mercoledì 11 marzo 2009

...E LO VOGLIAMO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

Altri obbrobri politici percuotono la scena parlamentare italiana orientata sempre più verso un autoritarismo anni'20(ci stiamo preparando con molto anticipo al centenario).
E poi qualcuno lo ha proposto come prossimo presidente della repubblica...e magari il nostro dittatore vince...anni molto bui ci attenderanno se un essere simile,dopo che si sia fatto la sua ennesima legge ad personam tipo repubblica presidenziale,possa comandare uno stato come il nostro.
Altro che guerre civili e mondiali,un vero schifo più di quello odierno ci sarebbe se Berlusconi divenisse capo supremo duce imperatore dei nostri coglioni!
Ecco una riflessione tratta da Indymedia sulle nuove dichiarazioni di Berlusconi sulla possibilità di non far votare tutti i parlamentari,diciamo solo i più simpatici!
Mi chiedo se sono chiare a tutti le implicazioni del discorso di Berlusconi in cui il Nostro auspicava un parlamento in cui solo i capigruppo possono votare ed è riconosciuto a tutti gli altri, al massimo, il diritto a un voto dissidente.A un primo livello, il più elementare, Berlusconi dimostra di non avere la più pallida idea di cosa sia una democrazia parlamentare, e di cosa sia un mandato popolare. Ma si tratta anche dell'osservazione più elementare, dato che è noto a tutti che Berlusconi è un uomo ignorante.
A un livello appena più profondo, va rilevato il completo disprezzo che lui ha per la democrazia. Il fatto che ciambelle mandate in parlamento possano tornare senza buco è visto da lui come nient'altro che una menomazione delle sue prerogative. L'aver imposto un assurdo sistema di preferenza in cui si viene eletti secondo l'ordine di presentazione in lista non è stato sufficiente a determinare il completo assoggettamento dei parlamentari. E dunque ora si vuole addirittura privarli del voto in aula.
Ma soprattutto mi chiedo quanto le visioni di Berlusconi in materia di rapporti tra i poteri dello stato e di garanzie democratiche possano essere considerate come rappresentative del capitalista medio italiano. Questi signori hanno accettato la democrazia, tutto sommato. Ma ce li vedete a fare i difficili se un Franco o un Pinochet arrivassero al potere pronti a prendere le difese dei loro interessi?

martedì 10 marzo 2009

OCCUPAZIONE ERSAF A CREMA

La vicenda giudiziaria sull'occupazione di una palazzina dell'Ersaf dello scorso ottobre 2007 si è conclusa con la condanna ad un pagamento di una pena pecuniaria ai quattro compagni indiziati di "reato"di 400 Euro ciascuno.
Ancora una volta si è voluto legittimare il pugno duro dell'amministrazione fascista del razzista Bruttomesso,che dietro alla sua facciata perbenista e galante nasconte pensieri xenofobi propri del suo partito di provenienza,la Sega nord,prima contro i meridionali ora verso gli immigrati.
Questo è stato ai tempi una delle prime prove di forza della sua giunta,che a braccetto del prefetto e della polizia cremasca ha fatto sgomberare la zona al momento non occupata.
A Crema occupare è sempre stato difficile,e l'Acrateca 25 è stato solo l'ultimo episodio in ordine temporale,ai tempi anche il caso del centro sociale Stalingrado sgomberato,rioccupato ed alla fine incendiato fece parlare molto,soprattutto per l'interessamento in primis dell'imprenditore Bonetti proprietario della zona(aveva tanta fretta di ristrutturare tutto l'ex complesso industriale e si sono visti i risultati...).
Occupare più generalmente in Italia o solo mantenere uno spazio occupato è un'impresa sempre più dura a meno che non si sia di estrema destra,infatti l'apertura di molte Case Pound non solo hanno avuto un bene placito delle varie amministrazioni locali,ma addirittura in certe regioni le loro iniziative hanno trovato incentivi in denaro da parte dello stato...che aggiungere?
Il sito "Crema on-line"aveva già proposto lo scorso 19 novembre 2007 un articolo sullo sgombero di Acrateca 25,proposto per una ripassatina,e riporto pure l'articolo odierno con le sentenze.
Degli autonomi neanche l’ombra.Ma all’interno dell’edificio occupato da un mese c’erano brande e libri.Il blitz si è svolto senza incidenti.

Crema - Sgomberata la villetta dell’Ersaf. Questa mattina intorno alle 9 la polizia di stato è entrata in azione. A dirigere l’operazione c’era il vice questore Daniel Segre. Il dirigente della polizia di stato ha guidato gli agenti del commissariato avvalendosi anche, come rinforzo, di uomini in forza al reparto mobile.All’interno della villetta non è stato trovato nessuno. Gli agenti hanno rotto la catena che sbarrava la porta d’ingresso e hanno prelevato tutti gli oggetti che gli autonomi vi avevano lasciato: due brande e diversi libri. Il materiale è stato depositato in un magazzino.L'occupazione abusiva della villetta da parte degli autonomi durava da oltre un mese e tale situazione aveva scatenato molte polemiche.Anche il sindaco Bruno Bruttomesso aveva fatto sentire la propria voce denunciando la situazione “d’illegalità che si era venuta a creare”. Il primo cittadino si era appellato anche al prefetto Giuseppe Badalamenti, l’unico ad avere la possibilità, oltre ai magistrati della Procura, di chiedere l’allontanamento degli abusivi. L’ordine di sgombero è partito dal giudice per le indagini preliminari del tribunale cittadino su richiesta della Procura. Per ora sono indagate quattro persone.Lo stabile è stato di nuovo chiuso e restituito alla Regione, legittimo proprietario. Subito dopo l’occupazione, infatti, era stato l’ente regionale a denunciare il fatto all’autorità giudiziaria chiedendo lo sgombero immediato. “Violate le norme di sicurezza e i nostri dipendenti della struttura di Crema vivono con estrema apprensione questa iniziativa” aveva commentato il dirigente dell’Ersaf Roberto Bottaio.Ma i tempi tecnici non hanno permesso una soluzione più rapida. Il reparto mobile della polizia è stato chiamato per dare un aiuto in caso di scontri con gli occupanti. Fortunatamente non si sono verificati incidenti e l’edificio è stato restituito all’Ersaf senza problemi.
I quattro imputati avevano occupato lo stabile dell'Ersaf di via Massari.L'ente regionale aveva chiesto lo sgombero.Era intervenuta la polizia.Ora il proceso e le condanne.
Crema - Si è conclusa ieri in tribunale la vicenda dei quatto no global che nell’ottobre del 2007 avevano occupato uno stabile dell’Ersaf di via Massari. I quattro imputati sono stati condannati a pagare 400 euro ciascuno. Erano difesi dall’avvocato Sergio Pezzucchi che al termine dell’udienza ha manifestato la sua insoddisfazione per la decisione del giudice, dichiarando che avrebbe fatto ricorso in appello a Brescia. Il pm era Andrea Boschiroli, il giudice Cristian Vettoruzzo. L'occupazione dello stabile di via Massari e la denuncia dell'ErsafL’occupazione dell’Ersaf aveva tenuto con il fiato sospeso la città per alcune settimane. I no gobal erano entrati e avevano appeso dei teli con delle scritte fuori dalla finestra. Avevano organizzato dei volantinaggi in città. Era stato l'ente regionale dell’Ersaf a incaricare l’avvocato Marco Severgnini di procedere per sgombrare l’edificio. Il legale aveva fatto una precisa richiesta alla Procura della Repubblica. Poco dopo si era mossa la polizia. Gli agenti al comando del vice questore Daniel Segre avevano aperto con una tenaglia la porta dello stabile chiusa con un lucchetto. Poi avevano proceduto con lo sgombero. La tesi della difesa: il ricorso in appelloL’avvocato Pezzucchi ha fondato la sua arringa sul fatto che non si trattava di abitazione privata ma pubblica. Inoltre lo stabile era in una condizione di abbandono e sarebbe ulteriormente peggiorato. La presenza delle persone avrebbe potuto fare da deterrente. Ha anche elencato una serie di sentenze favorevoli alla sua tesi e ha proposto l’assoluzione. Il giudice però non gli ha dato ragione.

lunedì 9 marzo 2009

LA STESSA STORIA A TORINO

Ennesima prova di forza del regime oggi a Torino quando gli studenti antifascisti del Collettivo universitario autonomo hanno contestato fortemente i rappresentanti dei fasci del Fuan-Azione universitaria ma di fatto non c'è stato nessun contatto con loro visto che questi ultimi erano protetti dai loro amici-amanti col manganello in mano pronto a venire usato con gioia contro tutto e tutti(i compagni).
E la solita carrellata finale di agenti contusi e feriti a beccarsi i 3,i 5 o i 10 giorni di prognosi per nulla,solo per presentare documenti sempre più pesanti contro chi viene denunciato ed arrestato.
Capire una prognosi anche di 6 o più mesi per le evidenti mancanze intellettive delle merde in questione,ma è una storia veccia come il mondo che questi parassiti armati fino ai denti e di fatto protetti da casco,scuda ed armature dappertutto si facciano "medicare"per ferite immaginarie.
Esempio lampante per chi legge dal cremasco sono gli interventi degli sbirri contro ubriachi o tossicodipendenti che ogni tanto accadono qui nel circondario,col "criminale"senza divisa arrestato(e certi li conosco mingherlini e che potresti stenderli con un dito),e la pattuglia degli sbirri in toto al pronto soccorso ad estorcere la prognosi....che infami!
E lo dico perchè la mia esperienza di piazza e soprattutto di stadio è abbastanza ricca di episodi,senza entrare nel merito di dettagli,di gente massacrata dai manganelli e poi addirittura arrestata e picchiata nuovamente in questura e di sbirri e celerini falsi contusi.
Le ferite vere lo ribadisco le avete voi nel cervello ma di quelle serie che sono difficili da curare ma non per questo impossibili...una bella terapia d'urto fa bene al vostro caso.
Andando oltre metto degli articoli tratti da "La Stampa on-line"di Torino,"Infoaut" e "Senza Soste",buono sdegno.
Tensione all'Università, un arrestoScontri autonomi-forze dell'ordine.

