasto per terra e nessuno ha fatto niente. Ci guardavano tuttie c' era anche chi mi scattava fotografie. È arrivata un' ambulanza, ma non era per noi era per il bambino ferito. Due feriti un' ambulanza sola... per l' italiano». Un' accusa. Lunga trenta minuti. Mirella è spaventata e arrabbiata. Mirella ha poco più di vent' anni ed è la moglie di Petru Birlandeanu, il romeno ucciso per errorea Montesanto. Mirella fumae piange. Fuma e si preme le mani sulla testa. Fuma Winston blu e si accuccia per terra, seduta sul cordolo dell' aiuola davanti all' obitorio, tenendo stretta la mano al fratello. Ernesto Cravero, docente della Federico II, sul sito di Noi Consumatori, conferma il racconto di Mirella: «Ritorno verso il ferito, il poveretto non si muove più, la donna che era con lui piange in silenzio. Sento delle sirene, penso: è l' autoambulanza. No, è una volante. Sono disorientato...eppure l' ospedale dei Pellegrini è lì a 100 metri. Chissà, portarvi quell' uomo a braccia o in barella. Alle 20 gli addetti della funicolare chiudono le portea vetro per isolare quel poveretto che è ancora lì e non si muove più». La sparatoria è avvenuta tra le 19.30 e le 19,40: trenta minuti prima. L' accusa di Mirella è dura: «Se era italiano sarebbe stato diverso. Agli italiani noi romeni facciamo paura e ci lasciano morire». E Mirella, piccola donna vestita di nero, con le ciabatte aperte e due cerchi d' oro alle orecchie, in Italia da tre anni, non trova spiegazione né tregua. «Mio marito è morto per 8 euro. Tanti erano i soldi che aveva in tasca. Tanti i soldi che racimoliamo ogni giorno e spediamo quasi tutto in Romania, dove c' è la mia bambina». Petru e Mirella hanno due figli, la più grande ha 10 anni, il più piccolo ne ha 6 e vive a Napoli. «Ma non lo portavamo quasi mai con noi al lavoro», fa notare Mirella. Lavoro? Petru suonava la fisarmonica sulla Cumana, ma era un calciatore. Mirella mostra la carta di identità del marito e racconta: «Era un centravanti del Poli Iasi, serie A rumena. Amava seguire le partite del Napoli e quando poteva giocava con i bambini, insegnava a giocare a calcio anche agli italiani. Perché Petru era romeno, non rom». Quando pronuncia la parola "italiani" grida: «Gli italiani vogliono ammazzare anche me. Non ho visto niente, niente... ma ero lì e la mafia ora mi sta cercando». Un motorino sfreccia nel viale e lei scoppia a piangere. Un attimo dopo una sirena. Mirella si rannicchia e poi balza in piedi. I rumori della paura fanno affiorare i ricordi: «Siamo alla stazione. Sentiamo gli spari. Petru mi afferra e dice: "Corri". Vedo il sangue, ma lui mi dice che è solo un graffio e che devo correre. Fino alla fine ha pensato a me, a salvare me...a lui non ha pensato nessuno e io non potevo fare niente». Torna la rabbia, appannata dall' impotenza. Ora accanto a Mirella c' è suo fratello, una interprete romena, Elisabeta, Enzo Esposito dell' Opera Nomadi, Federico Zinnae Carlo Parato del Partito Identità Romena della Campania. Chi è accanto a Mirella ha già avviato la domanda in Prefettura (che si è già attivata) perché Petru sia riconosciuto vittima di mafia, mentre il Comune si è offerto di organizzare il trasferimento della salma in Romania. Ma Mirella non riesce a seguire niente. Si prepara a passare la notte piangendo, senza che le sue lacrime sfiorino mai il corpo di Petru, come vuole la tradizione. Telefona in Romania: «Preparate il vestito da sposo di Petru. Deve essere tutto pronto, per il funerale. Torniamo a casa presto, per sempre».

Camorra, morte in diretta di una vittima innocente.

Martedì 26 maggio, 19,47. Nel cuore della città, a Montesanto, un passo dai Quartieri Spagnoli. I killer della camorra sfrecciano sulle moto sparando all'impazzata. E' il loro modo di marcare il territorio, di fare capire che lì comandano loro. Incuranti della folla che a quell'ora affolla la stazione Cumana, esplodono una serie di proiettili. La gente, anziani, donne, bimbi, ripara all'interno della Cumana, terrorizzata. Tra i fuggiaschi ci sono anche un uomo e la sua donna. Lui si chiama Petru Birlandeanu, romeno che sbarca il lunario suonando la fisarmonica sui treni. Arranca, un proiettile lo ha colpito, sta morendo. Lo sorregge vanamente la sua compagna. Cade senza forze davanti ad altri che sembrano interessati soltanto a obliterare i biglietti e fuggire da lì. Petru muore e la sua donna si dispera. Sola, solissima, in attesa di qualcuno che soccorra Petru, l'ultima vittima innocente della camorra. Il raid viene ripreso da tre telecamere presenti nella zona e ora fa parte del fascicolo della magistratura che indaga sul delitto.

martedì 16 giugno 2009

NUMERI SU PUBLITALIA E MEDIASET

L'articolo del giornalista de"L'Unità"Marco Bucciantini offre una visione d'insieme su due colossi del capitalismo nostrano in mano al premier macho Berlusconi:ovvero Publitalia,concessionaria degli spazi pubblicitari e costola della più grande Me(r)diaset che detiene il potere mediatico privato in Italia.
E lo fa fornendo numeri tratti da dei dati offerti dalla Nielsen Media in cui si può notare che queste due imprese sul mafioso andante non solo non risentono della crisi economica attuale,ma riescono pure a gonfiare i propri introiti essendo di fatto,grazie alla legge Gasparri,favorite nei confronti di diretti avversari.
L'articolo è interessante sia per quanto riguarda la carta stampata che la televisione,con enormi differenze rispetto al resto delle altre nazioni europee,con riferimenti assurdi per quanto riguarda i cosidetti spot istituzionali dei vari ministeri:infatti per divulgare queste informazioni che svariano da anniversari a messaggi sociali la tv pubblica Rai per legge(ad personam)non riceve nulla mentre Mediaset ricava fior di milioni di Euro.
Comunque c'è da ricordare di come ora la Rai attraverso al direttore Masi ed altre personcine poco raccomandabili sia di fatto pro-Berlusconi(vedi il post http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/05/il-regime-e-la-disinformazione.html).
L'articolo de"L'Unità"di Bucciantini è stato segnalato da Indymedia Lombardia ed è di ieri,mentre la vignetta iniziale di Vauro è datata ma attuale:infatti la frase"Abbiamo la democrazia nel sangue"fu dell'ex Presidente della Repubblica Ciampi.
(Non ho votato Berlusconi!Mi spiace!E'la vergogna della mia nazione!)
Lo ha già fatto: i quotidiani nemici sono senza pubblicità.

