mercoledì 25 febbraio 2009

UN NUOVO 11 MARZO?

E il giorno della discordia velocemente sta arrivando,quella di sabato 28 febbraio è una data carica di tensione,un possibile nuovo 11 marzo con tanto di bene placito di tutta o quasi la politica e la prefettura bergamasca.
Questi bastardi che tenteranno nuovamente di aprire la sede di Forza Nuova Vecchia Merda a Bergamo devono tornarsene nelle loro fogne con la coda di ratto tra le zampe,corredata da ossa rotte,crani spaccati e nasi sanguinanti.
Questa data è pure il mio compleanno e non lo voglio ricordare per via di quelle merde di topi di fogna fascisti bastardi figli di troia.
Tutti a Bergamo!
Azione antifascista.
Sabato 28 febbraio Forza Nuova, partito neofascista, tenterà di aprire una sede a Bergamo, in via Bonomelli 13.Dopo la mobilitazione cittadina che li ha costretti a rimandare l’inaugurazione, prevista originariamente il 7 febbraio, i fascisti hanno richesto l’aiuto di tutti i loro camerati presenti sul territorio nazionale, guidati dal segretario nazionale ed ex terrorista nero Roberto Fiore.Numerosi sono i delitti e le aggressioni riconducibili a membri di questo partito: nel 2004 a Bari 14 militanti vengono arrestati per una decina di aggressioni, nel 2007 a Rimini tutti i militanti della locale sezione vengono arrestati con l’accusa di terrorismo ed eversione dell’ordine democratico, nel 2008 a Treviso 11 militanti vengono arrestati per associazione sovvervisa. Non ultimo, nell’omicidio di Nicola Tommasoli, uno dei 4 accusati è risultato essere militante di Forza Nuova.Inoltre questo partito si ispira dichiaratamente alla figura di Corneliu Codreanu, basta vedere il sito che ospita il forum di Forza Nuova Bergamo che ne utilizza il volto come sfondo.Codreanu filonazista romeno degli anni 30, fondò la Guardia di Ferro, i cui membri furono i responsabili del pogrom di Bucarest in cui morirono centinaia di ebrei, nei modi più atroci: alcuni di essi vennero ammassati nel macello cittadino, squartati e appesi ai ganci con al collo il cartello “carne ebrea”.Sappiamo che Forza Nuova è solo l’espressione più becera e ridicola di un fascismo divenuto normalità, in una società dove la libertà è sempre più minacciata dalla paura e la parola “sicurezza” è divenuta sinonimo di “stato di polizia”.Con l’approvazione da parte del Senato del disegno di legge 733, noto come “pacchetto sicurezza”, la politica dell’emergenza e dell’allarme sociale ha ricevuto la propria consacrazione.Le nuove norme prevedono la legalizzazione delle ronde, a fianco della polizia e delle forze armate; consentono ai medici di denunciare i pazienti che si rivolgono a loro per farsi curare, se non in regola con il permesso di soggiorno; rendono quasi impossibile per un migrante ricongiungersi con la propria famiglia, ottenere la residenza nel comune in cui vive, farsi riconoscere lo status di rifugiato politico; permettono ai sindaci di chiudere locali pubblici in modo arbitrario, e di avere poteri di polizia; cancellano la libertà di espressione sul web tramite la chiusura di siti per presunti reati d’opinione, anche non provati.Forza Nuova può esistere solo grazie a questo stato di cose, essendo strumentale ad un disegno che prevede la repressione del dissenso e la trasformazione dei migranti in capri espiatori che devino la rabbia della gente dai responsabili della crisi economica e del crollo di un intero sistema finanziario e politico.Riteniamo che l’intera cittadinanza debba essere coinvolta nella risposta alla presenza a Bergamo di questi squallidi personaggi.Per questo indiciamo una mobilitazione antifascista per sabato 28 febbraio. Rivolgiamo l’appello alla cittadinanza, alle realtà, ai soggetti, anche da fuori città.Bergamo è antifascista.Antifasciste/e Bergamasche/i.

Continua a fare discuterel'aggressione dei tre ragazzi di Azione giovani dello scorso giovedì,fuori dalla sede universitaria di via dei Caniana. Secondole prime ipotesi i tre sarebbero stati scambiati per esponentidi Forza Nuova. Per l'atto di violenza sono stati denunciati due giovani vicini agli ambienti della sinistra antagonista.Sulla vicenda sono intervenuti ieri Mirko Tremaglia, deputato di An e Ezio Locatelli,segretario provinciale del Prc che hanno condannato senza mezzi termini l'episodio. Locatelli ha anche chiesto al prefetto di sospendere l'inaugurazione della sede bergamasca di ForzaNuova, in programma per sabato.Si teme, infatti, che l'apertura del circolo possa causare scontri tra diverse fazioni politiche.La violenza a sfondo politicoa Bergamo non è un fatto nuovo.Tra il 2003 e il 2008 sono state undici le vittime di aggressioni“politiche”: dieci da parte di militanti della destra radicale, una da militanti della sinistra antagonista.Il 13 giugno 2003 a Bonate Sotto tre naziskin aggredirono quattro giovani e incendiarono la loro auto. Le vittime furono trasportate in ospedale e i naziskin denunciati. L'anno successivo, il 24 aprile, a Bergamo,autonomi e naziskin si scontrarono a Porta Nuova. Uno dei naziskin riportò un'escoriazione alla testa. Sempre nello stesso anno, il primo agosto, in Città Alta, tre giovani del Pacì Paciana vennero accoltellati da alcuni naziskin. Due mesi dopo,il 17 ottobre, a Bergamo, una decinadi naziskin armati di bastoni e coltelli aggredirono alcuni giovani all'uscita del Pacì Paciana.Una delle vittime venne trasportata in ospedale per le ferite riportate. Il mese successivo, il 4 novembre, a Capriate un militante di Rifondazione Comunista venne aggredito mentre faceva jogging da due individui con il volto coperto che, al grido di «viva il Duce», lo colpirono alla gamba procurandogli un taglio ricomposto con 15 puntidi sutura. Il militante di Rifondazione Comunista venne nuovamente aggredito il quattro maggio dell'anno successivo da individui mascherati che, dopo averlo immobilizzato, lo costrinsero con la testa sott'acqua nel fiume Adda, praticandogli anche dei tagli sulla schiena. Il 22 maggio 2005 a Seriate un militante del Collettivo autonomo antifascista di Seriate venne accoltellato all'addome in modo gravissimo da alcuni naziskin.A queste azioni, se ne aggiungono altre contro sedi di organizzazioni o partiti: sette contro centri di sinistra e due contro sedi di destra. In questi raid rientrano anche quelli contro il centro sociale Pacì Paciana che venne bruciato (e distrutto) due volte: il 21 dicembre 2004 e il primo marzo 2005.
Articoli tratti da Indymedia.

martedì 24 febbraio 2009

MASS MERDIA

Che ormai i mass media,nella stragrande maggioranza dei casi quelli televisivi,siano l'ago della bilancia delle scelte politiche mondiali sia risaputo anche dai muri è una cosa certa,ma l'articolo proposto fa degli esempi con percentuali molto interessanti.
L'intervista di Silvia Berruto ad Alessandro Robecchi,vecchia conoscenza di Cuore e di Radio Popolare,apre gli occhi e drizza le orecchie sull'enorme potere che la televisione ha sulle nostre menti,soprattutto quelle più malleabili e quindi più facili da persuadere.
E naturalmente le televisoni nel caso italiano sono in mano a chi...?
Come nel caso della Fox durante le campagne elettorali che avevano visto vincente Bush junior grazie alle martellanti campagne di una delle creature del repubblicano Murdoch.
Ma come si deduce dall'articolo tratto da "Senza Soste"questa è un'arma a doppio taglio che tra non molto,se la gente avrà la capacità di ragionare con la propria testa(una toccatina ci vuole!)utilizzerà sempre meno a scapito di Internet(sempre se non ci saranno le tanto paventate censure,altra toccatina).
Il potere dei mass media.

