lunedì 16 febbraio 2009

A CREMA SI PROTESTA!

Spot elettorale per il governatore della Lombardia Roberto Formigoni che inaugura una serie di apparecchiature per la diagnostica a la chirurgia presso l'ospedale di Crema.
Con i politicanti nostrani lì attorno a fare i leccaculo,da Bruttomesso a Torchio passando per Rossoni,tutti all'unisono a parlare di quanto sia efficiente l'ospedale cittadino e di quanto sia all'avanguardia in Italia per le strutture tecnologiche.
Ok,belle parole e probabilmente il nostro nosocomio è uno dei rari casi italiani in cui il bilancio sia in pareggio e non in passivo,ma coi fatti non ci siamo visto i lunghissimi tempi d'attesa per poter effettuare alcuni tipi d'esame.
Alcuni manifestanti legati alla sinistra cremasca,sommando il fatto della presenza di Formigoni in città ad altre magagne che riguardano Crema e dintorni,hanno protestato dinanzi all'ospedale dstribuendo un volantino informativo su quanto di "buono"Formigoni e compari stiano operando sul territorio.
Ecco quello che l'associazione per la sinistra di Crema ha cercato di fare capire a noi cittadini,il tutto tratto dal sito "Crema on line".
http://www.cremaonline.it/articoli/images/cr6472documento.pdf

sabato 14 febbraio 2009

LE NUOVE LEGGI RAZZIALI


Dopo l'editoriale dello scorso agosto criticatissimo dal governo Berlusconi additato di neofascismo,ecco che il cattolico settimanale "Famiglia Cristiana" uscito nei giorni scorsi con un editoriale al vetriolo contro le nuove norme sull'immigrazione che vengono giustamente paragonate alle leggi razziali del regime fascista.
Questa innegabile deriva fascista dell'attuale esecutivo è talmente lampante che tutti se ne siano accorti e tutti ne parlino,ma quello che fa più schifo è che nessuno se ne lamenti apertamente,solo poche testate giornalistiche e reti televisive hanno avuto il coraggio di attaccare frontalmente queste merde di persone,subendo ritorsioni,minacce e denunce.
Questa è la notizia Ansa battuta nei giorni scorsi dopo che il ministro dell'interno Maroni ha presentato denuncia contro il settimanale vaticano.
Maroni razzista bastardo stai attento che fai la fine di quel maiale di Borghezio!

FAMIGLIA CRISTIANA: ITALIA VERSO LEGGI RAZZIALI

CITTA' DEL VATICANO - "L'Italia precipita, unico Paese occidentale, verso il baratro di leggi razziali, con medici invitati a fare la spia e denunciare i clandestini, cittadini che si organizzano in associazioni paramilitari, al pari dei 'Bravi' di don Rodrigo, registri per i barboni, prigionieri virtuali solo perché poveri estremi, permesso di soggiorno a punti e costosissimo". E' quanto scrive Famiglia Cristiana di questa settimana nell'editoriale di dedicato agli ultimi provvedimenti del governo sulla sicurezza.Di fronte a tutto ciò, continua l'editoriale di Famiglia Cristiana "il circo politico ha dato prova, nei giorni scorsi, di manifesta incoerenza morale" perché "da una parte si batte, giustamente, per Eluana ma, al tempo stesso, approva agghiaccianti leggi discriminatorie. Dall'altra parte si batte per gli immigrati, ma promuove una cultura di morte". "La tutela della vita e della dignità di ogni essere umano - sostiene Famiglia Cristina - va assunta nella sua interezza, e vale per la vita nascente, per quella che si spegne o si vuole spegnere, ma anche per gli immigrati, i barboni e tutti i poveracci ai margini della società"."Il ricatto della Lega di cui sono succubi maggioranza e presidente del Consiglio, mette a rischio lo Stato di diritto" e "così l'Italia, già abbastanza "cattiva" con i più deboli, lo diventerà ancora di più: si é varcato il limite che distingue il rigore della legge dall'accanimento persecutorio". Scrive Famiglia Cristiana. Le misure del governo, secondo il settimanale dei Paolini, rappresentano "il soffio ringhioso di una politica miope e xenofoba, che spira nelle osterie padane" e che " è stato sdoganato nell'aula del Senato della Repubblica". Eppure, continua l'editoriale, non c'é stata "nessuna indignazione da parte dei cattolici della maggioranza, nessun sussulto di dignità in nome del Vangelo: peccano di omissione e continuano a ingoiare 'rospi' padani senza battere ciglio, ignari della dottrina sociale della Chiesa". Mentre, conclude l'editoriale, "la Lega esulta: finalmente, il "bastone padano", evocato da Borghezio nel 1999, oggi è strumento d'ordine autorizzato dal Parlamento".

MARONI, DELIRANTI PAROLE FAMIGLIA CRISTIANA''Sono profondamente indignato e offeso dalle deliranti dichiarazioni di Famiglia Cristiana che accusa me, il Governo e il Parlamento Italiano di approvare vere e proprie leggi razziali''. E' quanto afferma il ministro dell'Interno Roberto Maroni dopo l'attacco del settimanale dei Paolini.

EUSKAL HERRIARREN LAGUNAK MILANO

“Chi censura l'informazione è complice della repressione”.
Attorno alle 17 di Venerdì 13 febbraio 2009 un gruppo di compagni e compagne della rete "Amici e amiche di Euskal Herria" ha occupato la sede Rai di Milano per chiedere all'informazione pubblica italiana una reale apertura informativa sulla situazione in Euskal Herria. I manifestanti, entrati nella sede Rai srotolando lo striscione “Chi censura l'informazione è complice della repressione”, hanno chiesto ed ottenuto un incontro con un membro della redazione Rai a cui è stato chiesto di dare il giusto peso alla durissima repressione dei governi spagnolo e francese contro la popolazione basca, ed in particolare contro la sinistra abertxale.
Ecco il testo del volantino che è stato letto durante l'occupazone presso la sede Rai milanese:

CHI CENSURA L'INFORMAZIONE E' COMPLICE DELLA REPRESSIONE.
Siamo profondamente sconcertati dal comportamento dei media italiani e dall'organo che dovrebbe rispecchiare più di tutti l'informazione democratica e pluralista, cioè la televisione pubblica, per il fatto che vengano oscurate, nascoste, manipolate volontariamente tutte le notizie allarmanti che stanno arrivando dai Paesi Baschi. Nel cuore della “democratica” Europa esiste una situazione di vero e proprio stato d'eccezione: il governo spagnolo di Zapatero stà cercando di distruggere in tutti i modi la vita di milioni di persone che vivono in un Paese che si chiama Euskal Herria, una delle nazioni più vecchie del nostro continente, una nazione che sta soffrendo una vera guerra lanciata su tutti i fronti contro le libertà fondamentali dell'uomo. VOGLIAMO DENUNCIARE IL SILENZIO DI TUTTI GLI ORGANI DI STAMPA E DI INFORMAZIONE di fronte alle decine di casi di tortura che sistematicamente si effettuano nei vari commissariati delle polizie presenti sul territorio basco; nessun organo d'informazione che parli di quanta repressione sta vivendo da molti anni il popolo basco; nessun organo che difenda la libertà di stampa in un paese nel quale vengono chiusi e dichiarati “fuori legge” giornali, radio, canali televisivi, dove la rappresentanza sociale e politica di un intero popolo viene dichiarata “illegale”, strumentalizzando e falsificando elezioni “democratiche”, un paese dove vengono attuati arresti preventivi verso settori della società che fanno della partecipazione alla vita pubblica un esempio mondiale, dove vengono dichiarati fuori legge associazioni giovanili, organizzazioni di difesa dei lavoratori, associazioni di detenuti politici e i loro familiari..... Tutta la stampa internazionale è complice di quello che sta accadendo nei Paesi Baschi, connivente a poteri di oligarchie imperialiste che utilizzano il capitalismo come un'arma per la distruzione dei popoli. La stampa italiana e gli organi di informazione hanno dato pochissimo risalto al rapporto uscito due settimane fa dall'O.N.U dove, dopo una visita effettuata da un commissario dell'organizzazione lo scorso anno nello stato Spagnolo, si evidenziano situazioni sconvolgenti rispetto alla mancanza di condizioni democratiche di confronto politico riguardo alla rappresentanza istituzionale e sociale, dove si notano passaggi preoccupanti rispetto all'utilizzo della tortura. La mancanza di informazione democratica è il mezzo con il quale i governi cercano di modificare le coscienze, i saperi, è il metodo che permette ai governanti dei vari stati di nascondere i progetti distruttivi, antidemocratici e repressivi che vengono utilizzati contro chi lotta contro il potere dominante, per un modo giusto, di inclusione sociale contro il fascismo strisciante. Un'informazione imbavagliata è complice di tutto quello che sta accadendo, partecipando attivamente alla guerra contro uomini e donne dei Paesi Baschi che chiedono una soluzione democratica del conflitto e la possibilita' di una confrontazione politica leale.
CHE IL POPOLO POSSA ESSERE INFORMATO E QUINDI POSSA PENSARE , METTE PAURA AI GOVERNANTI............... MA NOI NON ABBIAMO PAURA!!
Viva i Paesi Baschi Liberi!
Gora Euskal Herria Askatuta!
13 Febbraio 2009 Euskal Herriarren Lagunak Milano Amici e Amiche dei Paesi Baschi.

martedì 10 febbraio 2009

FOIBE?...RIAPRIAMOLE!