In questo paese si è più realisti del Re. Berlusconi chiede agli imprenditori di evitare gli spot sui quotidiani per lui scomodi, ma è cosa già fatta. L’Italia è il paese occidentale con la percentuale più bassa di investimenti pubblicitari sulla carta stampata. Crisi generale, d’accordo. E servilismo al padrone, come Berlusconi sa, perché in questo restringimento di introiti la sua Mediaset, tramite la concessionaria Publitalia, non sente crisi. Il suo gruppo è riuscito perfino ad aumentare la raccolta, che nel 2008 è stata sui 3 miliardi di euro. Mediaset ingrassa, mentre gli altri media boccheggiano. Una posizione di forza e di privilegio coltivata negli anni, blindata dalla legge Gasparri che ha alimentato il duopolio e adesso monetizzata. Per due ragioni: la sudditanza psicologica, l’intervento diretto.
Servilismo.
Ai potenti i favori si fanno, non devono nemmeno chiedere. È la sudditanza psicologica: così, negli ultimi dodici mesi - dati Nielsen Media - i maggiori 15 inserzionisti del nostro mercato hanno aumentato i loro investimenti su Mediaset per 30 milioni. La Rai è rimasta pressoché ferma. In questo scorcio di 2009 i quotidiani stanno assorbendo un calo drammatico del 15% sull’anno precedente, che è stato il peggiore di sempre. Va ricordato che il mercato pubblicitario in Italia è perverso: se in Germania le tv assorbono un quarto delle risorse, in Francia il 30%, in Spagna poco più, qui il rapporto è contrario. Le televisioni si mangiano il 65% della torta. Il resto è per la stampa, che già fronteggia il calo dei lettori (91 copie ogni mille abitanti - quando in Giappone sono 624, nel Regno Unito 300, nei paesi scandinavi fra i 450 e i 600). L’annus orribilis, lo hanno definito gli editori, sul quale soffia il presidente del consiglio, sordo all’articolo 21 della Costituzione, che promuove e tutela il pluralismo nell’informazione.
E spinte.
I dati Nielsen illustrano una situazione curiosa: davanti alla contrazione degli investimenti in pubblicità commerciale (da 8 miliardi e 172 milioni a 7 miliardi e 978 milioni), il gruppo di Berlusconi divora il 38% del gruzzolo. Mediaset ha il vento in poppa, gli altri annaspano controvento. La carta stampata - tutta insieme - è al 33,4%. Quello che Berlusconi auspica lo ha già praticato, strangolando i quotidiani. Giovando anche della mano che aiuta: le grandi aziende legate al Tesoro, quindi alla politica - Enel, Eni, Poste Spa - hanno foraggiato Mediaset. Eni ha versato 17,8 milioni a Publitalia, 5 milioni in più rispetto al 2007, in un quadro di risparmi aziendali. L’Enel è passata da 10 milioni a 13. Le Poste Spa negli ultimi due anni hanno moltiplicato per sei la quota per il Biscione. Clamorosa la paghetta degli investitori istituzionali: quando i ministeri e la presidenza del consiglio informano i cittadini con le campagne sui temi sociali (ma anche sull’anniversario della nascita di Garibaldi) la Rai non riscuote (per legge), Mediaset sì: è passata da 4,5 milioni a quasi 9. Con il risvolto grottesco dei 35 spot per i 60 anni della Costituzione con cui s’infarcì la programmazione di Rete4, canale sentenziato come incostituzionale.
Bulimia.
Ma la crisi è dura, checché ne dica Berlusconi (che intanto - si è visto - mette al riparo le sue aziende). Così l’ordine è di spremere ancora, e il ministro Bondi non si sottrae, quando c’è da dimostrare zelo. La sua proposta di rinsecchire la Rai, togliendo gli spot a una rete pubblica, sarebbe costata alla concessionaria Sipra circa 400 milioni di euro. Dove sarebbe finito il bottino è inutile ricordarlo. L’idea inorridì l’ex direttore generale della Rai, Claudio Cappon. Ma adesso su quella poltrona c’è Mauro Masi, grand commis dello Stato, ganglo per anni di Palazzo Chigi, gradito a Berlusconi. Che vede complotti, e davanti agli attacchi del Times paventò l’acredine di Murdoch, senza però mai - mai - nominarlo pubblicamente, restando allusivo (cosa che invece non si risparmia con Repubblica e l’Unità). Forse perché Sky non è così nemica: negli ultimi due anni ha offerto i suoi bouquet su Mediaset per 34,5 milioni. Réclame che sulla Rai sono “passate” assai meno frequentemente, per un conto di 4 milioni scarsi. Pecunia non olet, si diceva un tempo. Berlusconi chiede agli imprenditori di evitare di fare pubblicità sui quotidiani disfattisti, ma la realtà è già questa. Grazie al suo potere, Mediaset si divora i soldi degli inserzionisti, uccidendo il pluralismo.

SALUTI LOMBARDI


Parlando solo della Lombardia e solo di due casi che mi sono capitati sotto mano è sconcertante il ricorso al saluto romano nelle ultime settimane per aizzare la folla stupida o festeggiare una vittoria politica.
Il due giugno a Lecco un altro ministro creato ad hoc dal presidente spazzino,quella incapace della Brambilla ex presidentessa dei circoli della libertà premiata col ministero del turismo,durante un comizio ha ostentato il saluto romano producendo giustificate ed aspre polemiche soprattutto nell'Anpi locale che hanno manifestato al di fuori dell'azienda di famiglia della bastarda in questione(articolo del"La Stampa.it a firma di Elena Lisa ripreso da Indymedia Lombardia).
Qui a pochi chilometri,precisamente a Castelleone ex roccaforte di Rifondazione Comunista ora passata dopo il voto del primo weekend di giugno sotto le grinfie della destra del Pdl e soci,con gli esponenti della nuova maggioranza beccati a salutare fascisticamente la piazza direttamente dal balcone del palazzo comunale.
Cosa che ricorda molto quello che successe col"democraticissimo"sindaco Bruttomesso all'indomani della vittoria a Crema quando sul balcone del proprio ufficio assieme ai suoi futuri amministratori cittadini tolsero e strapparono la bandiera della pace.
Tutti gesti questi che con la parola"Libertà"non ci azzeccano proprio un gran cazzo...questi portatori di sicurezza,tranquillità e benessere economico fin dalle prime ore si sono fatti identificare per quello che veramente sono:fascisti.
L'articlo appena sotto tratta la questione castelleonese grazie all'articolo di Gionata Agisti sul sito cremasco di"Crema On-line".

Alcuni esponenti della nuova maggioranza imitano il Duce dal balcone del palazzo comunale. Il Pd insorge.