«Quando è scoppiato il “caso Eluana” il 92% degli italiani era col padre, Beppino Englaro. Solo l’8%, una minoranza di fondamentalisti cattolici, era per il mantenimento in vita del corpo di Eluana. Dopo 6 mesi di bombardamento televisivo le percentuali erano cambiate: il 54% era ancora con Beppino, ma il 38% aveva cambiato posizione».
È con esempi di questo tipo che Alessandro Robecchi, giornalista e autore di programmi come Crozza Italia (La 7) e Verba Volant (Rai 3), anima, con Michele Serra, di Cuore, il mitico «settimanale di resistenza umana», cerca di far capire la potenza del mezzo televisivo in un Paese, l’Italia, nel quale i media sono al centro di ogni discorso, ma moltissimi ne ignorano i meccanismi fondamentali.
Tanto per fare un esempio, forse non tutti sanno che per ogni ora di trasmissione ci sono 12 minuti di pubblicità, pubblicità di prodotti, certo, ma soprattutto del sistema, del capitalismo, a dimostrazione che non tutte le ideologie sono morte: alcune sono in perfetta salute. Molti ritengono che la pubblicità non sia davvero in grado di condizionare il comportamento delle persone. «Allora il signor Barilla è un coglione», conclude Robecchi, perché spende ogni anno 20 milioni per una cosa che non serve a niente. Il potere di persuasione dei media è dimostrato attraverso tre esempi: il primo riguarda il tentativo di spostare la mentalità del Paese. Se l’interesse di chi comanda è, per fare un esempio, la delegittimazione della figura del lavoratore pubblico, non è conveniente dirlo esplicitamente: meglio evitare lo scontro frontale. Ma è sufficiente che nel giugno del 2007 un uomo considerato di sinistra, il professor Ichino, racconti sul Corriere della Sera il caso di un professore statale assenteista cronico e illicenziabile e subito si monta il caso: l’episodio singolo diventa il paradigma della situazione italiana e il ministro della Funzione pubblica s’inventa la categoria dei «fannulloni». Sull’onda di ciò, si riducono i diritti di tutti: si dimezzano i giorni di permesso per i lavoratori pubblici disabili o per quei lavoratori che i disabili devono accudire. Esempio numero 2, quello della legge 40 sulla fecondazione assistita. Si decide su pressione della lobby cattolica (trasversale agli schieramenti parlamentari) che non è il caso che gli italiani partecipino al referendum. Li si convince che la fecondazione assistita non è “affar loro”, che riguarda, al più una minoranza esigua, e che è possibile fregarsene. Esempio numero 3: l’emergenza sicurezza, che «è la madre di tutte le truffe». Nel 1991 gli omicidi in Italia sono stati 1901, nel 2006 sono scesi a 621, dei quali quasi la metà perpetrati in zone di mafia. I furti nel ’99 erano 380 ogni 100 mila abitanti; nel 2006 erano 233. L’unico indicatore in controtendenza è quello che riguarda la violenza sulle donne, anche se bisogna notare che oggi questi crimini sono più denunciati di un tempo e che spesso i responsabili della violenza non sono sconosciuti, ma persone che la vittima conosce, considera amiche, se non sono addirittura parte della propria famiglia. Dov’è quindi quell’emergenza sicurezza che spinge il cittadino di Treviso a invocare le ronde contro gli stranieri? Forse il quadro diventa più chiaro se si pensa che, mentre negli ultimi anni il numero dei reati scendeva costantemente, aumentava invece il numero delle notizie di cronaca nera contenute nei media. Negli anni compresi tra il 2003 e il 2008, a fronte di una diminuzione dei reati, il Tg1 ha dedicato alla cronaca nera il 18,4% di tempo in più. + 22% è l’incremento delle notizie riguardanti i reati nello stesso periodo nel Tg2, 13% per il Tg 3, 24% il Tg5, 26% Studio Aperto. Durante il 2007, anno di campagna elettorale permanente, la cronaca nera ha aperto per 36 volte il Tg1, 62 volte il Tg2, 32 il Tg3, 70 il Tg4, 64 il Tg5, ben… 197(!) Studio Aperto. Come si combatte un simile sistema di potere? Secondo Robecchi per i prossimi 20 anni saremo «conciati come oggi», perché «loro» sono stati bravi, «gli altri» no: chi oggi sa leggere la società per trasformarla, infatti, «è quel signore lì». Ma allora – dal pubblico giunge la domanda – dovremo costruire un sistema d’istupidimento più potente di quello di Silvio? La prospettiva, si converrà, è un poco deprimente e certo sarebbe più bello illuderci di risolvere tutto soltanto con l’istruzione e la cultura. Ma «non si può non combattere la battaglia nell’informazione, nei media», dice Robecchi. Tre anni fa il posto fisso era ancora un diritto, oggi è diventato un privilegio: la battaglia è stata persa ed è stata persa sui media. Naturalmente, è possibile che il processo di concentrazione e controllo dell’informazione contenga in sé i germi della propria distruzione: oggi parliamo ancora dei vecchi media gestiti dall’alto, però esiste anche la produzione d’informazione dal basso. Con l’appropriarsi dei mezzi di produzione dell’informazione, lentamente ma inesorabilmente, possiamo dare fastidio a chi controlla i grandi mezzi di comunicazione. Ma mentre lentamente, attraverso internet, viene costruita questa democrazia, si assiste a una sempre più accentuata orizzontalizzazione del messaggio: tutti possono fare la TV, ma ben pochi possono farla per un’ora. Se vai oltre i 3 minuti, su Youtube non ti guarda nessuno. Robecchi conclude dicendo che «loro» sono molto bravi a parlare la lingua della comunicazione. Dobbiamo imparare la loro lingua e imparare a parlarla meglio di loro. Il prezzo in gioco è altissimo: è in atto uno sdoganamento della barbarie.

lunedì 23 febbraio 2009

PASTA UOVO,TONNO E SGOMBRI

Una ricetta semplice se si ha un poco di tempo per cucinare il sugo e se piace la pasta condita alla fine con del'uovo crudo,gustosa,che placa la fame.
Ingredienti:
-olio
-burro
-aglio
-scalogno
-cipolla
-zenzero
-spezie miste
-pepe nero
-dado normale
-salvia
-panna
-vino bianco
-uova
-sgombro
-tonno
-parmigiano grattuggiato
Nell'intingolo creatosi dall'unione del burro e dell'olio extravergine mettiamo la cipolla e lo scalogno affettati grossolanamente a imbiondirsi,l'aglio tagliato a tocchettini,si aggiunge la salvia e si sfuma col vino bianco.
Si prendono scatolette di sgombro e tonno sott'olio,dipende dalla quantità che si vuole mangiare,si trita lo zenzero,il pepe nero e si spolvera con le spezie miste(coriandoli,semi carvi,cannella,noce moscata,chiodi di garofano e anice stellato,tutti in polvere).
Se serve si aggiunge ancora del vino bianco e se manca sale(il tonno e gli sgombri sono sapidi per conto loro)si mette poco dado e verso fine cottura la panna va a completare il sugo che ha già un profumo intenso mangereccio.
In un'insalatiera grande o in un recipiente adeguato si butta la pasta e l'intingolo per poi aggiungere l'uovo sbattuto ed il parmigiano grattuggiato,si mescola il tutto e il piatto è pronto!

EUSKAL HERRIA ASKATU

Splendida l'iniziativa a conclusione della lunga settimana internazionale di solidarierà con Euskal Herria,la manifestazione per le vie di Milano partita dal Piazzale Sant'Eustorgio fino ad arrivare in Piazza Duomo dove si è conclusa con gli ultimi interventi dei compagni,dove più di 500 persone(ne aspettavamo molte di più ma la concomitanza con la manifestazione Cgil sul pacco sicurezza certamente non ha aiutato!)hanno sfilato in un corteo eterogeneo,colorato,bello!
Più avanti un piccolo articolo riassuntivo apparso su Indymedia e l'articolo che il maggior quotidiano basco Gara ha dedicato all'evento,concentrandosi sul fatto che domenica prossima sia un giorno di elezioni e che alcuni partiti siano stati tagliati dalla forbice censoria di Zapatero,partiti in tutto e per tutto dichiarati illegali.
Un corteo composto da oltre 500 persone è partito poco dopo le 17 di questo pomeriggio da piazza Sant'Eustorgio, in zona Ticinese a Milano, dietro allo striscione 'Tanti popoli, un'unica lotta' (la traduzione in italiano dello slogan internazionalista basco ‘Hamaika herri, borroka bakarra’), per manifestare solidarietà nei confronti del popolo basco, di quello palestinese e di quello curdo, tre popoli oppressi da stati potenti e aggressivi.
La manifestazione, indetta dal collettivo ‘Amici e Amiche del popolo basco’ composto da numerose realtà della sinistra milanese, arriva al termine della settimana di solidarietà internazionalista con il Popolo basco che si è realizzata in diverse città italiane attraverso presidi alle sedi diplomatiche spagnole, assemblee e conferenze stampa tenute da un rappresentante del collettivo giovanile basco internazionalista Kamaradak.
Alla manifestazione partecipano anche esponenti delle comunità kurda e palestinese di Milano, molte le bandiere palestinesi, curde e basche sventolate e le immagini del leader del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk) incarcerato in Turchia, Abdullah Ocalan, così come gli striscioni contro le politiche razziste e aggressive di Israele e gli slogan contro la Turchia, definita ''stato terrorista''. Il corteo si é concluso in piazza Duomo con gli interventi di alcuni esponenti delle realtà politiche e sociali promotrici.
Elecciones del 1 de marzo.
La solidaridad lleva el voto de oro hasta las calles de Milán.