10 Febbraio giorno della memoria per le vittime delle foibe,biscottino dolciasto che il regime ha donato ai nostalgici ed ai revisionisti fascisti.
In questo post voglio dare un'informazione giusta su quello che è avvenuto a ridosso degli anni che hanno coinciso con il secondo conflitto mondiale nelle zone a ridosso del confine italiano con quello ex-Yugoslavo.
Dal numero preciso sui cadaveri scoperti alla loro appartenenza etnica e politica gli storici si sono sempre divisi,cadaveri presenti addirittura dagli anni della grande guerra fino a foibe "leggendarie",per arrivare a foibe colme di cadaveri che però nella stragrande maggioranza avrebbero avuto motivo di star lì a marcire.
Sicuramente degli innocenti sono stati inghiottiti dalle cavità della terra,ma d'altronde quale guerra non miete vittime inermi e non colpevoli?
Negli articoli seguenti considerazioni sulla mediaticità che ultimamente questo tema ha avuto(non per fatto che se ne parli,ci mancherebbe perchè è un fatto storico,ma nel senso che lo si strumentalizza per propaganda fascista),articoli tratti dal libro"Operazione foibe a Trieste"di Claudia Cernigoi ed un'intervista alla storica Alessandra Kersevan,il tutto coordinatodal lavoro di Ivano Scacciarli e Fabio Trotterro di "Senza Soste".
Ma prima di tutto un dichiarazione di Mussolini sugli slavi e quello che l'Italia fascista pensava e pensa ancora di loro,poi le conseguenze si sono viste..(fonte Wikipedia).
Ce ne sarebbero non solo di foibe da riaprire per tutte le teste di cazzo che abbondano ormai in Italia,laghi,strapiombi,cave...tanti posti per tanti fasci!
L'italianizzazione fascista.

« Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. [...] I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani »
(Benito Mussolini, discorso tenuto a Pola il 24 settembre 1920).

La situazione degli slavi si deteriorò con l'avvento al potere del fascismo, nel 1922. Fu infatti varata in tutta Italia una politica di assimilazione delle minoranze etniche e nazionali, che prevedeva l'italianizzazione di nomi e toponimi, la chiusura delle scuole slovene e croate e il divieto dell'uso della lingua straniera in pubblico. Simili politiche di assimilazione forzata erano all'epoca assai comuni, ed erano applicate, fra gli altri, anche da paesi democratici (come Francia e Regno Unito). Da notare che furono adottate dalla stessa Jugoslavia, dove si verificarono anche episodi di repressione violenta.
L'azione del governo fascista annullò l'autonomia culturale e linguistica di cui le popolazioni slave avevano ampiamente goduto durante la dominazione asburgica e incrementò i sentimenti di inimicizia nei confronti dell'Italia.
Le società segrete irredentiste slave, preesistenti allo scoppio della Grande Guerra, si fusero in gruppi più grandi, a carattere nazionalista e comunista, come la Borba e il TIGR, che si resero responsabili di numerosi attacchi a militari, civili e infrastrutture italiane. Alcuni elementi di queste società segrete furono catturati dalla polizia italiana e condannati a morte dal tribunale speciale per terrorismo dinamitardo.
Anche la residua minoranza italiana in Dalmazia subì delle crescenti vessazioni, nonostante la Convenzione di Nettuno del 1925 ne avesse regolato la condizione.
Foibe, la giornata dell'ipocrisia e della strumentalizzazione.
Parlare del paziente lavoro documentario di studiosi come Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e tanti altri sulla vicenda delle foibe istriane non è solo un'operazione di precisazione storiografica. E neanche solo un occasione per distinguere questi lavori dalla paradossale accusa di negazionismo: dove quest'ultimo nega la mole documentaria in nome dell'estrapolazione di qualche dettaglio lo storiografo la assume tutta e nella sua complessità.
Non si tratta di nemmeno un'occasione per fare storia, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno, rimettendo al centro dell'attenzione eventi già a lungo discussi quando la storiografia del '900 italiano è tutta da riscrivere. Parlare di questo lavoro documentario è invece mettere in evidenza lo sbarco di Orwell in Italia, che con l'invenzione della giornata del ricordo ha scritto un capitolo sinistro della verità istituzionale che si fa verità di fatto in concorso con il potere mediale.
Infatti, la vicenda delle foibe dopo l'entrata dei partigiani jugoslavi a Trieste è ristretta a decine di casi, e non a migliaia come deciso dalla verità mediale, è episodica e non ha i caratteri ne' qualitativi ne' quantitativi della pulizia etnica pianificata (ci sono infoibati per pure vendette personali ad esempio).
Il ristretto numero di infoibati spiega per esempio il fatto di come gli intervistati in tv siano quasi sempre esuli o parenti di esuli istriani e non parenti di infobati (che, se fossero stati migliaia, avrebbero avuto un numero superiore di parenti a testimonianza). C'è da chiedersi come sia avvenuto tutto questo, come sia potuto accadere che si sia potuto, non tanto cambiare interpretazione sui fatti, ma produrre una vera e propria storia parallela di questo paese che è diventata verità istituzionale e indiscussa. Tanto che l'attenzione mediale, ma anche la didattica nelle scuole, al 10 febbraio è persino superiore a quella nei confronri 25 aprile. E tutto attorno a migliaia di infoibati che, fortunatamente, non sono mai stati tali.
C'è davvero da chiedersi come si sia naturalizzato quest'evento che rovescia la verità storica su quanto avvenuto sul fronte orientale dove gli italiani diventano martiri del terrore venuto da est quando invece hanno invaso la Jugoslavia, come responsabili diretti di decine di migliaia di morti e corresponsabili dell'invasione nazista di quel paese che ha causato oltre un milione di morti e innumerevoli episodi di indescrivibile atrocità.
Tra le spiegazioni possibili ci sta il potere mediale sulla storia, che è una novità dell'ultimo ventennio che gli storici hanno imparato sulla loro pelle, ma anche il declino della capacità della politica di avere una propria idea di storia dopo la crisi delle grandi narrazioni. Da quando si è fatta funzione del mediale la politica ha perso contatto con la ricerca e con la capacità di analizzare il passato. Il problema è che il potere di significazione del passato, che produce qualcosa di esemplare che vale per il futuro, è stato assunto dal mediale che ha cominciato a produrre storia.Dal punto di vista istituzionale questa è stata l'occasione per fare una storia che guarda direttamente alla politica del presente. Creando eventi che mettono in secondo ordine l'origine della costituzione nella lotta partigiana si sono poste le premesse storiografiche per il suo sgretolamento da destra, per un nuovo assetto costituzionale decisionista e liberista. E i teorici dell'"uscita dal '900", nella fretta di sbarazzarsi di un patrimonio storico e nel tentativo di traghettarsi in ogni porto, hanno contribuito ad accellerare questo processo che di emancipatorio non ha proprio nulla e porta le inquietanti caratteristiche dell'invenzione statale e mediale della verità. E siamo arrivati a chi ha tutto da perderci in questo emergere di un nemmeno tanto informale ministero della verità: eppure leggi di esponenti verdi che parlano di "pulizia etnica" dei "comunisti" come se fosse successo davvero, per non parlare del presidente della Camera che qualche mese fa ha tenuto un convegno dove, equiparando i gulag a questo fenomeno mai esistito in questi termini, neanche si è soffermato un attimo sulle fonti documentarie.Per l'occasione di questa inventata giornata del ricordo incollo quindi il link dell'intero libro "Operazione foibe" di Claudia Cernigoi.http://www.pasti.org/foibets.htmlLe fonti documentarie su questa invenzione sono state aperte. Spetta ora agli studiosi di storia delle comunicazioni di scrivere "Orwell in Italia, l'invenzione delle foibe". Se il testo della Cernigoi ci aiuta a capire il passato, questo testo da scrivere ci aiuterebbe per il futuro. E ne avremmo un gran bisogno.