Caos a Torino: studenti antifascisti protestano contro i giovani del FuanInterviene la polizia ed è battaglia.Il rettore: non ho autorizzato il blitz.

TORINO.Torna la violenza all’Università di Torino. È ancora la raccolta di firme per le liste universitarie a innescare la miccia, come due anni fa: un centinaio di autonomi, infatti, questa mattina, voleva impedire a Palazzo Nuovo, sede delle facoltà Umanistiche, l’operazione ai militanti del Fuan-Azione Universitaria. Il bilancio dei tafferugli è di tre giovani portati in Questura per essere identificati e sei agenti Digos feriti, uno dei quali alla testa. Dei tre studenti, uno di 31 anni è stato arrestato per violenza, resistenza e lesioni e un altro è stato denunciato a piede libero per resistenza a pubblico ufficiale. Una terza ragazza è stata identificata e poi lasciata andare. Incidenti quasi annunciati, perchè era chiaro da tempo come l’operazione di raccolta firme da parte del Fuan-Azione universitaria avrebbe scatenato la reazione dei militanti del Cua (Collettivo universitario autonomo), come era successo alle precedenti elezione dei rappresentanti degli studenti a Palazzo Nuovo, Facoltà Umanistiche. A riprova di ciò, era stato allestito un nutrito servizio d’ordine con carabinieri e polizia a protezione del banchetto di raccolta firme posizionato proprio nell’atrio di Palazzo Nuovo. I manifestanti, un centinaio, non riuscendo a raggiungere i rappresentanti del Fuan a causa del cordone di sicurezza allestito dalle forze dell’ordine, hanno cominciato a lanciare oggetti contro gli agenti e anche due bombe carta, una delle quali è scoppiata davanti al volto di un poliziotto. Le forze dell’ordine hanno risposto con alcune cosiddette «cariche di alleggerimento», per disperdere almeno una parte dei giovani che si trovavano all’interno dell’edificio, compresi i militanti del Fuan che raccoglievano le firme, fatti uscire dall’atrio. Lasciando Palazzo Nuovo, gli autonomi, al grido di «Fuori i fascisti dall’Università», hanno occupato il salone d’onore del Rettorato, in via Po, per protesta contro i tre fermi. «Io - è la risposta fornita dal rettore dell’Università di Torino, Ezio Pelizzetti agli studenti che hanno interrotto una seduta del senato accademico che, tra l’altro, ha preannunciato una indagine conoscitiva su quanto è accaduto - non ho autorizzato l’intervento di nessuno. La mia segreteria ha ricevuto stamattina una telefonata della Digos che avvertiva che le forze dell’ordine erano già nell’atrio». Una tesi diversa da quella sostenuta da fonti della polizia torinese secondo la quale fin dalle 9.30 di stamattina la segreteria del rettore era stata avvertita della situazione. In più il prorettore Roda, presente nell’atrio prima degli incidenti, avrebbe condiviso con i funzionari della polizia la presenza degli agenti all’interno dell’Università. Il Fuan ha infine chiesto che il Rettore e il ministro Gelmini sospendano le elezioni studentesche fino a quando «la situazione nell’Ateneo non sarà definitivamente risolta e si garantirà l’agibilità di tutte le liste che democraticamente vogliono candidarsi». «Abbiamo assistito a scene che mai ci saremmo aspettati di vedere - hanno invece ribattuto i giovani dei collettivi universitari di tutte le facoltà torinesi - studenti presi e trascinati per le gambe, buttati a terra e picchiati con calci e manganellate da più poliziotti contemporaneamente. Chiediamo al rettore e al Senato Accademico una presa di posizione inequivocabile e una condanna di quanto accaduto, nonchè l’immediato rilascio degli arrestati».
Università: Torino ancora cariche contro gli studenti.
Ancora una volta polizia ed i carabinieri hanno caricato gli studenti che protestavano contro i fascisti. Ancora una volta assistiamo all'inutile teatrino dei poliziotti che si fanno refertare in ospedale nonostante scudi, manganelli e tenute da robocop incontrino solo mani alzate. A pochi giorni dalle cariche all'università di Pisa la polizia torna ad occupare gli spazi degli atenei e, con la complicità dei rettori, ad usare la violenza, quando per una non ben chiara "difesa" di una porta di ingresso, quando per una chiarissima difesa di amici politicamente vicini. Ci chiediamo quanto durerà questa ondata repressiva "anti crisi", quando qualcuno alzerà la voce per fermare i manganelli, i tonfa e l'eccitazione delle divise blu, e quando il movimento tutto proverà a difendersi e a non accettare più violenze, provocazioni, soprusi e repressione.
Ulisse Ognistrada.

Torino, la polizia carica selvaggiamente l'Onda antifascista.

Dopo Milano , Padova e Cagliari , tocca a Torino. La polizia entra nelle strutture universitarie per difendere un ceto poltico di neofascisti in cerca di legittimazione e procacciamento di voto per garantirsi nuove poltrone nel Senato studentesco da cui gestire fondi e lobbying sui soldi pubblici. Quest'oggi i fascisti del Fuan si sono ripresentati nei locali dell'università di Torino, improvvisando un banchetto nell'atrio di Palazzo Nuovo per le imminenti elezioni universitarie.In città come all'università, negli anni, non è mai stato concesso alcuno spazio e agibilità politica all'estrema destra, quindi la presenza di questi personaggi non ha potuto che essere avverti dagli studenti e dalle studentesse dell'Onda come un'inaccetabile provocazione. Fin dalle prime ore della mattinata si è formato un presidio spontaneo antifascista, di fronte al quale si è interposta la celere.Non diversamente dal passato anche quest'oggi la questura ha militarizzato l'ateneo. Il presidio antifascista, provvisto dello striscione "fuori i fascisti dall'università", ha scandito cori e slogan, denunciato la natura fascista del Fuan, ritenendo tra l'altro inaccettabile non solo la presenza dei fascisti ma anche quella della polizia, come sempre a protezione dell'estrema destra. Di fronte alla persistenza degli studenti antifascisti, presenti in gran numero (almeno 400), che hanno lanciato uova in direzione dei fascisti e acceso fumogeni colorati, la polizia ha pesantemente caricato, selvaggiamente, dando luogo a una caccia all'uomo estesasi lungo tutto l'atrio e oltre. La celere si è accanita su ogni studente o studentessa capitato a tiro, facendo diversi feriti. Durante le cariche le forze dell'ordine hanno eseguito 5 fermi, portando gli studenti in questura e facendo tramutare 2 fermi in arresti.Dopodichè l'Onda antifascista è uscita da Palazzo Nuovo, dirigendosi in corteo spontaneo verso il rettorato dell'università, il quale è stato poi occupato. Si è tenuta una conferenza stampa nei locali occupati, durante la quale si è denunciata la violenza delle cariche della polizia e l'inaccettabilità della presenza di forze neofasciste all'università, richiedendo l'immediata liberazione degli studenti fermati ed esigendo una presa di posizione del rettore Ezio Pelizzetti. Gli studenti sono ancora in occupazione e la manterranno finchè il rettore non si presenterà. Tanti gli attestati di solidarietà dai soggetti sociali del panorama di movimento nazionale e cittadino.Quelle di oggi non sono che scene già viste: a Torino, come in altri atenei (e la tendenza sembra aumentare in progressione) esiste una irriducibilità politica antifascista che intorno a poche ma essenziali parole d'ordine difende spazi di tolleranza e vivibilità altra cui tanti pezzi di società sembrano ormai aver rinuciato.Solo poche settimane fa tre studenti di questo ateneo sono stati condannati a 1 anno di detenzione (uno di loro senza il beneficio di condizionale - dispositivo pure utilizzatogli contro retroattivamente) per le stesse ragioni che oggi hanno portato decine di studenti a frapporsi alla presenza intollerabile delle forze dell'ordine, le stesse che un mese fa militarizzarono tutta via Po per proteggere lo svolgimento separato di un'inaugurazione d'anno accademico che non s'aveva da fare.Rettore e autorità accademiche non si rassegnano, continuano con la loro governance di miseria, dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, rifutandosi di assumere un'indicazione precisa che giunge dalla parte più consistente e attiva della popolazione studentesca: "Fuori i fascisti dall'università!" No alla militarizzazione degli spazi!"Gli eventi di oggi sono solo un'avvisaglia perché hanno annunciato la loro intenzione a candidarsi con una lista paravento anche i neo-nazisti locali di Casa Pound Torino sotto il nome bucolico di "Arcadia". Staremo a vedere...

Università: uova contro i fascisti, la polizia carica.

fonte: infoaut
Con l'incombere delle prossime elezioni universitarie tornano a farsi vivi nei locali dell'università di Torino anche i fascisti del Fuan, componente giovanile di Alleanza Nazionale che non ha mai digerito lo svolta, più di facciata che reale, di Fiuggi. Perseverano nell'ostentazione di simboli fascisti, richiamandosi nostalgicamente nelle pratiche e nelle parole d'ordine al ventennio mussoliniano.Questa mattina hanno quindi fatto la loro comparsa, con un banchetto, a Palazzina Einaudi, sede dislocata dell'università, dove hanno trovato come ogni volta l'opposizione degli studenti e delle studentesse antifascisti. Nonostante la solita presenza di forze dell'ordine a protezione dei fascisti si è creato un presidio antifascista dell'Onda che è cresciuto di numero man mano nella mattinata, ritenendo intollerabile la presenza del Fuan. Dietro lo striscione "Fuori i fascisti dall'università" oltre una cinquantina di studenti ha mantenuto il presidio di contestazione di fronte ai cancelli della sede delle facoltà di Scienze Politiche e Giurisprudenza, ingentemente presidiati da un forte schieramento di polizia. Nel momento in cui il presidio è avanzato, lanciando uova contro fascisti e polizia, la celere ha caricato, non riuscendo però a far sciogliere il presidio.Anche quest'oggi gli studenti, l'Onda, hanno dato una risposta doverosa di fronte al tentativo di riemergere di questi personaggi. Nessuno spazio, nessuna agibilità, nè in città nè tantomeno all'università. Un antifascismo genuino quello espresso quest'oggi come negli anni scorsi a Torino, che non può essere intaccato nemmeno dalle "condanne esemplari" propinate dalla magistratura.

domenica 8 marzo 2009

UN UNICO PROBLEMA,UN'UNICA SOLUZIONE

Un articolo del "Manifesto" che fa riferimento alla famosa ma evidentemente non applicata legge Scelba sull'apologia del fascismo,e che parla del rapporto amoroso tra gli sbirri di merda e i ratti di fogna neofascisti giunto a livelli di idillio cosmico.
A Bergamo la sede di FN-VM inaugurata settimana scorsa e continuamente piantonata dagli sbirri,di fatto non è operativa in quanto presidiata da compagni,come ieri pomeriggio con cori e striscioni antifascisti,e che comunque anche se non si vedono ci sono...per controllare chi gira nei paraggi ma non circola molta gente di lì...le merde si vergogneranno o avranno paura?
Ormai sbirri e fascisti si sono omologati come un unico nemico da combattere,un virus da debellare non più solo con bastoni e forconi ma anche con mezzi più risolutivi.
Non c'è perdono per gli infami,per voi c'è solo odio!