En tiempos en los que llevar una determinada papeleta electoral en el bolsillo puede traerle a uno un disgusto, y en los que la Ertzaintza retiene e identifica a ciudadanos por no ocultar su afinidad política, las calles de Milán demostraron el sábado que la solidaridad no conoce de vetos ni ilegalizaciones.

«Hamaika herri, borroka bakarra-Tanti popoli, un'unica lotta» rezaba la pancarta que recorrió las principales calles de la capital lombarda, en una movilización que secundaron un millar de personas. Junto a las decenas de ikurriñas que poblaban la cabecera de la marcha, se podían ver también carteles de la plataforma electoral D3M y papeletas de esta opción política independentista, vetadas por los tribunales españoles, pero mostradas con orgullo en las calles de esta ciudad transalpina.
La movilización había sido convocada por el colectivo Euskal Herriaren Lagunak-Milano, así como por organismos como Unión Democrática Arabo Palestinese, Comunitá palestinese Milano, Comunitá kurda Milano y AZAD Per il popolo Kurdo. Los manifestantes partieron desde la Piazza San Eustorgio del berrio Ticinese, y a las mil personas que secundaron la convocatoria les acompañaron en el trayecto varias unidades de la Policía italiana. También acudieron a cubrir la marcha periodistas de la televisión pública RAI, cuya sede en esta ciudad fue ocupada hace unos días por personas que protestaban por la política informativa de este medio respecto a Euskal Herria.
La manifestación discurrió durante una hora por las calles más céntricas de Milán, y los asistentes entonaron lemas en favor del pueblo vasco, como «Euskal Herria askatu» y también de Kurdistan y Palestina, denunciando la represión que sufren estas naciones.
En varias ocasiones, asimismo, se mostraron de forma visible los carteles y las papeletas de D3M, a modo de solidaridad con la plataforma ilegalizada por los tribunales españoles.
Tras llegar a la conocida Piazza Duomo se dio por concluida la marcha, celebrándose a continuación un acto en el que tomó la palabra un representante de Euskal Herriaren Lagunak y también un miembro del organismo internacionalista Askapena. Los organizadores hicieron una valoración muy positiva de la manifestación, señalando que se trata de una muestra de la solidaridad internacionalista.
La movilización de Milán pone un bonito broche a la Semana de la Solidaridad con Euskal Herria que se ha celebrado en trece países, y en la que se ha denunciado las vulneraciones de derechos que se producen en este país, como, entre otras, las ilegalizaciones de partidos políticos y los vetos a las opciones independentistas.

Más de cincuenta actos.

En total, han sido más de medio centenar los actos y movilizaciones que, bajo el lema «Euskal Herria no camina sola hacia la democracia y la autodeterminación», se han celebrado en diferentes puntos del planeta, en los que, contando la manifestación de Milán, han tomado parte unas cuatro mil personas.
Desde el colectivo Euskal Herriaren Lagunak, que aglutina a los distintos movimientos de apoyo al pueblo vasco, han hecho un balance muy satisfactorio de la respuesta a todas estas convocatorias, explicando que la iniciativa de este año «ha superado con creces» la del año anterior.

domenica 22 febbraio 2009

1,2,3,4,GIMME SOME MORE

Ogni tanto riecheggiava nella mia mente un ritornello di una canzone che sentivo durante i miei primi Grest d'estate qui ai Sabbioni...e non sapevo dove sbattere la testa per andare a recuperare il titolo di quella melodia.
E dopo ricerche estenuanti,scaricando hit degli anni '80 e facendo esperimenti sentendole a caso senza mai esser riuscito a trovarla,fino a quando pochi giorni fa l'ho sentita come sfondo in una pubblicità...e da lì sono riuscito facilmente a risalire ai DD Sound,alias i fratelli La Bionda.
Carmelo e Michelangelo La Bionda sono i padri della disco music italiana e nel loro repertorio che nasce nei primi anni 70 vi sono molti successi(in tutto il mondo più di 10 milioni di dischi venduti)ma per la loro biografia vi rimando a wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/La_Bionda
Pensavo che 1,2,3,4,Gimme some more fosse meno vecchia,anche nelle mie ricerche optavo sempre per i primissimi anni'80 mentre è del 1977.
Il video spettacolare di questa canzone(scritta dai La Bionda assieme a Lucy Neale)rimanda indietro di trent'anni sia come balli che come abiti e acconciature.

I met you here it was a saturday night
You looked so pretty and I felt alright
You got me dancing to a disco beat
But really baby it's your loving I need.

We're at the disco almost every night
And we are dancing I can hold you tight
You drive me crazy with your sweet embrace
Why won't you let me take you back to my place?

1234 gimme some more
You know I need your love and baby that's for sure
1234 gimme some more
I gotta see you somewhere outside the dancing floor.

venerdì 20 febbraio 2009

LO STRANO CASO DI OMRI EVRON

Ecco una bella testimonianza di un giovane israeliano che come molti suoi compagni è antisionista e per questo è stato imprigionato per 14 mesi,e naturalmente sui giornali o alla televisione di queste storie non se ne fa menzione.
Solo in internet,che qualche nostra vecchia e sgradita conoscenza vorrebbe censurare ad ampi tagli di forbice,da spazio a queste testimonianze "scomode"alla stragrande maggioranza degli "organi d'informazione"poichè degli israeliani antisionisti farebbero notizia,eccome!
E' la storia di un giovane che ha fatto dell'obiezione di coscienza un suo valore,rifiutandosi quindi di uccidere il suo fratello arabo e si oppone a collaborare con un regime razzista che fa dell'oppressione e della guerra sistematica uno dei suoi cavalli di battaglia.
Sotto è riportata la sua dichiarazione di obiezione,e più in basso il resoconto dell'incontro che Omri ha avuto a Livorno,tratto da "Senza Soste"a cura di Nello Gradirà(il giovane israeliano ha già avuto altri incontri domanda-risposte in altre località italiane).
Dichiarazione di obiezione di Omri Evron, giovane israeliano, refusnik.

Tel Aviv 12 ottobre 2006.

Io, Omri Evron, rifiuto di servire nell’esercito perché sono fedele ai miei principi morali. Mi rifiuto di arruolarmi per protesta contro la lunga occupazione militare del popolo palestinese, un’occupazione che acuisce e semina terrore e odio tra i popoli. Mi oppongo a partecipare alla crudele guerra nei territori occupati, una guerra finanziata per proteggere le colonie israeliane e mantenere l’ideologia del “Grande Israele”. Mi rifiuto di servire un’ideologia che non riconosce i diritti di tutte le nazioni all’indipendenza e alla coesistenza pacifica. Non sono in alcun modo pronto a contribuire all’oppressione sistematica di una popolazione civile e alla deprivazione dei loro diritti – come è portata avanti dal regime di apartheid e dai militari israeliani nei territori occupati. Sono offeso dalla morte per fame e dall’incarcerazione di milioni di persone dietro a muri e posti di blocco. Mi rifiuto di arruolarmi perché non credo che la violenza sia una soluzione e che la guerra porti la pace.
Mi rifiuto di servire l’industria delle armi, le mega corporations, gli avidi appaltatori, i predicatori del razzismo ed i leader cinici il cui business è la continuazione della sofferenza e che derubano i popoli dei loro basilari diritti umani. Mi rifiuto per cercare di attirare l’attenzione sul fatto che non tutti sono pronti ad essere indottrinati e cooptati da cause nazionaliste e razziste. Con questo atto voglio esprimere la mia solidarietà a tutti i prigionieri per la libertà in questo mondo. Mi rifiuto di credere alle bugie che scavano divisione ed antagonismo tra i lavoratori dalle due parti del confine, in modo che essi non possano unire le loro mani nella lotta per i loro diritti. Vorrei che la mia obiezione fosse un messaggio di pace e solidarietà, che fosse un richiamo per tutti quelli che uccidono - e vengono addestrati ad uccidere nell’interesse di qualcun altro - a deporre le armi e unirsi alla lotta per un mondo più giusto.
So che questo mio atto è un’infrazione della legge israeliana, ma sono costretto ad oppormi dai miei valori democratici, umanitari ed egualitari. La legge militare su milioni di Palestinesi non è democratica. E’ mio compito oppormi a qualunque legge che renda possibile privare altri dei loro diritti e della loro libertà, o di trattarli con una violenza che nega la loro fondamentale umanità.
Rifiuto la guerra nazionalista “per la pace delle colonie”.
Rifiuto l’oppressione sistematica e l’umiliazione dei civili.
Rifiuto l’occupazione e la legge militare che impedisce ad una popolazione civile di determinare la propria sorte.
Rifiuto l’apartheid ed il regime razzista.
Rifiuto di considerare un popolo mio nemico per ragioni di razza, origine etnica o religione.
Rifiuto di prendere parte al ciclo sanguinoso che distrugge entrambi i popoli.
Rifiuto per richiedere solidarietà internazionale per la pace ed il benessere di tutte le nazioni che vogliono vivere in libertà e libere dallo sfruttamento, l’oppressione e la guerra.
Rifiuto di uccidere! Rifiuto di opprimere! Rifiuto di occupare!
Dichiaro la mia fedeltà alla pace e rifiuto di servire la guerra e l’occupazione.
Incontro con Omri Evron: l'esempio di coerenza dei giovani israeliani anti-sionisti.