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato"
George Orwell.
Foibe e Fobie.

Storia di uno dei più grandi falsi storici italiani.

Il 10 febbraio è stato deputato dal governo revisionista e postfascista Berlusconi quale giorno della memoria volto a commemorare il presunto eccidio di migliaia di innocenti cittadini colpevoli solamente di essere italiani e per questo brutalmente trucidati dai partigiani comunisti jugoslavi. Documentari, libri, saggi, fiction sono proliferate per confermare questa tesi, ognuna delle quali aggiungendo sempre qualche episodio raccapricciante e aumentando esponenzialmente il numero delle vittime, tanto che oggi molti parlano addirittura di oltre 16mila infoibati e 300mila italiani fuggiti dall’Istria e dalla Dalmazia. Tutto è sempre stato preso per vero in nome di un’italianità che non può e non deve essere contraddetta, ma la maggioranza dell’opinione pubblica, narcotizzata dai media fascisti e borghesi, non si è mai presa la briga di controllare la veridicità dei fatti e delle fonti. Ma una ricostruzione storica più seria e veritiera ci svela altre verità. Andiamo quindi con ordine.
Non possiamo scindere il fenomeno delle foibe con il fascismo di frontiera, la violenta segregazione razziale subita dagli slavi abitanti i territori friulani, dalla feroce occupazione italiana dei territori jugoslavi e dagli aberranti crimini di guerra di cui le truppe fasciste si resero protagoniste. Tutti questi elementi, cioè deportazioni massicce in campi di concentramento, omicidi, stupri, torture, la distruzione sistematica di abitazioni e di tutto ciò che non era italiano, non fece altro che fomentare l’odio nei riguardi dei fascisti. Naturalmente si formò un vasto e organizzato movimento di resistenza dove confluirono congiuntamente italiani e jugoslavi che combatterono fianco a fianco fino alla fine dell’ostilità. Con l’annuncio dell’armistizio, l’8 settembre 1943, le popolazioni dell’Istria insorsero contro i nazisti e i loro alleati repubblichini. La repressione dei nazifascisti fu terribile, tanto che numerosi storici valutano i morti di questa repressione attorno alle 10mila persone.
Questo fatto non è scollegato dal tema-foibe in quanto gli pseudostorici revisionisti fanno risalire la prima ondata di infoibamenti proprio all’indomani dell’armistizio e utilizzano come persone uccise dai partigiani le stesse persone che furono uccise dai nazifascisti. Il maresciallo Arnaldo Harzarich, sottoufficiale dei Vigili del fuoco di Pola, incaricato dalle autorità naziste nell’ottobre del 1943, riesumò 204 salme. Se pensiamo quindi che l’insurrezione partigiana durò circa un mese e che la popolazione istriana era di 500mila persone di cui la metà italiana, possiamo affermare che anche prendendo per buone le stime dei revisionisti di 500 infoibati, questo non rappresentò un atto antitaliano ma antifascista. Questo perché gli insorti, se avessero voluto, in un mese avrebbero potuto massacrare migliaia di italiani.
L’altra tranche di infoibati la più numerosa, avvenne a guerra terminata con l’occupazione da parte delle truppe titine della città di Trieste. Nei 45 giorni di occupazione jugoslava, secondo i vari storici revisionisti che tra le altre cose appartengono quasi tutti all’area dell’estrema destra triestina, si scatenò un vero e proprio pogrom contro tutti gli italiani friulani fascisti e non. Anche questo fatto non corrisponde assolutamente alla verità dei fatti. Infatti verranno inserite nelle liste degli infoibati sia persone scomparse durante il periodo bellico che persone arrestate e tradotte nei campi di prigioni situati in Slovenia. La maggior parte di coloro che effettivamente furono infoibati risultarono essere fascisti che si macchiarono di agghiaccianti crimini contro partigiani e antifascisti. Molto importanti furono gli scavi che gli angloamericani effettuarono nel 1948, in piena guerra fredda, in alcune foibe. Non fu trovato niente da usare come propaganda anticomunista, ma furono trovate armi della prima e della seconda guerra mondiale e corpi di molti soldati tedeschi.
Concludendo, non possiamo onorare e celebrare chi tradiva, spiava, torturava e uccideva in nome della razza, del fascismo e dalla nazione, ma ci sentiamo di onorare e glorificare solamente coloro che hanno combattuto in nome e per le masse popolari.
Intervista alla storica Kersevan sulle foibe.

Non è mai stato semplice trattare la questione delle foibe: stereotipi consolidati, revisionismo, metodologie di lavoro inesatte e giochi politici dei vari schieramenti hanno sempre invaso il terreno della ricerca storiografica. In questi ultimi anni è stata ottenuta la costruzione di una verità ufficiale, fin troppo sbrigativa e di comodo, che ha dato il via a commemorazioni, monumenti, lapidi, intitolazioni di strade. Alessandra Kersevan, ex insegnante ed oggi paziente ricercatrice di storia e cultura della sua regione, il Friuli, da anni lavora al recupero della memoria storica in merito agli avvenimenti del confine orientale.

A Trieste la storia non comincia il 1° maggio 1945…
Sembra un'osservazione banale, eppure occorre ricordare che il fascismo in questa regione è stato più violento che in qualsiasi altra parte d'Italia: sloveni e croati, oltre cinquecentomila persone che abitavano le terre annesse dallo stato italiano dopo la prima guerra mondiale furono oggetto di persecuzioni razziali e ogni tipo di angherie: divieto di usare la loro lingua, chiusura delle scuole, delle associazioni ed enti economici sloveni e croati, arresto degli oppositori, esecuzioni di condanne a morte decise dal Tribunale Speciale. Con l'aggressione nazifascista alla Jugoslavia, nel 1941, la nostra regione divenne avamposto della guerra e le persecuzioni contro sloveni e croati, anche cittadini italiani, divennero ancora più gravi: interi paesi furono deportati nei campi di concentramento come Arbe/Rab, oggi in Croazia, ma allora annessa all'Italia dopo l'aggressione alla Jugoslavia, Gonars in provincia di Udine, Renicci di Anghiari in provincia di Arezzo, Chiesanuova di Padova, Monigo di Treviso, Fraschette di Alatri in provincia di Frosinone, Colfiorito in Umbria, Cairo Montenotte in provincia di Savona e decine e decine di altri, praticamente in tutte le regioni d'Italia. Fra 7 e 11 mila persone, donne, uomini, bambini, intere famiglie, morirono in questi campi, di fame e malattie. A Trieste nel 1942 fu istituito per la repressione della resistenza partigiana l'Ispettorato Speciale di Polizia per la Venezia Giulia, che si macchiò di efferati delitti contro gli antifascisti in genere, ma soprattutto contro sloveni e croati.

Da chi è stato inaugurato l'uso delle foibe?
Ci sono testimonianze autorevoli (per esempio dell'ispettore di polizia De Giorgi, colui che nel dopoguerra fu incaricato dei recuperi dalle foibe) che furono proprio uomini dell'Ispettorato speciale, in particolare quelli della squadra politica, la cosiddetta banda Collotti, a gettare negli "anfratti del Carso" degli arrestati che morivano sotto tortura. Andando più indietro nel tempo, già durante la prima guerra mondiale, che fu combattuta soprattutto in queste terre, le foibe venivano usate come luogo di sepoltura "veloce" dopo le sanguinose battaglie, e nell'immediato dopoguerra i fascisti pubblicavano testi di canzoncine in cui si minacciava di buttare nelle foibe chi si ostinava a non parlare "di Dante la favella".

Definiamo le foibe. Chi ci è finito dentro?
Nelle foibe non sono finite donne e bambini, i profili di coloro che risultano infoibati sono quasi tutti di adulti compromessi con il fascismo, per quanto riguarda le foibe istriane del '43, e con l'occupatore tedesco per quanto riguarda il '45. I casi di alcune donne infoibate sono legati a fatti particolari, vendette personali, che non possono essere attribuiti al movimento di liberazione. Va detto inoltre che i numeri non sono assolutamente quelli della propaganda di questi anni: è ormai assodato che in Istria nel '43 le persone uccise nel corso della insurrezione successiva all'8 settembre sono fra le 250 e le 500, la gran parte uccise al momento della rioccupazione del territorio da parte dei nazifascisti; nel '45 le persone scomparse, sono meno di 500 a Trieste e meno di 1000 a Gorizia, alcuni fucilati ma la gran parte morti di malattia in campo di concentramento in Jugoslavia. Uso il termine "scomparsi", ma purtroppo è invalso l'uso di definire infoibati tutti i morti per mano partigiana. In realtà nel '45 le persone "infoibate" furono alcune decine, e per queste morti ci furono nei mesi successivi dei processi e delle condanne, da cui risultava che si era trattato in genere di vendette personali nei confronti di spie o ritenute tali. Insomma se si va ad analizzare la documentazione esistente si vede che si tratta di una casistica varia che non può corrispondere ad un progetto di "pulizia etnica" da parte degli jugoslavi come si è detto molto spesso in questi anni.