Castelleone - Non sono trascorsi che pochi giorni dalle elezioni comunali e dalla vittoria della nuova amministrazione, targata Camillo Comandulli, che subito scoppia la polemica. A non lasciarsi sfuggire l'occasione, effettivamente ghiotta, è il circolo locale del Partito Democratico, che accusa alcuni esponenti della maggioranza di saluto romano alla piazza, la sera della vittoria e proprio dal balcone del palazzo comunale.

Il Pd vigilerà sul rispetto delle istituzioni.
“Incominciamo bene”, titola il volantino preparato dal Pd e affisso nella sua bacheca sotto i portici. I democratici promettono che vigileranno perché simili episodi, che rievocano “una tragica memoria”, non si traducano in disprezzo, più o meno velato, dell'istituzione comunale ma a intervenire in prima persona per calmare le acque è lo stesso sindaco Comandulli, che ammette che qualcosa è effettivamente successo, a causa del clima di euforia post vittoria, invitando però a non esagerare l'episodio del gesto, rivolto esclusivamente a degli amici e senza intenzione di mancare di rispetto a nessuno.

“Solo calore umano e cortesia”.
“Gli unici veri saluti che si sono scambiati sono stati di calore umano e di cortesia, tra la squadra vincitrice e l'elettorato venuto a omaggiarla. Cortesia e calore umano spesi spesso nei confronti di tutti. Arrivati in Comune, abbiamo trovato solo tanto lavoro da affrontare e lo affronteremo con la serietà e il senso civico che ci hanno mosso a questo impegno. Auspichiamo che l'interesse verso il nostro operato sia mosso da critiche costruttive, che ci aiutino a fare meglio per Castelleone, sapendo che questo è l'intento comune.”
Dopo il saluto romano l'ira dei partigiani contro la Brambilla.
NEL MIRINO IL MINISTRO DEL TURISMO.Dopo il saluto romano l'ira dei partigiani contro la Brambilla.
LECCO-A pochi chilometri da Pontida, dove il popolo padano ha celebrato il suo leader Bossi, a Calolziocorte, piccolo Comune alle porte di Lecco, l'Anpi, associazione nazionale dei partigiani, e il Comitato per la difesa della Costituzione hanno dato vita alla giornata anti-Brambilla.
Circa cinquanta persone, scortate dagli agenti della Digos, della polizia e dai carabinieri, sono arrivate alla spicciolata - la Questura non ha permesso un corteo - davanti ai cancelli chiusi delle «Trafilerie Brambilla», in corsoEuropa, e qui, aiutate da un registratore, hanno intonato «Bella Ciao». Sulle loro spalle cartelloni e gigantografie delle foto, scattate il 2 giugno scorso e pubblicate dalla Gazzetta di Lecco, che immortalano la neoministra al Turismo mentre sul finire dell’inno diMameli saluta gli uomini dell’Arma col braccio destro teso e alzato. Saluto che non hanno digerito specialmente gli ex partigiani. Per questo ieri mattina hanno protestato cantando all'ingresso dell'azienda della famiglia Brambilla e, nel pomeriggio, hanno perfezionato una formale denuncia da presentare in procura.
Ad assisterli Maria Grazia Corti, penalista di Lecco. L'esposto dell'associazione affiancherà quello già depositato dal deputato Pd Lucia Codurelli, presente alla stessa festa dell'Arma, che stava poco distante dal braccio della Brambilla e da quello, sempre alzato ma piegato, del padre della ministra, anche lui sul palco con le autorità. Ciò che l'Anpi chiede di accertare alla magistratura - così come per l'indagine avviata dalla procura di Milano sulla «guardia nazionale» e le «ronde nere» - è se il ministro del Turismo abbia violato o no la legge Scelba, in vigore dal 1952, che punisce la ricostituzione e l'apologia del fascismo. Anche attraverso i suoi simboli.
Portavoce della battaglia contro il pericolo di potenziali rievocazioni è un'ottantenne di Lecco, Giancarla Pessina, presidente dell' Anpi provinciale che con l'esposto dice di voler soprattutto «cercare chiarezza ».E poi aggiunge: «Vogliamo sapere se quella norma è ancora valida. Le leggi sono cose serie. Ci sono ministri e sottosegretari che ripropongono pubblicamente simboli fascisti e poi, quando gli vengono chieste spiegazioni, ci scherzano su. Noi, invece, su quell’inferno vissuto sulla nostra pelle non abbiamo nessuna voglia di ridere».
Dal ministro, del resto, che ha parlato di «strumentalizzazioni politiche della sinistra impegnata a discutere sulla distensione del mio braccio in mancanza di argomenti seri», non è arrivata alcuna smentita o «quanto meno parole che indichino - dice la presidente Anpi - una presa di distanza se non dai simboli che ricordano quel ventennio almeno dalla politica fascista. Forse la Brambilla ha solo voluto mettersi in mostra».

lunedì 15 giugno 2009

CARLOS PALOMINO

Tratto dal sito"senzatregua.org"il video di"El Pais"emerso da poco dopo le indagini degli inquirenti che mostra gli ultimi istanti di vita di Carlos Palomino ucciso dalla mano fascista di Josué Estébanez.

Pochi commenti sullo svolgimento dei fatti accaduti nel novembre 2007 con il sedicenne antifascista Palomino colpito a morte al cuore e gli amici che dallo spavento o dalla tregedia dei fatti non sono riusciti a beccare e fare giustizia sommaria dell'infame fascista che troverà comunque la fine sia in carcere o fuori,visto che molti amichetti neonazi stanno facendo battaglie mediatiche e legali per farlo uscire...ma ad attenderlo ci saranno anche i compagni.

Non è un video facente parte prettamente dell'insieme dei post"polizia assassina"ma nessuna differenza vi è(in Italia o Spagna o qualsiasi altro stato)tra gli sbirri ed i fasci entrambe servi del regime.

Omicidio di Carlos Palomino, ecco il video.

Spunta il video dell’omicidio di Carlos Palomino, antifascista di 16 anni ucciso con una pugnalata l’11 novembre 2007. Il video è stato pubblicato oggi dal quotidiano “El Pais”. BASTA INFAMI, BASTA LAME.

Sette telecamere di sicurezza della metropolitana di Madrid hanno catturato ciò che è accaduto poco prima e poco dopo la morte di Carlos Palomino. Il saluto nazista dell’assassino, Josuè Estebanez. Il tumulto degli amici di Carlos che provano a catturarlo. Due sono stati feriti di cui uno lascia la metropolitana aiutato da un altro amico: ha una pugnalata nel fianco. Josué Estébanez scappa dal vagone approfittando della confusione causata dalla polvere di un estintore che gli ha tirato uno dei compagni di Carlos, portato fuori su una barella. Nel frattempo Estébanez inseguito dai compagni di Carlos scappa in un quartiere popolare di Madrid. Con il coltello ancora in mano.