Secondo un vecchio detto che circola da sempre nel mondo giornalistico “non fa notizia il cane che morde il postino ma il postino che morde un cane”.
In breve un fatto diventa interessante dal punto di vista mediatico quando è insolito o trasgressivo.
Un giovane israeliano che si rifiuta di servire nell’esercito sionista e di contribuire al massacro dei civili palestinesi dovrebbe corrispondere al postino che morde il cane, ma lunedì sera la stampa si è tenuta ben lontana dai locali dell’ARCI Borgo dove si è svolto l’incontro con Omni Evron, refusenik israeliano, organizzato da Sinistra Critica.
E’ la riprova che qui da noi il giornalismo “vecchio stampo”, quello che aveva come ragion d’essere la pubblicazione di notizie interessanti per quanto fossero sgradite al potere, ormai è morto e sepolto. Oggi c’è la consegna del silenzio più assoluto su tutto ciò che stride con la verità di regime, in questo caso con il politically correct filo-sionista.
Del resto proprio qualche giorno fa su Senzasoste abbiamo pubblicato la notizia della misteriosa sparizione dal sito della RAI di un sondaggio sull’aggressione israeliana a Gaza, i cui risultati non erano molto favorevoli al governo di Tel Aviv.
Siamo certi che se al posto di Omri ci fosse stato qualche sedicente “dissidente” cubano o profugo istriano i giornalisti sarebbero arrivati a frotte anche dalle Isole Tonga, e magari ci sarebbe stato anche qualche ricevimento ufficiale da parte delle autorità.
Niente stampa, quindi, ma poco male. L’iniziativa è stata abbastanza partecipata. Inoltre il contributo di un relatore palestinese, Mohamad, e la presenza tra il pubblico di alcuni sostenitori di Israele hanno reso il dibattito più acceso e interessante.
Omnri, 22 anni, ha raccontato la sua esperienza di “disertore”. Al liceo aveva sottoscritto con altri 250 studenti un documento di critica alla politica bellicista di Israele, poi una volta chiamato alle armi (il servizio militare è obbligatorio) ha dichiarato di rifiutare l’arruolamento e di non voler indossare la divisa. Non essendo previsto il diritto all’obiezione di coscienza è stato processato da un tribunale militare e condannato a una pena detentiva.
I detenuti indossano uniformi militari (fornite dagli Stati Uniti con tanto di bandierina a stelle e strisce sul braccio) e Omri si è coerentemente rifiutato di indossare anche quella. Non gli è stato fornito alcun altro abbigliamento, è stato lasciato seminudo e ha subito un lungo periodo di isolamento. Dopodiché è stato liberato con la motivazione di “problemi mentali”. Omri racconta che molti detenuti che hanno vissuto questa esperienza hanno riportato gravi conseguenze fino ad arrivare a tentativi di suicidio.
Di fronte alla coerenza di affrontare il carcere per non tradire le proprie idee molti, in questo Paese dove ormai siamo abituati all’opportunismo e al servilismo, dovrebbero come minimo togliersi il cappello.
Ma Omnri ha dimostrato di essere anche un militante politico di tutto rispetto, tracciando un quadro molto chiaro sulla situazione politica israeliana dopo le ultime elezioni. Ha ricordato che la sinistra sionista ha subito una pesante sconfitta a vantaggio di movimenti e partiti di estrema destra di cui alcuni di stampo fascista. Ma ha valutato positivamente il risultato della sinistra radicale, tra cui il Partito Comunista Israeliano di cui fa parte, l’unica organizzazione politica che aggrega sia arabi che ebrei.
La soluzione al problema israelo-palestinese, ha detto, è la fine dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’aggressione militare e della dipendenza di Israele dagli USA. A questo proposito ha citato un fatto significativo: il bilancio dello Stato di Israele passa prima dal Congresso USA che dalla Knesset (il parlamento israeliano).
Israele è oggi uno Stato profondamente militarista per il quale la guerra è una condizione ormai irrinunciabile: Omri ha ricordato che in media ogni sette anni Tel Aviv entra in guerra. Ma ci sono anche continue manifestazioni antimilitariste di cui, per tornare alla questione dei media, qui da noi non si ha notizia.
Mohamad ha riepilogato la storia della presenza israeliana in Palestina a partire dall’inizio del secolo, fino ad arrivare all’attuale situazione di Gaza. Gaza -ha detto- è grande poco più del doppio del Comune di Pisa ma anziché 90mila abitanti ci vivono più di un milione e mezzo di persone. Una realtà assolutamente disumana che porta i palestinesi alla disperazione.
A questo si aggiunge il muro che circonda i villaggi palestinesi della Cisgiordania, rendendo impossibile frequentare le scuole o ricorrere alle strutture sanitarie.
I due relatori hanno risposto in modo appropriato anche ad alcune domande tendenziose, come quella secondo cui la presenza di Omri in Italia dimostrerebbe proprio la natura democratica dello Stato di Israele. Forse avrebbero dovuto impiccarlo...
Sulla questione del lancio dei razzi Qassam e degli attentati suicidi, che secondo alcuni sarebbero la causa dell’aggressione a Gaza e dell’edificazione del muro, Omri ha chiarito che sono reazioni comprensibili, anche se non condivisibili come tutti gli atti di guerra verso i civili, ma che sono una conseguenza diretta dell’occupazione e non sarà possibile evitarli finché questa perdura.
Si è trattato quindi di un incontro di estremo interesse e sarebbe opportuno che in futuro si riuscisse a coordinare e pubblicizzare meglio le iniziative in modo che possano avere la risonanza che meritano.

OCALAN LIBERO,KURDISTAN LIBERO!