Che cosa significa oggi commemorare i morti delle foibe?
Commemorare i morti nelle foibe significa sostanzialmente commemorare rastrellatori fascisti e collaborazionisti del nazismo. Per gli altri morti, quelli vittime di rese dei conti o vendette personali, c'è il 2 di novembre.

Gli studiosi delle foibe. Chi sono?
Sono di svariati generi. Quelli che noi chiamiamo un po' ironicamente i "foibologi" sono tutti esponenti della destra più estrema, alcuni, come Luigi Papo hanno fatto addirittura parte della milizia fascista in Istria, di coloro cioè che collaborarono con i nazisti nella repressione della resistenza. Altri, più giovani, come Marco Pirina, sono stati esponenti di organizzazioni neofasciste negli anni della strategia della tensione (lui per esempio risulta coinvolto nel golpe Borghese). Poi c'è il filone degli storici che facevano riferimento al CLN triestino (organizzazione non collegata con il CLNAI) che fu il massimo organizzatore dell'"operazione foibe" a Trieste nel dopoguerra. Mentre può essere abbastanza facile capire le manipolazioni della "storiografia" fascista, è molto più difficile difendersi dalle manipolazioni della storiografia ciellenista, perché questi hanno un'aura di antifascismo che fa prendere per buone tutte le cose che scrivono. In realtà leggendo i loro libri ti accorgi che sono citazioni di citazioni da altri libri (spesso memorie di fascisti) non sottoposte a verifica. Il problema è che su tutta questa questione delle foibe ha pesato nel dopoguerra il clima della guerra fredda: voglio ricordare che un importantissimo documento di fonte alleata agli inizi del '46 diceva: sospendiamo, non avendo trovato nulla di interessante, le ricerche nel pozzo della miniera di Basovizza, ma perché gli Jugoslavi non possano dire che è stata tutta propaganda contro di loro, diremo che lo abbiamo fatto per mancanza di mezzi tecnici adeguati. Ha pesato e pesa inoltre molto la questione dei confini, e il sentimento delle "terre ingiustamente perdute", che anche se con toni un po' diversi, coinvolge anche gli storici che fanno riferimento politicamente al centro sinistra. Ci sono però anche tantissimi storici seri. Per "seri" intendo quelli che non si accontentano di quello che è già stato scritto, ma che cercano nuova documentazione, la analizzano, la confrontano con quanto è già stato pubblicato e inseriscono gli avvenimenti nel contesto in cui sono avvenuti. Questo è il metodo storiografico che tutti dovrebbero usare, ma, sembrerà incredibile, nella questione della foibe e dell'esodo anche storici accademici e "blasonati" si sono lasciati andare a metodi da propagandisti più che da storici, preferendo le citazioni di citazioni di citazioni, piuttosto che la fatica della ricerca.

Tratto da da TrentaGiorni, febbraio 2007, pp.80-81.

lunedì 9 febbraio 2009

MEDLEY DI DELIRI

Per puntualizzare non tutti gli interventi successivi sono dei neuro deliri,ma comunque ho voluto elencare tutte le prime reazioni politiche alla morte istituzionale di Eluana Englaro tratte del sito Ansa,tra cui spiccano le perle di Berlusconi,Gasparri e quella collettiva dei coglioni del Pdl che gridavano "Assassini".
A parte il fatto che le mani sporche di sangue sono le loro questi "signori" hanno fatto ancora vergognare tutti gli italiani con i loro cori da stadio e la rissa cercata e poi sfiorata.
Eh si,dobbiamo seguire l'esempio del nostro premier e toccarci le palle,ormai nemmeno lui non sa con che cazzate tirare avanti.
ELUANA: BERLUSCONI, CI HANNO IMPEDITO DI SALVARLA. NAPOLITANO: ORA SILENZIO

ROMA - "Dinanzi all'epilogo di una lunga tragica vicenda, il silenzio che un naturale rispetto umano esige da tutti può lasciare spazio solo a un sentimento di profonda partecipazione al dolore dei familiari e di quanti sono stati vicini alla povera Eluana". Lo ha detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano dopo aver appreso la notizia della morte di Eluana Englaro.
BERLUSCONI: RESA IMPOSSIBILE AZIONE PER SALVARLE LA VITA
Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha appreso "con profondo dolore" la notizia della morte di Eluana Englaro. "E' grande il rammarico - dice-che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita".
GASPARRI,PESERANNO FIRME MESSE E QUELLE NON MESSE...
"In questa vicenda peseranno le firme messe e quelle non messe...". Lo afferma il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri, replicando ai cronisti a Palazzo Madama, dopo la notizia della morte di Eluana Englaro.
FINI, GASPARRI IRRESPONSABILE, IMPARI A TACERE
"Gasparri è un irresponsabile che dovrebbe imparare a tacere perché il rispetto per la massima autorità dello Stato dovrebbe animare chiunque, in particolar modo il presidente del gruppo di maggioranza numericamente più consistente". Lo afferma in una nota il presidente della Camera Gianfranco Fini.
SCHIFANI, UN MINUTO DI SILENZIO AL SENATO
Il Senato ha interrotto i lavori per un minuto di raccoglimento in memoria di Eluana Englaro. La notizia della morte è stata data dal vicepresidente Vannino Chiti. Subito dopo il presidente Renato Schifani ha invitato l'Assemblea a un minuto di raccoglimento.
PDL IN AULA URLA, 'ASSASSINI, ASSASSINI'
Finisce quasi in rissa la seduta del Senato convocata sul 'ddl Englaro' e durante la quale giunge la notizia della morte della giovane di Lecco alla quale da due giorni è stata bloccata l'alimentazione. Dopo un duro intervento del vicecapogruppo del Pdl, Gaetano Quagliariello, una parte dei senatori del Pd lascia l'aula. Poi prende la parola la capogruppo dei Democratici Anna Finocchiaro che usa toni molto duri e replica all'accusa di Quagliariello nei confronti dell'opposizione di aver perpetrato un assassinio. In aula si sfiora la rissa e, alla fine, dai banchi del Pdl parte il coro rivolto ai colleghi dell'opposizione: 'assassini, assassini'.
QUAGLIARIELLO, NON E' MORTA E' STATA AMMAZZATA
"Eluana non è morta ma è stata ammazzata". Lo ha detto alzando la voce al Senato il vice capogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello sollevando le proteste dell'opposizione. "Noi - ha aggiunto Quagliariello - non ci stiamo".Prima che il presidente del Senato Renato Schifani sospendesse la seduta per convocare una riunione dei capigruppo è scoppiata la bagarre nell'Aula quando il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, ha gridato che "Eluana non è morta, ma è stata ammazzata". Immediate le proteste dai banchi del Pd e dell'Idv e Anna Finocchiaro ha replicato con voce altrettanto alterata: "Si continua a fare l'ennesimo atto di sciacallaggio politico sulla morte di Eluana". Il clima in Aula si è fatto incandescente e il presidente del Senato ha sospeso la seduta dopo gli interventi di Quagliariello e Finocchiaro.
FINOCCHIARO, ENNESIMO ATTO SCIACALLAGGIO POLITICO
"E' stato compiuto un ennesimo atto di sciacallaggio politico": lo afferma il presidente dei senatori del Pd Anna Finocchiaro intervenendo nell'aula di palazzo Madama. L'esponente del Pd dice "di aver apprezzato le parole del ministro Sacconi" ma non quelle del senatore del Pdl, intervenuto subito prima, Gaetano Quagliariello: un intervento bieco e strumentale, che ricade nel momento più triste". Finocchiaro inoltre ricorda come da parte del Pd non vi sia stato alcun atto di ostruzionismo."Noi non ci stiamo. Non siamo più disponibili se non ad un esame compiuto del testo in commissione da parte della maggioranza e dell'opposizione e oltre a questo non ci staremo". Queste frasi la capogruppo del Pd Anna Finocchiaro le urla rivolgendosi a Gaetano Quagliariello che aveva detto che Eluana Englaro è stata ammazzata. "E' solare - osserva Finocchiaro - che da parte nostra non c'é stato nessun ostruzionismo nel discutere il ddl".
BAGARRE AL SENATO PRIMA DI SOSPENSIONE SEDUTA
Prima che il presidente del Senato Renato Schifani sospendesse la seduta per convocare una riunione dei capigruppo è scoppiata la bagarre nell'Aula quando il vicepresidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, ha gridato che "Eluana non è morta, ma è stata ammazzata". Immediate le proteste dai banchi del Pd e dell'Idv e Anna Finocchiaro ha replicato con voce altrettanto alterata: "Si continua a fare l'ennesimo atto di sciacallaggio politico sulla morte di Eluana". Il clima in Aula si è fatto incandescente e il presidente del Senato ha sospeso la seduta dopo gli interventi di Quagliariello e Finocchiaro.La tensione tra i senatori della maggioranza e dell'opposizione è stata palpabile subito dopo l'annuncio della morte della ragazza di Lecco. Tra il vice capogruppo del Pdl Gaetano Quagliariello e il senatore del Pd Paolo Giaretta sono volate le accuse. Poi Quagliariello ha preso la parola in aula parlando di "assassinio" di Eluana. Alcuni senatori del Pd, tra gli altri Giorgio Tonini, Stefano Ceccanti e Riccardo Milano hanno iniziato ad abbandonare l'aula. Poi ha preso la parola Anna Finocchiaro che ha sottolineato come si sarebbe aspettata un atteggiamento diverso in aula in un momento del genere e accusando il Pdl di un atto di sciacallaggio. A quel punto un gruppo di senatori di An, tra gli altri Filippo Berselli, Benedetti Valentini, ma anche il ministro Andrea Ronchi, sono andati verso i banchi dell'opposizione e nell'emiciclo sono dovuti intervenire i commessi per riportare la calma. Al termine dell'intervento della Finocchiaro la seduta è stata sospesa, ma alcuni senatori hanno continuato comunque a scambiarsi battute al vetriolo dentro l'aula.
PD, PER LUTTO RINVIATE DOMANI TUTTE INIZIATIVE
Il coordinamento del Partito Democratico ha deciso, in segno di rispetto per la morte di Eluana Englaro, di rinviare tutte le iniziative pubbliche previste per la giornata di domani. In queste ore deve prevalere un sentimento di umana partecipazione e di vicinanza con la famiglia.
CASINI, ORA UNA LEGGE, MAI PIU' UN'ALTRA ELUANA
"E' il momento del dolore e della serietà. Per mesi i nostri appelli per una legge sulla fine della vita sono rimasti inascoltati. Per questo il Parlamento deve lavorare adesso perché non vi sia più un'altra Eluana". Così il leader dell'Udc Pier Ferdinando Casini, interpellato dopo la notizia della morte di Eluana Englaro.