Huida tras la grabación de una muerte (vídeo largo)


VIDEO - PILAR ÁLVAREZ/ ÁLVARO DE LA RÚA - 10-05-2009
Siete cámaras de seguridad del metro de Madrid captaron lo que ocurrió justo antes y después de la muerte de Carlos Palomino en el metro. El saludo nazi del atacante, Josué Estébanez. El tumulto de amigos de Carlos intentando atraparle después. Dos resultaron heridos y uno de ellos sale del suburbano apoyado en otro amigo: tiene una puñalada en el costado. Josué escapó del vagón aprovechando la confusión y el polvo provocado por un extintor que arrojó uno de los compañeros de Carlos, evacuado en una camilla por uno de los vestíbulos. Estébanez salió por el otro, perseguido por los colegas del joven de Vallecas, un barrio popular de Madrid. Con la navaja aún en la mano.

A.A.A.RONDA CERCASI

Contro la noia di certe afose notti estive ecco che possiamo cercare e cacciare dei branchi di idioti ora quasi patentati per legge che corrispondono al nome di ronde,bianche nere o verdi che siano fanno parte della stessa feccia razzista,totalitaria,omofoba contro tutto e tutti.
Queste congreghe di esaltati,la maggior parte sbirri o ex,merdosi e bavosi bramanti di dare legnate come se non bastassero quelle che già distribuiscono ampiamente durante il loro turno"lavorativo",un manipolo di xenofobi pronti a picchiare senza motivi.
Ma le mani,devono sapere questi infami,non prudono solo a loro,ed a breve,quando ci saranno i primi feriti e morti sia da una parte che dall'altra,sarà sempre più lecito abusare di questo"diritto"di sterminio strumento del regime fascista di Berlusconi e di quel bastaro di Maroni.
La voglia di sicurezza se la possono mettere in culo visto che con queste parate di pagliacci alla sera e di notte le uniche persone veramente sicure saranno solo i nuclei familiari di tali puzzolenti personaggi:infatti le loro mogli e figli saranno sicuri almeno per poche ore di non correre il rischio di venire menati o violentati dai loro mariti-padri padroni,questa è la più grande verità.
Il resto è quella solita merda di propaganda fascista dettata dai media al soldo del regime e si sa che la merda a pestarla porta bene!
Tratto da Indymedia Lombardia l'articolo che riguarda la nascita e speriamo la prematura morte delle ronde nere targate MSI indagate dai magistrati su segnalazione della Digos di Milano e Torino(per ora),una copertura che lo Stato fa a se stesso visto che è sport nazionale prendersela con le fantomatiche toghe rosse:se davvero esistessero tutti i membri di queste merdose ronde nere starebbero in carcere a regime antiterroristico come ci stanno i compagni che fanno poco o un cazzo.
Procura di Milano: indagine sulle 'ronde nere'
La procura di Milano ha disposto accertamenti da parte degli agenti della Digos sulle cosiddette "ronde nere", il gruppo che vorrebbe collaborare con le forze dell'ordine in tema di sicurezza e che è stato presentato ieri a Milano composto per un terzo da ex membri delle forze dell'ordine legate al nuovo Msi di Gaetano Saya. Gli accertamenti, a quanto si è saputo, sono stati disposti dal procuratore aggiunto Armando Spataro, capo del pool antiterrorismo, d'intesa con il procuratore Manlio Minale. Allo stato non ci sono indagati e non vi è una ipotesi di reato che, comunque, potrebbe essere quella di una violazione delle legge Scelba che punisce la ricostituzione e l'apologia del fascismo. Le divise delle ronde nere, infatti, richiamano simboli di età fascista.
Gli agenti della Digos analizzeranno filmati, notizie di stampa, sulla scorta delle quali è stato aperto un fascicolo, e redigeranno un rapporto da consegnare nei prossimi giorni alla Procura. Allora, a quanto si è saputo, sarà formulata una precisa ipotesi di reato. Il fondatore delle cosidette ronde nere, Gaetano Saya, era rimasto coinvolto in un'inchiesta della Procura di Genova su una sorta di polizia parallela, chiamata DSSA (Dipartimento studi strategici antiterrorismo).
Ieri era stato il deputato del Pd Emanuele Fiano, membro del Copasir ed ex presidente della Comunità ebraica di Milano, ad auspicare che «la magistratura indaghi sulla natura di questa organizzazione per verificarne la sua costituzionalità e per evitare che l'Italia diventi il teatrino triste e pericoloso dei nostalgici di un tempo passato». Come per Fiano, anche secondo il capogruppo alla Camera dell'Idv, Massimo Donadi, queste ronde sono una conseguenza del ddl sulla sicurezza ed è per questo che «il governo - spiega - deve fare marcia indietro».
Ma anche oggi la politica si sta mobilitando per fermare le "ronde nere": «Il governo intervenga subito per vietare le ronde nere di militanti neofascisti pronti a farsi giustizia come fossimo nel 'ventennio'» dice il capogruppo dell'Udc al Senato, Giampiero D'Alia. «Avevamo messo in guardia - aggiunge - sui rischi di un provvedimento demagogico e pericoloso come le ronde: oggi abbiamo il primo esempio di una giustizia sommaria fai da te che porterà solo danni al Paese e nessuna sicurezza». «Presenteremo - conclude - un'interpellanza chiedendo al governo di vietarle per motivi di pubblica sicurezza: che siamo nere, rosse o verdi, le ronde sono la resa dello Stato e un vero rischio per i cittadini».

domenica 14 giugno 2009

IVAN DELLA MEA

Chi ha compagni non morirà mai,e quindi Ivan Della Mea nella notte ci ha lasciati solo fisicamene in questo mondo mentre le sue canzoni rimarranno scolpite nella memoria di tutte le persone che hanno saputo apprezzare il suo lavoro e la sua passione,perchè si lotta sia con le mani e le armi ma anche con l'arte,la musica e la poesia.
Ho conociuto musicamente il cantautore naturalizzato milanese con la canzone"O cara moglie"(che si può ascoltare alla fine del post)che faceva parte di una raccolta di canzoni di lotta ce ho cercato oggi ma non ho ancora trovato nel caos dei cd,ed oggi parecchi telegiornali hanno dato la notizia della sua dipartita facendo ascoltare pezzi di sue canzoni.
Qui sotto l'articolo tratto da"Repubblica.it"e voglio segnalare il sito"il Deposito.org"dove oltre ad una scheda dedicata a Ivan Della Mea vi sono molte canzoni e testi di parecchi canti di lotta...arrivederci compagno!http://www.ildeposito.org/archivio/autori/autore.php?id_autore=25