Questo è un periodo ricco di manifestazioni ed eventi,forse troppi,e lo dico con una leggera vena polemica in quanto ci sono lunghi lassi di tempo in cui non c'è niente d'interessante da segnalare e da fare,alternati ad altri dove in uno stesso giorno si accavallano appuntmenti importanti.
Uno di queste date è proprio domani,dove a Livorno segnalo questa bella iniziativa in favore dei compagni kurdi in solidarietà col movimento indipendentista del Kurdistan e per ricordare che Abdullah Ocalan è rinchiuso come unico prigioniero nel carcere turco di Imrali,maltrattato fisicamente e mentalmente dai suoi agzzini ormai da 10 anni(e D'Alema ne sa qualcosa).
Addirittura a Milano ci saranno due eventi,uno organizzato da Cgil contro il "pacco" sicurezza e l'altro in solidarietà con Euskal Herria come anticipato nei giorni passati...ancora sabato prossimo mi viene in mente la manifestazione nazionale pro Cox 18 ed in generale contro la deriva razzista e sicuritaria di moltissime giunte comunali e a Bergamo la mobilitazione contro l'apertura di una sede di Forza Nuova Vecchia Merda.
Sarebbe utile nei prossimi tempi coordinare meglio date ed eventi!
Tornando alla manifestazione livornese per i kurdi posso raccontare la mia esperienza personale avendo visitato la zona kurda presente in territorio iraniano,le città di Sanandaj(la capitale della provincia del Kurdistan),Marivan ed i villaggi di Biya Kaya,Kamala e Howraman-at-Takht nella sublime valle dell'Howraman.
La gente è splendida,come in tutto l'Iran,ma mai come in questa zona abbiamo collezionato inviti a pranzo o a dormire a casa di perfetti sconosciuti...intendiamoci mica come certa gentaglia italica.
E tutti sono disposti a darti una mano sia come nel domandare indicazioni stradali,orari di pullman o semplicemente fare due chiacchiere addirittura riuscendo a capirci in qualche maniera!
Di seguito l'esclusiva intervista rilasciata a "La Repubblica"da Abdullah Ocalan.
Ocalan libero,Kurdistan libero!
Ocalan: "Io, da dieci anni nell'Alcatraz turca ma la nostra lotta non si fermerà".
MUDANYA (TURCHIA) «In cella mi picchiano, ma non rinuncio a dire quello che penso. O la guerra fra Pkk e Turchia si risolve con il dialogo, o entro tre mesi il conflitto in Kurdistan diventerà peggio che Gaza». L' Alcatraz turca spunta solo la sera. Persa nella nebbia, la sagoma sinistra dell' isola di Imrali si intravede dalle luci fioche del porto di Mudanya. In questa giornata di febbraio spazzata da vento e pioggia nulla qui sembra essere cambiato. Il corso centrale dove durante il processo i Lupi grigi sfilavano innalzando le loro bandiere. Le banchine del molo dove le madri dei soldati morti in battaglia gridavano «pena di morte!». Il piazzale dove i nazionalisti davano la caccia ai giornalisti stranieri. Sono passati 10 anni dalla cattura di Abdullah Ocalan, il leader del Pkk considerato dalla Turchia il terrorista numero uno, e dai curdi un eroe, ma la guerra nel sud est dell' Anatolia continua mietendo vittime ogni giorno.
Il 15 febbraio 1999 Apo, com' era chiamato dai compagni, tornava in patria impacchettato come un fagotto dalle teste di cuoio turche che lo avevano braccato in Kenya. Una fuga disperata di sei mesi in tre continenti. Che dalla Siria, dov' era rifugiato, lo aveva portato in Grecia, poi in Russia, infine per due lunghi mesi in Italia, scatenando una ridda di polemiche: dalla spericolata missione di Ramon Mantovani a Mosca all' ospitalità nella villa all' Infernetto, passando per lo sbarco di migliaia di curdi a Roma e il coinvolgimento dei servizi di mezzo mondo. Fino alla cacciata, nonostante la resistenza dei suoi legali italiani, Pisapia e Saraceni. Imrali da qui è lontana poche decine di miglia, ma andarci è impossibile. Colossali navi da guerra della Marina militare impediscono a chiunque, tranne ad avvocati e parenti, l' accesso al prigioniero. Nell' atollo, Ocalan. Sessant' anni, i capelli ormai bianchi con un principio di calvizie, è l' unico detenuto. La sinusite lo indebolisce, i pruriti lo tormentano, la prostata incalza.
I suoi attuali avvocati - attraverso i quali è stato possibile organizzare l' intervista esclusiva con Repubblica - lamentano il fatto che di recente sia stato malmenato dai suoi carcerieri. Una denuncia è arrivata alle autorità competenti a Strasburgo, che hanno intimato al governo turco di rispettarei diritti del detenuto. Non si sa con quali effetti. Abdullah Ocalan, innanzitutto come sta? «Sopravvivo. Le mie condizioni fisiche sono quelle rese note dai legali. Di recente sono stato anche picchiato dalle guardie per alcune dichiarazioni rilasciate. Ma io continuerò a dire quello che penso. Saluto l' Italia, paese che ricordo con grande piacere». Perché è stato malmenato? «Non sto a raccontare quello che succede qui, perché so che cosa accadrebbe se lo dicessi. Agisco con senso di responsabilità. Loro vogliono, mettendomi in difficoltà, annientare il Pkk. Ma non ci riusciranno. Fino alla fine opporrò la mia resistenza».
Come viene punito? «Mi accusano di "difesa e propaganda di un' organizzazione criminale". Mi hanno punito in 10 occasioni, per un totale di 180 giorni di cella. In pratica, posso rimanere nella mia stanza, ma mi vengono tolti gli altri diritti: i miei familiari non possono venire a trovarmi (l' ora dei colloqui è di un' ora alla settimana, quando e se le condizioni del mare lo permettono, ndr ), niente libri, radio o giornali. Mi levano anche la penna». Lei chi accusa? «Io ho il diritto di sapere chi è la mia controparte. Quello che accade qui di certo non avviene senza che il premier lo sappia. Ma Tayyip Erdogan fa quello che dicono gli Stati Uniti. Sono gli Usa e la Nato ad avermi portato qui 10 anni fa. E fanno pressione per mettermi alla prova. Mettono alla prova la mia reazione, la mia pazienza, la mia resistenza. Ma anche la mia pazienza ha dei limiti». Dicono che lei continui a guidare il Pkk da qui. E' vero? «Io dico che quest' anno si deve tracciare la strada per un dialogo, altrimenti noi curdi non possiamo essere ritenuti responsabili di quello che potrebbe accadere nei prossimi tre mesi.I problemi non si risolvono bombardando Qandil (la zona nel Nord Iraq dove gran parte dei guerriglieri si sono rifugiati, ndr .). Perché il Pkk ha forze dappertutto, in Turchia, in Iran, in Iraq, in Siria. E' organizzato nella regione del Caucaso come in Europa. E allora non entreranno in azione solo le forze armate, ma anche quelle civili. E quello che succederà sarà più esteso di quanto è successo a Gaza. Ecco perché c' è bisogno di una soluzione trovata attraverso il dialogo». A fine marzo in Turchia ci saranno elezioni amministrative. Che possibilità dà ai partiti che sostengono i curdi? «Sono elezioni molto importanti. E' necessaria la fondazione di un partito curdo di riferimento. Ma metto tutti in guardia su possibili irregolarità nel voto». Il governo però continua le riforme, e dal 1 gennaio ha avviato un canale televisivo statale in lingua curda.
Non è un passo avanti? «Ma si sa che questo passo è avvenuto non su indicazione del governo, bensì su pressione degli Usa. I divieti per la lingua e l' identità curde sono noti. In carcere è vietato pronunciare anche due parole in curdo, e poi si mette su un canale televisivo! La nostra concezione della democrazia parte sempre dal basso. Qui invece si tratta di qualcosa imposto dall' alto. Lo Stato istituisce il suo canale. E con il canale in lingua curda vuole creare anche i suoi curdi. Attraverso quella tv si vuole completare l' opera mettendo sotto controllo la dimensione culturale». A lei sta a cuore il Medio Oriente,e la Turchia di recente siè proposta come mediatore fra Israele e gli arabi. Che cosa ne pensa? «Ho visto che il premier Erdogan si batte perché ci sia un dialogo fra Israele e Hamas. Ma perché non investe un pezzettino della sua energia per il suo Paese?».

Il personaggio Abdullah Ocalan nasce il 4 aprile 1948. Laurea ad Ankara, dopo il golpe del ' 71 si arruola nel servizio civile Nel ' 78 fonda il Pkk. Nell' 84 inizia la lotta armata contro il governo turco per creare uno stato curdo Dieci anni fa le teste di cuoio turche lo arrestano in Kenya. Dal 15 febbraio 1999 è rinchiuso nel carcere di Imrali.

giovedì 19 febbraio 2009

SILVIO BERLUSCONI (1)

Credo che a differenza di tutti gli altri sia d'obbligo cominciare un nuovo post legato al gruppo "neuro deliri" con la convinzione d'avere un ospite in questo particolare raggruppamento ne per la prima ne per l'ultima volta.
Il mitragliatore pazzo è tornato alla carica con l'ennesima battutaccia subito smentita dal Viminale sui desaparecidos argentini.
Un po come se in un futuro colloquio col presidente degli States Barak Obama dicesse sul piano personale:"Perche' un nero corre sul ghiaccio piu' veloce di un bianco? Perche' ha le catene.",oppure sul piano dell'orgoglio americano proclamasse battute come:"Osama Bin Laden entra in un pub e ordina un Manhattan. Il cameriere glielo porta. Bin Laden lo assaggia ma sembra perplesso. Il cameriere allora chiede: "Tutto ok?".Bin Laden: "Mmmh... manca qualcosa!"o tipo:"Osama bin Laden junior arriva a casa (alla grotta) del padre tutto piangente. "Cos'è successo, piccolo mio?". "Mi hanno bocciato in geografia". "Cosa ti hanno chiesto?". "Qual è l'edificio più alto di New York. Ho risposto l'Empire State Building...". "A settembre ti faccio promuovere io."...voi dite sarebbe contento???
E voi che avete riso siete bastardi!!!
A proposito la foto del mitra se vi ricordate venne scattata l'estate scorsa a Porto Rotondo durante la visita di Putin in Italia,ed alla domanda di una giornalista russa al premier connazionale se avesse intezione di divorziare perchè sospettato di essere l'amante dell'ex campionessa olimpionica Alina Kabaeva,visto l'imbarazzo il nostro di premier fece questo gesto,ben consapevole della fine di giornalisti russi che fanno certe domande...
Anche senza aprir bocca riesce sempre a proporre neuro deliri d'antologia,onnipotente...e notando che la Sardegna lo ispira così tanto proporrei di relegarlo per sempre lì...diciamo che l'Asinara sarebbe perfetta!
Ora l'articolo de "La Repubblica on line"di ieri.