ELUANA E' MORTA (DICIASSETTE ANNI FA)

Finalmente si è conclusa la triste vicenda di Eluana Englaro,nel modo che io mi auguravo,non ne ho mai discusso fino ad adesso perchè avevo accolto l'appello del padre della ragazza di non parlarne.
La morte istituzionale,quella proprio burocatrica,è avvenuta qualche minuto fa,mentre quella vera,vivida e credo naturale,è accaduta parecchi anni addietro.
Basta speculazioni politiche della dittatura di destra,stop ai deliri degli integralisti cattolici,zittito "Dio" Berlusconi,ora il decreto legisativo andrà avanti penso con molta più calma anche perchè domani mattina ci sarà già un'altra Eluana o un altro Welby da portare in croce da parte dei mass media.la ricerca è già cominciata.
Ne riparlerò in avanti perchè è un argomento,la morte,che ci tocca tutti.

giovedì 5 febbraio 2009

A TESTA IN GIU'!

Il bavaglio che l'ignobile sindaco di Verona Tosi aveva posto ai giornalisti si è slegato,ed il basso profilo richiesto da lui e dalla Digos veronese sugli episodi razzisti che infangano la città veneta è stato superato dai telegiornai nazionali(o almeno oggi Tg3 ne ha dato notizia e sicuramene La7 e Rai2 ne daranno eco)che hanno dato alto rilievo agli arresti degli otto imbecilli resisi protagonisti negativi della rissa del 4 gennaio scorso.
Già da tempo la situazione sta cambiando nella città del pandoro(vedi l'articolo del 23 gennaio),i compagni cominciano a difendersi e se ne vale la pena pure ad attaccare...e queste feccie invischiate più col tifo dell'Hellas Verona merda che con la politica,visto la limitatezza della loro capacità cerebrale,vengono denuncate a grappoli anche perchè notoriamente riescono solo ad agire in gruppo.
Oggi nel servizio del Tg3 hanno riproposto il volto tumefatto della giovane trentenne colpita con "fierezza ed onore"da un italico posacenere da quesi imbecilli rimasti un poco indietro con la capacità di ragionare da civili,e per fortuna che questa ragazza ed i suoi amici hanno avuto la prontezza ed il coraggio di denunciare queste bestie(senza offesa agli animali)pur sapendo che tali merde siano protette e spalleggiate dalla maggior parte delle autorità.
Mi viene in mente un vecchio coro della curva dell'Atalanta in disonore dei veronesi:
"I fascisti del Verona...tiran solo la marrona...noi ultrà dell'Atalanta...la tiriamo solo bianca...
Hellas Verona merda...Hellas Verona merda...Hellas Verona merda...Hellas Verona merda..."
Mai in Italia una tifoseria è stata così spudoratamente di destra,una vera vergogna per tutti noi,queste merde dovrebbero stare appese a testa in giù,nient'altro!
Di seguito l'articolo della Repubblica on-line da cui ho tratto spunto.
Verona, pestaggio nel centro storico: arrestati otto ultrà e estremisti di destra ·
Il 4 gennaio scorso l'aggressione a un gruppo antagonista in un barUna donna di 30 anni fu ferita gravemente al volto con un posacenereVerona, pestaggio nel centro storico: arrestati otto ultrà e estremisti di destraVERONA - Otto giovani vicini alle frange ultrà dell'Hellas Verona e all'estrema destra sono stati arrestati in arresto dalla Digos per un pestaggio avvenuto il 4 gennaio scorso in cui rimase ferita gravemente una giovane donna.Nel corso dell'operazione, scattata stamani, sono state eseguite anche una ventina di perquisizioni a carico di altre persone indagate.La notte di domenica 4 gennaio in un bar del centro storico, gli arrestati, accortisi della presenza di un gruppo antagonista che stava festeggiando il compleanno di una giovane, avevano aggredito i ragazzi verbalmente con atteggiamenti prepotenti e provocatori. Avevano scandito numerosi slogan neonazisti inneggianti alla discriminazione razziale e cori da stadio accompagnati da espressioni scurrili contro le donne utilizzati per arrivare in breve alla rissa, poi culminata in una violenta aggressione della donna di 30 anni, colpita selvaggiamente con un portacenere in volto. I colpi avevano provocato fratture multiple alle ossa facciali con interessamento del bulbo oculare.Alcuni dei giovani arrestati erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell'estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.
Alcuni di loro erano già indagati per azioni criminali di stampo razzista.
Verona, pestaggio al bar. Arrestati 8 ultras.I giovani fermati dalla Digos sono vicini alle frange dell'Hellas e dell'estrema destra.

VERONA - Otto giovani, vicini alle frange ultrà dell'Hellas Verona e all'estrema destra, sono stati arrestati dalla Digos della città scaligera in esecuzione della custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari, Sandro Sperandio. I provvedimenti sono legati alle indagini condotte dalla Digos veronese sul pestaggio del 4 gennaio scorso di alcuni giovani all'esterno di un bar nel centro storico, nel corso del quale una ragazza era stata colpita al volto con un posacenere e per questo aveva riportato alcune fratture.I PRECEDENTI - Nel corso dell'operazione, scattata stamani, sono state eseguite anche una ventina perquisizioni su disposizione delprocuratore della Repubblica Mario Giulio Schinaia. Alcuni dei giovani arrestati erano già stati indagati dalla stessa procura veronese nell'estate del 2007 per associazione a delinquere finalizzata a lesioni aggravate dalla discriminazione politica e razziale.

mercoledì 4 febbraio 2009

PREDICARE MALE,RAZZOLARE PEGGIO

Toh,ma guarda qui,l'ex sceriffo di Rovato anti-prostitute e anti-immigrati alla fine ha ottenuto la condanna con rito abbreviato a sei anni di carcere per un fatto accaduto nel 1999.
Roberto Manenti,ex sindaco di Rovato dal 1993 al 2002,balzato agli "onori" delle cronache per la direttiva di mantenere gli immigrati a non meno di 15 metri dalle chiese piuttosto che per le vie della cittadina dedicate ai repubblichini di Salò,è stato condannato per stupro nei confronti di un'immigrata rumena,prostituta,di 19 anni.
Qui sotto,a parte due foto del politico bresciano,una allo stato brado e nell'altra in modo da poter essere riconosciuto e "premiato"come merita in galera,l'articolo tratto da "corriere.it" in cui l'ex sindaco tanto innocente da aver chiesto il rito abbreviato con conseguente riduzione della pena si professa candidamente innocente.
Almeno ai tempi della "Sega lombarda" ci si limitava con la mano e la fantasia...da me uno che dice di essere contro qualcosa o qualcuno ma poi finisce colto in flagrante si chiama "bìgol".
A vederlo meglio sembra la copia esatta del Fulvio Lorenzetti nostrano...attenzione perchè questo mena!
Ex sindaco leghista antiprostitute:condannato per stupro.