MILANO - Era uno dei militanti della canzone italiana. Ivan Della Mea è morto la notte scorsa all'ospedale San Paolo di Milano. Aveva 69 anni. Cantautore, poeta e scrittore nato a Lucca il 16 ottobre 1940, si era presto trasferito a Milano dove, insieme a Gianni Bosio, fu tra i fondatori del Nuovo Canzoniere Italiano, il cenacolo di artisti e intellettuali che ha segnato lo sviluppo della canzone di protesta italiana.
Nella lunga carriera di Ivan Della Mea musica e militanza nelle forze della sinistra sono unite sin dall'inizio. Le sue prime incisioni compaiono in Canti e inni socialisti, compilation prodotta nel 1962 per il 70° anniversario del Partito Socialista Italiano. La tradizione politica del folk italiano è stata sempre la sua costante ispirazione, sin dai primi lavori. Come Ballate della piccola e della grande violenza, lp uscito per l'etichetta discografica Dischi del Sole, la stessa di Giovanna Marini e Paolo Pietrangeli.
Negli anni '60 le canzoni di Della Mea e degli altri esponenti del Nuovo Canzoniere fanno da colonna sonora alle proteste degli studenti e degli operai. Del 1972 una delle sue canzoni più famose, Ballata per Ciriaco Saldutto, è dedicata a uno studente torinese morto suicida dopo essere stato bocciato.
La ricerca musicologica lo porta a confrontarsi anche con la composizione in dialetto. Sua la celebre El me Gatt, considerata una delle più importanti canzoni di protesta italiane.
La passione per la ricerca musicale lo porta negli anni '90 a dirigere l'Istituto De Martino, una delle istituzioni più prestigiose dell'antropologia musicale italiana.
O cara moglie.

O cara moglie, stasera ti prego,
dì a mio figlio che vada a dormire,
perchè le cose che io ho da dire
non sono cose che deve sentir.
Proprio stamane là sul lavoro,
con il sorriso del caposezione,
mi è arrivata la liquidazion,
m'han licenziato senza pietà.

E la ragione è perchè ho scioperato
per la difesa dei nostri diritti,
per la difesa del mio sindacato,
del mio lavoro, della libertà .

Quando la lotta è di tutti per tutti
il tuo padrone, vedrai, cederà ;
se invece vince è perchè i crumiri
gli dan la forza che lui non ha.

Questo si è visto davanti ai cancelli:
noi si chiamava i compagni alla lotta,
ecco: il padrone fa un cenno, una mossa,
e un dopo l'altro cominciano a entrar.

O cara moglie, dovevi vederli
venir avanti curvati e piegati;
e noi gridare: crumiri, venduti!
e loro dritti senza piegar.

Quei poveretti facevano pena
ma dietro loro, la sul portone,
rideva allegro il porco padrone:
l'ho maledetto senza pietà .

O cara moglie, prima ho sbagliato,
dì a mio figlio che venga a sentire,
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà
chè ha da capire che cosa vuol dire
lottare per la libertà.


venerdì 12 giugno 2009

HEY,JOHNNY PARK!

Video live per i Foo Fighters,band statunitense nata nel 1995 dall'estro creativo dell'ex Nirvana Dave Grohl che già da tempo scriveva diverse canzoni per creae un suo progetto Solista.
La bella"Hey,Johnny Park!"è del 1997 e fa parte de secondo lavoro del gruppo"The colour and the shape"ed è quello che preferisco perchè contiene vari pezzi molto validi,da orecchiabili ballads a canzoni alternative rock con una vena di grunge.
La line up al momento della pubblicazione dell'abum vedeva Dave Grohl alla voce e chitarra,Pat Smear all'altra chitarra,il batterista Taylor Hawkins ed il bassista Nate Mendel con il solo Smear che attualmente è rientrato com componente non ufficiale.

Come and I'll take you under
This beautiful bruise's colours
Everything fades in time, it's true.

Wish that I had another
Stabb at the undercover
Was it a change in mind for you.

It's impossible
I can't let it out
You'll never know
Am I selling you out
Sit and watch
You're every mood, mood

Your eyes still remind me of
Angels that hover above
Eyes that can change from blind to blue

It's impossible
I can't let it out
You'll never know
Am I sellin' you out
Sit and watch
You're every mood, mood, mood, mood

Now that I've found my reward
I'd throw it away long before
I'd share a piece of mine with you.

It's impossible
I can't let it out
You'll never know
Am I sellin' you out
Sit and watch
You're every mood, mood, mood, mood


OMAR AL MUKHTAR,PARTIGIANO

Con curiosità e alla fine con enorme piacere ho voluto approfondire la conoscenza della figura di Omar al Mukhtar,visto che se ne è parlato solo perchè una sua fotografia è stata appuntata al petto del leader libico Muammar Gheddafi in visita in Italia.
Questo eroe nazionale libico è da considerarsi un partigiano in quanto ha saputo combattere l'esercito invasore coloniale fascista italiano negli anni venti e trenta dello scorso secolo assieme ad una coraggiosa e piccola truppa di fieri guerriglieri tenendo testa per quasi una decina di anni in una impari lotta sia di quantità numerica che di armamenti e approvigionamenti.
Alla fine fu catturato e giustiziato a Soluch ma la sua epica figura di lottatore per la patria non è certo svanita come ne è stata testimone l'immagine che Gheddafi ha portato con se...come dire all'Italia che nonostante i soprusi,gli omicidi,le stragi compiute dai fascisti noi a testa alta ci siamo liberati e vi possiamo guardare dall'alto verso il basso.
Ultimo commento lo merita l'attuale leader Gheddafi,una delle figure politiche più furbe e carismatiche degli ultimi decenni che è stato contestato da molti compagni durante la sua visita romana.
Non è di certo uno stinco di santo e la sua politica per l'immigrazione e contro i clandestini è discutibile almeno quanto la"nostra"(intesa come quella del governo)ma ha dei meriti in quanto alla fine stiamo dando al suo paese in cambo dell'oro nero e dei gas naturali palate di milioni di Euro,ed ha sacrosanta ragione in quanto"abbiamo"colonizzato(che vuol dire usurpato)la nazione della Libia ammazzando e torturando,sfruttando e schiavizzando il popolo per parecchi anni.
Inoltre è stato sostenitore dell'Ira e della lotta palestinese e anche se da qualche lustro ha dichiarato di aborrire il terrorismo internazionale sono sicuro che sotto sotto...
L'articolo,a scanso d'equivoci non scritto in questi giorni ma nel 1998,è di Angelo Del Boca e narra la storia di Omar al Mukhtar,un partigiano dell'altra parte del Mediterraneo,e la foto con Gheddafi e Berlusconi al termine del post mostra l'ingrandimento dell'immagine portata dal capo libico con il trucchetto di una foto di villa Certosa...scherzetto!(non una mancanza di rispetto verso la figura di Omar,ci macherebbe!)
Omar al Mukhtar, padre della patria per i libici, pendaglio da forca per il fascismo.

Un eccellente articolo di Angelo Del Boca, il massimo storico del colonialismo italiano, su Omar al Mukhtar, l’eroe della guerriglia contro l’invasione italiana fatto infine assassinare dal criminale di guerra Rodolfo Graziani nell’ambito del genocidio commesso dagli italiani in Cirenaica.L’articolo è tratto da Nigrizia del primo aprile 1998.