Berlusconi scherza sui desaparecidos. L'Argentina convoca l'ambasciatore.

Battuta infelice del premier durante la campagna elettorale in Sardegna sulle persone gettate dagli aerei: "Erano belle giornate... li facevano scendere..."
BUENOS AIRES - Una 'battuta' sui desaparecidos pronunciata da Silvio Berlusconi durante la campagna elettorale in Sardegna rischia di creare un caso diplomatico: il governo argentino ha convocato l'ambasciatore italiano a Buenos Aires, Stefano Ronca, a cui ha espresso "preoccupazione e disagio" per le affermazioni sui dissidenti di Silvio Berlusconi riportate oggi dal quotidiano locale Clarin,riferiscono fonti diplomatiche argentine. Secondo il giornale, che in un articolo di mezza pagina richiamato in prima col titolo "Berlusconi macabro con i desaparecidos" cita un servizio de l'Unità di sabato scorso, in cui sono riportate le frasi pronunciate dal premier durante la campagna elettorale in Sardegna (GUARDA IL VIDEO), il presidente del Consiglio ha ironizzato sul dramma dei dissidenti lanciati in mare dagli aerei affermando: "Erano belle giornate, li facevano scendere dagli aerei..". Il riferimento è al dramma dei 'voli della morte', tramite i quali i militari nell'ultima dittatura (1976-83) gettavano nelle acque del Rio de la Plata i sequestrati ancora vivi e addormentati. L'ambasciatore italiano si è impegnato a "verificare le frasi attribuite a Berlusconi e a informarne il governo argentino". Tutto un equivoco, secondo fonti del governo italiano, che hanno negato che il premier volesse minimizzare quei crimini, di cui al contrario intendeva denunciare l'efferatezza per spiegare, aggiungono, come si sentisse offeso ed insultato da quei suoi oppositori che lo paragonano ai dittatori.
Dal Clarin la notizia è rimbalzata su televisioni e siti online provocando accese reazioni: a Buenos Aires la presidente delle Nonne di Plaza de Mayo, Estela de Carlotto, ha detto di "sentirsi offesa" dopo aver letto quanto riferito dal quotidiano. "Nei confronti degli argentini - ha ricordato - c'è sempre stata grande solidarietà, sia dai precedenti governi italiani sia da parte della giustizia".

mercoledì 18 febbraio 2009

LA STORIA NON SI RISCRIVE-ORDINE DEL TRICOLORE

Sta entrando nel vivo la polemica suscitata dall'ignobile proposta di legge 1630 (pdf) che di fatto equipara i partigiani ed i deportati ai repubblichini fascisti di Salò.
In primis l'ANPI,l'associazione nazionale partigiana italiani,è esplosa in polemiche a ragione visto che la pdl(proposta di legge)non è solo un tentativo revisionistico della storia della seconda guerra mondiale e della successiva stesura della Costituzione Italiana,ma è pure un becero tentativo di riabilitazione di chi ha obbedito al credo nazifascista che ha fatto sprofondare l'Italia nel secondo conflitto mondiale con i risultati noti a tutti.
L'unico e solo fatto positivo di questa guerra è stata la Resistenza che ha accomunato partigiani provenienti da diversi credi politici,soprattutto di sinistra ma pure cattolici,uniti dallo spirito di sacrificio per un bene collettivo che si chiama libertà.
A parte il titolo "Ordine del tricolore" che somiglia troppo ad "Ordine nuovo" o ad una sigla massonica,ci sono anche i 200 Euro annuali e l'onoreficenza che dovrebbero finire nelle tasche di chi alla democrazia ha rinunciato aderendo al nazifascismo,che della democrazia è l'antitesi.
Questa pdl è una vergogna che può essere nata solo da questo cancrenoso regime ed ogni tentativo di far abrogare questo parto di menti malate deve avere la solidarietà e l'appoggio di tutti noi!
Di seguito l'articolo preso dal "L'Unità" citato dal sito Antifa.
«La storia non si riscrive»
L’Anpi contro la proposta di legge revisionista ·
10 febbraio.L'Unità di Luca del Fra.
I partigiani fanno sentire la loro voce forte e chiara nella polemica sulla proposta di legge 1630 (pdf):lo hanno fatto con un’assemblea ieri mattina al Teatro Italia di Roma indetta dall'Anpi, con tanta gente e un numero insperato di giovani...Presentato il 23 giugno del 2008, giunto in Parlamento tra lepolemiche, il provvedimento vorrebbe istituire un ordine del tricolore per i reduci della guerra 1940–1945. Partigiani e repubblichini assieme, tutti insigniti di un cavalierato revisionista all'insegna di una grottesca pacificazione, che i 42 firmatari della 1630, per lo più parlamentari di centrodestra, sperano di far digerire ai partigiani con una prebenda di 200 euro l'anno.
Ma certe cose non sono in vendita: netto il no dei partigiani, el'iniziativa cui hanno aderito Partito Democratico, RifondazioneComunista, Comunisti Italiani, Rete Antifascista Metropolitana, cioè i centri sociali e anche l’Unione di Centro, è stato un modo per manifestarlo. Ad aprire i lavori Massimo Rendina, presidente dell'Anpi di Roma e Lazio, che ha subito lanciato la proposta di un coordinamento delle forze di opposizione nel Lazio offrendo la sede dell'Associazione come casa per riunirsi. Gli interventi che si sono susseguiti, infatti, hanno tutti puntualizzato come questa legge sia parte di un disegno più ampio per scardinare la democrazia e le sue regole.
Il disegno a fianco agli stendardi azzurri dell'Anpi, con effigiate le medaglie d'oro, Paolo Masini, consigliere comunale del Pd, ha ricordato il cruento scontro istituzionale tra il primo ministro e il Presidente della Repubblica sul caso Eluana. I ragazzi dell'Onda, senza dimenticare come parte dell'informazione abbia cercato di far passare l'aggressione fascista a Piazza Navona dell'ottobre scorso per una rissa tra studenti, hanno sottolineato che nelle scuole primarie si sta applicando il testo unico Gelmini che riporta la scuola indietro di decenni. Da parte sua il segretario regionale del Pdci, Fabio Nobile, ha posto l'accento sul decreto sicurezza e sull'obbligo per i medici di denunciare i clandestini che chiedono cure. Messaggi di solidarietà sono arrivati del governatore della Provincia di Roma Nicola Zingaretti e dagli ex Presidenti della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi e Oscar Luigi Scalfaro. In particolare quest'ultimo ha voluto chiarire nelle sue righe come un provvedimento come la legge 1630 non «onorerebbe lamemoria neanche dei repubblichini in buona fede».
Un nuovo Cln.
Falsificare la storia, equiparare chi ha combattuto per la libertà con chi la voleva soffocare, ha ribadito nella conclusione Armando Cossutta, è parte di un progetto contro la democrazia. Un attacco a cui rispondere «ritrovando lo spirito del Cln», così Rendina, quel Comitato di Liberazione Nazionale che dal 1943 vide uniti partiti di matrice diversa per affrontare il fascismo: qualcosa in fin dei conti non lontano da questa iniziativa che ha visto coinvolti dai centri sociali della Ram all'UdC:miracoli che ancora riescono ai partigiani.

TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA!

Sabato prossimo manifestazione conclusiva della settimana internazionale di solidarietà con Euskal Herria a Milano,con orari e modalità riportati qui di seguito nell'appello dei compagni di EH-Lagunak milanesi.
A conclusione dell'evento concerto al CSA Vittoria di Via Muratori.