Brescia. Sei anni per l'amministratore leghista di Rovato.Ex sindaco antiprostitute condannato per stuproRiconosciuto dalla vittima attraverso una foto sul giornale.
BRESCIA — A finire sulle pagine dei giornali, Roberto Manenti era abituato: in qualità di sindaco leghista era stato protagonista di battaglie infuocate e non prive di inventiva contro clandestinità e prostituzione. Ma è stata proprio una sua foto comparsa su un quotidiano locale a costargli una condanna a sei anni per stupro. Il gup di Verona ha condannato ieri l'ormai ex primo cittadino di Rovato, grosso centro del Bresciano, per una serie di brutali violenze di gruppo ai danni di una giovane lucciola romena, strappata ai suoi aguzzini durante una operazione contro il racket del sesso sul lago di Garda quasi dieci anni fa.«Non so neanche di che cosa mi stanno accusando, non sono stato nemmeno interrogato dal giudice»: così Manenti ha commentato ieri sera con stupore la sua condanna. Contro di lui ha pesato la denuncia di una prostituta romena che nel '99, epoca a cui risalgono i fatti, aveva 19 anni. Liberata dalle forze dell'ordine, la ragazza fece i nomi dei suoi sfruttatori, che furono arrestati e raccontò in particolare di alcune violenze di gruppo subite a ripetizione nei mesi precedenti. Nel maggio del 2000 la giovane vede su un quotidiano di Brescia la foto di Manenti, proprio in un articolo in cui si annuncia un giro di vite contro la prostituzione. «È lui uno di quelli che mi stuprava assieme ai miei aguzzini», dice risoluta la ragazza.Il fascicolo rimane fermo per anni, finché nel 2006 la procura ne chiede l'archiviazione; il gip di Verona sollecita però ulteriori indagini e si arriva così al processo di ieri, per il quale Manenti aveva scelto il rito abbreviato, procedura che dà diritto allo sconto di un terzo sulla eventuale pena. Qui la giudice Monica Sarti ha ritenuto la testimonianza della vittima sufficiente a sostenere la condanna dell'ex sindaco a 6 anni. Manenti, uscito dalla Lega da anni e oggi consigliere di minoranza a Rovato con una lista civica, non sa spiegarsi la sentenza: «Non conosco quella ragazza; la mia faccia, ai tempi, era non solo sui giornali ma anche su tutti i muri perché ero candidato alle europee per la Lega. Chiunque avrebbe potuto prendermi di mira e forse qualcuno me l'ha voluta far pagare per le mie battaglie politiche».L'ex sindaco aveva anticipato a modo suo la stagione delle ordinanze «creative», proibendo ad esempio ai musulmani di avvicinarsi alle chiese, stabilendo multe per chi esercitava la prostituzione sul territorio comunale di Rovato o intitolando una piazza ai caduti della Rsi. «È una condanna che si spiega solo come vendetta politica verso il personaggio — concorda il suo avvocato, Filippo Cocchetti — e sotto la spinta mediatica dei fatti degli ultimi giorni in materia di violenze sessuali. A carico di Manenti infatti non c'è uno straccio né di prova né di indizio, se non la denuncia della vittima che risale a dieci anni fa».
Claudio Del Frate 04 febbraio 2009.

CAVALLO MORENTE

La televisione pubblica...si lamentano quelli di destra,di centro,di sinistra...penso comunque che la linea politica sia legata a chi governi,poi ci sono i soliti noti che hanno i loro protetti,vedi Vespa e Santoro(comunque Vespa non è mai stato messo alla graticola!).
Uno degli ultimi esempi di censura è stato il sondaggio effettuato dal TG1 e riproposto sul sito internet Rai in tempo reale su chi abbia violato i diritti internazionali a prescindere dalle colpe o su chi abbia lanciato la prima pietra.
Sondaggio che largamente ha condannato Israele,e la Rai ha pensato bene di oscurare il tutto con una censura tipica del regime italiano ed israeliano,dittatoriale il primo e guerrafondaio con mire espansionistiche il secondo.
A seguire un piccolo articolo tratto dal forum per la Palestina a sua volta ripreso da"Senza Soste"con i links che rimandano ai risultati che si stavano delineando.

RAI vergogna. Scomparso il sondaggio che condanna Israele.

Il TG1 ha fatto sparire il sondaggio secondo cui è stata Israele a violare il diritto internazionale a Gaza
l'ultimo risultato diceva che questo era l'orientamento del 60% dei sondati fino alle ore 14.00 di domenica 1 febbraio. Poi il sondaggio è scomparso dal sito del Tg1. RAI VERGOGNA!!!

Il sondaggio era visibile su http://www.sondaggi.rai.it/index.php?sid=39195&lang=it

Per vedere i risultati vai su : http://www.forumpalestina.org/news/2009/Gennaio09/29-01-09Sondaggio.htm?lg=it&ref_campagne=10

martedì 3 febbraio 2009

ROOSTER

Splendido video degli Alice in Chains che richiama scene di alcuni famosi film statunitensi sulla guerra in Vietnam,clip crudo e cupo,alternato con l'intervista al padre reduce del chitarista Jerry Cantrell,autore di testo e musiche,che ha ispirato la stesura del testo.
"Rooster"fa parte dell'lp"Dirt"targato 1992,anno dell'esplosione del gruppo che faceva parte dei complessi grunge nati a Seattle in quel periodo anche se in verità furono gli unici a dare un'impronta più heavy metal al loro sound.
La voce grattuggiata del compianto cantante Layne Staley elettrizza l'atmostera delle scene del video in un crescendo di struggete disperazione,per poi placarsi verso il termine con le scene tranquille della campagna nord-americana.

Ain't Found A Way To
Kill Me Yet
Eyes Burn With Stinging
Sweat
Seems Every Path Leads Me To
Nowhere
Wife And Kids And Household Pet
Army Green Was No Safe Bet
The Bullets Scream To Me From Somewhere

Here They Come To Snuff The Rooster
Yeah Here Come The Rooster
You Know He Ain't Gonna Die

Walkin' Tall Machine Gun Man
They Spit On Me In My Homeland
Gloria Sent Me Pictures
Of My Boy
Got My Pills 'Gainst
Mosquito Death
My Buddy's Breathin'
His Dyin' Breath
Oh God Please Won't You Help
Me Make It Through

NESSUNA FINE DELLA GUERRA A GAZA

Solo perchè non se ne parla nei telegiornali indaffarati con notizie sul grande fratello,stupri di Guidonia,la Franzoni,Beckham e Quaresma il conflitto che interessa la striscia di Gaza,come anticipato nel post di ieri,va avanti.
Non ci sono più delegazioni di europarlamentari e non c'è più Frattini,il nostro Ministro degli esteri che spande merda sul popolo palestinese e compie previsioni degne di Nostradamus("la collega Livni e il presidente Peres confermano di non voler autorizzare un attacco di terra su Gaza per le conseguenze che provocherebbe, con ricadute ancora più tragiche in termini di vite umane",30 dicembre 2008)e questo ci fa capire come la nostra politica estera conti nello scacchiere mondiale,non che ce ne sia bisogno perchè pure i problemi di casa nostra non vengono risolti,anzi...
Dal sito"Infoaut"due articoli,uno di ieri ed uno odierno,che raccontano due piccole storie ma sempre tristi fatti di morte e d'intimidazione,che devono tenere all'erta l'attenzione su ciò che accade in medioriente.

Israele riprende i raid, ucciso un palestinese.