Se polizia e fascisti sfilano a braccetto.

Se chi commette un reato delinque, questa volta dov'erano le benedette ronde del governo Berlusconi? Dopo quello che è accaduto sabato scorso a Bergamo, forse ci toccherà rivalutare il pacioso «presidio del territorio gestito da associazioni» auspicato dai politici nostrani per «aumentare la percezione di sicurezza dei cittadini» (il virgolettato è bipartisan). I volontari con la pettorina e i telefonini, per esempio, di fronte a un centinaio di malintenzionati colti in flagranza di reato avrebbero potuto chiamare la polizia e guadagnarsi una bella medaglia al merito: l'apologia di fascismo, fino a prova contraria, è ancora un reato previsto dalla legge Scelba del 20 giugno 1952 (e l'articolo 4 sancisce quello commesso da chiunque «pubblicamente esalta esponenti, princìpi, fatti o metodi del fascismo, oppure le sue finalità antidemocratiche»). Sarebbe stato un bel colpo. Peccato che la polizia fosse già sul posto, ma per difendere i delinquenti.Sicuramente il ministro degli Interni Maroni, per quanto incattivito dal suo «pacchetto sicurezza», non avrà dato disposizioni in questo senso, per cui adesso dovrebbe toccare al questore Dario Rotondi spiegare come mai i suoi poliziotti si sono dati tanto da fare, quasi mano nella mano, per scortare in pieno centro un gruppetto di nazifascisti di Forza Nuova. Erano armati di spranghe, mazze e caschi - per molto meno in prima serata vengono scomodate le Br...- e marciavano con il braccio romanamente teso per urlare «boia chi molla è il grido di battaglia», con il solito ciarpame ideologico/cimiteriale di contorno. Per tutti i bergamaschi con un briciolo di senno, roba da percepirsi piuttosto insicuri. In più, cosa molto grave per un qualunque tutore dell'ordine pubblico, il corteo fascista aizzato dal leader Roberto Fiore - uno che se gli dai del fascista si offende e chiama l'avvocato - non era nemmeno autorizzato.Tutto ciò sarà pure discutibile, o disgustoso, ma è niente rispetto a quello che è accaduto in seguito. Una volta protetta la lugubre parata non autorizzata, gli uomini comandati dal dottor Rotondi non sono certo rimasti con le mani in mano, e ci sono i video a testimoniarlo: alcuni antifascisti trattenuti a terra con i piedi schiacciati sulla faccia («pezzo di merda stai zitto»), altri fermati casualmente e portati in questura, una ragazza apostrofata «zecca puttana» (questa l'abbiamo già sentita da qualche parte...), per non dire dei tre individui con il passamontagna che manganellano a caso.Purtroppo abbiamo metabolizzato che il clima non è più quello di una volta perché «non c'è un governo di sinistra» - così un funzionario della Digos avrebbe «spiegato» i pestaggi - ma forse il questore di Bergamo potrebbe mostrarsi meno pigro e banale dei suoi sottoposti. Troppo facile cavarsela ringraziando il personale per il lavoro svolto e minimizzare i disordini dicendo «non si è trattato di una cosa di grande rilievo». Come no... Proteggere i fascisti non è più reato?

venerdì 6 marzo 2009

CI RISIAMO

Ancora non è passata una settimana dagli scontri di Bergamo che oggi gli sbirri hanno caricato dei manifestanti a Pisa presso l'università cittadina.
Ha dell'incredibile il fatto che questi studenti,perchè è di loro che si tratta assieme a qualche lavoratore precario,non hanno potuto assistere ad una manifestazione pubblica tenuta nel luogo dove studiano e dove pagano tasse per poter apprendere.
Era in programma nel pomeriggio la presentazione del libro di Marcello Pera invitato da appartenenti alla destra più radicale e fascista e questi ragazzi volevano entrare per partecipare al dibattito ma si sono ritrovati alle prese con i celerini che li hanno manganellati provocando diversi feriti.
La presenza fisica massiccia delle merde in divisa è figlia del regime totalitario che lentamente si sta insinuando come un cancro nella società attuale.
Anche a Milano oggi durante una manifestazione di una cinquantina di anzianotti della Lega accompagnati pateticamente da nipotini ha avuto come sana opposizione una contromanifestazione antirazzista organizzata dalla gente del quartiere,(zona via MacMahon)ha avuto come corollario un'ingiustificata presenza di sbirri,ma sembra che non ci siano stati scontri perchè i razzisti della Lega non hanno seguito il percorso originario ed in pratica si sono eclissati subito.
Queste notevoli presenze di sbirri assassini devono farci riflettere sul dove ci stia traghettando questo governo fascista,verso uno stato sempre più militarizzato che fa della repressione il suo cavallo di battaglia.
Ma uno per uno li prenderemo e nota dolente ma necessaria ci saranno molti funerali a nostre spese,pur se per una giusta causa!
Notizie tratte da "Senza Soste","Pisanotizie.it"e "Aut Aut".
Pisa: cariche della polizia contro gli studenti.
Alle 15 studenti e precari dell'Università si erano dati appuntamento in Piazza Dante per contestare la presenza del Senatore Marcello Pera, invitato alla Sapienza da varie associazioni cattoliche della destra fondamentalista pisana e da gruppi neofascisti (Laboratorio 99), per presentare il suo libro “Perchè dobbiamo dirci cristiani” alle ore 17.
La richiesta di chi ha indetto il presidio era quella di partecipare al dibattito, prendere parte a ciò che si svolge nella propria Università, in maniera necessariamente critica verso chi, come Pera, è stato promotore di un sapere mercificato e privato (vedi l'Istituto di studi avanzati IMT-Istituzioni Mercati Tecnologie di Lucca).
Ma per le circa 300 persone partecipanti al presidio non c'è stata alcuna porta aperta. La Polizia era schierata di fronte all'ingresso, la Sapienza blindatissima. Gli studenti hanno formato cordoni e, di fatti, la Polizia ha caricato a più riprese con qualche testa rotta.
Studenti. Piazza Dante. Partecipazione. Si avete letto bene, erano questi i fattori ma la repressione c'è stata, come è già avvenuto più volte questo autunno, sempre per "difendere" chi dentro l'Università pubblica ha trovato una comoda poltrona e non fa altro che restarvi attaccato a presidiare i propri privilegi attuali.
Al momento forti slogan continuano ad essere gridati fuori dalla Sapienza e si susseguono interventi col megafono, nell'attesa che il Senatore arrivi.

[Aggiornamento 17.30]Circa 200 persone hanno deciso di manifestare con un corteo contro la chiusura dell'Università nei confronti dei suoi studenti e di qualsiasi tipo di dissenso/critica. Diretto verso i lungarni il corteo è andato a bloccare l'arteria centrale Piazza Carrara-Piazza Garibaldi ed ora staziona sul Ponte di Mezzo.
Nel frattempo dentro l'aula magna della Sapienza ha avuto inizio la presentazione del libro alla presenza di Marcello Pera, fatto entrare da un ingresso laterale.
L'iniziativa si è svolta regolarmente, con il saluto del Rettore Marco Pasquali prima dell'apertura del dibattito. Il prorettore agli studenti, prof. Baggiani raggiunto dalla redazione di Pisanotizie all'interno della sala non si è voluto esprimere su quanto avvenuto in quanto si è dichiarato non a conoscenza dei fatti.

CONSIDERAZIONI A MARGINE SUGLI SCONTRI ALLA SAPIENZA .