HAMAIKA HERRI BORROKA BAKARRA!TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA!
Al termine della settimana di solidarietà internazionalista con il popolo basco che si è sviluppata a livello nazionale con momenti di piazza, dibattiti e concerti, la giornata del 21 febbraio rappresenta un ulteriore importante sforzo di mobilitazione unitaria anche con gli altri popoli che in prima persona vivono e lottano per il diritto all'autodeterminazione, coniugata in termini anticapitalisti e antimperialisti, in un'ottica di uguaglianza e giustizia sociale.Riteniamo infatti che vi sia un filo rosso che unisce le rivendicazioni del popolo basco, all'eroica resistenza dei popoli palestinese e kurdo oppressi dai rispettivi imperialismi nell'area mediorientale e che sia imprescindibile, per le realtà e i compagni che lavorano sul terreno antimperialista, sostenere e amplificare queste lotte.
Invitiamo tutti e tutte a partecipare
SABATO 21 FEBBRAIOALLE ORE 15.00ALLA GIORNATA DI MOBILITAZIONE CON CONCENTRAMENTO IN PIAZZA S. EUSTORGIO
con banchetti informativi, musica e striscioni che si muoverà poi in CORTEO verso il centro di Milano con la rete Amici e Amiche di Euskal Herria, la comunità Kurda di Lombardia, l'associazione Azad per il popolo Kurdo, all'Unione Democratica Arabo Palestinese e alla comunità palestinese di Milano.
Promuovono:
Amici e Amiche di Euskal Herria / Euskal Herriaren Lagunak - Milano
Comunità Kurda di Lombardia
Associazione Azad per il popolo Kurdo
Comunità palestinese di Milano
Unione Democratica Arabo Palestinese

Sabato 21 febbraio ore 22al CSA Vittoria-via Friuli ang. via Muratori-Milano
Concerto con:KNA (Kenze Neke + Askra)Folk Punk-Rock dalla Sardegna
TANTI POPOLI UN'UNICA LOTTA!

martedì 17 febbraio 2009

+ COX - COPS

Intervento in ritardo di qualche giorno,ma alla notizia è stata data molto rilievo(ma non come quando avevano sgomberato il centro sociale!).
Le poche righe qui sotto tratte da Indymedia riassumono brevemente lo sgombero,la rioccupazione e ciò che cox 18 rappresentava e continuerà a rappresentare nella rete antagonista milanese e nazionale.
Il 13 febbraio cox 18 viene nuovamente liberato, viene riconsegnato alla cultura uno spazio che altri avrebbero voluto deserto e demolito. Infatti il 22/01/09, alle 7 la polizia interveniva senza mandato per sgomberare il csoa cox 18, bloccando le strade circostanti ed impedendo l' accesso allo stabile che, fra le altre cose, ospita la libreria calusca e l' archivio Primo Moroni.Data l'assenza di un mandato gli avvocati sono riusciti a bloccare tutto e ad avviare una negoziazione, questa attuamente prevederebbe la "custodia" dei locali da parte del comune ma senza sgombero o sequestro finché non si pronuncia un giudice.Nei ventidue giorni successivi si sono susseguite mobilitazioni, cortei spontanei, iniziative culturali in piazza, la manifestazione del 24 gennaio, forte di migliaia di solidali e la riconquista del 13 gennaio. Ora piu che mai diventa importante l'appuntamento nazionale del 28 febbraio: per difendere cox, per controbattere all'aberrante deriva razzista e securitaria delle amministrazioni comunali, per difendere tutti gli spazi di libertà sotto sgombero e per ribadire il diritto fondamentale ad essere persone, cultura, vite e storie, non carne da macello per le speculazioni.

lunedì 16 febbraio 2009

CLEMENTE MASTELLA

Ed alla fine i due amanti sono usciti allo scoperto,Silvio Berlusconi e Clemente Mastella dopo mesi di approcci ed effusioni amorose tenute in un segreto nemmeno troppo così celato si sono uniti in matrimonio politico dopo che l'ex ministro della giustizia aveva fatto cadere il governo Prodi lo scorso gennaio.
Fornirò un po di deliri del nostro uomo di Ceppaloni,vera vergogna politica che va a corollario delle merde sedute a Roma,partendo proprio da una sua intervista ripresa sul suo blog personale di blogspot:

Dal Tempo di oggi 16 gennaio 2009, riprendo e pubblico l’intervista rilasciata al quotidiano romano ad un anno dalle mie dimissioni da Guardasigilli.
«Mi dimetto perché tra l'amore per la mia famiglia e il potere scelgo il primo».
Esattamente un anno fa Clemente Mastella pronunciava queste parole nell'Aula di Montecitorio. Erano le 10.45. Il ministro della Giustizia del governo Prodi annuncia le sue dimissioni con un discorso, forse il più difficile della sua vita. È un Mastella profondamente amareggiato, deluso e livido di rabbia quello che interviene quel giorno alla Camera. Il governo Prodi cade, ci sono le elezioni politiche ad aprile, vince Silvio Berlusconi. È passato un anno, da quel 16 gennaio. Eppure in Clemente Mastella un po' di rabbia c'è ancora. Anzi, lui la chiama in gergo napoletano «la cazzimm». Ricordando quelle ore, riaffiora anche «tutta la crudeltà» della vicenda, «mai vista in 32 anni di Parlamento».

È vero che decise da solo di dimmettersi?
«Sì, ma perché io ho sempre avuto, nella mia fierezza di uomo sannita, il senso delle istituzioni».

Qualcuno non provò a farle cambiare idea?
«Sì, ma è stato fermato dalle mie obiezioni. Non poteva un ministro della Giustizia, con la moglie di fatto in carcere, rimanere al suo posto».

Sembra ancora molto arrabbiato.
«Guardi, la cosa che mi disturba dal punto di vista umano, con la conseguente considerazione politica, è stata l'assenza di tutto il governo. Tranne Vannino Chiti che ringrazierò sempre».

Non la chiamò nessuno della sua coalizione?
«Se è per questo incontrai anche Prodi dopo, ma in quei casi si sta vicini ad un ministro che si dimette, tra l'altro era il ministro della Giustizia. Possibile che avessero tutti da fare quella mattina? Ricordo ancora le parole di Di Pietro...».

Le ricordo anche io, invitava la magistratura ad andare avanti con l'inchiesta.
«Per l'esattezza disse: chi è causa del suo mal compianga se stesso».

Compianga?
«Sì, compianga. Conosce no, l'impianto lessicale di Di Pietro?».

Esiste un colpevole secondo lei?
«Ci sono sicuramente più fattori. Sa dov'è la stranezza?».

Dove?
«Se io avessi avuto qualche scheletro nell'armadio, secondo lei, sarei andato a fare il ministro della Giustizia?».

È passato un anno. In cosa è cambiata la sua vita?
«Sto ritrovando ora un po' di serenità, dopo momenti terribili che non auguro davvero a nessuno. Lo status in cui mi trovo oggi è quello di rifugiato politico, altro che Cesare Battisti».

Come vanno ora le cose a casa sua?
«Diciamo che anche lì va molto meglio. Ma si rende conto che mio figlio è venuto una sola volta su un volo di Stato e per questo sono finito al tribunale dei ministri?».

Sì, ma i voli di Stato non dovrebbero servire per andare a vedere una gara di formula uno... «Certo. Ma come mai altri figli fanno telefonate particolari, o sono al centro di vicende giudiziarie, e verso di loro non c'è tutta la cattiveria usata nei miei confronti?».

Veniamo a colui che lei, in un'intervista, ha definito «un po' una mia creatura», Riccardo Villari. Pare proprio incollato alla poltrona?
«E ha ragione. Su questo io la penso come Pannella, e cioè che mandarlo via sarebbe una violenza alle istituzioni».

Altra questione: ma quel famoso accordo tra lei e Berlusconi, ci fu o no?
«L'unica cosa che le posso dire è che io vidi Berlusconi 20 giorni dopo la caduta del governo. Di quell'incontro Berlusconi, poi, diede una versione non fedele alla realtà».

Ecco, allora la dia lei.
«Lo farò nel libro a cui sto lavorando».

Un'anticipazione?
«Nonostante il mio affetto per il suo giornale - Il Tempo era il giornale, insieme al Mattino, che leggevo da ragazzo - mi consenta di rimanere vago su questo».

D'accordo, glielo consento. Quando uscirà questo libro?
«Tra un paio di mesi».

Intanto però, ad un certo punto sembrava fatto anche un contratto per lei in Mediaset.
«Non mi risulta. Ho resistito a ben altri regali, tanto per essere chiaro».

Com'è il suo rapporto con Casini?
«Buono».

Un po' vago.
«Cosa vuol sapere? Se andiamo insieme alle europee?».

Beh, per esempio.
«Vedremo. Ci stiamo riprendendo essendo stati messi a dura prova. Però ad una condizione, che ognuno sia generoso».

Che significa?
«Che non si tratta di incamerare nessuno. Bisogna trovarsi tutti insieme. Certo che comunque per quelli del Pd, lì sarà dura. Voglio vedere come se la caveranno, ora che non ci sono più i piccoli partiti, ora che perdono consensi, non c'è più Mastella che rompe le scatole, con chi se la prenderà Veltroni adesso?».

Sta seguendo le vicende del Pd in Campania?
«Possiamo distinguere Napoli dal resto della Campania? Non è giusto generalizzare su tutto. Le posso fare un esempio?

Prego.
«I rifiuti: ma lo sa che Ceppaloni è al 70% con la raccolta differenziata. E che molte altre città non hanno avuto problemi con i rifiuti? Non è giusto fare di tutta l'erba un fascio. E poi la classe politica, all'ordine dei medici di Napoli manca da mesi un presidente perché non si mettono d'accordo. Come vede non sono solo i politici».