Ieri pomeriggio e in serata, Israele ha ripreso i bombardamenti contro la Striscia di Gaza. La Marina da guerra ha bombardato la zona costiera di Gaza, mentre l’aviazione ha colpito l’ennesima stazione di polizia urbana, spacciata dalla propaganda sionista come “covi di Hamas”.Un cittadino palestinese è stato invece ucciso e altri quattro sono rimasti feriti, oggi a mezzogiorno, a seguito del bombardamento di una macchina privata a est della città di Rafah.Dopo aver affermato che l’esercito ha ricevuto istruzioni di prepararsi a rispondere al lancio dei missili, il Primo Ministro Ehud Olmert ha aggiunto che non sarebbe ritornato alle “regole del gioco” precedenti la guerra nella Strisca, riferendosi presumibilmente alla chiusura dei valichi di Gaza e al mantenimento dell’assedio nella zona.Hamas, dal canto suo, ha fatto sapere di accettare la proposta egiziana di una tregua di un anno a patto pero' che i valichi della Striscia di Gaza siano aperti. Lo ha annunciato un portavoce del movimento di resistenza confermando le indiscrezioni riportate ieri dalla rete saudita al Arabiya. Oggi al Cairo ci sara' una nuova tornata di colloqui indiretti tra la delegazione di Hamas e quella dell'Anp con la mediazione degli egiziani. "In linea di principio concordiamo su una tregua di un anno" ha dichiarato Fawzi Barhum, senza escludere l'ipotesi di accettare un prolungamento a 18 mesi.
Pallottole israeliane contro i contadini di Khan Younis in presenza di pacifisti dell'ISM e inviati di Peace Reporter.

Nello stesso posto dove i soldati israeliani avevano ucciso un palestinese che raccoglieva prezzemolo.Un campo di prezzemolo, a al-Arahin, nei pressi di Khan Younis, centro della Striscia di Gaza. Là dove più di un palestinese è stato ucciso mentre cercava di fare il suo lavoro: racciogliere prezzemolo. L'ultimo proprio ieri. I cecchini aprono il fuoco mentre la delegazione di pacifisti internazionali dell'Internation Solidarity Movement e gli inviati di PeaceReporter Luca Galassi e Naoki Tomasini sono andati a riprendere e fotografare l'iniziativa. Una manifestazione per permettere agli agricoltori palestinesi di raccogliere la verdura, per svolgere il loro lavoro. le pallottole fischiano, i colpi di rimbalzo sono pericolosi.Nella registrazione audio curata da Peace Reporter si sentono distintamente gli spari, mentre Vittorio Arrigoni dell'Ism grida al megafono: non sparateci, giornalisti italiani. Di seguito il crepitio delle armi automatiche.

lunedì 2 febbraio 2009

ANTISEMITA O ANTISIONISTA?

Visto l'andazzo sempre più cupo che la nostra gioventù e non solo sta prendendo,con gli ultimi episodi di xenofobia sempre più cruenti e col Presidente della Repubbica Napolitano che ogni tanto esce dalla sua letargia e non per parlare a sproposito("episodi raccapriccianti che vanno considerati non come fatti isolati, ma come sintomi allarmanti di tendenze diffuse e in crescita. Istituzioni ed educatori si impegnino per fermare ogni manifestazione e rischio di xenofobia, razzismo, violenza")è opportuno e doveroso fare qualche distinzione su termini spesso collocati a vanvera sia in interviste televisive che in articoli di giornale.
La redazione di "Senza Soste"ha scritto un articolo utile ed intelligente proprio su alcune di queste espressioni come atisemitismo,antisionismo,revisionismo,negazionismo e censura,visto che sia il sito che il materiale cartaceo è stato tacciato di antisemitismo...ma mi chiedo se chi ha scritto queste eresie abbia mai letto qualcosa scritto da questi compagni.
Sono terminologie queste che rientrano spesso nelle discussioni sulle questioni che riguardano i problemi israelo-palestinesi,ed attenzione che anche se i media ne parlano di meno o non ne parlano proprio,la guerra a Gaza continua a produrre morte e desolazione.
Di seguito propongo l'articolo pubblicato lo scorso 30 gennaio,con una chiave di lettura doppia che ci propone sia il significato storico che mediatico dei concetti presi in considerazione.
Su Internet, per non suscitare polemiche non è il caso di fare menzione della fonte, sono apparse richieste di chiusura del sito Senza Soste e del cartaceo. Motivo: si tratterebbe di una pubblicazione antisemita. E questa richiesta è stata appoggiata ad un candidato sindaco a Livorno nella speranza evidente di farla diventare proposta politica.Se si trattasse di un dibattito isolato potremmo anche far finta di niente. In fondo basta sfogliare una pagina del cartaceo e fare un click su Senza Soste per rendersi conto di come la testata sia, per ragione fondativa, nemica militante del revisionismo e dell'antisemitismo. Dopo aver sfogliato una pagina del cartaceo o fatto un click sul sito si passa infatti subito a pensare che l'autore di queste richieste di chiusura per antisemitismo faccia uso potente, e in pieno orario diurno, di quell'alcaloide detto mescalina che in origine si isolava dalle piante del deserto del Messico.Purtroppo i segnali che vengono dalla vita politica italiana e da quello livornese ci impongono di non relegare l'autore di tali richieste nella lista delle curiosità politiche, degli improbabili che con le loro affermazioni fuori contesto fanno ridere tutto lo spazio pubblico della politica.Infatti questa richiesta si accompagna all'articolo del Corriere di Livorno che costruisce la persona del segretario cittadino del PRC Alessandro Trotta come un rancoroso antisemita. Il che, dopo vent'anni di posizioni pubbliche di Trotta a difesa dell'uguaglianza, non si sa se è più offensivo o preoccupante.Questo perchè la successione di questi fatti delinea un contesto culturale e mediale dove si cerca di emarginare e zittire l'avversario politico di sinistra con l'invenzione del suo antisemitismo. Del resto siamo in un paese, l'Italia, dove una inchiesta sugli effetti dei bombardamenti a Gaza alla tv pubblica, come di Anno Zero che ha portato a dibattere sul tema filoisraeliani e filopalestinesi, comporta l'accusa di antisemitismo per il conduttore addirittura da parte del ministro degli esteri. Sarebbe come come accusare Kurt Vonnegut, autore di un libro sul bombardamento di Dresda del '45 che causò più morti di Nagasaki, di essere nazista. Oppure di denunciare Bruckner, autore del Grande sole di Hiroshima, di non aver voluto parlare degli effetti della bomba atomica ma della legittimità delle pretese imperiali di Hirohito sull'oceano pacifico. Insomma in Italia esiste ormai la pratica di costruire l'accusa per fare effetto mediale, e per censurare l'autore, senza alcun riferimento al contesto reale delle produzioni giornalistiche o narrative.Si tratta quindi di delineare un breve lessico, chiamiamolo Antisemitismo for Dummies, che serve per evitare in futuro accuse del genere ad esponenti e a testate della sinistra livornese e non.Vediamo quindi qualche voce di questo lessico possibile. Di sicuro imbarazza scrivere certe cose nel 2009 che, a regola, dovrebbero essere chiare anche agli aspiranti candidati alla prima elementare. Ma di fronte all'ondata di disinformazione e ignoranza di quest'epoca di crisi ripetere l'ovvio serve per evitare di legittimare politicamente il delirio.

Prima sezione. Formazione storica dei concetti

ANTISEMITISMO

L'antisemitismo è una cultura politica che ritiene gli ebrei responsabili, in quanto etnia, di fatti riguardanti la vita di una nazione o il contesto politico internazionale. Spiega quindi ogni fatto rilevante della vita politica e non come responsabilità collettiva degli ebrei in quanto etnia. Può assumere forme striscianti o di legittimazione dello sterminio.E' sempre stato condannato dalla sinistra che ha combattuto, ad ogni latitudine, l'emergere dell'uso della cultura ebraica come capro espiatorio delle contraddizioni di un paese. Sempre accompagnando a questo la denuncia della violazione dei diritti civili delle collettività e degli individui di cultura ebraica.

ANTISIONISMO

L'antisionismo da sinistra è il rifiuto della pratica nazionalista da parte dello stato di Israele. Da sinistra non ha alcun legame con l'antisemitismo: si tratta di un rifiuto di una politica espansionista di uno stato non del diritto di espressione di una cultura. E' quindi naturale che a sinistra si denuncino il militarismo e il nazionalismo dello stato di Israele esattamente come è stato fatto per quello tedesco, per quello italiano o per gli USA. Le critiche politiche mosse allo stato di Israele non hanno alcun rapporto con l'antisemitismo: non a caso infatti la cultura politica universale della sinistra ha radici in autori di origine ebraica (Adorno e Benjamin su tutti per non parlare della diffusione di Spinoza).

REVISIONISMO

Il revisionismo è, dopo la seconda guerra mondiale, una corrente culturale che si sviluppa con lo scopo di rivedere la lettura di responsabilità e cause dei grandi conflitti del '900. Ci sono correnti revisionistiche che leggono il comunismo come grande causa delle tragedie del secolo passato ed altre che si inventano la responsabilità collettiva degli ebrei nei fatti drammatici della prima metà del novecento. Una corrente corposa del revisionismo contemporaneo si dedica a relativizzare ruolo, funzione e dimensione sia dei campi di concentramento per ebrei che a smimuire il numero delle vittime dei lager dello sterminio.