Oggi è andata in scena una delle più tristi giornate che l'Università di Pisa abbia mai visto. Il presidio era convocato per le 15.00, nessuno pensava che non solo non si poteva entrare a quello che doveva essere un dibattito pubblico, ma addirittura trovare la Sapienza blindata con l'impossibilità di entrare anche solo all'interno della struttura.Polizia e carabinieri ad ogni entrata, portoni chiusi, tranne uno, quello su via Curtatone e Montanara.Il presidio degli studenti era convocato dalle 15.00 in piazza Dante e dopo poco si è spostato sulla strada.Tutti increduli nel vedere un dispiegamento di forze dell'ordine tale da ricordare vagamente il giorno della blindatura del cda per l'approvazione del bilancio d'Ateneo.Nonostante la visibile presenza delle forze dell'ordine la tensione era bassa, aria di scherzosità, perchè in fondo faceva ridere che uno comne Pera che ormai è lontano dagli schermi e da ruoli di potere richiedesse una blindatura di quel genere.Qualcuno porta le pere in piazza e le offre ai poliziotti.Probabilmente dal rettorato qualcuno si è mosso in maniera determinata per paura che qualcuno manifestasse ancora una volta un dissenso "troppo radicale" oppure la questura è stata più apprensiva del solito, volendo dimostrare (come vedremo in seguito) che è iniziata l'era della "mano pesante".C'è anche l'ipotesi che si si siano scomodati dal ministero per difendere l'onorabilità di un senatore in qouta di maggioranza.Quello che è successo ha comunque dell'incredibile, anzi dell'inaccettabile.Poco prima delle 16.00, la questura, nella persona di Pizzimenti e la digos nella persona di Calabrese ordinano agli studenti di fare tre metri indietro.Lo stupore degli studenti balza alle stelle, non solo non possono entrare nella loro Università, per cui pagano fior fior di tasse, ma addirittura nemmeno possono sostare di fronte ad una delle entrate, l'unica aperta, anche se con tutta la Digos al completo e qualche poliziotto a fare la portineria.Sostare, si badi bene, non davanti, ma a circa 6-7 metri, lontano addirittura dal marciapiede, sulla strada insomma.Di fronte ad un ordine senza motivazione, non essendo gli studenti un plotone d'esecuzione, l'ovvia risposta è stata il rifiuto. Tanto più che era ovvio che sia Pera che gli invitati (già perchè di invitati dobbiamo parlare) sarebbero passati da una delle altre quattro porte controllate completamente dalla polizia.Insomma inizia la carica, i poliziotti si schierano in due file di fronte agli studenti e iniziano a spingere, dopo pochi secondi partono le prime manganellate.L'aria si fa tesissima, ma ancora la questura non è contenta.Così il capo della Digos sghignazzando, pensando forse si trattasse di un gioco, impartiva l'ordine di andare avanti al plotone, dicendo che i tre metri ancora non erano raggiunti. La seconda carica è stata terribile, le manganellate sono partite subito e le teste degli studenti in prima fila non hanno ovviamente retto.Nessuno aveva il casco, nessuno aveva niente, proprio perchè la circostanza sembrava non portasse a situzioni di probabile scontro.Così non è stato. le manganellate hanno colpito duro, 7 i refertati e altri nemmeno si sono fatti refertare, ma ne avrebbero avuto un gran biosogno.9 o 10 le teste uscite insanguinate, molte le lesioni e gli ematomi sui corpi degli studenti nelle prime due file.Ad uno studente, attualmente ancora in ospedale, stanno ricucendo la parte dietro della testa, con uno scuarcio degno di nota.Tutto questo per far capire che l'università ora viene gestita con la forza, che il dissenso non è più tollerato in tempo di crisi.Anche la Questura (Digos ovviamente compresa) ha voluto dare un segnale di svolta comportandosi in una maniera tale da riportarci con la memoria ad altri tempi, quando a Pisa per un semplice presidio si prendevano gli schiaffi (sicuramente preferibili alle manganellate).La rabbia è tanta, la stupore ha laciato spazio ad un sentimento d'odio intrattenibile, che ti porta comunque a valutare con coscienza il dramma consumato oggi.Il 16 marzo scade la seconda rata per il pagamento delle tasse universitarie, in quel giorno tutti si dovranno ricordare che stiamo pagando per un università che non è più nostra, perchè non ci è possibile nemmeno sostarci di fronte pacificamante a le strutture universitarie, aspettando che qualcuno ti spieghi perchè non puoi entrare a prendere parte ad un dibattito dichiarato pubblico.L'università non è pubblica, ma di proprietà, di proprietà di Pera, o delle gerarchie dell'Ateneo, degna di osservazione, tra l'altro, il comportamento della professoressa Tongiorgi, prorettrice vicario che, mentre i poliziotti caricavano stava giungendo dal fondo della strada e appena ha sentito che veniva menzionata al megafono ha girato l'angolo, proprio mentre si alzava il primo manganello.Molte presenze importanti successivamente, sia Zappacosta, che la Tangheroni, il primo è stato sollecitato pubblicamente a svegliare il suo partito (PD) che a questo punto si spera prenda posizione su quanto è accaduto, la seconda invece con fare provocatorio si è avvicinata per poi subito scappare visto che la situazione era già abbastanza tesa.Molti anche i giornalisti, speriamo sia scorso abbastanza sangue da farci guadagnare la prima pagina.Dove sta l'università che si costruisce sul dialogo e sul confronto, se nessuno di quelli che vogliono portare domande "scomode" viene più fatto entrare e si ritrova, con la testa spaccata di fronte alla sua facoltà?Non ci sta, e sarebbe il momento di riprendersela questa uiniversità, bisogna che gli studenti incomincino a viverla e se le risposte stanno nei manganelli, bè... le teste sono tante, circa 50.000, chissà se prima dell'ultima rotta qualcuno in città griderà che Pisa non è la città democratica e aperta che vogliono farci credere, ma è solo un'altro posto dove la democrazia e la legalità si muovono sotto forma di manganelli e ordinanze repressive, dove il controllo sociale è una realtà quotidiana che si affianca alla straordinarietà delle teste rotte degli studenti che facinorosamente volevano avere diritto di parola nel loro Ateneo.La risposta sia del capo della Digos sia del vice questore, alla semplice domanda: perchè avete caricato?"Vi siete impuntati, ma soprattutto non abbiamo trovato nessun interlocutore con cui arrivare ad una mediazione".L'onda non ha interlocutori con cui tenere a bada le mobilitazioni, l'onda non ha referenti e rappresentanti, quindi l'Onda devono reprimerla... è chiaro no?Vedremo se ci riusciranno...Il prossimo apputamento è a breve, alla faccia di chi diceva che l'Onda era finita. Martedì sera al Polo Carmignani parleremo anche di questo, all'interno di un' assemblea pubblica.
Una delle teste spaccate.

LA CONFERENZA DELLA DISCORDIA

Uscita con poco,anzi nessun stile dell'Italia dalla conferenza Onu sul razzismo denominata "Durban II"dal nome della città sudafricana dove si era tenuto nel 2001 questo primo congresso.
Il nostro ministro degli esteri Franco Frattini,che dovrebbe rappresentare il nostro paese nel mondo(auguri!)ha preso una decisione infamante dettata dal grande potere che Israele detiene nello scacchiere mondiale.
E tutta la politica italiana plaude a questa notizia,tutti filosionisti dal primo all'ultimo,tutti schiavi della politica colonialista israeliana.
Si è fatta ancora un'enorme confusione tra antisemitismo ed antisionismo,accentuando il primo per poter dire che coraggiosamente ci siamo tolti di mezzo da una congrega di stati antioccidentali e filoislamici.
Il tutto nasce dalla non condivisione della bozza finale dalla quale si dirameranno i lavori previsti a Ginevra dal 20 al 25 aprile prossimi,tacciando proprio di razzismo gli stati maggiormente attivi nella stesura della bozza stessa,Siria e Iran oltre che la Libia.
Questo progetto dice solo cose vere,denuncia pesantemente Israele accusandolo soprattutto delle sue mire espansionistiche a scapito della Palestina,dicendo che la politica in materia è"una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid".
Sempre dal documento si evince come esista "profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato",puntando il dito contro lo stato guerrafondaio incolpandolo di "tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori" e definito "una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza».
Niente di nuovo sotto il sole e il nostro Frattini dopo aver leccato la passerina della collega israeliana Tzipi Livni ha fatto l'eroico annuncio del ritiro del nostro regime all'incontro
del prossimo aprile.
A nulla per il momento sono valsi gli appelli dell'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo Navi Pillay affinchè tutti siano presenti per questo importante convegno in quanto un fallimento di questo sia come dare un notevole calcio i culo ai diritti umani.
L'articolo che segue è la cronaca tratta da "Corriere.it".
«Durban II» in programma a Ginevra dal 20 al 25 aprile.
Conferenza Onu sul razzismo, si ritira anche l'Italia: «Frasi antisemite in bozze»
Frattini: «La decisione sarà revocata se modificati due punti inaccettabili». No anche da Stati Uniti e Canada.

ROMA - Anche l'Italia, seguendo l’esempio degli Stati Uniti e del Canada, boicotterà la conferenza Onu «Durban II» sul razzismo prevista a Ginevra dal 20 al 25 aprile, contestando le «frasi aggressive e antisemite» contenute nella bozza di dichiarazione finale. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Franco Frattini dopo un incontro bilaterale con la collega israeliana Tzipi Livni a margine del Consiglio Esteri Nato a Bruxelles. «La delegazione italiana non parteciperà al seguito dei lavori di Durban II» ha detto Frattini, spiegando che la decisione potrà essere revocata se il testo - che attualmente contiene «almeno due parti inaccettabili» - verrà modificato. Secondo il titolare della Farnesina, anche Danimarca, Francia, Olanda e Belgio sono pronti a ritirare le proprie delegazioni. Il premier Francois Fillon ha detto che la Francia «non accetterà che lo Stato d'Israele sia stigmatizzato, che la sua politica venga calunniata, e se necessario si ritirerà».

PLAUSO DI ISRAELE - Un portavoce del ministero degli esteri a Gerusalemme, Andy David, ha detto che Israele «si rallegra di questa decisione dell'Italia che si è resa conto che da questa conferenza nulla di positivo potrà emergere». Soddisfatta Margherita Boniver, deputata del Pdl e presidente del Comitato parlamentare Schengen, Europol e Immigrazione: «Dall'esperienza deleteria della prima sessione di Durban si era capito che l'intenzione di Paesi come la Libia e l'Iran era ed è di trasformare la conferenza in un grande palcoscenico, teatro di un'orgia di antisemitismo ed anti-occidentalismo, capace di rivoltare platealmente la realtà». Il sottosegretario agli Esteri Enzo Scotti ha detto che la conferenza di Durban «costituisce un'occasione unica di fare il punto sui nostri sforzi nella lotta al razzismo e alla discriminazione e di rinnovare il nostro impegno in materia. È fondamentale che i negoziati non deviino da questo obiettivo. Se tale sarà il caso l'Italia è pronta a continuare a impegnarsi in questo processo. Non possiamo permettere che questa occasione cada preda di altre priorità politiche o ideologiche».

APPELLO DEL COMMISSARIO - Giorni fa l'Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti dell'uomo Navi Pillay aveva lanciato un appello ai governi a partecipare al summit di Ginevra, dicendo che «offre la piattaforma e il quadro più ampio per combattere l'intolleranza e il razzismo nelle loro numerose forme». Pillay si è detta «pienamente consapevole del fatto che l'eredità della conferenza di Durban I è stata rovinata dal comportamento antisemita di alcune organizzazioni non governative ai margini della conferenza. E adesso anche la conferenza di revisione è presa di mira da una campagna sprezzante di coloro che temono una ripetizione delle manifestazioni di antisemitismo. Ma questo è ingiustificato». Per l'ex giudice sudafricana, un fallimento della conferenza di revisione avrebbe un impatto negativo sull'insieme dei meccanismi e il lavoro per i diritti umani.