Omar al Mukhtar, credente e stratega - Padre della patria per i libici, pendaglio da forca per il fascismo, sconosciuto per l’Italia di oggi.

Quando Omar al Mukhtar assume nel 1923, per delega di Mohamed Idris, capo della Senussia, la guida della resistenza anti-italiana in Cirenaica, ha già 63 anni e alle spalle una intera esistenza spesa ad insegnare il Corano nella moschea di Zawihat al Gsur, un villaggio agricolo tra Barce e Maraua. Il generale Graziani, che finirà per batterlo, ricorrendo ad ogni mezzo, così lo descrive: «Di statura media, piuttosto tarchiato, con capelli, barba e baffi bianchi, Omar al Mukhtar era dotato di intelligenza pronta e vivace; era colto in materia religiosa, palesava carattere energico ed irruente, disinteressato ed intransigente; infine, era rimasto molto religioso e povero, sebbene fosse stato uno dei personaggi più rilevanti della Senussia».
Per essere stato delineato dall’avversario che lo porterà al patibolo, il ritratto è sorprendentemente fedele e positivo, concorda con il ritratto che altri hanno tracciato di lui. Ma c’è una dote di Omar che Graziani sottace ed è il suo genio militare, che forse eguaglia o supera quello del guerrigliero somalo Mohammed ben Abdalla Hassan, più noto come il Mad Mullah.
Omar al Mukhtar, infatti, non è soltanto uno splendido esempio di fede religiosa, di vita semplice ed integerrima. È anche il costruttore di quella perfetta organizzazione politico-militare che gli italiani riusciranno a frantumare soltanto alla fine di un decennio di lotte e utilizzando mezzi assolutamente straordinari.
Con appena 2-3 mila uomini, ma in certi periodi anche soltanto con mille, Omar riesce a tener testa a 20 mila uomini, dotati dei mezzi più moderni ed efficienti, riforniti con larghezza e protetti dall’aviazione. Quasi sempre all’offensiva - lo testimoniano i 53 combattimenti e i 210 scontri che si succedono nel decennio - Omar colpisce, poi si ritira e svanisce nel nulla, creando nell’avversario, che ricerca invano una battaglia risolutiva, rabbia e un senso di frustrazione.
Nella conduzione della spietata guerra per bande, Omar è favorito dalla natura impervia dei territori in cui opera e dal sostegno incondizionato delle popolazioni del Gebel Akhdar che lo riforniscono di uomini, armi, cibo e denaro. Si aggiunga che ad Omar giungono regolarmente e in abbondanza aiuti di ogni genere dal vicino e compiacente Egitto, dove hanno trovato rifugio e protezione l’emiro Mohamed Idris ed altri capi della resistenza all’Italia.
Quando, all’inizio del 1930, il regime fascista affida al generale Graziani, che già ha sottomesso la Tripolitania e il Fezzan, il compito di liquidare la resistenza in Cirenaica, il generale sa perfettamente che non riuscirà a sconfiggere Omar al Mukhtar adottando soltanto gli strumenti militari reperibili in colonia. Per vincere Omar è necessario fargli il vuoto intorno, prosciugare le sue casse, tagliare le sue linee di rifornimento con l’Egitto. D’intesa con il governatore generale della Libia, maresciallo Badoglio, e con il ministro delle colonie, Emilio De Bono, il generale Graziani organizza una serie di operazioni tese al soffocamento della ribellione.
Con la chiusura delle 49 zavie della confraternita religiosa senussita e la confisca dei suoi ingenti beni (centinaia di case e 70 mila ettari della miglior terra), Graziani toglie a Omar uno dei sostegni economici più rilevanti. Con la mossa successiva, quella di trasferire parte delle popolazioni del Gebel Akhdar verso la costa, Graziani confida di poter bloccare il continuo reclutamento di guerriglieri. Presto si accorge che quest’ultima operazione non fornisce i risultati sperati. Allora ricorre ad un estremo rimedio: quello di trasferire l’intera popolazione delle regioni montane e della Marmarica lontano dalla zona delle operazioni, per togliere alla ribellione ogni residuo sostegno.
Il trasferimento, che si compie con indicibili sofferenze fra il luglio e il dicembre del 1930, riguarda oltre 100 mila libici, che vengono confinati in tredici campi di concentramento nel sud bengasino e nella Sirtica, regioni notoriamente fra le meno ospitali, dove i reclusi saranno falcidiati dal tifo petecchiale, dalla dissenteria bacillare, dalla fame e dalla quotidiana razione di botte. A guerra finita, su 100 mila confinati, 40 mila non torneranno più alle loro case.

I conti con la storia.

Per tagliare infine i rifornimenti dall’Egitto, Graziani fa costruire una barriera di filo spinato, larga alcuni metri e lunga 270 chilometri, dal porto di Bardia all’oasi di Giarabub. Nell’estate del 1931, mentre viene sigillata ermeticamente la frontiera con l’Egitto, Graziani è ormai convinto che Omar finirà per cadere nella trappola. E in effetti il capo della guerriglia si trova a mal partito. Gli sono rimasti soltanto 700 uomini, poche munizioni e pochissimi viveri.
Con i suoi audaci cavalieri riesce a mettere a segno ancora qualche colpo, ma l’11 settembre, avvistato dall’aviazione, viene circondato da forze soverchianti nella piana di Got-Illfù. Omar cerca ancora di portare in salvo il suo squadrone ordinandone il frazionamento. E infatti gran parte dei suoi uomini si salva. Ma lui viene colpito da una fucilata al braccio e subito gli uccidono il cavallo.
Per Omar al Mukhtar è finita. Tradotto a Bengasi con il cacciatorpediniere “Orsini”, il 15 settembre lo processano nel salone del Palazzo Littorio. Il processo è soltanto una tragica farsa destinata a rendere legale un assassinio. Mussolini ha già deciso per la pena capitale. Alla lettura della sentenza, che lo condanna all’impiccagione, Omar al Mukhtar non si scompone, dice: «Da Dio siamo venuti e a Dio dobbiamo tornare». L’indomani, carico di catene, il settantenne Omar sale sul patibolo.
Raggiunta l’indipendenza nel 1951, la Libia di re Idris e poi quella di Muammar al Gheddafi riconoscono il ruolo di primissimo piano di Omar e gli dedicano vie e piazze, monumenti e un mausoleo a Bengasi.Nel 1979 il presidente Gheddafi stanzia 50 miliardi per realizzare, con la regia di Moustapha Akkad, un film sulle imprese di Omar, che si intitola Il Leone del deserto. Interpretato da Anthony Quinn, che si cala nel personaggio con estrema bravura, il lungometraggio a colori viene proiettato nel 1982 in tutto il mondo. Salvo che in Italia, dove ancora oggi non è entrato nella normale distribuzione, perchè‚ «lesivo dell’onore dell’esercito italiano».
Il lungo e incredibile ostracismo contro il film di Akkad si inserisce in una più vasta e subdola campagna di mistificazione e di disinformazione, che tende a conservare della nostra recente storia coloniale una visione romantica, mitica, radiosa. Cioè assolutamente falsa.