NEGAZIONISMO

Il negazionismo è una corrente, che si pretende storiografica, correlata al revisionismo e allo stesso tempo più estrema. Il negazionismo sostiene infatti l'inesistenza della camere a gas e dei campi di sterminio poggiando molto spesso su tesi revisioniste.Nato in ambienti filonazisti, o del cattolicesimo più integrale, il negazionismo ha preso piede anche nelle culture islamiche. E' infatti cultura ufficiale dello stato iraniano che parla di "olocausto come mito". A differenza del negazionismo occidentale quello iraniano non ha però come scopo la rivalutazione del nazismo quanto una, completamente denunciabile ed errata, rilettura del rapporto storico tra Europa e Israele.

CENSURA

La censura, politica e giuridica, è la posta in gioco delle accuse di antisemitismo, revisionismo e negazionismo nelle società occidentali o occidentalizzate. Quando emergono queste accuse la richiesta immediatamente correlata, alle autorità istituzionali o sociali, è quella della censura. Che è quindi un istituto utilizzato, come strumento di emergenza, per impedire la diffusione di culture strutturalmente nemiche dell'eguaglianza e dei diritti civili.

Seconda sezione. Rilettura mediatica dei concetti

ANTISEMITISMO

Chiamiamo antisemitismo questa operazione di clonazione dell'accusa di antisemitismo, storicamente formulata dalle culture di sinistra o illuministiche nei confronti di quelle reazionarie, da parte della destra. Questo genere di accusa di antisemitismo viene lanciata infatti nei confronti di ogni cultura politica di sinistra nel momento in cui questa assume posizioni critiche nei confronti dello stato di Israele. Questo genere di accusa di antisemitismo in Italia non ha alcuna base culturale, o retroterra storiografico che la legittimi, ma solo una di tipo mediale-giornalistico. In genere tende ad identificare le critiche politiche allo stato di Israele come "odio verso gli ebrei" da parte della cultura di sinistra. Si tratta di un falso storico esattamente come il protocollo dei Savi di Sion, noto libretto ad uso antisemita, fu un'invenzione dei servizi segreti dello zar di tutte le Russie all'inizio del '900. Che, assieme alle affermazioni dei media di oggi, è stato uno strumento di propaganda psicologica nei confronti dell'opinione pubblica e del senso comune.

ANTISIONISMO

L'antisionismo è, ed è stato, anche un concetto revisionistico della destra per mascherare il proprio antisemitismo. La destra, e non solo quella radicale, a lungo si è detta antisionista per celare il proprio antisemitismo ed evitare quest'accusa con le relative censure. L'antisemitismo di tipo mediale, che proviene anche da una destra che ha rivalutato il ruolo militare di Israele, rivolge oggi proprio alla sinistra l'accusa di essere antisionista per nascondere un latente ed incoffessabile antisemitismo. Si tratta di un altro falso storico visto che la sinistra, ad ogni latitudine, non ha alcun bisogno di celare il proprio antisemitismo perchè non l'ha mai avuto nel proprio patrimonio culturale. Questo genere di accusa di antisionismo come antisemitismo celato di sinistra è efficace nel momento in cui condiziona le sinistre che, criticando la politica di Israele, temono di essere identificate con le destre.

REVISIONISMO

Bisogna considerare che in Italia non esiste un filone specifico di studi che si occupa del revisionismo di sinistra. Ma che, in maniera sempre crescente, ogni processo storico riguardante non solo Israele ma la storia tout court se è letto da sinistra incorre nell'accusa di revisionismo. Per cui, ad esempio, si è revisionisti se si lega la morte di Pinelli alla figura del commissario Calabresi oppure se si fa ricostruzione storica del ruolo fondativo della resistenza nella costituzione della repubblica italiana. Preceduta dalla pista aperta dalle accuse di antisemitismo di sinistra e di antisionismo come antisemitismo celato di sinistra, quella di questo genere di revisionismo è un'accusa che tende a far coincidere la condanna della storiografia di sinistra con le stesse modalità a suo tempo applicate per quella di destra. Con l'effetto però di rivalutare la cultura di destra per cui i partigiani nella storia ad uso mediale sono assassini, il '68 una generazione di torturatori, i movimenti di solidarietà con le lotte dei popoli arabi una prova del fatto che l'antisemitismo di sinistra ha lunghe radici.

NEGAZIONISMO

L'accusa di negazionismo a sinistra viene formulata nei confronti di chi metta in discussione basi e metodi storiografici della costruzione di testi come Il libro nero del comunismo. Per cui ogni rilettura di fonti e contesti che cerchi di capire come si produca l'affermazione che vuole "il comunismo come sangue e terrore che ha prodotto cento milioni di morti" è valutata con lo stesso genere di accuse che si rivolgono a chi nega l'esistenza delle camere a gas. Poco conta che a sinistra nessuno neghi l'esistenza delle camere a gas, quello che è importante è il processo di assimilazione tra destra e sinistra. Che anche qui finisce per avvantaggiare la destra: il regime di Hitler diventa, nella lettura di Nolte, una risposta al comunismo oppure 50 anni di Democrazia Cristiana in Italia ritrovano legittimazione con argomenti da guerra fredda contro la "montante barbarie rossa".

CENSURA

La posta in gioco di questa rilettura mediatica dei concetti di antisemitismo, antisionismo, revisionismo e negazionismo è anch'essa la censura. Ma si tratta di una censura di tipo nuovo: da esercitarsi nei confronti della sinistra. E non solo visto che è un genere di censura che ha tutte le caratteristiche dei poteri dittatoriali (chiusura, messa al bando, cordone sanitario da parte dell'opinione pubblica) ottenuta però con linguaggio e mezzi formalmente democratici. Che anche qui finisce per favorire la destra: l'eguaglianza di cui è portatrice la sinistra sbiadisce vista l'emergenza dell'accusa di antisemitismo, il rifiuto del nazionalismo da parte della sinistra diventa sospetto perchè antisionista e quindi antisemita, il pensiero critico viene assimilato a quello revisionista e negazionista. Insomma un fascismo di nuovo tipo, basato sulla censura preventiva di una cultura politica piuttosto che sulle manganellate, emerge sotto il rivestimento di un linguaggio formalmente democratico. Perchè se la censura a sinistra è una leva d'emergenza, a destra è lo stato regolativo permanente della vita politica. Infatti l'accusa alla sinistra di essere antisemita è ormai regola.


Per il lessico della seconda sezione ricostruito da quest'articolo Senza Soste è quindi un quotidiano antisemita. E' quindi possibile pensare affermazioni del genere, basta solo divorziare definitivamente dalla realtà.Vale la pena di aggiungere che, su Internet, Senza Soste è stato accusato di essere simile a pubblicazioni tedesche degli anni '30 che promuovevano l'odio antisemita. Siccome la materia di cui si parla non ci è sconosciuta giova ricordare come funzionavano all'epoca certe testate. Il Volkischer Beobachter, quotidiano del NSDAP, uscì per 22 anni ogni giorno dal febbraio 1923 all'aprile del 1945 riportando quotidianamente articoli dove gli ebrei erano rappresentati come origine di ogni male e necessitanti di sterminio. Il nostro quotidiano web pubblica ogni tanto articoli giornalistici di analisi e stima dei danni dei bombardamenti israeliani a Gaza senza, ovviamente, nessuna chiamata in correo della cultura ebraica in tutto questo. E' triste dover puntualizzare certe cose ma lo si fa per evidenziare l'enormità di certe accuse e la banalizzazione dei paragoni storici in questo genere di accuse che ci vengono rivolte.Del resto ad accusare Trotta di antisemitismo è un ex-candidato sindaco, che rivendica legittimamente la propria cultura ebraica, che ha insistito tanto per presentare a Livorno un libro che rivaluta il MSI dell'immediato dopoguerra. E si tratta dello stesso MSI che aveva come stella polare della propria cultura proprio quel Julius Evola che per mantenere vivo l'antisemitismo inventò l'espressione di "razzismo spirituale". Che altro non era che il nuovo tentativo di legittimazione dell'antisemitismo dopo il crollo delle ragioni biologiche del razzismo.Questa è proprio un'epoca che non ha proprio più bisogno della mescalina. Sostanza che così può tranquillamente tornare all'uso originario: come pratica nei riti sciamanici del Messico centrale. Per le allucinazioni, dalle nostre parti, basta e avanza il linguaggio quotidiano della politica ufficiale.

Per Senza Soste, nique la police.