LE FRASI INCRIMINATE - La bozza del testo finale della conferenza Onu sul razzismo contiene accuse durissime contro Israele. La politica nei territori palestinesi, si legge nel testo anticipato sul sito di Haaretz, costituisce «una violazione dei diritti umani internazionali, un crimine contro l'umanità e una forma contemporanea di apartheid». La conferenza è un seguito di quella che si svolse nel 2001 a Durban, in Sudafrica, in un crescendo di polemiche fra la richiesta di un risarcimento per la schiavitù negli Stati Uniti e quella di equiparare razzismo e sionismo. Allora Stati Uniti e Israele abbandonarono i lavori. Questa volta hanno annunciato preventivamente che diserteranno l'appuntamento. Fonti Onu, citate da Haaretz, riferivano che Iran e Siria hanno preso la guida della stesura della bozza e c'è la diffusa impressione che diversi Paesi arabi e musulmani vogliano usare la conferenza per attaccare Israele. In altri stralci del testo si esprime «profonda preoccupazione per le discriminazioni razziali compiute da Israele contro i palestinesi e i cittadini siriani nel Golan occupato». Israele viene accusato di «tortura, blocco economico, gravi restrizioni di movimento e chiusura arbitraria dei territori» e definito «una minaccia per la pace internazionale e la sicurezza».

PETTI DI POLLO SPECIALI

Un buon piatto caldo quando fuori piove e fa freddo è un toccasana per lo stomaco e lo spirito,se poi accompagnato da un buon rosso è meglio.
Una mezz'oretta tra la preparazione e la cottura per chi ha poco tempo ma non per questo vuole perdersi un piatto gustoso.
Ingredienti:
-petto di pollo
-olio
-burro
-cipolla
-vino bianco
-vino nero
-zenzero
-spezie miste
-dado normale
-panna
-piselli
-doppio concentrato di pomodoro
In un poco di burro e olio soffriggiamo le cipolle tagliate spesse,aggiungiamo le spezie miste,(coriandoli,semi carvi,cannella,noce moscata,chiodi di garofano e anice stellato,tutti in polvere)lo zenzero e si sfuma col vino bianco.
Una volta che le cipolle si sono ammorbidite si adagiano i petti di pollo e si versa il vino nero fino quasi a coprirli e li giriamo da entrambe i lati cuocendoli cinque minuti per parte.
Si aggiunge poco dado,i piselli e la panna e si lascia rapprendere un poco l'intingolo,mentre un paio di minuti prima dello spegnimento del fuoco si spreme del doppio concentrato di pomodoro.

giovedì 5 marzo 2009

E IL PADRONE RINGRAZIA

Eh sì,le ultime leggi in materia di lavoro stanno premiando sempre più il padronato rispetto al lavoratore,cosa poi che non deve molto stupirci visto che l'esecutivo democraticamente votato è braccio destro politicizzat dell'imprenditorialismo italiano.
Ovvero la minima percentuale di chi detiene il potere ora ha strumenti sempre più grandi e opprimenti verso il lavoratore subordinato.
Tra leggi in cui l'aumento del salario non farà più riferimento agli aumenti delle risorse energetiche importate ma sempre più al profitto che il padrone dichiarerà di voler guadagnare,al fatto che scioperare sarà sempre molto più difficile se non impossibile a quello in cui per assumere più giovani si prolungherà l'età pensionabile(ma il cervello l'hanno cagagto fuori dal buco del culo?).
Questi controsensi aggiunti alla totale sudditanza dei sindacati nei confronti di Confindustria per il momento fanno stare zitti i partiti "dell'opposizione" pieni di gente con le mani in pasta nelle sfere alte del sindacalismo.
Tra i lavoratori saranno sempre più frequenti e gravi gli episodi di menefreghismo individuale a scapito della solidarietà collettiva,con i delatori sempre pronti a sputtanare chi alza la testa al padrone,il tutto in in clima sempre più sul "chi va là",sempre più buio.
Il mio pensiero personale è purtroppo negativo rispetto all'articolo proposto di seguito tratto da "Senza Soste"n°35 a firma di Franco Lucenti,che sintetizza ciò che in politichese le menti malate del governo a cominciare dal ministro Sacconi stanno partorendo in materia lavorativa e di Welfare.
Il pezzo finisce con l'auspicio di una forte coesione tra lavoratori col ritorno alla lotta operaia,cosa che naturalmente appoggio anch'io pur se con mille dubbi visto che almeno nel mio ambito lavorativo le cose stanno prendendo una brutta piega.
C'era una volta il sindacato.

Il nuovo modello contrattuale rappresenta un impianto studiato esclusivamente per la difesa del capitale. Un altro gravissimo attacco ai lavoratori, che dovranno reagire con forza.

C'era un tempo in cui esisteva il conflitto, il dualismo capitale-lavoro, lo scontro tra salari e profitti.
Ma nella storia italiana c'è stato anche un tempo in cui esistevano le corporazioni. Al comando c'era un uomo di nome Benito, che diceva che "l'individuo non esiste se non in quanto è nello Stato e subordinato alle necessità dello Stato".
In quel tempo, lavoratori e datori di lavoro erano inseriti fianco a fianco all'interno di queste corporazioni, corrispondenti ai vari settori economici e controllate dal Governo.
Questo sistema serviva ad eliminare la lotta di classe e i conflitti sociali, in nome di un maggior "ordine" e dell'interesse economico nazionale.

L'accordo.

L'accordo firmato il 22 gennaio scorso tra Governo e parti sociali altro non è che un (ulteriore) passo verso un nuovo corporativismo.
Già la proposta di Sacconi per una serie di restrizioni al diritto di sciopero (vedi Senza Soste n. 32) richiamava alla memoria la legge con la quale Mussolini nel 1926 abolì questo istituto di primaria importanza per i lavoratori; oggi però il Governo va oltre, stendendo le linee di un assetto che andrà ad imprigionare milioni di lavoratori dentro al sistema da sempre sognato dai padroni.

Cosa cambia nel concreto.

I nuovi contratti collettivi avranno durata triennale, e i livelli dei salari faranno riferimento ad un indice revisionale dei prezzi al consumo depurato dalla dinamica dei costi dei beni energetici importati (per fare un esempio, se la benzina o le bollette andassero alle stelle, i lavoratori non guadagneranno un euro di più).
I salari potranno aumentare grazie alla contrattazione di secondo livello (di cui gode tra l'altro appena il 20% dei lavoratori), ma esclusivamente a condizione del miglioramento dei risultati di produttività, redditività ed efficienza delle imprese. Il pane, in pratica, ce lo meriteremo solo se l'azienda per cui lavoriamo raggiungerà gli obiettivi che si è proposta (che ovviamente deciderà il padrone in base a quanto profitto vorrà trarre): un viatico sostanziale ad un ampliamento della forbice (già preoccupante e aggravata dall'aumento vertiginoso dei precari che vanno a casa e dei ricorsi alla cassa integrazione) tra ricchi e poveri.

Sacconi e il conflitto.

Le parole di Sacconi sono una sintesi perfetta di questa riforma: "per la prima volta, nei fatti, si abbandona l'approccio conflittuale".
Nel fornire un'accezione negativa alla parola "conflitto", il ministro sperimenta un lavoro di cambiamento della mentalità dei lavoratori, cercando di far dimenticare a tutti che la lotta sindacale è scientificamente l'unico strumento in grado di stimolare logiche redistributive e di giustizia sociale.
Cisl, Uil e Ugl: la chiave della "bilateralità".

Queste organizzazioni realizzeranno con questa svolta il passaggio a cui da sempre puntano: non "sindacheranno" più (anche se viene da chiedersi quando mai l'hanno fatto), ma passeranno ufficialmente a "cogestire" con padroni e governi, secondo la logica del "sindacato di servizi" che esalta burocrazia e apparatismo, allontanandosi dal protagonismo dei lavoratori nelle scelte di ciò che li riguarda.
Nell'accordo si prevede infatti che la contrattazione collettiva potrà "definire ulteriori forme di bilateralità per il funzionamento di servizi integrativi di welfare". In sostanza ciò significa che in futuro anche l'erogazione di ammortizzatori sociali potrebbe essere vincolata all'iscrizione a questi enti bilaterali imprese-sindacati, troppo somiglianti alle corporazioni di cui dicevamo all'inizio per non comprendere come si sia in presenza di una vera e propria svolta autoritaria.

Pd e Cgil.

E in questa prospettiva nefasta l'opposizione cosa fa?
Il Pd non si esprime, visto che al suo interno non ha solo schiere di rappresentanti in orbita Cgil, ma deve fare i conti anche con correnti vicine alla Cisl, e soprattutto con giuslavoristi alla Ichino, la cui storia di nullafacente e di ideologo delle teorie anti-lavoratori vale più di mille parole.
La Cgil invece al momento non ha firmato. Ma quanto durerà? Farà come per la vicenda Alitalia (non firmo, poi firmo dopo)? Sulla base del fatto che Epifani ha detto che "questo nuovo concetto di bilateralità crea una casta", ce la faranno ad avere la coerenza di rimanerne fuori (proprio loro che hanno le casse pregne grazie a fondi pensione e simili)? Ma soprattutto, come si giustificheranno quando qualcuno farà loro notare che siamo arrivati a questo punto anche a causa delle linee di arretramento continuo che hanno portato avanti negli ultimi vent'anni?

Che fare.