L’esecuzione.

Sono le 9 del mattino del 16 settembre 1931. Intorno alla forca eretta nel piazzale del campo di concentramento di Soluch, in Cirenaica, sono assiepati oltre 20 mila libici, fatti affluire da Bengasi, da Benina e dai lager della Sirtica. Sono qui per imparare che la giustizia fascista è severa, spietata, inesorabile. Sono qui per assistere all’impiccagione di Omar al Mukhtar, un capo leggendario che, per dieci anni, ha dato del filo da torcere agli eserciti di quattro governatori italiani.
Quando il vecchio Omar, avvolto in un baracano bianco, viene fatto salire sul patibolo, il silenzio nel campo si fa totale. Ostacolato dalle catene e tormentato dalla ferita al braccio ricevuta nell’ultimo combattimento, il vicario della Senussia muove a stento i passi, tanto che debbono aiutarlo a salire i gradini del palco. Mentre gli sistemano il cappio intorno al collo, guarda per l’ultima volta la folla silenziosa, che trattiene a fatica il dolore e la rabbia. Poi, con un calcio allo sgabello, gli spezzano il collo.
Con Omar al Mukhtar finisce anche la ribellione libica, cominciata vent’anni prima. Ma non finisce la leggenda di Omar, che anzi cresce con gli anni, sino a diventare un insostituibile punto di riferimento per chi aspira all’indipendenza della Libia.

giovedì 11 giugno 2009

IL NAZI-CIRCO EUROPEO

Ecco sette piccole storie di sette piccoli e meschini individui,retaggio dell'odio razziale mascherato dietro ai"padroni a casa nostra"o del"il lavoro prima a noi"ed altre trovate elettorali che hanno colto nel segno delle menti più plasmabili.
Sette merde che si affiancheranno ai già noti razzisti Porchezio e Le Pen,emulatori di tali schifosi personaggi di un Europa unita che nemmeno vorrebbero,da tutti gli angoli dell'Europa eletti perchè l'elettorato ha voluto premiare ciò che loro offrivano:uno spauracchio dietro cui pararsi il culo il tutto dovuto alla paura del diverso.
L'articolo di Indymedia Lombardia elenca i precedenti talvolta criminosi di tali"eroi nazionali"ed il loro programma futuro fatto di sconcezze xenofobe in nome di una supremazia di un popolo rispetto ad un altro.
Nel circo qui sotto si potranno assistere a romeni contro rom,cechi razzisti contro ungheresi xenofobi,francesi ed inglesi negazionisti,finlandesi che odiano i non biondi e olandesi nazisti che tacciano il Corano di essere uno scritto religioso fascista.
Speriamo che il tendone di questo circo prenda fuoco e con esso i loro spettatori.
Parlamento NaziEuropeo.

Xenofobo? Sì grazie. Nel Parlamento europeo appena rinnovato a colpi di astensionismo e voti di protesta (ma non solo... ) non saranno in pochi a rispondere così. I movimenti populisti ostili all’immigrazione islamica, ma anche alle minoranze di casa propria (come spesso è il caso dell’Europa orientale), hanno inviato a Strasburgo una galleria di tipetti a dir poco pittoreschi. Ne abbiamo selezionati sette, che promettono di movimentare le sedute come neanche Borghezio sa fare.Gente manesca e con la fedina penale non immacolata come Gigi Becali, fresco eletto del partito della Grande Romania, uno che vorrebbe vedere i gay confinati in quartieri ad hoc. Miliardario nato in una famiglia di pastori, accusato di corruzione in favore della sua squadra di calcio ma anche di aggressione e sequestro di persona per aver tentato di farsi giustizia da sé nei confronti di tre ladri che avevano provato a rubargli l’auto. S’è fatto due settimane di galera e al momento non ha l’autorizzazione a lasciare la Romania: per ora Strasburgo la vede col binocolo.A illustrare la vicina Ungheria c’è invece la signora Krisztina Morvai, avvocato 45enne e leader del partito ultranazionalista di destra Jobbik (i Migliori), in greve odore di antisemitismo. A Strasburgo porterà la sua campagna contro gli zingari, accusati di essere dei parassiti e dei ladri professionisti, e per la tutela degli ungheresi all’estero: non un dettaglio quest’ultimo, perché con la seconda guerra mondiale l’Ungheria ha perso ampi territori e milioni di cittadini, ora in pessimi rapporti coi loro “connazionali” romeni e slovacchi. Jobbik vuole per loro l’autonomia. Chissà cosa ne penserà Jan Slota, spedito a Strasburgo dal Partito nazionalista slovacco: un signore di cui si racconta che fuggì dalla Cecoslovacchia comunista negli anni Settanta per poi dedicarsi ai furti d’auto in Austria, da dove pure dovette scappare per non finire in prigione. Slota gli ungheresi non li può soffrire, come pure gli zingari: ai primi ha fatto sapere che conta di presentarsi a Budapest a bordo di un carro armato, ai secondi che i loro problemi vanno gestiti «a colpi di frusta».Se questo è l’Est, l’Ovest comunque non delude. Di Geert Wilders, capo dell’olandese Partito della libertà, sappiamo già che ha sbancato le urne dopo aver detto peste e corna dell’islam («religione fascista come il Corano») e degli immigrati in generale. Wilders condivide l’ostilità verso i musulmani con Nick Griffin, il cinquantenne capo del British National Party che ha concluso la sua lunga rincorsa politica con l’elezione a parlamentare europeo. Convinto che l’islam sia «una religione viscida e perversa», in ottimi rapporti con il leader dell’italiana Forza nuova Roberto Fiore, con gli ungheresi di Jobbik e col grande vecchio dell’ultradestra francese Jean-Marie Le Pen, quello che «le camere a gas sono un dettaglio della storia», (confermato a suon di voti a 80 anni, invece), Griffin (che ha studiato a Cambridge) dà dell’«idiota» a chi lo definisce razzista: si limita a ricordare che anche in Inghilterra «la gente è stufa degli islamici che mettono le bombe nella metropolitana di Londra e poi ci insultano, degli orientali che ci rubano il lavoro e degli stupratori e dei violenti che insudiciano le nostre strade». Quanto ai clandestini, «li si prende e li si caccia, con le buone o con le cattive».Lo spazio è tiranno ed è un peccato: meriterebbe raccontare del «Vero finlandese» Timo Soini, che ha trionfato promettendo di stanare «tutti quelli che vivono in Finlandia e nemmeno sappiamo dove», o del populistissimo beppegrillo austriaco Hans Peter Martin, ex giornalista dello Spiegel ed ex socialdemocratico cui ha giovato per la terza eurolegislatura di fila lo slogan «solo lui può controllare i potenti». Ma tanto ci daranno occasione di parlare di loro, non dubitate.

mercoledì 10 giugno 2009

COMUNICATO F.L.C.A.C. N°1

Per maggiori info vedi il link:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/06/una-mattina-mi-son-svegliatoe-han.html

Comunicato del F.L.C.A.C.