Sta dicendo che quindi è un problema di mentalità generale della città?
«Esiste ed è inutile negarlo».

Sì ma gli indagati nella classe politica ci sono?
«Non mi esprimo a riguardo».

Neanche su Renzo Lusetti, persona che consosce bene?
«No. Spero solo che possa spiegare tutto».

Ora che farà, rimarrà sulla riva del fiume aspettando che passi il cadavere?
«Più che come il cinese mi sento come il conte di Montecristo».

Intanto, zuccotto di lana in testa, fa le telecronache del Napoli per "Quelli che il Calcio".
«Mi diverto molto, e lo zuccotto domenica scorsa me l'hanno dato perché faceva freddo. Che sia chiaro, dalla Rai non prendo una lira».

Giancarla Rondinelli.
A meno di un mese di tempo dal rilascio di questa intervista cucita su misura per Mastella,(tanto da chiedermi se non sia stato un monologo piuttosto che un semplice domanda e risposta,con le questioni che paiono essere state molto manipolate dal buffone Clemente)è uscita allo scoperto l'annessione del suo Udeur per le prossime elezioni europee assieme al centro destra.
Prima di passare ai suoi deliri veri e propri una puntualizzazione tratta dalsito "Senza Soste".

Mastella strikes back. Ora si candida con il Pdl

Il teatrino della politica senza Mastella è come il campionato di calcio senza il derby di Milano. E infatti Clemente Mastella, leader del partito-famiglia Udeur, non ha certo voluto negare il suo ritorno. Nella fila del centrodestra stavolta, schieramento per il quale è stato ministro del lavoro all'epoca del primo governo Berlusconi.Con il suo ritorno il cast della farsa della politica italiana si arrichisce dei uno dei più sperimentati capocomici.

Europee: Mastella candidato con il Pdl.

ROMA - Torna in campo Clemente Mastella. Il leader dell'Udeur, Guardasigilli del governo Prodi che lasciò tra le polemiche il suo incarico dopo la richiesta di arresti domiciliari per la moglie Sandra, di fatto accelerando la conclusione della legislatura, correrà con il Pdl per Strasburgo. Dopo qualche abboccamento con l'Udc di Pier Ferdinando Casini nei mesi scorsi e dopo aver fatto sapere che si sarebbe presentato con chi gli avesse offerto ospitalità, il politico di Ceppaloni sigla un'intesa con il centrodestra che comprende anche l'uscita dell'Udeur dalle giunte di centrosinistra, a partire da quella della Campania.L'accordo è stato sottoscritto a Roma dai coordinatori regionali della Campania di Forza Italia e An, Nicola Cosentino e Mario Landolfi e dal segretario campano dell'Udeur Antonio Fantini e prevede di proseguire "anche dopo il voto di giugno, lungo un percorso fatto di programmi e scelte condivise". "Spero in una campagna elettorale senza veleni e cattiverie - fa sapere Mastella - senza cose come quelle successe contro di me nel recente passato dalle parti di Catanzaro". Ma alla notizia della sua candidatura, sono già scintille, in particolare con l'Idv. "Dini - attacca il partito di Di Pietro con Felice Belisario - lo candidarono subito. Mastella era indagato e non poterono mantenere la promessa alle politiche, ora con la candidatura alle europee l'accordo per le prossime amministrative è chiuso.Berlusconi ha finalmente pagato il debito a chi lo ha aiutato a far cadere il governo Prodi". Accuse "da farabutti", ribatte infuriato l'ex Guardasigilli. Anche il 'prodiano' Franco Monaco è critico: Mastella e Berlusconi "non potevano che incontrarsi sul mercato della politica nel tempo dei saldi". Il ministro ombra del Pd del Welfare Enrico Letta, dopo questa notizia, invita pragmaticamente il suo partito a "presidiare il centro". Il Pdl, invece, fa quadrato. La candidatura di Mastella, "qualificherà le nostre liste", dice il ministro per l'Attuazione del programma, Gianfranco Rotondi. Si tratta, per Cosentino di una intesa che "apre nuove prospettive", e che, aggiunge Landolfi, "é in linea con la collocazione dell'Udeur a livello europeo all'interno del Ppe".

Alessandra Chini.
Ecco il campionario di cazzate di Mastella tratto soprattutto a Wikiquote.
"La pazienza è finita, mi sono rotto i coglioni di Di Pietro".
[Arrivando alla prima dell'Aida al Teatro alla Scala]"Non so dove capito. Può darsi pure in quarta fila. L'importante è sedersi. Non perdere mai la sedia".
"Più passa il tempo, più Craxi si rivela un grande maestro della politica. Non vedo motivi per non dedicargli una via in Italia. I reati di finanziamento illecito di cui era accusato erano reati di un'intera classe politica e oggi sarebbero prescritti".
[A proposito dei costi della politica]"Non so se siamo pagati troppo, probabilmente un po' meno del giusto".
Per finire altre notizie sul nostro ex Guardasigilli.

Il 14 ottobre 2007 Clemente Mastella viene iscritto nel registro degli indagati della procura di Catanzaro nell'ambito dell'inchiesta "Why not" del sostituto procuratore Luigi De Magistris: l'ipotesi di reato è abuso di ufficio. Il ministro è sospettato di essere coinvolto in una "rete" costituita da politici, imprenditori, giudici e massoni finalizzata ad ottenere finanziamenti dallo Stato e dall'Unione Europea.Il coinvolgimento del ministro nell'inchiesta è motivato dai suoi rapporti con l'imprenditore Antonio Saladino. L'indagine coinvolge l'attività imprenditoriale di Saladino, titolare in passato di una società di lavoro interinale denominata "Why not". Agli atti figurano, tra l'altro, intercettazioni di colloqui telefonici proprio tra Mastella e Saladino.
Il 16 gennaio 2008, dopo il provvedimento di arresti domiciliari nei confronti della moglie Sandra Lonardo, Mastella presenta le sue dimissioni da ministro, sostenendo di essere vittima, insieme alla sua famiglia, di un attacco della magistratura. Le dimissioni vengono respinte dal Presidente del Consiglio Romano Prodi e nel tardo pomeriggio della stessa giornata le agenzie di stampa scrivono che anche lo stesso Mastella sarebbe indagato nell'ambito dell'inchiesta riguardante la moglie.
Il giorno seguente, Mastella conferma le proprie dimissioni ed annuncia che il suo partito, l'UDEUR, darà "appoggio esterno" al governo. Il 21 gennaio Mastella modifica la propria posizione dichiarando di uscire dalla maggioranza e di voler votare no alla questione di fiducia. Il governo Prodi cade il 24 gennaio in seguito al voto di sfiducia.
L'8 marzo dello stesso anno la Procura Generale di Catanzaro, che aveva avocato a sé le indagini dopo la dichiarazione d'incompatibilità del sostituto procuratore De Magistris, chiede l'archiviazione delle accuse ipotizzate a carico di Mastella, che esce dall'inchiesta. Nelle motivazioni, depositate il 1° aprile, il Gip ha affermato che "non vi erano neanche gli estremi per poter iscrivere Mastella nel registro degli indagati". L'ex Guardasigilli ha annunciato che intende "valutare tutte le possibili azioni giudiziarie e amministrative a tutela della mia persona" e dichiara di voler "chiedere il risarcimento dei danni a chi ha lavorato, sul piano giudiziario, quello mediatico e quello politico, per la mia eliminazione politica".
Molto discussi sono i trascorsi rapporti di amicizia con l'ex-presidente del consiglio comunale di Villabate e condannato per mafia Francesco Campanella. Rapporti tanto stretti che Mastella fu testimone delle nozze del Campanella nel 2000. Alle stesse nozze fu testimone anche il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, indagato per concorso esterno in associazione mafiosa e poi condannato in primo grado nel gennaio del 2008 a 5 anni di carcere per favoreggiamento semplice ad uomini vicini al superboss Bernardo Provenzano.
All'inizio del febbraio 2007 egli viene raggiunto da un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Napoli. L’ipotesi formulata dagli inquirenti è quella di concorso in bancarotta fraudolenta per il fallimento del Napoli Calcio, dichiarato nel 2004 con sentenza del Tribunale di Napoli. L'iscrizione nel registro degli indagati rappresenta un fatto dovuto, dal momento che, all'epoca della commissione dei presunti illeciti (2002), Mastella era vicepresidente della società e membro del consiglio di amministrazione. Interpellato al riguardo, Mastella si è dichiarato estraneo al crac, sostenendo di non aver mai partecipato direttamente alla gestione della Società.