Di certo i lavoratori non possono aspettare la Cgil. Il percorso di unificazione del sindacalismo di base sta procedendo, ma mai come ora ha bisogno di una accelerata.
Oltre a questo però, l'esigenza è quella della ricostruzione, dal basso e con l'uso intelligente di comunicazione e strategia, di una coscienza di classe. Una classe lavoratrice diversa, più eterogenea e complessa di quelle protagoniste anni addietro, ma non per questo priva del potere della lotta.

mercoledì 4 marzo 2009

DON GIULIO TAM - PRETE FASCISTA PRIMO DELLA LISTA

Che non tutta la chiesa,anzi penso e credo(e visto di essere in tema prego!)che nella grande maggioranza i propri rappresentanti sacerdotali siano se non altro almeno simpatizzanti della parte antifascista(non comunisti per carità ma contro i fascisti direi proprio di sì).
Almeno questo ragionamento vale per i preti ed i frati gerarchicamente posti ai gradini più bassi nella scala del potere ecclesiale,perchè più a contatto con le persone e più portati ad avere rapporti con la gente più bisognosa di aiuti.
Più si sale di grado e meno gli alti prelati conoscono le vere esigenze del popolo,e più sono propensi a sparare eresie e altre boiate,come successe nel 1933(la data è il 20 luglio)quando venne stipulato il concordato tra la chiesa di Roma ed Adolf Hitler,un consenso(visto che il trattato si conclude con la frase"Che Dio conservi il Cancelliere del Reich al nostro popolo")a tutto quello che poi è tristemente accaduto.
C'è un vergognoso personaggio,tale don Giulio Tam,che sopra e sotto vediamo mentre apre il corteo dello scorso sabato 28 febbraio assieme alle alte sfere di FN-VM facendo il saluto romano fiero della sua lunga tonaca che egli ha già sottolineato essere il prolungamento della camicia nera.
Questo prete del cazzo,che tra l'altro è stato cacciato pure dai suoi amici tradizionalisti lefebvriani,è un rincoglionito già candidato nel 2004 con la troia della Mussolini,nemico in pratica di tutti,di immigrati,comunisti,pacifisti,islamici,della stessa chiesa.
Personaggi come lui devono essere fucilati ed appesi a testa in giù come illustri suoi predecessori,lui e tutti quegli integralisti cattolici che dietro a valori come Dio,lavoro e famiglia celano le più ripugnanti idee xenofobe e razziste.
Proprio come quello sparuto gruppo che si vede nelle foto di questo post,uccidere i fascisti non è reato!
Sotto la foto del saluto romano del prete testadicazzo l'articolo tratto da "La Repubblica" di ieri e più giù dopo il diavoletto rosso che prende a forconate il prete nero un vecchio articolo del "Corriere della sera"del giugno 2004 dove si traccia un profilo del coglione in questione.
Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce “gesuita itinerante”. Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamodi Paolo Berizzi
E il prete benedì i camerati con il saluto romano. Lui è don Giulio Tam, padre lefebvriano che si definisce "gesuita itinerante". Sabato scorso il sacerdote ha sfilato, accanto a Roberto Fiore, in testa al corteo di Forza Nuova a Bergamo: più che altro una parata militare, con i militanti forzanovisti che hanno marciato per le vie del centro muniti di caschi e bastoni. Tra saluti romani, "boia chi molla" e qualche "Sieg Heil", la manifestazione ha accompagnato l'inaugurazione della nuova sede del movimento di estrema destra.
Nel pomeriggio si sono registrati duri scontri tra polizia e antagonisti dei centri sociali riuniti in un presidio di protesta: il video del giovane preso a manganellate dai poliziotti ha fatto il giro del web. Oltre ai provvedimenti per gli autori degli incidenti, anche la marcia neofascista avrà uno strascico giudiziario: è pronta un'altra pioggia di denunce per chi ha sfilato con caschi e bastoni. E a far discutere, ora, è anche la presenza di don Giulio Tam.
In una delle foto pubblicate dal quotidiano online www.bergamonews.it si vede il prete "in camicia nera" che si esibisce nel saluto romano davanti a un centinaio di camerati che marciano in fila, molti a volto coperto. Al suo fianco, il segretario nazionale di Forza Nuova, Roberto Fiore, il coordinatore nazionale Paolo Caratossidis, e il responsabile provinciale Dario Macconi, quest'ultimo figlio del consigliere regionale lombardo, e presidente provinciale bergamasco di An, Pietro Macconi.
Originario della Valtellina, Giulio Tam è nipote di Angela Maria Tam, fucilata dai partigiani nel 1945. Cappellano dei gruppi di destra, già candidato con Alternativa sociale alle ultime elezioni europee, non ha mai fatto mistero del suo tradizionalismo e si è battuto contro le posizioni di "riconciliazione storica" espresse da Gianfranco Fini.
ELEZIONI 2004. RITORNI & DEBUTTI.
Sospeso a divinis e scomunicato, è stato espulso anche dalla confraternita di Lefebvre: «Ma il vero disobbediente è il Papa».

Don Tam: «La mia tonaca? Una camicia nera taglia XXL»Dice messa per Mussolini e corre alle Europee con la nipote Alessandra. «Rosario e manganello» il suo motto anti-Islam
«E adesso per gli islamici / adesso arriva il bello / Rosario e manganello! / Rosario e manganello!». Se la gode, Giulio Maria Tam, il «prete» che dice messa per Benito Mussolini e si candida alle Europee con sua nipote Alessandra, a veder l' effetto che fa canticchiando sull' aria di Papaveri e papere la sua canzonetta catto-fascista: «E' bella o no?». Ride. Fa l' occhiolino. Appioppa una pacca sulle spalle da stendere un bue. E riparte sull' aria di Aveva un bavero con un' altra strofetta delle sue: «Lui col turbante color zafferano / lei col chador color ciclamino / fin dalla Mecca a Lodi e a Milano / per conquistare la nostra società!». Zia Angela Maria, a vederlo, sarebbe proprio orgogliosa. Terziaria domenicana, aveva dedicato la vita a Dio e al Duce, faceva l' ausiliaria nella Repubblica di Salò e venne fucilata alla fine della guerra («senza processo») dai partigiani. Così come vennero fucilati parte dei suoi «eroi». Preti neri come don Gino Artini, don Angelo Baroni, fra Galdino, don Alberico Manetti, don Antonio Bruzzesi, fra Ginepro da Pompeiana. O don Ettore Civati, centurione della Milizia, volontario in Albania, podestà in Valtellina e fascista così fascista da finire spretato e diventare funzionario del Minculpop. O su tutti don Tullio Calcagno, il prete scismatico che teorizzò una sua idea di cattolicesimo fascista, diede vita alla rivista Crociata italica, finì sospeso a divinis e scomunicato ed arrivò a un punto tale di rottura con la Chiesa che, davanti al plotone di esecuzione, rifiutò perfino il conforto di un sacerdote. Anche lui, «don» Giulio Maria Tam, in realtà non è «don». Non lo è mai stato. Figlio di un impiegato comunale democristiano, mamma democristiana, un fratello più o meno leghista, un altro deputato alla Regione Lombardia per i Democratici di Sinistra tra i quali è finito con i cristiano-sociali di Pierre Carniti, altri due vagamente di centrodestra, è diventato fascista quando aveva quindici anni ed era già avviato a diventare un colosso di quasi due metri con le spalle a due ante e le mani enormi. Attivista di Alleanza Cattolica, vedeva la Chiesa conciliare come una banda di mollaccioni senza spina dorsale. Va da sé che, quando lo Spirito Santo lo chiamò, lui avvertì la chiamata come un mussoliniano monito: «a noi!». E si andò a rinchiudere nel seminario di Ecône fondato dal vescovo Marcel Lefebvre. Presi i voti (scismatici) nel 1980, ha girato mezzo mondo come missionario dei cattolici ultra-tradizionalisti nemici del Concilio Ecumenico Vaticano II: due anni in Italia, due in Svizzera, due in Messico, due in Spagna, due in Francia... Sempre più duro, sempre più nero. Al punto che quando nel 2000 avvenne il tentativo di un riavvicinamento tra gli eredi del monsignore ultra-tradizionalista e la Chiesa, lui si oppose con tale cocciutaggine da essere buttato fuori dalla Fraternità: era troppo estremista anche per loro. E adesso? «Ho un piccolo priorato a casa mia». Nonostante la sospensione a divinis e la scomunica? «Sono un disobbediente, ma la mia messa è valida. Il problema disciplinare non tocca il valore del sacerdozio. Disobbediente, poi... Disobbediente a chi?». Per lui è il Papa, il vero disobbediente: «Disobbedisce a tutti i papi che l' hanno preceduto. Tranne Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo I, s' intende. Quei modernisti. Liberté, egalité, fraternité: ecco dov' è la radice del male». Nella Rivoluzione Francese? «Ovvio: nella Rivoluzione Francese! Il problema è il relativismo etico. Dal divorzio passi all' aborto, dall' aborto all' eutanasia, dall' eutanasia all' omicidio...». Non starà esagerando? «Per niente: col relativismo sai dove cominci ma non dove finisci. Se tutto è relativo anche l' omicidio può starci». E non andategli a dire che questo Papa tutto pare meno che modernista: «Chi? Karol Wojtyla? Scherziamo? Qualche pseudo-restaurazione c' è stata. Ma solo per gettare polvere negli occhi. Basta guardare Ratzinger». Non dirà che è un progressista! «Si è travestito da tradizionalista per fare meglio la sua parte. Lui è la quinta colonna dei modernisti! La quinta colonna!». I camerati, figurarsi, per lui stravedono. Tanto più da quando ha cominciato a dire in giro, più o meno scherzosamente, che per lui la tonaca «è una camicia nera XXL lunga fino al calcagno». Generoso, si dà a tutti. Celebra messe solenni per l' anima del Capoccione a Predappio. Benedice i fez e i gagliardetti. Si fa fotografare mentre sventola il tricolore nella versione di Salò o addirittura mentre leva il braccio nel saluto romano. Come facevano i preti fascisti che in piazza Venezia, sotto gli occhi del Duce, furono immortalati in una celebre copertina della Domenica del Corriere. Mai un dubbio? Mai. E rinfaccia al Papa di avere chiesto «troppe volte scusa» e lo accusa di avere «baciato il Corano» e non gli perdona di aver sospirato sulla violenza delle Crociate e rifiuta l' ecumenismo e rimpiange la chiesa guerriera che teneva in una mano il Vangelo e nell' altra la spada. E se denuncia l' America per avere aggredito l' Iraq «accendendo un incendio in tutto il Medio Oriente», tuona però che «l' Islam è il nemico, l' Islam è l' invasore, l' Islam è il pericolo per tutta la società occidentale ma a un certo punto viva l' Islam, perché man mano che penetra dentro le nostre città e i nostri Paesi ci costringerà a riscoprire la vera fede. E a difenderla con tutti i mezzi». Ridacchia: «Ma se li immagina i comunisti? Cacciati dalla invasione maomettana saranno costretti a chiedere asilo agli Stati Uniti!». Ma basta adesso, è arrivata la grigliata mista. Maiale, pollo, galletto, manzo, salsiccia mista: «Visto che il Signore ci ha dato tutte queste creature, godiamocele!».E affonda la forchetta con l' appetito di chi sa di avere molto da riempire. Le canzoni, per ora, almeno fino al caffè e alla grappa, possono aspettare: «Col pugnale e con la bomba / nella vita del terrore / quando l' obice rimbomba / non mi trema in petto il cuore!». Gian Antonio Stella.
Corriere della Sera, 8 giugno 2004, pagina 13.