“Un motivo in più per odiare Casapound”.

Apprendiamo con dolore della scomparsa di tre nostri compagni tra le fiamme appiccate al portone di Casapound Bologna. Una fine terribile,che pone fine nel peggiore dei modi ad un'esistenza già oppressa non solo dal chiuso di una prigione, ma anche dalla convivenza obbligata con personaggi nauseanti che accecati dal desiderio di violenza e tirannia sugli uomini si esercitano con altre specie come la nostra,credendole indifese. Se le merde fasciste non li avessero chiusi in una gabbia per il loro puro divertimento, non sarebbero morti così.

Un motivo in più per odiare Casapound e ogni altra forma di fascismo.Non saluteremo i nostri compagni con i nomi infamanti a loro assegnati dall'idiozia nostalgica (Fiamma, Ezra e Giorgio A.), ma li ricorderemo e continueremo anche per loro la nostra lotta.

Fascisti carogne vi aspettiamo nelle fogne!

Fronte di liberazione dei criceti antifascisti in cattività.

TV POWER

Nell'articolo seguente tratto da"Repubblica.it"si può evincere come la televisone abbia avuto un ruolo rilevante nella scelta elettorale degli italiani e di come chi detenga il possesso di tali fonti mediatiche possa tirare l'acqua al proprio mulino.
La gente dopo la tv si è lasciata condizionare in via sempre minore dai quotidiani,dalla radio,dal
confronto tra conoscenti,dagli opuscoli dei partiti,ed internet in percentuale è al penultimo posto davanti solo ai comizi pubblici.
Facendo due calcoli si può notare che l'informazione non faziosa(o almeno più libera e pluralista) del web è appannaggio dei più giovani e degli studenti,mentre le categorie meno istruite(e maggiormente manipolabili)hanno subito l'influsso comandato delle reti televisive.
Anche nel periodo immediatamente post-elettorale c'è stato il clamoroso esempio del giornalista made in Me(r)diaset del Tg5 Bonsignore che in un fuori onda insabbia la perdita del proprio datore di lavoro Berlusconi,che si può vedere nel video YouTube a fine commento,col breve articolo di commento preso da Senza Soste.
Secondo il Censis il piccolo schermo condiziona sempre più le decisioni.Solo un quarto degli elettori si affida ai giornali. I giovani guardano al web.

Elezioni, il potere della televisioneTg determinanti nella scelta del voto.

ROMA - E' ancora la televisione il principale mezzo utilizzato dagli italiani per formarsi un'opinione politica. Solo un quarto degli elettori si e' affidato ai giornali mentre internet rappresenta ancora la fonte di informazione per una fetta minoritaria del corpo elettorale, tranne che tra i giovani. Secondo un'indagine del Censis, durante la campagna elettorale il 69,3% degli elettori ha formato la sua scelta attraverso le notizie e i commenti trasmessi dai telegiornali. I Tg restano il principale mezzo per orientare il voto soprattutto tra i meno istruiti (il dato sale, in questo caso, al 76%), i pensionati (78,7%) e le casalinghe (74,1%).
Al secondo posto si piazzano i programmi televisivi di approfondimento giornalistico a cui si e' affidato il 30,6% degli elettori. Si tratta soprattutto delle persone piu' istruite (il dato sale, in questo caso, al 37%) e residenti nelle grandi citta', con piu' di 100.000 abitanti (con quote che oscillano tra il 36% e il 40%), mentre i giovani risultano meno coinvolti da questo format televisivo (il 22,3% nella classe d'eta' 18-29 anni).
Al terzo posto si colloca la carta stampata: i giornali sono stati determinanti per il 25,4% degli elettori (il 34% tra i piu' istruiti, e il dato sale ad oltre un terzo degli elettori al Nordest e nelle grandi citta', e raggiunge il 35% tra i lavoratori autonomi e i liberi professionisti). I canali Tv ''all news'' sono stati seguiti dal 6,6% degli italiani prossimi al voto (soprattutto maschi, 9,3%, e piu' istruiti, 10,2%). Solo il 5,5% si informa attraverso i programmi della radio, il cui ascolto e' apprezzato soprattutto da artigiani e commercianti, liberi professionisti e lavoratori autonomi (12,1%).

Il confronto con familiari e amici, resta fondamentale per il 19% degli elettori, in particolare per i piu' giovani (18-29 anni: 26%), residenti nel Mezzogiorno (22,2%) e nei centri urbani minori (citta' con 10.000-30.000 abitanti: 22,5%).
Il materiale di propaganda dei partiti (volantini, manifesti, ecc.) e' stato utilizzato dal 10,9% degli elettori, con una punta di attenzione al Nordest (17,4%).
La partecipazione diretta alle manifestazioni pubbliche dei partiti rappresenta invece un canale preferenziale per una quota residuale di elettori (il 2,2%), che diminuisce ulteriormente tra i piu' giovani (18-29 anni: 0,7%).
Internet non sfonda nella comunicazione politica. Durante la campagna elettorale, per formarsi un'opinione solo il 2,3% degli italiani maggiorenni si e' collegato ai siti web dei partiti per acquisire informazioni, e solo il 2,1% ha visitato blog, forum di discussione. Il dato aumenta solo tra gli studenti: il 7,5% si e' collegato ai siti Internet dei partiti e il 5,9% ha navigato su altri siti web in cui si parla di politica.
Fuorionda Tg5, "Berlusconi perde? Tanto non lo diciamo".

«Ma quanto ha preso il Pdl rispetto alle politiche del 2008? Così per sapere, tanto mica lo dico». Il fuori onda di Gioacchino Bonsignore, anchorman del Tg5 durante la notte elettorale, nel suo piccolo farà epoca. Beccato dalle telecamere il giornalista cerca di capire il divariotra il voto a Berlusconi nel 2008 e quello nel 2009. I conti evidentemente non tornano di tanto, e per cautelarsi è meglio far capire che comunque sia andata i telespettatori non devono sapere. Il video, disponibile su Youtube e il sito web dell’Unità, è già un tormentone: «Sara, stampa la pagina, tanto mica lo dico». Però la curiosità resta: com’è possibile, si chiedono al Tg5, che Berlusconi perda voti rispetto al 2008 o rispetto al 2006? Batosta, stop o arretramento che sia il risultato non cambia: il pubblico non deve saperlo.
Del resto, il giorno del comizio conclusivo di Berlusconi "i collegamenti Mediaset in diretta (che erano regolarmente pronti ): Studio Aperto e Tg 4 sono saltati proprio per evitare di far vedere le scarse presenze al palaghiaccio".Si può vedere la sala semideserta, apparsa affollata in tv, dell'ultimo comizio preelettorale di Berlusconi.