martedì 3 marzo 2009

ELEZIONI FARSA IN EUSKAL HERRIA

La scorsa domenica giornata elettorale in due regioni spagnole,la Galizia ed i Paesi Baschi.
Per quanto riguarda Euskadi elezioni farsa in quanto già da qualche settimana il governo spagnolo di fatto ha escluso dalla giornata elettorale,illegalizzandoli,i partiti Askatasuna e D3M,ciononostante i rappresentanti dei due movimenti abbiano invitato lo stesso il proprio elettorato a votare comunque.
La sinistra abertzale(che in basco significa un misto tra patriota e nazionalista)di fatto,dopo la già nota estromissione di Batasuna ormai da tempo,non ha più frecce al suo arco almeno per farsi sentire istituzionalmente,ma siamo certi che le voci del fiero popolo basco risuoneranno ancora per lungo tempo.
Di seguito due articoli tratti da "Senza Soste"(a cura di Tito Sommartino)e da "Infoaut"con un breve riferimeno anche alle elezioni tenutesi in Galizia.
Elezioni basche: macchina illegalizzazioni produce parlamento spagnolista.

La giornata elettorale di ieri per l'elezione del nuovo presidente basco, ha visto una partecipazione alle urne del 65,84%, con un'astensione del 34,12%, leggermente superiore a quella delle elezioni del 2005.I risultati elettorali danno la maggioranza nel Parlamento basco ai nazionalisti del PNV con un totale di 30 seggi: 8 per Araba, 12 in Bizkaya e 10 in Gipuzkoa. Il Partito socialista spagnolo raggiunge un totale di 24 rappresentanti - 8 in ogni provincia- mentre il Partito Popolare ne ottiene 13: 6 in Araba, 4 in Bizkaya e 3 in Gipuzkoa. EA (Eusko Alkartasuna) - partito nato negli anni '80 dalla scissione con il Partito nazionalista basco - risulta avere 2 seggi, mentre uno è stato ottenuto dalla coalizione EB (Ezker Batua), un altro da UPyD (Union Progreso y Democracia) - partito spagnolo nato nel 2007 - e 4 sono i seggi per Aralar.La sinistra abertzale, rimasta fuori da queste elezioni in seguito alle illegalizzazioni dei partiti D3M e Askatasuna, avrebbe ottenuto 7 seggi nel Parlamento di Gasteiz, con più di 100.900 voti, secondo la proiezione realizzata da GARA effettuata in base all'appello della sinistra indipendentista di presentarsi alle urne con la scheda elettorale di uno dei due partiti illegalizzati. Occorre tuttavia segnalare che i risultati dei voti nulli non sono stati resi pubblici dal Governo di Lakua. Questo occultamento si allinea naturalmente alla persecuzione nei confronti della sinistra abertzale durante tutta la campagna elettorale e nella giornata di ieri.Senza dubbio queste elezioni farsa, portano a paradossi. E paradossale è che chi, a suo tempo, trasse vantaggio dall'apartheid messo in atto nei confronti della sinistra abertzale per guadagnare più potere, ora si trova nella fragilità di non sedere più nella poltrona di lehendakari nel Parlamento basco. Infatti, nonostante il PNV abbia raggiunto la maggioranza dei seggi, l'accordo che definisce che "sarà lehendakari colui che il giorno della investitura riuscirà ad ottenere 38 dei 75 seggi", non permette a Ibarretxe di presiedere il nuovo governo neanche sommando i voti degli altri partiti nazionalisti (EA, EB, Aralar), con i quali raggiungerebbe un totale di 37 seggi.La vera novità di queste elezioni è stato l'incremento di voti per il Partito socialista spagnolo, che ha portato ad ottenere 24 seggi nel parlamento basco, mentre il candidato socialista Patxi Lopez si dice già pronto a governare la comunità autonomica basca. Per fare ciò deve però contare con l'appoggio del PP e del UPyD. Quest' ultimo avrà la responsabilità dell'esito di queste votazioni e determinerebbe l' uscita dal Governo di Lakua della quasi trentennale legislatura del PNV.Durante la giornata elettorale di ieri non sono mancati arresti e identificazioni nei confronti dei cittadini e cittadine basche: 4 sono stati gli arrestati - successivamente rilasciati - per essersi recati alle urne e aver espresso il loro dissenso nei confronti di queste elezioni farsa, mentre si aggira intorno a un totale di 50 le persone identificate in varie località delle province basche, per essere andate a votare insieme con la scheda elettorale dei partiti illegalizzati.

Nota sulle elezioni in Galizia.

A far da contraltare, per il Partito socialista spagnolo di Luis Zapatero, a questa tornata elettorale nelle regioni autonomiste c'è il risultato registrato in Galizia. Perchè se nei Paesi Baschi la macchina delle illegalizzazioni e la povertà/compatibilità politica del Pnv ha dato un buon risultato ai socialisti, nelle elezioni regionali in Galizia il Partito Popolare di Mariano Rajoy, dopo 4 anni di "purgatorio" (dinnanzi a 20 anni di dominio conservatore), torna a conquistare la maggioranza assoluta in parlamento e il governo con Alberto Nunez Feijóo. Una doccia fredda per Zapatero e il Partito socialista, arrivato ad una delle sue prime sconfitte elettorali in una regione tra le più povere e colpite dalla crisi della Spagna.
Elezioni basche, 100.000 voti all'Izquierda Abertzale illegalizzata. E per il PNV sono dolori.

BILBAO - Elezioni fraudolenti solo possono dar luogo a paradossi e paradossale è che coloro che avrebbero dovuto beneficiare dell'illegalizzazione di Democracia Tres Millones (D3M, la coalizione della sinistra abertzale a cui è stato impedito di presentarsi alle elezioni) per sommare voti a loro spese, potrebbero essere spodestati dalle loro poltrone. Tutto ciò pur avendo vinto le elezioni comodamente. Ci riferiamo al PNV di Juan Jose Ibarretxe, che pur essendo stato il più votato nelle elezioni di ieri, a causa della messa al bando della sinistra indipendentista potrebbe non essere riconfermato Lehendakari.
Per governare in maggioranza, il PNV avrebbe bisogno di 38 seggi. Solo un'alleanza con il PSE di Patxi Lopez, e una serie di concessioni da elargire loro, potrebbe permettere alla formazione jeltzale, in teoria, di non perdere il governo. Difficile, anzi, difficilissimo, che il PSE, come invece lascia intendere il quotidiano più venduto di Spagna, El Paìs, possa stringere la mano portale dal PP. Per almeno due motivi: il primo è che si prospetta una legislazione molto difficile, forse la più difficile dalla Transizione ad oggi, e governare direttamente non sembra allettare più di tanto i socialisti per tutta una serie di motivi. Molto meglio per loro prendere in mano alcuni posti chiave dell'esecutivo e "inquinare" con lo spagnolismo il governo basco piuttosto che chiedere ad un PP alle prese con gravi problemi di immagine e feroci dispute interne, di fargli da stampella. Ecco perché, se il PNV è stato il partito più votato, il vero vincitore è senz'ombra di dubbio il PSE, che adesso può permettersi di guardarsi attorno e "vendersi" al miglior offerente. E più in generale ha vinto il potere, che non può che guardare con favore a formule di negoziazione governamentale transnazionali.
D3M, che all'indomani della sua illegalizzazione ha chiesto ai suoi elettori di andare comunque a votare per la sua lista ("votos de oro" sono stati chiamati), ha ottenuto circa 100.000 voti che si tradurrebbero in 7 seggi. 100.000 voti nulli ma dal grande significato. Sono tanti: solo un terzo in meno rispetto a quelli ottenuti nel 2005 con EHAK. Sono tanti per vari motivi: primo perché la macchina repressiva basco-spagnola ha illegalizzato tutto quello che poteva rimandare a D3M: anche essere beccati con una "papeleta" (scheda elettorale) di D3M in strada o fuori dalle urne era passibile di arresto e infatti quattro militanti sono arrestati ieri (ricordiamo che nello stato spagnolo si vota con le schede precompilate e ogni partito ha la sua); secondo perché, com’era ovvio che fosse, alcuni potenziali elettori hanno preferito non annullare il voto e darlo ad altri partiti; terzo perché l’astensionismo è stato ancora più alto rispetto al 2005, il 34% (nel grafico a sinistra).
Ovviamente, se Madrid non avesse mutilato il diritto alla democrazia della sinistra indipendentista, tutte queste analisi si convertirebbero in aria fritta. Tra l’altro nessuno ad eccezione del giornale Gara ha ritenuto doveroso offrire il dato numerico dei voti conquistati da D3M, limitandosi ad inserire (e non sempre) la percentuale totale dei voti nulli (l’8,84%).Comunque si giudichino i risultati elettorali di ieri, la sinistra abertzale continua ad essere la quarta forza politica (la terza se si considera anche Aralar) e a nessuno sfugge che si tratti di un risultato ottenuto in condizioni che definire estreme è riduttivo e tutto ciò non fa che accrescere in modo chiaro la potenzialità della propria proposta politica. "Condizioni - come scrive giustamente Gara - che ricordano più la resistenza francese sotto Vichy piuttosto che un territorio dell'Unione Europea del XXI secolo; condizioni per i militanti che ricordano più quelle in cui era costretta ad operare il CNA sudafricano ai tempi dell'apartheid piuttosto che uno stato di diritto; condizioni più difficili di quelle che dovette sopportare lo Sinn Fein con la Thatcher. Negare all'izquierda abertzale il diritto di esistere ed essere rappresentata significa negare democrazia, ma soprattutto negare la realtà e accrescere il conflitto. Anche se quest'ultimo è probabilmente il vero obiettivo dello stato spagnolo, ci chiediamo fino a che punto possa rivelarsi una strategia vincente.
Chi ha guadagnato di più dall’illegalizzazione di D3M è stato senza dubbio Aralar, ovvero i fuoriusciti dell’izquierda abertzale che condannano le azioni di ETA, che hanno presumibilmente raccolto voti potenziali di D3M ed Eusko Alkartasuna. Non ne ha approfittato, anzi, deve essere considerato il vero sconfitto di queste elezioni, proprio Eusko Alkartasuna , i socialdemocratici indipendentisti, che hanno avuto un tracollo tremendo. Solo briciole per Izquierda Unida, che in Euskadi si presenta come Ezker Batua (EB) così come UpyD, una corrente fuoriuscita dal PP, che però potrebbe far risultare decisivo il suo unico seggio conquistato nell’improbabile caso che il PSE dovesse allearsi col PP.
Nel primo schema proposto che non si vede benissimo sono riportate le quote dei vari partiti ottenute nelle elezioni di due giorni fa,con D3M che ha ottenuto in percentuale il 5,38% pari a 100.900 voti e 7 seggi virtuali,mentre nel secondo appena qui sopra la percentuale di astensionismo in Euskal Herria nelle elezioni degli ultimi anni.
Nelle foto scattate durante le elezioni si notano alcuni votanti che per protesta si sono tappati la bocca con la bandiera spagnola con scritte di protesta contro l'illegittimazione di Askatasuna e D3M.

lunedì 2 marzo 2009

CHE SCHIFO!...MA NON TUTTO E' MALE!

Che schifo sabato con i fascisti che indisturbati e scortati hanno fatto ben 70 metri di corteo armati di spranghe e stupidità.
Che schifo qual grasso maiale di Roberto Fiore(forse è per questo motivo che c'è stato un mini corteo)a capo della legione dell'infamia ghignante assieme ai camerati e ai celerini.
Che schifo i poliziotti e i carabinieri in assetto di guerra molto più che simpatizzanti e solidali con i fasci,pronti a caricare,menare e rastrellare a corteo finito soprattutto le ragazze.
Che schifo la Digos braccio esecutivo del ministro Maroni che sempre meno(ma lo è mai stato?)è protettore della Carta Costituzionale che un tempo puniva queste manifestazioni di nostalgici.
Che schifo la maggior parte degli organi d'informazione,pronti ancora una volta a dare la colpa ai rappresentanti dei centri sociali che devastano e mettono a ferro e fuoco le città.
Che schifo il sindaco Bruni pseudo rappresentante della sinistra che autorizza la manifestazione delle merde fasciste e permette di aprire una sede a Bergamo di Forza Nuova Vecchia Merda a scapito del movimento antifascista...si sa siamo in periodo elettorale.
Di contro a tutte questi episodi molto negativi sono riuscito a trovare pure elementi positivi da questo presidio,ovvero la nostra buona presenza numerica(nonostante tutto quello che c'era in ballo sabato),eterogenea di molte realtà soprattutto bergamasche e lombarde,ma con pure adesioni da tutto il nord Italia.
Inoltre la solidarietà dimostrata ai compagni fermati ed arrestati e tenuti in questura fino a tarda ora,solidarietà fatta sentire anche attraverso il tam tam di notizie da parte di altri compagni di altre città che hanno orgazìnizzato blocchi e manifestazioni per il rilascio immediato degli antifascisti.
Gli sbirri ed i fascisti devono sapere che noi teniamo duro e siamo pronti a lottare,che non facciamo un passo indietro e che verranno presi uno per uno per essere puniti come di dovere,in solitudine e senza l'aiuto del branco.
Dovete sapere che le vostre spranghe,le vostre cariche,le vostre minacce e provocazioni vi saranno ritorte contro,vi renderemo pan per focaccia con gli interessi i vostri soprusi,io non so quanto la sede di FN-VM possa resistere a Bergamo,so solo che accadrà la sua fine e quel giorno rimpiangerete la sola idea di aver profanato questa città.
Continueremo a lottare per difendere i nostri ideali che non moriranno mai,pronti ad armarci proprio come fate voi,prossimamente i vostri crani vuoti saranno colpiti e distrutti,la pagherete cara,la pagherete tutti!
A seguire un articolo del "Manifesto"di Giorgio Salvetti ed un comunicato degli antifascisti di Bergamo.
Il video finale invece è di "YuoReporter"tratto dal sito de "La Repubblica"che ha suscitato scalpore per la crudezza delle immagini mostrate.

Manifestazione contro FN. A Bergamo, ritornano le cariche.

A Bergamo,ritornano le cariche.Sembrava tutto finito bene. Il corteo spontaneo antifascista contro l’apertura a Bergamo di un sede di Forza nuova si stava già sciogliendo,quando all’improvviso sono partite violente cariche della polizia. Gli agenti sostengono di aver risposto al lancio di bottiglie da parte dei manifestanti, di aver perseguito un gruppetto bardato, denunciano agenti feriti e dicono di aver sequestrato anche un piccone. Ma di fatto sono state compiute cariche a freddo che hanno colpito tutto il corteo. I manifestanti sono scappati per le strade del centro ma sono stati inseguiti dagli agenti in tenuta antisommossa che hanno continuato a prenderli a manganellate. Cinquantanove antifascisti sono stati fermati e portati in questura e nella caserma dei carabinieri. Fuori dalla questura si sono riunite alcune decine di persone per conoscere la sorte dei loro compagni. Ma anche loro sono stati attaccati e presi a manganellate.Ingiustificate.Si è trattata di una giornata pessima segnata da una serie di azioni poliziesche violente che sanno di premeditazione comandata dall’alto. Mentre a Milano si teneva la manifestazione per Cox18.La giornata a Bergamo è iniziata male quando, intorno alle 15,30, il boss di Forza Nuova, Roberto Fiore, ha inaugurato la sede del suo movimento neofascista in via Quarenghi, nella zona più multietnica della città, dove già sono stati commessi alcuni atti di razzismo. Da un paio d’anni è attiva a Bergamo una sezione di Forza Nuova i cui attivisti si fanno sentire spesso sui blog cittadini, che una volta erano appannaggio della sinistra.Un migliaio di militanti antifascisti ieri pomeriggio si sono dati appuntamento proprio in via Quarenghi, a 70 metri dalla sede neofascista, da lì si sono mossi in corteo per le vie del centro facendo blocchi del traffico. Nulla di più. Sono stati lasciati anche sfilare 200 fasciti armati di caschi che hanno rotto la telecamera di una giornalista di Antenna 6. La manifestazione antifascista dopo due ore è riconfluita verso via Quarenghi dove si stava sciogliendo. I neofascisti, circa 400 persone, se n’erano andati, e anche alcuni militanti di sinistra avevano cominciato a lasciare la piazza, quando, a sorpresa, è partita una carica tra viaPaglia e via Paleocapa. Un blitz molto duro e prolungato. Gli agenti hanno seguito i manifestanti in fuga in mezzo al traffico, li hanno picchati, davanti ai negozi, colpendo a manganellate anche ragazzi già fermati e buttati a terra.«Il corteo era finito da un’ora - racconta un manifestante - addirittura il questore, Dario Rotondi, si era congratulato con alcuni organizzatori per la gestione della piazza quando i poliziotti sono scattati. Gli prudevano le mani».A Bergamo si terrano le elezioni comunali e provinciali, e una giornata gestita con il pugno duro dalla polizia contro manifestanti di sinistra con scontri per le strade, cade a pennello per la Lega del ministro degli Interni Bobo Maroni.Le forze dell’ordine sostengono di aver agito contro un gruppo venuto dafuori città, sarebbero stati loro a portare mazze e piccone. I fermati sono stati radunati in un cortile in questura. Sono probabili cinque arresti. Gli altri fermati verrano rilasciati nel corso della notte.
Oggi, sabato 28 febbraio, a Bergamo la Questura ha dimostrato quali sono le direttive per la gestione dell’ordine pubblico e del dissenso: i fascisti di forza nuova sono stati fatti sfilare - nonostante non avessero neanche chiesto l’autorizzazione per un corteo - con tutto il loro armamentario da apologia del fascismo e caschi e spranghe bene in vista, mentre le forze dell’ordine hanno attaccato, con scene da mattanza cilena, in maniera deliberata e gratuita i manifestanti che si erano opposti all’apertura della sede di FN.Alla fine della riuscita e determinata manifestazione antifascista il questore ha condotto una vera e propria “caccia all’uomo” verso i manifestanti che si stavano disperdendo, guidando la Celere verso atti brutali nei confronti di chiunque capitasse a tiro, giornalisti compresi: persone prese e sbattute a terra, tenute a terra ad anfibiate, picchiate.Video e fotografie inchiodano le scelte scriteriate e autoritarie del questore Rotondi che ha dato precise indicazioni a celerini e carabinieri di rastrellare - a fine manifestazione - più manifestanti possibili.Chiediamo le immediate dimissioni di un questore che si è dimostrato accondiscendente verso i naziskin e ha disposto il fermo di 60 manifestanti, facendo caricare anche chi fuori dalla questura chiedeva semplicemente informazioni sui fermati.L’apertura di una sede di forza nuova è una vergogna per Bergamo, così come il comportamento della polizia oggi in piazza.Contro il fascismo e i suoi “padrini” [in divisa o seduti in parlamento, tanti sono i legami fra FN Bergamo e Alleanza Nazionale] non un passo indietro.Chiediamo l’immediata liberazione di tutti i compagni arrestati e pestati brutalmente dalla polizia.

(Il video)Bergamo, picchiato e umiliato dai poliziotti.
Le immagini arrivano da Bergamo e sono durissime: un giovane, fermato durante la manifestazione della sinistra antagonista per protestare contro l'apertura della sede provinciale di Forza Nuova (un movimento di estrema destra), viene trattenuto a terra da un poliziotto che gli tiene un piede sulla testa. Nel video si vede anche il giovane colpito a manganellate da altri agenti mentre un amico, che viene preso a parolacce dagli stessi poliziotti, cerca di intervenire (immagini da YouReporter.it).